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MEMORIE.
Dis
SOCIETÀ ENTOMOLOGICA
ITALIANA
FONDATA NEL 1869 - ERETTA IN ENTE MORALE CON R. DECRETO 28 MAGGIO 1936
VOLUME 57 - 1973
Sede della Società
Genova - Via Brigata Liguria, 9
Pubblicato col contributo del Consiglio Nazionale delle Ricerche
Industrie Grafiche Editoriali - F.Ili Pagano S.p. A.
Campomorone (Genova)
1979
SOCIETÀ ENTOMOLOGICA ITALIANA
Sede In GENOVA, Via Brigata Liguria, 9
presso il Museo Civico di Storia Naturale
CONSIGLIO DIRETTIVO
PER IL BIENNIO 1978-79
_ PRESIDENTE: Prof. Cesare Conci.
Vice PRESIDENTE: Dr. Emilio Berio.
SEGRETARIO: Nino Sanfilippo.
AMMINISTRATORE: Dr. Roberto Poggi.
DIRETTORE DELLE PUBBLICAZIONI: Dr. Giovanni Salamanna
CONSIGLIERI: Prof. Giorgio Fiori, Prof. Antonio Giordani Soika, Prof. Athos Goidanich,
Prof. Marcello La Greca, Prof. Minos Martelli, Prof. Sandro Ruffo,
Prof. Antonio Servadei, Livio Tamanini, Dr. Franco ‘Tassi, Prof. Ermenegildo
Tremblay, Prof. Pietro Zangheri, Prof. Rodolfo Zocchi,
RevisorI DEI Conti: Dr. Giorgio Bartoli, Chiara Cassano, Dr. Giulio Gardini.
— SUPPLENTI: Rag. Giovanni Dellacasa Dr. Ducezio Grasso.
COMITATO DI REDAZIONE PER LE RIVISTE: coincide col Consiglio Direttivo.
MEMORIE
DELLA
SOCIETÀ ENTOMOLOGICA
ITALIANA
FONDATA NEL 1869 - ERETTA IN ENTE MORALE CON R. DECRETO 28 MAGGIO 1936
VOLUME 57 = L975
Sede della Società
Genova - Via Brigata Liguria, 9
Pubblicato col contributo del Consiglio Nazionale delle Ricerche
Industrie Grafiche Editoriali - F.lli Pagano S.p.A.
Campomorone (Genova)
1979
RICCARDO SCIAKY
Museo Civico di Storia Naturale di Milano
GLI ANISODACTYLUS ITALIANI, CON RIFERIMENTO
ALLE ALTRE SPECIE MEDITERRANEE
(III contributo alla conoscenza dei Coleoptera Carabidae)
Del genere Anisodactylus erano fino ad oggi note per I’ Italia sette specie:
poeciloides (STEPH.), virens DEJ., heros (F.), intermedius DEJ., signatus (PANZ.),
nemorivagus (DFT.) e binotatus (F.). In seguito al rinvenimento di tre entità,
una delle quali inedita, non ancora segnalate per il nostro paese (virens ssp.
winthemi DEJ., puelt SCHAUB. e pueli ssp. bucciarellii nova), ho ritenuto
utile estendere lo studio all’intero genere, risolvendo una vecchia questione
sinonimica tra virens e poeciloides ed illustrando gli edeagi di tutte le specie;
infine ho brevemente descritto ed illustrato le altre due specie presenti nel bacino
del Mediterraneo, paragonandole con le specie italiane più affini.
Tabella der sutigeener,
1. Clipeo con un solo poro setigero per lato. Sperone terminale delle tibie
anteriori generalmente semplice, tridentato solo in una specie (intermedius).
Parte superiore del corpo nera e bicolore, ma mai metallica .
— Clipeo con due o tre pori setigeri per lato. Sperone terminale delle tibie
anteriori sempre tridentato. Parte ee del corpo quasi sempre
metallica; Weidecd blu; au #20 7 S08) sub Alexa
2 Parte superiore del corpo bicolore: capo e bl delle elitre rossicci, torace e
tre quarti posteriori delle elitre neri. Tibie anteriori dei maschi fortemente
dilatate verso: l'interno, =. . . subg. Pseudhexatrichus
— Parte superiore del corpo uniformemente nera. Tibie anteriori sem-
plici in entrambi i sessi . fs u au 00022
Sottogenere Hexatrichus TSCHITSCHERINE, 1898
1898, Bull. Soc. ent. Fr., p. 138. Specie tipo: poeciloides.
Nel 1888 SEIDLITZ incluse le specie poeciloides e pseudoaeneus nel sotto-
genere Dichirus MANNERH.; nel 1898 TSCHITSCHERINE, rilevando l’estraneità
delle specie in questione con i veri Dichirus ma sottolineandone l’affinità reciproca,
istituì per esse e per winthemi il nuovo sottogenere Hexatrichus.
Questo è ben caratterizzato dal colore metallico del corpo, dallo sperone
terminale delle tibie anteriori tridentate, dalle tibie anteriori dilatate sul lato
interno nei maschi e dalla presenza di due o tre pori setigeri a ciascun lato del-
l’epistoma. 'TSCHITSCHERINE mise in evidenza l’importanza di quest’ultimo carat-
tere rispetto allo sperone terminale delle tibie anteriori, tridentato anche in specie
4 R. SCIAKY
di gruppi differenti; la specie intermedius, ad esempio, ascritta da vari autori
al subg. Hexatricus solo in base a tale carattere, non ha nulla a che fare con le
altre specie, avvicinandosi semmai a signatus, cioè agli Anisodactylus s. str. Anche
la struttura dell’edeago comprova la validità di questo sottogenere, infatti esso è
piuttosto corto, tozzo e spesso, con orifizio apicale molto lungo e largo.
Per quanto riguarda la fauna europea e mediterranea, il sottogenere com-
prende le due specie virens e poeciloides con le relative razze.
abelian dell'e ape cielitalianei
1. Ultimo urosterno senza punti piligeri accessori oltre alle normali quattro
setole, i precedenti più o meno punteggiati e pubescenti. Solo la nona inter-
stria delle elitre pubescente, le altre glabre. Pronoto a lati lievemente
sinuati verso la base. Edeago, in visione dorsale, con apice appuntito . . 2
— Ultimo urosterno sempre con almeno qualche punto piligero accessorio ol-
tre alle normali quattro setole, i precedenti urosterni densamente pun-
teggiati e pubescenti nei maschi, più sparsamente nelle femmine. Le
tre interstrie più esterne delle elitre pubescenti su tutta la loro estensione,
le altre con pubescenza sparsa e limitata alla regione discale. Pronoto a
lati arrotondati in modo uniforme e senza accenno di sinuatura. Edeago,
in visione dorsale, con apice arrotondato (figg. 1, 2, 3). Venezia Giulia,
Veio Eukakomamı Pelia a 4, poectloides
2. Apice dell’edeago, in visione dorsale, più breve e asimmetrico (fig. 4).
Toscana, Lazio, Basilicata, Sardegna N virens s. str.
— Apice dell’edeago, in visione dorsale, più lungo e simmetrico (fig. 5, 6).
Gelati RASE Bier AL colorate bit aile virens ssp. winthemi
Anisodactylus poeciloides (STEPH., 1828)
Harpalus poeciloides STEPHENS 1828, Ill. Brit. Ent., p. 154 (Loc. typ.: Foci del Tamigi)
Anisodactylus poeciloides, STEPHENS, 1839
A. pseudoaeneus, SCHAUM, 1862
Dichirus pseudoaeneus, SEIDLITZ, 1888
. pseudoaeneus v. confusus, GANGLBAUER, 1892
. (Hexatrichus) pseudoaeneus, 'TSCHITSCHERINE, 1898
(Dichirus) pseudoaeneus, REITTER, 1908
. (Hexatricus) poeciloides (pars), PORTA, 1923
(Hexatrichus) pseudoaeneus ? confusus, WINKLER, 1924
(Hexatrichus) pseudoaeneus ssp. confusus, SCHAUBERGER, 1926, MUELLER, 1926
(Hexatrichus) poeciloides, PuEL, 1931, JEANNEL, 1941
(Hexatrichus) poeciloides+pseudoaeneus (pars), Csırı, 1931
. poeciloides+pseudoaeneus ssp. confusus+virens (pars), MAGISTRETTI, 1965
Ds bb bb abi
Tipo. Specie descritta della foce del Tamigi; quando chiesi al British
Museum (Natural History) degli es. tipici, il Dr. Hammond mi inviò 7 es. av-
vertendomi però che secondo alcuni appunti dello stesso STEPHENS non si trat-
tava della serie tipica, composta di due es. e conservata in un’altra collezione
andata dispersa, ma di una serie raccolta in seguito e da lui citata nel 1839. Tali
es. non portano cartellino di località, ma secondo STEPHENS (1939) provengono
dalle rive del 'Tamigi presso Gravesend, non lontano dalla località tipica della
specie. Seguendo il desiderio del Dr. Hammond ho designato come Neotypus
un es. di questa serie: esso, benché un poco danneggiato, è perfettamente ricono-
ANISODACTYLUS ITALIANI 5
scibile ed è quello che meglio si accorda con la descrizione originale di STEPHENS.
Dall’esame del tipo di pseudoaeneus DEJ., proveniente dalla Crimea e conservato
in coll. DEJEAN, presso il Muséum Nat. d’ Histoire Naturelle di Parigi, ho veri-
ficato che tale forma è una razza orientale di poeciloides, mentre dall'esame di
alcuni es. topotipici di pseudoaeneus confusus GANGLB., descritto del lago di Neu-
siedl, ho potuto accertare che tale forma è sinonimo puro e semplice di poeci-
loides. Posso in tal modo confermare l’esattezza del giudizio di PUEL, primo
autore che ha interpretato esattamente le due specie di Hexatrichus.
Descrizione. Lunghezza: mm 10-12. Colorazione. Superiormente verde,
rameica o blu-violacea, sempre a riflessi metallici, ma più lucida e brillante nel
maschio e più opaca nella femmina. Parte inferiore nera con deboli riflessi blu
e verdastri.
Capo. Piccolo, molto più stretto del protorace, con una macchia rossastra,
talvolta svanita, sul vertice. Clipeo generalmente con due o tre punti setigeri
AC
Fige. 1-6. Edeago in visione laterale e dorsale di: 1: Anisodactylus poeciloides (STEPH.) (Comacchio);
2: idem (Manfredonia); 3: A. poeciloides pseudoaeneus DEJ. (Keretschkol); 4: A. virens Dey. (Lago
di Fogliano); 5: A. virens winthemi Dry. (Masseria Abbandonata); 6: idem (Chott Sedjoumi).
6 R. ‘SCIAKY
per lato, ma secondo Puel « une fois sur 20 on en compte 4 et une fois sur 80 un
seul seulement ». Antenne nere, solo col primo articolo inferiormente rossiccio,
pubescenti dalla metà distale del terzo articolo.
Protorace. Trasverso, più ristretto al margine anteriore che alla base. Lati
arrotondati in modo uniforme, senza accenno di sinuatura verso la base. Angoli
posteriori subarrotondati o ottusi. Doccia del pronoto allargata in addietro e
svanita verso la base; fossette basali profonde ma non nettamente delimitate.
Punteggiatura fitta e densa, estesa a tutta la base. Zampe nere, robuste.
Elitre. Ovali allungate. La terza interstria porta un punto impresso dietro
la metà, la settima e spesso anche la quinta una breve serie di punti all’estremità.
Le tre interstrie più esterne punteggiate per tutta la loro estensione, le altre
con pubescenza sparsa e limitata alla porzione distale.
Addome. Tutti gli urosterni punteggiati e pubescenti. Le femmine presen-
tano una pubescenza ridotta rispetto ai maschi, è tuttavia sempre presente al-
meno qualche setola supplementare sull’ultimo urosterno.
Edeago. Corto e largo. Apice, in visione dorsale, arrotondato e quasi sim-
metrico; ostio molto largo e lungo (figg. 1, 2, 3).
Geonemia. Inghilterra, Francia sett., Belgio, Germania, Austria, coste
adriatiche e ioniche dell’ Italia, Grecia, Turchia. A partire dalla Dobrugia è
presente la ssp. pseudoaeneus DEJ. (loc. tip.: Crimea) che popola il Caucaso, la
Transcaucasia, la Siberia occ. e la Persia. Ancora più a oriente è invece presente
la ssp. afghanus ScHAUB. che non mi è nota in natura (fig. 7).
Materiale esaminato. Inghilterra: Gravesend (Neotypus più 6 es.);
loc. varie (pl. es.) — Austria: Neusiedlersee (8 es.) — Germania:
Eisleben, Salzsee (2 es.) — Grecia: Keretschkol (2 es.) — Iran: Bandar
(l'es Zırab. (1 es.) :
Italia, Veneto: Venezia (pl.es.):; Monfalcone (1 es.) Piave (3 es.)
Fusina (4 es.). Venezia Giulia: Trieste (2 es.); Noghera (5 es.); Duino (1 es.);
Capodistria (1 es.); Isola Morosini (2 es.); M. Ossero, Lussin (2 es.). Emilia-
Romagna: Valli di Comacchio (20 es.); Anita (12 es.); Tramuschio (2 es.). Pu-
glia: Manfredonia (3 es.); Circum Mar Piccolo (2 es.); Salinella (1 es.).
Note ecologiche. Questa specie sembra essere strettamente alobia, infatti
tutti i dati della letteratura, come pure tutte le località a me note, si trovano su
terreno salato.
Anisodactylus virens DEj., 1829
Anisodactylus virens DEJEAN, 1829, Spec. IV, p. 135. (Loc. typ.: Francia mer.).
Harpalus virens, STEPHENS, 1828 (dato probabilmente comunicato in litteris da DEJEAN a STEPHENS)
Anisodactylus virens, MOTSCHULSKY, 1849
A. poeciloides, SCHAUM, 1862
Dichirus poeciloides, SEIDLITZ, 1888
. poeciloides, GANGLBAUER, 1892
. (Hexatricus) poeciloides, 'TSCHITSCHERINE, 1898
. (Dichirus) poeciloides, REITTER, 1908
. (Hexatrichus) poeciloides (pars), PORTA, 1923
. (Hexatrichus) poeciloides, WINKLER, 1924; ScHAUBERGER, 1926
. (Hexatrichus) virens, 1931; JEANNEL, 1941, JEANNE, 1971
. virens (pars), MAGISTRETTI, 1965
i à à à à à à
Tipo. Questa specie, descritta del Sud della Francia, venne erroneamente
messa in sinonimia di poectloides da SCHAUM e tale sinonimia restò unanime-
ANISODACTYLUS ITALIANI ry
mente accettata fino alla fondamentale revisione di PUEL. In seguito all’esame
del tipo di virens, conservato in coll. DEJEAN, presso il Museum Nat. d’ Histoire
Naturelle a Parigi, posso ora confermare l’esattezza dell’interpretazione di PUEL.
Descrizione. Lunghezza, colorazione e capo come in poeciloides. Protorace.
Come in poeciloides, ma con i lati generalmente subsinuati verso la base.
Elitre. Come in poeciloides, ma con tutte le interstrie tranne la nona quasi
totalmente glabre.
Addome. Ultimo urosterno senza punti piligeri accessori oltre alle quattro
grandi setole, gli altri urosterni generalmente punteggiati e pubescenti.
Edeago. In visione laterale con base corta e larga; apice lungo, sottile e
lievemente piegato verso il basso. In visione dorsale l’apice si presenta appuntito
e un poco asimmetrico. Ostio molto largo e lungo (fig. 4).
Geonemia. Coste mediterranee della Francia, Spagna, isole Baleari, coste
tirreniche e ioniche dell’ Italia, Sardegna e Corsica. In Africa del Nord e Sicilia
è presente con la ssp. winthemi DEJ. (fig. 7).
Materiale esaminato. Francia: Camargue (8 es.); Gard-Vouvert
3 es.); Herault (1 es.); Etang du Comet (1 es.); Martigues (4 es.) — Spagna:
Barcelona (1 es.) - Portogallo: Faro (1 es.).
Italia. Piemonte: Torino, alluvioni del Po (2 es.). Toscana: Orbetello
(pl. es.). Lazio: Lago di Fogliano (pl. es.); Lago di Monaci (pl. es.); Foce Verde
(2 es.). Basilicata: Policoro (3 es.). Sardegna: Chilivani (pl. es.); Lago Baratz
(17 es.); Putzu Idu (5 es.); Stintino (1 es.); Elmas (2 es.); Porto Corallo (1 es.);
Oristano (5 es.); Tortoli (9 es.); Golfo Aranci (1 es.); Cagliari (1 es.); Quartu
Sant’ Elena (1 es.).
poeciloides s. l.
virens s.l.
Fig. 7. Areale di distribuzione di A. poeciloides (STEPH.) e virens DEI.
8 R. SCIAKY
N
Note ecologiche. Questa specie, al contrario della precedente, non è stret-
tamente alobia, ma anzi, pur presentando localmente una certa alofilia, si trova
spesso su terreno non salato.
Anisodactylus virens winthemi Dpej., 1831
Anisodactylus winthemi DEJEAN, 1831, Spec. Gen. Col. V, p. 830 (Loc. typ.: Egitto)
A. (Hexatrichus) winthemi, 'TSCHITSCHERINE, 1898
A. (Hexatrichus) poeciloides s. winthemi, WINKLER, 1924
A. (Hexatrichus) virens var. winthemi, Csiki, 1932
A. (Hexatrichus) virens ssp. winthemi, PueL, 1931; ANTOINE, 1955
Tipo. Questa forma, descritta d’ Egitto come specie distinta, venne poi
considerata come sottospecie, in un primo tempo di poeciloides e infine di vırens.
L’esame del tipo, in coll. Dejean presso il Museum Nat. d’ Histoire Naturelle
di Parigi mi permette di confermare l’esattezza di tale status.
Descrizione. In base ai caratteri esterni è impossibile distinguere questa
razza dalla forma nominale.
Edeago. Più stretto e con apice più appuntito (in visione dorsale) che nella
f. n., quasi perfettamente simmetrico. In visione laterale l’apice si presenta in-
sensibilmente rivolto verso il basso (iss. 5, 0).
Geonemia: Egitto, Libia, Algeria, Tunisia, Marocco, Sicilia. Gli es. siciliani
venivano finora attribuiti alla f. n., ma tutti quelli da me esaminati appartengono
a questa razza.
Materiale esaminato. Egitto: Cairo Piramidi (4 es.)- Libia: Ta-
giura, Trip. (11. es.) -. Tunisia: ‚Chott Sedjoumi (15 es.).
Italia. Sicilia: Fiume Dittaino a Masseria Abbandonata (12 es.);
Pachino (Ses); Biviere di Gela (2 es.).
Sottogenere Pseudhexatrichus PUEL, 1931
1931, Ann. Soc. Ent. Fr., p. 61. Specie tipo: heros. .
Questo sottogenere è a mio avviso perfettamente valido, infatti l’obiezione
di ANTOINE, secondo cui heros dovrebbe essere la specie tipo del genere, viene
invalidata dall’articolo 69 del Codice Internazionale di Nomenclatura Zoologica,
pertanto, avendo WESTWOOD fissato binotatus come specie tipo del genere, la
descrizione di un sottogenere basato su heros è del tutto lecita.
Questo sottogenere monospecifico si distingue molto facilmente per la
colorazione simile a quella di Diachromus germanus, per le tibie anteriori dei
maschi dilatate verso l’interno come negli Hexatrichus, anche se in modo meno
accentuato; per il pronoto decisamente ristretto verso la base e con angoli poste-
riori arrotondati, per la dilatazione dei tarsi anteriori e medi dei maschi meno
accentuate, per la smarginatura apicale delle elitre molto forte e per l’edeago mol-
to poco arcuato, con apice arrotondato e asimmetrico.
Anisodactylus heros (F., 1801)
Carabus heros FaBRICIUS, 1801, Syst. Eleut., p. 204. (Loc. typ.: Tangeri).
= Anisodactylus dejeani Bug. syn. nov.
L’ A. dejeani BUQ., sebbene considerato valido da molti AA., è a mio avviso
un semplice sinonimo. Ho esaminato esemplari delle località indicate da PuEL
per questa specie, ma ho osservato che le caratteristiche da lui evidenziate per
ANISODACTYLUS ITALIANI 9
la separazione delle due specie non sono esclusive degli esemplari di quelle zone
e neppure costanti nell’ambito di una popolazione, pertanto rientrano secondo
me in un normale ambito di variabilità.
Descrizione. Lunghezza: mm 9,5-12,5. Colorazione. Capo arancione-ros-
siccio, torace nero, elitre con una fascia basale rossiccia che scende un poco lungo
i fianchi, parte posteriore delle elitre nera; talvolta è anche presente una macchia
scutellare nera. Addome, zampe e antenne rossicci.
Capo. Largo, considerando anche gli occhi, quanto il bordo anteriore del
protorace; senza particolari caratteristiche.
Protorace. Trasverso, quasi ugualmente ristretto in avanti che in addietro.
Lati poco sinuati o ristretti in linea retta verso la base, angoli posteriori arroton-
dati. Doccia del pronoto stretta e ben incisa, fossette basali piccole e punteggiate
solo sul fondo.
Elitre. Ovali, circa una volta e mezzo più lunghe che larghe, glabre. Terza
interstria generalmente con due punti impressi nel terzo posteriore, ma non è
raro che ve ne siano tre oppure uno solo. Settima interstria con una serie di punti
all'estremità.
Edeago. Allungato e poco arcuato, in visione dorsale con apice arrotondato;
ostio breve e progressivemente ristretto in addietro (fig. 10).
Geonemia. Marocco, Algeria, Tunisia, Spagna, Portogallo e Sardegna.
LUIGIONI lo indica anche di Sicilia ma nessun autore moderno ha visto esemplari
di quella regione e persino RAGUSA ne mette in dubbio la presenza nell'isola.
Materiale esaminato. Marocco: Asni, Alto Atl. (7 es.); Quezzane
(4 es.)- Algeria; Teniet (2es.)- Spagna: El Pardo (Madrid) (2 es.).
Italia. Sardegna: Chilivani (pl. es.); Arzachena (pl. es.); Planu sa
Giara (pl. es.); Stagno di Bara (pl. es.); Seurgus (15 es.); Altopiano del Marghine
(2 es.); Uras (5 es.); Terranova Pausania (1 es.).
Sottogenere Anisodactylus DE]. s. str., 1929
1929, Species general des Coléoptères, p. 132. Specie tipo: binotatus.
Questo sottogenere, piuttosto poco omogeneo, comprende nel bacino del
Mediterraneo sette specie, riunite forse più per l’assenza dei caratteri distintivi
di altri sottogeneri che per una reale affinità. I caratteri comuni a tutte queste
specie sono: la presenza di un solo poro setigero su ogni lato dell’epistoma, la
mancanza di dilatazione sul lato interno delle tibie dei maschi e il colore unifor-
memente scuro della parte superiore del corpo.
Un gruppo di specie abbastanza omogeneo all’interno del sottogenere
comprende binotatus, hispanus, antoinei e pueli; vicino a queste si può porre
nemorivagus, molto simile per l’aspetto esterno ma nettamente differente come
caratteri edeagici; a parte sono signatus e intermedius, molto distanti dalle altre
specie e solo lontanamente imparentati tra loro.
Eh ne
1. Sperone terminale delle tibie anteriori semplice . . . . . « 2
— Sperone terminale delle tibie anteriori tridentato, corpo molto grande (mm
12-14). Pronoto con lati ristretti in addietro e lievementi sinuati ver-
so gli angoli posteriori. Elitre senza punti impressi nella terza inter-
10 R. SCIAKY
stria, epipleure nere. Edeago con apice molto depresso, quasi piatto ed
esto inoltosallun gate) amener wath eats tan «sera intermedius
2. Elitre dietro la meta con un punto impresso nella terza interstria, epipleure
nere. Pronoto ristretto in addietro.
— Elitre dietro la meta senza il punto impresso nella terza interstria, epi-
pleure brunicce. Pronoto non o appena ristretto in addietro, angoli po-
steriori subarrotondati. Edeago, in visione dorsale, con apice strettamente
olio EN OST molto, allunaato PO" A ai signatus
3. Orlo basale delle elitre formante con quello laterale una curva insensibil-
mente angolosa (fig. 9). Elitre lucide almeno nel maschio. Zampe nere o
rosse. Edeago, in visione EEE es con apice asimmetrico e ostio diviso
in due parti.
— Orlo basale delle elitre en con bielle irrilati un angolo vivo (fig. 8).
Interstrie delle elitre opache a partire dalla seconda in entrambi 1 sessi.
Zampe rosse quasi nella totalità dei casi. Edeago, in visione dorsale, con
Ostiorunico cimolto;tallungatontig. 13 ins Lo vete: dem Hemorivanik
Fig. 8. (a sinistra) - Angolo omerale delle elitre di A. nemorivagus (DUFT.);
fig. 9. (a destra) - id. di A. binotatus (F.).
4. Specie più grande e robusta. Pronoto con lati sinuati o ristretti in linea
retta verso la base; doccia laterale generalmente stretta e ben incisa per
tutta la sua lunghezza. Elitre lucide in entrambi i sessi, sul disco con
microscultura svanita o a maglie anisodiametriche, trasversali; sulle
interstrie più esterne a maglie isodiametriche. Edeago, in visione laterale,
con curvatura uniforme e apice piegato verso il basso; parte BARRE del-
l’ostio più breve dell’anteriore
— Specie più piccola e stretta. Pronoto con ee ristretti in linea retta o con una
curva uniforme verso la base; doccia laterale allargata e svanita verso
gli angoli posteriori. Elitre lucide nel maschio, nettamente opache nella
femmina; microscultura distinta, a maglie isodiametriche su tutte le inter-
strie. Edeago, in visione laterale, con apice quasi rettilineo; parte posteriore
dell’ostio nettamente più lunga dell’anterorei Agid6) oc si) ey ocho übinotatus
ANISODACTYLUS ITALIANI 11
Figg. 10-18. Edeago in visione laterale e dorsale di: 10: A. heros (F.); 11: A. intermedius DEJ.;
12: A. signatus (Panz.); 13: A. nemorivagus (DurT.); 14: A. hispanus PuEL; 15: A. antoinei PUEL;
16: A. binotatus (F.); 17: A. pueli ScHauB. (valle del Quieto); 18: A. pueli bucciarellit
n. ssp. (Lago Quattrocchi).
12 R. SCIAKY
5. Edeago, in visione laterale, con apice più incurvato verso il basso, parte po-
steriore dell’ostio molto stretta (fig. 17). Zampe rosse nel sessanta per
cento dei casi. Lati del pronoto generalmente ristretti in linea retta verso
la base, doccia laterale talvolta svanita verso gli angoli posteriori. Dal-
mazia, Penisola Balcanica, Asia Minore, Caucaso. . . . pueli s. str.
— Edeago, in visione laterale, con apice meno incurvato verso il basso;
parte posteriore dell’ostio larga e ovale (fig. 18). Zampe sempre nere. Lati
del pronoto sinuati o subsinuati in addietro, doccia laterale ben marcata
per tutta la sua lunghezza. Sicilia, Basilicata, Toscana. a
puelr ssp. buccrarellii n.
Anisodactylus intermedius Dej., 1829
Anisodactylus intermedius DEJEAN, 1829, Spec. IV, p. 139. (Loc. typ.: Perpignan (Francia me-
ridionale).
Anisodactylus intermedius, SCHAUM, 1862
. (Dichirus) intermedius, GANGLBAUER, 1892
(s. str.) intermedius, 'TSCHITSCHERINE, 1898
. (Pseudodichirus) intermedius, LUTSHNIK, 1921
. (Hexatrichus) intermedius, PORTA, 1923
. (Pseudodichirus) intermedius, PueL, 1931; Csıkı, 1932
(s. str.) intermedius, JEANNEL, 1941; JEANNE, 1971
. intermedius, MAGISTRETTI, 1965
IG
Non mi è stato possibile consultare il lavoro di LUTSHNIK, non posso per-
ciò valutare i caratteri che egli adduce per la separazione del suo subg. Pseu-
dodichirus, ma ritengo che le caratteristiche che separano intermedius dalle altre
specie non vadano oltre a normali caratteri interspecifici, o al più di gruppi di
specie. Pertanto includo intermedius nel subg. Anisodactylus s. str.
Descrizione. Lunghezza: mm 12-14. Colorazione. Nero con una macchia
rossastra su vertice.
Capo. Piuttosto grande, di poco più stretto del protorace. Antenne nere
con il primo articolo inferiormente rosso.
Protorace. Poco più largo che lungo, posteriormente sinuato e ristretto.
Angoli basali strettamente arrotondati, quasi ottusi. Doccia del pronoto stretta
e ben incisa, fossette basali punteggiate solo sul fondo. Zampe nere, molto ro-
buste; tibie anteriori con lo sperone terminale tridentato.
Elitre. Allungate, glabre. Epipleure nere, solo molto raramente brune. È
assente il punto sulla terza interstria ma spesso è presente una breve serie di
punti all’apice della settima, della quinta e talvolta anche della terza.
Edeago. Allungato e depresso, quasi piatto. Apice, in visione dorsale,
piegato verso sinistra e con ostio molto lungo, raggiungente quasi la base (fig. 11).
Geonemia: Francia meridionale, Spagna, Italia, Penisola Balcanica, Turchia,
Russia sud-occidentale, Siria, Iran, Algeria.
Materiale esaminato. Iugoslavia: Salona (12 es.) - Grecia:
Vardarebene (2 es.) - Iran: Makou (3 es.).
Italia. Piemonte: Borgoratto (2 es.); Sale (2 es.); senza loc. più precisa
(2 es.). Liguria: Albenga (1 es.). Emilia-Romagna: Faenza (1 es.). Lazio: Riano
(1 es.); Ponte Galeria (2 es.). Basilicata: Lavello (4 es.). Policoro (4 es.).
ANISODACTYLUS ITALIANI 13
Note ecologiche: Vive in zone basse e paludose; la sua rarità e la disconti-
nuità della sua diffusione sembrano indicare che necessita di particolari condi-
zioni ambientali tutt'altro che frequenti.
Anisodactylus signatus (Panz., 1797)
Carabus signatus PANZER, 1797, Faun. Germ., p. 38. (Loc. typ.: Germania).
Descrizione. Lunghezza: mm 11-13,5. Colorazione. Nera con riflessi bron-
zati.
Capo. Piccolo, notevolmente più stretto del bordo anteriore del protorace.
Protorace. Molto corto e largo, posteriormente non o poco ristretto. An-
goli posteriori subarrotondati, quasi retti. Punteggiatura fittissima su tutta la
base, più rada sul resto della superficie, assente solo sul disco.
Elitre. Piuttosto larghe, poco convesse, pubescenti sulle due interstrie
più esterne. Manca il punto sulla terza stria, ma spesso ve ne sono alcuni all’apice
della settima. Smarginatura apicale normale; epipleure generalmente brune o
gialliccie. Angolo omerale ottuso o appena arrotondato.
Edeago. Allungato, con la punta rivolta verso il basso. L’apice, in visione
dorsale, si presenta sottile e simmetrico, con l’ostio, molto lungo, che giunge
quasi sino alla base (fig. 12).
Geonemia: probabilmente diffuso in tutta Europa e in gran parte dell’ Asia.
In Italia è presente in tutte le regioni settentrionali fino all’ Emilia.
Note ecologiche. Abita prevalentemente le regioni basse e umide, ma tal-
volta si trova anche su terreni asciutti e in montagna. PUEL osserva che, per lo
meno in Francia, sembra comportarsi come vicariante ecologico di intermedius,
spingendosi in montagna nelle zone in cui quello abita la fascia di pianura.
Anisodactylus nemorivagus (Durr., 1812)
Carabus nemorivagus DUFTSCHMIDT, 1812, Faun. Austr., p. 79. (Loc. typ.: Vienna)
. gilvipes DEJ. 1829
. nemorivagus a. atripes. GANGLB. Syn. nov.
. nemorivagus a. atricornis BEDEL syn. nov.
mS à AS à
. nemorivagus ssp. crouzeti PUEL syn. nov.
Non ritengo possibile mantenere per queste tre forme il valore di sottospecie,
loro attribuito da PuEL perché provenienti dai limiti dell’areale della specie.
Descrizione. Lunghezza: mm 7,5-10. Colorazione. Nero con una macchia
rossastra sul vertice. Antenne scure con i primi due articoli rossicci, zampe
quasi sempre rosse.
Capo. Piccolo, senza caratteristiche particolari.
Protorace. Trasverso, leggermente più ristretto al margine anteriore che
alla base. Lati ristretti in linea retta verso la base, in corrispondenza della quale
formano un dentino aguzzo. Punteggiatura molto fitta e densa su tutta la base
del pronoto, più rada sul resto della superficie, assente sul disco. Doccia laterale.
stretta, pochissimo allargata verso la base.
Elitre. Ovali, glabre. L’orlo basale forma con quello laterale un angolo vivo
(fig. 8). Interstrie con forte microscultura che conferisce a entrambi i sessi un
14 R. SCIAKY
aspetto opaco; solo l’interstria più interna più lucida. T'erza interstria con un punto
impresso dietro la metà. Smarginatura apicale molto marcata.
Edeago. Lungo e rettilineo, in visione dorsale con apice lievemente curvato
verso sinistra. Ostio unico e molto lungo (fig. 13).
Geonemia: Europa, Caucaso, Asia Minore, Persia sett. In Italia è presente,
anche se generalmente poco comune, in tutta la penisola, ma, mentre nelle regioni
settentrionali è abbastanza ampiamente diffuso, in quelle meridionali sembra
piuttosto localizzato.
Anisodactylus binotatus (F., 1787)
Carabus binotatus FaBRICIUS, 1787, Ent. Syst., p. 151 (Loc. typ.: Kiel)
Dopo l’esame dei tipi di Harpalus calceatus STEPH. e H. ruficornis STEPH.
posso confermare che, come già aveva ipotizzato PUEL, essi non hanno nulla a
che fare con A. binotatus, come aveva invece ritenuto GANGLBAUER ponendoli
in sinonimia.
Descrizione. Lunghezza: mm 10-12,5. Colorazione. Nero con una macchia
rossastra sul vertice. Antenne nere con il primo articolo rosso; zampe nere, nere
con 1 tarsi rossastri oppure completamente rosse.
Capo. Piccolo, senza particolari caratteristiche.
Protorace. ‘[rasverso, più ristretto in avanti che in addietro. Lati ristretti
in linea retta verso la base, in corrispondenza della quale sporgono in un dentino
acuto. Punteggiatura del pronoto molto fitta sulla base e più sparsa sul resto
della superficie, occupante spesso anche il disco. Doccia laterale larga in avanti
e allargata e svanita verso la base.
Elitre. Ovali allungate, nella femmina un poco dilatate appeno dopo la
metà. L’orlo basale si unisce a quello laterale con una curva insensibilmente
angolosa. Interstrie convesse, nella femmina con microscultura molto forte che
conferisce un aspetto opaco, nel maschio più o meno fitta, ma generalmente
l’aspetto complessivo è lucido. Interstrie sparsamente pubescenti verso l'estremità;
terza con il normale punto impresso dietro la metà, settima e quinta spesso con
una serie di punti all'estremità. Epipleure nere, smarginatura apicale normalmen-
te sviluppata.
Edeago. Molto lungo e stretto, in visione laterale con apice brevemente
rivolto verso il basso. In visione dorsale descrive una doppia curva, dirigendosi
prima verso destra e piegando poi verso sinistra. Ostio diviso in due parti distinte,
di cui l’anteriore si trova in posizione dorsale ed è ricoperta in gran parte da un
opercolo sclerificato, mentre la posteriore, spostata sul lato destro, è molto lunga
e completamente membranosa (fig. 16).
Geonemia: Europa, Caucaso, Siberia, Kirghisia, Asia Minore. Sinora si
riteneva che venisse sostituito in Nord Africa da antoinei PUEL, ma mi è noto un
es. maschio di binotatus etichettato “Alger Prophète” proveniente dalla coll.
CASTELNAU e conservato ora nella coll. del Museo Civico di Storia Naturale di
Genova. A meno che non ci sia stato un errore di cartellinatura le due specie
convivrebbero dunque per lo meno in Algeria, ritengo però che il dato meriti
conferma.
In Italia è noto di tutta la penisola e delle isole, anche se è più comune
nelle regioni settentrionali.
ANISODACTYLUS ITALIANI 15
Anisodactylus pueli ScHauB. 1933
Anisodactylus pueli ScHAUBERGER, 1933, Kol. Rundschau, p. 124 (Loc. typ.: Valona (Albania) )
Riconosciuto come specie distinta da SCHAUBERGER, era da tempo presente
nelle collezioni, confuso con binotatus.
Descrizione. Lunghezza: mm 10,5-12. Colorazione. Nero con una macchia
rossastra sul vertice; antenne nere con il primo articolo rossiccio, zampe rosse
(forma tipica) o nere.
Protorace. T'rasverso, più ristretto in avanti che in addietro. Lati ristretti
in linea retta. o lievemente sinuati verso la base. Punteggiatura del pronoto limi-
tata al terzo basale, raramente estesa al resto della superficie. Doccia laterale
piuttosto stretta, ben incisa fino alla base oppure svanita poco prima della stessa.
Elitre. Piuttosto convesse, lucide in entrambi i sessi. Microscultura in
gran parte svanita sul disco, dove è presente essa è a maglie prevalentemente
anisodiametriche, trasversali. Sulle interstrie più esterne la microscultura, sem-
pre presente, è debolmente incisa a maglie isodiametriche. Punteggiatura e pu-
bescenza elitrali, epipleure e smarginatura apicale come in binotatus.
Edeago. Nettamente più corto e spesso che in binotatus, uniformemente
curvo. Apice, in visione dorsale, rivolto lievemente verso destra. Ostio diviso
in due parti, di cui l'anteriore, molto ampia, è ricoperta da un opercolo sclerificato,
e la posteriore, più piccola e stretta, è posta sul lato destro ed è completamente
membranosa (fig. 17).
Geonemia: Albania, Dalmazia, Bosnia, Erzegovina, Grecia, Asia Minore,
Caucaso.
Mi è noto un es. della Valle del Quieto, confine geografico dell’ Italia,
sicuramente attribuibile a questa forma; ritengo possibili altri reperti in territorio
italiano, forse in zone paludose dell’alto Adriatico.
Materiale esaminato. Iugoslavia. Istria, Quieto, leg. Springer (1 es.);
Balmazia (14 es.); Bocconazzo (t'es), Canale (25, Boenta ze
Utovo Blato, Erzegovina (7 es., 4 dei quali con etichetta Cotypus)- Albania,
Valona (6 es.)- Grecia. Cefalonia (6 es.)- Caucaso (3 e.).
Anisodactylus pueli ssp. bucciarellii nova
Descrizione. Lunghezza: mm 10,5-12,5. Colorazione. Nero con una mac-
chia rossastra, talvolta svanita, sul vertice. Antenne nere con il primo o 1 primi
due articoli rossastri, talvolta superiormente scuriti; zampe sempre nere.
Capo. Più stretto del pronoto, piuttosto robusto.
Protorace. Trasverso, più ristretto in avanti che in addietro. Lati quasi
sempre sinuati verso la base; dentino basale poco sviluppato e talvolta svanito.
Punteggiatura basale del pronoto fitta ma limitata al terzo posteriore, il disco
generalmente non è punteggiato e si presenta molto lucido. Doccia laterale stretta
e ben marcata per tutta la sua lunghezza, solo raramente svanita in addietro.
Elitre. Ovali allungate; talvolta, particolarmente nelle femmine, un poco —
dilatate dopo la metà. L'orlo basale forma con quello laterale una curva insensi-
bilmente angolosa. Interstrie piane o poco convesse, sul disco con microscultura
svanita; quando è presente essa è composta da maglie anisodiametriche, trasver-
sali. Sulle interstrie più esterne la microscultura è in genere presente, ma debol-
16 R. SCIAKY
mente incisa e a maglie isodiametriche. A causa di queste caratteristiche micro-
sculturali l’aspetto dell elitre è lucido in entrambi 1 sessi. Interstrie sparsamente
pubescenti verso l’apice; terza con un punto impresso dietro la metà, settima e
talvolta anche quinta con una breve serie di punti all'estremità. Epipleure nere,
smarginatura apicale normalmente accentuata.
Edeago. Più lungo e meno arcuato che nella forma nominale. Apice, in
visione laterale, quasi rettilineo, con solo la porzione dopo l’ostio piegata verso
il basso. In visione dorsale la punta si presenta più lunga e stretta che nella forma
nominale. La parte anteriore dell’ostio è molto larga ed è ricoperta a destra da
un opercolo fortemente sclerificato. La parte posteriore, nettamente separata, si
presenta molto più larga che nella forma nominale, quasi tondeggiante (fig. 18).
Derivatio nominis. Dedico con vero piacere questa nuova entità all'amico
Italo Bucciarelli, che per primo aveva notato in alcuni Anisodactylus siciliani
delle differenze rispetto a binotatus.
Holotypus. Sicilia, Messina, Lago Quattrocchi presso Mistretta; m 1000.
7.V11.1975, leg. Bucciarelli; presso il Museo di Storia Naturale di Milano.
Paratypi. Stessa località e data dell’ Holotypus, leg. Bucciarelli, Balestrazzi,
Pavesi: 79 es.; M. Soro Nord, Messina; m 1300, 18.VI.1973, leg. Bucciarelli:
10 es.; Mistretta, Messina; 21.V.1974, leg. Pittino: 3 es.; Monti Nebrodi-Mi-
stretta; VI.1961, leg. Osella: 68 es.; Portella di Femmina Morta; 16.V1.1967,
leg. Brignoli: 5 es. - Basilicata: Potenza, Valico Sella Lata; 13.VIII.1969, leg.
Vomero: 1 es. - Toscana: Isola Capraia, Stagnone; varie date, leg. Capra, Man-
cini, Briganti, Gardini: 148 es.; Padule di Fucecchio, Firenze; varie date, leg.
Binaghi, Vigna Taglianti, Magrini, Miceli, Pavesi, Sciaky: 93 es.
Note ecologiche. Questa razza, come del resto anche la forma nominale,
sembra legata a terreni paludosi, sia in pianura che in montagna.
Anisodactylus hispanus PueL, 1931
Anisodactylus hispanus PuEL, 1931, Ann. Soc. ent. Fr., p. 76 (Loc. typ.: Sierra di Gredos a La
Parra).
Ritengo probabile che questa specie sia sinonimo di A. microthorax Mots.
(1849, Bull. Soc. Imper. Natural. Moscou, p. 70; località tipica: Spagna) o di
A. planicollis Purz. (1880, Journ. Sc. Lisb., 29, p. 40; località tipica: Braganza),
ma senza l’esame dei tipi, che non mi è stato possibile, non si può affermare nulla
di certo.
Descrizione. Lunghezza: mm 11-12. Colorazione. Nera con una macchia
rossastra sul capo. Antenne nere con il primo o i primi due articoli rossicci;
zampe sempre nere, al massimo con i tarsi un po’ più chiari.
Capo. Come in binotatus.
Protorace. Più stretto e allungato che in binotatus, con i lati meno dilatati
in avanti. Base bisinuata; doccia laterale del pronoto generalmente stretta e non
svanita in addietro.
Elitre. Come in binotatus.
Edeago. Lungo e stretto, con ostio unico ricoperto da un opercolo scleri-
ficato; apice, in visione dorsale, arrotondato (fig. 14).
ANISODACTYLUS ITALIANI 17
Geonemia: Penisola Iberica. Mentre PUEL riteneva che questa specie so-
stituissse binotatus, JEANNE (1971) segnala per la Spagna entrambe le specie.
Da un più accurato esame delle località indicate da questo autore sembra risul-
tare che hispanus è diffuso in modo uniforme in tutta la penisola, mentre binotatus
è presente soprattutto nelle regioni orientali, rarefacendosi man mano che si
procede verso Ovest. È possibile, a mio avviso, un’invasione recente e ancora in
atto che si sovrappone al precedente popolamento di hispanus.
Materiale esaminato. Spagna: Escurial, Madrid (4 es.); Robledo,
Madrid (5 es.); P. Navacerrad (2 es.); Piedralaves (1 es.); Medina del Campo
(1 es.); Picos de Europa (1 es.); Puerto Pajares (2 es.)- Portogallo: Covilha
beso: Faro (1 es.)
Anisodactylus antoinei PUEL, 1931
Anisodactylus antoinei PUEL, 1931, Ann. Soc. ent. Fr., p. 75 (Loc. typ.: Casablanca (Marocco) )
Descrizione. Lunghezza: mm 10,5-11,5. Colorazione. Nero con una macchia
rossastra sul capo. Antenne nere con il primo articolo rossastro; zampe nere 0,
molto più raramente, rosse.
Capo. Più grande e con mandibole più robuste che in binotatus:
Protorace. Nettamente più stretto e allungato che in binotatus, con lati
meno dilatati in avanti. Base ancora più nettamente bisinuata che in hispanus ;
doccia laterale del pronoto molto stretta e sempre ben incisa per tutta la sua
lunghezza.
Elitre. Uguali, per forma e proporzioni, a quelle di binotatus, ne differiscono
però per la microscultura, meno fortemente incisa e talvolta svanita sulle inter-
strie più interne. Il maschio superiormente si presenta molto lucido, la femmina
lucida sul disco e gradualmente più opaca via via che si procede verso le interstrie
più esterne.
Edeago. Simile a quello di binotatus, ma più dilatato dopo il bulbo basale e
con la parte posteriore dell’ostio più breve, appena più lunga dell’anteriore (fig.
KS.)
Geonemia: Marocco, Algeria.
Materiale esaminato. Marocco: Azrou, Medio Atl. (2 es.) - Algeria: Alger
Prophète -(1 .es.).
RINGRAZIAMENTI
Desidero esprimere il mio ringraziamento a tutti coloro che mi sono stati
d’aiuto nella stesura di questo lavoro, in particolare al Prof. Conci (Museo Civico
di Storia Naturale, Milano), al Dr. Poggi e alla Dr.ssa Capocaccia (Museo Civico
di Storia Naturale, Genova), al Prof. Vigna Taglianti (Istituto di Zoologia del-
I’ Universita, Roma), al Dr. Hammond (British Museum (Natural History,
London), alla dr.ssa Perrin (Museum Nat. d’ Histoire Naturelle, Paris) e agli
amici Bucciarelli, Leonardi, Pavesi e Franzini.
18 R. SCIAKY
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RIASSUNTO
L’Autore prende in esame gli Anisodactylus della fauna mediterranea, fornendo tabelle
per la determinazione e descrizioni delle specie accompagnate da dati geonemici e tassonomici
e da illustrazioni degli edeagi. Conferma tra gli Hexatrichus la validità delle due specie virens
Dej. e poeciloides (STEPH.), fissando il Neotypus di quest’ultima e segnalando la presenza in Sicilia
di virens ssp. winthemi DEJ., che sostituisce, come in Nordafrica, la forma nominale. Tra gli A.
s. str. segnala la presenza nella valle del Quieto di pueli SCHAUB. e descrive pueli bucciarellii n. ssp.,
presente in Sicilia, Basilicata e Toscana. Questa razza si differenzia dalla forma nominale soprat-
tutto per differenze edeagiche.
ABSTRACT
The Italian Anisodactylus, with reference to the other Mediterranean species (III contribution
to the knowledge of Coleoptera Carabidae).
The Author takes into consideration the Anisodactylus belonging to the Mediterranean
faune; after a key to the subgenera and to the Italian species he gives a description of every species
with information regarding nomenclature, taxonomy and geonemy and drawings of the aedeagi.
As far as the subg. Hexatrichus is concerned, he confirms the validity and gives a distribution
map of the two species virens DEJ. and poeciloides (STEPH.), fixing the Neotypus of the latter and
pointing out the presence in Sicily of virens ssp. winthemi DEJ., that replaces, like in North Africa,
the nominal form. Among the A. s. str. he points out the presence in Quieto valley (Istria) of pueli
SCHAUB. and describes pueli bucciarellii n. ssp., present in Sicily, Basilicata and Tuscany. This
new subspecies can be distinguished from the nominal form for some edeagical differences.
Indirizzo dell’A.: Via Fiamma 13, 20129 Milano.
19
ANTONIO SPRINGHETTI
Istituto di Zoologia dell’ Università di Ferrara
FENOMENI DI ALLOMETRIA NEI SOLDATI DI
KALOTERMES FLAVICOLLIS FABR. (*)
(Isoptera)
Come in altri insetti sociali, 1 primi operai e soldati che si formano nelle
colonie delle termiti sono più piccoli (= nani) di quelli che si formano nelle
colonie ‘‘adulte’’ (sensu Grassk, 1949). Il fenomeno è stato sottolineato da SIL-
VESTRI (1945) — soprattutto per Syntermes dirus e S. praecellens — che ha in-
trodotto il concetto di ‘fasi corrispondenti all’età della colonia”.
L'esistenza di soldati nani nelle prime fasi dello sviluppo della colonia,
è nota per varie specie di termiti, come Kalotermes flavicollis (GRASSI e SANDIAS,
1893; GRASSÉ e NorroT, 1946; SPRINGHETTI, 1968), K. tectonae (KALSHOVEN,
1930), Zootermopsis angusticollis (HEATH, 1927; CASTLE, 1934; LùscHER, 1974),
Reticulitermes hesperus (PICKENS, 1934), Prorhinotermes simplex (MILLER, 1969),
Tenuirostritermes tenuirostris (LicHT e WEESNER, 1955). Qui le variazioni di gran-
dezza dipendono soprattutto dallo stadio larvale da cui i soldati si differenziano
e non danno luogo a vere sottocaste; GRASSÉ e NoIroT (1957) hanno verificato
che nelle giovani colonie di K. flavicollis 1 soldati nani si differenziano da larve
molto giovani di 3° o 4° stadio, mentre nelle colonie più vecchie 1 soldati si diffe-
renziano da larve di stadio più avanzato e sono più grandi: probabilmente, nelle
termiti questo è un fenomeno comune ed è la causa del nanismo dei primi soldati
che si differenziano nelle colonie di nuova fondazione.
Oltre che per la statura, i soldati nani differiscono dai normali anche per
altri minuti aspetti morfologici, ma ciò è stato considerato di scarso rilievo, ri-
spetto alle imponenti variazioni di grandezza. T'uttavia Watson (1974) ha trovato
che in Mastotermes darwiniensis i primi soldati che appaiono nelle colonie di nuova
fondazione, hanno il capo non solo più piccolo, ma di forma sensibilmente di-
versa da quella dei soldati differenziati nelle colonie mature.
CLEMENT (1952), in un ampio studio biometrico sui soldati di Psammoter-
mes hybostoma, ha trovato curve di frequenza bimodali per la lunghezza e la lar-
ghezza del capo e per altre misure, ed ha dimostrato l’esistenza di due sottocaste
di soldati; ha però considerato solo marginalmente se le dimensioni degli organi
dei soldati si accrescono con rapporto isometrico e se da questo possono quindi
dipendere le minori differenze tra i soldati nani ed i normali. Questo è invece
il principale quesito che ci siamo posti nel presente lavoro, se cioè nei soldati
di Kalotermes flavicollis varia solo la grandezza, oppure se con la grandezza
variano anche i rapporti tra alcune dimensioni e quindi la forma complessiva
dell’insetto.
(*) Ricerca eseguita con il contributo C. N. R. 7700295
20 A. SPRINGHETTI
Materiale e Metodo
Sono stati studiati 117 soldati provenienti da differenti regioni italiane: Si-
cilia, Sardegna, Isole del Canale di Sicilia: Pantelleria, Linosa, Lampedusa;
sono stati tolti da una trentina di colonie, alcune mature, altre molto giovani,
nessuna delle quali ha fornito più di 5 individui.
Nella scelta degli esemplari non si è proceduto a caso, ma si è cercato di
avere sia esemplari molto grandi, sia esemplari molto piccoli, prelevando questi
ultimi da colonie fondate da poco (da alati sciamanti) comprendenti pochissime
giovani larve: perciò le grandezze non hanno presumibilmente distribuzione
normale e le loro medie hanno scarso significato.
Per confronto, sono state fatte alcune misure anche su 8 larve neonate e su
8 alati sciamanti.
RoonwaL (1964) ha indicato un elenco di ben 32 misure e di 18 rapporti
utili alla descrizione di nuove specie di termiti; tra questi, noi abbiamo scelto
alcune misure che ci sono sembrate più significative per i nostri ulteriori studi
e che sono anche tra le più usate dai sistematici.
Sono state prese (in situ) le seguenti misure: Lunghezza del cranio, dal
margine del clipeo; Larghezza massima del cranio; Spessore del cranio (inclu-
dendo il submentum); Lunghezza della mandibola sinistra (dall’apice al condilo
ventrale); Lunghezza massima del pronoto; Larghezza massima del pronoto.
Le misurazioni degli esemplari (tutti fissati in alcool, da tempo) sono state
fatte al microscopio stereoscopico, con l’aiuto di un oculare micrometrico di pre-
cisione: un’unità sperimentale corrisponde a 0,00195 mm. Si è quindi usata
la normale formula dell’accrescimento allometrico (1) per mettere in evidenza
sia 1 cambiamenti di forma dell’organo con il variare della sua grandezza, sia i
cambiamenti nel rapporto di grandezza di due organi. I rapporti indicati nel testo
sono però stati calcolati tra valori assoluti.
Riswltaitı
I dati raccolti sono riassunti in tab. 1 e 2 e nei diagr. 1-4; in tab. 1 sono ri-
portate le misure dei soldati che presentavano minimi e massimi delle grandezze
studiate; sono inoltre riportati i valori medi trovati per le larve neonate e per gli
alati. Solo in pochi casi un soldato presentava più di un valore limite.
1) Il pronoto dei soldati è notevolmente variabile sia in lunghezza che
in larghezza: per entrambe le dimensioni i valori minimi misurati nel cam-
pione di soldati sono circa un terzo di quelli massimi. Il pronoto è sempre
più largo che lungo; i due valori minimi sono stati trovati in uno stesso indi-
viduo, nel quale il rapporto lunghezza/larghezza è di 0,49; anche i due valori
massimi sono stati trovati in uno stesso individuo, nel quale il rapporto è di
0,57. La larghezza del pronoto, rispetto alla lunghezza, ha accrescimento allo-
metrico negativo (tab. 2; fig. 1); la retta di regressione ha un coefficiente sensi-
bilmente inferiore all’unità e, di con seguenza, il valore del rapporto lunghez-
N
za/larghezza del pronoto è maggiore nei soldati più grandi che nei più piccoli.
(1) Nello studio degli insetti adulti, il termine “‘accrescimento”’ relativo è improprio (Hux-
LEY, 1932) e sarebbe preferibile allomorfosi (REEVE & HuxLey, 1945); ciò vale evidentemente
anche per il soldato delle termiti, che si differenzia in forma definitiva dal soldato bianco.
ALLOMETRIA IN KALOTERMES A à
2) Cranio. Tre dimensioni sono state considerate per il cranio del soldato:
la lunghezza, la larghezza e lo spessore (includendo, in questo, anche il sub-
mentum); esso ha forma allungata e un poco schiacciata, cioè è sempre più lun-
go che largo e più largo che spesso; vi sono anche notevoli differenze tra i valo-
ri minimi e massimi delle tre dimensioni: 1 primi corrispondono alla metà, o a
meno della metà, dei secondi. Per il cranio delle larve neonate e degli alati, si
è considerato solo la larghezza massima (occhi esclusi, per lato) e la lunghez-
za. Le larve neonate hanno capo più largo che lungo; gli alati più lungo che lar-
go (tab. 1). Un soldato presentava sia la lunghezza che la larghezza minima os-
servate per il cranio, ed il rapporto tra le due dimensioni era 1,20. Lunghezza e
larghezza massime del cranio sono state trovate in due diversi individui,
nei quali i rapporti erano rispettivamente di 1,50 e di 1,48: una differenza,
quindi, assai piccola. La larghezza del cranio rispetto alla lunghezza ha ac-
93,1 |
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Lunghezza pronoto
maia 0 Eat Datori cae dA
age 2,4 CD 2,6 AT 2,8
Fig. 1 - Accrescimento relativo (allometrico negativo) della larghezza
del pronoto rispetto alla lunghezza.
22 A. SPRINGHETTI
TABELLA 1
N N N
casta o stadio valori = 1 ° © 5 © n 2 à 2 = =
CS Se 8 € & € £ € a È
as Fer os Ss © a Gs
res 5 © eo DEMO, a ee ©
1,243 1,038 0,788 0,414 0,790 0,974
minimi 1,632 1.091 0,740 0,490 0,765 1,036
1,426 1,042 0,857 0,380 0,763 1.022
soldati
3,034 2,025 1,707 1,374 2,310 1,487
2,993 2,029 1,645 1,208 2,057 1,830
massimi
3,030 1959 1,703 1,378 2,384 1.285
2,870 1,990 1,668 1,274 2,082 1,852
larve neonate medi 0,550 0,589 — — — 0,244
alati medi 1,313 1,212 — — — 0,564
Tab. 1.: Grandezze (in mm) minime e massime misurate in 117 soldati e medie misurate in 8 larve
neonate e in 8 alati sciamanti di Kalotermes flavicollis FABR.
crescimento allometrico negativo (tab. 2, Fig. 2): il cranio si allunga più di
quanto si allarghi, sicchè nei soldati con cranio più piccolo si hanno rap-
porti lunghezza/larghezza sensibilmente minori che nei soldati con crani
grandi. Il rapporto non può però diminuire indefinitamente: estrapolando
la retta in fig. 3, si può infatti prevedere che esso assumerebbe valore di 1 in
un soldato con capo lungo (e quindi largo) 0,543 mm, valore non lontano da quel-
lo trovato per le larve neonate (tab. 1) che non danno luogo a soldati. Lo spessore
del cranio dei soldati è sempre inferiore, in valori assoluti, sia alla lunghezza che
alla larghezza; esso presenta accrescimento allometrico rispetto ad entrambe le
altre dimensioni (tab. 2), ma mentre si accresce meno della lunghezza (sì che i
crani più lunghi sono proporzionalmente meno spessi) si accresce invece più della
larghezza, sì che i crani più larghi sono proporzionalmente più spessi.
3) Lunghezza della mandibola. Anche la lunghezza della mandibola presenta
notevole variabilità: la più lunga trovata è infatti circa il doppio della più breve.
La lunghezza della mandibola presenta accrescimento allometrico negativo rispetto
ALLOMETRIA IN KALOTERMES 23
alla lunghezza del cranio: quest’ultima si accresce più di quella della mandibola
(tab. 2; fig. 3) di modo che nei crani più lunghi è proporzionalmente più corta.
Rispetto alla larghezza del cranio, la lunghezza della mandibola presenta invece
accrescimento isometrico (tab. 2) di modo che i soldati con crani più larghi hanno
mandibole proporzionalmente altrettanto lunghe dei soldati con crani stretti.
4) Dimensioni del cranio in confronto a quelle del pronoto. Il pronoto è sem-
pre più corto del cranio, lungo meno della metà o anche meno di un terzo di
questo. Il pronoto può invece essere più stretto o più largo del cranio: nei soldati
con testa più piccola esso supera di poco i 2/3 della larghezza del cranio ma nei
soldati con testa più grande esso supera di quasi 1/4 la larghezza del cranio. La
lunghezza del cranio ha accrescimento allometrico negativo rispetto a quella del
pronoto (fig. 4): il primo si accresce meno del secondo; sicché nei soldati con
cranio più lungo il rapporto lunghezza del cranio/lunghezza del pronoto è infe-
riore a quello che si trova nei soldati con cranio più corto. Anche la larghezza
3,0
Larghezza cranio
e
Lunghezza cranio
Led AUOT Ad BR LOSE TAPIS RAT at | RARE EES NA SPIRI E ARR ARR
2,8 23 3,0 33) 3,2
Fig. 2 - Accrescimento relativo (allometrico negativo) della larghezza
del cranio rispetto alla lunghezza.
del cranio ha accrescimento allometrico negativo rispetto a quella del pronoto:
il primo si accresce meno del secondo, sicché nei soldati con cranio più largo il
rapporto tra larghezza del cranio e larghezza del pronoto assume valori più bassi.
5) Il capo della larva neonata e del soldato. Ci si deve ora chiedere se la forma
del capo del soldato può essere collegata a quella del capo della larva neonata.
Dalla tab. 1 appare evidente che la forma del cranio del soldato è diversa da quella
della larva neonata: nel soldato il cranio è sempre più lungo che largo, nella larva
è invece (in media) più largo che lungo, con rapporto di 0,93. Tuttavia, dalla
estrapolazione della retta riportata in fig. 2, si può calcolare che se in un ipotetico
24 A. SPRINGHETTI
TABELLA 2
formula della
regressione retta di regressione t
larghezza pronoto
su lunghezza pronoto y = 0,637 + 0,849 x 9,684
larghezza cranio
su lunghezza cranio y = 0,689 + 0,718 x 14,297
spessore cranio
su lunghezza cranio y = 0,096 + 0,888 x 95037
spessore cranio
su larghezza cranio vue. O565 + 1,170 x 5,990
lunghezza mandibola
su lunghezza cranio yo ==, 0660 +: 0,726 x 14,370
lunghezza mandibola
su larghezza cranio v =27 70,107 44-0961 x 0,584
lunghezza cranio
su lunghezza pronoto y= £469 2 10,596 x 27,474
larghezza cranio
su larghezza pronoto ym — 100408 + ..0,509 x 33,191
Tab. 2: Rapporti di sviluppo tra le grandezze studiate. (Le misure sono espresse in valori log. Il
t di Student saggia l’ipotesi che il valore del coefficiente di regressione non sia diverso da 1).
soldato il cranio fosse lungo quanto quello della larva neonata (= 0,550) sarebbe
largo 0,548 mm: tale misura rientra nell’intervallo fiduciario 0,05 sperimental-
mente trovato per la larghezza del cranio delle larve neonate (rispettivamente
0,645 e 0,498 mm). Possiamo quindi concludere che la curva di sviluppo allo-
metrico del cranio dei soldati incontra, estrapolata, le misure del capo della larva
neonata. La mandibola sinistra della larva neonata misura, in media, 0,244 mm
ed è lunga circa 1/4 di quella più corta trovata nei soldati studiati; estrapolando
la retta riportata in fig. 3 si trova che un soldato con la mandibola lunga quanto
quella della larva neonata avrebbe cranio di soli 0,224mm, cioè più corto di quello
della larva neonata (=0,550 mm) ed anche della sua stessa mandibola. Viceversa,
un soldato che avesse cranio lungo 0,550 mm (come la larva neonata) avrebbe la
mandibola lunga 0,534 mm, cioé quasi quanto il cranio e, benché 2,5 volte più
lunga di quella della larva, ancora molto più corta di qualsiasi mandibola misurata
nei soldati. La curva di accrescimento allometrico: lunghezza della mandibola
rispetto alla lunghezza del cranio nei soldati, non trova quindi raccordo con i
rapporti esistenti nella larva neonata. È probabile perciò, che crani delle dimensioni
di quelli delle larve neonate non assicurino il funzionamento efficiente di manche
del tipo di quelle del soldato.
ALLOMETRIA IN KALOTERMES 25
6) Il capo dell’alato e del soldato. Ci si può anche chiedere se la forma del
cranio del soldato può essere ricollegata alla forma di quella dell’alato. Gli alati
misurati avevano il cranio lungo, in media, 1,313 mm e largo 1,218 mm (esclu-
dendo gli occhi composti), con intervallo fiduciario 0,05 della lunghezza compreso
tra 1,288 e 1,196 mm. Il cranio è quindi, in media, più lungo che largo, ed ha
rapporto (tra medie) di 1,08. Per interpolazione della retta riportata in fig. 2,
si ha che se il cranio di un soldato fosse lungo quanto quello dell’alato (crani an-
che più corti sono stati realmente trovati nei soldati) esso sarebbe largo 1,024 mm
e avrebbe un rapporto di 1,28. Un tale cranio sarebbe quindi troppo stretto per
appartenere a un alato. Similmente il cranio di un soldato largo quanto quello
dell’alato (= 1,218 mm) sarebbe lungo 1,661 mm; questo potrebbe essere un
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Lunghezza cranio
Fig. 3 - Accrescimento relativo (allometrico negativo) della lunghezza della mandibola sinistra
rispetto alla lunghezza del cranio.
piccolo cranio di soldato, ma sarebbe troppo lungo per appartenere a un alato.
Analogamente, un cranio di soldato con rapporto di 1,08 (come quello dell’alato)
sarebbe lungo 0,705 mm e largo 0,655 mm; esso sarebbe cioé un poco più grande
di quello della larva neonata e assai più piccolo di quello dell’alato; avrebbe an-
che misure inferiori alle più piccole realmente trovate per i soldati. La forma del
capo dell’alato non è quindi ricollegabile alla forma del cranio del soldato. La
mandibola dell’alato misura in media, 0,564 mm ed è lunga circa la metà di quelle
più corte misurate nei soldati. Interpolando la retta riportata in fig. 3, si può cal-
colare che se un soldato avesse la mandibola di questa lunghezza, avrebbe il
cranio lungo 0,224 mm, cioé più breve di quello della larva neonata; viceversa,
un soldato con cranio lungo quanto quello dell’alato (= 1,313 mm) avrebbe
mandibole lunghe 1,005 mm, cioé quanto quelle più corte misurate nei soldati.
La lunghezza del cranio dell’alato sarebbe quindi compatibile con l'efficiente
funzionamento della mandibola del soldato.
26 A. SPRINGHETTI
Discussione
Dalla presente indagine risaltano due fenomeni: la notevole variabilità di
tutte le 6 grandezze misurate nei soldati di Kaloterms flavicollis e la relazione di
accrescimento allometrico che quasi sempre presentano.
Dalla tab. 1 appare che le misure massime degli organi hanno valore dop-
pio e talvolta triplo delle misure minime. I soldati che presentano misure minime
sono stati trovati tutti in colonie che erano state fondate da poco e che comprende-
devano uno o due soldati soltanto, ma anche in colonie di media consistenza sono
stati trovati soldati di piccole o medie dimensioni; i soldati che presentano le
misure massime sono stati invece trovati nelle colonie più grandi e ricche di popo-
lazione, “‘mature’’. Ciò sembra confermare la teoria delle fasi di SILVESTRI (1945),
ma purtroppo i nostri dati non si prestano al tipo di analisi necessaria a lumeggiare
tale problema.
Se la variabilità delle grandezze considerate non è una caratteristica del
K. flavicollis l’uso di esse per discriminare le diverse specie di termiti deve essere
fatto con grande cautela — come SILVESTRI stesso (1945), sottolinea — special-
mente se il sistematico dispone di pochi esemplari, se questi provengono da una
unica colonia o da colonie non “mature”.
Considerazioni analoghe possono essere fatte anche circa l’uso, in sistema-
tica, dei rapporti tra le diverse misure: l’accrescimento allometrico delle misure
fa variare sensibilmente e con continuità la forma degli organi ed i valori dei rap-
porti che risultano quindi diversi nei soldati più grandi e nei più piccoli.
HUXLEY (1932) ha sottolineato il marcato accrescimento allometrico del
capo e delle mandibole delle termiti durante la differenziazione a soldato.
Anche dai nostri dati sembra che le dimensioni del cranio dei soldati delle
termiti seguano una curva di accrescimento diversa da quella del cranio delle
larve che raggiungono lo stadio di alato. Le due curve assumono valori simili
a livello della larva neonata, ma a questi valori la curva relativa al cranio dei sol-
dati può essere fatta giungere solo per estrapolazione, poichè non si trovano soldati
con crani al di sotto di certe misure. Come hanno visto GRASSÉ e NorroT (1946),
infatti, i soldati di Kalotermes si differenziano solo da larve che abbiano raggiunto
almeno il III stadio. Probabilmente soldati con crani di più piccole dimensioni,
come potrebbero avere quelli differenziati da larve di II e I stadio, non sarebbero
utili alla colonia forse perché lo sviluppo del cranio non garantirebbe il funzio-
namento efficiente delle mandibole. La forma del capo dell’alato non può invece
essere ricollegata in alcun modo a quella del soldato.
Anche per l’accrescimento della lunghezza della mandibola rispetto a quella
del cranio, la curva dei soldati si differenzia nettamente da quella della linea larva
-alato. Le due curve non hanno punti di contatto né a livello della larva neonata
né a livello dell’alato. Abbiamo infatti visto che, per il fenomeno dello sviluppo
allometrico, non potrebbe esistere né un soldato con mandibola lunga quanto
quella della larva neonata né un soldato con mandibole lunghe quanto quelle
dell’alato.
L’accrescimento allometrico trovato per le grandezze studiate nei soldati
sembra in gran parte essere in funzione dell’efficienza funzionale della mandibola.
Nella colonia, i soldati hanno il ruolo — in apparenza unico — di difesa
e per questo si avvalgono delle mandibole dentate, che aprono e chiudono con
moto piuttosto lento, e la cui efficacia offensiva risiede soprattutto nella potenza
della loro stretta (DELIGNE, 1965; 1971). Le mandibole funzionano come leva
ALLOMETRIA IN KALOTERMES 27
di III ordine: quelle più lunghe permettono di spazzare un settore di raggio
maggiore, e sono quindi più efficaci, purché aumenti corrispondentemente
la potenza dei muscoli adduttori: l’allungamento del cranio consente appunto
l’allungamento dei fasci muscolari che si inseriscono sulla sua parete posteriore,
il che sembra più utile del loro ingrossamento.
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330
29
2,8 4
Lunghezza pronoto
cite
2,3 2,4 DES, 2,6 2% 2,8
Fig. 4 - Accrescimento relativo (allometrico negativo) della lunghezza del cranio
rispetto alla lunghezza del pronoto.
L'aumento delle dimensioni del cranio richiede però l’aumento della poten-
za dei muscoli per assicurare non solo sufficiente mobilità al capo, ma anche ade-
guato appoggio al sistema di leve costituito dal cranio e dalle mandibole. I prin-
cipali muscoli cefalici decorrono dalla regione occipitale al fragma del mesonoto
(i dorsali) e all’apofisi del prosterno (i ventrali) ed hanno perciò la possibilità
di allungarsi in conseguenza dell’allungamento del protorace, rivelato da quello
del pronoto.
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RIASSUNTO
In 117 soldati adulti di Kalotermes flavicollis FABR. sono state misurate: la lunghezza, la
larghezza e lo spessore del cranio; la lunghezza della mandibola sinistra; la lunghezza e la lar-
ghezza del pronoto. Sono state trovate notevoli differenze tra le misure più piccole e le più grandi dei
diversi organi; si è inoltre visto che quasi sempre due diverse dimensioni di un singolo organo han-
no accrescimento relativo di tipo allometrico, sicchè l’organo stesso cambia forma in rapporto alla
sua grandezza. Anche l’accrescimento relativo di un organo rispetto a un altro è di tipo allometrico
(vedi tab. 2). Si fa l’ipotesi che questo favorisca il più efficiente funzionamento della mandibola.
ABSTRACT
Allometric phenomena in soldiers of Kalotermes flavicollis FABR. (Isoptera).
The lenght, the width and the thickness of the cranium; the lenght of the left mandible; the
lenght and the with of the pronotum have been measured in 117 soldiers of Kalotermes flavicollis
FABR. Remarkable differences have been found between the smallest measures and the biggest ones
of the organs; besides we have seen that two different dimensions of a single organ almost always
have a relative growth of allometric type, so that the organ itself changes shape in relation to its
size. The relative growth of an organ in resptect to another is of allometric type too (see table
2). A hypothesis is made this may help the most efficient fonction of the mandible.
29
GIANFRANCO LIBERTI
REVISIONE DELLE SPECIE ITALIANE DEL GENERE DANACAEA,
PRIMO GRUPPO
(Coleoptera Dasytidae)
Introduzione
Il genere Danacaea Cast. è uno dei più vasti della famiglia Dasytidae ed è
diffuso, con circa 150 specie, in tutta la regione mediterranea, nel Caucaso e in
Persia. In Italia esistono circa trenta specie. Il genere presenta numerosi problemi
sistematici perché la grande somiglianza fra le varie specie e la notevole variabi-
lità individuale rendono molto difficile e alle volte impossibile una determina-
zione basata sui soli caratteri esterni.
La letteratura esistente sulle Danacaea risale prevalentemente alla fine del
secolo scorso e all’inizio del 1900. Il primo lavoro a carattere monografico è di
ProcHazkA (1894): contiene numerosi errori, già individuati e criticati (SCHIL-
sky, 1897) e ha prevalentemente interesse storico. Il lavoro più importante è
di SCHILSKY (1897) e rappresenta lo studio più completo ed esauriente su questi
coleotteri. SCHILSKY ha diviso l’intero genere in quattro gruppi, in base alla di-
sposizione delle setole del protorace:
1° gruppo: tutte le setole del protorace sono disposte parallelamente e
dirette in avanti.
2° gruppo: le setole situate verso il centro del bordo anteriore del proto-
race sono dirette all’indietro, contrariamente a tutte le altre dirette in avanti:
la confluenza fra le due zone ha luogo lungo una linea mediana trasversale il cui
sviluppo è limitato alla parte centrale del protorace.
3° gruppo: le setole del protorace sono disposte a raggiera, dirette dal-
l’esterno verso l’interno, così da confluire in un punto circa mediano.
4° gruppo: le setole di tutta la parte anteriore del protorace sono dirette
all’indietro e confluiscono con quelle della parte posteriore, dirette in avanti,
lungo una linea mediana trasversale che si sviluppa su tutta la larghezza del
protorace.
Limitatamente alla fauna italiana, il lavoro di SCHILSKY è stato integrato e
aggiornato da PORTA (1929) nella “Fauna Coleopterorum Italica’’. Pic, dopo aver
contribuito in maniera notevole all'ampliamento e alla migliore conoscenza del
genere con svariati lavori, ha puntualizzato il grado di conoscenza raggiunto
nel 1937 mediante la compilazione del Catalogo Junk sui Dasytinae (Pic, 1937).
Questo testo è ancora attuale ed è stato il punto di riferimento del presente studio.
Dall'esame della letteratura si nota una notevole confusione. Infatti sono
assai numerose le contraddizioni e le divergenze di opinioni fra autori diversi e
ciò è logico se si tien conto che la grande somiglianza fra le diverse specie e la
variabilità individuale elevata creano difficoltà sistematiche. ‘Tutte le collezioni
che ho potuto vedere erano in grande confusione e piene di errori di determina-
30 G. LIBERTI
zione. Lo scopo del presente lavoro è quello di utilizzare i caratteri desunti dal-
l’apparato copulatore maschile per cercare di chiarire tale confusione, limitata-
mente alle specie del 1° gruppo. Sulla base della forma dell’edeago è stato pos-
sibile individuare ben tredici specie italiane, di cui tre descritte qui per la prima
volta e, per ognuna di esse, abbozzare la rispettiva distribuzione geografica. Esse
sono: D. montivaga Muts. & REY delle Alpi Occidentali, denticollis BAuDI delle
Alpi Occidentali e centrali, pallidipalpis AB. delle Alpi Orientali, pallipes Panz.
dell’ Italia settentrionale, temporalis SCHILSKY di Sicilia, sicula Pic di Sicilia,
bucciarellii n. sp. di Sicilia, ambigua Murs. & Rey di tutta Italia, luigioni. Pic
dell’ Italia centrale, aurichalcea Kust. dell’ Italia meridionale, imperialis (GENE)
di Sardegna, leonardi n. sp. dell’Arcipelago Toscano, trinacriae n. sp. di Sicilia.
La distincta Lucas è risultata estranea alla fauna italiana.
Una grossa difficoltà è stata la interpretazione degli intendimenti dei vecchi
autori delle varie specie, così da attribuire un determinato nome proprio alla
specie che l’autore aveva sott'occhio durante la stesura della descrizione originale.
Non è sicuro che questa difficoltà sia sempre stata superata in modo corretto.
Nella trattazione delle singole specie, comprese quelle qui descritte per
la prima volta, ho lasciato poco spazio alla descrizione dei caratteri esterni, poco
utili per fini sistematici, e mi sono limitato a indicare quelli di maggior signi-
ficato statistico. I caratteri esterni riportati sono validi solo per gli esemplari
maschi. La località di provenienza si è rivelata notevole fonte di informazioni
perché spesso esclude, almeno con elevata probabilità, delle attribuzioni.
Nel corso del presente lavoro, ho esaminato da tre a quattromila esemplari
di Danacaea italiane del 1® gruppo, effettuando oltre quattrocento esami di pre-
parati microscopici dell’apparato copulatore maschile. Il materiale studiato com-
prende principlamente la collezione del Museo di Storia Naturale di Milano,
quella del Museo Zoologico di Berlino e la mia personale.
Ringrazio il Prof. C. Conci per avermi concesso in studio il materiale del Museo di Milano;
l’amico C. Leonardi che mi ha fornito bibliografia e continuo apporto critico; l’amico I. Buccia-
relli per le critiche costruttive; la Dott.ssa Bons per avermi inviato in esame i tipi del Museo di
Parigi; il Dr. F. Hieke per l’invio in studio di materiale del Museo di Berlino e il Prof. U. Parenti
che mi ha concesso di esaminare le collezioni del Museo di Zoologia di Torino; infine gli amici
R. Rossi, V. Rosa e V. Aliquò per il materiale che mi hanno donato.
Danacaea montivaga Muts. & Rey, 1868 - Loc. tip. del Neotipo: Piemonte, M. Mucrone
Notizie bibliografiche - La descrizione originale potrebbe adattarsi anche
a denticollis BAUDI, sinonimia ipotizzata da certi autori. I caratteri distintivi nella
descrizione originale riguardano colorazione e forma degli ultimi articoli delle
antenne: il penultimo sarebbe così lungo che largo, mentre in denticollis è più
largo che lungo. Come la denticollis, è una specie grande, indicata da MULSANT
& REY di Savoia, Alpi e Pirenei. PROCHAZKA (1894) riporta la montivaga nelle
sue tabelle di determinazione, ma ScHILSKY (1897) ritiene si tratti di es. di denti-
collis. Pic (1895d) indica dubitativamente montivaga=denticollis, ma successiva-
mente (1918) la mantiene separata per la forma degli ultimi articoli antennali
(più sottili in montivaga) e la cita come specie grande delle montagne. SCHILSKY
(1897) la considera specie distinta per la forma delle antenne e dice di averne
esaminato due maschi, già determinati come denticollis; la indica di Savoia, Alpi
e Pirenei. Altre citazioni, come ad esempio quella di Frorı (1912), sono spesso
da riferire ad errori di determinazione o con la denticollis 0, più probabilmente,
con es. grandi di pallipes.
REVISIONE DANACAFA ITALIANE Sal
Tipi - Con probabilità, 1 Tipi di questa specie sono andati distrutti durante
l’ultima guerra (comunicazione privata dell’ Institut S. Marie, Chamond, Loire,
1966). Nella collezione del Museo di Milano è presente una piccola serie di Dana-
caea (3 SS e 2 99) etichettate “Monte Mucrone, Piemonte, 11/7/35, leg. Tasso,
Schatzm., Koch”, molto simili alla denticollis ma con antenne più sottili, quindi
conformi alla descrizione di MuLsanT & Rey. L’esame dell’edeago (figg. 1, 2)
ha confermato trattarsi di specie distinta da denticolhs BAUDI. Ho ritenuto utile
fissare un Neotypus, 3, dalla serie suddetta, per risolvere le perplessità riguardanti
la posizione sistematica di questa forma. Il Neotypus e gli altri esemplari della
serie sono nel Museo di Storia Naturale di Milano.
Descrizione — Edeago: figg. 1, 2. Antenne sottili, poco ingrossate alla
estremità: articoli 9° e 10° più lunghi che larghi; protorace con espansioni late-
rali pronunciate e angolose; setole, soprattutto del protorace, sottili, chiare e
poco coprenti; antenne e palpi scuri alla estremità; lunghezza 5-6 mm.
Edeagi. Danacaea montivaga: Neotypus (1); esemplare del Monte Mucrone (2) — D. denticollis:
Lectotypus (3); es. di Cogne (4).
Note geonemiche e comparative - Dalla letteratura e dalla località a me nota,
montivaga dovrebbe avere diffusione alpina occidentale e potrebbe quindi trovarsi
frammista a denticollis, pallıpes e ambigua.
La specie più affine è denticollis, da cui si può distinguere per la for-
ma delle antenne e la minor copertura delle setole, ma è anche difficile sepa-
rarla da pallipes, sebbene le maggiori dimensioni possano essere d’atuto. Fra
queste tre specie si sono verificate confusioni. La citazione di SCHILSKY per 1
Pirenei richiede conferma.
32 G. ’LIBERTI
Danacaea denticollis Baupi, 1861 - Loc. tip.: Piemonte.
Notizie bibliografiche - Indicata comune in Piemonte e Lombardia da BAUDI
(1873). Dopo alcune perplessità relative alla sospetta sinonimia fra denticollis e
montivaga (Murs. & Rey 1868; BaupI 1873; Pic 1895 d) viene accettata come
specie distinta da SCHILSKY (1897) Cada DIC (1918) sulla base della forma degli
ultimi articoli delle antenne, più larghi che lunghi in denticolhs e così larghi
che lunghi in montivaga. PROCHAZKA (1894) e ScHILsKy (1897) la indicano del-
l’alta Italia e della Dalmazia. Ritengo quest’ultima località necessaria di con-
ferma poiché potrebbero essersi verificate confusioni con palhdipalpis.
Tipi — Ho potuto vedere 1 tipi di Baudi presso I’ Istituto di Zoologia del-
l’ Università di Torino: 1 g e 1 ©, etichettati “Danacaea denticollis — Pedemonte”,
in cattivo stato di conservazione, infilati direttamente con lo spillo, testa e proto-
race del maschio parzialmente divorati .da parassiti.
Descrizione — Edeago: figg. 3, 4. Antenne nettamente ingrossate alla
estremità; articoli 9° e 10° più larghi che lunghi; protorace con espansioni laterali
molto pronunciate e angolose; setole del protorace corte e fitte, molto coprenti;
antenne e palpi solitamente scuri all’estremità; lunghezza 5-6 mm.
Note geonemiche e comparative — Specie inconfondibile, è comune nella
parte centro-occidentale dell’arco alpino.
Si può trovare frammista a montivaga e pallipes, da cui si distingue per la
forma delle antenne e per la maggior copertura delle setole; a pallidipalpis, da
cui si riconosce per la colorazione più scura di palpi ed antenne e per la forma
più angolosa del protorace; infine ad ambigua, di cui presenta dimensioni maggiori.
Località accertate — Piemonte: Santuario di Oropa; Piedicavallo;
mestiere; Orta: Forno Val Strona. Val d° Aosta: Ferret; Cogne. Lom-
bardia: S. Caterina Valfurva; Lecco; M. Resegone; Foppolo; M. Tre Croci.
Trentino: Madonna di Campiglio. Veneto: Bassano del Grappa.
Danacaea pallidipalpis ABEILLE DE PERRIN, 1894
Notizie bibliografiche — Descritta contemporaneamente da ABEILLE DE
PERRIN (1894), con il nome di pallidipalpis, e da PROCHAZKA (1894) come D. Reyi
TOURN. in litteris, di Ungheria, Italia e Francia. Pic (1894b) ipotizza in un primo
tempo una sinonimia fra pallidipalpis e pallipes e ribadisce questo concetto l’anno
successivo (Pic 1895c), in una replica a CHoBauT (1895). Nello stesso anno,
però, Pic (1895 a) denuncia la sinonimia fra reyi e pallidipalpis e la conferma
successivamente (Pic 1896). CHOBAUT (1895) in una risposta a Pic, afferma che
la pallidipalpis è ben diversa dalla fallipes e dall’ambigua, e a questa specie ap-
partengono alcuni es. di Fiume, determinati reyi Tourn. ScHILSKY (1897) da
una descrizione accurata della reyi PROCHAZ., riconferma la sinonimia con palli-
dipalpis (ma scrive per errore pallidipennis) e la cita di Ungheria, Croazia, Bosnia,
Italia e Francia. FIORI (1912), dice di averla trovata in Piemonte, sulle Alpi Marit-
time: probabilmente si tratta di una confusione con es. grandi di pallipes. E pure
probabile che la citazione di Francia di PROCHAZKA e di SCHILSKY sia erronea.
La pallidipalpis costituisce uno dei rari casi, in questo genere, ove sia abba-
stanza chiara la entità tassonomica in oggetto, nè si capisce perché siano sorti
tanti dubbi. Probabilmente il nome prioritario sarebbe reyi, di 'TOURNIER, €
REVISIONE DANACAEA ITALIANE i 33
di questo avviso sembra essere anche ScHILsKy. Tuttavia ho preferito utilizzare
il nome pallidipalpis AB., per seguire la denominazione del Catalogo JUNK (PIC,
7937):€. del WORTA T1929),
Tipi — Non sono riuscito a reperire 1 tipi, nè di pallidipalpis nè di reyı, ma
non ho elementi sufficienti per ipotizzare uno smarrimento. Ho visto alcuni es.
del Museo di Parigi, della collezione Pic. Le descrizioni originali sono sufficienti
a definire questa forma, così che non dovrebbero sussistere dubbi sulla sua posi-
zione sistematica. Per queste ragioni, ho ritenuto preferibile non fissare il Neotipo.
Descrizione — Edeago: figg. 5-8. Antenne ingrossate all’estremità, articoli
9° e 10° così lunghi che larghi; protorace con espansioni laterali smussate e poco
angolose; setole sottili e rade, poco coprenti; antenne e palpi usualmente chiari;
lunghezza 5 mm.
Edeagi. Danacaea pallidipalpis: es. di Tarcento (Udine) (5, 7, 8) e di Monte Musi (6) — D. palli-
pes: Lectotypus (9) e Paralectotypi (10, 11, 12).
Note geonemiche e comparative — In Italia ha diffusione alpina orientale;
è riportata in letteratura dell’ Europa centrale e dei Carpazi.
Riconoscibile dalle altre specie alpine: da denticollis per i caratteri sopra
riportati; da pallipes per la forma meno angolosa del protorace, da ambigua per
dimensioni maggiori e minore coprenza delle setole.
Località accertate — Istria: Fiume, Pola, M. Nevoso. Venezie:
M. Chiampon, Duino, Trieste, Bassano, 'Tarcento, M. Musi, M. Barnadia.
Stiria: Graz. Ho visto inoltre un es. etichettato “Abruzzo, G. Grandi”:
località necessaria di conferma.
34 G. LIBERTI
Danacaea pallipes (PANZER, 1793) - Loc. tip.: Germania
Notizie bibliografiche - Descritta da PANZER come Lagria pallipes. KUESTER
(1850) la descrive abbastanza accuratamente e la indica di Germania e Svizzera.
KIESENWETTER (1863) la cita di Germania, Italia, Francia e Spagna. MULSANT
e Rey (1868) danno una descrizione dettagliata, la indicano di tutta la Francia e
dicono che è una delle specie più variabili; descrivono una varietà A, della Francia
meridionale, più scura e con pubescenza più leggera. BaupI (1873) la indica come
specie alpina, più abbondante in Francia che in Italia. PRocHAZKA (1894) la
pone vicino all’ambigua e la cita di Germania, Svizzera, Italia, Francia e Spagna.
Ragusa (1895) non l’ha mai vista di Sicilia, ma riporta alcuni autori che la in-
dicano dell’isola (probabilmente in base a errori di determinazione). Pic (1894a)
descrive la reyi (TOURN.) di Francia e Svizzera, che successivamente CHOBAUT
(1895) mette in sinonimia con ambigua; SCHILSKY (1896) invece mette reyı Pic
in sinonimia con pallipes; Pic (1897) propone rey: Pic come varietà di pallipes
e tale rimane in seguito. ScHILSKY (1897) descrive dettagliatamente questa specie,
insieme a una varietà A che coinciderebbe con la varietà A di Muts. e REY e,
forse, con ambigua di PROCHAZKA (non Muts.). Viene indicata di Germania,
Francia, Italia e Spagna. Pic (1918) inserisce pallipes vicino ad ambigua in una
tabella dicotomica del genere, e descrive la var. lethierrü, dei Pirenei, di taglia
maggiore.
Tipi — Ho visto, fra gli es. del Museo di Berlino, una piccola ““T'ypenserie”’
che suppongo facesse parte della coll. Panzer: Lectotypus 3, Allolectotypus 9,
Paralectotypi 1 3 ed 1 9, tutti etichettati “Germania” con cartellino non autografo,
infilzati con spillo, in discreto stato di conservazione. Del Museo di Parigi, ho
visto anche i Tipi di Pic della pallipes var. reyi. Sono 2 gg, incollati sullo stesso
cartelline, etichettati LE. Noir’; Type”; e 1:9,%Saas”, “Type”. Dall'esame
dei caratteri esterni e dell’apparato copulatore maschile, non rilevo differenze
tra questi es. e la pallipes; pertanto:
D. pallipes Panz., 1793 = D. pallipes v. reyi Pic 1894 a, syn. nov.
Descrizione — Edeago: figg. 9-12. Antenne sottili, poco ingrossate all’estre-
mità, articoli 9° e 10° più lunghi che larghi; protorace con espansioni laterali
non molto sporgenti e angolose (meno di denticollis, ma più di pallidipalpis);
setole, soprattutto del protorace, sottili e poco coprenti; antenne e palpi spesso
interamente chiari; lunghezza 4-4,5 mm.
Note geonemiche e comparative — Molto comune nell’ Italia settentrionale
e probabilmente a diffusione europea assai ampia.
Facilmente riconoscibile da ambigua, con la quale si trova spesso frammista,
per dimensioni maggiori e setole meno coprenti. L’ho trovata frammista anche
alla denticollis, da cui sono più sopra riportati i caratteri distintivi, ed a /uzgronti,
nell'Appennino centro-settentrionale. Difficilmente riconoscibile da quest’ultima
specie, tuttavia le dimensioni maggiori, la forma più parallela delle elitre e soprat-
tutto la forma degli ultimi articoli delle antenne (9° e 10°) forniscono utili indi-
cazioni. Molto probabilmente, esemplari grandi di questa specie sono stati confusi
con montivaga (Pic, 1918); a es. di pallipes si devono certamente riferire almeno
alcune citazioni di Fiori (1912).
Località accertate — Francia: centr .: Vichy. Pirenet: Andorra,
Martinet. Alpi marittime: S. Martin Vesubie, Val Pesio, Nava, Viozene,
Grasse. Val d'Aosta: Entreves, Cogne, 5. Giacomo d’Ayaz, Gressoney.
REVISIONE DANACAEA ITALIANE i 35
Piemonte: Ceresole Reale, Sestrière, Valdieri, Ronco Canavese, Forno Val
Strona. Liguria: Bardineto, Genova, Torriglia, Carcare, Alassio, Laigueglia,
Andora, S. Remo, Bordighera. Lombardia: Dasio Val Solda, Campodol-
cino, Val di Dentro (Bertoni). Alto Adige: Bolzano, Merano. Emilia:
Langhirano, Vestola. Toscana: Abetone. Umbria: Gubbio. Austria:
Gerlitzen.
Danacaea temporalis SCHILSKY, 1897 - Loc. tip.: Sicilia
Notizie bibliografiche — Descritta su tre es. di Sicilia.
Tipi — Ho esaminato i tre es. tipici di Schilsky (Museo Zoologico di Ber-
lino: Lectotypus 3, etichettato ‘Sicilia, Miller”, Paralectotypi 2 33, etichettati
rispettivamente come il precedente e “Sicilia, Koltze’’. I cartellini sono originali).
Dall’esame dei tipi di temporalis e sicula, rilevo che sono molto simili. Non so
se le differenze possano avere valore specifico.
Descrizione — Edeago (figg. 13 e 15) distintamente riconoscibile da quello
delle altre specie grandi, con eccezione della sicula (fig. 14). Dimensioni grandi,
intorno a 4 mm; setole, soprattutto del protorace, scarsamente coprenti; protorace
con espansioni laterali marcate e piuttosto angolose; antenne con articoli 9° e
10° così lunghi che larghi.
Note geonemiche e comparative — Ho visto solo i tre tipi di SHILSKy e nes-
suna femmina.
Edeagi: Danacaea temporalis: Lecotypus (13 e 15) — D. sicula: es. di Altofonte (Palermo) (14) —
D. bucciarelli n. sp.: Paratypus (17, 18) ed es. di Ragusa (16).
36 G. LIBERTI
Si può riconoscere da bucciarelli per la maggiore angolosità delle espansioni
laterali del protorace e per la forma più allungata della testa. Sembra che buccia-
rellii abbia antenne più uniformemente sottili di temporalis e colorazione più
chiara. Si differenzia da trinacriae per dimensioni più grandi e per gli ultimi arti-
coli delle antenne più sottili. Non sono in grado di indicare caratteri esterni
in grado di differenziarla dalla sicula.
Danacaea sicula Pic, 1895b - Loc. tip.: Sicilia
Notizie bibliografiche — Descritta di Sicilia, della coll. ‘Tournier; rimase
sconosciuta a Schilsky; Pic (1903, 1937) propose la sinonimia tra sicula e temporalıs.
Tipi — Ho visto un tipo 3 del Museo di Parigi, etichettato “Sicilia, Piason”.
Descrizione — Esternamente sicula sembra uguale a temporalis e non sono
in grado di indicare differenze visibili. La forma dell’edeago (fig. 14) è sensibil-
mente differente da quella di temporalis (figg. 13, 15), ma non so se in misura tale
da giustificare la separazione in entità diverse. T'uttavia non è possibile trarre
conclusioni a causa del troppo esiguo numero di es. esaminati.
Note geonemiche e comparative — Oltre al tipo ho visto tre es. etichettati
“Altofonte, Palermo, 1-V-61, V. Aliquo leg.’’, raccolti frammisti a numerosi es.
di trinacriae.
Per la differenziazione dalle specie vicine in base a caratteri esterni, valgono
le considerazioni fatte per temporalis. Il riconoscimento da trinacriae è possibile
in base alle dimensioni e alla forma delle antenne e da bucciarelli è agevole per
la forma del protorace e delle antenne. Non mi sono note femmine di questa
specie, forse perché non sono stato in grado di separarle dalle femmine di trina-
criae.
Danacaea bucciarellii n. sp. - Loc. tip.: Sicilia, Siracusa
Tipi — La serie tipica è costituita da 6 es. etichettati ‘Siracusa 23/2/26,
leg. Schatzmayr”.
Holotypus 3, Allotypus 9, 3 Paratypi (1 3, 2 92) al Museo di Storia Naturale
di Milano; 1 Paratypus 3 nella mia collezione. Un settimo esemplare, 3, etichet-
tato “Palermo, Ragusa”, è al Museo Zoologico di Berlino.
Derivatio nominis — Dedicata all'amico Italo Bucciarelli.
Descrizione — Edeago: figg. 16, 17, 18. Dimensioni grandi, 4-4,5 mm;
protorace con espansioni laterali assai arrotondate; setole su tutto il dorso sottili
e poco coprenti; articoli 9° e 10° delle antenne più lunghi che larghi (riporto
questo carattere per analogia con le altre specie, tuttavia il piccolo numero di
esemplari maschi che ho visto non mi permette di generalizzarlo).
Note comparative — Si può trovare frammista a temporalis e sicula, dalle
quali si distingue agevolmente anche in base ai soli caratteri esterni per la forma
arrotondata del protorace e meno allungata della testa. Inoltre le antenne della
bucciarellii sono più sottili e di spessore più uniforme di quelle delle altre due spe-
cie, la colorazione generale è più chiara. Si distingue agevolmente da trinacriae
per le dimensioni nettamente più grandi e per la sottigliezza delle antenne. Dai
REVISIONE DANACAEA ITALIANE 37
caratteri esterni e dalla forma dell’apice dell’edeago potrebbe essare avvicinata
alla pallidipalpis (a diffusione alpina orientale) e si stacca nettamente dalle altre
specie meridionali.
La data di raccolta (febbraio) degli esemplari che ho visto farebbe pensare
a una comparsa precoce. Purtroppo, in questo come in altri casi, la rarità della
specie non mi ha permesso una più approfondita conoscenza della distribuzione
geografica e della posizione sistematica.
Danacaea ambigua Muts. & Rey, 1868 - Loc. tip. del Neotipo: Liguria, Laigueglia
Notizie bibliografiche — Descritta dettagliatamente, ma senza località
tipica, e indicata di tutta la Francia, meno comune di pallipes. Baupı (1873)
la cita di tutta |’ Italia contientale; giustamente dice che gli es. dell’ Italia centrale
e meridionale sono di colore più metallico superiormente (si tratta infatti di
luigionii ed aurichalcea); dubita se aurichalcea e distincta debbano riferirsi a questa
specie. Pic (1894a, 1918, 1924) nelle tabelle inserisce ambigua vicino a pallipes
e distincta; la cita di Francia, Svizzera e Italia (1894) e di alcune località della
Francia sud-orientale (1924); dice che si trova insieme a pallipes, meno diffusa.
Nel 1920 Pic descrive la ambigua var. luigioni, di Filettino (Lazio), che viene
più sotto da me elevata a specie. PROCHAZKA (1894) segnala ambigua d’ Italia e
Francia, ma probabilmente non la conosceva, poiché descrive aurichalcea var.
tyrolensis di Bolzano, che è senza dubbio sinonimo di ambigua (SCHILSKY, 1897).
SCHILSKY scrive che Prochazka riferì ad ambigua es. di pallipes, aurichalcea e
imperialis. SCHILSKY (1897) fa una dettagliata descrizione e la indica di Sud
Tirolo, Francia, Piemonte, Alpi Liguri e Toscana, spesso mista a pallipes, molto
frequente e di dimensioni assai variabili.
Anche per questa specie, in letteratura si trovano indicazioni poco attendi-
bili. Per esempio, Racusa (1895) si stupisce di essere il primo a indicarla di
Sicilia, ove sarebbe molto comune nelle vicinanze di Palermo, insieme ad aurichal-
cea. Si tratta, in questo e in altri casi, di errori di determinazione.
Tipi — Con ogni probabilità, i tipi sono andati perduti durante l’ultima
guerra (Comunicazione privata dell’ Institut S. Marie, Chamond, Loire, 1966).
Per questa ragione, e per meglio definire la posizione sistematica di luigion e
aurichalcea, ho ritenuto conveniente fissare un Neotypus, 3, scegliendolo da una
serie di 43 es. etichettati “Liguria occ., Laigueglia (Savona), 10/4/60 leg. Li-
berti’’, per via della vicinanza di questa località alla non ben definita località tipica
originale. Neotypus e 35 altri es. della serie suddetta (22 44, 12 99) sono presso
il Museo di Storia Naturale di Milano, 7 es. (4 44, 3 99) nella mia collezione.
Descrizione — Edeago (figg. 19-22) di forma poco variabile. Dimensioni
piuttosto piccole, da 3 a 3,5 mm; protorace dotato di espansioni laterali angolose;
setole molto coprenti, fitte, corte e grosse più che nelle altre specie di questo
gruppo, così che l’insetto assume alle volte un colore giallastro; articoli 9° e 10°
delle antenne più larghi che lunghi.
Note geonemiche e comparative — Diffusa in tutta Italia ad eccezione (forse)
della Sicilia, molto comune al Nord e piuttosto rara al Sud. Mi è nota anche di
Corsica (necessita conferma) e dell’ Isola del Giglio. Raramente l’ho trovata
sopra i mille metri in montagna.
Al Nord si può trovare frammista a pallipes, da cui si riconosce agevolmente
per coprenza delle setole, dimensioni minori e forma delle antenne; nella
38 G. LIBERTI
penisola si può trovare con /uigionit e aurichalcea. Non sono in grado di indicare
caratteri esterni in grado di differenziarla da queste due specie se non la maggiore
coprenza delle setole e le dimensioni in media un poco minori, che però non
‘permettono un riconoscimento sicuro. Penso che si possa trovare, in Corsica,
frammista a leonardii e anche in questo caso la separazione in base ai soli caratteri
esterni è problematica: setole più grosse, fitte e coprenti possono rappresentare
un indizio.
Località accertate — Piemonte: Biella Lombardia: Arcisate,
Camerlata, Besana Brianza, Bellagio, Varzi Liguria: Bardineto, Genova,
Torriglia, Monte Antola, Monte Portofino, Chiavari, Alassio, Laigueglia, An-
dora. Venezie: Monfalcone, Treviso, Lumignano (Berici), T'arcento,
Trieste. Istria: Pola. Emilia: Forlì, Modena, Langhirano, Fiumalbo,
Monte Gibbio, Ferriere. Toscana: Abetone, Livorno, Vallombrosa, Mon-
te Argentario, Isola .del Giglio. Umbria: Gubbio. Abruzzi: Gran
Sasso (Castelli), Pietracamela, Scanno. Puglia: Varano. Campania:
Vallo Lucano.
Danacaea luigionii Pic, 1920 - Loc. tip.: Lazio, Filettino
Notizie bibliografiche — Descritta come sottospecie di ambigua.
Tipi — Ho visto un tipo, g, di questa specie, del Museo di Storia Naturale
di Parigi, etichettato con cinque cartellini: nell’ordine, ‘Filettino 15/4/09”;
“type” autografo; ‘TYPE’; ‘ambigua race Luigionii Pic’’ forse autografo;
YP gr È A 8 g ;
“Museum Paris - coll. M. Pic.”.
Descrizione — I più importanti caratteri distintivi riguardano l’edeago
(figg. 23-26), che presenta una certa variabilità, in particolare nell’inclinazione
della parte anteriore e nella lunghezza della mediana. Caratteri esterni discreta-
mente costanti: zampe interamente chiare; ultimi cinque articoli delle antenne
spesso oscurati, e così pure i palpi mascellari; parti boccali chiare con l'estremità
delle mandibole scura; lunghezza da 3,5 a 4,2 mm; antenne con articoli 9° e
10° più larghi che lunghi; protorace ristretto nella parte anteriore, ai lati espan-
sioni angolose e ben marcate; scutello ricoperto di pubescenza più fitta e chiara
che sul resto del corpo; setole più grosse, fitte e coprenti che in aurichalcea, ma
meno che in ambigua.
Note geonemiche e comparative — È sempre stata confusa con ambigua e
aurichalcea, alle quali è estremamente simile e praticamente indistinguibile per
i caratteri esterni. La /uigionii ha, rispetto ad ambigua, dimensioni lievemente
maggiori, pubescenza più rada, tempie più lunghe e occhi più sporgenti che le
conferiscono una forma della testa lievemente più allungata. Rispetto ad aurt-
chalcea ha dimensioni lievemente maggiori e setole più fitte e grosse. L’affinita
con aurichalcea è documentata anche dalla forma dell’edeago. Le aree di distri-
buzione sono almeno parzialmente sovrapposte: infatti /uigionu è dell’ Italia
centrale, aurichalcea dell’ Italia centro meridionale e ambigua si trova ovunque
ma prevalentemente al nord.
Località accertate — Lazio: Roma, Albano, Filettino, M. Soratte,
Civitavecchia. Umbria: Gubbio, Perugia. Abruzzo: Cerchio.
REVISIONE DANACAEA ITALIANE 39
Danacaea aurichalcea KUESTER, 1850 - Loc. tip.: Napoli
Notizie bibliografiche — Descritta genericamente d’ Italia in modo prolisso
e poco significativo, è indicata affine a pallipes. PROCHAZKA la indica di Sicilia,
Capri, Roma e Tirolo meridionale: si tratta in alcuni casi di errori di determina-
zione. ScHILSKY (1897) la indica di Napoli, Sicilia, Capri, Sardegna e Corsica:
per gli es. di Sicilia, Sardegna e Corsica si tratta di errori di determinazione.
Tipi — I tipi di KUESTER avrebbero dovuto trovarsi al Museo Zoologico di
Berlino. Nel materiale ricevuto in studio, sotto il nome di aurichalcea vi era una
miscellanea di ben sette specie (aurichalcea, ambigua, pallipes, leonardii, imperialıs,
trinacriae, luigionit). Fra esse, alcune serie portano cartellini, che mi sono sembrati
autografi: gli es. di Napoli sono tutti aurichalcea: quelli di Capri sono 7 au-
richalcea e 3 trinacriae; quelli di Sardegna imperialis; quelli di Corsica leonardit.
Nell’ipotesi che gli es. di Schilsky fossero i medesimi sui quali KUESTER ave-
va effettuato la sua descrizione, e tenendo conto del fatto che il testo a cui si fa
generalmente riferimento è quello di SCHILSKY, ho ritenuto lecito scegliere
nella suddetta miscellanea una serie di Lectotypi: Lectotypus 3, e Allolectotypus
Q, etichettati “Napoli”. Paralectotypi 11 33 e 4 99 di “Napoli”; 3 gg e 4 99 di
“Capri - leg. Gabriel”. La designazione di tipi di aurichalcea è resa necessaria
dalla somiglianza con ambigua e luigioni, per meglio definire le reciproche posi-
zioni sistematiche.
Descrizione — Si riconosce facilmente per l’edeago (figg. 27-30). Antenne
Edeagi. Danacaea ambigua: Neotypus (20), es. di Biella (19), Fiumalbo (Modena) (21), Treviso
(22) — D. luigionii: es. di Roma (23, 24, 26) e di Perugia (25) — D. aurichalcea: Lectotypus (28),
Paralectotypi di Napoli (30) e di Capri (27), es. di S. Biase Ceraso (Salerno) (29).
40 G. LIBERTI
con articoli 9° e 10° più larghi che lunghi; espansioni laterali del protorace ango-
lose; setole, sopratutto del protorace, sottili e allungate, meno coprenti che in
ambigua, con colorazione tendente più al verde; lunghezza 3,5-4 mm.
Note comparative — Per caratteri esterni non è distinguibile da luigioni
e ambigua, difficilmente anche da leonardii e imperialis, con le quali però non mi
risulta che si possa trovare frammista. È anche difficilmente separabile da trina-
criae, con cui la ho trovata frammista solo a Capri, nonostante le dimensioni
mediamente maggiori.
Località accertate — Lazio: Capo Circeo. Abruzzi: Scanno,
Zocco, Azapietra, ‚Cotetris,. Pietra. Coneeta,.. Ca mpania Napoli, Capri
Vesuvio, Salerno, Vallo Lucano, San Biase. Basilicata: Matera, M. Pol-
lino. Calabria: Ziviolo. Dalmazia: Curilla (Lussin) Montene-
gro: Slatina.
Danacaea imperialis (GENÈ, 1836) - Loc. tip.: Sardegna
Notizie bibliografiche — Descritta come Dasytes imperialis. KUESTER (1850),
KIESENWETTER (1863, 1871), BaupI (1873) e PRocHazKa (1894) la ridescrissero,
citandola di Sardegna, Corsica e Sicilia. RAGUSA (1895) la indica di Sicilia. SCHIL-
sky (1897) la ridescrive dettagliatamente (e distingue fra var. uniformis e var.
versicolor) e la indica della sola Sardegna, da febbraio a maggio, molto comune.
Osserva che tutte le imperialis che ha visto della Sicilia erano in realtà distincta;
nota che GENE e KUESTER hanno visto solo femmine, e che PROCHAZKA la ha con-
fusa con distincta, come ha potuto constatare dalla sua collezione. Anche a PRo-
CHAZKA sono rimasti sconosciuti i maschi di questa specie. La mitis PRocH. (non
KUESTER) è in realtà la imperialis. S. CLAIRE DEVILLE (1920) non è d’accordo con
Schilsky nel considerare gli es. di Corsica come aurichalcea, perché secondo lui
si tratta di imperialis (sono in realtà leonardu, vedi sotto). Dice anche che la sola
differenza apprezzabile fra le popolazioni di Sardegna e Corsica è nella percen-
tuale di individui a elitre ornate (var. versicolor, con fasce trasversali prive di
pubescenza), elevata in Sardegna, e bassa in Corsica. Alla zmperialis si dovrebbero
riferire tutte le citazioni di distincta, ambigua, reyi e pallipes della Corsica.
Pic (1895b) descrive D. distincta var. solari, in poche righe, di Flumen-
torgiu: si tratta di 2mpertalis, quindi:
D. imperialis GENE, 1836 = D. distincta var. solarii Pic 1895 syn. nov.
Tip: — Non sono riuscito a rintracciare i Tipi. Tuttavia ho visto, presso il
Museo dell’ Istituto di Zoologia dell’ Università di Torino, alcuni es. di zmperialıs
che forse erano della collezione Gene, etichettati ‘Sardinia’: certamente si
tratta della specie che ho considerato imperialis. Sembra inoltre che in Sardegna
esista una sola Danacaea a setole del protorace parallele, per cui non dovrebbero
sussistere dubbi sulla attribuzione di questo nome. Pertanto, la definizione di
un Neotypus mi è sembrata superflua.
Descrizione — Sembra essere la specie più variabile del gruppo, sia per i
caratteri esterni, sia per la forma dell’edeago di cui riporto due esempi che rac-
chiudono bene l’intervallo di variabilità (figg. 35-39). Antenne spesso completa-
mente chiare, articoli 9° e 10° più larghi che lunghi; protorace con espansioni
laterali ben marcate; pubescenza sottile e piuttosto rada; lunghezza 2,5-3,5 mm
nei maschi, 3-4 mm nelle femmine. Queste ultime spesso presentano elitre con
REVISIONE DANACAEA ITALIANE 41
zone (macchie e fasce) prive di pubescenza e disposte in modo simmetrico (for-
ma a elitre ornate), i maschi assai più raramente. Esiste tutta una gamma di
individui a elitre intermedie fra la forma ornata e la forma a pubescenza intera.
Note geonemiche e comparative — Sembra essere l’unica Danacaea del 1°
gruppo presente in Sardegna.
Praticamente non distinguibile esternamente da /eonardii dell’ Arcipelago
toscano e Corsica; lievemente diversa da trinacriae, di Sicilia, per le tempie un
po’ più corte, le espansioni laterali del protorace meno marcate e le dimensioni
in media più grandi. Non è possibile una separazione di queste tre specie con
1 soli caratteri esterni.
Località accertate — Sardegna: Seui; Aritzo; Macomer; Cagliari;
Sadali. Lazio: Civitavecchia (un solo es., forse trasportato).
Edeagi. Danacaea trinacriae n. sp.: Paratypi di Altofonte (Palermo) (31, 34) — D. imperialis:
es. di Seui (Nuoro) (35, 37, 38, 39) e di Macomer (Sassari) (36) — D. leonardu n. sp.: Holotypus
(41), Paratypi dell’ Is. Capraia (40, 42, 44) e di Monte Capanne (Elba) (43).
Danacaea distincta (Lucas, 1847) - Loc. tip.: Algeria.
Notizie bibliografiche — Lucas descrive Dasytes distinctus su pochi es.
trovati in Algeria, nei dintorni di Algeri e di Lacalle. Pic (1894a) indica la specie
di Algeria, Tunisia, Francia e Italia, affermando che è molto vicina a imperialıs,
ma non presenta la forma ad elitre ornate; descrive le var. latior (1894a) e viride-
scens (1896) dell'Algeria. PROCHAZKA (1894) la pone nel suo gruppo C, che com-
prende le specie a setole del protorace parallele e dirette in avanti; non conosce
varietà ad elitre ornate e riporta come unica località Medeah (Algeria). Nelle
42 G. LIBERTI
collezioni studiate da Prochazka però, sotto il nome di distincta erano raggruppati
esemplari nordafricani e siciliani. SCHILSKY indica distincta di Orano, Tunisi,
Algeria e Sicilia e definisce tre varietà con le seguenti sinonimie:
var. a plumbea = plumbea DESBROCHERS (1899), di Algeria (Batna, Bòne e
Orano).
var. b regalis = imperialis PROCHAZKA (non GENE), di Sardegna (senza più
precisa indicazione di località).
var. c femorata di Teboursouk.
Secondo SCHILSKY, PROCHAZKA non avrebbe visto maschi di zmperialıs
ed avrebbe confuso tale specie con distincta e mitis. HOLDHAUS (1923) dice che
distincta (determinata da S. Claire Deville) è molto comune all’ Isola d’ Elba e
in tutto l’Arcipelago Toscano (si tratta in realtà di leonard). Pic nel Catalogo
Junk (1937) sbaglia, poiché riporta distincta var. solaru Pic (1895b) «= imperialıs»
di Sicilia, mentre è di Sardegna.
Tipi — Ho visto un tipo di Lucas (?) proveniente dal Museo di Parigi,
senza cartellino di località (!). Esso non corrisponde nè alla specie siciliana (trina-
criae) nè a quella dell'Arcipelago Toscano (leonardit). Ho visto inoltre un tipo
di distincta var. solarit Pic, etichettato: “type’’; “Flumentorgia - Sardaigne V
94”; “Solarii Pic var. de distincta’’; del Museo di Parigi. Dall’esame dell’edeago,
si tratta di impertalis, come già detto.
Note geonemiche e sistematiche — D. distincta Luc. è estranea alla fauna ita-
liana, e così pure le varietà: plumbea DESBR., femorata SCHILSKY, viridescens
Pic; distincta var. regalis SCHILSKY è la forma ad elitre ornate di imperialıs.
Danacaea leonardii n. sp. - Loc. tip.: Arcipelago Toscano.
Tipi — Holotypus 3, Allotypus 9, 4 Paratypi, etichettati “Is. Capraia, La
Piana 4/5/67”; 14 Paratypi “Is. Elba, M. Capanne vers. est, m 900 2/5/67”’;
2 Paratypi “Is. Elba, M. Calamita 30/4/67” sono nella collezione del Museo di
Storia Naturale di Milano. 2 Paratypi di Capraia, id. nella collezione del Museo
Zoologico di Berlino. 3 Paratypi di Capraia, id.; 2 Paratypi di M. Calamita,
id., 20 Paratypi di M. Capanne, id. nella mia collezione, tutti raccolti dall’autore.
Derivatio nominis — E dedicata all'amico Carlo Leonardi.
Descrizione — La forma dell’edeago (figg. 40-44) è l’unico criterio distin-
tivo evidente che sono riuscito a stabilire. I caratteri esterni hanno elevata varia-
bilità individuale: riporto i più significativi: antenne oscurate alla estremità,
articoli 9° e 10° più larghi che lunghi; setole, soprattutto del protorace, sottili e
lunghe, fitte e piuttosto coprenti; espansioni laterali del protorace ben marcate
e piuttosto angolose; dimensioni da 2,8 a 3,5 mm. Tempie un poco più convesse
di trinacriae e dimensioni medie lievemente superiori; non riconoscibile esterna-
mente nè da imperialis nè da trinacriae. Maschi e femmine presentano la forma a
elitre ornate: in popolazioni dell’ Isola d’ Elba ho trovato in media il 5-15%
delle femmine e il 1-10% dei maschi con questa particolarità. Alla Capraia queste
percentuali erano tre volte più alte.
Note geonemiche e comparative — È presente nell’Arcipelago Toscano e
in Corsica e era precedentemente stata confusa con distincta (HoLpHaus, 1923)
REVISIONE DANACAFA ITALIANE 43
e probabilmente con imperialis (S. CLAIRE DEVILLE, 1920). Si tratta di specie
molto affini e pressoché irriconoscibili in base ai soli caratteri esterni.
La indicazione di Corsica è da confermare: infatti ho visto, nel materiale
del Museo Zoologico di Berlino una piccola serie di Danacaea etichettate sempli-
cemente ‘Corsica’, costituita da leonardit e ambigua frammiste, senza altra
indicazione. Ho trovato queste due specie frammiste anche all’ Isola del Giglio.
Danacaea trinacriae n. sp. - Loc. tip. Sicilia, Siracusa
Tipi — Holotypus 3, Allotypus 9, 29 Paratypi (13 33, 16 99) tutti etichettati
“Siracusa 23/2/26 Si., Schatzmayr’’, presso il Museo di Storia Naturale di Mi-
lano; 19 Paratypi (12 33 e 7 99) “Palermo, Altofonte m 300, 1/5/61 leg. Aliquö’’
e 1 Paratypus “Palermo, Portella della Paglia 20/5/62 leg. Aliquò”, mia coll.
Derivatio nominis — Dall’antica denominazione della Sicilia.
Descrizione — Edeago: figg. 31-34. Antenne con articoli 9° e 10° più larghi
che lunghi; protorace con espansioni laterali ben marcate; setole, soprattutto
del protorace, sottili e poco coprenti; dimensioni piccole, da 2,5 a 3,2 mm. Ma-
schi e femmine, i primi meno frequentemente, presentano la forma a elitre ornate.
Note comprative e sistematiche — La specie era sempre stata confusa con
distincta e distincta var. regalis. Insieme a imperialis e leonardu, costituisce un
gruppo molto omogeneo. Non sono in grado di trovare, fra esse, dei caratteri
distintivi esterni significativi; l’edeago non è molto dissimile; è presente una
elevata variabilità indivuale (maggiore che in altre specie) e si verifica la presenza
di individui con elitre ornate. Si riconosce facilmente da bucciarell per le minori
dimensioni, per la forma del protorace e delle antenne. Riconoscibile da tempora-
lis e da sicula, almeno nei maschi, per le dimensioni più piccole e per la larghezza
degli ultimi articoli delle antenne.
Località accertate — Oltre alle sopracitate: Sicilia: Bosco della Ficuz-
za (Palermo); M. S. Salvatore (Madonie); Lentini. Campania: Is. Capri.
TABELLA PER LA DETERMIDAZIONE DELLE SPECIE
La seguente Tabella dicotomica relativa ai caratteri esterni dei maschi,
può riuscire di utilità solo nel caso che si disponga di numerosi es. Una determi-
nazione sicura non può prescindere dall’esame dell’edeago, in particolare nei
gruppi 7-8.
1. Dimensioni grandi, lunghezza oltre 4 mm
— Dimensioni piccole, lunghezza inferiore a 4 mm .
2. Specie alpine ;
reiMpéecie siciliane iisunvà srasy i mw several anova oslo ‘ta aspen SARL |
3. Articoli 9° e 10° delle antenne più larghi che lunghi, setole fitte e assai
PDA OS zii hei ria Para e denticollis
— Articoli 9° e 10° delle antenne così (o più) lunghi che larghi, setole più
sottili e rade, non molto coprenti PR he
4. Espansioni laterali del protorace arrotondate, palpi e antenne chiari alle
estremità . pica ria et = I Lar pallidipalpis
— Espansioni laterali del protorace angolose e assai dilatate eg 8
Nw I D
44 G. LIBERTI
5. Lunghezza circa 5-6 mm, bordi esterni delle elitre con sagoma lievemente
Panciutan ser vs montivaga
— Lunghezza circa 4- 4, wig mm, “bordi esterni Helle ghiere ee ats BBallıDes
6. Espansioni laterali del protorace arrotondate, colorazione più chiara, palpi
REA Ce. bucciarelli
— Espansioni laterali del protorace angolose, colorazione più scura
temporalis e sicula
7. Setole corte, fitte, molto coprenti, che no spesso all’insetto
una colorazione giallastra MATINS Las, AU ambigua
— Setole sottili e piuttosto rade, meno pre calate ade biancastro . 8
8. Specie peninsulari, senza forme a elitre ornate. aurichalcea e luigionit
— Specie insulari, con forme a elitre ornate imperialis, leonardii e trinacriae
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KIESENWETTER H., 1871 - Beiträge zur Kenntnis der Malacodermen-Fauna von Corsica, Sardinien
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REVISIONE DANACAFA ITALIANE 45
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ProcHazKa J., 1894 - Cantharidae, Genus Danacaea - Best. Tab. eur. Col. 30, Brünn.
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1 Nov. Ser.), pp--80-81.
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— —, 1897 - In Kuester H. C., KRAATZ G.: Käfer Europas, 33. Nürnberg,
RIASSUNTO
Sono esaminate le Danacaea CAST. italiane del primo gruppo, secondo la classificazione di
Schilsky, quelle cioè che hanno le setole del protorace dirette tutte parallelamente in avanti. Dette
specie non sono riconoscibili con certezza sulla base dei soli caratteri esterni e ciò ha portato ad
una notevole confusione nelle determinazioni e a una scarsa attendibilità della letteratura.
L’esame dell’edeago ha permesso di concludere che in Italia sono presenti tredici specie:
montivaga MULS. & Rey, delle Alpi occidentali; denticollis Baunı, delle Alpi occidentali e centrali;
pallidipalpis AB., delle Alpi orientali, pallipes (Panz.), dell’ Italia settentrionale; temporalis ScHIL-
SKY, di Sicilia; sicula Pic, di Sicilia; bucciarelli n. sp. di Sicilia; ambigua Murs. & Rey, di tutta
Italia; luigioni Pic, dell’ Italia centrale; aurichalcea KUEST., dell’ Italia meridionale; imperialıs
(GENE), di Sardegna; leonardii n. sp., dell'Arcipelago Toscano; trinacriae n. sp. di Sicilia.
D. distincta (Luc.) è risultata estranea alla fauna italiana; distincta var. solarit Pic è sinonimo
di imperialis; pallipes var. reyi è sinonimo di pallipes; luigionit Pic non è una sottospecie di ambigua,
ma specie distinta, affine ad aurichalcea.
Di tutte le specie, con eccezione di pallidipalpis ed imperialis, sono stati visti esemplari tipici.
Di montivaga e ambigua è stato fissato il neotipo.
ABSTRACT
Revision of Italian species of Danacaea, first group (Coleoptera Dasytidae).
A group of Danacaea Cast. from Italy has been revised. Following SCHILSKY, such a group
is the first one, characterized by the prothorax hairs all parallel and pointing ahead. ‘The diffe-
rences among external taxonomical characters do not allow a reliable identification of the
species and this explains the confusion and the poor reliability of the altogether scarce literature
on this subject. The close examination of the edeaga has allowed a more reliable identification
of the different species and has led to the following conclusions: 1) There are in Italy 13 species.
2) Three of them are here described fro the first time: leonardii, from Tuscan Islands; trinacriae,
from Sicily; bucciarellii, from Sicily. 3) distincta (Luc.) should not be included in the Italian fauna;
pallipes var. revi Pic = pallipes Panz.; distincta var. solarii Pic = imperialis. 4) Neotypes of mon-
tivaga and ambigua have been defined; lectotypes of pallipes, temporalis and aurichalcea have been
defined. No typical specimens were seen for pallidipalpis and imperialis only.
Indirizzo dell’A.: Via U. Bassi 13, 20159 Milano
46
WALTER FOGATO
Museo Civico di Storia Naturale di Milano
NOTE SUI LUPERUS BICOLORI ITALIANI E DESERIZIONE. DI
EE LEONARDI N, SE. |
(Coleoptera Chrysomelidae)
Osservazioni sistematiche sul genere
La determinazione delle specie del genere Luperus è spesso difficoltosa,
soprattutto a causa della grande variabilità di molti caratteri, tra cui colorazione,
punteggiatura, forma del pronoto e morfometria generale. Relativamente costanti
(con eccezioni) sono la lunghezza delle antenne dei 33, la robustezza delle zampe
(e la parallela dilatazione dei tarsi anteriori dei gg), le dimensioni della sperma-
teca e, soprattutto, l’aspetto e le dimensioni dell’edeago, il quale, nelle specie
esaminate, offre ottimi caratteri tassonomici; anche se, talvolta, seccando, tende
a schiacciarsi, presenta sempre caratteristiche tali da consentire determinazioni
sicure. Conseguentemente i Sg non offrono problemi diagnostici; le 99 viceversa,
presentano singoli esemplari dubbi, e, in alcune specie, sono del tutto indeter-
minabili.
In appendice a questo lavoro ho dato una tabella dicotomica per i Luperus
bicolori presenti in Italia, basandomi esclusivamente sui caratteri esterni onde
permettere una prima suddivisione dei gg e una determinazione probabilistica
delle 99. Tra i caratteri che in essa ho riportato figura la punteggiatura elitrale
che, essendo poco descrivibile, potrà essere valutata con l’aiuto delle fotografie
(figg. da 87 a 103); purtroppo, occorrendo un numero troppo grande di fotografle
per dare una visione esatta della variabilità infraspecifica, ho dovuto rappresen-
tare solo esemplari caratteristici: raccomando perciò, dove possibile, l’esame di
serie e non di singoli esemplari.
Tranne che per L. fiorii, nigripes, lyperus e maculicorms, ho esaminato
serie numerose, di centinaia di esemplari; per ogni specie (tranne che per w-
ridipennis) ho elencato solo le località in cui la presenza del $ mi ha garantito
l'esattezza della determinazione.
Luperus leonardii n. sp.
Descrizione
Lunghezza del corpo: 44 3,12-3,90 mm; 92 3,35-4,46 mm. Lunghezza
delle antenne: gg 3,6-5,41 mm; 99 2,68-3,57 mm.
Elitre nere, lucide, senza riflessi metallici, con punteggiatura non molto
forte, più irregolare nel $ che nella 9, formata da punti più grandi con mescolati
punti molto più piccoli.
Pronoto giallo, liscio, con piccolissimi punti sparsi, regolarmente e modera-
tamente curvato ai lati; prosterno più o meno oscurato tra le anche.
LUPERUS BICOLORI ITALIANI 47
sporgenza lati riflesso annerimen. sporgenza lati riflesso annerimen.
occhi protorace metallico to zampe occhi protorace metallico to zampe
od: ©
oo oe. e
lei
|
al ai
e|ejele
Fig. 1 - Variabilità di quattro caratteri in Luperus flavipes (L.): sporgenza occhi: a) occhi più
stretti del protorace (figg. 6, 8), b) valore medio (figg. 9, 10), c) occhi più sporgenti del protorace
(figg. 5, 7); lati protorace: d) non convergenti alla base (figg. 7, 8, 9), e) valore medio (fig. 10),
f) convergenti alla base (figg. 5, 6); riflesso metallico (1): g) assente, h) debole, i) presente; anne-
rimento zampe: 1) femori e tibie con annerimento esteso, m) anche le tibie leggermente oscurate,
n) solo la base dei femori annerita.
(1) il carattere è stato valutato bagnando le elitre con alcool.
* e ** : vy. testo a pag. 51.
48 W. FOGATO
Capo nero, lucido, largo (occhi compresi) quanto il pronoto nel 4, più
stretto nella 9; parte anteriore al di sotto degli occhi e parti boccali più o meno
giallastre; carena frontale liscia o con qualche piccolo punto sparso.
Antenne brune con i primi articoli giallastri, superanti nel $ la lunghezza
del corpo di almeno due articoli finali (misurate stese in avanti), nella © più
corte del corpo.
Zampe completamente na talvolta le anche oscurate; nel 4 primo arti-
colo tarsale anteriore snello (figg. 39,40).
Edeago in visione dorsale ristretto verso l’apice a forma di bottiglia; estre-
mità dilatata in due piccole orecchiette rivolte verso ıl basso; due coste elevate,
più o meno ispessite, ai lati dell’orifizio, che, in visione laterale, determinano un
profilo piuttosto tozzo e pressocché parallelo fino all’apice (figg. 35, 36, 37, 38).
Dati morfometrici: Lunghezza elitrale: 43 2,28-2,96 mm; 99 2,45-3,46
mm. Lunghezza pronoto (Lp): gg 0,57 - 0,71 mm; 92 0,57-0,85 mm. Larghezza
pronoto (lp): 43 0,78-0,98 mm; 99 0,81-1,22. Valore di Ip/Lp: gg 1,27-1,52;
02 1,37-1,50.
Derivatio nominis: dedico la specie all’amico Dr. Carlo Leonardi.
Elen@o even pari della série tipica:
Holotypus (3): Liguria: Chiavari 8.V.1975 leg. Leonardi (MM), (figg. 3, 35, 39).
Paratypi: Piemonte: 4 gg 1 £ (CZ) 1 & (CF) 1 g (CM) Rivalta Scrivia Torr. Scrivia 11.
V.1971 leg. Briganti; 1 d (MM) Pettenasco 16.V.1926 Schatzmayr (fig. 36); 13 322 (MM) Ro-
vasenda 23.V.1977 leg. Leonardi; 2 22 (CF) 1 2 (CK) Rovasenda 5.VI.1977 leg. Fogato; 6 99
(MM) 2 22 (CF) 2 92 (MB) Rovasenda 5.VI.1977 leg. Leonardi (fig. 96). Lombardia: 1 g (MV)
Val Staffora Casona m 800 5.V.1946 leg. Focarile; 3 44 3 92 (MM) 1 3 (CF) Monza Parco V.1948
leg. Loro. Veneto: 2 44 (MV) 1 & (CF) Ponte Molino F. Tartaro V.1966. Liguria: 1 ¢ (MV)
12 (CF) M. Antola 15.VI.1940 leg. Solari; 2 Sg 12 (MV) F. Castellaccia 7.V.1942 leg. Solari;
3433 22 (MV) 131% (CF) Nervi V.1910 leg, Invrea; 9 gg 10 99 (CF) 233 (MM) 1312 (MP)
1419 (MMo)1g12(BM)1g (CC)1319 (CR) 13 (MB) Chiavari 8.V.1975 leg. Leonardi
(Figg. 16, 28, 30, 37, 38, 40, 95); 1 ¢ (MM) Testico 1.VI.1960 leg. Rossi; 2 gg 2 99 (CD) 19
(CF) M. Fascie V. 1970 ice. Rocchi (fig. 29); 1 3 3 22 (MV) M. Fascie VI. 1919 leg. Baliani; 1 g
(MV) Fontanegli leg. Baliani; 1 4 (MV) Molassana leg. Baliani; 1 g (CZ) 1 & (CF) Vobbia Candie
m 850 5.VI.1976 leg. Cassulo; 1 & (CZ) Rivarolo 16.V.1965 leg. Briganti; 1 4 7 99 (CZ) 2 22 (CF)
Carro Colle d. Mola m 600 25.V1.1975 leg. Briganti; 1 & (CZ) Mola Prato Casarite 13.V.1973
leg. Zoia; 1 & (CZ) Neirone Ognio 5.V.1974 leg. Zoia; 1 g (CZ) Finale Ligure S. Bernardino
31.V.1975 leg. Zoia. Emilia: 1 6 (MP) Galliera 5.V.1941; 13 44 2 99 (MV) 238 (CF) 2 33 (MM)
1 4 (CK) La Santona 1050 m V.1964; 1 & (MV) Piandelagotti VI.1962; 1 & 12 (MV) Pavullo
V.1959; 13 (MV) M. Vallestra m 900 VII. 1959; 253 19 (MV) Baiso 15. V. 1952 leg. Moscardini;
233 (MV) Croara 16.V.1965; 14 (MV) Fiamalbo 29.V.1965 leg. Moscardini; 1 ¢ (MV) Holaann
V.1916 leg. Invrea; 1418 9 (CI) 5343 2 292 (MM) 15 dd 4 92 (CF) Gessi di ci Predosa 19.V.1978
leg. Fogato. Toscana: 1 4 1 (MM) Firenze V.1919 leg. Lombardi; 1 & (CD) S. Piero a Sieve
15.V.1969 leg. Rocchi; 1 £ (MV) Montagna Pistoiese VI.1940 leg. Langa: Too LE (WEY). TS
(CF) Mensola leg. Gapliardi: 1g 299 (CZ) Massa Carrara Zeri Coloretta 14. VI. 1973 leg. Briganti.
Marche: 1 ¢ (MM) 1 & (CF) M. Conero 26.V.1925 leg. Schatzmayr. Abruzzo 1 4 (MV) M. Greco
m 1200 15.V1.1973 leg. Osella; 1 ¢ (CF) 1 & (MM) Gran Sasso C. Imperatore m 1200/1400 31.V.
1976 leg. Leonardi. Lazio: 1 g 12 (MV) Monti Reatini Piano del Fuscello VI.63; 1 4 (CD) Citta-
ducale 4.V.1966; 1 & 1 9 (CD) 1 & (CF) Canepina 5.VI.1970. Campania: 1 g (MV) Lago del
Matese VI.1962; 4 33 9 99 (MV) 1 & 1 £ (CF) 1 £ (CM) 1g 1 £ (CG) Vallepiana VI.1956. Ca-
labria: 2 4g 3 92 (MV) 1 £ (CF) La Sila Lorica VI.1960; 1g (MV) M. Pollino VI.1953 leg. Ruffo.
Basilicata: 1 4 (MM) M. Vulture 22.V.1925. Puglie: 1 & (MB) Vico G. 26.V.1913 leg. Fiori.
La specie è diffusa praticamente in tutta Italia. Delle località La Santona,
Piandelagotti, Croara, Fiumalbo, Gessi di Zola Predosa, Ponte Molino, S. Piero
a Sieve, Canepina ho esaminato esemplari frammisti a L. pygmaeus.
LUPERUS BICOLORI ITALIANI 49
Not esbiodoglichse
Ho potuto verificare la presenza della specie su Ulmus minor a Gessi di
Zola Predosa; gli esemplari di Canepina portano invece l’indicazione “raccolti
su nocciolo” e sulla stessa pianta ho raccolto la specie a Rovasenda. La data più
tarda segnalata è 25.VI. ma i 43 diventano già rari verso la fine di maggio.
Note comparative
La specie era confusa fino ad oggi con il Luperus pygmaeus JOANNIS.
I 43 si distinguono principalmente per avere le antenne sempre più lunghe
del corpo di almeno due articoli finali, mentre nel pygmaeus le antenne sono lunghe
circa quanto il corpo (non ho visto i tipi del pygmaeus ma il carattere delle an-
tenne, citato da JOANNIS esplicitamente, non dà adito a dubbi); i gg si riconoscono
inoltre per l’edeago di foggia e dimensioni differenti (figg. 35, 36, 37, 38, 43, 44,
45); quest’organo in alcuni esemplari non ben sclerificati, tende a schiacciarsi
lateralmente in senso longitudinale (fig. 36), è comunque sempre distinguibile
da quello del pygmaeus, oltre che per le maggiori dimensioni, anche per la pre-
senza delle due coste ai lati dell’orifizio distale (nella fig. 35 indicate dalle frecce);
inoltre nel pygmaeus il bordo laterale delle due orecchiette apicali si prolunga
verso l’indietro in uno spigolo vivo (nella fig. 44 indicato dalla freccia) che non
esiste nell’edeago del /eonardi.
Le 99 sono meno facilmente identificabili; si distinguono da quelle del
pygmaeus per la punteggiatura più leggera e meno regolare e per l’assenza totale
di riflessi metallici sulle elitre; anche il pygmaeus presenta elitre nere, che però
Oo zampe totalmente gialle O © © Singoli esemplari
Oo femori anneriti | |
@e anche le tibie annerite OO oitre 5 esemplari
Fig. 2 - Cartina di distribuzione alpina delle forme di annerimento
delle zampe in L. viridipennis GERM.
50 W. FOGATO
assumono un riflesso blu o verde blu se bagnate con alcool o acqua, mentre nel
leonardii le elitre non presentano alcun riflesso nemmeno con questo artificio.
Entrambi questi caratteri sono però variabili, infatti ho potuto osservare esem-
plari con punteggiatura intermedia e, sebbene in nessun esemplare di leonardu
abbia potuto notare riflessi metallici, ho esaminato altresì degli esemplari di
pygmaeus con riflessi metallici praticamente nulli.
La forma della spermateca non è di utilità sistematica, essendo simile per
forma e dimensioni nelle due specie (figg. da 28 a 34).
Assai affine al leonardii sembra anche il L. kiritshenkoi OGLOBLIN (1936,
Faune URSS, 26 (1), pp. 294, 418, 427) della Crimea, che non ho potuto esami-
nare; in base alla descrizione originale questa specie si distingue soprattutto per
la conformazione nettamente ad ancora dell’apice dell’edeago (fig. 46), e per le
antenne del 3 poco più lunghe del corpo.
Luperus flavipes (L.)
(= L. carniolicus KIESENWETTER, 1861) n. syn.
Wırcox J. A., 1973. Suppl. Coleopt. Cat. Junk, 78 (3), pp. 618, 619.
MUELLER G., 1952. I Coleott. della Ven. Giulia, II, pp. 460, 463, 466, 467.
Joannis L., 1866. Abeille, III, pp. 144-146.
Come risulta dalla descrizione originale, il carniolicus fu descritto da KIE-
SENWETTER come specie assai prossima al flavipes (L.); riporto la traduzione
del testo in quanto può forse essere utile a chiarire possibili errori di interpreta-
zioni: « Nella colorazione l’insetto corrisponde del tutto al flavipes, se ne distacca
però per la punteggiatura più distanziata, più regolare e un po’ più forte, per le
elitre più lisce, per il protorace non o insensibilmente ristretto verso la base, e
soprattutto per gli occhi meno sporgenti a forma di sfera ».
Risulta perciò che ı caratteri dati da KIESENWETTER per distinguere le due
specie sono: la sporgenza degli occhi e la forma del pronoto, oltre alla punteggia-
tura delle elitre. Questi caratteri sono stati oggetto da parte degli AA. successivi
di interpretazioni più o meno arbitrarie, cosa del resto comprensibile data la
scarsa precisione della descrizione: infatti nel carniolicus gli occhi dovrebbero
essere meno sporgenti a forma di sfera, sporgenza che gli AA. considerano gene-
ralmente riferita al protorace, poiché senza questo riferimento il carattere è
scarsamente apprezzabile; il pronoto dovrebbe essere nel carniolicus non o insen-
sibilmente ristretto verso la base, perciò non necessariamente a lati rettilinei e
paralleli come secondo diversi AA.; di fatto però quando i lati sono curvi ten-
dono ad essere ristretti verso la base e viceversa (figg. da 5 a 10). Va considerato
inoltre che i suddetti caratteri, anche se non specificato, si riferiscono ai gg.
La punteggiatura delle elitre costituisce, particolarmente in questo caso,
un carattere poco valutabile in quanto variabilissimo.
Non ho potuto esaminare il tipo del carniolicus perché irreperibile, né i
due esemplari citati da JOANNIS (1866, p. 146), ho però esaminato molto materiale
relativo a flavipes e carniolicus di varie collezioni, rilevando che i caratteri di-
stintivi dati da KIESENWETTER e dagli AA. successivi non possono essere consi-
derati validi poiché presentano tutti i valori intermedi e sono fra loro mescolati
in modo del tutto casuale, come già aveva osservato MÜLLER (1952 p. 466).
I risultati della ricerca, svolta su oltre 100 43, sono riassunti schematica-
mente nella fig. 1, in cui ho considerato tre modalità per ogni carattere e cioè:
LUPERUS BICOLORI ITALIANI 51
i due valori estremi e un valore medio, assimilando a questi tre valori le ulteriori
variazioni intermedie. Compaiono nella tabella oltre alla sporgenza degli occhi
e alla forma del protorace, citati da KIESENWETTER, anche il riflesso metallico delle
elitre citato da MÜLLER (1952 pp. 463, 467) e la colorazione delle zampe citata da
JOANNIS (1866 p. 146) per verificarne l'eventuale utilità sistematica. I valori dei
caratteri suddetti riferentisi al carniolicus sono sulla sinistra delle colonne e i
valori corrispondenti al flavipes sono sulla destra: se le due specie fossero ben
distinte si avrebbe una concentrazione di punti sui due lati delle colonne, inol-
tre la maggioranza degli esemplari avrebbe tutti 1 punti o da un lato o dall’altro,
viceversa si nota subito che questo non succede e addirittura c’è più concentra-
zione di punti sui valori intermedi.
Non ho considerato la punteggiatura delle elitre per la ragione già esposta.
Ho potuto esaminare esemplari della Coll. Springer, conservati presso il
Museo di Milano, facenti parte del materiale citato da MÜLLER (1952 pp. 466,
467), alcuni con determinazione di MÜLLER stesso. Questi esemplari sono stati
messi in particolare rilievo nella tabella, indicando con un asterisco quelli ascritti
al flavipes e con due asterischi quelli ascritti al carniolicus; le località corrispondenti
sono indicate con un asterisco nell’elenco del materiale esaminato.
Fig. 3 -fLuperus florii WsE. (Lectotypus) ingrandimento 11,2 x
Fig. 4 - Luperus leonardii n. sp. (Holotypus) ingrandimento 10,8 x
52 | W. FOGATO
Anche l’esame dell’edeago, che ha rivelato una forte variabilità, non ha
portato all’isolamento di due forme ben definite. Dopo avere anatomizzato circa
70 83 ho rivelato che la forma più frequente è quella rappresentata nella fig. 25,
cui seguono, in ordine di frequenza, la fig. 24, in cui i dentini apicali sono più
ripiegati verso il basso, e la fig. 26, in cui, forse per scarsa sclerificazione, l’estre-
mità si piega verso il basso. La forma estrema rappresentata nelle figg. 22 e 23,
in cui i dentini sono più o meno completamente ripiegati verso il basso e verso
l'interno, è meno frequente.
Non ho trovato caratteri che permettano di distinguere le 9£ del flavipes
da quelle del lyperus, di cui, ho visto pochissimo materiale, perciò non ho appro-
fondito l’esame della spermateca (figg. 70, 71), riservandomi di farlo se e quando
avrò risolto questo problema.
La specie ha un’ampia diffusione europea e si spinge fino in Asia centro-
settentrionale. Secondo PORTA è presente in Italia in tutte le regioni settentrio-
nali fino all’Emilia e alla Toscana.
Località dei dg. esaminati.
Piemonte e Val d’Aosta: Castelnuovo; Crissolo; Val Susa; Torino; Cogne (fig. 23); Oropa;
Entracque; Gran Paradiso (fig. 8); Val Mastallone. Lombardia: Zelbio Piano Tivano. Veneto:
M. Baldo; Cansiglio; M.ti Lessini (figg. 24, 25, 70, 71); Fadalto; Falcade; Grado; P. Falsarego;
Verona (fig. 10); Galbana; P. Fittanze; M. Malera. Trentino Alto Adige: Tiles; Brixen; M. Pa-
subio. Friuli e Venezia Giulia: Casarsa; Staz. Carnia (fig. 7); M. Spaccato*; L. Cavazzo; Cividale;
Pieris; M. Chiampon; F. Timavo (fig. 5); Nevea. - Jugoslavia: Tarnova*; Vremsica* (fig. 9);
M. Nanos*; M. Taiano*; M. Nevoso*; Prestrane* (fig. 22); Territorio del Dobratsch; Mali
Kras (fig. 26); Goljane; Castelnuovo; Velikidol* (fig. 6); Sappiane*; Val Quieto*; Sagrado*;
Radusa; M. Pomar (fig. 101). - Austria: Graz - Svizzera: Brig; Eiveberg.
Luperus viridipennis viridipennis GERM., 1824
(= L. viridipennis gredleri MueLLER, 1949) n. syn.
(= L. viridipennis winkleri MUELLER, 1949) n. syn.
Witcox J. A, 1973. Suppl, Coleopt? Cat. Junk; 78 (3), pp. 627, 628.
MUELLER G., 1952. I Coleott. della Ven. Giulia, II, pp. 460, 464, 467, 468.
Ho esaminato un buon numero di esemplari di viridipennis ed ho potuto
verificare, come gia aveva osservato Burlini in una nota nella scatola della colle-
zione del Museo di Milano contenente la specie, che la forma con le zampe com-
pletamente gialle e la forma con le zampe estesamente annerite, descritte da
MULLER (1949, Atti Mus. Trieste) rispettivamente come ssp. gredleri e ssp. win-
Rleri, si trovano spesso assieme, mescolate alla forma tipica con femori parzial-
mente anneriti; dalla cartina (fig. 2), che riassume 1 risultati della ricerca, si
può vedere come la specie abbia la tendenza a variare localmente e, anche se la
forma con le zampe completamente gialle è indubbiamente più frequente nelle
Alpi orientali che altrove, non mi sembra che quest’ultima e la forma con zampe
estesamente annerite siano abbastanza ben definite geograficamente da potersi
vedere in esse due sottospecie distinte; mi sembra quindi giusto ritenere le forme
gredleri e winkleri semplici aberrazioni di colore.
Generalmente la evidente colorazione metallica e la particolare lucentezza
delle elitre sono sufficienti per distinguere a prima vista questa specie dalle altre,
nei casi in cui però le elitre si presentino nere, con o senza riflessi metallici, l’in-
dividuazione è ancora possibile attraverso altri caratteri esterni e cioè: la punteg-
giatura delle elitre (vedi tabella dicotomica); la robustezza delle zampe, che nel
38) 6 (43)
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LUPERUS BICOLORI ITALIANI 53
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Figg. da 5 a 10: capo e protorace in gg di L. flavipes (i disegni sono a diversi ingrandimenti).
Figg. da 11 a 16: antenne. (In questa e nelle tavole successive il numero scritto in verticale a fianco
di ciascun disegno corrisponde alla lunghezza elitrale in mm).
54 W. FOGATO
3g presentano il primo articolo tarsale anteriore dilatato (pur essendo questo
carattere soggetto a una certa variabilità: figg. 75, 76) e, nella 9, i tarsi anteriori
piuttosto tozzi (anche qui con una forte variabilità: figg. 77, 78).
L’edeago è molto caratteristico: in particolare in visione laterale presenta
una sinuosità all’apice che lo rivolge leggermente all’insù o quantomeno lo rende
N
dritto, mentre nelle altre specie l’apice è sempre più o meno curvato verso il
basso (figg. 18, 19).
La spermateca è più grande e più tozza rispetto a quella di pygmaeus,
leonardü e nigripes (figg. da 51 a 57) (1).
Le antenne sono abbastanza tozze, nel $ lunghe circa quanto il corpo. Il
capo del & è più stretto del pronoto.
Questa specie, secondo gli autori, ha una grandissima diffusione: è presente
praticamente in tutta |’ Europa (f.ma tipica) e, attraverso la Siberia (ssp. laricıs
Motscu.) giunge fino al Giappone (ssp. spurius OGL., ssp. murakami KIMOTO).
In Italia è quasi esclusivamente alpina, spingendosi a sud fino all’Appennino
tosco-emiliano.
Specie molto affine è il pyrenaeus GERMAR (Pirenei, Puy de Dòme), che
differisce quasi esclusivamente per la conformazione dell’edeago (fig. 27; Puy
de Döme Mont Dore, le linee tratteggiate indicano una parte nera del sacco
interno visibile in trasparenza). Le differenze esterne tra le due specie sono molto
incerte: generalmente le elitre sono di un verde più chiaro e brillante, la punteg-
giatura un po’ meno regolare formante a volta delle rughe presso la sutura, le
zampe completamente gialle.
Località del materrale esaminato.
Piemonte e Val d’Aosta: Vinadio; Bobbio Pellice; Moncenisio; Val Chisone (figg. 52, 53,
54, 93); Val Susa; Ceresole Reale; Cervinia; Prato Nevoso; Aosta; M. Bertrand; Val Pellice
(fig. 76); Viozene; Gran Paradiso; P. S.Giacomo; Val Formazza; Cuneo; Oropa; Sestrière;
M. Marca; S. Grato; Valsabbiola; Valle Oropa; Valnontey; St. Rhemy; M. Mondolè; M. Rosa;
V. Cortoz. Lombardia: Grigna (figg. 18, 55, 57, 92); M. Cadelle V. Brembana; M. Vespolo;
Esine; F. Ticino; Boffalora; Valcamonica; Arnoga; Sondrio. Liguria: M. Penna (fig. 14); M.
Aiona (fig. 15); S. Stefano d'Aveto; M. Argentera. Veneto: M.ti Lessini (figg. 19, 75, 91); Sette-
comuni. Trentino Alto Adige: Dobbiaco (figg. 13, 51, 56); Ortisei; Centa; Pieve di Ledro; Spron-
sertal; Fassa; Valle Aurina; Costalunga; P. Tonale; Ossano; Pellizzano; Pejo; P. Rolle; Vallarsa
(fig. 77); Val Daone; Val di Genova. Friuli Venezia Giulia: L. di Raibl; Matajur. Toscana: Alpi
Apuane Gramolazzo. Emilia: Corno Scale; Lago Santo. - Jugoslavia: M. Nevoso. - Svizzera:
Wallis. - Francia: Alta Savoia (fig. 78); Cöte de La Golère.
Luperus fiorii WrISE 1895.
Witcox* J. A.}<1973. Suppl Coleopt, Cat. Junk, 78 (3), p. 619.
Porta A., 1934. Fauna Coleopt. Italica, IV, p. 321.
MUELLER G., 1952. I coleott. della Ven. Giulia, II, p. 464.
L’insetto si presenta tozzo e robusto (fig. 4). Le elitre sono nere con vaghi
riflessi metallici, opache a causa di una forte zigrinatura del fondo, con forte
(+) In questa specie, come in quelle trattate più avanti, il carattere della grandezza della
spermateca va valutato tenendo conto anche delle dimensioni totali dei singoli esemplari poichè
tende a variare in proporzione (v. misure elitrali indicate nei disegni).
LUPERUS BICOLORI ITALIANI 55
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Figg. da 17 a 26: edeagi in visione dorsale (a), laterale (b), ventrale (c).
56 W. FOGATO
punteggiatura irregolare molto densa specialmente verso la sutura. Una 9 della
serie tipica presenta, forse a causa di una non completa pigmentazione, una fascia
sfumata più chiara sui bordi laterali e posteriori delle elitre.
Le zampe, molto robuste, sono interamente gialle, solo gli ultimi articoli
tarsali qualche volta oscurati. Nel $ il primo articolo tarsale anteriore è molto
dilatato, nella 9 molto tozzo (figg. 85, 86).
Le antenne sono effettivamente molto corte, anche se non così tozze come
dice WEISE nella descrizione originale (figg. 11, 12). In una © della serie tipica
il terzo articolo antennale è solo di poco più lungo del secondo, mentre negli
altri esemplari la differenza tra i due articoli è evidente.
La specie come si può dedurre anche da queste brevi note è molto caratte-
ristica, tuttavia un ulteriore ottimo carattere é la conformazione dell’edeago
(fig. 17). La spermateca è simile per forma e dimensioni a quella del L. viridi-
pennis (fig. 67).
La specie sembra molto rara e localizzata, infatti non ho notizie attendibili
di altre catture oltre a quelle fatte da Fiori in Abruzzo.
Nello schedario della Coll. Fiori (conservato a Bologna), scritta di pugno
da Fiori stesso, è indicata la pianta sulla quale fu trovato l’insetto: Carum carvi-
folium D. B. (Ombrellifere).
Esemplari della serie tipica (MB).
Lectotypus (qui fissato): 4, Abruzzo, Gran Sasso VII.94 A. Fiori (figg. 4, 11, 17, 85, 87)
Paralectotypi (qui fissati): 4 99, Abruzzo, Gr. Sasso VII.94 A. Fiori (figg. 12, 67, 86, 88).
Altro materiale esaminato (MB).
233 1 £ Abruzzo, Gran Sasso VII.98 A. Fiori; 3 92 Abruzzo, Gran Sasso 13.VIII.87 A. Fiori;
1g 1 2 Abruzzo, Gran Sasso Campo Pericoli 3.VIII.924 A. Fiori; 1 & 2 92 Abruzzo, Maiella
26.VII.907 A. Fiori.
Luperus nigripes KIESENWETTER, 1861
Wırcox J. A., 1973. Suppl. Coleopt. Cat. Junk, 78 (3), p. 624.
MUELLER G., 1948. Atti Mus. Storia Nat. Trieste, 27, p. 97.
MUELLER G., 1952. I Coleott. della Ven. Giulia, II, p. 462.
La forma tipica presenta protorace nero e zampe completamente nere,
l’insetto è però molto variabile nella colorazione e arriva nella a. garieli AUBE
1862 (= a. maritimus DANIEL 1903) ad avere protorace giallo, antenne con i primi
articoli giallastri e zampe con solo i femori anneriti e tibie più o meno oscurate;
una forma intermedia è l’a. geniculatus JOANNIS (1866, Abeille, pp. 151-153, 164)
con solo le articolazioni tibio-femorali e i primi articoli delle antenne rossicci.
L’ a. garieli può essere confusa con il L. viridipennis, con il quale condivide
molte caratteristiche e cioè: la punteggiatura forte e regolare delle elitre, la colo-
razione variabile da un verde metallico scuro al nero con riflessi più o meno
evidenti, le antenne del $ lunghe circa quanto il corpo, la larghezza del capo nel
g un poco inferiore a quella del pronoto e infine, al contrario di quanto dice
MULLER (1948 e 1952), una leggera dilatazione del primo articolo tarsale anteriore
del 3, il cui campo di variabilità si sovrappone parzialmente a quello del L. viri-
dipennis, sebbene non raggiunga i valori massimi di questa specie (figg. 79, 80):
un discorso analogo vale per i tarsi anteriori della 9, che si presentano piuttosto
tozzi (fig. .81).
LUPERUS BICOLORI ITALIANI 57
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(se) a N N : > oF oo
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Figg. 27, 35, 36, 37, 38, 43, 44, 45: edeagi in visione dorsale (a), laterale (b), ventrale (c). Fig.F46:
edeago di L. kiritshenkoi OGLOBLIN in visione ventrale da OGLOBLIN, Faune URSS (il disegno
non è in scala con gli altri). Figg. da 28 a 34: spermateche (stessa scala degli edeagi). Figg. 39,
40, 41, 42: tarsi anteriori destri.
58 W. FOGATO
Spesso anche il L. viridipennis presenta sul pronoto dei punti grossolani
ma questi sono scarsi e limitati alla zona circostante gli angoli posteriori del
pronoto stesso, mentre il resto e soprattutto il disco, appare praticamente liscio
o con piccolissimi punti radi, perciò mai così punteggiato come nel L. mgripes
(figg. 93, 94).
Buoni caratteri distintivi tra le due specie sono anche la forma dell’edeago
(figg. 20, 21) e le dimensioni della spermateca, che nel L. nigripes è più piccola
e meno tozza, come si può vedere dai disegni e dalle lunghezze elitrali relative
(figg. da 58 a 62).
Secondo gli autori la specie ha una distribuzione alpina.
Lecalitasdel materiale esiaminatoa.
Piemonte: Picc. S. Bernardo; Brusson; M. Bianco (fig. 80); Fenestrelle (figg. 20, 58, 59,
62, 81); Valdieri (figg. 21, 60, 61, 79, 89, 90, 94); Val Pellice. - Svizzera: Wallis.
Luperus biraghii Ragusa, 1871.
WiLcox J. A., 1973. Suppl. Coleopt. Cat. Junk, 78 (3), p. 618.
Porta A., 1934. Fauna Coleopt. Italica, IV, p. 322.
MUELLER G., 1952. 1 Coleott. della Ven. Giulia; II, p. 264.
Le zampe sono di colorazione variabile e possono essere totalmente gialle
o con i femori anneriti alla base. La forma con le zampe totalmente gialle si
può confondere con il L. pygmaeus dal quale la specie si distingue nel &, oltre
che per la forma dell’edeago (figg. 47, 48, 49), anche per una leggera dilatazione
dei tarsi anteriori (figg. 82, 83, 84). Le 00 al contrario, sono meno facilmente
distinguibili; può essere di qualche aiuto la spermateca, che si presenta nel L.
biraghii più grande che nel L. pygmaeus (figg. da 63 a 66). Per le dimensioni la
spermateca è peraltro simile a quella del L. wiridipennis, al quale il L. biraghii
è abbastanza affine e dal quale si distingue principalmente, oltre che per l’edeago,
per la colorazione delle elitre, per la punteggiatura meno regolare e per il primo
articolo tarsale anteriore del 3 mai così dilatato come nel L. viridipennis. Non mi
risulta che ci sia sovrapposizione nell’areale di distribuzione delle due specie.
Il L. biraghit, descritto della Sicilia (Ficuzza) e noto della Calabria, è citato
dal Porta di Puglie, Campania, Appennino Romano e M. Amiata. Non ho visto
esemplari di Toscana, il materiale più settentrionale che ho esaminato è delle
Marche (M.ti Sibillini). Marche e Abruzzo sono località nuove per la specie.
Località del materiale esaminato.
Marche: M.ti Sibillini, Piano Grande. Abruzzo: Gran Sasso (figg. 47, 49, 65, 82, 99, 100);
Val di Corte; M. Sirente; Forca d’Acero; M. Marsicano; M. Greco. Lazio: Monti Reatini Vallo-
nina; Piano del Fuscello. Calabria: Camigliatello; M. Pollino (figg. 48, 63, 64, 84); Botte Donato;
M. Altare; Serra Stella; Lorica; Ampollino; Montescuro; Borgo Spineto; Cecita. Sicilia: Ficuzza
(fig. 66); Nebrodi Femminamorta; Madonie Piano Zucchi; Piana d. Albanesi (fig. 83).
Luperus pygmaeus JOANNIS, 1866.
Wiccox"]. A. 1973. ‘Suppl: Coleopt. Cat. Junk, 78 (3), p: 625.
MueLLER G., 1952. I Coleott. della Ven .Giulia, II, p. 463.
Per le osservazioni di carattere sistematico rimando alla diagnosi del L.
leonardii e alle note sul L. biraghit (pp. 49 e 58).
LUPERUS BICOLORI ITALIANI 59
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75 79 83 84 85 ‘ 86
viridipennis | a biraghii sl cat HOF Si
Figg. da 47 a 50: edeagi in visione dorsale (a), laterale (b), ventrale (c). Figg. da 51 a 74: spermateche
(stessa scala degli edeagi). Figg. da 75 a 86: tarsi anteriori destri.
60 W. FOGATO
Aggiungo solo che, in base al materiale esaminato, mi risulta che la specie
abbia una distribuzione prettamente appenninica: molto comune in Emilia, il
materiale più settentrionale che ho visto è del Lago di Arquà nel Veneto e quello
più meridionale del Parco Naz. d'Abruzzo e del Gargano. Citazioni più setten-
trionali o più meridionali sono probabilmente da attribuirsi al L. leonardii che
ha una distribuzione palesemente più ampia.
Località, del materna le esami neato.
Lombardia: Passo del Brallo. Veneto: Lago di Arquà. Emilia: Gessi di Zola Predosa;
Riale di Zola Predosa; Dorgola; La Santona; Piandelagotti; L. Ninfa; Modena; Croara; Dogana
di Fiumalbo; Passo Colla (figg. 42, 43, 97, 98); Ferriere (figg. 31, 32, 33, 34, 41, 44); Porretta.
Toscana: M. Amiata (fig. 45); Olmo; S. Piero a S.; Firenze. Marche: Val Bolognola M.ti Sibillini.
Abruzzo: L'Aquila; Parco Naz. d'Abruzzo Val di Corte. Lazio: Roma. Puglie: Gargano.
Luperus lyperus (SULZER 1776).
WiLcox\J. A. 1973.:Suppl.|Coleopt. Cat. Junk, 78 (3), PB. 622, 623.
MUELLER G., 1952. I coleott. della Ven. Giulia, II, pp. 463, 468.
Luperus dispar REDTENBACHER L., 1874. Fauna Austriaca, p. 492.
Luperus luperus, PoRTA A., 1934. Fauna Coleopt. Italica, IV, p. 321.
Luperus luperus, LABOISSIERE V., 1934. Ann. Soc. ent. France, 103, pp. 25, 26, 27 (dis. larva), 88,
59-97, 295,99.
Non ho potuto esaminare sufficiente materiale relativo a questa specie
per potermi fare un'idea esatta dei caratteri e della variabilità.
Una serie di 3 33 e alcune 99 di Espinama (Pirenei) corrisponde ai caratteri
del L. lyperus dati dagli AA., 1 33 presentano l’edeago simile al L. flavipes e
d’altro canto sono simili anche per tutto il resto tranne che per il colore del pro-
noto; le 99 della stessa serie presentano una spermateca di forma caratteristica
pur con la consueta variabilità (figg. 72, 73).
Purtroppo un numero così esiguo di esemplari non permette di trarre con-
clusioni obiettive; del resto altre 92 esaminate, presumibilmente di L. lyperus
essendo assieme a SS con pronoto nero (Sicilia e Pirenei), hanno la spermateca
di tipo più consueto seppure in un paio di casi molto tozza (Sicilia, v. fig. 74,
6 Pau).
Mi riservo di approfondire la questione quando avrò a disposizione mate-
riale più copioso.
Secondo la letteratura la specie sarebbe diffusa nell’ Europa centrale e
meridionale.
Loealità det materiale esaminato.
Italia: Sicilia Madonie (fig. 74). - Pirenei: Cauteréts; Gavarnie; Pau; Espinama (figg. 72,
7954102).
Luperus maculicornis DESBROCHERS, 1872.
Wizcox J. A., 1973. Suppl. Coleopt. Cat. Junk, 78 (3), p. 623.
LABOISSIERE V., 1934. Ann. Soc. Ent. France, 103, pp. 88, 99, 100.
La specie è abbastanza simile, come aspetto generale al L. flavipes, si dif-
ferenzia però, oltre che per la punteggiatura finissima, nel g per le antenne lunghe
circa quanto il corpo e per il primo articolo tarsale anteriore leggermente dilatato
come nel L. biraghit.
LUPERUS BICOLORI ITALIANI 61
Er Here (est Sas 00, 77. ©, B9 ‚nigripes we 30 mrug RAD,
94 higripes
91 viridipennis _C'_92 dr | Q
95 _leonardii =: Bet. on Pi
O, 192 _|yperus?
103 maculicornis 9
Figg. da 87 a 103: punteggiature elitrali (e pronotali Figg. 93, 94), ingrandimento circa 30 x
Fig. 104: zona approssimativa rappresentata nelle fotografie.
62
W. FOGATO
L’edeago è molto caratteristico (fig. 50); la spermateca è grande come nel
viridipennis (figg. 68, 69).
18V
12
©
MI
Il L. maculicornis è specie endemica di Corsica.
Mate riate: esamınate.
Corsica: 1 © Cinto VII.54; 3 22 Foresta di Altone m 1100 31.VII.76 (ro A. Sette (fig. 103);
Vizzuvona ? 6.IX.50 (fig. 50): 1 & 3 22 Haute Asco m 1500 28.V 11.76 leg. A. Sette (fig. 69);
Niolo Albertacce 1.VII.76 leg. A. Sette; 2 99 Vergio m 1450 1.VII.1976 leg. A. Sette (fig. 68).
Tabella per la determinazione dei Luperus italiani bicolori
titre. gialle. Corsi¢a à. dal revelierei PERRIS
Elitre scure: nere o metalliche verde/blu | SAMO Luc ne
“Peace na. Lo ee vi :aipinus Desa
calabricus LaB.; longicornis (F.); lyperus (SULZ.) & nigripes Ksw.; > ragusaî
LAB.; vitalei RAGUSA; xanthopoda SCHR.
Protorace giallo, più o meno scuro . . i pt
. Antenne corte e tozze: articoli dal 4 all’ 11° poco più nel aa doppio
della loro larghezza (figg. 11, 12). Zampe robuste: 3 (fig. 3) con primo ar-
ticolo tarsale anteriore dilatato, nella i molto tozzo (figg. 85, 86). .
. fioru WEISE
Antenne snelle: articoli dal 4° all’ 11° al minimo ‚ lunghi il triplo della loro
larghezza (mee, 3, 4,13), RP) 5 moltespiu snelle (fig. 1. À
. Pronoto fortemente punteggiato anche sul disco, i punti forti quanto
quelli delle elitre o un po’ più leggeri (fig. 94) . nigripes Ksw. a. garieli AUBÉ
Pronoto con punti piccolissimi e radi, in certi casi punti un po’ più forti
limitati ai bordi laterali verso gli angoli posteriori del Renee stesso —
(er. | e
Colorazione delle tee ante mistillica, hésite uk o verde/
blu scuro, raramente nera con o senza riflessi metallici; punteggiatura
delle elitre forte e regolare (figg. 91, 92); nel 3 primo art. tars. ant. dilatato
(gg. 75, 76) e antenne lunghe circa quanto il corpo . viridipennis GERM.
Colorazione delle elitre nera, tuttalpiù con riflessi metallici più o meno
evidenti; punteggiatura delle elitre meno forte e regolare (figg. da 95 a
103); nel $ primo art. tars. ant. snello (figg. 39, 41) o leggermente
dilatato (figg. 82, 83, 84) e antenne ng circa owes il corpo o piu
lames 124 , sat A at OP ET A
Zampe atrio Siate i
Zampe almeno parzialmente annerite alla base dei femori .
© I
. Punteggiatura delle elitre generalmente più leggera e meno fitta (fee
95, 96); elitre nere, lucenti, senza traccia di riflesso metallico (*); nel
3 antenne piu lunghe del corpo di almeno due articoli finali i
ue leonardü n. sp.
(2) Le figg. 13, 14 e 15 rappresentano tre esemplari di L. viridipennis con antenne parti-
colarmente tozze, normalmente anche nell’ambito di questa specie gli articoli antennali sono un
po’ più snelli.
LUPERUS BICOLORI ITALIANI 63
— Punteggiatura delle elitre generalmente più forte e fitta (figg. da 97 a
100); elitre generalmente con riflesso metallico (3); nel 3 antenne
l'unpfie ‘circa quanto? ilcsrpo? > FEN nee Paone i 8
8. Zampe più robuste; nel & RE art. tars. ant. leggermente er
fica DL . . biraghü RAGUSA
Zampe piu esili; nel 4 primo art. tars. ant. snello (fig. 41) pygmaeus JOANN.
9. Punteggiatura delle elitre più forte, regolare e fitta (figg. 99, 100); nel 3
antenne lunghe circa quanto il ca e primo art. tars. ant. leggermente
dilatato (figg. 82, 83, 84) . . biraghii RAGUSA
— Punteggiatura delle elitre più fine e irregolare (fige. BOL LOZ 10y
nel $ antenne più lunghe del corpo (raramente di meno di due articoli
finali) e primo art. tars. ant. snello (simile alle figg. 39, 41), in caso
contrario punteggiatura quasi svanita . . RE, sica
10. Protorace nero nel g, giallo nella 9; la 9 non è sun da Stich
del. Lo flavipes- © gir ee red US)
— Protorace giallo nei due sessi coil i
11. Punteggiatura delle elitre più forte, ARI da MI di varie asi
mescolati tra di loro (fig. 101); € non distinguibile da a del L. lyperus
RR NE i 5 MenAOtUN LS nni an flavipes (L.)
— Punteggiatura delle elitre finissima (fig. 103); nel 3 an‘enne lunghe
circa quanto il corpo e primo art. tars. ant. leggermente dilatato (simile
alle ‘figg: 82, 83, 84). ‘Corsica ‘i "WW pose, ee Frage pra,
(3) Il carattere va valutato bagnando le elitre con alcool, che mette in evidenza eventuali
riflessi altrimenti non visibili.
Abbreviazioni usate nel testo. MM: Museo Civ. di Storia Naturale di Milano. MV: Museo
Civ. di Storia Naturale di Verona. MB: Museo dell’ Ist. di Zoologia dell’ Università di Bologna.
MP: Museo di Storia Naturale di Parigi. MMo: Museo di Storia Naturale di Monaco. BM:
British Museum. CF: Collez. Fogato. CD: Collez. Daccordi. CZ: Collez. Zoia. CR: Collez.
Regalin. CM: Collez. Mohr. CG: Collez. Gruev. CK: Collez. Khnzorian. CI: Collez. Invernizzi.
(2. .Collez. Caldara.
Ringraziamenti: Ringrazio, per avermi concesso in studio il materiale dei ri-
spettivi Istituti, il Prof. C. Conci (Direttore del Museo Civico di Storia Naturale di Milano) e
il Prof. S. Ruffo (Direttore del Museo Civico di Storia Naturale di Verona). Ringrazio inoltre:
il Dr. S. Tommasini (Istituto di Zoologia dell’ Università di Bologna) per la gentile collaborazione
e per il prestito dei tipi e degli altri esemplari di L. fiori; l’amico M. Daccordi (Verona, S. Giovanni
Lupatoto) per il prestito di materiale della sua collezione e per la collaborazione presso il Museo
di Verona; la D.ssa N. Berti (Museum Nat. d’ Histoire Naturelle, Paris), il Dr. G. Scherer (Zool.
Sammlungen des Bayer. Staates, Miinchen) e l’amico S. Zoia (Genova), per il prestito di materiale.
Mi è doveroso ricordare M. Burlini (recentemente scomparso) per il suo accurato lavoro di
determinazione (vedi numerose note nelle scatole di collezione) del materiale del Museo di Milano.
Infine, un ringraziamento particolare va all’amico Dr. C. Leonardi (Conservatore del Museo
Civico di Storia Naturale di Milano) che, prodigo di consigli e dedicandomi molto del suo prezioso
tempo, mi ha seguito nello svolgimento di questo mio primo lavoro.
64 W. FOGATO
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RIASSUNTO
Si descrive L. leonardii n. sp. e si stabiliscono le sinonimie L. flavipes (L.) (= L. carniolicus
Ksw.) n. syn. e L. viridipennis viridipennis GERM. (= L. viridipennis gredleri MUELLER) n. syn.
(= L. viridipennis winkleri MUELLER) n. syn. . Vengono forniti nuovi dati tassonomici e geonemici
sugli altri Luperus bicolori italiani, con una tabella per la determinazione preliminare delle specie.
ABSTRACT
Notes on bicoloured Italian Luperus and description of L. leonardii n. sp. (Coleoptera Chrysomelidae).
Luperus leonardii n. sp. is described. This Luperus is closely related to L. pygmaeus JOANNIS,
from which differs by having antennae much longer than body, aedeagus with other features and
elytra more finely punctured. Following new synonymies are fixed: L. flavipes (L.) (= L. car-
niolicus Ksw.); L. viridipennis viridipennis GERM. (= L. viridipennis gredleri MUELLER) (= L.
viridipennis winkleri (MUELLER). Comments on taxonomy and geographical distribution of the
other bicoloured Italian Luperus - species, with a key for a preliminary identification, are also given.
Indirizzo dell’A.: Via Fezzan 7, 20146 Milano.
65
ROBERTO CALDARA
Museo Civico di Storia Naturale di Milano
REVISIONE DELLE SPECIE PALEARTICHE DI SIBINIA VICINE A
SODALIS GERMAR ED EXIGUA FAUST
(Coleoptera Curculionidae)
Introduzione
Del genere Sıbinia GERMAR fanno sicuramente parte più di un centinaio
di entità paleartiche, ma ben il doppio sono le descrizioni di specie esistenti in
letteratura. Le Szbinia sono per lo più diffuse nell’ Europa meridionale e nell’ Afri-
ca del Nord; soprattutto la posizione e la validità sistematica di queste ultime
sono poco note, poiché nessun autore se ne è più occupato dopo la descrizione
originale. Non esistono lavori monografici su questo genere a livello paleartico
e l’unica pubblicazione che porta un tentativo di tabella dicotomica è quella di
DESBROCHERS che risale al 1895; vi sono poi le varie Faune (REITTER, 1916;
HOFFMANN, 1954; SMRECZYNSKI, 1972), che trattano un numero limitato di
specie, lasciando insoluti i problemi di sistematica più complessi.
Le Sibinia paleartiche non sono mai state divise in sottogeneri € penso che,
almeno allo stato attuale delle mie conoscenze, non si riesca a farlo. È invece
possibile per comodità frazionare il genere in gruppi, non proprio naturali e tutti
legati fra di loro da specie di passaggio, basandosi principalmente su caratteri
del rivestimento (criterio già seguito da DesBrocHERS, 1895, e dal Catalogo
WINKLER, 1932), oltre che su analogie generali.
Le Sibinia da me trattate in questa occasione sono quasi tutte fra le più
piccole e più esili del genere e sono caratterizzate da un rivestimento composto
da squame larghe, ovali o ellittiche (carattere che le separa dalle specie vicine
a femoralis e viscariae, che possiedono squame lineari o piliformi), ricoprenti
solitamente in modo fitto i tegumenti, senza formare sulla parte superiore precisi
disegni (particolarità invece presente nel gruppo della primita e in specie del
gruppo della femoralıs), più o meno allineate in serie sulle elitre. Al largo gruppo
così inteso ho potuto ascrivere, mediante la lettura della descrizione, ben 42
entità fra specie, sottospecie e varietà (fra essa tutte quelle del Cat. WINKLER
dal n. 5769 al n. 5795). Di circa tre quarti di esse ho esaminato materiale della
serie tipica; non sono riuscito a reperire invece i tipi di HUSTACHE, poiché non
conosco il luogo ove sono depositati. Per queste specie mi sono basato su es.
della coll. Hoffmann, determinate con tali nomi e tutti classificati dopo confronto
con i tipi; 4 specie mi sono rimaste completamente sconosciute.
Delle suddette entità a me note ritengo valide 17 specie e 2 sottospecie,
mentre tutti gli altri nomi rientrano fra i sinonimi di queste. Esse possono essere
riunite solo parzialmente in gruppi, sebbene se ne possano intravedere due prin-
cipali: quello della sodalis, che comprende inoltre planiuscula, beckeri, zuberi e
meridionalis, e quello dell’exigua con albosquamosa, umbrosa, gallica, kocheri e
66 R. CALDARA
subirrorata, ai quali se ne può aggiungere un terzo intermedio meno omogeneo
comprendente reichei, fusca, subolivacea e cretaceocincta. La iberica è specie cer-
tamente più imparentata all’unicolor FAHR., sebbene presenti qualche punto in
comune con la meridionalis; la bipunctata infine ha scarse analogie sia con le
specie trattate che con le altre del genere.
La sistematica di tali raggruppamenti per alcune specie caratteristiche non
presenta problemi, mentre per altre molto omogenee è piuttosto difficoltosa.
Uno dei caratteri più utili per separare a volte specie molto simili, sebbene
poco agevole da esaminare, è la presenza o la mancanza di due piccoli uncini
all’interno delle unghie (fra le specie considerate che li possiedono, sono grandi
in planiuscula e sodalis, e un poco più piccoli in tutte le altre). E da notare che le
uniche specie di T'ychuni senza unghie appendicolate fanno parte di questo gruppo
di Sibinia. Tale carattere non ha però valore filogenetico, ma sembra costante
in ogni specie; potrebbe fare eccezione la exigua (vedi a proposito di questa specie
e di albosquamosa). Un altro carattere fondamentale è il tipo di disposizione del
rivestimento elitrale, che permette infatti la separazione dei due gruppi princi-
pali considerati composti sicuramente da specie evolutivamente vicine fra di loro.
La forma del rostro, da me disegnato nella maggior parte dei casi, è un carattere
decisamente utile; lo sono meno, perché più variabili, la forma del protorace e
delle elitre.
Un particolare discorso si deve infine fare sull’utilità sistematica degli appa-
rati genitali. Per quanto riguarda i gg, l’unico elemento che può essere conside-
rato è il lobo mediano dell’edeago; anche questa struttura si mostra però piutto-
sto uniforme nella maggior parte delle specie trattate. Esso, visto di lato, è di
forma laminare (ad eccezione che in beckeri, dove è più incavato longitudinal-
mente a forma di doccia), più chitinizzato ai lati che decorrono solitamente
subparalleli, ma che possono anche allargarsi alla base in una stessa specie; a
volte differenze si riscontrano all’esame della parte apicale, ma queste sono molto
piccole e piuttosto insidiose per essere usate per la determinazione, sebbene soli-
tamente poco variabili. Maggiore variabilità la presenta invece la curvatura del
lobo mediano visto di lato, che è solo di rado utilizzabile. In alcune specie, infine,
nel sacco interno sono visibili, soprattutto nella metà apicale, alcune zone più
chitinizzate, ma sembrano mancare precise e costanti strutture sclerificate.
Anche gli organi genitali delle 99 mostrano solo a volte caratteri utili per
la separazione delle specie. Di limitato valore è la forma della spermateca, discre-
tamente variabile entro la stessa specie: solo fra gruppi di specie esistono diffe-
renze tali da poter essere a volte di qualche aiuto alla sistematica, come si può
vedere dai disegni (figg. 101-110; non sono considerate le spermateche delle
specie che ho potuto esaminare esclusivamente in 1 o 2 es.).
Ricordo che l’assenza di una particolare struttura chitinizzata a forma di
coppa a livello del punto di origine della ghiandola spermatecale permette di
differenziare le Sibinia s. str. dal subgen. Microtychius, che comprende esclusiva-
mente specie americane (CLARK, 1978).
Lo spiculum ventrale non è certamente così caratteristico per forma come
in alcune specie critiche di Tychius (CALDARA, 1977); la sua parte apicale si pre-
senta in due forme fondamentali: o è caratterizzata da una parte subrettangolare
più membranosa e da una parte longitudinale stretta, un poco più chitinizzata
(come in sodalis, planiuscula e meridionalis, dove essa è pressoché identica), oppure
è formata da una specie di forcella (forma a Y). Quest'ultima è più o meno va-
REVISIONE SIBINIA 67
| riabile per lunghezza, larghezza e curvatura delle due braccia, tanto da non poter
essere utilizzata per la separazione di parecchie specie (soprattutto exigua, albo-
squamosa, subirrorata, umbrosa, kocheri, subolivacea, fusca, reichei, iberica).
Misurazioni — Con un micrometro oculare ho calcolato: lunghezza del-
l’es., dal margine anteriore del pronoto all’apice delle elitre; lunghezza del rostro
(R lu), in visione laterale, dall’apice con esclusione delle mandibole al margine
anteriore degli occhi; lunghezza del pronoto (P lu) dal bordo anteriore a quello
posteriore lungo la linea mediana, larghezza (P la) al punto più largo; lunghezza
delle elitre (E lu) dagli omeri all’apice, larghezza (E la) al punto più largo.
Ringraziamenti - Oltre che per la cortese assistenza del Prof. C. Conci e del Dott. C. Leo-
nardi, rispettivamente Direttore e Conservatore del Museo Civico di Storia Naturale di Milano
(Collezione Solari; MMi) (1), lo studio mi è stato possibile grazie alla cortese collaborazione dei
seguenti Colleghi e Istituti: Dott. C. Bartoli, Genova (CB); Dott.sa L. Capocaccia, Museo Civico
di Storia Naturale, Genova (MG); Dott. L. Dieckmann, Institut für Pflanzenschutzforschung
Kleinmachnow, Eberswalde (Coll. Letzner, Stierlin; ME); Dott. S. Endrödi, Természettudomanyi
Müzeum, Budapest (MBu); Prof. H. Franz, Wien (CF); Dott. F. Hieke, Museum für Natur-
kunde, Berlin (MB); Dott. R. Krause, Staatliches Museum fiir Tierkunde, Dresden (Coll. Faust,
Kirsch; MD); Dott. N. Lodos, EGE Universitesi Ziraat Fakiiltesi, Izmir (CL); Dott. G. Osella,
Museo Civico di Storia Naturale, Verona (CO); Sig. J. Péricart, Montereau (CP); Sig.na H.
Perrin, Muséum National d’ Histoire Naturelle, Paris (Coll. Desbrochers, Hoffmann, Pic,
Tournier; MP); Dott. C. Pesarini, Milano (CPe); Dott. B. Petryszak, Jagellonian University,
Krakow (MJ); Dott. R. Poggi, Museo Civico di Storia Naturale (Collezione Dodero della
Società Entomologica Italiana), Genova (CD); Dott. E. Ratti, Museo di Storia Naturale, Venezia
(MV); Dott. G. Scherer, Zoologische Sammlung des Bayerischen Staates, Miinchen (MMo);
Dott. H. Strümpel, Zoologisches Museum der Universität, Hamburg (Coll. Voss; MH).
Un particolare ringraziamento al Dott. W. E. Clark, Università di Auburn (U.S.A.), per
gli utili consigli fornitimi, e a mia moglie Elda per l’indispensabile aiuto nella stesura del lavoro.
Sono grato infine al collega e amico Walter Fogato per le ottime fotografie che
illustrano il testo.
Tabella delle specie
1. Squame delle elitre uniseriate sia sulle strie che sulle interstrie; esse
sono unicolori oppure a volte una parte o tutte quelle delle strie sono bian-
castre e quelle delle interstrie nocciola o rossastre
— Squame delle elitre, anche se di due colori, non disposte come sopra
2. Unghie provviste di due dentini all’interno (figg. 49, 50) .
— Unehie non appendicolate ’ (fie? #6) 7",
3. Squame della parte superiore solitamente di due eae sulle elitre esse
sono per la maggior parte più scure, nocciola o rossastre, solo alcune sulle
strie biancastre, e quelle delle strie sono un poco più strette e di forma
differente da quelle delle interstrie (particolare molto utile per alcuni es.
di gallica gemmans a rivestimento quasi unicolore; tale specie è comunque
caratteristica anche per le squame della parte superiore più scarse so-
prattutto sul pronoto) (2). . 4
— Squame della parte superiore pressoché ‘unicolori, biancastre 0 nocciola,
tutte circa della stessa forma e larghezza. Spagna, Africa del Nord, Medio
Oriente LOTIR hy TUE Ae Oman RENT BE EL ICONE RARO albosquamosa
SY CN
(1) Collezioni ove sono custoditi i tipi esaminati e abbreviazioni usate nel testo. Ho indicato
con CC la mia collezione.
(2) Considerare anche la forma dei rostri (figg. 32-45).
68
10,
R. CALDARA
. Rostro nella metà apicale bruno scuro. Squame delle elitre più numerose
e più ravvicinate fra di loro. Lunghezza: mm 1,20-1,45. Protorace di for-
ma ‘subconicea “Africa nerdsoeerdentalacwss spo aa 8% 11. umbrosa
Rostro nella metà apicale rossastro. Squame delle elitre più scarse e più
distanziate fra di loro; tegumenti ben visibili fra il rivestimento. Lunghez-
za: mm 1,40-1,70. Protorace a lati più arrotondati . . . 5
. Rostro più lungo nella © che nel J 4 lu/P lu: 1,03-1,10; 21, 14- 1 22)
Francia mertdionale 4, 7° ME, gallica gallica
Rostro circa della stessa uses nei ae: sessi (R lu/P lu: g 1,06-1,19;
17) appia, DÉCO. 20 00. gallica gemmans
. Rostro, visto di lato, fortemente arcuato alla base e da qui quasi diritto,
decisamente più largo alla base che all’apice. Rivestimento della parte
superiore formato da squame di due colori ben differenti (disposte come
OLA LAPOLCO | ara en stili ROLE
Rostro, visto di lato, non bruscamente curvato alla base, dove. è solo
lievemente più largo che,allapıce ora ale
. Squame che ricoprono la parte superiore tutte di nisi cretaceo (a
volte quelle della base del pronoto e dell’interstria suturale elitrale
biancastre); esse rivestono il rostro solo nel terzo basale. Forma gene-
rale più tozza; elitre più corte, E la/P la: 1,28-1,36. Protorace a lati più
curvilinei. Parte meridionale della Penisola Iberica, Sardegna, Nord
Africa: <Russia-metidionale tn Lac papi yong pi, Vena
Squame bianche si trovano frammiste a delle nocciola o rossastre al
lati del protorace e sulle elitre; esse rivestono il rostro fino oltre la metà.
Forma generale più esile; elitre più allungate, E la/P la: 1,38-1,50. Proto-
race subconico. Turchia, Russia meridionale, Asia centrale 16. subirrorata
noie provviste di dice@ensimahalmucenio "2, ee
Linghie non appendicolate a... ci
. Elitre di forma più allungata (E lu/E ib 1,32-1,52; Bol Phi: 220.
2,87). Dimensioni solitamente maggiori (lunghezza: mm 1,65-2,55) 10
Elitre più corte (E lu/E la: 1,23-1,34; E lu/P lu: 1,84-2,26). Dimensioni
solitamente minori (lunghezza: naro 1 40-200... . ., i ca
Fra terzo medio e terzo posteriore delle elitre, in ne di 28e
3% e 4 interstria, squame bianche disposte più fittamente delle altre e so-
vrapposte fra di loro formano una piccola chiazza non molto evidente ma
sempre presente. Rostro corto nel g, evidentemente più lungo nella 9,
un poco più largo nella metà basale che in quella apicale dove è quasi
diritto, poco scolpito, ricoperto fittamente di squame fino all’inserzione
delle antenne. Occhi un poco sporgenti dalla convessità del capo. Proto-
race a lati debolmente curvilinei soprattutto nel terzo basale. Europa
sud-orientale, Asia centrale, Medio Oriente, Nord Africa centro-orien-
tale ne de i Ar. Li PUNTO
Squame uniformemente disposte sulle elitre, senza formare chiazze al
terzo posteriore. Rostro lungo e poco diverso nei due sessi, arcuato, cilin-
drico, poco differente in larghezza alla base e all’apice, ‘evidentemente
striato-punteggiato, ricoperto fittamente di squame solo nel terzo basale.
Occhi non sporgenti dalla convessità del capo. Protorace più o meno
Alone aa ERTEILEN
it;
12.
13,
14.
13,
16.
REVISIONE SIBINIA 69
Solitamente le squame che ricoprono le elitre e soprattutto il pronoto con
lievi riflessi sericei o metallici. Rostro meno arcuato soprattutto nella metà
basale; R lu/P lu: 4 0,95-1,04, © 1,06-1,10. Protorace convesso superior-
mente; anche le elitre convesse sul disco, ellittiche, a lati un poco curvili-
nel, convergenti dalla metà all’apice. Zampe più tozze. Europa centrale
e méridionale, Africa nord-oGerdentale. sissy dial ie 4 ol 2. sodalis
Squame del rivestimento tutte opache senza riflessi metallici. Rostro più
arcuato soprattutto nella metà basale; R sita lu: g 1,04-1,13, ‘ b:15=1;22;
Zampe più allungate. . . 12
Pronoto ed elitre piani sul disco, le ane sono cies sa i pica: a
lati che incominciano a convergere fra terzo medio e terzo apicale.
Europa meridionale, Nord Africa, Medio Oriente la. planiuscula planiuscula
Pronoto ed elitre come in sodalis e cioè più convesse sul disco, le elitre
sono più ellittiche a lati un poco curvilinei. Marocco .
ho: planiuscula ferruginea
Elitre a lati arrotondati fin dalla base, più o meno convesse sul disco . 14
Elitre a lati pressoché paralleli nella metà basale, piane sul disco. . . 16
Elitre globose e corte, ricoperte molto fittamente da squame unicolori
nocciola, a volte con lievi riflessi metallici, sovrapposte fra di loro e non
disposte in serie sulle interstrie (la larghezza di una interstria è occupata
da oa squame) Spagnar15) è salle. litro fa volta aluncate à 6. iberica
Elitre un poco più allungate, meno globose, rivestite da un minor numero
di squame non sovrapposte fra di loro, di colore nocciola oppure di
colore diverso sul disco e ai lati, disposte in serie abbastanza regolari sulle
interstrie (la larghezza di una interstria è occupata da 2-3 squame) . 15
Rostro tozzo in entrambi i sessi. Pronoto ed elitre più convessi sul disco.
Protorace restringentesi in modo più dolce nella metà apicale. Squame del
rivestimento della parte superiore solitamente di due colori: quelle ai lati
di pronoto ed elitre chiare, biancastre, le altre più scure, a volte con lievi
riflessi metallici. Pirenei orientali, Sicilia, Africa nord-occidentale .
7. cretaceocincta
Bonita visto ure dato più arcuato, più dition e di forma differente nella 9
che nel 3. Pronoto ed elitre subpiani sul disco. Protorace più bruscamente
ristretto nella metà apicale. Squame del rivestimento unicolori opache.
MICCID KArienie 1, ile me Me ad ie à I
Squame del rivestimento della parte superiore più fitte, ricoprenti
in modo completo il pronoto; sulle elitre esse sono disposte in due serie
molto ravvicinate su ogni interstria ed una serie su ogni stria. Rostro
come in subolivacea. Egitto . . . bi | as. voran < A CUS TURCA
Squame del rivestimento della parte superiore più distanziate fra di
loro sul pronoto, soprattutto sul disco, e sulle elitre dove sono disposte
in serie confuse ma distanziate quasi allo stesso modo su strie ed inter-
strie. Rostro. di forma differente, Calabria, Cipro: 7 = fay ut... gs) reicher
(3) Tale descrizione si addice anche ad alcuni es. di unicolor FAHR. (specie dell’ Europa
settentrionale e centrale e da me inserita nel gruppo della viscariae (L.) ) con le squame del rive-
stimento della parte superiore particolarmente larghe (vedi note comparative di iberica).
70 R. CALDARA
17. Dimensioni minori (lunghezza: mm 1,2-1,7; media: 1,4). Rostro poco
scolpito, più esile fin dalla base, dove, visto di lato, forma una lieve sinuo-
sità lungo il margine superiore. Squame del pronoto e delle elitre più
larghe, sulle prime interstrie elitrali al massimo confusamente biseriate,
frequentemente più scure sul disco e più chiare, biancastre, sull’inter-
stria suturale e ai lati. Russia meridionale . . rari zuben
— Dimensioni maggiori (lunghezza: mm 1,7-2,1, eccezionalmente 1 ,6; me-
dia: 2). Rostro evidentemente striato-punteggiato nella metà basale, più
tozzo soprattutto alla base, dove, visto di lato, è regolarmente con-
vesso lungo il margine superiore. Squame del pronoto e delle elitre
più lunghe (la larghezza di una interstria è occupata da 3-4 squame),
disposte in modo molto arruffato anche sul disco sii unicolori o a
volte ‘più :chiare solo sullinterstria shturale.. \.-.- deste i dla
18. Protorace più globoso superiormente, meno trasverso (P la/P lu:
1,19-1,28). E lu/P lu: 2,14-2,35. Solitamente squame della parte supe-
riore, soprattutto del pronoto, molto fitte, tanto da non fare intravedere
1 eae es sericee con lievi riflessi metallici. Europa sud-orientale .
3. beckeri
— Protorace più piano superiormente, più trasverso (P la/P lu: 1 ,26- 1,39).
E lu/P lu: 2,25-2,50. Solitamente squame della parte superiore, soprat-
tutto del pronoto, meno fitte, meno imbricate, senza riflessi metallici.
Fe RN 6 as Meg
Trattazione delle specie
1. Sibinia planiuscula DESBROCHERS, 1873.
La specie può essere divisa nelle due seguenti sottospecie:
la. Sibinia planiuscula planiuscula DesBrocHERs, 1873 (Figg. 1,14, 15, 47, 51-54, 101, 111)
— planiuscula DESBROCHERS 1873, p. 124 (Sybines); 1895, p. 105. BEDEL, 1885, Ann.
Soc. ent. Fr., (6) 5, p. 89. TOURNIER, 1895, p. 463. ScHILSKY, 1911, n. 94. Porta, 1932, p. 277.
— heydeni TouRNIER 1873, p. 511; 1895, p. 463. BEDEL, 1887, Ann. Soc. ent. Fr., (6) 7,
p. 202. ScHILsKy, 1908, n. 92.
— squamans DESBROCHERS 1907, p. 101; 1908, Frelon, 16, p. 58 (nov. syn.).
Tipo — DESBROCHERS, nel descrivere la specie, non precisa la località
classica. BEDEL (1885) riferisce che essa è Algeria, senza più precise indicazioni.
Come planiuscula nella coll. Desbrochers sono presenti 8 es.; nessuno di
essi ha l’indicazione di tipo, ma uno porta un cartellino con scritto: “Algérie”?
identico a quelli di altri tipi di DESBROCHERS dell'Algeria descritti nella stessa
pubblicazione; fisso pertanto tale es. 9 come lectotypus. Anche un altro 3 reperito
nella coll. Stierlin, con le indicazioni “42 Db; Algier; Schilsky revid.; histor.
Exempl. vielleicht Type; S. planiuscula Db”, presenta le caratteristiche degli
es. della serie tipica (paralectotypus).
Sinonimi - La descrizione della heydeni compare qualche mese dopo quella
della plamuscula ed è basata su es. di Grecia, Algeria, Siria e Spagna meridionale.
BEDEL (1887) stabilisce la sinonimia delle due specie, dietro indicazione di DES-
BROCHERS, che la conferma nel 1895. Nello stesso anno però T'OURNIER contesta
tale affermazione e ribadisce che le due specie sono distinte fra di loro. Anche
ScHILsKy (1911) è del parere di TOURNIER, ma è da notare che, quando riporta
REVISIONE SIBINIA 71
nel 1908 la descrizione di heydem, mette fra 1 sinonimi di questa specie la Szbinia
massageta Faust, della quale riferisce di avere esaminato un tipo. Anch’io ho
esaminato 2 tipi della massageta e ho potuto constatare, come esporrò in seguito,
che in realtà tale specie è decisamente distinta dalla planiuscula ed è da collocare
fra i Tychius. La sinonimia fra planiuscula ed heydeni è comunque riportata dai
Cat. WINKLER e JUNK.
Nella coll. Tournier, sotto il nome di heydeni, ho trovato 7 es., solo una
® però con l’indicazione di ‘‘type’’; questo porta un altro cartellino con scritto:
“S.ta Maria, U. Volxem” (lectotypus); mi sembra inoltre che gli altri es. siano
stati raccolti posteriormente alla descrizione, pertanto non li ritengo apparte-
nenti alla serie tipica. Posso confermare l’opinione di DESBROCHERS, perché
sia il lectotypus che gli altri es. sono perfettamente identici alla planiuscula.
La squamans è descritta da DESBROCHERS su es. di Biskra (Algeria) ben due
volte, la prima nel 1907 e la seconda nel 1908, ed è paragonata alla planiuscula.
Nella coll. Desbrochers, sotto tale nome, è custodito un unico es. con le indi-
cazioni “Biskra, $”’, ben corrispondente alla descrizione originale (lectotypus).
Non esistono differenze significative fra esso e gli es. tipici della planiuscula.
Descrizione - Lunghezza: mm 2,10-2,55.
Tegumenti: bruno scuri o neri, rostro, antenne e zampe ferruginee; parte
superiore rivestita da squame ovali sul pronoto, ellittiche un poco più allungate
sulle elitre; la maggior parte di esse è di colore nocciola o grigiastro, solo alcune
ai lati del pronoto, sullo scutello e sulle elitre (a volte allineate in serie sulla 34-
5a e 72 interstria), bianche. Esse sono tutte coricate, ad eccezione di alcune sulle
elitre lievemente sollevate, sono disposte in modo uniforme, quasi mai sovrap-
poste, e lasciano intravedere i tegumenti. Capo, metà basale del rostro e zampe
ricoperte da squame nocciola e biancastre. Parte inferiore ricoperta fittamente
da squame bianche di forma uguale a quelle del pronoto.
Capo: occhi piani; rostro regolarmente arcuato, visto superiormente a lati
paralleli, striato-punteggiato nella metà basale, lucido, R lu/P lu: 3 1,04-1,12,
© 1,09-1,21; articoli del funicolo antennale allungati, il 1° lungo il doppio del 2°.
Protorace: P la/P lu: 1,19-1,27, a lati poco arrotondati, con il punto di
maggior larghezza fra terzo basale e terzo medio, ristretto in modo evidente in
prossimità dell’apice, superiormente poco convesso, quasi appiattito. Elitre:
allungate, piane sul disco, E lu/E la: 1,38-1,50; E lu/P lu: 2,26-2,50; E la/P la:
1,29-1,37; omeri ben evidenti, lati subparalleli nei due terzi basali. Zampe:
snelle, unghie con lunghe appendici.
Variabilità: decisamente costante per forma generale e tipo di rivestimento;
il colore delle squame più scure sulla parte superiore varia un poco, da grigiastro
a marrone scuro; a volte mancano quasi completamente le squame bianche.
Modicamente variabile la forma e la lunghezza del rostro.
Note comparative - Ha diversi punti in comune con la sodalis, dalla quale
differisce per i caratteri riportati in tabella. Alcune analogie le presenta anche con
la bipunctata, dalla quale può essere separata principalmente, oltre che per 1
particolari riportati in tabella, per il diverso colore del rivestimento della parte
superiore. Infatti in quest’ultima specie squame bianche si trovano mescolate
a quelle brune o rossastre su tutto il pronoto e non solo ai lati, mentre sulle elitre
le squame bianche sono solitamente più numerose e quelle più scure hanno lievi
72 R. CALDARA
riflessi metallici; inoltre esse sono a volte depresse longitudinalmente, gli occhi
sono un poco più sporgenti, le antenne più corte, le appendici ungueali più pic-
cole.
Geonemia - Europa meridionale, Nord Africa, Medio Oriente.
Materiale esaminato - 443 es. - Spagna: Andalusia (MMo), Cadice (MP), Santa Maria
(ME, MP). Sicilia: Capo Passero (MMi), Pachino (MG, CS), Fiume Simeto, foce (CC).
Grecia (MP): Attica (ME), Cicladi: Naxos (MG, MMi, MJ, CD), Paros - Petaloudes (MJ),
Paros - Naousa (MJ); Rodi (MMi). Turchia: Foca (CL), Mordogan (CL). Russia me-
ridionale: Sarepta (ME, MMi), Aulie (MMo). Marocco (ME): Boulhaut (MMi),
Bou Scoura (MMi), Bou Ruadel (CP), Camp Marchand (CP), Fedhala (MMi), Foret Zaers
(CP), Marrakesch (MMi), Tanger (MP), Teboursoug (MP). Tunisia: Hammam-Lif
(MP, CD), Mahedia (MMi), Sfax (MMi). Algeria (ME, MP): Biskra (MP), Blida (ME),
Bou Saada (ME), Chellala (MMi), Djebel Amour-Sidi Bou Zid (MMi), Lalla Maghnia (MMo,
MP), Oran (CP). Libia: Cirenaica: Bengasi, su Statice sinuata (MG, MMi, CD), Agedabia
(MMi). Israele: Betlemme (MP).
1b. Sibinia planiuscula ferruginea HUSTACHE, 1944.
— ferruginea HUSTACHE 1944, p. 72.
Tipo - HUSTACHE descrive la ferruginea su un es. unico del Marocco (Ifrane).
Nella coll. Hoffmann ho reperito due es. (1 3 e 1 ©) classificati con tale nome,
uno di Ifrane e uno di Douyete (Marocco), perfettamente corrispondenti alla
descrizione originale. Essi e solo altri 3 es. sempre del Marocco differiscono dalla
planiuscula tipica per la forma un poco più globosa, con protorace ed elitre più
convessi superiormente, queste ultime a lati più curvilinei; identici sono invece
gli organi genitali. Penso che vi siano sufficienti motivi per considerare per il
momento questa forma come sottospecie geografica; infatti, anche con l’esame
di serie molto numerose di una stessa località, non ho mai riscontrato tali carat-
teristiche negli es. europei e delle altre parti del Nord Africa ad eccezione del
Marocco. In tale zona le due sottospecie sembrano accavallarsi con la presenza
di es. con alcune caratteristiche intermedie.
Misurazioni: lunghezza: mm 2,30-2,60. R lu/P lu: ¢ 1,09-1,12, © 1,18-1,22.
Pilaf la: M 225135) Edu lait, 33-1407 E 1@/P)lun/220=2 52,
Variabilità: vale quanto detto per la forma tipica.
Note comparative - Estremamente simile alla sodalis dalla quale differisce,
come detto in tabella, esclusivamente per la diversa forma del rostro e degli or-
gani genitali oltre che per il colore delle squame, senza riflessi metallici, ie per
le zampe un poco più esili.
Geonemia - Marocco.
Materiale esaminato - 5 es. - Marocco: Douyete (MP), Ifrane (MP), Ouiouane
(CP), Rebab (CP), Taourirt N’ TintLe Bret (CP),
2. Sibinia sodalis GERMAR, 1824 (Figg. 2, 16, 17, 46, 49, 55-58, 102, 112)
— sodalis GERMAR 1824, Ins. Spec. Nov., 1, p. 294. SCHOENHERR, 1836, Gen. Spec. Curc.,
3, p. 443; 1843, 7 (2), p. 327 (Sybines). TOURNIER, 1873, p. 512. BEDEL, 1882-88: (1885), p. 153;
(1887), p. 316; 1923, 6 bis, p. 77. DESBROCHERS, 1895, p. 106; 1907, p. 123, 124, 140. ScHILSKY,
1908, n. 93. REITTER, 1916, p. 218. HusTacHE, 1931, p. 311, 323. Porta, 1932, p. 274. Horr-
MANN, 1954, p. 1134, 1139. EnpROEDI, 1970, Folia ent. hung., 23, p. 377. SMERECZYNSKY 1972, p.
113. ANGELOV, 1976, Trav. scient. Univ. Plovdiv, 14, f, 171.
REVISIONE SIBINIA 73
— cretacea BRISOUT 1860, Rev. Mag. Zool., (2) 12, p. 168. TOURNIER, 1873, p. 512. Hu-
STACHE, 1931, p. 324. HOFFMANN, 1954, p. 1139.
— planiuscula var. rotundicollis DESBROCHERS 1895, p. 72.
— sodalis var. rotundicollis DESBROCHERS 1895, p. 106; 1907, p. 105, 140. ScHiLsKy, 1908,
n. 93. HorFMANN, 1954, p. 1139.
Tipo - Specie con senso comune ben accettato; non ho ritenuto necessario
percio richiedere in esame il materiale della serie tipica, probabilmente custodito
nella coll. dello stesso Germar.
Sinonimi - La sinonimia fra cretacea e sodalis è stata stabilita da 'TOURNIER,
probabilmente dopo confronto di materiale della serie tipica, e non esistono
dubbi sulla sua esattezza.
Per quanto riguarda la var. rotundicollis della plantuscula, è lo stesso DES-
BROCHERS a porla in seguito (1907) fra le varietà della sodalzs. ‘Tale forma non ha
comunque alcun valore sistematico.
Descrizione - Lunghezza: mm 1,90-2,50.
Tegumenti: bruni o neri, antenne e zampe un poco più chiari; poco visibili
perché uniformemente rivestiti da squame coricate, non sovrapposte, di forma
ovale od ellittica, più larghe sul pronoto che sulle elitre, di colore bruno o grigiastro
con lievi riflessi metallici; squame bianche si trovano sparse ai lati e alla base
del pronoto, sullo scutello e sulle elitre; parte inferiore rivestita fittamente da
squame bianche ovali.
Capo: occhi piani; rostro modicamente arcuato, R lu/P lu: ¢ 0,95-1,04,
2 1,06-1,10; articoli del funicolo antennale allungati, il 1° lungo il doppio del 2°.
Protorace: P la/P lu: 1,20-1,32, a lati arrotondati, con il punto di maggior
larghezza fra terzo basale e terzo medio, ristretto in modo evidente in prossimità
dell’apice, superiormente convesso. Elitre: allungate, abbastanza convesse, E lu/
E la: 1,32-1,50; E lu/P lu: 2,20-2,48; E la/P la: 1,21-1,33; omeri evidenti, lati
un poco curvilinei fin dalla base. Zampe: tozze, unghie con lunghe appendici.
Variabilità: dimensioni abbastanza costanti salvo qualche rara eccezione
(ho esaminato un es. di Montpellier lungo solamente 1,6 mm). Anche la forma
generale non mostra sostanziali variazioni, sebbene si possono avere differenze
nella curvatura e nella convessità di pronoto ed elitre, e soprattutto nella lunghezza
assoluta del rostro; gli occhi possono essere completamente piani come in meri-
dionalis e beckeri oppure lievemente convessi senza mai uscire però dalla convessità
del capo. Per quanto riguarda il colore del rivestimento della parte superiore, le
squame bianche possono mancare pressoché completamente (es. unicolori,
bruni o nocciola) o essere decisamente più numerose sia sul pronoto che sulle
elitre, ove ricoprono l’interstria suturale e i lati, e si presentano ben allineate sulle
altre interstrie; infine a volte le squame non possiedono riflessi metallici rossastri
o verdastri. Il rostro nella metà apicale può essere di colore ferrugineo o nero.
Note comparative - Ho già riferito della notevole somiglianza con la planiu-
scula (soprattutto ssp. ferruginea) nella trattazione di questa specie. La meridio-
nalis ha unghie semplici, forma generale meno slanciata, rostro più arcuato alla
base, le squame del rivestimento della parte superiore costantemente unicolori,
nocciola o grigiastre senza riflessi metallici, spesso più fitte e lievemente concave
(soprattutto quelle delle elitre). Anche la becker: ha notevoli punti di contatto
con la sodalis, dalla quale differisce, oltre che per le unghie semplici, per il rostro,
più bruscamente ricurvo alla base, per il rivestimento della parte superiore più
74 R. CALDARA
fitto sia sulle elitre, dove solitamente le squame sono imbricate fra di loro, sia
soprattutto sul pronoto dove esse coprono completamente e in modo uniforme
1 tegumenti; le squame sono inoltre più larghe sia sul pronoto che sulle elitre,
dove possono essere un poco concave; notevoli differenze vi sono infine nella
forma degli apparati genitali.
Geonemia - Europa centrale e meridionale, Africa nord-occidentale.
Materiale esaminato - 220 es. - Germania (MMi): Alte Oder (ME), Breslau (ME),
Gruna bei Einlenburg, su Armeria vulgaris (ME), Kranst (ME), Liegnitz (ME), Morsgaard
(ME), Mueklberg-Elbe (ME), Neustadt (ME), Riesengebirge (ME), Schlesien (ME), Schoe-
nebeck (ME), Schoptwitz (ME), Woiliz (ME), Zerickow-Elbe-Trackenrase, su Armeria (ME).
Polonia: Wolin (MMi). Spagna (MP): Astorga (ME), Granja (MP), Ponferrada (ME,
MMi), Pozuelo (MG). Francia: Boivray, su Armeria (MB), Fontanbleu (CS), Gallia (MG),
Loira inf.-Le Croisic (MMi), Montpellier (CS), Pirenei orientali (MP), St. Martin Vesubie (ME).
Italia: Val d’Aosta: Entraque (CO); Marche: M. Lampieri (ME), Monte Monaco (MMi);
Lazio: Camerata Nuova (MMo), Sabina (ME); Abruzzo: Pescasseroli (CB). Grecia (ME).
Note biologiche - MAGNIN, 1896, Bull. Soc. ent. Fr., 1, p. 386; 1897, idem, 2, p. 309. PE-
YERIMHOFF, 1911, Ann. Soc. ent. Fr., 80, p. 309. URBAN, 1914, Ent. Blätt., 10, p. 228. HOFFMANN,
1954, p. 1140.
3. Sibinia beckeri DESBROCHERS, 1873 (Figg. 3, 18, 19, 48, 59-62, 103, 113).
— statices BECKER 1864, Bull. Soc. imp. nat. Moscou, 37 (2), p. 490 (staticis err.) (Tychius).
DESBROCHERS, 1873, p. 123. 'TOURNIER, 1873, p. 512. Faust, 1884, Stett. ent. Zeit., 45, p. 469.
— beckeri DESBROCHERS, 1873, p. 123 (Sybines); 1895, p. 105. Faust, 1884, Stett. ent.
Zeit., 45, p. 469. ScHILSKyYy, 1908, n. 91. ENDROEDI, 1970, Folia ent. hung., 23, p. 377.
— tournieri 'TOURNIER 1873, p. 512. Faust, 1884, Stett. ent. Zeit., 45, p. 469. SCHILSKY,
1908, n. 90.
Tipo - DESBROCHERS crea il nome becker: insieme a zuberi in sostituzione di
statices dato da BECKER a due specie distinte. Come becker: ho esaminato nella
coll. Desbrochers 6 es. tutti etichettati in modo identico: ‘‘Sarepta, Becker”;
2 di essi portano anche l’indicazione di ‘Type’, su uno è poi scritto ‘“Beckeri
Tournieri Db.” (lectotypus) e sull’altro “S. beckeri’’ (designo questo e gli altri
4 es. paralectotypt).
Sinonimi - Come detto, BECKER nel 1864 descrive il T'ychius statices (staticıs
err.) su es. di Sarepta. Sia DESBROCHERS che T'OURNIER però si accorgono con-
temporaneamente che BECKER accomuna sotto il nome di statices 2 specie di
Sibinia distinte, una decisamente più piccola dell’altra. Con procedura errata,
entrambi eliminano il nome statzces e lo sostituiscono con altri due: DESBROCHERS
crea le specie beckeri e zuberi, mentre TOURNIER, solo pochi mesi dopo, le specie
tournieri (nome stabilito dallo stesso BECKER in sostituzione di statices) e minu-
tissima. Il nome statices è da allora sempre riportato tra i sinonimi di tali nomi;
per questo motivo, anche se statzces è il nome più antico dato alla specie, esso deve
essere considerato nomen oblitum come stabilito dall’Art. 23 paragrafo b) del
Codice di Nomenclatura Zoologica (Londra, 1961), essendo rimasto inusato
come sinonimo seniore per più di 50 anni nella letteratura entomologica più
importante.
\
Notevole confusione si è in seguito creata nell’interpretare in modo esatto
i nomi di DESBROCHERS e '['OURNIER. FAUST (1884) stabilisce la sinonimia ‘‘beckeri
DesBr. — tournieri TOUR. = statices BECK.’’. DESBROCHERS (1895) invece pone
‘‘becheri DESBR. = minutissima Tour.” e “zuberi DESBR. = tournieri TOUR.”
e sono queste ultime le sinonimie riportate sia da SCHILSKY che dai Cat. WIN-
REVISIONE SIBINIA 75
KLER e JUNK. Dopo l’esame dei tipi (ad esclusione di quelli della tournier1, non
presenti nella coll. Tournier) ho potuto stabilire, come già si può del resto capire
se si esaminano le descrizioni, che è esatta l’interpretazione data da FAUST e cioè
che è tourniert l’esatto sinonimo di beckeri e minutissima quello di zubert.
Descrizione - Lunghezza: 1,60-2,15 mm.
Tegumenti: bruno scuri o neri, antenne rostro e zampe ferruginei; terzo
basale del rostro, pronoto, elitre e zampe completamente e fittamente ricoperti
da squame nocciola o grigiastre solitamente con lievi riflessi metallici, le quali
possono essere un poco più chiare alla base del pronoto, sullo scutello e sulla
14 interstria elitrale. Le squame sono una adiacente all’altra o sovrapposte, cori-
cate, di forma ovale od ellittica, quelle sul pronoto più larghe di quelle elitrali,
per la maggior parte impresse longitudinalmente. Parte inferiore ricoperta in
modo altrettanto fitto da squame ovali bianche.
Capo: occhi piani; rostro arcuato più bruscamente alla base, visto superior-
mente a lati paralleli, striato-punteggiato nella metà basale, lucido, R lu/ P lu:
4 0,82-0,93, © 0,89-1,02; 1° articolo del funicolo antennale lungo due volte il 2°.
Protorace: P la/P lu: 1,18-1,28, a lati un poco arrotondati, con il punto
di maggior larghezza fra terzo basale e terzo medio, ristretto nel terzo apicale,
convesso superiormente. Elitre: abbastanza convesse; E lu/E la: 1,30-1,40; E
lu/P lu: 2,15-2,33; E la/P la: 1,27-1,36; omeri evidenti, lati modicamente curvi-
linei fin dalla base. Zampe: unghie non appendicolate.
Variabilità: specie nel complesso costante. Rarissimi sono gli es. sotto 1,7
mm. In alcuni casi le squame della parte superiore possono variare un poco in
numero, rimanendo comunque sempre molto abbondanti; inoltre possono essere
prive di riflessi metallici e di impressione longitudinale, e alcune di esse di colore
bianco si possono trovare anche ai lati del pronoto e sulle interstrie impari elitrali;
infine i lati del pronoto e delle elitre variano modicamente per curvatura.
Note comparative - Gli es. in buono stato di conservazione sono ben carat-
terizzati dal rivestimento delle elitre, e soprattutto del pronoto, particolarmente
uniforme e fitto tanto da non lasciare intravedere i tegumenti. I più evidenti
punti di contatto li ha con la sodalis, come già detto nella trattazione di questa
specie, e con la zuberi e la meridionalis, con cui ha in comune il particolare del-
l’assenza dei dentini ungueali e dalle quali può essere separata con un po’ di
attenzione usando i caratteri riportati in tabella; particolari difficoltà si possono
avere nel separare i piccoli es. di beckeri, del resto rari, da zuberi. In tal caso è
anche utile notare che fra gli es. di beckeri sono prevalenti quelli con tegumenti
ricoperti da squame nocciola e con parte superiore bruno ferruginea, e fra gli
zuberi quelli ricoperti da squame grigiastre o bianche e con 1 tegumenti delle
zampe, della metà apicale del rostro e delle elitre ferruginei e con il resto della
parte superiore nera; il pronoto in beckeri è più convesso e solitamente meno a
forma di collo all’apice, comunque l’esame del rostro e degli organi genitali fanno
risolvere ogni dubbio.
Geonemia - specie segnalata in precedenza solo della Russia meridionale
e dell’ Ungheria. La sua distribuzione è invece decisamente più estesa, essendo
presente anche in numerose località dell’ Europa sud-orientale.
Materiale esaminato - 125 es. - Russia meridionale: Odessa (MJ), Sarepta
(MB, ME, MMi, MMo, MP), Tauria (MMo). Romania: Moldavia-Vall. du Berlad (ME,
MJ, MMi, MMo, CD). Ungheria: Kolozs (MBu), Szamosfalva (MBu), Hajés (MBu).
76 R. CALDARA
Jugoslavia: Torda (MMi). Grecia: Kalogria (MJ), Vardarbene-Salonicco (MMi).
Italia: Venezia Giulia: Trieste-Noghera (MMi, CPe), Trieste-Zaule (MMi); Veneto: Venezia-
Barene (MMi), Venezia-Cason Petta de Bo (MMi), Laguna veneta (MV); Romagna: Pineta di
Ravenna (MG).
4. Sibinia zuberi DESBROCHERS, 1873 (Figg. 20, 21, 69-71, 104, 114)
— zuberi DESBROCHERS 1873, p. 123 (Sybines); 1895, p. 106. Faust, 1884, Stett. ent. Zeit.,
45, p. 469. ScHiLsKy, 1908, n. 90. Porta, 1932, p. 275.
— minutissima 'TOURNIER 1873, p. 513; 1895, p. 464 (nov. syn.).
Tipo - Specie descritta su es. di Sarepta. Nella coll. Desbrochers sotto tale
nome ho reperito 9 es. tutti etichettati ‘“Sarepta, Becker”; fra questi uno porta
inoltre le indicazioni “Zuberi; type’’ (lectotypus) ed un altro “‘staticis Becker;
Zuberi Db.; type; minutissima Tournier’’ (nomino questo e gli altri 7 es. para-
lectotypt).
Sinonimi - Sulla sinonimia fra minutissima e zuberi ho già riferito parlando
della becker. Nella coll. Tournier ho reperito due es. di minutissima della serie
tipica che portano entrambi le indicazioni ‘‘Sarept. Russ. m.; type” (lectotypus
e paralectotypus).
Descrizione - Lunghezza: mm 1,30-1,70.
Tegumenti: zampe, rostro e antenne ferruginei, la parte restante da ferru-
ginea a nera. Rivestimento della parte superiore formato da squame coricate,
fitte, un poco impresse, rotonde od ovali sul pronoto, ellittiche sulle elitre; esse
sono di colore bruno o grigiastro con lievi riflessi metallici, spesso quelle dei lati
del pronoto, dell’interstria suturale e dei lati delle elitre, biancastre senza riflessi
metallici. Sulle prime interstrie elitrali le squame sono solitamente disposte in
serie un poco confuse, ai lati delle elitre invece esse sono costantemente arruffate
e imbricate. Parte inferiore ricoperta fittamente da squame grigiastre.
Capo: occhi piani; rostro poco arcuato, sottile, visto di lato lievemente
concavo alla base, visto superiormente a lati paralleli, quasi liscio, lucido, R lu/P lu
3 0,93-0,98, © 1,03-1,10; 1° articolo del funicolo antennale lungo il doppio del 2°.
Protorace: P la/P lu: 1,23-1,33, a lati poco arrotondati, evidentemente
ristretto all’apice, con il punto di maggior larghezza fra terzo basale e terzo medio,
poco convesso superiormente. Elitre: abbastanza convesse; E lu/E la: 1,31-1,38;
E lu/P lu: 2,15-2,33; E la/P la: 1,27-1,40; omeri evidenti, lati subparalleli nei
due terzi basali. Zampe: unghie non appendicolate.
Variabilità: il colore dei tegumenti del corpo varia da ferrugineo a nerastro
(solitamente protorace, disco e lati delle elitre e parte inferiore nerastra, la parte
restante ferrugineo chiara). Il rivestimento va da grigiastro uniforme a bicolore,
brunastro al centro e bianco ai lati con notevole contrasto. Le squame possono
essere più o meno decisamente impresse e sulle prime interstrie elitrali sono
ordinatamente biseriate oppure disposte in modo più confuso.
Note comparative - Specie caratterizzata dalle dimensioni particolarmente
piccole; problemi notevoli di classificazione li presenta con i rari piccoli es. di
beckeri (vedi a tale proposito questa specie). La particolarità del tipo di rivesti-
mento delle prime interstrie elitrali, con squame a volte confusamente seriate
(biseriate), non porta comunque mai a confonderla con le specie a rivestimento
uniseriato come exigua e umbrosa.
REVISIONE SIBINIA 77
Geonemia - Russia meridionale: Sarepta (MB, ME, MMi, MMo, MP),
Issyk-Kul (ScHiLsKy). Sicuramente inesatta è la citazione della specie in Sicilia
(VITALE, 1930, Boll. Soc. ent. ıt., 62, p. 136).
Materiale esaminato - 47 es.
5. Sibinia meridionalis BrisouT, 1867 (Figg. 4, 63-65, 105, 115)
— meridionalis BrisouT 1867, Cat. Col. Gren., 2, p. 192. DESBROCHERS, 1895, p. 106;
1907, p. 123, 124, 140. ScHILsKy, 1908, n. 94. REITTER, 1916, p. 218. HusTacHE, 1931, p. 319,
324. PORTA, 1932, p. 275. HOFFMANN, 1954, p. 1134, 1140.
— primita var. ochracea Rev 1895, Echange, 9, p. 25.
— gloriosa TouRNIER 1895, p. 463 (nov. syn.).
Tipo - Il materiale della serie tipica (Francia: Nice, Rognac, Béziers) è
già stato esaminato da HUSTACHE (1931), che ha confermato il senso comune dato
già in precedenza alla specie.
Sinonimi - Per quanto riguarda la sinonimia fra la primita var. ochracea
e la meridionalis, mi attengo a quanto stabilito da HusTacHE (1931) e poi confer-
mato da HOFFMANN (1954), non avendo esaminato personalmente materiale della
Serie tipica.
La gloriosa è descritta da 'TOURNIER su un unico es. © della Grecia (Attica);
ho esaminato tale es. nella coll. dello stesso autore e non esistono dubbi sulla
sua uguaglianza con la meridionalis.
Descrizione - Lunghezza: mm 1,80-2,10.
Tegumenti: ferruginei o bruno scuri, rostro e antenne rossastri; ricoperti
da squame nella parte inferiore di colore biancastro e nella parte superiore noc-
ciola o grigiastro, senza riflessi metallici, ad eccezione di scutello e prima inter-
stria elitrale, almeno nella metà basale, dove esse sono biancastre, di forma ovale
od ellittica, coricate, abbastanza fitte, disposte sulle elitre in modo irregolare.
Capo: occhi piani; rostro arcuato, in modo più brusco alla base (identico
a quello di beckeri), visto superiormente a lati paralleli, striato-punteggiato nella
metà basale, lucido, R lu/P lu: & 1-1,12, 9 1,05-1,16; 1° articolo del funicolo
antennale lungo due volte il 2°. |
Protorace: trasverso, P la/P lu: 1,25-1,39, a lati poco arrotondati, con la
maggior larghezza fra terzo basale e terzo medio, poco convesso superiormente.
Elitre: modicamente convesse, E lu/E la: 1,31-1,41; E lu/P lu: 2,28-2,55; E la/
P la: 1,23-1,39; omeri evidenti, lati curvilinei fin dalla base. Zampe: unghie non
appendicolate.
Variabilità: per quanto riguarda la disposizione delle squame, soprattutto
sulle elitre, si passa da es. in cui esse sono contigue senza sovrapporsi, ad altri
in cui sono più fitte e decisamente sovrapposte, ma in ogni caso sono sempre
disposte in modo disordinato, mai allineate; almeno 3-4 squame occupano la
larghezza di una interstria, la loro lunghezza è variabile sia sul pronoto che sulle
elitre e inoltre possono essere più o meno impresse longitudinalmente. Può
variare un poco anche la forma generale, più o meno tozza, soprattutto per le
elitre che possono essere decisamente o solo lievemente curvilinee, con il punto
di maggior larghezza sia nella metà basale che in quella apicale.
Note comparative - Oltre che con la beckeri, dalla quale può essere separata
per i particolari riportati in tabella, ha notevoli punti di contatto con la zberica
78 R. CALDARA
dalla quale differisce, oltre che per l'assenza delle appendici ungueali, per le elitre
solitamente meno globose, meno corte, e per il rapporto E lu/P lu spesso maggiore,
per il pronoto più trasverso e di forma meno conica, per le antenne più allungate
(nell’zberica il 1° articolo del funicolo è più largo e più corto, solo circa una volta
e mezzo la lunghezza del 2°).
Geonemia - Europa meridionale.
Materiale esaminato - 212 es. - Francia: Gallia (MB, ME), Béziers (MMi),
Camargue (MB, ME, MG, MMi, CD), Camargue-Albaron (MB, ME), Hyeres (MB),
Ps. des Tourrandons (MMi); Corsica: Porto Vecchio (CC). Italia: Toscana: Livorno-
Monte Nero (MMi); Lazio: Furbara (MMi), Torre Astura (MG). Jugoslavia: Dalmazia
(ME). Grecia (MB, ME, MG, MMi, MP): Attica (MB, MMi): Leonis (MP); Salona (MB).
Romania: Moravia (MG).
Note biologiche - BARGAGLI, 1885, Boll. Soc. ent. it., 17, p. 43. BEDEL, 1923, p. 77. Horr-
MANN, 1954, p. 1140. N
6. Sibinia iberica HoFFMANN, 1959 (Figg. 5, 22, 23, 66-68)
— tberica HOFFMANN 1959, Bull. Soc. ent. Fr., 64, p. 167.
Tipo - Specie descritta su 7 es. della Spagna: “environs de Madrid” e
“Aragona, Sierra de Akubierra”, leg. H. Franz. Di essi ho esaminato 3 paratipi,
2 33 e 19, custoditi nella coll. Hoffmann ed etichettati ““Vaciamadrid, Hisp.
c., lg. H. Franz”. HOFFMANN riferisce che le unghie sono semplici mentre i 3 es.
da me esaminati hanno unghie nettamente appendicolate.
Descrizione - Lunghezza: mm 1,70-2,00.
Tegumenti: neri, zampe, metà apicale del rostro ed antenne ferruginee;
rivestiti interamente da squame grigiastre o cretacee; di forma lineare o subel-
littica, coricate, molto fitte: sulle elitre sono disposte confusamente senza formare
serie ordinate, la larghezza di un’interstria è occupata da 3-5 squame.
Capo: occhi piani; rostro poco arcuato, punteggiato, R lu/P lu: g 0,97,
® 1,05; antenne corte, 1” articolo del funicolo tozzo e largo, solo circa una volta
ci mezza Dil. lunco, del 2°,
Protorace: subconico, a lati solo lievemente curvilinei, P la/P lu: 1,22-1,37.
Biiire: olo RR la Pia: 2226: E la/P’la: | 26-155.
omeri evidenti, lati curvilinei fin dalla base. Zampe: unghie con piccole appendici.
Variabilità: dagli unici 3 es., quelli della serie tipica, da me esaminati,
risulta specie decisamente variabile, molto più delle specie trattate precedente-
mente. Infatti 1 3 es. differiscono in modo rilevante fra di loro, sebbene senza alcun
dubbio appartengono alla stessa specie; per quanto riguarda il rivestimento,
esistono variazioni nella forma delle squame, più o meno lunghe, nel loro numero,
sebbene sempre molto elevato, e nel colore (in un es. esse hanno riflessi decisa-
mente metallici). La forma del protorace in 2 es. è decisamente conica, mentre
nel terzo i suoi lati sono un poco curvilinei; infine le elitre, sempre globose,
variano decisamente per convessità e per curvatura dei lati.
Note comparative - È la specie intermedia fra il gruppo della sodalis e quello
della viscariae (L.) come da me intesi, ma probabilmente dal punto di vista filoge-
netico è più vicino a quest’ultimo, soprattutto all’unicolor FAHREUS, con la quale
ha in comune la forma generale; ne differisce per le squame del rivestimento
più larghe e più fitte soprattutto sulle elitre e per il rostro un poco più esile
REVISIONE SIBINIA 79
ODE
Gite
DIT:
Figg. 1-13. 1. Sibinia planiuscula DESBR.; 2. S. sodalis GERM.; 3. S. beckeri DESBR.; 4. S. meridio-
nalis Bris.; 5. S. iberica Horr.; 6. S. subolivacea DESBR.; 7. S. bipunctata Kirscu; 8. S. gallica Pic;
9. S. umbrosa DesBR.; 10. S. exigua Faust; 11. S. subirrorata FAUST; 12. S. fusca 'Tour.; 13. S.
cretaceocincta DESBR. .
80 R. CALDARA
specialmente nel 4 e di colore ferrugineo nella metà apicale (nell’ unicolor è
invece bruno scuro o nero). Fra le specie del gruppo della sodalis ha alcune
analogie solo con la meridionalis (vedi note comparative di questa specie).
Geonemia - Spagna (dintorni di Madrid, Aragona-Sierra de Akubierra).
7. Sibinia cretaceocincta DESBROCHERS, 1908 (Figg. 13, 24, 25, 72-74, 110, 116)
— cretaceocincta DESBROCHERS 1908, Frelon, 16, p. 56. Ragusa, 1908, Nat. sicil., 20,
p. ivi. PORTS, 1932, ps.277. HOFFMANN; 1954} p. 4.133, 1137.
— albolateralis DESBROCHERS 1908, Frelon, 16, p. 58. HUSTACHE, 1931, p. 319, 322. Horr-
MANN, 1954, p. 1133.
— paronychiae HOFFMANN 1931, Bull. Soc. ent. Fr., 36, p. 51 (nov. syn.). HUSTACHE,
1931, p. 319. Horrmann, 1954, p. 1133, 1138.
— antennalis HUSTACHE 1944, p. 78 (nov. syn.).
Tipo - Specie descritta su es. di Algeria e Sicilia. HOFFMANN (1954) rife-
risce di averne esaminato 1 tipi custoditi nella coll. Desbrochers, dove attualmente
sono introvabili. Nella coll. Hoffmann ho reperito comunque alcuni es. corri-
spondenti alla descrizione originale, ed in particolare 2 di essi (Algérie, ex Bon-
naire) portano dei cartellini con scritto dallo stesso DESBROCHERS rispettivamente
‘‘eretaceocincta’’ e “‘albolateralis; = cretaceocincta”.
Sinonimi - La sinonimia fra albolateralis e cretaceocincta è riportata già da
HOFFMANN (1954) dopo l’esame dei tipi; HOFFMANN del resto specifica che tale
sinonimia era già stata stabilita da DESBROCHERS su un’etichetta portata da questi
es. . Anche il tipo unico dell’albolateralis dei Pirenei orientali non è più presente
nella coll. Desbrochers.
HOFFMANN, al momento della descrizione della paronychiae dei Pirenei
orientali, non conosceva la cretaceocincta, specie come detto esaminata solo molti
anni più tardi. L'Autore riferisce che fra queste due specie, molto vicine e presenti
nella stessa località, esistono piccole differenze quali la convessità delle elitre e
il tipo di rivestimento, diverso per colore e densità. Ho esaminato numerosi
es. della specie nella coll. Hoffmann, fra i quali anche materiale della serie tipica,
e ho potuto stabilire la sua uguaglianza con la cretaceocincta; le differenze ripor-
tate da HOFFMANN rientrano tutte nella variabilità della specie.
HUSTACHE descrive la antennalis su es. del Marocco ‘“T'afferte, Moyen
Atlas m 2000” senza paragonarla ad altre specie del genere. Già dalla descrizione
molto caratteristica si può dedurre la sua uguaglianza con la cretaceocincta;
inoltre sotto il nome di antennalis, nella coll. Hoffmann, ho esaminato 3 es. sempre
del Moyen Atlas (Ifrane) pressoché identici alla cretaceocincta.
Descrizione - Lunghezza: mm 1,40-1,80.
Tegumenti: bruno scuri o neri, zampe, antenne, terzo apicale del rostro
più o meno brunastri; ricoperti fittamente da squame larghe, piane o un poco
impresse, ovali sul pronoto e sulla parte inferiore, ellittiche sulle elitre, sulla metà
basale del rostro e sulle zampe. Esse sono tutte coricate e negli es. ben conservati
disposte sulle elitre in serie abbastanza regolari, una su ogni stria e due su ogni
interstria, molto vicine fra loro, quasi mai sovrapposte; sono di colore brunastro,
ad eccezione della parte inferiore, dei lati del pronoto e delle elitre, dove sono
biancastre.
Capo: occhi piani; rostro tozzo, un poco ristretto nella metà apicale, striato-
punteggiato nella metà basale. R lu/P lu: 4 0,79-0,87, © 0,87-0,93, un poco ar-
cuato; antenne corte, 1° articolo più grosso degli altri, lungo come 2° più 3°,
REVISIONE SIBINIA 81
Figg. 14-33. 14-15. Sibinia planiuscula DesBR. & e 9; 16-17. S. sodalis Germ. 3 e 9; 18-19. S.
beckeri DESBR. g e 2; 20-21. S. zuberi DESBR. & e ©; 22-23. S. iberica Horr. 4 e 9; 24-25. S. creta-
ceocincta DESBR. ¢ e 9; 26-27. S. subolivacea DESBR. 3 e 9; 28-29. S. reichei DESBR. 3 e 9; 30-31.
S. bipunctata KırscH 3 e 2; 32-33. S. subirrorata FAUST 3 e 9.
82 R. CALDARA
Protorace: poco trasverso, P la/P lu: 1,09-1,19, convesso, a lati poco cur-
vilinei, punto di maggior larghezza nel terzo basale. Elitre: E lu/E la: 1,26-1,34;
E lu/P lu: 1,84-2,03; E la/P la: 1,24-1,37, più o meno convesse; omeri un poco
sporgenti, lati modicamente curvilinei. Zampe: corte, unghie con piccole appen-
dici.
Variabilità: si riscontrano variazioni innanzitutto nel colore del rivesti-
mento della parte superiore, dove si passa da es. quasi unicolori, grigiastri o
brunastri, ad altri dove le squame bianche dei lati sono ben contrastate rispetto
alle più scure; queste a volte presentano lievi ma evidenti riflessi metallici. Un
poco variabile è inoltre la forma del pronoto e delle elitre che possono essere
più o meno convessi e presentare lati più o meno curvilinei.
Note comparative - Specie caratteristica e facilmente separabile da tutte le
altre se si considerano insieme la forma tozza del rostro, quella abbastanza allun-
gata del protorace e il tipo e il colore del rivestimento.
Geonemia - Francia e Spagna meridionale, Sicilia, Africa nord-occidentale.
Materiale esaminato - 45 es. - Francia: Pirenei orientali: Banyuls, su Paronychia
argentea (MMi, CC), Canet (MMi, MP), Cerbère (MMi), Saint-Cyprien, su Paronychia (CP).
Spagna: Pozuelo (MMo). Marocco: Casablanca (MP), Hasi Guenza (MP), Ifrane
(MP), Melilla (MP), Melilla-El bel Hir (MP). Algeria (MP).
Note biologiche - HOFFMANN, 1954, p. 1138. TEMPÈRE, 1961, Bull. Soc. ent. Fr., 66, p. 97.
8. Sibinia subolivacea DESBROCHERS, 1907 (Figg. 6, 26, 27, 75-77)
— subolivacea DESBROCHERS 1907, p. 100.
Tipo - Descritta su es. di Jericho; ho reperito in coll. Desbrochers uno
di questi, 1 4, con le indicazioni: “Jericho; subolivacea m., Fr. XV” (lectotypus).
Descrizione - Lunghezza: mm 1,85-2,00.
Tegumenti: neri, metà apicale del rostro, antenne e zampe ferruginee;
rivestiti uniformemente da squame coricate, ellittiche o subovali, tutte di colore
nocciola sulla parte superiore, disposte in modo fitto soprattutto ai lati e lungo
la linea mediana del pronoto, e bianco sulla parte inferiore; sulle elitre esse sono
disposte in serie confuse, 2 o 3 su ogni interstria, non sovrapposte fra di loro.
Capo: occhi piani; rostro arcuato, un poco ristretto dalla base all’apice,
R lu/P lu: g 0,91-0,93, © 1; 1° articolo del funicolo antennale due volte e mezzo
più lungo del 2°.
Protorace: poco trasverso, P la/P lu: 1,23-1,26, a lati un poco arrotondati,
ristretto in modo evidente all’apice, con il punto di maggior larghezza nel terzo
basale. Ehitro: di-forma. ellittica, E lu/E la: 1,2/-1,32; E\lu/P lu: 2,10-21% È
la/P la: 1,29-1,34, poco convesse ma non piane sul disco, a lati lievemente curvi-
linei fin dalla base, con il punto di maggior larghezza alla metà; omeri poco spor-
genti. Zampe: unghie con piccole appendici.
Variabilità: i tre unici es. della specie da me esaminati sono pressoché
identici, se si eccettuano le differenze sessuali.
Note comparative - Presenta alcune analogie con reicher e fusca; da entrambe
è separabile per la differente forma elitrale, inoltre da reichei per la forma del
rostro e da fusca per il rivestimento della parte superiore composto da squame più
distanziate fra di loro e disposte in serie più confuse sulle interstrie elitrali. Da
iberica e da cretaceocincta è gia stata separata in tabella.
Geonemia - Giordania, 3 es. (Jerico; MB, MP).
REVISIONE SIBINIA 83
9. Sibinia reichei TOURNIER, 1873 (Figg. 28, 29, 81, 82)
— reichei 'TOURNIER 1873, p. 514. DESBROCHERS, 1895, p. 105. Porta, 1932, p. 277.
Tipo - Descritta su es. della Calabria e di Cipro. Ho esaminato esclusiva-
mente 3 es. della serie tipica che portano tutti l’identica indicazione “Calabre,
Huet”; sono 2 33 (lectotypus e paralectotypus) della coll. Tournier e 1 © (paralec-
totypus) della coll. Letzner.
Descrizione - Lunghezza: mm 1,70-1,80.
38 40 42
O) 41
Gr
eae
48 49 50
Figg. 34-50. 34-35. Sibinia umbrosa DEsBR.& e 2; 36-37. S. gallica gallica Pic 3 e 9; 38-39. S. g.
gemmans DesBR. & e 9; 40-41. S. kocheri Horr. g e 9; 42-43. S. exigua Faust g e 9; 44-45. S.
albosquamosa Pic. (Marocco) & e 9; 46. Zampa di S. sodalis GERM.; 47. id. di S. planiuscula
DesBR.; 48. Unghie di S. beckeri DesBR.; 49. idem di S. sodalis GERM.; 50. idem di S. gallica Pic.
84 R. CALDARA
Tegumenti: bruno ferruginei; metà basale del rostro, pronoto, elitre e
zampe rivestiti interamente da squame rettangolari o subellittiche, coricate,
tutte di colore cretaceo ad eccezione di alcune brunastre sul capo e sul pronoto,
dove formano due larghe fasce longitudinali poste fra il centro e 1 lati; sulle elitre
le squame sono sistemate in strie confuse, grosso modo 2 per ogni interstria ed 1
per stria, e tutte a circa uguale distanza fra di loro, non sovrapposte. Parte inferiore
ricoperta molto più fittamente da squame biancastre.
Capo: occhi non sporgenti dalla convessità del capo; rostro un poco arcuato,
un poco ristretto nella metà apicale, R lu/P lu: g 1,04-1,07, 2 1,20; antenne corte,
1° articolo del funicolo decisamente più grosso e circa due volte e mezzo più
lungo del 2°.
Protorace: P la/P lu: 1,18-1,21, di forma subconica, con il punto di maggior
larghezza nel terzo basale, poco convesso superiormente. Elitre: subrettangolari,
lati pressoché paralleli nella metà anteriore, piane sul disco, E lu/E la: 1,28-1,32;
E lu/P lu: 2,09-2,25; E la/P la: 1,37-1,45; omeri ben evidenti. Zampe: snelle,
unghie con piccole appendici.
Note comparative - È strettamente imparentata con fusca, dalla quale è
già stata sufficientemente separata in tabella, e con subolivacea (vedi note compa-
rative di questa specie). Dalle altre specie è facilmente distinguibile per la parti-
colare forma delle elitre unita al tipo di rivestimento. La reichei presenta inoltre
alcune analogie per forma generale con variata GYLL., specie del gruppo della
primita (HERBST), sebbene abbia elitre più piane sul disco e a lati più paralleli.
A questa specie si avvicina anche per il tipo di disegno del rivestimento (soprattutto
il paralectotypus 3 che presenta un abbozzo di fascia periscutellare), che per altro
differisce decisamente per essere formato sulla parte superiore da un numero
più scarso di squame, che soprattutto sulle elitre sono più corte e più larghe se
rapportate alla larghezza di una interstria ed inoltre meno fitte e non sovrapposte
fra di loro.
Geonemia - Calabria (ME, MP), Cipro (TOURNIER), ? Siria (DESBROCHERS,
1895).
10. Sibinia fusca TOURNIER, 1873 (Figg. 12, 78-80)
— fusca 'TOURNIER 1873, p. 513.
Tipo - Specie descritta dell’ Egitto. Nella coll. Tournier ho esaminato 2
es., 1g (lectotypus) e 1 9 (paralectotypus), che portano le indicazioni “Egypte,
type”; questi sono rimasti gli unici 2 es. della specie da me reperiti.
Descrizione - Lunghezza: mm 1,60-1,65.
Tegumenti: bruno ferruginei, ricoperti interamente da squame nocciola,
più chiare al centro ed ai lati del pronoto, dove formano tre strette fasce longitu-
nali, alla base del pronoto e delle elitre e sulla parte inferiore del corpo; le squame
sono tutte coricate, di forma ovale sul pronoto e subellittica sulle elitre, dove
sono disposte in 2 serie quasi sovrapposte su ogni interstria ed in un’unica serie
formata da un minor numero di squame un poco più distanziate su ogni stria.
Capo: occhi non sporgenti dalla sua convessità; rostro poco arcuato, un
poco ristretto nella metà apicale (identico a quello di subolivacea), R lu/P lu: 3
0,88, © 0,92; antenne corte, 1° articolo del funicolo più largo e circa due volte e
mezzo più lungo del 2°.
REVISIONE SIBINIA 85
37
v6
98
| |
67
68
65 66
Figg. 51-68. Lobo mediano dell’edeago (in visione dorsale, laterale e particolare dell’apice) e 8°
sternite della 2 (porzione chitinizzata della parte basale). 51-54. Sibinia planiuscula DESBR.; 55-58.
S. sodalis GERM.; 59-62. S. beckeri DESBR.; 63-65. S. meridionalis Bris.; 66-68. S. iberica HOFF. .
In tratteggio le parti più chitinizzate del sacco interno.
86 R. CALDARA
Protorace: subconico, a lati un poco arrotondati, con il punto di maggior
larghezza nella metà basale, P la/P lu: 1,13-1,16. Elitre: subrettangolari, a lati
subparalleli nella metà anteriore, piane sul disco, E lu/E la: 1,27-1,31; E lu/P lu:
1,99-2,02; E la/P la: 1,31-1,37; omeri ben evidenti. Zampe: snelle, unghie con
piccole appendici.
Variabilità: il paralectotypus ha perso numerose squame sulle elitre, ma da
quanto si può capire non mostra alcuna differenza dal lectotypus.
Note comparative - Per ciò che riguarda i rapporti con reichei e subolivacea,
uniche specie alle quali si avvicina, vedi note comparative di queste ultime.
Geonemia - Egitto (MP).
11. Sibinia umbrosa DESBROCHERS, 1907 (Figg. 9, 34, 35, 83-85)
— umbrosa DESBROCHERS 1907, p. 103.
— rufula HUSTACHE 1944, p. 74 (nov. syn.).
Tipo - Specie descritta su es. dell’ Algeria, senza località precisa; nella coll.
Desbrochers ho esaminato un g, che porta le indicazioni ‘“‘umbrosa m., Fr. XV”
(lectotypus), ben corrispondente alla descrizione dell’Autore.
Sinonimi - La rufula è descritta da HUSTACHE su un unico es. di Mamora
(Marocco) e paragonata a castaneipennis (vedi a tale proposito le considerazioni
sui sinonimi di exigua); nella coll. Hoffmann ho reperito un es. di umbrosa clas-
sificato come rufula (Timhadit, Moyen Atlas) ben corrispondente sia alla descri-
zione di HUSTACHE che a quella di DESBROCHERS.
Descrizione - Lunghezza: mm 1,20-1,45.
Tegumenti: bruni, il protorace solitamente più scuro delle elitre; parte
superiore rivestita da squame di forma ovale o ellittica, coricate o lievemente
sollevate, di due colori: bruno rossastre e bianche, queste ultime sono presenti
ai lati del pronoto e sulle strie elitrali e ricoprono fittamente tutta la parte inferiore
del corpo. Sulle elitre le squame sono disposte in un’unica serie su ogni stria ed
interstria.
Capo: occhi piani; rostro arcuato, sottile, poco scolpito, R lu/P lu: g 1,12-
1,25, © 1,22-1,30; 1° articolo del funicolo antennale più grosso e circa due volt
e mezzo più lungo del 2°.
Protorace: subconico, a lati poco arrotondati, con il punto di maggior lar-
ghezza nella metà basale, P la/P lu: 1,17-1,35. Elitre: poco convesse, E lu/E la:
1,30-1,39; E lu/P lu: 2,21-2,50; E la/P la: 1,32-1,41; omeri evidenti, lati solo
lievementi curvilinei, con la maggior larghezza verso la metà. Zampe: unghie
con piccole appendici.
Variabilità: specie discretamente variabile per quanto riguarda il colore
del rivestimento; pur rimanendo sempre caratteristica la presenza di squame
di due colori sulle elitre, quelle bianche delle strie possono essere più o meno
numerose e spesso sono alternate a squame dello stesso colore di quelle delle
interstrie. Anche la loro forma varia: solitamente quelle delle strie sono in modo
evidente lineari e più strette di quelle delle interstrie, che a volte possono essere
lievemente concave. Sempre sulle elitre le serie in cui sono ordinate le squame
sono di solito ben delineate; tale caratteristica però è meno evidente negli es.
mal conservati. Un poco variabile è inoltre lo spessore e la lunghezza del rostro.
REVISIONE SIBINIA 87
98 100
i
94 95 97 0,25 mm
Figg. 69-100. Lobo mediano dell’edeago (in visione dorsale e particolare dell’apice) e 8° sternite
della 2 (porzione chitinizzata della parte basale). 69-71. Sibinia zuberi DesBR.; 72-74. S. creta-
ceocincta DESBR.; 75-77. S. subolivacea DEsBR.; 78-80. S. fusca 'Tour.; 81-82. S. reichei Tour.
(8° sternite come in fusca); 83-85. S. umbrosa DesBR.; 86-88. S. gallica Pic; 89-91. S. kocheri
Horr.; 92-94. S. exigua Faust; 95-97. S. subirrorata Faust; 98-100. S. bipunctata Kirscu. In
tratteggio le parti più chitinizzate del sacco interno.
88 R. CALDARA
Il protorace presenta i lati più o meno curvilinei e superiormente è più o meno
convesso soprattutto nella metà basale. Anche le elitre infine variano un poco per
convessità e curvatura dei lati.
Note comparative - Specie solitamente ben caratterizzata dalle piccole
dimensioni considerate insieme al particolare tipo e colore del rivestimento della
parte superiore. Si avvicinano un poco ad essa i piccoli es. di gallica, s. str. e
ssp. gemmans (dalle quali è gia stata separata in tabella), la subirrorata e la Rochert.
Le ultime due specie differiscono innanzitutto per le unghie non appendicolate;
la subirrorata inoltre ha elitre di forma più allungata, squame solitamente più
larghe e concave, rostro diversamente formato e più densamente rivestito nella
metà basale, la Rocher: ha rostro decisamente più tozzo e curvo.
Geonemia - Africa nord-occidentale.
Materiale esaminato - 8 es. - Marocco: Gharb (MP), Sous (MP), ? Yquenr (MP),
Tanger (MP), Timhadit (MP).
12. Sibinia kocheri HOFFMANN, 1950 (Figg. 40, 41, 89-91)
— gallica ssp. kocheri HOFFMANN 1950, Bull. Soc. ent. Fr., 55, p. 92.
Tipo - Descritta da HOFFMANN come sottospecie di gallica su 3 es. di Mar-
rakesch, dei quali ho esaminato l’holotypus 3, un es. piuttosto rovinato, nella
coll. dello stesso Autore; è sicuramente specie distinta da gallica, come anche
dimostrato dall'esame dell’edeago.
Descrizione - Lunghezza: mm 1,55-1,65.
Tegumenti: ferruginei, ad eccezione dei tarsi bruno scuri; parte superiore
rivestita da squame poco fitte, che sulle elitre sono disposte in un’unica serie per
ogni stria ed interstria; quelle delle interstrie sono bruno rossastre, un poco con-
cave, ovali, più larghe e più aderenti ai tegumenti di quelle delle strie che sono
in prevalenza di colore bianco. Squame brune e bianche sono frammiste fra di
loro anche sulla metà basale del rostro e sul pronoto. Parte inferiore del corpo
e zampe ricoperte fittamente da squame bianche.
Capo: occhi non sporgenti dalla sua convessità; rostro molto angoloso alla
base, dove è decisamente più largo che all’apice, particolarmente nel 4, R lu/ P
lu: 3 0,93, © 1,03; antenne corte, 1° articolo del funicolo decisamente più grosso
e circa due volte e mezzo più lungo del 2°.
Protorace: P la/P lu: 1,15-1,18, a lati poco arrotondati, con il punto di
maggior larghezza nella metà basale, un poco convesso superiormente. Elitre:
abbastanza convesse, Elu/E la: 1,30-1,38; E lu/P lu: 2,14-2,26; E la/P la: 1,40-
1,43; omeri evidenti, lati subrettilinei, divergenti nei due terzi anteriori, con il
punto di maggior larghezza oltre la metà. Zampe: unghie non appendicolate.
Variabilità: gli unici due es. della specie da me esaminati sono identici,
se si eccettuano le ovvie differenze sessuali.
Note comparative - Specie fortemente caratteristica per la forma del rostro;
tale particolare permette di distinguerla agevolmente dalle specie alle quali è
più vicina per tipo e colore del rivestimento e cioè gallica, umbrosa e subirrorata.
Geonemia - Marocco (MP): Marrakesh (MP).
REVISIONE SIBINIA 89
13. Sibinia gallica Pic, 1902
La specie può essere divisa in due sottospecie separabili, secondo i dati
in mio possesso, anche geograficamente.
13a. Sibinia gallica gallica Pic, 1902 (Figg. 8, 36, 37, 50, 86-88, 107)
— gallica Pic 1902, Echange, 17, p. 40. HusracHE, 1931, p. 319, 323. HOFFMANN, 1954,
D 1132 1130.
Tipo - Specie descritta su es. della Francia meridionale (Cette); di essi ho
esaminato un es. 3 custodito in coll. Tournier, con le indicazioni ‘Cette, 27 août;
type; gallica Pic” (lectotypus).
Descrizione - Lunghezza: mm 1,40-1,70.
Tegumenti: bruni più o meno ferruginei, pronoto, parte basale delle elitre,
parte apicale delle antenne e tarsi più scuri. Rivestimento della parte superiore
formato da squame poco fitte, che sulle elitre sono distanziate fra di loro e disposte
in un’unica serie per ogni stria ed interstria; le squame delle interstrie sono
bruno rossastre, coricate, ovali, un poco incavate nel mezzo, quelle delle strie
sono di solito più strette, ovali od ellittiche, lievemente sollevate e per la maggior
parte biancastre. Squame di due colori ricoprono anche le zampe, la metà basale
del rostro e il pronoto, dove quelle più chiare sono più frequenti vicino alla linea
mediana e ai lati. Parte inferiore rivestita fittamente da squame bianche.
Capo: occhi piani; rostro arcuato, visto superiormente a lati subparalleli,
modicamente striato-punteggiato, lucido, R lu/P lu: 3 1,03-1,10, © 1,14-1,22;
1° articolo del funicolo antennale decisamente più grosso e circa due volte e
mezzo più lungo del 2°.
O 107
101 103
0,1 mm
\ 108
105 106 110
104 109
Figg. 101-110. Spermateca di: 101. Sibinia planiuscula DesBR.; 102. S. sodalis GERM.; 103. S.
beckeri DEsBr.; 104. S. zuberi DEsBr.; 105. S. meridionalis Bris.; 106. S. bipunctata KırscH;
107. S. gallica Pic; 108. S. exigua Faust; 109. S. subirrorata Faust; 110. S. cretaceocincta DESBR.
90 R. CALDARA
Protorace: trasverso, P la/P lu: 1,20-1,35, a lati discretamente arrotondati,
un poco convesso superiormente. Elitre: un poco convesse, E lu/E la: 1,33-1,42;
E lu/P lu: 2,16-2,48; E la/P la: 1,26-1,40; omeri evidenti, lati subrettilinei,
un poco divergenti dalla base fino oltre la metà, dove si trova il punto di maggior
larghezza. Zampe: unghie con piccole appendici.
Variabilità: pronoto, base delle elitre, ultimi articoli del funicolo antennale
e tarsi bruni più o meno scuri, solo a volte neri, al contrario di quanto dice HOFF-
MANN (1954), che ritiene tale particolare costante. Il rivestimento della parte
superiore, solitamente composto da squame di due colori ben distinti, di rado
può essere quasi uniformemente grigiastro con le squame delle interstrie elitrali
solo lievemente più scure di quelle delle strie; molto spesso le squame delle
serie dell’interstria suturale e della 14 stria sono decisamente più fitte e più rav-
vicinate delle altre. Un poco variabile è anche la forma del protorace, con lati
più o meno curvilinei e superiormente più o meno convesso.
Note comparative - È specie strettamente imparentata a kocheri, ma da questa
facilmente separabile per la forma del rostro e le unghie appendicolate. Da um-
brosa è già stata separata in tabella. Dalla subirrorata differisce principalmente per
le unghie appendicolate, per le elitre ed il protorace più trasversi e per la forma
del rostro. Gli es. con rivestimento pressoché grigiastro unicolore possono essere
separati da exigua e albosguamosa per le squame della parte superiore più strette,
soprattutto quelle delle strie, e meno fitte, non ricoprenti interamente il pronoto;
da exigua differisce poi per le unghie appendicolate. Utile infine può risultare
l’esame dei rostri (vedi disegni), soprattutto per separare le 99 di queste specie.
Geonemia - Francia meridionale.
Materiale esaminato - 21 es. - Francia: Camargue, su Statice virgata (MP), Camargue-
Le Sauvage (MMi), Cette (MP), Saintes Maries de la Mer (Bouches-du-Rhöne), su Statice vir-
sata MJ, NIP CRs CS):
Note biologiche: BEDEL, 1923, p. 77. HorrmMann, 1954, p. 1139.
13b. Sibinia gallica gemmans DesBrocHERs, 1908 (Figg. 38, 39)
— gemmans DESBROCHERS 1908, Frelon, 16, p. 59.
Tipo - Descritta su es. 99 dell’Andalusia; ho esaminato uno di questi nella
coll. Desbrochers, con le indicazioni “Valencia, Hispania, gemmans m.; type”
(lectotypus).
La sottospecie si separa dalla forma tipica esclusivamente per la differente
forma del rostro, distintamente più esile, soprattutto nel 3, e con scarso dimorfismo
sessuale (R lu/P lu: & 1,06-1,19, 2 1,11-1,23). La sua lunghezza relativa, che
può essere desunta dal rapporto R lu/P lu, è invece mediamente maggiore solo
nel g di questa sottospecie, poiché gli estremi di variabilità si sovrappongono in
parte a quelli della forma tipica. Per la comparazione con le altre specie e la
variabilità vale quanto detto sulla forma tipica; è solo da notare che nella ssp.
gemmans sono più numerosi gli es. con il rivestimento della parte superiore quasi
grigiastro unicolore.
Geonemia - Spagna meridionale.
Materiale esaminato - 10 es. - Spagna (MP): Valencia (MP), Albufera (MP).
Figg. 111-119. - 111. Sibinia planiuscula DesBR.; 112. S. sodalis GERM.; 113. S. beckeri DESBR.;
114. S. zuberi DESBR.; 115. S. meridionalis Bris.; 116 S. cretaceocincta DESBR.; 117 S. exigua FAUST;
118. S. subirrorata Faust; 119. S. bipunctata KirscH (non in scala).
92 R. CALDARA
14. Sibinia exigua Fausr, 1885 (Figg. 10, 42, 43, 92-94, 108, 117)
— exigua Faust 1885, Berl. ent. Zeit., 39, p. 241.
— pusilla Faust 1891, Deut. ent. Zeit., 10, p. 121 (nov. syn.). SCHILSKY, 1908, n. 87.
— theryi DESBROCHERS 1895, p. 73, 105; 1898, Frelon, 7, p. 27. BuRLINI, 1947, Boll. Soc.
ent. tt. 11, pe 28: PORTA) 1949, p. 334.
— castaneipennis DESBROCHERS 1908, Frelon, 16, p. 56 (nov. syn.).
Tipo - Specie descritta su es. dell'Algeria (Biskra); ho esaminato 3 di questi
custoditi nella coll. Faust, con le indicazioni “‘Biskra, Bonnaire, exigua Faust;
type”. Sono rispettivamente 1 & (lectotypus) ed 1 3 ed 1 9 puntati sullo stesso
spillo (paralectotypi).
Sinonimi - Faust descrive la pusilla su es. del Turkestan (Djizak, Sangar)
e la paragona a exigua, dalla quale differirebbe essenzialmente per le minori dimen-
sioni, per il rostro e per il protorace più lunghi. Ho esaminato 4 es. della serie
tipica (coll. Faust): 1 g, ‘“Sangar, pusilla Faust, type” (lectotypus): 1 9, “Dyizak,
Hauser, pusilla Faust, type’, 1 4 e 1 © portati sullo stesso spillo, ‘“‘l'urkest.
Akinin, pusilla Faust, type” (paralectotypi). L'unica differenza dai tipi di exigua
sta nelle dimensioni lievemente minori, particolare del resto senza alcuna im-
portanza sistematica.
La theryi è descritta da DESBROCHERS su es. dell'Algeria (province de Con-
stantine); tre anni dopo (1898) lo stesso Autore la pone in sinonimia con exigua,
ma tale sinonimia non è poi riportata dai Cat. JUNK e WINKLER. Nella coll. Des-
brochers ho esaminato un es. 9 con le indicazioni ‘Prov. Constant.; Theryi;
type” (lectotypus) e posso confermare l’opinione di DESBROCHERS.
La castaneipennis viene descritta da DESBROCHERS su es. del Marocco (Tanger,
leg. Olcèse) in modo molto sintetico e generico, tanto che è difficile farsi un'idea
precisa della specie. Nella coll. dello stesso Autore, sotto tale nome, sono custo-
diti 2 es. JS decisamente differenti fra loro: il primo è un es. di exigua e porta le
indicazioni ‘’l'anger, castaneipennis m. Fr. 56°’, il secondo è un es. di umbrosa
con scritto “Tanger, Olcèse” ed è particolarmente mal conservato, poiché ha
perso la maggior parte delle squame del rivestimento e le poche rimaste sono
chiaramente rovinate. Per tale motivo e poiché entrambi si adattano per alcuni
particolari a quanto scrive DESBROCHERS, decido di fissare come lectotypus l’es.
meglio conservato e cioè quello sinonimo di exigua.
E da notare che nella coll. Desbrochers si trovano numerose specie in
litteris (isabellina, tuggurtensis, sertesquamans, squamulifera) tutti sinonimi di exigua.
Descrizione - Lunghezza: mm 1,35-1,95.
Tegumenti: bruni, pressoché nascosti dalle squame del rivestimento, che
sulla parte superiore sono tutte di colore cretaceo, coricate o solo lievemente
sollevate, di forma ovale, impresse longitudinalmente, e sulle elitre disposte in
serie regolari, una per ogni stria ed interstria. Parte inferiore ricoperta fittamente
da squame biancastre.
Capo: occhi piani; rostro arcuato, visto superiormente a lati subparalleli,
modicamente striato-punteggiato, lucido, R lu/P lu: 4 0,87-1,01, © 1,08-1,15;
1° articolo del funicolo antennale più grosso e circa due volte e mezzo la lunghezza
del 20.
Protorace: P la/P lu: 1,13-1,26, a lati modicamente curvilinei, con il punto
di maggior larghezza nella metà basale, un poco convesso superiormente. Elitre:
modicamente convesse, E lu/E la: 1,30- 15375: Eu: 4u22,10-2,23 x Bela/Polas
REVISIONE SIBINIA 93
1,28-1,36; omeri poco evidenti, lati poco curvilinei, con il punto di maggior lar-
ghezza solitamente un poco oltre la metà. Zampe: unghie non appendicolate.
Variabilità: specie abbastanza costante per forma generale e tipo di rive-
stimento. Oltre che nelle dimensioni, variazioni si hanno nella curvatura del
rostro, dei lati del pronoto e delle elitre e nella convessità della parte superiore.
I tegumenti possono variare di colore: da es. completamente ferruginei ad altri
con pronoto, base delle elitre, ultimi articoli delle antenne e tarsi nerastri. Il
rivestimento è sempre molto fitto, formato da squame cretacee, a volte un poco
più chiare alla base del pronoto e sull’interstria suturale; le serie elitrali sono
molto regolari e ben visibili, perché separate fra di loro da un breve spazio, ad
eccezione solitamente dell’interstria suturale e della 12 stria, dove sono più fitte
e ravvicinate. Le squame sono sempre ovali, ma impresse in modo più o meno
evidente.
Per quanto riguarda le unghie, due es. di Tunisi possiedono un abbozzo
di appendici (vedi a tale proposito note comparative di albosquamosa).
Note comparative - Insieme ad albosquamosa è molto caratteristica per il
particolare tipo di rivestimento formato da squame molto larghe unicolori;
l’unica differenza fra le due specie consiste nell’assenza o presenza dei dentini
ungueali. Per quanto riguarda le altre specie, alcune analogie le mostra esclusi-
vamente con gli es. grigiastri di gallica (vedi note comparative di questa specie).
Geonemia - parte meridionale della Penisola Iberica, Sardegna, Russia
meridionale, Nord Africa.
Materiale esaminato - 416 es. - Spagna: La Solana-Ciudad Real (MMo, MP, CD),
P. S. Maria (MB). Portogallo: Faro (MMi, MMo, CD), Monehigue (MMo). Italia:
Sardegna: Cagliari (MG, MMi, MMo, CD), Cagliari-S. Bartolomeo (CD), Giogino (MP), Mo-
lentorgiu-Quartu S. Elena (MMi, CD). Russia meridionale: Turkestan: Akinin
(MD), Djizak (MD), Samgar (MD). Marocco (MP): Dureyrien (MP), El Anni (MJ), Tanger
(MMo, MP), Taroudant (MMi). Algeria: Biskra (MD, MMo), Constantine (MP), Taguin
(MMi), Touggourt (MJ, MMi, MP, CP). Tunisia: Djilma (MMi), Mahedia (MMi), Tunisi
(MMi). Libia: Tripolitania: Misurata (MMi).
15. Sibinia albosquamosa Pic, 1904
— albosquamosa Pic 1904, Bull. Soc. Autun, 15, p. 148.
Ti ipo - Ho esaminato 3 es. 33 della serie tipica (Coll. Pic), tutti con le in-
dicazioni “Jericho, Mer Morte; 45; albosquamosa Pic; type’ '; uno di essi ha
poi un altro cartellino con scritto “S. 2 punctata (detrita)”; designo quest’ultimo
lectotypus e gli altri paralectotypt.
Descrizione - Lunghezza: mm 1,40-2,00.
Tipo di rivestimento dei tegumenti, forma di rostro, protorace ed elitre
identici a quelli di exigua. Zampe: unghie con piccole appendici. Anche per la
variabilità vale quanto detto per l’exigua, ad eccezione che per gli unici due es.
del Marocco, 1 3 e 1 9, da me esaminati. che differiscono dagli altri per il rostro
decisamente più lungo (R lu/P lu: 3 1,05; © 1,27) (Figg. 44, 45) ed inoltre pos-
siedono le maggiori dimensioni, rispettivamente mm 1,95 e 2 (gli altri sono tutti
minori di 1,85 mm). Potrebbero formare una sottospecie distinta se tali parti-
colarità fossero confermate da altri es. marocchini.
Note comparative - La presenza di unghie appendicolate è l’unica differenza
da exigua; identici risultano anche gli organi genitali. Penso comunque che le
due specie, che sembrano avere anche la medesima distribuzione geografica, si
94 R. CALDARA
debbano, almeno per il momento, tenere separate. Infatti nelle serie (anche molto
numerose per l’exigua) esaminate, non ho trovato mescolanza di tale carattere,
ad eccezione di 2 es. su 25 di Tunisi che possiedono un piccolo abbozzo di appen-
dici ungueali. In ogni caso è da notare che in tutte le altre specie esaminate l’as-
x
senza o la presenza dei dentini ungueali è risultata assolutamente costante.
Geonemia - Spagna, Nord Africa, Medio Oriente.
Materiale esaminato - 46 es. - Spagna: Alcazar (MMi); Isole Canarie: Tenerife -
Los Christianos, su Statice (CF). Marocco: Mogador (MP), Taroudant (MMi). Libia:
Tripolitania: El Gheria (MMi). Giordania (MB): Jericho (MMo, MP).
16. Sibinia subirrorata Faust, 1885 (Figg. 11, 32, 33, 95-97, 109, 118)
— subirrorata Faust 1885, Stett. ent. Zeit., 46, p. 186. DESBROCHERS, 1895, p. 105. SCHILSKY,
1908,211.788,
— ochraceosquamosa Voss 1959, Ent. Blätt., 55, p. 136 (nov. syn.).
Tipo - Specie descritta su es. della Russia meridionale (Taskent); ho esa-
minato 3 di essi (coll. Faust), rispettivamente 1 g con le indicazioni ‘“Taskent,
Kuschakew., subirrorata Faust; type” (lectotypus) e 1 S e 1 ©, posti sullo stesso
spillo, con scritto “Taschkt (sic), Akinin, subirrorata Faust; type” (paralectotypt).
Un altro es. di subirrorata (coll. Pic), che porta le indicazioni ‘’Turcmenien,
Reitter Leder; subirrorata Fst. Type”, non ha a mio parere alcun requisito
che autorizzi a porlo nella serie tipica.
Sinonimi - Voss descrive la ochraceosquamosa su 10 es. dell Afghanistan
(Kandahar) paragonandola a zuberi, beckert e meridionalis. Già dalla descrizione
molto caratteristica è possibile pensare che si tratti di un sinonimo di subirrorata,
cosa che ho potuto agevolmente confermare con l’esame di un paratipo 3 della
coll. Voss, che porta le indicazioni “J. Klapperich, Kandahar, 950 m, 11.2.53,
S. Afghanistan’; l’unica differenza riscontrata dai tipi di subirrorata consiste
nel maggior numero di squame del rivestimento elitrale, particolare del resto
rientrante nella variabilità della specie.
Descrizione - Lunghezza: mm 1,40-1,90.
Tegumenti: bruno ferruginei, ricoperti fittamente da squame coricate,
ovali, ellittiche o rettangolari, che sulle elitre sono disposte in un’unica serie per
ogni stria ed interstria. Esse sono di due colori, bruno rossastre e bianche; queste
ultime ricoprono fittamente la parte inferiore del corpo, inoltre sono presenti
sulle zampe, sul capo e sulla metà basale del rostro, ai lati e alla base del pronoto,
e sulle elitre, particolarmente sulle strie.
Capo: occhi piani; rostro poco arcuato, soprattutto nella 9, un poco ristretto
dalla base all’apice; R lu/P lu: g 1-1,08, 9 1,14-1,28; antenne corte, 1° articolo
del funicolo più grosso e circa due volte e mezzo più lungo del 2°.
Protorace: P la/P lu: 1,09-1,20, subconico, a lati poco curvilinei, con la
maggior larghezza nella metà basale, piano superiormente. Elitre: allungate,
poco convesse, E lu/E la: 1,42-1,53; E lu/P lu: 2,06-2,52; E la/P la: 1,38-1,50;
omeri un poco sporgenti, lati subrettilinei, punto di maggior larghezza oltre la
metà. Zampe: unghie non appendicolate.
Variabilità: 1 tegumenti possono essere completamente ferruginei oppure
nerastri su pronoto e base delle elitre. La disposizione delle squame del rivesti-
mento è molto caratteristica, variando solo un poco per intensità; le serie elitrali
sono molto regolari, a volte le squame più scure sono di colore cretaceo e contra-
REVISIONE SIBINIA 95
stano molto poco da quelle bianche; queste ultime inoltre possono variare per
numero soprattutto sulle elitre, dove a volte sulle strie hanno una caratteristica
disposizione, essendo alternate a quelle più scure. Lievi variazioni si hanno
anche nella curvatura dei lati del protorace e delle elitre, che non alterano co-
munque la forma particolarmente allungata della specie.
Note comparative - Fra le specie con rivestimento elitrale composto da
squame uniseriate, è solitamente caratteristica per la forma particolarmente
allungata, soprattutto del protorace. Gli altri particolari che la separano da gal-
lica, Rocheri e umbrosa, specie simili per il colore del rivestimento elitrale, sono
stati riportati nella trattazione di queste ultime.
Geonemia - Turchia, Russia meridionale, Asia centrale.
Materiale esaminato - 23 es. - Turchia: Nuseybin-Kemaliye (CL). Russia me -
ridionale: Turkestan (MMi, MP): Taskent (MB, MD), Akinin (MD), Ahngar (MMo),
Kisil-Arwat (ME, MMi), Merv (MB), Samarkand (MJ). Afghanistan: Kandahar, 950
m (MH).
17. Sibinia bipunctata KirscH, 1870 (Figg. 7, 30, 31, 98-100, 106, 119)
— bipunctata KırscH 1870, Berl. ent. Zeit., 14, p. 393. DESBROCHERS, 1895, p. 105. SCHILSKy,
1308. n. 39,
— beckeri var. subfaceta Voss 1959, Ent. Blätt., 55, p. 136 (nov. syn.).
Tipo - Della serie tipica ho esaminato 4 es. (coll. Kirsch), rispettivamente
1 & (lectotypus) e 3 99 (paralectotypi) che portano tutti le indicazioni “Egyptus,
Kirsch; typus’’, ed un quinto es. © (coll. Solari) con le indicazioni “Egitto, Kirsch,
coll. Jekel; Sibynes bipunctatus m. Egypten; typus’” (paralectotypus).
Sinonimi - Voss descrive la var. subfaceta di beckeri su 12 es. dell’Afgha-
nistan, sottolineando che potrebbe trattarsı di specie distinta per alcuni particolari
fra ı quali il tipo del rivestimento elitrale con due chiazze di squame chiare sul
terzo posteriore. Ho esaminato un paratipo & (coll. Voss) con le indicazioni
“J. Klapperich, Khinjan, 1240 m, Andarabtal, 25.9.52, O. Afghanistan’’ e, come
già supponibile dalla lettura della descrizione, si tratta di un sinonimo di bipunc-
tata.
Descrizione - Lunghezza: mm 1,65-2,20.
Tegumenti: bruni, ricoperti fittamente da squame rettangolari ed ellittiche,
pressoché coricate, di due colori: bruno rossastre con lievi riflessi metallici
e bianche. Queste ultime ricoprono la parte inferiore del corpo, si trovano
sulle zampe, sulla testa, alla base del rostro, sul pronoto e sulle elitre frammiste
a quelle più scure; sulle elitre inoltre sono condensate in due piccole chiazze
poste fra terzo medio e terzo apicale sulla 3%, 4® e 54 interstria. Le squame sulle
elitre formano 2-3 confuse serie su ogni interstria ed 1 su ogni stria.
Capo: occhi lievemente sporgenti dalla sua convessità; rostro arcuato alla
base, quindi quasi diritto, più largo nella metà basale che in quella apicale, R lu/
P lu: 3 0,95-1, © 1,05-1,16; 1° articolo del funicolo antennale più grosso e circa
due volte e mezzo più lungo del 2°.
Protorace: P la/P lu: 1,12-1,30, subconico, a lati modicamente curvilinei,
con il punto di maggior larghezza fra terzo basale e terzo medio, un poco convesso
superiormente. Elitre: allungate, poco convesse, E lu/E la: 1,41-1,52; E lu/P lu:
2,50-2,87; E la/P la: 1,44-1,51; subrettangolari, lati subrettilinei fino al terzo
posteriore con il punto di maggior larghezza oltre la metà, omeri ben evidenti.
Zampe: unghie con piccole appendici.
96 R. CALDARA
Variabilità: nel complesso costante per forma generale. I tegumenti possono
essere completamente ferruginei oppure il pronoto e la base delle elitre nerastri.
Le squame del rivestimento a volte sono di due tinte poco contrastate fra di loro,
quasi unicolori, e più o meno fitte, a volte decisamente sovrapposte sulle elitre.
Note comparative - Specie molto caratteristica per la forma generale allun-
gata unita al tipo e disegno del rivestimento, con le due costanti chiazze di squame
bianche sulle elitre, e alla forma del rostro. Come la reichei per altri aspetti, la
bipunctata, per la disposizione e la forma delle squame soprattutto elitrali ed
inoltre per la lieve convessità degli occhi (particolare non posseduto da nessuna
altra delle specie considerate), ricorda la variata GYLL., specie del gruppo della
primita. Questa però, come le altre del suo gruppo, ha innanzitutto una forma
generale più tozza, con elitre un poco più corte (E lu/E la: < 1,35), subovali, a
lati più arrotondati, più ristrette nella metà posteriore, con il punto di maggior
larghezza prima della metà. Inoltre sulle elitre le squame sono un poco più fitte,
formano il caratteristico abbozzo di macchia periscutellare rossastra e non sono
concentrate a formare chiazze nella metà posteriore.
Geonemia: Europa sud-orientale, Asia centrale, Medio Oriente, Africa
nord-orientale.
Materiale esaminato - 140 es. - Turchia: Devegecidi (CL), Siirt-Eruh (CL). Russia
meridionale: Caucaso (MB); Turkestan (MB, MMi, MJ, CS): Ahngar (MMo), Askha-
bad (MMo), Buchara (MB), Ost. Buchara-Tschitschantan (MB), Geok-Tepe (MJ, MMo),
Margelan (MB, MMo), Taskent (MMo). Afghanistan: Khinjan-Andarabtal, m 1240
(MH). Giordania: Jericho (MMi). Algeria: Biskra (MMi). Egitto (MB, MD,
MMi, MMo).
Specie incertae sedis
1. Sibinia cinctella DESBROCHERS, 1898
— cinctella DESBROCHERS 1898, Frelon, 7, p. 27.
Descritta su es. dell’Algeria (senza più precisa località) e paragonata alla
theryi (syn. di exigua) dalla quale differisce secondo l’Autore «par le prothorax
aussi large que les élitres, 4 marge antérieure non relevée, autrement colore,
par celles ci nullement rétrécies vers les épaules, non parsemées de squamules
blanches ».
2. Sibinia fulvoaurea DESBROCHERS, 1895
— fulvoaurea DESBROCHERS 1895, p. 72, 105.
Descritta anch’essa su un es. 4 dell’ Algeria e paragonata molto grossola-
namente alla subpiligera DesBR. (specie del gruppo della viscariae), dalla quale
differisce per il rivestimento con squame larghe non piliformi. Probabilmente
vicina a planiuscula.
3. Sibinia modesta DESBROCHERS, 1895
— modesta DESBROCHERS 1895, p. 71, 105. ScHiLsky, 1911, n. 96.
Descritta su es. di Jericho, Giordania, che non sono riuscito a reperire. È da
notare che i due es. di subolivacea (MB) da me esaminati erano determinati come
REVISIONE SIBINIA 97
modesta probabilmente da ScHILSKY che parla di essi (1911). Da quello che si
può capire dalla lettura della descrizione, le due specie, descritte del resto della
stessa località, dovrebbero essere molto simili.
Ho esaminato un es. 9, con le indicazioni ‘“Caspi (sic); Tournier; Reichei
T.° (MMo), simile sia a reichei che a subolivacea, ma differente da entrambe
per il rivestimento formato sulle elitre da un maggior numero di squame più
strette (3 serie confuse per ogni interstria invece di 2) e per la forma delle elitre
che sono sì allungate (lu/la 1,26), piane sul disco e con omeri pronunciati, ma
hanno il punto di maggior larghezza nel terzo anteriore, da dove convergono
gradualmente fino all’apice; il resto e il protorace sono come in subolivacea.
4. Sibinia tychiiformis Pic, 1902
— tychuformis Pic 1902, Echange, 17, p. 40.
Descritta su es. dell’Algeria (Mers el Kebir) e non inquadrata in rapporto
alle specie vicine. L’Autore riferisce che dovrebbe collocarsi vicino alla fulvo-
aurea, che egli non conosce però in natura. La descrizione fa ricordare un poco
l’umbrosa e la subirrorata.
Specie da trasferire ad altro genere
1. Tychius massagetus (Faust, 1884) (nov. comb.)
— Sibinia massageta Faust 1884, Stett. ent. Zeit., 45, p. 463. ScHILSKY, 1908, n. 92.
Faust descrive la specie su es. di cui non specifica l’esatta provenienza
e la paragona alla sodalis. SCHILSKY, dopo avere esaminato 1 es. della serie tipica
di Krasnowodsk, pone la massageta in sinonimia della heydeni TOUR. .
Ho esaminato 2 es., puntati sullo stesso spillo, della serie tipica della mas-
sageta (coll. Faust), con le indicazioni ‘“Krasnowod. Faust; massageta Faust;
type”. Sono rispettivamente 1 3 (lectotypus) e 1 © (paralectotypus). Inoltre ho
esaminato 2 altri es., 1 Se 1 9, identici a questi tipi, con le indicazioni ‘‘Sarepta;
coll. Stierlin; Schilsky revid.; identisch zu S. massageta Fst.” (ME). Si tratta
di una specie della tribù T'ychüni molto difficile da collocare, ma sia l’opinione
di Faust ed ancor più quella di SCHILSKY sono errate. Infatti la specie non ap-
partiene sicuramente al genere Szbinia, sebbene abbia il funicolo antennale di
6 articoli ed il pigidio lievemente scoperto; penso invece che la si debba collo-
care vicino ai T'ychius del subgen. Lepidotychius, forse all’alhagı anch’esso con
funicolo a 6 articoli (specie descritta da Faust come Miccotrogus su es. sempre
di Krasnowodsk, subito prima della massageta), che però non conosco in natura.
Del 7. (L.) morawitzi BECKER ha la forma generale e quella dei tarsi e del rostro;
varia invece per il tipo di rivestimento della parte superiore. Nel morawitz1,
come in tutte le altre specie del sottogenere, esso è composto da squame di due
tipi, discoidali e setoliformi; su ogni interstria elitrale le squame larghe sono cori-
cate e disposte in due serie (parzialmente tre) molto fitte, mentre le setoliformi
sono un poco sollevate e uniseriate. Nel massagetus invece su alcune interstrie
elitrali il rivestimento, del resto variabile da es. ad es., è come nel morawitzi
(le squame larghe sono però ovali o lanceolate), mentre in altre sono prevalenti
le squame più strette non disposte in serie regolari; sul pronoto inoltre le squame
sono meno fitte e di forma ellittica, di larghezza intermedia fra quelle delle elitre.
98
R. CALDARA
2. Sibinia imbricata DesprocHERs 1907 = Dichotychius cupulifer (BrisouT, 1869) (nov.
syn.).
— imbricata DESBROCHERS 1907, p. 100. TOURNIER, 1895, p. 55.
Descritta su un unico es. © dell’Algeria (Biskra, mai 1894) da me esaminato
(coll. Desbrochers); senza dubbi esso è sinonimo di Dichotychius cupulifer (4).
È da notare che TOURNIER fin dal 1895 aveva asserito che la S. imbricata DESBR.
allora in litteris era identica al D. cupulifer. |
(MN
of [ars 4
PEN
Slwlo
Key to the species
. Elytral scales unicolorous, or some or all strial scales whitish and scales on PREIS:
hazel or reddish; scales on elytral interspaces in regular uniseriate rows 2
Scales on elytral interspaces unicolorous or bicoloured, but not arranged in ee rows 8
. Tarsal claws toothed. 3
Tarsal claws not toothed 5 nga , LO Pees EN 6
. Scales on dorsal surfaces usually EEE most ava Set boat, hazel or. auch,
some of strial scales whitish; strial scales different in shape and narrower than scales on
interspaces . +
Scales on dorsal sali colis weh or feel, all Lea the same shape "and
width. Spain, North» Africa; Middle East . „u... di ete man 15, albosquanosa
. Rostrum in distal 1/2 dark brown; elytral scales numerous, Hic length: 1.20-1.45 mm;
prothorax subconical. Northwestern RICE "no tk DS RS à 7 umbrosa
Rostrum in distal 1/2 reddish; elytral scales sparse, oe pics an broadly
visible; length: 1.40-1.70 mm; prothorax curved at sides Br 5
. Rostrum longer in female than in male im WPS ese 104 9,1. vi 1. 22). si
France. . . 13a. gallica gallica
Rostrum hdi the same di in Luni sexes (R uP hs & À 06- 1; 19; 9 1.11-1.23). Southern
Spalla . 13b. gallica gemmans
. Rostrum in DL. view er i at bape te Be otk much stout at
base than apex; scales on dorsal surfaces of two well differentiated colours. Morocco
. 12. kocheri
Bei in tl view ww ee med si ade, le rl, larger at base than at
ae N a Oey Ee a ra aes
. Scales on upper surfaces are hazel, nearly unicolorous and cover the rostrum only in basal
1/3; body form stout; elytra short, E w/P w: 1.28-1.36; prothorax curved at sides. Southern
Iberian Peninsula, Sarda; Noth Africa, ou es Russia IR 14. exigua
White scales are intermixed with hazel or reddish scales on upper surfaces of prothorax
and sides of elytra and cover the rostrum basad of the middle; body form more slender;
elytra longer, E ul w: 1.38-1.50; prothorax subconical. Turkey, southern Russia, central
ST rae Pe OT onder Ree a eT RPS cut Ge oe 0e Onn en nena
. Tarsal claws iii a A DU Latte Mile in i 9
Tarsal ‘claws not'toothed-*|*°*..*. fe AEREI Sn
. Elytra long (l/w: 1.32-1.52), E w/P w: 2. 20- 2. 87: ana n 65- 2. ss mime. Ve SAT
Elytra short (1/w: 1.23-1.34), E w/P w: 1.84-2, 26: length: 1:40-2.00 mm. . . . 13
. Elytra with small macula of white scales in apical 1/2; rostrum of male short, longer in
female, slightly larger in basal 1/2 than in apical 1/3, nearly straight in apical 1/3, slightly
sculptured, densely covered with scales basad of antennal insertion; eyes slightly pro-
trudent; prothorax at sides slightly curved, especially in basal 1/3. Southeastern Europe,
central ‘Asta, east-central North Africa . . Pas NT Dipunetate
Elytra ioni maculae in apical 1/3; rostrum tonde ca. same length and shape in both
sexes, curved, cylindrical, ca. the same width at base and apex; with striae and punc-
tures in basal 1/2; distal 2/3 glabrous; eyes not protrudent; prothorax at sides more
Ot VER TEST fa da el Fe al Fred si scene ae a FT ie ie;
(4) CLARK (1978) considera il genere Dichotychius sinonimo di Sibinia s. str.
REVISIONE SIBINIA 99
11. Scales on elytra and pronotum usually with slight silky or metallic reflections; rostrum
feebly curved, especially in basal 1/2; R 1/P 1: g 0.95-1.04, © 1.06-1.10; pronotum and
elytra convex; elytra elliptical, sides slightly curved, convergent from the middle to apex;
legs short. Central and southern Europe, northwestern Africa . . . . 2. sodalıs
— Scales on elytra and pronotum without metallic reflections; rostrum more strongly
curved, especially in basal 1/2, R 1/P 1: & 1.04-1.13, © 1.15-1.21; legs long . . 12
12. Pronotum and elytra flat on disc, elytra subrectangular, sides convergent about from
apical 1/3. Southern Europe, North Africa, Middle East. . 1a. planiuscula planiuscula
— Pronotum and elytra convex on disc (al in Peet elytra elliptical, sides slightly cur-
vilinear. Morocco. . . +. + + Lb. planiuscula ferruginea
13. Elytra with sides curved ion base, more or ieee convex on disc .
— Elytra with sides parallel in basal 1 F2; Hat onsdise:".. == Rees ee
14. Elytra globose, short, densely covered with unicolorous hazel Scales, with: slight metallic
reflections in some specimens, imbricated, not seriate on MMRERACER (width of each
interspace with 3-5 scales). Spain ee i 6. iberica
— Elytra long, less globose, scales less dense, Du ni hazel : in dr or of one co-
lour on disc and another on sides, more or fe e seriate on interspaces (width of
each interspace WUE 2-3 800468) pil os iD
15. Rostrum stout in both sexes; pronotum and ret convex on disc prothorax natrowed
feebly in apical 1/2; scales of upper surfaces usually bicoloured: those on sides of prothorax
and elytra whitish, the others darker, sometimes with slight metallic reflections. Eastern
Pyrenees, Sicily, northwestern Adriana: stat + x oidemeéretaceacincta
— Rostrum in lateral view curved, different in shane longer i in a than in male; prono-
tum and elytra flat on disc; prothorax narrowed strongly in apical 1/2; scales Ab BE
opaque. Middle East. . . . 8. subolivacea
16. Scales on upper surfaces dee integument di Ds hoficcaledi Seal on elytral
interspaces biseriate; rostrum as in subolivacea. Egypt eur 10. fusca
— Scales on upper sunto of pronotum sparse, especially on disc, Scales on elytra arranged
in confused series, sparse; rostrum different in shape. Calabra, Cyprus . . . 9. reichei
17. Lenght: 1.2-1.7 mm (mean, 1.4 mm); rostrum slightly Saturn, slender from base, in
lateral view slightly sinuouse along upper margin; pronotal and elytral scales large, con-
fusedly biseriate on sutural interspace, often darker on disc and paler, whitish, on sutural
interspace and on sides. Southern Russia . . 4. zuberi
— Length: 1.7-2.1 mm (mean, 2 mm); rostrum with al ana ec in basal 1/2, stout
especially at base, in lateral view regularly convex along dorsal margin; pronotal and
elytral scales long (width of each interspace with 3-4 scales), confusedly me; on a
disc, unicolorous, sometimes paler only on sutural interspace . 18
18. etere convex, less transverse (w/l: 1.19-1.28), E 1/P 1: 2.14-2. 35; al on upper sur-
faces, especially of pronotum, usually dense, with sligth metallic reflections; integument
concealed by scales. Southeastern Europe . . 3. beckeri
— Pronotum flat, more transverse (w/l: 1.26-1. 39), E 1/P 1: 2; 25- 2. 50; scales on upper
surfaces, especially of pronotum, usually less dense, less broadly imalavicatedi without me-
tallic reflections. Southern Europes) Hl aan nu a RA
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RIASSUNTO
Mediante l’esame di numeroso materiale delle serie tipiche, viene eseguita la revisione delle
specie paleartiche di Sibinia GERMAR vicine a sodalis GERMAR ed exigua FAUST. Si tratta di 17 specie
e 2 sottospecie caratterizzate essenzialmente dal rivestimento composto da squame larghe, ovali
od ellittiche, non formanti precisi disegni sulla parte superiore, particolarità che servono a distin-
guerle da tutte le altre specie del genere. Vengono stabilite le seguenti nuove sinonimie: squamans
DesBr. = planiuscula DESBR.; minutissima Tour. = zuberi DESBR.; gloriosa "TOUR. = meridionalis
BRIS.; castaneipennis DESBR. e pusilla FAUST = exigua FAUST; paronychiae Horr. e antennalis Hust.
= cretaceocincta DESBR.; rufula Hust. = umbrosa DESBR.; ochraceosquamosa Voss = subirrorata
Faust; subfaceta Voss = bipunctata KirscH; imbricata DesBr. = Dichotychius cupulifer BRIs. .
È riportata una tabella dicotomica delle specie, in italiano e in inglese.
ABSTRACT
A revision of the Palearctic species of the weevil genus Sibinia related to sodalis Germar and exigua
Faust (Coleoptera Curculionidae).
This paper deals with classification of the Palearctic species of the weevil genus Sibinia
GERMAR, characterized by an integumental vestiture of large, oval or elliptical, scales, that are
unicolorous or bicoloured without forming precise drawings. Numerous type-specimens have been
examined. Seventeen species and two subspecies are recognized; eleven are placed for the first
time in synonymy: squamans DESBR. = planiuscula DESBR.; minutissima 'TouR. = zuberi DESBR.;
gloriosa TOUR. = meridionalis Bris.; castaneipennis DESBR. and pusilla Faust = exigua FAUST;
paronychiae Horr. and antennalis Hust. = cretaceocincta DESBR.; rufula Hust. = umbrosa DESBR.;
ochraceosquamosa Voss = subirrorata FAUST; subfaceta Voss = bipunctata KIRSCH; imbricata DESBR.
= Dichotychius cupulifer Bris. Species concepts are based on morphological characters, primarily
differences in vestiture, rostrum shape, genitalia. Variation in taxonomic characters is discussed.
A key for the species is given, in Italian and English.
Indirizzo dell’A.: Piazza Bolivar 7, 20146 Milano.
101
PIETRO BRANDMAYR & GIANCARLO DRIOLI
Istituto di Zoologia e Anatomia Comparata dell’ Università di Trieste
SEMISPECIAZIONE PLEISTOCENICA
IN PLATYSMA (MELANIUS) MINUS (GYLL.)
(Coleoptera Carabidae)
Il presente lavoro vuol essere non solo un contributo alla conoscenza della
struttura di popolazione di Platysma (Melanius) minus (GYLL.) (1), ma anche
un apporto alla più generale discussione sull’attendibilità delle ipotesi concer-
nenti una speciazione o subspeciazione quaternarie nei coleotteri carabidi. Le
vedute sul secondo argomento sono state passate in rassegna recentemente da
THIELE (1977), ma si è ancora ben lontani da una risposta definitiva su tale pro-
blema (pag. 303). Da un lato, autori quali LiNDROTH (1948, 1960) e CooPE
(1970), basandosi sull’evidenza dei reperti fossili o subfossili, parlano di una
sorprendente costanza di caratteri morfologici ed esigenze ecologiche delle specie
nel Pleistocene, riferendosi però (come osservato da T'HIELE, op. cit.), a carabidi
euritopi abitanti le vaste distese periglaciali euroasiatiche. Dall’altro i risultati
di indagini zoogeografiche sulle faune silvicolo-montane o alpine dell’ Europa
meridionale e dell’ Anatolia (SCHWEIGER, 1966), benché non sorrette da reperti
fossili, possono essere in accordo con fenomeni di speciazione allopatrica in rifugi
forestali tra loro isolati.
Sono in genere abbastanza numerosi gli autori che collegano divergenze
specifiche o razziali con eventi glaciali pleistocenici (es.: VIGNA, 1969; MARCUZZI,
1962) e taluni poi attribuiscono alla culminazione quaternaria del raffreddamento
climatico la formazione di intere faune! (MANI, 1962, per la fauna “dei nunatak-
ker” e “nivale”? sensu suo).
Il sottogenere Melanius di Platysma si è rivelato di particolare interesse
riguardo alla divergenza di gruppi di popolazioni isolate durante il Pleistocene.
BUCCIARELLI & SOPRACORDEVOLE (1958) hanno infatti potuto rilevare l’esistenza
di razze prima passate inosservate in Pl. anthracinum e gracile o di forme a strut-
tura lievemente diversa dei genitali (x e ß di Pl. nigrita) che farebbero pensare
ad una disgiunzione glaciale degli areali europei, ora continui, di queste tre specie.
Più recentemente anche l’eurosibirico Melanius minus si è rivelato non omogeneo
(Ravizza, 1975), e le sue popolazioni italiane, assieme a quelle di poche località
jugoslave, austriache e francesi sono state attribuite ad una forma specificamente
diversa, Pterostichus (Melanius) oenotrius.
Abbiamo quindi inteso di integrare con l’esame di numeroso materiale
non italiano le conoscenze, attualmente incomplete, sulla distribuzione geogra-
fica di quest’ultima forma, anche nel tentativo di verificare, con un ulteriore
approfondimento dell’esame morfologico, il tipo di contatto venutosi ad instau-
rare tra gli areali contigui di Pl. minus ed oenotrium. L'indagine è stata più intensa
(1) Sin.: Pterostichus (Pseudomaseus) minor GYLL.
102 P. BRANDMAYR & G. DRIOLI
soprattutto lungo due profili geografici apparsi significativi già a priori (?), quello
Friuli, Slovenia-Carinzia, Stiria e lungo l’altipiano svizzero. Una verifica accurata
del carattere ibrido di una popolazione è stata possibile anche grazie all’esame del
sacco interno in estensione.
Vorremmo ringraziare quanti hanno contribuito al buon esito dell’indagine,
in particolare il Prof. med. Giorgio Pilleri (Berna; Hirnanatomisches Institut)
che ci ha facilitato i contatti con i musei elvetici, il sig. Paul Jeanne, Bordeaux,
per il copiosissimo materiale inviatoci dalla Gironda ed il personale dei Musei
ed i proprietari delle collezioni di cui abbiamo potuto esaminare il materiale.
MATERIALE E METODI
Sono stati esaminati esemplari a secco provenienti dai seguenti Musei e/o collezioni (cui
più innanzi si fa riferimento soltanto a mezzo delle sigle indicate in parentesi):
— Museo di Storia Naturale di Trieste (MT) - coll. G. Müller (MII)
— Museo di Storia Naturale di Verona (MV) - coll. Magistretti (Mg) e Della Beffa (Db)
— Naturhistorisches Museum, Basel (MBs) - coll. Stoecklin (St)
— Musée d’ Histoire Naturelle, Genève (MG) - coll. Besuchet (Bs), Toumayeff (Tm), Matthy
(My) e Simonet (Sm)
— Naturhistorisches Museum, Bern (MBr) - coll. Raetzer (Rz)
— Naturhistorisches Museum, Wien (MW) - legit Paganetti (Pg), Konschegg (Kn), Kaufmann
(Kf), Pinker (Pk), Praxmarer (Px) e Minarz (Mz)
— Naturhistorisches Museum, Klagenfurt (MK) - coll. Hoelzel (Hz)
— coll. G. Drioli, Trieste (Dr)
— coll. P. Brandmayr, Trieste (Bm)
— coll. B. Drovenik, Lubiana (Dk)
— coll. H. Schweiger, Vienna (Sw)
— coll. C. Jeanne, Bordeaux (Jn)
— coll. M. G. Ledoux, Clamart (Lx)
L’esame morfologico esterno è stato completato da quello dell’endofallo
in estensione. Il metodo, usato per la prima volta da MERGUE & LEpoux (1966)
su Carabus, è stato da noi semplificato ed adattato anche a carabidi di piccole
dimensioni (sino ad edeagi con parte basale di 0,4/0,3 mm di diametro) usando
siringhe insuliniche con aghi di diametro minimo (0,30 mm). Il lobo mediano
viene gonfiato all’estensione fisiologica della copula dopo bollitura in KOH,
inserendo la punta dell’ago nel bulbo basale. L’insufflazione è stata eseguita in
acqua e con acqua, ma anche alcool al 60% va bene. Da evitare assolutamente
il lavaggio in acido acetico che molti autori consigliano dopo la bollitura in potassa,
poiché esso irrigidisce irrimediabilmente le membrane dell’endofallo. Per altri
particolari vedasi anche STURANI (1967) e sul significato della coaptazione geni-
tale BRANDMAYR (1978).
RISULTATI
È anzitutto necessario un breve completamento nella descrizione delle
differenze morfologiche dell'apparato genitale di Platysma minus ed eonotrium.
Il sacco interno interamente estroflesso ed in estensione delle due forme è rap-
presentato in fig. I (a e b). In entrambe la parte membranosa dell’organo è pres-
soché identica, e consiste di un sacco allungato e ritorto su se stesso, nel quale il
gonoporo si apre quasi all’estremità, su di una vescicola 1 cui microprocessi sono
(2) Grazie ai dati di RAVIZZA, op. cit.
SEMISPECIAZIONE IN PLATYSMA 103
maggiormente sclerificati ed appiattiti (fig. I, c). L’insieme del lobo mediano e
dell’endofallo fa quindi compiere al dotto eiaculatore un cerchio quasi completo
e l'apertura del gonoporo viene così ad esercitare durante la copula una pressione
contro la vescicola basale, sorta di estroflessione membranosa che a riposo, cioè
da sgonfia, ricopre parzialmente sul lato sinistro il fallotrema (fig. 1, b). Durante
Fig. I: a - Endofallo gonfiato di P/. minus turcicum (Lago di Abant, Bolu, Anatolia) con la
spinulosità sulla protuberanza posteriore. Il gonoporo è segnato da una freccia. Al massimo della
insufflazione esso si applica alla vescicola membranosa posta lateralmente al fallotrema. Scala:
1 mm. b - Idem di PI. minus oenotrium (La Leyre, Gironda, Francia). Notare l’assenza di spinule
sulla gibbosità posteriore. Le differenze rispetto a minus sono essenzialmente dovute al maggior
grado di insufflazione dell’organo. a’ - Medesimo di a, in visione ventrale. Gibbosità spinosa visi-
bile di profilo. c - Microprocessi squamosi sclerificati della zona del gonoporo. Scala: 50 u. d -
Microprocessi sclerificati spinosi della protuberanza posteriore dell’endofallo di Pl. minus typ. a
maggiore ingrandimento. Scala come sopra. e - Articolo distale dello stilo destro. Scala: 0,1 mm.
f - Parte chitinosa dell’apparato genitale femminile, con spermateca munita di dotto basalmente
sclerificato e allargato ad ampolla. Scala: 0,5 mm.
104 P. BRANDMAYR & G. DRIOLI
l’atto sessuale il gonoporo è quindi orientato in senso più o meno ventrale, in
modo da combaciare, probabilmente, con la ‘borsa della spermatofora” (8)
della femmina (fig. I, f), situata alla base dell’ovidutto comune. Posteriormente
(pos. di riposo!) l’endofallo presenta una gibbosità più o meno pronunciata,
nuda in oenotrium, armata invece di un gruppo di microprocessi spiniformi posti
prevalentemente sul lato sinistro in minus, (fig. I, a, a’, a maggior ingrandim.
in d). È questa l’unica differenza sostanziale tra i due endofalli.
L’ apparato genitale femminile non presenta differenze nelle due forme.
La vagina & interamente membranosa, introflessa a sinistra e con dotto spermatico
ben sclerificato nella sua parte basale, dov’é dilatato ad ampolla. Nemmeno l’ap-
parato ovopositore offre differenze di rilievo.
L’esame di materiale dell’ Anatolia e della Turchia Europea, regioni dalle
quali Melanius minus non era stato ancora segnalato, ha permesso di individuare
un gruppo di popolazioni indubbiamente attribuibili ad una nuova sottospecie,
diversa dal minus tipico dell’ Europa centro-orientale e della Siberia:
Platysma (Melanius) minus ssp. turcicum nova
Caratteristiche. Esoscheletro praticamente indistinguibile da quello di
minus minus, ad eccezione del rilievo careniforme posto sul VII urosterno ma-
schile. Tale carena è infatti ben sviluppata solamente nel suo terzo caudale ed
assume la forma di un tubercolo allungato, preceduto da una sottile piega che
svanisce del tutto a livello del terzo basale del somite (fig. II, a’). Edeago con
lobo mediano ad apice corto, tozzo ed arrotondato; endofallo munito di processi
spiniformi come nel tipo. Parte distale del paramero destro bruscamente allar-
gata, spatoliforme (fig. II, a), ben diversa da quella progressivamente allargata di
minus minus. In fig. II sono riassunti i principali caratteri diagnostici relativi a
parameri e carena sternale delle tre forme che una volta erano identificate come
Platysma minus.
Geonemia: "Turchia Europea, Istanbul ed Anatolia, Lago di Abant (uniche
località sinora note).
Holotypus: un esemplare 3 proveniente dal lago di Abant, lg. Ledoux,
conservato in coll. Drioli (Trieste).
Paratypi: 2 33 da Istanbul, lg. Wewalka, uno in coll. Schweiger (Nie-
derösterreichisches Landesmuseum, Wien) ed uno in coll. Brandmayr (Ist. di
Zoologia; Trieste).
Non è escluso che l’esame di materiale più numeroso porti all’individuazione
di un maggior numero di differenze esoscheletriche.
*
* *
Variazione geografica e struttura di popolazione. L’esame del materiale
europeo ha permesso di constatare, accanto ad una maggioranza di esemplari
sicuramente attribuibili a Platysma minus o oenotrium, un certo numero di indi-
vidui dalle indubbie caratteristiche intermedie. Queste si potevano rilevare
(3) Sacca membranosa posta nei pressi dello sbocco dell’ovidotto impari in vagina e di
solito in comunicazione con il dotto spermatico.
SEMISPECIAZIONE IN PLATYSMA 105
essenzialmente nei SS (le 92 non possiedono caratteri esoscheletrici talmente
divergenti da essere distinguibili in fenotipi ibridi), in particolare: a) nella lun-
ghezza della carena sternale (1/3 o 2/3 del normale); b) nella lunghezza della
parte apicale del mesofallo (intermedia tra minus ed oenotrium); c) nel numero
di spine della gibbosità posteriore dell’endofallo. La variabilità di apici e spine
è presentata in fig. III.
Fig. II: a, a’ - Paramero destro e carena urosternale di PI. minus ssp. turcicum nova. (Lago
di Abant, risp. Istambul). b, b’ - Idem di Pl. minus minus (Comana Vlasca, Romania). c, c’ - Idem
di Pl. minus oenotrium (Wörthersee, Carinzia). Scala: 0,1 mm.
La geonemia dei Melanius del gruppo minus è la seguente:
Areale complessivo
Euro-sibirico-anatolico: Diffuso nell’ Europa sett., media ed in parte della
merid., Anatolia, Caucaso, Siberia. Presente in Gran Bretagna ed Irlanda,
così pure in Corsica. Mancherebbe invece nella Penisola Iberica, quantunque
indicato per la Catalogna nel Catalogo di LA FUENTE (JEANNE i. 1.), nella Penisola
Italica a sud dell Emilia e del Lazio, in Sardegna, in Sicilia e verosimilmente
nella Grecia meridionale. L’areale europeo è raffigurato nell’atlante di TURIN,
HaAECK e HENGEVELD, 1977.
Corologia delle singole forme. Come da noi accertata,
completata con i dati attendibili desunti dalla letteratura.
106 P. BRANDMAYR & G. DRIOLI
1) minus minus GYLL.
AUSTRIA - Vienna, Rekawinkel (MW-Pk) - Vienna, Lobau (Sw) - Vienna, Hainburg (Sw) -
Vienna, Prater (Sw) - Neusiedlersee (MW-Pk) - Nied. Oest., Gars (MW-Mz) - Stiria, Stuebing
(MW-Px) - Stiria, Weixelbaum (Dr e Bm) - Klagenfurt (MK) = FRANCIA - Versailles, Ram-
bouillet, Etang de Hollande (Dr) - Paris, Pontcarré S. M. e Logne S. M. (Dr). = GERMANIA
- Sassonia, Eisleben (MW-Pg) - Hannover (MW) - Pfalz, Duerkheim (MW) - Hessen, Wor-
msleben (MW-Pg) - Baden (MBs) = CECOSLOVACCHIA - Slesia, Teschen (MV-Mg) - Mo-
ravia, Ung. Ostra (MV-Db) = UNGHERIA - dint. Budapest (Dr e MBs-St) = ROMANIA -
Comana Vlasca (MW-Pg) = per la SCANDINAVIA e DANIMARCA possono valere i dati del
Lindroth.
2) forme intermedie fra minus minus GYLL. ed oenotrium RAVIZZA
FRANCIA - Bretagna, Morbihan, Bois de La Roche (Dr) = SVIZZERA - Vaud: Grangettes,
Bavois, Yvonand, Baussens, Lac de Youx (Giura), Montherod (tutti MG-Tm) - Lac Yverdon,
Lac de Mocat, Sugiez Fg., N. Glatt (Zürich) (tutti MG-Tm) - Giura, Bonfol (MG-Tm) - Mies,
Duedingen, Preverenges, Aarburg (MG) - Nidau (MG-My e MBn) - Vaud, Chavannes de Bogis
(MG-Bs) - Cointrin (MG-Sm) - Bernese, Aaarwangen, Siselen, Solothurn (MBn) - Bernese,
Zollikofen (MBn-My) - Bernese, Dueren (MBn-Rz) - Hte. Savoye, Gaillard (MG) - Uri, Fluelen
(MG). |
3) oenotrium RAVIZZA
FRANCIA - Gironde: Marais d’Anglades, St. Laurent d’Arce, Marais de Tauriac, Marais de
Magrigne, La Mothe, Le Teich, Marais de Marcamp, La Hume (Villemarie), Marais de Parem-
puyre (tutti Jn) - Landes, Etang d’Orx presso Bayonne (Jn) - Bretagne, Ploermel, Etang du Duc
(Dr) - Savoye, Bourget (MG-Sm) - Corsica, Folelli (dal DEVILLE, p. 502) = SVIZZERA - Ticino,
L. di Muzzano (MG-Bs) = AUSTRIA - Wörthersee (MW-Kn) - Rosenthal presso Klagenfurt
(MK-Hz) - Millstaedtersee (Sw) - Sattniz West presso Villaco (MK-Hz) - Carinzia, Grafenstein
(MK-Hz) - Gobanz (MK-Hz) = JUGOSLAVIA - L. Cirknica (Dr e Dk) - Mostni Log (Dk)
- Lubiana (Dk) - Istria, Val Quieto (dal Ravizza) - Krk (Isola di Veglia, MII.) - Dalmazia, Zadar,
Bocagnac (MT-MII.) - Dalmazia, Metkovic (MT-MIl) - Bosnia, Kupres (dal Ravizza) = ITALIA
- Lombardia: L. di Sartirana, L. di Merone, Biandronno, Marcallo, Segrino, ‘Turbigo, L. di
Varese (Is. Virginia), Arcisate, Montorfano (tutti MV-Mg) - Trentino, L. di Toblino (MV-Mg)
- Carnia, L. di Cavazzo (Dr) - Gorizia (MT-MII) - Monfalcone (MV-Db) - Isola Morosini (Bm) -
Lago di Doberdö (Bm) e Pietrarossa (MT-MII). - Emilia, Locatello (MV-Db) - Toscana Viareggio
(MT-MIl). Citiamo ancora le seguenti località italiane, che si ricavano dal lavoro del RAVIZZA
- Piemonte: Laghi di Candia e Viverone - Lombardia: Laghi di Ganna e Ghirla, Vigevano,
Gaggiano, Bereguardo, Pavia, L. Annone, Asso, Colico, Sartirana Briantea, Pisogne - ‘Trentino:
Rovereto, Pieve di Ledro, Avio, Loppio - Friuli: Tarcento - Liguria: Sassello, Piampaludo -
Emilia: Bologna, Ravenna - Toscana: Palude di Fucecchio - Lazio: Lago Monterosi.
4) minus ssp. turcicum nova
TURCHIA - Istanbul (Sw) - Anatolia, Lago Abant (Dr ex Lx e Bm)
I dati attendibili della bibliografia (sostanzialmente Ravızza, 1975) e le
località da noi controllate sono riportati nella cartina di fig. IV. L’areale di Pl.
oenotrium è dunque da considerarsi europeo centro-meridionale occidentale, e
consiste praticamente di una fascia di popolazioni contigue a Pl. minus minus,
estendentesi dalla Bretagna sino probabilmente alla Grecia settentrionale, di
dove però non abbiamo potuto esaminare materiale. Le popolazioni ibride si
addensano in Svizzera, Bretagna e molto probabilmente nel tratto compreso tra
questi due estremi. Il ricco materiale dell’altipiano svizzero (più di 150 esemplari)
mostra una variazione clinale della lunghezza dell’apice del lobo mediano del-
l’edeago a partire dal Vaud (massima) sino al Bernese, alla catena del Giura (Bon-
fol) ed a Zurigo (minima), dove s'incontra ormai PI. minus. Il numero di spine
dell’endofallo delle popolazioni di questa regione è pure intermedio tra le due
forme, ma il preparato da Bavois, nel Vaud (fig. III, f), ricco di spine come
SEMISPECIAZIONE IN PLATYSMA 107
Pl. minus, fa ritenere che questo carattere sia soggetto a maggior variabilità, cosa
non infrequente nelle zone di ibridazione. Il gradiente morfologico (fig. III,
da 7 a 18) è quindi diretto all’incirca da SO a NE, è cioè parallelo all'andamento
del Giura e dell’altipiano svizzero e grossolanamente perpendicolare alla direzione
della fascia di ibridi. Questa sembra costituita unicamente da individui dalle
caratteristiche intermedie, benché il materiale attualmente conservato nei musei
elvetici non sia talmente numeroso da poter escludere l’esistenza di fenotipi
parentali nel territorio considerato. 7
Fig. III: Variabilita geografica ed ibridazione tra Pl. minus e Pl. oenotrium, sulla base di carat-
teri genitali maschili: 1-19: visioni dorsali (1, 3, 5-19) e laterali (2, 4) dell’apice del lobo mediano
di Pl. oenotrium (1-6), Pl. oenotrium x minus (7-17) e Pl. minus (18, 19). a-g: gibbosita posteriore
dell’endofallo in Pl. oenotrium (a), Pl. oenotrium x minus (b-f) e PI. minus (g). Scala 0,5 mm. Loca-
lità di provenienza degli esemplari raffigurati: Lago di Muzzano (Canton Ticino) (6), Lago di
Ginevra (7), Montherod (Vaud) (8), Sugiez (Vaud) (9), Bavois (Vaud) (10, f), Siselen (Berna),
(11, 12, c), Biiren (Berna) (13), Solothurn (14, b), Nidau (Berna) (15), Zollikofen (Berna) (16)
Bonfol (Jura) (17, d), Zurigo (dint.) (18), Leibnitz (Stiria meridionale) (19), C. Ticino (a), Coin-
trin (Vaud) (e), Weichselbaum (Stiria mer.) (g).
108 P. BRANDMAYR & G. DRIOLI
Lo sviluppo geografico dell’areale di Pl. oenotrium suggerisce l’ipotesi di
una disgiunzione pleistocenica della forma di partenza, quale abbiamo tentato
di raffigurare nel riquadro a destra in alto di fig. IV, rapportata alla culminazione
glaciale rissiana. Tundre gelate centroeuropee, Alpi e Dinaridi avrebbero deli-
mitato ad est l’areale del futuro oenotrium, mentre minus avrebbe svernato ad
est della Penisola Balcanica. Cessato l’effetto-barriera degli acmi glaciali, oeno-
trium e minus si sarebbero incontrati, nel corso della loro riespansione, lungo una
linea molto più vicina ai rifugi del primo che del secondo. Questo si può spiegare
ammettendo che i Carabidi volatori possiedano un “dispersal power” molto
maggiore verso occidente che non nella direzione opposta. Tale ipotesi sembra
ben suffragata da esperimenti sulla direzione di volo fatti da LINDROTH, (1949).
Ne risulterebbe che i Carabidi tendono in generale a volare nelle ore più calde
(ed umide!) della giornata, vale a dire verso sera, subendo quindi l’attrazione del
sole calante, soprattutto dell’emissione nell’ultravioletto. La mancanza attuale
di oenotrium nella Spagna orientale, Sardegna e Italia meridionale si spiega con
l’influsso del periodo anatermico postglaciale. I limiti meridionali della diffu-
sione di questa specie durante il glaciale sono ovviamente ipotetici.
CONCLUSIONI
La comparazione dei dati morfologici e di quelli zoogeografici a nostra
disposizione rivela in Pl. minus ed oenotrium due gruppi di popolazioni allopatriche
giungenti a contatto lungo una linea decorrente dalla Bretagna al Giura svizzero
alla Carinzia sino alla Jugoslavia (Valle della Sava), dove 1 contorni non possono
essere ulteriormente precisati. Nella parte nord-occidentale di detta linea ha
luogo una vera e propria intergradazione secondaria, raggiungente sull’altipiano
svizzero una larghezza di almeno 150 km. In questa fascia di ibridazione allo-
patrica mancano fenotipi sicuramente ascrivibili all’una o all’altra delle forme
parentali e gli intermedi sembrano costituire la totalità delle popolazioni. La sua
struttura è ripidamente clinale (specialmente se confrontata al resto del vastissi-
mo areale eurosibirico; vedasi anche fig. III, da 7 a 18).
Nella parte orientale della linea di contatto (Carinzia, Stiria, Slovenia) i
dati sono interpretabili ammettendo una mancanza totale di ibridazione, o che
la zona di intergradazione sia estremamente sottile. Sta di fatto che nel pur nu-
meroso materiale carinziano e stiriano esaminato mancano del tutto fenotipi
risultanti dall’incrocio delle forme parentali, né sono osservabili casi di intro-
gressione, cioè di incorporamento di caratteri di una forma nel genoma dell’altra
secondo ANDERSON (1949). Platysma minus ed oenotrium presentano isolamento
riproduttivo parziale e non hanno quindi completato del tutto il cammino verso
la speciazione (semispecie di Mayr, 1963).
Il loro insieme può essere definito una ‘superspecie’’ o complesso di po-
polazioni allopatriche abbastanza differenziate. Essi sono molto probabilmente
il risultato della evoluzione divergente di due isolati pleistocenici principali,
uno sud-occidentale, l’altro orientale (fig. IV, riquadro a destra in alto). La diver-
genza ha interessato tanto caratteri morfologici esoscheletrici (es.: dimensioni
medie, carena urosternale dei 33) che anatomici, e molto probabilmente anche
il comportamento sessuale. Recentemente infatti WITZKE (1973) ha potuto appu-
rare, osservando copule di Platysma nigrum, che è lo sfregamento della carena
urosternale maschile sulle strie elitrali della femmina a fornire lo stimolo chiave
necessario affinché cessi da parte di questa l'opposizione alla penetrazione. La
SEMISPECIAZIONE IN PLATYSMA 109
riduzione della carena in Pl. oenotrium fa quindi pensare ad un diverso stimolo
chiave per la sollecitazione del partner femminile ad accettare |’ “‘immissio’’.
Tale ipotetica differenza (4) di comportamento copulatorio non sembra però
aver costituito un ostacolo all’ibridazione tra le due semispecie nella parte più
recente della loro fascia di contatto, né siamo in possesso di elementi sufficienti
a spiegare la ristrettezza della zona di intergradazione (o la sua effettiva totale
mancanza) nella sua parte più meridionale, probabilmente più antica. Anche le
esigenze ecologiche delle due semispecie non sembrano essersi differenziate
(LINDROTH, 1945; FocaARILE, 1957; Ravizza, 1975) al punto da dare ragione
dell’incompletezza della cintura di ibridi, e del resto è noto che l’insieme dei
meccanismi isolanti può possedere diversa efficacia in rapporto alla distribuzione
geografica (Mayr, 1963; Lorkovic, 1953).
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Fig. IV: Distribuzione europea (solo materiale esaminato dagli autori o fonti attendibili)
delle diverse forme componenti la “superspecie’” Platysma minus. Circoli anneriti: Pl. oenotrium;
quadrati vuoti: Pl. minus; quadrati anneriti: ibridi tra le due semispecie minus ed oenotrium; rombi:
PI. minus ssp. turcicum. Riquadro a destra in alto: cartina dell’ Europa nel glaciale con la suppcsta
disgiunzione est-ovest delle popolazioni che avrebbero dato origine ai due Platysma (in nero:
oenotrium, punteggiato: minus). La linea crenulata rappresenta il limite meridionale dei ghiacci
rissiani, situazione alla quale è rapportata la disgiunzione delle popolazioni in questione. Le frecce
rappresentano le direzioni di riespansione dell’isolato orientale, che è stata evidentemente più
veloce che nell’occidentale (spiegazione a pag. 108). Paleogeografia pleistocenica tratta da Pı-
GNATTI (in CAPPELLETTI, 1967), lievemente modificato.
(4) È il caso di citare ancora THIELE (1977, pg. 315): « Two further aspects seem to me
to be of particular importance in the development of the great number of species of carabids:
(1) They have conservatively held on to a simple, little-specialized basic body plan. (2) At the
same time they have remained very flexible as regards behaviour and environmental requirements ».
110 P. BRANDMAYR & G. DRIOLI
Un confronto interessante è quello con le Cicindela del gruppo maritima
studiate da FREITAG (1965) nell’America settentrionale. Questo autore ha dimo-
strato per mezzo dell’hybrid index l’esistenza, tra C. oregona e duodecimguttata,
di una fascia di ibridazione allopatrica di ampiezza crescente verso nord, cioè
verso le aree di intergradazione più recente. Anche in questo caso viene ammessa
un’evoluzione divergente di isolati a partire dal primo Pleistocene. A differenza
di quanto osservato in Melanius minus ed oenotrium, in tale fascia ibrida sono
sempre presenti e spesso anche dominanti 1 fenotipi parentali, ed in certe località
si osservano anche fenomeni di introgressione. Le due semispecie di Cicindela
in questione sono però abbastanza ben differenziate anche da un punto di vista
ecologico.
Sembra dunque che la maggior ampiezza settentrionale di intergradazioni
secondarie di isolati pleistocenici in Carabidi non sia un fatto isolato, anche se
per ora la sua attribuzione a fattori ecologici (Mayr, 1963; FREITAG, 1965) piut-
tosto che all'aumento nel tempo dell’efficacia di meccanismi isolanti ad opera
della selezione (DoBzHANsKy, 1951) è prematura.
Circa la datazione della disgiunzione est-ovest che ha interessato la forma
di partenza (probabilmente identificabile nell’attuale minus) riteniamo che l’esi-
stenza di una fascia di ibridi attraversante l’ Europa sia di per sè probante per
l’attribuzione pleistocenica. Secondo MAYR (op. cit.) “Ibridazione allopatrica ...
ha avuto luogo con particolare frequenza dopo periodi di mutamenti climatici,
come alla fine del Pleistocene”. Mancano a tutt'oggi osservazioni approfondite
sulle disgiunzioni est-ovest dei Carabidi europei, se si eccettua il caso noto e
rappresentativo dei microtteri Carabus monilis e scheidlert (HorioN, 1950; Gauc-
KLER, 1975), ma i risultati del nostro lavoro mettono in evidenza come anche
specie volatrici o comunque pteridimorfe ad alto potere di dispersione possano
essere andate soggette a fenomeni di speciazione o subspeciazione da isolamento
geografico nel quaternario. In tal caso naturalmente la prova dell’isolamento in
rifugi glaciali diversi va ricercata non tanto in lacune distributive attuali, quanto
nella struttura di popolazione di areali ormai da tempo ridivenuti contigui.
Se proviamo ad estendere le nostre considerazioni sui possibili fenomeni di
evoluzione quaternaria alle specie europee del sottogenere Melanius (‘Tabella I),
la visione d’insieme che se ne può ricavare è piuttosto significativa. Escludendo
infatti il latoricaense, endemismo della Cecoslovacchia sulla cui ecologia e distri-
buzione si sa ancora poco, le altre quattro specie mostrano stretta concordanza
tra le loro caratteristiche ecologiche, geografiche ed una supposta tendenza alla
speciazione o subspeciazione nel Pleistocene. M. nigrita, ‘‘extremely eurytopic”
secondo ‘THIELE (op. cit.) almeno nell’ Europa centrale e settentrionale, è pure
la specie che si spinge più a nord in Fennoscandia ed è l’unica a non presentare
politipia. M. minus, meno euriecio del precedente, ed i più stenotopi (paludicoli)
anthracinum e gracile hanno anche oggidì areali meno estesi verso settentrione,
areali che durante le fasi anaglaciali erano dunque più facilmente soggetti ad
essere suddivisi dall’avanzare dell’inlandsis sull’ Europa centrale.
Il sottogenere Melanius rappresenta quindi un esempio abbastanza docu-
mentato di come un gruppo di specie, dotate di mobilità più o meno simile, ma
diverse nell’ampiezza dei loro adattamenti ecologici, abbia reagito in modo diffe-
renziale ad una serie di grandi oscillazioni climatiche. Il suo aspetto complessivo
è una prova abbastanza convincente della possibilità di una semi-o subspeciazione
quaternaria non solo in Carabidi silvicoli microtteri, bensì anche in forme capaci
di volare e dotate di buon potere di dispersione.
SEMISTECIAZIONE IN PLATYSMA
TABELLA I
111
(Possibile evoluzione pleistocenica nei Melanius europei)
Specie o Ecologia (*) Sviluppo Latitudine N Evoluzione
superspecie alare attualmente quaternaria
raggiunta
nigrita molto macrottero 69° 45° accenni
euritopo (forme a e ß)
minus — euritopo di (poli) — 66° 45° 2 semispecie
— morfo (minus ed oe-
notrium) +
ssp. turcicum
gracile + stenotopo macrottero 61° 45° 2 sottospec.
(f.. typ. €. ssp.
giordant)
anthracinum + stenotopo macrottero 60° 30’ 3 sottospec.
(f. typ., ssp.
bumpressum e
hespericum
latoricaense + stenotopo dimorfo endemite
(?) centro-
europeo
orientale
(*) Le notizie ecologiche sono ricavate dai seguenti autori: LINDROTH (1945,1949); FOCARILE
(1957); THIELE (1977); Ravizza (1975); PuLPAN (1965) ed altri. Per l’ecologia di anthracinum vedi
anche letteratura in BRANDMAYR (1977). Per tutte le prime 4 specie esistono prove dirette o indi-
rette della loro effettiva attitudine al volo. Si tratta di un gruppo di specie igrofile ad ampiezza
d’adattamento molto variabile, dall’igrofilo euritopo al ripicolo e paludicolo, con un massimo di
densità in boschi acquitrinosi, rive di stagni, laghi, torbiere, ecc.
112
f’
P. BRANDMAYR & G. DRIOLI
CHIAVE ANALITICA PER LA DETERMINAZIONE DELLE SPECIE EUROPEE DI
‘“PLATYSMA” BON. SUBGEN. “MELANIUS” BON.
Lati del pronoto arcuati fino agli angoli posteriori, che sporgono pero.
in un piccolo dente. Apice delle elitre semplice nei due sessi. Sterniti
addominali con sottile punteggiatura ai lati. Sternite anale del maschio
con una breve e poco elevata carena mediana appuntita, non raggiungente
il margine posteriore. Sternite anale della femmina completamente liscio.
Edeago con lama apicale molto ridotta. Visto superiormente, con apice
angoloso, lievemente appuntito. Paramero destro largo, fortemente
curvato, con porzione distale a forma di ventaglio. Stili della femmina
na rm con tre ua al lato esterno. Statura 8,5-12,8 mm
nigrita F.
Liri del pronoto sinuati o tutt Pal | più Ste verso gli angoli posteriori,
che sono percid retti o quasi
Sternite anale del maschio con una es as aditudinale ciel
mezzo. Sternite anale della femmina con fine corrugamento trasversale
nella parte mediana posteriore. Sterniti addominali con punteggiatura
tanto densa ai lati da apparire rugosa. Estremità delle elitre nel maschio
con angolo suturale lievemente sporgente, a forma di dente ottuso, nella
femmina con angolo suturale sporgente a forma di spina. Edeago ro-
busto, con lama apicale molto sviluppata. Visto dall’alto, a lati paralleli
o sinuati verso la base. Paramero destro a lati subparalleli, piegato ad
angolo retto, a forma di boomerang. Stili della femmina arrotondati
all’apice. Statura 10- e n ne «
Pronoto poco sinuato ai lati, angoli posteriori retti. E elitrali di-
scretamente impresse. Interstrie con finissima zigrinatura sul fondo.
Paramero destro lungo quasi quanto l’edeago, con porzione distale
lunga quanto quella basale e formante con quella un angolo acuto .
Elitre della femmina all’apice con un’incisura che fa sporgere l’angolo
suturale a forma di spina, verso l’esterno arrotondata. Edeago (visto
di profilo) con lama apicale breve e piegata in basso. Visto superiormente,
dee: c;ilornisnio dale Gecoslevaechis. saltthracginum s-str. lite)
Elitre della femmina all’apice con una profonda incisura, delimitata al-
l’interno dall’angolo suturale, che sporge a forma di acuta spina, e da
una prominenza dentiforme all’esterno. Edeago, visto di profilo, con lama
apicale più lunga, piegata in basso, nettamente strozzata alla base se
vista superiormente . . . . . anthracinum ssp. bumpressum KUEST.
(*) La var. rhaeticum è stata istituita dal HEER per una forma locale montana svizzera, di
statura eccezionalmente ridotta, constatata poi presente anche su alcune montagne italiane (Or-
tler, Pizzo Stella). Anche il LINDROTH (1945) ne fa menzione, ascrivendovi degli esemplari ad
elitre più tozze ed arrotondate, con ali più deboli, più frequenti in montagna o in contrade set-
tentrionali.
La var. excavatum BOUDIER, caratterizzata da una depressione delle elitre nella regione scu-
tellare, presente in un numero limitato d’individui assieme al tipo, non dovrebbe invece essere
considerata una entità sistematica, rientrando nella variabilità individuale di molte spp. di
Carabidi (vedi Agonum!).
SEMISPECIAZIONE IN PLATYSMA 113
3° Pronoto nettamente sinuato ai lati, angoli posteriori subacuti. Strie
elitrali molto impresse. Interstrie lucidissime, non zigrinate sul fondo.
Paramero destro molto più corto dell’edeago, con porzione distale
lunga la metà di quella basale e formante con quella un angolo retto. Elitre
della femmina come nella forma tipica, talvolta con incisura più pro-
fonda. Edeago (visto di profilo) con lama apicale lunga come in biim-
pressum, ma non piegata in basso. Visto superiormente, si presenta a
lati paralleli. . . . . . . anthracinumssp. hespericum Bucc. e SoPR.
2’ Sternite anale del maschio con elevazione mediana in forma di carena o
tubercolo, oppure liscio. Sternite anale della femmina liscio oppure con
piccola elevazione conica presso il suo margine posteriore. Elitre semplici
hei «ue, sessi sg lal sinne I OSL IL) sil orsetto ob sank 5S
5 Sternite anale del maschio con un rilievo molto caratteristico, consistente
in una carena mediana longitudinale che incomincia dal terzo interno e
restringendosi in addietro finisce in una forte elevazione (alta 0,35 mm)
conica, a larga base, distintamente appuntita, sita nel terzo distale.
Sternite anale della femmina con una piccola elevazione conica (alt. 0,05
mm) nel mezzo del suo margine distale. Edeago più corto delle altre
specie (in rapporto alla statura), tozzo, con apice triangolare breve,
moderatamente ottuso. Statura 9,1-10 mm. . . latoricaense JAN PULPAN (**)
5’ Sternite anale del maschio con una sottile costola o carena mediana, retti-
linea, talvolta difficilmente riconoscibile, oppure del tutto liscio. Sternite
anale nella femmina sempre completamente liscio. Sterniti addominali
ai lati non punteggiati, talvolta leggermente rugosi . . . . . 6
6 Statura maggiore (8,5-9,8 mm). Ultimo sternite del maschio semplice, A
più con leggerissima traccia di una carena longitudinale. Edeago discreta-
mente robusto, con forte torsione della regione apicale, che permette di
vedere (di lato) parte della superficie ventrale. Stili della femmina molto
appuntiti . . D Gé : 7
7 Pronoto nettamente più largo che lungo, con solco mediano liscio e
punteggiatura delle fossette basali limitata alle stesse. Strie elitrali
liscie. Edeago, visto superiormente, con apice progressivamente attenuato
fino ad assumere forma di punta non molto aguzza ma simmetrica. Para-
mero destro progressivamente assottigliato a lama nella porzione apicale
se visto dal lato interno, allargato in un lobo asimmetrico al lato interno
se visto superiormente, con apice arrotondato . . gracile s.str. DE].
(**) Altri caratteri essenziali del latoricaense JAN PULPAN ricavati dalla descrizione originale:
Parte dorsale nero bruniccia, lucente. Palpi mascellari e labiali bruno-rossicci, primi tre anten-
nomeri rosso-bruni, gli altri più scuri. Massima larghezza del pronoto prima della metà. Pun-
teggiatura del pronoto estesa oltre le due ben distinte impressioni basali. Elitre notevolmente
piatte con massima larghezza nel terzo posteriore. Omeri fortemente arrotondati con dentino
minuto, non visibile dal di sopra. Punto setigero scutellare e striola scutellare presenti. Strie eli-
trali finemente punteggiate, tre punti nella terza interstria. Zampe picee. Trocanteri posteriori
bruno-rossastri, grandi, appiattiti, raggiungenti il secondo punto setigero femorale (ciò che non
si verifica nel gracile, che termina a metà fra i due punti setigeri). Ali ridotte ad un quarto della
lunghezza normale.
Finora noto dei detriti alluvionali primaverili dei fiumi Latorica, Bodrog e Tisa, quindi
probabilmente endemico della Slovacchia orientale, forse dei Carpazi orientali ed Ungheria
nord-orientale.
Olotipo proveniente da Bol’-Latorica (Slovacchia or.).
114 P. BRANDMAYR & G. DRIOLI
7 Pronoto appena più largo che lungo, con solco mediano leggermente
punteggiato verso la base. Punteggiatura delle fossette estesa su quasi
tutta la base. Strie elitrali nettamente punteggiate. Edeago (visto su-
periormente) con apice ottusamente arrotondato e sporgente asimmetri-
camente sul lato destro in una brevissima punta. Paramero destro non
assottigliato a lama nella porzione apicale (visto dal lato interno), pro-
gressivamente ristretto in i (visto superiormente), con apice acu-
DUNALONT ose . . gracile ssp. giordanii Bucc. e SOPR.
6° Statura minore (7, Be 8, 3 mm). Sodi anale del maschio provvisto di una
carena MR mediana evidente. Stili della femmina subtroncati
all'apice 511 | to en; ST Ioni A
8 Apice del pene tozzo cs III, 18- 19). Ia del pene a livello del
margine anteriore del fallotrema in media doppia della distanza fra il fallo-
trema stesso e l’apice (rapporto normale da 1,85 a 2,25 volte). Er
somitale dell’endofallo presente . . a
8’ Apice del pene più snello ed allungato (fig. III, 1- 6) Farateoha del pene
a livello del margine anteriore del fallotrema uguale o di poco maggiore
della distanza fra il fallotrema stesso e l’apice (rapporto normale da I a
I,I volte). Spinulosità sommitale dell’endofallo assente. Parte distale del
paramero destro allargantesi sensibilmente ma regolarmente verso l’apice
fra due lati diritti o leggermente arcuati verso l’esterno (fig. II, e). Carena
mediana dello sternite anale lineare ma ottusa, consistente in un piatto
spigolo, talvolta appena distinguibile, la cui estensione è talvolta limitata
al terzo medio dello sternite, ma più spesso estesa su due terzi distali,
senza però di Fe raggiungere il si posteriore (fig. II, c’) .
oenotrium RAVIZZA
=. Parte Lil del paramero det poco sioni fra lati divergenti
più o meno rettilinei (fig. II, b). Carena mediana dello sternite anale
lineare, sottile ma incisiva, per lo più elevata in forma di costola, di solito
estesa ai due terzi distali, senza però raggiungere il margine posteriore
dello sternite (fig. II, b’ ) piste , ssh Minus stro GYLEI
9’ Parte distale del paramero destro rita allargantesi sul lato in-
terno subito dopo il gomito, rimanendo poi costantemente allargata fino
all’apice fra lati subparalleli (fig. II, a). Carena mediana dello sternite
anale lineare nel terzo medio, allargata a bulbo e più elevata nel terzo
Sete WERE ENT RENTE TE TEE ANS SSP TOTER ows
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116 P. BRANDMAYR & G. DRIOLI
RIASSUNTO
Grazie all'esame del materiale di alcuni musei europei vengono approfondite le differenze
morfologiche, la struttura di popolazione e la distribuzione geografica di due forme allopatriche del
sottogenere Melanius di Platysma, l’eurosibirico minus GYLL., 1827 ed oenotrium Ravızza, 1975.
Esse giungono a contatto lungo una linea che attraversa |’ Europa da NO a SE, lungo la direttrice
Bretagna-Giura-Carinzia- Jugoslavia. Nella parte occidentale (più recente) ha luogo un’intergra-
dazione secondaria, la cui struttura clinale si è potuta rilevare sull’abbondante materiale dell’al-
tipiano svizzero. Ad oriente non sono state ritrovate forme ibride. La situazione attuale delle
due semispecie è stata attribuita ad una disgiunzione pleistocenica durante la quale i due gruppi
di popolazioni isolate si sarebbero differenziati tra l’altro anche nel comportamento copulatorio
(carena del VII urosterno dei 44). Viene inoltre stabilita la presenza di Melanius minus nella Turchia
europea ed in Anatolia, rappresentato dalla ssp. turcicum nova, di cui viene data la descrizione. La
struttura di popolazione della superspecie così individuata viene significativamente raffrontata a
quella delle Cicindela oregona e duodecimguttata studiate da FREITAG (1965). L’assetto geografico
complessivo delle specie europee del sottogenere Melanius, confrontato con le esigenze ecologiche
diverse dei suoi componenti sembra essere in buon accordo con la tendenza differenziale alla
supposta evoluzione quaternaria (minima in nigrita, notevole nelle altre ssp.). Se ne ricava la
probabilità di una sub (semi) speciazione quaternaria anche in Carabidi silvicoli e/o macrotteri
igrofilo-luticoli o comunque pteridimorfi con alto potere di dispersione, in contrasto con l’opinione
negativa di alcuni studiosi di faune settentrionali, i quali non ritengono Pape l’evoluzione
pleistocenica dei Carabidi in generale.
Il lavoro è completato da una chiave analitica delle specie (e razze) europee del sottogenere
Melanius.
ABSTRACT
Pleistocene semispeciation in Platysma (Melanius) minus (Gyll.) (Coleoptera Carabidae).
On the basis of specimens from some European Museums and collections, morphological
features and their geographic variation are studied in eurosibiric Platysma (Melanius) minus GYLL.,
1827 and in the close related species oenotrium Ravizza, 1975, which has been described from Italy.
Internal sacs, inflated, revealed a new diagnostic character, (fig. I). Description of a new subspe-
cies, M. minus turcicum, from Anatolia and European Turkey is given, (fig. II). M. minus and oeno-
trium are to be found contiguous along a line ranging from Brittany across Jura and Carinthia
as far as Jugoslavia (fig. IV). In the northwestern and more recent part of the contact zone hybri-
dization takes place, and clinal structure (fig. III) has been observed in populations of the Swiss
plateau. In this belt of secondary intergradation only intermediate individuals are present. In the
eastern and less recent part of boundary (especially in Carinthia, Styria and Slovenia, the rest
of Jugoslavia being underworked) hybrid phenotypes are missing. No explanation can be given
of this fact, but the longitudinal keel of male urosternum VII, a structure involved in mating
behaviour, is reduced in oenotrium (fig. II). Divergence in this real couplet of semispecies probably
arose during Pleistocene, as allopatric populations outlived glacial times in east-west disjunct
refugia (fig. IV, right above), and interesting comparison can be made with Northamerican Cicindela
species studied by FREITAG (1965). In the European species of Melanius zoogeographic situation
as a whole and specific amplitudes of environmental requirements agree with differential quarter-
nary evolution, which seems to have occurred very little in the extremely eurytopic nigrita only,
(table I). Results are discussed also with regard to current hypotheses on quaternary evolution
in Carabidae, as they are reviewed in THIELE (1977). Pleistocenic sub (semi) speciation appears
to have occurred also in macropterous or dimorphic hygrosylvicolous and/or eurytopic species
of wet habitats with high dispersal power.
Finally, a key of European species and subspecies of subgen. Melanius Bon. (= Pseudo-
maseus CHAUD.) is given.
Indirizzo degli Autori : P. Brandmayr, Istituto di Zoologia e Anatomia Comparata, Università
di Trieste, Via A. Valerio 32, 34100 Trieste; G. Drioli, Via Settembrini 2/1, 34100 Trieste.
117
Lıvıo TAMANINI
Dr. H. C. EDUARD WAGNER
Profondo conoscitore della sistematica degli Eterotteri paleartici ed in modo
particolare dei Miridi. Nacque ad Amburgo il 20.6.1896 e vi morì 1°11.9.1978,
a 82 anni.
Fu di una attività eccezionale. Nonostante il suo lavoro impegnativo, come
maestro prima e Rettore poi, nella scuola elementare, trovò il tempo per dedicarsi
attivamente all’entomologia ed in modo particolare agli Eterotteri. Fu princi-
palmente un sistematico, ma numerosi sono anche 1 suoi lavori biologico-peda-
gogici, tendenti a diffondere lo studio e le ricerche sulla vita degli insetti fra 1
giovani e nelle scuole.
Diede alle stampe ben 554 lavori, con revisioni di specie e di famiglie,
con descrizioni di numerossime nuove entità. Fra le sue pubblicazioni troviamo
opere di notevolissimo impegno come: “Familie: Miridae” nell'opera di J.
GuLpe “Die Wanzen Mitteleuropas”, Frankfurt a. M., 1942-1956; “Hété-
roptères Miridae” in “‘Faune de France, 67”, Paris, 1964 (con H. H. WEBER);
‘‘Wanzen oder Heteropteren” in ‘Tierwelt Deutschlands”, 54, 55 Teil, Jena,
1955, 1956, e “Die Miridae des Mittelmeerraumes und der Makaronesischen
Inseln’ nelle Entom. Abhandlungen di Dresda, 1970-1975. Quest'ultima è l’opera
che interessa di più la fauna italiana: tre volumi nei quali troviamo descritti
e ampiamente figurati pressoché tutti i nostri miridi, circa la metà degli Eterotteri
italiani.
Entomologi di tutta l’Europa ricorsero a lui per avere una sicura deter-
minazione o un giudizio positivo. Egli lasciò una ricca collezione paleartico-oc-
cidentale di circa 3800 specie con più di 500 tipi. Non meno importante è la sua
biblioteca con pubblicazioni specialistiche pervenute a lui da autori di tutto il
mondo. Collezione e biblioteca sono ora nella ‘‘Joachim-Jungius Gesellschaft
der Wissenschaften zu Hamburg” in Amburgo, alla quale si possono rivolgere
gli emitterologi per ricerche e informazioni. Ancora in piena attività egli aveva
provveduto a dare al materiale da lui raccolto, in più di 50 anni di ricerche, una
sede sicura e potesse così servire ad altri studiosi.
Debbo alcune notizie a gentile comunicazione del prof. H. H. Weber di Kiel che sentita-
mente ringrazio. Ulteriori informazioni su E. Wagner e le sue pubblicazioni sono in:
WEIDNER H., 1966 - Dr. rer. nat. h. c. Eduard Wagner zum 70 Geburgstag - Entom. Mitteil.,
3 (56), Hamburg, 3 pp.
WEIDNER H., 1975 - Laudatio fuer den Fabricius-Preistraeger 1974, Dr. h. c. Eduard Wagner aus
Hamburg - Entomologica Germanica, 1 (3-4), Stuttgart, 4 pp.
WEBER H. H., 1976 - Dr. h. c. Eduard Wagner, 80 Jahre - Mitt. dtsch. ent. Ges., 35, 50 pp. (Elen-
co delle pubblicazioni e delle nuove entità descritte).
ABSTRACT
Dr. H. C. Eduard Wagner.
Brief commemoration of Dr. Eduard Wagner (1896-1978), famous taxonomist in He-
miptera Heteroptera.
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IND FCE
BRANDMAYR P. & DRIoLI G. - Semispeciazione EE in SS (Melanius) minus
(Gyll.) (Coleoptera Carabidae)
CALDARA R. - Revisione delle specie paleartiche di Sibinia vicine a di LE ed exigua
Faust (Coleoptera Curculionidae)
Focato W. - Note sui Luperus bicolori italiani e ee di DB. Lai n. SD. (Coleo
ptera Chrysomelidae) :
LiBERTI G. - Revisione delle specie italiane del genere a primo gruppo Chi
Dasytidae)
SCIAKY R. - Gli Anisodactylus le con ie altre specie pe (II
ib alla conoscenza dei Baan oe Carabidae)
SPRINGHETTI A. - Fenomeni di allometria nei soldati di Kalotermes flavicollis abr
(Isoptera)
TAMANINI L. - Dr. H. c. aid ni
CONTENTS
BRANDMAYR P. & DrıoLı G. - Pleistocene semispeciation in Vo (Melanius) minus
(Gyll.) (Coleoptera Carabidae)
CALDARA R. - A revision of the Palearctic species of te weevil genus Sibinia oi to a
Germar and exigua Faust (Coleoptera Curculionidae)
Focato W. - Notes on bicoloured Italian ee and Fr ere, et n. sp. Ce
leoptera Chrysomelidae)
LiBERTI G. - Revision on Italian species of Di cui group (Ci Ba)
Sciaxy R. - The Italian Anisodactylus, with reference to the other Mediterranean species
(III contribution to the knowledge of Coleoptera Carabidae)
SPRINGHETTI A. - Allometric phenomena in soldiers of Kalotermes flavicollis Fabr. aaa
TAMANINI L. - Dr. H. C. Eduard Wagner
Dott. EMILIO BERIO - Direttore responsabile
Pag.
101
Pag.
101
REGISTRATO AL TRIBUNALE DI GENOVA AL N. 76 (14 LUGLIO 1949)
INDUSTRIE GRAFICHE EDITORIALI F.LLI PAGANO S.P.A. - VIA VAL VERDE - GE-CAMPOMORONE
STAMPATO IN ITALIA
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INDICE
Bi P. & DrioLI G. - Semispeciazione Bea in Platysma (Melani) minus
(Gyll.) (Coleoptera Carabidae) (O_o .
CALDARA R. - Revisione delle specie a di Sibinia x vicine a 1 sodalis Germar ed exigua +
Faust (Coleoptera Curculionidae) 4 ii a 65
Focaro W. - Note sui Luperus bicolori italiani e dea ene di ie loonardiî n. sp. (Coleo- à
ptera Chrysomelidae) . ; Ti . ig CT, ; : i... 400
Li LIBERTI G. - Revisione delle se italiane del genere Danacaca, primo gruppo (Coleoptera -
Dasvtidd\ 2 i Re a Geen a Re ee I 290
Sciaky R. - Gli Anisodactylus italiani, con riferimento alle altre specie a (III ca
contributo alla conoscenza dei Coleoptera Carabidae). O IA x
SPRINGHETTI A. - Fenomeni di allometria nei soldati di Kaloternes Masia Fabr.
(soptera) ; ; E : ; : ;
| Tamanini L, - Dr. H. C. Be Wagner eten
CONTENTS |
| BRANDMAYR PR. & DrioLI G. - Pleistocene II in Pia (M a minus a
(Gyll.) (Coleoptera Carabidae) — De ni on ole
3 CaLpara R. - A revision of the Dadi species of the weevil genus. Wo related to sodalis i
i ‘ Germar and exigua Faust (Coleoptera Curculionidae). : À ; a À
Focato W. - Notes on bicoloured Italian Luperus and description ond, Luni n. sp. i (Ce
leoptera Chrysomelidae) 23 : N ; ; A :
LIBERTI G. - Revision on Italian species of ia first group (Coleopiii Dada)
Scraxy R. - The Italian Anisodactylus, with reference to the other Mediterranean ee
(III contribution to the knowledge of Coleoptera Carabidae) . : ; |
SPRINGHETTI A. - Allometric phenomena in soldiers of Kalotermes flavicollis Fabr. (Isoptera)
TAMANINI L. - Dr. H. C. Eduard si en N, : : eae : 3
° Dott. EMILIO BERIO - Direttore responsabile | 3
REGISTRATO AL TRIBUNALE DI GENOVA AL N. 76 (14 LUGLIO 1949)
INDUSTRIE GRAFICHE EpITORIALI F.LLI PAGANO S.P.A. - Via VAL VERDE - GE-CAMPOMORONE
STAMPATO IN ITALIA
ee da
ONDATA NEL 1869 - ERETTA IN ENTE MORALE CON R. DECRETO 28
Le J
VOLUME 58 2970
| Sede della Società.
Genova - Via Brigata Liguria, 9
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| Pubblicato col contributo del Consiglio Nazionale delle Ricerche
A;
FRI ; }
ICA db - TIPOLITOGRAFIA Don Bosco — TELEFONO 454754 — GENOVA - SAMPIERDAREN
-CONSEGLEIO: DIRETTIVO
PER IL BIENNIO 1978-79 ;
E: Dr. Roberto Poggi. ;
EL E PUBBLICAZIONI: DE Con Salamanna. |
Pro Giorgio Fiori, Prof. Antonio Giordani Soika, Prof. Athos Goidanich,
ui Marcello La Greca, Prof. Minos Martelli, Prof. Sandro Ruffo,
Antonio Servadei, Livio Tamanini, Dr. Franco Tassi, Prof. Ermenegildo
-. ‘in ag Giovanni Di Dr, Ducezio cu
MEMORIE
DEL LA
SOCIETÀ ENTOMOLOGICA
ITALIANA
FONDATA NEL 1869 - ERETTA IN ENTE MORALE CON R. DECRETO 28 MAGGIO 1936
VOLE SE LOTS
Sede della Società
Genova - Via Brigata Liguria, 9
Pubblicato col contributo del Consiglio Nazionale delle Ricerche
GRAFICA db - TIPOLITOGRAFIA Don Bosco — TELEFONO 45 47 54 — GENOVA - SAMPIERDARENA
198 0
ALESSANDRO MINELLI
Istituto di Biologia Animale dell’Università di Padova
RICORDO DI MILO BURLINI
(Padova, 24.X.1892 - Ponzano Veneto, 5.VI.1977)
Nonostante abbia trascorso a Padova tutta la prima parte della Sua esisten-
za (ivi il padre esercitava la professione medica), il ricordo che Milo Burlini ha
lasciato in noi tutti, quanti lo abbiamo conosciuto di persona, è legato indissolubil-
mente alla casa di Ponzano Veneto, a due passi da Treviso, in cui è vissuto per
tanti anni accanto alla Sua fedele consorte Signora Lina (Carlotta Craller) e dove
accoglieva con signorile semplicità chiunque bussasse alla Sua porta.
Lo ricordiamo come l’attento e riflessivo gentiluomo di campagna che di per-
sona segue le vicende quotidiane della sua terra, dei campi, degli animali da cor-
tile, con la stessa cura con cui indugia al microscopio, intento a dipanare intricate
matasse di problemi tassonomici.
MILO BURLINI
Attivo e schivo, approda all’entomologia relativamente tardi, dopo aver rac-
colto in altre sfere di attività una messe di esperienze di cui continuerà ad arric-
chirsi instancabilmente fino agli ultimi giorni della Sua esistenza.
4 A. MINELLI
In giovanissima età si cimenta con successo con le arti plastiche, che conti-
nuerà a coltivare negli anni: più tardi, al visitatore che ammira la grazia neoclas-
sica di alcune opere che adornano la Sua dimora, si accorderà malvolentieri a
confessare che sono uscite dalla Sua mano. Ma lo tadisce un tondo con l’effigie
di Carlo Linneo, appeso sulla facciata interna della casa, prospiciente il giardino:
qui l’abilità artistica è disciplinata dalla passione naturalistica e con questa coordi-
nata. Nasce il Burlini tassidermista, le cui egrege preparazioni escono dalla cerchia
ristretta degli occasionali possessori di trofei di caccia per arricchire le vetrine
dei Musei. Ne fanno fede soprattutto le ricche collezioni sistemate da Burlini per
l’amico Giuseppe Scarpa, oggi vanto dell'omonimo Museo di proprietà del Se-
minario Vescovile di Treviso.
Alla tassidermia Burlini continuerà a dedicare attenzioni per tutta la vita, ma
dalla fine degli anni Venti i suoi interessi principali si rivolgono ormai all’en-
tomologia.
Nel 1927 entra a far parte della Società Entomologica Italiana e comincia la
serie di viaggi che lo porterà a raccogliere materiale entomologico di notevole in-
teresse in diverse regioni d’Italia, in Francia, in Spagna. Quasi sempre in compa-
gnia della consorte, visita ripetutamente Sicilia, Sardegna, Corsica e distretti di-
versi delle Alpi e degli Appennini. Con Edoardo Gridelli e Angelo Maura inda-
ga nei biotopi della Laguna Veneta già minacciati di degradazione e in buona par-
te ormai scomparsi al momento della Sua dipartita.
Prende ben presto contatto con una folla di entomologi italiani e stranieri,
con cui avvia un fittissimo rapporto epistolare e personale che lo porta a frequen-
tare le Kaferabende triestine presiedute da Giuseppe Müller e a distribuire fra nu-
merosissimi specialisti il materiale che viene radunando nel corso dei suoi viaggi.
L’eterogeneità dei suoi interessi e la stima di cui gode sono testimoniati dai taxa —
descritti per lo più su suo materiale — che amici e colleghi gli dedicano. Si tratta
soprattutto di coleotteri (Cryptocephalus subgen. Burlinius Lopatin, Pachybra-
chis burlinii Daccordi-Ruffo, Mantura burlinii Codina Padilla, Sitona burlinii So-
lari, Otiorrhynchus burlinii Solari, Lampetis burlinii Cobos, Cephennium bur-
linii Besuchet, Brachygluta burlinii Besuchet, Paramaurops burlinii Meggiolaro,
Bledius osiris burlinii Koch) ma anche imenotteri (un Eumenes descritto da Gior-
dani Soika) o addirittura isopodi (Androniscus burlinii Arcangeli).
Maggiori attenzioni rivolge in ogni caso ai coleotteri e deliberatamente re-
stringe la Sua attenzione alla regioni naleartica occidentale, ritenendo che attardar-
si sugli « esotici » sia un vano "capriccio collezionistico, ove non sia possibile in-
traprenderne lo studio con serie ‘e documentazione.
Organizza la proprie : collezione. generale di coleotteri come uno strumento di
consultazione e viene progressivamente pubblicandone i reperti più notevoli nelle
pagine del Bollettino della Società Entomologica Italiana.
L'attività entomologica di Milo Burlini conosce una svolta decisiva dopo la
fine dell’ultimo conflitto mondiale, quando la sua attenzione si concentra sui Crip-
tocefalini, tribù di Crisomelidi di cui diviene presto autorità indiscussa a li-
vello europeo.
Esaminando materiali di innumerevoli musei e collezioni private, risolve così
un grande numero di problemi tassonomici e nomenclatoriali, descrive numerosi
taxa inediti e giunge finalmente a completare due poderose monografie, dedicate
rispettivamente al LIRA (1955/56) e ai Pachybrachys (1968/70) di
Europa.
MILO BURLINI 5
Proprio nel tempo in cui va in istampa questo secondo importante studio,
la vista di Milo Burlini incomincia drammaticamente ad offuscarsi. In breve tem-
po la lettura gli si fa difficile, lo studio al microscopio impossibile. Deve restitui-
re indeterminato il materiale che la Sua fama, che giustamente cresce, fa accumu-
lare sul Suo tavolo di lavoro.
Schivo da sempre, si fa più che mai riservato; accoglie nella Sua casa solo
i vecchi amici e i pochi giovani cui è toccata la fortuna di farsi da lui instradare
nel cammino dell’entomologia. Continua però a conversare con la lucidità di sem-
pre, confidando che i Suoi allievi continuino a dissodare quel terreno in cui Egli
si è affacciato con serenità ed entusiasmo.
Viene nominato Consigliere della Società Entomologica Italiana: si scher-
misce, vorrebbe rinunciare al titolo cui ritiene di essere impari, gli anni e la de-
bole vista impedendogli ormai di continuare la Sua attività di studioso.
Questo episodio sigla, per noi entomologi, l’esistenza terrena di Milo Bur-
lini, esempio egregio di una generazione di naturalisti non professionisti che ha
saputo mantenere vivo l’interesse per la sistematica e la faunistica in un periodo
in cui queste discipline erano bandite dal mondo accademico italiano. E’ una gene-
razione che va scomparendo, lasciando però dietro di sé una traccia non cancel-
labile; una traccia scritta, oltre che nelle loro pubblicazioni, nell’insegnamento
affidato a noi, più giovani, che li abbiamo avuti per Maestri.
ELENCO DEI LAVORI ENTOMOLOGICI PUBBLICATI DA MiLo BURLINI
1. Una nuova varietà di Agonum monachum Duft. ed illustrazione degli edeagi degli Agonum
s.str. a me noti. Boll. Soc. ent. ital., 71 (3): 57-61 (1939 a).
2. Primo contributo alla maggiore conoscenza della distribuzione geografica dei Coleotteri in
Italia. Ibid., 71 (9-10): 181-186 (1939 b).
3. Forme nuove di Coleotteri. Ibid., 74 (1): 13 (1942 a).
4. Secondo contributo alla maggiore conoscenza della distribuzione geografica dei Coleotteri
in Italia: Ibid 574 (4% 4247 (1942p),
5. Rettifiche alla nota: « Secondo contributo alla conoscenza della distribuzione geografica
dei Coleotteri in Italia ». Ibid., 74 (8): 111 (1942 c). da
6. Nuove forme di Coleotteri italiani (Liodidae, Chrysomelidae). Ibid., 74 (9): 126-128
(1942 d).
7. Nuove forme di Coleotteri italiani. Ibid., 76 (9-10): 78-79 (1946).
8. Terzo contributo alla maggiore conoscenza della distribuzione geografica dei Coleotteri in
Italia. Ibid., 77 (3-4): 23-26 (1947).
9. Nuove specie di Cryptocephalus italiani (Col. Chrysomelidae). Mem. Mus. civ. St. nat.
Verona, 1: 221-229 (1948).
10. Infestione di Oxycarenus lavaterae F. su Tilia americana L. (Rhynchota Lygaeidae). Boll.
Soc. EHE A 79 (4-2): 19-16 (19497, |
11. Una nuova specie di Cryptocephalus italiano. Ibid., 80 (7-8): 54-57 (1950).
12. Una nuova specie di Cryptocephalus italiano: Cryptocephalus Lostiai (Col. Chrysomeli-
dae). Ibid., 81 (3-4): 45-47 (1951). =
13. Recensione di: Pietro Zangheri: Il naturalista esploratore, raccoglitore, preparatore. Ibid.,
82 (7-8): 79 (1952). |
14. Une nouvelle espèce de Cryptocephalus du Maroc, Cr. Kocheri. Soc. Sc. nat. phys. Maroc,
Gi #5 se Mens." 1953 (5) 73-75 (1953).
15. Revisione dei Cryptocephalus italiani e della maggior parte delle specie di Europa (Col.
Chrysomelidae). Mem. Soc. ent. ital., 34: 5-287 (1955/56).
16. Due nuovi Pachybrachys italiani (Chrysomelidae), in: Ricerche zoologiche sul Massiccio
del Pollino (Lucania-Calabria). XIX. Ann. Ist. Mus. Zool. Univ. Napoli, 8 (3): 1-7 (1956).
30,
DI
20.
29
40.
A. MINELLI
. Un nuovo Pachybrachys dell’isola di Cefalonia (Col. Chrysomelidae). Boll. Soc. ent. ital.,
8/-(4-2): 25-26:(1957; a).
. Un nuovo Stylosomus asiatico (Col. Chrysomelidae). Ibid., 87 (3-4): 61-63 (1957 b).
. Miscellanea Coleotterologica (Carabidae et Curculionidae). Ibid., 88 (1-2): 15 (1958 a).
. Deux nouvelles variétés de Cryptocephalus du Maroc (Coléoptères Chrysomelides). Soc.
Sc. ‚nat. phys. Maroc, cer, Se. mens... 1958 (8): 196 (1958, b).
Aggiunte e correzioni alla « Revisione dei Cryptocephalus italiani». Boll. Soc. ent. ital., 88
(707122129 (1998 Cy.
. Note su alcuni Pachybrachys appenninici e descrizione di una nuova razza (Chrysomelidae).
Mem Mus: cio. St. nat. Verona, 7: 199-201" (1959).
. Ricerche sui Cryptocephalus dell’Africa settentrionale (Col. Chrysomelidae). EOS, 36 (2):
137-139 (1960).
. Contributo alla conoscenza dei Cryptocephalus (Col. Chrysomelidae). Boll. Soc. ent. ital.,
91 (5-6): 94-96 (1961).
. Nuove forme di Cryptocephalus paleartici (Chrysomelidae) appartenenti al Museo Nazio-
nale di Storia Naturale di Budapest. Ann. hist. nat. Mus. nat. Hung., 54, pars zool.:
327-328 (1962).
. Sulla variabilità morfologica del fallo in Cryptocephalus labiatus L. (Coleopt. Chrysome-
lidae). Boll. Soc. ent. ital., 93 (9-10): 162-164 (1963 a).
. Due note sulle (sic) Cryptocephalus (Col. Chrysomelidae). Folia ent. rung., ser. nov., 16
(8): 157-158 (1963 b).
. Nota sul Pachybrachys siculus Weise (Coleoptera Chrysomelidae). Mem. Mus. civ. St. nat.
Verona, 11: 133-134: (01067 €).
. Nota ecologica sull’Otiorrhynchus (Dorymerus) Burlinii Solari (Curculionidae). Boll. Soc.
ent. ital., IN (5-G) 96-97 (19630):
. Contributo alla conoscenza dei Cryptocephalini paleartici. Pachybrachys lindbergi n. sp.
della penisola iberica (Col. Chrysomelidae). Ibid., 93 (9-10): 148-150 (1963 e).
. Nota su Cryptocephalus luridicollis Suffr. e Cryptocephalus cisti Pic (Coleopt. Chrysomeli-
dae). Ibid:;094 (1-2): 18.1964 ca).
. Corylus avellana pianta ospite di Cryptocephalus parvulus Müll. (Coleoptera). Ibid., 94
(5-6): 111-112 (1964 b).
. II Contributo alla conoscenza dei Cryptocephalini paleartici. Cryptocephalus espanoli n. sp.,
della penisola iberica (Coleoptera, Chrysomelidae). Ibid., 94 (1-2): 17-19 (1965).
. Addenda alla «Revisione dei Cryptocephalus ». XXI. Contributo alla conoscenza dei
Cryptocephalini. Ibid., 97 (7-8): 1129-132 (1967).
. Cryptocephalus fulvus Goeze subsp. schatzmayri nova. XXIII Contributo alla conoscenza
dei Cryptocephalini. Ibid., 99-101 (5-6): 114-115 (1969 a).
Cryptocephalus subgen. Cryptodontus n., Cryptoc. subgen. Cerodens n. nov. e tabella dei
sottogeneri di Cryptocephalus. XXIV Contributo alla conoscenza dei Cryptocephalini (Co-
leoptera Chrysomelidae). Mem. Soc. ent. ital., Vol. del Centenario, 48 (3): 535-540
(1969 ‘b):
Revisione delle specie italiane e della maggior parte delle specie europee del genere
Pachybrachys Chevr. (Col. Chrysomelidae). XXII Contributo alla conoscenza dei Cryp-
tocephalini. Ibid., 47: 11-116 (1968/70).
Una nuova sottospecie nordafricana del Cryptocephalus pygmaeus F. e note sul Cryptoce-
phalus (Cerodens Burl.) emiliae (Burl.). XXV Contributo alla conoscenza dei Cryptocepha-
lini (Coleoptera Chrysomelidae). Boll. Soc. ent. Ital., 102 1-2): 38-40 (1970).
Una infestazione di Lyctus brunneus Steph. sui pavimenti a parchetti. Ibid., 104 (8): 176
(1972);
Correzioni ed aggiunte alla mia « Revisione del Genere Pachybrachys Chevr ». Boll. ent.
Wal. 105 (1:3):::43 (1973)
Mauro DACCORDI & SANDRO RUFFO
Museo Civico di Storia Naturale di Verona
RICORDANDO UN AMICO: MILO BURLINI
Alle affettuose parole scritte dal collega Minelli in ricordo di Milo Burlini,
abbiamo voluto aggiungere la testimonianza di chi gli fu amico e allievo-amico.
I rapporti che Milo Burlini aveva intrecciato con il Museo di Storia Naturale
di Verona e particolarmente con il suo attuale direttore risalivano all’ultimo do-
po-guerra (1947) ed erano andati via via intensificandosi nel corso degli anni.
Questa collaborazione non era solo dovuta allo studio del materiale che gli veniva
affidato per la determinazione, ma soprattutto ad una personale amicizia venutasi a
creare con Ruffo, amicizia che si verificava anche in frequenti scambi di visite e
in comuni esperienze di caccia (spedizioni alle Alpi Marittime, M. Rosa, Alpi Car-
niche ecc.). La collaborazione con il Museo di Verona era di conseguenza intensa
e reciprocamente proficua. Purtroppo l’avanzare dell’etä ed il sopravvenire della
malattia oftalmica che doveva portare Burlini alla quasi completa cecità, unitamen-
te ai gravosi impegni assunti con la direzione del Museo da parte di Ruffo, aveva-
no rarefatto i rapporti di studio pur mantenendo sempre continuo ed affettuoso il
mutuo sentimento di simpatia e stima. Uno dei Suoi ultimi allievi ed in un certo
senso il continuatore dei Suoi studi sui Crisomelidi (Daccordi) ha potuto, grazie
anche all’ospitalità che gode da sempre presso il Museo di Verona, rivivificare at-
traverso frequenti visite di studio prima e di familiarità poi, quei collegamenti che si
erano diradati creandone inoltre di personali ricchi di stima e di reciproca amicizia.
A testimoniare la continuità di questi rapporti di simpatia e fiducia è venuta
la decisione di Milo Burlini di lasciare la Sua importante collezione e la Sua mi-
scellanea specializzata al Museo Civico di Storia Naturale di Verona. Il nostro Isti-
tuto è quindi entrato in possesso dell’erbario e della Sua intera raccolta di Inset-
ti che comprende approssimativamente 100.000 Coleotteri con circa 10.000 specie.
La gemma più preziosa è la collezione di Cryptocephalinae, quasi esclusivamente
paleartici che raduna 441 taxa così ripartiti: 329 Cryptocephalus, 85 Pachybra-
chis, 18 Stylosomus, 6 Thelyterotarsus, 2 Adiscus, 1 Melixanthus.
La collezione e le copie ancora disponibili dei Suoi estratti sono oggi mes-
si a disposizione, con quella attenta prodigalità che contraddistingueva il no-
stro comune Amico, a tutti gli studiosi che ne facciano richiesta. Anche questo te-
stimonia che Milo Burlini non ci ha mai definitivamente lasciati.
Possiamo piangere l’assenza del Suo essere fisico, ma attraverso le Sue ope-
re scientifiche, il Suo insegnamento, il ricordo della Sua bontà d’animo, della Sua
generosità e disponibilità e della Sua signorile umiltà, Milo è sempre vivo e pre-
sente nel nostro cuore.
8 M. DACCORDI & S. RUFFO
LISTA DELLE ENTITÀ TASSONOMICHE DESCRITTE DA MILO BURLINI CON AGGIUNTI
PER I CRIPTOCEFALINI I TIPI DEI TAXA CONSERVATI NELLA SUA COLLEZIONE*
Stylosomus subgen. Microsomus Burlini Cryptocephalus subgen. Cryptodontus Bur-
Tini
Stylosomus (Microsomus) bechynei Burlini, La
PT Cryptocephalus pominorum Burlini, HT, PT
Thelyterotarsus latipennis Pic, ST i OR DE
Thelyterotarsus velutinus Lop., PT ? banner Doni
Pachybrachis pistor Breit, ST 4 foes app, ae Mesh,
» curtipennis Breit, ST N bez balia CT PT
» burlinii Daccordi-Ruffo, PT » hypochoeridis ssp. therondi
» simius Mars., PT Franz, PT
7 rondanus Burlini, PT » hypochoeridis ssp. falzonii
» catalonicus Burlini, PT Burlini, HT, PT
» catalonicus ssp. fallaciosus Bur- > violaceus ssp. scaffaiolus Bur-
lini PT lint HT, PT
i $ gridellii Burlini, HT, PT
» salfit Burlini, PT
» angustolimbatus Rtt., PT
» albicans Wse., PT |
» glasunovi Jacobs., PT
» planifrons Wagner, ST i Re:
» mullerianus Burlini, HT, PT
» lindbergi Burlini, PT cant à
» distinctenotatus Pic, PT
È carpathicus Rey, ST » emiliae Burlini, HT, PT
3 misellus Wse., ST » espanoli Burlini, PT
4 freyi Burlini, PT » pygmaeus ssp. atlanticus Bur-
» ruffoi Burlini, PT lini, PI
È Lori Wee. PT » a ssp. baguenai
urlini,
si obscuricolor Fuente, ST » fulvus ssp. schatzmayri Bur-
» danieli Burlini, PT | Uni ART
» danieli ssp. assiettae Burlini, ” lostianus Burlini, HT, PT
ALP » pseudosindonicus Burlini, HT
>. deer SCHON, ol » limonastri Pic, PT
» viedmai Burlini, PT » pini ssp. gulbemi Schf., ST
Cryptocephalus subgen. Cerodens Burlini Galerucella solarii Burlini, HT
(*) HT = holotypus; PT = paratypus; ST = syntypus
GIOVANNI SALAMANNA & MICHELE SARÀ
Istituto di Zoologia dell’Università di Genova
PSICODIDI DELLE BOLOMELI
(Diptera Nematocera)
INTRODUZIONE
Nel quadro delle indagini faunistico-sistematiche tendenti a migliorare le
conoscenze dei Ditteri Psicodidi italiani e che da diversi anni andiamo conducen-
do, quelle relative alle Dolomiti ci permettono di colmare una grossa lacuna, poi-
ché finora poco si conosceva sulla psicodido-fauna non solo delle Dolomiti, ma di
tutte le Alpi Orientali, di cui erano noti solo dati relativi alle Alpi Austriache
(Tonnoir, 1922 b; VAILLANT, 1962; WAGNER, 1975, 1977).
L’ampio materiale esaminato (quasi 1600 esemplari) è stato catturato da
uno di noi (Sarà) soprattutto negli anni dal 1967 al 1971, ad eccezione del ma-
teriale proveniente da Molveno (Trento), che è stato catturato dal Sig. S. Zoia, e
del materiale proveniente dalla Cascata di Cavalese e da Solaiolo, che è stato cat-
turato dal Dott. P. Modenesi e dalla Sig.na S. Raggio. Desideriamo ringraziarli
vivamente per averci gentilmente donato il materiale da loro raccolto.
Le specie rinvenute sono state complessivamente 45, di cui 4 (1 Philose-
pedon, 2 Mormia e 1 Saraiella) non identificabili a livello specifico in quanto
presenti solo con 9 @; inoltre sono state escluse una ventina di 9 © della tri-
bu Pericomini per le quali, in assenza di d 6, è impossibile o dubbia l’identi-
ficazione anche a livello di genere. Le restanti 41 specie sono così distribuite: 1
Sycorax, 8 Psychoda, 1 Philosepedon, 1 Mormia, 1 Duckhousiella, 1 Peripsychoda,
1 Panimerus, 1 Clytocerus, 1 Tonnoiriella, 4 Pericoma, 7 Berdeniella, 2 Ulomyia,
7 Satchelliella, 5 Saraiella. Le specie nuove per la fauna italiana sono ben 18,
mentre quelle nuove per la scienza sono 4: Psychoda dolomitica, Berdeniella ca-
prat, Berdeniella lucasioides, Saraiella gredenica.
Il materiale in preparati e a secco, compresi i tipi, salvo diversa indicazione,
si trova nella collezione degli autori presso l’Istituto di Zoologia dell’Università
di Genova.
STAZIONI DI RACCOLTA
L’abbondante materiale raccolto può essere ripartito nelle seguenti stazioni.
(fig. 1) per le quali si riportano le caratteristiche e le specie rinvenute.
Stazione 1: Alpe di Siusi: Bagni di Razzes e Rio Schwarzgreiss (1200 m).
Rive di torrentelli (0.5-1 m di larghezza) in pecceta con latifoglie e sottobosco
di erbacee ai margini, talvolta con zone impaludate. Catture: 28 VII 1968; 1 VIII
1968; 22 VII 1969; 3,8 VIII 1969. Esemplari catturati: 21. Specie rinvenute:
Tonnoiriella pulchra (1 es.), Pericoma alticola (8 es.), P. blandula (2 es.), Ber-
deniella manicata (2 es.), B. unspinosa (2 es.), Satchelliella cubitospinosa (1 es.),
S. mutua (5 es.).
Stazione 2: Alpe di Siusi: Castelrotto (800/1150 m).
Habitat simile a quello della Staz. 1; ne differisce per una vegetazione più rigo-
gliosa e soprattutto per la costante presenza di zone paludose presso ruscelli. Cat-
G. SALAMANNA & M. SARÀ
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a pochi chilometri da Trento).
(eccetto la Staz. 5, Molveno,
one delle Stazioni di raccolta
Fig. 1 - Ubicazi
PSICODIDI DELLE DOLOMITI Er
ture: 30,31 VIT 196857376, 105114 aWEE1R63 2 E 30.5314 Vil Ba VI
1969. Esemplari catturati: 381. Specie rinvenute: Psychoda alternata (19 es.),
Ps dolomitica (1 es.), Ps. phalaenoides (1 es.), Ps. severini (8 es.), Duckousiel-
la acuta (3 es.), Clytocerus ocellaris (3 es.), Tonnoiriella pulchra (5 es.), Peri-
coma pseudoexquisita (68 es.), P. trifasciata (1 es.), P. blandula (19 es.), Ber-
deniella unispinosa (8 es.), Ulomyia subneglecta (25 es.), Satchelliella fonticola
(24 es.), S. inflata (112 es.), S. nubila (80 es.), Saraiella gredenica (4 es.).
Stazione 3: Alpe di Siusi: Fié (800/900 m).
Ambienti vari: sotto faggi presso sorgente; ruscelletto con zona pantanosa; sotto
noce presso marcite di erbe inondate con terreno concimato. Catture: 3, 6, 7 VIII
1968. Esemplari catturati: 15. Specie rinvenute: Psychoda alternata (3 es.), Ps.
severini (1 es.), Pericoma trifasciata (4 es.), P. blandula (1 es.), Satchelliella
nubila (6 es.).
Stazione 4: Cavalese (800/1200 m).
a) Cascata presso Cavalese, su parete igropetrica e sotto foglie di latifoglie; b)
sotto foglie di arbusti ai bordi di un torrentello in mezzo a folta vegetazione. Cat-
ture: 28 VII: 1971:.10 VIII 1971.24 VII 1978 CP. Modenssiv8a8ì Rassiolles.),
Esemplari catturati: 101. Specie rinvenute: Sycorax feuerborni (1 es.), Psychoda
grisescens (1 es.), Philosepedon soljani (5 es.), Duckhousiella acuta (1 es.), Pe-
ripsychoda auriculata (2 es.), Clytocerus ocellaris (6 es.), Pericoma pseudoexqui-
sita (1 es.), Berdeniella elkeae (1 es.), B. freyi (1 es.), B. unispinosa (23 es.),
Satchelliella inflata (2 es.), S. nubila (11 es.), Saraiella squamigera (46 es.).
Stazione 5: Molveno (1000 m).
Presso cascatella, su roccia. Catture: 30 VI 1975 (S. Zoia leg). Esemplari cattu-
rati: 19. Specie rinvenute: Saraiella squamigera (19 es.).
Stazione 6: Solaiolo (Carano) (1150 m).
Presso Rio Solaiolo, sotto foglie di Alnus viridis. Catture: 26 VII 1978 (P. Mo-
denesi & S. Raggio leg). Esemplari catturati: 4. Specie rinvenute: Berdeniella
unispinosa (4 es.).
Stazione 7: Alpe di Siusi: Affluenti del Rio Gardena (1700/1800 m).
Habitat come Staz. 1. Catture: 24/ 25 27. VIP-1967; °337°7) Spee 20
28 VII 1968. Esemplari catturati: 67. Specie rinvenute: Sycorax feuerborni (1
es.), Psychoda dolomitica (5 es.), Berdeniella unispinosa (60 es.), Satchelliella
plumicornis (1 es.).
Stazione 8: Affluente del fiume Isarco, presso Tre Chiese (1800 m).
Habitat come Staz. 1. Catture: 8 VIII 1967. Esemplari catturati: 3. Specie rin-
venute: Psychoda dolomitica (2 es.), Berdeniella unispinosa (1 es.).
Stazione 9: Passo di Campolongo (1800 m). A
Habitat come Staz. 1. Catture: 30 VII 1968. Esemplari catturati: 7. Specie rin-
venute: Psychoda dolomitica (1 es.), Berdeniella unispinosa (6 es.).
2 G. SALAMANNA & M. SARA
Stazione 10: Alpe di Siusi: Siusi (1750 m).
Cespuglio di Salyx presso un ruscello di larghezza inferiore ad un metro, situato
su prato impaludato e circondato da una vasta fascia di pascolo scoperto. Catture:
2829 WIE .1967;\2 VII 1967; 26:VII) 1968; 18 VIb-1969; | 18 VIIT 4976:
Esemplari catturati: 45. Specie invenute: Psychoda dolomitica (3 es.), Panimerus
notabilis (37 es.), Tonnoiriella pulchra (3 es.), Berdeniella unispinosa (1 es.),
Satchelliella plumicornis (1 es.).
Stazione 11: Tra Vigo di Fassa e Passo di Costalunga (1450/1600 m).
Habitat come Staz. 1. Catture: 5 VIII 1968. Esemplari catturati: 5. Specie rin-
venute: Pericoma trifasciata (3 es.), Berdeniella unispinosa (2 es.).
Stazione 12: Alpe di Siusi: Siusi (1700/1800 m).
Presso segheria, tronchi di pino e corteccie su terreno paludoso; oppure sotto foglie
di latifoglie presso ruscello inquinato. Catture: 10 VIII 1968; 19, 26, 27 VII
1969; 9 VIII 1969. Esemplari catturati: 21. Specie rinvenute: Psychoda dolomiti
ca (1 es.), Ps. severini (8 es.), Berdeniella lucasioides (1 es.), B. unispinosa
(4 es.), Satchelliella nubila (2 es.), S. plumicornis (5 es.).
Stazione 13: Alpe di Siusi: Monte Piz (Rio Bulla) (1450/1800) m.
Ruscelli con zone pantanose in aree coperte da latifoglie. Catture: 15, 18 VIII
1968; 18, 20 VII 1969. Esemplari catturati: 90. Specie rinvenute: Psychoda do-
lomitica (1 es.), Berdeniella freyi (1 es.), B. lucasioides (7 es.), B. unispinosa
(34 es.), Ulomyia subneglecta (7 es.), Satchelliella hirticornis (1 es.), S. mutua (7
es.), S. plumicornis.
Stazione 14: Cavalese (1250/1800 m).
Stazione intermedia della funivia Cavalese - Cermis; ruscelletti in pecceta con la-
tifoglie sulle rive, sottobosco di piante erbacee. Catture: 21, 22, 23, 26 VII 1970;
te. ID 75V IIEI970: 28, 23, 26 VIE 1971; 27 Vil 1972. Esemplari catturati:
162. Specie rinvenute: Psychoda dolomitica (1 es.), Clytocerus ocellaris (9 es.),
Berdeniella lucasioides (30 es.), Satchelliella mutua (116 es.), Saraiella clastrieri
(6 es.).
Stazione 15: Malga Lagorai (1400 m).
Habitat come Staz. 1. Catture: 26 VII 1970. Esemplari catturati: 1. Specie rin-
venute: Berdeniella elkeae (1 es.).
Stazione 16: Passo Rolle (1250/1800 m).
Torrenti ad acque impetuose, talora inquinate. Catture: 4 VIII 1970; 26 VII
1971. Esemplari catturati: 56. Specie rinvenute: Pericoma alticola (5 es.), Berde-
niella freyi (9 es.), B. helvetica (15 es.), B. lucasioides (2 es.), B. unispinosa
(22 es.), Satchelliella hirticornis (3 es.).
Stazione 17: Valle di S. Pellegrino (1250/1700 m).
Torrenti rapidi con zone pantanose. Catture: 6, 11 VIII 1970. Esemplari catturati:
199. Specie rinvenute: Pericoma alticola (2 es.), Berdeniella freyi (2 es.), B. uni-
spinosa (161 es.), Ulomyia cognata (24 es.), Satchelliella mutua (7 es.), Saraiel-
la rotunda (1 es.).
PSICODIDI DELLE DOLOMITI 13
Stazione 18: Passo di Valles (1600/1800 m).
Torrentelli con zone pantanose, sotto latifoglie. Catture: 11 VIII 1970. Esempla-
ri catturati: 51. Specie rinvenute: Pericoma alticola (4 es.), Berdeniella helvetica
(1 es.), B. unispinosa (2 es.), Satchelliella hirticornis (44 es.).
Stazione 19: Torrente Avisio (1600 m).
Tra Canazei e Passo Trevisan. Catture: 25 VII 1972. Esemplari catturati: 10.
Specie rinvenute: Berdeniella unispinosa (10 es.).
Stazione 20: Alpe di Siusi: Pendici del Monte Sciliar (1900 m).
Abbeveratoio presso torrente. Catture: 11 VIII 1967; 6 VIII 1969. Esemplari
catturati: 16. Specie rinvenute: Psychoda dolomitica (16 es.).
Stazione 21: Alpe di Siusi: presso Rifugio Icaro (1900 m).
Zona paludosa vicino a ruscelletti. Catture: 16 VIII 1968. Esemplari catturati: 1.
Specie rinvenute: Psychoda alternata (1 es.).
Stazione 22: Passo Pordoi (2100 m).
Habitat costituito da piccoli torrenti (0.5-1 m di larghezza) formanti cascatelle; in
zone scoperte con fitta vegetazione erbacea. Catture: 5, 8 VIII 1968; 5 VIII
1969. Esemplari catturati: 78. Specie rinvenute: Psychoda dolomitica (4 es.),
Ps. phalaenoides (2 es.), Berdeniella elkeae (1 es.), B. freyi (11 es.), B. unispinosa
(59 es.), Saraiella auberti (1 es.).
Stazione 23: Passo di Valparola 2150 m).
Presso laghetto; su letame misto a vegetali e trasformato in impasto fangoso. Cat-
ture: 8 VIII 1968. Esemplari catturati: 5. Specie rinvenute: Psychoda grisescens
(1 es.), Ps. satchelli (4 es.).
Stazione 24: Alpe di Siusi: Siusi e zone vicine (Rif. Zellinger, Rif. Demez,
Rif. Dialer, Rif. Molignon, Rif. Stager-Dellai, Rio Saltria) (1850/2100 m).
Ruscelletti nel sottobosco, talora con zone pantanose; presso i rifugi, acqua spes-
so inquinata. Catture: 18 VIII 1968; 16, 23, 24, 25, 26, 29 VII 1969; 4, 11
VIII 1969. Esemplari catturati: 179. Specie rinvenute: Psychoda dolomitica (1
es.), Ps. lobata (1 es.), Ps. satchelli (1 es.), Mormia nigripennis (3 es.), Perico-
ma alticola (44 es.), Berdeniella caprai (25 es.), B. elkeae (8 es.), B. freyi (12
es.), B. lucasioides (47 es.), B. unispinosa (20 es.), Ulomyia subneglecta (6 es.),
Satchelliella mutua (1 es.), S. plumicornis (4 es.), Saraiella auberti (1 es.), S.
rotunda (5 es.).
Stazione 25: Marmolada (1950/2000 m).
Rigagnoli ad acque inquinate. Catture: 13 VIII 1968; 21 VII 1971. Esemplari
catturati: 11. Specie rinvenute: Psychoda dolomitica (1 es.), Ps. severini (10 es.).
Stazione 26: Alpe di Siusi: Rifugio Sasso Piatto (2300 m).
Area scoperta a vegetazione erbacea; pascoli inondati. Catture: 28 VII 1969.
Esemplari catturati: 6. Specie rinvenute: Psychoda dolomitica (3 es.), Berdeniel-
la elkeae (3 es.).
14 G. SALAMANNA & M. SARÀ
Stazione 27: Alpe di Siusi: Rifugio Alpi di Tires (2400 m).
Habitat come Staz. 26. Catture: 29 VII 1969. Esemplari catturati: 1. Specie
rinvenute: Saraiella rotunda (1 es.).
Stazione 28: Sella di Cresta Nera (2200 m).
Habitat come Staz. 26. Catture: 29 VII 1969. Esemplari catturati: 9. Specie
rinvenute: Berdeniella elkeae (9 es.).
Stazione 29: Alpi di Siusi: Rifugio Jock (1850 m).
Totrentelli di larghezza inferiore ad 1 m, a fondo pietroso; su vegetazione erba-
cea. Catture: 1 VIII 1969. Esemplari catturati: 2. Specie rinvenute: Pericoma
alticola (2 es.).
Stazione 30: Cermis di Cavalese (1850/2000 m).
a) Torrente Roda: torrente largo circa 10 m; sotto latifoglie a poca distanza
dalla ‘riva; b)“in'abitazione. Catture: +26°*NIF:1970;1,3) 12, 14 VEIT 1970: 19,
21, 31 VII 1971; 25 VII 1972. Esemplari catturati: ‘18. Specie rinvenute: Psy-
choda dolomitica (4 es.), Ps. gemina (1 es.), Ps. satchelli (1 es.), Ps. severini
(8 es.), Pericoma alticola (3 es.), Berdeniella unispinosa (1 es.).
Stazione 31: Passo Rolle (1850/2000 m).
Sotto cascata alta circa 20 m formata da un ruscello; fra le fessure della roccia.
Catture: 4 VIII 1970. Esemplari catturati: 5. Specie rinvenute: Berdeniella lu-
casioides (1 es.), Saraiella squamigera (4 es.).
Stazione 32: Passo di Valles (1850/1990 m).
Torrente largo circa 2 m. Catture: 11 VIII 1970. Esemplari catturati: 3. Specie
rinvenute: Satchelliella hirticornis (3 es.).
SPECIE RINVENUTE
Sycorax feuerborni Jung
Jung, 1954, p. 21
1del 2: Staz, 4, 7.
La specie risulta nuova per la fauna italiana; essa finora è stata rinvenuta
in Germania, Danimarca, Francia, Svizzera.
Psychoda alternata Say
Tonnoir, 1922 a, p. 72 —
odore 2,5, 2
E’ specie cosmopolita ed antropofila; interessante la sua cattura a ben 1900
m di altitudine.
Psychoda dolomitica sp. n. (Fig. 2)
Materiale tipico: 5 9 2: 25 VII 1967, Alpe di Siusi, affluenti del Rio Gardena (1700/1750
m). 3.9 ©: 29: VIE.1967; Alpe: dio Siusi; Siusi. (1750 im). 1:10 el 9:58. VILI.1967,. affluen-
te del Fiume Isarco, presso Tre Chiese (1800 m). 1 @: 10 VIII 1968, Alpe di Siusi, Siusi
(1700 m). 1 2: 10 VIII 1968, Alpe di Siusi, Castelrotto (900 m). 1 2: 25 VII 1969, Al-
pe di Siusi, presso Rifugio Demez (1950 m). 3 2 2: 28 VII 1969, Alpe di Siusi, presso
Rifugio di Sasso Piatto (2300 m). 1 2: 15 VIII 1968, Monte Piz (Rio Bulla) (1450 m).
PSICODIDI DELLE DOLOMITI 15
Fig. 2 - Psychoda dolomitica sp. n. (ag: 6; h: 9). a: ala; b: capo; c: articoli antennali 1-3; d:
8° articolo antennale; e: ultimi articoli antennali; f: stile, edeago e ponte sternale (visione
dorsale); g: cercopode (visione laterale); h: genitali (visione ventrale).
16 G. SALAMANNA & M. SARÀ
15 2 Sdi VIT 1967, 3c 29 = 6, VITE 1969.) Monte Sciliar: 61900 m); I 9: 30° VII 1968,
Passo di Campolongo (1800 mi dé 8 VIII 1968,.1. © 5 VIIL.1969, Passo: Pordoi (2100
m). 4 2:21 VAI 1974; Marmolada. (2000 m). 1° ¢ el 9: NV] PO Ord... 49/21 VIT 1971,
eZ VAT. 1972 Cermis di Cavalese (Dee DD VISO Cavalese (1400 m).
2 paratipi (1 6 e 1 2) depositati presso il Museo Civico di Storia Naturale di Milano.
4 (Holotypus) (n. 631 Alto Adige: 14 VIII 1970 - Cermis di Cavalese).
I ponti oculari sono separati da una distanza inferiore ad una volta il dia-
metro di una faccetta; essi sono formati da file trasverse di 4 faccette ciascuna. Il
palpo (fig. 2, b) ha la seguente formula: 26 - 25 - 23 - 31. L’antenna (fig. 2,
c-e), lunga 1.90 mm (1.40/1.80 mm nei paratipi), è formata da 15 articoli. Lo
scapo ed il pedicello sono quasi sferici; gli articoli del flagello dal. 3 al-12 sono
bulbiformi con un collo sempre più lungo della base; il 13°, subsferico, ha un
collo cortissimo; il 14° è sferico ed il 15° ellissoidale, entrambi sono molto più
piccoli dei precedenti. Gli articoli dal 3° al 14° portano ciascuno un paio di ascoi-
di ad Y. La formula antennale è la seguente: 23 - 16 - 37 - 37 - 37 - 37 - 37
A we oO ea? rie.
L’ala (fig. 2, a) ha le seguenti dimensioni: 2.75 x 1.10 mm (2.15/2.75 x
0.90/1.15 mm nei paratipi). Indice alare; 2.50 (2.25/2.70 nei paratipi); an
golo mediano: 74° (74°/88° nei paratipi).
Ipopigio (fig. 2, fg): il cercopode, leggermente curvo e con base ingrossata,
porta alla sua estremità un retinacolo che è all’incirca 1:4 (1:3 - 1:4 nei parati-
pi) del cercopode stesso. I basistili sono all’incirca 2 volte più lunghi che larghi;
i dististili, regolarmente rastremati e poco incurvati, sono 1.3 volte circa più
lunghi dei basistili. L’edeago è singolare: è biforcato e mentre il ramo sinistro
termina a punta senza subire deviazioni sensibili, il ramo destro piega prima a
destra di 180° e poi ritorna a sinistra ruotando di 90° circa e terminando con un
ingrossamento a forma di becco. Il ponte sternale è largo e molto arcuato, inoltre
presenta nel mezzo un cospicuo ispessimento.
@ (Allotypus) (n. 697 Alto Adige: 25 VII 1972 - Cermis di Cavalese).
2: x
E’ molto simile al g. Ipopigio (fig. 2, h): la piastra subgenitale è molto si-
mile a quella di Ps. erminea anche se i lobi sembrano essere più prominenti; per
il resto l’ipopigio è simile a quello delle altre specie di Psychoda, anche se pre-
senta sul 9° sternite, che è bilobato, un ciuffo di 4 lunghe setole su ciascuno
dei lobi.
Derivatio nominis: il nome allude alla regione in cui la specie è stata rinvenuta.
Psychoda dolomitica rassomiglia molto a Ps. erminea Eaton da cui si distin-
gue facilmente soprattutto per l’edeago di forma singolare e per l’estremità dell’an-
tenna conformata chiaramente in modo diverso.
Psychoda gemina Eaton
ToNNOIR, 1940, p. 58
1.8: Staz; 30.
Questa specie era già nota in Italia solo di Liguria, Piemonte e Calabria, ma
probabilmente ha una diffusione molto più ampia. Fuori d’Italia è conosciuta di
Inghilterra, Belgio, Danimarca, Germania, Romania, Unger, Jugoslavia, Francia
e Spagna.
PSICODIDI DELLE DOLOMITI 17
Psychoda grisescens Tonnoir
AONNOIR;, 1922 a3:9.:8%
big: @ ON ent,
E’ specie nuova per l’entomofauna italiana; finora era nota del Belgio, In-
ghilterra, Germania, Danimarca, Francia, Cecoslovacchia ed Algeria.
Psychoda lobata Tonnoir (Fig. 4, k)
Tonnorr, 1940, p. 60
tO} Stage
Questa specie è nuova per la fauna italiana ed era finora conosciuta sola-
mente dell’Inghilterra, Danimarca, Germania, Ungheria e Romania.
Sebbene SzABÒ (1960 c, p. 213) citi di aver catturato un @ nei Carpazi e
FREEMAN (1950, p. 93) inserisca nella chiave delle Psychoda anche i 6g di
lobata (« Style slightly sinuated, not straight or evenly curved,... »), purtroppo
nessuno dei due Autori lo ha descritto o illustrato; non è, quindi, possibile sa-
pere con sicurezza quale sia il @ di questa specie, poiché TonnoIR (1940) Vha de-
scritta solo su 9 @.
Psychoda phalaenoides (L.)
Tonnorr, 1922: ap. 76
SI St, 2,22)
Questa specie, nuova per l’Italia, è considerata cosmopolita, essendo stata
rinvenuta in moltissime regioni d’Europa, in Algeria, in America del Nord ed
N
in Giappone; finora, comunque, non è stata mai catturata nell’Emisfero Australe.
Psychoda satchelli Quate
OuaTe, 1955, p 214; SALAMANNA 1975 4, ‘Dp. 207
DSS: Staz. 23, 24-30.
Questa specie era già nota di Liguria, Toscana e Puglia. E’ anche conosciuta
del Nord-America (sul cui materiale è stata descritta) e di Jugoslavia. E’ proba-
bile che essa sia molto più diffusa di quanto i dati a disposizione lascino suppor-
re, anche in considerazione del fatto che può essere facilmente confusa (soprat-
tutto le 9 © ) con l’affine Psychoda severini.
E’ interessante notare che è la prima volta che essa viene catturata a oltre
2000 m, in quanto finora era nota di pianura e di bassa montagna o collina.
Psychoda severini Tonnoir
TonnNoIR, 1922 a, p. 78; SALAMANNA, 1975 a, p. 203
ed dei SL: Staz. 2-3 1227.20
Questa specie, considerata cosmopolita ed antropofila, è stata recentemente
oggetto da parte di uno di noi (SALAMANNA, 1975 a) di particolare attenzione
per cercare di chiarire il suo status sistematico. In seguito TROIANO (1978) ha stu-
diato i cromosomi di una popolaizone di Psychoda del gruppo severini proveniente
dai dintorni di Genova; la popolazione esaminata, sicuramente partenogenetica, ha
un cariotipo triploide e la partenogenesi è di tipo apomittico (ameiotico). Ciò auto-
rizza a pensare che le popolazioni partenogenetiche sono separare geneticamente e
18 G. SALAMANNA & M. SARÀ
pertanto appartenenti a specie diversa. Comunque il problema rimane non comple-
tamente risolto, almeno fino a quando non sarà possibile conoscere la cariologia
delle popolazioni anfigoniche.
Philosepedon soljani Krek
Krex, 1971, p. 186
2 8 839009, Stazi
Questa specie, nuova per l’entomofauna italiana, era nota di Jugoslavia
(Balcani) e di Germania (Hassia).
Mormia nigripennis Krek (Fig. 3)
0.8290 Staz
N
M. nigripennis è nuova per la fauna italiana; essa fu descritta su materiale
proveniente dai Balcani (Monte Zelengora in Bosnia) e non rinvenuta in altre
località. Questa specie è affine a M. andrenipes (Strobl), descritta, ma purtrop-
po non illustrata, su materiale (1 &) proveniente da Admont in Stiria (Austria)
e rinvenuta anche in Inghilterra (Cheshire), il cui materiale (1 &) fu descritto e
illustrato da TonnoIR (1940). Secondo VAILLANT (1974, p. 139) è possibile
che gli esemplari della Bosnia (descritti come nigripennis) e quello della Stiria
(descritto come andrenipes) appartengano alla stessa specie, mentre quello in-
glese ad una entità diversa; in realtà noi pensiamo che è possibile che anche l’esem-
plare inglese possa appartenere alla stessa specie; infatti l'esemplare € delle Dolo-
miti da noi esaminato possiede sia caratteri di andrenipes (sensu Tonnoir) (ultimo
articolo antennale bilobato; rapporto tra la lunghezza e la larghezza dello scapo
uguale a 2), sia caratteri di nigripennis (bulbo della maggior parte degli articoli
del flagello a simmetria assiale; numero di retinacoli del cercopode uguale a 38).
Il ponte chitinoso interno del & da noi esaminato possiede 2 uncini rivolti poste-
riormente, a differenza di quanto accade in nigripennis della Bosnia, i cui uncini
sono rivolti lateralmente.
Certo che senza l’esame del tipo di andrenipes (che non si sa dove sia con-
servato) nulla di certo può essere asserito. Nel dubbio abbiamo preferito citare
gli esemplari da noi studiati col nome « nigripennis », anche perché la descrizione
e le illustrazioni di questa specie sono precise e meglio si adattano agli esemplari
dolomitici, mentre la descrizione di andrenipes, priva di illustrazioni, è molto
scarsa ed imprecisa.
Alla luce di quanto detto riteniamo opportuno riportare le illustrazioni del
materiale dolomitico, comprese quelle della ©, finora sconosciuta.
Duckhousiella acuta Krek
RER 1971, p. 170
aC CG el 2; Staz. 2,4.
Questa specie, conosciuta dei Balcani e delle Alpi Occidentali (Francia), &
nuova per la fauna italiana.
Peripsychoda auriculata (Curtis)
VAM TANT 9725; pi 99
LT sesta Stan td
Questa specie, nota in Italia di Puglia, Campania e Lazio, è ampiamente dif-
fusa in Europa.
PSICODIDI DELLE DOLOMITI 19
Fig. 3 - Mormia nigripennis Krek (ag: 8; h-k: 2). a: ala; b: capo; c: articoli antennali 1-3;
d: articoli antennali 5-6; e: ultimi articoli antennali; f: genitali (visione dorsale); g: cerco-
pode (visione laterale); h: articoli antennali 1-3; i: articoli antennali 7-8; j: ultimi articoli
antennali; k: genitali (visione ventrale).
20 G. SALAMANNA & M. SARÀ
Panimerus notabilis (Eaton)
VAILLANT, 1972 a, p. 68
dii e 26 29 Staz 10.
Questa specie, nuova per l’Italia, era finora nota di Inghilterra, Germania,
Francia, Ungheria, Romania, Jugoslavia.
Clytocerus ocellaris (Meigen)
SARA, 1954, 9, 2:. JUNG=41956, p. 168
10 dd e8 22: Staz. 2, 4, 14.
Questa specie è ampiamente distribuita in Italia ed Europa. In Italia sem
bra prediligere la collina e la bassa e media montagna, essendo in pianura nor-
malmente sostituita dall’affine C. saccai Sarà.
Tonnoiriella pulchra (Eaton)
June, 1956, p. 150
SoG Co Ber Suz 2, 10,
N
Già nota in Italia di Calabria e Campania, questa specie è conosciuta anche
di quasi tutti i paesi dell'Europa centro-meridionale e dell’Africa settentrionale.
E’ anche specie ad ampia distribuzione altitudinale, essendo possibile trovarla
dalla pianura fino ad oltre 1500 m.
Genere PERICOMA Walker, sensu Vaillant 1978
Questo genere è stato recentemente ridescritto da VAILLANT (1978) e sud-
diviso in 3 sottogeneri: Leptopericoma, Pachypericoma, Botosaneanuiella. Ma alla lu-
ce dell’Art. 44 (a) del Codice Internazionale di Nomenclatura Zoologica, quando un
genere è diviso in sottogeneri quello che contiene la specie-tipo prende lo stesso no-
me del genere e diventa il sottogenere « nominale ».
Pertanto proproniamo la seguente sinonimia:
Subgen. Pericoma Walker 1856 (= subgen. Leptopericoma Vaillant 1978) (Syn.n.)
Pericoma (Pericoma) alticola Vaillant (Fig. 4, aj)
VAILLANT, 1978, p. 230
56 64 e 13 22: Staz, 1, 16, 17, 18, 24, 29, 32.
Questa specie, nuova per la fauna italiana, è nota delle Alpi francesi e svizzere.
E’ specie orobionte, essendo stata catturata normalmente ad altitudini comprese tra
1800 e 2400 m, sebbene talvolta sia stata trovata ad altitudini inferiori.
L’esame di oltre 50 & & ci ha consentito lo studio sulla variabilità di questa
specie; ciò si era reso necessario poiché in realtà alcuni degli esemplari esaminati
corrispondevano bene al tipo di alticola, altri al tipo di tatrica ed altri ancora (la
maggior parte) avevano caratteri sia dell’uno che dell’altro taxon. VAILLANT (1978)
a proposito di P. alticola e dell’affine P. tatrica SZABÒ fa notare che i caratteri dia-
gnostici delle due specie sono la forma dei dististili (« stark gekniet » in alticola e
«in einen rechten Winkel gekniet in Zatrica »); la forma e le proporzioni della pia-
stra subgenitale ( a lati convergenti piuttosto fortemente all’indietro, con incavatura
distale ben evidente e all’incirca tanto lunga quanto larga in alticola, a lati quasi pa-
ralleli, con incavatura soltanto concava e più di 1,5 volte più lunga che larga in ta-
PSICODIDI DELLE DOLOMITI
21
100um
LÈRET
Fig. 4 - a-j: Pericoma alticola Vaillant (4). a-e: dististili (visione dorsale); f-j:
N
nitali. k: Psychoda lobata Tonnoir: piastra subgenitale della 9.
piastre subge-
22 G. SALAMANNA & M. SARA
trica; la forma degli articoli antennali 4° e 5° (conformati in modo tale da sembrare
quasi fusi in fatrica e normali, come le altre Pericoma, in alticola).
Dall’esame degli esemplari dolomitici è risultato quanto segue: a) non abbiamo
mai notato modificazione alcuna al livello degli articoli antennali: probabilmente il
tipo di fatrica è un esemplare teratologico per quanto riguarda le antenne, infatti
abbiamo spesso constatato (dati inediti) che ciò avviene in molte specie di Psicodidi,
con localizzazione sia su una sola antenna che in entrambe. b) Per quanto riguarda
la forma dei dististili e la forma e le proporzioni della piastra subgenitale abbiamo no-
tato una grande variabilità. I dististili degli esemplari esaminati sono così variabili
che nella stessa popolazione coesistono esemplari con dististili non piegati (fig. 4, a),
esemplari che li hanno leggermente piegati (fig. 4, b-c), esemplari con dististili ab-
bastanza piegati (fig. 4, d) ed esemplari che li hanno piegati ad angolo retto (fig.
4, e), come in Zatrica. E’ da notare che talvolta lo stesso esemplare può presentare
i dististili di forma differente. Per quanto riguarda la piastra subgenitale, negli esem-
plari studiati essa può presentarsi sia molto simile a quella tipica di alticola (fig. 4,
f-5), sia intermedia fra quella di alticola e tatrica (fig. 4, h-i), sia molto simile a
quella di fatrica. Per quanto riguarda il rapporto lunghezza/larghezza della piastra
subgenitale, esso varia da circa 1 a circa 1.5. Da notare infine che non c’è correla-
zione tra la forma dei dististili e la forma della piastra subgenitale.
Anche VAILLANT (op. c.) fa notare che questa specie presenta una certa varia-
bilità, soprattutto per quanto concerne i caratteri dell’ala (variabilità presentata an-
che dai nostri esemplari), ma anche nelle proporzioni e nella forma della piastra sub-
genitale e nella forma dei distitili, che sono più o meno piegati a gomito.
Purtroppo lo studio sulla variabilità di fatrica non è possibile, poichè di questo
taxon si conoscono solo 2 esemplari.
Quanto da noi constatato ci spinge a dubitare fortemente della validità come
specie di fatrica; del resto lo stesso SZABO (1960 b) descrisse fatrica come sottospe-
cie di alticola e molto probabilmente l’Autore ungherese aveva visto giusto. P.
alticola è specie orobionte che, come fa notare lo stesso VAILLANT (op. c.), pre
senta diverse « varietà », che sono endemiche per isolamento: tatrica, che costi-
tuisce la popolazione più orientale, potrebbe essere una di queste.
Pericoma (Pericoma) pseudoexquisita Tonnoir
VAILLANT, 1978, 31223
Se 12) 00% Staz: 2,4,
Questa specie, già nota in Italia di Calabria, Liguria e Piemonte, è ampia-
mente distribuita in tutta Europa.
Pericoma (Pericoma) trifasciata (Meigen)
VAILLANT, 1978, p. 215
moro) e841 0903 Stage 209,1
La specie, gia nota in Italia di Campania, Lazio e Liguria, ha un’ampia di-
stribuzione.
Pericoma (Pachypericoma) blandula Eaton
VAILLANT, 1979, p..239
Lidl Sa, 2.9.
Questa specie, già nota di Calabria, Liguria e Piemonte, è ampiamente dif-
fusa in Europa; è stata rinvenuta anche in Algeria.
PSICODIDI DELLE DOLOMITI 23
Il gruppo blandula è stato recentemente revisionato da VAILLANT (1979).
Alla luce di questa revisione risulta che gli esemplari da noi citati come P. fallax
(SARÀ & SALAMANNA, 1967, 1968; SALAMANNA, 1974 b) devono essere ascrit-
ti a P. blandula.
Berdeniella caprai sp.n. (Fig. 5)
Materiale: tipieg lt 7. 23-711 11969; 14 SO e 6 TR ZEN 1969,18 SL. 20
VII 1969, Alpe di Siusi, presso Rifugio Zellinger (2000/2050 m).
2 paratipi (1 6 e 1 9) depositati presso il Museo Civico di Storia Naturale di Milano.
6 (Holotypus) (n. 267.6 Alto Adige: 24 VII 1969)
I ponti oculari sono separati da una distanza pati a 3.75 volte il diametro di
una faccetta (3/4 volte nei paratipi); essi sono formati da file trasverse di 4 faccette
ciascuna (solo in un paratipo i ponti oculari sono formati da file trasverse di 5 fac-
cette ciascuna). Il palpo ha la seguente formula: 20 - 24 - 25 - 49. L’antenna (fig. 5,
b-d), lunga 0.65 mm (0.60/0.70 mm nei paratipi), è formata da 16 articoli. Lo
scapo è circa 1.5 volte più lungo che largo; il pedicello, globoso, è all’incirca tanto
lungo quanto lo scapo. Gli articoli del flagello sono fusiformi, eccetto gli ultimi 3
che sono globosi; il 16° porta un apiculo eccentrico che è largo circa la metà ed è
lungo poco più della metà del bulbo. Gli articoli dal 16° al 13° portano un paio di
ascoidi semplici ciascuno. Formula antennale: 22 -21-16-12-11-11-11-11-
10-10-10-9-9-9-9-14.
Lala (fig. 5,.a) hale seguenti dimensioni: 2.70 X 1-TOMma (2/55/2869
x0.95/1.15 mm nei paratipi). Indice alare: 2.45 (2.40/2.60 nei paratipi); an-
golo mediano: 199° (173°204° nei paratipi).
Ipopigio (fig. 5, eh): il cercopode, relativamente curvo, porta alla sua
estremità un lungo retinacolo ed una spina. Il rapporto tra cercopode e retinacolo
varia tra 3.00 e 3.60 e quello tra retinacolo e spina varia tra 2.88 e 3.62. I ba-
sistili, più o meno cilindrici, sono circa 1.75 volte più lunghi che larghi; i di-
stistili, regolarmente assottigliati e con la punta leggermente ricurva, sono al-
l’incirca 3 volte più lunghi che larghi. L’edeago è simile a quello delle specie di
Berdeniella del gruppo manicata. Il ponte sternale è sottile e di spessore uni
forme. La piastra subgenitale, più larga che lunga, ha una incavatura distale re-
lativamente profonda. Il IX tergite è un po’ più corto dei cercopodi. .
O dAllosypus)..(n, 272.3 Alte ‚Adise: 24 VIT 1969)? (Fig, (55500
E’ molto simile al &; ne differisce per i seguenti caratteri: i ponti oculari
sono separati da una distanza pari a 5.5 volte il diametro di una faccetta; l’anten-
na possiede ascoidi sugli articoli 6-12; l’ala è lunga 2.95 mm e larga 1.20 mm;
indice alare: 2.45; angolo mediano: 178°; ipopigio simile a quello delle altre
Berdeniella.
Derivatio nominis: la specie è dedicata all'amico e maestro Dott. Felice Capra.
B. caprai sp. n. è una Berdeniella del gruppo manicata, sebbene se ne discosti
leggermente per l’angolo mediano dell’ala che può assumere valori relativamente
alti e per la piastra subgenitale del & che ha una incavatura abbastanza profonda.
Le specie del gruppo che si avvicinano morfologicamente a B. caprai sono
B. manicata (Tonnoir) B. matthesi (Jung), la prima ad ampia distribuzione e
24 G. SALAMANNA & M. SARÀ
a
ra RAI
Fig. 5 - Berdeniella caprai sp. n. (ah: 6; i: 9). a: ala; b: articoli antennali 1-3; c: articoli
antennali 7-8; d: ultimi articoli antennali; e: cercopode (visione laterale) g: genitali (visione
dorsale); h: ponte sternale ed estremità dei basistili (visione dorsale); i:
genitali (visione
ventrale).
PSICODIDI DELLE DOLOMITI 25
la seconda endemica di Germania. Ne differisce per i seguenti caratteri: angolo
mediano nella maggior parte degli esemplari esaminati molto più ampio; rap-
porto lunghezza cercopode/lunghezza retinacolo uguale a 3.00/3.60, mentre nelle
specie affini esso è sempre uguale o maggiore a 4.00; rapporto lunghezza/larghezza
del basistile uguale a 1.75, mentre nelle altre due specie esso è sempre maggiore a
2; presenza nella piastra subgenitale del & di una incavatura molto più profonda.
Berdeniella elkeae Wagner
WAGNER, 1975, p. 9
16 ddie 790: Staz 4 15 22/24 262
Questa specie, nuova per l’entomofauna italiana, è stata recentemente descritta
su 2 soli esemplari catturati in Carinzia (Falkertsee).
Berdeniella freyi (Berdén)
VAILLANT, 1976, p. 196
> die: Star. 4,13 16 I 2238
Questa Berdeniella, nuova per la fauna italiana, era stata rinvenuta nella
Penisola Scandinava, in Lapponia, in Spagna del Nord (compresi i Pirenei) e
nel versante nord delle Alpi; sembra mancare in altri importanti massicci euro-
pei, quali il Massiccio Centrale ed i Carpazi. E’ specie orobionte o per lo meno
orofila (VAILLANT, 1976) ed & una delle Berdeniella che ha una distribuzione geo-
grafica relativamente ampia.
Berdeniella helvetica (Sarà)
DARÀ:1957, p. 4; VAILLANT... 1976, pi 177
lado. Li Star té te
Questa specie, nota in Italia del Piemonte, è stata rinvenuta in quasi tutte
le Alpi ed in Jugoslavia.
Berdeniella lucasioides sp.n. (Fig. 6)
Materiale tipico: 3 646: 23 VII 1969, Alpe di Siusi, presso Rifugio Zellinger (2000 m). 2
dg: 23 VII 1969, Alpe di Siusi, presso Rifugio Demez (1900 m). 1 &: 27 VII 1969, Alpe di
Siusi, Siusi (1750 m). 14 &g& e 11 22: 4 VIII 1969, Alpe di Siusi, Sims (1900 m). 4
SE e 4 22: 11 VIII 1969, Alpedi Siusi, Rio Saltria (1900 m). 1 @: 18 VII 1969, 1 4 e
2 29: 20 VIT 1969 7 & el 2: 10*VHII 1969, 1 2.45 VIII 1969, oa Sissi, Monte
Piz (Rio Bulla) (1800 m). 2 66 e 7 2 2: 16 VII 1969, Alpe di Siusi, presso Rifugio Stager-
Dellai (1900 m). 2.9 9: 4 VIII 1970, Passo Rolle (1560 m). 1 9: 4 VIII 1970, Passo Rolle
(2000 m). 2° d'& e'3::9@: 21 "VII 1970, 14 d'A 090: 2 VI II 19:
23 VII 1970, 3 & g: 15 VIII 1970, Cavalese (1300/1400 m).
2 paratipi (1 6 e 1 2) depositati presso il Museo Civico di Storia Naturale di Milano.
6 (Holotypus) (n. 197 Alto Adige: 18 VII 1969 - Monte Piz).
I ponti oculari sono separati da una distanza pari a 3.5 volte il diametro di
una faccetta 2.5/3.5 nei paratipi); essi sono formati da file trasverse di 4 faccet-
te ciascuna. Il palpo (fig. 6, b) ha la seguente formula: 17 - 20 - 21 - 26. L’anten-
na (fig. 6, c-e), lunga 0.65 mm (0.55/0.70 mm nei paratipi), è formata da 16
articoli. Lo scapo è circa 1.5 volte più lungo che largo; il pedicello, ovoidale, è
un po’ più lungo dello scapo. Gli articoli del flagello sono fusiformi, eccetto gli
ultimi 3 che sono globosi; il 16° porta un apiculo eccentrico, che è largo circa
26 G. SALAMANNA & M. SARÀ
Fig. 6 - Berdeniella lucasioides sp. n. (a-i: 8; ji ®). a: ala; b: capo; c: articoli antennali 1-3;
d: articoli antennali 7-8; e: ultimi articoli antennali; f: genitali (visione dorsale); g: edeago
e piastra subgenitale (visione dorsale); h: ponte sternale ed estremità dei basistili (visione
dorsale); i: estremità di un cercopode (visione laterale); j: genitali (visione ventrale).
PSICODIDI DELLE DOLOMITI 27
la metà ed è lungo poco più della metà del bulbo. Gli articoli 6-12 portano cia-
scuno un paio di ascoidi semplici. Formula antennale: 36 - 37 - 26 - 20 - 20 - 20 -
24 420% 20 # 20 400 98 - 18-16 - 170%
L’ala (fig. 6, a) ha le seguenti dimensioni: 2.25X0.85 mm (2.00/2.60
X0.75/1.00 mm nei paratipi). Indice alare: 2.60 (2.45/2.85 nei paratipi); an-
golo mediano: 143° (131°/168° nei paratipi).
Ipopigio (fig. 6, f-i): il cercopode porta alla sua estremità due retinacoli:
uno lungo ed uno corto; il rappotto tra cercopode e retinacolo maggiore è ugua-
le a 2.96 (2.34/3.97 nei paratipi); quello tra retinacolo maggiore e retinacolo
minore è uguale a 3.07 (2.37/3.85 nei paratipi). I basistili, leggermente conici,
sono circa 2.5 volte più lunghi che larghi; i dististili, molto simili a quelli di
B. lucasii, sono circa 4 volte più lunghi che larghi; L’edeago è simile a quello
delle altre specie di Berdeniella del gruppo lucasii, ma le lamelle interne si fon-
dono a formare una sorta di processo spatuliforme allargato all’apice. Il ponte
sternale è sottile di spessore uniforme. La piastra subgenitale è più larga che
lunga. Il IX tergite è molto più corto dei cercopodi.
© (Allotypus) (n. 445 Alto Adige: 11 VIII 1969 - Rio Saltria).
E’ molto simile al @, ne differisce per i seguenti caratteri: i ponti oculari
sono separati da una distanza pari a 4 volte il diametro di una faccetta. L’ala è
lunga 2.50 mm e larga 1.00 mm; l'indice alare è uguale a 2.50 e l’angolo media-
no è di 182°. L’ipopigio (fig. 6, j) è simile a quello delle altre Berdeniella.
Derivatio nominis: deriva dalla sua somiglianza con B. lucasii.
B. lucasioides sp. n. è la terza Berdeniella del gruppo Iucasii, caratterizzato
dalla presenza di 2 retinacoli di differente lunghezza. Da B. lucasii (Satchell) dif-
ferisce per i seguenti caratteri: la piastra subgenitale del &, oltre ad essere con-
formata differentemente, è sempre più larga che lunga; il rapporto tra i due reti-
nacoli è generalmente minore; l’angolo mediano è di minore ampiezza; l’edeago è
un po’ diverso. Da B. dispar (Sarà) differisce per i seguenti caratteri: la piastra
subgenitale del & è sempre più larga che lunga; il rapporto tra la lunghezza e la
larghezza del dististile è maggiore e la forma dello stesso è diversa; il rapporto tra
i due retinacoli è maggiore.
Berdeniella manicata (Tonnoir)
VAILLANT, 1976, p. 190
ee | 9.8 L
Questa specie, nuova per l’Italia, è stata rinvenuta in Spagna, Francia, Bel-
gio, Germania, Austria, Jugoslavia, Ungheria, e pertanto è una delle specie di
Berdeniella ritenute ad ampia distribuzione geografica.
Berdeniella unispinosa (Tonnoir)
NATELANI, 1976, Di 202
256 dd e 164 29: Staz, 1, 2 4.6, 7, 8 9:10. LÉ, 12, 13° 16, 17.018 19, 22, 24, 30.
Questa specie, ampiamente diffusa in Europa, è nota in Italia di Calabria,
Abruzzi, Toscana, Liguria e Piemonte. Oltre ad essere ampiamente diffusa geo-
graficamente, ha anche ampia diffusione altitudinale: dal livello del mare ad ol
tre 2000 m. E’ la specie di cui sono stati catturati più esemplari e che è stata
rinvenuta nel maggior numero di stazioni dell’area dolomitica esplorata.
28 G. SALAMANNA & M. SARÀ
Fig. 7 - Ulomyia cognata (Eaton) (a-h: 6; i-j: 9). a: ala; b:
d: articoli antennali 9-10; e: ultimi articoli antennali; f:
nitali (visione dorsale); h: basistile e dististile (visione laterale); 1:
j: genitali (visione ventrale).
capo; c: articoli antennali
cercopode (visione laterale); g:
articoli antennali
PSICODIDI DELLE DOLOMITI 29
Ulomyia cognata (Eaton) (Fig. 7)
JUNG, 1956, p. 148
i? dé e 2 29: iz.
Questa specie, nuova per l’Italia, è stata rinvenuta in numerose regioni del-
l’Europa centrale e in Inghilterra.
Riteniamo utile riportare le illustrazioni del materiale da noi esaminato, poi-
ché nessun Autore ha illustrato per intero questa specie.
. Ulomvyia subneglecta (Tonnoir) (Fig. 8)
Tonnorr, 1922 b, p. 169; Jung, 1956, p. 161
3058 Gue. 8 2:9: a2 2; B, 24
Questa Ulomyia, nuova per la fauna italiana, è ampiamente diffusa in Euro-
pa, essendo stata rinvenuta in Belgio, Danimarca, Germania, Francia, Svizzera,
Austria, Cecoslovacchia, Jugoslavia.
Alcuni esemplari delle Dolomiti presentano 4 grosse setole sul 3° articolo
antennale (fig. 8, c), mentre normalmente ne sono presenti 3 (fig. 8, f).
Questa specie è stata recentemente (WALKER, 1979) messa nel genere Ba-
zarella Vaillant, ma noi riteniamo che essa sia una Ulomyia, poichè non ci sem-
bra che i suoi basistili (fig. 8, g-i) siano da considerarsi ridotti o assenti.
Satchelliella cubitospinosa (Jung)
June, 1954, p. 28: VAILLANT, 1979, p. 264
id: Stazi.
Questa specie, conosciuta in Italia di Calabria e Campania, è nota solo di
Germania, Danimarca, Francia e Svizzera. Stranamente VAILLANT (1979) non la
cita d’Italia, pur essendo stata rinvenuta precedentemente in Calabria e Campa-
nia (SALAMANNA, 1975 b, 1975 c).
Satchelliella fonticola (Szabò)
SZABÒ, 1960 b, p. 421; VAILLANT, 1979, p. 269
12 8% e 12/0 Os Star.
S. fonticola, nuova per la fauna italiana, fu descritta da SzABÒ (1960 b) su
esemplari dei Carpazi Ungheresi e successivamente rinvenuta da VAILLANT
(1961 b) in Francia (Alpi del Delfinato).
Satchelliella hirticornis (Tonnoir)
VAILLANT, 1979 5p:261
39 88 € 120 Qe Stars 116.18, 2,
Questa specie, nuova per l’Italia, fu descritta da ToNNOIR (1922 b) su ma-
teriale proveniente da Gastein, Salzburg (Austria); successivamente fu cattura-
ta anche in Francia nelle Alpi del Delfinato (Oisans) (VAILLANT, 1961 b). In
seguito (VAILLANT, 1973) fu rinvenuta nel Parc de la Vanoise (Francia) insie-
me ad una specie affine, S. stylata Vaillant, è stata, però, erroneamente citata ed
illustrata sotto il nome di S. hirta (Szabò) (lapsus pro S. hirticornis).
Satchelliella inflata (Sarà)
SARA, 1953. p.. 22
64°46 € 30. 9 Oi Staz: 2; 4:
Questa specie è nota solo dell’Italia, ove è ampiamente diffusa.
30 G. SALAMANNA & M. SARÀ
aos x
Bl Si
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©.
LI
SS
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©)
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SA,
009 000
o 29900
090° æ
Fig. 8 - Ulomyia subneglecta (Tonnoir) (aj: @; kl: 9). a: ala; b: capo; c: articoli anten-
nali 1-4; d: articoli antennali 8-9; e: ultimi articoli antennali; f: 3° articolo antennale con 3 se-
tole spiniformi; g: genitali (visione dorsale); h: cercopode (visione laterale); i: basistile e
dististile (visione laterale); j: edeago (visione dorsale); k: articoli antennali 1-3; 1: genitali
(visione ventrale).
PSICODIDI DELLE DOLOMITI 31
Satchelliella mutua (Eaton) (Fig. 9)
VAILLANT; 979.9. 2»
60 de 76 2 9, 5-23 135124,
Questa specie, nota in Italia solo degli Appennini Liguri (S. Stefano d’Aveto),
è conosciuta anche di Inghilterra, Norvegia, Svezia, Danimarca, Belgio, Francia,
Jugoslavia, Cecoslovacchia, Ungheria.
Tra gli esemplari catturati a Cavalese sono state rinvenute 4 9 9 ginandro-
morfe. Come si sa le ali della @ di S. mutua (fig. 9, c) si differenziano da quelle
del & (fig. 9, a-b), poiché presentano la nervatura Cu sprovvista della serie di se-
tole tipica delle ali del &. Le 9 2 ginandromorfe, invece, hanno una o entrambe
le ali (fig. 9, d-g) simili a quelle del &.
500um _,
Si "mm m Yu,
g.
Fig. 9 - Satchellietta mutua (Eaton) (ab: 6; c: 2; d-g: 2 2 ginandromorfe). a: ala; b-g:
particolare dell’ala (nervatura Cu).
Satchelliella nubila (Meigen)
VAILLANT, 19797 po 270
BT oS e18 900, Stag 23.412
Questa specie, rinvenuta in molte regioni italiane, risulta ampiamente dif-
fusa nell’Europa centro-meridionale.
Satchelliella plumicornis (Tonnoir)
Tonnoir, 1922 b, p. 161
49 SG: Staz. 7, 10, 12, 13, 24
Questa specie, nuova per la fauna italiana, è stata finora rinvenuta in Au-
stria e Cecoslovacchia; essa sembra specie tipicamente orofila.
32 G. SALAMANNA & M. SARÀ
Strana è l’assenza fra l’abbondante materiale studiato di esemplari di sesso
femminile.
Saraiella auberti (Sarà)
SARA, 1954 402
de 1 Staz. 22 24.
Questa Saraiella, nota in Italia di Calabria, Campania ed Abruzzi, è stata
finora rinvenuta negli Appennini, nelle Alpi e in Assia (Germania).
Saraiella clastrieri (Vaillant)
NATELANTI “O63 polly
6 6g: Staz. 14.
Di questa specie, gia segnalata in Italia delle Alpi Marittime (Artesina) e
descritta su un solo esemplare delle Alpi del Delfinato (Oisans), erano noti fi-
nora solo il tipo e l'esemplare di Artesina. Il suo rinvenimento nelle Alpi Orien-
tali amplia di molto il suo areale di distribuzione.
Saraiella gredenica sp.n. (Fig. 10)
Materiale tipico: 3 4 6: 30 VII 1969, 1 &: 31 VII 1969, Alpe di Siusi, Castelrotto (900 m).
1 paratipo depositato presso il Museo Civico di Storia Naturale di Milano.
6 (Holotypus) (n. 362, Alto Adige: 31 VII 1969).
I ponti oculari (fig. 10, b) sono separati da una distanza pari a 4 volte il
diametro di una faccetta (4.5/5.5 nei paratipi); essi sono formati da file trasver-
se di 4 faccette ciascuna. Il palpo, molto lungo, ha la seguente formula: 34 - 54 -
57 - 68. Patagi come in fig. 10, c. L’antenna- (fig. 10, d-f), lunga 0.90 mm
(0.80/0.85 mm nei paratipi), è formata da 16 articoli. Lo scapo, di forma cilin-
drica, è circa 1.8 volte più lungo che largo; il pedicello, subgloboso, è all’incir-
ca 0.65 volte più lungo dello scapo. Gli articoli del flagello sono fusiformi, ec-
cetto gli ultimi 3: il 14° ed il 15° sono subconici, il 16° è ad ogiva e manca di
apiculo. Gli articoli 5-13 portano ciascuno un paio di ascoidi semplici; il 14° ed
il 15° ne portano soltanto uno ciascuno; il 16° ne è privo. Formula antennale: 34 -
CAL Lee 14-15. LI + 15:
L’ala (fig. 10, a) ha le seguenti dimensioni: 3.05X1.40 mm (2.75/2.85
X 1.15/1.35 mm nei paratipi). Indice alare: 2.15 (2.15/2.40 nei paratipi); an-
golo mediano: 169" (146°/178° nei paratipi).
Ipopigio (fig. 10, g-h): i cercopodi, leggermente arcuati, portano alla loro
estremità 5 grossi retinacoli, che hanno la patte terminale caratteristica (fig. 10,
2); i cercopodi alla loro estremità hanno un processo spiniforme sempre ben vi-
sibile. I basistili, di media lunghezza e di forma cilindrica, hanno ben 6 grosse
setole rivolte all’indietro: 3 a circa metà lunghezza e le altre 3 su una sporgenza
vicino all’articolazione col IX tergite; il dististile, più lungo del basistile, rasso-
miglia a quello di S. onerata, ma il suo becco è molto più lungo. L’edeago è di-
verso da quello delle altre Saraiella, infatti la sua spatula è tronca prossimalmen-
te e non appuntita; la sua estremità distale e incisa a forma di V. La piastra sub.
senitale, simile a quella delle altre Saraiella del gruppo auberti, è solo legger-
mente incavata distalmente; essa è più lunga che larga.
Derivatio nominis: il nome allude all’antica denominazione della Val Gardena, in
cui la specie è stata rinvenuta.
PSICODIDI DELLE DOLOMITI 35
Fig. 10 - Saraiella gredenica sp. n. (g). a: ala; b: capo; c: patagi; d: articoli antennali 1-3;
e: articoli antennali 8-9; f: ultimi articoli antennali; g: cercopode (visione laterale); h: ba-
sistile, dististile, edeago e piastra subgenitale (visione dorsale).
34 G. SALAMANNA & M. SARÀ
Questa Saraiella appartiene al gruppo auberti,; si distingue dalle altre spe-
cie del gruppo per i seguenti caratteri: l’intervallo oculare è ampio; i cercopodi
hanno i retinacoli di forma caratteristica; l’edeago è tronco prossimalmente ed
inciso a V distalmente.
Saraiella rotunda (Krek)
KREK, 1970, p. 87
4100 ve 3 Goes Stag En 24/27
Questa specie, nuova per l’entomofauna italiana, è stata finora rinvenuta sol-
tanto in Jugoslavia (Bosnia).
Saraiella squamigera (Tonnoir)
TonNoïr, 1922 ‘a; 5: 163
33 0 de 16 9 Oo Siaz 4, 5, >31.
Questa interessante specie fu descritta su materiale proveniente da Riva
(Val di Riva, Dolomiti, o Riva del Garda?) (Bergnstamm leg) e da Tarvisio
(Carinzia) (Handlisch leg) (TonnoIR, 1922 a). Successivamente VAILLANT (1955)
descrisse una Pericoma magna, proveniente dalle Alpi del Delfinato (Francia), che
risultò essere sinonima di squamigera. La specie risulta quindi presentare in Carin-
zia, Dolomiti ed Alpi del Delfinato.
ANALISI DEI RINVENIMENTI
Dal punto di vista geografico le stazioni di raccolta interessano una vasta
area delle Dolomiti di circa 2000 kmq. Un folto gruppo di stazioni (1, 2, 3, 7, 10,
12, 13, 20, 21, 24, 26, 27, 29) riguarda la zona delle Alpi di Siusi e le valli che
la circondano; un secondo gruppo, meno numeroso, (9, 19, 22, 25, 28) si situa nei
Gruppi del Sella e della Marmolada; un terzo gruppo (4, 6, 11, 14, 15, 16, 17,
18, 30, 31, 32) nella Val di Fiemme, con le vicine Val Travignolo e Valle di S.
Pellegrino. Passo di Valles e Passo di Costalunga. Stazioni isolate sono la 5, pres-
so Molveno, la 8, presso Tre Chiese in Val d’Adige, e la 23, al Passo di Valparola.
Da un confronto tra due stazioni della medesima altitudine (800/1200 m)
appartenenti a due gruppi diversi e con un numero adeguato di specie raccolte, co-
me Castelrotto (Staz. 2) e Cavalese (Staz. 4) risulta che su 16 c 13 specie rispet-
tivamente rinvenute solo 6 sono in comune. Ciò indicherebbe una notevole dive»
sità nella loro psicodido-fauna, ma occorrerebbe un approfondimento dei dati in
senso ecologico. Sarebbe peraltro interessante effettuare confronti secondo un pre-
ciso piano sperimentale paragonando fra loro sotto questo punto di vista biotopi
più o meno discosti con uguali caratteristiche ambientali.
Una più chiara diversità emerge confrontando fra loro stazioni distinte da un
punto di vista altitudinale. Nella zona Cavalese - Cermis il confronto fra le stazioni
di 800/1200 m (13 specie) e quelle di 1250/2000 m (10 specie) dà due sole
concordanze.
Le stazioni nel loro complesso sono state distinte in: a) una fascia di bassa
montagna (Fascia A), compresa fra 800 e 1200 m, con materiale proveniente da 6
stazioni; b) una fascia di media montagna (Fascia B) fra 1250 e 1800 m, con ma-
teriale proveniente da 13 stazioni; c) una fascia di alta montagna (Fascia C) fra
1850 e 2400 m, con materiale proveniente da 13 stazioni. Come era prevedibile, le
PSICODIDI DELLE DOLOMITI aS
stazioni comprese fra 800 e 1200 m — meno numerose — hanno dato il maggior
numero di specie, 27, mentre le stazioni di media e alta montagna rispettivamente 21
e 22 specie. Il numero di esemplari catturati è stato rispettivamente: 541 es. (Fa-
scia A); 717 es. (Fascia B); 332 es. (Fascia C).
Le cinque stazioni al di sopra di 2000 m (Passo Pordoi, 2100 m; Passo di
Valparola, 2150 m; Rifugio di Sasso Piatto, 2300 m; Rifugio Alpi di Tires; 2400
m: Sella di Cresta Nera, 2200 m) comprendono solo 9 specie: Psychoda dolomitica
(2 staz.), Ps. grisescens (1 staz.), Ps. phalaenoides (1 staz.), Ps. satchelli (1 staz.),
Berdeniella elkeae (3 staz.), B. freyi (1 staz.), B. unispinosa (1 staz.), Saraiella au-
berti (1 staz.), S. rotunda (1 staz.). Di queste 3 (Ps. phalaenoides, B. freyi, B. uni-
spinosa) sono ubiquitarie; 2 (Ps. dolomitica e B. elkae) si trovano anche nella me-
dia e bassa montagna; mentre le due Saraiella sono esclusive di alta montagna. Pe-.
raltro S. auberti è stata altrove rinvenuta anche a minore altitudine.
Il materiale studiato non mostra quindi caratteristiche peculiari legate all’alti-
tudine, a parte la rarefazione delle specie. Questo risulta anche confrontando le per-
centuali di specie comuni alle varie zone: 8 specie comuni alle tre fasce (19.5% );
13 specie comuni alle fasce A e B (31.7%); 12 specie comuni alle fasce A e C
(29.2%); 12 specie comuni alle fasce B e C (29.2%). Il fatto che vi sia uno stes-
so grado di somiglianza tra le fasce A e C e quelle A e B, deriva dalla presenza di
Psychoda in A e C dovuta al maggior numero di ambienti adatti in queste due fasce
(quali ruscelli con zone inondate, ecc.) rispetto alla fascia intermedia. Interessante
comunque la presenza di quasi tutte le specie di Psychoda anche nella fascia C; ciò
sta ad indicare una notevole euriecia, pure nei confronti dell’altitudine, delle specie
di questo genere.
La diversità ecologica fra le varie stazioni è in stretto rapporto all’altitudine e
quindi alle diverse caratteristiche che assumono i torrenti, in relazione soprattutto
alla copertura arborea e alla velocità del loro corso. Alle basse quote (800/1200 m)
gli habitat sono più variati, vi è un sottobosco più denso, con frequenti zone pan-
tanose. I Telmatoscopini — per quanto poco numerosi — provengono soprattutto
da queste stazioni, in maggioranza dalla Staz. 4 (Cavalese). Alle medie quote (1250/
1800 m) l’habitat è piuttosto uniforme con torrenti generalmente di piccolo dia-
metro che scorrono attraverso la pecceta con latifoglie sui bordi. E’ il classico am-
biente delle Berdeniella unispinosa, la specie più frequente e ubiquitaria, che si
rinviene spesso sulla faccia superiore di erbacee del sottobosco o di latifoglie ai
bordi dei torrenti. Si è notato peraltro che la sua abbondanza in una medesima sta-
zione varia moltissimo a seconda delle giornate, probabilmente in rapporto all’umi-
dità dell’aria. Alle alte quote (1850/2400 m) la vegetazione arborea è rada o as-
sente, gli habitat sono di nuovo vari, potendo consistere sia di torrenti che forma-
no piccole cascate, sia di ruscelli che scorrono lentamente nei pascoli, formando
anche zone inondate. Non mancano ambienti particolari, abitati soprattutto dalla
Psychoda, come stalle, segherie, marcite, torrenti inquinati presso rifugi.
A parte i confronti generali precedentemente fatti, è difficile ricavare dati
comparativi dalle situazioni ecologiche specifiche dei rinvenimenti, anche perché
trattandosi di adulti bisogna sempre tenere conto della loro possibilità di spo-
stamento.
Interessante è l’esame dei dati che si ricavano da un Salyx cespuglioso, isola-
to nei prati dell'Alpe di Siusi. La stazione (Staz. 10) è stata esaminata in varie oc-
casioni, con raccolte sia sulle foglie del salice che sulle erbacee sottostanti. Nelle tre
raccolte del 1967 (28, 29 VII e 2 VIII) è stato sempre rinvenuto Panimerus
FASCIA A
reg 800 - 1200 m
HS 4.) 0
e ao nenn =
2 Psychoda alternata ee Sea na ga
3 » VIE a i
4 » gemina
5 » grisescens ee ee, da
6 » lobata ae Fa 76 NE
7 » E er L
8 » satchelli
9 » CLI AO gie
[Ole Does. ginning a acjis na
11 Mormia nigripennis Sirena in |
12.2: Ducrkhossiellanaenta ts cea, a a
ES TT = xd OR e na A
14 Panimerus notabilis Lie
I een Ai dea i
IO str Pi ded di
bi enon Valico nani iad. Sung Som aloe he
18 » CODE LZ Ge Pia
19 » trifasciata DE E FAROE a
20 » DUNE Or IEE EIS SERRE IE oe ta
21 Berdeniella caprai ciaoo Kae
22 » i, as
25 » freyi à.
24 » belvetica
25 » lucasioides ee &
26 » manicata A ee a
21 » LO ee a à Lace
28 Ulomyia . cognata i
29 » ia anraleniae e IATA OER sen ae sia
NEO e a =
31 » fonticola AREAS PE bat ate FONCÉ EE, ae ECTS E
32 » hirticornis ee
22 » U es ae er ee O eaten
34 » LLL OTA AOE a DE in ne
35 » Cle e ri rer men
36 » plumicornis Sg io ge SR ARE ORA —
37 Saraiella auberti
38 » clastrieri
39 » gredenica Cei a, i gie +
40 » rotunda | |
41 » OI ARR ea Pe gc A AR we DIE i
TABELLA : Distribuzione altitudinale e per stazioni delle specie rinvenute.
ZE ONE
Fisc FASCIA ©
1250:-1800::m 1850 - 2400 m
pot gi AUD AE LIÉE IP 19 17.18719 20. DI 99°93 04195 28: 27128 29 303132 i
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38 G. SALAMANNA & M. SARÀ
notabilis mentre il 29 VII sono state raccolte anche Berdeniella unispinosa e
Psvchoda dolomitica. Nel 1968 (26 VII) e nel 1969 (18 VII) era solo presen-.
te P. notabilis. Nel successivo ed ultimo campionamento, sette anni dopo (18
VIII 1976), Panimerus notabilis era scomparso e si rinvennero due specie pre-
cedentemente non trovate: Tonnoiriella pulchra e Satchelliella plumicornis. E°
probabile che P. notabilis sia stato soppiantato da altre specie, magari per lievi
cambiamenti (peraltro non manifesti) delle condizioni ecologiche. Tuttavia non
si può escludere, considerando la data più tardiva dell’ultima cattura, un feno-
meno di successione stagionale. Sarebbe quindi interessante ottenere nuovi dati
su questo cespuglio, del resto facilmente rintracciabile.
Una discussione sul significato zoogeografico del popolamento di Psicodidi
delle Dolomiti non è stata qui inclusa, richiedendo un inquadramento d’insieme
della psicodidofauna europea e in particolare delle Alpi, con esigenze di ulteriori
ricerche in almeno alcune vaste aree tuttora inesplorate.
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40 G. SALAMANNA & M. SARÀ
RIASSUNTO
Gli Autori riportano dati relativi a 1600 esemplari circa di Psicodidi catturati sulle Dolomi-
ti. Le specie rinvenute sono state 45, di cui 41 identificate a livello specifico. Le specie nuove
per la scienza sono 4: Psychoda dolomitica, Berdeniella caprai, B. lucasioides, Saraiella gre-
denica; le specie nuove per l’entomofauna italiana sono ben 18: Sycorax feuerborni, Psycho-
da grisescens, Ps. lobata, Ps. phalaenoides, Philosepedon soljani, Mormia nigripennis, Duckhou-
stella acuta, Panimerus notabilis, Pericoma alticola, Berdeniella elkeae, B. freyi, B. manicata,
Ulomyia cognata, U. subneglecta, Satchelliella fonticola, S. hirticornis, S. plumicornis, Saraiella
rotunda. Di Mormia nigripennis e Pericoma alticola vengono riportate osservazioni tassono-
miche. Gli Autori propongono, ai sensi dell’Art. 44 (c) del Codice Internazionale di Nomencla-
tura Zoologica, la seguente sinonimia: Subgenus Leptopericoma Vaillant 1978 = Subgenus
Pericoma Walker 1856. Infine gli Autori riportano un’analisi bionomica dei rinvenimenti suddi-
videndo le stazioni di raccolta in tre fasce altitudinali: 800/1200 m, 1250/1800, 1850/2400 m. |
ABSTRACT
Psychodidae from the Dolomites (Diptera Nematocera).
The Authors report data on about 1600 specimens of Psychodids from the Dolomites
(Oriental Alps, Italy). The discovered species are 45, 41 have been identified. The species new
for the Italian fauna are 18: Sycorax feuerborni, Psychoda griscescens, Ps. lobata, Ps. phalae-
noides, Philosepedon soljani, Mormia nigripennis, Dukhousiella acuta, Panimerus notabilis, Pe-
ricoma alticola, Berdeniella elkeae, B. freyi, B. manicata, Ulomyia cognata, U. subneglecta, Sat-
chetliella fonticola, S. hirticornis, S. plumicornis, Saraiella rotunda. The new species are 4:
Psychoda dolomitica, Berdeniella caprai, B. lucasioides, Saraiella gredenica. Psychoda dolomitica
sp.n. has the following main features: wing index equal to 2.25/2.70; medial angle equal to
74°/88°; aedeagus singular. It is related to Ps. erminea Tonnoir; the two species are mainly dif-
ferent from one another in the morphology of the aedeagus and of the antennal tip. Berdeniella
caprai sp.n. has the following main features: wing index equal to 2.40/2.60; medial angle
equal to 175°/204°; cercopod 3.0/3.6 times longer than tenaculum; basistyle 1.75 times lon-
ger than wide; subgenital plate of the male with two pronounced lobes distally. B. caprai belongs
to the manicata group of Berdeniella. Berdeniella lucasioides spn. has the following main
features: wing index equal to 2.45/2.85; medial angle equal to 131°/168°; cercopod 2.34/3.97
times longer than longest tenaculum; longest tenaculum 2.37/3.85 times longer than smallest
one; dististyle about 4 times longer than wide; subgenital plate wider than long. Berdeniella
lucasioides belongs to the lucasii group of Berdenjella. Saraiella gredenica sp.n. has the fol-
lowing main features: wing index equal to 2.15/2.40; medial angle equal to 146°/178°; eyes
separated by a distance equal to 4.0/5.5 facet diameters; tenacula and aedeagus singular.
The Authors report also taxonomical remarks on Mormia nigripennis and Pericoma alticola.
They propose, under the Internation! Code of Zoologica Nomenclature (ART. 44c), the syno-
nymy: Subgenus Leptopericoma Vaillant 1978 = Subgenus Pericoma Walker 1856. At last
they report a bionomic analysis of the collected species, dividing the sampling Stations in three
altimetrical zones. In the Zone A (6 stations from 800 to 1200 m) there are 27 species; in
the Zone B (13 stations from 1250 to 1800 m) there are 21 species; in the Zone C (13 sta-
tions from 1850 to 2000 m) there are 22 species. Eight species (19,5%) are common to the
three zones; 13 species (31.7%) are common to the Zones A and B; 12 species (29.2%) are
common to the Zones A and C; 12 species (29.2%) are common to the Zones B and C.
4]
GIOVANNI MARIANI
Museo Civico di Storia Naturale di Milano
GLI APHODIUS ITALIANI DEL SOTTOGENERE AGOLIUS MULS.
(Coleoptera Aphodiidae)
INTRODUZIONE
Il sottogenere Agolius Muls., nell’ambito del grande genere Aphodius, è uno
dei più omogenei e naturali. Le specie che raggruppa (che con le razze geografiche
sono una ventina), oltre ad essere molto simili fra di loro nella morfologia esterna,
si distinguono dagli altri nostri Aphodius per alcune notevoli peculiarità della loro
etologia — la quale tuttavia resta pochissimo conosciuta. Sono tutte specie ipsofile,
abitatrici dell'orizzonte alpino (nelle Alpi dai 1800-2000 m in su), e in partico-
lare degli alti pascoli di montagna. Sono non coprofaghe ma probabilmente sapro-
faghe, e varie di esse hanno femmine brachittere.
Le specie di Agolius (eccettuato in parte A. mixtus Villa e in minor misura
A. limbolarius Reitt.) hanno una distribuzione o molto ristretta, o con netto carat-
tere di relitto. Questa caratteristica, e il fatto di non essere legati alla diffusione
dei grossi mammiferi, in quanto non coprofaghi, fa sì che essi siano fra gli Scara-
beidi della nostra fauna il gruppo che meglio si presta a considerazioni di carattere
biogeografico.
Il presente lavoro, che si basa su dati e materiale che da parecchi anni vado
raccogliendo, è soprattutto inteso a fare il punto sulla conoscenza della distribu-
zione delle specie di Agolius che abitano l’Italia e la cerchia alpina. Ciò ha com-
portato anche uno studio che chiarisse quanto vi era ancora di incerto nella siste-
matica delle specie e sottospecie italiane. Infine, data la scarsissima conoscenza
della biologia di questi Afodi, ho ritenuto utile riportare tutte pen osservazioni
che ho potuto raccogliere su questo argomento.
Ringrazio qui in particolar modo il Direttore del Museo Civico di Storia Naturale di Mi-
lano, Prof. Conci, e il Conservatore Dott. Leonardi, che come sempre mi hanno in ogni modo
agevolato nello studio del materiale delle collezioni e nella consultazione della biblioteca del
loro Istituto; e così pure sono grato al Prof. Ruffo e al Dott. Osella del Museo di Storia Na-
turale di Verona, e al Dott. Würmli già del Museo G. Frey di Tutzing per la cordialissima
accoglienza e le grandi facilitazioni usatemi; ringrazio inoltre il Dott. Besuchet, Direttore del
Museum d’Histoire Naturelle di Ginevra, e gli amici e colleghi Bari, Bonometto, Bucciarelli,
Carpaneto, Dellacasa, Focarile, Pierotti, Papini, Ravizza, Rosa, che mi hanno messo a disposi-
zione anche per lungo tempo il loro materiale e mi hanno comunicato i dati a loro conoscenza.
TASSONOMIA
Mutsant (1842), che fu il primo a dare dei nomi alle sue suddivisioni del
genere Aphodius, aveva posto nel ” genere ” Acrossus |’ A. discus W. Schmidt, che
doveva poi passare in sinonimia con A. mixtus Villa. Il nome Agolius fu creato da
MULSANT nella seconda edizione della sua opera (1869), e in questo gruppo egli
poneva A. mixtus e le altre specie nel frattempo descritte da ERICHSON (1848):
pollicatus, montivagus, montanus, praecox, picimanus. Nel Catalogo di HEYDEN,
REITTER & WEISE, ediz. 3° del 1883, questi Afodi sono tuttavia ancora elencati
nel sottogenere Acrossus. Il nome Agolius è definitivamente adottato nella succes-
siva edizione del 1891.
42 G. MARIANI
La specie tipica del sottogenere è perciò A. mixtus Villa, 1833.
Fra gli Autori che successivamente contribuirono alla conoscenza di questo
gruppo vanno soprattutto citati J. DANIEL (1902), W. KosHanTscHIKov (1912),
FRANZ (1938) e più recentemente J.-L. NicoLas (1971) e BARAUD (1977). In par-
ticolare W. KOSHANTSCHIKOV scindeva il sottogenere in due, istituendo il nuovo
sottogenere Neagolius per le specie i cui maschi hanno la spina terminale inferiore
delle tibie mediane acuta, e non tronca: che è solo un carattere sessuale seconda-
rio. Condividendo il punto di vista di FRANZ (1938) e di BALTHASAR (1964), non
terrò conto qui di questa suddivisione.
Per l'Asia Centrale una nuova specie è stata descritta recentemente da STEB-
NICKA (1974): ma la conoscenza delle specie di questa regione è ancora estrema-
mente scarsa.
Nel presente lavoro (seguendo BALTHASAR, 1964) caratterizzo così il sotto-
genere: specie di dimensioni da piccole a medie, di aspetto piuttosto uniforme.
Colore da rossiccio o gialliccio a quasi nero, talvolta con delle macchie formanti
disegno, non ben distinte e variabili. Capo piuttosto piccolo, con orlo anteriore
talvolta sinuato, del tutto privo di tubercoli. Base del pronoto non orlata ('), scu-
tello triangolare. Elitre con strie ben distinte, non profonde, interstrie piane o leg-
germente convesse, punteggiatura variabile. Tibie anteriori con una caratteristica
carena al lato inferiore, nei maschi spesso con sperone terminale ipertrofico. Tibie
medie e posteriori con setole di ineguale lunghezza all’orlo posteriore. Edeago di
forma e dimensioni molto variabili. Vi è un notevole dimorfismo sessuale, con fem-
mine in alcune specie brachittere.
Alcune specie già attribuite a questo sottogenere ne sono state poi escluse,
sulla base dei caratteri sopra indicati: in particolare BALTHASAR (1964) restituisce
al sottogenere Volinus la specie suffertus Ad. Schmidt (= dilatatus Reiche) della
Grecia meridionale, una sottospecie della quale (ampliatus Reitt.) era stata descrit-
ta della Sicilia (°).
Conformemente all’ opinione di FRANZ (1938), considero qui A. penninus J.
Dan. come specie a sé. Perciò l’attuale sistematica del sottogenere comprende 15
specie, più 7 (o 8) sottospecie, o razze geografiche:
mixtus Vita 1855
» pecoudi Hoffmann, 1954 (sensu NicoLas, 1971)
» balazuci Reitt., 1892
limbolarius Reitt., 1892
» danielorum Semenov, 1902
schlumbergeri Seidl., 1888
» temperei Hoffmann (sensu ri 1977)
» consobrinus K. Dan., 1900
» samniticus J. Dan., 1902
() In alcune specie (liguricus, montivagus) si trovano degli esemplari con la base del
protorace avente un sottilissimo orlo completo.
(?) Questa sottospecie è stata per così dire riscoperta recentemente in Italia meridionale
e in Sicilia, e merita di essere citata per la sua etologia, che per certi aspetti ricorda quella
che viene attribuita agli Agolius (Franz 1943). Infatti è stata raccolta sull’ altopiano della Sila
vagliando il terreno sabbioso in una radura del bosco. Si può dubitare che sia coprofaga. La
specie era stata messa nel sottogenere Agolius da An. ScHMIDT (1922), ma non ne ha i carat-
teri, avendo clipeo fortemente tubercolato e pronoto con netto orlo posteriore.
APHODIUS (AGOLIUS) ITALIANI 43
heydeni Hart: 1871
_ montanus Er., 1848
baroldi D. Kosh., 1894
» ” var.” orinus W. Kosh., 1912
roniticus Stebnicka, 1974
abchasicus Reitt., 1892
| pollicatus Em, 1848
amblyodon _—‘K.. Dan., 1900
praecox Er., 1848
montivagus er, 1040
ees (var, cenisins").. Dan:, 1902)
penninus Jada 1902
liguricus T.Dan;;:1902
falcispinis W. Kosh., 1912
GEONEMIA
Il sottogenere Agolius nel suo complesso e in base alle conoscenze attuali oc-
cupa un vasto territorio, che va dalla penisola Iberica all’Asia Centrale. Poiché,
come si è detto, tutte le specie di questo sottogenere sono dei tipici ipsobionti,
questo areale è molto frammentato, essendo costituito solo dalle zone elevate di
gruppi montuosi (fig. 1) . In Europa gli Agolius si trovano in quasi tutte le alte
montagne (escluse le catene più settentrionali), le specie asiatiche provengono da
zone montuose molto distanziate.
1500 Km
ie Marian.
Fig. 1: Geonemia degli Aphodius del sottogenere Agolius.
Riassumiamo la distribuzione generale nel seguente quadro, che mostra come
il numero maggiore di specie (e razze geografiche) si trovi nelle Alpi:
44
EUROPA
Penis. Iberica e Pirenei
Masiccio Centrale francese
Giura
Alpi
Appennini
Sudeti - Carpazi
Monti della Balcania
ASIA
Caucaso
Asia Centrale
Himalaya
G. MARIANI
5 pecoudi, heydeni, schlumbergeri, temperet,
montanus
1 balazuci
1 montanus
11 mixtus, amblyodon, liguricus, penninus,
montanus, consobrinus, danielorum, limbo-
larius, pollicatus, praecox, montivagus
3 mixtus, consobrinus, samniticus
2 mixtus, limbolarius
3 mixtus, montanus, limbolarius
1 (2?) abchasicus, (montanus?)
3 haroldi, roniticus, falcispinis
1 haroldi var. orinus
Riporto qui le località delle due specie delle quali non tratterò nel lavoro:
A. haroldi ” var.” orinus W. Kosh. è stato raccolto da C. Rost « nella re-
gione dell'Himalaya e cioè al Passo Rotang (un es. però con l’indicazione ” Cash-
mir”) » (W. KosHANTSCHIKOV 1912).
A. roniticus Stebnicka: proviene dal Tadzikistan, Monti Gissar: Ronit m 1200
(STEBNICKA 1974).
Le tabelle di determinazione che seguono comprendono le sole specie italiane,
e sono tre: per la distinzione dei due sessi, per i maschi e per le femmine.
TABELLA PER LA DISTINZIONE DEI SESSI
1. Spina terminale inferiore delle tibie mediane assai più corta
della superiore, con la punta ottusa o tronca, e l’estremità
brevemente piegata ad angolo retto. Colore generalmente da
bruno rossiccio a quasi nero, corpo a lati paralleli, non allar-
gato posteriormente; spesso lo sperone terminale delle pro-
tibie è ipertrofico OS Ri RR DS Maschi
— La spina terminale inferiore delle tibie mediane è solo un
po’ più corta della superiore, e regolarmente acuminata. 2
2. Corpo a lati paralleli, non allargato in addietro, colore da
bruno rossoccio a quasi nero. Statura piccola (3,6 - 4,8 mm).
Specie dei Monti Biellesi e delle Alpi Liguri
4 penninus
4 liguricus
— Corpo a contorno più ovale, leggermente allargato all’indie-
tro. Colore generalmente e mediamente più chiaro, anche
completamente giallo. Clipeo meno regolarmente arcuato,
spesso un po’ subtrapezoidale, con sutura frontale più evi-
dente. Elitre con interstrie di solito un po’ convesse
Femmine
mia ristretta e ben definita, e dimorfismo sessuale molto matcato.
1,
APHODIUS (AGOLIUS) ITALTANI
45
La spina delle tibie mediane accorciata distingue subito i maschi di tutte le
specie, meno i due che, appunto per la mancanza di questo carattere, erano stati
messi da W. KOSHANTSCHIKOV (1912) nel sottogen. Neagolius. Anche questi sono
tuttavia facilmente distinguibili dalle femmine perché le due specie hanno geone-
Conviene anche tener presente che le femmine sono sempre molto più rare
dei maschi, si trovano generalmente in stagione più avanzata, spesso (per alcune
specie quasi esclusivamente) sotto pietre. Infine le femmine di amblyodon, penni-
nus e liguricus sono brachittere.
TABELLA DELLE SPECIE E SOTTOSPECIE ITALIANE
A) Maschi
Spina terminale inferiore delle tibie mediane accorciata, a
punta ottusa o tronca, con l'estremità brevemente piegata ad
angolo retto. Specie di dimensioni maggiori (con l’eccezione
di amblyodon, che ha piccole dimensioni come le specie
sub 9) ae
Spina terminale inferiore delle tibie ‘mediane aguzza e non
ottusa o tronca, di aspetto più snello. Specie di dimensioni
più piccole
2 Sperone terminale delle tibie anteriori robusto, ‘corto Coi
to, appuntito, raggiungente al massimo la metà del 2° articolo
tarsale (fig. 21). Carena del lato inferiore delle tibie anteriori
tutta leggermente dentellata, con un dente o un gruppo di
denti obliquamente sporgente un po’ prima della metà. Cli-
peo quasi sempre con orlo più chiaro. Scutello punteggiato.
Edeago come figg. 2-5. Lunghezza 4,8 - 7,0 mm. Tutta la
catena alpina e due stazioni nell'Appennino sett. i
Sperone terminale c.s. di varia grossezza e forma, ma supe-
rante la metà del 2° tarsomero, a punta ottusa (è appuntito
— non aguzzo — solo in montanus), curvo all’ingiù e/o al-
l’infuori
Sperone terminale delle tibie anteriori straordinariamente
grosso e robusto, superante nettamente l’estremità del 2° art.
tarsale, piegato all’infuori con una caratteristica curva un po’
sinuosa, arrotondato all’estremità (fig. 32). Carena del lato in-
feriore delle tibie anteriori debolmente dentellata. Edeago
come figg. 44-45. Lunghezza 3,9 - 6,3 mm. Specie delle
Alpi orientali e delle Prealpi Venete a
Sperone terminale c.s. molto meno robusto, arrivante al
massimo poco oltre l’estremità del 2° tarsomero
Sperone terminale piuttosto robusto, diritto o con andamento
leggermente sinuoso, di grossezza uniforme o poco assotti-
gliato verso l'estremità che è largamente ottusa e — vista
di lato — è bruscamente e brevemente piegata in giù; lungo
meno dei 2 primi art. tarsali. Specie mediamente più grosse
(4,5 - 6,0 mm)
mixtus
pollicatus
4
46
G. MARIANI
Sperone terminale più snello, assottigliantesi verso |’ estre-
mità, regolarmente curvo verso il basso, terminante con pun-
ta ottusa o appuntita, mai bruscamente piegata in giù, lun-
go anche oltre l’estremità del 2° tarsomero. epecie mediamen-
te più ‘piccole De ion list + 8
La carena del lato inferiore delle tibie anteriori è ben visi-
bile nella metà basale della tibia, termina con due-quattro
‘ dentini più sporgenti, e manca nella metà apicale. Sperone
terminale delle tibie anteriori di grossezza uniforme, quasi
diritto, diretto obliquamente verso il basso rispetto alla ti-
bia (fig. 31). Clipeo non sinuato anteriormente. Edeago molto
molto, aarätteristieo Gigs. 38 - sid re ea 6
La carena c.s. & del tutto inesistente su tutta la lunghezza
della tibia. Sperone terminale di uguali dimensioni, ma al-
quanto curvo all’infuori e verso il basso, distintamente ‘si-
nuoso (figg. 28 - 29). Edeago molto diverso, con profilo a
fornnaviale forme Might. MATE m. ere 7
Elitre tipicamente con una larga macchia giallastra discale,
interrotta da macchie brune più o meno allungate (questo
disegno è però variabile, nel caso estremo si può arrivare ad
avere le elitre del tutto brune). Strie elitrali sottili, non intac-
cate o quasi dai punti. Interstrie con punteggiatura fine e
rada. Anche il pronoto ha in prevalenza punteggiatura fine e
subuguale. Lunghezza 4,4 - 6,0 mm. Razza delle Alpi orien-
tali fino alle Dolomiti . . «x limbolarius limbolarius
Elitre tutte color bruno scuro ER sempre senza dise-
gni. Strie elitrali assai più marcate, larghe, con grossi punti
che ne intaccano gli orli. Interstrie più fortemente punteg-
giate. Pronoto con punteggiatura disuguale, talvolta molto ir-
regolare. Lunghezza 4,8 - 6,1 mm (°). Razza delle Alpi cen-
trali e delle Prealpi Lombarde e Venete .. . . limbolarius danielorum
Strie elitrali più marcate, più intaccate dai punti. Interstrie
più frequentemente un po’ convesse, con zigrinatura minutis-
sima, lucide. Lunghezza 5,3 - 6,5 mm (°). Razza delle Prealpi
Lombarde e Venete, e delle Alpi Apuane . schlumbergeri consobrinus
Strie elitrali sottili e non intaccate dai punti. Interstrie più
frequentemente piane, con zigrinatura marcata, così che spes-
so sono opache. Lunghezza 5,1 - 6,0 mm. Razza dell’ Ap-
. pennino centrale e meridionale . . . . schlumbergeri samniticus
Elitre con strie molto sottili e interstrie del tutto piane,
con punteggiatura fitta, minuta e irregolare, e una zigrina-
() Nelle Alpi Camoniche (zona del M. Frerone, a S dell'Adamello) ‚sono molto frequenti
individui con strie sottili e punteggiatura del pronoto più fine. Anche la statura media è net-
tamente inferiore (mm 4,9
(*) Nei M. Lessini si trovano esemplari con strie piuttosto sottili e zigrinatura marcata,
che si avvicinano notevolmente al samniticus.
APHODIUS (AGOLIUS) ITALIANI 47
tura di fondo più o meno marcata, così che di solito sono
alquanto opache. Sperone terminale delle tibie anteriori snello
e appuntito, leggermente curvo, arrivante anche oltre l’estre-
mità del 2° art. tarsale (fig. 34). Carena del lato inferiore
delle tibie anteriori tutta dentellata. Edeago di forma note-
volmente elaborata (figg. 40 - 41). Lunghezza 4,1 - 4,9 mm.
Specie a distribuzione molto discontinua nella catena alpina montanus
— Elitre con strie più grosse, interstrie con punteggiatura rada,
senza zigrinatura, lucide. Sperone terminale delle tibie ante-
riori grosso e lungo, curvo, ottuso, arrivante anche oltre la
estremità del 2° tarsomero (fig. 22). Carena del lato inferio-
re delle tibie anteriori distintamente dentellata, spesso con
uno o due grossi denti nel mezzo. Edeago piuttosto grosso,
con parameri che (in visione laterale) terminano a punta
con un’ampia curva verso il basso (figg. 42 - 43). Lunghezza
3,4 - 4,9 mm. Specie delle Alpi occidentali italiane . . amblyodon
9. Edeago con estremità dei parameri bruscamente piegata al-
l’ingiù con un angolo quasi retto (figg. 56-57). Clipeo con
punteggiatura fortemente rugosa attorno all’orlo. Elitre tipi-
camente con grande macchia discale più scura, che di solito
lascia nel suo centro un tratto della 5* interstria non iscurito;
sono frequenti però esemplari tutti scuri, quasi completamen-
te neri. Carena del lato inferiore delle tibie anteriori di so-
lito debolmente dentellata, con uno o due dentini più spor-
genti nella parte basale. Lunghezza 3,7 - 4,8 mm (‘). Specie
delle Alpi Pennine (Biellese)
— Edeago con estremità dei parameri leggermente curva all’in-
giù (figg. 53 - 54 - 55). Clipeo attorno all’orlo con grossi pun-
ti confluenti, ma non rugoso. Elitre sempre di color marro-
ne rossiccio unicolore. Carena del lato inferiore delle tibie
anteriori inesistente, talvolta vi è un minuscolo dentino ba-
sale. Lunghezza 3,6 - 4,4 mm. Specie delle Alpi Marittime liguricus
penninus
B) Femmine
1. Sperone terminale delle tibie anteriori robusto, corto e dirit-
to, appuntito, giungente al massimo alla metà del 2° art. tar-
sale PCR DEMO SRE F7 ROAD Ae AR PA 2
— Sperone terminale delle tibie anteriori più snello, più lungo
(dalla metà all’estremità del 2° tarsomero), leggermente cur-
vot: DERHBERE oc; usa: Vico! Soa pole ped ee | 7
(5) A. penninus e A. liguricus sono difficilmente distinguibili dai caratteri esterni, estre-
mamente vicini nelle due specie e sempre un po’ variabili. La distinzione è ovvia invece con
l’esame dell’edeago.
(%) Le femmine di samniticus e amblyodon hanno lo sperone un po’ variabile, che po-
trebbe qualche volta lasciare incerti. Le faccio comparire perciò nella tabella due volte, ossia
anche sub 7. Qualora vi fossero dei dubbi per la distinzione fra A. montanus e A. limbola-
rius (che in molte località si trovano assieme), guardare la carena inferiore delle tibie anteriori.
48
G. MARIANI
Carena del lato inferiore delle tibie anteriori con 1 o 2 den-
tini più sporgenti un po’ prima della metà, o tutta dentellata
Carena del lato inferiore delle tibie anteriori del tutto ine-
sistente .
Femmine regolarmente alate, con ali lunghe circa il doppio
delle elitre, molto somiglianti ai maschi. Specie By grosse
(4,4 6,9 na
Femmine brachittere, con ali dati 2 / 3 delle DE (fig. 64),
di colore bruno giallastro, di aspetto notevolmente diverso
dal maschio. Specie più piccola. Elitre con strie profonde,
molto marcate, con grossi punti. Carena del lato inferiore
delle tibie anteriori con 2 denti più forti al termine del ter-
zo basale. Lunghezza 4,1 - 4,9 mm. Alpi occidentali italiane
La carena del lato inferiore delle tibie anteriori è completa,
cioè è ben visibile per tutta la lunghezza della tibia; è tutta
leggermente e irregolarmente dentellata, con un dente netta-
mente più sporgente un po’ prima della metà. La tibia, guar-
data di profilo, appare di uguale spessore per tutta la sua
lunghezza. Scutello punteggiato completamente, o almeno nei
2/3 basali. Clipeo generalmente orlato di giallo. Interstrie
elitrali frequentemente piane. Lunghezza 4,8 - 6,9 mm. Tutte
le Alpi, e due stazioni nell’Appennino sett.
La carena del lato inferiore delle tibie anteriori è ben visi-
bile solo in corrispondenza della metà basale della tibia; è
dentellata, e termina con uno o due dentini più sporgenti.
Nella metà apicale della tibia non è più vibile, così che la
tibia stessa (che viene guardata di profilo) appare piatta e di
spessore assai minore che nella metà basale. Scutello liscio
o con pochi punti alla base. Clipeo (negli es. più scuri) non
orlato largamente di giallo. Interstrie di regola leggermente
convesse
Strie delle elitre sottili, non intaccate dai punti. Colore ros-
siccio o gialliccio, talvolta con un accenno di macchie sulle
elitre. Lunghezza 4,4 - 5,5 mm. Razza delle Alpi orientali,
amblyodon
mixtus
finovalle Dolomiti Eu e labour rash:
Strie delle elitre larghe e ben i ). Colore bruno più
o meno scuro, rari esemplari tutti rossicci. Lunghezza 4,7 -
6,3 mm. Razza delle ini Centrali, e delle Prealpi Lombar-
re e Venete . i . limbolarius danielorum
Strie elitrali con grossi punti abbastanza radi che ne intac-
cano l’orlo. Interstrie senza zigrinatura, lucide. Colore da
(") Anche nelle femmine di danielorum la popolazione del M. Frenone offre numerose
eccezioni a questo carattere, che è invece molto evidente negli es. delle Alpi Orobie. Se l’insetto
è anche rossiccio, è difficile da distinguere da una femmina della ssp. limbolarius. Comunque,
quest’ultima non è presente in Val Camonica.
APHODIUS (AGOLIUS) ITALIANI 49
bruno giallastro a bruno scuro. Lunghezza 5,3 - 6,5 mm. Raz-
za delle Prealpi Lombarde e Venete . . schlumbergeri consobrinus
— Strie elitrali sottili, con punti piccoli. Interstrie con leggera
zigrinatura di fondo che non toglie la lucentezza. Colore bru-
no più o meno scuro. Lunghezza 4,7 - 5,5 mm. Razza dell’Ap-
penino centrale e meridionale . . . . . schlumbergeri samniticus
7. Sperone terminale delle tibie anteriori grande, marcatamente
curvo in fuori, a estremità ottusa (anche se non supera la
metà del 2° art. tarsale a causa della sua posizione sulla
tibia rispetto al tarso, è visibilmente il più grosso fra gli
speroni delle femmine di Agolius). Carena del lato inferiore
delle tibie anteriori debolmente dentellata. Insetto a forma
piuttosto globosa, di dimensioni mediamente abbastanza gran-
di, di colore rossiccio o gialliccio. Lunghezza 4,5 - 5,4 mm.
Specie delle Alpi Orientali e delle Prealpi Venete , . pollicatus
— Sperone più piccolo, snello, a punta acuta, arrivante ai 2/3
o all'estremità: del 2* arr. tatgaie rn Nee Ve 8
8. Carena del lato inferiore delle tibie anteriori liscia, o con
solo un wagoraccento di; dentatura), (BASI van Ze 9
— Carena del lato inferiore delle tibie anteriori tutta dentico-
lata, o con due denti nettamente »sporgentitor aus Ti
9. Femmine di dimensioni più grandi (4,7 - 5,5 mm.), regolar-
mente alate, di aspetto generale molto simile al maschio, co-
lore bruno più o meno scuro. Razza dell’Appennino centrale
e meridionale REI i .. «x. +. schlumbergeri samniticus
— Femmine molto più piccole (3,6 - 4,4 mm), brachittere, di
aspetto notevolmente diverso dal maschio, di colore giallo a
Braune Calata art Sal dei ha nia RS | 10
10. Corpo abbastanza ovale ma non globoso; colore gialliccio, con
tegumenti trasparenti (‘). Clipeo con sutura frontale appena
visibile. Strie elitrali ben segnate, con punti spesso piuttosto
grossi; interstrie di solito leggermente convesse, con punteg-
giatura variabile e zigrinatura quasi sempre ben visibile. Ca-
rena del lato inferiore delle tibie anteriori di solito legger-
mente denticolata. Lunghezza 3,5 - 4,9 mm. Specie delle Alpi
Perinine. (bieMesb} Aaa, De ET |
— Corpo piuttosto globoso, colore giallo uniforme. Clipeo con
sutura frontale quasi sempre visibile. Strie elitrali più sot-
tili, con punti meno grossi; interstrie più piane, con zigri-
natura assente o appena visibile. Lato inferiore delle tibie an-
teriori liscio, o tutt'al più con qualche minimo dentino. Lun-
ghezza 3,6 - 4,5 mm. Specie delle Alpi Liguri . . liguricus
penninus
() Le femmine di queste due specie (penninus e liguricus) sono estremamente simili, e
i caratteri che qui indico sono un fo’ vaghi e variabili. Forse il più appariscente è la globo-
sità del corpo, e il colore giallo delle femmine del liguricus.
50 G. MARIANI
1i. Elitre con strie molto sottili e interstrie leggermente conves-
se con punteggiatura fitta, minuta e irregolare. Clipeo abba-
stanza arrotondato, con punteggiatura leggera e orlo larga-
mente rialzato. Carena del lato inferiore delle tibie anterio-
ri tutta dentellata irregolarmente. Femmine alate. Lunghezza
4,0 - 4,9 mm. Specie a distribuzione discontinua nelle Alpi __ montanus
— Elitre con strie più profonde e marcate, interstrie fortemen-
te convesse, molto lucide, con radi e piccoli punti. Clipeo
subtrapezoidale, con punteggiatura più grossa e orlo assai
strettamente rialzato. Carena del lato inferiore delle tibie an-
teriori con 2 denti più forti al termine del terzo basale. Fem-
mine brachittere. Lunghezza 4,1 - 4,9 mm. Specie delle Alpi
occidentali italiane amblyodon
TRATTAZIONE DELLE SPECIE
Aphodius (Agolius) mixtus Villa, 1833
Descritto dai fratelli ViLLa (1833), ma citato dai primi Autori (HEER 1837-
1841, MULSANT 1842, ErIcHSON 1848) col nome discus W. ScHMIDT 1840. HEER
(1841) però aveva già segnalato l’identità fra le due specie (°), e il nome mixtus
viene adottato successivamente per ragioni di priorità.
Morfologia
A. mixtus è ben distinto dalle altre specie del sottogenere per la forma dello
sperone terminale delle protibie del maschio e per la morfologia dell’edeago.
— Statura media mm 6 (4,8 - 6,9). Colore bruno rossiccio, col clipeo
sempre orlato di colore più chiaro (giallastro), e elitre spesso con macchie scure
più o meno estese fino ad avere es. completamente color bruno scurissimo, quasi
nero (sono stati dati dei nomi ad alcune di queste varietà, che non hanno impor-
tanza alcuna essendovi tutti i termini di passaggio).
Sperone terminale delle tibie anteriori corto, arrivante non oltre la metà del
2° tarsomero, piuttosto largo alla base, leggermente curvo e gradatamente termi-
nante a punta acuta (fig. 21). Carena del lato inferiore delle tibie anteriori tutta
leggermente dentellata, con un dente o un gruppo di denti obliquamente sporgente
un po’ prima della metà. Protorace con punteggiatura irregolare, scutello comple-
tamente punteggiato. Gli es. delle Alpi prosentano ai lati del protorace due leggere
infossature in corrispondenza degli angoli basali, appena accennate ma di solito
abbastanza evidenti. Strie elitrali ben marcate, con punti che ne intaccano legger-
mente gli orli. Interstrie piane o quasi piane, con zigrinatura di fondo generai-
mente appena accennata, ma abbastanza frequentemente più marcata, così da dare
un aspetto semiopaco alle elitre.
() Bisogna pensare che HEER avesse visto qualcuno degli es. che i fratelli VILLA invia-
vano per cambi ai loro colleghi entomologhi, perché la descrizione, basata quasi solo sul colore,
non solo non è sufficiente a identificare la specie, ma non sembra neanche riferirsi a un Ago-
lius, in quanto nei riguardi della testa dice « capite tritubercolato ». Gli Autori non indicano
nessuna località di provenienza; in ViLLa 1868 ripetono la diagnosi, indicando come provenienza
le Alpi in generale. se ist
APHODIUS (AGOLIUS) ITALIANI 51
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Figg. 2 - 19: Edeagi di Aphodius (Agolius), in visione dorsale e laterale destra. Figg. 2 e 3:
A. mixtus (Prealpi Bergamasche: Passo Vivione). Figg. 4 e 5: A. mixtus (Alpi Graie: V. di
Lanzo, Pera Ciaval). Figg. 6 e 7: A. mixtus (Alti Tatra: Babia Gora). Figg. 8 e 9: A. mixtus
ssp. pecoudi (Pirenei: Panticosa). Figg. 10 e 11: A. schlumbergeri (Pirenei: Bagnères de Bi-
gorre). Figg. 12 e 13: A. schlumbergeri (Picos de Europa: La Liébana). Figg. 14 e 15: A.
schlumb. ssp. consobrinus (Prealpi Lombarde: Piani di Artavaggio). Figg. 16 e 17: A. schlumb.
ssp. samniticus (Gran Sasso: Campo Imperatore). Figg. 18 e 19: A. heydeni (Cord. Cantabr.:
Pajares).
32 G. MARIANI
L’edeago è caratterizzato dai parameri che portano all’estremità un vistoso
prolungamento (figg. 2 - 3-4-5).
— Molto simile al &, ne differisce essenzialmente per la spina termi-
nale inferiore delle tibie mediane, che è acuminata. Statura uguale, forma del cor-
po alquanto più ovale, più allargata posteriormente: ma questa differenza talvolta
è minima. Colore mediamente più chiaro, rossiccio o giallastro. Clipeo frequente-
mente con forma subtrapezoidale. Protorace con punteggiatura irregolare, scutello
punteggiato. Elitre con intervalli leggermente convessi nel 50% degli es. Sperone
terminale delle tibie anteriori uguale a quello del maschio. Ali normalmente svi-
luppate.
NicoLas (1971) ha mostrato (con l’esame del tipo) che pecoudi HorrM.,
dei Pirenei, è da considerare una sottospecie del mixtus; e che anche la popola-
zione del Massiccio Centrale francese va attribuita a una nuova sottospecie (balazuci
Nıco1.). La ssp. pecoudi si distingue soprattutto per la forma dell’edeago, nel
quale il caratteristico prolungamento all'estremità dei parameri è assai più lungo
rispetto alla parte basale, ed ha il lato inferiore pressoché rettilineo (figg. 8 - 9).
Inoltre manca delle due leggere depressioni ai lati del protorace, ed ha quasi sem-
pre le strie elitrali sottili, con punti piccoli che non ne intaccano gli orli, e le
interstrie a fondo più liscio e più lucido, senza zigrinatura apparente. La ssp. bala-
zuci (della quale non ho visto esemplari) si differenzia solo per la forma dell’edea-
go, intermedia fra quelle delle altre due sottospecie. Per i caratteri esterni è ugua-
le al pecoudi.
NıcoLas (1971) accenna alla possibilità che gli individui dei Carpazi mostrino
anch’essi qualche differenza nella struttura dell’edeago. Ho potuto esaminare, nella
collez. Frey, alcuni es. provenienti da località carpatiche. Due es. di Babia Gora
(Alti Tatra), e uno etichettato « Karpathen - Bucsecs » hanno effettivamente i
prolungamenti dei parameri un po’ più accentuati, e più lunghi che nei mixtus
delle Alpi (figg. 6-7). Inoltre in tutti gli es. carpatici visti (9, di cui una 9 ) man-
cano completamente le leggere depressioni laterali del pronoto. Gli es. della Bosnia
invece (ve ne sono alcuni sempre nella collez. Frey), non mostrano di differire per
questi caratteri dagli es. alpini. Occorrerebbe tuttavia l’esame di serie più nume-
rose e provenienti da varie località per stabilire il valore che possono avere queste
differenze.
A. mixtus è anche presente con una popolazione isolata nell’Appennino set-
tentrionale. Questi es. mostrano una facies un po’ particolare: oltre a mancare de!
tutto anch’essi delle due caratteristiche depressioni ai lati del protorace, hanno stric
elitrali mediamente un po’ più profonde, con punti più grossi che intaccano gli
orli assai più che negli es. alpini; e interstrie sempre più o meno leggermente con-
vesse. Non vi sono invece differenze sensibili nell’edeago.
Geonemia
Dalla letteratura (che va riferita a mixtus s. 1.) esso risulta presente in quasi
tutte le alte montagne europee (fig. 20).
Nella Balcania la specie sembra essere limitata alle montagne della parte occi-
dentale; e non troppo frequente. Ho visto es. dei monti: Bjelasnica; Treskavica;
Voljac in coll. Frey. Mixsıc (1953) cita altri tre gruppi montuosi anch’essi nella
Regione di Sarajevo, e uno (Sar planina) nella Macedonia. Più frequente pare invece
nei Carpazi, dagli Alti Tatra (Babia Gora, coll. Frey) ai Carpazi meridionali (Alpi
Transilvaniche - PANIN 1975).
APHODIUS (AGOLIUS) ITALIANI 29
Km 1000
Fig. 20: Geonemia di Aphodius (Agolius) mixtus sensu lato.
In Francia mixtus è presente nelle Alpi, ove è diffuso largamente, e inoltre
nel Massiccio Centrale e nei Pirenei. Nel Massiccio Centrale (ssp. balazuci) si trova
in tutta la regione, dal Puy-de-Dôme al M. Mézenc e al M. Aigual (NicoLas 1971).
Anche nei Pirenei (ssp. pecoudi), almeno dal lato francese, è distribuito in quasi
tutta la catena dal Canigou alla Valle d’Aspe.
Per il versante pirenaico spagnolo le citazioni sono invece assai poche. Gli
esemplari vanno ovviamente attribuiti alla ssp. pecoudi: ho potuto confermare ciò
con l'esame di due piccole serie, provenienti da Andorra (15 es.) e da Panticosa
(8 es.), esistenti in coll. M.M. ("). Anche BAGUENA CorELLA (1967) lo dice sempre
raro, e indica solo tre località. Egli cita poi anche la Sierra de Javalambre (Spagna
sud-orientale, prov. di Castellén), e Sierra Nevada. La presenza di un Agolius in
questi altri gruppi montuosi, e specialmente nel secondo, non era mai stata segna-
lata, e una conferma sarebbe di grande interesse.
La distribuzione di mixtus nella catena alpina, esaminata più da vicino, offre
aspetti interessanti. La specie — indicata di solito « di tutte le Alpi » — è ben lungi
dall'avere una distribuzione uniforme, ma è molto più frequente nelle zone più
interne della catena, e tende ad essere più sporadica, o addirittura assente, nelle
zone periferiche, particolarmente là dove vi sono i territori di altre specie di
Agolius.
(°) MM. = Museo Civ. di Milano; M.V. = Museo Civ. di Verona.
54 G. MARIANI
Nel versante italiano, e limitandoci alle zone più esplorate per le quali ho dei
dati non troppo frammentari, possiamo rilevare quanto segue.
Alpi Liguri (territorio di liguricus): trovo segnalati in tutto 5 es. di
Aph. mixtus (Alta Val Pesio, M. Marguereis, Passo Garlenda).
Alpi Marittime: passando a occidente del Colle di Tenda, dove si
arresta l’areale del liguricus, le catture sono subito più abbondanti: circa 70 es. di
varie località dalla Valle del Gesso al Colle Puriac.
Alpi Cozie: il versante italiano è l’areale di amblyodon: Valle Stura di
Demonte (Colle del Vallonetto, C.le del Mulo): 176 amblyodon, 3 mixtus. Piano
del Re (M. Viso): 181 amblyodon, 1 mixtus. Altop. dei 13 Laghi (Val Germana-
sca): 26 amblyodon, 12 mixtus. Piccolo Moncenisio: 132 amblyodon, 1 mixtus.
Nella zona del M. Tabor (Bardonecchia) mixtus è frequente, ed è simpatrico con
montanus; amblyodon non è mai stato trovato.
Risalendo verso nord, nella zona più interna, assiale, delle Alpi Graie
(reg. del M. Bianco e del Gran Paradiso), mixtus è relativamente frequente (registro
215 catture). Nella zona periferica, degradante verso la pianura piemontese, diventa
assai più raro: qui domina ancora amblyodon (Punta Quinséina, Alta Val Soana,
Cima Bonze: 11 es. di mixtus di fronte a parecchie centinaia di amblyodon, per-
sonalmente raccolti o visti).
Lo stesso avviene nel settore Pennino delle Alpi: nella zona interna
(lato settentr. della Val d’Aosta, reg. del M. Rosa, Valsesia) registro 163 catture
di mixtus; nelle montagne del Biellese (territorio di penninus) ne registro solo
2, fatte da me, malgrado questa regione sia stata da tempo meta di numerosi
ricercatori, che hanno sempre trovato abbondante il penninus.
Più a oriente, nel settore alpino lombardo mixtus è presente ovunque, ed
è qui, nelle Orobie e nelle Prealpi Bergamasche e Bresciane l’unica zona periferica
dove esso è frequente.
Nel settore orientale, veneto, esso è diffuso e frequente nelle Alpi Atesine
e Dolomitiche; pochissimi dati ho invece per le Alpi Giulie e Carniche (5 es.).
Sembra infine mancare quasi completamente in tutta la vasta ed elevata regione
delle Prealpi Venete e Carniche (l’unica cattura a mia conoscenza è un es. del M.
Baldo che è in coll. Pierotti).
Per la zona periferica esterna delle Alpi vi è un’indicazione di Horıon (1958),
che lo dice solo sporadico nelle Alpi Bavaresi; manca completamente nella catena
del Giura (ALLENSPACH 1970). Nè ho visto citazioni di mixtus per le Prealpi del
Delfinato e della Savoia (zona francese di liguricus).
Appennino- A. mixtus è genericamente indicato dell’ Appennino emiliano
(vi è una citazione di Mıksıc 1959 del M. Pollino in Calabria, ma si tratta di un
errore: i 5 es. da lui visti sono schlumbergeri samniticus 9, come del resto risulta
anche dalla breve descrizione che ne fa l'Autore). La prima segnalazione è del
Frorr (1886), che ne aveva raccolto un esemplare sulla vetta del M. Cusna, e che
lo riscontrò poi abbondante ancora sul M. Cusna e sul M. Cimone. Ho visto es.
di: M. Cimone! (coll. Dellacasa); Boscolungo! (leg. Solari, M.M.); V. delle Pozze
m 1700! (coll. Carpaneto). Personalmente l’ho raccolto, assieme ad A. Focarile,
sul M. Cimone tra la quota 1800 e la vetta. Non lo trovai invece sul M. Cusna
malgrado ripetute visite.
Il territorio occupato da questa popolazione è perciò assai ristretto, essendo
costituito dalle regioni culminali di un brevissimo tratto del crinale appenninico
(dal M. Cimone - Libro Aperto al M. Giovo), dove le quote si avvicinano o supe-
APHODIUS (AGOLIUS) ITALIANI 33
rano i m 2000; nonchè dall’ancor più isolato culmine del M. Cusna (m 2120).
E’ noto che questa regione appenninica costituisce, grazie alla sua elevazione e al
suo isolamento, una zona di grande interesse biogeografico. Essa infatti ospita, ol-
tre ad una vegetazione ricca di elementi alpini (Juniperus communis nana Syme,
Silene acaulis L., Soldanella pusilla (Baumg.), anche l’unica stazione appenninica
di Rhododendron ferruginem L. (pendii nord del Libro Aperto). Per la fauna coleot-
terologica & da segnalare la Nebria castanea Bon. (sensu lato), che ha una distribu-
zione molto simile a quella di A. mixtus; e Helophorus glacialis Villa, Minota obesa
Waltl., Othius melanocephalus Gravh., e uno Stenus del gruppo alto-alpino hypsi-
dromus-künnemanni: S. bordonii Puthz (FocARILE 1973, 1975, 1976).
Aphodius (Agolius) limbolarius Reitter, 1892
Descritto da REITTER (1892) su es. della Bosnia Erzegovina. In seguito
J. DANIEL (1902) lo riconosceva come estremamente vicino ad Aph. bilimecki
SEIDLITZ. Avendo visto gli es. della collez. Seidlitz, DANIEL rilevava però che il
bilimecki era una « Mischart », perché descritto su es. della Svizzera e degli Abruz-
zi, i quali ultimi erano dei consobrinus samniticus J. DAN. Il nome bilimecki ver-
rà poi sostituito «ex parte» con quello di danielorum da A. SEMENOV (1902).
Più tardi W. KosHAnTscHIKov (1913) ritiene limbolarius semplice varietà di
colore di danielorum, e questo punto di vista è mantenuto anche da Ap. SCHMIDT
(1913, 1922) e dal Cat. WINKLER (1929). Infine FRANZ (1938) stabilisce che i
due taxa vanno considerati due distinte razze della stessa specie, cui spetta pet
priorità il nome di limbolarius. Questa posizione è ora generalmente accettata: fra
gli Autori recenti solo ALLENSPACH (1970) ritiene ancora danielorum come spe-
cie a sé.
Morfologia
Non vi è dubbio che le due forme appartengano alla medesima specie, ben
distinta dagli altri Agolius per la struttura molto elaborata dei parameri e per la
forma dello sperone terminale delle tibie anteriori del maschio. L’edeago è molto
caratteristico, con parameri corti, appiattiti e fortemente allargati anteriormente
(visti dall’alto), un po’ curvi verso il basso all’estremità (figg. 38-39). Lo sperone
terminale delle protibie è grosso, piuttosto massiccio, lungo fino all’estremità del
2° tarsomero, un po’ curvo verso il basso e con la punta ottusa, unciforme all’ingiù
(fig. 31).
Le due sottospecie sono molto vicine. e dai dati ricavabili dalla letteratura
potrebbero sorgere addirittura dei dubbi sulla validità della loro definizione. Infatti
i vecchi Autori, cominciando dallo stesso REITTER (1892), non trovano altri carat-
teri, oltre al colore, che stabilmente possano separare le due forme. DANIEL
(1902:81) aveva espresso l’opinione che il limbolarius doveva essere una razza orien-
tale, unicamente un po’ più piccola e più macchiata, del bilimecki (= danielorum)
(non si capisce perché. dopo aver espresso questo parere, consideri sempre i due
taxa come due specie diverse). Inoltre questo Autore aveva attribuito al bilimecki
(= danielorum) gli es. con elitre macchiate trovati nei M. Lessini (picturatus DAN.);
mentre Franz (1938), seguito poi da Horton (1958) e da Mixsic (1970), asseriva
che nella Bosnia si trova assieme al limbolarius tipico anche il danielorum tipico,
nonché tutte le forme di passaggio.
Figg. 21-34: Speroni apicali delle tibie anteriori di: Fig. 21: A. mixtus & (A. Orobie: Passo
5, Simone). Fig. 22: A. ambloydon‘ © (M) Vise: Piano del Re)” Fig, 23: id., 9. Fig. 24:74
penninus & (Monti Biellesi: Lago Mucrone). Fig. 25: id. (zampa posteriore). Fig. 26: A.
schlumbergeri & (Pirenei: Bagneres de Bigorre). Fig. 27: A. schlumbergeri & (Picos de Eu-
ropa: Andara.) Fig. 28: A. schlumb. ssp. consobrinus & (Prealpi Lombarde: Piani di Arta-
vaggio). Fig. 29: A. schlumb. ssp. samniticus & (Gran Sasso: Campo Imperatore). Fig. 30:
A. heydeni & (Cord. Cantabr.: Pajares). Fig. 31: A. limbolarius ssp. danielorum & (Alpi
Orobie: Passo S. Simone). Fig. 32: A. pollicatus & (Prealpi Venete: M. Cavallo). Fig. 33:
id... 9. Fig. 34: A. montanus 6 (Prealpi Venete: M. Baldo).
APHODIUS (AGOLIUS) ITALIANI — 57
Tutto ciò porterebbe alla conclusione che il danielorum è da declassare a
semplice aberrazione di colore. Un esame accurato di serie abbastanza numerose (")
mi ha invece permesso di confermare la validità delle due sottospecie, individuando
alcuni caratteri mortologie che, oltre al colore, possono servire bene per una
distinzione. lire
Metto a confronto le due sottospecie come segue:
ssp. limbolarius
6 4
Statura media mm 5,2 (4,4= 6)
Colore delle elitre: tipicamente nella
metà discale (dal 1° al 5° intervallo)
prevale un colore giallastro, nella me-
tà esterna e all’estremità prevale un
bruno più o meno scuro. Sulla macchia
gialla discale vi sono per lo più due
macchie brune più o meno allungate, e
di solito un’altra alla base del 5° in-
tervallo. Questo disegno è comunque
molto varibile, e le macchie gialle tal-
volta sono sfumate o quasi mancanti,
finché al limite si arriva ad avere un
colore bruno uniforme.
Clipeo: arrotondato, mai sinuato an-
teriormente.
Protorace con punteggiatura prevalen-
temente fine e subuguale
Strie elitrali sottili, senza punti o con
piccoli punti non intaccanti gli orli.
Interstrie con punteggiatura fine e ra-
da, appena visibile
ve È
Colore complessivamente più chiaro
del maschio: le elitre possono avere lo
stesso disegno in tonalità più giallastra,
come sbiadita: ma sono più frequenti
esemplari tutti giallastri o rossicci
Strie elitrali più sottili e meno intac-
cate dai punti
ssp. danielorum
36
Statura media mm 5,5 (4,8+6,1)
Colore delle elitre: sempre bruno uni-
forme, più o meno scuro
Clipeo: sempre leggermente sinuato
anteriormente
Protorace con punteggiatura prevalen-
temente molto irregolare e disuguale
Strie elitrali più grosse e marcate, con
punti ben visibili che ne intaccano gli
orli
Interstrie con punteggiatura più grossa
7%
Colore poco diverso dal maschio, va-
riante dal bruno rossiccio al bruno
scuro, con protorace sovente alla base
e ai lati con una larga sfumatura vaga-
mente rossiccia. Rari es. sono tutti ros-
sicci
Strie elitrali più larghe e con grossi
punti marcati
(") Ho visto circa 170 es. della ssp. limbolarius (16 @ LL e oltre 500 es. della ssp. da-
nielorum (18 2 2). Ho potuto anche esaminare gli esemplari già della collezione Breit (ora
conservata nella collezione Frey, e che sono quelli visti da FRANZ.
58 G. MARIANI
Le femmine delle due sottospecie, che si possono distinguere fra di loro dai
caratteri suindicati, differiscono dal maschio per la forma del corpo più ovale, un
po’ ristretta in avanti e allargata posteriormente, e per il colore generalmente più
chiaro. Hanno inoltre lo sperone terminale delle protibile più corto, robusto e
appuntito (è uguale a quello di mixtus), e la spina terminale inferiore delle tibie
mediane acuta e non tronca. Clipeo con forma variabile da arrotondata a sub-
trapezoidale. Protorace con punteggiatura piuttosto grossolana e irregolare in
entrambe le sottospecie. Le interstrie sono più convesse, di solito distintamente
zigrinate fino a rugose.
G. Mariani
Fig. 35: Geonemia di Aphodius (Agolius) limbolarius s. 1. Tondi neri: ssp. limbolarius; cer-
chi: ssp. danielorum; asterischi: zona di sovrapposizione di areali. Il punto interrogativo in-
dica il Mombarone, località molto dubbia di danielorum.
Sulla base di quanto ora esposto, e del materiale visto, si può arrivare alle
seguenti conclusioni (vedansi anche le figg. 35 e 36): (1) Nella Balcania, nelle
Alpi Orientali e verso occidente in tutto il settore delle Dolomiti si trova la ssp.
limbolarius, sempre ben caratterizzata come ora indicato. Anche gli esemplari
di colore marrone, che si presentano con una frequenza del 5- 6%, sono assegna-
bili senza alcun dubbio a questa sottospecie. (2) Nella parte occidentale dell’areale
complessivo, ossia nelle Alpi Centrali e particolarmente nelle Orobie si trova la
APHODIUS (AGOLIUS) ITALIANI 59
ssp. danielorum, anch’essa ben caratterizzata. (3) Vi è tuttavia una zona inter-
media che non consente di delimitare con esattezza i due areali. Già nella zona
del M. Frerone (estreme propaggini meridionali dell'Adamello) si trova una po-
polazione di danielorum nella quale una certa percentuale di individui differisce
un po’ dalle popolazioni più occidentali, avvicinandosi invece al limbolarius (”).
Ma la zona incerta è soprattutto quella costituita dalla porzione delle Prealpi
Venete che va dai M. Lessini all’Altopiano di Asiago. DANIEL (1902) e FRANZ
(1938) citano di qui varie catture e località, riferendole tutte a danielorum: tut-
tavia è appunto di questa regione che il primo dei due Autori (che sembra aver
visto materiale abbastanza abbondante) descrive la sua ab. picturatus, dicendo che
nelle « Alpi Lessiniche » vi è una spiccata tendenza alla formazione di varietà di
colore: carattere che apparterrebbe invece al limbolarius.
In effetti in questa zona non sembra esservi più una netta separazione delle
due razze, come ho constatato nel piccolo numero di esemplari che ho potuto
vedere (”), dei quali molti mostrano dei caratteri intermedi. Eccone l’elenco
dettagliato:
M. Pasubio 3 es.: leg. Mandl (coll. Frey), leg. Schatzmayr (mia coll.), leg.
Strauss (Mus. Ginevra): sono da ascriversi a limbolarius, però hanno strie elitrali
un po’ più marcate. M. Lessini: Campogrosso 4 es. (di cui 1 9) in coll. Mus.
Ginevra: vanno considerati danielorum; Cima Posta (1 es. M.V.), M. Malera
(5 es. M.V.), M. Lessini (1 es. M.V.: tutti con caratteri intermedi. Altopiano di
Asiago: M. Zebio (1 es. ©, mia coll.): danielorum. Della zona a nord della
Val Sugana ho visto 2 es. del M. Fravort (M.V.), che sono danielorum (però con
clipeo non sinuato, e uno dei due con strie elitrali alquanto sottili); e un es. del
L. Lagorai (Val di Fiemme) (mia coll.) che è anch’esso danielorum (v. cartina in
bio. 36),
Malgrado questi dati siano troppo scarsi, mi sembra che si possa ritenere
questa regione una zona di sovrapposizione di areali, con la presenza forse anche
di un certo grado di ibridazione. E’ chiaro che per poter andare a fondo di questo
problema occorrerà poter disporre di serie ben più abbondanti.
Geonemia
ssp. limbolarius Reitt.
L’areale di questa sottospecie va dal settore occidentale della penisola Bal-
canica alle Alpi Orientali e Dolomitiche. Riporto qui l’elenco completo delle loca-
lità citate e degne di fede, nonché quelle degli esemplari da me visti (fig. 35).
Penisola Balcanica - Croazia: M. Velebit (Miksic 1955); es. anche
in M.M.: M. Santo!; Vaganski Vrh!. Paklenica: Velebit! (coll. Dellacasa). - Bo-
snia Erzegovina: Volujak!; Bjelasnica pl.!; Maklen-Pass!; Radusa pl.!; Trescavica!
(coll. M.M., Frey e Dellacasa). Sator pl: Hrbljina; Mali Vran; Vranica pl.; Ze-
lengora; Maglic; Vlasulja; Velez pl.; Plasa pl.; Prenj (tutti Migsic 1955). Klelo-
vaca! (1 9 Mus. Ginevra). - Serbia: Schar Gebirge; Kopaonik (FrANZ 1938). -
Macedonia: Sar pl.: Ljuboten (Mixsıc 1955). - Albania: Merdita (= Mirdizia):
(?) Una serie di 150 es. (di varie catture, anche vecchie) mostra costantemente minore
statura (media mm 4,8), e preponderanza di strie più sottili, punteggiatura meno accentuata e
clipeo non sinuato.
(?) Purtroppo questi Afodi sembrano essere qui tutt’altro che frequenti, e varie escur-
sioni e ricerche appositamente fatte non hanno arricchito il materiale a mia disposizione.
60 G. MARIANI
50 Km
_— oo
G.Mariani
Fig. 36: Distribuzione di Aphodius limbol. ssp. limbolarius (quadrati) e A. limbol. ssp. danie-
lorum (cerchi) nelle Alpi Lombarde e Venete (località di cui ho visto esemplari). Gli asteri-
schi indicano località dove le due razze sono simpatriche, o gli individui presentano caratteri
intermedi. E’ raffigurato il settore tra il L. di Como e la valle del F. Piave. Sono punteggiate
le aree a quota superiore a 1000 m, in nero quelle superiori a 3000 m.
Munela; Zebia (= Maj’e Zebés) (Miksic 1955). Gjalica Ljums (= Mali Gjali-
ces) (Franz 1938). - Grecia: Korax ( = Ori Vardousia) (MigsIc 1955).
Regione Alpina - Austria: (Carinzia) Dobratsch! (M.M., leg. Schatz-
mayer, e coll. Frey); Osternig! (leg. Springer, M.M.); Gartnerkofel! (Mus. Gine-
vra). Gross-Glockner (varie loc., t. FRANZ 1938 e Horton 1958). Gli Jauken nelle
Gailtailer Alpen (HoLpHaus 1954). - Italia: (Dolomiti) Croda del Becco, Rif. Sen-
nes! e Rif. Fodara Vedla! (leg. Pierotti, Pittino, Mariani); Misurina: Monte Ma-
raia m 2090! (leg. Bonometto); M. Cristallo, lato est (FRANZ 1938); M. Civetta:
L. Coldai m 2200! (leg. Bonometto); Gruppo Sella: Sass Pordoi! (leg. Pierotti);
Val Gardena! (leg. Barajon). In più, nelle Prealpi Venete, gli esemplari del Pasu-
bio già citati.
Apb. limbolarius ssp. limbolarius è stato trovato anche in una località molto
isolata dalle altre, nei Sudeti orientali (Altvatergebirge, ora Praded). Gli esemplari
furono raccolti da Bernhauer nel 1894 (sia maschi che femmine, queste ultime de-
scritte da REITTER (1896) col nome di Aph. bernbaueri (") ), da allora non risul
terebbero più citate altre catture in questo gruppo montuoso (Horion 1958).
ssp. danielorum Sem.
E’ diffuso, a occidente dell’area della ssp. limbolarius Reitt., in tutto il set-
tore delle Alpi Centrali fino al Lago di Como nel versante italiano, e alla Valle
(*) Un es. (appunto una femmina) con etichetta (autografa di Reitter?) « A. Bernhaueri
m. 1896 », e altra etichetta rossa « Typus » trovasi nella coll. Frey. Altri due es. anch'essi con
etichetta « Typus » sono nella collezione del Museo di Ginevra (ex coll. Petrovitz).
APHODIUS (AGOLIUS) ITALIANI 61
del Reno a nord. E’ stato descritto su esemplari della Svizzera, dove però sembra
molto sporadico: in realtà la sua area di massima frequenza e abbondanza è quella
più meridionale, cioè le Alpi Orobie e le Prealpi Lombarde.
Austria (Tirolo occidentale): Silvretta: Fimbertal; Komperdell. Ferwall-
gruppe: Hoher Riffler. Arlberg: Ulmer Hütte sotto il Valuga; zone di Langen e
Stierloch. Rhäticon: Gamperdona; Saraisejoch; Lünersee (tutti FRANZ 1938). Ga-
schurn! (Valle di Montafon) (Mus. Ginevra).
Svizzera: Glarus» Rautialp, à Gallo”. Pro Grigioni Chur, Dion
brüesch; Cunters/Prättigau; Arosa; St. Moritz (ALLENSPACH 1970: una decina
di es. in tutto). Piz Umbrail (reg. dell’Ortles - Franz 1938).
Italia- Alpi Dolomitiche: Gruppo di Brenta (Franz 1938). Lago
Lagorai! (Val di Fiemme). M. Fravort! (Valsugana) (sono gli es. già citati).
Prealpi Venete: qui oltre i già citati es. di M. Zebio e Campogrosso,
vanno segnalate le località di DANIEL (1902) e di FRANZ (1938), che devono es-
sere considerate in base a quanto discusso più sopra: Cima Dodici, Pasubio, Col
Santo, Cosmagnon, Cima Posta.
Alpi Retiche: Passo Stelvio m 2700! (leg. Rosa); Isolaccia! (Val Viola
Bormina - leg. Brivio); Val di Rabbi! (Gr. Ortles - Cevedale - 1 © Mus. Gine-
vra); Dossi Foscagno! (Livigno - leg. Ronchetti); Val Masino: Rif. Allievi m 2390!
(leg. Mariani).
Retiche Meridionali e Prealpi Bresciane: Val di Leno
(Adamello); M. Brealone in Val Sorino (Franz 1938); M. Frerone! (leg. Mariani
e Focarile, leg. Breit in coll. M.M. e Mus. Frey); M. Rimà! (leg. Mancini); Cime
Serolo! (id.); M. Mignolino! (leg. Focarile); M. Colombine m 2200! (leg. Barajon,
leg. Bari); Collio! Passo di Maniva! (leg. Bucciarelli).
Alpi Orobie e Prealpi Bergamasche: Val di Scalve: Passo
Vivione m 1850! (leg. Rosa, leg. Schatzmayr); Passo Campelli m 1900! (leg. Rosa,
leg. Mariani). Gruppo Presolana: Passo Manina m 1700! (leg. Rosa); Pizzo Pre-
solana, vers. nord! (leg. Mariani). Val Seriana: Lago Barbellino, Rif. Curd! (leg.
Barajon e Ceresa); Pizzo Coca! (leg. Lona); Pizzo Arera m 2000! (leg. Bari). Val
Brembana (Carona): Lago del Diavolo m 2000! (leg. Mariani); Passo S. Marco
m 2000! (coll. Mus. Bergamo); Passo S. Simone m 1900! (leg. Mariani). M. Le-
gnone: L. di Deleguaccio! (leg. Mariani); M. Legnone (Franz 1938). Valtellina:
Alta Val Gerola! (leg. Mariani, leg. Dioli); Valle Arigna (DANIEL 1902). Valsas-
sina: Piani di Artavaggio m 1900 (leg. Mariani, Pittino, Pierotti); Bocca di Bian-
dino! (leg. Mattioli).
Anche per questa sottospecie si trova indicata una località isolata, sita al-
quante più ad occidente: la Colma di Mombarone nei Monti Biellesi. La cita-
zione è in MANCINI (1924), su esemplari raccolti da Baliani. Due di questi sono
ora nella mia collezione, e sono senza dubbio dei danielorum. Tuttavia malgrado
parecchie escursioni, che ho compiuto io stesso sulla Colma di Mombarone su vari
versanti, non mi è stato possibile ritrovare il danielorum, ma solo — e in gran
numero — penninus che è la specie endemica di questa zona. Pur dando credito
al nome del raccoglitore, ritengo che sia una località da confermare.
Aphodius (Agolius) schlumbergeri Seidlitz, 1891
A. schlumbergeri è stato descritto da SEIDLITZ (1891) in « Fauna Transsylva-
nica » con una breve diagnosi in tabella, su esemplari raccolti nei Pirenei. Fu poi
62 G. MARIANI
correttamente interpretato dagli Autori successivi (REITTER 1892 e J. DANIEL
1902). Quest'ultimo giustamente lo considera strettamente affine alla nuova specie
consobrinus (K. DANIEL 1900) delle « Alpi Lessine », alla quale egli aggiunge co-
me ” forma locale ” il samniticus J. Dan. (= bilimecki Seidl. ex parte), del Gran
Sasso.
Successivamente Ap. ScHMIDT (1913 e 1922) riunisce consobrinus e samni-
ticus a schlumbergeri come sottospecie (ciò che era stato proposto anche da W.
KOSHANTSCHIKOV (1913) sulla base della identità degli edeagi), e questa sistema-
zione viene poi confermata da FRANZ (1938). Anche lo schlumbergeri è perciò una
specie politipica. Vi è tuttavia sempre stata una notevole incertezza nel definire
proprio la sottospecie nominale, che è stata a lungo confusa con altre specie pire-
naiche (heydeni Har. e temperei Hoffm.)("). La prima di queste è specie ben di-
stinta e non offre problemi. Recentemente BARAUD (1977 : 74) cercando di chia-
rire la sistematica di questo gruppo giunge alla conclusione che Zemperei non
può essere considerato specie a sé, ma potrebbe essere una sottospecie di schlum-
bergeri, localizzata nei Pirenei Atlantici (Pic d’Orhy): tuttavia egli ha riscontrato
una grande variabilità di caratteri negli esemplari di questa regione da lui visti,
per cui occorreranno altre ricerche per arrivare a una conclusione sicura.
Questa eterogeneità dei caratteri sembra una caratteristica della specie in s. L.,
poiché è stata riscontrata da me anche nelle due sottospecie italiane.
Morfologia
A. schlumbergeri (sensu lato) si differenzia dagli altri Agolius per la morfo-
logia dello sperone apicale delle protibie del &, e per la forma dell’edeago. Lo
sperone è piuttosto grosso, lungo almeno fino a oltre la metà del 2° articolo tar-
sale (spesso ne raggiunge l’estremità), un po’ curvo in avanti e in fuori verso il
basso, ottuso in punta dove termina in forma di tozzo uncino. E’ simile a quello
di limbolarius, ma se ne distingue per una caratteristica sinuosità (figg. da 26 a
29). L’edeago ha parameri abbastanza semplici, con l’estremità a forma di spatola,
ed in visione laterale regolarmente assottigliati fino a terminare con un’ ampia
curva verso il basso (figg. da 10 a 17). La carena inferiore delle tibie anteriori è
del tutto liscia. Le femmine non sono molto differenti dai maschi come aspetto
generale.
ssp. schlumbergeri Seidl.
ssp. femperei Hoffm. (sensu BARAUD 1977)
Della prima di queste sottospecie ho visto, grazie alla cortesia del Dott. G.
Scherer, il tipo @, conservato nel Museo di Monaco, che è stato studiato da
BARAUD (1977), e da lui designato come lectotypus &. I caratteri particolari di
questa sottospecie sono quelli già indicati da DANIEL (1902): clipeo non sinuato,
o solo leggermente, punteggiatura del protorace abbastanza uniforme, interstrie
lucide, non zigrinate, distintamente punteggiate. Va messa inoltre in evidenza la
statura nettamente più piccola (3,5 - 5 mm), e, come segnala BarAup (I. c.), la
spina terminale superiore delle tibie posteriori non superante in lunghezza l’estre-
mità del 1° art. tarsale.
(°) Vedansi i lavori di HoFFMANN (1938 e 1954), VENET (1938), HOFFMANN & PAULIAN
(1939). Nella 2° edizione della Faune de France (PAULIAN 1959) lA. esprime il dubbio che i
tre taxa possano essere razze di una specie unica.
APHODIUS (AGOLIUS) ITALIANI 63
Ho visto pochi es. di questa sottospecie, sui quali ritengo utile fare le se-
guenti osservazioni: 5 es. provenienti da Bagnères de Bigorre (leg. Dodero - coll.
mia e Dellacasa) corrispondono abbastanza bene ai caratteri sopra esposti. Aggiun-
go a quanto detto che la carena delle tibie anteriori è tutta debolmente dentel-
lata. Un altro gruppo di 4 es. del Port d’Urdos (di cui una 9 - Mus. Ginevra)
si distingue soprattutto per la carena inferiore tutta fortemente dentellata. Questo
carattere così evidente non l’ho riscontrato in nessun altro esemplare anche delle
altre sottospecie. In particolare nelle due razze italiane questa carena è del tutto
inesistente.
Altri 6 es. provengono dai Picos de Europa, ossia dalla Cordigliera Canta-
brica (coll. Frey): essi hanno dimensioni meno piccole (fra 4,3 e 5,6 mm), clipeo
con sinuosità e infossatura anteriore più evidenti, strie elitrali più sottili e inter-
strie in alcuni es. zigrinate. Lo sperone terminale delle tibie anteriori è partico-
larmente robusto, lungo fino all’estremità del 2° tarsomero (v. figg. 26 e 27). La
spina terminale superiore delle tibie posteriori è alquanto più lunga del 1° tar-
somero, la carena inferiore delle tibie anteriori è del tutto assente.
Nelle figg. 10-11 e 12-13 ho raffigurato l’edeago di es. rispettivamente
di Bagnères de Bigorre e dei Picos de Europa. Si notano delle lievi differenze
(gli es. cantabrici hanno i parameri con l'estremità curva un po’ più allungata):
ma molto meno significative delle più vistose differenze esoscheletriche.
Della sottosp. temperei non posso dire pressoché nulla, avendone visto solo
una piccola serie (7 es. del Mus. Ginevra, determinati da Baraud e Petrovitz).
Tutti mostrano i caratteri che distinguono questa sottospecie, in particolare cli-
peo distintamente sinuato e spina terminale superiore delle tibie posteriori net-
tamente più lunga del 1° tarsomero. Di mio aggiungo che la carena inferiore delle
tibie anteriori è tutta debolmente dentellata.
Questi dati, sia pur scarsi, non fanno che confermare quanto già detto sulla
variabilità delle diverse popolazioni.
ssp. consobrinus K. Dan.
ssp. samniticus J. Dan.
Queste due sottospecie mostrano molti evidenti caratteri che le distinguono
da quella nominale pirenaica: statura superiore (5,1 - 6,5 mm), clipeo di solito
sinuato anteriormente, pronoto più irregolarmente punteggiato, interstrie elitrali
a fondo zigrinato (fino a essere semiopache) e meno distintamente punteggiate.
Tuttavia quando si devono distinguere le due sottospecie fra di loro la notevole
variabilità dei caratteri presi in considerazione crea delle difficoltà, tanto che fu
anche messa in discussione la validità del samniticus come sottospecie (MANCINI
1924). L’esame, che ho potuto fare, di esemplari abbastanza numerosi e prove-
nienti da diverse località, mi permette di concludere che invece questa distin-
zione è valida, e può essere basata fondamentalmente sui caratteri già indicati da
DANIEL (1902) (cfr. anche MARIANI 1971).
Ho messo a confronto le due sottospecie nella tabella che segue:
consobrinus samniticus
dé dg
dimensioni medie mm 5,7 (5,3 - 6,5) dimensioni medie mm 5,5 (5,1 - 6,0)
colore bruno, con capo e pronoto più colore più variabile, dal quasi nero al
scuri ed elitre più chiare bruno giallastro
64 G. MARIANI
clipeo distintam. sinuato, con una evi-
dente piccola infossatura anteriormen-
te; orlato di giallo nella grande mag-
gioranza degli es.
pronoto con punteggiatura doppia, piut-
tosto irregolare. Scutello non punteg-
giato, o solo nella metà basale
strie elitrali ben marcate, con gli orli
intaccati dai punti
interstrie in grande maggioranza (80-
100%) leggermente convesse. Fondo
con zigrinatura visibile ma leggera
sperone delle tibie anteriori grosso e
leggermente sinuoso, di spessore uni-
forme fino all’estremità (fig. 28)
Pat
clipeo anteriormente sinuato
elitre con strie ben marcate, con gros-
si punti fortemente intaccati, senza Zi-
grinatura.
clipeo più debolmente sinuato, frequen-
ti gli es. non sinuati. Dal 40 all’80%
degli es. non hanno orlo giallo
idem
nella grandissima maggioranza (90-100
per cento secondo le popolazioni) le
strie sono sottili e non intaccate dai
punti
assai più frequenti (35-70% a secon-
da delle popolazioni) es. con interstrie
piane. La zigrinatura è ben marcata
nella quasi totalità
lo sperone è un po’ meno massiccio,
leggermente assottigliato verso l’estre-
mità (fig. 29)
clipeo anteriormente non sinuato
elitre con strie sottili, con punti pic-
coli non o poco intaccati. Leggera zi-
grinatura di fondo.
Dell’ A. schlumb. consobrinus ho visto complessivamente circa 400 es., di
cui 21 femmine (fra essi 5 es. raccolti da Daniel al Col Santo (Pasubio), che
forse fanno parte della serie tipica, e che si trovano nella coll. Frey). La sotto-
specie si mostra abbastanza uniforme come caratteri in tutto il suo areale, anche
negli es. delle Alpi Apuane (ne ho visti 10), che non lasciano alcun dubbia sulla
loro appartenenza alla sottospecie alpina. Tuttavia fra gli es. che ho visto della
zona tipica (Lessini) vi è una piccola serie (17 es.) da me raccolta al Passo di Pe-
lagatta che si discosta alquanto, avendo strie elitrali sottili e zigrinatura marcata
degli intervalli. Un’altra serie (26 es, dd e 9 P) della stessa località, esi-
stente in M.V., ha invece caratteri hei
La ssp. samniticus (esaminati circa 480 es., di cui 26 femmine) mostra di es-
sere più variabile, probabilmente a causa della notevolissima frammentazione del
suo areale, dovuta al fatto che nell'Appennino le zone sopra i 1800 - 2000 m sono
molto isolate. Questa variabilità riguarda soprattutto il colore, la forma del clipeo
e la convessità delle interstrie: sono invece molto più costanti i caratteri delle
strie sottili e poco intaccate dai punti, e della forte zigrinatura delle elitre. Gli
estremi forse di questa variabilità li ho visti in due serie del Gran Sasso e del
Terminillo. La prima (119 es.) si distingue per il colore scuro, molti es. sono
quasi neri; le zampe sono anch’esse quasi nere. Il clipeo non è quasi mai orlato
di giallo; le intetstrie sono in grande maggioranza piane. Gli es. del Terminillo
invece (60 es.) hanno colore che va dal bruno rossiccio al giallastro; messun es.
è nero o quasi nero, le zampe sono nettamente gialle; in coincidenza con que-
sto, almeno i due terzi hano clipeo con orlo giallo. Le interstrie sono nella mag-
gior parte convesse. Strie sottili e zigrinatura marcata in entrambe le serie.
APHODIUS (AGOLIUS) ITALIANI 65
Anche qui trovo una popolazione che sembra fare eccezione: quella del M.
Pollino in Calabria, che ha in maggioranza strie larghe e intaccate dai punti, sia
nei maschi che nelle femmine. Ne ho visti in tutto 16 es.
Le femmine di entrambe le sottospecie sono piuttosto rare, come negli altri
Agolius. Quella della ssp. consobrinus è stata descritta da J. DANIEL (1902 : 83).
Essa si distingue dal maschio per lo sperone terminale delle tibie anteriori, che
è piccolo e gracile, appuntito, appena più lungo del 1° articolo tarsale. Inoltre
la spina terminale inferiore delle tibie mediane è acuta, e la forma del corpo è
leggermente più ovale. La statura è come quella del maschio, il colore è più
chiaro, va dal bruno al giallastro. Il clipeo anteriormente è sinuato, ed ha an-
ch’esso, come nel @, una fossetta più o meno distinta. Le strie elitrali sono ben
marcate, con grossi punti che ne intaccano fortemente l’orlo: questo carattere di-
stingue le femmine del consobrinus da quelle di tutti gli altri Agolius, e in parti-
colare da quelle del samniticus. Le interstrie sono debolmente convesse, senza
zigrinatura. Le ali sono sviluppate e funzionali come quelle del maschio.
Non è mai stata descritta invece la femmina del samniticus. Poiché ho potuto
esaminarne 20 es. dei quali 15 di Campo Imperatore sul Gran Sasso, località ti-
pica, ne dò qui la descrizione, basata su questa serie.
Piuttosto simile al maschio, ma la forma del corpo è assai ovale, allargata
posteriormente. Il colore in media un po’ più chiaro, col protorace largamente
orlato di giallastro. Il clipeo non ha quasi mai un distinto orlo giallo. Capo con
punteggiatura fina sul vertice, posteriormente alla linea di sutura (la quale è a
malapena visibile), più grossa davanti a questa, rugosa lungo l’orlo. Questo è re-
golarmente arcuato, non sinuato, con una leggera fossetta anteriormente. Proto-
race con punteggiatura un po’ variabile ma sempre di due grandezze, piuttosto ir-
regoiare. Scutello con pochi punti nella metà basale. Elitre con strie sottili, con
punti piccoli che non ne intaccano l’orlo: solo in due o tre esemplari sono più
marcati e un po’ intaccanti. Interstrie quasi sempre leggermente convesse, con pun-
teggiatura piccola e fitta ma piuttosto variabile, talvolta rada; lucide, con zigri-
natura che non toglie la brillantezza, ma ha più l’aspetto di rugosità. Talvolta la
zigrinatura è minima. Lo sperone terminale delle tibie anteriori è piccolo e ap-
puntito, supera di poco il 1° articolo tarsale. Le ali sono completamente sviluppate.
Differisce nettamente dalla femmina della sottospecie consobrinus per il ca-
rattere delle strie elitrali, e anche per il clipeo non sinuato anteriormente.
Statura: media mm 5,2 (da 4,7 a 5,5), ossia lievemente inferiore alla sta-
tuta dei maschi.
Queste femmine sono state trovate assieme ai maschi nei pressi di vaste plac-
che di neve, deambulanti sul terreno.
Geonemia
A. schlumbergeri Seidl. (sensu lato) si trova in vari settori montuosi dell’Eu-
ropa occidentale, dalla Spagna all’ Italia: Cordigliera Cantabrica, Pirenei, Alpi,
Appennini, con popolazioni abbastanza limitate e quindi con una distribuzione
molto frammentaria (fig. 37).
ssp. schlumbergeri Seidl.
DI
La località tipica di questa sottospecie è nei Pirenei « presso Pau, e anche
dal lato spagnolo » (SEIDLITZ 1891): indicazione molto imprecisa che aveva por-
tato HOFFMANN & PAULIAN (1939) a escludere lo schlumbergeri dalla fauna fran-
cese. perché ritenuto esclusivamente spagnolo (non era compreso infatti nella pri-
66 G. MARIANI
Fig. 37: Geonemia di Aphodius (Agolius) schlumbergeri sensu lato.
ma edizione degli Scarabeidi della Faune de France - PAULIAN 1941). Comunque
successivamente HoFFMANN (1954) ne riconosce la presenza anche nei Pirenei fran-
cesi. Secondo BARAUD (1977) la ssp. schlumbergeri sarebbe diffusa in tutti i Pire-
nei francesi e spagnoli fino all’Ariége, cioè fino oltre la valle della Garonna. Nel
settore dei Pirenei Atlantici (Basses Pyrénées) sarebbe presente la ssp. tempered.
Nel versante spagnolo però lo schlumbergeri deve essere assai meno frequente:
trovo citato solo un es. dei Pirenei di Huesca (BAGUENA CoreLLA 1967), e il
Circo di Bielsa (HoFFMANN 1938); personalmente ne ho visto uno solo della Valle
di Canfranc.
Vi sono poi le citazioni dei Picos de Europa, nella Cordigliera Cantabrica.
Questa località, già indicata da HOULBERT & BARTHE (1937) e da FRANZ (1938),
non è più riportata né da BALTHASAR (1964) né da BAGUENA CorELLA (1967),
né mi risultano segnalate altre catture più recenti. Nella coll. Frey vi sono alcuni
es., provenienti dalle vecchie collezioni viennesi, e che probabilmente sono gli
stessi visti dagli Autori sopra citati. Anche BARAUD (1977) ha visto solo un vec-
chio es. della Liébana, proveniente dalla coll. già Hoffmann (ora coll. Nicolas).
Gli es. da me visti portano l’indicazione: Picos de Europa: La Liébana (leg. Kri-
cheldorf, 2 es.); Andara (leg. Daniel, 4 es.).
ssp. consobrinus K. Dan.
Occupa un areale non troppo esteso nelle Alpi Orobie e Prealpi Lombarde
e Venete, dal Lago di Como all’Altopiano di Asiago. Questo territorio è tuttavia
diviso in due aree minori dal L. di Garda e dalla dorsale M. Baldo - Bondone -
Paganella, dove finora è stato trovato esclusivamente A. montanus. Gli es. tipici
provengono dal Gruppo del Pasubio (Col Santo) e dai Lessini (Cima Posta). Inol-
tre vi è una popolazione isolata nelle Alpi Apuane (Toscana).
Prealpi Venete - Altop. di Asiago: Cima Dodici (t. Franz 1938). M.
Pasubio! (leg. Breit, leg. Bari); Col Santo! (5 es. leg. Daniel, coll. Frey). M. Les-
APHODIUS (AGOLIUS) ITALIANI 67
sini: Cima Posta! (M.); Cima Carega! (M.V.); Passo di Pelagatta m 1800! (leg.
Mariani); id., Rif. Scalorbi! (M.V.). |
Prealpi Lombarde e Alpi Orobie - (Sett. Bresciano) Bocch. di
Gàvero m 1900! (leg. Boldori); P.so Croce Domini! (M.V.). - (Settore Bergama-
sco) Passo Campelli m 1900! (leg. Rosa; già citato anche in DANIEL 1906) - (Val-
sassina) Piani di Artavaggio m 1900! (leg. Mariani, Pierotti, Pittino); Cima di
Piazzo! (leg. Focarile); Grigna settentr.! (leg. Barajon, leg. Mariani). - (Val Brem-
bana) Passo di S. Simone m 2000! (leg. Mariani).
Alpi Apuane - Pania della Croce! (leg. Mancini); Monte Sagro! (leg.
Solari).
ssp. samniticus J. Dan.
E° la sottospecie appenninica, presente probabilmente in tutti i gruppi mon-
tuosi elevati dai Sibillini al Pollino. La località tipica è il Gran Sasso.
Appennino Centrale - M. Sibillini: M. Monaco! (leg. Barajon);
M. Vettore! (leg. Falzoni); Valle L. Pilato m 1700! (leg. Vigna); Pizzo Borghese!
(M.V.). - M. della Laga: Cima di Lepre m 2450! (leg. Vigna); P.zo di Sevo
m 2200! (M.V.); M. Gorzano m 2400! (leg. Osella). - M. Terminillo m 1800-2000!
(leg. Mariani, leg. Focarile e M.V.). - Gran Sasso: Gran Sasso m 2200! (leg.
Schatzmayr, leg. Magistretti); Campo Imperatore m 2100! (leg. Mariani); Pietra-
camela! (leg. Barajon); M. Cristo m 1800!; Val Maone! (M.V.). - M. Sirente!
(leg. Magistretti, leg. Osella); id., m 1800-2000: (leg. Mariani). - M. Velino! (leg.
Magistretti); M. Velino, Colle dell'Orso m 1800! (leg. Vigna). - Maiella (leg.
Tirelli, t. Luicronr 1920) - M. Simbruini-Ernici: Campo Catino m 1800 (les.
Franzini); M. Viglio (t. LuiGronr 1920); Camerata Nuova (in coll. Baudi, t.
Luicıoni 1920). - Parco Naz. d’Abruzzo: M. di Valle Caprara! (leg. Moltoni);
M. Greco m 2000! (leg. Osella); M. Marsicano m 2000! (leg. Osella); Meta
Nevaio Biscurri m 1900! (leg. Vigna); M. Meta (t. Focarile); M. Tranquillo,
Campomizzo (t. LUIGIONI 1933); Colle Pericoli (t. FRANZ 1938); Vallone dello
Schiappito, Lago Vivo (t. PAPINI 1964).
Appennino Meridionale - Matese: M. Miletto m 1900! (leg. Foca-
rile); id., m 2000! (leg. Osella); M. Mutria! (M.V.). - M. Cervialto! (M.V.). -
Massiccio del Pollino: M. Pollino! (leg. Focarile); Piano Ruggio! (leg. Moltoni);
Serra del Prete! (leg. Ruffo).
Aphodius (Agolius) heydeni Harold, 1871
Do’ qui un cenno anche di questa specie citata come ibero-pirenaica, per la
quale sarebbe interessante conoscere meglio la precisa distribuzione.
A. heydeni Har., che ha un aspetto generale molto simile agli altri Agolius,
è molto ben distinto dalla conformazione dello sperone terminale delle tibie ante-
riori. Esso è robusto, regolarmente curvo, e soprattutto caratterizzato dal fatto di
essere inserito all’estremità della tibia quasi ad angolo retto, così che si dirige
all’ingiù e non in avanti come nelle altre specie; tanto che torna difficile fare il
consueto riferimento agli articoli tarsali per definirne la lunghezza (fig. 30). Mal-
grado questo carattere del tutto peculiare (e sempre citato anche dai primi Autori)
questa specie è stata spesse volte confusa con schlumbergeri Seidl.: i dati e le fi-
68 G. MARIANI
gure che si possono trovare nei lavori degli Autori francesi sono molto incompleti
e soprattutto contraddittori (”).
L’edeago è ancora più semplice di quello degli Agolius del gruppo schlumber-
geri: i parameri sono pressoché diritti, allungati, terminanti con una breve punta
piatta (tigg. 18-19).
Geonemia
La specie è stata descritta delle Asturie (Picos de Europa). Nella coll. Frey
vi sono 4 es. etichettati « Hi-Pajares, 21-6-12, J. Daniel». Questa località, col
nome di « Puerto de Pajares (Asturie) » è citata anche da BARAUD (1977), che poi
segnala anche la Serra da Estréla in Portogallo (t. J.-L. NicoLas). Quest’ultima
località, molto interessante, è un gruppo montuoso alto 1991 m, molto isolato, che
rappresenta il punto più occidentale nella distribuzione degli Agolius. Nelle collez.
del Mus. di Ginevra vi è l’es. etichettato « S.M. d’Arbas » che era stato visto da
FRANZ (1938).
A. heydeni è indicato anche per i Pirenei, e vi sono varie citazioni: Cirque
de Troumouse e Pic de Midi (HOFFMANN & PAULIAN 1939); Cirque de Gavarnie
e Lac Bleu (m 2000) sopra Bagnères-de-Bigorre (TIBERGHIEN 1968, 1969). BARAUD
(1977) esprime il dubbio, forse a ragione, che questi dati debbano riferirsi a
schlumbergeri.
Aphodius (Agolius) montanus Erichson, 1848
Descritto da ERICHSON (1848) su esemplari del M. Baldo. La femmina fu
descritta da REITTER (1897) col nome deubeli, su esemplari provenienti dalla
Transilvania. Questa sinonimia fu messa in chiaro da DANIEL (1902).
Morfologia
La specie è distintissima fra le altre per la conformazione dell’edeago; ma
è anche ben identificabile dai caratteri morfologici esterni.
& & - Es. esaminati: 165.
Statura: media mm 4,6 (fra 4,1 e 4,9). Il colore varia dal bruno chiaro al
bruno scuro, quasi nero. Clipeo regolarmente arrotondato; protorace con punteg-
giatura fitta, subeguale. Esso negli esemplari delle Alpi occidentali (Galibier e M.
Tabor) mostra due lievi depressioni ai lati, al di sopra degli angoli posteriori.
Queste leggere infossature sono assai più indistinte, o più variabili, negli esemplari
del M. Baldo e in quelli balcanici. Strie elitrali sottili, con punti piccoli ma eviden-
ti, che talvolta ne intaccano leggermente l’orlo; interstrie piane, con punteggia-
tura fine e molto fitta, e una zigrinatura di fondo più o meno marcata, secondo
la quale perciò le elitre hanno una apparenza più lucida o più opaca. Sperone
terminale delle tibie anteriori di media grandezza, appuntito ma non aguzzo, curvo
regolarmente verso il basso, lungo fino all’estremità, e oltre, del 2° articolo tarsale
(ma va notato che i tarsomeri sono piuttosto corti (fig. 34). Carena del lato infe-
riore delle stesse tibie tutta debolmente dentellata. Edeago molto caratteristico, con
('*) Valgano per tutte le due figure della tibia che si trovano in HOFFMANN & PAULIAN
(1225 e HoFFMANN (1954). Nel recente lavoro di BARAUD (1977) la specie è esattamente carat-
terizzata.
APHODIUS (AGOLIUS) ITALIANI 69
mm 0.5
42
50
Figg. 38-50: Edeagi di Aphodius subgen. Agolius, in visione dorsale e laterale destra. Figg. 38
e 39: A. limbolarius ssp. danielorum (A. Orobie: Passo di S. Simone). Figg. 40 e 41: A. mon-
tanus (Prealpi Venete: M. Baldo). Figg. 42 e 43: A. amblyodon (Alpi Cozie: V. Stura De-
monte, C. del Vallonetto). Figg. 44 e 45: A. pollicatus (Prealpi Venete: M. Cavallo). Figg. 46
e 47: A. haroldi (Turkestan: Ketmen - Tjube). Figg. 48, 49 e 50: Aph. abchasicus (Caucaso:
Kobi) (sono indicati con due frecce i punti di vista rispettivamente delle figg. 48 e 50).
70 G. MARIANI
parameri brevi in forma di spatole ricurve prima verso l’alto e poi all’ingiù, por-
tanti inferiormente delle fomazioni appuntite fortemente chitinizzate (figg. 40-41).
O. © - Es. esaminati: 18.
Statura: media mm 4,6 (fra 4,0 e 4,9). Si distinguono bene dai maschi per
il corpo di forma più globosa, sensibilmente allargato nella parte posteriore, di
colore da bruno chiaro a gialliccio. Clipeo arrotondato, con orlo largamente rialzato;
vi è una traccia di sutura frontale. Punteggiatura del pronoto talvolta un po’ irre-
solare; sono presenti le due leggere infossature laterali, con la stessa variabilità
che nei maschi. Le strie delle elitre sono più marcate (sempre però molto sottili),
coi punti ben visibili; le interstrie sono distintamente convesse, con punteggia-
tura fine e fitta, ma senza o quasi zigrinatura di fondo, così che le elitre sono lucide.
Lo sperone terminale delle protibie è leggermente più piccolo di quello del ma-
schio, la spina terminale inferiore delle tibie mediane è più lunga e aguzza. Ali svi-
luppate e funzionali.
Geonemia
A. montanus è particolarmente interessante dal punto di vista biogeografico,
perché ha una distribuzione molto frammentaria su un’area assai ampia, che va dai
Pirenei alla Balcania, o addirittura fino al Caucaso (dove la sua presenza andrebbe
però confermata). Malgrado questa larga e discontinua distribuzione non mostra
tendenza alla formazione di razze geografiche. Riporto qui un elenco completo
delle località citate dagli Autori o delle quali ho visto esemplari, con i necessari
commenti (fig. 51).
Caucaso: citato in ScHMIDT (1922). Non ho trovato l’origine di questa
indicazione, che IABLOKOFF-KHNZORIAN (1968:182) ritiene debba essere meglio
verificata.
Transilvania: Schulergebirge (leg. Deubel); Schuler (leg. Ganglbauer:
DANIEL 1902, FRANZ 1938). Già descritto come deubeli da REITTER (1897). PANIN
(1957: 140) cita i M. Postavaru (t. Deubel): non ho potuto verificare se si tratta
dello stesso gruppo montuoso.
Bulgaria: M. Rodope (leg. Apfelbeck, t. DANIEL 1906).
Iugoslavia Croazia: M. Velebit: Vaganski Vrh!; Sv. Brdo! (M.M.);
Dozi Stan! (Coll. Frey). Risnjak (t. DePoLI, in Migsic 1953). - Bosnia Erzegovina:
Bielasnica pl.!; Trescavica pl.!; Radusa pl.!; Volujak!; Vran pl! (tutti in coll.
Frey). Inoltre Mixsic (1953) cita: Hrbljina; Krug pl.; Mali Vran; Jahorina;
Zelengora; Maglic; Plasa pl.; Prenj; Baba pl. - Serbia: Kopaonik (FRANZ 1938). -
Macedonia: Sar pl.: Ljuboten; Golesnica pl. (Migsic 1953).
Albania: Rikavac; Gjalica Liums (= Mal’i Gialices); Pashtrik (FRANZ
1938); Merdita (= Mirdizia): Munela (Mixsic 1953).
Veneto e Trentino: Alpi Dolomitiche: M. Talvena; Paganella
(FRANZ 1938). M. Civetta: lago Coldai m 2200! (leg. Bonometto). Sass Pordoi
(leg. Pierotti). Croda del Becco: Rif. Sennes m 2150! (leg. Pierotti, leg. Mariani).
- Prealpi Venete: M. Bondone! (M.M.). M. Baldo (è la loc. classica): Altissimo
(leg. Holdhaus, leg. Breit, leg. Wingelmüller, leg. Mandl, leg. Frey: M.M. e
coll. Frey); M. Baldo: La Colma (m 1700-1800: leg. Pierotti, Pittino, Mariani).
Cima Dodici (Franz 1938). M. Lessini (Cima Carega): Rif. Scalorbi al Passo di
Pelagatta m 1900! Col Santo! (coll. Frey). M. Pasubio (DANIEL 1902).
APHODIUS (AGOLIUS) ITALIANI 71
Km 1000
Fig. 51: Geonemia di Aphodius (Agolius) montanus.
Alpi Occidentali: Piemonte: M. Tabor (alta Valle Stretta), m 2200-
2400! (leg. Mariani e Focarile). Il M. Tabor era già stato citato da DANIEL (1902),
indicandolo erroneamente nella regione del Moncenisio. Per questa località mi
risulta presente solo amblyodon - Francia: ST.-CLAIRE-DEVILLE (1935) indica trop-
po genericamente « Alpes, de la Tourette au Mt. Viso (Daniel) » (”). NICOLAS
(1963) cita il « Brianconnais, région du Lautaret ». Col du Galibier (vers. savoiardo
a m 2250)! (leg. Mariani). - Haute Savoie: Tournette (det. Hoffmann): questa
citazione, che è in HouLBERTH & BARTHE (1937), non è ritenuta molto attendibile
da FRANZ (1938). Penso invece che possa essere esatta, data la presenza della
specie anche nel Giura Francese. - Delfinato: Massif de l’Obiou, Vallée de la
Jarjatte, vers. Ovest, m 2200 (leg. Focarile 1 es.).
Giura Francese: Col de la Faucille (Ain) (leg. J. David tes. &,
det. J. Baraud: t. NıcoLas 1963).
Pirenei: Aude: Corbières de l’Aude: Mazuby, un & (Gavoy). La cita-
zione è in ST.-CLAIRE-DEVILLE (1935). Penso però che questa località (si tratta
di colline di modesta altezza e di clima mediterraneo) debba essere confermata. -
Hautes Pyrénées: Cirque de Gavarnie (leg. Tempére, t. HOFFMANN 1938). Cirque de
Troumouse m 1700 (TIBERGHIEN 1968). Port de Venasque! (1 es. in coll. Della-
(7) L’attribuzione a DANIEL è errata, come già rilevato da Franz (1938 : 199). Molte
indicazioni (spesso generiche) degli Autori francesi relative a questa regione delle Alpi sono da
rivedere. NicoLas (1971: 157) ha potuto constatare che gli es. ritenuti montanus raccolti a
Le Boréon, località citata anche nella Faune de France (PAULIAN 1959), erano mixtus.
12 G. MARIANI
casa). - Andorra: Pic de Casamanya! (leg. Breit, 2 es. in coll. Frey). - Vers. spa-
gnolo: Lérida e Huesca (BAGUENA CORELLA 1967).
Se si esclude la località delle Corbières, la specie sembra perciò limitata al
settore centrale della catena pirenaica.
Aphodius (Agolius) pollicatus Erichson, 1848
Descritto da EricHson (1848) su esemplari della « Carniola» e « Illiria ».
La località tipica dovrebbe perciò essere nelle Caravanche.
Morfologia
E’ specie facilmente distinguibile per il grande sperone terminale delle tibie
anteriori del maschio.
Her samnan 3-49 e 22.99
& & - Statura: media mm 5, ma alquanto variabile (3,9 - 6,3). Corpo piut-
tosto globoso, di colore da giallo rossiccio a bruno, abbastanza uniforme. Clipeo
arrotondato, con una infossatura anteriormente; protorace con punteggiatura me-
diocre, non uniforme. Elitre con strie profonde, con grossi punti che intaccano gli
orli delle interstrie; queste sono leggermente convesse, con rada punteggiatura
ben visibile e leggera zigrinatura. Il carattere più vistoso è dato dallo sperone
terminale delle protibie, molto grosso e robusto, superante nettamente l’estremità
del 2° articolo tarsale, curvo all’infuori con caratteristica forma un po’ sinuosa,
arrotondato all’estremità (fig. 32). Carena del lato inferiore delle tibie anteriori
debolmente dentellata.
Edeago abbastanza grosso, i parameri (visti di lato) terminano a punta con
una leggera curva verso il basso, e con una formazione laminate di aspetto mem-
branoso all’estremità (figg. 44-45).
© © - La femmina non è molto diversa dal maschio: ha corpo di forma un
po’ più globosa, elitre a lati più arrotondati, meno paralleli, protorace più ri-
stretto anteriormente. Dimensioni all’incirca uguali. Colore più uniforme e al-
quanto più chiaro (giallastro). Elitre con interstrie un po’ più convesse. Lo sperone
terminale delle tibie anteriori è più piccolo, più snello e acuto di quello del ma-
schio, ma sempre piuttosto robusto, alquanto curvo verso l’esterno e verso il
basso, lungo fino a metà e oltre il 2° tarsomero (fig. 33). Spina terminale infe-
riore delle tibie mediane aguzza.
Geonemia
Conosciuto dapprima solo delle Caravanche, A. pollicatus risulta presente
in un’area alquanto più vasta, che arriva alle Alpi Giulie e alle Prealpi Venete
fino al Cansiglio.
Caravanche: Obir! (leg. Breit, leg. Frey: molti es. in coll. Frey);
Hochobir m 2100! (coll. Frey e M.M.); Ferlacher Horn! 25-V-41 (coll. Frey).
Petzen; Stou (t. DANIEL 1902, Franz 1938). Hochstuhl; Kochna (t. Horıon 1958).
Alpi Giulie: Komna (pr. Bohinj) (t. Mixsic 1957). Karnica-Südhänge
m 2000! (coll. Frey). M. Matajur, vetta m 1643! VI-22 e VII-24 (leg. Schatzmayr:
16 es. in M.M.). M. Nero m 2245! (ora Krn: 2 es. in M.M.).
Prealpi Venete: M. Cavallo! (VII-24 leg. Schatzmayr, VIII-50 leg.
Focarile: parecchi es. in varie coll.); Pian Cavallo! VII-54 (coll. Dellacasa). Cansi-
APHODIUS (AGOLIUS) ITALIANI 73
glio: Casera Palantina! VII-24 (8 es. in M.M.), VII-56 (leg. Bucciarelli); Val Sclara!
VII-65 (leg. Bucciarelli); M. La Forcella m 1800! VII-54 (leg. Bucciarelli); M.
Pizzoc, vetta m 1565! 21-VII-74 (leg. Pierotti). M. Raut (t. FRANZ 1938).
Queste località sono segnate nella cartina di fig. 66. Ho indicato anche le
date perché va osservato che la maggior parte degli es. sono stati trovati in luglio
(qualcuno anche in agosto), sempre sotto sassi. E’ da confermare se ciò può essere
indizio di un comportamento particolare, o se dipende solo da scarsità di ricerche
in epoca più precoce.
Aphodius (Agolius) amblyodon K. Daniel, 1900
Descritto da Karl DANIEL in « Societas entomologica » (1900:139) con una
breve diagnosi differenziale. Successivamente il fratello Josef DANIEL (1900:85)
ne dà una descrizione dettagliata. La località classica è il « M. Cenisio ».
Morfologia
A. amblyodon è specie ben distinguibile dagli altri Agolius per il grande spe-
rone terminale delle protibie del maschio, secondo in grossezza solo a quello del
pollicatus. E° anche molto ben distinto per la forma dell’edeago.
6 6 - Statura media mm 4,1 (3,4-4,9). Colore bruno scuro, talvolta quasi
nero, con elitre un po’ più chiare del capo e protorace. Clipeo arrotondato con
orlo ben marcato; punteggiatura del capo piuttosto grossa e fitta. Anche il proto-
race con punteggiatura abbastanza fitta, composta di punti medi e grossi. Elitre
con strie nette, i cul punti intaccano un po’ l’orlo; le interstrie sono piane o quasi,
con punteggiatura doppia molto rada. Sperone terminale delle tibie anteriori gros-
so e lungo, raggiungente l’estremità del 2° articolo tarsale, o anche di più, regolar-
mente ricurvo verso il basso, con punta ottusa (vista dal disopra) (fig. 22). La
carena del lato inferiore è distintamente dentellata, spesso con uno o due grossi
denti nel mezzo. Edeago piuttosto grosso, con i parameri - visti di profilo - termi-
nanti in punta con un’ampia curva (figg. 42-43).
Il maschio è regolarmente alato e normale volatore (fig. 63).
@ 2 - Femmina molto diversa dal maschio. Statura media mm. 4,5 (4,1-4,9).
Corpo di forma più ovale, colore bruno giallastro, uniforme. Capo con punteggia-
tura grossa su tutta la superficie, in avanti più disordinata. Clipeo non così rego-
larmente arrotondato come nel maschio, ma leggermente sinuato anteriormente,
con un sottile orlo rialzato; sutura frontale abbastanza visibile. Protorace con
punteggiatura un po’ più grossa del capo, abbastanza uniforme. Elitre con strie
profonde, molto marcate, con grossi punti che intaccano sensibilmente gli orli;
interstrie convesse, molto lucide, con pochi piccoli punti sparsi. Sperone terminale
delle tibie anteriori abbastanza grande, giungente circa ai 2/3 del 2° articolo tar-
sale, regolarmente assottigliato verso l’apice che però non è acuto, un po’ curvo
in basso (fig. 23).
La femmina è brachittera, con ali lunghe circa 2/3 delle elitre (fig. 64).
Geonemia
J. DANIEL (1902) dice che questa specie è diffusa in tutte le Alpi occidentali,
dal M. Rosa alle Alpi Marittime settentrionali: e gli Autori successivi hanno sem-
pre riportato questa affermazione. Ma essa va precisata e corretta: amblyodon è
bensì proprio delle Alpi occidentali, ma limitatamente al versante italiano, ed anche
in questo solo nel settore delle Alpi Graie e Cozie, ossia dalla displuviale delle
74 G. MARIANI
Graie settentrionali alla Valle della Stura di Demonte (versante settentrionale) (").
Sulla cartina di fig. 52 ho segnato tutte le località da me accertate, anche quelle
(sicure) ricavate dalla letteratura (v. anche fig. 66).
La specie sembra mancare del tutto, o quasi, nel versante francese. Dico ” qua-
i” perché essa è citata dagli Autori francesi, ma solo per il valico del Monceni-
sio (politicamente francese), e per qualche località non ben definita dell’alta valle
del Guil (versante francese del M. Viso). Nel Catalogo di ST. CLAIRE - DEVILLE
(1935) vi sono le indicazioni generiche « Abriès », che è un villaggio a quota 1500,
e «M. Viso »: ma quest’ultimo, come è noto, è tutto in territorio italiano (”). Vi
è tuttavia anche una località in territorio francese: il Col de la Vanoise, nel Mas-
siccio omonimo, citato da CARRET (1905) e sempre riportato dagli Autori fran-
cesi. Ritengo che questa località, che resterebbe isolata, sia da confermare.
Alpi Graie - Cima Bonze, vers. sud, m 2300! (leg. Mariani). - Val Soa-
na: (Piamprato) Grangia Becco Grande m 2200! (leg. Mariani, molti es.); (Pont
Canavese) Punta Quinséina m 1900! (leg. Mariani). - Val Locana: (Ribordone)
M: Colombo m 2400 (1. 9, t. Focarile). - Valli di Lanzo: (Val d’Ala) Rif. Ga-
staldi (t. Focarile); Balme! (leg. Solari); (Val di Viù) zona del Rocciamelone
m 2100! (leg. Mariani).
Alpi Cozie - Valle di Susa: Colle del Moncenisio! (leg. Planet, leg. So-
lari, leg. Nicolas); Colle del Piccolo Moncenisio m 2100! (leg. Mariani, molti
es.). - Val Chisone: Colle delle Finestre m 2200! (leg. Bari, leg. Bucciarelli);
Colle Albergian m 2400! (leg. Focarile); Sestrières, M. Banchetta! (leg. Schatz-
mayr). - Val Germanasca, Altop. dei 13 Laghi m 2500! (leg. Mariani). - Val Pel-
lice: Col Barant m 2300! (leg. Focarile). - Zona del M. Viso: sopra al Piano del
Re m 2400! (leg. Mariani, molti es.); Colle d. Traversette m 2800! (leg. Planet);
Lago Fiorenza m 2300! (leg. Focarile); V. Vallanta m 2200! (leg. Barajon). - Val
Maira (senz’altra indicazione, t. DANIEL 1902). - Valle della Stura di Demonte:
(Vallone dell’Arma) Colle del Mulo m 2400! (leg. Mariani, leg. Rosa); Colle del
Vallonetto m 2400! (leg. Mariani, molti es.). Ripetute ricerche non mi hanno mai
fatto trovare amblyodon sul versante destro (meridionale) di questa valle.
Le specie che seguono furono riunite da W. KosHANTSCcHIKov (1912 : 517)
in un sottogenere a sé: Neagolius, caratterizzato dalla spina terminale inferiore
della tibia RE del maschio aguzza e non tronca o con l’estremità piegata ad
angolo retto (°°). Questa divisione, adottata da ScHMIDT (1913, 1922) e da vari
altri Autori ia fu riconosciuta di FRANZ (1938), né più recentemente da BALTHA-
sAR (1964), che considera non accettabile basare un sottogenere su un carattere
sessuale secondario. Effettivamente non è opportuno scindere per un carattere di
pocc conto un sottogenere naturale ed omogeneo come Agolius; bisogna tuttavia
riconoscere che le specie già comprese nel sottogenere Neagolius, e cioè praecox,
(®) DANIEL (l. c.) indica la Val Maira come facente parte delle Alpi Marittime il che
è un errore.
(°) HouLBerTt & BARTHE (1937) citano il « Col de la Traversette, près Abriès (v. Pla-
net)». Ho nella mia collezione gli es. raccolti da Planei in questa località: essi portano un
cartellino che dice «en nombre sur la neige, versant italien », e la quota 2800 (il colle è a
m 2950).
(*) Nel sottogenere Neagolius W. KoSHANTSCHIKOV (I. c.) aveva compreso anche A. falci-
spinis W. Kosh., specie del Tibet nord-orientaie. A. ScHMIDT (1922) vi aveva aggiunto A. sharpi
Har., che appartiene invece al sottogen. Amidorus.
APHODIUS (AGOLIUS) ITALIANI
LR | G. Mariani del.
Fig. 52: Distribuzione nelle Alpi Occidentali di Aphodius (Agolius) amblyodon (tondi neri),
A. (Agolius) liguricus (stelle) e A. (Agolius) montanus (cerchi). Il punto interrogativo segna
il Col de la Vanoise, località di A. amblyodon da confermare. Sono punteggiate le aree ad alti-
tudine superiore ai 1000 m. E’ segnata la linea di cresta spartiacque.
13
76 G. MARIANI
penninus (già considerato sottospecie di praecox), montivagus e liguricus formano
un gruppo (potrebbe essere chiamato ” gruppo praecox ”) di specie estremamente
vicine, sia come caratteri esterni che per la morfologia dell’edeago.
I caratteri che distinguono questo gruppo dagli altri Agolius sono:
sperone terminale delle tibie anteriori arrivante quasi all’estremità del 2° articolo
tarsale, un po’ curvo, regolarmente assottigliato e terminante in punta abba-
stanza acuta: uguale nelle quattro specie e uguale nei due sessi;
spina terminale inferiore delle tibie mediane del maschio lunga circa 2/3 della
superiore, terminante regolarmente in punta, non tronca né con l’estremitä
piegata ad angolo retto;
edeago assai piccolo, con parametri abbastanza semplici, con l'estremità piegata
in giù ad angolo quasi retto (solo nel liguricus l'estremità termina con una
curva regolare;
dimorfismo sessuale accentuato: femmine assai diverse dai maschi, brachittere, di
colore giallo.
Le specie italiane sono solo due, ma tratto anche le altre sia per la grande
affinità, sia per la loro interessante distribuzione nelle Alpi.
Aphodius (Agolius) praecox Erichson, 1848
A. praecox fu descritto da ERICHSON (1848); la loc. classica è « Alpi della
Stiria ». Molto più tardi DANIEL (1902) riuniva sotto questo nome anche A. pici-
manus, pure descritto da ERICHSON nello stesso lavoro perché, avendo esaminato
il tipo e gli altri esemplari conservati nelle collezioni del Museo zoologico di Ber-
lino, aveva riscontrato che si trattava dei due sessi della medesima specie. Egli
mantenne il nome praecox (che era quello della femmina) perché la descrizione
di questa precede quella del picimanus.
Morfologia
Esemplari esaminati: 91 dd e 23 22.
4 4 - Statura: media mm 4,1 (3,6 - 4,4).
Clipeo e pronoto bruno-neri, talvolta con l’orlo e rispettivamente gli angoli
anteriori debolmente rossicci. Elitre bruno-rossicce con macchie più scure nebulose
allungate, oblique verso la sutura. Le macchie possono essere estese a quasi tutta
l’elitra, o essere molto ridotte.
Clipeo con punteggiatura media estesa fino all’orlo senza assumere aspetto
di rugosità: non vi è una doccia lungo l’orlo, o è appena accennata. Le strie eli-
trali sono sottili con punti piccoli che ne intaccano appena l’orlo, le interstrie
quasi piane con pochi punti minutissimi. Carena del lato inferiore delle tibie an-
teriori leggermente denticolata, con un dente più sporgente al termine del terzo
basale: ma in molti esemplari questa dentellatura è a malapena visibile. Tarsi delle
zampe medie e posteriori con il primo articolo snello, allungato, così che la spina
terminale superiore è più corta di esso, o al massimo uguale. Questo carattere di-
stingue bene il praecox dalle altre tre specie del gruppo. Edeago con l’estremità
piegata in giù dei parameri, vista di fronte, di forma corta e tozza, ben differente
dalle altre specie (figg. 58 - 59).
APHODIUS (AGOLIUS) ITALIANI 77
mm 0.5
62
60
Figg. 53-62: Edeagi di Aphodius subgen. Agolius del « gruppo praecox ». Sono rappresentati
i parameri in visione laterale destra e l’estremitä degli stessi vista dal davanti. Queste figure
sono alquanto più ingrandite di quelle delle precedenti tre Tavole. Figg. 53, 54 e 55: A. ligu-
ricus (Alpi Liguri: Mongioie) (in Fig. 53 anche la visione dorsale dell’edeago). Figg. 56 e 57:
A. penninus (Monti Biellesi: Lago Mucrone). Figg. 58 e 59: A. praecox (Austria: Koralpe).
Lie. 60, 61 e 62: A. montivagus (Prealpi Austriache: Dürrenstein) (estremitä dei parameri
it. due es.)
Q 9 - Le femmine differiscono sostanzialmente dal maschio per la forma
del corpo, nettamente ovale anziché più o meno parallela, e per il colore, gialla-
stro o rossiccio uniforme, talvolta con una vaga macchia discale più scura sulle
elitre. Parte inferiore gialla o rossiccia. Anche il clipeo è meno regolarmente ar-
rotondato, ha una leggera sinuosità anteriormente. Sutura frontale abbastanza vi-
sibile. Le interstrie elitrali sono più o meno convesse. I caratteri delle spine ter-
minali delle tibie sono come nel maschio, così pure la statura. La carena del lato
inferiore delle tibie anteriori è quasi inesistente. Ali fortemente accorciate e ridot-
te lunghe al più come le elitre.
Geonemia
A. praecox occupa un’area relativamente non molto estesa delle Alpi austria-
che della Stiria e della Carinzia orientale: Bassi Tauri, Zirbitkogel e Saualpe, Glei-
nalpe, Koralpe. A Nord non oltrepassa la valle del fiume Enns, al di là del quale
vi è l’area abitata da montivagus (figg. 66).
78 G. MARIANI
Aphodius (Agolius) montivagus Erichson, 1848
Morfologia
Strettamente affine per i caratteri esterni alle altre specie del gruppo, si di-
stingue un po’ per le dimensioni più grandi e per lo scutello maggiormente pun-
teggiato. Anche lo sperone delle tibie anteriori e le spine terminali delle zampe
mediane sono più robusti e meno appuntiti.
Esemplari esaminati: 33 dd e 4 22.
46 & - Statura: media mm 5,1 (4,3 - 6,1). Capo e protorace di colore bruno
più o meno scuro, elitre da rossicce a bruno-nere. Clipeo arrotondato, con larga
doccia lungo l’orlo, spesso con una piccola sinuosità anteriore. Pronoto con pun-
teggiatura abbastanza fitta, media, subuguale. Scutello punteggiato nei 2/3 basali,
o anche completamente. Elitre con strie ben marcate, con punti fitti che talvolta
ne intaccano un po’ l’orlo; interstrie piane o leggermente convesse, con punteg-
giatura più o meno rada; in alcuni esemplari il fondo è distintamente zigrinato.
Lo sperone terminale delle tibie anteriori arriva almeno ai 2/3 del 2° art. tarsale,
e termina con punta un po’ ottusa. Spine terminali superiori delle zampe medie
e posteriori grosse e robuste, più lunghe del 1° art. tarsale. Carena del lato infe-
riore delle tibie anteriori debolmente denticolata, talvolta anche liscia.
Edeago simile nella struttura a quello di praecox e penninus, un po’ più al-
lungato e snello nel suo insieme; l’estremità anteriore piegata in giù, vista di
fronte, è anch’essa più stretta e allungata (figg. 60, 61, 62).
© © - Statura uguale ai maschi (mm 5), corpo un po’ allargato posterior-
mente, colore giallo o giallo-rossiccio uniforme. Clipeo non così regolarmente ar-
rotondato, ma con guance sporgenti e l’orlo un po’ intaccato alla sutura genale;
sutura frontale ben visibile. Lo sperone terminale delle tibie anteriori è uguale a
quello del maschio, le spine terminali delle tibie medie e posteriori sono invece
più sottili.
Geonemia
Località classica: « Alpi della Stiria ».
Abita le Prealpi calcaree della Alta e Bassa Austria, del Salisburghese e della
Stiria settentrionale, rimanendo a Nord del territorio del praecox. E’ segnalato
anche (Horıon 1958) di alcune montagne delle Prealpi Bavaresi (Mangfallgebirge)
(fig. 66).
J. DANIEL (1902) descrive anche una « var. cenisius », su tre esemplari pro-
venienti dal Moncenisio, differente dalla forma nominale per il colore rossiccio
chiaro, la punteggiatura del protorace più grossa ed ineguale, lo scutello liscio e
la carena al lato inferiore delle tibie anteriori debolmente dentata. Tuttavia FRANZ
(1938), dopo un esame dei tipi, la considera una forma senza alcun valore, perché
basata su caratteri variabili che si ritrovano anche negli esemplari austriaci. Egli
inoltre ritiene che anche la località « M. Cenisio » debba essere confermata, per-
ché il raccoglitore (Strasser) è noto per vari sbagli di località.
Questa « var. cenisius » è citata, seguendo DANIEL, dai nostri Autori (LUIGIONI
1929; PoRTA 1932). PAULIAN, negli Scarabeidi della Faune de France, le cui date
di pubblicazione (1941 e 1959) sono posteriori al lavoro di FRANZ, mette il ceni-
sins come sottospecie di montivagus, riferendosi a quanto sembra non ai vecchi
dati di DANIEL, ma a esemplari (@ e 9) provenienti dalla collezione Bonnaire.
APHODIUS (AGOLIUS) ITALIANI 79
Sembrerebbe questa la conferma che chiedeva Franz. Personalmente non ho vi-
sto esemplari attribuibili al cenisius, né ho conoscenza di catture che siano avve-
nute in questa zona, molto battuta specialmente dai francesi; e date le difficoltà
di determinazione che vi sono particolarmente per questo gruppo di Afodi, e i
molti errori che si vedono nelle varie collezioni, ritengo necessario un più appro-
fondito esame della questione per poter dare un parere definitivo.
Aphodius (Agolius) penninus J. Daniel, 1902
(A. praecox var. penninus J. Dan.)
J. DANIEL (1902) descrisse A. penninus come ” varietà” di praecox, e tale
esso fu considerato anche dagli Autori successivi. FRANZ (1938) lo separò come
specie valida. BALTHASAR (1964) lo torna a riunire a praecox.
Morfologia
Un esame dei vari caratteri, esterni ed edeagici, che possono servire a di-
stinguere le varie specie del gruppo praecox fra di loro conferma che A. penninus
è senz’altro una buona specie: come giustamente aveva osservato FRANZ esso dif-
ferisce dalle altre del gruppo per caratteri che hanno lo stesso valore di quelli
che distinguono queste specie fra di loro.
dd - Statura: media mm 4,3 (3,7 - 4,8).
Clipeo e pronoto bruno-scuri, quasi neri, quest’ultimo frequentemente con
gli angoli anteriori rossicci. Elitre con colorazione simile a quella del praecox,
però molto spesso le macchie delle elitre confluiscono in una grande macchia di-
scale che di solito lascia nel suo centro un tratto della 5° interstria non iscurito.
L’angolo omerale è sempre più chiaro. Vi sono esemplari quasi completamente neri.
Clipeo arrotondato; in avanti attorno all’orlo vi è una doccia, e qui la pun-
teggiatura diventa fortemente rugosa. Pronoto con punteggiatura più grossa che
in praecox, spesso molto più grossa, abbastanza uniforme. Anche le strie elitrali
portano dei punti più grossi, che danno loro maggiormente aspetto di rosario.
Le interstrie sono in media assai più marcatamente punteggiate che in praecox.
Lo sperone terminale delle protibie è quello delle altre specie del gruppo; la
spina terminale superiore delle tibie medie e posteriori è più lunga del 1° art.
tarsale, arriva a metà del 2° (figg. 24 e 25). La carena inferiore delle tibie ante-
riori è formata come in praecox, in media un po’ meno marcata.
Edeago con l’estremità piegata dei parametri, vista di fronte, leggermente al-
lungata, a contorno subovale. Questo carattere lo differenzia nettamente dall’edea-
go di praecox, lo avvicina assai di più a quello di montivagus (figg. 56 - 57).
Q © - Esemplari esaminati: 11.
La femmina del penninus è stata descritta da J. DANIEL (1902) su due soli
es. raccolti dal fratello. Gli altri Autori (Ap. ScHMIDT 1922, BALTHASAR 1946)
riportano brevemente la descrizione di DANIEL. FRANZ (1938) non ne parla, non
avendone viste. DANIEL afferma che questa femmina è molto differente da quella
di praecox, assomiglia quasi completamente al maschio, ed è normalmente alata.
Tutto ciò non corrisponde al vero. Ne dò qui una descrizione un po’ dettagliata,
basata sugli 11 es. visti.
Statura: media mm 4,1 (3,5 - 4,9).
Corpo non propriamente globoso di aspetto, ma diverso da quello del ma-
schio perché più ristretto anteriormente e più arrotondato posteriormente, più
80 G. MARIANI
ovale. Colore gialliccio uniforme, o giallo rossiccio (dovuto ai tegumenti semi-
trasparenti); qualche esemplare ha clipeo e pronoto un po’ più scuri.
Capo con punteggiatura piuttosto grossa, che anteriormente alla sutura fron-
tale (che talvolta è visibile e talvolta no) diventa confluente e poi grossolana-
mente rugosa in giro all’orlo del clipeo, dove quasi sempre vi è una leggera in-
fossatura. Clipeo arrotondato, un po’ sinuato anteriormente fino a contorno sub-
trapezoidale. Protorace con punteggiatura di media grossezza, abbastanza fitta e
subregolare. Scutello liscio, o con qualche punto alla base. Elitre con strie al-
quanto variabili, ben segnate e con punti marcati, ora più fitti e piccoli, ora più
radi e grossi, intaccanti gli orli delle interstrie. Queste sono piane o leggermente
convesse, con punteggiatura quasi sempre piccola e rada (talvolta però più mar-
cata), e con una zigrinatura di fondo quasi sempre ben visibile e che non toglie
la brillantezza (in un es. le elitre sono però semiopache).
Lo sperone terminale delle tibie anteriori è come quello del maschio. Così
pure le tibie mediane e posteriori hanno, come nel maschio, la spina terminale
superiore più lunga del 1° articolo tarsale. La carena sul lato inferiore delle tibie
anteriori ha la stessa struttura di quella del maschio, leggermente dentellata, con
un dentino più sporgente a un terzo dalla base: però il tutto è assai poco marcato.
Le ali sono molto ridotte, lunghe dai 2/3 all’ ugual lunghezza dell’ elitra
(fig. 65). Questo dato è ciò che più contrasta con quanto dice DANIEL.
Le femmine di penninus sono rare, o almeno difficili da trovare. Gli es. visti
sono stati raccolti sotto sassi, uno il 16 giugno, otto in luglio e uno il 18 set-
tembre; l’unico trovato deambulante è stato raccolto dall’amico dott. Pittino il
26 giugno.
Fig. 63: Ala di Aphodius amblyodon & - Fig. 64: id. della 9 - Fig. 65: Ala di A. penninus 9.
APHODIUS (AGOLIUS) ITALIANI 81
Geonemia
Località classica: M. Barone e M. Mucrone.
L’areale occupato dal penninus è il più limitato fra quelli di tutti gli Agolius.
Questa specie è stata finora trovata esclusivamente sulle montagne già indicate
da DANIEL, che sono le cime innalzatesi direttamente dalla pianura alle spalle di
Biella (fig. 66). Tutti gli esemplari da me visti nelle varie collezioni provengono
dalle montagne che circondano il Santuario di Oropa: M. Mucrone m 1800-2300!
Lago del Mucrone m 2000! M. Camino m 2390! tra il 17 maggio e i primi di
luglio (leg. Schatzmayr, Koch, Dodero, Mancini, Capra, Focarile, Bari, Dellacasa,
Mariani). A queste località posso aggiungere: M. Mars, rifugio D. Coda m 2280!
Colma di Mombarone, vers. sud: Alpe Parei m 1900! Colma di Mombarone, vers.
ovest: L. di Mombarone m 1900-2100! Val d’Aosta (V. del Lys: Fontainemore)
Lago Balma m 2022!
Queste ultime catture sono il risultato di ricerche da me fatte nella zona
per controllare la distribuzione del penninus, e confermano la minima estensione
del suo areale (anche il L. Balma, che è geograficamente in Val d’Aosta, è vici-
nissimo alle altre località note). Poco più a nord, nella zona del Lago e Colle
della Vecchia (Val Cervo), località battuta da molti ricercatori, il penninus non
è mai stato trovato.
Aphodius (Agolius) liguricus J. Daniel, 1902
A. liguricus è stato descritto da J. DANIEL (1902), che lo considerava prov-
visoriamente come varietà del praecox, accanto a penninus: data però la notevole
differenza nell’edeago, prevedeva dovesse essere una specie a sé. Gli es. proveni-
vano dalla Val Pesio. Due anni dopo Acnus (1904 a) ne segnalava la presenza
nelle Prealpi del Delfinato e della Savoia. Gli esemplari furono mandati per la
determinazione a DANIEL, che separò definitivamente (in litteris) il liguricus come
specie propria.
Malgrado la divisione in due popolazioni ben separate, A. liguricus è mor-
fologicamente omogeneo. Un confronto tra serie di es. delle Alpi Liguri e del
Delfinato non mostra alcuna differenza che non rientri nella normale variabilità,
e neppure troppo marcata.
Morfologia
Esemplari esaminati: 143 @ 4 e 13 29.
& & - Statura: media mm 4 (3,6 - 4,4). A. liguricus è, come le altre specie
del gruppo praecox, difficilmente distinguibile con i soli caratteri esterni. Si dif-
ferenzia dal penninus per il colore, sempre bruno-rossiccio uniforme: generalmen-
te le elitre sono solo leggermente più chiare del capo e del protorace; l’orlo del
clipeo mostra una rugosità formata da grossi punti confluenti; la carena al lato
inferiore delle tibie anteriori ha dei piccoli dentini appena accennati nel terzo
basale, ma spesso è liscia (”). L’edeago è alquanto diverso da quello delle altre
specie del gruppo, perché — in visione laterale — prima dell’apice è solo legger-
mente curvo invece di terminare con una brusca piegatura quasi ad angolo retto
Pie... 73,,94, 55),
(”) DANIEL (1902) nella descrizione dice che questa carena non ha traccia di dentini, il
che non è sempre vero.
82 G. MARIANI
Q © - Statura: media mm 4,0 (3,6 - 4,5). Il dimorfismo sessuale in liguri
cus è più accentuato che in tutte le altre specie di Agolius. La femmina ha corpo
piuttosto globoso, di colore giallo fulvo uniforme. Clipeo a contorno arroton-
dato, più o meno sinuato anteriormente; la sutura frontale è quasi sempre ben
visibile. Pronoto con punteggiatura abbastanza fine, subeguale. Elitre con strie
sottili, con punti fitti che ne intaccano appena gli orli, e interstrie quasi piane,
sempre lucide malgrado sovente appaia una leggera zigrinatura del fondo. Spine
terminali superiori delle zampe medie e posteriori molto più lunghe del 1° art. tar-
sale. Carena al lato inferiore delle tibie anteriori quasi inesistente. Anche queste
femmine sono brachittere, con ali molto ridotte, dai 2/3 all’uguale lunghezza
dell’elitra. | |
In complesso anche la femmina del liguricus è estremamente simile a quella
del penninus.
G MARIANI
Figg. 66: Geonemia delle seguenti specie di Aphodius subgen. Agolius: 1: A. montivagus -
2: A. praecox - 3: A. pollicatus - 4:. Aph. penninus - 5: A. amblyodon - 6a e 6b: A. liguricus.
Geonemia
Il liguricus abita due zone ben distinte delle Alpi occidentali. La prima è
costituita da un limitato settore delle Alpi Liguri e Marittime a cavallo del Colle
di Tenda, dal Mongioie alla Rocca dell’Abisso: unica località un po’ decentrata
il Passo del Vann (tra Roaschia ed Entraque - Valle del Gesso). In quest’aerea
l’insetto non sembra passare mai sul versante meridionale della catena. La seconda
zona è costituita da un settore un po’ più esteso, ma sempre limitato, delle Preal-
pi francesi a nord e a sud di Grenoble: Grande Chartreuse (solo la parte meri-
dionale: Grande Sure), e i Monts de Lans - Vercors. In questa regione umida,
fresca e boscosa, il liguricus scende a quote piuttosto basse: nel Vercors sono
APHODIUS (AGOLIUS) ITALIANI 83
citati il Col de la Bataille m 1318 (leg. J.-L. Nicolas) e il Col de Rousset m 1411
(PAULIAN 1959) (figg. 52 e 66).
Località italiane:
Alpi Liguri: M. Mongioie, Rifugio Mondovì! (leg. Ceresa). Lago Ra-
scaira! (nella alta Val di Bossea, leg. Gestro). Bocchin dell’Aseo! (leg. Naldi).
Val Pesio! (leg. Mancini). Val Pesio: Jas della Costa m 2700!. M. Marguareis!
(leg. Ochs, leg. Fiori); M. Marguareis: Cima Pianbalàur m 2500!; id., Col de Pas
m 2300! (M.M.); id., Porta Sestrera (t. FRANZ 1938). Cima Pertegà! (leg. Del-
lacasa). Testa Ciaudòn! (leg. Dellacasa).
Alpi Marittime: Rocca dell’Abisso! (leg. Mancini, leg. Daniel). Roa-
schia: Passo del Vann! (V. del Gesso; 6 es. in M.M.).
Ritengo utile aggiungere qualche dato anche sulle specie asiatiche, che ho
avuto possibilità di esaminare.
Aphodius (Agolius) haroldi D. Koshantschikov, 1894
Statura media mm 5,3. Colore bruno scuro, uniforme. Clipeo a contorno
semicircolare, con orlo rialzato, punteggiatura fitta e grossa anteriormente, più
piccola posteriormente. Pronoto con punteggiatura fine, regolare, abbastanza rada.
Scutello con pochi punti alla base. Elitre con strie sottili, con piccoli punti che
non intaccano l’orlo delle interstrie; queste sono assolutamente piane, con pun-
teggiatura fine e rada, nessuna zigrinatura, lucide. Questo aspetto delle elitre per-
mette di distinguere bene la specie.
Sperone apicale delle tibie anteriori mediocremente robusto, aguzzo, giungen-
te ai 2/3 del secondo tarsomero. La carena del lato inferiore è tutta seghettata,
con un distinto dente al termine del terzo basale. La spina terminale inferiore
delle tibie mediane del @ è acuminata, lunga un po’ più di metà della superiore:
carattere questo in contrasto con quanto detto da BALTHASAR (1964).
Edeago assai diverso da quello di tutte le altre specie di Agolius (figg. 46 e
47), di forma tozza e accorciata, con parameri semplici, diritti, terminanti in punta.
Geonemia
Gli Autori indicano genericamente « Turkestan». D. KOSHANTSCHIKOV (1894)
nella descrizione lo dice raccolto da P. Schmidt nei Monti Ketmen (Ala-Tau Tran-
siliano), nella regione a nord del Lago Issyk-kul (ora Repubblica Sovietica dei
Kirghisi). Nella coll. Frey ho trovato le seguenti località: « Turk. Sussamyr Geb.
- Ketmen - Tjube VI - 06 Hauser » (4 es.); « Przewalsk - Issyk-kul» (2 es.);
Dst-Turkestan::: Aksu- 1067 m//V --1903».
Aphodius (Agolius) abchasicus Reitter, 1892
L’aspetto generale è quello tipico degli Agolius. statura circa 5 mm, colore
bruno rossiccio più o meno chiaro; clipeo a contorno regolate ad arco di cer-
chio, con orlo nettamente rialzato, bordato di colore più chiaro, abbastanza fit-
tamente punteggiato. Pronoto con punteggiatura media, regolare ed uniforme;
scutello liscio con qualche punto alla base. Elitre con strie di media grossezza,
interstrie piane mediocremente punteggiate, abbastanza lucide. Lo sperone api-
cale delle tibie anteriori è all’incirca come nel mixtus, ma un po’ più snello; la
84 G. MARIANI
carena al lato inferiore è liscia. La spina terminale inferiore delle tibie mediane
del & è snella ed appuntita: anche in questa specie trovo tale carattere in con-
ar con la descrizione di BALTHASAR (1964).
abchasicus, come si vede, non offre particolari caratteri nell’esoschele-
tro: È invece molto ben distinto per la morfologia dell’edeago, caratterizzato dai
parameri fortemente curvi in giù verso l’estremità (figg. 48, 49, 50).
Geonemia
La specie è stata descritta del « Caucaso » (REITTER 1892). BALTHASAR
(1964) cita un es. della sua collezione proveniente dal M. Kasbek. Gli es. da me
visti sono etichettati: « Caucas. centr. - Kobi 7000 f. 20 - VII - 08 » (M.M.: det.
V. Balthasar); « Kalaki - 19 - VII -1909 leg. V. Ronchetti » (M.M.); « Caucasus: -
Armen. Geb. Leder Reitter » (coll. Frey). Quest'ultima indicazione (« Montagne
dell’ Armenia »), farebbe pensare che ua sia presente anche nel Piccolo
Caucaso.
Aphodius (Agolius) falcispinis WW. Koshantschikov, 1912
_ Grazie alla cortesia del Dott. Besuchet, del Museum d’Histoire Naturelle di
Ginevra, ho avuto in esame una piccola serie di 6 es. classificati come A. falcispi-
nis W. Kosh., già appartenenti alla coll. Petrovitz, che ora fa parte delle collezioni
del Museo di Ginevra.
L’aspetto generale, statura, colore, punteggiatura, strie elitrali, collima abba-
stanza bene con la descrizione originale. Il pronoto è ribordato posteriormente, ma
questo carattere si trova anche nella descrizione, ed era accettato da Koshantschi-
kov per gli Agolius. Anche l’edeago — che è piuttosto semplice, con parameri
terminanti in punta arrotondata, e leggermente piegati in giù — può corrispon-
dere a quello indicato dall’ Autore.
Alcuni caratteri non concordano: principalmente la forma dello sperone ter-
minale delle protibie del maschio, che negli es. in esame è diretto in avanti, di
forma un po’ sinuosa come quello di A. schlumbergeri, mentre LA. lo descrive
come « kräftig, senkrecht nach unten sichelförmig gebogen ». Questa forma a
falce diretta perpendicolarmente all’ingiù dev’essere caratteristica, tanto che l’Au-
tore l’ha ricordata nel nome della specie. Inoltre lo scutello è completamente pun-
teggiato, mentre nella descrizione originale esso è indicato come liscio.
Anch Ap. ScHmipt (1922), la cui descrizione si discosta un po’ da quella
originale, parla di spina larga e con punta ricurva. BALTHASAR (1964) ricalca la
descrizione di Schmidt.
Penso quindi che questi es. possano appartenere a una specie diversa, ma l’ap-
profondire ora la questione esulerebbe dai limiti di questo lavoro.
Geonemia
W. KosHANTScHIKOV (1912) nella descrizione dice che questa specie è co-
mune nelle montagne del Turkestan Cinese. Dà poi indicazioni di località abba-
stanza precise: regione delle sorgenti del F. Azzurro e del F. Giallo (leg. Przewal-
ski); Polu e Kozlov nelle Montagne Burcha - Budda (maggio; leg. Grombczewski).
I due grandi fiumi hanno le loro sorgenti nella provincia cinese dello Ching - Hai,
dove si trovano anche i monti Burcha - Budda: perciò la località tipica di questo
Agolius è più ad oriente del Turkestan Cinese (attuale Sinkiang), si trova cioè
all'estremo nord-est del Tibet. Gli Autori, seguendo ScHMIDT (1922) citano an-
che la Mongolia. Non ho trovato l’origine di questa citazione di Schmidt.
APHODIUS (AGOLIUS) ITALIANI 85
Gli es. del Museo di Ginevra portano le seguenti indicazioni di località:
« Ost - Turkestan, Altyn Tagh, 7-1903, coll. Hauser » (4 es.); « China: Kan-
ssu» (1 es.); « Japan (coll. ©. Leonhard)» (1 es.).
CONSIDERAZIONI SULL’ETOLOGIA
Il ciclo biologico e il modo di vita degli Afodi di questo sottogenere, nonché
i loro stadi preimaginali, sono pressoché sconosciuti. Vi è solo una citazione di
FRANZ (1943) riguardo alle larve di A. mixtus e a un loro preteso regime vegeta-
riano. Come ho già detto più volte, si tratta di tipici ipsobionti, che abitano la
fascia o regione alpina (nelle Alpi dai 1800 m in su), scendendo a quote più
basse solo in aree periferiche particolarmente fresche e umide, come ad es. nel
Vercors (Prealpi del Delfinato), o sull’altopiano del Cansiglio nelle Prealpi Venete.
L’ambiente nel quale si trovano normalmente è quello degli alti pascoli alpini,
dove si possono veder camminare sulla cotica erbosa o — all’inizio dell’estate —
sulla superficie della neve residua. A stagione più avanzata si trovano sotto i
sassi, specialmente le femmine di alcune specie, che sembrano essere preferibil-
mente lapidicole.
Generalmente hanno una comparsa precoce, con la primavera alpina (seconda
metà di maggio) e fino a tutto giugno si trovano spesso in gran numero; con
l'avanzare della stagione diventano sempre più rari. Per mixtus ho dei reperti
anche in autunno, fino a tutto settembre. Personalmente ne ho raccolto 11 es.
il 2 ottobre 1960 a quota 2500 su neve fresca abbondante sotto al passo del
Turlo, nell’alta Valsesia. Gli es. erano della nuova generazione, recentemente
sfarfallati. Probabilmente questo avviene anche nelle altre specie, il che spiega
la loro precoce comparsa in primavera.
Una caratteristica importante, che distingue gli Agolius fra gli altri Aphodius,
è il fatto di non essere coprofagi. Si trovano talvolta anche nello sterco, ma ciò
è senza dubbio casuale: in alta montagna sono stati segnalati in sterchi di mar-
motta, camoscio, anche di pernice (”); ma normalmente non si trovano negli
escrementi. FrANZ (1938:206) accenna alla possibilità che essi vivano nelle ra-
dici dell'erba; probabilmente questa affermazione si basa sulla testimonianza, da
lui citata (1.c.:195) di MoczarsKI; che sull’Obir aveva trovato in gran numero
pollicatus setacciando le radici dell’erba. Nel già citato lavoro sulla fauna degli
Alti Tauri (FRANZ 1943:340) questo Autore parla ancora di tale modo di vita,
attribuendolo anche alle larve (per mixtus). Non risulta tuttavia che egli abbia
fatto delle osservazioni approfondite, perciò questa affermazione resta allo stato
di ipotesi. Una discussione sul modo di procurarsi il cibo negli Scarabeidi Lapa-
rosticti si trova in BALTHASAR (1963: 50). Secondo questo Autore non la coprofa-
gia, ma la saprofagia sarebbe il modo primitivo di cibarsi di questi Scarabeidi;
alcuni di essi (appunto gli Agolius, per es.) sarebbero tornati alla saprofagia se-
condariamente, a causa delle sfavorevoli condizioni del biotopo (”).
Un’altra particolarità del loro comportamento è la frequenza con cui questi
Afodi si possono trovare sulla neve, non solo sulle placche residue ma anche
dove il manto nevoso — all’inizio dell’estate alpina — copre ancora la maggior
parte del terreno. Questo fatto aveva già richiamato l’attenzione dei vecchi Autori,
(2) FOCARILE, comunicaz. verbale.
(#) Vi sono perd anche altre specie di Aphodius della nostra fauna, non ipsofile, ed
esclusivamente saprofaghe: A. (Nialus) plagiatus (L.) e niger (Panz).
86 G. MARIANI
a cominciare da HEER (1837-1841) che segnala la particolare abbondanza di A.
discus W. Schmidt (= mixtus Villa) nelle pozze d’acque e sui nevai d’alta mon-
tagna. Molte specie di insetti alpini si possono trovare sulle placche di neve,
ma per gli Agolius il fatto è abituale e talvolta particolarmente vistoso. In alta
Val Soana (Piemonte, Alpi Graie) il 7/VI/75 al disopra dei m 2100 con un
innevamento ancora all’80-90% A. amblyodon si trovava sulla neve (nelle zone fino
a una ventina di metri dal terreno scoperto) con la frequenza di uno a tre indi-
vidui per m’. Anche altre volte ho riscontrato una consimile abbondanza: per
penninus sul Momabrone (M. Biellesi) e per limbolarius danielorum in alta Val
Brembana.
Qualcosa di analogo avviene con i piccoli bacini di acqua (laghetti alpini,
piccole pozze), che attirano (o raccolgono) anch’essi gli Agolius in gran numero:
specialmente nella parte sottovento gli esemplari si possono talvolta trovare a
decine, vivi e morti. Con minore frequenza sono attirati da superfici chiare e
lisce, come pietre calcaree, o strade di terra battuta.
. Questo comportamento sembrerebbe casuale, dovuto al fatto che gli Agolius,
mediocri volatori, si posano ovunque capiti, e una volta giunti sulla neve o sull’
acqua non sono più in grado di riprendere il volo, e sono inoltre assai più facil-
mente visibili che non nell’erba. Ho osservato che gli insetti si posano sponta-
neamente sulla neve, dove se vi è il sole si mettono a camminare normalmente.
E’ difficile tuttavia che riprendano il volo, e in massima parte sono destinati a
perire. Essi si trovano anche con particolare frequenza attorno ai bordi delle
placche di neve (su suoli erbosi o umiferi) dove lo strato di neve ritraendosi per
il lento scioglimento scopre man mano una fascia fortemente umida e ricca di
sostanze organiche (MANI 1962 e 1968). In questo caso si può anche pensare all’
azione di un tropismo.
Queste per così dire « sciamature » dell’inizio di stagione sono composte solo
di maschi, ed è singolare questa loro precoce comparsa, col destino di perire in
grandissimo numero. E’ solo alla fine di giugno che è possibile trovare maschi e
femmine assieme, sulla neve o più ancora nei pressi dei nevai. Anche per amblyodon,
che ha femmine brachittere, ho visto maschi e femmine camminare assieme sull’
erbatGollerdel Valleneto: "9 e 4979.95 Piano del Re 1727 3
Q @; Colle del Piccolo Moncenisio: 121 @ @ e 11 2 2). Più avanti nell’estate
i maschi scompaiono quasi completamente e si trovano solo femmine, però a
esemplari isolati, quasi sempre sotto pietre.
La frequenza con cui gli Agolius si trovano sopra e nei pressi dei nevai residui
li ha fatti considerare elementi tipici delle biocenosi della zona alpina. FRANZ
(1943:433) riferendosi agli Alti Tauri mette mzxtus nella sua « associazione delle
vallette nivali » a Nebria hellwigi Pz, FocARILE (1973) in un interessante lavoro
sugli aspetti biocenotici della coleotterofauna del Gran S. Bernardo propone diver-
se associazioni di coleotteri alticoli: e iscrive mixtus nel « Testedioletum », defi-
nito come (p. 106) « associazione eliofila perinivale dei nevai temporanei su suolo
umifero, nei pascoli e/o praterie dell’orizzonte alpino ». Cfr. anche FocARILE 1975.
Inoltre questi Afodi formano una componente non trascurabile di quell’in-
sieme di organismi che trovano la morte sulla neve e forniscono così il pabulum alle
specie carnivore che vanno a caccia sulla neve stessa, o a quelle saprofaghe che
si nutrono dei residui organici deposti man mano dalla neve in fusione. Questo
pabulum è ricchissimo in certe montagne, come ad esempio la catena Imalaiana,
per la quale MANI (l.c.) cita casi di nevai letteralmente ricoperti dai resti di nume-
rosissimi insetti ivi abbattuti dal vento e dalle correnti ascendenti; ma non è
APHODIUS (AGOLIUS) ITALIANI 87
indifferente anche nelle nostre montagne, e gli Agolius vi hanno la loro parte.
L’americano L.W. Swan (1961) aveva giä definito questo ecosistema come « comu-
nità sopra-alpina o eolica ».
RAPPORTO NUMERICO TRA I SESSI (SEX-RATIO)
La forte differenza numerica tra maschi e femmine, che ho già più volte ri-
levato, è propria di tutti gli Agolius. La comparsa dei due sessi in epoche diver-
se rende però difficile stabilire con esattezza la proporzione delle femmine rispetto
ai maschi. I dati ricavabili dal materiale da me visto darebbero una percentuale fra
il 2% (penninus) e il 17% (pollicatus). Per la maggior parte delle specie sembra
valere la proporzione minima del 2-3%, che è suffragata da osservazioni fatte ri-
petutamente nel corso della stagione nella stessa località: limbolarius danielorum,
schlumbergeri consobrinus, amblyodon, penninus). La proporzione assai più alta
riscontrata in pollicatus è probabilmente dovuta al fatto che i dati di cui ho potuto
disporre riguardano solo catture dei mesi di luglio e agosto.
Certamente questo non è il vero rapporto numerico, e va tenuto presente che
le femmine possono apparire così rare anche perché sono più difficili da trovare
che non i maschi, a causa della loro vita normalmente ipogea. Una assai forte
sproporzione fra i due sessi è da ritenersi tuttavia effettiva.
CONSIDERAZIONI BIOGEOGRAFICHE
Gli Agolius hanno una geonemia estremamente discontinua: questo è molto
evidente nella cartina della fig. 1. Ma se osserviamo più da vicino la distribuzione
delle singole specie, vediamo tra di esse notevoli differenze. Limito questa analisi
alle specie delle Alpi e dell’Appennino, le sole per le quali ho sufficienti dati co-
rologici.
Esse si possono dividere in due gruppi:
a) specie a diffusione ampia, più o meno discontinua e frammentata: mixtus,
limbolarius, montanus, schlumbergeri.
b) specie a diffusione ristretta, con caratteri di relitto: amblyodon, pollicatus,
e le specie del gruppo praecox.
Le prime tre specie del 1° gruppo abitano anche numerose località della zona
assiale, interna, della catena alpina: andrebbero perciò poste, secondo la classifica-
zione di HoLpHAuUSs (1954), fra gli « immigrati da grande distanza ». Tuttavia per
esse appare maggiormente valido il concetto già espresso da FRANZ (1943) di una
distribuzione « alpina centrale », ove questa definizione intende comprendere quel-
le specie più o meno diffuse nella zona assiale alpina già devastata dai ghiacci, e
assenti o quasi nelle aree periferiche di rifugio. LA GRECA (1955) aveva rilevato l’im-
portanza di questo tipo di distribuzione, e successivamente il concetto della soprav-
vivenza di specie animali e vegetali in « nunataks » isolati nelle. aree montuose in-
vase dai ghiacci è andato sempre più affermandosi. Il botanico L. Vaccari fin dal
1941 aveva mostrato che nelle grandi vallate alpine percorse dai ghiacciai quaternari
doveva essersi sempre conservata libera una fascia intermedia fra il limite inferiore
delle nevi e la superficie del ghiacciaio, tale da offrire ampie possibilità di soprav-
vivenza alle specie alpine anche nel cuore della catena. |
La distribuzione attuale di montanus, con stazioni molto isolate a carattere
di relitto può essere spiegata in modo soddisfacente solo da questo tipo di soprav-
88 G. MARIANI
vivenza, non certo da migrazioni da lontane aree periferiche. Lo stesso si può
dire di limbolarius ssp. limbolarius, almeno per ciò che riguarda la sua diffusione
nelle Dolomiti. Questo settore della catena alpina meno ancora si presta ad un
concetto di migrazione « step by step », formato com’è da gruppi montuosi di
modesta estensione, distanti gli uni dagli altri. Queste piccole colonie così isolate,
rimaste nell’ambito dell’originario vasto territorio, e che non hanno saputo o
potuto allargare le loro ristrette aree, più che di reimmigrati hanno l’aspetto di so-
pravvissuti, che hanno resistito « in loco » ai mutamenti traumatici del clima. Ma
anche per mixtus, che ha certamente una maggior capacità di migrazione delle altre
specie, il concetto di sopravvivenza in zone isolate all’interno della catena è quel-
lo che meglio può spiegare la sua maggior frequenza nelle zone alpine interne, e la
rarità, o addirittura assenza in molte zone marginali, tipicamente di rifugio.
L'entità che risponde meglio ai principi della teoria della reimmigrazione da
zone di rifugio periferiche è limbolarius danielorum, che mostra la massima fre-
quenza e abbondanza nelle Prealpi Bergamasche e Bresciane, ma è presente anche
nella zona interna ad esse corrispondente per tutta la larghezza della catena alpina,
fino al Vorarlberg, però con stazioni molto più isolate e — almeno dai dati
disponibili — meno popolose.
Tuttavia per queste specie, potenzialmente vagili, anche perché alate, ma
strettamente legate all'ambiente alpino, penso che dovrebbe essere riconsiderato
il classico concetto di una sopravvivenza in zone di rifugio durante i periodi
glaciali, e di un successivo ripopolamento mediante migrazioni. Esse sono ormai
irreversibilmente adattate al particolare ecosistema rappresentato nell’epoca attua-
le dagli alti pascoli alpini: è proprio un periodo ipotermico quello che offrendo
un clima e un habitat confacenti a quote più basse, dà loro la possibilità di esten-
dere il loro territorio e di spostarsi in altre regioni. Il vero nemico di queste
specie psicrofile è quello che noi chiamiamo « miglioramento del clima ». Con
l’innalzamento della temperatura esse hanno dovuto iniziare una migrazione non
per ripopolare zone abbandonate nei millenni precedenti, ma per poter soprav-
vivere, seguendo lo spostarsi del loro ecosistema, che veniva innalzandosi e re-
stringendosi. Quando esso ha cominciato a frantumarsi in zone separate. sempre
più elevate, isolate e ristrette, non è stata più possibile questa sorta di migra-
zione, ma si potè avere solo una eventuale diffusione per trasporto passivo: che
tuttavia per queste specie non sembra aver avuto in passato, come non ha attual-
mente. una sensibile efficacia.
Questa riduzione delle aree in cui era possibile trovare l’ecosistema adatto
deve essere culminata con |’ « optimum » climatico postglaciale, che è certamente
stato uno dei principali fattori limitanti. L'importanza avuta da questo periodo
ipsotermico nella distribuzione degli elementi di alta montagna era già stata messa
nel giusto rilievo da LA GRECA (1955: 518). In definitiva queste specie che fu-
rono in niena espansione nei periodi freddi, sono ridotte proprio ora ad una con
dizione di sopravvivenza in zone di rifugio. |
Notevolmente diversa è la eeonemia delle specie del secondo gruppo. Esse
occupano delle aree niù o meno limitate. esclusivamente in zone periferiche della
catena alpina: non hanno formato nessuna razza geografica e sono chiaramente
delle specie stenoecie con carattere di relitto. Sono degli ovvii esempi di ende-
miti alpini, nel senso di LA Greca (1955). La cartina n. 66 mette bene in evi-
denza questa distribuzione.
Con l’eccezione di pollicatus, auesta condizione di endemiti si accompagna ad
una importante caratteristica, che è unica fra gli Aphodius della nostra fauna: il
APHODIUS (AGOLIUS) ITALIANI 89
brachitterismo delle femmine. E’ chiaro che questo pterodimorfismo sessuale è un
elemento fortemente limitatore della capacità di diffusione, per cui i territori
abbandonati in periodi sfavorevoli (sia glaciali che ipsotermici) non riescono ad
essere più rioccupati.
Il brachitterismo delle femmine di questi Agolius era già stato segnalato.
DANIEL (1902), dopo aver genericamente accennato che le femmine degli Agolius
differiscono dai maschi anche per la struttura delle ali, attribuisce esattamente ad
amblyodon, montivagus, praecox delle ali lunghe al più come le elitre, mentre
erroneamente dice che le femmine del liguricus e del penninus sono alate. Gli altri
Autori non ne parlano affatto: trovo solo un accenno per il liguricus in AGNUS
(1904 b).
Ritengo che questo carattere sia importante, e meriti di essere posto in ben
altra evidenza. Vi sono bensì parecchie specie di Scarabeidi attere o brachittere,
ma nel genere Aphodius questo è probabilmente l’unico caso: e assieme al sapro-
fitismo costituisce una ulteriore conferma dell’assai spinto adattamento degli Ago-
lius all’ambiente di alta mentagna. E’ noto infatti come sia frequente il fenomeno
della riduzione o scomparsa delle ali negli insetti tipici abitatori dell’orizzonte al-
pino, e in particolare nei coleotteri (LA Greca 1954). Gli Aphodius alticoli sono
tutti più o meno legati ai grossi erbivori, a causa del loro regime alimentare co-
profago: la possibilità di volare permette loro di seguire agevolmente questi ani-
mali, che continuamente fanno grandi spostamenti. La mancanza o la riduzione delle
ali, anche in un solo sesso, sarebbe una caratteristica fortemente negativa per la
specie. Ciò non vale invece per gli Agolius, che non sono coprofagi.
A. pollicatus, che ha una distribuzione analoga a quella delle precedenti spe-
cie, fa eccezione essendo alato nei due sessi. Questa specie sembra mostrare, dai
dati che si conoscono, un comportamento diverso da quello degli altri Agolius:
fra l’altro anche i maschi sarebbero prevalentemente ipogei (cfr. FRANZ 1938,
già citato più indietro). Questo, se confermato, potrebbe essere indizio di una mi-
note mobilità.
Quanto detto ci porta a prospettare per questi Afodi l’ipotesi di un insedia-
mento piuttosto remoto. Su questo argomento Franz (1938) nell’ultima parte del
suo lavoro avanza l’ipotesi che gli Agolius, i quali sarebbero originari delle alte
steppe dell'Asia Centrale, possano essere migrati da quelle remote regioni durante
un interglaciale di clima freddo-arido, favoriti dalla grande estensione della steppa
fredda. A questo riguardo vi è da obiettare che gli Agolius non sono affatto ele-
menti di clima steppico. Il loro biotopo alto-montano si può piuttosto assimilare
alla tundra artica, anch’essa del resto largamente presente dall’Asia all’Europa
durante le acmi glaciali. Inoltre un adattamento così spinto a questo biotipo deve
aver richiesto un tempo assai lungo (IABLOKOFF - KHNZORIAN 1968). In partico-
lare se gli Agolius del gruppo praecox derivano, come sembra probabile, da una
unica specie, questa doveva essere già presente nell’intero territorio delle Alpi in
epoca molto remota, e doveva essere già fortemente specializzata e quindi stenoe-
ca: in queste condizioni le vicissitudini climatiche che dovette subire la ridus-
sero a poche popolazioni periferiche isolate che diedero luogo alle forme derivate
attuali (LA GRECA 1955: 521). Ricordo a questo proposito che generalmente è
considerata necessaria per la speciazione negli insetti l’intera durata del Pleistoce-
ne, o almeno il periodo delle ultime quattro classiche glaciazioni (fino a un mi-
lione di anni, o anche più secondo i vari Autori: v. LA GRECA 1955 : 523; ZEUNER
2259 : 337; LINDROTH 1963: 81).
90 G. MARIANI
Per questi motivi sarei piuttosto prosenso a ritenere anche gli Agolius come
elementi presenti in Europa fin dal Terziario, facenti parte cioè di quella fauna
« fredda » giunta qui dalle terre Angariane in tale periodo. Questo lunghissimo
tempo ha loro permesso di subire gli adattamenti etologici e morfologici all’am-
biente alpino che caratterizzano le specie di questo sottogenere. Come molta parte
della fauna entomologica alto-alpina attuale essi potrebbero essere per così dire
« cresciuti » assieme alle Alpi, adattandosi e diversificandosi nel lungo periodo
di sollevamento del sistema alpino (cfr. MANI 1968 : 139). Anzi proprio il siste-
ma alpino (che ha conservato ancora attualmente il più alto numero di specie e
sottospecie) può aver agito da centro di differenziazione e di diffusione. Le gla-
ciazioni, provocando — come si è già detto — un peggioramento delle condizioni
di vita alle quote elevate ma accrescendo moltissimo le aree con clima adatto nelle
zone più basse o addirittura nelle pianure (grande estensione della tundra), ne fa-
vorirono un’ampia diffusione dalla Balcania ai Monti Cantabrici, alla Calabria.
Questo alternarsi di condizioni favorevoli e sfavorevoli ha prodotto l’attuale di-
stribuzione a carattere di relitto, con le notevoli differenze fra le varie specie che
abbiamo prima analizzato. Naturalmente le specie che hanno potuto migrare sulle
altre montagne europee sono quelle più vagili, e meno specializzate: in nessun
altro gruppo montuoso all’infuori delle Alpi si trovano infatti forme altamente
stenoecie e con femmine brachittere come amblyodon o gli Agolius del gruppo
praecox.
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RIASSUNTO
Il presente lavoro prende in considerazione le specie europee del genere Agolius Muls., con
particolare riguardo alla loro distribuzione.
Dal punto di vista tassonomico questi insetti sono relativamente ben noti, tuttavia vi
erano ancora alcuni punti bisognosi di chiarimento, che sono stati trattati in questa sede
giungendo alle seguenti conclusioni: 1) in accordo con FRANZ (1938) e BALTHASAR (1964) il
sottogenere Neagolius W. Kosh. non è ritenuto valido ed è unito ad Agolius. 2) Le due sottospecie
A. limbolarius limbolarius Reitt. e A. limb. danielorum Sem. sono ritenute valide in base a
buoni caratteri morfologici. 3) Alle stesse conclusioni si giunge per le due sottospecie italiane
di A. schlumbergeri Seidl., cioè A. schl. consobrinus K. Dan. e A. schl. samniticus J. Dan.
4) Vengono descritte le 2 9 di consobrinus e samniticus. 5) A. penninus J. Dan. è considerato
specie valida. 6) Le quattro specie praecox ER., montivagus Er., penninus J. Dan. e liguricus
J. Dan. sono riunite come « gruppo praecox ». 7) La sottospecie dubbia A. montivagus cenisius
J. Dan. è ritenuta ancora bisognosa di conferma. A
Dopo alcune osservazioni sulla loro etologia gli 11 Agolius alpini vengono divisi in 2
gruppi: 1) Taxa ad ampia distribuzione, sebbene con areali sempre discontinui (mixtus Villa,
limbolarius Reitt., montanus Er., schlumbergeri Seidl. 2) Taxa endemici (amblyodon K. Dan.,
pollicatus Er. e le 4 specie del gruppo praecox). Il tipo di distribuzione degli Agolius e il loro
spiccato adattamento agli ecosistemi alpini fanno ritenere che la colonizzazione delle Alpi da
parte di questi insetti dati al Terziario (migrazioni di «fauna fredda » dall’Angaria).
ABSTRACT
The Italian species of Aphodius subgen. Agolius Muls. (Col. Aphodiidae)
Agolius Muls. is a very homogeneous and interesting subgenus of the large genus Aphodius,
and up to now comprises 15 species plus 7 or 8 subspecies. The subgenus, a typical hypsobiont
one, is distributed throughout the Central Asian and European mountains (fig. 1). The present
work deals with the European species, with particular regard to their distribution.
From the taxonomic viewpoint they are fairly well known, following the works of DANIEL
(1902) and Franz (1938); yet many points, which still required clarification have been dealt
with here, arriving at the following conclusions: (1) According to the Franz (1938) and
BALTHASAR (1964) statement, the subgenus Neagolius W. Kosh. is not considered as valid,
and is grouped with Agolius. (2) The two subspecies A. limbolarius limbolarius Reitt. and
A. limb. danielorum Sem. are discussed, and are confirmed as valid on the ground not only
of a simple colour difference, but also of good morphological characters. (3) The same
conclusion is achieevd for the two Italian subspecies of A. schlumbergeri Seidl., namely A. schl.
consobrinus K. Dan. and A. schl. samniticus J. Dan. Also in Italy this species appears to be
highly polymorphic, as BARAUD (1977) has recently observed for the Pyrenees. (4) The females
94 G. MARIANI
of consobrinus and samniticus are described. (5) A. penninus J. Dan. is regarded as a valid
species, and not a subspecies of A. praecox Er. (confirming the viewpoint of Franz). (6) The
four species praecox Er., montivagus Er., penninus J. Dan. and liguricus J. Dan. (formerly
assembled in the subgenus Neagolius) are grouped together as a « praecox group », owing to
their close relationship. (7) The doubtful subspecies A. montivagus cenisius J. Dan. is consi-
dered as still requiring confirmation. (8) The non-alpine species A. heydeni Har. (of the Py-
renees Mts.), A. abchasicus Reitt. (of Caucasus Mts.), A. haroldi D. Kosh. and A. falcispinis
W. Kosh. (of Central Asia) are shortly dealt with on the basis of available specimens.
For all the taxa drawings of genitalia and of their features, and a full list of localities are
given. A determination key takes into consideration all the Italian species and subspecies.
Some observations follow about the ecology of the Agolius species, whose behaviour is
almost unknown. First af all their non-coprophagy is recalled, all the species being saprophagous.
They are high-mountain species, and appear in the alpine meadow zone in early Summer. Many
data are given about their odd habit of settling on the Summer residual snow, whether for
a casual landing, or for a kind of tropism, maybe towards the snow edge where a rich sediment
of organic matter is left by the retreating snow. For this habit they have been included by
some ecologists in particular high-mountain biological communities.
The last part of the paper deals with the geographical distribution of the Agolius species
of the Alps. The 11 species and subspecies may be divided into two groups: (1) taxa with a
wide — though always discontinuous — distribution; (2) taxa with a restricted distribution,
showing to be typical endemics, having the character of relicts. |
To the first group the following taxa belong: A. mixtus Villa, A. limbolarius Reitt., A.
montanus Er. and A. schlumbergeri Seidl., whose distribution is shown in the maps Nos. 20 -
35 - 36 - 37 - 51. The attribution of the first three of these species to the HoLDHAUS category
of « species reimmigrated from a great distance » is discussed: the FRANZ concept of a « cen-
tral alpine distribution » is considered as better suited, owing to the improbability of great
migrations. | |
For such species, potentially motile but irreversibly tied to the high alpine meadows eco-
system, the Autor suggests the concept of a full expansion in lower territories during the cold
periods, and of a condition of survival in shelter zones in present times.
Very different is the position of the species of the second group, which are true and
typical « alpine endemics ». They are: A. ambloydon K. Dan., A. pollicatus Er., and the four
species of the praecox group. Their distribution is shown on maps Nos. 52 - 66.
Their condition of endemics is accompanied (with the exception of A. pollicatus) by an
important characteristic: the wing reduction of females, which testifies the high adaptation
degree of these species to the high-mountain biotope.
Finally the antiquity of the colonization of the Alps by the Agolius species is discussed.
The presence of these taxa is supposed to be very old, dating back to the Tertiary Age mi-
grations of the « cold fauna » from the Angaria. This conclusion (which does not agree with
the FRANZ statement of a migration during the Ice Age) is drawn from the observation of their
distribution and their above mentioned advanced adaptation to the alpine ecosystem. The Alpine
Chain appears to have been the mean differentiation and dispersion center in Europe for the
species of this subgenus, since it harbours the highest number of taxa (11), and the most spe
cialized ones.
95
GIULIO GARDINI
Istituto di Zoologia dell’Università - Genova
CATALOGO DEGLI PSEUDOSCORPIONI CAVERNICOLI ITALIANI
(Pseudoscorpioni d’Italia VIII)
Nell’ambito degli Aracnidi gli Pseudoscorpioni hanno una notevole impor-
tanza dal punto di vista biospeleologico. Animali predatori, per lo più humicoli e
igrofili, hanno dato origine a un gran numero di specie e forme cavernicole, so-
prattutto nelle aree carsiche della zona temperata boreale, in minor misura in
quelle della zona tropicale. Su quasi 2600 specie sinora descritte, circa un sesto
sono infatti legate all'ambiente cavernicolo.
I dati relativi alle grotte d’Italia, di cui disponiamo oggi, sono il frutto di
raccolte effettuate nell’arco di un secolo da quattro generazioni di naturalisti,
entomologi e speleologi, e sono sufficienti a tracciare un quadro generale del po-
polamento degli Pseudoscorpioni cavernicoli italiani. Basti considerare che dei
180 taxa specifici e subspecifici complessivamente noti per il nostro paese, ben
100 sono stati citati di grotta e, tra questi, 60 possono essere definiti eucaverni-
coli, un terzo quindi della chernetofauna nazionale.
Gli specialisti che hanno maggiormente contribuito a illustrare le raccolte
biospeleologiche sono, in ordine cronologico, E. Simon, E. ELLINGSEN, L. DI
CAPORIACCO, M. BEIER, G. LAZZERONI e V. MAHNERT. Studi sporadici li dobbiamo
anche a A. Gozo, G. MULLER, C. Menozzi, C.F. ROEWER, F. SILvESTRI, M.
VACHON, O. von HELVERSEN e pochi altri.
Le lacune esistenti nelle conoscenze del popolamento cavernicolo degli Pseu-
doscorpioni sono di carattere sia faunistico che sistematico. Si noterà che intere
regioni sono completamente prive di dati (Marche, Umbria, Lucania e Calabria),
altre ne sono assai povere. Ciò è imputabile in parte alla diversa estensione del
carsismo in Italia e in parte, per molte regioni centro-meridionali, a una incon-
testabile povertà della fauna cavernicola. Ma è anche vero che sovente dipende
dalla assenza, passata o attuale, di biospeleologi o comunque di raccoglitori lo-
cali dediti alla esplorazione metodica delle grotte delle loro regioni.
Le lacune nella sistematica incidono certamente in maniera più grave sulle
nostre conoscenze. La determinazione errata di reperti relativi a una o più grot-
te può pesare notevolmente sull’interpretazione biogeografica dei taxa e sulle
caratteristiche faunistiche di una regione. Certi errori sono grossolani ed eviden-
ti, altri del tutto insospettabili e individuabili solo attraverso lo studio diretto del
materiale citato. Nel presente catalogo i dati dubbi e, qualora possibile, la corret-
ta interpretazione degli stessi saranno via via segnalati.
Dal punto di vista geografico si tiene conto delle grotte comprese negli at-
tuali confini politici dell’Italia, includendo però anche quelle della Corsica.
DA ale DA
TAI 4% CAS
Il catalogo è ordinato in due parti distinte: un elenco delle specie e un elenco
deile grotte. In entrambe le parti l'ordinamento sistematico delle categorie sopra-
specifiche è quello di BEıer 1932 a, b e 1963 a, mentre le specie all’interno di
ogni genere o sottogenere sono ordinate alfabeticamente.
96 G. GARDINI
La struttura della prima parte è pressocché identica a quella adottata da
Baroni URBANI nel suo « Catalogo delle specie di Formicidae d’Italia » (Mem.
Soc. ent. it., 50, 1971). Al nome aggiornato del taxon specifico o subspecifico
seguono:
— il binomio (o trinomio) originale, l’autore e i dati bibliografici di richiamo re-
lativi alla descrizione, nonché la località tipica; qualora fossero citate più lo-
calità a seguito della descrizione originale del taxon e non fosse esplicitamen-
te designata o comunque implicitamente desumibile la località tipica, si consi-
dera tale solo la prima citata;
— l'indicazione dei lavori indispensabili per il riconoscimento o l’interpretazione
del taxon;
— l’elenco sinonimico critico, in numero d’ordine cronologico, delle citazioni del
taxon relative a grotte italiane; le determinazioni o attribuzioni dubbie sono
precedute da un punto interrogativo; nel catalogo sono tenute
ff cons tdaerazione solo le citazioni orısınali e tutte
Quelle che hanno comportato tl riesame di materiare
già citato; i soli dati in litteris sono quelli relativi ad alcuni reperti sardi,
comunicatimi dal dott. Mahnert;
— l’elenco delle grotte italiane in cui l’entità è stata segnalata, ordinate per re-
gioni politiche e, nell’ambito di queste, per province; per ogni provincia le
grotte sono ordinate secondo il numero di catasto; seguono quindi, in ordine
alfabetico, quelle cavità che ne sono prive;
— l'indicazione della categoria biospeleologica (Rurro 1953), la distribuzione
italiana ed extraitaliana, la categoria corologica (LA GrECA 1964) ed even-
tuali considerazioni tassonomiche o sinonimiche sulla specie o il reperto in
questione.
Nella seconda parte del catalogo le grotte sono ordinate con lo stesso cri-
teiio adottato nella prima. Al nome di ogni grotta seguono:
— il numero di catasto, se esistente;
— la località (per lo più il comune) di riferimento e, se nota, la quota dell’in-
gresso;
— eventuali sinonimi, solo se di importanza biospeleologica;
— l’elenco delle specie citate e in parentesi gli autori delle citazioni e i dati bi-
bliografici di richiamo; il punto interrogativo che precede il nome d’autore
indica determinazione o attribuzione dubbia;
— l’indicazione delle specie per le quali la grotta rappresenta la località tipica.
La compilazione del presente catalogo è stata possibile solo con l’aiuto disinteressato di
alcune persone. Ringrazio in particolar modo il prof. Sandro Ruffo, Direttore del Museo Civico
di Storia Naturale di Verona, per avere messo a mia disposizione la sua ricca miscellanea bio-
speleologica; il dott. Volker Mahnert, del Muséum d’Histoire naturelle di Ginevra per i preziosi
consigli relativi alla sistematica e geonemia di alcune specie; il prof. Luigi Boscolo di Adria per
essersi assunto il faticoso compito di controllare le citazioni e i dati catastali; L. Boldori (Mi-
lano), L. Briganti (Genova), D. Caruso (Catania), F. Cassola (Siena), C. Chemini (Trento), P.
Forti (Bologna), G. Grafitti (Sassari), F. Utili (Firenze), A. Vigna Taglianti (Roma) e S. Zoia
(Genova) per gli utili consigli e informazioni su dati speleologici e biospeleologici.
I dati contenuti nel catalogo sono aggiornati al 30 novembre 1979,
CATALOGO DEGLI PSEUDOSCORPIONI CAVERNICOLI ITALIANI 97
Legenda delle sigle delle province citate nel catalogo.
Ar - Alessandria; AQ - L’Aquila; BA - Bari; Bc - Bergamo; BL - Belluno; Bo - Bologna; BR -
Brindisi; Bs - Brescia; CA - Cagliari; CE - Caserta; CN - Cuneo; Co - Como; Cr - Catania; Fe -
Foggia; Fi - Firenze; Fr - Frosinone; GE - Genova; Go - Gorizia; IM - Imperia; LE - Lecce; LT -
Latina; Lu - Lucca; ME - Messina; Ms - Massa Carrara; NA - Napoli; No - Novara; Nu - Nuo-
ro; Or - Oristano; PE - Pescara; PN - Pordenone; PT - Pistoia; RE - Reggio Emilia; Ri - Rieti;
SA - Salerno; Sr - Siena; Sp - La Spezia; SR - Siracusa; Ss - Sassari; Sv - Savona; TN - Trento;
Ts - Trieste; Tv - Treviso; Up - Udine; Vi - Vicenza; VR - Verona.
ELENCO DELLE SPECIE
Fam. Chthoniidae H. J. Hansen
Chthonius (Neochthonius) ilvensis Beier, 1963
Chthonius (Neochthonius) ilvensis Beier, 1963 c: 148. Insel Elba, Canaloni presso miniera
M.te Calamita.
Tassonomia: BEIER 1. c.
(1) Chthonius (Neochthonius) ilvensis Beier, COSTANTINI 1976: 122.
Lombardia: Busa del Baorsi 36 Lo/Bs (Gavardo) (1); Büs del Cargadùr 308 Lo/Bs (Vil-
lanuova sul Clisi) (1).
Specie troglossena nota epigea della Liguria e dell’Arcipelago Toscano. Ca-
tegoria corologica incerta.
Chthonius (N.) jonicus Beier, 1931
Chthonius (N.) jonicus Beier, 1931 a: 53. Kaligoni, Insel Levkas.
Tassonomia: BEIER 1963 a: 21.
(1) Chthonius (N.) jonicus Beier, BEIER 1963 b: 253.
Sicilia: Grotta dell’Acqua (Canicattini, Sr) (1).
Specie troglossena nota epigea della Sicilia e delle Marche (M.te Conero);
Iscle Ionie, Libano e Israele. N-mediterranea orientale.
Chthonius (N.) pygmaeus Beier ssp. carinthiacus Beier, 1951
Chthonius (N.) pygmaeus ssp. carinthiacus Beier, 1951 a: 165. Burgerboden bei Warmbad Villach.
Tassonomia: BEIER 1963 a: 23; LAzZERONI 1968: 389.
(1) Chthonius (Neochthonius) pygmaeus carinthiacus Beier, COSTANTINI 1976: 122.
Lombardia: Bis del Pian dei Calanch 307 Lo/Bs (Villanuova sul Clisi) (1).
Forma troglossena nota epigea del Veneto e della Carinzia sud-occidenta-
le; ssp. tipica della Carinzia orientale e dell’ Ungheria. Specie alpino-illirica; ssp.
carinthiacus alpina orientale.
Chthonius (Chthonius) agazzii Beier, 1966
(1) Chthonius (C.) agazzii Beier, 1966 b: 175. Grotta ” La Bisongola”, M. Vallina, Segusino.
Tassonomia: BEIER 1. c.
Veneto: Busa delle Fave 1272 V/Tv (Refrontolo) (1); (Bus de) la Bislonga (Pederobba,
By) (1).
Specie troglobia nota solo delle grotte citate. Probabile endemismo veneto.
Chthonius (C.) doderoi ssp. doderoi Beier, 1930
Chthonius (Chthonius) cephalotes doderoi Beier, 1930 b: 73. Basses Alpes, Gr. de Meailles.
Tassonomia: BEIER 1963 a: 29; HEURTAULT 1967: 921.
(1) ? ” Chernetidi ”, Borporı 1927: 97; (2) Chthonius cephalotes E.S., BoLpori 1932: 127.
Lombardia: Bus del Romét 15 Lo/Bs (Val Sabbia) (1) (2).
98 AL FETT LÉ IE ar GOGARDINI
Forma troglobia (?) nota di grotta anche delle Basses Alpes; ssp. horridus
Beier, epigea, di Oropa (Piemonte). Reperto lombardo dubbio, da controllare;
conoscenze tassonomiche insufficienti, forme da ridesorivere. Categoria i
ca incerta.
Chthonius (C.) elongatus Lazzeroni, 1969
(1) Chthonius (s.str.) elongatus Lazzeroni, 1969 b: 141. Buca Tana (Maggiano, Lucca).
Tassonomia: LAZZERONI 1. c.
Toscana: Buca Tana di Maggiano (Lucca) (1).
Specie troglobia nota solo della località tipica. Probabile endemismo apuano.
Chthonius (C.) irregularis Beier, 1961 si | |
(1) Chthonius (CS irregularis Beier, 1961 a: 125. Grotta di Pignone 36 Li, La Spezia.
Tassonomia: BEIER 1963 a: 35.
(2) Chthonius (C.) Lanzai Di Cap., Concı & FRANCESCHI 1953: 47; (3) G;/(C.), lanzai Cap:
BEIER 4933, ‘85,55, | Aa
Liguria: Caverna di pote 36 Li/Sp ( (Pignone) I (2) (3):
Specie troglobia nota solo della loc. tipica: è stata i & ata A
questa specie una ssp. brevis di Moldavia (CirpEI e coll., 1967: 237): descri-
zione e iconografia del tutto insufficienti e attribuzione poco attendibile. Proba-
bile endemismo ligure.
Chthonius (C.) ischnocheles ssp. ischnocheles (Hermann, 1804)
Chelifer ischnocheles Hermann, 1804: 118. | | |
Tassonomia: BEIER 1963 a: 25; GABBUTT & VACHON 1963: 75.
(1) Chthonius Rayi if Koch, Simon 1898: 22; (2) Gozo 1908: 132; (3) ELLINGSEN 1909: 211;
(4) Chthonius ischnocheles (Hermann), pi CAPORIACCO 1940: 6; (5) PARENZAN. 1953. a: 90: 46)
PATRIZI 1954: 26; (7) PARENZAN 1954: 99; (8) C. i ischnocheles (Herm.), BEIER 1958: 27;
(9) Berer 1963 b: 253; (10) BEIER 1966 b: 175; (11) CAPOLONGO 1969: Do x I. ischnoche-
les (Hermann), PAOLETTI 1978: 90; (13) :MAHNERT i. |.
Liguria: Grotta di Fabiano 68 Li/Sp (La Spezia) (1) (2) (3); cm superiore di Monte
Ceppo (La Spezia) (1). Veneto: Bus de le Fade (sopra la Sorgente del Ferame 72 V/Tv)
(Giavera del Montello) (12); Grotta Soala 80 V/Vr (Brenzone) (4); Covolo della Guerra 127
V/Vı (Longare) (10). Lazio: Grotta” degli Ausi 342 La/Lr (Prossedi) (6). Campania:
Cantine 842 Cp/Na (Roccarainola) (11); Sotterranei di via Anticaglie 855/1 Cp/Na (Napoli)
(5); sottosuolo di Napoli, (7). Puglia: Grotta della Pippola (Rodi Garganico, Fe) (8).
Sicilia: Grotta dell Acqua (Canicattini, Sr) (9); Grotta Palombara (Belvedere, SR) (9).
Sardegna: Carcere di S. Efisio (Cagliari) (13); Catacombe di S. Restituita (Cagliari) (13);
Cisterna romana nell'Orto Botanico (Cagliari) (13); Ipogeo punico-romano di via Vittorio Ve-
neto (Cagliari) (13). n
Forma euriecia, troglossena e limitatamente eutroglofila, diffusa in tutta Italia
e nell’Europa centro-meridionale e occidentale, Macaronesia e Anatolia; importata
a S. Elena e U.S.A.; ssp. dacnodes Naväs, da definire, epigea nell’ Europa occidens
tale. Euro-anatolico- macaronesica.
Chthonius (C.) ischnocheles (Hermann) ssp. reductus Beier, 1939
Chthonius (C.) rbodochelatus ssp. reductus Beier, 1939:. 9. Jama, Insel Giuppara, Adria.
Tassonomia: BEIER 1963 a: 26.
(1) ? Chthonius (C.) ischnocheles reductus Beier, CostANTINI 1976: 122.
Lombardia: Loére dei Morc de Demo 107 Lo/Bs (Berzo Demo) (1).
CATALOGO DEGLI PSEUDOSCORPIONI CAVERNICOLI ITALIANI 99
Forma eutroglofila nota anche epigea di Lombardia; isole dalmate, Corfù,
anche in grotta. Reperti lombardi dubbi, da controllare. Categoria corologica in-
certa (circumadriatica? ).
Chthonius (C.) ischnocheles (Hermann) ssp. ruffoi di Caporiacco, 1949
(1) Chthonius (Globochthonius) ruffoi di Caporiacco, 1949 b: 4. Grotta Zinzulusa presso Castro
(Puglia).
Tassonomia: BEIER 1963 a: 34.
(2) Chthonius (C.) tenuis ssp. stammeri Beier, BEIER 1942: 130; (3) C. (C.) stammeri ssp. ruffoi
di Cap., BEIER 1951 b: 10; (4) C. (C.) stammeri Beier, BEIER 1961 b: 90; (5) C. (C.) ischnoche-
les ruffoi Cap., BEIER 1963 b: 254.
Puglia: Grotta Zinzulusa 107 Pu/LE (Castromarina) (1) (2) (3) (5). Sicilia: Grotta
Immacolatella I 15 Si/Cr (S. Gregorio, Catania) (5); Grotta Chiusazza (Floridia, Sr) (4).
Forma troglobia nota solo delle grotte citate. Appenninico meridionale-sicula.
Chthonius (C.) ischnocheles (Hermann) ssp. stammeri Beier, 1942
(1) Chthonius (C.) tenuis ssp. stammeri Beier, 1942: 130. Grotta di Castelcivita, Salerno.
Tassonomia: BEIER 1963 a: 33.
(2) Chthonius (C.) stammeri ssp. stammeri Beier, MAHNERT 1979.
E A ania: Grotta di Pertosa 1 Cp/SA (Polla) (2); Grotta di Castelcivita 2 Cp/SA (Castelci-
vita) (1).
Forma troglobia nota solo delle grotte citate. Probabile endemismo campano.
Chthonius (C.) ischnocheloides Beier, 1973
(1) Chthonius (C.) ischnocheloides Beier, 1973 a: 160. Bus del pal, Cansiglio.
Tassonomia: BEIER 1. c.
Friuli-Venezia Giulia: Bus del Pal 255 Fr/Pn (Cansiglio) (1); Bus dei Lars (Fri-
sanco, Pn) (1).
Specie troglobia nota solo delle grotte citate. Alpina orientale.
Chthonius (C.) italicus Beier, 1930
(1) Chthonius (Chthonius) italicus Beier, 1930 b: 72. Grotta nella Certosa di Pesio.
Tassonomia: BEIER 1963 a: 33.
(2) ? Chthonius cephalotes E. Simon, ELLINGSEN 1909: 212.
Piemonte: sotterranei della Certosa di Pesio (Chiusa di Pesio, CN) (1) (2).
Specie troglobia nota anche della Grotta della Besta (Tenda), in territorio
francese (BEIER 1963 a: 33). Probabile endemismo delle Alpi Liguri.
Chthonius (C.) jugorum Beier, 1952
Chthonius (C.) jugorum Beier, 1952: 56. Dolomiten, Popera.
Tassonomia: BEIER 1963 a: 37.
(1) ? Chthonius cfr. jugorum Peier, PAOLETTI 1978: 90.
Veneto: Al Landre 1265 V/Tv (Revine Lago) (1).
Specie orofila, troglossena, nota solo delle loc. citate. Reperto cavernicolo dub-
bio, da controllare. Alpina orientale.
Chthonius (C.) lanzai di Caporiacco, 1947
(1) Chthonius lanzai di Caporiacco, 1947 b: 255. Tana dei Pipistrelli (non Tana del Frate) presso
Sassorosso.
Tassonomia: BEIER 1963 a: 42.
100 G. GARDINI
(2) ? Chthonius sp., GESTRO 1907: 169; (3) ? Chthonius tenuis L. Koch, ELLINGSEN 1909: 211;
(4) Chthonius (C.) lanzai di Caporiacco, BEIER 1961 a: 123.
Toscana: Tana di Magnano 162 T/Lu (Villa Collemandina) (2) (3) (4); Tana dei Pipi-
strelli (Villa Collemandina, Lu) (1).
Specie troglobia nota solo delle grotte citate. Probabile endemismo tosca-
no (apuano?).
Chthonius (C.) microphthalmus Simon ssp. ligusticus Beier, 1930
(1) Chthonius (Chthonius) microphthalmus ligusticus Beier, 1930 b: 72. Grotta di Cassana bei
Borghetto di Vara.
Tassonomia: BEIER 1963 a: 36.
(2) Chthonius microphthalmus E. Sim., Simon 1898: 23; (3) Simon 1900: 595; (4) Gozo 1908:
132; (5) C. microphthalmus ligusticus Beier, pi CAPORIACCO 1950: 103; (6) C. (C.) microphthal-
mus ligusticus Beier, BEIER 1953 b: 105.
Liguria: Tann-a do Drago 10 Li/GE (Campomorone) (2) (5) (6); Tann-a do Balou 11
Li/GE (Campomorone) (3); Grotta del Verde 13 Li/GE (Campomorone) (5) (6); Tann-a da
Reixe 132 Li/Ge (Valbrevenna) (5) (6); Grotta della Madonna dell’ Arma 103 Li/Im (Arma
di Taggia) (2); Grotta di Cassana 65 Li/Sp (Borghetto di Vara) (1) (2) (4); Tann-a de Strie
147 Li/Sp (Maissana) (6).
Forma troglobia nota solo delle grotte citate; ssp. tipica di grotte della Fran-
cia meridionale. Sono note citazioni, probabilmente errate, della Sardegna e della
Romania, mentre quella della « Dante-Grotte bei Tolmein » (BEIER 1929: 365)
si riferisce a Chthonius (G.) spelaeophilus ssp. histricus Beier. Probabile endemi-
smo ligure.
Chthonius (C.) microphthalmus Simon ssp. vallei di Caporiacco, 1949
(1) Chthonius microphthalmus vallei di Caporiacco, 1949 a: 498. In cavea Spipolae dicta apud
Bononiam.
Tassonomia: BEIER 1963 a: 36.
Emilia-Romagna: Bus de la Spepla o grotta della Pispola o Spipola 5 E/Bo (S. Lazzaro
di Savena) (1).
Forma troglobia (?) nota solo della loc. tipica; descrizione insufficiente e at-
tribuzione specifica dubbia. Categoria corologica incerta.
Chthonius (C.) multidentatus Beier, 1963
(1) Chthonius (C.) multidentatus Beier, 1963 b: 254. Grotta Monello (Siracusa).
Tassonomia: BEIER 1. c.
Sicilia: Grotta del Monello (Siracusa) (1).
Specie troglobia nota solo della loc. tipica. Probabile endemismo siculo.
Chthonius (C.) orthodactylus (Leach, 1817)
Obisium orthodactylum Leach, 1817: 51.
Tassonomia: BEIER 1963 a: 30.
(1) Chthonius orthodactylus (Leach), pr Caportacco 1950: 103; (2) C. (C.) orthodactylus
(Leach), Berger 1953 b: 105; (3) Chtonius (sic!) orthodaciylus (Leach), Cerruti 1959: 51;
(4) C. (C.) orthodactylus (Leach), Berer 1961 a: 123; (5) COSTANTINI 1976: 122.
Liguria: Forra del Castelluccio 126 Li/GE (Genova) (1) (2); Grotta (della Villa) Valdete
taro 129 Li/GE (Rapallo) (1); Arma Pollera 24 Li/Sv (Finale Ligure) (2). Lombardia:
4° Buco del Saolér 343 Lo/Bs (Villanuova sul Clisi) (5). Toscana: Grotta Maona 215
T/PT (Montecatini Terme) (4). Lazio: Grotta la Pila 71 La/Rı (Poggio Moiano) (3).
Specie euriecia, troglossena e limitatamente eutroglofila, nota di quasi tutta
Italia; Europa occidentale e centro-meridionale, (Algeria?). Euro(-maghrebina?).
CATALOGO DEGLI PSEUDOSCORPIONI CAVERNICOLI ITALIANI 101
Chthonius (C.) paolettii Beier, 1973
(1) Chthonius (C.) paolettii Beier, 1973 a: 159. Grotta degli Escalini (sic!) bei Valstagna.
Tassonomia: BEIER 1. c.
Veneto: Covolo degli Eccelini 602 V/Vi (Valstagna) (1).
Specie troglobia nota solo della loc. tipica. Probabile endemismo veneto.
Chthonius (C.) parvioculatus Beier, 1930
(1) Chthonius (Chthonius) parvioculatus Beier, 1930 b: 71. Grotta Dragonara bei Genua.
Tassonomia: BEIER 1963 a: 26.
(2) ? Chthonius microphthalmus E. Simon, Simon 1896: 375; (3) ? C. microphthalmus E.
Simon, SIMON 1898: 23; (4) ? Chthonius Rayi L. Koch, ELLINGSEN 1909: 211; (5) Chthonius
(C.) parvioculatus Beier, BEIER 1942: 131; (6) SANFILIPPO e coll. 1943: 312; (7) BEIER 1953
D 107:
Liguria: Tann-a da Dragunea 6 Li/GE (Genova) (1) (2) (3); Tann-a do Brigidun 128
Li/GE (Genova) (1) (2) (3) (4) (6); Tana del Morto 102: Li/Sv (Spotorno) (7).
Lombardia: Büs del Frà 1 Lo/Bs (Paitone) (5); Cuel Sant 172 Lo/Bs (Toscolano Ma-
derno) (5).
Specie troglobia nota solo delle grotte citate; reperti lombardi da controlla-
re. Categoria corologica incerta.
Chthonius (C.) raridentatus Hadzi, 1930
Chthonius raridentatus Hadzi, 1930: 22. « Grotta nel M.te Krim, S di Lubiana ».
Tassonomia: BEIER 1963 a: 48.
(1) Chthonius (C.) raridentatus Hadzi, BEIER 1973 a: 159.
Friuli-Venezia Giulia: grotta presso Clenia (San Pietro al Natisone, Up) (1).
Specie eutroglofila nota anche epigea del Friuli; grotte della Slovenia. Alpino
orientale-illirica.
Chthonius (C.) tamaninii di Caporiacco, 1952
(1) Chthonius (Chthonius) tamaninii di Caporiacco, 1952 b: 63. Grotta di Agnano presso
Ostuni.
Tassonomia: BEIER 1963 a: 27.
Puglia: Grotta di Agnano 342 Pu/Br (Ostuni) (1).
Specie troglobia nota solo della loc. tipica. Probabile endemismo pugliese.
Chthonius (C.) tenuis L. Koch, 1873
Chthonius tenuis L. Koch, 1873: 51. Corsica.
Tassonomia: BEIER 1963 a: 31.
(1) Chthonius tenuis L. Koch, Simon 1900: 595; (2) Gozo 1908: 132; (3) ? « Chernetidi »,
BoLpori 1927: 110; (4) Chthonius tenuis L.K., Botport 1932: 127; (5) Dr Caporiacco
1950: 103; (6) C: (C.) tenuis Li Koch,’ Costantinı 1976: 122.
Liguria: Pertuzö do Paolin 8 Li/GE (Genova) (5); Forra del Diavolo 112 Li/GE (Genova)
(5); Tana di Costa Norera 167 Li/GE (Rapallo) (5); Acquedotto Romano (Genova) (5); Grotta
di Bocca Lupara 74 Li/Sp (La Spezia) (1) (2). Lombardia: Bis Brugnii 161 Lo/Bs (Bre-
scia) (3) (4); rifugi militari sul Giogo del Maniva (Bagolino, Bs) (6).
Specie euriecia. troglossena e limitatamente eutroglofila, nota epigea di buo-
na parte d’Italia; Europa occidentale e centro-meridionale, Africa Minore. Eu-
ro-maghrebina.
Chthonius (C.) sp.
(1) Chthonius (C.) aff. tenuis L. Koch, MAHNERT 1979.
Veneto: Buso dell’Arena (Monti Lessini, Vr) (1).
102 G. GARDINI
Chthonius (Globochthonius) spelaeophilus Hadzi ssp. histricus Beier, 1931
Chthonius (Globochthonius) histricus Beier, 1931 a: 54. Dante - Grotte bei Tolmein, Istrien.
Tassonomia: BEIER 1963 a: 55.
(1) Chthonius (G.) spelaeophilus histricus Beier, BEIER 1973 a: 159.
Friuli-Venezia Giulia: grotta presso Clenia (San Pietro al Natisone, Up) (1).
Forma troglobia nota anche di grotte dell’Istria e della Slovenia; ssp. tipica
della Slovenia. Citata sub C. microphthalmus Simon della « Dante-Grotte bei Tol-
mein » (BEIER 1929: 365). Alpino orientale-illirica.
Chthonius (Ephippiochthonius) apulicus Beier, 1958
ay Chthonius (Ephippiochthonius) apulicus Beier, 1958: 27. Grotta Paglicci, Rignano Gar-
ganico.
Tassonomia: BEIER 1963 a: 64.
Puglia: Grotta Paglicci (Rignano Garganico, Fe) (1).
Specie eutroglofila nota epigea di Sicilia. Appenninico meridionale-sicula.
Chthonius (E.) austriacus ssp. austriacus Beier, 1931
Chthonius (Ephippiochthonius) austriacus Beier, 1931 a: 55. Helenental bei Baden, Nie-
derösterreich.
Tassonomia: BEIER 1963 a: 69.
(1) Chthonius (C.) (sic!) austriacus Beier, BEIER 1966 b: 175.
Veneto: Grotta (Fontana) di Val Boera (il Montello, Tv) (1).
Forma troglossena nota epigea delle Alpi orientali; Alpi austriache sino al
Caucaso, Anatolia. S-europeo orientale-anatolica.
Chthonius (E.) austriacus Beier ssp. boldorii Beier, 1934
(1) Chthonius (Ephippiochthonius) austriacus ssp. boldorii Beier, 1934: 56. Il Pozzo del
Budellone, Nuvolento bei Brescia.
Tassonomia: BEIER 1963 a: 69.
(2) Chthonius (Ephippiochthonius) austriacus boldorii Beier, BEIER 1963 c: 150; (3) COSTANTINI
1976: 122.
Lombardia: Buco del Corno 1004 Lo/Be (Entratico) (2); Il Baratro di Monte Budellone
134 Lo/Bs (Prevalle) (1); Legondolì del Listrea 183 Lo/Bs (Nave) (3); Biis de la Fam 316
Lo/Bs (Villanuova sul Clisi) (3).
Forma eutroglofila nota epigea di Lombardia, Veneto ed Emilia. Alpino
N-appenninica.
Chthonius (E.) cassolai Beier, 1973
(1) Chthonius (Ephippiochthonius) cassolai Beier, 1973 b: 164. Villasalto, Grotta ’e Scusi (loc.
Pardu).
Tassonomia: BEIER 1. c.
(2) Chtonius (sic!) cassolai Beier i. 1., Puppu & Prroppa 1973: 170.
Sardegna: Sa Rutta ‘e Scusi 602 Sa/Ca (Villasalto) (1) (2); Grotta di Asutta ’e Scracca 5
Sa/Nu (Nurri) (1) (2).
Specie troglobia nota solo delle grotte citate. Probabile endemismo sardo.
Chthonius (E.) concii Beier, 1953
(1) Chthonius (E.) tetrachelatus ssp. concii Beier, 1953 a: 36. Grotta delle Arene Candide 34
Li bet Finale L. ja,
CATALOGO DEGLI PSEUDOSCORPIONI CAVERNICOLI ITALIANI 103
Tassonomia: BEIER 1963 a: 59.
(2) « Pseudoscorpione », Concı 1952: 10; (3) Chthonius (E.) concti Beier, GARDINI 1976 a: 100.
Liguria: Arma delle Arene Candide 34 Li/Sv (Finale Ligure) (1) (2) (3).
Specie troglobia nota solo della loc. tipica. Probabile endemismo ligure.
Chthonius (E.) gestroi Simon, 1896
(1) Chthonius Gestroi Simon, 1896: 375. Grotta Pollera, Finalborgo.
Tassonomia: BEIER 1963 a: 73.
(2) Chthonius Gestroi E. Sim., Simon 1898: | 232 {3} a 1900: 595 (partim); (4) C.
gestroi E. Sim., MENOZZI 1939: 132% (3) Ephippiochthonius gestroi (E.S.), pr CAPORIACCO
1950: 405:2(6) ’ Chthonius (E:) gestroi E. Simon, BEIER 1953 b: 106.
Liguria: Tann-a da Suja 5 Li/GE (Genova) (2) (4); Grotta di Bocca Lupara 74 Li/Sp (La
Spezia) (1) (2); Arma Pollera 24 Li/Sv (Finale Ligure) (1) (2) (3); Arma de l’Aegua 29 Li/Sv
(Finale Ligure) (6); Grotta di S. Antonino 30 Li/Sv (Finale Ligure) (5) (6); Arma delle Arene
Candide 34 Li/Sv (Finale Ligure) (2); Grotta di Verzi 91 Li/Sv (Loano) (2) (3).
Specie troglobia nota delle grotte citate e segnalata (Simon 1907: 551) an-
che di una grotta delle Alpes Maritimes francesi: reperto da confermare. Pro-
babile endemismo dii niga
Chthonius (E.) nanus Beier, 1953
(1) Chthonius (Ephippiochthonius) austriacus ssp. nanus Beier, 1953 b: 105. Tann-a da Heike
132 Li, Carsi, M. Antola. ~~
è Tassonomia: BEIER 1963 a: 70.
Liguria: Tann-a da Reixe 132 Li/GE (Valbrevenna) (1).
Specie troglobia (?) nota solo della loc. tipica. “Probabile endemismo eee
Chthonius (E.) pieltaini Beier, 1930
(1) Chthonius (Ephippiochthonius) pieltaini Beier, 1930 a: 327. Cave di Costozza, Longare,
Vicenza.
Tassonomia: BEIER 1963 a: 72.
(2) Chthonius Gestroi Simon, Simon 1900: 595; (3) Chthonius sp., FABIANI 1902: 7.
Veneto: Covolo di Costozza 274 V/Vi (Longare) (1) (2) (3). ie
Specie troglobia nota solo della loc. tipica. Probabile endemismo veneto.
Chthonius (E.) remyi Heurtault, 1975
(1) Chthonius (E.) remyi Heurtault, 1975: 315. Commune de Conca, Tavònu di Nuaia ou de
la Punta Calcina.
Tassonomia: HEURTAULT 1. c.
Corsica: Tavono di Nuaia o della Punta Calcina (Conca) (DL
epee troglobia nota solo della loc. tipica, Probabile FadeRzsmo corso.
fio (E.) siculus Beier, 1961
(1) Chthonius (Ephippiochthonius) siculus Beier, 1961 b: 90. Grotta Calafarina, Pachino - Siracusa.
Tassonomia: BEIER 1963 a: 62. ie
(2) Chtonius (sic!) siculus Beier, Puppu & PIRODDA 1973: 170: (3) Chthonius (E.) siculus
Beier, BEIER 1973 b: 163; (4) MAHNERT ein mi |
Sicilia: Grotta Calafarina 3510 Si/Sr (Pachino) (1): eed? oe Grotta della Cava Ro-
mana 601 Sa/Ca (Nuxis) (2) (3); Grotta II di M. Figu 630 Sa/Ca (Iglesias) (4); Grotta Pirosu
631 Sa/Ca (Santadi) (4). | er |
104 G. GARDINI
Specie eutroglofila nota epigea di Campania, Puglia e Sicilia. Circumtir-
renico-appenninica (?).
Chthonius (E.) siscoensis Heurtault, 1975
(1) Chthonius (E.) siscoensis Heurtault, 1975: 313. Commune de Sisco, pres de la marine de
Sisco,... dans une grotte.
Tassonomia: HEURTAULT 1. c.; MAHNERT 1978: 381.
(2) ? « Chernète », Remy 1950: 6; (3) Chthonius (E.) siscoensis Heurtault, MAHNERT 1978: 381.
Cio risi ca Grotte de Sisco’ 2°C’ (Sisco) (1) (2) (5).
Specie troglobia nota solo della loc. tipica. Probabile endemismo corso.
Chthonius (E.) tetrachelatus (Preyssler, 1790)
Scorpio tetrachelatus Preyssler, 1790: 59.
Tassonomia: VACHON 1941: 442, 540; BEIER 1963 a: 57.
(1) Chthonius tetrachelatus Preyssler, ELLINGSEN 1905: 12; (2) C. (Ephippiochthonius) tetrache-
latus (Preyssl.), nr Caportacco 1947 b: 252; (3) ANELLI 1954: ?; (4) BERON 1972: 13; (5)
C. tetrachelatus (Preyssler), PAOLETTI 1978: 90.
Piemonte: Grotta presso S. Sebastiano Curone (Ar) (1). Veneto: Grotta di Roncavez-
zai 1246 V/Tv (Follina) (5). Toscana: Grotta Maona 215 T/Pr (Montecatini Terme) (2).
Puglia: Grotta o Grava di Castellana 8 Pu/Ba (Castellana Grotte) (3). Corsica: Grotte
de Corte 1 C (Pietracorbara) (4); Grotte Roumandella II 23 C (Caporalino) (4).
Specie euriecia, troglossena e limitatamente eutroglofila, nota epigea di tut-
ta Italia; Europa, Macaronesia, Africa Minore, Libano e Israele; importata in
U.S.A. Euro-mediterranea-macaronesica.
Chthonius (E.) troglophilus Beier, 1930
(1) Chthonius (Ephippiochthonius) troglophilus Beier, 1930: 73. Tana dello Scopeto bei
Albenga.
Tassonomia: BEIER 1963 a: 72.
(2) ? Chthonius Gestroi E. Simon, Simon 1900: 595 (partim); (3) Chthonius (E.) troglo-
philus Beier, BEYER 1953: 106.
Piemonte: Arma Nera 187 Pi/Cn (Garessio) (3). Liguria: Tana Lubea 47 Li/Sv (Toi-
rano) (3); Tana dello Scovero (o Scopeto) 86 Li/Sv (Castelbianco) (1) (2).
Specie troglobia nota solo delle grotte citate. Probabile endemismo delle Al-
pi Liguri.
Chthonius sp.
(1) Chthonius microphthalmus E. Sim., GESTRO 1904: 14; (2) Chthonius sp., LANZA 1947:
181; (3) pr CaporrAcco 1947 b: 252; (4) Bonzano e coll. 1977: 7.
Liguria: Tana Bertrand 104 Li/Im (Badalucco) (4). Toscana: Spelonca o Tana delle Pille
1 T/Fı (M.ti Calvana di Prato) (2) (3). Sardegna: Grotta del Parco 52 Sa/Nu (Laconi) (1).
Spelyngochthonius sardous Beier, 1955
(1) Spelyngochthonius sardous Beier, 1955 b: 42. Grotte Bue Marino.
Tassonomia: BEIER 1963 a: 76; GARDINI 1976 b: 40.
Sardegna: Grotta del Bue Marino 12 Sa/Nu (Dorgali) (1) (2); Grotta di Molafà 937 Sa/Ss
(Sassari) (2).
Specie troglobia nota solo delle grotte citate. Probabile endemismo sardo.
CATALOGO DEGLI PSEUDOSCORPIONI CAVERNICOLI ITALIANI 105
Troglochthonius doratodactylus von Helversen, 1968
(1) Iroglochthonius doratodactylus von Helversen, 1968: 59. Sardinien (?).
Tassonomia: von HELVERSEN 1. c.
Sardegna: grotta imprecisata (1).
Specie troglobia; reperto dubbio da confermare. Categoria corologica incerta.
Fam. Neobisiidae J. C. Chamberlin
Neobisium (Neobisium) doderoi (Simon, 1896)
Obisium Doderoi Simon, 1896: 373. Genova Boccadasse.
Tassonomia: BEIER 1963 a: 107.
(1) Neobisium doderoi (Sim.), PAOLETTI 1978: 91.
Veneto: Inghiottitoio di Foltran 1250 V/Tv (S. Pietro di Feletto) (1).
Specie troglossena nota epigea di quasi tutta l’Italia peninsulare e insulare;
Europa meridionale, Caucaso, (Algeria ?). S-europeo (-maghrebina?)-pontica.
Neobisium (N.) dolicodactylum (Canestrini, 1876)
Obisium dolicodactylum Canestrini, 1876: 229. Trentino.
Tassonomia: BEIER 1963 a: 109.
(1) Neobisium dolichodactylum (sic!) (Can.), pr Caportacco 1947 b: 252; (2) ? « Cherne-
tes», LANZA 1949: 202.
Toscana: Tana del Frate 288 T/Lu (Villa Collemandina) (1) (2).
Specie troglossena nota epigea dell’Italia settentrionale, a S sino alla Tosca-
na; Alpi Carniche. Alpina N-appenninica.
Neobisium (N.) galeatum Beier, 1953
(1) Neobisium (N.) galeatum Beier, 1953 a: 36. Caverna d’Acquaviva 83 V.T. bei Trento.
Tassonomia: BEIER 1963 a: 86.
Trentino: Caverna di Acquaviva 83 V.T./TN (Scanuppia) (1).
Specie eutroglofila (?) nota epigea del Veneto; Alpi Carniche. Alpina orientale.
Neobisium (N.) lombardicum Beier ssp. emiliae Beier, 1963
(1) Neobisium (N.) lombardicum emiliae Beier, 1963 a: 119. Grotta Vei am Monte Rosso
bei Reggio Emilia.
Tassonomia: BEIER 1. c.
(2) ? Obisium (Blothrus) sp., Minozzi 1917: 173; (3) ? Obisium (Blothrus) Martae Minoz-
zi, Mınozzı 1920: 73; (4) ? Obisium marthae Menoz., Menozzi 1933: 196, 198; (5) Neobisium
(N.) lombardicum Beier, BEIER 1953 a: 38.
Emilia-Romagna: Grotta di S. Maria Maddalena 1 E/RE (Carpineti) (2) (3) (4); Grotta
Vei (Castelnuovo ne’ Monti, RE) (1) (5).
Forma eutroglofila (troglobia?) nota solo delle grotte citate. Qualora ne
venisse accertata l’identitä, per priorità di descrizione ezziliae Beier cadrebbe in
sinonimia di martae Minozzi. Probabile endemismo N-appenninico.
Neobisium (N.) lombardicum ssp. lombardicum Beier, 1934
(1) Neobisium (Neobisium) lombardicum Beier, 1934: 56. Busati bei Brescia, Grotte 125 Lo.
Tassonomia: BEIER 1963 a: 119.
106 ATES a ‘© G. GARDINI’
(2) ? « Pseudoscorpioni », BoLporı 1932: 127; (3) ? « Chernetide », BoLpori 1934: 59::(4)
Neobisium (N.) lombardicum Beier, BerER 1942: 132; (5) BEIER 1957: 162; (6) N. lombardicum
Beier, Tırını PAVAN 1958: 30; (7) N. (N.) lombardicum Beier, BEIER 1966 b: 1732710) NON
lombardicum lombardicum Beier, COSTANTINI 1976: 123.
Lombardia: Biis Busatt 125 Lo/Bs (Gavardo) (1) (2) (3) (4) (8); Loèra de Dea 129
Lo/Bs (Tavernole sul Mella) (6); Büs del Zelber 171 Lo/Bs (Barghe) (4); Cuel Sant 172 Lo/Bs
A eni Maderno) (4); I Biis 375 Lo/Bs (Pertica Bassa) (8). Veneto: Boranga (Vas, BL)
(7). Friuli-Venezia Giulia: Ciase de lis Aganis 115 Fr/Up (Torreano) (5).
Forma troglobia (?) nota solo delle grotte citate. Alpina centro-orientale.
Neobisium (N.) muscorum (Leach, 1817)
Obisium muscorum Leach, 1917: 51.
Tassonomia: BEIER 1963 a: 115; ci. & ii 1965.1905:
RAPFALSKJ 1967: : 9,
(1) Obisium muscorum Leach, Gozo 1908: 129: (2): ata muscorum muscorum Leach,
Concı 1951: 10, 38; (3) pi Caporracco 1952a: 55; (4) N. (N.) muscorum (Leach), BEIER
1957: 161; (5) Neobisium (N.) carcinoides (Hermann), COSTANTINI 1976: 123. |
Liguria: Grotta di Cassana 54 Li/Sp (Borghetto di Vara) (1). Lombardia: Büsa del
Baorsì 36 Lo/Bs (Gavardo) (5). Trentino: Pozzo II di Alpesina 82 V.T./TN (Monte Baldo)
(2) (3). Veneto: Grotta di Lista (gruppo del Pasubio, Vi) (4).
Specie troglossena nota epigea di tutta Italia; Europa tutta esclusa la W,
Africa Minore. Considerata da BEIER (1963 a: 115) sinonimo di N. rei
(Hermann, 1804) (cfr. RAFALSKJ 1. c.). Euro-maghrebina.
Neobisium (N.) sublaeve (Simon, 1879)
Obisium sublaeve Simon, 1879: 60. Corse.
Tassonomia: BEIER 1963 a: 108.
(1) Neobisium sublaeve (Simon), Puppu & Piroppa 1973: 171; (2) N. (N.) sublaeve (Simon),
Bereg;19/3. bi 163; 43) MAHNERT i. 1.
Saualeena: Is Angurtidorgius 4 Sa/NU ( Ba (1) ash |
Specie troglossena nota epigea di Corsica e Sardegna. Probabile endemismo
sardo-corso.
Neobisium (N.) sylvaticum ssp. sylvaticum (C.L. Koch, 1835)
Obisium sylvaticum C.L. Koch, 1835: f.2, t.1.
Tassonomia: BEIER 1963 a: 83. ie |
(1) Neobisium sylvaticum C.L. Koch, RoEweEr 1931: 42: (2) Microbisium dumicola L. Koch,
BoLpori 1934: 59; (3) Neobisium (Neobisium) sylvaticum (C.L. Koch), COSTANTINI 1976: 123.
Lombardia: Bis del Frà 1 Lo/Bs (Paitone) (3); Büs de le Strie 85 Lo/Bs (Gargnano)
(2). Friuli-Venezia Giulia: Grotta Mainarie del Puint 242 Fr/PN (Clausetto) (1).
Forma troglossena citata epigea di buona parte dell’Italia peninsulare e del.
la Corsica; Europa media e orientale sino al Caucaso, Anatolia; ssp. hellenur*
(Simon) di Grecia e Bulgaria; ssp. inaculeatum Hadzi (dubbia) dei Carpazi orien-
tali. Euro-anatolica.
Neobisium (N.) trentinum Beier ssp. ghidinii Beier, 1942
(1) Neobisium (N.) trentinum ssp. ghidinii Beier, 1942: 131. Buco del Trinale, Lo Nee 41, bei
Brescia.
Tassonomia: BEIER 1963 a: 121.
(2) Neobisium trentinum ghidinii Beier, pi CAPORIACCO 1947 a: 138; (3) N. (N.) trentinum ghi-
dinii Beier, BEIER 1957: 161. |
CATALOGO DEGLI PSEUDOSCORPIONI CAVERNICOLI ITALIANI 107
Lombardia: Bus del Trinàl 41 Lo/Bs (Nave) (1). Veneto: Buso del Mago 120 V/VR
(Grezzana) (3); Grotta de le Case Vecie 163 V/Vr (Grezzana) (3); Il Busetto 286 V/Vr (Ve-
rona) (2) (3). | | |
Forma eutroglofila nota solo delle grotte citate; BEIER (1963 a: 121) la in-
dica solo della Lombardia. Alpina centro-orientale. D
Neobisium (N.) trentinum ssp. trentinum Beier, 1931
Neobisium (Neobisium) trentinum Beier, 1931 b: 23. Trentino.
Tassonomia: BEIER 1963 a: 121; LAZZERONI 1968: 402.
(1) Neobisium trentinum trentinum Beier, Concı 1951: 23; (2) pi CAporracco 1952 a: 55; (3)
N. (N.) trentinum trentinum Beier, BEIER 1957: 161; (4) LAZZERONI 1968: 400; (5) COSTANTINI
1270: 123,
Lombardia: Grotticella presso il Fontanü 371 Lo/Bs (Paitone) (5). Trentino: Bus del
Bilbom 211 V.T./TN (Monte Finonchio) (1) (2). Veneto: Covolo di Velo 44 V/Vr (Velo
Veronese) (4). Friuli-Venezia Giulia: Fontana del Volt 213 Fr/Pn (Gerchia) (3).
Forma eutroglofila nota epigea della Lombardia, Trentino, Veneto e Friuli.
Alpina centro-orientale.
Neobisium (Ommatoblothrus) battonii Beier, 1966
(1) Neobisium (Ommatoblothrus) battonii Beier, 1966 a: 35. Grotta Risorgenze di Stiffe, S.
Demetrio, L’Aquila. é |
Tassonomia: BEIER 1. c.; MAHNERT 1979. sy
Abruzzi: Grotta Risorgenze di Stiffe 17 A/Ao (S. Demetrio ne” Vestihi) (1):
Specie troglobia nota solo della loc. tipica. Probabile endemismo dell’Appen-
nino centrale.
Neobisium (O.) cerrutii Beier, 1955
(1) Neobisium (Blothrus) cerrutii Beier, 1955 a: 26. Grotta di S. Luca (13 La) bei Guarcino.
Tassonomia: BEIER 1963 a: 132; MAHNERT 1979.
Lazio: Grotta di S. Luca 13 La/Fr (Guarcino) (1).
Specie troglobia nota solo della loc. tipica. Probabile endemismo dell’Ap-
pennino centrale.
Neobisium (O.) henroti Beier, 1956
(1) Neobisium (Blothrus) henroti Beier, 1956 a: 55. di di Cane Gortoe bei D cola
Tassonomia: BEIER 1963 a: 130.
Sardegna: Grotta di Cane Gortoe 19 Sa/Nu (Siniscola) (1).
Specie troglobia nota solo della loc. tipica. Probabile endemismo sardo.
Neobisium (O.) patrizii ssp. patrizii Beier, 1953
(1) Neobisium (Blothrus) patrizii Beier, 1953 c: 139. Grotta degli Ausi (Prossedi).
Tassonomia: BEIER 1963 a: 130; MAHNERT 1979.
(2) Neobisium (O.) patrizii Beier, BEIER 1963 a: 130; (3) N. (O.) patrizii ssp. patrizii Beier,
MAHNERT 1979.
Lazio: Grotta dei Briganti 18 La/Fr (Vallecorsa) (3); Pozzo l’Arcaro 340 La/Fr (Ceccano)
(2) (3); Grotta Dolci (Ceccano?, Fr) (2); Grotta degli Ausi 342 La/Lr (Prossedi) (1); Grotta
dell’Arietino (Pisterzo, LT) (3). - |
Forma troglobia nota solo delli. grotte citate. Probabile eridemianio dell’ A p-
pennino centrale. |
108 G. GARDINI
Neobisium (O.) patrizii Beier ssp. romanum Mahnert, 1979
(1) Neobisium (O.) patrizii ssp. romanum Mahnert, 1979. Carpineto Romano, Buco nella Villa.
Tassonomia: MAHNERT 1. c.
Lazio: Buco nella Villa (Carpineto Romano, Roma) (1).
Forma troglobia nota solo della loc. tipica. Probabile endemismo dell’Ap-
pennino centrale.
Neobisium (O.) samniticum Mahnert, 1979
(1) Neobisium (O.) samniticum Mahnert, 1979. Lettomanoppello, Grotta delle Praie (80-A).
Tassonomia: MAHNERT 1. c.
Abruzzi: Grotta delle Praie 80 A/PE (Lettomanoppello) (1).
Specie troglobia nota solo della loc. tipica. Probabile endemismo dell’Ap-
pennino centrale.
Neobisium (O.) sardoum Beier, 1956
(1) Neobisium (Ommatoblothrus) sardoum Beier, 1956 b: 132. Gr. S'Abba Medica, Oliena.
Tassonomia: BEIER, 1963 a: 132.
(2) Neobisium (Ommatoblothrus) sardoum Beier, Brier 1959: 245; (3) Puppu & Prroppa
1973: 171): (A) Beier: 1973 be 163:
Sardegna: Grotta Nurra de sas Palumbas 217 Sa/Nu (Oliena) (2) (4); Grotta de s’Abba
Medica 335 Sa/Nu (Oliena) (1); Sa Rutta ’e s’Edera 588 Sa/Nu (Urzulei) (3) (4).
Specie troglobia nota solo delle grotte citate. Probabile endemismo sardo.
Neobisium (O.) vandeli Beron i.l.
(1) Neobisium (Ommatoblothrus) vandeli Beron i. l., BERON 1972: 13.
Corsica: Grotte de Manuel-Ange 25 C (Cargése) (1).
Nomen nudum.
Neobisium (O.) sp.
(1) Neobisium (O.) aff. samniticum Mahnert, MAHNERT 1979.
Campania: Grotta del Lete 191 Cp/CE (Letino) (1).
Neobisium (Blothrus) martae Minozzi, 1920
vedi: Neobisium (N.) lombardicum Beier ssp. emiliae Beier
Neobisium (B.) reimoseri ssp. reimoseri (Beier, 1929)
Obisium (Blothrus) Reimoseri Beier, 1929: 361. Draga bei Ponikve (St. Daniel).
Tassonomia: BEIER 1963 a: 168; MAHNERT 1974: 210.
(1) Obisium spelaeum Schiödte, VALLE 1911: 24; (2) Blothrus reimoseri (Beier), DI CAPORIACCO
1949 ec: 139,
Friuli-Venezia Giulia: Abisso di Trebiciano 17 V.G./Ts (Trieste) (1) (2).
Forma troglobia nota anche di grotte dell’Istria; ssp. croaticum Beier di
grotte della Croazia. Alpino orientale-illirica.
Neobisium (B.) spelaeum (Schiödte) ssp. istriacum (Müller, 1931)
(1) Obisium (Blothrus) spelaeum ssp. istriacum Müller, 1931: 126. Grotta del Fumo (= Dim-
nice) nell’Istria settentrionale.
CATALOGO DEGLI PSEUDOSCORPIONI CAVERNICOLI ITALIANI 109
Tassonomia: BEIER 1963 a: 178.
(2) Blothrus spelaeus Schiödte, MARCHESETTI 1890: 159 nota; (3) Obisium spelaeum (Schiödte),
HAMANN 1896: 181; (4) ? Neobisium spelaeum Schiödte, ROEWER 1931: 42.
Friuli-Venezia Giulia: Caverna dei Notoli (Monfalcone, Go) (4); Grotta di Pre-
stento (Torreano, PN) (4); Grotta dell’Orso di Gabrovizza 7 V.G./Ts (Trieste) (2); Grotta
Noè 90 V.G./Ts (Aurisina) (1); Grotta presso Basovizza (Trieste) (3); S. Servolo (Trie-
ste) (3).
Forma troglobia nota anche di grotte dell’Istria; ssp. tipica di grotte della
Carniola sud-occidentale. Alpino orientale-illirica.
Neobisium (B.) torrei (Simon) ssp. leonidae Beier, 1942
(1) Neobisium (Blothrus) leonidae Beier, 1942: 132. Bocca Sorenza (sic!), 29 V, bei Schio,
Vicenza.
Tassonomia: BEIER 1963 a: 146.
(2) Neobisium (B.) torrei leonidae Beier, LAZZERONI 1968: 403.
Veneto: Bocca Lorenza 29 V/Vı (Santorso) (1); Grotta Sarcedo (Sarcedo, Vı) (2).
Forma troglobia nota solo delle grotte citate; conoscenze tassonomiche in-
sufficienti, forma da ridescrivere. Categoria corologica incerta.
Neobisium (B.) torrei ssp. torrei (Simon, 1881)
(1) Obisium (Blothrus) Torrei Simon, 1881: 299. Grotta Oliero presso Bassano.
Tassonomia: BEIER 1963 a: 146.
(2) ? Blothrus sp., ALZONA 1903: 330; (3) Blothrus spelaeus Schiödte, RoEwER 1931: 42; (4)
Blothrus torrei E.S., pt Caportacco 1936: 90; (5) Obisium (Blothrus) Torrei E.S., BoLDORI
1946: 25; (6) Neobisium trentinum ghidinii Beier, pt CAPORIACCO 1947 a: 138; (7) Neobisium
(Blothrus) torrei (E.S.), pi Caportacco 1948: 237; (8) BEIER 1957: 162; (9) Bizzi 1960: 59;
(10) Rurro 1960: 159; (11) Neobisium (B.) torrei torrei (Simon), BEIER 1963 a: 146; (12)
LAZZERONI 1968: 403; (13) N. (B.) Tomei (sic!) ( ), PELLEGRINI 1968; 267; (14) N. (B.)
torrei torrei (Simon), BoscoLo 1969: 22.
Veneto: Grotta Damati 9 V/Vr (Badia Calavena) (4); Covolo dell’Atrio 43 V/Vr (Velo
Veronese) (4); Buso del Meo 126 V/Vr (Boscochiesanuova) (6) (7) (12); Grotta Regosse 161
V/VR (Roverè Veronese) (4); Grotta de le Case Vecie 163 V/VR (Grezzana) (8) (12); Abisso
della Caledora (Alti Lessini, VR) (8); cavità nella cantina di una casa, Cogollo di Tregnago
(Tregnago, Vr) (12); Spluga di S. Mauro di Saline o di Carpenè (S. Mauro di Saline, VR)
(13); Buco della Rana 40 V/Vi (Monte di Malo) (9) (10); Grotta di S. Gottardo 186 V/VI
(Zovencedo) (9) (14); Covolo di Costozza 274 V/Vı (Longare) (5); Grotta di Oliero 600 V/Vı
(Valstagna) (1) (3) (8); Covolo di Cereda (Cornedo Viventino) (11); grotte dei Monti Berici
(Vi) (2). Friuli-Venezia Giulia: Grotta nuova di Villanova 323 Fr/Up (Civi-
dale) (11).
Ferma troglobia nota solo delle grotte citate; reperto del Friuli dubbio, da
controllare. Alpina orientale.
Neobisium sp.
Bea sm sp.) Pozzi 1952: 953.
Lombardia: Pozzo del Mirigett 2027 Lo/Co (Brunate) (1).
Roncus (Roncus) abditus (Chamberlin, 1930)
Neobisium (Roncus) abditus Chamberlin, 1930: 12. Sorgono.
Tassonomia: BEIER 1963 a: 181.
(1) Roncus arditus (sic!) Chamb., CAPOLONGO 1969: 202.
Campania: Cantine 842 Cp/NA (Roccarainola) (1).
Specie troglossena nota epigea di Abruzzo, Puglia, Sardegna e Corsica. Circum-
tirrenico-appenninica.
110 G. GARDINI
Roncus (R.) alpinus L. Koch, 1873
Roncus alpinus L. Koch, 1873: 46. Südtirol... Bades Razzes.
Tassonomia: BEIER 1963 a 153,
(1) Roncus (R.) alpinus L. Koch, Conci & GALVAGNI 1956: ale (2) BEIER 1957: 162; 43)
Chthonius sp., Ban nenonres 1957: 60; (4) Roncus. (Roncus) alpinus L. Koch, COSTANTINI
1976: 125; (5) R alpinus Koch, PAOLETTI 1910: 92.
Lombardia: Bis Busatt 125 Lo/Bs (Gavardo) (4); Caia de Valmala 141 Lo/Bs (Mar-
cheno) (4); I Biis 375 Lo/Bs (Pertica Bassa) (4); ripari (presso Caìa de Valmala 141 Lo/Bs)
(Marcheno) (4). Trentino: ui G.B. Trener 244 V.I./TN (Valsugana) (1). Veneto:
La Bora 1252 V/Tv (S. Pietro di Feletto) (5); Grotta de le Case Vecie 163 V/VR (Grezzana)
(2); Grotta della Poscola 136 V/Vi (Monte di Malo) (3). Friuli-Venezia Giulia:
Grotta del Cosa 238 Fr/Pn (Meduno) (2). |
Specie troglossena e limitatamente eutroglofila nota epigea della Lombar-
dia, Trentino, Veneto e Friuli; Alpi francesi, svizzere e austriache, a E sino a Vil-
lach. Il reperto di BARTOLOMEI della 136 V/Vi si riferisce a questa specie (cor-
rezione manoscritta dell’A. sull’estratto della Miscellanea Ruffo). Alpina.
Roncus (R.) euchirus (Simon, 1879)
Obisium (Roncus) euchirus Simon, 1879: 65. Martigues (Bouches-du-Rhône).
Tassonomia: BEIER 1963 a: 183.
(1) Obisium (Roncus) euchirus E. Simon, SILVESTRI 1922: 19.
Liguria: Grotta di Vera 91 G/Sv’(Leano)' (1):
|.» Specie troglossena; ‘unica citazione (dubbia) per l’Italia di specie nota della
Francia meridionale: reperto da controllare. Categoria corologica incerta.
Roncus (R.) ar (Simon, 1896)
(1) Obisium italicum Simon, 1896: 374. Grotta della NA près Bardinetto.
Tassonomia: BEIER 1963 a: 181.
(2) Obisium italicum E. Sim., Simon 1898: 22; (3) Obisium (Roncus) italicum E. Sim., SIMON
1900: 594; (4) Roncus italicus E.S., PAVAN 1939: 23; (5) R. italicus (E.S.), DI CAPORIACCO
1950321037 (6) RI (Sst) alici E. Sim., FRANCISCOLO 1951: DCE RAR.) Hales (Ee Se
mon), BEIER 1953 b: 107; (8) BEIER 1963 a: 181; (9) MAHNERT 1976 b: 309; (10) COSTANTINI
1976: 124. |
Liguria: E Tre Tanne 9 Li/GE (Campomorone) (5); Tann-a do Balou 11 Li/GE (Campo-
morone) (5) (7); Forra del Castelluccio 126 Li/GE (Genova) (5); Tann-a de Reixe 132 Li/GE
(Valbrevenna) (5) (7); Arma Pollera 24 Li/Sv (Finale Ligure) (2) (5) (6) (7); Tana da Ro-
veirola 40 Li/Sv (Bardineto) (1) (2); Tana Lubea 47 Li/Sv (Toirano) (1) (2); Grotta di Verzi
91 Li/Sv (Loano) (8); Tana della Taragnina 105 Li/Sv (Balestrino) (3). Lombardia:
Büsa de la Pief 5 Lo/Bs (Concesio) (4); Büs del Budrio 71 Lo/Bs (Serle) (10); Pos de la
Culma 137 Lo/Bs (Concesio) (4). Sardegna: Is Angurtidorgius 4 Sa/Nu (Perdasdefogu) (9).
Specie troglobia (?) nota epigea di Liguria (citata erroneamente anche di To-
scana); BEIER (1963 a: 181) non considera i reperti lombardi. Categoria corologica
incerta. |
Roncus (R.) lubricus ssp. lubricus L. Koch, 1873
Roncus lubricus L. Koch, 1873: 44. England.
Tassonomia: BEIER 1963 a: 182; GABBUTT & ee 1967s i
(1) Obisium (Roncus) lubricum L. Koch, Simon 1898: 21; (2) Simon 1900: 594; (3) GESTRO
1904: 14; (4) Obisium lubricum L. Koch, FABIANI: 1904: 11; (5) O. lubricum (L. Koch), Gozo
1908: 130; (6) O. lubricum L. Koch, ELLINGSEN 1909: 209; (7) Roncus (Roncus) lubricus L.
Koch, BEIER 1929: 364; (8) R. lubricus Koch, BRIAN 1940: 401; (9) R. (R.) lubricus L. Koch,
Berer 1942: 134; (10) R. lubricus L. Koch, PATRIZI 1954: 26; (11) R. (R.) lubricus L. Koch,
CATALOGO DEGLI PSEUDOSCORPIONI CAVERNICOLI ITALIANI 111
BEIER 1957: 162; (12) BEIER 1958: 27; (13) R..(R.) lubricus lubricus L. Koch, COR 1976:
124; (14) R. lubricus L.C. Koch (sic!), PAOLETTI 1978: 92.
Liguria: Tann-a do Balou 11 Li/GE (Campomorone) (1); Grotta di Re 65 Li/Sp (Bor- :
ghetto di Vara) (5); Grotta di Fabiano 68 Li/Sp (La Spezia) (6); Grotta del. er 57
Li/Sv (Toirano) (1); Grotta inferiore di S. Lucia 59 Li/Sv (Toirano) (8); Grotta di Verzi 91
Li/Sv (Loano) (5). Lombardia: Bus del Frà 1 Lo/Bs (Paitone) (7); Büsa del Baorsi 36
Lo/Bs (Gavardo) (13); Bis del Diaol 80-Lo/Bs (Gussago) (13); Büs del Prà de Rent 96
Lo/Bs (Serle) (9). Veneto: Bus de le Fade (sopra la Sorgente del Forame) 72 V/Tv (Giavera
del Montello) (14); Grotta del Cameron 38 V/Vı (Cornedo Vicentino) (4); Covolo della Guerra
127 V/Vi (Longare) (11); Grotta degli Assassini 601 V/VI en. Valstagna) (+ Padoa to
Venezia Giulia: Grotta del Fous 229 Fr/PN (Tramonti di Sotto) (11); Grotta del Cosa
238 Fr/Pn (Meduno) (11). Lazio: Grotta degli Ausi 342 La/Lr (Prossedi) (10). Puglia:
Grotta della Pippola (Rodi Garganico, Fc) (12). Sardegna: Grotta de is Gianas di Sadali
51 Sa/Nu (Sadali) (3); Grotta de is Gianas di Seulo 679 Sa/Nu (Seulo) (3); Grotta dell’Inferno
48 Sa/Ss re (23 13),
Specie euriecia, troglossena e limitatamente eutroglofila, nota epigea di tutta
Italia; Europa centro-meridionale (a N sino alla Gran Bretagna merid.), Africa
Minore; ssp. dalmatinus Hadzi di Dalmazia e Corfù; ssp. tenuis Hadzi di Dalma-
zia, Ungheria e Serbia meridionale © Erd:maghsebind,
Roncus (R.) pugnax (Navàs, 1918)
Obisium (Roncus) pugnax Navàs, 1918: 117. Zaragoza.
Tassonomia: BEIER 1963 a: 180.
(1) Roncus (Roncus) pugnax (Navàs), BERON 1972: 13.
Corsica: Grotte de Corte 1 C (Pietracorbara) (1).
Specie troglossena non ancora citata d’Italia; Spagna hd orientale, Mallor-
ca. Determinazione dubbia, da controllare. Meditertanea N-occidentale.
Roncus (R.) sp.
(1) Roncus sp., PARENZAN 1953: 144; (2) PARENZAN 1958: 118; (3) Roncus (Roncus) sp.,
CosTANTINI 1976: 123; (4) Roncus sp., PAOLETTI 1978: 92.
Lombardia: Soradùr del Mut di Cöregn 341 Lo/Bs (Brione) (3). Veneto: Grotta di
Collagù 1255 V/Tv (Farra di Soligo) (4). Campania: Grotta alle Fontanelle 21 Cp/NA
(Vico Equense) (1); Grotta della Vasca 61 Cp/Na (Vico Equense) (2).
Roncus (Parablothrus) antrorum ssp. antrorum (Simon, 1896)
(1) Obisium (Blothrus) antrorum Simon, 1896: 374 (partim: 9). Grotta della Madonna.
Tassonomia: BEIER 1963 a: 200; MAHNERT 1974 a: 217. |
(2) Obisium ‘(Blothrus) antrorum E. Sim., Simon 1898: 22; (3) Roncus (Parablotbrus) antro-
rum Simon, BEIER 1930 c: 94; (4) ? Roncus sp., FrancıscoLo 1949: 52; (5) Roncus (P.) an
trorum (E. Simon), BEIER 1953 b: 108; (6) Parablothrus antrorum E. Simon, FRANCISCOLO
1955: 103; (7) Roncus (P.) antrorum ssp. antrorum (Simon), MAHNERT 1974 a: 217.
Liguria: Tana da Roveirola 40 Li/Sv (Bardineto) (1) (2 ) (3); Tana _Rimilegni 163 Li/Sv
(Bardineto) (4) (5) (6) (7). |
Forma troglobia nota solo delle grotte citate. Probabile endemismo ligure.
Nota: nella descrizione originale di re amet ge” interpretò quale di-
morfismo sessuale reali differenze specifiche: la « 9 » (0 presunta tale) della 40
Li/Sv, descritta per prima e quindi tipo di antrorum, è specificamente diversa dal
« & » della 65 Li/Sp; quest’ultima specie venne poi ridescritta e nominata (ge-
stroi) da Beier nel 1930 su altri esemplari della stessa grotta.
Roncus (P.) antrorum (Simon) ssp. ligusticus Beier, 1930
(1) Roncus (Parablothrus) ligusticus Beier, 1930 c: 94. Tana dello Scopeto bei Albenga.
Tassonomia: BEIER 1963 a: 200; MAHNERT 1974 a:..217.
112 G. GARDINI
(2) Obisium (Blothrus) antrorum E. Sim., Simon 1898: 22; (3) Simon 1900: 594; (4) Roncus
(P.) antrorum ligusticus Beier, BEIER 1963 a: 200.
Liguria: a’ Giera 301 Li/Im (Aquila d’Arroscia) (4); Tana dello Scovero 86 Li/Sv (Castel
bianco) (1) (2) (3).
Forma troglobia nota solo delle grotte citate; citata, forse erroneamente, an-
che della 79 Li/Sp da BEIER (1963 a: 200, cfr. R. (P.) gestroi). Probabile endemi-
smo ligure.
Roncus (P.) baccettii Lazzeroni, 1969
(1) Roncus (P.) baccettii Lazzeroni, 1969 a: 232. Grotta S. Pietro, Fluminimaggiore, Cagliari.
Tassonomia: MAHNERT 1976 b: 314.
(2) Roncus (Parablothrus) baccettii Lazzeroni, Puppu & Prroppa 1973: 172; (3) BEIER 1973
b: 163; (4) R. (P.) baccettit Lazz., MAHNERT 1976 b: 313; (5) MAHNERT il. |
Sardegna: Grotta di S. Giovanni 81 Sa/Ca (Domusnovas) (4); Grotta Sa Crovassa de Pranu
Pirastru 84 Sa/Ca (Domusnovas) (5); Grotta di Pili 258 Sa/CA (Iglesias) (3); Grotta di Loddo
o n. 3 di Carraras 309 Sa/Ca (Iglesias) (1); Grotta di S. Pietro 605 Sa/Ca (Fluminimaggiore)
(1); Risorgenza di Rio Murtas 613 Sa/Ca (Narcao) (2) (3).
Specie troglobia nota solo delle grotte citate. Probabile endemismo sardo.
Roncus (P.) beieri di Caporiacco, 1947
(1) Roncus (Parablothrus) beieri di Caporiacco, 1947 b: 256. Buca a’ Frati, prov. Siena.
Tassonomia: BEIER 1963 a: 199.
(2) Roncus (Parablothrus) beieri di Caporiacco, BEIER 1961 a: 125.
Toscana: Buca a’ Frati 139 T/Sı (Monteriggioni) (1) (2).
Specie troglobia nota solo della loc. tipica. Probabile endemismo toscano.
Roncus (P.) boldorii Beier, 1942
(1) Neobisium (Blothrus) boldorii Beier, 1931 b: 12. Bus Coalghes, 116 Lo, Gavardo b. Brescia.
Tassonomia: BEIER 1942: 135; 1963 a: 201.
(2) ? ” Chernetidi”, BoLpori 1927: 107; (3) Roncus (Parablothrus) boldorii (Beier), BEIER
1942: 134; (4) R. (P.) boldorii Beier, BEIER 1957: 163; (5) ? Roncus (P.) ghidinii Beier,
BEIER 1971: >,
Lombardia: Büs Coalghes 116 Lo/Bs (Gavardo) (1) (2) (3) (5). Veneto: Buso dei
Sacoli (Monte Baldo, Vr) (4); Covolo di Costozza 274 V/Vı (Longare) (4).
. Specie troglobia nota solo delle grotte citate. La presenza dell’affine R. (P.)
ghidinii Beier nella 116 Lo/Bs, loc. tipica di boldorii, è poco probabile. Alpina
centro-orientale.
Roncus (P.) cassolai Beier, 1973
(1) Roncus (Parablothrus) cassolai Beier, 1973 b: 165. Nuxis, Grotta ” Cava Romana ”.
Tassonomia: MAHNERT 1976 b: 314.
(2) Roncus cassolai Beier i.l., Puppu & Prroppa 1973: 172.
Sardegna: Grotta della Cava Romana 601 Sa/Ca (Nuxis) (1) (2).
Specie troglobia nota solo della loc. tipica. Probabile endemismo sardo.
Roncus (P.) gestroi Beier, 1930
(1) Roncus (Parablotbrus) gestroi Beier, 1930 c: 95. Grotta di Cassana bei Borghetto di Vara.
Tassonomia: BEIER 1963 a: 202.
(2) Obisium (Blothrus) antrorum E. Sim., Simon 1896: 374 (partim: 6); (3) Simon 1898: 22:
(4) ? Obisium (Roncus) Stussineri var. tenuimanus E. Sim., Simon 1898: 22; (5) O. Abeillei
CATALOGO DEGLI PSEUDOSCORPIONI CAVERNICOLI ITALIANI 113
(Simon), Gozo 1908: 129; (6) Obisium antrorum E. Simon, ELLINGSEN 1909: 209; (7) Parablo-
thrus gestroi Beier, pi Caportacco 1950: 103; (8) Roncus (P.) gestroi Beier, BEIER 1953 b:
108; (9) ? R. (P.) antrorum ligusticus Beier, BEIER 1963 a: 200.
Liguria: Caverna di Pignone 36 Li/Sp (Pignone) (7); Grotta di Cassana 65 Li/Sp (Borghetto
di Vara) (1) (2) (3) (4) (5) (6); Grotta di Bocca Lupara 74 Li/Sp (La Spezia) (4); Grotta
della Taglia 79 Li/Sp (La Spezia) (9); Tann-a de Strie 147 Li/Sp (Maissana) (7) (8); Grotta
superiore di Monte Ceppo (La Spezia) (4).
Specie troglobia nota solo delle grotte citate; da controllare il reperto della
79 Li/Sp. Probabile endemismo ligure.
Nota: ritengo che Obisium (Roncus) Stussineri var. tenuimanus Simon (nomen
nudum!), citato da SIMON (1898: 22) di alcune delle suddette grotte dello Spez-
zino, debba riferirsi a esemplari giovani di Roncus (P.) gestroi Beier. BEIER (1932
a: 130) lo riporta, dubitativamente, quale sinonimo di R. (P.) stussineri (Simon),
ma questa specie (con la ssp. troglophilus Beier) non sembra essere presente nella
Liguria orientale. E’ da notare che, almeno nella 65 Li/Sp, gestroi è molto comu-
ne ed è rinvenibile a tutti gli stadi, e che ai tempi di Simon non erano noti criteri
validi per riconoscere o definire gli stadi giovanili degli Pseudoscorpioni.
La citazione di Neobisium (B.) abeillei (Simon) per la Grotta di Verzi 91
Li/Sv, dovuta a BIGNOTTI (1909: 66), va interpretata come ricitazione del dato
della Gozo (1908: 129) relativo alla Grotta di Cassana 65 Li/Sp, in cui il nome
di questa è stato erroneamente scambiato con quello della 91 Li/Sv.
Roncus (P.) ghidinii Beier, 1942
(1) Roncus (Parablothrus) ghidinii Beier, 1942: 134. Bus Suradur, Lo. Nr. 152, im Valle di
Lumezzone.
Tassonomia: Beier 1942: 135; 1963 a: 201; 1971: 3.
(2) Roncus (Parablothrus) ghidinii Beier, BEIER 1971: 3.
Lombardia: Bis del Budrio 71 Lo/Bs (Serle) (2); Bis Soradùr 152 Lo/Bs (Sarezzo) (1).
Veneto: Covolo del Tesoro 166 V/Vı (Lumignano) (2).
Specie troglobia nota solo delle grotte citate; citata, forse erroneamente, del-
la 116 Lo/Bs (Berer 1971: 3, cfr. R. (P.) boldorii); dubbia la citazione relativa
alla 166 V/Vı. Alpina centro-orientale.
Roncus (P.) leonidae Beier, 1942
(1) Roncus (Parablothrus) leonidae Beier, 1942: 136, nom. nov. per R. (P.) boldorii Beier,
1931 b: 20. Covoletto di Cereda, Lombardei (sic! ).
Tassonomia: BEIER 1963 a: 194.
Veneto: Grotta del Covoletto 39 V/Vı (Valdagno) (1).
Specie troglobia nota solo della loc. tipica. Probabile endemismo veneto.
Roncus (P.) paolettii Mahnert, 1979
(1) Roncus (P.) paolettii Mahnert, 1979. Al landre, Pian de le Vacche, Revine.
Tassonomia: MAHNERT 1974 a: 216; 1979.
(2) Roncus (Parablothrus) antrorum ssp., MAHNERT 1974 a: 216.
Veneto: Al Landre 1265 V/Tv (Revine Lago) (1) (2); Grotta c/o Sorgente Civiledo (Val
Cellina, Tv) (1).
Specie troglobia nota solo delle grotte citate. Probabile endemismo veneto.
Roncus (P.) puddui Mahnert, 1976
(1) Roncus (Parablothrus) puddui Mahnert, 1976 b: 311. Grotte ” Pirosu”, Su Benatzu, comm.
de Santadi.
114 G. GARDINI
Tassonomia: MAHNERT 1. c.
Sardegna: Grotta Pirosu 631 Sa/CA (Santadi) (1); Grotta della Cava d’Onice 746 Sa/CA
(Santadi) (1).
Specie troglobia nota solo delle grotte citate. Probabile endemismo sardo.
Roncus (P.) sardous Beier, 1955
(1) Roncus (Parablotbrus) sardous Beier, 1955 b: 44. Dorgali, Grotte ” Scavi Taramelli ”.
Tassonomia: BEIER 1963 a: 199; MAHNERT 1976 b: 314.
(2) Roncus (Parablothrus) sardous Beier, BEIER 1956 b: 131; (3) BEIER 1959: 245; (4) R. (P.)
Sardous Beier. Derl'Ocx. & Pozzi 1959: 131.
Sardegna: Grotta di Toddeitto 89 Sa/Nu (Dorgali) (4); Grotta Pisanu 215 Sa/Nu (Dor-
gali) (2) (3); Grotta Scavi Taramelli 344 Sa/Nu (Dorgali) (1); Grotta sulle pendici SE di
Monte S’Ospile (Dorgali, Nu) (3).
Specie troglobia nota solo delle grotte citate. Probabile endemismo sardo.
Roncus(P.) siculus Beier, 1963
(1) Roncus (Parablothrus) siculus Beier, 1963 a: 257. Grotta Palombara (Siracusa).
Tassonomia: BEIER 1. c.
(2) Roncus (P.) siculus Beier, BEIER 1975: 56.
Sicilia: Grotta Palombara (Belvedere, SR) (1) (2).
Specie troglobia nota solo della loc. tipica. Probabile endemismo siculo.
Roncus (P.) stussineri (Simon) ssp. assizzilis Beier, 1931
(1) Roncus (Parablotbrus) assimilis Beier, 1931 b: 19. Cevola della Presa bei Triest (sic!).
Tassonomia: BEIER 1963 a: 196.
(2) Roncus (Parablothrus) Stussineri Sim., BEIER 1928: 310; (3) R. stussineri Sim., PRETNER &
STRASSER 1931: 88; .(4) R. (P.) assimilis Beier, BEIER 1957: 162; (5) R. (P.) stussineri assi-
milis Beier, BEIER 1966 b: 175; (6) CoSTANTINI 1976: 123; (7) R. stussineri assimilis Beier,
PaoLETTI 1978: 92; (8) R. (P.) stussineri assimilis Beier, MAHNERT 1979.
Lombardia: Prèfond de Ponta de l’Ort 95 Lo/Bs (Polaveno) (6); Büs del Tas 297 Lo/Bs
(Bovegno) (6); I Büs 375 Lo/Bs (Pertica Bassa) (6). Veneto: Bus de la Paiera 1248 V/Tv
(Follina) (7); Bus de la Croda Rossa 1249 V/Tv (Follina) (7); Grotta del Ciclamino 1260 V/Tv
(Cison di Valmarino) (7); Busa delle ‘Fave 1272 V/Tv (Refrontolo) (4) (5) (7) (8); (Bus de) la
Bislonga (Pederobba, Tv) (5). Friuli-Venezia Giulia: Cevola della Presa 243 Fr/PN
(Tramonti di Sotto) (1) (2) (3); Cevola sotto la Casera (Meduno, PN) (4); Grotta nuova di Vil-
lanova 323 Fr/Up (Cividale) (4).
Forma eutroglofila nota epigea del Veneto e del Friuli; ssp. tipica di grotte
della Carniola; ssp. carinthiacus Beier di grotte della Carinzia; microsistematica
della specie s. lato confusa, da rivedere. Citata anche della 11 Lo/Bs, loc. tipica
della ssp. zroglophilus Beier (COSTANTINI 1976: 123). Alpina centro-s:!<ntale.
Roncus (P.) stussineri (Simon) ssp. concii (di Caporiacco, 1952)
(1) Parablothrus concii di Caporiacco, 1952 a: 55. Bus del Parolet N. 152 V.T.
Tassonomia: BEIER 1963 a: 195.
(2) Parablothrus Concii Di Cap. i. 1., Concı 1949: 121; (3) Roncus (Parablotbrus) stussineri
concii di Cap., BEIER 1966 b: 175; (4) R. (P.) stussineri ssp. concii (Capor.), BoscoLo 1968:
164; (3).R. -stassineri. conci \ 'PAOLEPTE 1978; 93, |
Trentino: Bus del Parolet 152 V.T./TN (M.te Zugna) (1) (2). Veneto: Grotta del
Marmo presso Schievenin (Quero, Tv) (5); Covolo della Guerra 127 V/Vı (Longare) (3) (4);
Covolo del Tesoro 166 V/Vı (Longare) (3).
CATALOGO DEGLI PSEUDOSCORPIONI CAVERNICOLI ITALIANI 115
Forma eutroglofila nota epigea della Lombardia e del Veneto; sistematica da
rivedere. Alpina centro-orientale.
Roncus (P.) stussineri (Simon) ssp. troglophilus Beier, 1931
(1) Roncus (Parablothrus) troglophilus Beier, 1931 b: 17. Buco del Fuso 1 Lo (sic!), Lombardei.
Tassonomia: BEIER 1963 a: 194.
(2) Obisium Stussineri Simon, GESTRO 1887: 497; (3) O. (Roncus) Stussineri E. Sim., Stmon
1898: 21; (4) Simon 1900: 594; (5) Roncus (Parablothrus) troglophilus Beier, BEIER 1942: 134;
(6) Ronchus (sic!) Stussineri E. Sim. CONCT 19517 21: 25,59 n Chernetidae ” ‚ FRANCISCOLO
1952570; (8) Roncys (Parablotbrus) troglophilus Beier, BEIER 155 b::107: (9) Rte)
stussineri assimilis Beier, COSTANTINI 1976: 123.
Liguria: Tana Lubea 47 Li/Sv (Toirano) (2); Grotta di Verzi 91 Li/Sv (Loano) (3) (4)
(8); Tana dei Santi 224 Li/Sv (Toirano) (7) (8). Lombardia: Büs del Frà 1 Lo/Bs (Pai-
tone) (5); Bis del Füs 11 Lo/Bs (Brione) (1) (5) (9). Trentino: Lonta II di Pietra 224
V.T./Tn (Monte Finonchio) (6); Pozzo di Prà Bertoldo 226 V.T./TN (Monte Moggio) (6).
Forma eutroglofila nota epigea di Liguria, Piemonte e Lombardia; sistemati-
ca da rivedere. Alpino N-appenninica.
Acanthocreagris aelleni Mahnert, 1978
(1) Acanthocreagris aelleni Mahnert, 1978: 382. Höhle von Sisco.
Tassonomia: MAHNERT |. c.
Corsica: Grotte de: Sisco 2 :C (Sisco) (TL).
Specie eutroglofila (?) nota solo della loc. tipica. Probabile endemismo corso.
Acanthocreagris italica ssp. italica (Beier, 1958)
Microcreagris italica Beier, 1958: 29. Foresta Umbra, Gargano.
Tassonomia: BEIER 1963 a: 208; MAHNERT 1976 a: 203.
(1) Acanthocreagris i. italica (Beier), MAHNERT 1974 b: 877.
Puglia: Grotta della Pippola (Rodi Garganico, Fe) (1). “A
Forma troglossena e limitatamente eutroglofila nota epigea di Puglia, Sicilia e
Malta; ssp. ruffoi Lazzeroni epigea del Matese (Campania). Appenninico meridio-
nale-sicula.
Acanthocreagris lanzai (Beier, 1961)
(1) Microcreagris lanzai Beier, 1961 a: 125. Buca del Fumo inferiore 183 T, Monte Maggio
bei Monteriggioni.
Tassonomia: BEIER 1963 a: 213; MAHNERT 1976 a: 204.
Toscana: Buca del Fumo inferiore 183 T/Sı (Monteriggioni) (1).
Specie eutroglofila (?) nota solo della loc. tipica. Probabile endemismo toscano.
Acanthocreagris lucifuga (Simon, 1879)
Obisium (R.) lucifugum Simon, 1879: 66. Var: grotte d’Esparron, pres Hyères.
Tassonomia: HEURTAULT-Rossı 1965: 659; MAHNERT 1976 a: 195, 203.
(1) Obisium (Roncus) lucifugum E. Sim., SIMON 1900: 1294; (2) Borporı 1927: 93; (3) DI
CAPORIACCO 1934: 395. Met
Liguria: Tann-a do Balou 11 Li/GE (Campomorone) (3); Grotta di Verzi 91 Li/Sv (Loano)
(1). Lombardia: Bis del Frà 1 Lo/Bs (Paitone) (2). o;
Specie eutroglofila nota epigea del Piemonte e della Sardegna; Francia me-
ridionale (Var), in grotta. Reperti cavernicoli italiani probabili, ma da controllare.
Categoria corologica incerta.
116 G. GARDINI
Acanthocreagris sardoa (Beier, 1959)
(1) Microcreagris sardoa Beier, 1959: 245. Hänge des Monte Tuttavista (Galtelli).
Tassonomia: BEIER 1963 a: 220; MAHNERT 1976 a: 202.
Sardegna: Pozzo di Tuttavista 216 Sa/Nu (Galtelli) (1).
Specie troglobia nota solo della loc. tipica. Probabile endemismo sardo.
Neobisiidae gen. sp.
(1) Obisium cavernarum L. Koch, GESTRO 1887: 497; (2) Neobisium simoni ( ), ANONIMO
197.212,
Liguria: Grotta superiore di S. Lucia 58 Li/Sv (Toirano) (1); Tana del Pecetto 569 Li/Sv
(Magliolo) (2).
Determinazioni certamente errate, riferibili forse a Roncus (P.) sp.
Fam. Syarinidae J. C. Chamberlin
Hadoblothrus gigas (di Caporiacco, 1951)
(1) Parablothrus gigas di Caporiacco, 1951: 97. Grotta l’Abisso presso Castromarina.
Tassonomia: BEIER 1963 a: 227; MAHNERT 1979.
(2) Parablothrus gigas Di Cap., i. 1, RuFFo 1950: 60; (3) Hadoblothrus gigas (di Cap.), BEIER
1951 b: 106; (4) BEIEr 1963 a: 227; (5) MAHNERT 1979.
Puglia: Grotta o Grava di Castellana 8 Pu/Ba (Castellana Grotte) (4); Abisso di Castro
Marina 141 Pu/Le (Castromarina) (1) (2) (3) (5).
Specie troglobia nota solo delle grotte citate. Endemismo pugliese.
Pseudoblothrus ellingseni (Beier, 1929)
(1) Obisium (Blotbrus) Ellingseni Beier, 1929: 363. Grotte von Bossea, prov. Cuneo.
Tassonomia: BEIER 1963 a: 229; VacHon 1969: 390; MAHNERT 1979.
(2) Obisium Torrei E. Simon, ELLINGSEN 1905: 9; (3) Blothrus Peyerimboffi Simon, SIMON
1905: 282 (partim); (4) ? Pseudoblothrus sp. prope peyerimboffi ( ), VIGNA TAGLIANTI
1969: 267; (5) Pseudoblothrus ellingseni (Beier), MAHNERT 1979; (6) P. ellingseni (Beier) (ssp ?),
MAHNERT 1979.
Piemonte: Grotta di Bossea 108 Pi/Cn (Frabosa n (1) (2) (3) 0); Bueox Giga:
lenza 1009 Pi/Cn (Crissolo) (4); Buco di Napoleone (Col di Tenda, CN) (6).
Specie troglobia nota solo delle grotte citate; reperto della 1009 Pi/Cn da
controllare. Probabile endemismo delle Alpi occidentali.
Fam. Garypidae H. J. Hansen
Garypus levantinus Navas, 1925
Garypus levantinus Navas, 1925: 112. Cabo de Creus, cerca de Cadaqués.
Tassonomia: BEIER 1963 a: 239.
(1) Garypus levantinus Navas, BEIER 1953 a: 38.
Liguria: Tann-a de Faje 233 Li/Sp (Framura) (1).
Specie alofila, troglossena, nota epigea di Liguria, Arcipelago Toscano, Cor-
sica e Isole Pelagie; coste N-mediterranee, Rodi, (Africa Minore?). N-mediterranea.
Fam. Cheir:diidae J. C. Chamberlin
Cheiridium museorum (Leach, 1817)
Chelifer museorum Leach, 1817: 51.
CATALOGO DEGLI PSEUDOSCORPIONI CAVERNICOLI ITALIANI 117
Tassonomia: BEIER 1963 a: 224.
> muscorum (sic!) (Leach), CERRUTI 1959: 51; (2) C. museorum (Leach), BEIER
1965:€: 497
Lombardia: Tomba del Polacco 1003 Lo/Bc (Rota d’Imagna) (2). Lazio: Grotta degli
Ausi 342 La/Lr (Prossedi) (1).
Specie antropofila, troglossena, nota epigea del Veneto ma presente probabil-
mente in buona parte d’Italia; tutta Europa e Africa Minore; citazioni per l’Afri-
ca tropicale e australe da controllare. Euro-maghrebina (?).
Fam. Chernet’dae Menge
Lamprochernes nodosus (Schrank, 1803)
Chelifer nodosus Schrank, 1803: 246.
Tassonomia: BEIER 1963 a: 252.
(1) Chelifer nodosus Schr., Concı 1951: 28.
Trentino: Zahnloch 32 V.T./Tn (altipiano di Lavarone) (1).
Specie troglossena (spesso foretica su Artropodi) nota epigea del Veneto, Li-
gutia, Emilia-Romagna, Toscana e Corsica; tutta Europa e Africa Minore, Anato-
lia. Euro-anatolica-maghrebina.
Pselaphochernes anachoreta (Simon, 1878)
Chelifer anachoreta Simon, 1878: 151. Daya.
Tassonomia: BEIER 1963 a: 257.
(1) Pselaphochernes anachoreta (Simon), MAHNERT i. 1.
Sardegna: Diaclasi de Su Crastuladu 971 Sa/Or (Fordongianus) (1).
Specie troglossena nota epigea di Toscana, Lazio, Abruzzi, Calabria, Puglia
e Sardegna; Europa S-occidentale, Africa Minore, Iran. Categoria corologica in-
certa.
Pselaphochernes litoralis Beier ssp. siculus Beier, 1963
(1) Pselaphochernes litoralis siculus Beier, 1963 a: 259. Grotta dell’Acqua (Canicattini, Si-
racusa).
Tassonomia: BEIER 1963 a: 253.
Sicilia: Grotta dell'Acqua (Canicattini, Sr) (1).
Forma alofila, troglossena, nota solo della loc. tipica; ssp. litoralis Beier nota
epigea dell'Arcipelago Toscano, Francia meridionale e Dalmazia. Categoria corolo-
gica incerta. |
Pselaphochernes scorpioides (Hermann, 1804)
Chelifer scorpioides Hermann, 1804: 116.
Tassonomia: BEIER 1963 a: 255.
(1) Pselaphochernes scorpioides (Herm.), BEIER 1961 b: 92.
Sicilia: Grotta Chiusazza (Floridia, Sr) (1). |
Specie troglossena (spesso foretica su Artropodi) nota epigea della Lombar-
dia, Veneto, Emilia-Romagna, Toscana, Lazio e Puglia; tutta Europa, Macarone-
sia, Africa Minore, Israele, Libano e Anatolia. Paleartica occidentale.
Lasiochernes siculus Beier, 1961
(1) Lasiochernes siculus Beier, 1961 b: 92. Grotta Chiusazza, Floridia - Siracusa.
118 G. GARDINI
Tassonomia: BEIER 1963 a: 259.
(2) Lasiochernes siculus Beier, BEIER 1962: 286; (3) BEIER 1963 a: 260; (4) BeIER 1963 c: 156.
Puglia: Grotta o Grava di Castellana 8 Pu/Ba (Castellana Grotte) (2) (4). Sicilia:
Grotta Calafarina 3510 Si/Sr (Pachino) (1); Grotta Chiusazza (Floridia; Sr) (1); Grotta Pa-
lombara (Belvedere, Sr) (3); Grotta dei Pipistrelli (Pantalica, SR) (1) (3).
Specie eutroglofila (guanofila?) nota solo delle grotte citate. Appenninico me-
ridionale-sicula.
Allochernes masi (Navàs, 1923)
Chelifer Masi Navàs, 1923: 31. Centellas (Barcelona).
Tassonomia: BEIER 1963 a: 269.
(1) Allochernes masi (Navas), BEIER 1963 b: 260; (2) Puppu & Prroppa 1973: 173; (3) BEIER
1975 B, 1637 (4) MAINERT LI
Sicilia: Grotta S. Teodoro (Acquedolci, ME) (1). Sardegna: Grotta de is Flores 218
Sa/CA (Carbonia) (2) (3); Grotta Su Fossu e Cicciu 618 Sa/Ca (Narcao) (4); Grotta di S’Ega
e Rutta 675 Sa/Ca (S. Anna Arresi) (4); Grotta Sa Corona e Sa Craba 731 Sa/Ca (Car-
bônia) (4).
Specie troglossena e limitatamente eutroglofila (guanofila?) nota, epi- e ipo-
gea, anche del Portogallo e della Spagna nord-orientale. N-mediterranea occidentale.
Allochernes powelli (Kew, 1916)
Chelifer (Chernes) powelli Kew, 1916: 75.
Tassonomia: BEIER 1963 a: 269; 1967: 313 (= A. italicus Beier)
(1) Allochernes powelli Kew, Puppu & Piroppa 1973: 173; (2) Beier 1973 b: 163; (3)
MAHNERT i. I.
Sardegna: Sotterranei dell’Anfiteatro romano (Cagliari) (3); Is Angurtidorgius 4 Sa/Nu
(Perdasdefogu) (1) (2). _
Specie troglossena nota epigea dell’Italia settentrionale e centrale; Europa e
Anatolia. Euro-anatolica.
Allochernes wideri (C.L. Koch) ssp. phaleratus (Simon, 1879)
Chelifer phaleratus Simon, 1879: 38. Fontainebleau.
Ta sonora DETER 1963 a: 262: 1967: 312:
(1) Chelifer phaleratus E. Sim., GESTRO 1904: 14; (2) Allochernes phaleratus Sim., BOLDORI
1935: 27; (3) A. phaleratus (Leach) (sic!), CERRUTI 1959: 51; (4) A. wideri phaleratus (Simon),
LAZZERONI 1969 a: 241; (5) MAHNERT i. I.
Lombardia (?): grotta lombarda ? (2). Lazio: Grotta Breuil 179 La/Lr (Monte Cir-
ceo) (3). Sardegna: Grotta di Masainas (Giba, CA) (4); Sotterranei dell'Anfiteatro romano
(Cagliari) (5); Grotta dell’Inferno 48 Sa/Ss (Scala di Gioca) (1).
Forma troglossena nota epigea del Piemonte, Trentino, Liguria, Emilia-Ro-
magna, Lucania e Sardegna; Europa meridionale, Algeria e Anatolia; ssp. tipica
dell’ Europa soprattutto centro-settentrionale, (Anatolia ?). Euro-maghrebina-ana-
tolica.
Chernetidae gen. sp.
(1) Chernes sp., BRIAN 1914: 11.
Liguria: Tann-a do Balou 11 Li/GE (Campomorone) (1).
Fam. Cheliferidae Hagen
Hysterochelifer tuberculatus ssp. tuberculatus (Lucas, 1846)
Chelifer tuberculatus Lucas, 1846: 274.
CATALOGO DEGLI PSEUDOSCORPIONI CAVERNICOLI ITALIANI 119
Tassonomia: BEIER 1963 a: 285.
(1) Hysterochelifer tuberculatus (Lucas), MAHNERT i. |.
Sardegna: Grotta Planarga (Arbus, Ca) (1).
Forma troglossena nota epigea di buona parte d’Italia, al nord in oasi xero-
termiche; dalle Baleari e Spagna N-orientale sino al Mediterraneo orientale, Ana-
ers ssp. zbericus Beier della Penisola Iberica (e Marocco?). N-mediterraneo-
anatolica. |
* * *
Pseudoscorpionida gen. sp.
(1) ” Chernetide ”, FABIANI 1902: 12; (2) ” Chernetidi”, ALzona 1903: 12; (3) ” Chernetes ”,
LANZA 1949: 202; (4) ” Chernète ”, REMY 1950: 5; (5) ” Chernètes ”, REMY 1950: 9; (6) REMY
1950: 11; (7) ” Chernète”, Remy 1950: 35; (8) ” Chernètes ”, REMY 1950: 35; (9) ” Pseudo-
scorpioni ”, Concı & TAMANINI 1952: 24; (10) ” Chernetide », PARENZAN 1953 a: 90; (11)
” Chernetidi ”, PAVAN e coll. 1953: 13; (12) ” Pseudoscorpions ”, DRESco & DEROUET 1960:
109,
Piemonte: Grotta Est sotto Tugliaga (Varzo, No) (12). Lombardia: Buco del Corno
1004 Lo/Be (Entratico) (11). Trentino: Grotta di Costalta 14 V.T./TN (Cima Mandriolo)
(9). Veneto: Covolo della Guerra 127 V/Vi (Lumignano) (1). Emilia-Romagna:
Grotte del Bolognese (Bo) (2). Toscana: Tana della Bastiola (Fosdinovo, Ms) (3). Cam-
pania: Sotterranei di Via Anticaglie 855/1 Cp/NA (Napoli) (10). Corsica: Grotta d’a
Carpiniccia 12 C (Pietroso) (7); Grotte de Corte 1 C (Pietracorbara) (4); Grotta d’i Paladini
14 C (Solaro) (8); Grotta d’e Sulane 4 C (Furiani) (5); Grotta d’i Tobi pinnuti 5 C (Sorio) (6).
ELENCO DELLE GROTTE
PIEMONTE
Grotta presso S. Sebastiano Curone (S. Sebastiano Curone, AL)
Chthonius (E.) tetrachelatus (Preyssler) (ELLINGSEN 1905: 12)
Grotta di Bossea 108 Pi/CN (Frabosa Soprana, m 836)
Pseudoblothrus ellingseni (Beier) (ELLINGSEN 1905: 9; Simon 1905: 282; BEIER
1929: 363; MAHNERT 1979). Loc. tipica.
Arma Nera 187 Pi/CN (Garessio).
Chthonius (E.) troglophilus Beier (BEIER 1953 b: 106).
Buco di Valenza 1009 Pi/Cn (Crissolo, m 1500)
Pseudoblothrus ellingseni (Beier) (? VIGNA TAGLIANTI 1969: 267).
Buco di Napoleone (Colle di Tenda, Cn, m 1600)
Pseudoblothrus ellingseni (Beier) (MAHNERT 1979).
Sotterranei della Certosa di Pesio (Chiusa di Pesio, CN)
Chthonius (C.) italicus Beier (? ELLINGSEN 1909: 212; BEIER 1930 b: 72). Loc.
tipica. | :
Grotta Est sotto Tugliaga (Varzo, NO)
Pseudoscorpionida gen. sp. (DRESCO & DEROUET 1960: 109).
LIGURIA
Tann-a da Suja 5 Li/GE (Genova, m 582)
Chthonius (E.) gestroi Simon (Simon 1898: 23; Menozzi 1939: 132).
120 G. GARDINI
Tann-a da Dragunea 6 Li/GE (Genova. m 350)
Chthonius (C.) parvioculatus Beier (? Simon 1896: 375; ? Simon 1898: 23:
Brier 1930 bi 71). Loe. tipica,
Pertüzo do Paolin 8 Li/Ge (Genova, m 540)
Chthonius (C.) tenuis L. Koch (pr CAporıAcco 1950: 103).
E Tre Tann-e 9 Li/GE (Campomorone, m 380)
Roncus (R.) italicus (Simon) (pt Caportacco 1950: 103).
Tann-a do Drago 10 Li/GE (Campomorone, m 320)
Chthonius (C.) microphthalmus Simon ssp. ligusticus Beier (Simon 1898: 23;
DI CAPORIAGCO 1950: 103; Berer 1953 b: 105).
Tann-a do Balou 11 Li/GE (Campomorone, m 290)
Chthonius (C.) microphthalmus Simon ssp. ligusticus Beier (SIMON 1900: 595).
Roncus (R.) italicus (Simon) (pi CAporıacco 1950: 103; BEIER 1953 b: 107).
Roncus (R.) lubricus ssp. lubricus L. Koch (Simon 1898: 21). Acanthocreagris
lucifuga (Simon) (pi Caportacco 1934: 395). Chernes sp. (BRIAN 1914: 11).
Grotta del Verde 13 Li/GE (Campomorone, m 300) |
Chthonius (C.) microphthalmus Simon ssp. ligusticus Beier (Dr CAPORIACCO 1950:
105; BEIER 19535: -105)*
Forra del Diavolo 112 Li/GE (Genova, m 670)
Chthonius (C.) tenuis L. Koch (DI CAPORIACCO 1950: 103).
Forra del Castelluccio 126 Li/GE (Genova, m 290)
Chthonius (C.) orthodactylus (Leach) (pr CAPORIACCO 1950: 103; BEIER 1953 b:
105). Roncus (R.) italicus (Simon) (pr Caportacco 1950: 103).
Tann-a do Brigidun 128 Li/GE (Genova, m 170) (= Gr. del Monte Gazzo,
Gr. o Tana della Bathyscia)
Chthonius (C.) parvioculatus Beier (?Sımon 1896: 375; ? Simon 1898: 23:
? ELLINGSEN 1909: 211; Beier 1930b: 71; SANFILIPPO e coll. 1943: 312).
Grotta (della Villa) Valdettaro 129 Li/GE (Rapallo, m 35)
Chthonius (C.) orthodactylus (Leach) (pi Caportacco 1950: 103).
Tann-a da Reixe 132 Li/Ge (Valbrevenna, m 875)
Chthonius (C.) microphthalmus Simon ssp. ligusticus Beier (DI CAPORIACCO 1950:
103; Beier 1953 b: 105). Chthonius (E.) nanus Beier (BeIER 1953 b: 105). Loc.
tipica. Roncus (R.) italicus (Simon) (pr Caportacco 1950: 103; BEIER 1953 b:
107%.
Tana di Costa Norera 167 Li/GE (Rapallo)
Chthonius (C.) tenuis L. Koch (pt Caportacco 1950: 103).
Acquedotto Romano (Genova, m 90)
Chthonius (C.) tenuis L. Koch (pi CaAporracco 1950: 103).
Grotta della Madonna dell’Arma 103 Li/IM (Taggia, m 10 ca)
Chihonius (C.) microphthalmus Simon ssp. ligusticus Beier (Sımon 1898: 23).
Tana Bertrand 104 Li/Im (Badalucco, m 860)
Chthonius sp. (BONZANO e coll. 1977: 7).
A’ Giera 301 Li/Im (Aquila d’Arroscia, m 765)
Koncus (P.) antrorum (Simon) ssp. ligusticus Beier (BEIER 1963 a: 200).
Caverna di Pignone 36 Li/SP (Pignone, m 190)
Chthonius (C.) irregularis Beier (Concı & FRANCESCHI 1953: 47; BEIER 1953
a: 35; 1961 a: 125). Loc. tipica. Roncus (P.) gestroi Beier (DI Caportacco 1950:
10%);
CATALOGO DEGLI PSEUDOSCORPIONI CAVERNICOLI ITALIANI 121
Grotta o Caverna di Cassana 65 Li/Sp (Borghetto di Vara, m 190)
Chthonius (C.) microphthalmus Simon ssp. ligusticus Beier (Simon 1898: 23;
Gozo 1908: 132; Berer 1930 b: 72). Loc. tipica. Neobisium (N.) muscorum
(Leach) (Gozo 1908: 129). Roncus (R.) lubricus ssp. lubricus L. Koch (Gozo
1908:,.130); Roncus GP.) „gestror Beier. (Simon 1006: >; 1898: 22. ? SIMON
1898:: 22: Gozo. 19087; 129: ÉLLINCSEN 1909: 209° Brier 1930.0905). Loc
tipica.
Grotta di Fabiano 68 Li/Sp (La Spezia, m 200) (= Caverna Spadoni)
Chthonius (C.) ischnocheles ssp. ischnocheles (Hermann) (Simon 1898: 22;
070 1908: 132; ELLINGSEN 1909: 211). Rogeus (R\vbrcos ssp. (moricus LL.
Koch (ELLINGSEN 1909: 209).
Grotta di Bocca Lupara 74 Li/Sp (La Spezia, m 120)
Chthonius (C.) tenuis L. Koch (Simon 1900: 595; Gozo 1908: 132). Chthonius
(E.) gestro; Simon, (Simon: 1896: 375;.1398:. 23). Rozeus (PD). gestror: Beier: (r
SIMON. 1898: 22)
Grotta della Taglia 79 Li/Sp (La Spezia, m 160)
Roncus-(P.) gestroi Beier (? Ber 1963 a: 200).
Tann-a de Strie 147 Li/Sp (Maissana, m 880) (= Tann-a do Liciorno)
Chthonius (C.) microphthalmus Simon ssp. ligusticus Beier (BEIER 1953 b: 105).
Roncus (P.) gestroi Beier (pr Caportacco 1950: 103; BEIER 1953 b: 108).
Tann-a de Faje 233 Li/Sp (Framura, m 0)
Garypus levantinus Navàs (BEIER 1953 a: 38).
Grotta superiore di Monte Ceppo (La Spezia) (? = Sprugola di Monte Cep-
ta 185 Li/Sp, m-330)
Chthonius (C.) ischnocheles ssp. ischnocheles (Hermann) (Simon 1898: 22). Ron-
cus (P.) gestroi Beier (? Sımon 1898: 22).
Arma Pollera 24 Li/SV (Finale Ligure, m 284)
Chthonius (C.) orthodactylus (Leach) (Beier 1953 b: 105). Chthonius (E.) ge-
«fo; Simon (SIMON 1896: 375: 1898: 23; 1800: 595), Loc tiere Rozeus CR
italicus (Simon) (SIMON 1898: 22; Dr Caporiacco 1950: 103; FRANCISCOLO
Poor Beier 1957 56:107.
Arma de i’ Aegua 29 Li/Sv (Finale Ligure, m 250)
Chthonius (E.) gestroi Simon (BEIER 1953 b: 106).
Grotta di S. Antonio 30 Li/Sv (Finale Ligure, m 283)
Chthonius (E.) gestroi Simon (pr Caportacco 1950: 103; BEIER 1953 b: 106).
Arma delle Arene Candide 34 Li/Sv (Finale Ligure, m 110)
Chthonius (E.) concii Beier (Concı 1952: 10; BEIER 1953 a: 36; GARDINI 1976 a:
100). Loc. tipica. Chthonius (E.) gestroi Simon (Simon 1898: 23).
Tana da Roveirola 40 Li/Sv (Bardineto, m 765) (= Gr. della Madonna)
Roncus (R.) italicus (Simon) (Simon 1896: 374; 1898: 22). Loc. tipica. Ron-
cus (P.) antrorum ssp. antrorum (Simon) (Simon 1896: 374; 1898: 22; BEIER
1250 set. 94). Loe:: tipiea.
Tana Lubea 47 Li/Sv (Toirano, m 390) (= Gr. del Pastore)
Chthonius (E.) troglophilus Beier (Berer 1953 b: 106). Roncus (R.) italicus
(Simon) (Sımon 1896: 374; 1898: 22). Roncus (P.) stussineri (Simon) ssp.
troglophilus Beier (GESsTRO 1887: 497).
Grotta del Colombo 57 Li/Sv (Toirano, m 221)
Roncus (R.) lubricus ssp. lubricus L. Koch (Sımon 1898: 21).
122 G. GARDINI
Grotta superiore di S. Lucia 58 Li/Sv (Toirano, m 214)
Neobisiidae gen. sp. (GESTRO 1887: 497).
Grotta inferiore di S. Lucia 59 Li/Sv (Toirano, m 200)
Roncus (R.) lubricus ssp. lubricus L. Koch (BRIAN 1940: 401).
Tana dello Scovero (o Scopeto) 86 Li/Sv (Castelbianco, m 460)
Chthonius (E.) troglophilus Beier (? Simon 1900: 595; BereR 1930 b: 73). Loc.
tipica. Roncus (P.) antrorum (Simon) ssp. ligusticus Beier (Simon 1898: 22;
1900: 594; BEIER 1930 c: 94). Loc. tipica.
(Grotta di Verzi 91 Li5v (Loano; m. 160)
Chthonius (E.) gestroi Simon (Simon 1898: 23; 1900: 595). Roncus (R.) ita-
licus (Simon) (BEIER 1963 a: 181). Roncus (R.) euchirus (Simon) (SILVESTRI
1922: 19). Roncus (RO lubncus ssp. lubricusL. Koch (Goze 1908: 130%). Ron-
cus (P.) stussineri (Simon) ssp. troglophilus Beier (Simon 1898: 21; 1900: 594;
BEIER 1953 b: 107). Acanthocreagris lucifuga (Simon) (Simon 1900: 594).
Tana del Mortò 102 Li/Sv (Spotorno, m 40)
Chthonius (C.) parvioculatus Beier (BEIER 1953 b: 105).
Tana della Taragnina 105 Li/Sv (Balestrino, m 330)
Roncus ER.) italicus (Simon) (SIMON 1900: 594).
Tana Rimilegni 163 Li/Sv (Bardineto, m 1005)
Roncus (P.) antrorum ssp. antrorum (Simon) (? FranciscoLo 1949: 52; BEIER
1953 b: 108; Francıscoro 1955: 103: MAHNERT 1974 a: 217). |
Tana dei Santi 224 Li/Sv (Toirano, m 480)
Roncus (P.) stussineri a ssp. troglophilus Beier (? FRANCISCOLO 1952:
10: Beier 1057 5207): id
Tana del Pecetto 569 Li/Sv (Magliolo)
Neobistidae gen. sp. (Anonimo 197...: 12).
LOMBARDIA
Tomba del Polacco 1003 Lo/BG (Rota d’Imagna, m 565)
Cheiridium museorum (Leach) (BEIER 1963 c: 156).
Buco del Corno 1004 Lo/Be (Entratico, m 470)
Chthonius (E.) austriacus Beier ssp. boldorii Beier (BEIER 1963 c: 150). Pseudo-
scorpionida gen. sp. (Pavan e coll. 1953: 13).
Büs del Frä 1 Lo/BS (Paitone, m 253)
Chthonius (C.) parvioculatus Beier (BEIER 1942: 131). Neobisium (N.) sylva-
ticum ssp. sylvaticum (C.L. Koch) (COSTANTINI 1976: 123). Roncus (R.) lubri-
cus ssp. lubricus L. Koch (BEIER 1929: 364). Roncus (P.) stussineri (Simon) ssp.
troglophilus Beier (BEIER 1942: 134). Acanthocreagris lucifuga (Simon) (BoLDORI
192293:
Büsa de la Pief 5 Lo/Bs (Concesio, m 485)
Roncus (R.) italicus (Simon) (PAVAN 1939: 23).
Büs del Füs 11 Lo/Bs (Brione, m 485)
Roncus (P.) stussineri N ssp. troglopbilus Beier (Berer\1931b:! #7 1942;
1343-2 COSTANTINI 197611123); Loc; tipica.
Bis del Romèt 15 Lo/Bs (Val Sabbia, m 470) (= Buco del Frate o del Ro-
mito o grotta di Levrange)
Chthonius (C.) doderoi ssp. doderoi Beier (? BoLporI 1927: 97; BoLpori 1932:
VARI
CATALOGO DEGLI PSEUDOSCORPIONI CAVERNICOLI ITALIANI 123
Büsa (o Baratrello) del Baorsì 36 Lo/Bs (Gavardo)
Chthonius (N.) ilvensis Beier (COSTANTINI 1976: 122). Neobisium (N.) musco-
rum (Leach) (CosTANTINI 1976: 123). Roncus (R.) lubricus ssp. lubricus L.
Koch (Gosranrint 1976: 124) : |
Büs del Trinal 41 Lo/Bs (Nave, m 600) |
Neobisium (N.) trentinum Beier ssp. ghidinii Beier (BEIER 1942: 131). Loc.
tipica.
Bus del Budrio 71 Lo/Bs (Serle, m 810)
Roncus (R.) italicus (Simon) (CosTANTINI 1976: 124). Roncus (P.) ghidinii
Beier | DEIER 1971+ 3).
Büs del Diaol 80 Lo/Bs (Gussago, m 610)
Roncus (R.) lubricus ssp. lubricus L. Koch (COSTANTINI 1976: 124).
Bus de le Strie 85 Lo/Bs (Gargnano, m 800)
Neobisium (N.) sylvaticum ssp. sylvaticum (C.L. Koch) (BoLporı 1934: 59).
Prèfond de Ponta de l’Ort 95 Lo/Bs (Polaveno, m 950)
Roncus (P.) stussineri (Simon) ssp. assimilis Beier (Costantını 1976: 123).
Bus del Prà de Rent 96 Lo/Bs (Serle, m 830)
Roncus (R.) lubricus ssp. lubricus L. Koch (BEIER 1942: 134).
Loére dei Morc de Demo,,107 Lo/Bs (Berzo Demo, m 520)
Chthonius (C.) ischnocheles (Hermann) ssp. reductus Beier (? CosTANTINI 1976:
122). ba
Biis Coalghés 116 Lo/Bs (Gavardo, m 790)
Roncus (P.) boldorit Beier (? BoLpori 1927: 107; Berer 1931 b: 12; 1942:
4.2, Pier 19/1: 3), Lee tipico.
Bus Busatt 125 Lo/Bs (Gavardo)
Neobisium (N.) lombardicum ssp. lombardicum Beier (? BoLpori 1932: 127;
?. BOLDORI. 1934: 59; Beige. 1934: 56: 1942: 152; COSTANTING. 1976: 123).
Loc, tipica. Roncus (Ki) alpinus L Koch COSTANTINI 1976: 250)
Loèra de Pergua 129 Lo/Bs (Tavernole sul Mella, m 870 ca)
Neobisium (N.) lombardicum ssp. lombardicum Beier (Tırını PAVAN 1958: 30).
Il Baratro di Monte Budellone 134 Lo/Bs (Prevalle, m 290)
Chthonius (E.) austriacus Beier ssp. boldorii Beier (BEIER 1934: 56). Loc. tipica.
Pos de la Culma 137 Lo/Bs (Concesio, m 490)
Roncus (R.) italicus (Simon) (Pavan 1939: 23).
Caìa de Valmala 141 Lo/Bs (Marcheno, m 420)
Roncus (R.) alpinus L. Koch (COSTANTINI 1976: 123).
Bus Soradùr 152 Lo/Bs (Sarezzo, m 562)
Roncus (P.) ghidinii Beier (Beier 1942: 134). Loc. tipica.
Büs Brugnii 161 Lo/Bs (Brescia, m 200)
Chthonius (C.) tenuis L. Koch (? Borpori 1927: 110; BoLpori 1932: 127).
Büs del Zelber 171 Lo/Bs (Barghe, m 610)
Neobisium (N.) lombardicum ssp. lombardicum Beier (BEIER 1942: 132).
Cuel Sant 172 Lo/Bs (Toscolano Maderno, m 730)
Chthonius (C.) parvioculatus Beier (BEIER 1942: 131). Neobisium (N.) lombar-
dicum ssp. lombardicum Beier (BEIER 1942: 132).
Legondoli del Listrea 183 Lo/Bs (Nave, m 510)
Chthonius (E.) austriacus Beier ssp. boldorii Beier (COSTANTINI 1976: 122).
124 G. GARDINI
Büs del Tass 297 Lo/Bs (Bovegno, m 590)
Roncus (P.) stussineri (Simon) ssp. assimilis Beier (COSTANTINI 1976: 123).
Bis del Pian dei Calànch 307 Lo/Bs (Villanuova sul Clisi, m 905)
Chthonius (N.) pygmaeus Beier ssp. carinthiacus Beier (COSTANTINI 1976: 122).
Büs del Cargadùr 308 Lo/Bs (Villanuova sul Clisi, m 892)
Chthonius (N.) ilvensis Beier (COSTANTINI 1976: 122).
Büs de la Fam 316 Lo/Bs (Villanuova sul Clisi)
Chthonius (E.) austriacus Beier ssp. boldorii Beier (COSTANTINI 1976: 122).
Soradùr del Mut di Cöregn 341 Lo/Bs (Brione) |
Rees CR sp: (COSTANTINI 1976: 123).
4° Buco del Saolér 343 Lo/Bs (Villanuova sul Clisi, m 790)
Chtbonius (C.) orthodactylus (Leach) (COSTANTINI 1976: 122).
Grotticella presso il Fontanù 371 Lo/Bs (Paitone)
Neobisium (N.) trentinum ssp. trentinum Beier (COSTANTINI 1976: 123).
I Bus 375 Lo/Bs (Pertica Bassa, m 607)
Neobisium (N.) lombardicum ssp. lombardicum Beier (COSTANTINI 1976: 123).
Roncus (R.) alpinus L. Koch (CoSTANTINI 1976: 123). Roncus (P.) stussineri
(Simon) ssp. assimilis Beier (COSTANTINI 1976: 123).
Rifugi militari sul Giogo della Maniva (Bagolino, Bs, m 1700)
Chibonius (C.) tenuis L. Koch (Costantini 1976: 122).
Ripari (presso Caìa de Valmala 141 Lo/Bs) (Marcheno)
Roncus (R.) alpinus L. Koch (CosTANTINI 1976: 123).
Pozzo del Mirigett 2027 Lo/CO (Brunate, m 935)
Neobisium sp. (Pozzi 1952: 95).
TRENTINO
Grotta di Costalta 14 V.T./TN (Cima Mandriolo, m 1691)
Pseudoscorpionida gen.sp. (Conci & TAMANINI 1952: 24).
Zahnloch 32 V.T./TN (Altipiano di Lavarone, m 950)
Lamprochernes nodosus (Schrank) (Conci 1951: 28).
Pozzo II Alpesina 82 V.T./TN (Monte Baldo, m 1450 ca)
Neobisium (N.) muscorum (Leach) Concı 1951: 10, 38; pr CAPORIACCO 1952 a:
DD)
Caverna di Acquaviva 83 V.T./Tn (Scanuppia, m 420)
Neobisium (N.) galeatum Beier (BEIER 1953 a: 36). Loc. tipica.
Bus del Parolet 152 V.T./TN (Monte Zugna, m 320)
Roncus (P.) stussineri (Simon) ssp. concii (di Caporiacco) (Concı 1949: 121; DI
Caporiacco 1952 a: 55)i-Loc:tipica:
Bus del Bilbom 211 V.T./TN (Monte Finonchio, m 1120)
Neobisium (N.) trentinum ssp. trentinum Beier (Concı 1951: 23; DI CAPORIACCO
1992.22).
Lonta II di Pietra 224 V.T./TN (Monte Finonchio, m 1040)
Roncus (P.) stussineri (Simon) ssp. troglophilus Beier (Concı 1951: 21).
Pozzo di Prà Bertoldo 226 V.T./Tn (Cima Maggio, m 1480)
Roncus (P.) stussineri (Simon) ssp. troglophilus Beier (Concı 1951: 25).
Grotta G.B. Trener 244 V.T./Tn (Valsugana, m 450) (= Gr. del Calgeron)
Roncus (R.) alpinus L. Koch (Conci & GALVAGNI 1956: 21).
CATALOGO DEGLI PSEUDOSCORPIONI CAVERNICOLI ITALIANI 125
VENETO
Boranga (Vas, BL)
Neobisium (N.) lombardicum ssp. lombardicum Beier (BEIER 1966 b: 175).
Grotta di Roncavezzai 1246 V/TV (Follina, m 200)
Chthonius (E.) tetrachelatus (Preyssler) ( PAOLETTI 1978: 90).
Bus de la Paiera 1248 V/Tv (Follina, m 650)
Roncus (P.) stussineri (Simon) ssp. assimilis Beier (PAOLETTI 1978: 92).
Bus de la Croda Rossa 1249 V/Tv (Follina, m 730)
Roncus (P.) stussineri (Simon) ssp. assimilis Beier (PAOLETTI 1978: 92).
Inghiottitoio di Foltran 1250 V/Tv (S. Pietro di Feletto, m 175)
Neobisium (N.) doderoi (Simon) (PAOLETTI 1978: 91).
La Bora 1252 V/Tv (S. Pietro di Feletto, m 150)
Roncus (R.) alpinus L. Koch (PAOLETTI: 1978: 92).
Grotta di Collagù 1255 V/Tv (Farra di Soligo, m 400)
Rogi: sp. (PaoregTi 1978: 22).
Grotta del Ciclamino 1260 V/Tv (Cison di Valmarino, m 390)
Roncus (P.) stussineri (Simon) ssp. assimilis Beier (PAOLETTI 1978: 92).
Al Landre 1265 V/Tv (Revine Lago, m 900)
Chthonius (C.) jugorum Beier (? PAOLETTI 1978: 90). Roncus (P.) paolettii
Mahnert (MAHNERT 1974 a: 216; 1979). Loc. tipica.
Busa delle Fave 1272 V/Tv (Refrontolo, m 235)
Chthonius (C.) agazzii Beier (BEIER 1966 b: 175). Roncus (P.) stussineri (Simon)
Sp.sassimilis- Beier (Beier 1957: 162: 1966 5: 125; Piorere 1.92;
MAHNERT 1979).
(Bus de) la Bislonga (Pederobba, Tv, m 200)
Chthonius (C.) agaxzii Beier (BEIER 1966 b: 175). Loc. tipica. Roncus (P.)
stussineri (Simon) ssp. assimilis Beier (BEIER 1966 b: 175).
Bus de la Fade (sopra la Sorgente del Forame 72 V/Tv) (Giavera del Mon-
tello, m 145)
Chthonius (C.) ischnocheles ssp. ischnocheles (Hermann) (PAOLETTI 1978: 90).
Roncus (R.) lubricus ssp. lubricus L. Koch (PaAoLETTI 1978: 92). |
Grotta c/o Sorgente Civiledo (Val Cellina, Tv)
Roncus (P.) paolettii Mahnert (MAHNERT 1979).
Grotta del Marmo presso Schievenin (Quero, Tv)
Roncus (P.) stussineri (Simon) ssp. concii (di Caporiacco) (PAOLETTI 1978: 93).
Grotta Fontana di Val Boera (il Montello, Tv)
Chthonius (E.) austriacus ssp. austriacus Beier (BEIER 1966 b: 175).
Grotta Damati 9 V/VR (Badia Calavena, m 620)
Neobisium (B.) torrei ssp. torrei (Simon) (pr CAPoRrIACcO 1936: 90).
Covolo dell’Atrio 43 V/Vr (Velo Veronese, m 878)
Neobisium (B.) torrei ssp. torrei (Simon) (pr CAportacco 1936: 90).
Covolo di Velo 44 V/Vr (Velo Veronese, m 878)
Neobisium (N.) trentinum ssp. trentinum Beier (LAZZERONI 1968: 400).
Grotta Soala 80 V/VR (Brenzone, m 660) (= il Coale)
Chthonius (C.) ischnocheles ssp. ischnocheles (Hermann) (pr CAPORIACCO 1940: 6).
Buso del Mago 120 V/Vr (Grezzana, m 525)
Neobisium (N.) trentinum Beier ssp. ghidinii Beier (BEIER 1957: 161).
126 G. GARDINI
Buso del Meo 126 V/VR (Boscochiesanuova, m 750) |
Neobisium (B.) torrei ssp. torrei (Simon) (pI CAPORIACCO 1947 a: 138; 1948:
237; LAZZERONI 1968: 403). |
Grotta Regosse 161 V/Vr (Roverè Veronese, m 700)
Neobisium (B.) torrei ssp. torrei (Simon) (DI CAPORIACCO 1936: 90).
Grotta de le Case Vecie 163 V/Vr (Grezzana, m 550)
Neobisium (N.) trentinum ssp. trentinum Beier (BEIER 1957: 161). Neobisium
(B.) torrei ssp. torrei (Simon) (BEIER 1957: 162; LAzzEeRONI 1968: 403). Ron-
cus (Ro) alpinus L:Koch (Beier 1957: 162).
Il Busetto 286 V/Vr (Verona, m 150)
Neobisium (N.) trentinum Beier ssp. ghidinii Beier (pi CAPoRIACCO 1947 a: 138;
BETIER 1952... 1619.
Abisso della Caledora (Alti Lessini, VR)
Neobisium (B.) torrei ssp. torrei (Simon) (BEIER 1957: 162).
Buso dell’Arena (Monti Lessini, VR)
Chthonius (C.) sp. (MAHNERT 1979).
Buso delle Taccole (Monte Baldo, Vr) (? = Buso dei Sacoli)
Roncus (P.) boldorii Beier (BEIER 1957: 163). |
Cavità nella cantina di una casa, Cogollo di Tregnago (Tregnago, VR)
Neobisium (B.) torrei ssp. torrei (Simon) (LAZZERONI 1968: 403).
Spluga di S. Mauro di Saline o di Carpenè (S. Mauro di Saline, VR, m 725)
Neobisium (B.) torrei ssp. torrei (Simon) (PELLEGRINI 1968: 267).
Bocca Lorenza 29 V/VI (Santorso, m 387)
Neobisium (B.) torrei (Simon) ssp. leonidae Beier (BEIER 1942: 132).
Grotta del Cameron 38 V/Vı (Cornedo Vicentino, m 340)
Roncus (R.) lubricus ssp. lubricus L. Koch (FABIANI 1904: 11).
(Grotta del) Covoletto 39 V/Vı (Valdagno, m 350)
Roncus (P.) leonidae Beier (BEIER 1931 b: 20; 1942: 136). Loc. Unica
Buco della Rana 40 V/Vı (Monte di Malo, m 345)
Neobisium (B.) torrei ssp. ws (Simon) (Bizzi 1960: 59: RUFFO 1960: 159%
Covolo della Guerra 127 V/Vi (Longare, m 150)
Chthonius (C.) ischnocheles ssp. ischnocheles (Hermann) (BEIER 1966 b: 175).
Roncus (R.) lubricus ssp. lubricus L. Koch (BEIER 1957: 162). Roncus (P.)
stussineri (Simon) ssp. conci (di Caporiacco) (BEIER 1966 b: 175; BoscoLo 1968:
164). Pseudoscorpionida gen. sp. (FABIANI 1902: 12).
Grotta della Poscola 136 V/Vı (Monte di Malo, m 275)
Roncus (R.) alpinus L. Koch (BARTOLOMEI 1957: 60).
Covolo del Tesoro 166 V/Vı (Longare, m 210)
Roncus (P.) ghidinii Beier (? BereRr 1971: 3). Roncus (P.) stussineri (Simon)
ssp. concii (di Caporiacco) (BEIER 1966 b: 175).
Grotta di S. Gottardo 186 V/VI (Zovencedo, m 290)
Neobisium (B.) torrei ssp. torrei (Simon) (Bizzi 1960: 59; BoscoLo 1969: 22).
Covolo di Costozza 274 V/Vı (Longare, m 65)
Chthonius (E.) pieltaini Beier (SIMON 1900: 595; FABIANI 1902: 7; BEIER 1930 a:
327). Loc. tipica. Neobisium (B.) torrei ssp. torrei (Simon) (BoLporı 1946: 25).
Roncus (P.) boldorii Beier (BEIER 1957: 163).
CATALOGO DEGLI PSEUDOSCORPIONI CAVERNICOLI ITALIANI 127
Grotta di Oliero 600 V/Vi (Valstagna, m 192) (= Gr. Parolini)
Neobisium (B.) torrei ssp. torrei (Simon) (Simon 1881: 299; RoEwER 1931: 42;
BEIER 1957/1162). Loc; tipica;
Grotta degli Assassini 601 V/Vı (Carpanè-Valstagna, m 147)
Roncus (R.) lubricus ssp. lubricus L. Koch (BEIER 1957: 162).
Covolo degli Eccelini 602 V/Vı (Valstagna, m 164) (= Gr. superiore di
Oliero)
Chthonius (C.) paolettii Beier (BEIER 1973 a: 159). Loc. tipica. Neobisium (B.)
torrei ssp. torrei (Simon) (ROEWER 1931: 42).
Covolo di Cereda (Cornedo Vicentino, VI)
Neobisium (B.) torrei ssp. torrei (Simon) (BEIER 1963 a: 146).
Grotta di Lista (gruppo del Pasubio, VI)
Neobisium (N.) muscorum (Leach) (BEIER 1957: 161).
Grotta Sarcedo (Sarcedo, V1) (? = Busoni di Sarcedo)
Neobisium (B.) torrei (Simon) ssp. leonidae Beier (LAZZERONI 1968: 403).
Grotte dei Monti Berici (VI)
Neobisium (B.) torrei ssp. torrei (Simon) (? ALZONA 1903: 330).
FRIULI - VENEZIA GIULIA
Caverna dei Notoli (Monfalcone, GO)
Neobisium (B.) spelaeum (Schiödte) ssp. istriacum (Müller) (? RoEWwER
1971: 42),
Ciase de lis Aganis 115 Fr/PN (Torreano)
Neobisium (N.) lombardicum ssp. lombardicum Beier (BEIER 1957: 162).
Grotta di Prestento (Torreano, PN) (? = Ciase de Lis Aganis 115 Fr/PN)
Neobisium (B.) spelaeum (Schiddte) ssp. istriacum (Miller) (? RoEWER
BL 17) |
Fontana del Volt 213 Fr/Pn (Gerchia )
Neobisium (N.) trentinum ssp. trentinum Beier (BEIER 1957: 161).
Grotta del Fous 229 Fr/Pn (Tramonti di Sotto)
Roncus (R.) lubricus ssp. lubricus L. Koch (BEIER 1957: 162).
Grotta del Cosa 238 Fr/PN (Meduno)
Roncus (R.) alpinus L. Koch (BEIER 1957: 162). Roncus (R.) lubricus ssp. lu-
bricus L. Koch (BEIER 1957: 162).
Grotta Mainarie del Puint 242 Fr/Pn (Clauzetto)
Neobisium (N.) sylvaticum ssp. sylvaticum (C.L. Koch) (ROEWER 1931: 42).
Cevola della Presa 243 Fr/Pn (Tramonti di Sotto, m 540)
Roncus (P.) stussineri (Simon) ssp. assimilis Beier (BEIER 1928: 310; PRETNER
& STRASSER 1931: 88; BEIER 1931 b: 19). Loc. tipica.
Bus del Pal 255 Fr/Pn (Altipiano del Cansiglio )
Chthonius (C.) ischnocheloides Beier (BEIER 1973 a: 160). Loc. tipica.
Bus dei Lars (Frisanco, PN)
Chthonius (C.) ischnocheloides Beier (BEIER 1973 a: 160).
Cevola sotto la Casera ( Meduno, PN)
Roncus (P.) stussineri (Simon) ssp. assimilis Beier (BEIER 1957: 162).
128 G. GARDINI
Grotta dell'Orso 7 V.G./TS (Sgonico, m 220)
Neobisium (B.) spelaeum (Schiödte) ssp. istriacum (Miller) (MARCHESETTI 1890:
159 nota).
Grotta di Trebiciano 17 V.G./Ts (Trieste, m 341)
Neobisium (B.) reimoseri ssp. reimoseri (Beier) (VALLE 1911: 24; DI CAPORIACCO
Ode: 1439).
Grotta Noè 90 V.G./Ts (Duino Aurisina, m 185)
Neobisium (B.) spelaeum (Schiödte) ssp. istriacum (Müller) (MÜLLER 1931: 126).
Grotta presso Basovizza (Trieste)
Neobisium (B.) spelaeum (Schiödte) ssp. istriacum (Müller) (Hamann 1896: 181).
S. Servolo (Trieste)
Neobisium (B.) spelaeum (Schiödte) ssp. istriacum (Müller) (Hamann 1896: 181).
Grotta nuova di Villanova 323 Fr/UD (Cividale)
Neobisium (B.) torrei ssp. torrei (Simon) (? BEIER 1963 a: 146). Roncus (P.)
stussineri (Simon) ssp. assimilis Beier (BEIER 1957: 162).
Grotta presso Clenia (S. Pietro al Natisone, UD) |
Chthonius (C.) raridentatus Hadzi (BEIER 1973 a: 159). Chthonius (G.) spe-
laeophilus Hadzi ssp. histricus Beier (BEIER 1973 a: 159).
EMILIA - ROMAGNA
Bus de la Spepla o grotta della Pispola o Spipola 5 E/BO (S. Lazzaro di
Savena, m 150)
Chthonius (C.) microphthalmus Simon ssp. vallei di Caporiacco (DI CAPORIACCO
1949 a: 498). Loc. tipica.
Grotta del Bolognese (Bo)
Pseudoscorpionida gen. sp. (ALZONA 1903: 12).
Grotta di S. Maria Maddalena 1 E/RE (Carpineti, m 900)
Neobisium (N.) lombardicum Beier ssp. emiliae Beier (? Minozzi 1917: 173;
1920093; 2 Menozzi. 1935: 196 € ser.)
Grotta Vei (Castelnuovo ne’ Monti, RE) (? = Gr. di Monterosso)
Neobisium (N.) lombardicum Beier ssp. emiliae Beier ( BEIER 1953 a: 38; 1963
above Loe, tipica
TOSCANA
Spelonca o Tana delle Pille 1 T/FI (Monti Calvana di Prato, m 760)
Chthonius sp. (LANZA 1947: 181; pr Caportacco 1947 b: 252).
Tana di Magnano 162 T/LU (Villa Collemandina, m 673) (= Buca delle
Fate di Magnano)
Chthonius (C.) lanzai di Caporiacco (? GEsTRO 1907: 169; ? ELLINGSEN 1909:
211: beer 1961 246,125)
Tana del Frate 288 T/Lu (Villa Collemandina, m 730)
Neobisium (N.) dolicodactylum (Canestrini) (pr CAPORIACcCO 1947 b: 252; ? LANZA
1949: 202).
Buca Tana di Maggiano (Lucca)
Chthonius (C.) elongatus Lazzeroni (LAZZERONI 1969 b: 141). Loc. tipica.
CATALOGO DEGLI PSEUDOSCORPIONI CAVERNICOLI ITALIANI 129
Tana dei Pipistrelli (Villa Collemandina, Lu, m 778)
Chthonius (C.) lanzai di Caporiacco (pr Caportacco 1947 b: 255). Loc. tipica.
Tana della Bastiola (Fosdinovo, MS)
Pseudoscorpionida gen.sp. (LANZA 1949: 202).
Grotta Maona 215 T/PT (Montecatini Terme, m 150 ca)
Chthonius (C.) orthodactylus (Leach) (BEIER 1961 a: 123). Chthonius (E.) te-
trachelatus (Preyssler) (pi CAPORIACCO 1947 b: 252). |
Buca a’ Frati 139 T/SI (Monteriggioni, m 430)
Roncus (P.) beieri di Caporiacco (pi Caportacco 1947 b: 256; BEIER 1961 a:
125). Loc. tipica.
Buca del Fumo inferiore 183 T/Sı (Monteriggioni, m 370)
Acanthocreagris lanzai (Beier) (BEIER 1961 a: 125). Loc. tipica.
LAZIO
Grotta di S. Luca 13 La/FR (Guarcino, m 750)
Neobisium (O.) cerrutii Beier (BEIER 1955 a: 26). Loc. tipica.
Grotta dei Briganti 18 La/Fr (Vallecorsa, m 360)
Neobisium (O.) patrizii ssp. patrizii Beier (MAHNERT 1979).
Pozzo l’Arcaro 340 La/Fr (Ceccano, m 300)
Neobisium (O.) patrizii ssp. patrizii Beier (BEIER 1963 a: 130; MAHNERT
1979).
Grotta Dolci (? Ceccano, FR)
Neobisium (O.) patrizii ssp. patrizii Beier (BEIER 1963 a: 130).
Grotta Breuil 179 La/LT (Monte Circeo, m 6)
Allochernes wideri (C.L. Koch) ssp. phaleratus (Simon) (CERRUTI 1959: 51).
Grotta degli Ausi 342 La/LT (Prossedi, m 65) |
Chthonius (C.) ischnocheles ssp. ischnocheles (Hermann) (PATRIZI 1954: 26).
Neobisium (O.) patrizii ssp. patrizii Beier (Berer 1953 c: 139). Loc. tipica.
Roncus (R.) lubricus ssp. lubricus L. Koch (PATRIZI 1954: 26). Cheiridium mu-
seorum (Leach) (CERRUTI 1959: 51).
Grotta dell’Arietino (Pisterzo, LT)
Neobisium (O.) patrizii ssp. patrizii Beier (MAHNERT 1979).
Grotta La Pila 71 La/RT (Poggio Moiano, m 831)
Chthonius (C.) orthodactylus (Leach) (CERRUTI 1959: 51).
Buso nella Villa (Carpineto Romano, Roma)
Neobisium (O.) patrizii Beier ssp. romanum Mahnert (MAHNERT 1979).
Loc. tipica.
ABRUZZI
Grotta Risorgenze di Stiffe 17 A/AQ (S. Demetrio ne’ Vestini, m 695)
Neobisium (O.) battonii Beier (BEIER 1966 a: 35). Loc. tipica.
Grotta delle Praie 80 A/PE (Lettomanoppello)
Neobisium (O.) samniticum Mahnert (MAHNERT 1979). Loc. tipica.
CAMPANIA
Grotta del Lete 191 Cp/CE (Letino, m 870)
Neobisium (O.) sp. (MAHNERT 1979).
130 ALL G. GARDINI
Grotta alle Fontanelle 21 Cp/NA (Vico Equense, m 76)
Roncus sp. (PARENZAN 1953 b: 144). AN,
Grotta della Vasca 61 Cp/NA (Vico Equense)
Roncus sp. (PARENZAN 1958: 118).
Cantine 842 Cp/Na (Roccarainola ) È
Chthonius (C.) ischnocheles ssp. ischnocheles (Hermann) (CAPOLONGO 1969:
202). Roncus (R.) abditus (Chamberlin) (CAPOLONGO 1969: 202). En
Sotterranei di Via Anticaglie 855/1 Cp/NA (Napoli)
Chthonius (C.) ischnocheles ssp. ischnocheles (Hermann) (PARENZAN 1953 a: 90).
Pseudoscorpionida gen. sp. (PARENZAN 1953 a: 90).
Sottosuolo di Napoli (? = Sotterranei di Via Anticaglie 855/1 Cp/NA)
Chthonius (C.) ischnocheles ssp. ischnocheles (Hermann) (PARENZAN 1954: 99).
Grotta di Pertosa 1 Cp/SA (Polla, m 264)
Chthonius (C.) ischnocheles (Hermann) ssp. stammeri Beier (MAHNERT 1979).
Grotta di Castelcivita 2 Cp/SA (Castelcivita, m 110) (= Gr. Principe di Pie-
monte) |
Chthonius (C.) ischnocheles (Hermann) ssp. stammeri Beier (BEIER 1942: 130).
Loc. tipica. | | | Ta |
PUGLIA
Grotta o Grava di Castellana 8 Pu/BA (Castellana Grotte, m 333)
Chthonius (E.) tetrachelatus (Preyssler) (ANELLI 1954: ?). Hadoblothrus gigas
(di Caporiacco) (BEIER 1963 a: 227). Lasiochernes siculus Beier (BEIER 1962:
280. 1963. 2.156).
Grotta di Agnano 342 Pu/BR (Ostuni, m 432)
Chthonius (C.) tamaninii di Caporiacco (pi CAPoRIACCO 1952 b: 63). Loc. tipica.
Grotta Paglicci (Rignano Garganico, FG) |
Chthonius (E.) apulicus Beier (BEIER 1958: 27). Loc. tipica.
‘Grotta della Pippola (Rodi Garganico, FG) via
Chthonius (C.) ischnocheles ssp. ischnocheles (Hermann) (Brier 1958: 27). Ron-
cus (R.) lubricus ssp. lubricus L. Koch (BEIER 1958: 27). Acanthocreagris italica
ssp. italica (Beier) (MAHNERT 1974 b: 877).
Grotta Zinzulusa 107 Pu/LE (Diso, m 0)
Chthonius (C.) ischnocheles (Hermann) ssp. ruffoi di Caporiacco (BEIER 1942:
130; pi Caporiacco 1949: 4; BEIER 1951 b: 104; 1963 b: 254). Loc. tipica.
Abisso di Castro Marina 141 Pu/LE (Diso, m 10)
Hadoblothrus gigas (di Caporiacco) (RUFFO 1950: 60; pr Caportacco 1951:
97; BEIER 1951 b: 106; MAHNERT 1979). Loc. tipica.
SICILIA
Grotta Immacolatella I 15 Si/CT (S. Gregorio, M. Etna, m 300) (= Gr. di
S. Gregorio di Catania) | |
Chthonius (C.) ischnocheles (Hermann) ssp. ruffoi di Caporiacco (BEIER 1963 b:
254). |
Grotta S. Teodoro (Acquedolci, Me)
Allochernes masi (Navas) (BEIER 1963 b: 260).
CATALOGO DEGLI PSEUDOSCORPIONI CAVERNICOLI ITALIANI 151
Grotta Calafarina 3510 Si/SR (Pachino)
Chthonius (E.) siculus Beier (BEIER 1961 b: 90). Loc. tipica. Lasiochernes si-
culus Beier (BEIER 1961 b: 92).
Grotta dell’Acqua (Canicattini, SR) prac | |
Chthonius (N.) jonicus Beier (BEIER 1963 b: 253). Chthonius (C.) ischnocheles
ssp. ischnocheles (Hermann) (BEIER 1963 b: 253). ee litoralis Beier
ssp. siculus Beier (BEIER 1963 b: 259). Loc. tipica.
Grotta Chiusazza (Floridia, SR)
Chthonius (C.) ischnocheles (Hermann) ssp. ruffoi di Caporiacco (BEIER 1961 b:
90). Pselaphochernes scorpioides (Hermann) (BEIER 1961 b: 92). Lasiochernes si-
culus Beier (BEIER 1961 b: 92). Loc. tipica. È
Grotta del Monello (Siracusa )
Chthonius (C.) multidentatus Beier (BEIER 1963 b: 254). Loc. tipica.
Grotta Palombara (Belvedere, SR) |
Chthonius (C.) ischnocheles ssp. ischnocheles (Hermann) (BErER 1963 b: 253).
Roncus (P.) siculus Beier (BEIER 1963 b: 257; 1975: 204 Loc. tipica.: Lasio-
chernes siculus Beier (BEIER 1963 b: 260). at |
Grotta dei Pipistrelli (Pantalica, SR)
Lasiochernes siculus Beier (BEIER 1961 b: 92; 1963 b: 260).
SARDEGNA
Grotta di S. Giovanni 81 Sa/CA (Domusnovas)
Roncus (P.) baccettii Lazzeroni (MAHNERT 1976 b: 313).
Grotta Sa Crovassa de Pranu Pirastru 84 Sa/Ca (Domusnovas )
Roncus (P.) baccettii Lazzeroni (MAHNERT i..).
Grotta de is Flores 218 Sa/CA (Carbonia, m 125) (= Gr. superiore di Riu
Cannas )
Allochernes masi (Navas) (Puppu & PıroppA 1973: 173; BEIER 1973 b: 163).
Grotta di Pili 258 Sa/Ca (Iglesias)
Roncus (P.) baccettii Lazzeroni (BEIER 1973 b: 163).
Grotta di Loddo o n. 3 di Carraras 309 Sa/Ca (Iglesias )
Roncus (P.) baccettii Lazzeroni (LAZZERONI 1969 a: 232).
Grotta della Cava Romana 601 Sa/Ca (Nuxis)
Chthonius (E.) siculus Beier (Puppu & Prroppa 1973: 170; BEIER 1973 b: 163).
Roncus (P.) cassolai Beier (Puppu & PıroppA 1973: 172; BEIER 1973 b: 165).
Boc. tipicz.
Sa Rutta ’e Scusi 602 Sa/Ca ( Villasalto)
Chthonius (E.) cassolai Beier ASA & Prroppa 1973: 170; BEIER 1973 b: 164).
Loc. tipica.
Grotta di S. Pietro 605 Sa/CA (Fluminimaggiore, m 225)
Roncus (P.) baccettii Lazzeroni (LAZZERONI 1969 a: 232). Loc. tipica.
Risorgenza di Rio Murtas 613 Sa/CA (Narcao)
Roncus (P.) baccettii Lazzeroni (Puppu & PıroppA 1973: 172; BEIER 1973 b:
163).
Grotta Su Fossu e Cicciu 618 Sa/Ca (Narcao)
Allochernes masi (Navas) (MAHNERT i.l.).
132 G. GARDINI
Grotta II di M. Figu 630 Sa/Ca (Iglesias)
Chthonius (E.) siculus Beier (MAHNERT i.l.).
Grotta Pirosu 631 Sa/CA (Santadi)
Chthonius (E.) siculus Beier (MAHNERT i.l.). Roncus (P.) puddui Mahnert
(MAHNERT 1976 b: 311). Loc. tipica.
Grotta di S’Ega e Rutta 675 Sa/Ca (S. Anna Arresi)
Allochernes masi (Navas) (MAHNERT i.l.).
Grotta Sa Corona e Sa Craba 731 Sa/Ca (Carbonia)
Allochernes masi (Navas) (MAHNERT i.l.).
Grotta della Cava d’Onice 746 Sa/Ca (Santadi) (= Gr. de is Cattas)
Roncus (P.) puddui Mahnert (MAHNERT 1976 b: 311).
Carcere di S. Efisio (Cagliari)
Chthonius (C.) ischnocheles ssp. ischnocheles (Hermann) (MAHNERT i.l.).
Catacombe di S. Restituita (Cagliari)
Chthonius (C.) ischnocheles ssp. ischnocheles (Hermann) (MAHNERT i.l.).
Cisterna romana nell’Orto Botanico (Cagliari)
Chthonius (C.) ischnocheles ssp. ischnocheles (Hermann) (MAHNERT i.l.).
Grotta di Masainas (Giba, CA)
Allochernes wideri (C.L. Koch) ssp. phaleratus (Simon) (LAZZERONI 1969 a: 241).
Grotta Planarga (Arbus, CA)
Hysterochelifer tuberculatus ssp. tuberculatus (Lucas) (MAHNERT il.).
Ipogeo punico-romano di Via Vittorio Veneto (Cagliari)
Chthonius (C.) ischnocheles ssp. ischnocheles (Hermann) (MAHNERT i.l.).
Sotterranei dell'Anfiteatro romano (Cagliari)
Allochernes powelli (Kew) (Maimerr i.l.). Allochernes wideri (C.L. Koch) ssp.
phaleratus (Simon) (MAHNERT i.l.).
Is Angurtidorgius 4 Sa/NU (Perdasdefogu )
Neobisium (N.) sublaeve (Simon) (Puppu & Prroppa 1973: 171; Beier 1973
b: 163; MAHNERT i.l.). Roncus (R.) italicus (Simon) (MAHNERT 1976 b: 309).
Allochernes powelli (Kew) (Puppu & Prroppa 1973: 173; Beier 1973 b: 163).
Grotta di Asutta ’e Scracca 5 Sa/Nu (Nurri, m 409)
Chthonius (E.) cassolai Beier (Puppu & Piroppa 1973: 170; BEIER 1973 b: 164).
Grotta del Bue Marino 12 Sa/Nu (Dorgali, m 0)
Spelyngochthonius sardous Beier (BEIER 1955 b: 42; GARDINI 1976 b: 43). Loc.
tipica.
Grotta di Cane Gortoe 19 Sa/Nu (Siniscola, m 40)
Neobisium (O.) henroti Beier (BEIER 1956 a: 55). Loc. tipica.
Grotta de is Gianas di Sadali 51 Sa/Nu (Sadali, m 770)
Roncus (R.) lubricus ssp. lubricus L. Koch (GESTRO 1904: 14).
Grotta del Parco 52 Sa/Nu (Laconi, m 558) (= Gr. di Laconi)
Chthonius sp. (GESTRO 1904: 14).
Grotta di Toddeitto 89 Sa/Nu (Dorgali, m 166)
Roncus (P.) sardous Beier (DeLL’Oca & Pozzi 1959: 131).
Grotta Pisanu 215 Sa/Nu (Dorgali, m 225)
Roncus (P.) sardous Beier (BEIER 1956 b: 131; 1959: 245).
Pozzo di Tuttavista 216 Sa/Nu (Galtellì)
Acanthocreagris sardoa (Beier) (BeIER 1959: 245). Loc. tipica.
CATALOGO DEGLI PSEUDOSCORPIONI CAVERNICOLI ITALIANI 133
Nurra de sas Palumbas 217 Sa/Nu (Oliena, m 1231)
Neobisium (O.) sardoum Beier (BEIER 1959: 245; 1973 b: 163).
Grotta de s' Abba Medica 335 Sa/Nu (Oliena, m 667) |
Neobisium (O.) sardoum Beier (BEIER 1956: 132). Loc. tipica.
Grotta Scavi Taramelli 344 Sa/Nu (Dorgali) (= IX di Iscala de Su Anzu)
Roncus (P.) sardous Beier (BEIER 1955 b: 44). Loc. tipica.
Sa Rutta ’e s’Edera 588 Sa/Nu (Urzulei, m 950)
Neobisium (O.) sardoum Beier (Puppu & Piroppa 1973: 171; BEIER 1973
be 463,
Grotta de is Gianas di Seulo 679 Sa/Nu (Seulo)
Roncus (R.) lubricus ssp. lubricus L. Koch (GESTRO 1904: 14).
Grotta sulle pendici SE di Monte s’Ospile (Dorgali, Nu)
Roncus (P.) sardous Beier (BEIER 1959: 245).
Diaclasi de Su Crastuladu 971 Sa/OR (Fordongianus )
Pselaphochernes anachoreta (Simon) (MAHNERT i.l.).
Grotta dell’Inferno o del Diavolo 48 Sa/SS (Scala di Gioca, m 300)
Roncus (R.) lubricus ssp. lubricus L. Koch (Simon 1900: 594; GESTRO 1904:
14). Allochernes wideri (C.L. Koch) ssp. phaleratus (Simon) (GESTRO 1904: 14).
Grotta di Molafà 937 Sa/Ss (Sassari)
Spelyngochthonius sardous Beier (GARDINI 1976 b: 40).
Grotta di Sardegna (?)
Troglochthonius doratodactylus von Helversen (von HELVERSEN 1968: 59). Loc.
tipica.
CORSICA
Grotte de Corte 1 C (Pietracorbara, m 170)
Chthonius (E.) tetrachelatus (Preyssler) (BERON 1972: 13). Roncus (R.) pugnax
(Navas) (BERON 1972: 13). Pseudoscorpionida gen.sp. (REMY 1950: 5).
Grotte de Sisco 2 C (Sisco, m 0)
Chthonius (E.) siscoensis Heurtault (? Remy 1950: 6; HEURTAULT 1975: 313;
MAuNERT 1978: 381). Loc. tipica. Acanthocreagris aelleni Mahnert (MAHNERT
1978: 382). Loc. tipica;
Grotte d’e Sulane 4 C (Furiani, m 240)
Pseudoscorpionida gen.sp. (Remy 1950: 9).
Grotte d’i Tobi Pinnuti 5 C (Sorio, m 330)
Pseudoscorpionida gen.sp. (REMY 1950: 11).
Grotte d’a Carpiniccia 12 C (Pietroso, m 1000)
Pseudoscorpionida gen.sp. (REMY 1950: 35).
Grotte d’i Paladini 14 C (Solaro, m 250 ca)
Pseudoscorpionida gen.sp. (REMY 1950: 35).
Grotte Roumandella II 23 C (Caporalino )
Chthonius (E.) tetrachelatus (Preyssler) (BERON 1972: 13).
Grotte de Manuel-Ange 25 C (Cargese, m 0)
Neobisium (O.) vandeli Beron i.l. (BERON 1972: 13).
Tavono di Nuaia o della Punta Calcina (Conca, m 60)
Chthonius (E.) remyi Heurtault (HEURTAULT 1975: 315). Loc. tipica.
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140 G. GARDINI
ABSTRACT
Catalogue of the Italian cavernicolous Pseudoscorpions (Pseudoscorpions of Italy. VIII).
The first part of this critical catalogue includes a list of 101 specific or subspecific taxa
of Italian cavernicolous Pseudoscorpions belonging to the following families and genera: Chtho-
niidae (Chthonius 38, Spelyngochthonius 1, Troglochthonius 1), Neobisiidae (Neobisium 21, Ron-
cus 22, Acanthocreagris 5), Syarinidae (Hadoblothrus 1, Pseudoblothrus 1), Garypidae (Garypus
1), Cheiridiidae (Cheiridium 1), Chernetidae (Lamprochernes 1, Pselaphochernes 3, Lasiochernes
1, Allochernes 3) and Cheliferidae (Hysterochelifer 1).
For each taxon are reported the list of caves for which is mentioned, its biospeleological
and chorological category, general and Italian distribution and, where necessary, some taxono-
mical considerations.
The second part includes a catalogue of the 250 caves above mentioned divided per regions
(incluse Corsica) and a list of Pseudoscorpions mentioned for each.
INDILE
Daccorpi M. & Rurro S. - Ricordando un amico: Milo Burlini
GARDINI G. - Catalogo degli PARTA cavernicoli italiani (FR d =
lia VIII)
MARIANI G. - Gli ii italiani del a Agoliu Wu (Coleoptera Apo
diidae)
MINELLI A. - Ricordo di Milo Burlini ae 24. x 1892 - o vali ba VL 1977)
SALAMANNA G. & SARÀ M. - Psicodidi delle Dolomiti (Diptera Nematocera)
CONTENTS
Daccorpi M. & Rurro S. - Memory of a Friend: Milo Burlini
GARDINI G. - Catalogue of the Italian cavernicolous a a (Pseudoscorpions
of Italy VIII)
pene G. - The Italian A of Aphodiu subgen, Agoliu ni (Coleoptera Apbo.
tidae)
MINELLI A. - Desa of Milo Burlini ities 24, X. 1892 - RR en 3; VI. 1977)
SALAMANNA G. & SARA M. - Psychodidae from the Dolomites (Diptera Nematocera)
Dott. EMILIO BERIO - Direttore responsabile
—
REGISTRATO AL TRIBUNALE DI GENOVA AL N. 76 (14 LueLio 1949)
GRAFICA db - TIPOLITOGRAFIA Don Bosco — TELEFONO 45 47 54 — GENOVA - SAMPIERDARENA
STAMPATO IN ITALIA
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Dott. EMILIO BERIO i Direttore responsabile
FRATO AL TRIBUNALE DI GENOVA ALN 76 sii. LUGLIO |
- TIPOLITOGRAFIA Don. Bosco — TELEFONO 45 47 34
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VOLUME 9. 1980
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SOCIETÀ ENTOMOLOGICA ITALIANA
Sede in GENOVA, Via Brigata Liguria 0
presso il Museo Civico di Storia Naturale
CONSIGLIO DIRETTIVO
BER EL BLENNLO 192600 81
PRESIDENTE: Prof. Cesare Conci.
VICE PRESIDENTE: Dr. Emilio Berio.
SEGRETARIO: Nino Sanfilippo.
AMMINISTRATORE: Dr. Roberto Poggi.
DIRETTORE DELLE PUBBLICAZIONI: Prof. Giovanni Salamanna.
CoNSIGLIERI: Prof. Giorgio Fiori, Prof. Antonio Giordani Soika, Prof. Athos Goidanich,
Prof. Marcello La Greca, Prof. Minos Martelli, Dr. Giuseppe Osella, Livio
Tamanini, Dr. Franco Tassi, Prof. Ermenesildo Tremblay, Prof. a Vigna
Taglianti, Prof. Pietro Zangheri, Prof. Rodolfo Zocchi.
REVISORI DEI CONTI: Dr. eo Boll Chiara Cassano, Dr. Giulio Gardini.
— SUPPLENTI: Rag. Giovanni Dellacasa, Dr. Ducezio Grasso.
COMITATO DI REDAZIONE PER LE RIVISTE: coincide col Consiglio Direttivo.
MEMORIE
DELLA
SOCIETA ENTOMOLOGICA
ITALIANA
FONDATA NEL 1869 - ERETTA IN ENTE MORALE CON R. DECRETO 28 Maggio 1936
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Sede della Società
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Pubblicato col contributo del Consiglio Nazionale delle Ricerche
GRAFICA db - TIPOLITOGRAFIA Don Bosco — TELEFONO 45 47 54 — GENOVA - SAMPIERDARENA
20 Luglio 1981
Luis F. MENDES *
NOTES ET DESCRIPTIONS SUR. OULLOUES THYSANOURES
DE L’EUROPE
(Microcoryphia et Zygentoma: Apterygota)
Dans ce travail on étudie plusieurs espèces de thysanoures des ordres Micro-
coryphia et Zygentoma provenant de plusieurs pays de l’Europe. Les exemplaires
étudiés appartiennent à plusieurs collections. L’une, a été offerte par le Dr. Walter
Hüther, de l’Université du Rhur/Bochum, Allemagne Occidentale; tous ces exem-
plaires sont déposés dans la collection de l’auteur (signalés sur le texte comme
L.M.); une autre collection a été gentiment pretée par le Dr. Giulio Gardini, de
l’Université de Genova, Italie et un très grand nombre d’exemplaires ont été offerts
à l’auteur; les autres sont déposés dans la collection du Museo civico di storia na-
turale di Verona (M.V.); enfin quelques exemplaires provenant de la collection du
Muséum de Copenhague (M.C.), ont été prétés par le Prof. S.L. Tuxen et d’autres,
offerts par le Prof. Jacques Bitsch et le Dr. Henri Coiffait, sont également à la
collection de l’auteur. D’autres exemplaires ont été offerts par J.A. Quartau et
J. Arrabasa.
Parmi les exemplaires étudiés, il faut remarquer la présence d’exemplaires
appartenant à 4 nouvelles espèces, Machilis gardinii n. sp. et M. pedemontanus n.
sp., du nord de l'Italie, M. huetheri n. sp., des Asturias, nord de l’Espagne et
Petrobius artemisiae n. sp., de l’île de Giannutri, de l’archipel Toscan, sur la cöte
Quest de l’Italie.
Quelques notes sont présentées sur Lepismachilis (L.) philippi Wygodz. espèce
décrite de l’île de Zannone et qui a été recueillie à l’île de Giannutri; les notes
présentées sur cette espèce concernent des variations rencontrées par rapport a la
déscription originale ainsi que des caractéristiques qui n’ont pas été signalées par
Wygodzinsky. |
Toujours que possible, on ajoute à chaque espèce des notes concernant la
distribution géographique et / ou des données écologiques.
Ordre Microcoryphia
Famille MACHILIDAE
Catamachilis sp.
ESPAGNE — Près Carrasqueta (Alcoy), m 1000, 9/10/1977, A., L. Briganti, G. Parodi et
S. Zoia leg., 2 && jeunes 2 2 9 jeunes (M.V.), avec 1 9 de Ctenolepisma ciliata.
Dilta femina Janetschek, 1954
EsPAGNE — Orifion, dans un bois d’Eucalyptus, sur le sol, parmi du bois et de l’écorce
pourris; tout mouillé, 13/8/1963, n° 1364, W. Hither leg, 1 g 1 9 4 juv. (L.M.).
Dilta littoralis (Womersley, 1930)
ESPAGNE — Côte Nord, Cabo Quejo, 22 Km E de Santander, versant exposée a ONO,
dans une prairie exubérante avec des buissons, 9/8/1963, n° 1345, W. Hither leg., 1 g (L.M.);
(*) Assistant de la Faculté des Sciences de Lisbonne, Zoologie et Anthropologie; Boursier
ETNICO fy PED
4 L.F. MENDES
Ibid., versant très séche et pierreuse, avec de la végétation du type maquis, 10/8/1963, n° 1348,
W. Hiither leg., 1 6 (L.M.); Ibid., prairie très humide, sur la vallée d’un ruisseau, sous bois
pourri, 12/8/1963, n° 1358, W. Hüther leg., 1 & (L.M.); Barcenillas del Ribero, prov. Burgos,
près de 56 Km SSO de Santander, herbe séche ä peu humide, avec des buissons de Quercus
coccifera, Juniperus communis et Erica sp., sous pierres 600-800 m, 15/8/1963, n° 1374 et 1375,
W. Hüther leg, 1 d 1 2 2 juv. (L.M.). France — Belin, 43 Km S de Bordeaux, herbe ver-
doyante, Erica sp. et quelques pins, sur la marge d’une pinède près un champ de mäys, 19/8/
1965, n° 1389, W. Huther les, 5 GG (EM).
Dilta saxicola (Womersley, 1930)
ESPAGNE — Côte Nord, Orifion, sur le mur d’une maison, 7/8/1963, n° 1341, G. de Latin
col., W. Hüther leg., 1 6 (L.M.) avec 1 2 de Trigoniophthalmus alternatus.
Dilta spp.
ESPAGNE — Orifion, sous pierres, dans la rigole d’une route, tout mouillé, 13/8/1963,
n° 1363, W. Hüther leg, 1 2 1 juv. (L.M.) avec 3 9 9 de Irigoniophthalmus aternatus;
Sierra Nevada, près Capileira de Poqueira, m 1200, 7-8/10/1977, A., L. Briganti, G. Parodi et
S. Zoia leg., 1 £ (M.V.). IraLie — Mortola sup. (IM), M. Grammondo, 4/6/1978, S. Zoia et
L. Briganti leg., 1 @ (M.V.) avec 1 & 3 juv. de Trigoniophthalmus alternatus. —
Lepismachilis (Berlesilis) targionii (Grassi, 1887)
France — Corse, Foret d’Aitone, Evisa, 900-1300 m, 12/7/1967, Langemark-Lomholdt
leg., 1 @ (M.C.); Ibid., 900 m, 14/7/1967, ibid., 1 & (M.C.); Foret de Valdoniello, Evisa,
1000-1200 m, 27/7/1967, Langemark-Lomholdt leg., 1 9 (M.C.). ITALIE — Ligurie Or., (Ge-
nova), Monte di Portofino, 3/1/1976, S. Zoia leg., 1 6 (L.M.).
L’exemplaire de Portofino, long de 8,3 mm, est très probablement inadulte.
Les soies du palpe maxillaire sont très rares et courtes; pourtant, la forme et la
position du champ sensoriel du femur du P I, avec les rapports LCS/LF: 0,45 et
ICS/IF: 0,31, tombent au dedans de la variation présentée par l'espèce. Ln cutte,
il présente deux paires de vésicules sur les ségments abdominaux Il à VI.
Lepismachilis (Lepismachilis) janetscheki Stach, 1958
BULGARIE — Gare Lakatmik, 19/10/1970, H. Coiffait leg., 1 & inadulte (L.M.) avec 1 &
3 99 de Trigoniophthalmus banaticus.
L’exemplaire, avec 6,3 mm de longueur du corps et 11,9 de longueur totale,
présente le champ sensoriel du fémur du P. I très peu visible; cependant, la ché-
totaxie du palpe maxillaire et, particulierement, la forme du palpe labial et le
nombre très réduit des conules sensoriels y presents, permettent de considérer
l’exemplaire comme appartenant à cette espece.
Lepismachilis (Lepismachilis) kabmanni Bitsch, 1964
IraLıE — Sardegna Or., M.te Ferru, 30/4/1979, S. Riese leg., 1 g (M.V.); ibid., Lago
Omodeo, 2/5/1979, S. Riese leg., 1 6 (L.M.) avec 1 @ de Ctenolepisma ciliata et 2 2 2 de
Proatelura pseudolepisma.
C’est la deuxième fois que cette espèce est trouvée; elle n’est connue, toute-
fois, qu’en Sardaigne. Les d & ici étudiés sont d’accord avec la description originale
(BrrscH 1964); l’un des exemplaires, long de 9,6 mm, présente un filament terminal
très allongé, de 11,8 mm.
Lepismachilis (Lepismachilis) philippi Wygodzinsky, 1953
ITALIE — Archipel Toscan, Isola Giannutri, 14-20/5/1978, Gardini, Briganti, Benedetti,
Torchia et Zoia leg, 1 6 1 2 1 2 jeune 2 juv., (L.M.) avec 13 66 15 2 de Petrobius
artemisiae n. sp., 2 66 4 £ 9 de Ctenolepisma ciliata, 1 Q de C. lineata pilifera, 1 & de
Lepisma saccharina et 1 9 jeune et 1 juv. de Asterolepisma sp.
THYSANOURES DE L’EUROPE 5
L’espece n’était connue que de l’île de Zannone, d’où elle a été considerée
probablement endémique (Wycopzinsky 1953). Les exemplaires étudiés sont
d’accord avec la plupart des points présentés sur la description de l’espèce; nous
ne présenterons ensuite que des notes concernant des caractéristiques qui n’ont
pas été signalés, ou des petites variations morphométriques présentées par l’exem-
plaire @ étudié. Les differences les plus nettes concernent les soies ciliaires ven-
trales du palpe maxillaire et du palpe labial (plus courtes sur notre exemplaire),
le nombre d’articles des paraméres VIII et IX (1 + 6 et 1 + 7 respectivement),
et les rapports style (sans épine) / coxite, plus grand sur les exemplaires de Gian-
Mutti; comme suit 2 Ve" 0550" NITT 01655 TX 70.86 = 094
Le champ sensoriel et le femur du P I présentent les rapports suivants :
PERE 06000 ALES: 0,387 POS 220:
CRE" 187
Le champ sensoriel reste separé de la rangée distale de soies par une seule
rangée d’écailles. En ce qui concerne la chétotaxie des coxites, elle est absente sur
tous les segments, exception faite au IX", où il y a 3-4 épines hyalines, très ro-
bustes, disposées sur une rangée le long du bord interne.
Le rapport pb/pt du penis, pas signalé sur l’holotype, est, sur l’exemplaire
de Giannutri, de 1,53.
La comparaison des exemplaires de cette espèce en provenance de Giannutri
avec ceux de Zannone est possible, car les valeurs de la longueur totale du corps
et du rapport n/n-1 pour le palpe maxillaire sont presque les mémes.
Lepismachilis (Lepismachilis) cfr. transalpina Wygodzinsky, 1941
ITALIE — Liguria Occ., Arenzano, Val Lerone, 12/2/1977, G. Parodi et D. Guidi leg.,
5 64 1 9 jeune 3 juv. (M.V.); Ibid., Appennino Ligure, pendici M.te Sciguello, 12/2/1977,
G. Parodi leg, 2 && 1 2 jeune 2 juv. (L.M.) avec 1 & jeune de Machilis sp. ((?) M.
poenina).
Les exemplaires étudiés, longs de près de 10 mm, présentent le rapport ocu-
laire c/L: 0,58-0,60; le champ sensoriel du fémur I est petit, rapproché de la
base du fémur. La description originale de l’espèce (Wycopzinsky 1941 b) est
fort incomplète en ce qui concerne plusieurs caractéristiques morphométriques et
nous n’avons pas eu l’occasion d’étudier aucun type; en outre, la redéscription de
l’espèce basée sur des exemplaires en provenance de la province de Barcelone /
Espagne, est sous presse (RocA 1976). Ainsi, nous croyons plus correct de con-
sidérer les exemplaires comme appartenant à cette espèce, avec reserves.
Lepismachilis (Lepismachilis) y-signata Kratochvil, 1945
ITALIE — Liguria Or., M.te di Portofino, 9/1/1977, A. Torchia leg., 1 OL ar EM)
L’exemplaire &, de très grande taille (12,0 mm longueur du corps), présente
le champ sensoriel du fémur I fermé, separé de la ligne distale de soies par deux
rangées d’écailles. Sa forme est la forme typique et il présente les rapports suivants:
LCS/LF: 0.74 et ICS/IF: 0,57; la tête, presque sans pigment, est à peine foncée
autour de l’ocelle médian. Les tibias et les tarses sont pourvus ventralement de
soies et d’épines hyalines très nettes.
Lepismachilis (Lepismachilis) spp.
AUTRICHE — Kärnten, 8 Km NO de Spittal, m 556, sur le tronc d’une arbre dans un
bois, 6/8/1965, W. Hüther leg., 1 2 (L.M.). Irarıe — Castelletto d’Orba (Alessandria), 8/12/
1967, E. Bernabò leg., 1 9 (M.V.); Alpi Liguri, Loano, pend. M.te Ravinet, m 900, 9/4/1977,
6 L.F. MENDES
Cassulo et Zoia leg, 1 2 1 juv. (M.V.); Genova, Liguria Or., S. Colombano Certenoli, G.
Gardini et S. Zoia leg, 1 2 6 juv. (M.V.); Archipel Toscan, Isola Giannutri, 14-20/5/1978,
Gardini, Briganti, Benedetti, Torchia et Zoia leg, 1 9 3 22 jeunes (M.V.).
Ces dérniers s’aggissent presque certainement de L. (L.) philippi Wygodz., la
seule espèce connue de l’île; cependant, dés que tous les exemplaires sont des fe-
melles et ont été conservé à l’alcool dans un tube independent, nous croyons plus
sür les considérer comme espèce indeterminable.
Machilis cfr. engiadina Wygodzinsky, 1941
ITALIE — Alpi Cozie, Val Susa, Ulzio, pend. M.te Seguret, m 2300, 19/8/1976, G. Gar-
dini leg, 1 & 1 2 inadultes (L.M.). |
Les exemplaires étudiés, longs de 10,8 (&) et de 10,5 (9) mm, présentent
des taches pigmentaires très foncées et très bien limitées sur le palpe maxillaire
et sur les pattes. Cependant, ces taches présentent une distribution un peu diffé-
rente de celle figurée pour M. engiadina (JANETSCHEK 1970 et, comme M. distincta,
TANETSCHEK 1949 a). L’exemplaire é, à pigmentation particulièrement fonceé sur
les articles 3 et 4 du palpe maxillaire, n’y présente que des soies ordinaires peu
abondantes; le rapport n/n-1 est de 0,67-0,68 et le dérnier article allongé et coni-
que, ce qui doit correspondre 4 un caractère de juvenilite.
Machilis fuscistylis Riezler, 1941
AUTRICHE — Ötztaler Alpen / Tirol, Braunschweiger Hütte, m 2759, sous pierres dans
une région graveleuse, 26/7/1961, W. Hüther leg., 1 ©, n° 1134 (L.M.).
L’exemplaire, long de 12,2 mm, présente un filament términal particulière-
ment allongé (longueur totale: 25,0 mm); l’ovipositeur, très allongé, surpasse
l’apex des styles IX de près de la moitié de la longueur des styles, ce qui corre-
spond a la description originale (RIEZLER 1941).
Machilis gardinii n. sp.
ITALIE — Val d’Ayas (Aosta), pend. mer. M.te Sarezza, m 2400, 13/8/1978, G. Gardini
leg., 1 & holotype (L.M.); ibid., Mascognaz, 30/6/1978, G. Gardini leg., 1 © allotype (L.M.).
Description du & : Longueur du corps: 13,1 mm; longueur totale: 31,6
mm; longueur des cerques: 4,7 mm; longueur des antennes (cassées): 8,3 mm.
Déssin écailleux inconnu. Pigment hypodermal brun, abondant sur tout le
corps.
Tete (Fig. 1) avec du pigment abondant, foncé, present sur la region externe
des ocelles pairs sur le front (où la ligne sagittale dépourvue de pigment est courte)
et sur la région supérieure et supéro-latérale du clvpeus; une petite tache en fer-
à-cheval sur le labre. Yeux composés noirs (alcool!), les ocelles pairs rougeätres.
Rapport L/l: 1.24; c/L: 0,58. Antennes cassées, la chaine la plus distale con-
serve avec 18-20 sub-articles, uniformément brunätre. Palpe maxillaire très robu-
ste et allongé (Fig. 2), à pigmentation très faible et réduite. Sur le 1° article des
petites taches irrégulières sur les faces externe et interne; 2°° article seulement
avec une tache très petite, sub-distale externe; 3°° article avec une ligne pigmentée
le long de la région centrale de la face externe; 4°° article dépourvu de pigment;
sur l’article 5 seulement une petite tache triangulaire sur la région antérieure du
tiers distal. Chétotaxie comme sur la Fig. 3. Des soies ciliaires minces, très courtes,
avec au plus 1/3 du diamètre de l’article correspondant, très peu abondantes sur
les articles 2 et 3. Sur les articles 2 à 7 des soies courtes, recourbées, peu abon-
dantes sur les deux articles proximaux, très serrées sur les 4 à 7, celles du dernier
SAY >
Fig. 1-6: Machilis gardinii n. sp., &. Fig. 1 - Tête, vue antérieure; Fig. 2 - Palpe maxillaire,
distribution du pigment, còté externe; Fig. 3 - Ibid., détail de la chétotaxie des deux dérniers
articles; Fig. 4 - Palpe labial; Fig. 5 A - P I, distribution du pigment du côté externe; Fig. 5 B -
Ibid., détail du pigment du côté interne du tibia; Fig. 6 - P II, distribution du pigment du
côté externe (Echelle: 0,1 mm).
8 L.F. MENDES
article foncées. Epines hyalines très nombreuses, sur la moitié distale de l’article
D, surkezo met le À „ avec la-distribution:. art. 3: 12:15; art...6:- 30-37: «am.
7: 25-26. Dernier article cylindrique, l’épine terminale courte et recourbée; rap-
port n/n-1: 0,39-0,40. Palpe labial (Fig. 4) avec le dernier article allongé, &largi,
les conules sensoriels très nombreux disposés sur une vaste surface, plus longs
que les soies voisines.
P I (Fig. 5, A & B) avec du pigment abondant sur la face externe, très réduit
sur la face interne; sur le coxa une tache arrondie, petite, sur la face dorsale pro-
ximale externe, qui se prolonge à peine sur la face interne; fémur avec une tache
irreguliere qui occupe presque toute la moitié distale 4 l’exception d’un étroit
anneau distal; tibia avec une tache très petite, interne sub-ventrale, et une grande
tache externe qui occupe les 4/5 les plus distaux; tarse avec du pigment sur la
region proximale et une petite tache a l’apex. Epines hyalines ou peu foncées sur
le tibia et le tarse, avec la distribution: Ti: 6-9; Ta: (5-10) + (12-15) + (2-3).
P II (Fig. 6-7) a pigmentation moins étendue. Des petites taches externes et
internes sur le coxa, des taches externes à forme irrégulière sur le fémur; tibia
avec une bande étroite, interne, et une grande tache externe sur presque toute
sa longueur qui laisse sans pigment une bande ventrale et une region irrégulière
distale; pigmentation du tarse comme sur la paire antérieure. Épines sur le tibia
et le tarse, avec la distribution: Ti: 3-5; Ta: (4-5) + (6-10) + 2. P III (Fis. 8)
très claire, seulement avec deux petites taches, une interne, l’autre externe, sur le
coxa et deux taches imprécises sur la ligne médiane externe du tibia, ainsi que
les taches du tarse. Des épines hyalines ou très peu colorées sur le tibia et le tarse,
comme suit: Ti: 11-14; Ta: (11-14) + (13-14) + (1-2). Longueur des tibias: P I:
1,57-1,74 mm; P IT: 1,39-1,42 mm; P III: 2,16-2,17 mm. Coxosternites. typr-
ques, les coxites II a VII (Fig. 9) pourvus de nombreuses soies; des soies moins
nombreuses sur le VIII (Fig. 10) et spiniformes, peu abondantes (5 à 7), sur le.
IX (Fig. 11). Styles allongés, pas très robustes sur les ségments II à VIII, très
longs et plus robustes sur le IX. Epine términale un peu rembrunie, toujours courte.
Rapport style (sans épine) / coxite pour les ségments: V: 0,89-0,91; VIII:
1.069.085 IX :."1,92203,
Paraméres présents sur les ségments VIII et IX, avec 1 + (4-5) et 1 + (5-6)
articles respectivement, avec la chétotaxie commune. Penis robuste (Fig. 12), attei-
gnant posterieurement le niveau des a IX, la region distale tres courte;
rapport pb/pt: 2,94.
Description de la 2 : Longueur du corps: 12,7 mm; longueur totale: 24,9
mm (filament terminal cassé); longueur des cerques: 4,7 mm; longueur des an-
tennes: 8,3 mm (cassées).
Tête a pigmentation pareille à celle du @ mais plus foncée et plus étendue
(Fig. 13). Du pigment très foncé sur presque toute la tête, à l’exception d’une
ligne sagittale inter-ocellaire courte et mince et d’une tache sub-triangulaire sur
le clypeus. Sur le labre, du pigment abondant, present sur la marge antérieure et
antéro-latérale. Antennes comme sur le @. Palpe maxillaire (Fig. 14-15) long et
élancé, avec du pigment abondant sur les 6 premiers articles. 1” article avec une
grande tache externe qui se prolonge par une bande très foncée sur l’apophyse
dorsale externe. 2°" article avec une bande externe, plus foncée à la région proxi-
male, qui s’elargit vers les 2/3 sub-distaux comme un anneau complet. 3°” article
complètement pigmenté. 4°" article avec une bande dorsale interne et une tache
ventrale, élargie vers les surfaces interne et externe, sur la moitié distale. 5°” article
avec une petite tache basale dorsale et un bande longitudinale ventrale sur presque
THYSANOURES DE L’EUROPE
Fig. 7-12: Machilis gardinii n. sp. 6. Fig. 7 - P II, distribution du pigment du côté interne;
Fig. 8 - P III, distribution du pigment, côté externe; Fig. 9 - Coxosternite V; Fig. 10 - Coxite
VIII et paramères antérieurs; Fig. 10 A - Ibid., détail d’un paramère; Fig. 11 - Coxite IX; Fig.
12 - Pénis et paramère IX (Echelle: 0,1 mm).
10 L.F. MENDES
toute la longueur de l’article, qui s’élargit un peu vers la face interne sur le 1/5
avant-distal; 6°° article à peine pigmenté sur la région dorsale proximale. Epines
hyalines très abondantes, avec la distribution: art. 5: 7-10; art. 6: 21-22; art. 7:
23-24. Article distal long, conique; rapport n/n-1: 0,84-0,86. Palpe labial clavi-
forme, un peu élargi vers l’apex du dernier article, avec des conules sensoriels abon-
dants (Fig. 16).
Pattes plus pigmentées que chez le &. P I (Fig. 17-18) avec une tache arrondie
ou ovoide interne, grande, et une tache externe qui laisse sans pigment seulement
le tiers distal de l’article; trochanter avec des traces de pigment sur la région ven-
trale externe; fémur avec une tache sur toute la moitié distale externe, qui se
prolonge ventralement vers la face interne; sur le tibia, le pigment est abondant,
seulement l’anneau distal et une tache interne ovoide restent sans pigment; des
traces de pigment aussi sur la region proximale du tarse. Epines ventrales avec la
eistäibutien 2 Ir. 23:12 (3-9 (913) 2. IT (Fis. 19 - 20)-beaucoup: plug
foncée que sur le @, avec le coxa presque entièrement pigmentée, toute la moitié
externe distale et la moitié interne ventrale du tibia foncées, ainsi que tout le fémur
à exception d’un anneau distal et de la moitié dorsale interne; comme sur le P I
des traces de pigment sur la base du tarse. Épines abondantes sur le tibia — 8 à
(7 == ef sur le tase _ (10419 2 (12:15) 107-8) PE (Fio. 21 722) plus class
avec une grande tache externe sur le coxa; sur le fémur, une grande tache distale
externe qui se prolonge ventralement jusqu’à la moitié de la face interne; tibia
avec des taches interne et externe irrégulières; des traces de pigment à la base du
tarse. Distribution des épines ventrales: Ti: 13-17; Ta: (11-12) + (14-18) +
(79% Ponpteur des ubidst PT? 1.04 mm: PT 088-089 nm Poi: 7173
1,24 mm. Coxosternites sans caractéristiques typiques, le rapport style (sans épine)/
coxite pour les segments : V: 0,62-0,66; VIII: 1,06-1,13; IX: 1,11-1,13.
Ovipositeur du type secondaire, atteignant à peu pres les 2/3 de la longueur
des styles IX. Gonapophyses VIII (Fig. 23) avec 39-41 articles, les griffes fouis-
seuses trappues et très foncées, avec la distribution: 1: (1-2); 2: (1-2). Soie ter-
minale aussi longue ou un peu plus longue que les 2,5 derniers articles. Epines
fouisseuses minces, foncées, toujours isolées, des l’article 5 jusqu’au 15-17, chan-
geant après, graduellement, en des soies très robustes et foncées de la marge
interne. Des conules sensoriels sur les 5 4 6 derniers articles, jamais abondants, le
maximum sur le troisiéme article où ils ne sont que 6-7. Soies des articles moyens
avec la longueur de 1,5 articles, celles les plus rapprochées de la marge externe
plus longues et plus robustes, avec la longueur de 2 à 2,5 articles. Gonapophyses
TX (Fig. 24) avec 39-40 articles; griffes fouisseuses robustes, foncées. avec la distri
bution: 2; 2; 2: (1-2); (0-1). Epines fouisseuses robustes, très foncées, en rà.
ole isolées, dés l’article 4-5 jusau’au 14-16; après, elles se transforment graduel-
lement en des soies robustes et longues; soie términale longue comme les 2,5 à 3
articles distaux. Une petite épine hyaline (ou conule sensoriel isolé?) sur les articles
2-4, près la base des griffe. Les 2-3 soies les plus internes sont longues et robustes,
avec la longueur de 2 à 2,5 articles, les autres soies sont plus courtes, comme
0:34 AS: articles.
Derivation du nom : La nouvelle espèce est nommée M. gardinii en honneur
à son collecteur, Dr. Giulio Gardini, de l’Université de Genova, qui nous a envoyé
la collection de thysanoures 4 laquelle appartiennent les exemplaires de cette espéce.
Discussion: L’espéce décrite paràit très rapprochée de M. germanica Janet-
schek, 1953, connue en Allemagne et au Louxembourg (JANETSCHEK 1953 b et
1954 b, BrrscH 1957 et 1959 MeıscH 1977) et, probablement aussi, en Holande
THYSANOURES DE L’EUROPE A
Fig. 13-20: Machilis gardinii n. sp., 2. Fig. 13 - Tête, vue antérieure; Fig. 14 - Palpe maxillaire,
distribution du pigment, côté externe; Fig. 15 - Ibid., côté interne; Fig. 16 - Palpe labial; Fig.
17 - P I, distribution du pigment, côté externe; Fig. 18 - Ibid., côté interne; Fig. 19 - P II,
distribution du pigment, còté externe; Fig. 20 - Ibid., còté interne (Echelle: 0,1 mm).
12 L.F. MENDES
(WycopziNsky 1954 a, comme M. meijeri, selon BITscH op. cit.). Bien que l’espèce
de la vallée du Rhin soit très variable, principalement en ce qui concerne la distri-
bution et l’abondance du pigment, autant sur le palpe maxillaire que sur les pattes,
nous croyons que les exemplaires du Val d’Ayas sont bien différents, suffisament
pour étre envisagés comme appartenant a une nouvelle espèce. Ainsi, nous consi-
dérons M. gardinii n. sp. comme très proche de M. germanica Janets., 1953 et
comme principales caractéristiques diagnostiques les suivantes : 1) La chetotaxie
ventrale du palpe maxillaire du &: les soies ventrales sont beaucoup plus serrées
sur la nouvelle espèce et les ” Wimperborsten ” plus courtes et plus rares (bien
distribution du pigment sur le palpe maxillaire et sur les pattes: elle paràit beaucou
plus étendue et plus foncée sur les deux sexes en ce qui concerne la nouvelle espèce,
par rapport à ce qui été figuré pour M. germanica; 3) Les épines hyalines du palpe
maxillaire (sur les deux sexes): elles sont particulierement abondantes, très nom-
breuses sur les trois articles distaux, beaucoup plus abondantes que ce qui est nor-
malement signalé pour les autres espèces du genre (il n’y a aucune référence a ce
sujet pour M. germanica); 4) Les épines ventrales des pattes: elles sont plus abon-
dantes sur M. gardinii que sur M. germanica; enfin, 5) La longueur des styles du
segment IX: les styles IX sont exceptionellement allongés sur les exemplaires (par-
ticulièrement sur le &) du Nord de l’Italie. Le rapport style (sans épine) / coxite
pour le &, de près de 2,0, est beaucoup plus haut que pour le & de M. germanica,
dont le rapport maximum signalé est de 1,7. Un tel rapport, n’a été observé que
chez M. hessei Stach, d’Allemagne (STACH 1930) et sur M. winckleri Stach, de
Hongrie (STACH 1926), espèces dont le pigment est nul ou presque absent sur le
palpe maxillaire et sur les pattes.
Machilis huetheri n. sp.
ESPAGNE — Côte Nord, Puente Viesgos, 22 Km à SO de Santander, dans un mur près
d’un ruisseau, 12/8/1963, W. Hüther leg., 1 & holotype (L.M.).
Description du & : Longueur du corps: 12 mm; longueur totale: ? — fila-
ment terminal cassé; longueur des antennes: 10,9 mm. Déssin écailleux inconnu.
Téte (Fig. 25) foncée, le pigment present sur le front, sur la région antéro-
oculaire, sur les régions supérieure et latérales du clypeus et, comme deux taches
irrégulières, sur le labre. Sur le front, la ligne sagittale dépigmentée est courte et
limitée par deux taches allongées très foncées. Lophus de l’antenne aussi avec du
pigment foncé. Des soies minces et longues, hyalines, sur le clypeus; des soies
courtes sur l’angle extra-oculaire. Yeux composés très foncés (alcool) 4 peu pres
aussi longs que larges, les rapports L/1: 1,0 et c/L: 0,65: Ocelles pairs très clairs,
jaunätres, à forme typique. Antennes uniformément brunätres sur la chaîne distale,
la plus distale conservée avec 16 sub-articles. Palpe maxillaire robuste (Fig. 26-
27), avec du pigment sur les articles 2 à 5. Sur le 1” article une tache externe très
foncée, dés l’origine de l’apophyse dorsale et qui se prolonge ventralement vers
la face interne; 2°” article avec une bande mince externe et presque entièrement
pigmenté sur la face interne, deux anneaux étroits, un proximal, l’autre distal,
dépourvus de pigment; 3° article avec du pigment pas très foncé sur presque tout
l’article, à l’exception d’un étroit anneau distal; sur l’article 4, une tache basale
foncée et deux bandes, une externe, l’autre interne, moins émincie, sur la moitié
distale de l’article; 5° article pigmenté seulement sur la région basale, sur les deux
faces. Chétotaxie du palpe (Fig. 28) abondante; sur tous les articles des soies ci-
liaires (” Wimperborsten ”) très minces et très allongées, sur les articles 1 à 5
THYSANOURES DE L’EUROPE 13
Fig. 21-24: Machilis gardinii n. sp., 2. Fig. 21 - P III, distribution du pigment, côté externe;
Fig. 22 - Ibid., côté interne; Fig. 23 - Gonapophyses VIII, articles distaux; Fig. 24 - Gonapo-
physes IX, articles distaux (Echelle: 0,1 mm).
14 L.F. MENDES
longues comme le diamétre de l’article correspondant, sur les deux dérniers longues
comme 1,5 à 2 fois le diamètre de l’article. Région ventrale distale du 4°” article
et surface ventrale des trois articles les plus distaux, pourvues de nombreuses soies
courtes et plus ou moins pigmentées, serrées. Epines hyalines sur l’apex du 5°”,
sur le.6 et le 7° articles, avec la distribution :. art. > 3: art. 6: 14-16; art.
7: 14. Epine terminale trés raccourcie, un peu reccourbée, plus courte et plus ro-
buste que la paire antérieure. Dernier article cylindrique, court, le rapport n/n-1:
0,42. Palpe labial (Fig. 29) claviforme, non élargi, avec quelques soies longues sur
les deux derniers articles, dépourvu ou presque de pigment (quand il existe, seule-
ment à la région basale de l’article distal). Labium avec du pigment brunätre pas
trés foncé sur presque toute sa surface ventrale.
eme
Pattes avec du pigment brun pas trés foncé. P I (Fig. 30-31) avec une grande
tache externe sur le coxa, qui se prolonge dorsalement un peu vers la surface in-
terne; sur le fémur il y a une grande tache externe qui occupe presque toute la
moitié distale et une tache interne plus petite; sur le tibia la face interne présente
une tache centrale comme celle du fémur, mais la face externe est presque entiére-
ment pigmentée d’une façon irrégulière à exception de deux anneaux, un basal,
plus mince, l’autre distal; une petite tache sur la région ventrale du premier article
du tarse. Epines hyalines ou trés peu foncées seulement sur le tarse, avec la distri-
bution: (3-4) (12-13) + (4-5). PH (Fig 32°- 33) plus clair, la tache du coxa
beaucoup plus réduite, dorsale; fémur avec deux taches, une externe, l’autre interne,
sub-arrondies, sur le tiers distal; tibia avec une tache dorsale foncée qui se prolonge
vers les deux surfaces; du pigment peu foncé sur le 1” et sur la base du 2°” arti-
cle du ‘arse. Distribution des épimes: Ti: 3-4; Tat (6-7) +-(12-13) + (45). P I
(Fig. 34 - 35) plus clair, avec une tache sur la surface dorsale du coxa, une petite
bande dorsale sur le fémur et une bande dorsale longue sur le tibia; aussi une
petite tache a la base du tarse. Distribution des épines: Ti: 4; Ta: (4-7) +
(12-16) 77. Lonsueur des *tibias: «P.I. ‘0,99 102 mm: Pel: 0,88 - 0 Om
P'TIT: 1,15- 1,17 mm. Coxosternites typiques, les styles minces et courts, plus
allongés sur le segment VIII, longs et plus robustes sur le IX, l’épine terminale
toujours courte et robuste. Rapport style (sans épine) / coxite pour les segments :
Ve OT oe N: 305660418506 eee 244018 37.
Paramères allongés, les VIII avec 1 + 4, les IX avec 1 + 5 articles. Penis
legerement plus long que les paramères postérieurs, avec la chétotaxie typique. Rap-
port pb/pt :
Derivation du nom: La nouvelle espéce est nommée M. huetheri car elle est
dediée a son collecteur, Dr. Walter Hither, du Museum de Rhur / Bochum, notre
collègue et ami, qui si gentiment nous a offert nombreux exemplaires de thysa-
noures, dont les sud-européens sont étudiés sur ce travail.
Discussion : La nouvelle espèce paràit bien individualisée au dedans du genre
Machilis Latr. sensu Wycopzinsky 1941. Vu qu'il s’aggit d’un seul male, il n’est
pas impossible, en regardant la distribution géographique, qu’il s’aggit du 6 de
M. multispinosa Janetschek, 1954 (JANETSCHEK 1954 a) espèce decrite de Picos de
Europa sur une seule 9; seulement de futures récoltes in situ pourront résoudre
le problème. En ce qui concerne les autres espèces du gente connues de la Péninsule
Ibérique, celle qui présente un plus grand nombre de caractères cummuns est M.
peralensis Bach, 1971 (BAcH PieLLA 1971 et MENDES 1978); toutefois, la con-
fusion entre les 6 6 des deux espèces est impossible en regardant entre autres, la
pigmentation, la forme et la chétotaxie du palpe maxillaire.
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Fig. 25-28: Machilis huetheri n. sp., &. Fig. 25 - Tête, vue antérieure; Fig. 26 - Palpe maxillaire,
distribution du pigment, côté externe; Fig. 27 - Ibid., face interne; Fig. 28 - Ibid., chetotaxie
(Echelle: 0,1 mm).
16 L.F. MENDES
Fig. 29-37: Machilis huetheri n. sp., 6. Fig. 29 - Palpe labial; Fig. 30 - P I, distribution du
pigment, côté externe; Fig. 31 - Ibid., côté interne; Fig. 32 - P II, distribution du pigment, côté
externe; Fig. 33 - Ibid., còté interne; Fig. 34 - P III, distribution du pigment, còté externe;
Fig. 35 - Ibid., còté interne; Fig. 36 - Coxite VIII et paramères antérieurs; Fig. 37 - Coxite IX,
pénis et paramères postérieurs (Echelle: 0,1 mm). |
THYSANOURES DE L’EUROPE 17
Machilis pedemontanus n. sp.
ITALIE — Val Susa, Salice d’Ulzio, m 1600, 16/8/1976, sub petris in lariceto, G. Gardini
leg., 1 @ holotype, 1 ® allotype, 1 8 1 2 paratypes (L.M.) 1 & paratype (M.V.).
Description du & : Longueur du corps: 8,9-10,5 mm; longueur totale:
16,5 - 18 mm; longueur des antennes: 12,1 mm; longueur des cerques: 3,8 - 4,4
mm. Dessin des écailles inconnu. 3
Téte (Fig. 38) très foncée, presque totalement pigmentée. Il n’y a qu’une ligne
très mince et courte entre les ocelles pairs, sur le front, et la marge inférieure du
clypeus et du labre qui sont dépourvus de pigment; de méme, il n’y a pas de
pigment sur la région postérieure aux yeux composés. Des soies minces et longues,
abondantes, sur le clypeus; sur la ligne sagittale, en arrière des yeux composés, sur
la région frontale inter-ocellaire et sur les angles externes de la téte près l’angle
externe des yeux composés, il y a de nombreuses soies très courtes et très minces.
Yeux composés gris très foncé (alcool) avec des mouchetures noires. Ocelles pairs
rougeätres. Rapports oculaires L/1: 0,98 et c/L: 0,57. Palpe maxillaire (Fig. 38-
42) très élancé, tous les articles à l’exception des deux derniers sont très robustes.
Pigmentation pas très foncée, présente sur les articles 1 à 4. Sur le 1° article, une
tache irrégulière sur la face externe et une bande transversale sur la face interne;
2” article avec du pigment diffus sur la face externe, plus rembruni sur la région
dorsale, prolongé internement comme un anneau ante-distal foncé; 3°" article avec
une tache externe sub-triangulaire distale et des traces de pigment du còte interne;
sur l’article 4 il n’y a qu’une tache annulaire basale. Des soies ventrales présentes
sur les articles 1 à 4 et pas très serrées; sur la face ventrales des articles 5 à 7 il
y a une fourrure de soies très courtes et très adensies, brunätres; des soies ciliaires
(« Wimperborsten ») courtes, avec la longueur de 1/2 à 2/3 du diamétre de l’ar-
ticle correspondant, isolées sur les articles les plus proximaux, un peu plus nom-
breuses mais rares sur les articles 5 et 6. Epines hyalines sur les articles 5 à 7, avec
la distribution: art. 5: 8; art. 6: 20; art. 7: 14. Epines terminale robuste et
courte, quoique un peu plus longue que la paire antérieure (Fig. 42). Dernier ar-
ticle cylindrique, délicat, l’avant-dérnier aussi mince, à côtés sub-parallèles. Rap-
poit n/n-1: 0,48. Palpe labial et labium comme sur la Fig. 43. Labium avec du
pigment foncé; une tache pigmentaire très nette sur le côte dorsal-externe du der-
nier article du palpe. Dernier article élargi, les conules sensoriels abondants.
Pattes avec du pigment foncé, abondant. P I (Figs. 44 - 45) avec du pigment
plus foncé sur la face externe. Tache du coxa très foncée du côte externe, liée
dorsalement à une tache plus claire qui occupe la moitiè antèrieure du coxa. Fémur
avec une tache distale sub-triangulaire qui occupe près de la moitié de la face externe
et une tache interne plus petite, aussi distale, plus allongée. Tibia avec du pigment
externe un peu plus flou et avec une tache irrégulière dorsale distale interne. Des
traces de pigment sur le 1” article du tarse. Des épines foncées présentes seulement
sur le tarse, comme suit : 2 + (11-12) + (3-4). P II (Figs. 46 - 47) moins foncées,
le coxa pigmenté sur la moitié proximale externe et sur la région distale interne;
sur le fémur des traces de pigment sur les deux faces de la moitié distale;
tibia avec des traces de pigment sur la moitié proximale externe et sur la ré-
sion distale et centrale de la face interne. Distribution des épines brunes: Ti:
BA: Ta: (5-7) + (13-14) + (4-6). P’ III (Figs. 48 - 49) encore plus claires.
Tache du coxa à peine foncée sur la région dorsale, puis, le pigment plus
clair sur la moitié antérieure externe; fémur avec deux taches peu nettes, diffuses,
sur la region distale des faces externe et interne; tibia très clair avec des traces
de pigment seulement sur la région proximale interne. Des épines brunes sur le
18 L.F. MENDES
tibia et le tarse avec la distribution : Ti: 7-8; Ta: (7:10). + (15-17). + (3-5) Lott
SuedE des ubias: P I: 1,01.=1,0)-mm; PIE: 0,90 -0,91 mm; P IL: 1,19. 1,20
mm. Coxosternites typiques. Sur les coxites antérieurs des soies minces et courtes
sur toute la surface et des soies minces, longues, marginales externes; sur le coxite
IX (Fig. 50) des épines hyalines moyennement abondantes sur la marge interne.
Rapport style (sans épine) / coxite pour les segments : V: 0,97-0,99; VIII:
Lie tr 20%" 1240; 1,53,
Paramères VIII minces, avec 1 + 4, les IX plus robustes, avec 1 + 6 articles.
Pénis de la même longueur que les paramères IX ou les dépassant très légèrement.
Rapport pp) pit 2021 ie 51):
Description de la 2 : Longueur du corps: 9,5 - 10,2 mm; longueur totale:
17,4- 19,0 mm; longueur des antennes (maximum conservé): 10,4 mm; longueur
des cerques: 4,0-5,2 mm. Déssin écailleux inconnu.
Tête comme sur le 4, les poils du clypeus pas si longs et moins nombreux.
Rapports oculaires L/1: 0,90 et c/L: 0,62. Palpe maxillaire très foncé (Figs. 52-
53) principalement du côtê externe, les taches pas très bien limitées, parfois un
peu diffuses. 1° article très foncé, principalement du còté externe, où le pigment
occupe presque tout l’article, exception faite 4 la région ventrale de l’apophyse
dorsale; sur la face interne le pigment est moins abondant, présent comme deux
taches, une dorsale l’autre ventrale, qui ne sont que des prolongements de la tache
externe; 2°" article avec la face externe entièrement foncée, internement avec une
aire basale sans pigment; 3°" article très foncé, tout pigmenté sauf le demi-anneau
interne distal, un peu plus clair sur la moitié proximale interne et sur la région
basale dorsale externe; 4° article beaucoup plus clair, avec un anneau basal très
foncé et une bande ventrale externe qui s’elargit dans la région ante-distale comme
deux petites taches, une interne, l’autre externe; 5°" article avec une tache basale
interne très foncée qui se prolonge dorsalement vers la face externe, où elle devient
très claire, et une tache annulaire, claire, qui occupe le tiers central du còté interne
de l’article; des traces de pigment sur la base dorsale du 6°" article. Epines hyalines
sur la moitié distale du 5°” et sur les deux derniers articles, avec la distribution:
art. 5: 8-12; art. 6: 28-34; art. 7: 23-24. Dernier article conique, allongé, le rap-
port n/n-1: 0,77 -0,81. Palpe labial et labium comme sur le &, le palpe moins
élargi, la chétotaxie et la distribution du pigment pareilles.
Pattes robustes, plus foncée que sur le @. P I (Figs. 54 - 55) fort pigmentées
sur les deux faces. Coxa avec les deux tiers les plus proximaux pigmentés sur les
deux faces; fémur avec une grande tache qui occupe presque toute la face externe
à l’exception d’un mince anneau distal et d’une région proximale irrégulière, et
une tache interne sub-rectangulaire sur les deux tiers distaux; tibia avec deux
taches, une interne, centrale, l’autre externe, plus étendue, sans pigment seulement
une bande dorsale; des traces de pigment sur le 1” article du tarse. Des épines
brunes sur la surface ventrale du tibia et du tarse, avec la distribution: Ti: 1-2;
Ta: (5-6) + (12-13) + (2-3). P II avec des taches pigmentaires pas très diffe-
rentes, quoique celles du fémur soient moins étendues. Les taches du coxa un peu
plus vastes, atteignant les 2/3 ou un peu plus de la surface de l’article; fémur
avec deux taches sub-rectangulaires à sub-ovoides sur la région distale de la face
interne et externe; tibia et tarse comme sur le P. I. Distribution des épines : Ti:
6-8 (peu foncées); Ta: (8-10) + (12-14) + (5-7). P III (Figs. 56 - 57) nettement
plus claires, les taches du coxa comme sur le P II mais moins foncées, celle de
la face externe très claire; fémur avec deux taches sur la région distale, l’interne
comme un demi-anneau irrégulier, l’externe sub-triangulaire; tibia clair, avec une
THYSANOURES DE L’EUROPE
Fig. 38-45: Machilis pedemontanus n. sp., &. Fig. 38 - Tête, vue antérieure; Fig. 39 - Palpe
maxillaire, distribution du pigment, còté externe; Fig. 40 - Ibid., còté interne; Fig. 41 - Ibid.,
chétotaxie; Fig. 42 - Ibid., detail de l’apex du dérnier article; Fig. 43 - Palpe labial; Fig. 44 -
P I, distribution du pigment, côté externe; Fig. 45 - Ibid., côté interne (Echelle: 0,1 mm).
19
20 L.F. MENDES
Fig. 46-51: Machilis pedemontanus n. sp, &. Fig. 46 - P II, distribution du pigment, côté
externe; Fig. 47 - Ibid., face interne; Fig. 48 - P III, distribution du pigment, còté externe;
Fig. 49 - Ibid., còté interne; Fig. 50 - Coxite IX; Fig. 51 - Pénis et paramère postérieur (Echelle:
0,1 mm).
THYSANOURES DE L’EUROPE ZA.
Fig. 52-57: Machilis pedemontanus n. sp., 2. Fig. 52 - Palpe maxillaire, distribution du pigment,
côté externe; Fig. 53 - Ibid., côté interne; Fig. 54 - P I, distribution du pigment, côté externe;
Fig. 55 - Ibid., du côté interne; Fig. 56 - P III, distribution du pigment, côté externe; Fig. 57 -
Ibid., côté interne (Echelle: 0,1 mm).
large bande interne et une bande très mince sur la région sub-dorsale externe; des
races de pigment sur la base du tarse. Distribution des épines brunätres de la face
ventrale : Ti: . 10-125: Ta: (9-10) +,(13-14) +-(5-6), Longueur: des.tibias:. P I:
1,02-1,05 mm; P II: 0,86-0,87; P III: 1,15-1,17 mm. Coxosternites typi-
ques, la chétotaxie comme sur le &; rapport style (sans épine) / coxite pour les
segments > V.:-0,965: VIII:0,859 10 86y7 1% 121-123:
Ovipositeur du type secondaire, long, atteignant à peu près la limite posté-
rieure des style IX sur la Q adulte (seulement les 2/3 ou les 3/4 de la longueur
22 L.F. MENDES
des styles IX sur la ® plus petite). Gonapophyses VIII (Fig. 58) avec 36-45 arti-
cles, les griffes fouisseuses très robustes, foncées, trappues — un peu plus minces sur
la © inadulte (Fig. 59) — avec la distribution: (1-2); 2; (2-3); (1-2); (0-2); (0-1).
Epines fouisseuses très robustes, plus courtes que la moitié du diamètre de l’ar-
ticle, foncées, distribuées isolément des l’article 4-6 jusqu’au 14-18; puis, elles
changent très rapidement en des soies très robustes du côté interne. Conules sen-
soriels toujours peu abondants, des l’article distal jusqu’au 8-9, le nombre maxi-
mum observé de 10-11 sur les articles 3 et 4. Soie terminale mince, longue comme
les 2,5 à 3,5 articles distaux. Soies de la marge interne et externe très longues,
avec la longueur de 2,5 à 3,5 articles, les autres soies plus courtes, comme 1,5
à 2,5 articles. Gonapophyses IX (Fig. 60) beaucoup moins robustes, avec 40-42
articles. Griffes fouisseuses très robustes, courtes et trappues, fort rembrunies,
avec la distribution : 1; 2; 2; 1; (0-1). Épines fouisseuses longues, brunes, isolées,
des l’article 5-7 jusqu’au 17-19, changeant sur les articles suivants en des soies
longues et robustes du côté interne. Soie terminale longue comme les 3,5 articles
distaux; soies du côté interne très allongées, les plus distale avec la longueur de
2,5 à 3 articles, les autres un peu plus courtes, comme 2 à 2,5 articles.
Derivation du nom: La nouvelle espèce est nommée M. pedemontanus n. sp.
car elle n’est connue à ce moment que de la région la plus nord-oueste de l’Italie,
le Piemonte, près la frontière franco-italo-suisse.
Discussion : La nouvelle espèce appartien 4 un groupe d’especes connues de
l'Europe Centrale, pourvues de pigment très abondant sur la tête et sur les appen-
dices et dont la révision n’a pas encore été faite, bien que plusieurs auteurs aient
signalé déjà qu’elle est bien necessaire. Cependant, malgré que nous n’ayons pas
eu l’occasion d’étudier les exemplaires-type des autres espèces du groupe, nous
considérons M. pedemontanus comme nouvelle espèce très proche de ce groupe bien
que présenteant des caractéristiques suffisantes pour étre envisagée comme une
espèce différente. Elle paràit être particulièrement rattachée au groupe lepontica -
vagans - alpicola (= ? vagans selon JANETSCHEK 1970) - noveli - rubrofusca - gar-
dinii. Sur ce srouve, les espèce présentent les antennes rembrunies d’une façon plus
ou moins uniforme sur la chaine distale (avec, quelques fois. les articles proximaux
de chaque chainette plus clairs mais jamais dépourvus de pigment), et qui présen-
tent. en outre, une pigmentation forte et étendue sur les pattes et sur les palbes
maxillaires. au moins en ce qui concerne les ® 2. Cependant, ces espèces, (?)
exception faite (?) à M. lepontica (Wvcopzınsky 1941 a), à description fort in-
complète, présentent une tache blus ou moins developpée sur la région inférieure
du clypeus qui est dépourvue de pigment. En ce qui concerne M. lepontica, les
énines ventrales des pattes sont plus abondantes et les griffes fouisseuses beaucoup
plus minces. M. vagans (WYGODZINSKY op. cit.) présente. comme M. alpicola (TA-
NETSCHEK 1953 a), une pigmentation du palpe maxillaire différente, principalement
en ce qui concerne les articles 2 à 5. En ce qui concerne M. noveli (BrrscH 1955),
la pigmentation du tibia des P III est beaucoup moins foncée et moins étendue
due sur la nouvelle espèce et les griffes fouisseuses sont beaucoup plus minces et
aigiies. Par rapport à M. rubrofusca (TANETSCHEK 1949 b) on remaraue que les
differences les plus nettes concernent la pigmentation du palpe maxillaire. en var-
ticulier celle du 3° article. ainsi que l’absence de pigment sur le palbe labial. Par
rapport, enfin, à M. oardinii n. sp., il v a des differences très nettes en ce qui con-
cerne, outre la taille des exemblaires, la forme. la pigmentation et la chétotaxie du
palpe maxillaite du 4. la différente distribution et intensité du piement du palpe
maxillaire de la 9 et la distribution du pigment sur le P III. L’espece du Piemont
'IIVSANOURES DE L'EUROPE 29
Fig. 58-60: Machilis pedemontanus n. sp., 2. Fig. 58 - Gonapophyses VIII, articles distaux, de
la 9 allotype; Fig. 59 - Ibid., d’une 9 paratype plus jeune; Fig. 60 - Gonapophyses IX, articles
distaux (Echelle: 0,1 mm).
24 L.F. MENDES
paräit aussi proche de M. engiadina, M. tirolensis, M. ticinensis et M. lehnhoferi,
espèces qui présentent, cependant, des articles dépourvus de pigment sur la châine di-
stale de l’antenne. Par rapport à M. engiadina (WyconziNsky 1941 a et, comme M.
distincta, JANETSCHEK 1949 a et 1970), la distinction est nette, principalement en ce
qui concerne l’absence, sur l’espèce de Val de Susa, d’une tache claire sur le clvpeus,
ainsi que par la distribution du pigment sur le palpe maxillaire des 9 2 (le seul
sexe connu de l’espèce décrite de Suisse), très pareilles, toutefois. Les autres espèces,
connues sur des exemplaires des deux sexes, présentent des différences qui con-
cernent principalement la forme et la chétotaxie du palpe maxillaire du & et le
développement et la forme des griffes foisseuses des gonapophyses. Ainsi, sur M.
tirolensis (WYGODZINSKY 1941 a et RIEZLER 1941), la forme du dernier article du
palpe maxillaire du & et le développement proportionnel des trois articles les plus
distaux sont tout à fait différents; sur M. ticinensis (WYGODZINSKY op. cit.), le
palpe maxillaire du & est aussi bien different, le tibia I est pourvu de soies épi-
neuses ventrales et il n°y a pas de pigment sur le palpe labial, la pigmentation du
P III est différente et le nombre de soies spiniformes de la face ventrale du P III
du g est beaucoup plus élevé; enfin, par rapport à M. lehnhoferi (RrEzLER 1941)
le palpe maxillaire du & est different, autant par sa forme que par sa chétotaxie
et par la distribution du pigment (principalement par la forme des trois derniers
articles), et les griffes fouisseuses des gonapophyses VIII sont beaucoup plus min-
ces. La forme du palpe maxillaite du & fait aussi rappeller celle de M. poenina,
espèce dont les 9 © présentent, cependant, un ovipositeur du type primaire (Wy-
GODZINKY 1941 a).
Machilis sp.
TTALIE — App. Ligure, pendici M.te Sciguello, 12/2/1977, G. Parodi leg., 1 & inadulte
(L.M.) avec 2 646 1 2 jeune 2 juv. de Lepismachilis (L.) cfr. transalpina.
Il s’aggit d’un & long de 11,0 mm, avec la longueur totale de 21,5 mm, dont
les antennes sont uniformément brunätres sur la chaine distale; la chainette la plus
distale conservée présente 16 sous-articles; le palpe maxillaire, dont la forme ra-
pelle beaucoup celle de M. poenina (Wreopzinsky 1941 a), est, cependant, beau-
coup plus foncée, avec des taches très nettes sur les trois premiers articles et avec
du pigment diffus sur les articles 4 et 5; rapport n/n-1: 0,58; le dernier article
du palpe maxillaire est cvlindrique. Le rapport style (sans épine) / coxite IX est
de 1,18 et les paramères VIII et IX présentent 1 + 5 articles.
Petrobius artemisiae n. sp.
ITALIE — Arch. Toscan, isola di Giannutri, 14-20/5/1978, Gardini, Briganti, Benedetti,
Torchia et Zoia leg., 1 & holotype 1 ® allotype 5 66 5 2.2 paratypes (L.M.),5 44 7 9 9
paratypes (M.V.), avec 1 & 1 9 1 2 jeune 2 juv. de Lepismachilis (L.) philippi, 2 88 4 22
de Ctenolepisma ciliata, 1 Q de C. lineata pilifera, 1 9 jeune 1 juv. de Asterolespisma sp. et
1 & de Lepisma saccharina.
Description du & : Longueur du corp: 7,3-8,5 mm; longueur totale: 14,5-
16,1 mm; longueur des cerques: 3,9-4,2 mm; longueur des antennes: maximum
conservé de 19,0 mm. Dessin écailleux inconnu, les écailles conservées brun très
foncé.
Téte (Fig. 61) avec du pigment sur la région inférieure des ocelles pairs et
sur les côtés du clypeus jusqu’aux deux tiers de sa longueur; une petite tache foncée
sur l’ocelle impair; des traces claires et diffuses sur le labre. Des poils très minces
et très courts sur le front, entre les ocelles pairs et sur les angles externes de la
téte; des poils plus longs sur tout le clypeus et sur le labre et des soies plus ro-
Fig. 61-70: Petrobius artemisiae n. sp., &. Fig. 61 - Tête, vue antérieure; Fig. 62 - Mandibule,
region apicale; Fig. 63 - Ibid., d’un autre exemplaire; Fig. 64 - Palpe maxillaire, portion con-
servée; Fig. 65 - Palpe labial; Fig. 66 - Ibid., détail des conules sénsoriels; Fig. 67 - Coxosternite
II; Fig. 68 - Coxite VIII; Fig. 69 - Coxite IX, pénis et paramères; Fig. 70 - Ibid., détail d’un
paramère (Echelle: 0,1 mm).
26 L.F. MENDES
bustes (une paire) a la region distale du clypeus et (deux ou trois paires) sur le
labre. Yeux composés très foncés, uniformément brunätres ou noirätres (alcool),
les ocelles pairs rougeätres, foncés, très rapprochés, presque se touchant sur la
ligne sagittale. Rapport L/l: 0,92-1,05 et c/L: 0,71-0,77. Mandibules typiques,
avec une ou deux dents (Figs. 62-63). Antennes plus longues que le corps, le
flagelle dépourvu d’écailles. Palpe maxillaire toujours cassé, le maximum conservé
de 3 articles (Fig. 64). Article 1 avec l’apophyse dorsale très robuste et longue, avec
une tache allongée très foncée; articles 2 et 3 dépourvus de pigment ou ä peine
des traces presque imperceptibles sur le 2°" article. Palpe labial (Fig. 65) dépourvu
de pigment, le dernier article claviforme, très peu élargi vers l’apex. Conules sen-
soriels peu abondants, comme sur la Fig. 66.
Pattes dépourvues de pigment ou très claires, le P I sans style, les P II et
les P III avec des styles courts; P III beaucoup plus mince et allongée que les
paires antérieures. Epines hvalines minces et aigües sur le tibia et sur le tarse avec
li cistrpution : PISTE Lead RSA PT ed De Tas FINE
171. We 712: Ta: “(2-4 pa (7-9) (02) Longueur des “tibias "PI: 0,7704
mm; P II: 0,65-0,74 mm; P III: 0,90-0,94 mm. Coxosternites TI-V avec deux
paires de vésicules coxales, pourvus de soies minces et courtes abondantes sur la
surface des coxites (Fig. 67). Coxosternites VI et VII avec une paire de vésicules,
le VIII (Fig. 68) prolongé ventralement par deux lobes fort saillants. Coxite IX
(Fig. 69) avec de nombreux cils minces sur la marge externe. Styles terminés par
une épine robuste. Rapport style (sans épine) / coxite pour les ségments: V:
Dio, 0, NITT:+0 36; IX: 0,69-0;69.
Parameres inarticulés, courts, légèrement plus longs que la portion basale du
penis, à l’apex arrondi et à peine plus étroits à la région apicale qu’à la région
basale (Figs. 69 - 70), couverts de cils peu serrés et minces. Pénis long, surpassant
très nettement la limit postérieure des coxites IX, dans une longueur semblable à
un tiers de la longueur de la portion terminale; portion basale presque glabre, la
distale très abondamment couverte de cils très minces, les distaux nettement plus
longs. Ouverture sub-distale ventrale. Cerques terminés par une dent robuste, une
soie mince et quelques pointes sensorielles.
Description de la 2 : Longueur du corps: 7,2-9,7 mm; longueur totale ma-
ximum: 18,2 mm; longueur des cerques: 3,1-4,5 mm; longueur des antennes:
maximum. conservé de 15,2 mm.
Tête comme sur le @, le rapport c/L: 0,60-0,65. Palpe maxillaire comme
sur la Fig. 71. Du pigment très foncé sur l’apophyse dorsale du 1” article et peu
foncé et diffus sur les articles 2, 4, 5 et 6; sur le 2” article une bande latérale
externe qui s’elargit comme un demi-anneau à la base de l’article; 4°° article
foncé du côté externe, la tache plus diffuse; 5° article encore plus clair, le
6°" avec du pigment très clair seulement sur la region la plus basale. Des épines
hyalines à Papex du 5°° et sur les deux derniers articles, avec la distribution :
art. 3: 4-6; art. 6: 17-20; art. 7: 13-15. Dernier article long, conique, le rapport
n/n-1: 0,69-0,70. Épine terminale plus longue et plus robuste que la paire anté-
rieure. Palpe labial comme sur le &. Pattes comme sur le 4 , quoique plus foncées,
le pigment clair et diffus. P I (Fig. 72) plus foncée, avec du pigment sur la region
ventrale distale du fémur, sur tout le tibia et sur le tarse; épines hyalines avec la
distribution : Ti: 1; Ta: (0-1) + 8 + 0. P II plus claire. du pigment seulement
sur Je tihia et sur le tarse; épine hvalines comme suit: Ti: 3: Ta: 3 +10+0.
P III (Fig. 73) encore plus claire, le pigment comme une bande externe sur le
tibia, et sur le tarse; épines hyalines avec la distribution : Ti: 3; Ta: 5 + 12 + 0;
THYSANOURES DE L’EUROPE AT
Fig. 71-78: Petrobius artemisiae n. sp., 9. Fig. 71 - Palpe maxillaire; Fig. 72 - P I; Fig. 73 -
P III; Fig. 74 - Coxosternite VII; Fig. 75 - Coxite VIII; Fig. 76 - Coxite IX et gonapophyses
postérieures; Fig. 77 - Gonapophyses VIII, articles distaux; Fig. 78 - Gonapophyses IX, articles
distaux (Echelle: 0,1 mm).
28 L.F. MENDES
sur le troisieme article du tarse, il y a quelques soies longues et robustes mais
non spiniformes. Longueur des tibias: P I: 0,95 mm; P II: 0,88-0,89 mm; P
III: 1,10 mm. Coxosternites comme sur le 4, le VII avec deux lobes médians
(Fig. 74) les VIII et IX comme sur les Figs. 75 et 76. Rapports style (sans épine)/
cexite pour les sesmenis: NV: 07/079 VIII: 1,08: IX: 0,85:0,92:
Ovipositeur du type primaire, très mince et long, surpassant les styles IX
d’une longueur égale à celle des styles IX avec l’épine terminale, ou un peu plus
long. Gonapophyses VIII (Fig. 77) plus robustes que les IX, avec 44-59 articles,
chacun a peine plus long que large; article distal avec une soie terminale longue
comme les 2-2,5 derniers articles, avec une soie marginale interne et 7-8 pointes
sensorielles minces et aigües; sur les autres articles une soie marginale interne
longue comme l’article, une soie centrale de la méme longueur, deux soies courtes
et minces et deux soies externes, l’une longue comme l’article, l’autre beaucoup
plus robuste, avec la longueur de près de deux articles se suivant. Gonapophyses
IX (Fig. 78) plus minces, avec 44-56 articles, chaque article (sauf les trois di-
staux) plus long que large; sur l’article distal, une soie terminale robuste, longue
comme les 3 derniers articles et 6-7 pointes sensorielles minces; sur les autres
articles 1-2 soies courtes et minces, internes, et une soie externe plus robuste,
longue comme l’article. Cerques comme sur le d.
Derivation du nom : La nouvelle espèce est nommée Petrobius artemisiae n.
sp. car elle a été décrite de l’île de Giannutri, dont une des dénominations latines
était Artemisia.
Discussion: Petrobius artemisiae n. sp. semble se rapprocher particulièrement
de P. brevistylis Carp., 1913 (CARPENTER 1913 et WyconzinsKy 1593) de l’Europe
septentrionale; elle est, cependant, bien différente en ce qui concerne plurieurs
caractéristiques; ainsi, les ocelles pairs sont beaucoup plus rapprochés sur la nou-
velle espèce, où ils presque se touchent sur la ligne sagittale, le pénis est beaucoup
plus court sur l’espèce de Giannutri et il ressemble un peu à ce qui a été figuré
pour le & jeune de P. brevistylis (STACH 1923, comme P. balticus), mais les para-
mères sont plus longs, ne s’amincissent pas vers l’apex et présentent des cils plus
courts sur la nouvelle espece; enfin, les articles des gonapophyses sont beaucoup
plus larges que longs sur P. brevistylis et légèrement plus larges que longs sur la
nouvelle espèce. En ce qui concerne les deux autres espèces connues du bassin mé-
ditérranéen, l’espece de l’archipel Toscan est bien différente. Ainsi, par rapport a
P. adriaticus (Verh. sensu Paclt) (Pacır 1969), dont des exemplaires des deux
sexes nous ont été très aimablement prétés par le Prof. Strümpel, de l’Institut et
Museum d’Hambourg, l’espèce est bien différente en ce qui concerne plusieurs
caractéristiques comme, entre autres, la forme des lobes postérieurs du coxite VIII
du &, la taille (par rapport au penis) et la chétotaxie des paramères — qui sont
beaucoup plus courts, n’atteignant pas la portion terminale du pénis — et les
ocelles pairs qui se touchent sur la ligne sagittale. En ce qui concerne P. ponticus
Wygodz. (Wyconzınsky 1959), il y a aussi un écartement très net, autant en ce
qui concerne la forme du coxite VIII du @, qu’en ce qui concerne la forme et la
chétotaxie du penis et des paramères; de même sur la ® les differences concer-
nant les gonapophyses sont très nettes. PACLT (1969) signale sur P. adriaticus (et
aussi sur P. canadensis) la presence de sensilles du palpe labial d’un type different
de celui présenté par les exemplaires de P. maritimus et P. brevistylis. Nous n’avons
pas trouvé cette difference après l’étude de plusieurs exemplaires de Petrobius,
y compris les exemplaires de P. adriaticus déjà signalés.
THYSANOURES DE L’EUROPE 29
Petrobius cfr. brevistylis Carpenter, 1913
ALLEMAGNE OCCIDENTALE — Île de Helgoland, pointe NO, près de la côte, scus pierres,
16/9/1971, n° 3113, W. Hither leg., 2 9 2 inadultes (L.M.).
Les deux exemplaires présentent les gonapophyses pas complétement deve-
lopées; l’ovipositeur surpasse de très peu la limite postérieure des styles IX.
Petrobius maritimus Leach, 1809
ANGLETERRE — Cornwall, Zennda, sur des rochers tout près de la mer, parmi des lichenes,
24/3/1978, J.A. Quartau et J.D. Arrabaca leg, 1 6 3 22 (LM.).
Trigoniomachilis sp.
BULGARIE — Rila, m 1300, 2/10/1970, H. Coiffait leg., 1 juv. (L.M.).
L’exemplaire, très jeune (5,5 mm de longueur du corps) n’est, malheureuse-
ment pas déterminable.
Trigoniophthalmus alternatus (Silvestri, 1904)
ESPAGNE — Côte Nord, Orifion, 40 Km E de Santander, sur le mur d’une maison, 7/8/
1963, G. de Lattin col., W. Hüther leg., 1 @ (n° 1341) avec 1 & de Dilta saxicola; ibid., sous
pierres au bord de la route, tout mouillé, 13/8/1963, W. Hüther leg., 3 © 2 (n° 1363) (L.M.)
avec 1 2 1 juv. de Dilta sp. ITALIE — Liguria Or. (Genova), Portofino Vetta, 15/3/1977,
G. Parodi leg., 1 9 (L.M.); Alpi Apuane, pend. M.te Tambura, m 1300, 14/6/1977, G. Parodi
et S. Zoia leg, 1 6 3 22 (L.M.); Liguria Or. (Genova), S. Colombano Certenoli, 13/3/1978,
G. Gardini et S. Zoia leg., 1 & (M.V.) avec 1 2 6 juv. de Lepismachilis (Lepismachilis) sp.;
Mortola Sup. (Imperia), M.te Grammondo, 4/6/1978, S. Zoia et L. Briganti leg., 1 & 3 juv.
(M.V.) avec 1 ® de Dilta sp.; Appennino Tosco-Emiliano (Prato)), M.te Groppo, m 900, 16/4/
1979, M. Benedetti leg., 1 & (M.V.); Dint. Cabella Ligure, 16/8/1979, C. Torti leg., 2 dd
jeunes (M.V.).
Triconiophthalmus banaticus Verhoeff, 1910 (sensu Wygodzinsky 1941)
BULGARIE — Gare Lakatmik, 19/10/1970, H. Coiffait leg, 1 & 3 22 (L.M.) avec 1
6 inadulte de Lepismachilis (L.) janetscheki.
Les exemplaires étudiés sont d’accord avec la redéscription de l’espece (Wy-
CODZINSKY 1941 c), bien qu'ils soient, presque certaiment, plus jeunes; les exem-
plaires étudiés en detail (1 & et 1 9) sont tout les deux longs de 7,6 mm.
Wycodzinskylis klinocellata Janetschek, 1954
YOUGOSLAVIE — Istrie, Kanfanar, 14 Km ONO de Rovinj, petit bois de pins très humide,
sous pierres, 18/9/1969, W. Hüther leg., 1 9 (n° 2870) (L.M.); ibid., Ravinjko Selo, 9 Km
ONO de Rovinj, dans une région isolée, avec de l’herbe peu abondante et quelques buissons
du type maquis, près un tas d’eau (abeuvoir?), sous pierres, après pluie, très humide à mouillé,
18/9/1969, W. Hither leg., 1 & (n° 2868) (L.M.); ibid., Strunjan, 17 Km SO de Triest, pente
N, herbe très abondante et haute avec Juniperus communis, sous pierres, très humide, 16/6/1972,
mY. Hüther leg., 1 2 1 juv. (n° 3179) (L.M.).
Machilidae (indetérminables)
France — Col de Banyuls, près la frontière, sous pierres 4 la périphérie d’un vignoble,
térrain sabloneux, sec, avec de l’herbe desséchée, sous pierres, 28/9/1961, W. Hüther leg., 1
Juv. (n° 1193) (L.M.); ibid., vallée du Baillourd, petit bois de Quercus ilex, sous pierres dans
sol sabloneaux sec a peu humide, 28/9/1961, W. Hiither leg., 2 juv. (n° 1192) (L.M.); Ba-
nyuls-sur-Mer, lieu inhabité, très sec, sous pierres parmi des buissons du type maquis, 28/9/
1961, W. Hüther leg., 1 juv. (n° 1190) (L.M.); Col de Banyuls, sous pierres dans sol sec et
Pierreux avec des petits buissons, 29/9/1961, W. Hüther leg., 2 juv. (n° 1191) (L.M.).
30 L.F. MENDES
Odre Zygentoma
Famille LEPISMATIDAE
Asterolepisma aurea (Dutour, 1831)
ITALIE — Liguria Occ. (Savona) dint. Spotorno, avec Messor sp., 15/7/1976, G. Gardini et
Si Peccenini les, 1 9 2 juv. (M.V.); ibid., Spotorno, 16/1/1977, L.A. Cassulo leg, 1 © (MV)
avec 1 9 de Proatelura pseudolepisma; ibid., Liguria (Genova), Arenzano, P.ta Goetta, 19/1/1977,
G. Parodi leg., 2 6 6 (M.V.); Liguria Occ. (Savona), Varazze, Eremo del Deserto, 19/3/1977, G.
Parodi leg, 1 6 1 2 (M.V.); ibid., Capo Noli, avec Messor sp., 3/4/1977, G. Gardini leg.,
3 68 2 2 £ 1 @ jeune (L.M.); ibid., Albisola, fleuve Remerone, 29/4/1977, G. Parodi leg.
1 8 222 1 g jeune (M.V.) avec 8 specimens de Proatelura pseudolepisma; Lazio (Roma),
Monti della Tolfa, M.te Tolfaccia, 25/4/1979, Gardini et Zoia leg, 1 d 1 2 jeunes (M.V.).
Asterolepisma crassipes (Escherich, 1905)
ITALIE — Sicilia, Palermo, M.te Pellegrino, 3/10/1979, G. Gardini leg, 1 d 1 $ (LM)
avec 2 6 8 2 22 de Crenolepisma ciliata.
Asterolepisma lusitana (Wygodzinsky, 1945)
ESPAGNE — Spagna meridionale, Zafra, 3/10/1977, A., L. Briganti, G. Parodi et S. Zoia
lesse, 301.9 av CEM). i
L’espece, décrite du Portugal (WycopzInsky 1945) sur la 9 et très commune
dans ce pays (MENDES 1980) a été signalée aussi du Maroc, d’où WYGODZINSKY
(1954 b) a décrit le &. Elle n’avait jamais été signalée pour l’Espagne.
Asterolepisma spp.
ESPAGNE — Spagna merid., Orgiva (sud de la Sierra Nevada), 7/10/1977, A., L. Briganti,
G. Parodi et S. Zoia leg., 2 9 9 jeunes (M.V.) avec 4 8 g 5 9 £ de Ctenolepisma ciliata.
ITALIE Arc. Toscano, isola di Giannutri, 14-20/5/1978, Gardini, Briganti, Benedetti, Tor-
chia et Zoia leg., 1 2 jeune 1 juv. (M.V.)) avec 11 6 6 13 2 2 de Petrobius artemisiae n. sp.,
164 1 $ 1 @ jeune 2 juv. de Lepismachilis (L.) philippi, 1 2 de Ctenolepisma lineata pilifera,
266 4 92 de C. ciliata et 1 6 de Lepisma saccharina.
Ctenolepisma ciliata (Dufour, 1831)
ESPAGNE — Spagna merid. (Sevilla, Santa Olalla del Cala, Rivera de Cala (torrente), 3-4/
10/1977, A., L. Briganti, G. Parodi et S. Zoia leg., 2 6 ¢ (L.M.); ibid., Orgiva (sud de la
Sierra Nevada), 7/10/1977, A., L. Briganti, G. Parodi et S. Zoia leg, 4 6 & 5 22 (M.V.) avec
2 2 £ jeunes de Asterolepisma sp.; ibid., Carrasqueta (Alcoy), m 1000, 9/10/1977, A., L. Bri-
ganti, G. Parodi et S. Zoia leg., 1 @ (M.V.) avec 2 66 2 9 $ tous jeunes de Catamachilis
sp. ITALIE — Arc. Toscano, isola di Giannutri, 14-20/5/1978, Gardini, Briganti, Benedetti, Tor-
chia et Zoia leg, 2 dd 4 22 (M.V.) avec 11 66 13 £ de Petrobius artemisiae n. sp.
1 & 1 9 1 @ jeune 2 juv. de Lepismachilis (L.) philippi, 1 9 jeune 1 juv. de Asterolepisma
sp., 1 2 de Ctenolepisma lineata pilifera et 1 6 de Lepisma saccharina et 1 9 jeune 1 juv.
de Asterolepisma sp.; ibid., Sardegna, Lago Omodeo, 2/5/1979, S. Riese leg., 1 9 (M.V.) avec
1 & de Lepismachilis (L.) kabmanni et 2 2 © de Proatelura pseudolepisma; ibid., Sicilia,
Palermo, M.te Pellegrino, 3/10/1979, G. Gardini leg., 2 dd 2 22 (MV) avec 1 gd 1 9
de Asterolepisma crassipes.
Ctenolepisma lineata pilifera (Lucas, 1840)
ITALIE — Liguria Or. (Genova), Punta Manara, Sestri Levante, 27/2/1977, L.A. Cassulo.
G. Gardini et S. Zoia leg., 1 6 2 22 (M.V.); Archipel Toscan, isola di Giannutri, 14-20/5/
1978, Gardini, Briganti, Benedetti, Torchia et Zoia leg., 1 9 (M.V.) avec 11 gg 13 29
de Petrobius artemisiae n. sp., 1 6 1 2 1 2 jeune 2 juv. de Lepismachilis (L.) philippi, 2 8 3
4 22 de Ctenolepisma ciliata, 1 2 jeune 1 juv. de Asterolepisma sp. et 1 & de Lepisma
saccharina.
THYSANOURES DE L’EUROPE 31
Ctenolepisma longicaudata Echerich, 1905
ITALIE — Liguria Occ. (Savona), Varazze, loc. Faie, 11/2/1977, E. Bernabò leg., in Pinus
marcio, 2 2 2 (M.V.) et (L.M.).
Ctenolepisma targionii (Grassi et Rovelli, 1889)
ITALIE — Genova, Madonna del Monte, dans une maison, 21/1/1976, S. Zoia leg., 1 d
(M.V.); Liguria Occ. (Genova), Arenzano, canneto c/o il mare, 28/3/1978, G. Gardini et S.
Zoia leg; de PENE).
Lepisma saccharina Lin., 1758
ITALIE — Liguria Occ., La Spezia, près le fleuve Magra, 5/3/1977, A. Torchia et G. Parodi
leg., 1 2 (M.V.); ibid., Arenzano (Genova), Punta Goetta, 14/9/1977, Gardini et Parodi leg.,
1 2 (L.M.) avec 1 juv. de Proatelura pseudolepisma; Archipel Toscano, isola di Giannutri,
14-20/5/1978, Gardini, Briganti, Benedetti, Torchia et Zoia leg, 1 & (L.M.) avec 11 66
13 2 2 de Petrobius artemisia n. sp., 1 6 12 1 © jeune 2 juv. de Lepismachilis (L.) philippi,
i 2 jeune.1 juv.. de, Asterolepisma sp., 2 66 4 2.2 de Cienolepisma cigar Qude C
lineata pilifera. EUROPE SEPTENTRIONALE (?) — Pres les îles Feröe (?) — Tilsoes, 61°40’ N,
7°40° VL, 12/6/1902, ” Diana” Dillevsen leg. (?) (M.C.).
L’exemplaire de l’île de Giannutri présente une curieuse malformation qui se
manifeste par l’absence, sur les urotérgites II 4 VIII, du groupe sub-médian de
macrochétes. Les autres caractéristiques sont les typiques de l’espèce, en particu-
lier la forme et le développement des paraméres, et la forme et la chétotaxie du der-
nier urotérgite et des sternites (thoraciques et de l’abdomen).
Thermobia domestica (Packard, 1873)
ITALIE — Liguria (Genova), Arenzano, in casa, 17/1/1977, G. Parodi leg., 1 9 (M.V.).
Famille NICOLETIIDAE
Nicoletia spp.
ITALIE — Liguria Or., Val Graveglia, NI, loc. Piandifieno, vaglio lecceta, 8/8/1976,
G. Gardini leg., 1 6 (L.M.); Liguria Occ. (Genova), Arenzano, dint. stazione FF.SS., 3/3/
1977, G. Parodi leg., 1 & (L.M.). YoUGosLAVIE — Hrvace (Dalmacie du Sud, 32 Km NO de
Spittal), 556 m, maquis peu serré, très sec, pierreux, sous pierres, 7/9/1966, W. Hüther leg.,
2 exemplaires (n° 2610) (L.M.).
Nous considérons tous les exemplaires étudiés comme Nicoletia sp. car, en ce
moment, WYGODZINSKY (com. pers.) fait la révision des espèces méditérranéennes
de ce genre.
Proatelura pseudolepisma (Grassi et Rovelli, 1890)
ITALIE — Liguria Or., Deiva Marina, 21/11/1976, S. Zoia leg., 6 9 £ (M.V.); Liguria
Occ. (Genova), Vesima, 24/12/1976, G. Gardini leg., 2 9 9 (M.V.); ibid., Savona, Spotorno,
16/1/1977, L.A. Cassulo leg., 1 9 (M.V.) avec 1 @ de Asterolepisma aurea; ibid., (Genova)
Arenzano, foce torr. Lerone, 29/1/1977, G. Parodi leg, 1 9 (M.V.); ibid., Albisola, fleuve
Remenone, 29/4/1977, G. Parodi leg., 8 22 (M.V.) avec 2 66 e 2 22 de Asterolepisma
aurea; Sardaigne, Lago Omodeo, 2/5/1979, S. Riese leg., 1 9 1 2 jeune (M.V.) avec 1 6
de Lepismachilis (L.) kahmanni et 1 2 de Ctenolepisma ciliata; Liguria Occ., (Genova) Aren-
zano, Punta Goetta, 14/9/1977, Gardini et Parodi leg., 1 juv. (M.V.) avec 1 9 de Lepisma
saccharina.
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THYSANOURES DE L’EUROPE 33
RIASSUNTO
Note e descrizione di alcuni lisanuri europei (Microcoryphia e Zygentoma: Apterygota).
L’Autore descrive tre nuove specie del genere Machilis, M. gardinii n. sp. e M. pedemon-
tanus n. sp. dell’Italia settentrionale, M. huetheri n. sp. della Spagna settentrionale e una nuova
specie del genere alofilo Petrobius, P. artemisiae n. sp. dell’Isola di Giannutri nell’Arcipelago
Toscano. Viene completata la descrizione di Lepismachilis (L.) philippi Wygodz., finora nota
solo sul materiale tipico; sono, inoltre, riportati dati geonemici e tassonomici su specie dei ge-
neri Dilta, Lepismachilis, Machilis, Petrobius, Trigoniophthalmus, Wigodzinskylis, Asterolepisma,
Ctenolepisma, Lepisma, Thermobia e Proatelura.
Machilis gardinii n. sp. viene confrontata con M. germanica Janets., probabilmente la
specie più affine; le principali differenze riguardano la chetotassia ventrale dei palpi mascellari
maschili, la distribuzione del pigmento nei palpi mascellari e nelle zampe, i numeri delle sete
spiniformi sulla superficie ventrale delle zampe e, soprattutto, la notevole lunghezza degli stili
del coxite IX del &.
Machilis huetheri n. sp. si distingue dal probabilmente affine M. peralensis Bach soprat-
tutto per i caratteri sessuali maschili e la chetotassi dei palpi mascellari e delle zampe. Viene
discussa l’ipotesi che la nuova specie altro non sia che il & di M. multispinosa Janets., pure
descritta della Spagna settentrionale e nota solo su 9 9.
Machilis pedemontanus n. sp. viene confrontato con un gruppo di specie dell’Europa cen-
trale composto da M. lepontica, vagans, noveli e rubrofusca, specie con molti caratteri in co-
mune, ma che presentano tuttavia differenti distribuzioni di pigmento sul capo, palpi e zampe
e differente chetotassi del palpo mascellare del &; la nuova specie viene inoltre confrontata
con altre specie della stessa regione (M. engiadina, tirolensis, ticinensis e lehnhoferi) che tuttavia
possiedono gli ultimi antennomeri privi di pigmento, differente distribuzione di pigmento sul
capo e sui palpi e differente nella chetotassi dei palpi mascellari.
Infine, Petrobius artemisiae n. sp. è comparato con l’affine P. brevistylis Carp. del nord
Europa, soprattutto per quanto riguarda gli ocelli pari e la regione genitale di entrambi i sessi;
la nuova specie è inoltre confrontata con P. adriaticus Verh. sensu Paclt e P. ponticus Wygodz.
ABSTRACT
Notes and descriptions of some European Thysanura (Microcoryphia and Zygentoma: Apterygota).
The author describes three new species of Machilis, M. gardinii n. sp., and M. pedemon-
tanus n. sp. from North Italy and M. huetheri n. sp. from North Spain and a new species of
the halophylous genus Petrobius, P. artemisiae n. sp. from the island of Giannutri, in the West
coast of Italy. Some notes are added to the description of Lepismachilis (L.) philippi Wygodz.,
species that has never been found after the original description.
M. gardinii n. sp. is compared with M. germanica Janets., probably the nearest species; the
main differences concern the ventral chaetotaxy of the male maxillary palp, the pigment distri-
bution in the maxillary palp and legs, the number of spiniform setae on the ventral surface of
legs and, mainly, the very long styli of the IXth coxite of male.
M. huetheri n. sp. is distinguished from the probably near M. peralensis Bach mainly in
the male sex morphology and chaetotaxy of legs and maxillary palp. An hypothesis is presented
of the new species being no more than male of M. multispinosa Janets. described also from
North Spain and known only through a female.
M. pedemontanus n. sp. is compared with a complex of species described from Central
Europe, composed by M. lepontica, M. vagans, M. noveli and M. rubrofusca, species that presents
many characteristics in common but that shows, however, a different distribution of pisment
in the head, palps and legs and also a different chaetotaxy in the male maxillary palp; the new
species is also compared with several other species of the same region (M. engiadina, M. tirolensis,
M. ticinensis and M. lehnhoferi) species that presents, however, in the distal antennal chaine
some articles without pigment, a different distribution of pigment in head and palps and dissi-
milarities also in the maxillary palp chaetotaxy.
At last, P. artemisiae n. sp. is compared to its nearest species, P. brevistylis from North
Europe, mainly in what concern the paired ocelli and the genital region of both species in both
sexes; the new species is also compared to the less similars P. adriaticus Verh. sensu Paclt and
P. ponticus Wygodz.
34
Piero LEO
PSAMMOARDOINELLUS, NUOVO. GENERE DI.OPATRINAE
DELLA SARDEGNA
(Coleoptera Tenebrionidae)
Nel 1972 ARDOIN descriveva Isocerus sardiniensis su un unico esemplare ©
raccolto nella spiaggia di Buggerru (Sardegna Sud-occidentale), osservando che per
la peculiarità di alcuni caratteri la nuova specie era nettamente isolata dalle con-
generi. |
Di questo interessante endemismo, del quale non si conoscevano fino ad ora
nuove catture, ho potuto esaminare una lunga serie di esemplari provenienti sem-
pre dalla Sardegna Sud-occidentale: Fontanamare di Gonnesa, 8.X.1978; 22.IV.
19791 1070 tes "Cabrrta, Paneello, Leo, 250 esemplari circa. Portixeddu,
presso Capo Pecora, 9.V.19/9° leg, deo, 22 esemplari.
Dallo studio di questo abbondante materiale ho potuto trarre le cai con-
clusioni: per alcune nette caratteristiche dell’organo copulatore del & (Fig. 1) la
specie descritta da Ardoin non può essere compresa nel genere Isocerus Latr. della
tribù Dendarini Espafi. ma deve essere ascritta alla tribù Litoborini Ant. nel nuovo
genere che qui descrivo.
Psammoardoinellus gen. nov.
Specie-tipo : Isocerus sardiniensis (ARDOIN, 1972).
Descrizione : Genere della sotofamiglia Opatrinae, tribù Litoborini, sottotribù Me-
lambiina.
Corpo slanciato, convesso, subacuminato posteriormente. Antenne relativa-
mente lunghe (nel &, piegate all’indietro, raggiungono quasi la base del pronoto);
gli antennomeri 9°, 10° e 11° sono nettamente trasversi. Pronoto glabro, trasverso,
fortemente arrotondato ai lati ed ivi ribordato. Elitre lunghe, convesse, ristrette
alla base e nettamente acuminate all’apice; strie elitrali con punteggiatura indi-
stinta. Tibie anteriori corte appiattite e ricurve, con margine esterno liscio e an-
golo anteriore esterno arrotondato nei due sessi; tibie posteriori assai lunghe ed
esili, leggermente ricurve sul lato interno nel 6. Organo copulatore maschile prov-
visto di lacinie, non articolato; parametri saldati posteriormente e separati all’apice
dove terminano ripiegati ad uncino.
Derivatio nominis : Il nuovo genere è dedicato alla memoria del Dr. Paul Ardoin,
scopritore e descrittore della specie-tipo. Il prefisso ” psammo ” fa riferimento ai
costumi sabulicoli dell'animale (dal greco ” psammos” = sabbia).
Psammoardoinellus sardiniensis ( Ardoin)
Descrizione del & : Lunghezza mm 7,5 - 10. Corpo da bruno scuro a bruno ros-
siccio. Capo: incisura dell’epistoma larga, con angoli laterali a vertici smussati;
lati del clipeo non sinuati avanti le guance; queste ultime dritte, prolungate po-
steriormente a separare gli occhi in una porzione dorsale e una ventrale. Fronte
convessa, separata dall’epistoma da una fossetta trasversa. Punteggiatura del capo
(') Per una visione d’insieme della specie si veda la Fig. 2 (pag. 240) di Arvoın (1972).
PSAMMOARDOINELLUS, NUOVO GENERE DI TENEBRIONIDAE 35
robusta, fittissima e subrugosa. Antenne lunghe con setole giallastre. Protorace
convesso, una volta e mezza più largo che lungo, con la maggior larghezza nel
mezzo. Lati del pronoto arrotondati e ribordati, appena sinuati avanti gli angoli
posteriori che son osubretti. Base bisinuata, ribordata alle estremità laterali; lobo
mediano rettilineo e non ribordato, un poco sporgente oltre gli angoli posteriori.
Punteggiatura del pronoto meno densa che sul capo, per cui esso assume un aspet-
to più lucido. Epipleure protoraciche grossolanamente punteggiate e rugose. Pro-
sterno con lunga e rada pubescenza, prolungato oltre le anche del primo paio di
zampe. Scutello triangolare, assai trasverso, finemente punteggiato e gibboso nella
metà posteriore. Elitre convesse, allungate, ristrette alla base e acuminate all’apice,
con la massima larghezza nel mezzo. Angolo omerale poco sporgente. Strie elitrali
superficiali con punteggiatura poco distinta; intervalli convessi, poco elevati, fine-
mente rugosi, con setole cortissime e rade, più evidenti sugli intervalli più esterni.
Epipleure elitrali giungenti sino all’angolo suturo-apicale. Urosterniti con punteg-
giatura fina e subrugosa. Zampe dello stesso colore del corpo. Protibie appiattite,
ricurve, allargate apicalmente, con bordo esterno liscio e tagliente; angolo anterio-
re esterno ottuso e largamente arrotondato. Mesotibie e metatibie allungate; que-
ste ultime, assai sottili, sono un poco compresse lateralmente e leggermente ri-
curve sul bordo interno. Tarsi allungati, più lunghi che nella 2.
Organo copulatore come in Fig. 1.
Fis. 1 - Psammoardoinellus sardiniensis (Ard.)
di Portixeddu: organo copulatore maschile, in
visione ventrale.
Discussione : Come più sopra accennato, il nuovo genere Psammoardoinellus ap-
partiene alla tribù Litoborini Ant.: infatti, non può essere compreso né tra i Den-
darini Espafi. e i Pedinini Muls. & Rey, che hanno il tegmen articolato, né tra i
Leichenini Koch, che hanno gli occhi con squame. All’interno dei Litoborini, Psam-
36 P. LEO
moardoinellus va collocato nella sottotribù Melambiina Españ., aventi le protibie
larghe e appiattite e l’edeago con i parameri separati all’apice.
Il nuovo genere risulta essere morfologicamente assai isolato dagli altri generi
di Melambiina, soprattutto per la forma del corpo assai slanciata, per le lunghe an-
tenne, e per le elitre acuminate all’apice; gli ultimi due caratteri sono in comune
o, genere Bermejoina Españ. del Sahara Spagnolo che è tuttavia assai facil-
mente distinguibile da Psammoardoinellus, con il quale non mostra alcuna reale
affinità filogenetica, per i seguenti caratteri: corpo largo e tozzo, pronoto non ri-
bordato ai lati e con la massima larghezza presso la base, elitre subparallele nella
metà anteriore, protibie con bordo esterno dentato, lati del corpo con lunghe e
sottili setole sporgenti verso l’esterno, eccetera.
ARDOIN, nel considerare sardiniensis come appartenente al genere Isocerus
(Dendarini), fu probabilmente ingannato da una certa somiglianza morfologica tra
i due generi, dovuta esclusivamente ai costumi ecologici pressoché identici.
Osservazioni ecologiche: Psammoardoinellus sardiniensis è noto finora di una ri-
stretta zona costiera della Sardegna Sud-occidentale dove è localizzato nelle dune
sabbiose del litorale. Gli esemplari da me raccolti si trovavano infossati nella sab-
bia a circa 3-6 cm di profondità, particolarmente abbondanti alla base di Cakile
maritima Scop. e Crithmum maritimum L., assieme a una tipica fauna psammo-alo-
bionte costituita principalmente da Ammobius rufus Luc. e Trachyscelis aphodioi-
des Latr. (Tenebrionidae), Psammodius porcicollis (Ill.) (Aphodiidae), Philopedon
plagiatum (Schall.) (Curculionidae).
BIBLIOGRAFIA
ANTOINE M., 1941 - Notes d’Entomologie marocaine, XXXII. Les Litoborinae du Maroc. - Bull.
Soc: Sct. nat. Maroc; 21: 19-52.
——, 1956 - Notes d’Entomologie marocaine, LXIII. Sur la systematique des Litoboroni et
revision des Melambiina marocains (Col. Teneb.) - Bull. Soc. Sci. nat. Maroc, 36: 341-366.
ARDOIN P., 1972 - Deux nouvelles espèces du genre Isocerus Latr. - Nouv. Rev. Ent., 2: 239-241.
EspaNoL F., 1944 - Nuevos datos para el conocimiento de los Tenebrionidos del Sahara español. -
Bos, 207 2195232:
——, 1945 - Nuevos comentarios sistemäticos sobre la subfam. Opatrinae Reitt., con la des
cripcién de un nuevo representante del Sahara espafiol. - Eos, 20: 213-232.
——, 1958 - Sobre las principales divisiones propuestas por Koch para los Opatrinae paz-
africanos - Eos, 34: 99-116.
Kocu C., 1948 - Beitrag zur Kenntnis der Tribus Litoborini der Tenebrioniden Unterfamilie der
Opatrinae. - Eos, 24: 403-433.
RIASSUNTO
L’Autore descrive il maschio di « Isocerus » sardiniensis Ard. e dimostra che questa spe-
cie deve essere ascritta ai Litoborini (sottotribù Melambiina) nel nuovo genere Psammoardoi-
nellus, qui descritto. Il nuovo genere si distacca nettamente dal genere Bermejoina Españ. soprat-
tutto per la forma slanciata, per il margine del protorace e delle elitre prive di setole e pe: il nro-
noto orlato; dagli altri generi di Melambiina si differenzia soprattutto per le antenne relativa-
mente lunghe e per le elitre acuminate posteriormente.
ABSTRACT
Psammoardoinellus, new genus of Opatrinae from the Sardinia (Coleoptera Tenebrionidae).
The Author describes the males of ” Isocerus ” sardiniensis Ard. and he shows this species
belongs to the tribus Litoborini (Subtribus Melambiina) and to the new genus Psammoardoinellus,
here described. The new genus is well separated by genus Bermejoina Españ. mainly for the
slender shape of the body, for the prothoracic border and elytra without setae and for the pro-
notum with border; it is separated by other genera of Melambiina mainly for the fairly long
antennae and for the behind sharpened elytra.
Indirizzo dell’ A.: Via San Saturnino 103, 09100 Cagliari.
=
RENATO REGALIN
LE SPECIE’ ITALTANE DEL GENERE" LABIDOSTOMIS REDTENBACHER
(Coleoptera Chrysomelidae Clytrini)
La piü recente tabella dicotomica atta alla determinazione delle specie italiane
del genere Labidostomis Redtenbacher & apparsa nel 1952 ad opera di G. MÜLLER;
pur con alcune interessanti precisazioni, tale tabella si ispira in gran parte all’opera
di WEISE (1893) e non consente una sicura determinazione di alcune delle specie
più critiche, la cui notevole variabilità esterna può facilmente generare confusioni.
Al fine di ovviare a questo inconveniente, ho intrapreso, accanto alla ricerca di
nuovi caratteri esterni di più sicuro affidamento, un esame dell’edeago e della sper-
mateca, generalmente trascurato dagli altri Autori, o limitato a singole entità, e che
invece fornisce numerosi caratteri sicuri, atti anche a sottolineare i i gradi più o meno
stretti di parentela esistenti fra le varie specie.
Considerazioni sull'apparato copulatore maschile:
L’edeago si presenta generalmente tozzo e massiccio, non o indistintamente ar-
quato, spesso vistosamente pigmentato (in alcune specie la parte basale dell’edeago
presenta addirittura riflessi metallici). In corrispondenza dell’ostio, terminale ma
discretamente ampio, si può osservare un pezzo articolato che ne regola l’apertura
(opercolo). Questo si presenta composto di una parte distale e di una parte basale:
della prima, in posizione di riposo, è visibile solo il tratto apicale sotto forma di
dente: nella maggior parte delle specie è presente un solco longitudinale, prova della
fusione di due pezzi articolati, che è variabile all’interno dei singoli taxa; la seconda
appare completamente sclerificata e di forma più o meno quadrangolare.
Nel complesso, la struttura edeagica permette un’agevole separazione delle varie
specie ma non rivela, contrariamente a quanto si verifica nel caso delle strutture scle-
rificate dell'apparato genitale femminile, il grado di parentela esistente fra le singole
entità; eccezion fatta per le coppie di specie L. cyanicornis, L. pallidipennis e L.
lucida, L. axillaris strettamente affini e con struttura edeagica simile.
Considerazioni sull'apparato genitale femminile:
L’apparato genitale femminile, del quale vengono presi in considerazione i ca-
ratteri della spermateca e del ductus spermathecae, contrariamente a quello maschi-
le, presenta caratteri che permettono di ripartire le varie specie in gruppi naturali.
La spermateca è a forma di C più o meno arquata e ingrossata, presentante nella
condilo accessorio nel quale è inserita la ghiandola spermofila (L. taxicornis, L. tri-
dentata, L. humeralis, L. lucida, L. axillaris, L. cyanicornis, L. pallidipennis); in al-
tre specie invece può mancare il condilo accessorio e presentarsi il condilo basale :o-
pra una sorta di peduncolo (L. centromaculata e L. guerinii), talvolta i condili scno
indistinti (L. lusitanica e L. longimana).
Il ductus spermathecae, variabilissimo all’ interno del genere, offre anch’esso
degli ottimi caratteri per la separazione delle specie e per il loro raggruppamento in
gruppi presumibilmente filogenetici. Esso può presentarsi infatti con calibro medio
più o meno convoluto as: delle L. lucida, L. axillaris e L. longimana), con ca-
38 R. REGALIN
libro grosso tendente ad aumentare formando un ingrossamento in prossimità del
condotto vaginale (L. tridentata, L. bumeralis e in minor misura L. taxicornis), con
calibro tendente ad aumentare progressivamente fino a confondersi con il condilo
basale della spermateca (L. pallidipennis e L. cyanicornis), 0, infine, con calibro atte-
nuato in prossimità del condilo basale (L. centromaculata). Vi sono poi casi isolati
come L. (Chlorostola) guerinii, che presenta un ductus fortemente spiralato oppure
come L. lusitanica con ductus finissimo, lunghissimo, aggrovigliato a mo’ di gomi-
tolo. Alla base del ductus, infine, può talora osservarsi (L. pallidipennis e L. cya-
nicornis) un’armatura basale chitinosa ben sviluppata.
TABELLA PER LA DETERMINAZIONE DELLE Labidostomis ITALIANE
La seguente tabella, che spero possa permettere una più sicura determinazione
delle specie del genere, è basata, eccetto che per le specie più critiche, esclusivamente
su caratteri esterni. Le caratteristiche degli apparati copulatori, invece, verranno
prese in esame nella successiva trattazione delle singole specie.
1. Capo con corta pubescenza ben distinta e pronoto glabro. Clipeo dei ¢ d
con denti eccezionalmente lunghi. Elitre gialle con macchia omerale, mar-
binale e suturale di varia estensione talora occupanti la quasi totalità delle
elitre, talaltra completamente svanite. mm 4 - 5,5. Sardegna
Pair MEIST centromaculata (Galli
— Capo e pronoto egualmente pubescenti o ambedue glabri. Clipeo nei d 6
con denti di normali proporzioni. Elitre completamente o quasi comple-
tamente.olalloenole 0; metalliche JH eur Gert la ole are
2. Elitre metalliche, al più con macchia apicale rossiccia o giallognola Proto-
race nei 4 @ con lati fortemente arrotondati e ristretti in addietro. mm
42:6 Scan Ode (OT, ne en.
elite giallognole al più con cn omerale più scura. Protorace mai for-
temente ristretto in addietro Se ERDE NEN Oe
3. Margine laterale del pronoto dentellato o ols asain) mim. 722. ré
— Italia, più comune nelle regioni centromeridionali e isole . taxicornis (F.)
— Margine laterale del pronoto liscio Si 4
4. Labbro superiore nerastro al più marginato di Siallagcoto she Ware ick eee
— Labbro superiore interamente giallognolo Pico pe ARE cite
5. Capo e pronoto evidentemente pubescenti. Quarto articolo delle antenne
fortemente dentato, analogo per forma ai seguenti. mm 5,5 - 10. Alpi Ma-
Mile, (Sua oo, Ut i USIUARMCA a
— Capo e pronoto glabri o AR ene sian Quarto articolo del-
le. antenne nono indistintamente dentato ... 1: 5 Lou à Le a
6. Specie di grandi dimensioni (mm 6,5 - 8,5), a scarso dimorfismo, con eli-
tre prive di macchietta omerale; docce laterali del pronoto discretamente
lunghe, ben visibili dall’alto (almeno in avanti), terminanti all’apice con
un angolo anteriore ben pronunciato. Ductus spermathecae privo di anse
e con evidente dilatazione basale (fig. 23). Italia settentrionale tridentata (L.)
(') Salvo alcune minutissime setole (non superanti in lunghezza l’incavo del singolo punto)
che possono talvolta (soprattutto in L. tridentata) essere presenti sulla fronte e nella parte poste-
riore del pronoto.
LABIDOSTOMIS ITALIANE 39
— Specie con macchietta omerale, in caso contrario dimensioni quasi sempre
inferiori, e con spiccato dimorfismo sessuale; pronoto con doccia laterale
più stretta in genere non ben visibile dall’alto. Spermateca con anse o in
Caso. contrario priva.di dilatazione basale are è areas 12730.) DI aa
7. Maschio con mandibole allungate ed a profilo dorsale uniformemente con-
vesso (fig. 15). Spermateca di grandi dimensioni con anse e dilatazione ba-
sale (fig. 24). mm 7,5 - 10,5. Italia settentrionale . bumeralis (Schneid.)
— Maschio con mandibole corte (fig. 17), o se allungate con bordo superiore
profondamente incavato. Spermateca di normali dimensioni, con o senza
ansé:é privaydidilatäzione’basale Ar) 7, LCE Sa 5 ES
8. Punteggiatura del pronoto (nella zona indicata > un piccolo ca nel-
la fig. 18, in genere formata da punti tondeggianti (fig. 20). Edeago con
opercolo breve e con dente apicale poco pronunciato. Spermateca con anse
variabili ma mai con di regolari (figg. 27, 28, 29). Tutta Italia
longimana (L.)
= Punteggiatura de pronoto ( Heil zona ei ie un N, quadrato nel-
la fig. 18) in genere formata da punti sensibilmente allungati (fio. 19),
Edeago con opercolo più allungato e dente apicale in genere più pronun-
ciato (figg. 5, 6). Spermateca con anse spiralate generalmente regolari
(ie 0 056) NE RATEN AA ESTA TERI CRIER nus PRE | à 7 ARS
9. Mandibole dei 4 @ allungate e a profilo dorsale u men, inciso
(fig. 16). ® © riconoscibili solo per il maggior sviluppo delle spirali del
ductus (fig. 25). mm 6-9. Friuli - Venezia Giulia . . axillaris Lacord.
— Mandibole dei & 8 corte a profilo dorsale convesso (fig. 17). £ £ con
ductus a spirali più strette e meno numerose (fig. 26). mm 5 - 8. Italia
continentale va Anni Li VA E e I NR en
10. Pronoto con pubescenza discretamente densa e tomentosa, visibile anche
a occhio nudo. I singoli peli lunghi circa il quadruplo del diametro di un
punto. mm 5-8. Italia continentale . . . . pallidipennis (Gebl.)
— Pronoto con pubescenza fine e rada difficilmente visibile a occhio nudo,
i singoli peli lunghi circa il doppio del diametro di un punto. mm 6-9.
Italia settentrionale e centre. . . 0.02... cyanicornis (Germ.)
Labidostomis centromaculata (Gene)
LEFEVRE, 1871, pp. 47-48 e 192; Junk, 1913, 53, p. 21; WINKLER, 1932, II, p. 1236; Porra,
1934. EY. pi 290,
Morfologia esterna: una vistosa macchia suturale e laterale verde metallica ca-
ratterizza questa specie. A seconda dei casi le macchie si possono estendere (a. damry:i
Wse.) o scomparire quasi del tutto, ma ne rimangono sempre almeno delle leggere
tracce.
Edeago: questa specie, che rispetto alle altre Labidostomis nostrane appare
notevolmente isolata, presenta una forma edeagica del tutto a sé stante: il dente
della parte distale dell’ opercolo, discretamente largo, in posizione di riposo si pre-
senta leggermente divaricato, essendo composto da due parti. L’edeago stesso inol-
tre è stretto e allungato, con apice arrotondato ai lati e terminante con una spor-
genza acuta ben distinta (fig. 12).
Spermateca: caratteristica in questa specie è la struttura del ductus, che pre-
senta un tratto iniziale aggrovigliato e di calibro apprezzabile, seguito da un tratto
40 R. REGALIN
esilissimo e solo debolmente tortuoso. Il condilo basale è unico e ben distinto
(fig. 32).
Geonemia secondo gli Autori: specie del mediterraneo centro-occidentale, dif-
fusa in Corsica, Sardegna e Algeria.
Materiale esaminato — 4 es. della seguente località: Italia: Sardegna: Desulo (M.te
Gennargentu).
Labidostomis taxicornis (F.)
LEFEVRE, 1871, pp. 21-22 e 189; WEISE, 1893, VI, pp. 86-88; JacoBson, 1905, pp. 30-31; JUNK,
1719.99, 27: WINKLER, 1992 11 9.1255: Porti, 195451 pa240 Mi 1er 195% IE 20)
e 286; BAGUENA, 1960, 18, p. 133; BaALacHowsky, 1963, 1, p. 604; MoHR, 1966, 9, p. 116.
Morfologia esterna: è la specie che presenta maggiori dimensioni e a più spic-
cato dimorfismo sessuale; il carattere principale per la separazione di questa spe-
cie dalle altre è dato dalla crenulazione del margine laterale del pronoto, presente
nei due sessi. Insieme alla L. humeralis e, in minor misura, alla L. tridentata, for-
ma un gruppo di specie caratterizzate dalle dimensioni maggiori e dalla relativa
opacità del capo (il quale appare fortemente rugoso) e dal pronoto; esemplari con
punteggiatura più rada e pertanto con superficie del pronoto più lucida sono stati
descritti di Sardegna e Sicilia (morpha sardoa Jacobs.).
Edeago: piuttosto piccolo rispetto alla mole della specie e con ribordo poco
ispessito; il dente della parte distale dell’opercolo, subquadrangolare, presenta una
carena longitudinale (fig. 1).
Spermateca: molto simile a quella delle L. tridentata e L. humeralis, con ductus
rigido e tendente ad aumentare di calibro in vicinanza dell’armatura basale, ma dif-
ferente per la presenza di poche anse, assenti nella L. tridentata e per contro più
aggrovigliate nella L. humeralis.
Geonemia secondo gli Autori: specie ampiamente diffusa nella parte occiden-
tale della regione mediterranea. Per l’Italia è citata da Porta (l.c.) di tutta la peni-
sola e dell’Isola d’Elba.
Materiale esaminato — 80 es. delle seguenti località: Italia: Liguria: San Remo, Celle
Ligure, Savona, Ronco Scrivia. Toscana: Lucca, Vallombrosa, Firenze, Isola d’Elba (M.te Cala-
mita e M.te Capanna), Talamone. Lazio: Roma (Nettuno), Piana di Rieti (M.ti Reatini). Bas 1-
cata: Matera, Terranova. Puglia: Mellitto. Sicilia: Catania, Agrigento, Lentini. Augusta. Sardegra:
Alghero, Olbia, Platamona, Aritzo Macomer, Pula. Francia: Corsica: Cervione. Jugosla-
via: Rovigno. Marocco: Meknes, Quezzane, Bouchaut, Port Lyautey.
Labidostomis lusitanica (Germ.)
LEFEVRE, 1871, pp. 24-25 e 191; WEISE, 1893, IV, p. 87; JUNK, 1913, 53, pp. 24-25; WINKLER,
1932, 11, >. -1235;-PorTA, 1934, IV, p.:249; Mürser,»1953,:1LP..:283;: BacuEnn,-1960,..18;! pp,
130-131; MoHr, 1966, 9, p. 116.
Morfologia esterna: la pubescenza sul capo e sul pronoto, il quarto articolo
delle antenne fortemente dentato a sega e la presenza di una macchietta omerale
che può essere alle volte di notevoli dimensioni caratterizzano questa specie, che
non presenta particolari affinità con altre specie nostrane. Assai più ridotta che in
altre Labidostomis, inoltre, è la scultura del capo, che in parecchi esemplari appare
quasi perfettamente liscio.
Edeago: differisce notevolmente da quello di ogni altra specie nostrana, a cau-
sa della vistosa dilatazione della metà distale e della presenza di una piccola appen-
dice terminale leggermente ricurva verso il basso (fig. 2).
LABIDOSTOMIS ITALIANE 41
Spermateca: si distingue facilmente da quelle di tutte le altre specie del ge-
nere, per l'eccezionale lunghezza del ductus, sottilissimo ed estremamente aggrovi-
gliato, senza formare spirali più o meno regolari (fig. 22).
Geonemia secondo gli Autori: specie mediterranea nord-occidentale (diffusa
in Spagna, Portogallo, Francia meridionale, Alpi Marittime e Liguria).
Materiale esaminato — 30 es. delle seguenti località: Portogallo: Evora, Faro. S p a-
gna: Granada, Espinama (Cordigliera Cantabrica), Ei Pardo (Madrid), Orduna, Sierza de Gre-
dos, Vitoria, Ponferrada. Algeria: Oran-Mathien.
Labidostomis tridentata (L.)
LEFEVRE, 1871, pp. 89-90; WEISE, 1893, IV, pp. 89-90; JUNK, 1913, 53, p. 27; WINKLER, 1932,
II, p. 1236; Porta, 1934, IV, p. 249; MULLER, 1953, II, pp. 283-284; BAGUENA, 1960, 18, pp.
133-134; Gressit & KımoTo, 1961, 1, pp. 83-84; MoHr, 1966, p. 117; WARCHALOWSKI, 1974,
44, p. 482.
Morfologia esterna: specie a scarso dimorfismo sessuale, caratterizzata dalla
mancanza assoluta di macchia omerale e dalla frequente scultura a rughe trasversali
nella porzione posteriore del pronoto presso lo scutello (queste rughe sembrano più
frequenti in questa specie che nelle altre e quindi possono essere utilizzate come
carattere tassonomico). La specie presenta qualche affinità con L. taxicornis e L. hu-
meralis per le dimensioni e per la relativa opacità del capo e del pronoto.
Edeago: ad apice molto largo e tozzo, ristretto in modo leggermente irregolare
(lati dell’apice debolmente ondulati). Opercolo con due ampie impressioni separate
al centro da una carena mediana più o meno accentuata; la parte distale, più appa-
riscente che in altre specie del genere, forma un cercine ad arco portante al centro
un dente di normali proporzioni (fig. 3).
Spermateca: in questa specie, come già rilevato in precedenza, essa si presenta
simile a quella di L. taxicornis e di L. humeralis; a differenza da queste, però, il
ductus non forma alcuna ansa (fig. 23).
Geonemia secondo gli Autori: specie diffusa in Europa centrale e Siberia; è
citata dubitativamente da Gressir & KımoTo (1961) anche della Cina. Per l’Italia
è nota del Piemonte, Lombardia, Veneto, Trentino e Venezia Giulia (PoRTA, l.c.).
Materiale esaminato — 60 es. delle seguenti località: Italia: Piemonte: M.te Mongioie,
Rovasenda. Lombardia: Ponte Ticino, Arcisate, Cuasso al Monte. Trentino-Alto Adige: Bordala.
Friuli-Venezia Giulia: M.te Matajur, Staz. Carnia, Fagagna, Gradisca. Germania: Or.: Eisle-
ben, Turingia. Austria: Graz.
Labidostomis humeralis (Schneid.)
LEFEVRE, 1871, pp. 53-54; WEISE, 1893, VI, pp. 90-92; JUNK, 1913, 53, p. 23; WINKLER, 1932,
IT, p. 1236; Porta, 1934, IV, p. 249; Murer, 1953, II, p. 248; BAGUENA, 1960, 18 pp., 133-
134; Monr, 1966, 9, p. 117; WARCHALOWSKI, 1974, 44, p. 482.
Morfologia esterna: specie caratteristica per le grandi dimensioni e per la pre-
senza di una macchietta omerale nera quasi sempre molto netta. Fra le specie di
grandi dimensioni, oltre all’ humeralis, ’unica che presenta una macchia omerale è
L. axillaris; comunque i maschi delle due specie si possono separare facilmente per
la forma delle mandibole, che nella L. humeralis hanno un profilo dorsale convesso
(fig. 15), mentre nella L. axillaris presentano una profonda incisione (fig. 16); le
femmine invece si distinguono per la differente struttura della spermateca.
Edeago: massiccio, apice dapprima bruscamente, quindi più debolmente atte-
nuato, opercolo con impressione mediana ampia e superficiale (fig. 4).
Spermateca: dalle specie con ductus ingrossato alla base (L. taxicornis e L.
tridentata), L. humeralis si distingue grazie al decorso fortemente tortuoso del ductus
42 R. REGALIN
stesso; ben diversa è anche la forma della spermateca propriamente detta, molto più
tozza e massiccia (fig. 24).
Geonemia secondo gli Autori: specie diffusa in Europa centrale e settentrio-
nale (a nord fino a Stoccolma) e in Russia meridionale. Per l’Italia è citata da PORTA
(l.c.) del Piemonte, Lombardia, Veneto e Trentino.
Materiale esaminato —- 15 es. delle seguenti località: Italia: Val d’Aosta: Tournion,
Arvier (Lac Lolair). Piemonte: Piemonte (?). Liguria: M.te Bignone (San Remo). Trentino-Alto
Adige: Trentino (?). Veneto: Boscomantico. Emilia-Romagna: M.te Cimone. Toscana: Firenze.
Puglia: Foresta Umbra (Gargano).
Labidostomis longimana (L.)
EREEVREGMS7I, ppi:53:56;WEISE, 11895 VI? pp::95:96:; TONK, 1915, 235 p. 25» WINKLER, 4932
II, p. 1236; Porta, 1934, IV, p. 249; MULLER, 1953, II, pp. 283 e 285; BAGUENA, 1960, 18
p. 132; BALAcHowsky, 1963, 1, p. 605; Mon, 1966, 9, p. 117; WARCHALOWSKI, 1974, 44, p. 482.
Morfologia esterna: è questa la più piccola Labidostomis nostrana. Molto af-
fine a questa specie è la L. lucida e in minor misura la L. axillaris le quali si possono
separare per la differente punteggiatura del pronoto e per i caratteri edeagici e sper-
matecali. Si presenta inoltre come la specie più variabile di tutte, passando fra l’altro
da una punteggiatura pronotale debole ad una molto forte e da una notevole lucen-
tezza ad un’opacità completa; è comunque probabile che una variabilità così spic-
cata sia attribuibile al fatto che sotto il nome di L. longimana si nasconde in realtà
un complesso di entità di valore sistematico ancora da accertarsi, come appare ve-
rosimile dall'esame degli apparati copulatori.
Edeago: si presenta generalmente tozzo e con restringimento apicale brusco e
regolare, l’opercolo porta un dente corto e ottuso; la sua forma, però, varia in modo
cospiquo a seconda delle popolazioni (figg. 7, 8, 9).
Spermateca: da L. axillaris e L. lucida, specie cui è più strettamente imparen-
tata, L. lucida si può distinguere per l’assenza di strette anse nella porzione basale
del ductus (figg. 27, 28, 29). Come si può rilevare dalle illustrazioni, l’organo in
questione presenta una notevole variabilità, almeno in parte legata, secondo quan-
to ho potuto stabilire, a fattori geografici: il materiale a mia disposizione, molto
abbondante solo per quanto riguarda la fauna italiana, non mi permette però di
trarre in merito delle conclusioni definitive, per cui mi limito a rendere noto questo
interessante fenomeno.
Geonemia secondo gli Autori: specie ampiamente diffusa in Europa, Siberia
e Caucaso (ssp. caucasica Medvedev), e citata per tutta Italia.
Materiale esaminato — 250 es. circa delle seguenti località: Italia: Valle d’Aosta: Cham-
porcher, Gressoney, Gran San Bernardo. Piemonte: Fenestrelle, Ivrea, Cassano, Entraque. Ligu-
ria: M.te Reipia, Casella. Lombardia: Sesto Calende, Esino Lario, Pasturo, Milano, Cascina Brac
chi, Cogno, Paitone. Veneto: Verona, Chiampo, Messa, Alleghe. Trentino-Alto Adige: Molveno,
Folgaria, Rabbi, F. Peio, Bolzano, Cavalese, Tires. Friuli-Venezia Giulia: Valbruna, Tarvisio, Staz.
Carnia, M.te Nevoso, Trieste (dint.). Emilia-Romagna: Piandelagotti, Passo del Falco, Bologna,
Campigna. Toscana: Alto Pistoiese, Abetone, Firenze. Marche: M.te S. Vicino, M.te Regina. Um-
bria: F. Canapine. Lazio: Filettino. Abruzzi: Val Fondillo. Puglia: Mellitto, Foresta Umbra.
Basilicata: M.te Pollino (dint.). Calabria: Camigliatello, Lago Ampollino, M.te Volpintesta, M.te
Altare. Jugoslavia: Capodistria, Malikras, Pisino, T. Cormar, Albona-Carpano, S. Lucia di
Tolmino, Pesaric (Bosnia), Novosielica (Bosnia). Ungheria: Budapest. Romania: Mezö
Zah (Transilvania). Albania: Tirana.
Labidostomis axillaris Lacord.
LEFEVRE, 1871, pp. 54-57; WEISE, 1893, VI, pp. 94-95; JUNK, 1913, 53, p. 24; WINKLER, 1932,
II, p. 1236; Porta, 1934, IV, p. 250; MùLLER, 1956, II, p. 285; KASZAB, 1962, p. 49; WARCHA-
LOWSKI, 1974, 44, p. 482. =
LABIDOSTOMIS ITALIANE 43
Questa entità, descritta come specie e in seguito considerata sottospecie o sem-
plice varietà della L. lucida, va riabilitata. Sebbene molto simile a L. lucida, può
essere distinta con sicurezza da questa per la morfologia delle mandibole dei d &.
Caratteri distintivi apprezzabili si possono poi desumere anche dall’esame dell’ap-
parato copulatore maschile e della spermateca, tanto che ritengo opportuno consi-
derare L. axillaris come specie ben distinta, anche se strettamente imparentata con
db /ucıda.
Morfologia esterna: specie di dimensioni relativamente grandi, con capo e pro-
noto glabri, scultura alquanto ridotta, e punti alla base del pronoto più o meno uni-
formemente allungati. Mandibole del & allungate e con bordo superiore profonda-
mente inciso. Elitre giallognole, con macchia omerale sempre presente, anche se
talora ridotta.
Edeago: abbastanza allungato, all’apice regolarmente attenuato, al più a lati
debolmente sinuosi (fig. 5). Oltre ai già ricordati caratteri esterni del &, anche la
forma dell’edeago permette una sicura separazione fra questa specie e L. lucida, il
cui profilo dell’apice edeagico è notevolmente diverso; inoltre la parte distale del-
l’opercolo forma un dente decisamente più largo e inciso della specie affine.
Spermateca: insieme a L. lucida e L. longimana, L. axillaris forma un gruppo
naturale di specie (accomunate anche da caratteri esterni ed edeagici) nelle quali il
ductus della spermateca presenta un calibro discretamente ampio e pressoché uni-
forme, ed un decorso variamente tortuoso. Le due specie, L. axillaris e L. lucida,
presentano, a differenza della L. longimana, anse ben distinte anche nel tratto ba-
sale, e molto più ampie in L. axillaris che in L. lucida (v. fig. 25).
Geonemia secondo gli Autori: specie diffusa nel bacino danubiano (Austria,
Ungheria, ecc.), per l’Italia è citata della Venezia Giulia (MULLER, 1956).
Materiale esaminato — 18 es. delle seguenti località: Italia: Friuli-Venezia Giulia:
Basovizza, Opicina, Zaule, Coloncavez. Romania: Mezö Zah (Transilvania).
Labidostomis lucida (Germ.)
LEFEVRE, 1871, pp. 54-55; WEISE, 1893, VI, pp. 92-95; JunK, 1913, 53, p. 24; WINKLER, 1932,
II, p. 1236; Porta, 1934, IV, p. 250; MiuLLER, 1953, II, pp. 284-285; BAGUENA, 1960, 18, pp.
132-133; BaLacHowsKy, 1963, 1, p. 604.
Morfologia esterna: simile alla L. axillaris, ma di dimensioni nettamente mi-
nori e con scultura del capo e del pronoto generalmente più robusta. In base ai ca-
ratteri esterni, comunque, può essere distinta con sicurezza da L. axillaris solo per
la diversa forma delle mandibole dei maschi, molto più brevi e prive di incavatura
dorsale. Dalla J.. longimana si distingue invece per la forma dei punti presso In base
del pronoto, allungati anziché tondeggianti.
Edeago: discretamente allungato, con restringimento apicale alquanto irresolare
e con dente della parte distale dell’opercolo di normali proporzioni e solo debolmente
inciso longitudinalmente (fig. 6).
Spermateca: simile a quella della specie precedente, da cui si distingue soprat-
tutto per la minore ampiezza delle anse del ductus, che però, a differenza di L. lon-
gimana, sono ben marcate anche nel tratto basale (fig. 26).
Geonemia secondo gli Autori: la forma tipica è diffusa in Europa centrale e
meridionale; nelle zone steppiche della Russia europea e dell'Asia centrale è sosti-
tuita dalla ssp. sareptana Krtz. Per l’Italia è citata delle regioni settentrionali.
Materiale esaminato — 130 es. circa delle seguenti località: Italia: Valle d'Aosta: Fiery,
Pila, Pont Valsavaranche, Dondenaz, Rhéme, Cogne, Val Ferret. Piemonte: Ceresole Raster Ror.
donecchia, M.te Mondolé, Montesinaro, T. Mastallone a Varallo, Campertogno. Liguria: Alpi Ma-
18 19 20
Figg. 1-13: Edeagi. 1 - L. taxicornis (es. di Talamone, GR); 2 - L. lusitanica (es. di Vitoria,
Spagna); 3 - L. tridentata (es. di Ferriere, PC); 4 - L. humeralis (es. di Boscomantico, VR); 5 -
L. axillaris (es. di Zaule, TS); 6 - L. lucida (es. di Val Ferret, AQ); 7 - L. longimana (es. di En-
traque, CN); 8 - idem (es. di Osternig, Carinzia); 9 - idem (es. di M.te Altare, PZ); 10 - L. cya-
nicornis (es. di Garessio, CN); 11 - L. pallidipennis (es. di Foce, AP); 12 - L. centromaculata
(es. di M.te Gennargentu, NU); 13 - L. guerinit (es. di Sicilia). Figg. 14-17: Mandibole sini-
stre dei 6 6. 14 - L. tridentata (es. di Ferriere, PC); 15 - L. bumeralis (es. di Boscomantico,
VR): 16 "RD axillaris (es. de Zaule, TS); 17 = LE incida (es. di Cima Posta): Fig. 18: Pronote
di L. lucida & (es. di Bardonecchia, TO). Figg. 19-20: Punteggiatura nella zona limitrofa del
disco del pronoto. 19 - L. axillaris (es. © di Zaule, TS); 20 - L. longimana (es. 6 di Sesto Ca-
lende, VA). Ä |
LABIDOSTOMIS ITALIANE 45
rittime (?). Lombardia: Chiareggio, Livigno, Bormio, Val Federica. Veneto: Cima Posta. Tren-
tino-Alto Adige: Ortisei. Abruzzi: Blokhaus, Campo Imperatore.
Labidostomis cyanicornis (Germ.)
LEFEVRE, 1871, pp. 45-46; WEISE, 1893, VI, pp. 99-100; Junk, 1913, 53, p. 21; WINKLER, 1932,
II, p. 1236; Porta, 1934, V, p. 250; MÜLLER, 1953, II, pp. 284 e 287; BAGUENA, 1960, 18, p. 131;
Monr, 1966, 9, p. 117; WARCHALOWSKI, 1974, 44, p. 483.
Morfologia esterna: la colorazione giallognola del labbro superiore rende facile
la separazione di questa specie da tutte le altre del genere, eccezion fatta per L. pal-
lidipennis. Rispetto a quest’ ultima, L. cyanicornis presenta in media una taglia
più modesta ed una scultura più superficiale, che ne rende più lucidi i tegumenti;
il carattere differenziale di più sicuro affidamento, comunque, è dato dal diverso
sviluppo della pubescenza del capo e del pronoto, che in L. cyanicornis è del tutto
aderente e notevolmente più corta (v. tabella)., mentre in L. pallidipennis è distin-
tamente sollevata.
Edeago: breve e massiccio, di notevoli dimensioni in rapporto alla mole cor-
porea e munito all’apice di una smarginatura posta superiormente ed atta a ricevere
il dente apicale dell’opercolo in posizione di riposo. Tali caratteristiche ancora più
accentuate in L. pallidipennis e parzialmente o totalmente assenti nelle altre Labido-
stomis, confermano la stretta parentela di queste due specie e la loro posizione si-
stematica relativamente isolata (fig. 10).
Spermateca: anche nel complesso della spermateca si possono rilevare interes-
santi caratteri comuni a questa specie ed a L. pallidipennis, ed assenti per contro
nelle altre specie del genere: il ductus, discretamente rigido, è tubolare e medio-
cremente aggrovigliato; distalmente aumenta progressivamente di calibro fino a con-
fondersi senza soluzione di continuità con il condilo basale della spermateca, posto
insieme al condilo accessorio su di una sorta di peduncolo allungato. Alla base il
ductus risulta invece rafforzato da un’armatura bilobata, che ne assicura una salda
inserzione sulla vagina (fig. 30).
Geonemia secondo gli Autori: specie diffusa in Austria, Ungheria, Germania
orientale, Balcania e Italia settentrionale.
Materiale esaminato — 100 es. circa delle seguenti località: Italia: Piemonte: Caselle,
Bollengo Piane, Garessio, Borgo San Dalmazzo, Rovasenda. Lombardia: Lisanz, Chignolo Po,
Mezzano, Cascina Bracchi, Borisio, Cagnola, Lambrate, Castano Primo, Parco Monza, Lago di An-
none, Mandello Lario, Castellaro. Trentino-Alto Adige: Lavarone. Romania: Mezö Zah.
Labidostomis pallidipennis (Gebl.)
LEFEVRE, 1871, pp. 43-44; WEISE, 1893, VI, pp. 97-98; Junk, 1913, 53, p. 25; WINKLER, 1932,
IT, p. 1236; Porta, 1934, IV, p. 250; Murer, 1953, II, pp. 284 e 286; BaLacHowsKy, 1963,
1, p. 605; Mon, 1966, 9, p. 117; WARCHALOWSKI, 1974, 44, p. 483.
Morfologia esterna: taxon con labbro superiore giallognolo, simile alla L. cya-
nicornis, dalla quale si separa per la statura e per la scultura e la pubescenza del
capo e del pronoto (v. L. cyanicornis).
Edeago: presenta in grado ancora più accentuato le caratteristiche già rilevate
a proposito delle specie precedenti; è infatti molto sviluppato in rapporto alla mole
corporea, e l’incavo dell’apice in corrispondenza del dente dell’opercolo è profondis-
simo. Inoltre, il tubo dell’edeago presenta una marcatissima dilatazione prima del
restringimento apicale, che non si riscontra in nessun’altra specie del genere (fig. 11).
Spermateca: come già rilevato, la spermateca di questa specie è molto simile
a quella di L. cyanicornis, dalla quale può distinguersi per la diversa forma dell’ar-
matura basale e per la lunghezza inferiore del ductus (v. fig. 31).
46 R. REGALIN
Figg. 21-33: Spermateche. 21 - L. taxicornis (es. di Talamone, GR); 22 - L. lusitanica (es. di
Orduna, Spagna); 23 - L. tridentata (es. di Arcisate, VA); 24 - L. humeralis (es. di Firenze);
25 - L. axillaris (es. di Zaule, TS); 26 - L. lucida (es. di Bardonecchia, TO); 27 - L. longimana
(es. di Sesto Calende, VA); 28 - idem (es. di F. Pesio, TN); 29 - idem (es. di M.te Volpintesta);
30 - L. cyanicornis (es. di Cascina Bracchi, CO); 31 - L. pallidipennis (es. di Monluè, MI); 32 -
L. centromaculata (es. di M.te Gennargentu, NU); 33 - L. guerinii (es. di Sicilia).
LABIDOSTOMIS ITALIANE 47
Geonemia secondo gli Autori: specie ditfusa in Europa meridionale e parte me-
ridionale dell'Europa centrale; in Europa orientale (Ungheria, Banato, Russia meri-
dionale) trovasi la razza pilicollis Lac. Per l’Italia è citata delle regioni ‘settentrionali,
centrali e della Campania e della Calabria.
Materiale esaminato — 15 es. delle seguenti località: Italia: Lombardia: Monlué, Cogno.
Friuli-Venezia Giulia: Staz. Carnia, Sagrado, Duino, Sistiana. Emilia-Romagna: Fidenza. Marche:
M.ti Sibillini (Foce). Abruzzi: Assergi. Basilicata: Terranova. Jugoslavia: Erzegovina, Mo-
sor, M.te Maggiore, Gorenje.
Labidostomis (Chlorostola) guerinii (Bassi)
EEPEVRE, 1871; pp. 57 e 192; "Weise, 1895, VE, p- 99% FUNK, 19139959, 22 SW INKER, 1982,
IB 123757 Porta, 1934, EV 9230.
Morfologia esterna: unica rappresentante italiana del subgen. Chlorostola, tipica
per la colorazione completamente metallica del corpo ad eccezione dell’angolo api-
cale delle elitre che può presentare una macchia giallo-arancio. Una colorazione ana-
loga può essere presentata dalla ab. damryi della L. centromaculata di Sardegna, dalla
quale si può facilmente separare per la diversa forma del pronoto e per l’assoluta
mancanza di pubescenza sul capo e sul pronoto.
Edeago: discretamente allungato, di forma non troppo differente da quella di
altre specie del genere, malgrado il sottogenere Chlorostola sia sistematicamente mol-
to isolato. L’apice è bruscamente ristretto, ma con lati arrotondati e lieve accenno
di un dentino apicale, mentre l’opercolo è di forma consueta, con dente apicale me-
diano provvisto di una leggera carena longitudinale, in corrispondenza del quale il
bordo anteriore presenta un’incavatura (fig. 13).
Spermateca: in questa specie il ductus, dopo un breve tratto capillare, aumenta
di calibro, sebbene in misura modesta e presenta un decorso lunghissimo e molto
strettamente spiralato. E’ probabile che tale struttura sia caratteristica del sottoge-
nere Chlorostola, osservandosi anche in L. (Chlorostola) lejeuni dell’ Algeria, con
leggere modifiche (fig. 33).
Geonemia secondo gli Autori: specie della Sicilia e Algeria (var. trifoveolata
Desbr.).
Materiale esaminato — 3 es. delle seguenti località: Italia: Sicilia (?). Algeria: (?).
Ringraziamenti : colgo l'occasione per ringraziare l’amico Carlo Pesarini e il Dott. Carlo
Leonardi per avermi in vario modo agevolato e consigliato nella stesura della nota. Ringrazio
inoltre gli amici e colleghi Walter Fogato e Mauro Daccordi per la collaborazione. Sono inoltre
grato al Prof. Sandro Ruffo, Direttore del Museo di Storia Naturale di Verona, e al Prof. Cesare
Conci, Direttore del Museo di Storia Naturale di Milano, per avermi permesso di esaminare il
materiale delle collezioni conservate nei su citati Musei.
BIBLIOGRAFIA
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WEISE J., 1893 - Naturgeshichte der Insecten Deutschlands, VI: Chrysomelidae, Nicolaische Ver-
lags-Buchhandlung, Berlin, 1661 pp.
WINKLER A., 1932 - Catalogus Coleopterorum regionis palaearcticae, Wien, II, 1698 pp.
RIASSUNTO
Nel presente lavoro vengono esaminate le specie italiane del genere Labidostomis, presen-
tando una chiave per la determinazione basata principalmente su nuovi caratteri esterni. L'Autore
propone una classificazione naturale in gruppi basata principalmente sull’esame degli organi geni-
tali femminili. Viene riconosciuta la validità della specie L. axillaris, finora considerata un sino- .
nimo o una sottospecie della L. /ucida, dalla quale si può distinguere grazie alla differente foggia
delle mandibole dei maschi (altre differenze sono presenti negli apparati genitali maschili e fem-
minili). Viene infine discussa la notevole variabilità della L. longimana, dovuta forse alla presenza
di un complesso di specie e sottospecie.
ABSTRACT
The Italian Labidostomis species (Coleoptera Chrysomelidae).
In the present work the Italian species of the genus Labidostomis are examined and a key
based mainly on new external characters is proposed. The Author proposes a natural group-
classification particularly based on the examination of female genitalia. Furthermore he recognises
the validity of the species L. axillaris, till now considered a sinonym or subspecies of L. lucida,
from which can be distinguished by the different shape of male mandible (other differences
also in 6 and @ genitalia). The strong variability of L. longimana, perhaps due to the presence
of a subspecies or species complex, is finally discussed.
49
ETTORE CONTARINI & PAOLO GARAGNANI
I CERAMBICI DELLE PINETE COSTIERE DI RAVENNA
(Coleoptera)
PREMESSA
Negli anni 1967-79 gli autori hanno svolto ricerche entomologiche nelle paludi
e nelle pinete del litorale romagnolo; parallelamente alle indagini sulla fauna ade-
faga (sulla quale sono già stati pubblicati due contributi) si sono compiute ricerche
sui Coleotteri fitofagi delle caratteristiche pinete costiere di Ravenna. Con il pre-
sente contributo si rendono noti i risultati conseguiti relativi alla famiglia Ceram-
bycidae. Ringraziamo l’amico e collega Gianfranco Sama per la gentile collabora-
zione e per averci comunicato alcuni dati inediti.
CARATTERISTICHE GENERALI DELL'AMBIENTE
1) Situazione geografica
Le zone bosco-pinetate del litorale ravennate, che sorgono, in seguito a regres-
sioni marine, su serie di antichi cordoni dunali (” staggi ”), sono disposte su due
linee parallele al mare Adriatico. L’una, vicinissima alla linea di costa, inizia a ri-
dosso dei cordoni dunali di spiaggia, ed è formata dalle cosiddette « pinetine di
stato » (amministrate dall'ex ASFD); a questa fascia appartengono le pinete, ad ini-
ziare da nord, di Casal Borsetti, di Marina Romea, di Marina di Ravenna, del Piom-
bone, di Punta Marina, di Cervia e di Pinarella, in larga parte a pino marittimo.
L’altra fascia, purtroppo attualmente ridotta a tre tronconi residui (le antiche pinete
storiche di S. Vitale, di Classe e di Cervia, di proprietà comunale) è posta più nel-
l’entroterra e divisa dal cordone costiero da zone umide dolci, come a Classe, o
da lagune salse (” pialasse ’’), come nel caso della pineta di S. Vitale.
O). Il clima
Le pinete costiere romagnole godono di un clima sensibilmente mite, confron-
tato con l’entroterra padano, e relativamente favorevole allo sviluppo di una flora
in parte di tipo mediterraneo. Il RosTER (1909) pone, nella sua divisione delle zone
climatiche italiane, la linea di separazione tra il clima padano e quello litoraneo
adriatico presso Ravenna. Ma la fascia costiera a clima adriatico è molto stretta,
limitata ai pochi chilometri di profondità dove il mare esercita la sua più diretta
influenza; basta entrare brevemente nell’entroterra per trovare, con notevole diva-
rio climatico, l’ambiente padano-continentale, con estati calde e asciutte e inverni
lunghi, freddi e caratterizzati da dense nebbie (con le temperature medie di gennaio
particolarmente basse, e le medie delle escursioni termiche molto alte, anche fino
a 22°C). I venti dominanti sul litorale ravennate, secondo il ROSTER (op. cit.) sono
in inverno da Ovest, in primavera e in estate da Sud-Est, in autunno da Nord,
Sud-Est e Ovest.
EB) La flora
Analizzando la composizione floristica delle pinete costiere di Ravenna si nota
la non piccola percentuale di elementi xerofili mediterranei, che secondo valutazio-
ni di ZANGHERI (1936) è mediamente del 33%, ma che localmente può raggiungere,
da osservazioni personali, anche il 45%. Le giovani pinete della fascia più costiera,
sia per ovvie ragioni di recente impianto (30-70 anni) e di omogeneità del sopras-
suolo arboreo (in larga parte a pino maritimo), sia perché molto antropizzate e te-
50 E. CONTARINI & P. GARAGNANI
nute curate e pulite dal sottobosco arbustivo, non presentano una flora, e di conse-
guenza una fauna fitofaga, di grande varietà e interesse. Anche per gli insetti, e per
i Longicorni in particolare, vi sono quasi solo le specie più eurizonali e comuni a
tutte le parti costiere altoadriatiche, e anche il numero delle entità raccolte è molto
limitato. La fascia più interna, invece, quella delle pinete storiche, racchiude ancora
nel ricco complesso vegetazionale antichi segreti botanici ed entomologici, giunti
fino ai giorni nostri poiché lo stato di conservazione ambientale è rimasto suffi-
cientemente integro da mantenere in vita i resti dell’antica flora e fauna di un tempo;
e ciò anche perché dette pinete godono di un ” cuscinetto ” protettivo, quasi da
ogni lato, formato da ambienti di transizione: zone prative, incolti e semi-incolti,
pialasse, acquitrini d’acqua dolce.
Fra tutte le pinete costiere di Ravenna la più integra e meglio conservata è
quella di Classe, seguita dalla S. Vitale. A Classe, infatti, abbiamo avuto le raccolte
di Cerambici di maggior interesse, rinvenendo ben 28 delle 53 specie trovate nella
totalità delle pinete indagate. Questa pineta, essendo oltretutto più calda e più ” me-
diterranea ” di quella di S. Vitale, meglio si presta ad essere presa ad esempio per
una breve indagine floristico-ambientale. Oltre ad un soprassuolo formato quasi
esclusivamente da Pinus pinea e da Quercus robur in minor misura, troviamo un
fitto ed esteso sottobosco arbustivo, alto 1-5 metri, composto innanzitutto da un
consarzio di Oleacee nettamente mediterranee, che ricoprono i siti più caldi e asciut-
ti: Ligustrum vulgare, Phyllirea angustifolia e, in modo discontinuo, P. latifolia,
Fraxinus ornus e F. excelsior; parecchie sono le altre. essenze a livello cespuglioso
termofile genericamente, come Cornus sanguinea e C. mas, Quercus ilex, Rhamnus
frangula, Crataegus monogyna, Rosa canina e R. sempervirens, Cytisus scoparius,
Cotoneaster piracantha, Rubus fruticosus, Ilex aquifolium. Dove la pineta dirada
si aprono radure a macchia bassa, prevalentemente a Ruscus aculeatus, Asparagus
acutifolius, Rhus cotinus, con transizione, nelle bassure, all’ Alneto-populetum. Inol-
tre, lo strato medio-basso della vegetazione pinetale annovera anche una larga per-
centuale di arbusti o alberelli, a portamento eretto o lianoso, più propri del clima
padano-continentale, o comunque eurieci, quali Juniperus communis, Prunus spino-
sa, Evonymun europaeus, Clematis viticella, tutte specie queste distribuite nelle zone
più aperte, e inoltre Rhamnus cathartica, Berberis vulgaris, Pirus piraster, Sambu-
cus nigra, Ulmus campestris, Viburnum opulus, Genista tinctoria, Hippophäe rham-
noides, ecc. Dove la pineta è più fitta e impenetrabile concorrono spesso a tale densità
vegetativa anche ciuffi di giovani Populus alba e P. nigra, Robinia pseudacacia, Al-
nus glutinosa, non di rado attaccati e semisoffocati da grovigli di Clematis vitalba,
Lonicera etrusca e L. caprifolium, Hedera helix; caratteristiche invece del sottobo-
sco, dove il ” quercetum ” a farnia ha il sopravvento sull’altra vegetazione arborea,
sono le distese della felce Pteris aquilina.
Questa complessa varietà di piante a livello arbustivo o semiarboreo si è di-
mostrata molto importante ai fini della nostra indagine, poiché, specialmente nelle
radure più calde e lungo i sentieri interni meglio esposti, molte di dette essenze
sono risultate largamente infestate dai Longicorni.
METODI DI ALLEVAMENTO
Il legno infestato, raccolto principalmente nei mesi dall’autunno alla primavera
inoltrata (settembre-aprile), è stato tenuto fino al totale esaurimento degli sfarfalla-
menti, a volte anche due o tre anni, in speciali gabbie e contenitori di rete a maglia
finissima, in locali aperti e senza riscaldamento artificiale, in modo da ricreare il più
possibile il clima naturale con le sue variazioni temporanee e stagionali. Nei mesi
CERAMBICIDI DELLE PINETE COSTIERE DI RAVENNA 54
più caldi e secchi si è supplito ad una relativa aridità ambientale e alla conseguente
mancanza di umidità, che tende a ritardare lo sviluppo delle larve, nebulizzando
dosate quantità di acqua al fine di creare una ” rugiada artificiale ”’ quasi giornaliera.
Per certe specie di Longicorni che infestano tronchi o rami molto grossi sono state
approntate ” gabbie al suolo ” all’aperto, completamente esposte alle intemperie, ot-
tenendo ottimi risultati. In questo modo diverse specie si sono riprodotte e hanno
dato luogo a cicli completi di sviluppo, con sfarfallamenti annuali di adulti a tempo
illimitato; meglio ancora se si introduce ogni anno nella gabbia, a primavera, altro
legno della stessa essenza non ancora infestato. Per i Cerambici, invece, che esigono
per l’intero sviluppo larvale, fino all’impupamento, la pianta nutrice viva (gen.
Saperda, Oberea, ecc.) si è fatto uso ancora delle gabbie al suolo all’aperto, ma con
particolari accorgimenti: sono sempre state poste all’ombra e con la parte inferiore
dei fusti legnosi infissa per 10-15 cm. in un terreno appositamente formato da una
alternanza di straterelli di sabbia e argilla, in modo da mantenere una dosata umi-
dità e nello stesso tempo evitare una eccessiva permeabilità del suolo. La validità
del metodo è confermata, oltre che dallo sfarfallamento regolare degli insetti, dallo
sviluppo floristico dei fusti recisi (Evonymus, Rhamnus, Salix, Populus, ecc.) che,
raccolti a fine inverno, emettono nei mesi successivi nuove foglie e frasche, seccan-
dosi solo a fine estate quando i Cerambici ospiti sono già usciti adulti dal legno.
Dette specie che infestano le essenze vive hanno sempre compiuto il loro ciclo di
sviluppo in modo pressoché regolare nel tempo; infatti abbiamo constatato quasi
sempre un coincidere piuttosto serrato fra l’uscita degli adulti in allevamento e gli
sfarfallamenti della stessa specie in natura.
ELENCO DELLE SPECIE RINVENUTE '
Aegosoma scabricorne Scop. — Numerosi esemplari ottenuti in allevamento
da Quercus robur, e più raramente da Populus nigra, della pin. di S. Vitale (anche
da Alnus sp. della pin. di Classe, leg. Sama). Sfarfallamenti in giugno-luglio.
Vesperus luridus Rossi — Una © sotto un tronco abbattuto, in settembre,
nella Pin. di Classe.
Rhamnusium bicolor Schrank — (*) Esemplari adulti in giugno, vaganti, rac-
colti a Marina Romea (leg. R. Bocchini); la specie è presente anche in tutto l’entro-
terra romagnolo, infeudata nelle piante secolari dei viali e dei parchi cittadini (su
tiglio, platano, ippocastano; leg. Contarini, Garagnani, Parma, Sama, Gudenzi). Non
è raro qualche individuo dell’ab. glaucopterum Schall., che normalmente rappresenta
circa il 5% delle popolazioni censite.
Grammoptera ruficornis F. — Specie comunissima su tutto il litorale; in mag-
gio-giugno adulti in gran numero sui fiori di Phyllirea, Mespilus, Rubus, Ligustrum;
allevati da fusti e rami secchi di Cornus sanguinea, C. mas, Rhus cotinus, Evony-
mus europaeus, Rhamnus cathartica, R. frangula, Quercus robur, delle pin. di S.
Vitale e di Classe (anche da Hedera helix, Pin. di S. Vitale, leg. Sama).
Leptura cordigera Fussl. — Adulti in giugno a Marina Romea, nell’argine
del fiume Lamone, sui fiori di Scabiosa argentea e di Chrysanthemum leucanthemum.
Strangalia nigra L. — Adulti a Marina Romea sui fiori di Ranunculus bulbo-
sus; in maggio, lungo sentieri (la specie è presente anche nalla Pin. di S. Vitale, in
giugno, sui fiori di Rubus, leg. Malmerendi).
(') Le specie seguite da asterisco non sono state raccolte dagli Aa.; i dati si riferiscono a
catture di Colleghi, i cui nomi sono riportati fra parentesi, o sono stati desunti dalla letteratura.
Fra parentesi anche i dati biologici comunicati dai Colleghi.
DZ E. CONTARINI & P. GARAGNANI
Strangalia bifasciata Müll. — Frequente in giugno-luglio sui fiori, specialmente
di Rubus, in tutto il litorale.
Strangalia revestita L. — Specie allevata da monconi di ramo morto di Populus
nigra, asportati dalla parte alta della pianta viva, raccolti al limite esterno della pin.
di Classe; (anche nella pin. di S. Vitale, dalla stessa essenza, leg. A. Parma; e a Ma-
rina Romea, in esemplari vaganti, leg. R. Bocchini). Sfarfallamenti in maggio - giu-
gno. La specie è diffusa anche in tutto l'entroterra romagnolo, specialmente nella
sua parte pre-collinare e collinare (fino a circa 500 metri di altitudine), ed infesta.
quasi esclusivamente il pioppo nero, raramente il P. tremula; attacca con preferenza
le sporgenze morte di vecchi rami tagliati, in modo particolare nei filari dei terreni
coltivati, dove detti pioppi sono tenuti potati e ” capitozzati ”’; del materiale visio-
nato presso le raccolte dei colleghi (Sama, Parma, Gudenzi, ecc.) il 10/15% degli
esemplari romagnoli appartiene alla ab. rubra Geoffr.
Caenoptera umbellatarum Schreb. — Nella Pin. di Classe la specie infesta
largamente le parti secche, morte di recente, di alcune piante arbustive: Rhus coti-
nus in particolar modo, poi secondariamente Cornus sanguinea, C. mas, Evonymus
europaeus. Su Cornus le larvette sottocorticali sono state da noi raccolte già a set-
tembre; gli sfarfallamenti avvengono fra la fine di aprile e la metà di maggio. (Spe-
cie allevata anche da Prunus spinosa della Pin. di Classe, leg. Sama).
Leptidea brevipennis Muls. — Specie non rara, diffusa in modo particolare a
Marina Romea; sfarfallamenti in giugno da paletti di castagno messi in opera (stac-
cionate, pali di sostegno, ecc.).
Stenopterus rufus L.(*) — Pin. di S. Vitale (leg. P. Zangheri).
Brachypteroma ottomanum Heyd.(*) — Pin. di S. Vitale (leg. P. Zangheri).
Obrium cantharinum L. — Alcuni esemplari allevati da Populus nigra della
Pin. di Cervia (la specie & presente, sulla stessa essenza, anche nella Pin. di S. Vitale,
leg. Sama).
Gracilia minuta F. — Frequente in giugno a Marina Romea, e qua e la lungo
tutto il litorale; infesta, insieme a Leptidea brevipennis, i pali di castagno messi
in opera (paletti di staccionate, paloni di sostegno alle giovani piante dei viali, ecc.).
Cerambyx velutinus Brull., — La specie, conosciuta finora di un solo esem-
plare della Pin. di Classe (leg. Senni), è stata da noi raccolta nella stessa località
in numerosi esemplari, in luglio, attirati nelle ore notturne da esche dolci in fer-
mentazione (melasso di barbabietola e birra) spalmate sul tronco di secolari Quer-
cus robur.
Cerambyx cerdo L. — Adulti frequenti, in giugno, nelle pinete di S. Vitale,
di Classe e di Cervia, ovunque sopravvivono parti residue di bosco a Quercus robur.
Cerambyx scopolii Fuessl. (*) — Pin. di S. Vitale (leg. P. Zangheri).
Aromia moschata L. — Adulti in maggio-giugno nelle pinete di Casal Borsetti,
di S. Vitale e di Classe; su Salix alba e S. viminalis.
Purpuricenus kaebleri L.(*) — Pin. di Cervia (leg. P. Zangheri).
Semanotus russicus F. — Bella specie da noi frequentemente allevata da Juni-
perus communis delle pinete di S. Vitale e di Classe; gli adulti sono già perfetta-
mente formati a settembre-ottobre, ma fuoriescono soltanto nel marzo-aprile del-
l’anno successivo. Nei mesi invernali, insieme agli adulti, si raccolgono anche delle
giovani larve, della stessa specie, ancora sottocorticali: ciò fa supporre che, come
riporta MÜLLER (1949-53) per i Phymatodes glabratus nella Venezia Giulia, anche
i S. russicus sfarfallino in piccola percentuale già nell’autunno, e diano origine ad
CERAMBICIDI DELLE PINETE COSTIERE DI RAVENNA 53
una generazione parziale, sfalsata di alcuni mesi rispetto a quella principale. In
allevamento queste larvette giungono ad essere esemplari adulti già nel mese di giu-
gno, dando luogo a settembre-ottobre, dopo la diapausa estiva, al limitato sfarfal-
lamento suddetto. In natura ciò diviene un’importante forma di sicurezza per la
continuità ” in loco” della specie, ridotta attualmente in Italia a poche colonie iso-
late, in considerazione anche dei massicci attacchi di parassiti crittogami da noi
spesso notati durante i mesi invernali, e che portano lentamente a morte moltissimi
adulti ancora in diapausa nelle loro cellette ninfali.
Phymatodes testaceus L. — Esemplari saltuariamente allevati da grossi rami
morti di Quercus robur delle pinete di S. Vitale e di Classe; sfarfallamenti in mag-
gio-giugno. La maggioranza degli individui è ascrivibile all'ambito della F. simila-
ris Kust.
Phymatodes glabratus Chevr. — Specie allevata in gran numero di esemplari;
da Juniperus communis, spesso convivente con Semanotus russicus; sfarfallamenti
in marzo-aprile, ma gli adulti si raccolgono nelle loro cellette ninfali già dall’autunno.
Phymatodes lividus Rossi — Esemplari ottenuti in allevamento da grossi rami
morti o deperenti di Quercus ilex, con sfarfallamenti nella 2° metà di maggio, pro-
venienti dalle pinete di S. Vitale e di Classe; la specie, legata al leccio in tutti i
biotopi presi in esame, è presente negli ambienti xerotermici della costa romagnola
e ferrarese, fino al Bosco della Mesola (delta padano), dov’è stata da noi raccolta
copiosamente.
Phymatodes alni L. — Allevato da rametti morti di Quercus robur e ©. ilex
della Pin. di Classe, con sfarfallamenti in maggio; gli esemplari appartengono tutti
alla forma #ypica.
Hylotrupes bajulus L. — Qualche esemplare, uscito in giugno, da pezzi di
trave di Pinus sp. messi in opera nella Pin. di Cervia (Pin. di Classe, leg. P. Zan-
gheri).
Arhopalus tristis F. — Entità attualmente molto sporadica; sfarfallamenti in
agosto da Pinus pinea e P. pinaster delle pinete di Classe e di Cervia (presente an-
che a Marina di Ravenna, leg. P. Zangheri). In un passato recente era specie pre-
dominante, rispetto a Criocephalus syriacus, ma la situazione si è capovolta nel giro
di pochi decenni; le cause sono da ricercare, concordando con Tassı (1968), nella
degradazione dell'ambiente e nel deperimento progressivo delle pinete e del loro
sottobosco: la maggior insolazione e la conseguente minore umidità favoriscono lo
sviluppo massiccio del C. syriacus, legato ad ambienti più xerici, e hanno fatto pra-
ticamente scomparire A. tristis. ZANGHERI (1966-70) non fa menzione, infatti, nel
suo « Repertorio della Flora e Fauna di Romagna », di C. syriacus, specie che ora
è invece straordinariamente infestante.
Criocephalus syriacus Reitt. — Molto comune in tutte le zone pinetate del
litorale romagnolo; infesta in modo massiccio tutte le specie di pino presenti; sfar-
fallamenti da luglio a settembre.
Trichoferus fasciculatus Fald. — Specie allevata da fusti vivi di Cyrisus sco-
parius della Pin. di Classe; sfarfallamenti in agosto.
Clytus arietis L. — Adulti in maggio sui fiori di Crataegus e su cataste di legna
tagliata, gua e là su tutto il litorale; allevati da Quercus robur di Classe e Fraxinus
excelsior della Pin. di S. Vitale (anche da Rhamnus frangula della Pin. di Classe,
leg. Sama).
Neoclytus acuminatus F. — La specie è stata allevata da fusti deperenti di
Evonymus europaeus e da rami morti di Fraxinus excelsior provenienti dalla Pin. di
S. Vitale; sfarfallamenti in luglio.
54 E. CONTARINI & P. GARAGNANI
Chrlorophorus pilosus Forst. ssp. glabromaculatus Goeze — Presente su tutto
il litorale, anche negli ambienti più antropizzati, infesta il legno morto di tutte le
essenze, anche resinose, compreso il legname messo in opera. E’ stato allevato da
Quercus robur in modo particolare (anche da Pinus pinea e Juniperus communis
della Pin. di Classe, leg. Sama). |
Chlorophorus varius F. — Frequente da fine giugno ad agosto in tutte le
pinete, sui fiori di Scabiosa, Knautia e Chrysanthemum (specie allevata da Alnus
sp. di Punte Alberete, leg. Sama).
Chlorophorus sartor F. — Esemplari non frequenti, in giugno, sulle infiore-
scenze del Ligustrum; la specie è stata ottenuta, in allevamento, da rami morti di
Quercus robur delle pinete di Marina Romea, S. Vitale e Classe. Predomina la
f. infensus Plav.
Anaglyptus mysticus L. — Alcuni esemplari allevati da Quercus robur della
Pin. S. Vitale; sfarfallamenti a fine aprile. Tutti gli individui ottenuti appartengono
alla f. hieroglyphicus Herbst.
Monochamus galloprovincialis Oliv. — Specie diffusa e abbondante in tutte
le pinete del litorale romagnolo, infesta con preferenza il Pinus pinaster delle gio-
vani Pinete di Stato più costiere: Casal Borsetti, Marina Romea, Marina di Ra-
venna, Piombone, Pinarella; è comunque presente, su Pinus pinea, anche a S. Vitale
e a Classe. Sfarfallamenti in luglio-settembre. E’ da notare che tutti gli esemplari
della costa ravennate appartengono indistintamente alla f. pistor Germ., mentre
nell’entroterra, sulle colline dell’Appennino romagnolo, è diffusa la f. Zypica (su
Pinus nigra), con tutti gli individui almeno di transizione a quest’ultima.
Morimus asper Sulz. — Largamente diffuso, attacca Populus alba e P. nigra,
Quercus robur, Robinia pseudacacia; recentemente è stato da noi allevato anche da
grossi fusti morti di Hedera helix e su Pinus pinea. Sfarfallamenti in maggio-luglio.
Lamia textor L. — Specie sporadica, raccolta in pochi esemplari su vecchi tron-
chi di Populus nigra della Pin. di S. Vitale (loc. Ca’ Vecchia), in maggio-giugno.
Dorcadion arenarium Scop., ssp. subcarinatum G. Mull. — In aprile, lungo
argini sopraelevati, al limite esterno della Pin. di Classe.
Dorcadion etruscum Brull. — Non frequente, in aprile, sul terreno degli ar-
gini, lungo i canali che tagliano la Pin. di Classe.
Acanthocinus griseus F. (*) — Specie allevata da Pinus pinea della Pin. di S.
Vitale (leg. Sama); Cervia (leg. P. Zangheri).
Acanthoderes clavipes Schrank — Entità ottenuta in allevamento da giovani
tronchi morti di Populus alba e P. nigra provenienti dalle pinete di S. Vitale e di
Classe; sfarfallamenti in giugno-luglio.
Leiopus nebulosus L. — Specie allevata da rami morti di Quercus robur e di
Rbamnus frangula della Pin. di Classe; adulti in maggio-giugno.
Exocentrus adspersus Muls. (*) — Da Quercus robur della Pin. di S. Vitale
(leg. Sama).
Pogonocherus hispidus L. — Nelle pinete di S. Vitale e di Classe la specie è
insediata su alcune piante arbustive e arboree; sfarfallamenti abbondanti, in mag-
gio-giugno. da fusterelli e rami secchi di Fraxinus excelsior e di Alnus glutinosa;
(anche su Rhamnus frangula della Pin. di Classe e su Hedera helix di quella di S. Vi-
tale, leo. Sama).
Mesosa nebulosa F. — Durante la stagione invernale adulti e larve sono fre-
quenti dentro i rami morti di Quercus robur, nelle pinete di S. Vitale e di Classe;
in allevamento, le schiuse avvengono in maggio-giugno.
CERAMBICIDI DELLE PINETE COSTIERE DI RAVENNA 55
Anaesthetis testacea F.(*) — Specie allevata da Quercus robur della Pin. di
S. Vitale (leg. Sama). 1
Saperda carcharias L. — Diffusa in tutte le zone litoranee del ravennate, at-
tacca le varie specie di Populus, preferendo però largamente P. nigra e P. canaden-
sis, sfarfallamenti da agosto a ottobre, raramente oltre.
Saperda populnea L. — Specie diffusa particolarmente nella Pin. di Classe,
ma presente ovunque, infesta massicciamente il Populus alba, preferendo alberelli
giovani e arbusti turgidi di linfa; secondariamente, attacca anche Populus nigra
e P. tremula. Sia in natura che in allevamento gli adulti sfarfallano nella prima metà
di maggio.
Calamobius filum Rossi — Adulti in maggio-giugno su Graminacee, lungo ar-
gini di canali e in radure, qua e là in tutte le zone pinetate.
Agapanthia dahli Richt. (*) — Pineta di S. Vitale, su Carduacee (leg. Malme-
rendi).
Agapanthia cardui L. — Frequente in tutte le pinete, in maggio-giugno, spe-
cialmente su Artemisia vulgaris, Carduncellus sp. e Cirsium arvense.
Oberea pedemontana Chevr. — Specie presente, nella macchia xerotermica
costiera, sul litorale ravennate (Pinete di S. Vitale e di Classe) e su quello ferrarese
(bosco-lecceta della Mesola). Infesta il Rhamnus frangula, evitando, secondo le no-
stre osservazioni, l’affine R. cathartica; sfarfallamenti da metà giugno a metà luglio,
sia in natura che in allevamento.
Oberea erythrocephala F. — Specie rara e sporadica nella Pin. di S. Vitale,
sulle erbe, nei prati umidi ricchi di pianticelle di Euphorbia (E. cyparissias, E.
helioscopia, E. palustris, ecc.), sulle quali si sviluppa presumibilmente la larva
(MÜLLER, 1949-53). Raccolta in giugno.
Tetrops praeusta L.(*) — Entità ottenuta in allevamento da Rhamnus fran-
gula e da Prunus spinosa della Pin. di Classe, con sfarfallamenti in maggio (leg.
Sama).
Phytoecia coerulescens Scop. (*) — Pin. di Classe, in maggio, su Borraginacee
(Synphytum sp.), (leg. Sama).
CONSIDERAZIONI GENERALI
Le specie di Longicorni riportate, rinvenute nelle pinete del litorale raven-
nate, assommano a 55, e appartengono a quattro sottofamiglie:
subiem:. Priohifiagi «ib sue 1 specie
» Leptürisze «rotatore bang. 1€ poss
» Cerambieinde 0° > xi. 40. »
» Lamiindeniz, ib a solo ib ini »
Come mostra la Tab. I, la ” farnia ” (Quercus robur) è largamente l'essenza
che ospita il maggior numero di specie di Cerambycidae (15). Delle 55 entità rin-
venute, 7 infestano, come parassiti primari, le piante legnose vive: Cerambyx velu-
tinus e C. cerdo, Aromia moschata, Trichoferus fasciculatus, Saperda carcharias e
S. populnea, Oberea pedemontana; delle restanti specie, 43 attaccano, come pa-
rassiti secondari, i rami e i fusti morti e 5 hanno il loro sviluppo legato a piante
erbacee: Calamobius filum, Agapanthia dabli, A. cardui, Oberea erythrocephala e
Phytoecia coerulescens.
56 E. CONTARINI & P. GARAGNANI
N° di specie
Piante legnose infestate
allevate
Quercus robur
Populus sp. pl.
=
VI
Pinus sp. pl.
Rhammus frangula
Evonymus europaeus
Fraximus excelsior
Alnus glutinosa
Juniperus communis
Hedera helix
Rhus cotinus
Cornus sanguinea
Cornus mas
Quercus ilex
Prunus spinosa es BE
Castanea sativa (messo in opera)
Robinia pseudoacacia
Salix sprcpl;
Rbamnus cathartica
Pi eae TEST N IS I NO) OS DIN SS GN oe
Cytisus scoparius
i ; DEN 2
Piante erbacee infestate N di specie
infeudate
Compositae (gruppo Carduacee)
Borraginaceae (gen. Symphytum)
Graminaceae
u NO
Euphorbiaceae
Tab. 1 — Piante infestate dai Cerambycidae nelle pinete costiere di Ravenna, in ordine decre-
scente per numero di specie infeudate in ogni singola essenza.
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RIASSUNTO
Gli Autori riportano i risultati delle ricerche, svolte negli anni 1967-1979 nelle pinete
costiere di Ravenna, relativi alla famiglia Cerambycidae. Le specie rinvenute sono in totale 55,
e sono state ottenute o per cattura o dall’allevamento di larve presenti in 24 specie di piante
legnose.
ABSTRACT
The Cerambycidae (Coleoptera) of the coastal pine-wood of Ravenna.
The Authors relate the results of researches on Cerambycidae family carried out in the
coastal pine-wood of Ravenna in the years 1967-79. The species found are 55 in all. and they
have been obtained catching them or breeding the larvae present in 24 species of wooden plants.
Indirizzo degli Aa.: P. Garagnani - Via Garzoni, 14 - 48012 Bagnacavallo (RA)
E. Contarini - Via Ramenghi, 12 - 48012 Bagnacavallo (RA).
58
LAJOS ZOMBORI
Hungarian Natural History Museum, Budapest
THE SY[PAXYFA"OE/THE*DODERO"COLEECFION® 2,
THE-LIST OF. SPECIES
(Hymenoptera)
This series of papers is
dedicated to Cesare Bibolini.
Since the Dodero Collection of Symphyta is undoubtedly the biggest one
among the private collections of Italian sawflies, it was decided years ago that
it should be published in a series of papers. Although A. Dodero identified the
best part of the material he never published his findings. It was the late Cesare
Bibolini, one time professor in the Istituto di Entomologia Agraria della Univer-
sità degli Studi, Pisa, who initiated this work, for he too had been interested in
some groups of Symphyta, mainly in the family of Cimbicidae. Accordingly I
visited the above institute first in 1975, and spent two months there identifying
the material.
Owing to a very sad circumstance, the death of Cesare Bibolini, research
was discontinued. However, the understanding of the succeeding director to the
institute, Prof. Dr. A. Crovetti and his assistant professor Dr. F. Quaglia promoter
of this work, the elaboration of the collection was resumed in late 1978.
My third study-tour, lasting for two months in 1979, was completed with
the approval of the Hungarian Academy of Sciences, the Hungarian Natural History
Museum, Budapest, and the Consiglio Nazionale delle Ricerche, Rome, in the frame
of an interstate agreement for the promotion of scientific research.
The three tours, a total of five months, gave me the opportunity to identify
the representatives of all sawfly families, excepting some genera of the subfamily
Tenthredininae, and all the genera of the subfamily Nematinae, they still await
elaboration. The present contribution proposes to list all the species belonging in
the families as given in the Abstract.
The lay-out of the article was first discussed with Prof. Dr. A. Crovetti, Pisa,
and later with Dr. Poggi, Genova, the result of which was a slightly modified
version. Almost all the data found on the labels are given, but sometimes they had
to be rationalized to enhance lucidity, since different collectors spelt ot referred
to the same locality differently, and were I to strictly adhere to ” exact ” quota-
tions would have meant cumbersome usage. However, in the case of extra-Italian
locality names I use the original spelling, especially where, in some occasions, I
could not trace the present-day names.
In the listing of the localities under the species, first I give the Italian
localities grouped under regions, followed by other countries, starting from the
north across Europe to the south. Only occasionally are the specimens from Africa
or the Far East. In order to save place the regions of Italy are abbreviated as
are the names of collectors, the latter are in parentheses at the end of each entry.
Since the abbreviated forms of the regions are commonly used and well known
by many, only the list of collectors and some other abbreviations have been listed.
In one or two cases, where only one name or an already abbreviated name was
available I present it in full as figured on the label.
Collectors
AAo.
A.AI.
A.An.
Om OOO GO} Tara ne aa PEE CO 0
LIST OF SYMPHYTA OF THE DODERO COLLECTION 59
Agnus
Aloi
. Andreini
Baliani
Dodero
Falzoni
Fiori
. Giordani Soika
Kammerell
Loiselle
L. Montandon
. Mainardi
. Schatzmayr
. della Torre e Tasso
. Winkler
. Alzona
O>bb>bbbb>bb>p>bp>pb
Captaine Magdelaine
. Colizza
. Confalonieri
Koch
. Mancini
Menozzi
Schirmer
A. Böttcher
Gridelli
. Heidenreich
Jaeger
Stolfa
. Ulbricht
Capra
. Silvestri
Solari
Vitale
. W. Konow
. Zipper
. Binaghi
. B. Moto
. C. Krüger
. Doria
. Della Beffa
. Gianelli
. Gribodo
. Leoni
. Mantero
ABBREVIATIONS
G.
Cr,
G.
G.
M. Ghidini
Reineck
Reiper
Saccà
Greiner Vetter
br,
du Buysson
J. Fahringer
J. M. Dusmet
J. P. 2b
ss ca RR 0 ODT EI See Lie PECE
. Bettinger
Bacon
Boldori
Carlini
Ceresa
Fea
Mader
Micheli
Rocca
Straneo
. Burlini
. Bezzi
. Lombardi
Pic
. Castellani
. Conde
. Heidenreich
. Scheerpeltz
. Schmiedeknecht
. Staudinger
Bensa
de Peyerimhoff
Luigioni
Magretti
Zangheri
Forsius
Liatti
Malaise
Patrizi
Baldini
Lostia
. Ghiliani
. Ronchetti
=
=
=
R
60 L. ZAMBORI
Others
Alpi Lig. Alpi Liguri
Alpi Mar. Alpi Marittime
dint. dintorni
[...de Sp, Institute de Spéologie
MI Monte
Museo P.R. Museo P. Rossi
N.S. Vittoria Santuario di Nostra Signora della Vittoria
REAL, Regio Istituto Anatomia Comparata
Si Santo, San, Santa
Sant. Santuario
Ne Valle, Val
LIST OF SPEGIES
Xyelidae
1. Xyela graeca Stein, 1876
Italy Cal, Da SdawCannisliatello, Ri VI.1959. 605. 22, 140 deh DI.
2. Pleroneura dabli (Hartig, 1837)
Germany: Blankenburg, Thüringen, 1 d (O. Sch.).
Pamphiliidae
3. Acantholyda erythrocephala (Linné, 1767)
‘Italy: Piem.,.V.susa, Sagra S, Michele, V. 1921, 1 2 (G.DB). Sweden: Stockholm
N. Djurg-n, 1 @ (R.M.). France: Jonchéry, 10.IV.1932, 1 & (L.Be.). Germany: Oran-
lenbaum, 29.IV.1914, 1 2; Solingen, Rhenania, 1 & (O.St.).
4. Acantholyda flaviceps (Retzius, 1783)
Gettin aa
5. Acantholyda hieroglyphica (Christ, 1791)
Italy: Gr Ta Sa) Camisliatello; *5:V.1933, 2-9 2 (A.D.).
6. Acantholyda laricis (Giraud, 1861)
Italy Sol, Cameo (ures. Vil 1934 MTS (AD): Va Susana; Cimon Rava,: 18411
eri 07 2.88 TC
7. Acantholyda populi (Linne, 1758)
Italy: Gal., La Sila»M.-Oliveto, VIL1929, 1. & (C.Con;).
8. Acantholyda posticalis Matsumura, 1918
Italy: V. Ao, Brusson, VI.1936, 1 © (C.A.); Piem., Tenda, Alpi Mar, VI1932
1 © (AD). V. Susas.Saera 8. Michele. 13V:1920, 10; V.T.,. Campo. Tures, VI,1934; 19%
(A.D.); Abr, L’ Aquila, 2 &8; Cal, La Sila, Camigliatello, 6.VII.1933, 1 9 (AD,
Germany: Aken, 9.VIII.1926, 1 2 (E.H.); Dessau, 1.VI.1925, 1 & (E.H.); Nürnberg,
9.VII.1931, 1 & (Dr. Ettinger).
LIST OF SYMPHYTA OF THE DODERO COLLECTION 61
9. Acantholyda pumilionis (Giraud, 1861)
Italy: -WT., passo. di Rolle, VIE1937,..1& GB or weos law ia Vele, NT
Santo, 1 ©.
10. Cephalcia abietis (Linné, 1758)
Germany: Crefeld Fw, 30.IV., 2.66 (EU); Hsehburs; Saxoniay 29.V4918, 1-9
(O.St.); Lauscha, Thüringerwald, 1 2. Austria: Umgebung Wien; 1911, 17& (EE); Wien,
L'OEIL ES Tog
11. Cephalcia alpina (Klug, 1808)
Iirtalv. V, AO, Ved Ayas-Fiery,, VIE 1856, 7 i (GA
iO ADN, Susana, Cimon Rava, 18.VII. 1933, 2 (G.
Thuringen, 1 @ (O.Sch.); Lauscha, Thiiringerwald, if 29
Karlsbad, 14.VI., 1 2.
V.T. Campo Tures, VII.1934,
Germany: Blankenburg,
B.) Czechoslorakia:
12. Cephalcia arvensis Panzer, 1805
Ftaly: Lomb., V. Brembana, Baer WITT, 1 2 (GB) VL aes,
VI.34, 2 22 (A.D.); Sagron, 1100 m, 1 © (M.B.); V. Sugana, Cimon Rava, 18.1.11.1935, 1
CAIN IR 1933110 AG Bien. Falcade, V11.8932, 11: G+ (LR), Sapada, Vil We 45. ai è,
259111933, 2.8 SALE). Germany: Blankenburg, Thüringen, 1 9,3 664 (Ö.Sch.):
Colditz, Saxonia, 23.V.1915, 1°: &! (OSt.): . Inselburg,. Saxonia, 23.191872 799 St.):
Krefeld, Fw., 30.IV., 2 6g (E.U.); Lauscha, Thüringerwald, 1 9, 2 4 6 (GV.); Solingen,
Renania, 1 9 (F.Z.). Bayern, Frank. Schweiz, 1 & (GV.). Austria: Graz, IV.1897, 2 9 9;
az Stytie; 1 2; Rekawinkel, A: 7, 1:9 2 CRM:
13. Cephalcia erythrogastra Hartig, 1837
Austria: Rekawinkel, A. i, 1 2 (A.W.).
14. Cephalcia hartigi (Bremi, 1849)
Italy: Lomb., Valtellina, Gerola, 1050 m, 12-18.VI.1931, 1 9 (GB).
15. Caenolyda reticulata binaghii Pesarini, 1976
Italy: Cal, La Sila, Camigliatello, 4.VI.1933, 1 & (Holotype) (A.D.), 16.VII.1933,
5 (Paratype) (AD).
16. Caenolyda reticulata reticulata (Linné, 1767)
Germany: Buckow, 16.V.1904, 1.4 (CS.).
17. Neurotoma fausta (Klug, 1808)
Italy: Piem., Tenda, Alpi Mar. VI.1932, 2 22 (A.D.); Abr., M. Palombo, 1.VII.
1933, 1 9 (P.L.); Cal, La Sila, Camigliatello, 15.VI.1933, 1 2 (AD...
18. Neurotoma nemoralis (Linné, 1758)
Italy: FrVG, Duino, 21.1V.1932, 1 2 (Museo PR.) Germany: Aken, 17.V.,
1 2 (E.H.); Dessau, 4 fe} (OH i
19. Neurotoma saltuum (Linné, 1758)
Germany: Dresden, 3.V.1921, 1 2, 1 8; Dresden, 1 2 (O:St.).
20. Neurotoma sorbi Forsius, 1911
USSR: Latvia, Gem. Ellern. Ergli, 16.1II.1932, 1 ® (ex larva 17.VII.1931) (O.Co.)
62 L. ZAMBORI
21. Pampbilius alternans (A. Costa, 1859)
Romania: N. (agy) Bogsan, 1 2.
22. Pampbilius balteatus (Fallén, 1808)
Iraly: Pie. Sant, Oropa, V11929 2 29, 2.6.6 DNS a SIRIO Blanken-
burg, Thüringen, 1 © (O.Sch.). Austria: Bregenz, Zt qa
23. Pamphilius betulae (Linné, 1758)
Italy; Lomb. Pavia, Ticino, V.1935, 1.9. (AMD) Turbigo, Ei Licino; 27
1 © (AD): Fe VG, Duino, 1.2. (AS). Germany :-K-Wusterhausen, Dubrow,,. 10.VE
100.1 9 2 Austria. wien und Umgebung, L,0 2,1 0,
24. Pamphilius fumipennis Curtis, 1831
Iraly: : Ao. Brusson VIl11936, 1 © (CA); Lomb,, Asso Conca di Trezzo, 5.VI
1952 16 Bi), UDSSR. Latvia, Gem. Buschhof, Adamani, DVDs at 6 (on Corylus
avellana) (O.Co. lari Si Cal: Bregenz, 2 ile 1 co.
25. Pamphilius gyllenhali (Dahlbom, 1835)
Italy: Piem., Sant. Oropa, ee 1929, 12.8: (A D BAMEIDI «dong (660
Agg tian Vorarlberg, Schlins, 1.VII, Q.
26. Pamphilius hortorum (Klug, 1808)
Tran oo Diem, Sant Oropa,/14,.V0.1929," 5:00, 0,5 6 0 Se }:. 26.121922 78
2-60 (Ae ae, VID
3
(AD) Aus£ria
Do (aD) 281.102 538% 12.06. MAIS, 17°
1929227 9°90 (AD); Lomb., Turbigo, E. Figino, 39.1933; L ©; 1
Bresenz, 21V], 1.2.
27. Pampbilius inanitus (Villers, 1789)
Pally: Piem., Sant. Oropa, 15-16.V1.1928; 3 99, 1 6 (AD.)
28. Pamphilius marginatus (Lepeletier, 1823)
Austria: Bregenz, 1.VII, 1 9; Vorarlberg, Bludesch, 15.V., 1:2.
29. Pamphilius neglectus (Zaddach, 1865)
Italy: Abr., Parco Nazionale, V. Schiappito, VIII.1934, 1 & (Sant.).
30 Pampbilius pallipes (Zetterstedt, 1838)
Italy: Piem., Sant. Oropa, 14.VI.1929, 6 22 (A.D.); 24.VI.1929, 8 22 (AD.);
2.V11.1929, 5 22 (AD); 6.VIL1929, 4.22 (AD.); Tavigliano, 29.V.1936, 1 6 (AD)
VT, Campo Lure, VI.1934, 1 9 (AD): Ven., Sappada, Laghi d’Olbe, 2.V11.1933, 2 25
1 & (AD. Germany: Nürnberg, 21.V.1929,.1.92 (L.Be.).
vw
31. Pamphilius stramineipes (Hartig, 1837)
Italy: Piem., Sant. Oropa, VI.1929, 3 22,6 64 (AD); 2.VII.1929, 4 64 (A.D.);
la men, Cimon Rava, 18.VIl. 1933, Di (GIL) Germany: Blankenburg, Thürin-
gen, 4 6 (OSch.);
32. Pampbilius sylvaticus (Linné, 1758)
Italy: Piem., Tavigliano, 2.VI.1935, 1 ® (R.L.); Lomb., Asso Conca di Trezzo,
5.VI.1932, 1 © (G.B.); Canonica d’Adda, 1 & (P.M.); Gavirate, 21.V.1933, 1 2 (GB.);
LIST OF SYMPHYTA OF THE DODERO COLLECTION 63
M. Nudo, S. Antonio,.11.VI.1933, 1.09] tog (GB) Turbigo, Fo Ticino .15.V.1932}/1 ©
(G.B.); Cal., La Sila, Camigliatello, 6.VI.1933, 1 & (AD.) Germany: Crefeld, 8.V.1915,
92 (Brink) Switzerland: 2104 & TRohk) Avetria . presenz, 2,10
33. Pampbilius vafer (Linné, 1767)
Italy: V.Ao., Brusson, VII.1936, 1 © (C.A.); Piem., Alta V. Sessera, 25.VI.1935, 2
2 2 (R.L.); Domodossola; F. Toce, 2.V1.1930, 1: g:(C.Col.);. 5.VI.1930, 2 9 2 (C:Col.) (On
Alnuss sp.);.-V.T., Campe. Times; WI1931; 1 S (ADJ) VIL1934,4 92 (AD) VIII 1934,
4292,35 4 4. (AD), Germany: Buckow pr: Berlino, 2 99 (CS) Austria: Bre
ZII, 6s ZONE kr Qe
34. Pampbilius varius (Lepeletier, 1823)
I raly:; Piem,; Sant. Oropa, * VE 1929 N FRI RD Lo Lariano,
27.1V,1934, 3 99 (AD). USSR : Latvia GemySuntaschi, ‘Gerki, 21:VII 1933, 49 (0.Co).
Megalodontidae
35. Megalodontes cephalotes (Fabricius, 1781)
Italy: Piem, Torino, Colle Maddalena, 25.1V.1920, 1 2; Fr.VG., Opicina, 25.VI.1928,
FEES).
36. Megalodontes exornatus (Zaddach, 1865)
Turkey Adna, 1 9
37. Megalodontes flabellicornis (Germar, 1817)
Etaly: Fr.VG,, Opieina,’ 25/VI1928, T4" E38) Turkey: Amanusgeb., Chanciti,
1 2; Amanus-geb., Jaribaschi, 1 6; Adana, 1 2.
38. Megalodontes flavicollis (Klug, 1824)
Italy: V.Ao., Courmayeur, Entréves, VII.1914, 1 © (G.M.); Piem., Galliate, Ponte
bi Turbigo; VI.1932, 1 2,2 && (LM); M. Rosa; 1.8 (6Gr); Tonne, Bartula Sana
P6.V11,1914, 1 &; Lomb., Laglio, 14,VI.1928;2.:22 (LMi.; Turbigo; F. Ticino, 81997
BE OS AD.) Ven: Montello, ©? © MB; Ponzano, 31.111.194, 1 2,18 ME
Bapada, VIII.1933, 1 © (L.R.); Vittorio; 16.V.,1932, 1:68 (M.B.).
39. Megalodontes klugi (Leach, 1817)
Italy: V.Ao., Gressoney, VII.1935, 9 22,3 && (GA.); Piem,, Alta ıV. Sessera,
2.VII.1935, 1 & (R.L.); Macugnaga, M. Rosa, VIII.1929, 1 2; Lomb., Turbigo, F. Ticino,
8.V.1933,5 9 2,6 é & (AD); Valmalenco, Chiareggio, 1-12.VIII.1931, 1 & (G.B.); V.T., Cam-
piglio, 23.VII.1933, 8 2 9, 4 && (L.Bo.); Campo Tures, VII.1934, 2 22 (AD.); Sinsi,
F1.711.1926, 1. ©. (L.Mi.); Ven., Calalzo, VIII.1934, 1 .9 (M.B.); Falcade; VIT1932, 175
(LR). France: Briançon, Les Alberts, 8.VII.1934, 1 2,2 66 (A.Ag.). Germany:
Neumarktl, Carniolia, 3 9 2. Switzerland: M. Pilatus, 23.VI.1905, 1 d. Austria:
Salzburg, Tennengeb., Sommer 1927, 1 2 (A.W.); Vorarlberg, Walserthal, 17.VII.1909, 1 2.
40. Megalodontes medius Konow, 1897
Turkey: Adana, 1 ©,
41. Megalodontes merceti Konow, 1904
Spain: Vaciamadrid, 14.VI.1910, 1 & (JMD.
64 L. ZAMBORI
42. Megalodontes plagiocephalus (Fabricius, 1804)
Italy: bomb,. Turbieo, Bi Fico, 8.4.1933, 1 ,9 | 35 88 : (À
wei VESTI) Austria: Ober... hake fa ee
TAM),
D LEVA; Vite
IN Austria inferior,
43. Megalodontes sibiriensis Rohwer, 1910
USSR: Vladivostok, Sedanka, 1 & (R.M.).
44. Melanopus fabricii (Leach, 1817)
Yugoslavia: Serbia, Tschatschak, 1 &.
45. Tristactus judaicus (Lepeletier, 1823)
Lebanon Patron, 220 1935500000 (VW:
Xiphydriidae
46. Xiphydria camelus (Linné, 1767)
Tea ET On Mon us Oe, 1 3
Reims, 1 2 (L.Be.); St. Gobain, Aisne, 21.VI.1931, 1 ©, 1-8 (LB
Mosisken .7.V1.1915,.2 2.9: Kreteldy ‘Hulser Br., 19,V.1916; 1 &.
Mb). France: “Env. id:
e.). Germany: Dessau,
47. Xiphydria longicollis (Geoffroy, 1785)
italy Piem, Pieyara, 3.192, iL 9 (ED),
48. Xiphydria picta Konow, 1897
Austria: Eisenkappel, Carintia, VII.1923, 1 & (A.W.).
49. Xiphydria prolongata (Geoffroy, 1785)
Italy: Em. Grizzana, 19.VII.1925, 1 &; Abr, Parco Nazionale, Prato la Corte,
26.VI.1932, 1 & (PL.). Yugoslavia: Podcetrtek, Styria merid., V.1934, 1 9 (EJ...
Siricidae
50. Urocerus augur (Klug, 1803)
Austria: Tullnerbach, Ai, 8 22 (A.W.); Wien Umg., Tullnerbach, 1 9, 1 6.
51. Urocerus gigas (Linné, 1767)
Italy: Piem., Macugnaga, M. Rosa, VIII.1929, 1 9; Sant. Oropa, VI.1929, 4 229
(A.D.); Lomb., Val di Scalve, Schilpario, 4-17.VII.1932, 1 £ (G.B.); Valmalenco, Chiareggio,
1-12.VIII.1931, 2 2 9 (GB.); Valtellina, Gerola, 1050 m, 19-30.VI.1931, 3 22 (G.B.); VT.,
Campo Tures, VII.1934, 3 2 92,1 6 (A.D.); Ven., Sappada, Cadore, VIII.1933, 1 2 (L.R.);
To., Livorno, 1926, 1 2 (A.M.). Germany: Solingen, Renania, 1 92 (F.Z.).
52. Sirex juvencus (Linné, 1767)
Germany: Dessau, 20.VII.1924, 1 9 (EH.
53. Sirex noctilio (Fabricius, 1793)
Italy: Piem., V. Chisone, Fenestrelle, 1150 m, VIII.1929, 1 2,1 & (G.DB.); Lig,
Chiavari, VIII.1924, 1 2,1 & (C.Me.). Germany: Dessau, 1 9. Czechoslovakia:
Mo.(ravia), illegible locality name, 22.IX.1912, 1 9.
LIST OF SYMPHYTA OF THE DODERO COLLECTION 65
54. Tremex fuscicornis (Fabricius, 1787)
Germany: Rostock, Warnau, 10.1X.1909, 1 ©.
Orussidae
55. Orussus abietinus (Scopoli, 1763)
German N Spandau, 19.VII.1903, 1 2. Yugoslavia: Podcetrtek, Styria merid.,
VWi1934 1s (ET) “Postunias ts TV: 1933, TIRO
Cephidae
56. Svrista parreyssi (Spinola, 1843)
Turkey: Anatolia, 1 9. Tsrael; VI, 2 (OSch.):
57. Pachycephus cruentatus (Eversmann, 1847)
Israel: Gerusalemme, 25,1V.1933, 1 2 (CK.
58. Pachycephus smyrnensis Stein, 1876
Greece: Salonique, IV.1918, 1 9 (Rivet). Cyprus: Limassol, IV.1934, 5 9 9,
Pio» Jordan:! Ammati DIV. 1935 <2 SV I |
59. Janus compressus (Fabricius, 1793)
Italy: Abr., Parco Nazionale, Prato la Corte, 22.VI.1932, 1 & (P.L.); on Por-
tici, 4.111.1930, 1 g. Algeria: Massif des Mouzaia, 14.V.1930, 2 6g (P P.deP KR
60. Janus femoratus (Curtis, 1830)
Germany: Blankenburg, Thüringen, 1 2 (O.Sch.).
61. Janus luteipes (Lepeletier, 1823)
Italy Es’ NS, a VI-VI1.1933, 3 ® (G.M.). France: Lisieux, 13.1V.1904,
BER ATS): 16-27.V1.1907, 1:90) 246 CA IL
62. Hartigia linearis (Schrank, 1781) |
Italy: Piem., Tenda, Alpi Mar., VI.1932, 1 6 (A.D.); Torino, T. Sangone, 9.VI.1920,
O; Laz., Tuscolo, 10.VI.1932, 1 & (P.L.); Cal, La Sila, Camigliatello, 4.VI.1933; 1 ©
MAD); Sard., Iglesias, V.1936, 1 © (M.B.). France: Lisieux, 21.VII.1907, 1 2 (AL.).
m
63. Hartigia nigra (Harris, 1776)
Italy: Piem., Limone, 7.VII.1931, je (ADI Gl Pietro in Guaräno, 4.VI.1933,
u (A.D). Austria? Bregenz, 19V, 2983
64. Calameuta filiformis (Eversmann, 1847)
Ltaly;. Lomb,,: Turbige, .F. Ticino, 1.VI.1930, 1 2,1 4 (GB) 238 83%
(A.D.); Cal., La Sila, Camigliatello, 16.VII.1933, 3 2 9, 1 & (A.D.); S. Pietro in Guarano,
4.V1.1933, di 8.8 CAD.) 2 VIL 1933. 2-6 (ADO. Germany: Dessau eno 1 9
2868 (OH). Austria: Umgebung Graz, 1 2.
65. Calameuta haemorrhoidalis (Fabricius, 1781)
Italy: Laz., Marino, 15.V.1927, 1! ©: (P.L.); Tuscolo, 10.V1.1932, PARI”, Gal
Cosenza, 26.V.1933, 1 9 (A.D.); La Sila, Camigliatello, 28.V.1933, 3 9 ? (ADI); 4.VI.1933,
mee 07120" 8 (AD); 2ENT 1933 IF (ADI GNI ees, PIV, BE (ADI:
66 L. ZAMBORI
15 NV 111933. We Oe AD Sard, Are 4-10VE1910;(.1,; 2 '(E.50.);: Macotners..V.1935, 31
O (MB) |
66. Calameuta pallipes (Klug, 1803)
Italy: Piem., Sant. Oropa, 15.VII.1929, 1 2 (A.D.); Tavigliano, 4.VII.1933, 1 9
(R.L.); : Lomb,; Turbigo, Paticinos HAN 1931, 1 CO (GB: 15. dosi: Qs. 989 (GB );
AO 9 Oe ah Jee aul el a) Lie. Genova, Molassana, Piano Casalino, 1044105010
POME (AD); NS. Vittoria, VI.1936, 1 c.d @ (G.M.): Cal., La Sila,
Camigliatello, 25.V1.1933, Li MAD: 25.V11.1933, 1 9 N tA), France: Bacau-
court, Marne, 1 6 (L.Be.).
67. Calameuta punctata (Klug, 1803)
Italy: Piem., Tenda, Alpi Mar., VI.1932, 1 g (A.D.); Cal., La Sila, Camigliatello,
DVL193, 53. Q9 (AD.
68. Monoplopus idolon (Rossi, 1794)
Italy: Laz, Sasso-Furbara, 5.VIL1932, 1 & (S.P.); Camp, Piaggine, VII.1932, 1 9;
Sie, Mistretia 42141012 1. 8 (ATI: Sard., Chilivanı, V.1935, 1 2, 1 & (MB); Re
sias, V.1936, 1 2 (MLB. Lula 15.V.1929, 2 882 (AD): Macomer; V:1935; 02 9: u M BR
69. Monoplopus judaicus Konow, 1907
Israel: Gerusalemme, 26.1V.1933, 3 22 (CK.).
70. Monoplopus pygmaeus (Poda, 1761)
Italy: Piem., Tenda, Alpi Mar., VI.1932, 4 && (A.D.); Sard., Golfo Aranci, VI.1933,
ic De ula 2019205 189 A.D.): Tunisia: 2 6. (OSeh.).
71. Trachelus flavicornis (Lucas, 1846)
L'uatisia 1/0" (0$chi):
72. Trachelus tabidus (Fabricius, 1775)
Ttaly: Piem, Tenda, Alpi Mar, 3.711930, 1 9 (AD): VI1952, 8 © 2 CAES
Lo, NII], 1 0, 4,80 (ADB); Es Rosco di Ladino, 1.V1.1924, 1. 2>(P.Z) bag
“Roma, Acilia, 27.V.1932, 22 ® ni lid (OG); VIA932, 6129190 (0:63) NIS ae
SEC RE hha. ie 25.V. 1054 Te (OCa.); Sie, dre 1V.1934, 1 © (M.B.); Sard,, Boss
NO LS (MB) Carloforte, er POT? RS (A DJs Gollo .Araner. LV.1933 gd © aaa
Gonnesa, VI.1935, 1 & (U.L.); Oristano, 5.V.1936, ef OL IS AMB). Romania, Vors
Et 3 (AW.). Spain: Menorca, Fornells, IV.1933, 1.9, Lei Lvbia:; Gera
Cirene, Uadi, Belgadir, 27.IV.1935, 1 Qi 1: & (EG), Algeria: Massif des Mouzaia dep.
d’Alger, 14.V.1930, 2 0% (P.deP.).
73. Trachelus troglodyta (Fabricius, 1787)
Italy: Piem, Alta Val’ Sessera, 25.VI.1935, 1 SURL)FAVIL1935, 1 ©: (RL) 7
vigliano, 21.VI.1935, 1 & (R.L.). Romania: N.(agy) Bogsän, 1 2.
74. Cephus brachycercus Thomson, 1871
Italy: Piem., Tavigliano, 29.V.1936, 1. 4. (R.L.); Lomb.,. Arcisate, 11.V.1930, 1.9
1 & (GB.); Asso, Conca di Trezzo, 5.VI.1932, 1 2 A Gavirate, 21.V.1933, I) (GB.):
dint. Milano, Musocco, 22-29.V.1932, 2 64 (GB.); Turbigo, F. Ticino, 15 V. 192, 1 ae
(3B: 601055, 5 29,4 Cd (4.2122 1934, 1 & (ADi); Ven., Legano, V.1913,
1 : 9; «Montello; 1.4: (MB): . TV.1935; 42: «6 Ss (MB; le. Genova, .1.V1.1931, 1
(A.D.); Genova, Molassana, 14-19.V.1930, 6 9 9, 6 66 (A.D.); Genova, M. Fasce, 29.V.
1935 1,9, 1°S (AD) Genova, 5, Olcese, 9.7.1935, & (A.D.); Piani di Creto, 9.VI.1931,
>
>
—
LIST OF SYMPHYTA OF THE DODERO COLLECTION 67
1 2 (A.D.); 14.V.1934, 1 2 (AD.); Rezzoaglio, 19.VI.1931; 2 2 (ADI); Maresca-
eso; V1.1932,.1*%8 (È. A.); Mar., Ascoli Piceno, V.1935, 1 9, 18 GB); no Roma,
Acilia, EIN: 1932, 1-9 AOC) Tuscolo, 10.VI. 1932, 1 9 CR. L Jie atid; Macomer, V. 1936,
ie (MB.). See Lauscha, Thiiringerw., 1 © (M.B.). Yugoslavia: Podcetrtek,
Styria merid.,‘V.1934; 1 © (EJ).
75. Cephus cultratus Eversmann, 1847
Italy: /Piem., Sant, Oropa; 5-17.VII 1929; 4 O7 8 4 AD); "Lomb. dint Mic
lano, Musocco, 4.V. 1933, 1:28.) (G:B.);_ Turbigo, -F, Ticino, WM). 3 (A.D.);
Larena, 2.VI. 1929, to 0) (L. Ce.); Valgreghentino, 0.1.4934: lado Gor Lig., Genova, Piani ui
Creto, ONL 1932. 5 i 2,266 (AD.); Rezzoaglio, 19.VI. 19212 000 (AD.): Torino, Ma-
resca-Teso, VI.1935, Vo (GA) rance: Jonchéry, Marne, 1 4g (E, Be.).
76. Cephus gracilis A. Costa, 1860
Italy: Lig, Genova, Piani di Creto, 14.V.1934, 1 8 (A.D.); Genova, S. Olcese, Bu-
paletto 2301931. 1-9 (AD.); Cal., Ea Sila, Camigliatello, 25 VE 1933, 2 33 (A. DI:
16.VIL. 19931072. de VEDI
77. Cephus nigrinus Thomson, 1871
Italy: Lomb., Asso Conca di Trezzo, 5.VI.1932, 1 & (G.B.); M. Boletto, 26.V.1927,
tee ,,1.Mi1,); Em, Roveri (BO), 16.V.1926, 1 2 (A: Fi.). USER: Latvia, Viesite, Gerkani,
0,1953.) ©. L 8.10.68). Germany: Dessau; :19.V.1924,:2 2.9, 1 é (DE 207.
17206, 2 sé (EH.): Kühnau, 5.V.1924, 1 & (E.H.). Austria: Bregenz, 14. V 3-19
78. Cephus pygmaeus (Linne, 1767)
Italy: Piem., Limone, VIIL1930,2.8& (AD); Tenda, a Mat... V1.1932: 2598,
260 (ADI Lomb., Asso Conca di Trezzo, INI49594,11:6 (G B.}; Lodi, F. Adda, 70 m,
2EYT. 19364 «959 (L.Ce.); dint. Milano, Musocco, 22.V.1932, 3 © O cab 3 (GB.): Turbi-
go, F. Ticino, LOIN OST Ora. AD IV.1934, ie (ODO: S. Francesco, 29.
19%, 1 © (G.M.G.); Valgreghentino, 10.V.1934, 1 9 (A.GS.); VT. Campo Tures,
VI.1934, 922,4 66 (AD); Ven. Adria, Venezia, 1-15.V 1934, 1: 9 (A.GS.): Falcada,
1552 À © (LA); Ponzano, 1 4 (MB): Fr.VG., Casarsa, V.1934, 32,59 (MB
Maino: DEV 19321. 9 a Ade GK: Sk Vito, "Tagliamento, V.1932, 1 2 AEB
Lig., Genova, 19.V.1930, 2 2 2 (A.D.); Genova, Piani ‘di Greta, VE1930. 2 29,3.88
DON AOS, 1 a AD. “2001.199241 © CADI: Genova, S. Olcese, 26.V 1930, 1
SAD). NS. Vittoria, VL194,2 29, 1 & (GM); Em. M. Molinatico, IV. PB
DM ML) “To; Pisa, À? SULS.)r Mat, Ascoli Pieeno; "V.1935, a i é (GB.):
Laz., Fornello, V., 1 & (Garavaglia); Roma, "Acilia, 17.V.1932, 8 Q ® 3. O16 (CO Cage
17.VI.1933, 6 22 (O.Ca.); Roma, Appia Antica, 14.V.1931, 26a (PL.): Roma, Caffa-
Fila, F71,1931,. 1° 9 (P,L.}; Roma, Lunghezza, RENONCER (RL): Roma, Tre
Fontane, 11.VI.1931, 3 2 9, 1 & (P.L.); Roma, Mezzocannino, 18.V.1930, 2 9 (BL):
Abr., Chieti, 1 2 (L.S.); L’Aquila, M. Rojo, 1 & (L.S.); Camp., Dugenta, FV 1916. 1 3;
(P.Si.); Cal, S. Pietro in G., 4/VI.1933; 2° 64° (ADI): Sard 0 Alghero, V.1935, 17°
6 8 (M.B.); Chilivani, V.1935, 3 22 (M.B.); Gonnesa, VI. 1935, 1 & (UL.); ui
5.VI.1936, 7 22,5 66 (MB.) France: Boult s. Suippes Marne, 20.V.1934, 1 9, 2
56 (L.Be.); env. de Reims, 2 8 i (L.Be.). Germany: Bayern, Frank. Schweiz, 2 bj ©
(GV.); Blankenburg, Thüringen, 1 9, 1.6 (OSch). Austria: Styria, Niklasderf, 1 9.
Yugoslavia: Lago’ Arsa; 1&VL1933, PS (AT: ASC.)
79. Cephus runcator Konow, 1904
Italy: bomba Turbigo, F. Ticino, 14.V.1931, 1 9 (G.B.); 8.V.1933, 4 99,1 6
(A.D.); 27.1V.1934, 1 & (A.D.); Fr.VG., Duino, 7.VI.1932, 1 g; Cal, La Sila, Camiglia-
tello, 4-15.VI.1933, 9 9 9,6 dé (AD.); "4.V.7933, Le (AD.); 6.VII.1933, 10 99, 7
68 (AD.).
80. Ateucopus libanensis (Andre, 1881)
Cyprus: Limassol, IV.1934, 1 9.
68 L. ZAMBORI
puri
81. Aprosthema austriaca (Konow;- 1892).
Ttaly., Piem. Venda, “Alpi Mat; (1.911.191, 1 © (AD) VI1952 71 (8 (AD
Fr.VG., I. Morosini, "Basso Isonzo, 15 VI. 1926.1 "© (AS DS
82. Aprosthema axillaris (Zaddach, 1863 )
Italy: Lie. Casella, ‘V. Scrivia, VI-VII.1932, 1 © (C.Ma.); Em, Bologna, Ronzano,
10 Vil 1933+ 9.!Y eos avi ai Podeetrtek, :Styniainerid.;--VIITA954, 2199. (ET
83. Aprosthema bifida (Klug, 1834)
Italy: Lie, Casella, V. Scrivia, VILIX.1932, de 2. (CMa:); Genova, 1..8..&.B3%
Cal., La Sila, Camigliatello, 15,VI.1933, 1 9 (A.D.); Sic., Messina, 1 2 (FV.).
84. Aprosthema fusicornis (Thomson, 1871)
Italy: Lig., Genova, Staglieno, 1.VII.1911, 1 $ (G.M.); V. delle Pozze, 5.VII.1931,
Le
85. he humerata (Konow, 1892)
Austria Uma “Wier 117181919, 1° STILE) Yugoslavia: , Sénosecenia,
VII 1926) 1 0 CES):
86. Aprosthema instrata (Zaddach, 1859)
Italy: Lig, Genova, 26.VII.1929, 1 & (A.D.); Genova, Piani di Creto, 17.IV.1934,
IS (ADI NLS. Vittoria, 96,1 1926; 1 Oo (GM ei Em. Bologna i V.1918: 1 a. (Arm:
Cal “La Sila, Camigliatello, 1G. IL. 1933, 1. ©, (A.D.) France: Corsica, Cervione, 1 &
(M.B.). - It was impossible to see the shape of the clypeus. |
87. Aprosthema konowi (Mocsàry, 1891)
Italy: Ven. Treviso, Montello, IV.1935, 1 2 (M.B.); Lig., Genova, Piani di Creto,
ZN 1027 PODI 109472 19 9, CA D 19390 © Oy. (AD) Em, bol
gna, -Ronzano, 12.41.1935, xl. 9;
88. Aprosthema maculata (urine, 1807)
Germany: Thüringia, 1 2 (O.Sch.).
89. Aprosthema melanura (Klug, 1812)
Italy: Lig, Genova, M. Fasce, 15.V.1931, 1 2 (A.D.); Genova, Piani di Creto,
17.19.1934, 1/9 ADN SE Vittoria,! VIT1935; d @ (GM): Germany: Blankenburg,
Thüringen, 1 3 LO:Sch.)i
90. Aprosthema peletieri (Villaret, 1832)
Germany: Blankenburg, Thüringen, 13.V.1917, 1 2 (Greifenstein).
91. Aprosthema tarda (Klug, 1812)
Italy: Fr.VG. Udine, Casarsa, IV.1936, 1 ® (M.B.); Lomb., Turbigo, F. Ticino,
19.1V.1933, 1 2 (A.D.); Lig, Genova, Piani di Creto, 11.V.1931, 1 9, 1 & (AD.);
14V 194,1. 3 AD) 3219197, 2 © Fa PRO (ADI): S. Lorenzo Casanova, 3.V.1932
19.1 SARA 1, Kal, La Sila, Camigliatello, D.V1L13. 18 2.D)516.V1L.1933, 3 28
BD). France: Signy, Ardennes, 19, V11.1936,. 1.09 (L.Be.),
LIST OF SYMPHYTA OF- THE DODERO COLLECTION 69
92. Aprosthema terebralis Enslin, 1917
Yugoslavia: Podcetrtek, Styria merid., VIII.1934, 3 22 (EJ.).
93. Pseudaprosthema barbara Gussakovskij, 1935
Tun1sia;,L 8.10S8c,,
94. Sterictiphora furcata (Villers, 1789)
Italy: Piem., (Arquata Scrivia,® VILIL,1932,. 2: 9 2/4L.S); Cassano” Spinola; VI.1934,
19,18 (GB.); VI.1935, 1 © (G.B.); Groscavallo, Alpi Graie, 6.VIII.1931, 1 9 (AD.):
Limone}. 7.VIL.1931,-/3 9 3 6 Oo A Do) Procaria; Ges #117 est it (ADI
Tenda! Albi Mar... ÆVIT 1951 4 9 (AD) VET932, 7-29, = oo) (AGD. NAIL 1952
1 2 (A.D.); V. Chisone, Perosa, 1919, 1 2,1 &; Ven, Montello, 1 & (M.B.); Lig., Casella,
V. Scrivia, VILIX.1932, 1 2 (C.Ma.); Genova, M. Creto, 1 9 (A ee Genova, Molassana,
14.V.1930, 1 2 (A.D.); Genova, Piani di Creto, 2.VI.1930, 1 2 de Br 2.V1. 19329] &
(A.D.); 14.V.1934, 1 & (A.D.); Genova, S. Olcese, 26.V.1930, 1 2 (A.D.); Genova, S. Olcese,
Busallètto: 11.V.1930, 1°. 9) (AD) NS. Vittoria, VI-V1I1.1933, 1 ‘6 (GM.): NEL 1934, 2:99
(GM); Rezzoaglio, 19. VI.1931)" Po, (fe SA DJs TTotriskae IH 19302 OPA D)
Mamnella,: Vi. Scrivia). NIT:1950, 1 29 15.8 »1G Ma.) Ruta, 2V71896, MOSCATO)
Alp della Luna) VL1920, 176: LA An.) baz Eine Fonte 127Vil 1925)" 1) yoo ea,
France: Briga (Mar: 4 VIT 4931109 AD SE. Agnan, LS VIT 1920 TE SO, IS REP),
Germany: Würzburg, 25.VII.1920, 1 & (Dr. Ettinger). Switzerland: Lugano, Ticino,
VII.1936, 1 & (EZ.). Romania: N.(agy) Bogsàn, 1 2. Yugoslavia: Podcetrtek,
Styria merid}, \VIIT.1934, 306 S BT
95. Sterictiphora geminata (Gmelin, 1790)
Italy: Lomb., Varano Borghi, 300.1, 7.V1.1936, 1. © .(LGe.); VI, Campo’ Tures,
V111.1934,.1:92.XA.D.); Lig., Casella; VP Serivia,, 1V 1952, 1,9 (A.D: Gal... ba Sila, Came
slatello, 28.7.1935, 1 2.3.88 AD FON 193 270,0, Do EI 10537 dea
(A... Germany: Dessau, 33.V.1926, 1.9 TEL). Sweorzerband:s. Le 9.0819:
Astrid, Umseb, Wien, LEX 1049. ao CE)
96. Arge berberidis (Klug, 1812)
Ptaty: V.Ao‘, Brasson, VIL1936,..17 So (CAT Cosme, a Vil 192020
Woipelline, VIIL.1935, 2:9 8. 3° 6G (A.D.): Valsavaranche, VIII.1922, E © Kee, DI RE,
neuve, 1200 m, 1911, 1 &; Colle delle Finestre, V. Chisono, VII.1922, 1 9,1 4
Groscavallo, Alpi Graie, 6.VIII.1930, 1 9,2 6 3 (A): Tavigliano, ANT. ee 1
Lomb., Canonica d’Adda, 17.V.1884, 1 9 (P.M.); Cascina Amata, V. 1880, i ® (P.M.
Vivione, Schilpario, 26.VI.1934, 1 & (A.TT.-AS.); V.T., Campo Tures, VI.1934, 6 9
WD VITI.1934 2.997 LUS ADI va aa zer eee Han
BAIL 1928, 1 ‘8; Sagron, 1100,m, 1 4 (MB); Ven. Falcada, VILI952, 2 8, SA,
Sappada, Cadore, VI.1933, 1 & (LR.); Lig. S. Colombano,. 25.V.1930, 2 9 ; res Meee
France: Briancon, Les Alberts, H. Alp., 8.VII.1934, 1 6 (A. Ag.); Reims, Bois S. Amaur,
20.VII.1924, 1 9 (L.Be.). Austria: Aschensee, Tirolo, 16.VII.1882, 1 9 ae Bregenz,
7.VI.,1 9,1 6. Yugoslavia: Podcetrtek, Styria merid., IV.1934, 1.27 (ER) 1934,
ele KE.)
97. Arge ciliaris (Linné, 1767)
Italy: Lomb., Turbigo, F. Ticino, 27.1V.1934, 1 2,1 6 (AD); Fr.VG., Aidussina,
5.V.1927, 1 9; Udine, Casarsa, IV.1936, 1 2 (M.B.); To., Livorno, 10.1V.1930, 1 2 (M.B.).
USSR: Rossia, Bersula, VI-IX.1918, 1 9 (J.F.) Austria: Bohemkirchen, A.i., 1920, 1
Bd (JF. Romania: N.(agy) Bogsàn, 1 2. Yugoslavia: Podcetrtek, Styria
merid., VII.1934, 1 9 (E.J.). Greece: Zante, IV.1926, 1 2 (ES.).
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.
98. Arge clavicornis (Fabricius, 1781)
Italy: Piem., Sant. Are VI.1928, 1 & (A.D.); 20-25.VI.1929, 4 99,3 dé
(A.D.); VII.1929, 4 2 2, 1 & (A.D.). France: Sapicourt, Marne, printemps 1932, 1 2
RL. Be. ). Germany: Beto 24V; de" Qis Buckow; 13.V.2 D MES, Untraced
focality: Tchoroch, Batum, 1 2.
70 L. ZAMBORI
99. Arge corrusca Zaddach, 1859
Italy: V.Ao Beusson,: VIL1936/ AU. AA A) Finland: Lappland: L 49 1 ¢:
© Als di Macedonie, Camp Grossetti, 800: m, 9 km. O. de Florina, V.1918, 17%
apt.M.).
100. Arge cyanocrocea (Forster, 1771)
Italy: Piem., Limone, 2-7.VII.1931, 5 22 ee Procaria, Ceres, 1-17.VIII.1931,
BERO (AD) Sani Otopas.14.VI 1929: 32°. 9 MAD): V b1930y +1. ..9 (AD.); Taviglia-
note VIH 1935 "40 d'R.LoNendai AlpraMars 71 VIT1931, 4 9°25 (A.D); VI.1932, RE
(AD; Eomb., Asso, !Concaldi: Trezzo,5 NT1932;12:9 ©, 1 & (G.B.); Brescia, Rebuffone,
9.1V.1930, 1 d (G.M.G.); Laveno, 2.VI.1929, 2 22 (L.Ce.); dint. Milano, Monlué,
10193252 29 UGB.); Monza;!24.V.1928..1' & (LMi): Gavardo (BS); 20.VII.1929, E Q
(GM.G.); Turbigo, F. Ticino, 3.VIII.1932, 2 9'9 (G.B.); 19.IV.1933, 1 9 (A.D.); 7.V.1933,
3 90.1 AVA D): 27.1V.1934.1 9, (A Dr} Valereshentino; 10.V:1934, 1 °9 (AGS)/.M
Gomblo (BS), 12.V.1929, 1 2 (L.Bo.); Valsassina, Maggio, 7.VI.1934, 1 2 (A.TT.); Ven.,
PogzanoIV!1936; Ti 40M6B.): Lis: Casella, V. Scrivia, DIV950, 1901 IS IA Do Geétoval
14.VI.1930, 1 2 (A.D.); Genova, M. Fasce, 16.V.1931, 1 2 (A.D.); 18.V.1932, 19 CAM
Genova, Molassana, 14.1V.1929, 1 9 (A.D.); 14.V.1930, 1 2,1 & (A.D.); Genova, Piani di
Ceto.) 297 193058. 10785 2288 ED): V1985124.8& (AD. 39V RIGS ga
(AD): 2V 1990821998, las (ADI): 6V 1932, ARD Lilt te (AD): 19.V.1935, il
11 Cut: D): [Ma Fisosna, 19330 510 (CAI: NS. Vittoria,, V.1934, 4 9 9, 2 dé
Em: VI.1934, 2% 19 0,1 10 (GM): BE La MGM); V. 1936. 2 OB
(G.M.): VI.1936, DER: 26 Sassello, 19.VI.1930, ZA Or RI (A.D.); SUOE
cese, 26.V.1930, 1 © (AD.): Rezzoaglio, 19 VI. 1931, 12.2858 (AD); Torriglia, VE
VII1930, 1 2, 1 & (A.D.): To, Bagni di Lucca, 18.V.1935, 2 && (C.A.); Cutigliano,
195 4 29.27. 44 (042; Luca, Maagiano 10.V 1931.3 9 0, 1.4 (LS.);, Marea
750° 811955, 2 D'OCA Vallombrosa,. 30.9.1.1929,.°1 79, 1 (M.L.); Vallombrosa,
3
Firenze, ONTOS. ED & (A.An.); Ma., Montemonaco, 1000 m, 14-28.VI.1930, 1 2
(G.B. ); Umb., Lippiano, Alta V. Tiberina, VII. 1932, 9: (A:An.): Laz, Roma; “Aglio;
iy V1 32 a (OGame TV 19527170 (PL.): 17.VI. 1953.:1.2(0,G2.); Roma, To Fon-
tane, 11.V1. 19344 Ing (PL); Gal., La Sila; Camigliatello, 27V.1933, i S ADI VII
LCA DT. France: Pyrenées orientales, Maury, 3.V.1934, 1 9 CASS CR.) Austrag
Bresenz, 1ON1.1897,.. 2. 99, Switzerland: Lugano: ‘Ticino; VIT 19361140 & (72%
Spain: Piedralaves, Sierra de Gredos, 8.V.1934, 3 9 9, 1 4 eo CK, Yugoslavia
Podcetrtek, Styria metid.. VI.1934, 7 99,4 6 4 (BJs) Capodistria;+30.V.1933.-d €:
101. Arge dimidiata (Fallén, 1808)
Finland. Katislojo 1 8 (RF); Los, 19, (RE), Germany: Berlin, 16
(HAS,
102. Arge enodis (Linné, 1767)
Italy: Piem., Casale Monferrato, VIII.1926, 1 9 (C.Con.); Groscavallo, Alpi Graie,
6.VIII.1931, 1 & (AD.); Limone, Limonetto, 9.VII.1931, 3 9 9 (A.D.); Procaria, Ceres,
1-17.VIII.1931, 3 22 (AD.); Tenda Alpi Mar., VI.1932, 1 2 (AD.); Lomb., Canonica
d'Adda: IX. 1904, 1 9 (P.M.); Milano, 16.VI. 1906, 1:2 (on Urtica sp.); Pavia, S. Sofia,
23.13, 1930, 1:9 2(G.B:)s Turbigo, F. Ticino, 8.V.1933, PAOLA De Na Campo Tures,
VII.1934, IG o, Les (AD.); Ven; Sappada, Cadore, MO le" © (LR.); Lig., Casella,
V. Scrivia, VII-IX.1932, 1 & (C.Ma.); Genova, Piani di Creto, 2.V1.1930,..4: 9 (ADR
NS. Vittoria, VIII.1934, 2 9 9 (GM.): To., Bosco del Tesco, Matesca, 10.VII. 1934, 1 &
Ma., Sibillini, Montemonaco, 1000 m, 14-28.VI. 1930, 1.9 (G.B.); Laz: ‘Roma; Acilia, 1.9
(O.Ca.); Abr., Parco Nazionale, M. Palombo, 1.VII.1933, PARRA Parco Nazionale, Prato
la Corte 26.V1.1932,1 4 (PL): Parco Nazionale, V. Fondillo, 1 4 (PL). Frances
Briga Mar. 2.v111.1930, 1 8 (ADS; "4 VIT 1931, 2 OU (AD): Bazancovrt; pr. Reims
15.VIII.1925, Leo (L.Be.). Germany: 1, 9 Solingen, Renania, 1 2 (FZ.). Austria‘
Boheimkirchen, A.i., 1910, 1 9 (J.F.); Umgeb. Wien, NER © ÉTÉ: Romania: N.(agy)
Bogsàn, 1 ©. Yugoslavia: Podcetrtek, Styria merid., VII. 193411: 9 (EJ); Turkey
Amanusgeb., Das, Da h, 31.V., 1 2.
LIST OF SYMPHYTA OF THE DODERO COLLECTION 71
103. Arge fuscipennis (Herrich-Schaeffer, 1833)
Italy: Fr.VG., Aidussina, 5.V.1927, 1 g; Lig., Genova, Molassana, 21.V.1930, 1 2
(A.D.); Genova, Piani di Creto, 3.VI.1931, 1 2 (A.D.); 14.V.1934, 1 & (AD.). Romania:
N.(agy) Bogsan, 1 9,1 6.
104. Arge gracilicornis (Klug, 1812)
Italy: Piem., Sant. Oropa, VII,1929, 1:35 (AD); Tavigliano, 4.V11933, 1 2 (R.L.);
Lomb..\ Turbigo,. F;. Ticino; 27.1V,1934,.2 © © ee France: St. Germain, seine et Oise,
1 © (Clermont). Germany: Crefeld, Br. 15.VI., 1 & (E.U.); Crefeld, Fw., 14.VII., 1 2
EM, kN ax Ay! PR USE Blankenburg, Thüringen, 2.299 all € KO Sch.); Nürnberg, 26.
VII.1929, 1 2 (Dr. Ettinger); Solingen, Renania, 1 9 ( FA) Austihias Graz, Styria, 1 2.
Czechoslovakia: Weisskirchen, Mähren, 2 29. Yugoslavia: Podcetrtek, Styria
mers, 1%.1954, 1" BT):
105. Arge melanochroa (Gmelin, 1790)
Italy: V. Ao., Valpelline, VIII.1935, 1 & (A.D.); Piem;, Chivasso paludi, F. Po, 9.VI.
1918. 1 2: Limone, 7.VI.1931, 2 29,2 && (AD,); Tavigliano, 18.VL.1935. 2 4 & (RL.):
Tenda, Alpi Mar., 3.VIII.1930, 1 2 (A.D.); 1.VII.1931, 2:22; 2 66 (AD.); Lomb., Pai-
tone (BS), 6.V.1934, 1 6 (G.B.); Sabbla Barghe (BS), 21.VII. en bi OL Bob Turbise,
F. Ticino, 3.VIII.1932, 1 & (GB.); 27.IV.1934, 1 9, 1 & (AD.); V.T., Campo Tures,
VI.1934, 1 2 (A.D.); Castel Tesino, M. Agovo, 6.VIII.1933, 1 9 (G.B.): Lie, Genova,
M. Fasce, 20.V.1931, 1 & (A.D.); Genova, Molassana, 21.V.1930, 28.9 (ADI): 14.VI.1930,
3.29..1:&8 (AD.); Genova, Piani di Greto;12.VI.1930; 1: 90130 did (ADI): ASI
O .4.6 & (AD.); M. Antola; 9:VI1.1930; 1. 2; Lig (AD.) NS. Vittoria, VI1S34> 18,
1 6 (G.M.); VII.1934, 3 22 (G.M.); Passo del Bocco, 5.VIII.1935, 1 2 (C.Me.); Rez-
zoaglio d’Aveto, 19.VII.1930, 1 2 (A.D.); Riomaggiore, 23.VI.1929, 1 &; Sassello, 19.
NI1930, 2 29,3 64 .(A Doe Forriglia, ZYH. 130,4, 2:93 Aid (A Du: Bri
gneto paludi, 30.V.1918, 1 & (G.B.); To. dint. Grossetto, Poggio Cavallo, VI.1919, 1 2
(A.An.); dint. Firenze, M. Morello, 23.V.1929, 1 & (A.An.); Firenze, Vallombrosa, 2.VII.1928,
2 292 (A.An.); Pisa, 2 22 (LS.); Ma, Montemonaco, 1000 m, 15.V.1930, 1 9 (GB.);
14-28.V1.1930, 4 99, 4 && (G.B.); Umb., Lippiano, Alta V. Tiberina, VII.1929, 1 2
(AZANn2:; VIIT.1930: 1 -O> (A Ams) Poasio Mirteto, 1 OGM). Laz, LP): Roma,
Acilia, 27.V.1932, 1 2 (O.Ca.); Roma, Tre ya 24.1V:.1932, 2 28 Oot PL.Je 7.811931,
299,268 (PL.); dint. Roma, 1 3 (RI.A GC. }:1 Abr. Chieti, 2:9 Q95ol id (L.S.);Moen-
tepagano, 5.VIII.1917, 1 & (Bondina): Parco Nazionale, ' Forca d’Acero, 1.VII.1936, 1 @
GR)» Parco Nazionale, M. Palombo, 1.VII.1933, 1 2 (P.L.); Parco Nazionale, Prato la
Corte, 24.VI.1932, 1 2 (P.L.); Parco Nazionale, Rive Sangro, 26.VI.1933, 2 gg (P.L.);
Parco Nazionale, Rocca Genovese, 30.VI.1936, 1 9, 3 66 (P.L.); Parco Nazionale, V. Fon-
dillo; -3.VII:1936,.1.:9 (P:L.);.28:VI:1933,-2 3.45 (PiL.)s Gal, La Sila; Camigliatello;0 15.
VI.1933, 6 99,8 dd (AD.); Sic., Messina, 1 9 (F.V.); Pachino, IV.1934, 1 & (M.B.).
biwan cri Brisa Mar., 4:VII.19%1, ti 20, «2» é (AD Füchyr 440141224, DI ee
(A.TT-A.S.). Germany: Solingen, Renania, 1 & (F.Z.). Switzerland: Lugano, Ticino,
VII.1936, 1 2,1 & (FZ.). Austria: Vorarlberg, 30.V., 1 6. Spain: Catalonia, Cen-
telles, Mas de Xaxars, 3. 99; Piedrelaves, Sierra de Gredos. 18.V.1934, 1 9 (CK.).
Yugoslavia: Macedonia, Gjevgjeli, 1 2, 1 &; Podcetrtek, Styria merid., V.1934, 1 6
‘44 Greece: Rodi, 30.IV.1932, 1 & (AS.); Rodi, Trianda Malpasso 5.V.1932, 1 &
LAS.)
106. Arge metallica (Klug, 1834)
IAA Latvia, Kreis Jakobstadi, Gem. Abeli., Suno, Sterpes, 12.VII.1929, 1 ©
.Co.).
107. Arge nigripes (Retzius, 1783)
Italy: Piem., Alta V. Sessera, 25.VI.1935, 1 1 & (R.L.); Macugnaga, M. Rosa,
VIII.1929, 1 9: Sant. Oropa, 8.VII.1927, 4 29 ADI; VI.1929, 12 99, 1 & (AD);
VII.1929, 6 29, 11 && (AD): Tavigliano, VI.1934, 1 2 (RL.); 1.VI.1935,1 2 (RL);
Tenda, Alpi Mar., 1.VII.1931, 4 29,1 4 (AD.); V11932,3 99, 2 48 (AD.); 20.
WII1.1932, 3 29 (AD): Piem., Limone, Limonetto, 9.VII.1931, 1 ©, 1 & (AD); Lomb.,
2 L. ZAMBORI
Valtellina, Gerola, 1050 m, 12-18.VI.1931, 1 9,1 é (G.B.); V. Brembana, Branzi, VIII.1936, 2
S 9 GB.) Ven M. “Baldo, 17.V111.1929,1 9,1 6 (G 1. Fr.VG., Boschetto (near Trieste),
FO VI1928, 1 & GES) ex Genova; MI Fasce) 18.9.1932, 1 5 LT 6 MAD); Genova, Piani
di Creto, 29.V.1930, 4 2 2, 4 66 (AD.); V.1935, 1 2 (A.D.); Genova, S. Olcese, Busal-
tte 523 V.1931, 1 9, 4 66 (AD); M Antola, 9.VIT.1930, 1 ‘8 (XD), Reale d 2
vero, DOVE 1 OLA D): Tormeka, 7.VII.1930, 1 9 (AD.); To. Cutigliano, - V.1955.
1 2 (C.A.); Maresca, Teso, VI.1935, 1 9 (A.Fa.); Mar., M. Catria, Convento di Avellana,
V.1933; 2 29 (CA. Abr, Parco Nazionale, M. Gonzana, 2100 m, 1 © (LS.);, Parco Na
zionale, M. Palombo, 1.VII.1933, 3 66 (P.L.); Parco Nazionale, M. la Rocca, 1 9; Parco
Nazionale, Prato la Corte, 22-24-VI.1932, 3 9 9, 6 gg (P.L.); Parco Nazionale, Rive San-
ero, 26.41.1993. 2% oO PL: Gal, La “Sila Catmugliatello,-. 27,V.1933, (4004 & (AD),
N1.1933.3790,.17 8 (AD) France: Brea Mar, #VT11931, 1.8 CADI); Mery. Premesy
Marne, V.1916, 1 © (L.Be.); S. Jean la Porte, Savoie, 28:V,1922, 1 9 (L.Be.). Germany:
Boppard, Renania, VIII.1934, 1 2 (F.Z.); Vogtland, Saxon., 1 &; Nassau, 1 d. Austria:
Vorarlberg, Gamperton, 8.V.1908, 1 2.
108. Arge ochropus (Gmelin, 1790)
Italy: V.Ao., Valpelline, VIII.1935, 2 99,2 64 (A.D.); Valsavaranche, VIII.1922,
10> AD.) Vertes, 1193531 5 (L.Be.); Piem., Biella, 25.VI.1929, 1 © (R.L.); Lt
mone, 1.VIII.1930, 5 2 2,4 66 (AD.); M. Mongioie, 1 2 (LS.); ein Oropa, 14.VI.1929,
2 a3 (CAD: VII. 1278 (A.D.): Tavigliano, 10921935, 1-9 RE): Tenda, Alpı Mars
LAN 195180 SAD): SANE 1930, 1 8 (A.D.); Vercelli, 23 "VAL 1930, 1105 {EG Poms
Cremäna, VII.1935, 5 99,1 6 (L.Bo.): Gavardo, 20.VII.1929, 1 4 (EBo,% Turbiso 48
Picine.< PV 1107 IE ES (GP ISIN bt CGR) 871933, 19, RD
NEE Campo! Pures; VID 1934 14 SSA: MEDI VIITI934:"1T8 (AD); Mezzacorona
VII.1930, 1 2,2 && (C.Ma.); Pinzolo, V. di Genova, VIII.1926, 1 9 (A.Fa.); Pusteria
Bronico VIT 1954, E © (C5. ): Treviso, Ponzano, 1 9 (M.B.); Lig., Casella, V. Scrivia,
VILEX:1933, 3-9 2 (CMa. 13.V.1934, cio (C.Ma.): Genova, 1 & (A.D.); Genova, M.
Fasce, 29.V.1931, 1 2 ar, Genova, Piani di Creto, 29.V.1930, 2.929, 1 ADI
IVI ISDN 4 00 BO ADWINT1930, 3009,38 & (AD) 211921 A
EA DI 2 T1992 81: OF CAD) FE MINSI PL 40 CAD.) Genova, Piano Casalino
IAVL1930.1 CADI: enova a, S. Olcese, 14. IX, 1934, 124 (AD): Mi Antola 9 WV ET 1550
1 4 (AD.); NS. Vittoria, V.1934, 1 4 (GM.); VI.1934, 1 @ (GM.); VI.1936, 1 &
GEM.) VEEL 1956: ded leg (G.M.): Sassello, 19.VI.1930, 2 2 2 (A.D.); Sopralacroce,
SIL 1930 1008 CADI) To Pisa 29° (È S.) Vallombrosa! (FL), 2 VIT.1928 “leg
(AAn.); 30.VI.1929, 1 & (M.L.);- Umb.; Lippiano, Alta V. Tiberina, VIII.1930,- 1° ö
(A An) Laz M, Scalamba VIT,1932)0159 KES.); Roma; Acilia, VT192,'2 2 (OB
T.NVIE19522: 1098: Oia): 17.1193, 12.0); Abre Barco’ Nazionale, Chieti, V:195%
2 99 (LS.); Parco Nazionale, Forca d’Acero, 1.VII. 1936, 1 © (P.L.); Parco Nazionale,
M. Palombo, 1.VII.1933, 2 @ © (P.L.); Parco Nazionale, Prato la Corte, 24-26.VI.1932, 3
DI Obi. 30.0.1953. 1-0 « (PL); Parco Nazionale, Rive Sangro, 26.VI.1933, 4
00.2 64 (PL): Parco Nazionale, V. Fondillo, 28.VT.1933, 1 ©, 1 8 (PIL.); Cal; Ta
Sila. Camigliatello. VI.1933, 4 99. 3 &é (AD.): VIL1933. 1 9.1 4 (AD): 15.
WIII.1933; 19,14 (ADI); Sic., Messina, 1 9 (FV.): Sard., Fonni, VI.1922, 1 9 (CA)
France: Amberieu, Ain, VIII.1935, 1 & (L.Be.); Briga, Alpi Mar, 2.VIII.1930, 1 6
(A.D.); 4.VII.1931. 1 ©, 4 88 (AD). Spain: Catalonia. Centelles. Mas de Xarxas, 1 4.
Yugoslavia: M. Maggiore, Istria, 21.VI.1930, 1 2 (A.D.); Podcetrtek, Styria merid.,
194: OO, HER)
109. Arge pagana pagana (Panzer, 1798)
Italy: V.Ao. Valpelline, VIIL1935, 1. 2,
1 & (AD.); Piem., Arquata Scrivia,
VIIE 19952711778 CLS sBimane LVIEMM930.:7 2,2
dé EN I VIDI a
ADE Sant. Oropa, 4VII. 1928 Door AVI 1929 2,006, 1 & (AD): VIL12292 599
2.8 LD), Tayıshans, 174111953, 4; ©, ded (RL.): Tenda, Alpi Mar. :1.V.11.195%
Re O AL a We VADO wees 3 & & (AD): Lomb.. Borgounito (BG), VIT.1934,
l'OL Bot Geb Cremona, 2.0 O° UL Bo, 355, VILL 1090 BT GCL Bo): 1956, 04a
CL, Bo, et Tutbico,..F Ticino; 27.101954, 11-8 (AD); «Viel... Campo Tures; VII:1934 1.8
(A-D.); VII.1934, 2 9 9, 1 & (A.D.); Pusteria, Valdàora, VIII. 1929, 1 2 (GMG.); Lig.,
Genova, Piani di Creto, 2.VI:1930, 2 2 2 (AD.): Genova, S Olcese,25:V.1931; 3 9090118
A.D.); dint. Genova, ‘Sh Eusebio, 2:1X:193071 1195, 1: 4: (la. Monterosso al mare. 1927
2 (Montale); NS. Vittoria, VII.1934, 3:.9.9 (GM.): VII.1935,2 22 (G.M.); VIII.1936,
LIST OF SYMPHYTA OF THE DODERO COLLECTION o
Q = 1 6 Nat. To., Cutigliano, V.1935, 2 9 ®, 1 & (C.A.); Maresco Teso, VI. 1932,
2,48 d CA) Pisa VB. 21290, 4 © (LS): Vallombrosa, BOVE 1929, Lid
ML.): Ma., Sibillini, Montemonaco, 1000 m, 14-28.VI.1930, 1 2 (GB.): Umb., Lippiano,
Alta Tiberina, LI 19327 279 © (A.An. 1 Laz. M. Cavo, Nr Garavaglia, 1. 2; Abr,
L'Aquila, 1 ©, 1 SESIA France: Ambérieu, Ain, VIII. 1955, tr 2 .(L.Be.): Briga Mar.,
4.VII.1931, 1 2 (A.D.); Epernay, Marne, 2.VI. 1933, 4 99, 6 (L.Be.). Germany:
Solingen, Renania, 3 22 (F.Z.). Austria: Bregenz, 25 VIL. * 2 ; Nenzing, 21.VII., 1
© His Graz St., 1 2 (Penecke). Yugoslavia: Podcetrtek, Styria merid., VIII. 1934,
1 (EAT: ).
110. Arge pleuritica (Klug, 1834)
Romania: Dobrudja, Macin, 1 ® (ALM.). Yugoslavia: Macédoine, camp
Grossetti, 800 m, 5 km O. de Florina, V.1918, 1 ® (Capt.M.).
111. Arge pullata (Zaddach, 1859)
USSR: Latvia, Gern., Suntaschi, Gerkl., 11.VII.1935, 1 9 (O.Co.).
112. Arge pyrenaica (André, 1879)
Italy: V.Ao., Pré St. Didier, VIII.1935, 1 2 (A.D.); Valpelline, VIII.1935, 1 9,
> Dot. D}: Piem., Limone, 7.VII. it 1 3 (A.D.); Macugnaga, M. Rosa, VIII.1932,
RR Tavigliano, 22 VI: 1935, Li SARL; Torino, 4.X.1915, 1 ® (Superga); Sard., Tempio,
VI.1905, 1 9 (F.Si.).
113. Arge rustica (Linné, 1758)
Italy: Piem., Alta V. Sessera, 25.VI.1935, 1
33111882, tO (LF); Limone; 7-9. VIOL 309
toe RL.) VE1929,. Or? VERDI SB ZIE 1500:
calo: 20 VIT.1929, 1-9 (L.Ce.);°Turbiso, F Ticino, 3VYIIL
17.VII.1929, 1 9 (G.B.); Treviso, Montello, 1 $ (M.B.);
fe 2060 AD.) M, Antola, INIT TOS To., Vallombrosa, 2NTE
1028, 4 29, 4 64 CHAD); Abr., L’Aquila, ko SS Parco Nazionale, Prato la
ber: *24 VI:1932/-1: 0 (PL) IE IX. 1933, 1 @ (P.L.); Parco Nazionale, Rive Sangro, 26.
VI.1933, 3 22 (P.L.); Parco Nazionale, Rocca Genovese, 30.VI.1936, 1 2 (P.L.); Parco
Nazionale, V. Fondillo, 28.VI.1933, 5 22, 1 6 (P.L.); M. Genzana, 10.VII.1933, 1 2
MES); Pescasseroli, 23.V11927, 19,1 Ò, (PAG); Cal, ‘La /Sia, N 25,V1.1933,
Bore (ADs VIEI993, 82.951 8.78.D BIS 2 SE ER Tee Came
piegne o Sédan, 1. 9. VE Be) Germany: Blankenburg, Thüringen, 1 nb KO.
Birstria: Vorarlberg, Schlins, 18: VIL1906, 179. un oa tw 154, Yugoslavia: Bo-
snia, Petrovac, 1 &.
Q, dd (R.L.); Colli di Gassino,
AD); Sant. ‘Oropa, 26 VI 1928510
a, a ace Lomb., Mer.
2
ete
tO tS Bae Wen M ’ Baldo
Giovo di Sassello, 19. VI.1930,
Hos È
os”
114. Arge simulatrix Konow, 1887
Turkey: Amanusgeb., Jaribaschi, 1 &.
115. Arge syriaca (Mocsäry, 1880)
Italy: Lig., Genova, Piani di Creto, 2.VI.1930,
E 9 (CA.); Mar, M. Catria, VADO; L'E 10450 A
E Le (GB): Camp. V. Lucano, VI.1904, 1 2 (FSo.); Cal, La Sila, Camigliatello, 27.
1933, 4,90, 16 (AD.): 13.97.1923, 11.9 9, 4 #6 (AD): VI 2 La
dt SIC. Messina, EN. E; Caucaso, Elbrus gebiet, 1 2 (Ryl.). Yugo
lavia: Podcetrtek, Styria nee VIII.1934, 1:2 (EJ.). Lebanon: Hasrun, 1500 m,
9.1V.1935, 3 99,7 dé (WW).
1°9 (A.D.); To. Cutigliano, V.1935,
Montemonaco, 1000 m, 14-28.VI.1930,
116. Arge thoracica (Spinola, 1808)
Italy: V.Ao., Brusson, VII.1936, 1 2 (C.A.); Piem., Cassano Spinola, V.1930, 1 2,
266 (GBM.); Tavigliano, 26.V.1935, 1 & (R.L.); Tenda, Alpi Mar, VI.1932, 4 28,
74 L. ZAMBORI
6 dd (AD.); Torino, Colle-Eremo, 6.VI.1915, 1 6; pan Paitone; 10.V.1951, & ©. (E.Bo.k
Lig., Genova, Molassana, TAN 1950 LES, 72 dd (A.D.); Genova, M. Fasce, 29.V.1931, 1 2
(A D) Genova, Piani di Creto, LOL 1930, FAQ OS 4 6 (A.D.); Genova, S. Olcese, Bu-
salletta, 12102 0.0) (A.D.); Giovo. di Sassello, 19.VI.1930, 1 & (A.D.); Rezzoaglio
d’Aveto, 19.VI.1931, 1 2 (A.D.); To., dint. Firenze, Fiesole, ga prg 250/013 AA
Mar., Sibillini, Montemonaco, 1000 m, 14-28.V1.1930, 2° & a (G.B.); Umb., Gubbio, 189?, 1
3} (P. B.); Abr., L’Aquila, 1 2 (TES Parco Nazionale, M. la Rocca, 140 “Parco Nazionale,
M. Palombo, “a 1933, 1,95 (PL); Parco Nazionale, Prato la Corte, 26: 30. 193222799
(PL; Parco Nazionale, V. Fondillo, 28.VI.1933, 3 9 © (Reese. Lagopesole, ol 1893,
12 A. France: La Peruse pres Roumaziéres, Charente, printemps LOE cl CREO
(Clermont).
Pedron voor (Lanne, 4190)
Italy: Prem, Alta V. Sessera, 25.VI.1935, 1.0, 1 & (RL); Crodo, V. Ossola
WIL1I922 1 © (E ML): Procaria, Ceres; 1-7.VII[.1931, 1, © ps Pondezano, 18.IX.1935,
IS {Ro Taviehano, 1.VEI955 3.709 (AD); 19.V.1936, 1 Q (AD.): Tenda, Alpi Mar.,
1.VIL1931, 2 99, 2 dé (AD); VI1932, 1 2, 1 & (AD); Sant. Oropa, 27.VI.1929,
6) 2 ORD 1d Sel DE V9.) le 2:28 ly; Lomb) Asso Conca di Trezzo,
De Vib W982 572 91 O% (GB. Turbigo, F. Ticino, 1.VI.1930, 1-9 (GB): 3, VI1E1952521
© (GB). 27.19.1947 1:9, 2444 (AD; Mercallo, 20.VIT.1929, 1 9 (LCe'); Milano,
30.VI 1894, 1 & (P.M.); V.T., Campo Tures; VII.1934, 6 9 2 (AD.); Trento, Sagron, 1100
my el 29: NB.) Ven, Padova 1401934 1.4, CAIGS.)<. Sappada; Cadore, VI.1933) 1 6
(L.R.); Lig., Genova, Piani di Creto, 9.VI.1931, 1 @ (A.D.); Rezzoaglio d’Aveto, 19.V1.1931,
1 2 (A.D.); To, Maresca Teso, VI.1935, 1 & (A.Fa.); Mar, Sibillini, Montemonaco,
14-28.VI.1930, 1 2 (G.B.); Abr. Parco Nazionale, Colli Nascorti, 1 &; Prato la Corte,
ANI19D, 04 11 (PL); Cal: La, Sila, Camigliatello,..M1.1933, 1.8 (AD.). Frances
Env. de Reims, 3 9 2,4 66 (L.Be.); Pierrefitte, Meuse, 1 9,1 g (L.Be.). Germany:
Solingen, Renania, 1 2 (F.Z.); Würzburg, 1.VIII.1919, 1 2 (Dr. Etteinger). Austria:
Bregenz, 3-5.VI.1893, 1 2, 1 &; Vorarlberg, Damüls, 2.VIIL, 1 9. Yugoslavia: Latpari
Pass, 1500 m, 19.VII.1908, 1 @ (V.R.); Podcetrtek, Styria merid., VIII.1934, 1 ® (E.J.).
Cimbicidae
118. Corynis crassicornis (Rossi, 1790)
Italy: V.Ao., Gressoney; VII.1935, 1 2, 2 66 (C.A.); V. d’Ayas-Fiery, VII.1936,
POE (C.A.); Verres, (1.VIII.1935; 2:29 (AD.); Piem.,” Limone, VIII.1930,; 4,2
(AD. TN 111931429 (AD.): Sant. Oropa, 10.VIL1929, 2:99,11 6 (AD): Tenda
Alpi Mar, LVII. 1931, 18 92 TUA Di) 0. 11932, 219 Do O (AD.): Lomb.,i Pavia, ®
Q (M.Be.): Turbigo, a Ticino 1. VI:195012./0 © +2: &8: (GB) 13.V.1932, 299% (GB
N 1953712 ee 866% (AD.): Nitto Campo Tures, VI.1934, i 22,40 {ADI ie
1934, 2 3 4 (A.D.); Trento, Sagron, 1100 ml 9 (MB.): Ven., Ponzano, Treviso, IV.1936,
II ED SENTE): Fr.VG., Premariacco, WISE 1: WA, An.): Lig, Casella, VW. Scrivia. VII
TX1933, 1:2 (C.Ma.): NS Vittoria, VI 1929 1. 9. (GM); -VI.1929, :2.. 4.6. (GMA
VI.1933, 11.4 (G.M.)s VI.1935, 329:0 (GM.); Rezzoaglio d'Aveto, 19.VI.1931, 2 0 (AD.):
Riomaggiore, 23.VI.1929;; deg : 1Mar, M.. Gatria, !V 1933;).0h 9 (CA): M. Sibillini, Foce,
900 m, 21.911930, 1 8 (GB.): Piobbico, V.1933, 19 (CA.): Laz,, M. Viglio, 25. VI. 1917
1:20 ( PL): Abr. Parco Nazionale, M. Palombo, PFALI1933. 1, 0 (PL.): Parco Nazionale,
Prato la Corte, 22 VI. 1992 110: 2 oe Parco Nazionale, Rive Sangro, 26.11.1932
Pato VP) Parco Nazionale, Bey Cavello, 1930, 1 9; Parco Nazionale, V. Fondillo,
211985, (PL AE
119. Corynis dusmeti (Konow, 1907)
ie Spain: El Prado, 1 d (J.M.D.); Piedralaves, Sierra de Gredos, 18.V.1934, 1 2
(CR:
120. Corynis italica (Lepeletier, 1823)
Italy: Piem., Tenda, Alpi Mar., VI.1932, 1 9, 1 & (A.D.); Lig., Genova, Molas-
sana, 21.V.1930, 1 9, 1 & (AD.); Genova, Staglieno, 14.V.1882, 1 9 (L.F.).
LIST OF SYMPHYTA OF THE DODERO COLLECTION 75
121. Corynis krueperi (Stein, 1876)
Lybia: Cyrenaica, Porto Bardia, 7.III., 1 & (G.CK.).
122. Corynis obscura (Fabricius, 1775)
Italy: Piem., Cassano Spinola, V.1932, 1 6 (G.B.M.); Gassino, VI.1895, 1 2 (LF.);
Limone, VIII.1930, 1 2 (A.D.); Tenda, Alpi Mar. VI.1932, 4 09, 1 & (A.DIe#20.
VILE, 1932, 1..& (AD.): Lomb., Turbigo, F. Ticino, EVE 1930.1k.@ CERTE Lig., Genova,
Molassana, 19.V.1930, 2 2 9 (A.D.); 14.V1.1930, 1 é (A.D.); Genova, M. Fasce, 29.V.1931
Fan (AD De Genova, Piani di Creto, 2.VI. 1932, Be Oe CARS (AD.): FONT 4955 Pg
(AD.); Genova, Quezzi, VISITS ©, PS GM.): Abr., Parco Nazionale, Prato la Corte,
e2.¥ 193251 9 RE Finland: Karislojo, ti (RF.).
123. Corynis sanguinea (Vollenhoven, 1878)
arm isa: 1 o (O Sha
124. Corynis similis (Mocsary, 1880)
Gireece:-Rodi;-Fileremo;.26:1V.1932, 2-29 (AS): Cyprus Limassol, 24954
Diaper? ¢ dé
125. Zaraea aenea (Klug, 1829)
Italy: Piem., Sant. Oropa, VI:1929; 2 99 (A.D.). Austria: Kemmelbach, 29.
TV.1909,. 1 9; Vorarlberg, 1 2 (Vop).
126. Zaraea aurulenta (Sichel, 1856)
Italy: Lomb., V. di Scalve, Schilpario, 4-17.VII.1932, 1 9 (G.B.); V.T., Trento,
Sagron, 1100 m, 1 a (MB.); Ven. Falcada, VII.1932, 2 9 oi il && (ERI): MI Baldo;
Peto. 1 oO, 2 44 (GR): Sappada, Cadore, 15-31.V11.1933, 1581 ho: RVG,
Selva Tarnova, VI.1934, 2 22 (C.A.); Abr., Parco Nazionale, M. Palombo, 26.VI.1936,
fee: (PL; Parco Nazionale, M. Tranquillo, Ay vas, 1933, 1 o (Sani ); Parco Nazionale,
Prato: la Corte, 30.V1.1933, 1 ® (PL.). Austria: Lech, 26 VII. om
127. Zaraea fasciata (Linné, 1758)
Italy: - Piem., M. Mucrone, 11.VII.1935, 1-2, (AIT:-AS -CK.); Sant. Oropa, VI.
D 7 9 (AD), 10:21.VII.1929, 10 99 (A.D); Lomb., V. de Scalve, Schilparig, 4.17.V LE
#52. 1 © (GB); Fr.VG., Selva Tarnova, VI.1934, 1 ® (CA). France: 5. Germain,
Seine et Oise, 1 9 (Clermont). Germany: Solingen, Renania, 1 9 (FZ.). Switzer-
land: Lausanne, VII.1874 1 2 (L.Ba.). Austria: Bregenz, 4-9.VIII., 2 2 9; Schlins,
13.VI., 1 2; Stubaital, VII.1930, 1 2 (Dr. Ettinger); Wien und Umgebung, 1 2.
128. Zaraea mutica (Thomson, 1871)
Italy: Piem, Sant. Oropa, V.1928, 1-2 (A.D.):°V1.1929,°1°-@ (AD.); Torino,
5.1V.1915, 1 & (Mongreno); To., dint. Livorno: Limone, 1.1V.1934, 1 2 (A.M.). Austria:
Kemmelbach, 15.1V.1909, 1 &.
129. Abia candens Konow, 1887
France: Givry, Marne, 16.VI.1929, 1 9 (L.Be.). Germany: Crefeld, 22.V., 2 66
(E.U:); Austria: Dornbirn, 2.VIII. 1909, + Qu Schiim 220. 2.6 6 eur):
130. Abia fulgens Zaddach, 1863
Italy: Piem., Tavigliano, 14.VI.1935, 1 @ (R.L.); Lomb., MS. Primo, Magreglio,
16.VI.1933, 1 4 (G.B.); Oltre il Colle, Alpi bergam., 2 9 2,1 8 (A.W.); Sondrio, V.1901,
1 2 (P.M.); VIT, Campo Tures, VII.1934, 1 2 (AD.); Ven, Dolomiti, Marmolada or.,
76 L. ZAMBORI
Malga Ciapela, 1.9 (L.Be.). France: M. Azelviaz Savoie, 14:VII.1922, 1...¢6.(L Be).
Austria: Hieglau, Styria, 1:92; Tirol; Oetztal; 23.VILI903; 1. 9. Untraced loca
li ty» Pormazin, -26V 11,1905) 14.93
131. Abia nitens (Linné, 1758)
Italy: Piem., Madonna di Campagna (TO), 11.VI.1905, 1 & (Largaiolli); Lomb.,
Dorbico <4. Ticino, 3 I41932>1:8 +13 AG Bis Ven; Treviso, Ponzano; -VI1934 1 2
(M.B.): Austria; Boheimkirchen, A.i., 1922, 1 © (J.F.); Wien Umgebung, V-IX.1921,
200 2 A.
132. Abia sericea (Linné, 1767)
Pally Sant. Otopa, 8. VIT1929, 3 929,8
(R.L.); Lomb., Groana, Barlassina, 2.VI.1936, 1
9 (G.B.);: Ven, Silvelle 5.V11:1954..1 8 TAGS. Ge. Udine, Casarsa, V 1934. 1e
END.) Lie, “Casella.wV 7 Scrivia VITA9S6; A 19. (GM. Genova, Forte Sperone, V.1926, 1
SAAB); Genova, DBavari, 1. VI. 1950 1 & EG); Genova, Lagaccio, IV 1:1882,.178 (AD):
Genova. Piapi adi Greto VE 1931 6 99 2 88 AD) 231192 2. 9. (AID "Rae
Roma, Casal de Pazzi, X.1933, 1 2 (GS.). France: La Péruse pres Roumaziers, Charente,
printemps 1917, 1 2,1 & (Clermont). Germany: Blankenburg, Thüringen, 1 d (O.Sch.);
Crefeld. 16.V., 1 9: (EU). Austria :Vorarlbers, i 16.VII, 2 22,1: d.:GCzechoslowz
kia: Trenesin, Teplız, V11898,:1.8::Untraced locality:. Piemfelte, 1° 2' (L Be)
3 ae Tavigliano, 4.VII.1930, 1 9
(G
e)
Q Bt. Pavia, Sisottayc2L1V 1304
Ip
133. Palaeocimbex quadrimaculata (Müller, 1766)
Italy: Lie, Genova, 1.V.1931, 13.0, 16.66 CAD») 2841V:1932: 1 0, 700
CADI: LLIV. 1933, + 2 (A.D DE Genova, Forte Ratti, 24.1V.1921, 1 & (A.B.); Genova,
Qiaczzi 21V 1950, de CAD: 1-28.1V.1932, Le ee 292 MAD) IV 1022
: © (AD): NS. Vittoria, y1954.1.8 (GM “W055 29 AGM VISO
(GM); Mar. Ascoli, Piceno, IV 19321: & (GB, Pi. Bari, 53V 1932, 16: (on View sp}
Austria: Graz, 12.9. Yu sposlävta: sta, PolacIU-VILiI917/1 © (LE) Turkese
Tarsus; Cilicia: 15 6:
134. Cimbex connata (Schrank, 1776)
Iralv: Piem, Sasa, 1 Dev EG) Lomb. adinta Ambra, 1896: 1-9: (PMs
Campo Tures, VII.1934, 1 2 (A.D.); Ven. S. Giuseppe, presso Treviso, V.1926, 1 & (M.
Lig, Chiavari, 49.1950,.1 & (AD); Laz... Roma; Aeduacetosa,:22.V£,1919; Ind (PL.
Abr., Parco Nazionale, M. Palombo, 23.VI.1936, 1 & (Sant). Austria: Bacher. Gb.
1 & (Krauss); Nenzing, 14.VIII.1901, 1 2. Czechoslovakia: Mor., Hof, 1 2 (0.
Ptag, Böhmen, 2 6 4.
ye VIT.
135. Cimbex fagi Zaddach, 1863
Italy: Piem, 1 d (GGi.); Isola S. Antonia (AL), 19.VI.1934, 1 & (GBM);
Sant. Oropa 19.VI.1929, 1 © (A.D.); Lomb., Turbigo, F. Ticino, 8.V.1933, 2 29 (ADI
136. Cimbex femorata (Linné, 1758) |
Italy: Piem., Sant. Oropa, VIII, 1 2 (AD.). USSR: Bukowina, Czernowitz, 1 6:
Caucaso, Kasbek, 1 9. France: Brout-Vernet, 1 9,1 6 (H.duB.). Germany: Bredow
F., Nauen, VI.1928, 1 9 (G.Rk.); Buckow, 1 2 (C.S.); Prov. Brandenbg., 1 9; Strausberg,
11.9.1913 1 .9-(GRr.), Switzerland: Zürich, 4008 (Rubl); Austria; Bregenz
10,1% 1.08. Dembim;: 15 Vds 4.8: Graz, Stytia, 1.2,
137. Cimbex lutea (Linne, 1761)
Italy: Piem, 1 9 (G.Gi.); Sant. Oropa, 5.VII.1928, 1 2; Tavigliano, 17.VII.1935,
2 (R.L.); Torino, Vanchiglia, 22.V.1872, 1 9 (G.Gr.); Lomb., prov. Como, 10.V.1934,
d.(G.B.); Ven. S. Giuseppe, presso Treviso, V.1926, 1 2 (M.B.); Lig., Chiavari, 4.V.1930,
68 (AD.); Abr., Parco Nazionale, 1930, 2 && (Balzo Caprio). Austria: Bacher,
labs (Krauss): Dornbirn, 12.V1.1909, deg
LIST OF SYMPHYTA OF THE DODERO COLLECTION 77
138. Pseudoclavellaria amerinae (Linne, 1758)
Italy: Piem, 1 & (coll. G.Gr.); Lomb., Cremona, IV.1933, 1 © (LBo.). Ger-
many: Dessau O., 4.V.1925, 1. & (OH.): 8.V.1930, 1 © (OH). Austria: Puchberg,
ir ASSIS bug.
139. Trichiosoma latreillei Leach, 1817
USSR: Turan, Batkal 1 &.
140. Trichiosoma lucorum (Linné, 1758)
Italy: Lomb., Varzi, Voghera, V.1886, 1 & (Mazza). German
burg, Thüringen, 1 9, 3 64 (O.Sch.); Oranienbaum, Anhalt, 2 dd (
Umgebung Wien, 1919, 1 @ (J.F.).
y: 1 2; Blanken-
OH) Austria:
141. Trichiosoma silvatica Leach, 1817
Italy: Lomb;, Turbigo, F, Ticino; 15.V.1932; 1:9: (GB.); 19.1V:1933,)2 92,2 dg
(A.D.); 8.V.1933, 3 92 (AD.); 21.1V.1937, 2 92 (GB). USSR: Turan, Baikal, 1 &.
France: Mondy, Sajan Gbg., 1 2.
142. Trichiosoma sorbi Hartig, 1840
Italy: Piem., 12.VI.1928, 1 2; 1.VIL1929, 1 @ (AD). Germany: Krieshoff,
Thüringen, 1 9. Austria: Semmering, 10.V.1918, 1 & (A.K.); Umgebung Wien, 1919,
E92 =).
143. Trichiosoma tibiale Stephens, 1835
Germany: Krefeld, V.1919, 1 2 (Müller). Austria: Wechselgebiet, Ai., 1 2
(L.Ma.). |
144. Trichiosoma vitellinae (Linné, 1761)
Untraced locality: Ohmoon, 10.VI.1917, 3 6 &.
145. Praia taczanowskii André, 1881
Finland: Lappland, Torne Trask, 14.VII.1918, 1 & (R.M.).
Diprionidae
146. Monoctenus juniperi (Linné, 1758)
Italy: Piem., Tavigliano, 15-29.V.1936, 4 9 9, 7 && (RL.); Lomb., Schilpario,
Pizzo Camino, 12 VII. 1952, 1 6 (GB): Lig., Genova, eee Diamante, 14.V.1932, Pe
#i.D.); Em, Pineta di Cervia, Ravenna, 5.VII.1925, 1 g (P. Z.); Porretta, Madonna del Faggio,
BA (A. Fa.): To., Cutigliano, V.1935, 1 2 (CA) Mar., Ascoli Piceno, V.1935, 1 9,2 d2&
(G.B.). Germa n y: Blankenburg, Thüringen, i: (O.Sch.).
147. Monoctenus obscuratus Hartig, 1837
| Italy: Piem., Sant. Oropa, VI.1929, 2 LS i
EVIL. a 1 6 (GR), Finland: Karislojo, 1
i.M., CAPWR.O,
); Ven., Sappada, Cadore,
Germany: Fürstenberg
F.).
148. Macrodiprion nemoralis Enslin, 1917
Italy: Piem., V. Chisone, Fenestrelle, 1100 m, VIII.1927, 1 9 (G.DB.). Germany:
Flaming Anhalt, 1 4. Poland: Misdroy, VII.1908, 1 9.
78 L. ZAMBORI
149. Diprion pini (Linné, 1758)
Italy: Piem., V. Chisone, Fenestrelle, 1100 m, VIII.1927, 1 8 (G.DB.); V.T. V.
Pusteria, Brunico, 16,VII.1934, 1 2 (G.B.). France: Brout-Vernet, 26-30.IV.1890, 1 2,
16 (HdouBb); 17.VE1690, 1 © (Hdub.): 4.1X.1890, 1 g (H.duB.); Chalons is Verte
Marne, 14.1V.1937, 1 2 (L.Be.); Orléans, V.1934, 1 9 (L.Be.); Sapicourt, Marne, printemps
1932, 1 2 (L.Be.). Germany: Bromberg, 1 2 (Meyer). Yugoslavia: Comeno, 3.V.
1927, 1 © CAS); Istria; S.Pietro del Carso, VIH 193410" EC)
150. Diprion similis (Hartig, 1834)
Germany: Blankenburg, Thüringen, 1 & (O.Sch.). Austria: Obir, Cr, 1 & (Pe
necke).
151. Neodiprion sertifer (Geoffroy, 1785)
France: Brout-Vernet, 2 99, 1 6 (H.duB.) Ger many: Braunschweig, 1 6.
152. Gilpinia frutetorum (Fabricius, 1793)
Italy: Piem., Tenda, 3.VIII.1930, 1 2 (A.D.); V.T., V. Pusteria, Brunico, 16.VII.1934,
1.9 (GB.); Cal, La Sila, Camigliatello, 6.VI.1933, 1 & (AD.), France: Brout-Vernet,
1 © (H.duB.); Vertus Marne, 25.VI.1933, 1 2 (L.Be). Germany: Blankenburg, Thü-
ringen, 1 2 (O.Sch.); Coswig Anhalt, V.1921, 1 2,1 & (O.H.); Frank. Jura, Schnaittach,
159.192. 7% “DE Eins) Untraced lodcada oy: Mselses, : LSVE. 1. ©.
153. Gilpinia pallida (Klug, 1812)
| France: Brout-Vernet, 8.IV.1890, 1 2 (H.duB.) 20.VI.1890, 1 2 (H.duB.). Poland:
Silesta, OMIS Untraced Locality "Gens, 1 ©: (Eunkel).
154. Gilpinia polytoma (Hartig, 1834)
Italy.:»Piem., Sant. Otopa; V11929; 4 22 (A.D.); Tenda, 3-19.VIll.1930, 5° 2%
(A.D.) V.T., Campo Tures, VII.1934, 3 22 (AD.). Germany: Blankenburg, Thüringen
1 2, 1 & (OSch.). Austria: Graz, 1 2. Czechoslovakia: Weisskirchen, Mähren,
2990. Romania: Cluj 1V.1921, 18 (1.:de- Sp..
155. Gilpinia socia (Klug, 1812)
Kinland: Karslojo 19541 S RE): Timavo, 21 1V.1927 12 (JIPAK
156. Gilpinia variegata (Hartig, 1834)
USSR: Latvia, Oberforstei, Stamerie, 7.VI.1932, 1 £ (O.Co.). France: Tenda, Vie-
vol, 19.9111.1930, 4:9. ADI,
157. Gilpinia virens (Klug, 1812)
Germany: Buckow, 20.II., 1 9, 1 & (ex larva); Nürnberg, 12.IV.1929, 1 ® (Dr.
Eftinser). Austria: Graz, IV:1897, 1 -0.
| ABSTRACT
The species of Symphyta of the Dodero Collection belonging in the families of Xyelidae,
Pamphiliidae, Megalodontidae, Xiphydriidae, Siricidae, Orussidae, Cephidae, Argidae, Cimbi-
cidae and Diprionidae are listed with locality, date of collecting or other pertaining data.
RIASSUNTO
I Sintiti della Collezione Dodero. 2. Elenco delle specie (Hymenoptera).
L’Autore riporta l’elenco di Sinfiti della Collezione Dodero appartenenti alla famiglie Xye-
lidae, Pamphiliidae, Megalodontidae, Xiphydriidae, Siricidae, Orussidae, Cephidae, Argidae,
Cimbicidae e Diprionidae. Inoltre egli riporta per ogni specie località, data di cattura e altri
dati pertinenti.
2"
e
IPNOSI
CONTARINI E. & GARAGNANI P. - I Cerambicidi delle pinete costiere di Ravenna Se
leoptera) 49
Leo P. - Psammoardoinellus, nuovo genere en Cone della Se CHa Te.
nebrionidae) 34
Menpes L.F. - Notes et ee sur une be n e e sia
ryphia et Zygentoma: Apterygota) 3
REGALIN R. - Le specie italiane del genere RATA Rei (Coleoptera Cae
somelidae Clytrini) 31
ZAMBORI L. - The SAUER, of ui ee lies 2. The fist of species (Home
iena Aa In a 58
CONTENTS
CoNTARINI E. & GARAGNANI P. - The de (Coleoptera) of the coastal pine
wood of Ravenna 49
Leo P. - Psammoardoinellus, new genus 7 Opatrinae te ara TATTO Te
nie) 34
Menpes L.F. - Notes and débits i some European Thysanura (Era
and aa: Apterigota) 3
REGALIN R. - The Italian Labodostomis ei species (Coleoptera Chrysome
lidae ira 31
ZAMBORI L. - The all a che Bodéro Gillian 2 The re m species (Home
OR) AN 58
Dr. EMILIO BERIO, Direttore Responsabile
REGISTRATO AL TRIBUNALE DI GENOVA AL.N. 76 (14 LUGLIO 1949)
GRAFICA db - TIPOGRAFIA Don Bosco — TELEFONO 45 47 54 — GENOVA - SAMPIERDARENA
STAMPATO IN ITALIA
IN D ICE
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- Notes et en sur quelques Thysanoutes de e l'Europe (Microco
oe et ue Apterygota) i)
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The Sirena of the Dodero Collection. 2. The: di di species (Home
CONTENTS
& Pp. - The Cerambyeidae (Coleoptera) of the casi pine-
Ravenna eo een
nmoardoinellus, new genus of Opatrinae from Sardinia (Coleoptera Te-
e ° e ° e . 0 ° O . .. . .
The alien no Selena ‘species ii Chrome
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- The Symphyta of the Base SET 2, The list species (Home
ra) O 0 . . . . D ° e e ° HET 0 O j . 0 13 0
Dr. EMILIO BERIO, Direttore Responsabile
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RATO AL TRIBUNALE DI GENOVA AL N. 76 (14 LUGLIO. 194
db - TIPOGRAFIA DEN Bosco — TeLeFoNo 454754 — | GENOVA - SAMPIERDA)
STAMPATO n ITALIA
‘MEMORIE
SOCIETÀ ENTOMOLOGICA
= ITALIANA - -
FONDATA NEL 1869 - ERETTA IN ENTE MORALE CON R. DECRETO 28 MAGGIO 1936
VOLUME 60 - 1981
FASCICOLO I.
VOLUME DEDICATO AL PROF. ANTONIO SERVADEI
ni
Sede della Società
DO Genova - Via Brigata Liguria 9 \
Pubblicato col contributo? del Consiglio Nazionale delle Ricerche
GRAFICA db - TIPOLITOGRAFIA Don Bosco — TELEFONO 45 47 54 — (GENOVA - SAMPIERDARENA
20 Novembre 1982
SOCIETÀ ENTOMOLOGICA ITALIANA
Sede in GENOVA, Via Brigata Liguria 9
presso il Museo Civico di Storia Naturale
"CONSIGLIO. DIREIIIVO
PER IL BIENNIO 1980 - Si:
PRESIDENTE: Prof. Cesare Conci.
Vice PRESIDENTE: Dr. Emilio Berio.
SEGRETARIO: Nino Sanfilippo. ie
AMMINISTRATORE: Dr. Roberto Poggi.
Direrrore DELLE PUBBLICAZIONI: Prof. Giovanni Salamanna. | i
Consigriert: Prof. Giorgio Fiori, Prof. Antonio Giordani Soika, Prof. Athos Goidanich, )
Prof. Marcello La Greca, Prof. Minos Martelli, Dr. Giuseppe Osella, Livio
Tamanini, Dr. Franco Tassi, Prof. Ermenegildo Tremblay, Prof. Augusto Vigna —
ee aglianti, Prof. Pietro Zangheri, Prof. Rodolfo Zocchi. 4
Revisori DEI Contr: Dr. Giorgio Bartoli, Chiara Cassano, Dr. Giulio Gardini.
— SUPPLENTI: Rag. Giovanni Dellacasa, Dr. Ducezio Grasso.
COMITATO DI REDAZIONE PER LE RIVISTE: coincide col Consiglio Direttivo
MEMORIE
DELLA
SOCIETÀ ENTOMOLOGICA
ITALIANA
FONDATA NEL 1869 - ERETTA IN ENTE MORALE CON R. DECRETO 28 Maggio 1936
XOLUME OD = 29831
VOLUME DEDICATO AL PROF. ANTONIO SERVADEI
Sede della Società
Genova - Via Brigata Liguria 9
Pubblicato col contributo del Consiglio Nazionale delle Ricerche
GRAFICA db - TIPOLITOGRAFIA Don Bosco - TELEFONO (010) 45 47 54 - GENOVA - SAMPIERDARENA
20 Novembre 1982
UNIVERSITA DEGLI STUDI DI UDINE
SCRITTI IN MEMORIA
DI
ANTONIO SERVADEI
A cura di
Franco FRILLI
con la collaborazione di
Luict MASUTTI, GIOVANNI SALAMANNA E SERGIO ZANGHERI
ANTONIO SERVADEI
Primo Rettore Magnifico dell’ Università di Udine
Presidente dell’ Accademia Nazionale Italiana di Entomologia
Consigliere della Società Entomologica Italiana
E’ stato ricordato con una solenne Giornata Commemorativa svoltasi presso
l’Ateneo di Udine il 24 marzo 1981.
Per onorarne la memoria, le Autorità Accademiche dell’Università di Udine
hanno promosso l’iniziativa mentre i docenti di Entomologia di Udine e Padova
hanno curato la raccolta degli scritti e la‘preparazione del presente volume.
In esso vengono pubblicati i testi degli interventi letti nella Tornata Acca-
demica udinese, una serie di tavole a colori, originali ed inedite, che lo stesso pro-
fessor Servadei aveva eseguito per illustrare soprattutto i principali generi dei Rin-
coti Pentatomoidei ed una trentina di contributi scritti ad honorem” da colleghi,
allievi, amici ed estimatori.
He has been remembered in a solemn Commemoration Day celebrated in the
University of Udine on 24th March 1981.
To honour his memory, the Academic Authorities of the University of Udine
promoted the initiative while lecturers of Entomology of Udine and Padua under-
took the collecting of the written contributions and the preparation of the present
volume.
In it are published the texts of the speeches delivered at the Academic
Ceremony in Udine, a series of coloured plates, original and hitherto unpublished,
which Professor Servadei had designed to illustrate mainly the principal types of
Rhynchota Pentatomoidea and about thirty papers written ”ad honorem” by
colleagues, pupils, friends and admirers.
Il Rettore dell’Università di Udine ‘©. Il Comitato promotore
Roberto Gusmani ARL EC. Cantarelli - F. Frilli
* oy D, Lanari - L. Masutti
ANTONIO SERVADEI
Bologna, 15 agosto 1908 Padova, 3 dicembre 1979
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PARTE |
Testi letti nella giornata commemorativa
ROBERTO GUSMANI
Rettore Magnifico dell’Università degli Studi di Udine
INTRODUZIONE
Illustri Colleghi, Signore e Signori,
mi sia consentito aprire questo mio breve intervento con un ricordo perso-
nale. Quando il 5 dicembre 1978 si radunò, nella sala degli atti, il Corpo accade-
mico della appena costituita Università di Udine, formato dai tre soli Professori
di ruolo allora in forza all’unica Facoltà già funzionante e dai membri dei Comi-
tati Ordinatori delle altre Facoltà, ebbi occasione di scambiare (prima dell’inizio
ufficiale dei lavori) alcune parole con un collega che subito aveva colpito la mia
attenzione per la cordialità e familiarità del tratto: rammento che, a lui che mi
diceva di aver da poco iniziato il periodo del fuori ruolo, rivolsi una breve battuta
da cui traspariva la malcelata invidia per chi, concluso il periodo dei più gravosi
impegni didattici e accademici, si avviava ad una serena fase di operosità non più
turbata dai problemi quotidiani del professore di ruolo. Quel collega era Anto-
nio SERVADEI, di cui non sapevo nulla, dato che la disciplina da lui impartita era
quanto di più distante possa immaginarsi dai miei interessi accademici e scientifici;
in seguito appresi quanto fosse alto il suo prestigio nel campo della scienza e come
fosse apprezzato, in Italia ed all’estero, il contributo da lui dato agli studi coltivati.
Poco più di mezz'ora dopo quel nostro primo e fuggevole scambio di parole,
il Corpo Accademico eleggeva quasi all’unanimità Antonio SERVADEI a primo Ret-
tore di questa Università. Dopo l’elezione non mancò qualche sommessa voce preoc-
cupata per il fatto che un professore al termine della carriera accademica fosse stato
prescelto quale Rettore, dubitando taluno della reale disponibilità dell’eletto a sob-
barcarsi tutti i gravosi impegni della carica. Furono però voci che ben presto si
spensero, perché Antonio SERVADEI mostrò subito un tale entusiasmo (che oserei
dire commovente e giovanile) nello svolgere le sue nuove funzioni, da non lasciar
dubbi in proposito. E nei mesi successivi, in gran parte occupati dal laborioso ap-
prontamento dello Statuto dell’Università e dagli estenuanti contatti necessari ad
ottenerne una rapida approvazione, quello studioso, alieno dalla pratica burocratica e
prossimo alla conclusione di una prestigiosa carriera, mostrò un inaspettato impegno
unito ad una insospettabile energia.
Quasi esattamente un anno dopo la sua elezione a Rettore mi toccò, quale
decano dei professori di questa Università, dare agli studenti presenti in aula l’an-
nuncio della sua morte e pochi giorni più tardi, nella suggestiva cornice del cortile
del Bo, tra la cerchia delle massime autorità accademiche patavine, dei colleghi ed
estimatori, degli studenti anziani e giovani, ebbi il mesto compito di pronunziare
a alla sua bara le parole del commiato e della riconoscenza per l’opera da
ui svolta.
8 R. GUSMANI
Riflettendo oggi sull’anno di rettorato di SERVADEI, non si può mancare di
sottolineare come fatto altamente positivo lo spirito pionieristico che animò tutti,
il fervore dei progetti e delle iniziative che si andarono delineando in vista del fu-
tuto avvio di tutti i corsi previsti dal decreto istitutivo: i problemi, non certo igno-
rati, ma ancora proiettati in un avvenire che era tutto da tracciare, parevano al-
lora molto meno gravi, le difficoltà non disgiunte da amarezze erano ancora lon-
tane, anche se la Facoltà di Lingue aveva incominciato a sperimentarle.
Sotto questo profilo la sorte fu benevola con SERVADEI: egli ebbe la grande
soddisfazione di porre mano in prima persona ad una impresa — quella di avviare
una Università nella temperie attuale — che può ben dirsi coraggiosa, con l’animo
di chi mette le proprie forze al servizio delle iniziative che mirano al progresso cul-
turale e alla esaltazione dei valori del sapere scientifico.
In considerazione di tutto questo appare dunque quanto mai opportuna l’ini-
ziativa di un gruppo di docenti della Facoltà di Agraria di promuovere una giornata
di studio dedicata a SERVADEI, ed è perciò con sincera gratitudine che saluto qui le
autorità, i docenti, gli studenti e tutti gli intervenuti, in particolare gli studiosi che
con le loro relazioni animeranno questa manifestazione: la quale non vuole essere
puramente commemorativa, ma mira altresì a sottolineare la fecondità dell’ opera
dello studioso e dell’accademico.
Altri, con ben maggiore competenza e conoscenza, avrà modo di mettere in
luce i meriti di Antonio SERVADEI quale organizzatore della Facoltà di Agraria e il
posto che egli con i suoi studi si è assicurato nella storia della disciplina da lui col-
tivata. Sia peraltro concesso, a chi oggi si trova a portare la difficile eredità del-
l'ufficio da lui per primo ricoperto, rivolgere a nome dell’Ateneo udinese un com-
mosso, reverente e grato pensiero al primo Rettore, cui si accompagna il solenne
impegno di proseguire con tenacia, pur tra le mille ben note difficoltà, l’opera da
lui iniziata, perché i valori, in cui egli credette e in cui oggi noi continuiamo a rico-
noscerci, possano trovare sempre più adeguata e completa realizzazione attraverso
le istituzioni universitarie friulane.
Mem. Soc. ent. ital., Genova, 60 (1981): 9-13, 20.11.1982
MARIO BONSEMBIANTE
Istituto di Zootecnica - Università di Padova
già Rettore Magnifico dell’Università di Udine
LOPERABPANTONIOSERVADETTPER FIT WDERSTPA
Ho conosciuto Antonio Servadei nel 1950 al caffè Pedrocchi quando, Preside
della Facoltà di Agraria dell'Ateneo di Sassari, era venuto a Padova, su invito del
Comitato Ordinatore della istituenda Facoltà di Agraria, per conoscere la sede dove
poi sarebbe venuto a trascorrere il periodo più lungo della sua vita di docente uni-
versitario.
La sua profonda serietà, la sua competenza nei problemi e soprattutto il suo
alto concetto della istituzione universitaria mi colpirono e impressionarono imme-
diatamente.
Nato a Bologna il 15 agosto 1908, Antonio Servadei si laureò nel 1930, a pieni
voti e lode, presso l’Istituto di Entomologia Agraria dell’Università di Bologna dove,
quale assistente volontario, completò la sua formazione scientifica sotto la guida
di un grande studioso italiano: Guido Grandi. Successivamente vinse il concorso
di sperimentatore presso la Stazione di Entomologia Agraria di Firenze del Mini-
stero dell'Agricoltura, nella quale. nel 1938, per le sue doti di studioso e di ricer-
catore assunse l’incarico di vice-direttore dimostrando fin da allora particolare de-
dizione anche alle attività organizzative.
Il suo interesse per il mondo universitario non venne meno e così, dopo il
periodo bellico, durante il quale fu chiamato alle armi, partecipò nel 1948 agli
esami per la libera docenza che conseguì con un lusinghiero giudizio.
Sono ben note le difficoltà che, in generale, esistono per rientrare nell’attività
accademica qualora si sia abbandonata per un certo periodo la cartiera universitaria,
ma l’alta preparazione scientifica e culturale di Servadei hanno infranto le tradi-
zioni; infatti, l’anno successivo al conseguimento della Libera docenza, risultò vin-
| citore del concorso alla Cattedra di Entomologia Asraria e venne quindi chiamato
dalla Facoltà di Agraria di Sassari, allora in fase di formazione.
La sua serietà, il profondo senso di responsabilità e di dedizione alla istitu-
zione, vennero così apprezzati dai colleghi che venne eletto Preside in questa nuova
sede universitaria.
L’impegno da lui dedicato alla Presidenza fu massimo ed il meritevole lavoro
che vi potè svolgere gli consentì di conquistarsi la stima e l’amicizia dell'On. Segni,
allora Ministro della Pubblica Istruzione.
In quel periodo, anche presso l’Università di Padova, erano iniziati i corsi
della Facoltà di Agraria, pur se ancora non vi era il decreto istitutivo. Alcuni stu-
denti decisero pertanto di dare vita ad un comitato promotore per sensibilizzare le
componenti politiche al fine di ottenere il decreto stesso; in quella occasione si
era saputo che la Facoltà di Agraria di Sassari stava organizzandosi in modo molto
efficiente per il particolare interessamento di Servadei. Il suo nome e le sue capa-
cità organizzative e di realizzazione venivano così per la prima volta conosciute ed
apprezzate anche dagli studenti di Padova. Ebbi modo di conoscerlo proprio per-
10 M. BONSEMBIANTE
ché anch’io facevo parte di quel comitato e, in quell’occasione, potei apprezzarne
l’affabile ed impegnato interessamento verso gli studenti e la Facoltà.
Nel 1951 Antonio Servadei fu chiamato all’Università di Padova ed il 5 no-
vembre partecipò al primo consiglio della Facoltà ponendo subito la sua attenzione
ai problemi dello statuto, che cercò sempre di migliorare e perfezionare. Da quel
momento si dedicò, con particolare spirito di servizio e grande competenza, alla
direzione dell’Istituto di Entomologia, impostando ed indirizzando gli allievi verso
interessanti tematiche di ricerca e sviluppando studi originali sulla biologia, mor-
fologia ed anatomia di diverse specie di insetti appartenenti a vari ordini. Va ricor-
dato che anche nell’ espletamento di mansioni di alto impegno amministrativo-ge-
Egna Servadei non perse mai di vista la sua attività di docente oltre che di
studioso.
Il suo particolare attaccamento alle più valide tradizioni culturali, il suo stile
di uomo retto e severo ed il suo totale impegno nella vita universitaria, lo fecero
vivamente apprezzare anche dai colleghi delle altre Facoltà padovane. |
Ma il Prof. Servadei non era solo uno scienziato con notevoli capacità mana-
geriali, era anche uomo riservato, disponibile, pronto a dare un consiglio disinte-
ressato, disposto a comprendere ed a partecipare alle situazioni ed agli eventi che
caratterizzano la vita di noi tutti.
Personalmente ho avuto possibilità di conoscerlo profondamente e di apprez-
zarlo quando, per nomina Rettorale, si impegnò nella direzione dell’ Istituto di
Zootecnica dell’Università di Padova, dove lavoravo come assistente, nel momento
in cui il mio Maestro Borgioli venne chiamato dall’Università di Firenze. Ebbi
allora modo di intrattenermi a lungo con lui discutendo su diversi argomenti che
preferibilmente riguardavano la biologia, la vita nei suoi aspetti esistenziali, poli-
tici, l'università nei suoi vari momenti culturali ed amministrativi ed ebbi così modo
di apprezzare la sua coerenza e la sua rettitudine, espressioni di uomo forte ed
onesto. « L’arte di capire gli uomini — scrive un suo allievo — era una compo-
nente essenziale della sua figura di autentico naturalista ». Ciò era certamente vero,
per cui quando acquisiva la fiducia verso un suo collaboratore gli concedeva grande
autonomia ed era pronto a riprenderlo amorosamente, a proteggerlo ed a guidarlo,
se necessario.
Egli era infatti, non solo uomo di scienza, ma anche maestro di vita.
Dal 1961 al 1969 Antonio Servadei fu eletto Preside della Facoltà di Agraria
di Padova. Il primo periodo della sua gestione fu particolarmente positivo per la
Facoltà per l’entusiasmo e le speranze che nutrivano i giovani studiosi, per la ca-
pacità e l’amore con cui curava le strutture e per l’impegno che dedicava alla qua-
lificazione delle varie discipline con la precisa volontà di sviluppare appieno il pre-
stigio culturale della giovane Facoltà.
Infatti, più volte nei verbali del C.F. di quegli anni si legge che il Preside fa
presente la necessità di assegnare al più presto le cattedre scoperte sia per le irri-
nunciabili esigenze scientifiche e didattiche della Facoltà, sia perché ritiene che dif-
ficilmente possono essere ottenuti nuovi posti di professore di ruolo da assegnare
ai giovani più meritevoli, se non realizzando una politica di ” accelerazione ” nella
copertura delle cattedre. Molti sono gli attuali docenti della Facoltà di Agraria che
vennero chiamati durante la sua presidenza.
Inoltre, durante la presidenza di Servadei si iniziò la realizzazione della se-
conda fase di sviluppo della Facoltà con un rilevante potenziamento degli Istituti,
la istituzione del corso di laurea in Scienze Forestali e l’acquisizione dell’azienda
L'OPERA DI SERVADEI PER L'UNIVERSITÀ 11
agraria sperimentale che, ancora oggi, rappresenta una delle strutture portanti del-
l’attività di ricerca e di sperimentazione per molti Istituti. Furono inoltre istituiti
i corsi della Scuola di perfezionamento in Economia montana e venne approvato
e realizzato il progetto per la costruzione della sede di S. Vito, che attualmente
ospita il laboratorio di ecologia della Facoltà di Agraria di Padova.
Le sue qualità di studioso e le sue doti di pubblico amministratore trovarono,
proprio in questi anni, il loro maggiore fulgore. Egli venne infatti insignito della
medaglia d’oro dei benemeriti della Scuola, della cultura e dell’arte, ed oltre ad
essere nominato membro dell’Accademia nazionale di Entomologia, che lo vide nel
1978 suo presidente, venne eletto membro effettivo dell’Istituto di Scienze, Let-
tere ed Arti, della Accademia Patavina e dell’Accademia di Agricoltura di Verona.
Con la mia chiamata alla cattedra di Zootecnica Generale dell’Università di
Padova nel 1964, perdevo il rapporto con Servadei quale direttore dell’Istituto ma
iniziava con lui un’altra collaborazione, dovendo, quale collega più giovane, assol-
vere il compito di Segretario di Facoltà. Anche in questa nuova mansione ho avuto
modo di apprezzare Antonio Servadei come Preside e, ancora una volta, come uomo.
Quel periodo fu — come noto — caratterizzato da un crescente e continuo
flusso di studenti che si iscrivevano all’Università. Basti pensare che dall’anno 1963/
1964 all’anno 1969/1970 gli iscritti all’Università di Padova salirono da 11.994
a 26.305 e quelli della Facoltà di Agraria da 137 a 649. Lo consentivano le miglio-
rate condizioni economiche delle famiglie e anche la necessità di disporre di persone
qualificate professionalmente. In quel periodo le Facoltà si popolavano sempre più
e cominciava a manifestarsi l’insufficienza delle strutture: si stava avvicinando il
1968.
Il profondo senso dello Stato ed il rispetto delle istituzioni che caratterizza-
vano il pensiero di Antonio Servadei non gli consentivano di accettare le posizioni
di contestazione che venivano turbinosamente avanzate.
Egli intuiva e percepiva, con molta chiarezza, la crisi culturale da cui sarebbe
stata travolta l’Università italiana; in lui erano vive numerose preoccupazioni che
manifestava solo a pochi amici perché il suo carattere e la sua etica gli imponevano
una dignitosa riservatezza.
Il suo pensiero si dimostrò successivamente sempre più valido a chi ha potuto
vivere ” l’involuzione ” universitaria verificatasi negli anni successivi. Basterà ricor-
dare la legge 11 dicembre 1969 n. 910 — definita anche antiriforma — che ha
aperto a tutti i cittadini, comunque in possesso di un diploma di scuola media, l’in-
discriminato accesso a qualsiasi Facoltà e che ha consentito a ciascuno di scegliere
un proprio piano di studio, identificato spesso secondo un progetto immediatamente
utilitaristico piuttosto che di qualificazione personale. Non va dimenticato che è di
questo periodo l’abolizione della docenza ed il divieto di bandire i concorsi.
A questi provvedimenti, approvati pochi mesi dopo le dimissioni di Antonio
Servadei dalla presidenza della Facoltà, ha fatto seguito nel 1973 il decreto legge
n. 580 sulle misure urgenti per l’Università, convertito successivamente nella legge
n. 766. Tale legge ha cercato di adeguare il numero di docenti, attraverso l’istitu-
zione ” ope legis” dei professori stabilizzati, alla accresciuta popolazione studen-
tesca. Così l’Università venne consegnata a queste nuove forze che spesso risulta-
trono soverchianti rispetto a quelle prescelte attraverso i concorsi.
Egli, da capace studioso e sensibile critico, si rese subito conto che il sovraf-
follamento degli Atenei avrebbe portato — come era solito dire — all’affossamento
dell’Università e proprio per tale radicato convincimento e per non venire meno ai
12 M. BONSEMBIANTE
suoi principi, in una tempestosa seduta della primavera del 1969 rassegnò le di-
missioni. Molti di noi accettarono quella decisione con dispiacere e con la precisa
sensazione che terminava un’epoca significativa della nostra Facoltà.
Era infatti iniziato il periodo dell’Università di massa o meglio delle Univer-
sità con dimensioni di massa. Se infatti, come si è detto, vi erano le premesse e
l’esigenza in tutti i Paesi industrialmente avanzati come l’Italia che gli Atenei as-
sumessero dimensioni diverse, appare chiaro che si dovevano tempestivamente ade-
guare le strutture ed allargare il corpo docente per questi nuovi compiti, ponendo
però la massima attenzione affinché i docenti venissero scelti seguendo criteri più
rigidamente meritocratici. Tra il 1964 ed il 1974 nelle nostre Università vi è stato
infatti un aumento di ben 400.000 unità (solo a Padova il numero degli iscritti in
questo periodo si è quadruplicato), mentre le sedi universitarie, non adeguatamente
ristrutturate, erano in grado di ospitare appena la metà degli studenti iscritti.
Gli Atenei, di conseguenza, hanno subìto una sostanziale involuzione; infatti al
periodo in cui i docenti insegnavano e gli studenti studiavano in un rapporti di viva
ed assidua collaborazione, si veniva a sostituire l’attuale epoca della ” produzione ”
di esami e del rilascio di diplomi, al cui interno troppo spesso viene a mancare
un serio contatto fra studenti e docenti.
Era proprio il modo superficiale con cui venivano affrontati i nuovi problemi
del mondo universitario che preoccupava Servadei, il quale ben capiva che ciò
avrebbe portato alla dequalificazione degli Atenei.
Malgrado questo fosse il suo pensiero, va precisato che Servadei non era uomo
da ritirarsi per cui lo troviamo disponibile a collaborare sia con il Prof. Lucio Susmel
che lo sostituì nel 1969 sia con il sottoscritto che venne chiamato, nel 1973, alla
presidenza della Facoltà di Agraria. Durante questo periodo, Servadei partecipò
attivamente ai lavori della giunta di presidenza e, in tale occasione, apprezzai an-
cora una volta in lui il grande impegno e la dignità con cui accettava i vari incari-
chi, evidenziando quel profondo senso del dovere e del servizio che lo accompagnò
per tutta la sua vita.
Lo ricordo con particolare affetto quando lo incontravo lungo i viali della Fa-
coltà. Egli si soffermava ad osservare le piante che aveva voluto venissero adegua-
tamente classificate ed era felice se mi intrattenevo e chiedevo il suo consiglio che
era sempre ricco di esperienza e di equilibrio.
Ma il suo impegno nei riguardi dell’Università italiana non era terminato. Con
la nomina ministeriale dei componenti dei comitati ordinatori di Agraria, Ingesgne-
ria, Scienze e Lettere dell’Università di Udine, avvenuta il 15 novembre 1978, che
si affiancarono al già esistente C.F. di Lingue e Letterature Straniere, troviamo an-
cora Antonio Servadei. Egli, il 6 dicembre 1978, veniva eletto primo Magnifico Ret-
tore dell'Ateneo udinese. Questo fu l’ultimo e il più prestigioso incarico accademico
della sua vita.
Primaria cura di Servadei fu quella di assicurare, in una situazione di estrema
carenza di strutture, l’inizio dell’attività delle singole Facoltà; si preoccupò qarinci
di procedere alla emanazione dei decreti di inquadramento dei dipendenti del con-
sorzio universitario udinese per dar vita ad un organico, seppure inizialmente ri-
dotto, e assicurare così la funzionalità dei vari uffici dell’amministrrzione unive*-
sitaria; al fine di dare all’Ateneo una sua capacità operativa trasferì sul bilancio
universitario gli impegni di spesa e le relative procedure, atti che precedentemente
erano stati assicurati dal Consorzio Universitario mediante un regime di anticip?-
zione; venivano altresì affrontati, sotto il suo Rettorato, i problemi inerenti alledi-
L'OPERA DI SERVADEI PER L'UNIVERSITÀ 13
lizia universitaria. D’intesa con i comitati ordinatori ed il Senato Accademico, Ser-
vadei iniziava quindi le procedure per l’ approvazione dello statuto dell’ Ateneo.
Questo impegno fu particolarmente oneroso perché era diretto, secondo la volontà
di questi organi di Ateneo, ad attivare una sede universitaria che fosse autentica-
mente innovativa rispetto alle molte vecchie strutture del Paese. Nell’assoluto ri-
spetto delle direttive ministeriali Servadei ha cercato di realizzare le premesse di
una nuova Università. In proposito basta ricordare l’articolazione degli Istituti in-
terfacoltà, che venivano ad anticipare i dipartimenti della legge 382, e l’istituzione
dell’ Azienda agraria sperimentale prevista come organo autonomo dell’Università.
Fu così che l’11 giugno 1979 anche l’Università di Udine ebbe il suo statuto,
strumento per mezzo del quale gli organi accademici potranno realizzare la loro
autonomia e caratterizzare la loro politica culturale.
Riconoscendo questa fondamentale funzione allo statuto universitario, ritengo
tale atto così qualificante da poter riconoscere a Servadei il merito di aver avviato
l’Università di Udine. Sulla base dell’approvazione dello statuto vennero infatti atti-
vati nell’anno accademico 1979-80 i primi corsi di Agraria (I e II), di Scienze (I)
e il terzo corso di Ingegneria in aggiunta a quelli funzionanti nell’anno precedente
come sdoppiamento di quelli di Trieste, quali il quadriennio di Lingue e Lettera-
ture Straniere ed il biennio di Ingegneria.
Ma, in data 3 dicembre 1979, appena avviata l’Università di Udine, proprio
alla vigilia della seduta del Comitato Tecnico amministrativo per l’approvazione del
bilancio che doveva segnare la politica di sviluppo scientifico di questo Ateneo
udinese, Antonio Servadei mancava improvvisamente.
La triste notizia della sua scomparsa ha suscitato immediato sgomento e pro-
fondo dolore in tutto il mondo accademico ma soprattutto in coloro che per molti
anni lo ebbero maestro, collega ed amico.
La sua esemplare onestà, le sue doti morali, scientifiche e amministrative, il
senso dello Stato, il rispetto delle istituzioni pubbliche e la sua completa dedizione
alla vita universitaria debbono rappresentare un esempio per tutti. La sua scom-
parsa ha lasciato un vuoto tra coloro che hanno potuto conoscerlo e, con ammi-
razione, continueranno a ricordarlo.
E’ con legittimo e commosso orgoglio che l’Università di Udine potrà ricordare
in Antonio Servadei il suo primo Rettore.
Indirizzo dell’ A.: Istituto di Zootecnica - Facoltà di Agraria - Via Gradenigo, 6 - 35100 Padova.
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Mem. Soc. ent. ital. Genova, GO (1981). 15.24, 20.11.1982
Minos MARTELLI
Presidente dell’Accademia Nazionale Italiana di Entomologia - Firenze
ANTONIO SERVADEI, LO SCIENZIATO E L’UOMO
Una sincera e profonda commozione pervade il mio animo nel momento in
cui mi accingo a commemorare, a poco più di un anno dalla sua improvvisa scom-
parsa, Antonio Servadei e ad illustrarne la figura di scienziato e di uomo. La nostra
amicizia, tramutatasi ben presto in affetto fraterno, è durata quasi mezzo secolo
nel corso del quale abbiamo avuto la ventura, e per me la fortuna, di percorrere
assieme gran parte della nostra vita e della comune carriera.
Conobbi Antonio Servadei nel 1931 quando, studente di Agraria, mi presen-
tai all’Istituto di Entomologia di Bologna per chiedere al Prof. Guido Grandi,
che l’aveva fondato e che lo dirigeva, la tesi di laurea. Venni accettato e affidato
al giovane Dr Servadei, da poco rientrato dal servizio militare e appena nominato
Assistente volontario. Fui materialmente iniziato da lui allo studio degli insetti,
ebbi i primi rudimenti di microscopia e, sotto la sua guida, intrapresi le prime disse-
zioni: nei quasi quotidiani contatti nacque fra noi una simpatia reciproca che, per
parte mia, derivava da grande stima per l’Uomo e per le sue capacità e si ester-
nava in rispettosa devozione.
Già da studente Servadei aveva avuto modo di distinguersi. Come tema di
laurea gli era stato affidato un compito ostico e difficoltoso: quello di sbrogliare
una complicata situazione di alcuni Lepidotteri Iponomeutidi del gen. Hyponomeuta
non facilmente discriminabili, la cui biologia non poteva essere chiarita se non at-
traverso un preventivo studio morfologico e sistematico degli stadi preimmaginali
delle singole specie costituenti il complesso. Servadei si mise all’opera e, in due
anni di duro lavoro e di continua applicazione, riuscì a risolvere numerosi dubbi
preesistenti e a dare alle stampe, nel 1930, la sua prima, esemplare monografia,
largamente illustrata da oltre un centinaio di accuratissime, nitide figure.
Subito dopo si occupa di Ditteri sui quali pubblica tre lavori, due dei quali
riguardanti un Antomiide dannoso ad alcune Iris, da lui scoperto e nuovo per la
Scienza, che porta il suo nome: Hylemyia servadeii Ség.. Tutte le specie vengono
trattate nei comportamenti e nei vari stadi di sviluppo con la consueta esattezza e
scrupolosità e con precise ed efficaci immagini grafiche.
Che Egli avesse non solo acume di ricercatore ma che possedesse una naturale
predisposizione al disegno e, in particolare, ad un’aderente rappresentazione degli
insetti e delle loro forme, fu subito chiaro da alcune tavole a matita con cui volle
completare e impreziosire varie pubblicazioni di quegli anni. Era soltanto l’inizio.
Servadei si dimostrerà un attento, efficacissimo pittore di insetti come ampiamente
documentano i numerosi, bellissimi acquerelli, soprattutto dei prediletti Emitteri,
ai quali si applicherà per diletto nelle pause di lavoro e nei momenti di disten-
sione e di svago.
Negli anni dal 1932 al 1936, seguendo il consiglio del Prof. Grandi, Servadei
si dedica intensamente allo studio dei Tentredinidi delle rose: alcuni Imenotteri
di questa famiglia sono noti come viventi a spese di varie Rosacee ma di essi si
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avevano notizie imprecise, la biologia dell'uno veniva spesso confusa con quella
dell’altro e molti aspetti dell’intero problema restavano ancora da puntualizzare.
Servadei osserva, controlla, vaglia e, a partire dal 1933, pubblica quattro contributi,
di impeccabile rigore scientifico, su Ardis sulcata Cam., Arge pagana Panz., Cladius
difformis (Panz.) Illig. ed Emphytus cinctus (L.) Klug, ai quali si aggiungerà, circa
tre lustri dopo, un ultimo contributo su Blennocampa pusilla Klug. Le modalità di
vita di tali specie saranno completamente chiarite, non solo, ma l’accurato esame
morfologico comparato delle larve consentirà di mettere in luce in alcune di esse,
uno specifico dimorfismo in corrispondenza dell’ultima muta.
Nel frattempo — siamo all’inizio del 1936 — Servadei ha lasciato la casa ma-
dre di Bologna e, vincitore di concorso, si è trasferito a Firenze alla Stazione di
Entomologia agraria, un glorioso istituto sperimentale del Ministero dell'Agricoltura
e Foreste, fondato da Adolfo Targioni-Tozzetti nel 1875 (è quindi una delle più
antiche istituzioni del mondo in campo entomologico) e illuminato dal 1903 al 1927
dal genio di Antonio Berlese. Dal momento della morte di questi fino alla nomina
del nuovo Direttore Antonio Melis, avvenuta nel 1937, la Stazione è in stasi e
vegeta. Servadei, prima sperimentatore e dopo poco vice-direttore — con la totale,
intelligente collaborazione di un altro grande amico, Filippo Venturi, prematura-
mente scomparso (nel 1974) quando era titolare della cattedra di Entomologia agra-
ria dell’Università di Pisa — si dedica con slancio all’improcrastinabile, moderno
riordino della biblioteca, al recupero del materiale e alla sistemazione secondo nuovi
criteri delle preziose collezioni entomologiche ed acarologiche, in parte trascurate
nel periodo di sede vacante, e al rilancio di ” Redia ” una delle più antiche e famose
riviste entomologiche europee.
Al mio arrivo a Firenze, quando a seguito di concorso mi aggregherò nel 1940
— sia pure per pochi giorni a causa degli eventi bellici e del richiamo alle armi —
al nucleo primigenio dei neofiorentini, troverò un Istituto completamente trasfor-
mato, efficiente in ogni settore e in pieno fervore di attività. Il merito di tale tra-
sformazione va attribuito al gruppo scientifico che lo guidava in quegli anni e cioè
a Melis che ne fu l’animatore, a Servadei che ne costituì l’autonomo braccio destro
e a Venturi che cooperò in ogni modo nell’intento comune di riportare la Stazione
alla dignità, all’alto livello e al decoro internazionale goduto in precedenza.
L’operosità di Servadei in questo periodo non ha sosta: Egli non si limita
soltanto a compiti organizzativi ma imposta nuove ricerche. Sono di questi anni gli
studi, rigorosamente condotti, sugli insetti delle Leguminose foraggere, studi che
vedranno la luce in parte durante la guerra e in parte dopo: si tratta di una serie
di cinque monografie eseguite con le consuete cura, diligenza ed esattezza su insetti
poco noti, in prevalenza Coleotteri Curculionidi (Apion apricans Herbst., A. senicu-
lus Kirby, Phytonomus nigrirostris F., Tychius flavus Becker) e su un Imenottero
Tentredinide (Pteronidea myosotidis F.).
Per meglio lumeggiare l’attività di Servadei, a questo punto occorre fare un
passo indietro. Fin dal 1932 Egli aveva cominciato ad interessarsi di Rincoti Ete-
rotteri, altrimenti detti anche Emitteri, e di Rincoti Omotteri Auchenorrinchi, a
raccoglierne esemplari e a prepararli gettando le basi di una collezione personale
che si rivelerà di grande importanza per la conoscenza della nostra fauna. Sarà
aiutato in tale opera dall’amorevole, intelligente, piena collaborazione dell’impareg-
giabile consorte Signora Letizia, divenuta emitterologa per amore e devozione verso
il marito, che accompagnerà in quasi tutte le missioni e cacce e con il quale condi-
viderà disagi, fatiche, avventure e soddisfazioni. Ogni anno Servadei, con il con-
SERVADEI, SCIENZIATO E UOMO
ie
18 M. MARTELLI
corso della Signora, programma viaggi di studio e si reca nelle diverse regioni della
penisola e nelle isole per raccogliere materiale tipico nell’intento di avere elementi
sempre più probanti e completi sulla reale consistenza dell’emitterofauna italiana:
vengono così visitati appositamente e accuratamente vagliati dal punto di vista en-
tomologico il Veronese, il Trentino, l’altopiano del Cansiglio, la Valmalenco, la
Toscana, l'Appennino Abruzzese, il Terminillo, quindi il Gargano e la Sila; la Sar-
degna e la Sicilia. La collezione, ininterrottamente accresciuta, risulta oggi costituita
approssimativamente da sessantamila esemplari di circa duemila specie diverse e
si trova presso il Museo Civico di Storia Naturale di Verona, dove è diligente-
mente custodita e a disposizione non solo degli specialisti ma anche di tutti coloro
che amano la Natura e che, attraverso lo studio degli Insetti, intendono avvicinar-
visi per interpretarne le manifestazioni.
Servadei non si limita a raccogliere ma studia il suo materiale, lo classifica, lo
inquadra e lo ordina dal punto di vista sistematico. Per fare ciò occorrono non solo
entusiasmo, applicazione e perseveranza ma la disponibilità di pubblicazioni spe-
cialistiche e di libri per lo più rari, sempre costosi e perciò non facilmente reperi-
bili. Egli li ottiene in prestito dalle biblioteche di Istituti e Musei e, aiutato assidua-
mente dalla moglie, li ricopia a mano o a macchina con i relativi, talvolta minuziosi
disegni fino a costituire un’eccezionale, originale biblioteca, unica nel suo genere.
Dal punto di vista scientifico il risultato è altrettanto copioso ed è rappresen-
tato da ben 24 pubblicazioni, stampate fra il 1934 e il 1977, che trattano di ana-
tomia, di morfologia, di biologia e di corologia di singole specie, di interi generi o
di gruppi. L’opera più importante e di grossa mole (si tratta di oltre 850 pagine),
frutto e succo di tanti anni di lavoro, è costituita da un minuzioso catalogo topo-
grafico e sinonimico di inestimabile valore che vede la luce nel 1967. Il volume, che
fa parte della collana della Fauna d’Italia, è ricco di reperti originali, fonte di pre-
cisi e controllati dati corologici e indispensabile punto di riferimento per chiunque
voglia avere notizie dei Rincoti Eterotteri e Omotteri Auchenorrinchi italiani; nel
catalogo sono indicate tutte le specie nostrane, le regioni in cui sono state trovate,
i nomi degli Autori che le hanno menzionate e il necessario riferimento bibliografico.
Riprendendo il filo cronologico del discorso, all’inizio del 1943 Servadei è ri-
chiamato alle armi. Dopo un mese trascorso a Civitavecchia per un corso di adde-
stramento, assume il comando di una compagnia destinata in Corsica, dove però
rimane per poco tempo: un telegramma gli ingiunge di assumere un nuovo, deli-
cato incarico in Sicilia. Qui ci ritroviamo, nella primavera del medesimo anno, ad-
detti allo stesso servizio. E’ superfluo sottolineare l’importanza di questo nuovo
incontro che ci consentì di diventare ancora più amici: in tale periodo, particolar-
mente difficile e pericoloso, potei contare sul conforto della sua compagnia ma
ebbi modo soprattutto di apprezzare il suo equilibrio, la ponderatezza delle sue
deduzioni e dei suoi consigli e le sue amichevoli paternali.
Dopo lo sbarco delle truppe alleate in Sicilia (10 luglio 1943), abbandonammo
l’isola fra gli ultimi. Per la cronaca di quei giorni non posso fare a meno di ricor-
dare un trasferimento da Enna a Randazzo, verso la metà di luglio, nel corso del
quale, per due volte nella stessa giornata, l’autocarro sul quale Servadei ed io viag-
giavamo fu mitragliato, incendiato e alcuni uomini feriti. Passammo lo stretto di
Messina ” in extremis” e ci ritrovammo, superate varie peripezie, alla vigilia del-
l’ 8 settembre 1943, a Montebello Vicentino, nel Veneto. Nei giorni che seguirono,
dopo un fatto d’armi che ci costò dolorose perdite, fummo circondati da reparti
corazzati tedeschi; soltanto in pochi riuscimmo ad allontanarci con uno stratagemma
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escogitato da Servadei e che fu attuato con la collaborazione della Signora Letizia
subito accorsa.
Pur nell’incertezza e nella confusa situazione di quei momenti riuscimmo a
raggiungere Firenze e a riprendere la nostra consueta vita di entomologi: libri e
materiali scientifici della Stazione erano stati prudentemente trasferiti e quindi fum-
mo costretti a limitare la nostra attivitä a rilievi di campagna e a catture di insetti
negli immediati dintorni della città.
A guerra finalmente terminata, Servadei riprende con nuova lena il lavoro a
lungo interrotto, si applica con rinnovate energie allo studio del materiale raccolto,
al completamento di osservazioni fatte negli anni precedenti e scrupolosamente an-
notate e alla stesura di nuove memorie, note e articoli.
Egli è però maturo per altri traguardi. All’inizio del 1948 viene infatti chiamato
a tenere il corso di Entomologia presso la neonata Facoltà di Agraria di Sassari. Parte
per la nuova avventura e soltanto il suo entusiasmo e il suo forte carattere gli con-
sentiranno di accettare una situazione quanto mai precaria e di superare, senza per-
dersi d’animo, lo sgomento del primo impatto con la realtà sassarese. Qui Egli trova
un decoroso balizzo, sede della Facoltà, che ha però una sola stanza sommariamente
arredata: ci sono un tavolo e quattro sedie, il resto dell’arredo è costituito da
casse d’imballaggio. Servadei non si perde d’animo e, spostandosi fra Sassari e Fi-
renze (dove ha conservato il posto di Vice-direttore presso la Stazione di Entomo-
logia agraria), si dà da fare, si industria in mille modi come un’indaffaratissima
regina di formica intenta a gettare le fondamenta del nuovo nido, e soprattutto
costruisce: stimola infatti la nascita di alcuni dei più importanti Istituti della Fa-
coltà e fonda dal nulla quello di Entomologia. Al mio arrivo a Sassari, quattro anni
più tardi, quando ancora una volta ebbi la sorte di seguire le sue orme e quindi
di sostituirlo nella direzione, l’Istituto si rivelerà perfettamente funzionale e for-
nito di una consistente biblioteca e di attrezzati laboratori. Non solo, ma anche sul
piano scientifico il Nostro non resta inattivo: intraprende lo studio della straordi-
naria fauna sarda, progetta nuove ricerche, si applica a nuovi temi e dà suggeri-
menti per fronteggiare vari nemici delle colture isolane. Proprio in Sardegna, dove
per stroncare la malaria erano stati largamente distribuiti insetticidi clororganici e
dove il loro uso si stava generalizzando anche sulle colture agrarie, Servadei prese
posizione e, con grande preveggenza, con articoli sui giornali e relazioni ufficiali
(prima fra tutte quella, presentata nel 1949, alla Conferenza tecnica internazionale
per la protezione della natura di Lake Success), fu tra i primi, con Guido Grandi,
a mettere in guardia agricoltori ed ecologi sui drammatici effetti dell’ ingiustificato,
eccessivo impiego di tali principi attivi sull’equilibrio della fauna.
Conseguita nel 1948 la libera docenza, nel 1950 vince la cattedra universitaria
e subito diventa, doverosamente, Preside a Sassari. Il ciclo sassarese sta però pet
chiudersi. Alla fine del 1951 viene chiamato dalla Facoltà di Agraria di Padova da
poco istituita e in procinto di trasferirsi da una sede provvisoria a quella definitiva
che però è ancora da costruire. Servadei arriva al momento giusto: forte dell’espe-
rienza sassarese, si rimbocca le maniche e, pur con mezzi limitati, partendo da un
Istituto appena abbozzato, composto, come Egli scriverà, « di qualche stanza vuota,
di sette libri, di alcune annate di quattro riviste e di un vecchio binoculare », ne
plasma uno nuovo che via via ingrandirà ed al quale porterà continuamente altra
linfa, decoro scientifico e lustro. Inoltre, eletto Preside nel 1961, guiderà la Fa-
coltà con mano sicura per otto anni.
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Dal punto di vista scientifico Egli comincia a tirare le somme del lavoro com-
piuto in campo didattico e applicativo: non tiene per sé il frutto delle sue cono-
scenze, divulga in maniera piana, attraverso una quarantina di note, comportamenti
di insetti, nuovi concetti e le moderne metodologie che emergono in campo agrono-
mico nel settore della difesa delle colture dai parassiti animali; pubblica inoltre,
con l’aiuto e la piena collaborazione dei devoti, fedeli allievi Zangheri e Masutti,
un fortunato volume a livello universitario che, ripetutamente esaurito e ristam-
pato, risulta il testo sul quale completano tuttora la loro preparazione gli studenti
delle Facoltà di Agraria di gran parte d’Italia.
Servadei non è uomo da stare con le mani in mano: lasciata la direzione del-
l’Istituto di Entomologia nel 1978 perché fuori ruolo, entra a far parte nello stesso
anno del Comitato ordinatore della nuova Facoltà di Agraria dell’Università di Udine
e, eletto subito dopo Rettore, vi profonde il frutto della competenza precedente-
mente acquisita, mostra le sue capacità anche in questo delicato settore e si adopera
con ogni forza per inserire rapidamente lo Studio appena fondato nel contesto della
realtà friulana e per dargli prestigio e dignità. Nel frattempo è stato eletto, per
acclamazione, Presidente dell’Accademia Nazionale Italiana di Entomologia, l’isti-
tuzione, con sede a Firenze, che riunisce alcuni dei più eminenti cultori, italiani e
stranieri, della Scienza entomologica e che promuove in campo nazionale studi di
alto livello e affronta problemi di interesse generale.
Nella pienezza di tali feconde attività, la sua vita è improvvisamente stron-
cata il 3 dicembre 1979 mentre si appresta a raggiungere Udine.
Con le mie parole ho cercato di ricordare la figura del Primo Rettore dell’Uni-
versità di Udine, Antonio Servadei.
Egli fu un appassionato studioso, uno scienziato e un ricercatore di grande
scrupolo e serietà, un lavoratore instancabile ed un acuto osservatore di quei me-
ravigliosi esseri, gli Insetti, che popolano in competizione con l’Uomo il nostro
pianeta. Il suo entusiasmo e la totale dedizione al lavoro al quale ha consacrato l’in-
tera vita sono compendiati in alcune parole da lui pronunciate in occasione dell’ul-
tima lezione tenuta all’Università di Padova il 27 gennaio 1978 e che costituiscono
il suo testamento spirituale: « Naturalista per vocazione e per professione conti-
nuerò finché le forze mi aiuteranno ad indagare le occulte e stupefacenti manife-
stazioni degli Insetti cercando di penetrare nelle verità della vita con lo stesso
animo e con lo stesso entusiasmo dei primi anni ».
Servadei, come ho avuto modo di illustrare ripetutamente, fu un grande or-
ganizzatore; Egli sapeva cogliere rapidamente l’essenza delle cose e dei problemi
e decidere nella maniera più spedita con sicuro intuito. Alieno da tutto ciò che è
superfluo, non amava i discorsi inutili, le chiacchiere inconcludenti, le capziosità;
da tutti esigeva concisione e chiarezza di idee. Per questo era straordinario, direi
perfetto, nel presiedere convegni e riunioni che sapeva condurre con mano ferma,
ma anche con grande semplicità e bonomia, nell’intento di cogliere l’essenzialità
dei problemi in discussione.
Egli si sentiva, ed era, innanzi tutto un educatore, credeva alla dignità di tale
ruolo e giudicava insostituibile la funzione dell’Università nella promozione della
cultura e nella formazione dei giovani. Esigeva nuove riforme, a patto però che
fossero « vere ed utili e non arrangiamenti improvvisati », come spesso purtroppo
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si è verificato perché — come Egli ha lasciato scritto — «l’Università non può
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continuare ad essere un inganno e una truffa e la laurea deve ritornare ad avere il
suo primitivo ed antico valore ».
Questo era l’Uomo che oggi noi onoriamo. La Scienza ha perduto un suo va-
lidissimo cultore, l’Università di Udine il Rettore del suo arduo e faticoso avvio e
noi, che gli abbiamo voluto bene, l’amico fraterno, per tutti esempio luminoso di
onestà senza compromessi e guida sicura. Oggi, uniti, lo ricordiamo e lo rimpian-
giamo e ci conforta soltanto il pensiero di aver avuto il privilegio di godere della
sua affettuosa familiarità e della sua considerazione.
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ELENCO DELLE PUBBLICAZIONI DI ANTONIO SERVADEI
Contributo alla conoscenza delle Hyponomeuta padellus L., cognatellus Hbn. e vigintipuncta-
tus Retz. - Boll. Lab. Ent. R. Ist. Sup. Agr. Bologna, 3: 254-301 (1930).
Reperti sull’Agria mamillata Pand. (Diptera Sarcophagidae) - Boll. Lab. Ent. R. Ist. Sup.
Agr. Bologna, 4: 73-76 (1931).
- Contributo alla conoscenza dei Tentredinidi (Hym. Symphyta) delle Rose - I. Ardis sulcata
Cam. - Boll. Lab. Ent. R. Ist. Sup. Agr. Bologna, 5: 109-132 (1932).
Nota su un nuovo Dittero Antomiide (Hylemyia Servadeii Séguy) dannoso alle Iridacee del
gen. Iris - Boll. Lab. Ent. R. Ist. Sup. Agr. Bologna, 6: 93-114 (1933).
Contributo alla conoscenza dei Tentredinidi (Hym. Symphyta) delle Rose - II. Arge pagana
Panz. - Boll. Lab. Ent. R. Ist. Sup. Agr. Bologna, 6: 178-208 (1933).
- Aggiunta alla nota su un nuovo Dittero Antomiide (Hylemyia Servadeii Séguy) dannoso alle
Iridacee del gen. Iris - Boll. Lab. Ent. R. Ist. Sup. Agr. Bologna, 6: 239-241 (1933).
Appunti biologici e morfologici sull’Eurydema ornatum L. (Hem. Heteroptera) - Boll. Lab.
Ent. R. Ist. Sup, Agr. Bologna, 7: 303-337 (1934),
- Contributo alla conoscenza dei Tentredinidi (Hym. Symphyta) delle Rose - III. Cladius dif-
formis (Panz.) Illig. - Boll. Ist. Ent. Univ. Bologna, 8: 169-196 (1935).
- Contributi alla conoscenza dei Tentredinidi (Hym. Symphyta) delle Rose - IV. Emphytus
cinctus (L.) Klug - Redia, 22: 37-129 (1936).
- Reperti sulla biologia e morfologia della Galerucella nympheae L. (Coleoptera Chrysome-
lidae) - Redia, 24: 1-31 (1938).
- La Lymantria dispar L. e l’Euproctis phaeorrhaea L. - Staz. Ent. agr. Firenze, Nota pratica
ae 4-10 (1958).
- Le Tentredini del Susino - Riv. Soc. toscana ortic., 24 (5/6): 128-129 (1939).
Contributi alla conoscenza dell’entomofauna delle Leguminose foraggere - I. Apion apricans
Herbst. (Col. Curculionidae) - Redia, 26: 177-212 (1940).
- L’Apion dei capolini del Trifoglio (Apion apricans Herbst.) - Staz. Ent. agr. Firenze, Nota
pratica n. 5: 1-7 (1940).
- Il Punteruolo o Fleotribo dell’Olivo (Phloeotribus scarabaeoides Bern.) - Staz. Ent. agr.
Firenze, Nota pratica n. 7: 1-6 (1940).
- Alcuni Tentredinidi dannosi alle Rose - Riv. Soc. toscana Ortic., 25 (3/4): 74-75 (1940).
- Le fumigazioni cianidriche delle piante da vivaio nel Pistoiese (I nota) - Redia, 27: 1-17
(1940) (in coll. con M. Lazzari).
- Expériences sur le pouvoir insecticide du formiate de methyle contre les Insectes des gre-
niers - Monit. int. Prot. plantes. Inst. int. Agric. Rome, 15 (5): 92 (1941) (in coll. con F.
Venturi).
- Le Tentredinidi del Susino (Hoplocampa flava L. e minuta Christ.) - Staz. Ent. agr. Firenze,
Nota pratica n. 12: 1-5 (1941).
- Due Tentredinidi dannosi alle Rose (Ardis sulcata e Cladius difformis) - Riv. Soc. toscana
Ortic., 26 (5/6): 108-109 (1941).
Esperienze di lotta contro gli Insetti dei granai con formiato di metile - Redia, 27: 45-92
(1941) (in coll. con F. Venturi).
Contributi alla conoscenza dell’entomofauna delle Leguminose foraggere - II. Pteronidea
myosotidis F. (Hym. Symphyta) - Redia, 27: 93-134 (1941).
M. MARTELLI
Sulla presenza in Albania della Ceresa bubalus F. e la sua diffusione in Europa - Redia,
28: 1-10 (1942).
La a. dei Cavoli (Eurydema ventrale Klt.) - Staz. Ent. agr. Firenze, Nota pratica n. 14:
1-7 (1942).
- Il Baco delle Mele e delle Pere (Cydia pomonella L.) - Riv. Soc. toscana Ortic., 28 (9/12):
159-160 (1943).
Contributi alla conoscenza dell’entomofauna delle Leguminose foraggere - III. Phytonomus
nigrirostris F. (Col. Curculionidae) - Redia, 30: 129-179 (1944).
Il gen. Eupelix Germ. (Hemiptera Homoptera, Jassidae) - Redia, 31: 85-101 (1945-46).
- Una gravissima minaccia per le nostre coltivazioni di Patata. La Dorifora (Leptinotarsa de-
cemlineata Say) - Riv. Soc. toscana Ortic., 31 (1/2): 3-6 (1946).
- Reperti sulla costituzione dell’apparato boccale delle specie appartenenti alle famiglie Ger-
ridae, Veliidae e Hydrometridae (Hemiptera Heteroptera) - Boll. Ist. Ent. Univ. Bologna,
15: 217-228 (1943-46).
- Mezzi di lotta contro gli insetti - Giorn. Agric., 57 (9): 51 (1947).
- Le Cavolaie - Agric. toscana, 2 (4): 162 (1947).
- La lotta contro l’Aspidiotus perniciosus. I trattamenti - Giorn. Agric., 57 (17): 99 (1947).
- Le Tentredini del Susino e del Pero - Giorn. Agric., 57 (21): 123 (1947).
Due devastatori dei fiori dei frutteti - Agric. toscana, 2 (7/8): 303-304 (1947).
- La lotta contro la Psilla del Pero - Giorn. Agric., 57 (45): 257 (1947).
Un parassita dei Garofani: la Phytomyza atricornis - Agric. toscana, 2 (11): 411-412 (1947).
Emitteri nuovi o poco noti della fauna italiana - Redia, 32 (2): 31-45 (1947).
Il Tychius flavus Becker (Col. Curculionidae) (IV contributo alla conoscenza dell’entomo-
fauna delle Leguminose foraggere) - Redia, 32: 141-174 (1947).
- Calciocianamide e DDT nella lotta contro l’Hoplocampa brevis Klug - Redia, 32: 183-186
(1947) (in coll. con M. Martelli).
- La Mosca delle ciliege e la Mosca della frutta - Giorn. Agric., 58 (6): 37 (1948).
- Orientamenti tecnici ed economici nella lotta contro le Tentredini del susino - Annali Sper.
Agr., n.s., 2 (1): 129-138 (1948) (in coll. con M. Martelli).
- Una delle cause del deperimento del ciliegio. La Cicadella viridis L. (Hemiptera, Jassidae) -
Riv. Ortoflorofruttic. ital., 32 (3/4): 1-8 (1948) (in coll. con V. Grasso).
DDT e melassa contro la Mosca olearia - Rinascita sarda, 2 (23): 1 (1948).
Contributo alla corologia degli Emitteri Omotteri Auchenorrinchi del Veronese. Contti-
buti alla conoscenza della fauna veronese. III - Memorie Mus. civ. Stor. nat. Verona, 1:
241-244 (1948).
- Una delle cause del deperimento del ciliegio: la Cicadella viridis L. (Hem. Homopt. Jassi-
dae) - Riv. Ortoflorofruttic. ital., 32: 1-8 (1948).
- Elenco delle pubblicazioni del Prof. Antonio Servadei - Gallizzi, Sassari: 1-7 (1949).
La Cidia delle mele e delle pere - Giorn. Agric., 59 (24): 3 (1949).
- Contributo alla conoscenza dei Tentredinidi (Hym. Symphyta) delle Rose - V. Blennocampa
pusilla Klug - Redia, 34: 165-216 (1949).
- Conséquences probables de l’emploi des insecticides dérivés du chlore sur l’equilibre biolo-
gique de la Microfaune de Sardaigne. Proces-verbaux et rapports Conf. techn. int. Prot.
Nature, Lake Success: 1-2 (1949).
- Contro gli insetti dei fruttiferi sono efficaci anche i mezzi meccanici - Giorn. Agric., 40
(20): 3 (1950).
Nota sull’Heterogaster urticae F. e sul gen. Heterogaster Schill. (Hem. Homopt. Myodo-
chidae) - Redia, 36: 171-220 (1951).
- Gli Insetti e l'Uomo - Annuario anno acc. 1951-52 Univ. Sassari: 1-21 (1952).
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Bol Lae ent age Sivesien Portes 39° 11442164..(1976);
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Don. AO. Cor. DACI, Der IE, 12: 1-4 11927).
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nov. 1978 = At Acccadi “naz! ital; Enr. Re 126127: 35-36 (1977-79).
Indirizzo dell’ A.: Istituto di Entomologia Agraria dell’Università, Via Celoria 2 - 20133 Milano.
Mem. Soc. ent. ital; Genova, 60 (1981): 25-29, 20.11.1982
SERGIO ZANGHERI
Istituto di Entomologia agraria - Universita di Padova
I PROBLEMI DEELEN TOMOLOGTA NEETLA VISIONE
DE ANTONTO SERVADE]
Quale collaboratore fin dal 1952 del Prof. Servadei e suo successore alla Cat-
tedra di Entomologia agraria di Padova, mi è parso opportuno scegliere come tema
di questo breve intervento nella giornata commemorativa del mio Maestro, una
rassegna dei temi entomologici da lui affrontati, così come li ho potuti compren-
dere nei 28 anni che ho avuto la ventura di trascorrere al suo fianco.
Antonio Servadei ha lasciato tracce importanti in diversi settori dell’entomo-
logia generale ed applicata ma, in questa sede, tratteggerò solo alcuni aspetti tra
quelli che mi sembrano più significativi.
La sua vita scientifica si è sviluppata nell’arco di un cinquantennio dagli inizi
degli anni ’30 alla soglia del 1980, periodo nel quale sono avvenute le magsiori
trasformazioni nei criteri e nei metodi con i quali affrontare i problemi del con-
trollo degli insetti dannosi all’agricoltura.
Infatti fino al termine dell’ultimo conflitto mondiale i mezzi di controllo chi-
mico, limitati come numero e come ampiezza di spettro di azione e di impiego, non
avevano creato grossi problemi sia nei riguardi degli equilibri biologici delle po-
polazioni degli insetti, che per quanto concerne l’aspetto tossicologico.
La grande discussione a livello mondiale che ha visto su sponde contrapposte
i fautori ed i critici dell'impiego dei mezzi chimici ad ampio spettro d’azione sco-
perti in quegli anni ha subito posto ad Antonio Servadei, come agli altri entomologi
del tempo, una scelta di campo tra coloro che credevano nella lotta chimica come
ad una tecnica capace di risolvere tutti i problemi dell’entomologia agraria e chi
paventava i pericoli di questa scelta.
Egli infatti per la sua profonda preparazione biologica generale che gli pro-
veniva anche dalla scuola di Guido Grandi, alla quale era cresciuto, intuì che a
fronte di immediati e clamorosi successi si dovevano temere, a più lunga scadenza,
riflessi negativi.
Ho riletto in questi giorni la nota che Antonio Servadei presentò alla Con-
ferenza Internazionale per la Protezione della Natura svoltasi a Lake Success sotto
l’egida dell’O.N.U. nel 1949. E’ un intervento di due sole pagine nel quale sono
concentrate sulla base della sua esperienza diretta in Sardegna ove egli fu entomo-
logo dal 1947 al 1951 le considerazioni sull'impiego degli allora nuovi insetticidi
clororganici.
Dato che si tratta di una pubblicazione poco nota (Servadei, 1949) vale la
pena di rileggerne insieme alcuni brani che traduco liberamente dal francese. Essa
si intitola « Conseguenze probabili dell’impiego degli insetticidi derivati dal cloro
sull’equilibrio biologico della microfauna della Sardegna ». Esaminando il problema
dei trattamenti chimici generalizzati su vaste zone agricole eeli ricorda i rischi che
ne possono risultare: non solo la distruzione delle colonie di api, ma ancora la di-
minuzione, se non addirittura la distruzione, di tante specie utili come insetti im-
26 . 8, ZANGHERT
pollinatori o di predatori e di parassiti, che pur non essendo in grado di frenare gli
insetti nocivi, con la loro attivitä costante contribuiscono a limitare i fitofagi.
E poi, prendendo lo spunto dalla grande campagna antimalarica condotta in
quegli anni in Sardegna egli chiarisce meglio il suo pensiero. Dopo aver costatato la
pesante diminuzione o scomparsa della fauna acquatica, conseguenza della distribu-
zione dei clororganici nelle acque stagnanti, si chiede: « Cosa possiamo concludere
dall’insieme di questi dati? Non è certo nelle mie intenzioni, perché ciò sarebbe
un’ingiustizia, voler infirmare l’opera meritoria dell’ ERLAAS' in Sardegna in fa-
vore della lotta contro la malaria, debbo però riconoscere che se la lotta dovesse
continuare secondo le direttive attuali occorrerà mostrarsi molto prudenti desto
l'importante problema degli equilibri biologici in gioco ».
In queste poche frasi egli metteva in risalto il fatto altamente positivo della
eradicazione della malaria in Sardegna, ma nello stesso tempo stimolava alla pru-
denza per il futuro onde evitare i riflessi negativi degli interventi chimici; una po-
sizione quindi di grande equilibrio, rara soprattutto se inserita nella situazione del
tempo.
E su questa linea si è sempre mantenuto, come d’altra parte ricordano tutti
coloro che per i successivi trent'anni hanno assistito alle sue lezioni.
Vorrei ancora insistere su questo aspetto della sua attività scientifica e didat-
tica che talora gli è stata anche fonte di amarezze e di incomprensioni. Le sue idee
esposte apertamente e senza compromessi venti o trenta anni fa non potevano es-
sere popolari come in genere tutte le idee di coloro che vanno contro corrente.
Infatti per alcuni decenni gli studiosi più preparati sui problemi della difesa
delle piante si sono trovati su una difficile strada che correva stretta fra la duplice
esigenza di contribuire, da un lato, all’aumento della produzione agricola, mediante
l’attenuazione dei danni causati dagli attacchi dei fitofagi e, dall’altro, ad evitare
che l’impiego di prodotti chimici deteriorasse ulteriormente gli equilibri biologici
negli agroecosistemi e provocasse nel lungo periodo effetti tossici sulla popolazione
e sull’ambiente.
Per tale ’’ forma mentis” egli appartenne a quel gruppo di entomologi che
sulla scorta delle elaborazioni teoriche e pratiche messe a punto in vari Paesi, ed
in particolare nel Nordamerica fin dalla fine degli anni ’50, costituirono anche in
Italia (si era nel 1964) un gruppo di lavoro, nell’ambito del Consiglio Nazionale
delle Ricerche, sulla lotta integrata contro gli animali dannosi alle piante coltivate,
convinto che fosse quella la via da battere per conciliare le opposte esigenze di cui
prima parlavo. Riusciva così a vedere che l’evoluzione reale della lotta antiparas-
sitaria veniva da un accordo tra le divergenti tendenze, concetto oggi accettato
anche da tutti i tecnici e dagli agricoltori più illuminati che lo applicano nella for-
ma più semplice di lotta guidata.
A questa visione biologica e non solamente tecnica dei problemi della lotta
antiparassitaria si accompagnava il suo continuo interesse per i problemi della pro-
tezione della natura e dell’educazione naturalistica a tutti i livelli scolastici.
Egli fu fra gli animatori della Società Naturalisti di Padova della quale fu
più volte Presidente e volle con questa creare un collegamento tra il mondo uni-
(1) L’ERLAAS (Ente Regionale per la Lotta Anti Anofelica in Sardegna) era stato costi-
tuito nel 1946, in collaborazione tra le Autorità Sanitarie italiane e la ” Rockefeller Foundation ”
allo scopo di procedere alla eradicazione della malaria nell’isola (LOGAN, 1953).
L’ENTOMOLOGIA NELLA VISIONE DI SERVADEI 27
versitario e quello degli insegnanti di scuola media, per un continuo aggiornamento
di questi ultimi. In quei tempi egli partecipò attivamente anche a quel Centro,
ormai scomparso, che era il Comitato Nazionale per l’Educazione Scientifica animato
dal Prof. Beer, che teneva i suoi corsi a Villa Falconieri a Frascati.
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Sempre nell’ambito del filone naturalistico è importante la sua appassionata
collaborazione con l’Amministrazione Forestale di Vittorio Veneto, prima col com-
pianto Dott. Zanardo, poi col Dott. Baldo per costituire quel « Centro di Ecologia
del Cansiglio » che ha lo scopo di studiare la flora, la fauna, e l’ambiente nel suo
complesso, di questo splendido lembo di terra veneta. Egli fu anche tra i fautori e
gli organizzatori di quel Museo scientifico a Pian del Cansiglio che ritenne partico-
larmente utile per istruire i visitatori sulla struttura, la varietà e l’interesse degli
organismi presenti sul territorio ed in tal modo educare il pubblico a rispettarli
(SERVADEI, 1976).
Esaminando il centinaio di pubblicazioni scientifiche di Antonio Servadei si
possono individuare con chiarezza alcuni settori dell’entomologia da lui preferiti e
a cui si dedicò con particolare impegno. Egli è stato un morfologo attento e preciso
e ci ha lasciato molti lavori ricchi di una iconografia originale nei quali la struttura
degli insetti studiati veniva indagata in tutti i più minuti particolari osservabili al
microscopio ottico. Per questo suo interesse ai temi morfologici egli fu anche affa-
scinato negli ultimi anni della sua vita dai risultati che in questo campo si posscno
ottenere col microscopio elettronico a scansione ma non potè completare indagini
con queste nuove tecniche che gli aveva messo a disposizione l’amico Prof. Dome-
nichini all’Università Cattolica di Piacenza.
Le indagini morfologiche sono indirizzate o a spiegare il funzionamento di
determinati apparati (ad es. quello boccale di Eterotteri acquatici) (SERVADEI, 1946)
o ad esaminare la variabilità di un organo in serie di gruppi affini (ad es. nelle
spermateche degli Eterotteri) (SERVADEI, 1963) o a illustrare tutti gli stadi di svi-
luppo di insetti di vari Ordini. Su quest’ultimo argomento egli, in particolare, pub-
blicò una serie di memorie concernenti gli Imenotteri Tentredinoidei ed un’altra
riguardante le specie dannose alle Leguminose foraggere.
A questa somma di interessi sia per l'indagine morfologica che per lo studio degli
insetti in natura, ritengo sia in larga misura collegato il suo graduale spostamento
di impegno scientifico verso lo studio sistematico e faunistico di uno dei grandi
Ordini di Insetti: i Rincoti.
E’ questo il settore ove Antonio Servadei ha lasciato la traccia più profonda.
Egli infatti ha messo in pratica ed ha anche trasmesso ai suoi allievi, l’idea che
ogni entomologo, a lato degli studi di entomologia generale ed applicata, debba im-
pegnarsi nella conoscenza specifica anche a livello sistematico di un gruppo di insetti
non solo per approfondire la propria preparazione ma anche per sopperire alla ca-
renza di studiosi rilevabile nel nostro Paese in questo settore, in particolare pet
alcuni ordini di Insetti.
Le indagini sui Rincoti, cominciate già negli anni giovanili, assorbivano larga
parte della sua attività negli anni padovani.
Tra i ricordi più piacevoli della mia lunga collaborazione col Prof. Servadei,
spesso mi vengono alla mente episodi di quelle campagne di ricerca che ogni anno
ci portavano a percorrere zone diverse d’Italia per studiarne l’entomofauna. Erano
di solito un paio di settimane di indagini in zone spesso imnervie e disasiate delle
regioni meridionali, ove sempre accompagnati dalla attiva e infaticabile Signora Le-
tizia, veniva esplorata un’area di particolare interesse. Ricordo ad esempio le mie
28 S. ZANGHERI
prime esperienze sul promontorio del Gargano dal 1953 in poi, seguite da quelle
al Bosco di Policoro in Lucania, compiute appena in tempo prima della sua pres-
soché totale e dissennata distruzione e poi la Calabria con la Sila e l’Aspromonte
e la Sicilia con le Madonie, tanto per ricordare le principali zone percorse in circa
25 anni di ricerche.
In tal modo egli riunì materiale per una delle più vaste collezioni di Rincoti
italiani (oggi conservata presso il Museo Civico di Storia Naturale di Verona) e
ciò gli permise di divenire uno specialista a livello europeo per questo Ordine di
insetti. Da questa raccolta trasse anche lo stimolo per compilare quella impegnativa
opera che è il Catalogo dei Rincoti italiani (Eterotteri ed Omotteri Auchenorrinchi)
(SERVADEI, 1967).
Lo studio di questi insetti che tanto lo ha assorbito negli ultimi anni era per
lui non solo una attività scientifica ma anche una fonte di godimento; tanto che
ha lavorato a casa, senza limiti di orario ed ogni giorno, fino alla sua improvvisa
scomparsa.
La passione per gli insetti unita alle sue notevoli doti di disegnatore si pos-
sono osservare oltre che nei tanti lavori di morfologia, nei numerosi acquerelli che
Egli ci ha lasciato, dei quali una selezione è possibile ammirare nelle tavole alle-
gate a questo volume a lui dedicato.
In tali disegni si può osservare la precisione sia cromatica che morfologica. La
serie fu iniziata come ” hobby ” dato che per lui il disegno non era faticoso impe-
gno ma una distensiva e riposante attività. Con gli anni però Egli mostrò l’inten-
zione di completare la serie almeno fino a comprendere tutti i generi della famiglia
dei Pentatomidi e di raccogliere tali riproduzioni in una pubblicazione che non è
riuscito a terminare.
Egli lavorava in questo settore con mezzi tecnici estremamente modesti ma era
un vero competente tanto che al Simposio sulla Iconografia tenutosi durante il Con-
gresso Nazionale di Entomologia di Siena nel 1972 Egli presentò una nota dal titolo
« Alba, meriggio e tramonto dell’acquerello nella illustrazione degli insetti » in cui
faceva la storia di questa tecnica usata nella seconda metà del 700 e soprattutto
nell’800 per colorare le tavole che illustravano, spesso con fedeltà eccezionale ai
modelli, le opere di Entomologia (SERVADEI. 1972).
x
Questi sono alcuni dei filoni sui quali si & svolta la ricerca entomologica di
Antonio Servadei, ricerca sempre sostenuta con immensa passione fino all’ultimo,
anche quando essa gli era divenuta piü faticosa a causa della perdita parziale della
vista. Ma a questa sventura che lo colpi nel 1973 Egli reagi con fermezza tanto
che nulla apparentemente cambiò anche se certamente Egli dovette molto soffrire
per questa infermità che gli rendeva difficile il lavoro. D’altra parte tutti quelli
che sono stati vicino ad Antonio Servadei ricordano la sua ferrea volontà, eser-
citata prima di tutto su se stesso.
L’opera di Servadei nell’entomologia ha quindi spaziato da problemi di scienza
pura alle applicazioni in agricoltura e. con una particolare insistenza sui rapporti
tra l'Uomo e la Natura e, essendo ciò di sua particolare competenza, sui rapporti tra
l'Uomo e gli Insetti.
Credo che tutti coloro che l’hanno conosciuto ricordino di lui questa insistenza
sul tema dei rapporti obbligati tra le pratiche agricole c le leggi della Natura. Que-
sto aspetto peculiare della sua personalità gli derivava dalla convinzione che ciò
avrebbe reso migliore la vita dell’ Uomo.
L’ENTOMOLOGIA NELLA VISIONE DI SERVADEI 29
Per questo desidero concludere questo mio intervento con le stesse parole
con le quali Egli chiuse una sua relazione ad un Congresso di una dozzina di anni
fa (SERVADEI, 1968); sono parole meditate nelle quali la sua mente spazia ben
oltre i limiti dell’entomologia. Egli infatti ci dice che: « Il progresso, caposaldo
della civiltà umana, non deve far astrazione dalla natura ed un divorzio, grande
o piccolo che sia, con le forze naturali che sono basate sull’armonica convivenza
di tutti gli esseri vegetali ed animali, è un non senso. L’indiscriminato dominio
dell’ Uomo sulla Natura, non regolato da leggi severe e ponderate ci ha regalato
valanghe, alluvioni, degradazione del suolo, infestazioni di animali, ecc. perché
troppo spesso dimentichiamo che le sofferenze della Natura si ripercuotono come
sofferenze non solo economiche e fisiche, ma anche morali sull’Uomo ».
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Indirizzo dell’ A.: Istituto di Entomologia Agraria - Facoltà di Agraria
Via Gradenigo, 6 - 35100 Padova.
Mem... Soc, ent. ital., Genova, 60 (1981). 31-36, 20.11.1952
Franco FRILLI
Istituto di Difesa delle Piante - Università di Udine
INSETTI ECO SUR IN SER]
Mi sia concesso iniziare con un ricordo personale che risale a circa due anni
fa. Il prof. Antonio Servadei, eletto da poco Rettore dell’Università di Udine, mi
ricevette in casa sua, a Padova, presente colei che Gli fu non solo fedele compa-
gna di vita, ma anche preziosa collaboratrice della Sua appassionata ricerca ento-
mologica. Dandomi per la prima volta notizie dirette sull’istituenda Facoltà di Agra-
ria di Udine, mi confidò che era Suo intendimento chiedere a coloro che sarebbero
stati chiamati a coprire le cattedre dell’Università di Udine, di tenere la Prolusione
al corso, come si faceva fino ad alcuni anni addietro in tutti gli Atenei italiani.
Non so se ciò si realizzerà qui a Udine; con questo mio intervento intendo,
comunque, anche se in via informale e necessariamente contratta, soddisfare questo
desiderio ” accademico ” di Colui che fu dell'Ateneo friulano il primo Magnifico
Rettore.
Parlare degli attuali problemi dell’ Entomologia friulana significherebbe af-
frontare una tematica che investe una massa enorme di organismi; gli insetti, infatti,
grazie all’estrema capacità di adattamento, sono diffusi un po’ dovunque: caverne
o nevai, terreni incolti o ghiacciai, abitazioni dell’uomo o ricoveri degli animali,
serre o campi coltivati, spiagge o foreste, depositi di sostanze alimentari o stabili-
menti di trasformazione delle materie prime, sono tutti ambienti frequentati dagli
Esapodi. La maggior parte delle specie vive in equilibrata simbiosi con altri orga-
nismi vegetali ed animali, tanto da passare quasi inosservata per l’uomo.
Ma è sufficiente un numero ridotto di specie (certamente inferiore all’ 1%
di quelle note) fitofaghe delle colture agrarie e forestali, o di entità viventi a spese
dei raccolti o di animali, per originare gravi problemi o causare danni di rilevanti
proporzioni per l’economia.
L’Entomologia agraria, insegnamento fondamentale e obbligatorio anche nella
Facoltà di Agraria della nostra Università, ha per oggetto principale lo studio deoli
insetti legati alle colture che tanta parte hanno nell’economia del Friuli. E’ sulle
principali problematiche del settore, emergenti in questa parte del nostro Paese,
che intendo attirare con il mio intervento la loro attenzione.
I fitofagi ed i problemi della difesa delle piante
La varietà e l’estensione delle colture agricole nostrane, facilmente rilevabili
anche dalle statistiche recenti (CASTAGNAVIZ, 1980), indicano chiaramente il posto
che l’agricoltura occupa nell’economia regionale. Accanto alle colture di vite, melo,
mais ed orzo, attualmente in espansione, sussistono decine e decine di vegetali col-
tivati in pieno campo, in vivaio ed in serra che presentano, in molti casi problemi
fitopatologici tutt’ altro che trascurabili. Una rapida esemplificazione per le sole
colture principali potrà rendere più esplicita la problematica oggetto di attenzione
per l’entomologo agrario in questa Regione.
52 È PRILII
La vite, che tanto peso ha nella bilancia commerciale della Regione (si parla
di circa 80 miliardi di P.L.V.), vede nei Lepidotteri Tortricidi (Lobesia botrana)
e Cochilidi (Clysiana ambiguella), nei Rincoti Tiflocibidi e negli Acari Tetranichidi
i suoi principali Artropodi limitanti.
Il melo, coltivato soprattutto nella fascia che dalla zona di Codroipo e di
Mortegliano scende verso Torviscosa e, nella provincia di Pordenone, nei pressi di
Sequals e Maniago, si manifesta come coltura di difesa fitosanitaria tutt’altro che
facile a causa di numerosi antagonisti che rimangono in agguato per periodi più
o meno lunghi, comparendo poi all’improvviso in quantità preoccupanti. Mentre
Cydia pomonella, Capua reticulana e Metatetranychus ulmi possono considerarsi co-
me i fitofagi insediati ormai stabilmente nel meleto, in Friuli, Quadraspidiotus
perniciosus, Dysaphis plantaginea, Dasyneura mali, Lithocolletis blancardella e Ca-
coecia rosana compaiono saltuariamente con inaspettate malefatte, frutto spesso di
mancata sorveglianza o di impreparazione da parte dell’agricoltore.
L’Osservatorio per le Malattie delle Piante di Gorizia, con giurisdizione nelle
tre province di Gorizia, Udine e Pordenone, ha già iniziato un’opera di sensibiliz-
zazione degli operatori agricoli per la diffusione delle più recenti metodologie di
lotta guidata ed integrata (CARNIEL, 1975 e 1979) promossa dalla O.I.L.B. e già
sperimentate in altre regioni italiane da Istituti Universitari, Osservatori ed Enti
affini, introducendo, ad esempio, soprattutto nel meleto, l’uso di trappole a ‘ero-
moni sessuali di sintesi e suggerendo trattamenti a scadenze il più possibile dila-
zionate nel tempo, con prodotti aventi caratteristiche idonee per ridurre l’inqui-
namento ambientale.
Pescheti, pereti e ciliegeti sono le altre colture arboree che, in ordine di im-
portanza economica decrescente, offrono sempre problemi di difesa fitoiatrica. Già
nel 1935 i danni causati da Cydia molesta nell’Agro monfalconese avevano indotto
CosoLo (1938 e 1939) ad occuparsi della difesa dei pescheti che a tutt'oggi è in-
centrata oltre che sulla Tignola orientale del pesco, sulla Diaspis pentagona, sugli
Afidi e sull’ Anarsia lineatella.
La coltura del mais, di gran lunga la più importante del Friuli per estensione
(oltre 130.000 ha) e per valore della P.L.V. (quasi 140 miliardi), si scontra con-
tinuamente con la presenza della piralide Ostrizia nubilalis. Non risulta che essa
attualmente sia combattuta con trattamenti chimici (come lo è stata negli anni tra-
scorsi in qualche grossa azienda del Friuli); la diffusione di varietà resistenti agli
attacchi e la constatazione che i danni, anche se difficilmente quantificabili, non
sono tali da giustificare le spese di un intervento chimico di non facile esecuzione,
hanno quasi annullato le preoccupazioni dei fitoiatri per questa coltura.
Solo saltuariamente altri fitofagi, come Clivina fossor, ad esempio (MICOLINI
e LEBAN, 1975), già citata in precedenza per il Cremonese (DOMENICHINI, 1971),
possono rivelarsi dannosi a questa coltura nella nostra Regione; in seguito a par-
ticolari condizioni meteorologiche, diviene preoccupante talvolta lo sviluppo di
Rhopalosiphum padi che oltre al mais, attacca anche l’orzo, con pericolo prossimo
di diffusione, soprattutto per le piante da seme, di temibili virosi. Accanto a tale
specie, la presenza di altri Afidi si dimostra, in alcune annate, di rilievo per tutti
i cereali coltivati nella bassa e media pianura friulana.
Gli insetti ausiliari
E’ mentalità diffusa fra gli operatori agricoli — e non è raro che anche i ri-
cercatori si lascino coinvolgere da tale errata concezione — che i rapporti fra insetti
INSETTI E COLTURE IN FRIULI 33
ed agricoltura siano prevalentemente antagonistici. Ciò che balza agli occhi del-
l’operatore agricolo, infatti, è soprattutto il danno subìto ad opera di voraci orde
di Artropodi forniti di potenti mezzi di distruzione. Non possiamo però ignorare
gli stuoli altrettanto numerosi di organismi ausiliari dell’uomo che limitano le po-
polazioni dei fitofagi con attività meno vistose, che conservano gli equilibri biolo-
gici naturali, che effettuano l’impollinazione entomofila indispensabile per decine
e decine di colture e che offrono all’uomo prodotti di alto valore biologico.
Le popolazioni di entomofagi che negli ambienti naturali riescono a conte-
nere lo sviluppo di Artropodi fitofagi, sono purtroppo molto spesso decimate dagli
interventi poco ponderati dell’uomo.
« Se dobbiamo difendere i nostri prodotti — disse in un Convegno tenuto
a Ferrara nel 1968 il prof. Servadei — è indispensabile la conoscenza dell’am-
biente in cui operiamo e dell’opera silenziosa e nascosta di tante altre specie, che
tengono sotto controllo quelle dannose all'economia umana, sempre più indebolite
dall’azione molte volte inconsulta dell’uomo ».
Parassiti e predatori, generici e specifici, non possono essere ignorati dal fi-
toiatra, se questi non vuole nel tempo causare con i suoi interventi danni maggiori
di quelli operati dagli stessi fitofagi. Se è vero che gli entomofagi (dagli Imenotteri
Terebranti ai Ditteri Larvevoridi, dai Neurotteri Crisopidi ai Coleotteri Coccinel-
lidi, per citare solo alcuni gruppi fra i più noti) esplicano la loro azione equilibra-
trice negli ambienti naturali senza bisogno di particolari accorgimenti da parte del-
l’uomo (chiedono solo di non essere decimati!), dall’altra non si può sottacere che
anche recentemente alcune specie entomofaghe sono state utilizzate con successo
per contrastare lo sviluppo di temibili fitofagi importati.
Sia sufficiente rammentare come all’introduzione accidentale in Italia e anche
nella nostra regione (CIAMPOLINI, CARNIEL e ZAMARIAN, 1977) del Membracide
Stictocephala bisonia Kopp e Yonke (ritenuto invece dalla quasi totalità degli ento-
mologi fino al 1977 come Ceresa bubalus) dannoso ai tralci ed ai grappoli di vite
nonché ai rametti giovani di pomacee, siano seguiti tempestivi studi di VIDANO
(1966) in America; essi hanno consentito di importare il minuscolo oofago Poly-
nema striaticorne (Imenottero Mimaride) che, diffondendosi adeguatamente, ha in
pratica risolto biologicamente la difesa da tale fitofago.
Ma gli esempi di Prospaltella berlesei, parassita di Diaspis pentagona, di Pro-
spaltella perniciosi, endofago di Quadraspidiotus perniciosus, di Encarsia formosa
limitante il Trialeurodes vaporariorum nelle serre, sono altrettante conferme della
importanza degli entomofagi nei confronti del contenimento delle popolazioni di
fitofagi dannosi alle colture anche nella nostra regione.
Ma parlare in Friuli di insetti utili senza parlare di api e di apicoltura sarebbe
voler colpevolmente ignorare un settore di notevole importanza biologica, sociale
ed economica. Ricerche che abbiamo già intrapreso stanno mettendo in luce come
l’attività apistica rivesta in regione un valore tutt’altro che trascurabile.
Se è vero che le due principali colture del Friuli (la vite ed il mais) non
necessitano di insetti pronubi per l’impollinazione, che è notoriamente anemofila
(anche se la produzione di particolari cultivar di vite, come il Picolit, tipica della
zona del Tagliamento, secondo gli studi di GIROLAMI e CARGNELLO (1977) sarebbe
influenzata positivamente dalla presenza di alveari), è altrettanto importante ricor-
dare che, coltivazioni di altri fruttiferi (melo, pero, ciliegio, fragola, actinidia), di
Ortaggi (in pieno campo ed in ambiente controllato) e di altri vegetali largamente
34 F. FRILLI
diffusi nella Regione, necessitano della presenza di insetti pronubi, o che per lo
meno traggono rilevante vantaggio dalla loro attività.
Non è possibile calcolare con sufficiente approssimazione, senza compiere par-
ticolari studi, quale sia l’apporto dei pronubi nei confronti dell’agricoltura. Dati
calcolati negli USA, nell’URSS, in Romania, Inghilterra, Germania, Francia, Sve-
zia, Italia, Ungheria, Cecoslovacchia, evidenziando l’incremento della produzione
di varie colture, offrono la possibilità di valutare solo indirettamente i notevoli
aumenti che si realizzano nella produzione lorda vendibile delle singole Nazioni.
Le modificazioni subìte in questi ultimi decenni nella nostra Regione dalle
tecniche colturali tradizionali (passaggio dalle rotazioni alla monocoltura, dai prati
stabili o poliennali agli erbai a rapida produzione, dall’uso dei primi antiparassitari
a quello degli insetticidi di seconda generazione, ecc.) nonché la dissennata elimi-
nazione di zone incolte site su terreni finora demaniali, hanno portato ad una bru-
sca rarefazione della fauna utile ed in particolare dei pronubi selvatici nidificanti
nel terreno. Essendo attualmente l’ape, l’unico pronubo sul quale l’uomo può in-
tervenire in maniera significativa, è necessario in una moderna agricoltura tutelare
ed incrementare l’attività apistica.
‚D’altro canto non si può sottacere che l’attuale diffondersi dell’apicoltura nella
nostra Regione può essere considerata favorevolmente anche da coloro cui sta a
cuore il benessere delle popolazioni insediate nelle cosiddette ’’ zone marginali ”.
Infatti in collina ed in montagna l’apicoltura, correttamente impostata, si dimo-
stra efficace e provvidenziale attività integrativa di reddito, come da me già sotto-
lineato recentemente in altra sede (FRILLI, 1981).
Purtroppo sulla nostra apicoltura incombe un grande pericolo: un epiparas-
sita proveniente dall’Indonesia, che si è già diffuso su vaste aree dell’Asia e del-
l’Europa (per riferirci alla sola regione paleartica), è giunto da almeno due anni
fino al confine italo-jugoslavo e probabilmente ha già invaso la nostra Regione
(anche se a tutt'oggi non è stato ancora evidenziato). Varroa jacobsoni Oud. met-
terà a dura prova l’attività degli apicoltori friulani e giuliani soprattutto fino al
momento in cui non saranno messi a punto adeguati metodi di lotta e di preven-
zione per i quali si stanno svolgendo approfondite sperimentazioni in numerosi Isti-
tuti di ricerca esteri.
La difesa delle derrate
Se è vero che i rapporti tra colture ed alcuni fitofagi si esauriscono con la
raccolta del prodotto, è anche vero che le derrate ottenute dall’attività agricola sono
ricercato alimento per altre miriadi di voraci insetti.
I problemi della difesa antiparassitaria degli alimenti rivestono sempre mag-
giore importanza in una società, come la nostra, in cui lo stoccaggio dei prodotti
alimentari si prolunga anche per anni.
Basti pensare ai cereali ed ai loro derivati. Silos, magazzini, depositi, molini,
ambienti di lavorazione e di conservazione dei prodotti finiti diventano campi di
battaglia sui quali decine di specie di insetti, in buona parte cosmopoliti, prolifici
e a sviluppo particolarmente rapido, si, avventano famelicamente sui risultati del
lavoro umano.
La distruzione causata in questa fase del ciclo produttivo da muffe, da rodi-
tori, da acari, ma soprattutto da insetti, è elevatissima. Anche recentemente MATHYS
(1977) ha riferito che circa il 10% delle derrate prodotte sul nostro pianeta è di-
INSETTI E COLTURE IN FRIULI 35
strutto a causa di una cattiva conservazione, e che fra gli agenti ad aver maggiore
responsabilità vi sono gli insetti.
La nostra Regione produce considerevoli quantità di mais, utilizzato sia per
l’alimentazione umana che per gli allevamenti zootecnici. Se non si vuole veder fru-
strati gli sforzi sostenuti per una produzione sempre maggiore di tale massa di ali-
menti, sarà necessario provvedere ad una più attenta conservazione del prodotto
non solo a livello di azienda agricola, ma soprattutto presso le grandi ditte di rac-
colta e commercializzazione dei prodotti.
Se si considera, infine, che in condizioni ottimali (ed i depositi di derrate
sono spesso ambienti ideali allo sviluppo degli insetti) gli Artropodi si moltiplicano
con progressione geometrica, si può intuire quanto tempestivo debba essere ogni
intervento di difesa antiparassitaria.
als ale lo
CAI CAI CAI
Recentemente, un Ricercatore che fino a due anni fa ha esposto il frutto delle
sue ricerche sulle cattedre delle Università di Lublin e di Krakòw e che oggi siede
su un’altra... Cattedra cui molti, anche non credenti, guardano con interesse, ha
riaffermato in un discorso all’Università di Kinshasa che «il primo ruolo di una
Università è l’insegnamento del sapere e la ricerca scientifica. Chi dice scienza dice
verità. Non ci sarebbe dunque alcun autentico spirito universitario là dove non ci
fosse la gioia di cercare, ispirata da un amore ardente della verità. Questa ricerca
della verità costituisce la grandezza del sapere scientifico... Quanti consacrano la
loro vita alla scienza possono provare una legittima fierezza... perché nulla è più
bello, nonostante la fatica e la pena che ciò richiede, di potersi dedicare alla ricerca
della verità sulla natura e sull’uomo » (GIovannI PaoLo II: Discorso agli Univer-
sitari e agli intellettuali: Oss. Rom. 120 (104), 5/6-V-1980, pg 4).
E’ con questi sentimenti di amore alla ricerca della verità e delle soluzioni
agli attuali problemi concreti dell’Entomologia agraria e merceologica, nonché di
impegno verso i discenti di questa Facoltà di Agraria, che nel ricordo di Antonio
Servadei, Uomo ed Entomologo, inizio ufficialmente questo mio servizio sulla cat-
tedra di Entomologia agraria nell’Università degli Studi di Udine.
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Indirizzo dell’ A.: Istituto di Difesa delle Piante - Facoltà di Agraria
Via Chiusaforte, 54 - 33100 Udine
Mem. Soc. ent. ital, Genova, 60 (1981): 37-42, 20.11.1982
Luic1 MASUTTI
Istituto di Entomologia agraria - Università di Padova
(GLI INSETTIENEGLEI AMBIENTI: FORESTALI. DEL. PRIULI
Nella storia di molti ecosistemi terrestri, soprattutto entro la zona temperata,
è ormai giunto un momento decisivo per i processi biologici, da cui dipende l’equi-
librato divenire delle comunità di vite vegetali e animali. Oggi infatti la colonizza-
zione umana sottopone ovunque a tensioni d’ogni genere le reti di relazioni su cui
si reggono le biocenosi.
In Friuli il problema è aggravato dal ricorrere di drammatiche alterazioni geo-
morfologiche e delle loro conseguenze. Così che, se fin qui si era potuto contare su
una sorta di vitalità della terra apparentemente inesauribile e confidare in una tran-
quillizzante attitudine della ” natura ” a subire qualsiasi vessazione, è tempo di veri-
ficare senza indugio le possibilità di mantenere in futuro un soddisfacente assetto
della vegetazione e della fauna.
Per questo, al di là dei pur necessari compiti assegnati ai tecnici di formazione
tradizionale, occorre definire al più presto un campo di attività per specialisti di
altro tipo, che sappiano affrontare in modo adeguato una realtà nuova, approfit-
tando dell’esperienza e delle cognizioni acquisite dai precursori.
Tra questi ultimi, per una notevole parte della sua opera di scienziato e di
maestro, si colloca a buon diritto Antonio Servadei, alla cui memoria in questo giorno
l’Università di Udine rende solenne onore. Egli ha ben meritato del Friuli, non sol-
tanto per l’appassionato contributo di competenza e di saggezza che ha recato alla
nuova Istituzione accademica, ma anche per gli studi da lui stesso compiuti o affidati
ad allievi della sua scuola entro i confini della Regione.
L'attenzione dedicata in un venticinquennio a vari problemi di entomologia
pura e applicata è stata in molti casi rivolta direttamente o indirettamente ad am-
bienti di bosco, punti di riferimento sicuri, in virtù dei singolari meccanismi pro-
duttivi in essi operanti, per indagini comparate sugli ecosistemi terrestri.
Come in tante altre parti del territorio italico, in Friuli perfino la pianura col-
tivata rivela tracce di una primigenia copertura forestale (e più ancora, come sarà nel
seguito discusso, ne rivelava fino a qualche anno fa). Vestigia di ricchi popolamenti
spontanei di latifoglie mesofile sono tuttora riconoscibili fin quasi all’odierna peri-
feria di Udine e toponimi di più o meno trasparente derivazione forestale designano
luoghi dispersi in un’amplissima area oggi rurale, a testimoniare in modo non equi-
voco l’esistenza di una vegetazione boschiva in epoca abbastanza vicina. In vari
biotopi risparmiati dalla ” ferrettizzazione ” del substrato, la stessa feracità del suolo
sfruttata dall’agricoltura è, in parte, un residuo della fertilità naturale, accumulata
lentissimamente da scomparsi popolamenti arborei.
Indubbiamente però, svanito ormai addirittura il ricordo di molti rigogliosi
boschi della ” Bassa”. l’attuale patrimonio forestale è concentrato in zone mon-
tuose o collinari, quand’anche su queste ultime esso non venga insidiato dall’esten-
dersi di qualche forma di agricoltura, respinta a sua volta da terreni notoriamente
38 L. MASUTTI
produttivi per il dilagante diffondersi di indiscriminate utilizzazioni industriali, com-
merciali e pseudoturistiche.
La varietà e la ricchezza della flora del Friuli, che già nel 1905 Luigi e Michele
Gortani stimarono presso che insuperate entro i confini nazionali, si riflettono nelle
caratteristiche dei boschi. A formare il composito quadro concorsero le vicende
glaciali e postglaciali, le disparate combinazioni di fattori climatici e geopedologici
e la privilegiata situazione di contatto tra contingenti floristici alpini, centroeuro-
pei, illirici e, in parte, mediterranei s.l. Mancano alla serie, per comprensibili mo-
tivi, le formazioni di pino cembro, ma in un appropriato orizzonte di vegetazione
si inseriscono quelle non meno interessanti (e certo senza confronto in Italia) di
pino nero d’Austria.
Il succedersi delle modificazioni, da cui emergono al ripetersi di ogni ciclo sta-
gionale le facies dei vari tipi di bosco, si ripercuote sull’assetto delle comunità di
organismi animali inserite nell'ambiente di foresta, lasciandovi impronte più o meno
durevoli. E poiché in tali cenosi le entomofaune, per una cospicua parte dei loro
rappresentanti, costituiscono i raggruppamenti di organismi animali più strettamen-
te legati alla vita degli alberi e del sottobosco, ogni complesso di insetti forestali
diviene, luogo per luogo, indice dei mutamenti subiti dall'ambiente.
Esso così denunzia sia il fluire degli eventi, attraverso i quali le cenosi si ade-
guano in via normale al perpetuo proporsi di condizioni nuove, sia le crisi prima
o poi patite anche da ecosistemi in apparenza protetti da una valida omeostasi, sia
le vistose, traumatiche alterazioni provocate, non sempre per insipienza, dall’inter-
ferire dell’uomo nel processo produttivo naturale.
Anche per tali ragioni, oltre che, ben inteso, per contingenti motivi eco-
nomico-selvicolturali, lo studio degli insetti forestali in generale — e, in Friuli,
in particolare — assume un’importanza che trascende tanto la curiositas naturali-
stica quanto l’interesse pratico, senza mortificarli e anzi dischiudendo all’una e al-
l’altro ulteriori orizzonti di indagine.
Entrambe le vie d’accesso al medesimo problema passano obbligatoriamente
per attendibili rassegne faunistiche, di cui oggi gli studi di ecologia applicata av-
vertono in Italia una preoccupante carenza in troppi settori della sistematica
zoologica.
In questo campo, tra l’altro, come per i Coleotteri del Friuli aveva operato
con somma competenza Giuseppe Miiller e molto prima, con versatile ingegno ed
enciclopedica cultura, Michele Gortani, per i Rincoti Eterotteri e Omotteri Auche-
norrinchi si impegnò Antonio Servadei, insistendo a lungo, con la felice intuizione
del naturalista ammaestrato dall’esperienza, nelle ricerche entro le interessantissi-
me aree di ecotono al margine delle formazioni arboree, in cui vivono disparati or-
ganismi pronti, per costituzione o per collocazione ecologica, a popolare o a ripo-
polare zone finitime aperte al loro intervento nell’uno o nell’altro degli ecosistemi
contigui. La repentina scomparsa dell’infaticabile emitterologo ha impedito che fos-
sero pubblicati almeno i primi risultati delle ricerche di controllo che Antonio Ser-
vadei aveva deciso di intraprendere, anche per lodevole interessamento dell’Ammi-
nistrazione delle Foreste Demaniali di Tarvisio, in vari biotopi forestali e montani
della parte nord-orientale della Regione, già da lui esplorata vent’anni prima.
E’ ben vero che il materiale, insieme con il resto dell'imponente collezione op-
portunamente acquisita dal Museo di Storia Naturale di Verona, è tuttora dispo-
nibile ad ogni volonteroso specialista, ma nessuno, all’infuori di chi ebbe la fortuna
INSETTI FORESTALI IN FRIULI 39
di accompagnare il maestro nelle ultime campagne di raccolta, potrà far tesoro delle
osservazioni con cui Antonio Servadei commentava la diversità dei reperti relativi
agli stessi biotopi a tanta distanza di tempo, rilevando, per esempio, l’estremo im-
poverimento delle emitterofaune montane in vicinanza di zone coltivate e, al con-
trario, il perdurare di una rassicurante varietà di forme al limite tra i boschi e le
solatie distese prative della Val Canale.
Recenti ricerche faunistiche su altri gruppi sistematici, avviate da allievi di
Antonio Servadei, nell’ambito di studi promossi congiuntamente dalla Direzione Re-
gionale delle Foreste e dall'Azienda delle Foreste della Regione, hanno confermato
l’importanza di conservare incontaminate almeno alcune aree silvane finora igno-
rate dal pigro turismo veicolare e soprattutto dal suo assiduo corteggio di specula-
tori d’ogni genere, come autentiche riserve di ricchezza biologica '.
La pianura coltivata invece, privata anche dei residui faunistici accantonati ai
margini degli arativi specialmente dopo l’improvvida persecuzione da poco scate-
nata contro ogni autoctona forma di vita vegetale arborea o arbustiva, oggi più
che mai vede l’uomo rudemente contrapposto agli insetti suoi immediati concor-
renti nello sfruttamento dei prodotti della terra.
In tal modo è inconcepibile qualsiasi progetto di intervento integrato, volto
alla limitazione della consistenza numerica degli insetti fitofagi nocivi, così che di
fronte a eventuali nuovi problemi di entomologia agraria il ricorso ai disinfestanti
totali potrebbe riproporsi suadente e liberatorio al coltivatore, lungo una spirale da
cui pure ci si è finalmente accorti e convinti di dover uscire.
Dai monti al mare dunque, presso che senza eccezioni, il compito di fungere da
compensatori biologici, anche al servizio dell’agricoltura, è svolto ormai dalle pre-
ziose quanto singolari formazioni boscose dei greti nonché, in modo inimmaginabile,
dalle pur tanto contaminate strisce di vegetazione che fiancheggiano le autostrade
e da quelle meno alterate che accompagnano le ferrovie, paradossali biocenosi svi-
luppate in uno spazio unidimensionale e ricoveri estremi di artropodi legati a piante
spontanee, oltre che di uccelli insettivori di straordinaria adattabilità.
Così l’interesse per gli insetti di ambienti boschivi si trasferisce automatica-
mente ai biotopi forestali alpini e prealpini, molti dei quali, fortunatamente, sono
tuttora esonerati da perturbazioni incompatibili con la conservazione di zoocenosi
varie e perciò dinamicamente atte ad autoequilibrarsi.
Come di norma accade ovunque in analoghe situazioni, nei popolamenti arborei
dei monti friulani i pericoli direttamente connessi alla presenza di determinati insetti
fitofagi si presentano specialmente dove le attività umane hanno modificato il pri-
mitivo stato della vegetazione.
I lariceti rivelano ben di rado i sintomi di una notevole densità di Zeiraphera
diniana (Guenée): essi sono rimasti finora esclusi dalle ricorrenti devastazioni dovute
alla temibile ” tortrice grigia ”, che invece imperversa periodicamente lungo le Alpi
Centrali e Occidentali. Sorge a questo riguardo l’ipotesi che l’assenza del pino cem-
(1) Fu esemplare in proposito, per entusiasmo, impegno concorde e fecondità di risultati,
la collaborazione interdisciplinare nello studio del comprensorio della Vall’Alba tra specialisti re-
gionali operanti presso l’Istituto Sperimentale per la Zoologia Agraria di Firenze, il ricordato
Museo Civico di Storia Naturale di Verona, l’Istituto di Entomologia dell’Università di Padova
e quelli di Botanica e di Zoologia dell’Università di Trieste.
40 L. MASUTTI
bro possa aver evitato almeno una parte delle tensioni ecologiche manifestatesi forse
nel ripopolamento alpino del postglaciale tra le due forme affini celate nell’entità,
in apparenza unica, gravitante intorno al larice e ad altre aghifoglie a quote elevate.
Capita un po’ più spesso di assistere a qualche circoscritta pullulazione di Co-
leophora laricella (Hübner), la ben nota ” minatrice delle foglie ”; si tratta in ogni
caso di episodi non preoccupanti.
Per le formazioni di abete rosso, al contrario, si pongono alcuni problemi da
non sottovalutare. Il favore concesso in Friuli, come altrove, a tale conifera, che in
passato fu fatta sistematicamente subentrare in molte valli e preesistenti colonizza-
zioni di faggio e di abete bianco, esige ora una contropartita anche in fatto di vul-
nerabilità della specie costretta a vegetare e a produrre in condizioni ecologiche inna-
turali. Vi sono zone in cui i toponimi ” Pezzeit ”, ” Pezzeda ” e simili indicavano
in origine un popolamento di abete rosso evidentemente eccezionale nell’ambito della
vegetazione indigena, mentre oggi la picea sembra aver dilagato tutt’intorno.
Sugli alti crinali boscosi e, in genere, nei luoghi più soleggiati e ventilati, i
tecnici debbono spesso affrontare, tra l’altro, il fenomeno del ” Wipfelsterben ”
ben noto nelle sue cause ai forestali d’oltralpe, ma fin qui trascurato in Italia sia
nelle trattazioni scientifiche sia nella pratica selvicolturale. I Coleotteri Scolitidi
coinvolti in tale quadro patologico si ripresentano anche in altri eventi non meno
allarmanti, ma, se non altro, più facilmente interpretabili: il mancato esbosco del
materiale schiantato dalle valanghe e dai sovraccarichi di neve, dovuto a più che
comprensibili motivi economici, ha acceso qua e là, tipicamente sulle Alpi Giulie,
subdoli focolai di infestazioni di I ps typographus ( Linnaeus) e specie satelliti, grazie
anche allo stato di cronica sofferenza in cui versano i popolamenti di picea minac-
ciati. Ivi un coraggioso programma di abbattimenti e di sgomberi salverebbe certa-
mente molto materiale, altrimenti destinato comunque a deperire in loco, e cree-
rebbe le premesse per un risanamento generale su rinnovate basi selvicolturali.
Un’ombra di pericolo incombe poi sui boschi di abete rosso costituiti nei pa-
scoli montani abbandonati. Come già segnalato in uno studio faunistico avviato dalla
scuola entomologica di Padova e dalla Sezione di Entomologia Forestale dell’Istituto
Sperimentale per la Zoologia agraria di Firenze, v'è da temere che popolazioni di
Pristiphora abietina (Christ) possano approfittare della nuova disponibilità di piante
giovani, coetanee, forzate a vegetare a ritmi insoliti su terreni aperti, troppo ricchi
d’azoto.
Le faggete mantengono ancora in Friuli una notevole resistenza agli attacchi
degli insetti, grazie anche alle giovevoli condizioni climatiche, le quali in varie zone
rendono addirittura possibile la rinnovazione spontanea, evento ormai raro nella
parte italiana dell’areale di Fagus sylvatica.
Caratteristici problemi entomologici si presentano nei popolamenti di pino sil-
vestre e di pino nero diffusi in molte valli friulane, talora reciprocamente compe-
netrati o addirittura, in certe zone, per evidenti agevolazioni climatiche e geopedo-
logiche, frammisti a quelli di pino mugo. La presenza di tali formazioni testimonia
intanto l’importanza biogeografica dei biotopi nord-orientali della Regione, ove l’in-
contro degli areali delle tre conifere. caso unico in Italia, ha determinato il sovrap-
porsi della distribuzione di elementi entomofaunistici particolari. identificabili. per
esempio, tra gli Imenotteri Sinfiti defoliatori e tra i Coleotteri Scolitidi corticicoli.
Sul piano pratico, poi, l’esistenza del pino nero d’Austria, specie notoriamente
adatta a rimboschimenti ” pionieri” su substrati poveri o desradati, assume in Friuli
un significato particolare alla luce del possibile continuo confronto tra i popolamenti
INSETTI FORESTALI IN FRIULI | Al
artificiali e quelli spontanei di tale aghifoglia, il cui areale protende nel territorio le
sue estreme propaggini nord-occidentali. Le piantagioni eseguite soprattutto nella
fascia prealpina carnica e giulia dimostrano in primo luogo quanto la specie sia
intollerante, non solo di ogni forzata, benché minima dilatazione dello spazio attual-
mente occupato dalle formazioni naturali, ma anche di ogni tipo di inserimento nelle
cenosi diverso da quello manifestato nei consorzi meso-termofili originari. La misura
dell’insofferenza è data in modo vistoso dalle infestazioni di Thaumetopoea pityo-
campa (Denis et Schiffermuller), ma una serie di disparati altri insetti rivela allo
specialista e perfino al tecnico esperto ulteriori e spesso meno grossolani sintomi di
un cattivo aggiustamento ecologico tra le pinete di nuova costituzione e l’ambiente
che le ospita: afidi e cocciniglie tra i succhiatori di umori, Lepidotteri devastatori
di gemme e germogli, Imenotteri Diprionidi e Pamfiliidi tra i defoliatori, Coleot-
teri Cerambicidi, Curculionidi e Scolitidi tra gli xilofagi non mancano di approfit-
tare inesorabilmente, con le loro infestazioni, di ogni accenno di indebolimento, in
sé perfino passeggero, manifestato dalle piantagioni di pino nero d’Austria. Né si
vede come in futuro possa porsi rimedio a una situazione del genere, date le pre-
messe di mostruosa semplificazione ecologica rappresentate nei casi estremi da un
contrapporsi, sul terreno nudo o quasi, di una massa di vegetazione di pino e di
uno stuolo di insetti fitofagi che sembra apparso dal nulla, senza alcuna prospetti-
va di intervento mediatorio di altri organismi.
Solo il richiamarsi alle commendevoli intenzioni di partenza, che prevedevano
la vegetazione di pino nero come fase transitoria (”’ pioniera ”, appunto) di una co-
pertura forestale destinata ad evolversi secondo un determinato processo, può co-
stituire il punto di riferimento per un ricupero ecologico delle pinete prealpine.
Nei boschi di latifoglie che rivestono i bassi versanti montani e le colline, la
presenza degli insetti, eccettuate le sporadiche e, tutto sommato, non allarmanti in-
festazioni di specie fillofaghe, i problemi inerenti al saltuario pullulare di artropodi
sono più spesso di interesse faunistico che di importanza pratica. Per il Friuli è, se
mai. da segnalare in proposito la possibilità di trasformare certi consorzi di caduci-
foglie prealpini in altrettanti campi di pascolo per l’ape domestica, di cui in questa
sede è stato testé sottolineato il valore per l’economia della Regione. Se per note
traversie di ordine fitopatologico non si può per ora contare sulla produzione di
nettare nei dissestati popolamenti di castagno, resta pur sempre, in non poche zone
collinari, l'immensa disponibilità delle fioriture di robinia, fin qui sfruttate solo in
minima parte dall’apicoltura friulana.
Quanto alle fasce boscose litoranee, che, per motivi comprensibili sul piano eco-
nomico più che su quello ecologico, sono state quasi dappertutto radicalmente mo-
dificate rispetto alla composizione e alla struttura primitive, non resta che prender
atto della fatale risposta data dalle cenosi anche per il tramite degli insetti all’alte-
razione provocata nell’ambiente con l’introduzione di pini mediterranei.
La rassegna delle principali situazioni critiche in cui sono coinvolti gli insetti
forestali, qui inevitabilmente limitata ad un’esposizione dei termini elementari, può
concludersi con l’augurio che nel territorio friulano siano salvati almeno i modelli
rappresentativi di ambienti di bosco non troppo manomessi, perché costituiscano al-
trettanti perenni schemi di confronto.
Domani infatti la sopravvivenza di simili preziosi tipi di comunità biologiche
aiuterà ad evitare i rischi derivanti dal mancato conseguimento di cognizioni essen-
ziali: vari sintomi avvertono che stanno per scomparire irripetibili assetti della
vegetazione e della fauna.
42 L. MASUTTI
Si è in precedenza accennato alla necessità di formare in tempo specialisti par-
ticolarmente atti ad affrontare i problemi di biologia applicata secondo originali
prospettive. Lo slancio di innovazione, che ha consentito all’Università di Udine di
dar vita a unità di ricerca e di insegnamento predisposte a una collaborazione in-
terdisciplinare altrove ancora impensabile, propone stimolanti sviluppi di classici
settori dell’indagine naturalistica. Esso offre inoltre ai giovani ampie possibilità di
risolvere in modo consono alle future esigenze il problema di un corretto uso del
territorio, per una equilibrata coesistenza delle popolazioni umane e dei complessi
di piante e di animali.
Indirizzo dell’ A.: Istituto di Entomologia Agraria - Facoltà di Agraria
Via Gradenigo, 6 - 35100 Padova
Mem. Soc. ent. ital., Genova, 60 (1981): 43-45, 20.11.1982 |
VINCENZO GIROLAMI
Istituto di Entomologia agraria - Universitä di Padova
DIVULGAZIONE SCIENTIFICA ED ASSISTENZA TECNICA
NELLA DIFESA: DELLE PIANEE
La disponibilitä degli insetticidi di sintesi e gli iniziali successi ottenuti nel
controllo degli insetti di interesse agrario o sanitario ha portato, nell’immediato
dopoguerra, alla diffusa opinione che ogni problema di difesa dei vegetali sarebbe
stato risolto dalla lotta chimica.
Era ritenuto pertanto superfluo verificare l’effettiva presenza di parassiti sulle
colture agrarie; inutile applicare criteri di intervento curativi; ovvio procedere nei
confronti dei fitofagi, con reiterati trattamenti preventivi, secondo criteri in uso
nella difesa delle crittogame; pericoloso limitare gli interventi antiparassitari le-
gandone l’applicazione a valutazioni di opportunità economica; superfluo stimare
i danni apportati dai fitofagi; puerile preoccuparsi della rarefazione della fauna o
della scomparsa di insetti parassiti, predatori, pronubi.
Era superfflua insomma qualsiasi conoscenza entomologica, naturalistica, eco-
logica. L’agricoltore ed il tecnico erano finalmente affrancati dalla necessità di ri-
conoscere e distinguere, nella miriade di specie presenti nelle biocenosi agrarie,
insetti utili o dannosi. Tutto era risolvibile con opportuni interventi chimici pro-
grammati a scadenze prefissate in corrispondenza di particolari fasi fenologiche
delle piante coltivate.
Le conseguenze sono note:
Ai tradizionali fitofagi, non sempre controllati, si sono aggiunte specie, un
tempo ignorate dall’entomologia applicata, resistenti agli insetticidi ed i nuovi
principi attivi perdono efficacia nel volgere di 2-3 anni. Dalle biocenosi agrarie
sono scomparse specie zoofaghe un tempo utili, efficaci e gratuiti mezzi di con-
trollo dei fitofagi. Compromessa è la sopravvivenza di uccelli, mammiferi, pesci,
rarefatti gli insetti pronubi. Residui tossici contaminano gli alimenti; pesanti dram-
mi umani sono legati ad intossicazioni acute e croniche.
Eppure, mai come nel dopoguerra, l’agricoltore ha avuto a disposizione armi
efficaci come gli insetticidi di sintesi per un efficente c razionale contro!lo dei
parassiti.
L’impiego indiscriminato di antiparassitari ha interessato tutti i paesi ad agri-
coltura evoluta.
Non sono ovviamente mancate in tutto il mondo preoccupate voci di allarme
di ricercatori e naturalisti. Negli anni ’60 l’opinione pubblica mondiale ha preso
coscienza del problema con il successo di « Silent Spring » della Carson, la cui
edizione italiana fu ” rivista” dal Prof. Servadei.
Nei paesi ad agricoltura evoluta vennero potenziate le organizzazioni di ri-
cerca, assistenza tecnica e divulgazione scientifica interessate alla difesa delle pi-nte.
Gli ambiziosi programmi non hanno portato a risultati sempre soddisfacenti ed
44 i V. GIROLAMI
in generale, si può ritenere che l’impiego di insetticidi sia ovunque ancora ec-
cessivo.
La situazione italiana & emblematica. Le organizzazioni pubbliche di assisten-
za e divulgazione scientifica sono scomparse con la burocratizzazione degli Ispet-
torati Agrari che avrebbero dovuto sostituire le cattedre ambulanti. Gli osservatori
fitopatologici non sono stati potenziati e talvolta, entomologi improvvisati hanno
amplificato l’opera dei propagandisti privati. Eppure, probabilmente in nessun altro
paese del mondo, cosi numeroso & stato il coro di inviti alla prudenza nell’uso
degli insetticidi come in Italia.
Risale al 1949 il primo documento in proposito del Prof. Servadei, come giä
ricordato dai Professori Martelli e Zangheri, e la più prestigiosa scuola entomo-
logica italiana non ha conosciuto defezioni dall’etica professionale in favore di un
facile e redditizio uso indiscriminato di insetticidi. Tuttavia, l’incidenza di sì auto-
revoli voci sulle pratiche agricole è risultata pressoché nulla e scarsa continua ad
essere.
In un momento in cui le ” Regioni ” stanno riorganizzando i servizi di assi-
stenza tcenica e divulgazione scientifica è forse opportuno analizzare alcune delle
possibili cause che hanno lasciato gli agricoltori impreparati e soli ad affrontare
i problemi della difesa delle piante.
Dagli errori del passato si spera possano derivare utili indicazioni per il futuro.
Credo di non essere di parte se pongo in primo piano la pigrizia mentale di
numerosi tecnici e ricercatori, anche interessati alla difesa dei vegetali, che sa-
pendo quanto è difficile controllare razionalmente gli insetti senza ampie e globali
conoscenze nello sterminato campo entomologico — all’apparire dei cloroderivati
prima e degli esteri fosforici poi, sono stati lieti di poter ignorare una intera branca
delle scienze agrarie. Tale mentalità purtroppo si protrae sino ai giorni nostri, sia
in campo agrario, sia sanitario, sia forestale.
E’ doveroso anche ricordare che al mondo scientifico entomologico è man-
cata la volontà o la possibilità di dimostrare, attraverso ineccepibili sperimentazioni
ed inequivocabili analisi statistiche, l’irrazionalità dell’impiego generalizzato di an-
tiparassitari. Le corrette analisi e le giuste previsioni erano essenzialmente derivate
da una profonda cultura biologica e naturalistica di tipo descrittivo.
Parte del progresso dell’agricoltura italiana degli ultimi decenni è legato ai
tecnici privati che hanno spesso svolto una intelligente opera di assistenza tecnica
e divulgazione scientifica, colmando i vuoti delle organizzazioni pubbliche, ma nel
campo fitosanitario, entomologico in particolare, la mancanza di voci disinteressate
è stata particolarmente negativa.
L’impiego poco oculato degli antiparassitari infatti, in misura maggiore del
cattivo uso di altre tecniche agricole, può provocare gravi conseguenze, anche al-
l'esterno delle aziende, quali avvelenamenti degli operatori e dei consumatori. o la
distruzione della fauna selvatica su ampi territori. Solo un servizio pubblico lascia
sperare che non vengano trascurati aspetti di così vasto interesse sociale.
x
Inoltre, all’interno dell’azienda, l’operatore privato & costretto a scelte di im-
mediata utilitä che conducono a criteri di lotta preventivi: un controllo curativo,
legato a diagnosi che verificano l’effettiva necessità di intervento, comporta la
disponibilità continua nelle aziende di tecnici di alto livello: Ja lotta preventiva,
a scadenze prefissate, può essere invece effettuata dall’agricoltore stesso ed i pro-
DIFESA DELLE PIANTE: DIVULGAZIONE E ASSISTENZA 45
pagandisti si limitano a consigliare i prodotti più idonei in occasione di visite
saltuarie.
Non si intende con ciò contrapporre necessariamente interessi privati e pub-
blici, nè affermare che l’opera dei tecnici privati è solo negativa, anzi, potrebbe
risultare rpeziosa purché affiancata ad un’organizzazione pubblica.
Bisogna ricordare che la lotta preventiva è una scelta facile alla quale è ob-
bligato chiunque non abbia solide basi entomologiche e non sia in contatto con
enti di ricerca e di documentazione. Questo vale anche per tecnici e divulgatori
pubblici, i quali, se impreparati ed isolati, risulterebbero pagati per provocare danni
alle aziende ed al territorio.
E’ opportuno notare che non è economicamente possibile garantire a tutte
le aziende la presenza costante di tecnici specializzati necessaria ad applicare una
lotta razionale. La soluzione del problema può essere trovata in un equilibrato
compromesso tra assistenza tecnica specializzata e generica e una divulgazione scien-
tifica che consenta agli agricoltori più evoluti di affrancarsi, almeno in parte, dai
tecnici stessi.
E’ necessario, allo scopo, che per colture ed ambienti diversi gli enti di ricerca
forniscano criteri diagnostici e di intervento precisi e tecniche di campionamento
semplici, che una volta divulgati risultino accettabili agli agricoltori.
Tutto il settore di ricerca, assistenza e divulgazione dovrebbe essere perma-
nentemente collegato, ed efficientemente organizzato. Non ci si può illudere di pre-
parare tecnici all’altezza del compito con saltuarie conferenze tenute da chicches-
sia, anche nell’ambito di leggi quadro Europee e di corsi interregionali. Il legisla-
tore potrebbe prendere a modello talune Organizzazioni estere o anche embrionali
Organizzazioni regionali.
Va ricordato infine che le Università sono centri di informazione e documen-
tazione che si sono mantenuti nel tempo e che è colpevole trascurare. Difficilmen-
te un ente regionale staccato dalle tradizioni e dall’apporto critico delle giovani
generazioni studentesche potrebbe mantenersi ad un decoroso livello di competen-
ze. Non si tratta di porre l’Università al di sopra di ogni struttura scientifica, ma
semplicemente di non correre rischi o sprecare energie.
Un proficuo contatto tra ricercatori, assistenti tecnici ed agricoltori giove-
rebbe anche all’Università.
Indirizzo dell’ A.: Istituto di Entomologia Agraria - Facoltà di Agraria
Via Gradenigo, 6 - 35100 Padova
47
PARTE Il
Tavole inedite di Rincoti
Acquerelli di Antonio Servadei
Il volgo, continua a chiamarle ” cimici”, sia pure con la specificazione ” dei campi” o
” dei boschi”, e protrae così, per lo più inconsapevolmente, il risultato di una plurisecolare
esperienza che apparentava i diurni Pentatomoidei, frequentatori di frasche, seminati e ster-
paglie, ai fastidiosi notturni insidiatori del sonno, comuni un tempo nelle abitazioni, nelle locande
e negli acquartieramenti militari: quel furtivo sottrarre umori pungendo, quella forma depressa,
quel caratteristico odore acre giustificavano ampiamente la confusione. Del resto, fino ai primi
dell’ottocento, quanti Rincoti non furono inclusi dai tassinomisti nel grande genere Cimex di
Linneo?
Una prima chiarificazione nella sistematica di tali singolari insetti si ebbe per merito di
Fabricius, ma l’identità del gruppo venne progressivamente delineandosi dopo Latzeille, a partire
dall’ istituzione del genere Pentatoma, pubblicata da Olivier nell’ « Enciclopedie méthodique »
(1789), con cui si volle distinguere, nell’ambito delle ” Geocorisae ”, un complesso di Eterotteri
caratterizzati, tra l’altro, dalle antenne di cinque articoli. Fu indovinata nel 1815 la creazione
della famiglia Pentatomidae a cura di Leach, perché, nonostante i rimaneggiamenti successivi,
essa valse a circoscrivere un insieme di specie dalla fisionomia inconfondibile, tanto da soppian-
tare spesso, nell’ uso corrente, la denominazione di rango superfamiliare Pentatomoidea, che
Reuter, verosimilmente con buona aderenza alla realtà, propose nel 1910.
Nell’ordinamento sistematico oggi più seguito, i Pentatomoidei comprendono un cospicuo
numero di Rincoti, con rappresentanti in ogni regione della terra e soprattutto nei paesi caldi;
della sola famiglia dei Pentatomidi, una delle più importanti nel sottordine degli Eterotteri, si
conoscono oltre 2.500 specie.
Si tratta, in generale, di insetti dalle dimensioni contenute, dai colori per lo più vivaci
e talora brillanti, dalla tipica appiattita sagoma a scudo ” barbarico ”, complicata a volte da
curiosi processi del capo o del protorace. Il tegumento è consistente, per lo meno a sviluppo
concluso; in esso si aprono, in corrispondenza del torace presso gli adulti e di vari uroterghi
presso gli stadi preimmaginali, gli ostioli delle ghiandole secernenti il fluido volatile dal ben
noto, penetrante odore.
I Pentatomoidei di solito depongono le uova a gruppi, che in diversi casi manifestano una
singolare costanza nel numero e nell’ordine degli elementi. In qualche Cidnide, ma soprattutto
negli Acantosomatidi del genere Elasmucha Stal, si osservano sorprendenti esempi di cure pa-
rentali. Varie specie denotano un’innegabile tendenza al gregarismo nelle età giovanili, oppure
negli adulti migrati in particolari dimore iemali. Il numero di generazioni svolte nell’annata
può dipendere dalla quantità e dalla qualità del cibo, oltre che dal clima; presso le entità
nostrali, esso oscilla da 1 a 4. Gli adulti sono particolarmente atti a svernare: lo si nota di fre-
quente al progredire dell’autunno, quando esemplari di Nezara viridula (Linnaeus), Rbaphigaster
nebulosa (Poda), Carpocoris pudicus (Poda) ecc. accorrono ai fabbricati, anche urbani, alla
ricerca di adeguati ricoveri, spesso costituiti dagli insidiosi cassonetti delle serrande avvolgibili.
Diurni, epigei (fuorché i Cidnidi), i Pentatomoidei sono nella stragrande maggioranza vege-
tariani: fanno eccezione i Pentatomidi Asopini, entomofagi a spese di forme poco mobili, dei
quali un rappresentante nordamericano, Perilloides bioculatus (Fabricius), è sfruttato anche in
Italia per la lotta biologica contro le larve di Leptinotarsa decemlineata (Say), la ” dorifora della
patata”. Pochi e talora occasionali sono i coprofagi.
Tra i fitofagi esistono specie nettamente orientate verso determinate piante nutrici, come
Eurydema ventrale (Kolenati), legato alle crucifere; in prevalenza però la categoria è formata
da entità polifaghe, per alcune delle quali il numero dei vegetali ospiti, erbacei, arbustivi e
arborei rasenta la cinquantina.
48
Non pochi Pentatomidi suscitano problemi più o meno gravi, in tutto il mondo, all’econo-
mia agraria. Nelle regioni mediterranee e nel Medio Oriente, alcune specie dei generi Eurygaster
Laporte - Castelnau ed Aelia Fabricius, certamente favorite da condizioni ecologiche in larga
parte imputabili al diuturno ripetersi di tradizionali schemi di coltivazione, compiono ricorrenti
devastazioni nei campi di cereali, immigrandovi in massa, all’ inizio della buona stagione, da
steppe o cespugliati collinari e montani distanti anche decine di chilometri.
Diversi organismi contribuiscono a contenere le pullulazioni dei Pentatomoidei: sono tipici
vari Ditteri Larvevoridi e Imenotteri Encirtidi e Scelionidi; questi ultimi costituiscono un inte-
ressante oggetto di studio, nella prospettiva di un impiego a scopo di lotta biologica.
CITE
Càpita ad ogni sistematico di prediligere, nel raggruppamento di organismi oggetto di stu-
dio, questo o quel complesso di specie: così, tra i Rincoti, i Pentatomidi s.l. attirarono sempre
l'interesse di ANTONIO SERVADEI, che ad essi dedicò non solo, o non tanto, il preferenziale im-
pegno di qualche ricerca particolare, testimoniata nelle trattazioni o nelle raccolte, ma anche
una sorta di riesame in chiave pittorica. La padronanza della tecnica dell’acquerello, ottenuta
con la serena pazienza che, unici, l’interesse scientifico e la disciplina intellettuale possono evo-
care e sorreggere, consentì di accumulare a poco a poco una cospicua raccolta di figure di
Pentatomoidei.
Che si trattasse, almeno in principio, di qualche cosa di simile a quel che per i compo-
sitori è un ” divertimento musicale ”, è dimostrato sia dalla saltuaria presenza di immagini di
altri Rincoti nell’insieme delle tavole, sia dalla diversa scala d’ingrandimento adottata, che nella
stampa non s’è potuta rispettare. Qualche esempio, tra i più riusciti, di illustrazioni di Eterot-
teri e di Omotteri Auchenorrinchi è qui proposto alla fine della rassegna.
Iniziata come un’attivitä distensiva per i ritagli di tempo, che ANTONIO SERVADEI sapeva
impegnare nel modo migliore, l’opera crebbe al punto di sorprendere, ad un certo momento,
lo stesso autore, il quale fu allora indotto a concluderla rapidamente: gli era sorta l’idea di
illustrare almeno un rappresentante di ciascun genere riconosciuto nella superfamiglia. Il desti-
no, ”la campana”, com’egli amava ripetere nella sua virile, composta preparazione ad accettare
qualsiasi evento, gli impedì di portare a termine il lavoro.
E’ giusto, quanto utile e bello, che adesso questi disegni di ANTONIO SERVADEI siano qui
offerti in visione ad una vasta cerchia di lettori, anche in riconoscimento del merito della Signora
Letizia. Fu lei a prospettare al consorte l’oppottunità di cimentarsi in quel poco comune tipo
di descrizione entomologica; è lei che ora sostiene con affettuoso entusiasmo l'iniziativa di
pubblicare i risultati.
Luigi MASUTTI
Lavv. do AXVII.(1) : Pentatomidae
TAV. e XAVITE (2) "i Coreidae
TAVe so XXVIEE : Corixidae
aaa ARMEE î Leptopodidae
aye ENT NE) : Reduviidae
Ba. RAIN 2) ; Berytidae
Tavv. XXX - XXXI : Miridae
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Tann. Qe (2) : Typhlocibidae
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INDICE
Parte I - Testi letti nella giornata commemorativa
Dott. EmıLıo BeRrIo - Direttore responsabile
REGISTRATO PRESSO
IL TRIBUNALE DI
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GRAFICA db - TIPOLITOGRAFIA Don Bosco - TELEFONO (010) 45 47 54 - GENOVA - SAMPIERDARENA _
E NI A D NA NR PA I ANREDE NENNE re DA
GENOVA: AL.N. 76
BoNSEMBIANTE M. - L’opera di Antonio Servadei per l’Università 9
FriLLi F. - Insetti e colture in Friuli = 31
GiroLaMI V. - Divulgazione scientifica ed assistenza tecnica TT dd. delle piante 43
GUSMANI R. - Introduzione | 7
MarteLLI M. - Antonio Servadei, lo sd e uomo 15
MasuttI L. - Gli insetti negli ambienti forestali del Friuli RA 27
ZANGHERI S. - I problemi dell’entomologia nella visione di Antonio Servadel i 25
Parte II - Tavole inedite di Rincoti
Acquerelli di Antonio Servadei 47
CONTENTS
Part I - Text read during the Commemoration Day
BoNSEMBIANTE M. - The commitment of Antonio Servadei towards the A 93
FriLLI F. - Insects and crops in Friuli A
GIROLAMI V. - Scientific divulgation and technical assistance "or plane doni En 43
GUSMANI R. - Presentation 7
MARTELLI M. - Antonio Servadei: e Senti ni the Man di
Masurrz L. - The insects in the forest environments of Friuli 312
ZANGHERI S. - Entomological problems according to da concept of Antonio Rari 25°.
Part II - Unpublished plates of Rhynchota |
Drawings by Antonio Servadei di
(14 rugLio 1949)
5
2. MEMORIE.
De | | DELLA
SOCIETÀ ENTOMOLOGICA
ITALIANA
FONDATA NEL 1869 - ERETTA IN ENTE MORALE CON R. DECRETO 28 MAGGIO 1936
VOLUME 60 - 1981
FASCICOLO II
VOLUME DEDICATO AL PROF. ANTONIO SERVADEI
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Genova - Via Brigata Liguria 9
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Pubblicato col contributo del Conte Nazionale delle Ricerche
FICA db - Trrorzroonaeın Don Lui — TELEFONO 45 47 54 — GENOVA - SAMPIERDARENA
20 Novembre 1982
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SOCIETÀ ENTOMOLOGICA ITALIANA
Sede in GENOVA, Via Brigata Liguria 9
presso il Museo Civico di Storia Naturale
CONSIGLIO DIRETTIVO
PER IL BIENNIO 1980-81 5
PRESIDENTE: Prof. Cesare Conci. —
Vice PRESENTE: Dr. Emilio Berio.
SEGRETARIO: Nino Sanfilippo.
AMMINISTRATORE: Dr. Roberto Poggi.
DIRETTORE DELLE PUBBLICAZIONI: Prof. Giovanni i
ConSIGLIERI: Prof. Giorgio Fiori, Prof. Antonio Giordani Soika, Prof. Athos Calda i 3
Prof. Marcello La Greca, Prof. Minos Martelli, Dr. Giuseppe Osella, Livio —
Tamanini, Dr. Franco Tassi, Prof. Ermenegildo Tremblay, Prof. Augusto Vigna —
Taglianti, Prof. Pietro: en di Rodolfo Zocchi. à
Denen DEI Conti: Dr. Giorgio Bartoli, Chiara Cano Dr. Giulio. Gardini.
— SUPPLENTI: Rag. Giovanni Dellacasa, Dr. Ducezio Grasso.
COMITATO DI REDAZIONE PER LE RIVISTE: coincide col Consiglio Direttivo.
PARTE Ill
Lavori scientifici originali scritti ad honorem
Mem. Soc. ent. ital., Genova, 60 (1981): 49-60, 20.11.1982
Baccio BACCETTI
Istituto di Zoologia - Università di Siena
NOTULAE ORTHOPTEROLOGICAE. XXXVII. NUOVA INTERPRETAZIONE
DELL’APPARATO RIPRODUTTORE MASCHILE NEI GRILLOBLATTOIDEI
PREMESSA
Da quando fu descritto il primo rappresentante dei Grilloblattoidei (WALKER,
1914), tutte le successive ricerche hanno corroborato l’ipotesi che il gruppo occupi
nel quadro della filogenesi degli Insetti una posizione assai bassa. WALKER (1914-
1937) dopo numerosi studi morfologici e considerando anche i dati sulla muscola-
tura di Forp (1926) lo considera un antico gruppo separato alla base da tutti i ri-
manenti Ortotteroidei; SILVESTRI (1939) lo considera il più basso ordine degli Pte-
rigoti e ZEUNER (1939) chiama i Grilloblattoidei addirittura Protortotteri. Una
linea diversa è seguita da CRAMPTON (1927) che, soprattutto a causa della presenza
di un ovopositore, colloca le Grilloblatte fra gli Ortotteri s. str., sempre comunque
in posizione assai bassa. Mentre Imms (1927, 1973) auspica studi anatomici sugli
apparati digerente e genitale che chiariscano se questi Insetti siano degli ortotteroi-
dei cursori, come vuole WALKER, o piuttosto saltatori, come vuole CRAMPTON,
Martynov (1938) li considera vicini ai Protoblattoidei; BEJ-BrENKo (1951) come
una linea parallela ai Blattoidei, e non lontana dai Mantoidei; e SHAROV (1971) con-
clude nel medesimo senso. Più recentemente Mc Kevan (1977), in una sua nuova
visione degli Ortotteroidei, inserisce i Grilloblattoidei nei Grilloidei, a formare
l’ordine ” Grylloptera ”. In realtà la vecchia richiesta di Imms (1927) merita di
venire esaudita: SNODGRASS (1937), che studia comparativamente l’anatomia dell’ap-
parato genitale in tutti gli insetti ortotteroidi, ottiene da WALKER un buon dise-
gno (Fig. 1) dei genitali interni maschili di Grylloblatta, con una descrizione: « The
testes are simple tubes... two pairs of accessory glands... ». Non si parla di vesci-
cole seminali, anche se Snodgrass è sospettoso al riguardo. Ad ogni modo questo
disegno e descrizione ripresi da tutti gli Autori (vedi, ad es., GRANDI, 1951) collo-
cano i Grilloblattoidei in una posizione assolutamente primitiva fra gli Pterigoti. Nel
corso delle mie ricerche di spermatologia comparata ho avuto l’opportunità di stu-
diare anatomia ed ultrastruttura dell’apparato riproduttore maschile di Galloisiana
nipponensis, e sono in grado di chiarire molti punti oscuri di questo interessante
quesito filogenetico.
MATERIALE E METODI
Ho ottenuto in due diverse riprese tre maschi adulti vivi dall’amico Hiroshi
Ando, dai suoi allevamenti presso il « Sugadaira Montane Research Centre » del-
l’Università di Tsukaba, a Sanada, Nagano. L’intero apparato genitale (testicoli,
50 B BACCETTI
Fig. 1 - Apparato genitale maschile di Grylloblatta campodeiformis Walk., da un disegno di
WALKER pubblicato da SnoncrAss (1937): Ac Glds, ghiandole accessorie più spesse (a) e più
sottili (b); Dej, dotto eiaculatore; Gpr, gonopoto; Tes, testicoli; Vd, deferenti.
APPARATO RIPRODUTTORE MASCHILE NEI GRILLOBLATTOIDEI DE
Fig. 2 - Apparato genitale maschile di Galloisiana nipponensis (inedito): AG, ghiandole acces-
sorie; D, deferenti; FB, corpo grasso; SV, vescicole seminali; T, testicoli.
5? B. BACCETTI
ghiandole annesse, vescicole seminali e deferenti) è stato dissecato in vivo nel li-
quido di Karnovsky a pH 7.2 in tampone cacodilato (KARNovsky, 1965) e qui dise-
gnato al microscopio. Dopo una fissazione a 4° C per 1 h, i pezzi sono stati lavati
nel medesimo tampone per una notte, postfissati in tetrossido di osmio all’ 1%
in tampone per 1 h a 4 °C, lavati, disidratati ed inclusi in Epon. Sezioni ultrasottili
sono state colorate con acetato di uranile e citrato di piombo ed esaminate con i
microscopi elettronici a trasmissione Philips 300 e 301. Per l’esame in scansione de-
gli spermatozoi, vescicole seminali sono state schiacciate in glutaraldeide al 2,5%
in tampone cacodilato 0.1 M per 30’, lavate nel medesimo tampone, disidratate in
alcool etilico, passate in Freon 113 e disseccate al punto critico nell’apparecchio
Bomar, indi vaporizzate con oro-platino ed esaminate con i microscopi elettronici a
scansione Coates and Welters ad emissione di campo, e Jeol J.S.M.
RISULTATI
Testicoli — I testicoli di Galloisiana nipponensis non corrispondono alle strut-
ture interpretate come tali di WALKER in SNODGRASS (1937) e dai successivi autori
(Fig. 1). Essi non sono tubulari e non sboccano direttamente nel dotto impari: i
cosiddetti testicoli secondo WALKER sono in realtà un paio di ghiandole accessorie.
Invece i veri testicoli (Fig. 2) hanno struttura acinosa, sono allungati e sottili, col-
legati al dotto impari da due lunghissimi deferenti pari e giacciono dorsalmente nei.
primi due-tre uriti, completamente mascherati dal pannicolo adiposo e praticamente
invisibili dato che quest’ultimo ha, dei testicoli, la medesima configurazione lobata
e colore.
La fine struttura dei testicoli corrisponde al modello classico per gli Insetti
(cfr. BACCETTI & BAIRATI, 1964; BAIRATI, 1967). Dall’ esterno si osservano: a)
una sottile tunica peritoneale (Tav. I, 1) non pigmentata ed assai povera di orga-
nuli; b) uno strato di cellule muscolari (Tav. I, 1) pure alquanto sottili, rade,
avvolte e collegate da uno spesso sarcolemma, con fasci di miofilamenti paralleli ed
organizzati in miofibrille con evidenti strie Z; c) uno strato di cellule interstiziali
che circondano ed avviluppano i fasci di cellule germinali. Le cellule interstiziali
sono ampie, tortuose, povere di organuli (piccoli mitocondri, piccoli campi di Golgi,
pochi granuli di glicogeno) con ampi nuclei pallidi, costituiscono un piatto epitelio
periferico (Tav. I, 1) ed un sottile sistema di setti interni, ove assumono quell’aspet-
to e funzione (Tav. I, 2) che le hanno fatte chiamare ” cellule delle cisti ”. Esse
elaborano una compatta sostanza filamentosa che incappuccia l’apice delle teste degli
spermatozoi (Tav. II, 1). Nell’adulto al loro interno si incontrano solo fasci di sper-
mi maturi, cosa che fa pensare che l’intera spermatogenesi si svolga durante gli stadi
preimmaginali. Gli spermatozoi di ciascun fascio sono oltre 500, corrispondenti a 7
divisioni spermatogoniali sincrone e senza separazione completa delle cellule prima
delle due divisioni meiotiche: uno dei più alti numeri registrati per gli Insetti.
Ghiandole accessorie — Si tratta di quattro tubuli cilindrici, lunghi e tortuosi,
una coppia più lunga dell’altra, di colore bianco opaco, sboccanti tutti all’inizio del
deferente impari dei genitali (Fig. 2). Struttura e contenuto sono assolutamente iden-
tici per le quattro ghiandole, al contrario di quanto asseriva WALKER (1937). Infatti
quest’ultimo (Fig. 1) interpretava come un paio di ghiandole accessorie quelle che
in realtà sono le vescicole seminali, e riportava ugualmente il numero delle ghian-
dole accessorie a quattro valutando il paio più lungo di esse come testicoli.
Le ghiandole accessorie sono circondate (Tav. II, 2) da una tunica di fibre
muscolari nettamente striate discoste dall’epitelio ghiandolare. Quest’ultimo è co-
APPARATO RIPRODUTTORE MASCHILE NEI GRILLOBLATTOIDEI 53
Tav. I - 1: Galloisiana nipponensis. Strati periferici del testicolo. Sono evidenti la tunica perito-
neale (TP), la tunica muscolare (TM) a fibre striate, la membrana basale connettivale (MB) e lo
strato basale delle cellule epiteliali interstiziali (E). 1700 x. 2: Cellule delle cisti del medesimo
esemplare. Si osserva un nucleo (N) ed un tortuoso ingranamento cellulare (I). 6250 X.
54 B. BACCETTI
Tav. II - 1: Galloisiana nipponensis. Fascio di spermatozoi nel testicolo. Gli apici delle teste (T)
sono inclusi in una spessa sostanza fibrillare (F) elaborata dalle cellule delle cisti (C). 1400 X.
2: Periferia di una ghiandola accessoria nel medesimo esemplare. Si osserva la tunica muscolare
(TM), la membrana basale (MB) e la base dell’epitelio (E). 11.000 X.
APPARATO RIPRODUTTORE MASCHILE NEI GRILLOBLATTOIDEI 55
Tav. III - 1: Galloisiana nipponensis. Porzione basale dell’epitelio di una ghiandola accessoria.
Sono evidenti stretti ingranamenti cellulari (I), vescicole di. ergastoplasma (E), ed ampi campi
di Golgi (G) dai quali si dipartono piccole cisterne sferoidali piene di secreto elettrodenso (frec-
ce). 14.000 X. 2: Apice di una cellula di ghiandola accessoria nel medesimo esemplare. Sono evi-
denti ergastoplasmi (E), vescicole di Golgi cariche di secreto (G), ed un grosso concentrato di
secreto nel lume (S). 14.000 X. 3: Sferule di secreto di ghiandola accessoria fotografate in scan-
sione. 5.000 X.
26 B. BACCETTI
stituito da cellule assai grandi, tortuose, strettamente addossate, che riposano su
uno strato di connettivo spesso da 200 a 500 nm ed includente numerose fibre col-
lagene. La porzione basale di tali cellule (Tav. III, 1) è fortemente indentata e tor-
tuosa, ricca di ingranamenti fra cellule contigue (Tav. III, 1) ed include numero-
sissimi mitocondri e granuli di glicogeno. La rimanente parte del citoplasma ha i
caratteri di un epitelio fortemente secretore: grandi campi di Golgi, ricco ergasto-
plasma, sempre numerosi mitocondri ed inclusi. Le cisterne più esterne del Golgi
appaiono ripiene di un prodotto elettrodenso, che si configura in grossi granuli de-
rivanti dalla coalescenza di numerose cisterne e viene riversato nel lume cellulare
(Tav. III, 2). Quest’ultimo è delimitato da un corto orletto microvillare ed è pieno
di un secreto elettrondenso che tende a rapprendersi in corpiccioli sferoidali com-
patti, misuranti circa 3 um di diametro. Queste sferule vengono riversate nel de-
ferente impari e possono venire esaminate anche al microscopio elettronico a scan-
sione (lav. ITI,:3).
Vescicole seminali — Sono due tubi più corti e più tozzi delle ghiandole ac-
cessorie (Fig. 2), opalescenti se ripiene di spermatozoi. Vennero chiamate da WALKER
(1937) « ghiandole accessorie mediane, spesse » (Fig. 1). Il loro epitelio riposa so-
pra una tunica muscolare (Tav. IV, 1) aderente, continua e molto robusta (circa
3 um di spessore), dalla quale è separato per mezzo di una membrana basale con-
nettivale (Tav. IV, 1) pure molto spessa (circa 1 um). Le cellule epiteliali, mono-
stratificate, sono molto basse, con grandi nuclei (Tav. IV, 2 - 3), piatte alla base, e
non ingranate fra loro, delimitate all’apice da un orletto di lunghi e tortuosi micro-
villi (Tav. IV, 3 - 4). Il loro citoplasma (Tav. IV, 2) comprende piccoli mitocondri,
grappoli di ribosomi e soprattutto un abbondantissimo sistema di Golgi che invia
vescicole ripiene di un secreto elettrondenso verso i limiti cellulari laterali e soprat-
tutto verso l’orletto microvillare. Sono presenti anche alcuni lisosomi. Il lume è
completamente occupato da fasci di spermatozoi.
Spermatozoi — Sono del classico modello degli Insetti Pterigoti: lunghi 2 mm,
spessi 0.5 pm, sistemati in fasci di circa 50 unità (Tav. V, 1 - 2). Nelle vescicole
le teste sono incluse in un denso cappuccio (Tav. V, 1) per una lunghezza di circa
60 um. I nuclei (Tav. V, 4 - 6) sono densi, omogenei, anteriormente e posterior-
mente indentati per raccordarsi con l’acrosoma e la testa dell’assonema. L’acrosoma
(Tav. V, 4) è breve, conico, privo di perforatorium e di materiale extraacrosomale.
La testa dell’ assonema è circondata da un aggiunto centriolare (Tav. V, 6) ci-
lindrico, denso, lungo 2 um. L’assonema (Tav. V, 5) mostra il classico modello
”9+9+2” con due granuli densi fra un tubulo accessorio e l’altro, è fiancheggiato
da due derivati mitocondriali (Tav. V, 5) paralleli, settati da una serie di singole
creste trasversali, parallele, spaziate ogni 50 nm (Tav. V, 3). Fra derivati mitocon-
driali e assonema si osservano due cisterne membranose appiattite (Tav. V, 5).
CONCLUSIONI
La disposizione dell’apparato genitale maschile dei Grilloblattoidei quale risulta
dalle presenti ricerche (in contrasto con i dati di WALKER, 1937) non è del tipo
primitivo e rudimentale che i precedenti dati della letteratura facevano supporre.
Essa comprende testicoli plurilobati, due paia di ghiandole accessorie, due enormi
vescicole seminali, tutti mostranti l’ultrastruttura classica negli Insetti: è pertanto
del tipo generalizzato nei Polineotteri, e non autorizza a considerare le Grilloblatte
come fossili viventi, filogeneticamente alla base di questo gruppo di ordini. La strut-
tura dello spermatozoo conferma e chiarisce questa conclusione. Esso manca di
APPARATO RIPRODUTTORE MASCHILE NEI GRILLOBLATTOIDEI 37
Tav. IV - 1: Galloisiana nipponensis. Base di una cellula di vescicola seminale. Sono evidenti
la tunica muscolare (TM), la membrana basale (MB), nucleo (N) ed ergastoplasma (E) di una
cellula epiteliale. 11.000 X. 2: Apice di una cellula di vescicola seminale nel medesimo esem-
plare. Si riconoscono il nucleo (N), numerosi mitocondri (M) e campi di Golgi (G) e all’apice
numerosi microvilli (MV). 11.000 X. 3: Stesso preparato, a maggiore ingrandimento. Si osser-
vano un campo di Golgi (G) dal quale si sprigiona un secreto elettrodenso, numerosi microvilli
(MV) e teste di spermatozoi (T) contenute nel lume. 27.500 X.
58 B. BACCETTI
Tav. V - 1: Galloisiana nipponensis. Fascio di teste di spermatozoi avviluppate in un cappuccio
comune, fotografate in scansione. 3.000 X. 2: Fascio di spermatozoi al microscopio luce. 450 X.
3: Sezione longitudinale di spermatozoo, nella quale è evidente la spaziatura delle creste tra-
sversali nei derivati mitocondriali (frecce). 85.000 X. 4: Apici di teste di spermatozoi in sezione
trasversa. Si osservano nuclei (N) e acrosomi (A). 50.000 X. 5: Sezioni trasversali di code di
spermatozoi. Si osservano i due derivati mitocondriali (M), i doppietti (D) e i tubuli centrali
(TC) nell’assonema, i 9 tubuli accessori (TA) e le cisterne citoplasmatiche (C). 100.000 X. 6:
Zona del collo nei medesimi spermatozoi. La testa dell’assonema (AS) è inclusa in una sostanza
elettrodensa, affiancata dall’aggiunto centriolare (AC). 50.000 X.
APPARATO RIPRODUTTORE MASCHILE NEI GRILLOBLATTOIDEI 59
perforatorium (organulo acrosomale tipico degli animali marini, e che negli Artropodi
terrestri è segno di una certa primitività: BACCETTI, 1979 b), ma non presenta
corpi accessori extraassonemali. Così lo spermio di Galloisiana, nelle linee generali
appartenente al modello tipico degli Insetti Pterigoti (BACCETTI, 1979 a) è più
evoluto di quello dei Blattoidei (SHAHANEY et al., 1972) e dei Dermatteri (BACCETTI
et al., 1974) che hanno perforatorium, e raggiunge il livello di quello dei Plecotteri
(BACCETTI et al., 1970), Mantodei (osservazioni originali), Embiotteri (BACCETTI
et al., 1974) e Fasmatodei (BACCETTI et al., 1973), che ne sono sprovvisti. A que-
sto punto è illuminante anche l’assenza dei corpi accessori extraassonemali, presenti
solo in Mantodei (osservazioni originali), Embiotteri (BACCETTI et al., 1974) e Fa-
smatodei (BACCETTI et al., 1973), ordini rispetto ai quali lo spermio dei Grillo-
blattodei si colloca in posizione più primitiva. Fermo restando le posizioni colla-
terali di Isotteri (BACCETTI et al., 1974, 1981; BACCETTI & DALLAI, 1978) e Or-
totteri s. str. (BACCETTI, 1972 e osservazioni originali), grosse linee indipendenti
che ancora conservano una enorme quantità di differenti gradini evolutivi, la situa-
zione appare dunque che i Grilloblattoidei sono un gruppo di Polineotteri ben dif-
ferenziato ed evoluto, più alto dei Blattodei, meno dei Mantodei ed Embiotteri.
Queste vedute concordano soddisfacentemente con lo schema di SHAROV (1971).
Null’altro la struttura dell’apparato riproduttore maschile di Galloisiana può per ora
suggerire. Ricerche che ho in corso sulla spermatologia comparata di Ortotteri e
Mantodei mi consentiranno fra breve di chiarire ulteriormente il quadro della filo-
genesi dei Polineotteri. |
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RIASSUNTO
Nel presente lavoro viene riesaminata la struttura dell’apparato genitale maschile di un
Grilloblattoideo. Esso risulta diverso dal modello descritto da WALKER (1937) il quale aveva in-
terpretato come testicoli un paio di ghiandole accessorie e negato l’esistenza di vescicole seminali.
Si ha così la disposizione classica negli alti Ortotteroidei di questi organi, che presentano la
normale ultrastruttura già nota in altri Pterigoti molto evoluti. Questi dati unitamente alla strut-
tura dello spermatozoo, privo di perforatorium, fanno pensare che i Grilloblattoidei siano molto
evoluti fra gli Ortotteroidi, certamente più dei Blattoidei.
ABSTRACT
SO Orthopterologicae. XXXVII. A new assessment of the male genital organs of the Gryllo-
attodea. |
In this paper the structure of the male genital organs in a Grylloblattoid insect (Galloisiana
nipponensis) is reexamined. It is found to be quite different from the model described by WALKER
(1937), who interpreted as testes a pair of accessory glands, and excluded the presence of seminal
vesicles. The testes are, in fact, located in an anterior position, while in the area explored by
WALKER two pairs of accessory glands and a pair of seminal vesicles are present. The disposition
of all these organs is therefore the classic one of other Orthopteroid insects, and the ultrastructure
is that normal in other highly evolved Pterygotes. These data, as well as the structure of the
spermatozoon, devoid of perforatorium, suggest that Grylloblattodea are highly evolved Orthop-
teroids, certainly more evolved than Blattodea.
Indirizzo dell’ A.: Istituto di Zoologia, via Mattioli, 4 - 53100 Siena.
Mem. Soc. ent. ital., Genova, 60 (1981): 61-62, 20.11.1982
EMıLIO BERIO
EGIKA.SERVADEI N SP. DEL PAMIR
(Lepidoptera Noctuidae Hadeninae)
Egira servadeii n. sp.
4. Simile ad anatolica (Hering 1933), quest’ultima descritta come sottospe-
cie di E. conspicillaris L. di Angora ed elevata a rango di buona specie da BOURSIN
(1966), E. servadeii n. sp. ha il fondo delle ali anteriori grigio molto chiaro (più
scuro nell’area basale), come il capo e il torace. I disegni delle ali anteriori sono
in grigio scuro e constano di una subbasale doppia alla costa, un’antemediana dop-
pia festonata e curvata leggermente in fuori; claviforme molto poco apparente,
orbicolare rotonda, più piccola che in anatolica, come in conspicillaris; grande re-
niforme subquadrata col centro sfumato di rosa molto pallido; postmediana dop-
pia festonata, partente dalla reniforme, oltre la quale le vene sono segnate par-
zialmente in nero; l’area antemarginale, poco più scura del fondo, è delimitata
internamente da un confine molto sfumato. Ali posteriori bianche con le vene se-
gnate in grigio. Inferiormente le ali sono quasi bianche, un po’ infoscate nella
cellula deile anteriori e portano una lunula in chiusura delle cellule e una postme-
diana grigia punteggiata sulle vene. La valva dell’apparato genitale del & diffe-
risce da quelle delle altre due specie come si vede in figura, e cioè principalmente
per essere più piccola, più sottile e portante un’ampulla arrotondata anziché di-
gitiforme.
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(EZIO
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Put, ARE ca
Valva destra di: fig. 1: Egira conspicillaris (L.) (Monte Camplo, Puglia); fig. 2: E. anatolica
(Hering) (stessa località); fig. 3: E. servadeii n. sp. (dint. Chorog, Holotypus).
62 E. BERIO
Espansione alare: 38 mm.
Nei confronti con conspicillaris e anatolica, esternamente la nuova specie è
poco più chiara e con disegni più sfumati che in quest’ultima, molto più chiara e
con disegni molto meno forti della prima, e porta, al contrario delle altre due,
l’area basale fino all’antemediana poco più scura del fondo.
Holotypus &: Tadshih SSR, dintorni di Chorog (Pamir), 22.VI.1966. Prep. Berio n. 7709,
in coll. auct.
L’autonomia di anatolica come buona specie è provata anche dal fatto che
essa vola insieme con conspicillaris anche in Asia Minore (Boursin |. c.).
Dedico con piacere questa nuova specie al Prof. A. Servadei.
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aoe :
Viene descritta Egira servadeti n. sp. del Pamir; il.nuovo taxon è affine ad E. anatolica
(Hering) ed E. conspicillaris (L.), da cui differisce pez i genitali.
ABSTRACT
Egira servadeii #. sp. from Pamir (Lepidoptera Noctuidae, Hadeninae).
The Author describes Egira servadeü n. sp. from Pamir; the new species, nearly related
to E. anatolica (Hering) and E. conspicillaris (L.), differs from these species for the features
of the genitalia. 2
Indirizzo dell’ A.: Piazza Principe, 4 - 16126 Genova
| Mem. Soc. ent. ital., Genova, 60 (1981): 63-66, 20.11.1982 |
ANNA Marta BONVICINI PAGLIAI(*) & GIUSEPPE COGNETTI (**)
(*) Istituto di Zoologia - Università di Modena
(**) Istituto di Zoologia - Università di Pisa
PARTENOGENESI E VARIABILITA’ GENETICA NEGLI AFIDI
Le ricerche sulla biologia degli Afidi, condotte da più di venti anni nell’Isti-
tuto di Zoologia dell’Università di Modena, hanno radicalmente cambiato le con-
cezioni che si avevano sui cicli eterogonici di questi insetti e aperto nuove pro-
mettenti prospettive di studio.
In primo luogo è stato stabilito che, contrariamente a quanto veniva ritenuto
in precedenza, la partenogenesi degli Afidi non è sempre di tipo ameiotico, ma, in
determinate condizioni ambientali, è di tipo meiotico. I processi meiotici, che pos-
sono verificarsi durante l’ovogenesi partenogenetica, pur essendo atipici (COGNETTI,
1960, 1961, 1962), sono quelli caratteristici di una normale meiosi; esiste infatti
una corrispondenza fra gli stadi meiotici dell’ovogenesi partenogenetica e quelli del-
l’ovogenesi anfigonica (PAGLIAI, 1962). Nell’ovogenesi partenogenetica i bivalenti
si distaccano all’interno della membrana nucleare dell’ovocita senza che si formi
il fuso, ristabilendosi così il numero diploide dei cromosomi. Questa divisione
endonucleare corrisponde quindi alla prima divisione maturativa dell’uomo anfi-
gonico, che porta all’espulsione del primo globulo polare; la seconda divisione ma-
turativa, che dà origine all’unico globulo polare diploide, non va quindi omolo-
gata a una mitosi somatica, perché si realizza dopo che si è verificato un appaia-
mento ed, eventualmente, uno scambio (endomeiosi).
Questo fenomeno tuttavia non è costante; è stato osservato infatti che la tem-
peratura condiziona in modo determinante l’endomeiosi. A temperature inferiori
a 20°C il processo ha luogo nella quasi totalità degli ovociti, mentre a tempera-
ture superiori solo una parte degli ovociti partenogenetici entra in meiosi e non
tutti completano l’appaiamento degli omologhi (COGNETTI, 1962; BoscHETTI &
PAGLIAI, 1964).
Più recentemente (BONVICINI PAGLIAI, 1980) è stata confermata ulteriormente
la termolabilità del fenomeno, mediante sperimentazioni a temperature di 4° - 5°,
in corrispondenza delle quali l’endomeiosi è riscontrabile con grande chiarezza
nella quasi totalità degli ovociti osservati. L’endomeiosi quindi non costituisce una
tappa obbligata nel corso dell’ovogenesi partenogenetica e ciò spiega perché, anche
recentemente (BLACKMANN, 1977), riscontrando casualmente fenomeni sinaptici,
alcuni autori abbiano espresso dubbi sulla funzionalità dell’endomeiosi dal punto
di vista genetico.
A sostegno di quanto riscontrato a livello citologico numerose esperienze, ef-
fettuate in ambiente controllato, hanno dimostrato l’esistenza di meccanismi poli-
fattoriali alla base dell’estrinsecazione di caratteri morfologici e fisiologici, per i
quali è stato possibile operare la selezione. In particolare è stata dimostrata la
stretta correlazione fra senotipo e ambiente nella determinazione delle diverse ca-
tegorie riproduttive (COGNETTI, 1965), la funzionalità dei processi sinaptici endo-
meiotici anche per quanto riguarda la determinazione del sesso maschile (CREMA,
64 A. M. BONVICINI PAGLIAI & G. COGNETTI
1972; ORLANDO, 1972, 1973), l’eredità di caratteri morfologici e fisiologici sele-
zionabili (PAGLIAI, 1967).
D’altra parte una eterogeneità intraclonale era stata via via riscontrata da
autori diversi relativamente alla fecondità, alla resistenza a taluni insetticidi e ad
altri fattori fisiologici (DE REGGI, 1963; Hurxova, 1970; BONNEMAISON, 1972),
ma non tutti avevano colto l’importanza dei fenomeni endonucleari nella deter-
minazione di almeno una quota di tale eterogeneità.
Negli anni settanta, tuttavia, con l’accresciuto interesse per la resistenza degli
Afidi agli insetticidi e con l’identificazione, mediante elettroforesi degli isozimi
del gruppo delle esterasi, ritenuti responsabili di tale resistenza, è stato messo in
evidenza in Aphis fabae (BERANEK, 1974; BERANEK & BERRY, 1974) e in Myzus
persicae (BAKER, 1978) che la variabilità intraclonale degli isozimi è statisticamen-
te superiore a quella attesa per il solo effetto di mutazioni ed è quindi giustifica-
bile solo ammettendo un processo di ricombinazione a livello di ovogenesi parte-
nogenetica (HELLE, 1968; BERANEK & BERRY, 1974).
Altri esperimenti condotti in laboratorio hanno dimostrato che il ciclo etero-
gonico degli Afidi, contrariamente a quanto veniva ritenuto in passato, è influen-
zato non soltanto dai fattori ambientali, ma anche dalle caratteristiche genetiche
delle varie popolazioni; i fattori ambientali cioè non agiscono su popolazioni a
genotipo unico (cloni), ma su popolazioni a genotipi multipli; ciò è stato rilevato
anche a livello di singole linee partenogenetiche in conseguenza dell’ endomeiosi
(CoGNETTI, 1965; COGNETTI & PAGLIAI, 1963). In varie specie di Afidi, infatti,
sulla base di dati sperimentali, è stata stabilita la presenza di popolazioni che si
riproducono costantemente per partenogenesi in regioni a clima mite, mentre in
regioni a inverni rigidi sono presenti popolazioni dove compaiono regolarmente
gli anfigonici; sottoposte a condizioni ambientali controllate le prime hanno con-
tinuato a riprodursi per partenogenesi anche in condizioni favorevoli all’anfigonia.
D'altro lato in condizioni ambientali favorevoli alla comparsa delle forme
anfigoniche è stato possibile ottenere in laboratorio, attraverso la selezione, linee
costantemente partenogenetiche da ceppi originariamente tendenti all’anfigonia e
ciò grazie alla riduzione dell’originale variabilità sessuale. Popolazioni raccolte in
regioni climatiche differenti si adattano quindi alle varie situazioni grazie alla di-
versità dei genotipi sessuali. La maggiore o minore tendenza all’anfigonia si estrin-
seca direttamente in relazione con il clima della regione, ma evidentemente l’am-
biente influenza popolazioni con genotipi multipli anche nell’ambito di singole
linee partenogenetiche. Le popolazioni provenienti da diverse regioni climatiche
reagiscono pertanto alle sollecitazioni ambientali secondo le norme di reazione di-
verse dei vari pools genici presenti nel loro ambito.
x
L’esistenza di razze sessuali è stata verificata anche con uno studio a livello
morfologico: il corpo allato, singolo negli Afidi, prende origine da due abbozzi
embrionali pari che tendono a fondersi medialmente in stadi diversi dello sviluppo
embrionale (maschi e femmine partenogenetiche) e postembrionale (femmine ovi-
pare) (Bonvicini PAGLIAI, 1973). Nell’ambito di quest’ultima categoria riprodut-
tiva tuttavia è stato rilevato (BonvicINI PAGLIAI & CREMA, 1975) che la fusione
avviene in uno stadio più o meno avanzato dello sviluppo -postembrionale a se-
conda della maggiore o minore tendenza all’anfigonia del ceppo di origine.
Anche la tendenza migratoria sembra essere in rapporto con l’esistenza di ge-
notipi multipli sessuali. In popolazioni normalmente dioecie di Myzus persicae è
stata rilevata una molteplicità di genotipi che influenzano la determinazione del
PARTENOGENESI E VARIABILITÀ GENETICA NEGLI AFIDI 65
ciclo eterogonico e in particolare la migrazione: più forte è la tendenza all’anfigo-
nia, minore è la tendenza alla migrazione sulla pianta ospite primaria e in tal caso
tutto il ciclo si svolge sulla pianta ospite secondaria (anolociclo) (COGNETTI, 1967)).
Questo particolare comportamento può suggerire un’ipotesi sull’evoluzione di molti
cicli eterogonici dalla dioecia alla monoecia.
L’interazione fra genotipo e ambiente appare infine evidente anche nelle mo-
dalità di comparsa delle femmine ambifasiche (PAGLIAI, 1965, 1968; CREMA, 1972,
1973). Queste femmine si possono ottenere infatti in laboratorio attraverso due
vie: quella ambientale col brusco cambiamento delle condizioni di fotoperiodo al
momento del differenziamento delle diverse serie di ovarioli, quella genetica me-
diante selezione in favore della partenogenesi o dell’anfigonia in ambiente sfavo-
revole all’estrinsecazione dell’una o dell’altra categoria riproduttiva.
Il complesso di queste ricerche citologiche, genetiche ed ecologiche ha messo
in evidenza che non esiste contraddizione, come già fece rilevare Baccı (1957), fra
determinazione fenotipica e genotipica dei cicli eterogonici. Le ricerche sperimen-
tali hanno dimostrato che i complessi fenomeni biologici che stanno alla base dei
cicli eterogonici degli Afidi sono il risultato di un’interazione di fattori genetici
ed ecologici, che si manifesta anche nelle linee partenogenetiche, le quali, come si
è visto, non sempre sono identificabili come cloni.
Chi si appresta ad affrontare lo studio degli Afidi deve pertanto sempre tenere
conto di questa realtà, se vuole effettivamente contribuire ad un ulteriore sviluppo
della problematica riguardante tutti gli aspetti biologici di questo gruppo di insetti
che tanto ha suscitato l’interesse delle differenti branche dell’Entomologia e della
Zoologia generale.
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RIASSUNTO
Viene passata in rassegna l’attività del gruppo di lavoro dell’Istituto di Zoologia dell’Uni-
versità di Modena che da oltre 20 anni conduce ricerche citologiche e genetiche sulla parteno-
genesi e di ecologia sperimentale sui cicli eterogonici degli Afidi. Viene messa in particolare
rilievo l’importanza dell’endomeiosi che si verifica di norma a basse VOGLIE, quale respon-
sabile principale della variabilità genetica ” intraclonale ”
ABSTRACT
Parthenogenesis and genetic variability in Aphids.
This paper is a review of research carried out over a 20-year period by the equipe 2 the
Institute of Zoology of Modena University, on the parthenogenesis of Aphids. The relationship
between intraclonal genetic variability and PRA aun a which usually occurs at low temperatures,
is emphasized.
Indirizzo degli Aa.: ad Bonvicini Pagliai - Istituto di Zoologia, Via dell’Universita, 4 - 41100
odena.
G. Cognetti - Istituto di Zoologia, Via A. Volta, 4 - 56100 Pisa.
Mem. Soc. ent. ital., Genova;*60. (1981): 67-103, 20.11.1982
Pietro BRANDMAYR & TULLIA ZETTO BRANDMAYR
Istituto di Zoologia e Anatomia Comparata - Università di Trieste
IDENTIFICAZIONE DI LARVE DEL GENERE OPHONUS DEJEAN, 1821
(SENSU NOVO) E NOTE BIONOMICHE
(Coleoptera Carabidae)
INTRODUZIONE
Questo lavoro è rivolto a facilitare l’identificazione e la caratterizzazione bio-
nomica delle larve di alcune specie del genere Ophonus Dejean, 1821. Questo ge-
nere di Coleotteri Carabidi Harpalini, pur essendo ampiamente diffuso nella re-
gione paleartica con parecchie decine di specie, era sinora poco noto nei suoi stadi
larvali, probabilmente anche a causa delle sue preferenze alimentari esclusivamente
granivore, anche nel corso della vita pre-immaginale. Prime indicazioni sulla fito-
fagia esclusiva delle larve sono state fornite da BRANDMAYR ZETTO e BRANDMAYR
(1975), ZETTO BRANDMAYR (1976, 1978) per O. puncticeps Stephens e rotundi-
collis Fairmaire e Laboulbéne, due specie viventi soprattutto a spese della carota
selvatica (Daucus carota). Successivamente, queste prime esperienze di allevamento
sono state estese ad altre specie viventi nella regione italiana, e questo ha per-
messo, nel corso di pochi anni, l’identificazione di più di una dozzina di specie
anche allo stato larvale. |
Gli autori hanno quindi ritenuto utile condensare in forma di chiave dicoto-
mica e di brevi descrizioni, tutti i dati in loro possesso sulla morfologia larvale
di questo genere di Harpalini, sulla scorta anche del materiale raccolto nel corso
di ricerche ecologiche e di quello ottenuto per allevamento e gentilmente posto
a loro disposizione dal prof. Karel Hurka, di Praga.
L’identificazione delle larve del genere Ophonus a livello di specie in base
alla letteratura sino ad oggi disponibile, era estremamente faticosa, per non dire
impossibile. Le uniche tabelle a disposizione erano quelle di Larsson (1941, 1968),
che portavano al riconoscimento di quattro specie, ciascuna corredata da una breve
descrizione, e le chiavi della SHAROVA (1958, 1964), riferite pure a solo quattro
specie, ma prive di una descrizione morfologica più dettagliata. Troppo poco, se
x
si considera che la sola fauna italiana è ricca di ben 26 specie.
La tabella che qui presentiamo permette l’identificazione di almeno 15 taxa,
corrispondenti praticamente a tutte le entità più frequenti e diffuse dell’Italia set-
tentrionale. Ciascuna descrizione è stata corredata di un sunto sulle osservazioni
che sono state fatte sull’allevamento e sul ciclo biologico, in particolare sui tempi
nei quali esso si svolge, infine sull’habitat in cui questi Carabidi si rinvengono più
frequentemente. |
Si fa presente che alcune attribuzioni specifiche di materiale raccolto in cam-
pagna sono avvenute per confronto con dati di letteratura per affinità morfologica
(attribuzioni ” ex systemate ”). +: mn wu |
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Tav. I. Aspetto complessivo di una larva del genere Ophonus Dejean, visione dorsale. 1 - Opho-
nus (s. str.) rotundicollis Fairm. et Laboulb., III stadio. Scala: 5 mm.
LARVE DI OPHONUS 69
CONSIDERAZIONI SISTEMATICHE SULLO STATUS DEL GENERE OPHONUS DEJEAN, 1821
Il genere Ophonus è qui considerato nel nuovo status sistematico attribuito-
gli da BRANDMAYR, FERRERO e ZETTO BRANDMAYR (1980), dopo attenta compa-
razione delle caratteristiche immaginali e larvali di molti taxa gravitanti attorno
al genere Harpalus Latreille, 1802. Ricordiamo infatti che per molti autori, che con-
siderano però esclusivamente la morfologia immaginale di questi Carabidi, gli Opho-
nus costituirebbero solamente un sottogenere di un grande genere Harpalus, poi-
ché in effetti non esistono caratteri degli adulti tali da giustificare una netta divi-
sione tra questi due generi. Questa invece riesce immediata se si considerano gli
stadi preimmaginali.
Nel citato lavoro la riconsiderazione più attenta delle morfologie larvali oggi
note (circa 60 specie su un totale di 480 attribuibili al genere Harpalus nel senso
più lato), ha permesso di distinguere una linea di generi o gruppi di specie ” opho-
noide ” comprendente Ophonus s. str., Metophonus Bedel, 1897 e le specie del
gruppo di Harpalus tenebrosus, che in questo lavoro vengono attribuite ad un sot-
togenere di nuova descrizione. Dall’altro lato una linea filetica ” harpaloide ” che
comprende non solo i veri Harpalus, ma anche generi (sottogeneri) in precedenza
attribuiti ad Ophonus, quali Cephalomorphus Tschitschérine, Pseudophonus Mots-
chulsky, Pardileus Gozis e Harpalophonus Ganglbauer. Viene in questo modo solo
parzialmente riconfermata l’opinione degli ” splitters ”, in particolare JEANNEL
(1941-42), ANTOINE (1959), poiché restano escluse dalla linea ” ophonoide ” molti
taxa, tradizionalmente ad essa attribuiti soprattutto per la caratteristica pubescen-
za degli adulti.
Il genere Ophonus Dejean in senso nuovo può per ora essere caratterizzato
solo a livello larvale mediante la diagnosi che abbiamo posto a capo delle de-
scrizioni.
>
Le larve ” ophonoidi ” si distinguono da quelle ” harpaloidi ”’ anzitutto per
la conformazione del clipeo, che è fornito di due grossi denti principali oltrepas-
santi il livello degli angoli clipeali (adnasalia), per le mandibole sempre sprovviste
di denti soprannumerari nel tratto distale al retinacolo, e spesso ad apice bifido,
per i solchi epicraniali assenti, per la mancanza di setole caratteristiche situate
sul secondo antennomero e sui palpi labiali e infine per la setolosità molto rada
dello stipite mascellare.
Ben diverse risultano le larve ” harpaloidi ”, soprattutto per il clipeo pro-
fondamente ed ampiamente incavato, rispetto agli angoli clipeali, con un nasale do-
tato a sua volta di strutture molto diverse non omologabili a quelle ” ophonoidi ”.
Per maggiori particolari ed una discussione approfondita sul significato filogenetico
i questi caratteri rimandiamo a BRANDMAYR, FERRERO e ZETTO BRANDMAYR
(op. cit.).
Ricordiamo però ancora che questo nuovo inquadramento sistematico del ge-
nere Ophonus trova una conferma anche a livello bionomico ed ecologico. Infatti
tutte le specie ” ophonoidi ” risultano in natura, ma anche in laboratorio, dei fito-
fagi praticamente esclusivi, divoratori di semi di ombrellifere, mentre negli ” har-
paloidi ” sembra molto diffusa una dieta alimentare di tipo misto, predatoria e sper-
mofaga. Di conseguenza i secondi sono molto più frequenti nei campi coltivati,
mentre i primi sembrano gravitare piuttosto nei pascoli, nei prati e in habitat di
tipo ruderale.
70 P. BRANDMAYR & T. ZETTO BRANDMAYR
MATERIALE E METODI
Tutti gli esemplari allo stato larvale, ove non altrimenti indicato, sono con-
servati in alcool 60% nella collezione degli autori, presso l’Istituto di Zoologia e
Anatomia Comparata dell’Università di Trieste. Non è stato necessario predisporre
preparati permanenti; parti boccali e zampe sono stati disegnati immersi in alcool
e adagiati al fondo di salierine o vetrini a goccia.
Per i dettagli di allevamento si rimanda ai lavori specifici già citati.
DESCRIZIONI LARVALI E NOTE BIONOMICHE
Le descrizioni che seguono sono volutamente concise al massimo perché è stata
data grande importanza all’iconografia. Alcune specie, come O. obscurus (Fabri-
cius) risultavano già descritte (nel caso particolare da VAN EMDEN, 1920), ma ab-
biamo preferito trattarle alla stregua delle specie ancora sconosciute, poiché le vec-
chie descrizioni risultano spesso prolisse, non comparative e carenti dal punto di
vista iconografico.
Le sigle usate per indicare le setole primarie cefaliche sono tratte bag HABU
(1973) e riportate per intero nel disegno di fig. 11.
Abbiamo integrato largamente le note bionomiche con la letteratura prece-
dente, soprattutto LARSSON (1939), LINDROTH (1945, 1974), MAGISTRETTI (1965).
A questi autori si fa quindi riferimento esplicito solo se la trattazione lo richiede.
Abbiamo lasciato del tutto irrisolto il problema nomenclaturale, poiché so-
prattutto all’interno del sottogenere critico Metophonus esistono interi gruppi di
specie per i quali sarebbe urgente un’approfondita revisione, l’esame dei tipi o al-
meno la designazione di tipi nuovi. A ciò si aggiunge che in molti casi sono insuf-
ficienti o incomplete le iconografie degli organi genitali, soprattutto dei sacchi in-
terni. Non aiutano, in questa ricerca tra numerosi sinonimi, priorità dubbie ed
incerti status tassonomici, neanche trattazioni comprensive come quella di JEANNEL
(1941-42), ANTOINE (1959) o FREUDE (1976), né la breve monografia di BRIEL
(1964), i cui disegni fra l’altro sono troppo schematici. Abbiamo quindi preferito
riferirci a LINDROTH (1974), autore che dimostra avere esaminato alcuni tipi e che
fornisce qualche ottimo disegno di edeago, anche se la fauna che egli prende in
considerazione è esclusivamente quella delle isole britanniche. Nome della specie
e sinonimie sono dunque basate soprattutto sull’opera di questo autore.
Genus Ophonus Dejean, 1821 (sensu novo)
Le larve di questo genere si distinguono da quelle di altri Carabidi Harpalini
per i seguenti caratteri: larve campodeiformi, stemmate normalmente sviluppate,
sutura epicraniale lunga circa quanto l’antennomero 4. Setola della lacinia ad in-
serzione laterale, tergiti dei segmenti addominali III-IX con carena anteriore sepa-
rante il pretergo dal tergo mal definita o assente. Base della ligula larga almeno
come i palpi labiali alla loro inserzione; inserzione delle setole della ligula ben di-
stanziata; setole pre-apicali dei cerci inserite ventralmente, distanti dall’apice al-
meno due volte la distanza intercorrente tra le basi delle due macrochete apicali.
Solco cervicale presente.
Margine anteriore del clipeo con due denti di grandi dimensioni, separati nor-
malmente da un incavo semicircolare, e sporgenti in avanti oltre il livello degli an-
goli clipeali (adnasalia). Orlo dei denti principali denticolato (almeno in larve fre-
LARVE DI OPHONUS 71
sche di muta). Solchi post-oculare e post-antennale dell’epicranio assenti o appena
accennati.
Articoli antennali 1 e 2 glabri o con scarsa pubescenza, talora una corona di
piccole setole. Mandibole prive di denti soprannumerari posti distalmente al reti-
nacolo, spesso ad apice bifido. Stipite mascellare con file di setole molto distan-
ziate sul bordo interno. Mento generalmente con poche macrochete laterali. Arti-
colo basale dei palpi labiali glabro.
Il secondo capoverso di questa diagnosi serve soprattutto a differenziare il genere Ophonus
in senso nuovo da Harpalus. In Harpalus il bordo anteriore del clipeo è profondamente inca-
vato e munito a sua volta di una prominenza centrale (che può anche mancare) e di uno o due
paia di dentelli laterali. L’epicranio presenta dei solchi, spesso anche carenati; le mandibole dei
denti soprannumerari, almeno al primo stadio. L’antennomero 2 presenta da due a cinque ma-
crochete apicali rivolte verso l’interno (!!)!. Stipite mascellare al bordo interno con file dense
di setole (fig. 3). Articolo basale dei palpi labiali con 2 (1-3) piccole setole poste dorsalmente
verso l’apice (!!). |
Law. il: mature delle mascelle in Harpalus Latreille ed in Ophonus Dejean. 2 - Harpalus
(Pseudophonus) rufipes de Geer (sin.: pubescens OF. Müller), mascella destra, II stadio. 3 -
Ophonus rotundicollis Fairm. et Laboulb., mascella sinistra, lato ventrale, III stadio. Scala:
0,5 mm.
(1) Sono indicati con ”(!!)” i caratteri presenti solo negli stadi II e III.
72 P. BRANDMAYR & T. ZETTO BRANDMAYR
Subgenus Ophonus s. str.
Accanto ai denti principali del clipeo è situato, esternamente, un dentino sup-
plementare ben distinto, per dimensioni, dalla normale seghettatura dell’orlo. Se-
tole della ligula spesso inserite su di un piccolo sclerite che può prolungarsi verso
l’avanti in un tozzo processo chitinoso. Macrochete degli urotergiti generalmente
numetose, negli stadi II e III anche 10-14 per fila.
Ophonus (Ophonus) diffinis Dejean, 1829
(Tavv. III, XVII, XVIII)
III stadio — Per le dimensioni di questa, come delle altre specie, vedasi tab. 1.
Capo giallo-rossiccio, tergiti giallo-bruno chiarissimo, a contorni ben delimi-
tati; zampe giallo chiare, infoscate a livello di spine e unguicoli. Capo moderata-
mente ristretto in addietro, larghezza massima a livello degli occhi o nel tratto
temporale post-oculare. Carena cervicale moderatamente sporgente. I denti prin-
cipali del clipeo ad apice tozzo, muniti esternamente di dentino supplementare e
distanti tra loro quanto dall’angolo clipeale.
Antennomeri 1 e 2 glabri, vescicola sensoriale del 3 di diametro inferiore a
quello dell’antennomero 4. Mandibole tozze ad apice semplice; stipite mascellare
lungo quattro volte la propria larghezza. Mento lievemente più lungo che largo,
lateralmente con 4-6 setole. Lacinia di dimensioni non superiori a quelle dell’ultimo
articolo del palpo mascellare.
Tergiti addominali con carena accennata fino al II. Cerci lievemente più lun-
ghi del pigopodio, muniti di 9 macrochete, diritti e lievemente divergenti. Zampe
tozze, specie tibia e tarso, corti e robusti.
Istadio — Capo più snello e lievemente più ristretto in addietro che nel III.
Mandibole lievemente più allungate (quando gli apici mandibolari si toccano, la
punta del retinacolo dista dall’estremità del dente clipeale di un tratto pari alla
lunghezza del retinacolo stesso).
Provenienza — Ex ovipositione: Valle delle Noghere, presso Trieste.
Note bionomiche — Adulti e larve si allevano facilmente con acheni di Daucus
carota. L'allevamento in laboratorio è proseguito da ottobre a gennaio fino allo
stadio III, il quale è probabilmente interessato da una dormanza ? di ibernazione.
Essendo gli adulti frequenti soprattutto in settembre, mese nel quale si osservano
le ovideposizioni, O. diffinis è sicuramente a riproduzione autunnale (Herbsttier).
Habitat — Specie frequente in vallate alluvionali, soprattutto su terreni argillosi
o limosi, anche moderatamente salsi, in formazioni aperte, siti ruderali, rive di
fiumi. Gli adulti sembrano stazionare di preferenza sulle infiorescenze di Daucus.
(2) Dormanza da ” Dormanz ” sensu MULLER (1970); in questo caso un'interruzione obbli-
gatoria dello sviluppo superabile mediante l’esposizione ad un periodo di basse temperature.
LARVE DI OPHONUS 13
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Tav. III. Ophonus (s. str.) diffinis Dej. 4 - Capo, lato dorsale, III. 5 - Capo, I. 6 - Meta destra
del pronoto, III. 7 - Metanoto, III. 8 - Urotergite II, meta destra, III. 9 - Cerci e pigopodio,
visione laterale, I. 10 - Idem, III. Scale: 0,5 mm.
Ophonus (Ophonus) rotundicollis Fairmaire et Laboulbéne, 1854
(Sin. ardosiacus Lutshnik, 1922, nome superfluo in quanto, come già ritenuto da JEANNEL, 1941
42, non sussiste più confusione con Harpalus rotundicollis Kolenati)
(Tavv. III, IV, XVII: XVII, XIX)
III stadio — Colorazione del capo rossiccio-testacea, tergiti toracici ed addo-
minali gialli, nettamente delimitati, zampe gialle con spine ed unguicoli bruno-ros-
sicci. Capo largo poco piü del torace con carena cervicale robusta e nettamente
sporgente. La larghezza massima si trova immediatamente dietro gli occhi. Lato
superiore dell’epicranio rugoso ma di foggia diversa che in diffinis (vedi figg. 4,
11). Denti principali del clipeo con dentino supplementare basale e dentino secon-
dario subapicale.
74 P. BRANDMAYR & T. ZETTO BRANDMAYR
Tav. IV. Opbonus (s. str.) rotundicollis Fairm. et Laboulb. 11 - Capo, lato dorsale, III. 12 È
Capo, I. 13 - Pronoto, I. 14 - Metanoto, I. 15 - Urotergite II, I. 16 - Urotergite LIT, ke -
Pronoto, TIT. "18°. Metanoto, 111719 Urotergite 11.1117: 20% Cerci e pigopodio, di lato, ia a :
Idem, III. Scale: 0,5 mm.
LARVE DI OPHONUS 75
Antennomeri 1 e 2 glabri. Vescicola sensoriale del 3 larga come l’antenno-
mero 4 alla sua base. Mandibole ad apice semplice; lacinia delle dimensioni del-
l’articolo apicale dei palpi mascellari. Lati del mento, lievemente più lungo che lar-
go, muniti di 6-7 setole.
Carena anteriore dei tergiti addominali accennata fino al III o al IV somite,
ben conformata sino al II. Cerci lunghi quasi una volta e mezza il pigopodio, con
9 macrochete. Zampe tozze; se distese la loro lunghezza non supera quella del
torace, tibia e tarso assieme più corti del femore.
I stadio — Colore giallo-bruniccio, capo con una macchia bruniccia che si
estende dal frontale ai dintorni della sutura epicraniale. Lati posteriori più ri-
stretti, denti principali del nasale più appuntiti, privi del dentino subapicale ester-
no. I tergiti toracici e addominali presentano una sfumatura bruno-grigiastra.
Cerci scuri alla base e più chiari verso l’apice.
Provenienza — Ex ovipositione: Noghere ed altre località negli immediati din-
torni di Trieste. Passo della Raticosa (Appennino tosco-emiliano).
Note bionomiche — Le larve si allevano facilmente con semi di ombrellifere, so-
prattutto Daucus e Foeniculum. Le caratteristiche fenologiche di questa specie sono
state investigate da ZETTO BRANDMAYR (in corso di stampa). L’ovideposizione av-
viene soprattutto in settembre-ottobre e le larve raggiungono il III stadio e com-
pletano la propria alimentazione prima dei freddi invernali più intensi. Il III sta-
dio presenta un’interruzione obbligatoria dello sviluppo che si risolve solo con
un abbassamento ed un successivo innalzamento della temperatura (parapausa ter-
mica). La nuova generazione sfarfalla soprattutto nel mese di giugno e la matu-
razione delle gonadi ha luogo senza stasi di alcun tipo, pur subendo un’accelera-
zione notevole, in dipendenza delle alte temperature estive. Ophonus rotundicollis
rientra dunque nel tipo a riproduzione autunnale con dormanza larvale, ma senza
interruzioni obbligatorie nello sviluppo delle gonadi (THIELE, 1977; PAARMANN,
1279):
Habitat — Specie di pascoli termofili e siti ruderali, particolarmente abbondante
su terreni alluvionali argillosi ma anche di altro tipo, le cui popolazioni si adden-
sano dove la copertura di Daucus, pianta nutrice principale, risulta particolarmen-
te ricca. Questo carabide non appare monofago in senso stretto, ma è indubbio
che esso dimostri la densità di popolazione più elevata negli ambienti instabili dove
la carota selvatica è pit. frequente. Pur potendo nutrirsi anche di altre ombrelli
fere a maturazione autunnale, ad esempio Foeniculum (osservazioni di laboratorio,
ZETTO BRANDMAYR, 1976) O. rotundicollis sembra nutrirsi in natura principal
mente di Daucus, nelle cui ombrelle facilmente raggiungibili e ben riparate gli
adulti consumano i pasti.
Ophonus (Ophonus) azureus (Fabricius), 1775
(Tavy..V. CAVE AVI
III stadio — Colorazione molto chiara, capo giallo-rossiccio; tergiti, ad ecce-
zione del pronoto, che è oscurato, di un giallo molto pallido, a contorni appena
distinguibili. Zampe chiare, unguicoli e spine rossicci. Capo a contorni arroton-
dati e poco ristretto in addietro, larghezza massima dietro agli occhi. Carena e
solco cervicale ben delineati, ma poco profondi. Denti principali del nasale molto
ravvicinati tra loro al punto che l’incavo compreso tra essi appare come un’inci-
sura triangolare.
76 P. BRANDMAYR & T. ZETTO BRANDMAYR
u) N
Set,
Tav. V. Ophonus (s. str.) azureus (Fabricius). 22 - Capo, lato dorsale, III. 23 - Capo, I. 24 -
Urotergite II, III. 25 - Metanoto, III, 26 - Pronoto, III. 27 - Cerci e pigopodio, di lato, I. 28 -
Idem, III. Scala: 0,5 mm.
LARVE DI OPHONUS 71
Antennomero 2 con una vistosa setola apicale rivolta verso l’interno, mandi-
bole ad apice semplice, corte, a base molto larga. Stipite mascellare tutt’al più tre
volte più lungo che largo, tozzo. L’insieme degli articoli distali del palpo mascel-
lare non supera la lunghezza di quello basale. Mento trasverso, con numerose setole
laterali.
Carena anteriore dei tergiti addominali ben delineata sino al somite III, ac-
cenni ancora sul IV. Cerci lievemente più lunghi del pigopodio, arcuati e lieve-
mente convergenti all’estremitä con 9 macrochete. Zampe corte e con spine robuste.
I stadio — Capo più ristretto in addietro, larghezza massima a livello degli
occhi. Incavo tra i denti principali lievemente più arrotondato che nello stadio III.
La carena anteriore è visibile solamente sul meso- e metanoto.
Provenienza — Ex ovipositione: Valle delle Noghere, dintorni di Trieste. Ex sy-
stemate: San Tommaso (presso San Daniele, Friuli).
Note bionomiche — Le larve di questa specie si allevano con semi di Daucus.
Nell’Italia settentrionale la riproduzione sembra avvenire soprattutto in autunno
come per gli altri rappresentanti del genere Ophonus. Le ovideposizioni osservate
in laboratorio, si estendono da agosto ad ottobre, ma anche in maggio-giugno. Il
III stadio (dicembre, laboratorio) presenta vita più lunga dei precedenti ed è pro-
babilmente interessato da una dormanza, o per lo meno da un rallentamento del
processo di sviluppo. La comparsa della nuova generazione però può avvenire an-
che in mesi insoliti per uno ” Herbsttier ”, ad esempio in ottobre. E’ probabile
che la determinazione temporale del ritmo di sviluppo di questa specie sia più
labile che nelle congeneri e che dipenda maggiormente dalle caratteristiche clima-
tiche della regione. Infatti LARSSON (1939) e LinprotH (1945) lo considerano a
riproduzione primaverile, anche se il secondo Autore ammette che eccezionalmente
possano svernare anche larve. Anche le catture di larve in natura, effettuate nel-
l’Italia settentrionale, sono però in accordo con una riproduzione autunnale: II
e III stadio si rinvengono soprattutto in settembre ed ottobre. La dieta degli
adulti consiste prevalentemente di semi, ma in esperimenti di scelta si è osservato
sporadicamente l’attacco a pezzettini di carne.
Habitat — Specie termofila di formazioni aperte, prati, siti ruderali, diffusa dalla
pianura al piano montano. Si ritrova di preferenza su terreni abbastanza ricchi di
humus o argilla e su substrati calcarei. Vengono però evitati litosuoli troppo aridi
e nudi.
Ophonus (Ophonus) (?) sabulicola (Panzer), 1796
(Tavv. VI, XVII)
L’attribuzione specifica avviene ” per esclusione sinecologica”’3. Le larve sono state rin-
venute in grande numero in campagna, nei calanchi romagnoli, assieme ad adulti di altre specie
di Ophonus le cui larve erano già note con certezza, ex ovipositione. Poiché dei calanchi argil-
losi è nota solo un’altra specie di Ophonus di grandi dimensioni, O. rotundicollis, riteniamo di
aver così effettuato l’unica scelta possibile. Esiste però, in teoria, la possibilità di attribuzione
ad un altro genere con larve non ancora descritte e forse appartenente alla linea ” ophonoide ”:
Carterophonus Ganglbauer, 1892, mai rinvenuto sinora nel biotopo studiato. Quest’ipotesi al-
ternativa è giustificata dall’eccezionale larghezza del capo, dalle dimensioni notevoli della lacinia
e dalla conformazione peculiare del nasale.
(3) Un’esauriente conoscenza della composizione del popolamento di Carabidi (adulti e
larve) di un biotopo permette di assegnare un unico tipo di larva di specie ignota raccolto in
natura alla sola entità specifica di cui non si conosceva la forma larvale.
78 P. BRANDMAYR & T. ZETTO BRANDMAYR
Tav. VI. Ophonus (s. str.) sabulicola (Panzer). 29 - Capo, lato dorsale, I. 30 - Pronoto, I. 31 -
Metanoto, I. 32 - Urotergite II, I. 33 - Urotergite III, I. 34 - Mascella sinistra, lato ventrale,
I. 35 - Cerci e pigopodio, di lato, I. Scale: 0,5 mm.
I stadio — Riteniamo di poter attribuire queste larve allo stadio I, benché il
ruptor ovi sia solo debolmente accennato, e le dimensioni cefaliche siano davvero
considerevoli (Tab. 1), a causa di tutte le altre caratteristiche, quali ad esempio la
chetotassi e la larghezza molto ridotta dei tergiti addominali, proprie di una larva
al I stadio. |
La descrizione viene effettuata su parti boccali e cefaliche già logorate da una
lunga vita larvale. |
Colorazione intensa, capo giallo-bruniccio, tergiti giallo-bruno chiaro a contor-
ni netti. Zampe chiare ma con spine ed unguicoli bruni e ben sclerificati. Capo lar-
ghissimo, capsula cefalica quasi due volte più larga che lunga, larghezza massima
a livello degli occhi, carena cervicale saliente, denti principali del nasale poco spor-
. «LARVE DI OPHONUS : 79
genti, protesi in avanti appena un po’ oltre il livello del nasale. Dentino supple-
mentare ben definito. Tra l’apice del dente principale ed il dentino supplementare
è visibile una cresta di dentelli lunghi quanto il dentino stesso, ma più stretti ed
affilati.
Mandibole tozze, molto arcuate, esternamente solcate e verticalmente molto
ispessite. L’apice consunto non rivela se fosse originariamente bifido. Stipite tre
volte più lungo che largo, lacinia molto robusta, grande come i due articoli apicali
del palpo presi assieme. Mento subquadrato, con una sola setola laterale inserita
su una base lievemente sporgente e ben sclerificata.
Tergiti addominali senza traccia di carena anteriore. Cerci lunghi come il pi-
gopodio, con 5 macrochete.
Provenienza — Ex systemate: Calanchi di Monte Paolo, presso Faenza, Romagna.
Note bionomiche — Raccolte per lo più nel mese di marzo, queste larve sono state
poi tenute in laboratorio a temperatura ambiente e provviste di semi, ma tutti gli
esemplari sono morti entro il mese di aprile senza accennare a compiere delle mute.
Se l’attribuzione specifica è esatta, possiamo concludere che O. sabulicola è a ri-
produzione autunnale, ma che la dormanza larvale ha luogo già nel primo stadio.
Habitat — Specie piuttosto rara, termofila, che si rinviene prevalentemente in
pianura su terreni asciutti e sabbiosi (MAGISTRETTI, 1965). Nel meridione d’Italia
e nelle isole si rinviene anche in pascoli montani.
Ophonus (Ophonus) obscurus (Fabricius), 1792
(Sin. stictus Stephens)
(Tavv. VII, XVII, XVIII)
III stadio — Colorazione peculiare in quanto capo e tergiti sono praticamente
dello stesso colore giallo-bruno chiaro. Capo piuttosto ristretto in addietro, lar-
ghezza massima. a livello degli occhi, carena cervicale poco sporgente; denti prin-
cipali del nasale ad apice abbastanza tozzo e muniti di dentello secondario subapi-
cale, distanti tra loro un po’ meno che dai rispettivi angoli clipeali.
Antennomeri 1 e 2 glabri, mandibole ad apice bifido. Stipite mascellare quat-
tro volte più lungo della propria larghezza; mento con numerose setole laterali.
Carena anteriore dei tergiti visibile fino al segmento addominale II. Cerci
lievemente più lunghi del pigopodio, con 9 macrochete. Zampe che distese rag-
giungono a malapena la lunghezza del torace.
I stadio — Capo giallo - testaceo, tergiti bruno - grigiastri più scuri del capo.
Zampe bianche. Denti principali del nasale più aguzzi e, senza dentino subapicale
così evidente come nello stadio III, distanti tra loro tanto quanto.dagli angoli cli-
peali. Zampe tozze, disposizione e numero delle spine come nel I stadio di puncti-
collis. Tergiti addominali con abbozzo di carena anteriore visibile fino al II.
Provenienza — Ex systemate ed ex societate: pascoli magri (magredi) presso Tau-
riano (Spilimbergo) in Friuli. Ex ovipositione: collezione Hurka (Praga).
Note bionomiche — Le larve vivono probabilmente a spese di un grande numero
di ombrellifere, tra le quali sicuramente Seseli gouani, come abbiamo potuto con-
statare sul monte Slavnik in Istria. Gli adulti si ritrovano sulle infiorescenze delle
ombrellifere più svariate e si riproducono in autunno. Le catture di larve del I
stadio si addensano in settembre-ottobre; quelle del III stadio in ottobre. La deam-
80 P. BRANDMAYR & T. ZETTO BRANDMAYR
er
Tav. VII. SOPRA (s. str.) obscurus (Fabricius). 36 - Capo, lato dorsale, III. 37 - Capo, I. 38 -
Mascella destra, lato ventrale, III. 39 - Urotergite II, III. 40 - Metanoto, III. 41 - Pronoto, III.
42 - Cerci e pigopodio, di lato, III. 43 - Idem, I. Scale: 0,5 mm.
bulazione delle larve sembra avvenire in buona parte anche alla superficie del
suolo, come testimoniato dalle frequenti catture in trappole a caduta. Ciò è in
accordo sen la marcata pigmentazione dei tergiti. |
Habitat :— Pascoli e prati a cotica erbosa abbastanza densa e ricchi di humus o
con una certà frazione argillosa; più frequente nel piano montano e nell’orizzonte
submontano.
LARVE DI OPHONUS 81
Subgenus Cryptophonus rovum
(Typus subgeneris: Harpalus tenebrosus Dejean, 1829, Spec. IV, 358)
Diagnosi: Vescicola sensoriale dell’antennomero 3 ridotta ad un cercine chiti-
noso reniforme, visibile solo lateralmente. Antennomero 2 con un paio di piccole
setole poste sul lato interno verso l’apice. Tergiti addominali non sclerificati e
muniti di numerose macrochete.
Ophonus tenebrosus non dovrebbe essere l’unico membro di questo nuovo
sottogenere. E’ probabile che siano qui da includere le altre tre specie di Harpalus
ad esso affini e precisamente melancholicus Dejean 1829, litigiosus Dejean 1829
e anche fulvus Dejean 1829. Questo gruppo di quattro specie, « bien caractérisé
par la forme de l’organe copulateur » (JEANNEL, 1941-42) rappresenta una linea
” ophonoide ” inclusa una volta nel genere Harpalus per le sue caratteristiche im-
maginali, come soprattutto la mancanza di pubescenza. Si tratta però in realtà di
Ophonus aberranti, nei quali la pubescenza elitrale non si è mai sviluppata (o si
è ridotta secondariamente), ma ben distinti dai veri Harpalus per la pubescenza
rada sul lato superiore dei tarsi e la mancanza dell’ingrossamento a testa di serpente
sull’estremo apice del pene. (Vedi anche BRANDMAYR, FERRERO e ZETTO BRAND-
MAYR, 1980).
Derivatio nominis: perché la reale appartenenza al genere Ophonus era dif-
ficilmente desumibile partendo dalle sole caratteristiche immaginali.
Ophonus (Cryptophonus) tenebrosus Dejean, 1829
(Tavv. VIII, XVII, XVIII)
III stadio — Capo e pronoto giallo-testaceo chiaro, tergiti addominali diafa-
ni, quasi bianchi, a contorni difficilmente delimitabili. Zampe gialle, spine e un-
guicoli bruni. Capo di larghezza moderata, massima a livello degli occhi o poco
addietro a questi, a livello della setola Sos. Carena cervicale per nulla sporgente,
denti principali del clipeo grandi e sporgenti, molto ravvicinati tra loro, ma se-
parati da una distinta incisura arrotondata e ad orlo seghettato, privi di dentello
sub-apicale.
Mandibole snelle e ad apice unico, margine dorsale rilevato in modo caratte-
ristico, prive di solco esterno. Antenne peculiari, poiché la vescicola sensoriale del-
l’articolo 3 non è visibile di profilo (cioè dal lato dorsale) in quanto ridotta ad un
sottile cercine reniforme (visione laterale). Mento subquadrato con numerose se-
tole laterali.
Carena anteriore dei tergiti accennata sino al segmento addominale II. Cerci
appena più lunghi del pigopodio, con 9 macrochete. Zampe di tipo fossorio con
tibie e tarso abbastanza corti; distese superano di poco le lunghezze sommate ‘di
pro- e mesonoto.
I stadio — Non presenta differenze salienti rispetto al III (a parte quelle già
descritte per l’ontogenesi di larve di Carabidi); ruptor ovi breve, di 5-6 dentini.
Le zampe presentano la stessa disposizione delle spine visibile in puncticeps.
Provenienza — Ex ovipositione: Duino (Trieste).
Note bionomiche — Larve ed adulti di questa specie si allevano con semi di Dau-
cus o Foeniculum. Da 3 femmine poste in terrario, in laboratorio a 20 °C, in set-
tembre, si sono ottenute ben 380 uova nei mesi da novembre a febbraio. Lo svi-
luppo larvale decorre rapido fino allo stadio III. Di 30 III stadi solo 9 sono giunti
Tav. VIII. Opbonus (Cryptophonus) tenebrosus Dejean. 44 - Capo, lato dorsale, III. 45 - Capo,
I. 46 - Urotergite II, III. 47 - Metanoto, III. 48 - Pronoto, III. 49 - Cerci e pigopodio, di lato,
III. 50 - Idem, I. Scale: 0,5 mm.
all’impupamento in un periodo compreso tra febbraio e giugno, dopo circa un
mese di vita come III stadio. Gli altri III stadi sono motti dopo circa 2 mesi di
vita. I risultati dell’allevamento larvale non sono univocamente interpretabili: si
tratta però senza dubbio di un Carabide a riproduzione autunnale, le cui larve si
sviluppano durante la stagione invernale, impupandosi in primavera. Ciò è in ac-
cordo anche con le caratteristiche fenologiche di quella che sembra essere la pianta
nutrice principale, il Daucus, a maturazione autunnale.
Habitat — Specie termofila di formazioni aperte, di ambienti ruderali, steppe me-
diterranee, particolarmente frequente in località costiere.
LARVE DI OPHONUS 83
Subgenus Metophonus Bedel, 1897
Orlo anteriore del clipeo con due denti principali di varia foggia, sempre privo
però di dentelli supplementari. Setole della ligula inserite direttamente su un’area
membranosa non sclerificata. Tergiti addominali con poche macrochete in tutti gli
stadi, al massimo 6 per fila.
Ophonus (Metophonus) incisus Dejean, 1829
(Tavv. IX, XVIII)
II stadio — Colorazione giallo-testaceo chiara, capo giallo, retinacolo ed apice
delle mandibole bruno scuri; tergiti giallo chiaro, quelli addominali scarsamente
sclerificati e a delimitazione incerta. Capo fortemente ristretto in addietro, larghez-
za massima a livello degli occhi e presso la base delle antenne; carena cervicale
debolmente sviluppata, tempie lievemente rigonfie in corrispondenza della setola
post-oculare So; (visione dorsale) e ricoperte da rada pubescenza. Denti principali
del clipeo regolari, più distanti tra loro che non dall’angolo clipeale.
Antenne snelle, antennomero 2 con una corona di 4-5 setole all’apice. Man-
dibole ad apice verticalmente ispessito, munito di doppia punta. Lato esterno ba-
sale a pubescenza sparsa. Mascelle molto snelle, stipite lungo più di quattro volte
la propria larghezza. Articolo basale del palpo labiale lungo quasi la metà dello
stipite e di lunghezza doppia rispetto all’articolo distale.
Tergiti addominali privi di carena anteriore, se si eccettua un debolissimo ac-
cenno nel somite I. Cerci brevi, pari al pigopodio, muniti di 8 macrochete. Zampe
molto snelle. Tarso e tibia uniti pareggiano in lunghezza il femore.
I stadio — Caratterizzato dai denti principali del clipeo molto più distanziati
tra loro, circa il doppio che dall’angolo clipeale.
Provenienza — Ex ovipositione: Valle delle Noghere, presso Trieste.
Note bionomiche — Le larve si allevano agevolmente con acheni di Daucus e Foe-
niculum. Gli adulti si rinvengono sulle ombrelle di entrambe le piante. La ripro-
duzione avviene certamente in autunno (Herbsttier); si sono osservate ovideposi-
zioni in settembre e lo sviluppo larvale prosegue senza intoppi sino al II stadio.
La nuova generazione compare in maggio.
Habitat — Prati, pascoli e formazioni ruderali, asciutti e soleggiati, in pianura e
collina, nell’Italia meridionale fino all’orizzonte montano. La specie sembra più
abbondante su terreni argillosi.
Ophonus (Metophonus) ? punctatulus (Duftschmid), 1812
(Tavv. X, XVII)
L’attribuzione specifica di queste larve, raccolte in campagna, è avvenuta ex systemate,
poiché esse non risultavano simili a nessuna delle specie sin qui ottenute ex ovipositione, e su
base ecologica, poiché O. punctatulus è abbastanza frequente lungo le rive dei fiumi (vedi sotto).
II stadio (?) — Colorazione del capo giallo-testacea, tergiti chiari a contorni
poco distinguibili, capo di dimensioni normali, appena più largo del pronoto, ri-
stretto abbastanza linearmente in addietro. Larghezza massima a livello delle an-
tenne o a livello degli occhi. Carena cervicale poco marcata e non sporgente, denti
84 P. BRANDMAYR & T. ZETTO BRANDMAYR
NULL Ain
Tav. IX. Ophonus (Metophonus) incisus Dejean. 51 - Capo, lato dorsale, III. 52 - Pronoto, III.
53 - Metanoto, III. 54 - Urotergite II, III. 55 - Capo, lato dorsale, I. 56 - Cerci e pigopodio,
di lato, I. 57 + Idem, II. Scale:, 0,5 mom.
principali del clipeo largamente triangolari e molto sporgenti, distanti tra loro una
volta e mezza il tratto che li separa dagli angoli clipeali.
Antennomeri 1 e 2 glabri, apice delle mandibole semplice. Stipite allungato,
quasi quattro volte la propria larghezza, mento con 3 setole per lato.
Cerci lievemente più lunghi del pigopodio, sparsamente pubescenti, con solo
8 macrochete poiché la setola basale dorsale risulta ‘assente. Zampe abbastanza
snelle, tibia e tarso complessivamente un po’ più lunghi del femore.
LARVE DI OPHONUS 85
Provenienza — Ex systemate: Rive della Sava, nei pressi di Lubiana, Slovenia,
Yugoslavia.
Note bionomiche — Le larve in nostro possesso sono state raccolte profondamente
interrate, il 22 marzo, in un prato lungo un argine fluviale. Si tratta di un Cara-
bide a riproduzione autunnale e svernamento larvale, come supposto da LARSSON
(1939). LinpRoTH (1945) sospetta che possa trattarsi di un ciclo di sviluppo
biennale.
Habitat — Sicuramente una delle specie più igrofile e sciafile dell’intero genere,
almeno per quanto riguarda le scelte ambientali nella regione italiana. Esso sem-
bra particolarmente abbondante in prati montani, specialmente quelli un po’ più
umidi di fondovalle o lungo le rive dei fiumi, dove può occasionalmente rinve-
nirsi anche in boschi ripari.
\
Tav. X. Ophonus (Metophonus) punctatulus (Duftschmid). 59 - Capo, lato dorsale, II. 60 - Pro-
noto, II. 61 - Metanoto, II. 62 - Urotergite III, II. 63 - Cerci e pigopodio, di lato, II. Scale:
0,5 mm.
Ophonus (Metophonus) puncticollis (Paykull), 1798
(Tavv. XI, XVII)
I stadio — Colorazione intensa, capo giallo-rossiccio, tergiti di poco più chiari,
nettamente delimitati e ben sclerificati. Capo robusto e nettamente ristretto in
addietro, larghezza massima a livello degli occhi, carena cervicale nettamente spor-
gente ai lati (visione dorsale); denti principali del clipeo regolari e distanti tra
loro il doppio che dall’angolo clipeale (adnasale).
Antennomeri 1 e 2 non setosi, vescicola jalina del 3 larga come il 4 nel mez-
zo. Mandibole verticalmente rinforzate nella metà apicale, l’apice distintamente
bifido. Labbro inferiore snello, mento con 1 o talora 2 setole (macrochete) latera-
li; articolo distale del palpo lungo poco meno dell’antennomero 2.
86 P. BRANDMAYR & T. ZETTO BRANDMAYR
Tav. XI. Ophonus (Metophonus) puncticollis (Paykull). 64 - Capo, lato dorsale, I. 65 - Cerci
e pigopodio, di lato, I. - Ophonus (Metophonus) cordatus (Duftschmid). 66 - Mandibola sini-
stra, lato dorsale, I. 67 - Cerci e pigopodio, di lato, I. 68 - Capo, lato dorsale, I. Scala: 0,5 mm.
Tergiti toracici II e III con carena anteriore abbastanza netta ed oscurata.
Detta carena è debolmente accennata anche sui somiti addominali I e II. Cerci
appena più corti del pigopodio, lievemente divergenti. Zampe snelle ed allungate,
distese corrispondono alla lunghezza del torace più quella del I segmento addo-
minale. Femore con due spine poste a metà della sua lunghezza, oltre alla corona
di spine apicale.
Provenienza — ssp. meridianus Schauberger, 1926, ex ovipositione: M. Slavnik,
Istria, Yugoslavia; ssp. puncticollis (Payk.), ex ovipositione: collezione Hurka,
Praga.
Note bionomiche — Si allevano facilmente con semi di ombrellifere (Daucus, La-
serpitium, Seseli), tanto le larve quanto gli adulti. Il I stadio è frequente nei mesi
LARVE DI OPHONUS 87
autunnali ed in tarda estate (agosto-dicembre). In laboratorio, a 22-25 °C, è pos-
sibile osservare la muta al II stadio dopo circa 7-12 giorni di vita. E’ probabile
che lo stadio II sia interessato da una interruzione obbligatoria dello sviluppo
(dormanza) corrispondente in pratica all’ibernazione. La mortalità elevata in que-
sto stadio ha impedito di fissare in tempo del materiale utile per una descrizione.
O. puncticollis si può senz’altro assegnare al tipo a riproduzione autunnale (Herbst-
tier), con una dormanza larvale che interessa già il II stadio, mentre gli adulti,
che sfarfallano verso maggio-giugno, non presenterebbero interruzioni obbligatorie
nello sviluppo delle gonadi. La loro attività estiva infatti è continua (mancanza di
estivazione) e già in luglio si riscontrano femmine con uova mature.
Habitat — La specie gravita nei pascoli montani, in ambienti xerici o tutt’al più
lievemente mesofili.
Ophonus (Metophonus) cordatus (Duftschmid), 1812
(Tav. XI)
Istadio — Colorazione chiara, simile a quella di parallelus. Tergiti addominali
poco sclerificati o tutt'al più giallo pallido. Zampe ed urogonfi quasi bianchi. Il
capo giallo-testaceo è fortemente ristretto in addietro, a lati arrotondati. La lar-
ghezza massima è a livello degli occhi. Carena cervicale molto scarsamente svilup-
pata, solco cervicale poco profondo. Denti principali del clipeo poco sporgenti
(rispetto all’adnasale), lievemente arcuati verso l’esterno; la distanza che li separa
è almeno doppia di quella intercorrente tra ogni dente e il relativo angolo clipeale.
Mandibole ad apice semplice. Mascelle molto tozze; mento nettamente tra-
sverso.
Cerci lunghi all’incirca come il pigopodio, lievemente divergenti. Zampe ab-
bastanza snelle, tibia lunga approssimativamente come il lato ventrale del trocan-
tere; disposizione delle spine come nel primo stadio di puncticeps.
Provenienza — Ex ovipositione: monte Hermada, Duino (Carso triestino).
DI
Note bionomiche — L’unica larva è stata ottenuta da alcune coppie di adulti nu-
trite con semi di Daucus. E’ certamente specie a riproduzione autunnale, con un
massimo di frequenza degli adulti in agosto e settembre.
Habitat — Specie termoxerofila di pascoli magri, abbondante soprattutto dove il
suolo è meno densamente ricoperto dalla vegetazione, più primitivo e ricco di sche-
letro. Nel Friuli-Venezia Giulia si ritrova di preferenza su substrati calcarei.
Ophonus (Metophonus) puncticeps Stephens, 1828
(Sin. angusticollis J. Muller)
(Tav, ATL ORV AV)
III stadio — Colorazione giallo-testaceo chiara, capo chiaro con mandibole lie-
vemente infoscate. Tergiti toracici ed addominali nettamente delimitati e di co-
lore chiaro con una sfumatura di bruno. Capo ristretto in addietro, larghezza mas-
sima agli occhi, carena cervicale poco sporgente, solco debolmente accennato. Denti
principali del clipeo molto robusti e sporgenti. distanti tra loro almeno due volte
lo spazio che li separa dall’angolo clipeale.
Antennomero 2 con alcune brevi setole, vescicola sensoriale del 3 a forma di
cupola particolarmente larga e piatta, non appuntita. Mandibole ad apice semplice,
stipite mascellare lungo tre volte e mezza la propria larghezza, mento subquadrato.
88 P. BRANDMAYR & T. ZETTO BRANDMAYR
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Tav. XII. Ophonus (Metophonus) puncticeps Stephens. 69 - Capo, lato dorsale, III. 70 - Capo,
I. 71 - Pronoto, III. 72 - Metanoto, III. 73 - Urotergite II, III. 74 - Cerci e pigopodio, di lato,
1-75 - Idem, II. Scale: 0,5 mm.
LARVE DI OPHONUS 89
Cerci lievemente più corti del pigopodio, dotati di sole 5 macrochete più una
tozza seta laterale situata al livello del loro terzo basale. Tibie con un paio di spine
accessorie verso l’apice, oltre alla corona di spine apicale.
Istadio — Non presenta caratteristiche di rilievo se si eccettuano le note dif-
ferenze tra larve di prima schiusa e stadi più avanzati. Ruptor ovi costituito da
una fila di 6-8 dentelli.
Provenienza — Ex ovipositione: Carso triestino e dintorni di Trieste.
Note bionomiche — Le larve di questa specie si allevano facilmente con semi di
Daucus, pianta che gli adulti sembrano prediligere e sulle cui ombrelle si raccolgo-
no sempre abbondantemente. La riproduzione ha luogo nei mesi tardo estivi ed
autunnali e la dormanza obbligatoria interessa lo stadio III, mentre i due prece-
denti sono a sviluppo rapido (BRANDMAYR ZETTO e BRANDMAYR, 1975). Gli im-
maturi compaiono in giugno.
Habitat — Prati stabili, pascoli, ma soprattutto formazioni ruderali, purché ricche
di Daucus carota; sia in pianura che nell’orizzonte submontano.
Ophonus (Metophonus) rupicola (Sturm), 1818
(Tavv. XLT, VIII)
I stadio — Colorazione intensa, capo giallo-bruno chiaro con macchia lieve-
mente più scura sul frontale e sull’orlo anteriore dell’epicranio sino agli occhi. Re-
tinacolo ed apice mandibolare infoscati; tergiti toracici e addominali giallo-bruno
scuri, ben sclerificati e nettamente delimitati. (Gli esemplari del Carso triestino
sembrano sensibilmente più scuri di quelli appenninici, a tergiti bruno-nerastri).
Capo fortemente ristretto in addietro, larghezza massima a livello delle gene, da-
vanti agli occhi. Carena cervicale piuttosto sporgente, tempie (visione dorsale) mu-
nite di un tubercolo sul quale è inserita la setola post-oculare (So; di HaBu). Denti
principali del clipeo peculiari, molto snelli ed arcuati verso l’esterno, molto di-
stanti fra loro e quasi addossati agli angoli clipeali. Il loro bordo esterno è irre-
golarmente dentellato.
Mandibole snelle ed arcuate, parte apicale verticalmente dilatata e quasi lan-
ceolata (visione anteriore), apice a punta singola. Mascelle e labbro inferiore molto
snelli. Stipite lungo più di quattro volte la propria larghezza.
Tergiti addominali privi di carena anteriore. Cerci lunghi come il pigopodio.
Zampe molto snelle, tarso lungo quasi come il lato ventrale del femore, che porta
una coppia di spine anche a metà della propria lunghezza.
Provenienza — Ex ovipositione: Passo della Raticosa, Appennino tosco-emiliano;
collezione Hurka (Praga); ex systemate: Carso triestino, raccolte in trappole a ca-
duta sul fondo argilloso di una dolina presso Fernetti.
Note bionomiche — Larve ed adulti si possono nutrire facilmente con acheni di
Daucus. La riproduzione ha luogo in autunno ed i primi stadi sono frequenti da
settembre a novembre.
Habitat — Specie di formazioni aperte, pascoli, siti ruderali, dove si rinviene fa-
cilmente se il terreno è argilloso e profondo. Gli adulti si ritrovano sporadica-
mente anche su ombrelle di Daucus.
90 P. BRANDMAYR & T. ZETTO BRANDMAYR
Tav. XIII. Ophonus (Metophonus) rupicola (Sturm). 76 - Capo, lato dorsale, I. 77 - Cerci e
pigopodio, di lato, I. 78 - Pronoto, I. 79 - Metanoto, I. 80 - Urotergite II, I. Scala: 0,5 mm.
Ophonus (Metophonus) parallelus Dejean, 1829
(Sin. zig-zag auctt., melleti Jeannel nec Heer)
(Tav. XIV)
Tutti gli esemplari adulti da noi allevati, ed in precedenza classificati come melleti Heer
1837, soprattutto in base alle chiavi fornite da MULLER (1926 ed altri lavori), corrispondono,
per morfologia esterna e caratteristiche strutturali del pene e del sacco interno, al parallelus
nel senso di LINDROTH (1974), autore che qui seguiamo perché è l’unico ad aver fornito un’ico-
nografia sufficientemente dettagliata dell'apparato genitale. |
III stadio — Colorazione giallo chiaro, capo giallo-testaceo con apice delle
mandibole, retinacolo e denti clipeali brunicci. Tergiti gialli senza sfumature gri-
gio-brune, cerci e zampe (ad eccezione di spine e unguicoli) quasi bianchi. Capo
a lati non molto ristretti in addietro, larghezza massima a livello degli occhi; solco
cervicale poco profondo, clipeo molto largo, nasale poco sviluppato in larghezza
ed occupante appena la metà di tutto l’orlo anteriore del clipeo. Esso è munito
di due denti clipeali di forma regolare, dentellati su tutto il bordo e arrotondati
all'estremità.
LARVE DI OPHONUS 91
Tav. XIV. Ophonus (Metophonus) parallelus Dejean. 81 - Capo, lato dorsale, III. 82 - Capo,
I. 83 - Pronoto, III. 84 - Metanoto, III. 85 - Urotergite II, III. 86 - Cerci e pigopodio, di lato,
I. 87 - Idem, III. Scala: 05 mm.
92 P. BRANDMAYR & T. ZETTO BRANDMAYR
Antennomeri 1 e 2 glabri; mandibole tozze, ad apice semplice. Stipite ma-
scellare tozzo, lungo tre volte la propria larghezza, mento appena trasverso.
Cerci come o appena più lunghi del pigopodio, dotati di 9 macrochete, diver-
genti alla base e lievemente convergenti verso l’apice. Zampe con la disposizione
delle spine simile a puncticeps, ma senza la coppia di spine supplementare sub-
apicale sul lato inferiore della tibia.
Istadio — Colorazione molto chiara, tergiti addominali a delimitazione meno
netta che nel III, capo più marcatamente ristretto in addietro, a lati posteriori
(visione dorsale) decisamente arrotondati fino al forame occipitale. Orlo antero-
esterno del clipeo più obliquo.
Provenienza — Ex ovipositione: Guado San Leonardo (Campo di Giove), Majel-
la, Molise; ex systemate: monte Hermada, presso Duino (Carso triestino).
Note bionomiche — Le larve si allevano agevolmente con semi di Daucus e Foe-
niculum. I tempi di riproduzione di questa specie non erano noti con assoluta cer-
tezza e le indicazioni di LARSSON (1939) e LinproTH (1945) sono contraddittorie.
L’unica femmina di questa rara specie di cui abbiamo potuto osservare la ripro-
duzione in laboratorio ha deposto una trentina di uova circa da giugno ad agosto.
Le larve passano rapidamente le prime due mute per giungere al III stadio dopo
circa due mesi. E’ probabile che la dormanza obbligatoria intervenga a questo pun-
to, poiché nessuno degli oltre dieci esemplari è giunto all’impupamento, in condi-
zioni costanti di temperatura e fotoperiodo. Nessuno di questi inoltre è sopravvis-
suto oltre il mese di gennaio. Possiamo quindi ravvisare anche in O. parallelus
(il melleti degli AA. centroeuropei) un vero ” Herbsttier ”, a conferma della fe-
nologia immaginale osservata da LINDROTH (1945, pag. 400). Non si può però
escludere che il ciclo biologico di questo Carabide sia fortemente influenzato da
altitudine e latitudine.
Habitat — Pascoli e formazioni aperte in genere a carattere xerotermo ed a suolo
con scarsa copertura di vegetazione (xerobrometi, ecc.). Sembra più frequente su
substrati calcarei.
mm
Ophonus (Metophonus) schaubergerianus Puel, 1937
(Sin. brevicollis auctt. nec Serville; rufibarbis auctt. nec ‘Fabricius)
(Tavv. XV, XVIII)
Queste larve ci sono state fornite con l’indicazione rufibarbis dal prof. Hurka di Praga.
E’ probabile che esse appartengano alla specie identificata come schaubergerianus da LINDROTH
e JEANNEL. Il dubbio che possa trattarsi del vero rufibarbis (Fabricius), (seladon Schauberger)
dovrebbe essere risolto dal fatto che LARSSON attribuisce al suo seladon una mandibola bifida.
I stadio — Colorazione giallo-testaceo, tergiti giallo chiaro, capo con macchia
più scura bruno-chiaro sul vertice. Capo robusto a lati arrotondati in addietro, lar-
ghezza massima a livello degli occhi. Epicranio con lieve rugosità tra la setola P,
e la sutura epicraniale. Carena cervicale scarsamente sviluppata. Denti maggiori
del clipeo molto larghi e triangolari, separati da una profonda incisura, larga il
doppio di quella compresa tra l’angolo clipeale e l’estremità di ogni dente. Lato
ventrale dell’epicranio dotato di un rigonfiamento situato sotto il solco cervicale,
evidente in visione laterale. Setola So; posta su una lievissima sporgenza.
Mandibole ad apice semplice. Stipite lungo tre volte la propria larghezza,
mento trasverso.
LARVE DI OPHONUS 93
Tav. XV. Ophonus (Metophonus) schaubergerianus Puel. 88 - Capo, lato dorsale, I. 89 - Capo,
visione laterale, I. 90 - Cerci e pigopodio, di lato, I. Scala: 0,5 mm.
Tav. XVI. Ophonus (Metophonus) rufibarbis (Fabricius). 91 - Capo, lato dorsale, III. 92 - Pro-
pote, III. 93 - Metanoto, III. 94 - Urotergite II, III. 95 - Cerci e pigopodio, di lato, II.
cale: 0,5 mm:
94 P. BRANDMAYR & T. ZETTO BRANDMAYR
Tav. XVII. Zampe protoraciche in alcune specie di Ophonus Dejean. 96 - rotundicollis, anteriore
sin., lato posteriore, III. 97 - Idem, I. 98 - diffinis, anteriore destra, I. 99 - azureus, anteriore
sinistra, III. 100 - obscurus, anteriore sin. III. 101 - tenebrosus, anteriore destra, lato cefalico,
III. 102 - puncticeps, anteriore sin., I. 103 - Idem, III. 104 - puncticollis, anteriore sin., I. 105 -
punctatulus, anteriore destra, lato posteriore, II. 106 - rufibarbis, anteriore sin., III. 107 - sabu-
licola, anteriore sin., I. Scala: 0,5 mm.
LARVE DI OPHONUS 95
“© Cerci lunghi appena più del pigopodio, con 5 macrochete. Zampe lunghe,
tibia e tarso complessivamente più lunghi del femore, disposizione delle spine
come nello stadio I di puncticeps.
Provenienza — Ex ovipositione: collezione Hurka, Praga.
Note bionomiche — Le larve sono state tenute in terrario da uova deposte in
agosto-settembre. Si tratta quindi probabilmente di una specie a riproduzione au-
tunnale. ata
Habitat — Prati, pascoli e altre formazioni aperte; in pianura e nell’orizzonte sub-
montano.
Ophonus (Metophonus) ? rufibarbis (Fabricius), 1792
(sin. subpunctatus Stephens, seladon Schauberger, brevicollis auctt. nec Serville)
(Pavvo XVI, XVII)
L’attribuzione specifica di quest’unico esemplare rinvenuto in campagna, e che in un pri-
mo tempo avevamo ritenuto un III stadio di puncticollis, è avvenuta tenendo presenti le ten-
tenze spiccatamente montane di O. rufibarbis nelle parti meridionali del suo areale e la descri-
zione che LARSSON (1941, 1968) dà della larva di O. seladon, e nella quale vi è un accenno al-
l’apice bifido delle mandibole: « Kindbakkerne... og med svag antydning af en ekstratand taed
bag spidsen ».
III stadio — Capo giallo, tergiti chiarissimi a contorni appena distinguibili;
contorni del capo appena rotondeggianti; solco cervicale moderatamente sporgente,
larghezza massima a livello degli occhi. Setola So; molto appressata agli ocelli.
Denti principali del nasale finemente seghettati e regolari, distanti tra loro una
volta e mezza la distanza dagli angoli clipeali.
Mandibole con la parte distale molto snella, ad apice bifido. Antennomeri
1 e 2 glabri; stipite mascellare corto, tre volte più lungo che largo; mento lie-
vemente trasverso con numerose setole laterali.
Carena anteriore dei tergiti debolmente accennata e solo sul segmento addo-
minale I. Cerci lunghi 3/4 del pigopodio, lievemente convergenti all’apice, con
8 macrochete più una piccola basale posta dorsalmente vicino alla loro inserzione.
Zampe corte ma snelle, a spine rade.
Provenienza — Ex systemate: Monte Slavnik, Istria, Yugoslavia.
\
Note bionomiche — L’unico esemplare è stato rinvenuto in un pascolo carsico
montano, Carici (bumilis) - Seslerietum juncifoliae, il 4 giugno 1971. LINDROTH
(1945) considera O. rufibarbis una specie a riproduzione primaverile.
Habitat — E’ senz’altro la specie a costumi più montani tra quelle note nella
penisola italiana, probabilmente frequente in pascoli e prati.
Ne. veri de
CHIAVE PER LA DETERMINAZIONE DELLE LARVE DEL GENERE OPHONUS DEJEAN, 1821
(TUTTI GLI STADI)
1 (12) Denti principali del clipeo con un dentino supplementare sul lato ester-
no (figg. 4, 11, 22), il quale è lungo almeno il doppio della normale
crenulatura. All’apice di ogni dente principale si trova spesso, all’ester-
no, un dentello secondario (!!). Basi delle setole della ligula rinforzate
da uno sclerite che spesso si estende ventralmente in una corta protu-
96
(11)
(4)
en
P. BRANDMAYR & T. ZETTO BRANDMAYR
beranza (eccetto che in obscurus). Tergiti addominali spesso plurise-
tosi (fig. 8, 19), con fila anteriore e posteriore composta anche da 10-
14 macrochete (!!).
Vescicola sensoriale dell’antennomero 3 presente e normalmente svi-
luppata, accompagnata da 2 sensilli di tipo tricoideo : ;
subgenus Ophonus s. str.
each lien molto larga, quasi due volte più larga che lunga. Denti
principali del clipeo (nasale) abbastanza ravvicinati e complessivamen-
te non molto più grandi del dentino supplementare. Tra questi e il
dente principale è situato, su un piano lievemente più ventrale, un
gruppo di 3-4 dentini sottili ed appuntiti. Mandibole molto ispessite
verticalmente, con distinto solco esterno; lacinia robustissima, pari
in lunghezza ai due articoli distali del palpo mascellare. Cerci della lun-
shezza delpisopodio;00 7 <.<? sabulicola (Panzer), 1796
Capsula cefalica meno larga, al massimo una volta e mezza la propria
lunghezza (per lunghezza si intende la distanza intercorrente tra l’apice
dei denti clipeali e il limite posteriore del forame occipitale). Lacinia
delle dimensioni dell’articolo distale dei palpi mascellari. Bordo ante-
riore del clipeo di conformazione diversa.
Denti principali del nasale fortemente ravvicinati. La distanza tra i
loro apici è minore della metà di quella intercorrente tra l’apice stesso
e l’angolo clipeale (!!). Nel I stadio essa è circa pari a quella dall’an-
golo clipeale, ma l’incisura racchiusa non presenta un orlo circolare
bensì frastagliato e grossolanamente triangolare, come del resto negli
stadi successivi. Larghezza massima del capo situata dietro agli occhi,
lati posteriori arrotondati. Dimensioni piccole (vedi tab. 1), tergiti
biancastri, quelli addominali ricchi di macrochete (sino a 16 sulla fila
anteriore), cerci non o poco più lunghi del pigopodio
azureus (Fabricius), 1775
Denti bars del nasale più distanziati tra loro e separati da un’in-
cisura a contorno circolare. Capo più robusto, a lati ristretti in addietro.
Apice della mandibola bifido. Tergiti toracici ed addominali color bru-
no più o meno scuro, quelli addominali con poche macrochete: 4 nella
fila posteriore al primo stadio, 6 di cui le due mediali spesso ridottis-
sime, negli stadi successivi. Cerci appena più lunghi del pigopodio. Fe-
mori al I stadio con 2 coppie di spine sul lato inferiore, poste a metà
della loro lunghezza) 207 a a: Lobseurus' (Fabricius), ‘1798
Apice della mandibola semplice. Tergiti addominali più chiari del capo,
dotati di almeno 6 macrochete per fila nel I stadio e 10-12 in quelli
successivi. Urogonfi nettamente più lunghi del pigopodio.
Dimensioni maggiori, capo però più largo solo al III stadio (vedi
tab. 1); carena cervicale più sporgente in visione dorsale, rugosità epi-
craniale caratteristica poiché la carena che si dirige dalla setola Li a P;
forma con la rugosità post-antennale un angolo quasi retto confluendo
perpendicolarmente (fig. 11). Stipite mascellare lungo tre volte e mez-
za la propria larghezza (!!). Carena anteriore debolmente accennata
anche sul III urotergite, ben conformata e giungente fino a quasi la
linea mediana anche sull’urotergite IX. Cerci quasi una volta e mezza
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(2)
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(16)
LARVE DI OPHONUS 97
il pigopodio. I stadio: femori con una sola coppia di spine poste a
metà lunghezza sul lato inferiore. Capsula cefalica di minori dimen-
sioni TT
(ardosiacus Lutshnik) 9 ; > i i 4 i i .
rotundicollis Fairmaire e Laboulbéne, 1854
Capsula cefalica di minori dimensioni; la rugosita dell’epicranio che
si diparte da Li e si dirige verso P; confluisce con la carena post-anten-
nale formando un atco diretto in avanti. Stipite mascellare lungo più
di quattro volte la propria larghezza. Carena anteriore evanescente già
sul secondo urotergite, breve e limitata a una porzione laterale sul IX.
Cerci lunghi al massimo 1/3 più del pigopodio (!!). I stadio: capsula
cefalica molto robusta (quasi una volta e mezza quella della specie
precedente), femori con sul lato inferiore almeno 3 coppie di spine
oltre alla corona apicale...... .. . |... | diffinis Dejean, 1829
Vescicola sensoriale dell’antennomero 3 invisibile dal lato dorsale,
ridotta ad un cercine reniforme in visione laterale. Antennomero 2
con un paio di piccole setole poste sul lato interno verso l’apice (!!),
denti principali del nasale abbastanza ravvicinati, ma separati da una
incisura dal contorno rotondo e lievemente dentellato. Tergiti addo-
minali quasi bianchi a contorno indistinguibile e muniti di numerose
macrochete (III: 14 per fila) (!!) crepi GP ase
subgenus Cryptophonus novum - ... tenebrosus Dejean, 1829
Denti principali del nasale di varia foggia, mai però accompagnati da
un dentino supplementare situato esternamente sull’orlo anteriore del
clipeo, nei pressi della loro base. Basi delle setole ligulari non rinfor-
zate da scleriti. Tergiti addominali con poche macrochete: al massimo
6 per fila negli stadi più avanzati; le due mediali sempre più piccole
subgenus Metophonus Bedel, 1897
Denti principali del clipeo molto distanti tra loro e ad apice piegato
verso l’esterno. L’incisura che li separa è cinque volte più ampia della
distanza tra l’apice del dente e l’angolo clipeale. Mandibole snelle ed
arcuate, verticalmente molto ispessite ed appiattite nel tratto apicale;
setola Sos inserita su di un tubercolo molto sporgente (visione dorsale)
rupicola (Sturm), 1818
Clipeo di diversa conformazione, a denti principali più ravvicinati, se-
tola Sos mai su tubercolo prominente quasi quanto gli ocelli.
Apice mandibolare bifido.
Capo fortemente ristretto in addietro con carena cervicale molto spor-
gente e robusta. Setola Sos molto appressata alle stemmate, tempie li-
sce, non rigonfie. Tergiti dello stesso colore del capo. Zampe molto
snelle; distese, la loro lunghezza supera quella del torace. Femore del
primo stadio con una coppia di piccole spine su ogni lato a metà della
sua lunghezza, la distale più robusta . puncticollis (Paykull), 1798
Carena cervicale poco o nulla sporgente, colorazione del capo più in-
tensa dei tergiti, i quali sono giallo pallido o quasi bianco. Zampe del
I stadio prive di spine a metà della lunghezza dei femori, o comunque
più tozze.
98
18-X19)
19 (85
0 (15)
(22)
24 (23)
21 203
26 (25)
P. BRANDMAYR & T. ZETTO BRANDMAYR
Capo molto largo e piuttosto ristretto in addietro; larghezza massima
a livello degli occhi o delle antenne. Tempie rigontie (visione dorsale)
e con sparsa pubescenza minuta. Antennomero 2 con una corona di 5
setole all’apice. Base delle mandibole con rada pubescenza sul lato
esterno; lati del mento con quattro macrochete (!!). Stadio I con denti
principali del nasale più distanziati tra loro, sorpassanti appena il li-
vello degli angoli clipeali. Femori privi di spine intermedie. Cerci lun-
ghi quasi come il pigopodio e tra loro divergenti
INCISUS Dejean, 1829
bl Lia più ristretta ed a. tempie non rigonfie nè pu-
bescenti, antennomero 2 glabro come pure la base delle mandibole, le
quali sono più corte e con il retinacolo proporzionalmente più robusto.
Lati del mento con 6-7 macrochete. Cerci più corti, lievemente arcuati e
convergenti all’apice, le setole dorsali basali cospicue, lunghe quasi la
metà delle macrochete più distali
(seladon Schauberger; subpunctatus Stephens) i ;
a i tase i ? rufibarbis (Fabricius), 1792
Apice mandibolare semplice.
Lato inferiore dell’epicranio munito di una vistosa protuberanza non
molto distante dal margine occipitale, situata a livello del solco cervi-
cale e sulla quale è inserita la setola V3 (osservare il capo lateralmen-
te). Capo molto robusto e largo, fortemente ristretto in addietro, dor-
salmente con una lieve carena che si estende dalla setola P; sino alla
sutura epicraniale. Denti principali del clipeo molto ampi e tozzamen-
te triangolari. Cerci lievemente più lunghi del pigopodio
(brevicollis auctt. nec Serville, rufibarbis auctt. nec Fabricius) ;
schaubergerianus Puel, 1937
Capo privo di sporgenze sul lé inferiore dell’epicranio.
Vescicola sensoriale dell’antennomero 3 di forma larga e schiacciata.
Il suo diametro al cercine è maggiore del diametro massimo dell’anten-
nomero 4. Capo largo come il pronoto, denti del nasale grandi ed al-
lungati; a mandibole accostate in modo che si tocchino le punte, le pun-
te dei retinacoli sfiorano le estremità dei denti. Antennomero 2 con al-
cune piccole setole (!!). Tibie con una coppia di spine preapicale sul
lato inferiore (!!). Cerci con 5 macrochete anche negli stadi II e III
puncticeps Stephens, 1828
Vescicola sensoriale dell’antennomero 3 slanciata, diametro massimo
tutt’al più pari a quello dell’antennomero 4. Cerci al II e III stadio
con un maggior numero di macrochete. Denti principali del clipeo meno
lunghi e sporgenti.
Denti principali del nasale molto distanti tra loro, piccoli e lievemente
rivolti verso l’esterno, separati da una larga e piatta depressione. Tem-
pie lievemente rigonfie in corrispondenza della setola Sos, che risulta
inserita ad 1/3 della distanza tra gli occhi e il solco cervicale .
cordatus (Duftschmid), 1812
Denti Dhabi del cal più grandi e ravvicinati, simmetrici e non
rivolti verso l’esterno; la distanza tra le loro estremità non supera mai
il doppio di quella rispetto all’angolo clipeale.
LARVE DI OPHONUS 99
27 (28) Capsula cefalica e pezzi boccali più larghi, contorno delle tempie poco
convesso, mascelle lunghe meno del triplo della propria larghezza, mento
trasversale con 4-6 setole per lato. Cerci con 9 macrochete, quella dor-
sale breve, ma robusta (!!) .
(zig-zag i melleti Jeannel nec Heer)
parallelus Dejean, 1829
25 (2% ie piü alla lievemente rigonfia alle tempie in corrispon-
denza della setola Sos; stipite mascellare lungo quasi quattro volte la
propria larghezza, mento subquadrato o lievemente allungato con tre
sole setole laterali (!!). Cerci più nodosi e provvisti di sole 8 macro-
chete, mancando quella breve dorso-basale i
? punctatulus (Duftschmid), 1812
Tav. XVIII. Lato esterno delle mandibole in alcune specie di Ophonus Dejean, visione anteriore.
108 - diffinis, I. 109 - rotundicollis, I. 110 - obscurus, I. 111 - tenebrosus, I. 112 - azureus, I.
113 - rupicola, I. 114 - incisus, I. 115 - puncticeps, II. 116 - schaubergerianus, I. Scala: 0,5 mm.
Tutti i disegni e le foto di questo lavoro sono originali.
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100
LARVE DI OPHONUS 101
Tav. XIX. Ophonus (s. str.) rotundicollis Fairm. et Laboulb. 117, 118 - Aspetti di una larva al
III stadio, sita nella sua cella di ibernazione, al fondo di una galleria scavata nel terreno. Si
tratta di un esemplare che ha ormai cessato di alimentarsi, e che costruirà qui, più tardi, la pro-
pria cella pupale. Ingrandimento: x 3,5.
102 P. BRANDMAYR & T. ZETTO BRANDMAYR
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LARVE DI OPHONUS 103
RIASSUNTO
Vengono descritti ed illustrati gli stadi larvali di 15 specie di Carabidi Harpalini appar-
tenenti al genere Ophonus Dejean, 1821, gran parte dei quali ottenuta ” ex ovipositione ”. Opho-
nus è qui considerato in senso più ristretto (secondo BRANDMAYR, FERRERO e ZETTO BRANDMAYR,
1980), cioè come insieme dei taxa con larve a morfologia ” ophonoide ” (aventi il nasale munito
di due denti principali). Esso risulta diviso nei sottogeneri: Ophonus s. str., Metophonus Bedel,
1897, che erano già noti allo stato preimmaginale, e Cryptophonus subgen. n., di nuova de-
scrizione, con diagnosi basata sulle caratteristiche larvali ed istituito per la specie in precedenza
denominata Harpalus tenebrosus Dejean, 1829. Questa nuova entità subgenerica include proba-
bilmente anche altre 3 specie di Harpalus Latreille, 1802 appartenenti al medesimo gruppo.
\
Ciascuna descrizione è corredata di note bionomiche concernenti l’allevamento, la dieta
spermofaga, 1 ritmi di riproduzione, il tipo di habitat. Tutti gli Ophonus risultano abitanti di
formazioni aperte, pascoli, prati, formazioni ruderali, ” steppe’ mediterranee; tutte le specie
controllate appartengono alla categoria degli ” Herbsttiere ”, mostrano cioè riproduzione tardo-
estiva ed autunnale, con svernamento delle larve al II o al III stadio.
Il lavoro è completato da una chiave dicotomica per l’identificazione contemporanea di
tutti gli stadi.
vapor
Pl Ih
n
ABSTRACT
Identification of larvae of the genus Ophonus Dejean, 1821 (sensu novo) and notes on their
bionomy (Coleoptera, Carabidae)
The larval stages of 15 species of Harpaline Carabids belonging to the genus Ophonus
Dejean, 1821 have been described with numerous drawings. Most of them have been obtained
” ex ovipositione”. Ophonus is considered here in the more restricted sense (as in BRANDMAYR,
FERRERO and ZETTO BRANDMAYR, 1980), i. e. grouping together only the taxa with ” ophonoid ”
larvae (which are characterized by the anterior margin of clypeus provided with 2 strong main
teeth). To the two subgenera Ophonus s. str. and Metophonus Bedel, 1897, already known at
the larval stage, a third one has been added: Cryptophonus subgenus novum, for which a larval
diagnosis is given. Cryptophonus comprises the species hitherto named Harpalus tenebrosus
Dejean, 1829 and, probably, other 3 close related species of Harpalus Latreille, 1802.
Each description includes short bionomic notes about breeding, feeding on seeds, pro-
pagation rhythms, habitat preference. All the species are inhabitants of the open country, pastures,
meadows, waste sites and mediterranean ” steppes ”. In most cases a typical autumn propagation
has been ascertained, with larvae hibernating at the II or III instar.
Finally, a key is given to the identification of all the instars together.
Indirizzo degli Aa.: Istituto di Zoologia ed Anatomia Comparata dell’ Università,
via A. Valerio, 32 - 34127 Trieste.
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Mem. Soc. ent. ital., Genova, 60 (1981): 105-110, 20.11.1982
GyOrcy BÜRGES (*) & TiBor GAL (**)
(*) Istituto di Difesa delle Piante - Università d’Agraria di Keszthely - Ungheria
(**) Stazione di Difesa delle Piante e di Chimica agraria - Zalaegerszeg - Ungheria
OMOTTERI ED ETEROTTERI DELLA BIOCENOSI DEL CASTAGNO :
NOTE BIO-ECOLOGICHE
In Ungheria, la tradizionale coltivazione del castagno (Castanea sativa Mill.)
ha subito un rinnovamento dal 1970, nel quadro di un programma statale, con
il recupero di vecchi popolamenti e con la costituzione di moderni arboreti indu-
striali. La pianta, fino allora utilizzata come specie forestale, ha assunto in tal
modo un interesse decisamente frutticolo. Le nuove piantagioni esigono pertanto
una protezione intensiva dagli agenti avversi non contemplata dalle tecniche col-
turali precedenti; così si rendono ora necessari, parallelamente all’analisi della
predisposizione del vegetale ospite, l'individuazione del complesso degli organi-
smi dannosi e lo studio biologico delle specie economicamente importanti.
Nel corso di un decennale lavoro, con la scorta di dati desunti dalla lettera-
tura e sulla base di osservazioni originali, abbiamo rilevato che il castagno può
essere ricercato come pianta nutrice da circa 300 organismi animali nell’ambito
dei quali gli ordini rappresentati dal maggior numero di specie sono quelli dei
Coleotteri, dei Lepidotteri e dei Rincoti. Quest’ultimo, secondo sistematici mo-
derni, si deve scindere in due ordini a sé stanti, Eterotteri e Omotteri, le cui spe-
cie appartenenti alla zoocenosi del castagno costituiscono l’oggetto del presente
studio: di esse, un cospicuo contingente si trova in Ungheria e vi provoca danni.
Di particolare importanza economica sono le entità comprese negli Omotteri; gli
Eterotteri rivestono per lo più un interesse faunistico.
Sottordine: Auchenorrhyncha
Stictocephala bisonia Kopp et Yonke '
Piante ospiti: pressoché tutti i fruttiferi. L’insetto è stato osservato dagli autori
per la prima volta sul castagno nel 1977, nei comuni di Pat (Distretto di Zala)
e di Pellérd (Distretto di Baranya).
Importanza economica e danni. Il fitofago è in fase di espansione e perciò è di
importanza economica crescente. Di norma i danni da esso causati sono di due
tipi: le punture di suzione provocano il formarsi di piccole tuberosità sui germo-
gli, mentre l’ovideposizione nei giovani rami lascia tracce simili a quelle di una
grandinata.
La difesa del castagno da questo fitofago non è parsa finora necessaria, dato
il modesto numero degli individui presenti.
(') Secondo Kopp e Yonke (1977) il comune ” buffalo treehoper ”, per lungo tempo €
stato erroneamente identificato con Ceresa bubalus (Fabricius) sia in America, sia in Europa.
106 G. BURGES & T. GAL
Sottordine: Sternorrhyncha
Della famiglia Aleyrodidae, due specie si trovano in Ungheria sul castagno:
Pealius quercus (Sign.) e Asterobemisia carpini (Koch) (Sin.: Aleurodes ribium
Douglas) (VisnyA, 1941; KozAr e Danzic, 1978). La loro importanza economica
è insignificante, per la limitata densità delle popolazioni.
Superfamiglia: Aphidoidea.
Tre specie, fra le cinque appartenenti a questo gruppo, Lachnus longipes
(Dufour), L. roboris (L.) e Myzocallis castanicola (Baker) provocano, secondo le
nostre osservazioni, danni sul castagno. Le prime due citate sono le più frequenti.
Lachnus longipes (Dufour) ?
Distribuzione geografica: Eurasia. E’ nota la sua presenza in Belgio, Inghilterra,
Francia, Spagna, Portogallo, Austria, Unione Sovietica (HALMAGYI, 1968) e Italia
(CECCONI, 1924). E’ diffuso in tutti i castagneti, vecchi o nuovi, dell’Ungheria,
ove è stato segnalato già nei primi lustri del secolo (HorvATH, 1900-1918). E°
stato osservato nelle regioni transdanubiane occidentali (Miklòsfa, Pat, ecc.). Nel
1979 abbiamo rilevato un’infestazione a carico del 50-70% dei getti.
Importanza economica e danni. Moltiplicazioni abnormi provocano una defoglia-
zione precoce di piante isolate o in gruppo. I danni si osservano dapprima in
rami di uno-tre anni. In conseguenza dell’attività di suzione dell’afide i rami ed
i getti si ingrossano oppure manifestano tuberosità amorfe, i germogli risultano
raccorciati e perciò non danno origine ai getti di prolungamento delle tipiche di-
mensioni naturali del castagno.
Caratteristiche morfologiche salienti. Sono simili a quelle del Lachnus roboris. Il
colore del corpo è nerastro uniforme. Le due specie si distinguono nettamente
sulla base delle setole situate in corrispondenza del terzo antennomero, evidenti
soprattutto negli individui atteri.
Dal punto di vista morfologico il Lachnus longipes non è omogeneo; se ne
conoscono infatti due varietà. Tuttavia mancano dati circa le proporzioni numeri-
che delle due forme diverse presenti in Ungheria. Le generazioni dell’afide sono
numerose: sulla base di quanto da noi osservato, se ne svolgono sei-nove nel pe-
riodo vegetativo, secondo le annate. Le uova deposte dagli individui dell’ultima
e più numerosa generazione svernano. Strettamente appressate, esse sono dappri-
ma di colore chiaro, che poi gradualmente si fa nerastro. I primi afidi sgusciano
all’inizio di aprile e succhiano intorno alle gemme dei rami giovani. Le forme alate
si sviluppano nella seconda e nella terza generazione e avviano nuove colonie.
Questa specie emette una grande quantità di melata, che è frequentata da diverse
forme simbionti degli afidi (Lasius fuliginosus (Latr.), L. emarginatus (Olivier),
L. niger (L.) e L. brunneus (Latr.) (HALMAGYI, 1968).
Lachnus roboris L.
Appare di rado sul castagno. E’ presente soprattutto in biotopi freschi delle
regioni montuose dell’Austria settentrionale (BORNER e Franz, 1956; FosSEL,
i (2) EASTOP e Hire Ris LAMBERS (1976) trattano L. longipes (Dufour) come sinonimo
di L. roboris (Linnaeus); STEFFAN, in SCHWENKE (1972) li considera entrambi, insieme con altri,
biospecies ” nell’ambito del genere Lachnus.
RINCOTI DEL CASTAGNO 107
1967). E’ stato notato per la prima volta nei castagneti prossimi all’ansa del Da-
nubio dall’HALMAGYI (1968).
Myzocallis castanicola Baker
Distribuzione geografica: America del Nord, Argentina, Nuova Zelanda. La sua
presenza in Ungheria è stata segnalata per la prima volta da PINTERA e SZALAY-
Marzsö (1962). Abbiamo rilevato la diffusione dell’afide in tutti i vecchi casta-
gneti e nei nuovi impianti visitati.
Importanza economica e danni. Nel caso di abnormi pullulazioni dei giovani im-
pianti e particolarmente nei castagneti in cui si produce materiale da moltiplica-
zione, la respirazione fogliare è ostacolata dalla melata emessa dal fitofago. E’
caratteristica una lieve deformazione delle foglie. Le piantagioni non sono frequen-
tate da formiche e pertanto la specie può essere considerata utile all’apicoltura.
HaLmacyI (1968) ha messo in evidenza melata di Myzocallis castanicola e, in mi-
nor parte, di Lachnus longipes, nel miele di castagno. Circa l’importanza econo-
mica dell’afide, in anni recenti si suppose che Myzocallis castanicola si compor-
tasse come portatore di virus DMV nei riguardi del castagno e del cerro (Quercus
cerris Iv):
Nonostante alcune specie del genere Myzocallis (M. alhambra Dav., M. puncta-
tus (Monell) (= asclepiadis Monell), M. coryli (Goeze), Stegophylla quercicola
(Monell) siano conosciute come vettori di virus (FRITZSCHE et al., 1972; HorvATu,
1972), non si è potuta riscontrare una proprietà simile per M. castanicola (HORVÂTH
et al., 1975).
Caratteristiche morfologiche salienti. Le femmine (alate e attere) e gli stadi preim-
maginali sono di colore gialloverde diafano. Secondo nostre osservazioni, le forme
alate compaiono sui rami giovani del castagno tra la fine di aprile e l’inizio di
giugno. Le femmine alate danno origine per viviparità a un gran numero di di-
scendenti. La loro prolificazione si protrae sino alla metà di giugno, poi la massa
degli individui si riduce, presumibilmente in seguito a migrazione verso altre piante
nutrici. Il numero aumenta di nuovo alla fine di agosto e ai primi di settembre, in
corrispondenza della seconda ondata vegetativa (d’estate) dei getti di castagno.
Secondo lo stato del tempo si possono presentare quattro-dieci generazioni nel-
l’annata.
Superfamiglia: Coccoidea
Dalla letteratura emerge che il castagno può essere danneggiato da dieci spe-
cie di Coccoidei. In Ungheria ne sono state finora osservate due: Parthenoleca-
nium rufulum (Ckll.) e Quadraspidiotus perniciosus (Comstock).
Parthenolecanium rufulum (Ckll.), nonostante abbia per pianta nutrice prin-
cipale la quercia (KoszTARAB e KozAr, 1978) si rinviene spesso anche sul casta-
gno. Abbiamo osservato le infestazioni più intense nei castagneti di Zengövärkony
(Ungheria occidentale) e Cäk (Ungheria meridionale).
Nei boschi di castagno presso Zengövärkony il fitofago è stato notato in gran
numero anche da FòLDVARI (1951). L'importanza economica dei Coccoidei è con-
tenuta dalla parassitizzazione che in alcuni anni ammonta a valori compresi tra il
20 ed il 75%.
SPECIE APPARTENENTI AGLI ORDINI HETEROPTERA E HOMOPTERA CHE SI TROVANO SUL CASTAGNO
Gruppo Sistematico (**) Specie Letteratura
Ordo:
Heteroptera
Fam.: Cydnidae Macroscytus brunneus (F.) MENDES, 1958
Fam.: Pentatomidae * Arma custos (F.) MENDES, 1958
* Carpocoris fuscispinus subrufus De Sb. MENDES, 1958
* Dolycoris baccarum (L.) MENDES, 1958
* Graphosoma lineatum italicum (Müll.) MENDES, 1958
Holcostethus strictus (F.) MENDES, 1958
Piezodorus lituratus (F.) MENDES, 1958
Piezodorus lituratus alliacea (Germ.) MENDES, 1958
* Rhaphigaster nebulosa (Poda) MENDES, 1958
Fam.: Coreidae Haploprocta sulcicornis (F.) MENDES, 1958
Fam.: Corizidae Corizus hyosciami (L.) MENDES, 1958
Rbopalus parumpunctatus rufus Schill. MENDES, 1958
Fam.: Lygaeidae Rhyparochromus alboacuminatus (Goeze) MENDES, 1958
Rhyparochromus pineti (H.S.) MENDES, 1958
Melanocoryphus albomaculatus (Goeze) MENDES, 1958
* Lygaeus equestris (L.) MENDES, 1958
* Lygaeus saxatilis (Scop.)
var. lusitanicus H.S. |
Horvathiolus superbus (Poll.) MENDES, 1958
Fam.: Nabidae Himacerus myrmecoides (Costa)
Fam.: Anthocoridae Anthocoris confusus Reut.
* Anthocoris nemoralis (F.)
Ordo:
Homoptera
Subordo:
Auchenorrhyncha
Fam.: Membracidae * Stictocephala bisonia Kopp et Yonke orig. 1977
Fam.: Cercopidae
Fam.: Cicadellidae
Subordo:
Sternorrbyncha
Superfam.: Aleyrodoidea
Fam.: Aleyrodidae
Superfam.: Aphidoidea
Fam.: Callaphididae
Fam.: Thelaxidae
Fam.: Lachnidae
Superfam.: Coccoidea
Fam.: Coccidae (Lecaniidae)
Fam.: Pseudococcidae
Fam.: Asterolecaniidae
Fam.: Diaspididae
*
Aphrophora alni (Fall.)
* Alebra albostriella (Fall.)
Alebra albostriella var. viridis Rey
Alebra wahlbergi (Boh.)
Dictyophara europae (L.)
Eurhadina concinna (Germ.)
Eurhadina ribauti Wagner
* Edwardsiana rosae (L.)
* Pealius quercus (Sign.)
* Asterobemista carpini (Koch)
* Myzocallis castanicola Baker
Myzocallis carpini (Koch)
Thelaxes carlucciana (Del Guercio)
* Lachnus longipes (Dufour)
* Lachnus roboris (L.)
Ù
ta
Parthenolecanium rufulum (Ckll.)
Eulecanium coryli (L.)
Phenacoccus aceris (Sign.)
Acanthococcus roboris (Goux.)
Ouadraspidiotus perniciosus (Comst.)
* Chionaspis lepineyi Balachowsky
Chionaspis salicis (L.)
Lepidosaphes ulmi (L.)
* Diaspidiotus wünni (Lindiger)
Targionia vitis Sign.
MULLER, 1956
MENDES, 1958
MENDES, 1958
MENDES, 1958
MENDES, 1958
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KoszTARAB - KozAR, 1978
SZUPATASVILI, 1956
SCHWENKE, 1972
KOSZTARAB - KozAR, 1978
KoszTARAB - KozAR, 1978
Osservazioni: (*) Specie raccolta in Ungheria - (**) L’elenco sistematico delle specie è stato
redatto in base ai lavori di DupicH e Loxsa (1975), KoszraraB e KozAR (1978), JoLSvAY et
al. (1977) e SERVADEI et al. (1972).
RINCOTI DEL CASTAGNO 109
Ringraziamenti: Gli autori ringraziano il prof. Luigi Masutti per la revisione linguistica
del testo.
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RIASSUNTO
Sulla base di osservazioni pluriennali e dei dati disponibili nella letteratura, gli Autori
hanno redatto una rassegna della fauna legata al castagno da esigenze alimentari. Nel lavoro
presente sono trattati i rappresentanti degli ordini Heteroptera e Homoptera reperibili sul casta-
gno. Una parte di tali insetti pullula e provoca danni anche in Ungheria. Di particolare impor-
tanza economica sono i fitofagi del sottordine Sternorrhyncha, che in questo studio sono trattati
in modo particolareggiato. Le altre specie dei due ordini rivestono solo un’importanza faunistica.
I danni causati da Stictocephala bisonia Kopp et Yonke (Sin.: Ceresa bubalus auctt. div.,
nec Fabr.) al castagno vengono segnalati per la prima volta dagli Autori, che inoltre precisano
e completano le cognizioni relative agli altri fotomizi presenti in Ungheria.
ABSTRACT
On the existence of insect species of the orders Homoptera and Heteroptera belonging to the
sweet chestnut food plant community (Castanea sativa Mill.).
Based on years of observations and on data taken from the relevant literature, the Authors
made collection of all the fauna dependent upon the chestnut for food (Castanea sativa Mill.).
In this work they present phytophag ous species belonging to the orders Homoptera and
Heteroptera found on the chestnut. Some of these insects are to be found in Hungary, where
they cause a certain amount of damage. Insects of the suborder Sternorrhyncha have a particular
economic importance for the purposes of this study, whereas the species of these two orders
are of academic interest only.
The Authors are the first to demonstrate the damage caused to the chestnut by Stictocephala
bisonia Kopp et Yonke (Syn.: Ceresa bubalus auctt. div., nec Fabr.) they have also elaborated
data concerning other species collected in Hungary.
Indirizzo degli Aa.: Dr. Gyorgy Biirgés, Agrärtudomänyi Egyetem Növenyvedelmi Intézete, 8360
Keszthely Deak F.u. 16. (Ungheria). |
Dr. Tibor Gal, Növenyvedelmi és Agrokémiai Allomäs, 8900 Zalaegers zeg
Kinizsi Pal u. 81. (Ungheria).
Mem. Soc. ent. ital, Genova, 60 (1981): 111-118, 20.11.1982
FELICE CAPRA
Museo civico di Storia naturale ”G. Doria”, Genova
Istituto di Zoologia dell’Universtà, Siena
SULLA CHELIDURELLA. ACANTHOPYGIA (GENE)
E SU UNA NUOVA SPECIE DELL’ALTO ADIGE
(Dermaptera)
Tra i Dermatteri raccolti in questi ultimi anni specialmente dal Dr. Roberto
Poggi, del Museo Civico di Storia Naturale di Genova, vi è una bella serie di Cheli-
durella di varie provenienze che mi hanno convinto che sotto il nome di Ch. acan-
thopygia (Gené) sono comprese più forme e che in particolare richiedono uno studio
più accurato le popolazioni della Lombarda e delle Venezie, del Cilento, nonché
quelle dell’Europa centrale.
Descrivo ora i 6 & di quella che ritengo la vera Chelidurella acanthopygia
(Gene) e di Ch. poggii n. sp., dell’Alto Adige, rimandando ad ulteriori ricerche lo
studio delle 9 © di esse.
Chelidurella acanthopygia (Gené) 1832 (Figg. 1, 3, 6, 11, 13)
Forficula acanthopygia Gene, 1832 - Ann. Sc. Lomb. Ven., Padova, 2, p. 225 (p. 13 estr.). Terra
tipica: Italia: colli di Torino.
Il tipo di Gené non esiste più al Museo di Torino, nè vi ho trovato anni fa gli
esemplari del Piemonte citati da Maccagno (1933, p. 279: Boves e Val Casotto)
che credo correttamente determinati. Ritengo di poter attribuire alla vera acantho-
pygia Gené gli esemplari delle Alpi e Appennino Ligure che corrispondono alla
Fig. 9b di Maccagno (1933) e non alle figure e alle descrizioni dei vari Autori,
basate su materiali dell'Europa centrale e non su esemplari topotipici del Piemonte.
Materiale esaminato: Alpi Liguri: M.te Ceppo, m 1500 (Baiardo), 23.IV.1976, 4 & a
G. Gardini legit; Foresta di Rezzo (faggeta), m 1000-1300, VI-VII.1979, 1 6 -3 9 9, R. Poggi
l.; M.te Armetta, pendici N, m 1200 (Ormea), 26.IX.1976, 1 9; 25.IV.1977 1 8, G. Gardini
l; Appennino Lig.: M.te Beigua, pend. N, Lajone, m 1100 1.X.1977, 1 6 - 2 29, G.
Parodi 1.; M.te Pracaban, m 900, Campo Ligure, 20.1V.1975, 1 & - 1 9, R. Poggi 1.; M.te Ma-
glietta (presso il colle dei Giovi), 2.1V.1932, 1 &; V.1933, 1 &; X.1935, 1 &; 29.V.132, 1 9;
VIII.1933, 1 9; IX.1935, 1 2, G. Mantero 1.; Casella (Valle Scrivia), IX.1936, 1 &, C. Mancini
l.; M.te Antola, m 1300, IX.1927, 2 66 - 6 9 9, F. Solari 1.; 10.VI.1937, 1 6 - 6 99, C.
Mancini 1.; M.te Caucaso, m 1200 (Gattorna), 21.VIII.1973, 1 2, R. Poggi 1.; Val d’Aveto:
Lago Asperelle, m 1300, 27.VI.1972, 1 ® e Lago degli Abeti (M.te Aiona), m 1330, 29.VI.1973,
I 5, R. Poggi 1; Mie Penna, m 1500, VII.1929,2 99 - 3 64 (ninfe), F. Solari 1., 15.VI:1969,
1 &, KR. Poggi 1.; Mte Gottero, Chiusola, m 1200, 4.XI.1978, 2 64, N. Sanfilippo 1.; 13.
VIII.1973, 1 9, R. Poggi 1; Appennino Tosco-Emiliano, Gabellina, m 900, RE
(Passo del Cerreto), VIII.1926, 1 g, F. Solari 1 Corsica: Foce di Vizzavona, m 1145, fag-
geta, 2.VI.1979, 14 66 - 11 99, KR. Poggi I.
Caratteri diagnostici essenziali: & 8. Epiprocto lungo sottile, ripiegato obli-
quamente all’insù e distalmente un poco curvato all’indietro, con apice leggermente
bitubercolato o arrotondato. Cerci regolarmente arcuati con un robusto tubercolo
spiniforme (già accennato dal Gené nella sua descrizione) ripiegato all’indietro; solo
112 F. CAPRA
Za Db
Fig. 1: Chelidurella acanthopygia (Gene), 6: M.te Ceppo (Alpi Liguri) - Fig. 2 a: Chelidurella
poggii n. sp., d: Elvas (Alto Adige) - Fig. 2b: Chelidurella poggii n. sp., es. minore: Elvas.
(Foto Aldo Margiocco, Genova)
in rari 6 & di piccola statura il tubercolo può ridursi ' e l’epiprocto essere un poco
più breve. Genitalia (Figg. 11, 13): vesicula reniforme (vr), senza le lamine chi-
tinose, un poco più breve della metà di un paramero (pa) (vr: 0,28 - 0,33 mm; vrl:
0,420.47 mim; pa-..0,69.2.0,8 1. mm: pa. vo.=.2,4),
Descrizione: Corpo bruno rossastro piu o meno scuro. Capo, antenne, zampe,
cerci testacei. Capo trasverso con la sutura frontale più marcata della occipitale,
con microscultura finissima e con pochi grossi punti sulla fronte e sul vertice. An-
tenne di 13 artcoli, piuttosto sottili, articoli mediani lunghi circa 4-4,5 volte la
loro larghezza. Pronoto rettangolare, trasverso (lungh. : largh.: = 15 : 20), a lati
subparalleli, doccia marginale larga, linea mediana impressa, quasi liscio sulla metä
anteriore, a punteggiatura trasversalmente rugosa alla metä e rada posteriormente.
Elitre a finissima mieröseultura ed à punteggiatura mediocremente regolare e pro-
fonda.
Addome glabro, a microscultura finissima a reticolo isodiametrico subgranuloso
e con punteggiatura fitta e regolare, un po’ meno densa sulla parte posteriore dei
(1) La Chelidurella acanthopygia var. spinigera Azam, 1901, Misc. Entom., 9, p. 23 de-
scritta di Mäcon (Säone-et-Loire) probabilmente si riferisce ad una specie dell’Europa centrale e
non all’ acanthopygia (Gene).
CHELIDURELLA ACANTHOPYGIA E UNA N. SP. 13
primi tergi, gradatamente più profonda sui tergi distali, X tergo nella zona mediana
basale quasi liscio, posteriormente con una impressione longitudinale mediana, no-
tevolmente rialzato in corrispondenza della base dei cerci. Pieghe ghiandolari sul
III e IV tergo ben rilevate, tergi V-IX ai lati con carenula longitudinale, appena
accennata sul V, molto più rilevata sul VI e VII e liscia sullo spigolo.
Lungh. corpo: 8-13 mm; lungh. pronoto: 1,3-1,7 mm; largh. pronoto: 2-2,5
mm; lungh. cerci: 4-6 mm.
a
Estremita dell'addome visti obliquamente dall’alto
Fig. 3: Chelidurella acanthopygia (Gene), 6, es. della Fig. 1 - Fig. 4: Chelidurella poggii n. sp.,
g, es. della Fig. 2a - Fig. 5: Chelidurella poggii n. sp., 6, es. della Fig. 2b. (Foto Aldo Mar-
giocco, Genova)
La vera Ch. acanthopygia (Gene) delle Alpi Liguri, dell’ Appennino Ligure-
Piemontese e della Corsica (e probabilmente presente anche sul versante francese
delle Alpi occidentali), differisce almeno in parte dalle descrizioni e certamente
dalle figure date dagli Autori da esemplari dell'Europa centrale per il pronoto ret-
tangolare non ristretto in avanti (Harz e KALTENBACH, 1976, figg. 208, 209) e
per l’epiprocto, rivolto obliquamente e incurvato, e non rivolto verticalmente al-
l’insù (cfr. DUBRONY, 1878, Fig. p. 441; CHoparp, 1923, Fig. 465; CHoparp, 1951,
Figg, 511-512; OBENBERGER, 1926, Figo: 153: BAZYLUK, 1956, Fig, 12; Harz ‘e
KALTENBACH, 1976, Figg. 166, 167, 196, 197, 212).
Harz ha stabilito i neotypi di Ch. acanthopygia su esemplari (6 9) dell’Un-
gheria: Budapest: Harshogy e Müvisvölgy, che in realtà si riferiscono ad una spe-
cie certamente diversa da quella ligure-piemontese.
Non avendo Harz (l. c. p. 76) osservato le norme del Codice Internazionale
di Nomenclatura Zoologica, 2° ed., 1964, relativa all’origine dei neotipi e alla loro
deposizione in un Museo: Art. 75, paragr. c (5) e c (6), non ritengo valida la desi-
gnazione del neotipo del sullodato A. |
114 F. CAPRA
Fisso come neotypi della vera Chelidurella acanthopygia (Gené) 1 8 e 1 9
del M.te Pracaban, Campo Lig., 20.1V.1975, R. Poggi I. (in Museo Civico di Sto-
ria Naturale ” G. Doria ”, Genova).
La presenza nelle Alpi Liguri, nell’Appennino Ligure ed in Corsica di popo-
lazioni identiche di Chelidurella acanthopygia dimostra l’antichità di tale specie,
probabilmente già esistente al momento del distacco della Placca Corsa dalle Alpi
Liguri durante il Miocene medio, o può far pensare almeno ad un popolamento
della Corsica durante la grande regressione marina del Messiniano, quando la Cor-
sica fu di nuovo collegata al continente con terre emerse.
Le Ch. acanthopygia delle popolazioni liguri-piemontesi e corse, di aspetto
molto uniforme e morfologicamente identiche, mi convincono che le cosiddette
acanthopygia dell'Europa centrale e di altre parti d’Italia, alquanto variabili, sono
da attribuire ad altri taxa.
Chelidurella po ggii n. sp. (Figg. 2, 4, 5, 7, 8, 9, 10, 12, 14)
6: A Chelidurella acanthopygia (Gene) differt praecipue epiprocto multo
breviore, apice subtriangulare, derecto (non oblique resupinato) et in genitalibus
vesicula reniforme majore.
Estremita dell'addome e base dei cerci a visione laterale
Fig. 6: Chelidurella acanthopygia (Gené), &, es. della Fig. 1 - Fig. 7: Chelidurella poggii n. sp.,
6, es. della Fig. 2a - Fig. 8: Chelidurella poggii n. sp., 6, es. della Fig. 2b.
0,5
Long. corp 8-11 mm: long, pron: 1,3: 1,5 mm‘ lat. post. pron: 1,7 - 2/1
mm; lat. ant. pron.: 1,5 - 1,9 mm long. cerc"3 -> mm.
Holotypus: 1 &, Paratypi: 30 6 6 - 25 2 2: Elvas, m 850 (Bressanone,
Alto Adige), 4XL197405 BG = NP Ory 10XE1974: 24-88 9:9 Os 15 IE
1975,3 66 -7 9 9, sub lapidibus, R. Poggi leg. (Museo Civ. Stor. Nat. Genova).
CHELIDURELLA ACANTHOPYGIA E UNA N. SP. 115
1 mm
0,5
vri
Fig. 9: Chelidurella poggii n. sp., 6: epiprocto a visione posteriore - Fig. 10: Ch. poggii n. sp.:
lo stesso a visione laterale - Fig. 11: Ch. acanthopygia (Gene), 6: apparato genitale dell’es. della
Fig. 1 (vr: vesicula reniforme; vrl: lunghezza della vesicula renforme + lamine annesse; pa:
paramero) - Fig. 12: Ch. poggii n. sp. 6: apparato genitale dell’es. della Fig. 2a.
116 F. CAPRA
Caratteri diagnostici essenziali: Differisce da Ch. acanthopygia per l’epiprocto
molto più breve, distalmente subtriangolare, a vertice smussato (visione posteriore)
e diretto verticalmente all’insù, per i cerci più sottili alla base, a curva meno mar-
cata, quasi diritti nella metà prossimale, con il tubercolo basale meno elevato o
mancante negli esemplari minori e specialmente per i genitali con la vasicula reni-
forme distintamente maggiore, quasi lunga (senza le lamine annesse) come la metà
di un parametro (vr: 0,38 - 0,42 mm; vrl: 0,45-0,57 mm; pa: 0,79-0,91 mm;
passe 2072279):
Descrizione: Corpo bruno rossastro, un poco più chiare sono le antenne, le
zampe e di rado il capo. Capo trasverso, suture, microscultura e puntesgiatura circa
come in acanthopygia.
Antenne di 13 articoli, articoli medii lunghi circa 3,5 la loro larshezza.
Vesicula reniforme e parte prossimale della virga (x 130)
Fig. 13: Chelidurella acanthopygia (Gene), 6: M.te Pracaban (Appennino Lig.) - Fig. 14: Ch.
poggit n. sp; &: Elvas, dell’es. della Fig. 2. (Foto Istituto di Zoologia dell’Università, Siena)
CHELIDURELLA ACANTHOPYGIA E UNA N. SP. 117
Pronoto trasverso, subtrapezoidale, con i lati diritti leggermente convergenti
in avanti, con linea longitudinale mediana impressa, microscultura come in acan-
thopygia, quasi liscio in avanti, con punteggiatura trasversalmente rugolosa alla
metà e punti un poco più fitti e più netti posteriormente che in acanthopygia.
Elitre meno lucide per la microscultura più marcata, punteggiatura abbastanza
fitta e profonda.
Addome glabro, microscultura isodiametrica a punteggiatura un poco meno
fitta e meno profonda che in acanthopygia. X tergo a punteggiatura fitta, impres-
sione mediana posteriormente breve ma netta, in corrispondenza della base dei
cerci marcatamente rialzato negli esemplari grandi (9,5 - 11 mm), notevolmente
meno rilevato negli esemplari minori (8 mm). Pieghe ghiandolari sul III e IV tergo
ben elevate, tergi V -IX lateralmente carenati, carena più alta sul VI e special-
mente sul VII tergo. Cerci con tubercolo spiniforme basale diretto all’insù, ridotto
fino a mancare del tutto negli esemplari minori. Epiprocto breve, negli esemplari
maggiori, a visione laterale, non è visibile perché nascosto dal tubercolo spinifor-
me (Fig. 7), negli esemplari minori sporge brevemente (Fig. 8).
La Ch. poggii, oltre ai caratteri segnati nella diagnosi differisce dall’acantho-
pygia per la statura in media minore, il colore più chiaro, il pronoto ristretto in
avanti (e non a lati paralleli), la curvatura dei cerci.
Ad essa può darsi si riferiscano almeno in parte le Chelidurella del Tirolo e
di altre zone dell’Europa media.
La Ch. poggii differisce dalla Ch. mutica (Krauss) 1886, descritta del M.te
Baldo, per il pronoto a lati convergenti in avanti (paralleli in z«tica), per l’epiprocto,
per la vesicula reniforme grande e la lamina annessa distale diversa.
Da Cb. thaleri Harz, 1980, del Tirolo (a questa specie attribuisco 2 6 g di
Plose, m 2000 (dint. Bressanone), 13.2.1975, R. Poggi 1.) differisce per l’addome
senza la breve e rada pubescenza depressa, per i cerci non denticolati alla base, per
l’epiprocto diverso e per la vesicula reniforme (a giudicare dalla descrizione e dalle
figure).
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RIASSUNTO
Ridescrizione del & di Chelidurella acanthopygia (Gene) su esemplari di Liguria e Corsica
(nec acanthopygia AA. dell Europa centrale) e descrizione di Ch. poggii n. sp. dei dintorni di
Bressanone che differisce da acanthopygia per l’epiprocto più breve, verticale e per i genitali a
vesicola reniforme notevolmente più grande.
ABSTRACT
On the Chelidurella acanthopygia (Gene) and on a new species from Alto Adige (Dermaptera).
Redescription of the male of Chelidurella acanthopygia (Gene) from Liguria and Corsica
(nec acanthopygia sensu Auctorum from Central Europe) and description of Ch. poggii n. sp.
from Alto Adige (Northern Italy); this differs from acanthopygia, having a much shorted epi-
proctus, and having much larger genitalia, particularly on the basal vesicle.
Indirizzo dell’ A.: Via Montani, 16/5 - 16148 Genova.
EE
RAFFAELE CAVALLORO(*) & Gavino DELRIO (**)
(*) Commissione delle Comunità Europee, D.G. Ricerca Affari Scientifici
ed Educazione - Gruppo di Biologia, Centro Comune di Ricerca, Ispra
(**) Istituto di Entomologia agraria - Università di Sassari
EFFETTI DELLE RADIAZIONI GAMMA SULLA LONGEVITA’
DI CARABUS VIOLACEUS L.
(Coleoptera Carabidae)
Una discreta quantità di dati si è accumulata, soprattutto negli ultimi anni,
sulla radiosensibilità comparata nella classe degli Insetti.
La maggior parte delle ricerche riguarda specie di interesse agrario o medico-
veterinario, nelle quali lo studio dell’effetto delle radiazioni ionizzanti è basilare
per l’applicazione sia della tecnica dell’insetto sterile che della lotta genetica in
generale, o per la lotta diretta utilizzando le radiazioni stesse.
Il confronto fra le diverse radiosensibilità trovate nelle varie specie è reso
complicato dalle differenti condizioni sperimentali, così come dalla difficoltà della
scelta di un parametro che permetta di rilevare facilmente l’effetto delle radiazioni.
Un tentativo per la soluzione del problema è stato compiuto prendendo come
parametro di confronto, nei diversi ordini di Insetti, un indice di radiosensibilità
(R.I.) uguale al rapporto fra il tempo di mortalità della metà della popolazione
(LT50) e la longevità media (WILLARD & CHERRY, 1975), utilizzando la stessa dose
di 15 krad per tutte le specie. Questo ha portato a stabilire un buon parametro
nell’influenza diretta della longevità sulla radiosensibilità; discutibile ci sembra
invece la tentata correlazione tra questa ed il peso secco dell’insetto, ugualmente
proposta nel citato lavoro.
Un altro parametro, cioè la dose di radiazione capace di dimezzare il tempo
di sopravvivenza della metà degli individui (ST), è stato proposto e sperimentato
(RATTI & CAVALLORO, 1978). Esso consente, più correttamente, l’impiego di qual-
siasi dose; applicato a varie specie di insetti dannosi a derrate alimentari conser-
vate ha portato a stabilire nei Coleotteri (RATTI & CAVALLORO, ” in stampa ”)
una indiscussa correlazione diretta tra radiosensibilità e longevità, facendo indivi-
duare anche l’influenza di una componente filogenetica e del grado d’evoluzione
fra specie dello stesso ordine di grandezza di durata di vita.
Per acquisire ulteriori conoscenze nell’ordine dei Coleotteri e per poter deter-
minare la radiosensibilità comparata, si è saggiato l’effetto delle radiazioni ioniz-
zanti su numerosi adulti di Carabidi della stessa specie.
MATERIALI E METODI
Le prove sono state effettuate su giovani adulti di Carabus violaceus L. ssp. germari Sturm
catturati in estate, con trappole ad esca (STURANI, 1964 a), nelle Prealpi lombarde e piemontesi
situate in prossimità della sezione meridionale del lago Maggiore. L’età giovanile degli adulti è
stata determinata secondo i criteri suggeriti da STURANI (1962), sulla base dell’attento esame di
caratteri particolari (appendici, mandibole, epicuticola, colori, ecc.).
I Carabi sono stati tenuti in celle climatiche alla temperatura di 26 (+ 1) °C con umidità
relativa dell’80% e con fotoperiodo di 12 ore. Maschi e femmine erano mantenuti a coppie entro
scatole in plexiglass con coperchio di reticella in nailon a maglia stretta e con terriccio di bosco e
120 R. CAVALLORO & G. DELRIO
muschio sempre inumiditi sul fondo. L’alimento consisteva in pezzetti di carne o di prosciutto ed
in qualche larva d’insetto o di chiocciola schiacciata (STURANI, 1964 b).
Nelle nostre condizioni di allevamento i Carabi hanno vissuto in media 5 mesi senza mai
entrare in diapausa. E’ però noto (STURANI, 1962) che tali insetti possono vivere in cattività
anche più anni, se mantenuti rigorosamente isolati per sesso e quindi senza subire accoppiamento.
Gli insetti sono stati irraggiati in apparecchio Gammacell 220 avente una sorgente di
6Co di 2480 Ci, erogante un flusso di intensità costante pari a 1300 R/min. Il trattamento è
stato fatto a temperatura di 22 (+ 1) °C ed in atmosfera normale, con gli insetti posti al centro
della camera di irraggiamento entro appositi contenitori di nitrato di cellulosa; le dosi erano de-
terminate dal tempo di esposizione ed erogate in un’unica soluzione. Le misurazioni della radio-
attività sono state eseguite con dosimetro integratore PTW tipo Duplex, con camera di ionizza-
zione n° 16204, l’ordine di grandezza dell’errore, nella posizione nella quale erano posti gli
insetti, è risultato del 2,5%.
Negli irraggiamenti, sempre replicati varie volte, sono stati impiegati in totale 60 Carabi:
numero certamente elevato, considerando la difficoltà di reperire individui tutti della stessa spe-
cie ed età.
12
10
LONGEVITÀ (settimane)
0 10 20 30 40 50 60 70 80
DOSE (krad)
Fig. 1 - Carabus violaceus L.: effetto di dosi diverse di radiazioni gamma sulla longevitä degli
adulti.
RISULTATI E DISCUSSIONE
L’effetto delle radiazioni gamma sulla longevità di Carabus violaceus si ma-
nifesta a partire da basse dosi e diventa molto marcato a valori pari o superiori
ai 10 krad.
| L’andamento & descritto dalla curva relativa alle dosi letali in funzione del
tempo (Fig. 1) e mostra chiaramente giä a 5 krad la riduzione di 1/3 della durata
RADIAZIONI GAMMA SU CARABUS VIOLACEUS 12]
di vita e la DLs poco al di sotto di 7 krad. Nessuna differenza significativa sulla
riduzione della durata della vita risulta a dosi crescenti sopra i 10 krad: tra 10
ed 80 krad, infatti, la longevità del Carabo si riduce a valori intorno alle 5 settimane.
Questo particolare comportamento può essere interpretato considerando le
supposte cause di mortalità degli insetti irraggiati. Mentre la mortalità acuta a
dosi elevate (sopra i 100 krad) sembra coinvolgere il sistema nervoso (CAVALLORO
& Derrıo, 1971), la mortalità ritardata a più basse dosi può essere causata da
lesioni a livello dell’apparato digerente, interessando in particolare le cellule rige-
nerative del mesentero (BACCETTI et al., 1961; RIEMANN & FLINT, 1967; BROWER
& ASHARF, 1972; WOHLGEMUTH, 1973), ovvero da una riduzione nel meccanismo
di difesa contro le infezioni (ELBADRY, 1964; JAFRI, 1965; MARTIMORE et al.,
1970).
E’ probabile quindi che nel Carabo le radiazioni sopra i 10 krad danneggino
o distruggano le cellule epiteliali del mesentero e che la morte sopraggiunga suc-
cessivamente, con l’esaurirsi delle riserve nutritive.
E’ noto infatti che in alcune specie di insetti l’intero epitelio dell’intestino me-
dio è rimpiazzato periodicamente durante la vita di adulto (DAY & WATERHOUSE,
1953). Ciò rende l’insetto maggiormente sensibile alle radiazioni, ma a causa delle
lesioni a tali cellule in attiva moltiplicazione; per riscontrare invece una più rapida
morte sarebbero necessarie dosi molto più alte di 80 krad, tali da danneggiare il
sistema nervoso.
Comportamento similare emerge dall’esame delle curve dose-effetto ottenute
trattando con radiazioni gamma il Carabide Harpalus pennsylvanicus De Geer
(MENHINICK & CROSSLEY, 1969), sebbene questi manifesti una più elevata sen-
sibilità.
In base al parametro di confronto di RATTI e CAvALLORO, i risultati ottenuti
sulla radiosensibilità di Carabus violaceus rispetto a quella di altre specie di Co-
leotteri confermano la validità del metodo e situano quindi il comportamento dei
Carabidi su valori dello stesso ordine delle specie ad elevata longevità.
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74: 7-24. ; ER
RIASSUNTO
E’ stata studiata l’azione di dosi diverse di radiazioni gamma da cobalto-60 sulla durata
di vita di adulti di Carabus violaceus L.
La sensibilità all’irraggiamento si manifesta già a partire da basse dosi, tanto che la longe-
vità dei Carabi si riduce di 1/3 a soli 5 krad. A 10 krad la riduzione è del 75%, ma nessuna
differenza significativa si riscontra sulla durata di vita da tale dato sino ad 80 krad: si ritiene
che a detti valori la mortalità sopraggiunga gradualmente, a seguito di lesioni a livello delle
cellule epiteliali del mesentero.
_ La valutazione della radiosensibilità comparata per Carabus violaceus risulta dello stesso
ordine di grandezza di quella che si manifesta in altre specie di Coleotteri a vita lunga.
ABSTRACT
The effects of Gamma Radiation on the Longevity of Carabus violaceus L. (Coleoptera Carabidae).
A study was carried out on the action of different doses of gamma radiation (cobalt-60)
on the life duration of adults of Carabus violaceus L.
Their sensibility to irradiation was already manifest at low doses, so much so that the
longevity of the Carabids was reduced by 1/3 at only 5 krad. At 10 krad the reduction was
75%, but no significant difference was found on the life span from 10 up to 80 krad. It is felt
that at these doses mortality occurs gradually following lesions at the level of the cells of the
mesenteric epithelial.
The valuation of the comparative radiosensibility of Carabus violaceus results to be of
the same order of magnitude as other species of long-lived Coleoptera.
Pubblicazione n. 1801 del Programma di Biologia, Radioprotezione e Ricerca Medica della Com-
missione delle Comunità Europee, Direzione Generale Ricerca, Affari Scientifici ed Educazione.
Indirizzo degli Aa.: R. Cavalloro, C.C.E. Gruppo di Biologia, D.G. XII, Centro Comune di
Ricerca - 21020 Ispra (Varese).
ci Delrio, Istituto di Entomologia Agraria, Via E. De Nicola - 07100
assari. BER
Mem. Soc, ent. ital., Genova, 60 (1981): 123-124, 20.11.1982
CESARE CONCI
Museo civico di Storia naturale di Milano
I LAVORI DI FRANZ LOW (1829-1889) SUGLI PSYLLOIDEA
E LE LORO DATE DI PUBBLICAZIONE
(Homoptera)
Il medico Franz Löw (Vienna, 9.7.1829 - 22.11.1889) & autore di un centi-
naio di pubblicazioni scientifiche entomologiche, di cui 23 dedicate agli Psylloidea.
Viene considerato il più grande studioso del secolo scorso per questo gruppo di
Omotteri. Sottopose a revisione i precedenti studi, descrisse o ridescrisse molte spe-
cie e sintetizzò i risultati delle sue scoperte in classici lavori, fondamentali e tuttora
indispensabili nel campo della sistematica degli Psilloidei.
Purtroppo sulle date di pubblicazioni di alcuni suoi importanti lavori, conte-
nenti tra il resto descrizioni di parecchie specie nuove, vi è nella letteratura dispa-
rità di riferimenti in quanto viene riportata talora la data che corrisponde alla pro-
gressione annuale del periodico, segnata sul frontespizio del medesimo, anziché la
data reale di pubblicazione, segnata sulla copertina e che fa testo al riguardo della
priorità. Queste discrepanze, riscontrabili del resto in zoologia in molti altri casi, si
spiegano in parte col fatto che le copertine dei periodici venivano una volta (e pur-
troppo anche tuttora) spesso gettate via durante la rilegatura e quindi gli studiosi
utilizzavano solo i dati del frontespizio. Poi le inesattezze si trasmettevano da la-
voto a lavoro.
Nella presente nota riporto l’elenco, che ritengo completo, dei lavori sugli Psil-
loidei di F. Löw, indicando all’inizio di ogni titolo le date reali di pubblicazione,
quali risultano dalle copertine; tra parentesi tonda ( ) le date progressive segnate
sui frontespizi del periodico che ha causato le discrepanze (Verb. zool.-bot. Ges.
Wien), oppure annotando ” nec ” se la seconda data è inesistente sul fascicolo; tra
parentesi quadra [ ] eventuali ulteriori precisazioni, relative soprattutto alle annate
nelle quali uscirono due fascicoli semestrali (Halbjahr), con date differenti e nu-
merazione di pagine progressiva, poi rilegati nelle biblioteche in un unico volume
con un solo frontespizio, riportante solo la data del secondo Halbjahr.
Ringrazio il collega Livio Tamanini per la preziosa e cortese collaborazione nella ricerca.
PUBBLICAZIONI DI FRANZ LOw SUGLI PSYLLOIDEA
1. 1862 - Beiträge zur Kenntniss der Rhynchoten - Verh. zool.-bot. Ges. Wien, 12: 105-111,
tav. 10, A [Psylloidea: I-III: 105-110, tav. 10, A].
2. 1871 - Zoologische Notizen. Dritte Serie - Verb. zool.-bot. Ges. Wien, 21: 841-846 [Psyl-
dh II. Ueber die Metamorphose und Lebensweise von Trioza flavipennis Forst.: 843-
846].
3. 1873 - Zoologische Notizen. Vierte Serie - Verh. zool.-bot. Ges. Wien, 23: 139-144, tav. II
[Psylloidea: II. Trioza flavipennis, Först.: 141-144, tav. II, C, fig. 7].
4. 1876a - Diagnoses de deux espèces nouvelles du genre Psylla - Petites Nouvelles Entom.,
Paris, 2, année 8: 65.
5. 1876b (nec 1877) - Zur Biologie und Charakteristik der Psylloden nebst Beschreibung
zweier neuer Species der Gattung Psylla - Ver. zool.-bot. Ges. Wien, 26 (1): 187-216, tavv.
T, IT [Verb.; ecc., 26, I Halbjahr; 1-333, 1876, senza meer.
6. 1877a - On the identity of Trioza abieticola, Först. with Chermes rhamni, Schrank (in a
letter to Mr. Douglas) - Entomologist's mon. Mag., London, 14: 20-21 [June 1877].
124 Cs CONCI
7. 1877 b (nec 1878) - Beiträge zur Kenntnis der Psylloden - Verh. zool.-bot. Ges. Wien, 27
(1): 123-154, tav. VI [Verb., ecc., 27, I. Halbjahr: 1-532, 1877, senza mese].
8. 1878 - Diagnoses of three new Species of Psyllidae - Entomologist’s mon. Mag., London,
14: 228-230 [March 1878].
Di pte i - Zur Systematik der Psylloden - Verh. zool.-bot. Ges. Wien, 28: 585-610,
tav. i
10. > (1879) - Mitteilungen über Psylloden - Verb. zool.-bot. Ges. Wien, 29: 549-598, tav.
Ji til a (1880) - Turkestanische Psylloden - Verh. zool.-bot. Ges. Wien, 30: 251-266, tav.
12. 1881 b (nec 1882) - Beiträge zur Biologie und Synonimie der Psylloden - Verb. zool.-bot.
Ges. Wien, 31 (1): 157-170 [Verh., ecc., 31, I Halbjahr: 1-314, 1881, senza mese].
13. 1881c (nec 1882) - Beschreibung von zehn neuen Psylloden-Arten - Verh. zool.-bot. Ges.
Wien, 31 (1): 255-268, tav. XV [Verb., ecc., 31, I Halbjahr: 1-314, 1881, senza mese].
14. on - Eine neue Psylla-Art - Wiener ent. Zeitung, Wien, 1 (4): 92-94, 3 figg. [April
882].
15. 1882b - Katalog der Psylliden des paläarktischen Faunen-Gebietes - Wiener ent. Zeitung,
Wien, 1 (9): 209-214 [September 1882].
16. 1882c (nec 1883) - Zur Charakteristik der Psylloden-Genera Aphalara und Rhinocola - Verh.
ee Ges, Wien, 32 (1): 1-6, tav. XI [Verb. ecc., 32, I Halbjahr: 1-278, 1882, senza
mese].
17. 1882d (nec 1883) - Revision der paläarktischen Psylloden in Hinsicht auf Systematik und
Synonimie - Verb. zool-bot. Ges. Wien, 32 (1): 227-254 [Verh. ecc., 32, I Halbjahr: 1-278,
1882, senza mese].
18. 1883 - Eine neue Trioza-Art - Wiener ent. Zeitung, Wien, 2 (4): 83-86, 4 figg.
19. 1884 (nec 1885) - Beiträge zur Kenntniss der Jungenstadien der Psylliden - Verh. zool.-
bot. Ges. Wien, 34 (1): 143-152, 1 fig. [Verh. ecc., 34, I Halbjahr: 1-158, August 1884].
20. 1886 - Neue Beiträge zur Kenntniss der Psylliden - Verb. zool.-bot. Ges. Wien, 36: 149-
17% »staw. ME
21. 1887 - Espèce nouvelle de Psyllide - Revue Ent., Caen, 6: 278-279.
22. 1888 a - Übersicht der Psylliden von Österreich-Ungarn mit Einschluss von Bosnien und
gr Herzegowina, nebst Beschreibung neuer Arten - Verh. zool.-bot. Ges. Wien, 38: 5-40,
5 figg.
23. 1888 b - Description d’une espèce nouvelle d’Amblyrhina et Tableau synoptique des espèces
de ce genre de Psyllidae - Revue Ent., Caen, 7: 381-382.
RIASSUNTO
Sono elencati i 23 lavori psillidologici (1862-1888) in Franz Löw, il maggior specialista di
questo gruppo nel secolo scorso. Si precisano le date reali di pubblicazione, finora in parte con-
troverse, dei lavori pubblicati sulle Verb. zool.-bot. Ges. Wien e contenenti anche le descrizioni
di molte specie nuove. La diversità delle date riportate nella letteratura dipende dal fatto che
nel periodico sopracitato esse venivano ricavate dai frontespizi (unici per ogni volume) e non
dalla copertina, allorché il volume usciva in due fascicoli semestrali annui, con date diverse.
ABSTRACT
The works of Franz Löw (1829-1889) about Psylloidea and their dates of publication (Ho-
moptera).
The Author reported the 23 psyllidological works (1862-1888) of Franz Löw, who is the
best specialist of this group in the last century. The real dates of publication of the works
published on Verb. zool.-bot. Ges. Wien (which also contain descriptions of many new species)
are specified, which up till now were in part debated. The differences of the dates, which are
reported in the literature, is based on the fact that in the above mentioned periodical the dates
were drawn from the title page (unique for every volume) and not from the book-cover, when
the volume was published in two numbers, which come out twice a year (I and II Halbjahr)
with different dates.
Indirizzo dell’A.: Museo Civico di Storia naturale, Corso Venezia 55 - 20121 Milano.
Mem. Soc. ent. ital., Genova, 60 (1981): 125-135, 20.11.1982 |
ROMANO DALLAI & DANIELA BURRONI
Istituto di Zoologia - Universitä di Siena
FINE STRUCTURE OF THE PYLORIC REGION
AND MALPIGHIAN PAPILLAE OF DIPLURA
Previous works have resolved the pyloric region structure in the two
Entognatha Protura and Collembola (DALLAI, 1977; DALLAI and CALLAINI, 1979).
In Protura a peculiar pyloric chamber never described in other groups of
Insects has been detected. At this level the cells have long microvilli pointing
anteriorly toward the midgut. In this group a true pyloric sphincter has been
evidenced controlling the passage of the food from the midgut lumen into the
hindgut.
In Collembola a few particular cells are present at the pyloric level. Very
interesting are those cells forming the ” pyloric ring ” as they are lined with a
very thick cuticle apically indented. ” Connecting cells ”, which join pyloric ring
cells to midgut cells, are of a new kind with probable mechanical functions.
In order to make possible a comparative analysis of the pyloric region in
Entognatha, two representatives of the order Diplura have been investigated. As
far as we know only BARETH’s work (1969) on midgut renewall is actually available
on this subject.
Material and methods
Adults of Campodea sp. and Japyx sp. from the neighbourhood of Siena were
put into a small containers and bred in climate chamber. After dissection in buffer
solution the guts were removed and fixed for 60 min in a mixture of 5%
glutaraldehyde - 4% paraformaldehyde in 0.1 M cacodylate buffer pH 7.2. After
fixation the material was washed overnight in the same buffer to which 8% sucrose
was added. Post-fixation was obtained with 1% OsO, for 1 hr at 4°C. Sections
obtained with LKB ultratome were stained with uranyl acetate and lead citrate
and examined with a Philip EM 300 electron microscope.
Observations
Japyx pyloric region. As known this genus lacks Malpighian tubules; the pyloric
region is recognizable only by a feeble decrease in diameter, proceeding from the
midgut to the hindgut. When the gut is full of food, however, a marked and sudden
reduction of the gut diameter is evident at this level. A sagittal section through
this point shows two different regions. The first region is made of the midgut cells
closer to the pyloric region. Usually midgut cells show microvilli 1.2 u long (PI.I,1)
and are separated from each other by typical continuous junctions except for their
apices where the intercellular space appears enlarged and funnel-shaped (P1.I,3).
Numerous mitochondria are evident, intermixed with dense vesicles rising from
large Golgi apparatuses which are placed among long cisternae of endoplasmic
Table I
Apical region of Japyx midgut cells. Spherites are visible together with dense bodies and
vesicles. x 20.000.
The typical lamellated aspect of spherites as seen in the midgut lumen. x 20.000.
Cell junction of continuous type in the apical region of Japyx midgut cells. x 62.500.
Two mitochondria in vis-à-vis position in the basal region of Japyx midgut cells. A ladder-
like junction is between them (arrow). x 40.000.
Japyx midgut cells close to the pyloric region. Spherites are absent from the apical cytoplasm.
x 17.000.
PYLORIC REGION AND MALPIGHIAN PAPILLAE OF DIPLURA 127
Table II
The basal region of Japyx midgut cells close to the pyloric region: some lamellated bodies
(arrow) are visible in the cytoplasm. x 20.000.
128 R. DALLAI & D. BURRONI
reticulum. In this region sphrerites are also abundant with the classical structure
of alternate clear and dark concentric strata (P1.I,1). These structures are eliminated
in the midgut lumen where they gather (Pl.I,2). The nucleus, just beneath the
apical region, has a large nucleolus. The basal part of the cell is characterized by
numerous cell membrane infoldings and connections with the neighbouring cells.
The resulting cytoplasmic laminae contain long and narrow mitochondria sometimes
with longitudinal cristae. It is not rare to find two mitochondria disposed ” vis-a-
vis ” near two opposite plasma membranes (PI.I,4). In such points a typical ladder-
like junction can be seen (P1.I,4). Longitudinal and circular muscle fibres with
nerves among them are visible under the basal lamina.
Toward the pyloric region all the organelles and inclusions of the midgut cells
decrease in number and so does the length of their microvilli. In particular spherites
are absent (PI.I,5); nevertheless, in some cells dense, lamellated bodies 10.7 u
(lysosome-like), sometimes containing many small roundish inclusions, can be
detected (PIII).
The second tract of the pyloric region consists of connecting cells. These
cells, 15-20 in number, occupy a short tract between the midgut and the hindgut
(PI.III,1) and are characterized by the lack of apical microvilli; their apices, in fact,
are lined with a slender cuticle which is then in continuity with that of the hindgut
cells. Connecting cells, bent toward the hindgut, are only 1 14 wide; their poor
cytoplasm, comprised between two parallel limiting membrane showing septate
junctions, contains a large number of longitudinal microtubules, short endoplasmic
reticulum cisternae, isolated mitochondria and small vesicles only in a few cases
in clusters (P1.III,2). The nucleus located in a large swelling of the cell is
polymorphous (P1.III,1). The basal part of the cell shows rare mitochondria but
no cell infoldings. Under the connecting cells there is a basal lamella and beneath
it circular and longitudinal muscle fibres are evident. A longitudinal fibre strictly
adheres to the basal lamina.
Behind this region the hindgut cells become evident. They are easily recognizable
because of their lower height, regular disposition along both sides of the folds in
which the hindgut epithelium is organized, thicker and folded apical cuticle and
the greater opacity of their cytoplasm due to the abundance of cell organelles and
inclusions (PLIII 1). :
Campodea pyloric region. In this genus from 12 to 16, 25-30 u wide, roundish
Malpighian papillae are evident around the pyloric region. From the midgut to the
hindgut we find two different regions. The first is made of the midgut cells closer
to the pyloric region. Like in Japyx these cells show peculiarities that make them
easily recognizable from the neighbouring midgut cells. The latter, in fact, which
show apical microvilli 1.6 uw long, have all the organelles typical of intestinal cells
such as numerous mitochondria, long and abundant endoplasmic reticulum cisternae,
expanse Golgi apparatuses and vesicles of various sizes. In the apical region they
have also many spherites of variable sizes the structure of which is quite different
from that of the same formations in Japyx. They appear as roundish structures
made of more or less condensed fibrous material and are intermixed with small
vesicles with a dark content (Pl.IV 1,2).
Midgut cells close to the pyloric region show neither apical microvilli nor
spherites (PLIV,1). They are narrow and their lateral limiting membranes are
clearly marked by the opacity of the continuous junctions. The cytoplasm contains
PYLORIC REGION AND MALPIGHIAN PAPILLAE OF DIPLURA 129
Table III
1 - Sagittal section of the pyloric region showing connecting cells (Cn) and hindgut cell (Hg).
x 5.000.
2 - Detail of the connecting cell apical region. Microtubules (arrow) and vesicles are visible in
the cytoplasm. A thin cuticle covers the cell apex. x 17.000.
130 “ i R. DALLAI & D. BURRONI
Table IV
1 - Sagittal section of Campodea midgut cells. Note the absence of microvilli and of spherites
from those cells close to the pyloric region. These formations are present instead in the
neighbouring cells (left side). x 6.000.
2 - Detail of the spherites in Campodea midgut cells. x 20.000.
PYLORIC REGION AND MALPIGHIAN PAPILLAE OF DIPLURA 251
only a few mitochondria, very short cisternae of endoplasmic reticulum and small
vesicles either isolated or in cluster.
Further behind these cells there are the openings of the Malpighian papillae.
The second tract of the pyloric region comprises the Malpighian papillae. Each
one consists of two distinct regions: a) a distal part with about 10 large cells
(Pl.V,1) and b) a proximal part with 6-8 slender cells in a longitudinal section
(PE 2),
The cytoplasm of the distal cells (PI.V,1) contains only a few Golgi apparatuses
and isolated cisternae of endoplasmic reticulum but it is rich in mitochondria which
are very numerous in the basal part of the cell where the plasma membrane
Originates many deep invaginations sometimes up to 7-8 u long (PI.VI,1). In this
area small vesicles of transparent content are also frequent. The nucleus is large
and occupies either the central or the apical part of the cell. Apically cells show
microvilli about 1 14 long lining the central cavity of the papilla (Pl.V,1). No
particular inclusions are present except for some very small vesicles and scanty
multivesicular bodies.
The narrow cells, present in the proximal part of the Malpighian papillae,
clearly serve to form a duct for the secretion from the apical cells. Their structure
is very simple (P1.V,2); in the slender cytoplasm only a few isolated mitochondria
and some vesicles are visible. Apically they are lined with a very thin cuticle which
is in continuity with that of the hindgut cells. Malpighian papillae are surrounded
by a thin basal lamina under which lie isolated muscle fibres.
Further behind the Malpighian papillae region, hindgut cells become evident.
These cells are mainly characterized by a thick cuticle and by large amounts of
glycogen granules (P1.VI,2); under the epithelial basement membrane many long
muscle fibres are evident (P1.VI,2). Their structure does not differ from that in
the visceral muscle of other insects.
Discussion
The organization of the pyloric region is rather different in the two Diplura
species, not only for the lack of Malpighian papillae in Japyx but also Because of
other peculiarities which are worth being discussed.
In Japyx, connecting cells have been evidenced between midgut and ee
Their position and structure recall analogous cells in Collembola. Mainly a
mechanical function can be considered for these cells because, having a well
developed microtubular system, they can resist the tensions at this level.
The main characteristic of Campodea is to have Malpighian papillae; they
consist of two distinct regions and strongly resemble in structure the Malpighian
papillae of the proturan Acerentomon (DALLAI, 1976). These formations, like in
Acerentomon, represent a simple form of the homologous Malpighian tubules. The
distal cells are morphologically similar to the secretory cells of Malpighian tubules
in insects in general. The presence of microvilli on their apical surface and of
infoldings of the basal plasma membrane are indicative, as in pterygote insect
Malpighian tubules, of the presence of an osmotic gradient, generating a flow of
fluid (BERRIDGE and OscHMAN, 1969; WALL et al., 1975; MADDRELL, 1977;
GREEN, 1979). The absence of mineral concretions in the cells, as well as in the
lumen of the Malpighian papillae, does not seem determinant because it may be
due to insufficient cell reabsorption which obstaculates the optimal concentration
132 R. DALLAI & D. BURRONI
Table V
1 - A Malpighian papilla of Campodea. Apical secretory cells (Sc) and proximal cells (Px) are
visible. x 6.000.
2 - Detail of the apical region of the proximal cells in a Campodea Malpighian papilla. A slender
cuticle covers the cell apex (arrow). Secretory cells (Sc) are provided with apical microvilli
(Mv). x 20.000.
PYLORIC REGION AND MALPIGHIAN PAPILLAE OF DIPLURA 133
Table VI
1 - Basal part of a secretory cell in a Campodea Malpighian papilla. Many long invaginations of
the cell membrane and numerous mitochondria are visible. x 11.600.
2 - Campodea hindgut cells. The cytoplasm is rich in glycogen (arrows). Circular muscles
surround the epithelial cells. x 6.000.
134 R. DALLAI & D. BURRONI
for precipitation (BALLAN et al., 1971; GABE et al., 1973). Campodea Malpighian
papillae probably contribute to the excretory process which is not completely realized
by the midgut cells like in Japyx. The morphology of the spherites detected in the
midgut cells is, in fact, different from that usually found in the midgut of Japyx
and also in Collembola. In these two groups, which are similar in this respect, the
spherites are comparable to those of insect Malpighian tubule cells. Presumably
the midgut of Japyx and of Collembola, besides absorption and assimilation is
engaged in ionic regulation and excretion (DALLAI, 1966; HumBERT, 1974). The
main function of the spherites seems to be the maintenance of the mineral balance
and the regulation of an excess of ions (HUMBERT, 1978). Recently GREEN (1979)
suggested that spherites also might be composed of biologically useful compounds
required during metamorphosis.
The presence of Malpighian papillae in Campodea may be regarded as a
functional specialization respect to Japyx. This is in fair agreement with the results
obtained through the study on spermatozoa. From this point of view, Diplura are
an odd group because the axoneme of Japyx is of a simple kind whilst that of
Campodea recalls that of Thysanura and pterygotan insects in general (DALLAI,
1974).
If we consider comparatively the available data on the pyloric region structure
of Entognatha it seems evident that Protura and Collembola are the most aberrant
groups, the former owing to the presence of a pyloric chamber behind a true
sphincter, the latter owing to the presence of a cuticular formation known as pyloric
ring. These peculiar structures have never been evidenced in other insects, even
though quite recently Krzyszrorowıcz and Kuzyx (1979) wrongly believe to see
the typical pyloric chamber of Protura also in a Collembolan species.
Diplura share some features with the two other Entognathan groups: Japyx
has connecting cells like Collembola, but lacks the pyloric ring cells present in this
group; Campodea has the same kind of Malpighian papillae like the proturan
Acerentomon but lacks the particular pyloric chamber typical of this organism.
Do these results mean that Diplura really have some relationships with the
other Entognathan groups, in particular with Collembola, or are the mentioned
similarities merely a coincidence?
According to TuxEN (1972) and KrisTENSEN (1975) Protura and Collembola
together are regarded as sister-groups of Diplura. On the other hand, many
embryological features (ANDERSON, 1973), vitellogenesis processes and the structure
of the ovaries (BILINSKI, 1979) seem to suggest that Diplura and Collembola are
the most closely related groups. Recently attention was given to which characters
are plesiomorphous and which are apomorphous, but it is difficult to establish
whether or not connecting cells in Collembola and Diplura must be considered as
a synapomorphic character.
It is not our intention to speculate on the morphological findings of the
present paper. Nevertheless when morphological studies demonstrate similarities
in structures or apparatuses of different animals, they should be seriously examined
and more carefully considered before being labelled as mere coincidences.
REFERENCES
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PYLORIC REGION AND MALPIGHIAN PAPILLAE OF DIPLURA 135
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tubules and associated structures in the cockroach Periplaneta americana - J. Morphol.,
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RIASSUNTO
Ultrastruttura della regione pilorica e delle papille Malpighiane dei Diplura.
E’ stata studiata la ultrastruttura della regione pilorica nei due generi di Diplura, Japyx e
Campodea. Nel primo si sono individuate alcune cellule con caratteristiche simili a quelle presen-
tate dalle ” connecting cells ” rinvenute nei Collemboli. Il genere Campodea presenta invece delle
papille Malpighiane la cui ultrastruttura è simile a quella delle analoghe formazioni presenti nel
proturo Acerentomon. I dati ottenuti contribuiscono alla migliore comprensione delle affinità esi-
stenti fra i tre gruppi di Entognati: Collemboli, Proturi e Dipluri.
ABSTRACT
The results of a comparative analysis of the pyloric region in the two Dipluran genera
Japyx and Campodea have been reported. The former genus has connecting cells between midgut
as Collembola. Campodea has, instead, Malpighian papillae as the proturan Acerentomon. The
data are of some help in the research of the relationship among Entognathan Insects.
Address ot the Authors: Istituto di Zoologia - Università di Siena
Via Mattioli, 4 - 53100 Siena
1]
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Mem. Soc, ent. ital. Genova, @ (1901) 121-154 20111983
LAURA DALLA MONTÀ
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Istituto di Entomologia Agraria - Universitä di Padova
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INDAGINI FAUNISTICHE SUI COLLEMBOLI DELLA FORESTA
DEL"PRESEUDIN«PREALPI CARICHE)
Oggetto del presente lavoro è una indagine sui Collemboli terricoli di un’area
forestale delle Prealpi Carniche: il bacino del Prescudin (Barcis, Pordenone) (fis. 1).
I Collemboli, come è noto, costituiscono, assieme agli Acari, la frazione più
importante e numerosa degli Artropodi del suolo, ove giocano un molteplice ruolo
nella decomposizione del materiale organico (ZACHARIAE, 1965).
La zona prescelta, denominata « Bacino sperimentale e rappresentativo del
Prescudin », è stata costituita a riserva naturale dalla Regione Friuli - Verezia
Giulia nel 1969.
Si tratta di una vasta area che si estende con morfologia aspra e dirupata per
17 km? di superficie ed una altitudine media di 1145 m e pendenza media del
73,30%. E’ una tipica valle di origine glaciale caratterizzata dalla presenza di rocce
dolomitiche e calcari. La parte centrale del bacino è formata da detriti di falda e
da materiali alluvionali e morenici di deposito che raggiungono spessori notevoli
(GENTILLI, 1977).
Il clima è fresco anche per l’elevata piovosità (v. tab. n° 1).
I tipi di suolo sono litosuoli e rendzina, predominanti sui calcari; suoli bruni
e calcimorfi, suoli rendziniformi, sui calcari dolomitici; suoli bruni acidi e pedzo-
lici, sui calcari selciferi (GENTILLI, 1977).
L'ambiente è stato a lungo modificato nella sua originaria parte boschiva da
una colonizzazione silvo-pastorale tipica di zone prealpine calcareo-dolomitiche e
dal successivo abbandono delle risorse naturali.
All’istituzione della riserva, il bacino del Prescudin manifestava le seguenti
principali fasce di vegetazione dall’ imbocco della valle (confluenza col torrente
Cellina): popolamenti di Fraxinus ornus e Ostrya carpinifolia, ampiamente inter-
rotti da nuclei più o meno cospicui di Pinus nigra; faggeta nella caratteristica facies
termofila, denunziata, tra l’altro dalla diffusa presenza del Taxus baccata.
Lo sfruttamento aveva interessato soprattutto questi due tipi di bosco, per
ottenere pascoli nei tratti meno erti e cedui altrove. Il progressivo decadere delle
pratiche d’alpeggio nel territorio aveva lasciato ancora qua e là lembi di prato, ma
era stato per lo più seguito da provvedimenti di ricostituzione di un manto arbo-
reo; una fitta pecceta era sorta nello spazio pianeggiante meno angusto della valle
del Rio Tasseit e piantagioni di Pino nero avevano ulteriormente esteso la distri-
buzione di questa specie nei luoghi soleggiati. Le ampie distese sassose sovrastanti
ospitano una rigogliosa mugheta di cui vistose propaggini si abbassano fino a avote
modeste, agevolate nella discesa lungo i ripidi e tormentati corsi dei torrenti, dalle
piogge abbondanti anche nel periodo estivo. Una discontinua prateria d’alta mon-
tagna contorna, alla base, gli ultimi aspri rilievi. sede di vegetazione rupestre d’al-
titudine. Sui dossi boscosi più elevati appaiono l’abete rosso e il larice; il pino sil-
138 L. DALLA MONTÀ
® ESCUDIN
Fig. 1 - Carta geografica della regione Friuli - Venezia Giulia.
vestre si manifesta spesso su suoli incoerenti; i greti ospitano saliceti di bassa
montagna e di substrati sedimentari.
MATERIALI E METODI
Le 6 stazioni prescelte per il campionamento si trovano rispettivamente 2 in pecceta, 2 in
faggeta, 2 in pineta. I prelievi, avvenuti in tre periodi diversi dell’anno: 10.V.1973, 23.VII.1973,
5.X.1973, sono stati eseguiti mediante carotatori in acciaio a base quadrata di 10 cm di lato per
un'altezza di 20 cm. Ciascun campione di terreno raccolto è stato successivamente frazionato in
3 parti corrispondenti a 3 orizzonti: il più superficiale, denominato Aw, di circa 2-5 cm di
spessore, corrispondente allo strato di lettiera; un secondo intermedio, Ao, di circa 7-10 cm;
uno strato più profondo, H, di circa 10 cm.
Gli invertebrati sono stati estratti con apparecchi di Berlese e fissati con miscela di alcool
80%, acido acetico glaciale e formalina. I Collemboli così ottenuti sono stati conservati in
alcool 70%, quindi contati e classificati !.
Complessivamente sono stati esaminati 18 campioni di terreno.
_ (*) Ringrazio vivamente il Prof. R. Dallai per il prezioso aiuto fornitomi nella determi-
nazione del materiale biologico.
COLLEMBOLI DEL PRESCUDIN 139
Tab. n° 1 - Dati climatici rilevati nel Bacino del Prescudin
relativi agli anni 1970-1972 (da G. GENTILLI, 1977).
T media annua FG
T media mese più freddo (gennaio) RG
T media mese più caldo (luglio) Fe
T minima assoluta “DC
T massima assoluta 20°C
Umidita relativa media 81 %
Precipitazioni annue 2276 mm
RISULTATI
Numero totale dei Collemboli
Sono stati complessivamente raccolti 3574 Collemboli appartenenti a 21 spe-
cie, con tutte le famiglie dell’ordine rappresentate.
Come si vede nel prospetto riepilogativo (tab. n° 2), i più numerosi sono gli
Isotomidae con 2861 esemplari pari ai 4/5 del totale, e con 6 specie. Seguono gli
Onychiuridae, con 349 esemplari (circa 1/10) e con due sole specie. I Poduridae
e Sminthuridae si equivalgono approssimativamente (123 e 147 esemplari; 4 spe-
cie in entrambi i casi). La Famiglia più povera, nonostante presenti uno spettro
di 5 specie, risulta essere quella degli Entomobryidae, con solo 81 esemplari.
Se si definiscono rare, scarse, frequenti, abbondanti le specie rappresentate ri-
spettivamente da 1-10, 11-100, 101-500, oltre 500 esemplari trovati, le quattro ca-
tegorie annoverano nell’ordine 7, 6, 6 e 2 specie: queste ultime, Folsomia multiseta
Stach e Isotoma notabilis Schaeffer, sono cosmopolite, ad ampia valenza ecologica,
tipiche di suoli di conifere e boschi misti ricchi di lettiera, ma atte a vivere in
molti altri ambienti: prati, coltivati, spazi subcorticali, grotte, giardini e altre aree
prossime ad abitati. |
Distribuzione delle specie e variazioni stagionali
Come è deducibile dalle tabelle nn. 3, 4, 5 e come è sintetizzato nel diagram-
ma della figura 3, la pecceta con 2150 esemplari (= 60%) e 15 specie è il bio-
topo più riccamente popolato; il più vario è la faggeta con 1149 esemplari (pari
al 32%) e 19 specie; il più povero è la pineta con solo 274 esemplari pari all’8% )
distribuiti per altro in 16 specie.
Analisi dei reperti nei singoli biotopi
1) Pecceta — E’ un popolamento artificiale costituito circa 40 anni fa su
un’area precedentemente adibita a pascolo. A questo, in epoca ancora più lontana,
era stata sacrificata una faggeta. La pecceta presenta il tipico uniforme aspetto del
bosco coetaneo non diradato, a copertura colma, responsabile della creazione, a
140
Tab. n° 2 - Elenco delle specie e numero degli esemplari raccolti.
Fam. Isotomidae
Folsomia multiseta Stach
Isotoma notabilis (Schäffer)
Isotomiella minor (Schäffer)
Folsomia quadrioculata (Tullberg)
Isotomina bipunctata (Axelson)
Tetrachantella stachi Cassagnau
Fam. Onychiuridae
Onychiurus armatus (Tullberg)
Tullbergia kraussbaueri Borner
Fam. Entomobryidae
Tomocerus minor (Lubbock)
Tomocerus vulgaris (Tullberg)
Entomobryia sp.
Oncopodura crassicornis Shoebotham
Lepidocyrtus sp.
Fam. Poduridae
Hypogastrura armata (Nicolet)
Pseudachorutes parvulus Borner
Thaumanoura sp.
Neanura aurantiaca Caroli
Fam. Sminthuridae
Sminthurinus aureus (Lubbock)
Arrhopalites secundarius Gisin
Sminthurides stachi Jeannenot
Megalothorax minimus Willem
Totale
(Pe =.Pecceta;'F =.Faggeta; Pi =
yy esemplari presenti in numero da
A » » » » »
L] » » » » »
CD » » » » »
» assenti
L. DALLA MONTA
N° es. % F Pi
2861 80,05
1330 37.24 O ® O
674 18,85 O Ci O
472 13,20 [| LJ El
207 Dako [esl EA LJ
165 4,61 m C] L]
15 0,36 Rn A A
349 218
288 8,05 D “PI D
DI 0,14 DEE A A
81 2:26
58 162 A A A
14 0,39 dae A a
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7 0,19 ee Ir a
1 0.27 wes er x
123 3,44 |
100 2:79 foal L] [|
21 0,58 A A A
Il 0,27 Sr Wy nite
1 O27 Sie N Da
147 4,11
126 3,32 ® L] L]
D 0.23 de sv *
2 0,14 * Di —
7 0.19 x — e
3574
Pineta)
Las MP art
11 a 100 scarsi
101:a 500 frequenti
500 in poi — abbondanti
COLLEMBOLI DEL PRESCUDIN 141
Tab. n° 3 - Elenco delle specie e numero degli esemplari raccolti in pecceta nei tre campio-
namenti stagionali.
10:V:73 DENTS FT
N° es. % N° es. % N° es. % N. es. %
Fam. Isotomidae 1749 81,35
Folsomia multiseta 152 7,07 249 11,58 428 1991 529 103859
Isotoma notabilis 76 3,54 265 1255 223 1087 564 26,23
Folsomia quadrioculata 8 0,37 105 4,88 26 1.21 139 6,46
Isotomiella minor 14 0,65 4 0,19 119 5,54 137 6,37
Isotoma bipunctata 34 1,58 46 2,14 — _ 80 312
Tetrachantella stachi — es LR là pia “of pa ao
Fam. Onychiuridae 145 6.65
Onychiurus ornatus 49 2,28 41 1,91 53 2,47 143 6,65
Tullbergia kraussbaueri os ade Re bi A un Kar De
Fam. Sminthuridae 136 6,33
Sminthurinus aureus 29 1,35 85 3,99 10 0,47 124 3.18
Megalothorax minimus 6 0,28 ib 0,05 = — 7 0,32
Sminthurides stachi 1 0,05 3 0,14 — — 4 0,18
Arrhopalites secundarius =. a "= ae 1 0,05 1 0,04
Fam. Poduridae 89 4,14
Hypogastrura armata 43 2,00 9 0,42 24 1,12 76 3.53
Pseudachorutes parvulus 1 0,05 11 Ot a. — 12 0,55
Thaumanoura sp. — — 1 0,05 — — 1 0,04
Neanura aurantiaca Le. = Ben Di ‚ae 23 Di tua
Fam. Entomobryidae 33 1,54
Tomocerus minor 1 0,05 13 0,61 18 0,84 32 1,48
Entomobrya sp. — — 1 0,05 — — 1 0,04
Tomocerus vulgaris — = une a Pu Nur gr: au
Lepidocyrtus sp. — — = = “= = Le
Oncopodura crassicornis — 2. En = = LA 188 Le
Num. tot. es. raccolti in Pecceta = 2150
142 L. DALLA MONTÀ
Tab. n° 4 - Elenco delle specie e numero degli esemplari raccolti in faggeta nei tre campiona-
menti stagionali.
1093 23:4 11.75 3X73
N° es. % N° es. % N° es. % Tot. %
Fam. Isotomidae 940 81,81
Folsomia multiseta Me 600s las po 6: 1880 addon dei
Isotomiella minor 17 1,48 185 16,10 78 6579 280 24,36
Isotoma notabilis 12 1,04 50 4,35 20 1,74 82 PAS
Isotoma bipunctata 7 0,61 67 5,83 — — 74 6,44
Folsomia quadrioculata 2. 0,61 40 3,48 12 1,04 34 3,43
Tetrachantella stachi 2 ol — = 2 0,17 4 0,17
Fam. Onychiuridae 130° ae
Onycbiurus armatus gd es dd. I Oo 55485 eee
Tullbergia kraussbaueri ee — 25 2,18 22 1,92 47 4,09
Fam. Entomobryidae 52 4,53
Tomocerus minor O es 25 2,18 = = 25 2,17
Tomocerus vulgaris 5 0,44 8 0,70 I 0,09 14 1:2]
Entomobryia sp. 9 0,78 — — a — 9 0,62
Oncopodura crassicornis 3 0,26 È 0,09 — — 4 0,17
Lepidocyrtus sp. a sie sa sa Cs cat ne ie
Fam. Poduridae 22 1,92
Hypogastrura armata 8 000 3: OO 1.’ 00 12 non
Pseudachorutes parvulus 8 0,70 = os i =e 8 0,06
Neanura aurantiaca pa > 1 0,09 — — ti 0,09
Thaumanoura sp. ee ur a — 1 0,09 1 0,09
Fam. Sminthuridae 5 0,44
Sminthurinus aureus i 0,09 — — — — 1 0,09
Sminthurides stachi re 1 0,09 — La 1 0,09
Arrbopalites secundarius — — 3 0,26 se — 3 0,26
Megalothorax minimus — —
Num. tot. es. raccolti in Faggeta = 1149
COLLEMBOLI DEL PRESCUDIN 143
livello del suolo, di un particolare microambiente ombroso, scarsamente ventilato
e umido. La vegetazione del sottobosco è pressoché inesistente; la lettiera è forma-
ta da uno strato di aghi e da muschi che ricoprono, come un feltro, ampi tratti
del terreno.
Famiglia Isotomidae — Come negli altri biotopi è la più riccamente rappre-
sentata sia per numero di esemplari (1749, tab. n° 3) sia per complesso di specie
(5): Folsomia multiseta Stach, Isotoma notabilis Schäffer, Isotomiella minor (Schäf-
fer), Folsomia quadrioculata (Tullbers), Isotomina bipunctata (Axelson). Tra queste
predomina Folsomia multiseta (829 esemplari), numerosa soprattutto negli strati
superficiali in tutti i campionamenti stagionali, ma trovata anche in quelli più pro-
fondi. E’ specie cosmopolita, tipica di suoli con abbondante lettiera e humus di
tipo ” moder ”, di foreste di conifere pure o consociate a latifoglie; è reperibile
anche in prati e torbiere, ove tuttavia viene considerata relitta di zone disboscate.
E’ stata rinvenuta sull’arco alpino nord-orientale anche da Marcuzzi in Pusteria
(1958-1959) e sulla Marmolada (1964-1965), da ZANGHERI in Comelico (1062-1963)
e da RUSEK nella Foresta del Cansiglio (1973).
Anche le altre 4 specie presenti nella pecceta in discrete quantità hanno ca-
ratteristiche ecologiche più o meno simili: sono molto comuni e si trovano di
solito associate nelle stesse biocenosi. Folsomia quadrioculata è molto meno nume-
rosa rispetto alla congenere F. multiseta. FRENZEL (1936) la considera ” Leitform ”
di terreni a pascolo. Analoga è la collocazione ecologica di Isotomiella minor, tro-
vata negli strati intermedio e profondo; questa specie è tuttavia considerata da
PALISSA (1964 b) caratteristica di praterie umide. Isotoma notabilis invece è re-
peribile in disparati tipi di terreno del piano dell’alta montagna (Franz, 1954); è
stata trovata con maggior frequenza in autunno e in primavera negli strati super-
ficiali, in estate in quelli medi.
Tutte queste specie sono state segnalate anche da Marcuzzi per la Marmo-
lada (loc. cit.) e la Val Pusteria, da ZANGHERI per il Comelico (loc. cit.) e da
RUSEK per il Cansiglio (loc. cit.). Isotomina bipunctata, più numerosa in prima-
vera ed in estate, per l’accertata sua predilezione per terreni di prateria e per l’oc-
casionale penetrazione negli ambienti di bosco (Franz, 1954), appare un relitto
della precedente utilizzazione a pascolo del terreno.
E’ significativo che i reperti di MArcuzzı per la Pusteria si riferiscano a luo-
ghi erbosi.
Famiglia Onychiuridae — Rappresentata da una sola specie, Onychiurus ar-
matus (Tullberg), in quantità relativamente scarsa (143 esemplari), è stata trovata
in primavera e in autunno di preferenza negli strati superficiali, in estate in quelli
inferiori; è stata segnalata anche da Marcuzzi sulla Marmolada e in Val Pusteria
(1958-1959; 1964-1965) e da RuseK (1973) nel Cansiglio. Si tratta di una specie
cosmopolita (CASSAGNAU, 1961), reperibile in foresta di Conifere e latifoglie, in
prati di alta montagna, in brughiera, in torbiere, tra i muschi, in grotte, sotto
cortecce e sotto pietre. La sua presenza nella pecceta del Prescudin è scarsamente
indicativa dal lato ecologico.
Famiglia Sminthuridae — E’ rappresentata da 4 specie: il reperto più ab-
bondante è costituito da Sminthurinus aureus (Lubbock) (124 esemplari), che nel
Prescudin compare solo in pecceta, in primavera più numeroso negli strati super-
ficiali, in estate in quelli intermedi. Si tratta di una specie cosmopolita con scarse
esigenze dal punto di vista ecologico (ZANGHERI, 1962-1963), in grado di vivere
144 L. DALLA MONTÀ
Tab. n° 5 - Elenco delle specie e numero degli esemplari raccolti in pineta nei tre campiona-
menti stagionali.
10.X.73 2511173 SP
N° es. % ING? es; 9% N° es. % Tot %
Fam. Isotomidae 183 66,79
Folsomia multiseta 2 1.83 2A 9,85 29 10,58 61 22,26
Isotomiella minor e ci 3% 13,50 18 654% 55 20,07
Isotoma notabilis 6 2,19 16 5,84 6 219 28 10,21
Tetrachantella stachi >) 1,83 4 1,46 is == 9 328
Isotomina bipunctata 1 0,37 lio 15465 es — 14 4,01
Folsomia quadrioculata 1 0,37 8 292 me — 398
Fam. Onychiuridae 66 24,09
Onychiurus armatus DI 1550 6 2.19 19 6,93 Ban
Tullbergia kraussbaueri 2 0,73 1 0,37 1 0,37 4 1,44
Fam. Poduridae 13 4,75
Hypogastrura armata 1 0,37 6 219 5 1,83 12 4,73
Pseudachorutes parvulus 1 O37 Bi u ae — 1 053%
Neanura aurantiaca si ab ra Era À to fra En
Thaumanoura sp. LIS gio: late an Ant: en ni: oe
Fam. Entomobryidae 6 2,19
Tomocerus minor. Dar. sedi de Lo. 1 0,37 1 0,36
Tomocerus vulgaris RER ve; pees as Là dui a =
Oncopodura crassicornis 1 0,37 2 0,73 nee ra 3 1,08
Entomobryia sp. 1 G37 pile ve — — 1 0,36
Lepidocyrtus sp. nn ken pat = 1 -0,37 1 0,36
Fam. Sminthuridae | 6 212
Sminthurinus aureus i) 0,37 — — = sa 1 0,37
Sminthurides stachi — — — — — - — — ga
Arrbopalites secundarius — — 5 1,83 = att 3 1,83
Megalothorax minimus Ben sli Ben Bud Zu Far dt Ba:
Num. tot. es. raccolti in Pineta = 274
COLLEMBOLI DEL PRESCUDIN 145
Tab. n° 6 - Variazioni quantitative stagionali nella distribuzione verticale.
è EC PRI 2
ITA
10.V.73 23.VIL73 RL CA
n° % n° * .% n° = c%
«esemplari esemplari. “i L4 fe esemplari
Ato 5. nn 328 Mio, ot . ae ‚4337. ii,
x ane
5 Ac 50 Er 46 42,40: aap) 1 18,34
È H 44 10,42 0. 1401. ca 1903
Tobe!) pie imp) ian ram RI
Au Ben ae
5 À, 2 1,04 302 51,56 188 30,81
(elì)
Si H me — namen PB other? Bild Messen 22
Tot. 191 588 . 370
| An 33 VISI ek pete Dik 6,30 4d 53,65.
= Ao 27 33,33 78 70,27 17 20,73
È | |
iin H 21 25,92 264. 00009 21 25,60
MUTI At peli | 111 82
quente nelle praterie subalpine (CASSAGNAU, 1961). E’ stata rinvenuta anche da
Marcuzzi sulla Marmolada e in Val Pusteria (loc. cit.), da ZANGHERI in Come-
lico (loc. cit.) e da RUSEK in Cansiglio (loc. cit.). Appare tipicamente confinata
negli strati superficiali del terreno FRANZ, 1954). La sua netta preponderanza ac-
in ambienti diversi: tra i muschi, sotto le cortecce, nelle ceppaie, in giardini, fre-
certata soltanto nella pecceta, si spiega con l'ampia estensione della copertura di
muschio. Alcune segnalazioni di Franz (loc. cit.) nell’Alpenvorland : si riferiscono
infatti allo strato di muschi in boschi di abete rosso. :
Le altre specie, Megalothorax minimus Willem, Arrbopalites secundarius Gi-
sin, Sminthurides stachi Jeannenot, compaiono in numero veramente esiguo; tut-
tavia per quanto riguarda la prima, nonostante essa venga indicata come. coloniz-
zatrice di disparati habitat (FRANZ, loc. cit.), è interessante notare che i 7 esem-
plari trovati in primavera nel Prescudin provengono tutti dallo strato superficiale
della pecceta. Nello stesso ambiente Megalothorax minimus è stato trovato anche
sul Cansiglio. | | | gar
146 | L. DALLA MONTÀ
Famiglia Poduridae — E’ rappresentata da 89 esemplari appartenenti a tre
specie con netta prevalenza di Hypogastrura armata (Nicolet) (76 individui), che
è più frequente in primavera negli strati intermedi. Si tratta di una specie cosmo-
polita, ubiquitaria, che vive nei boschi, nell’humus, sui funghi (FRANZ, loc. cit.).
Famiglia Entomobryidae — E’ la famiglia meno rappresentata nel biotopo
sia dal punto di vista quantitativo (33 esemplari) che qualitativo: due sole specie,
Tomocerus minor (Lubbock) ed Entomobrya sp. La prima trovata negli strati su-
petficiali in estate ed in autunno, ha una distribuzione amplissima ed è reperibile
in disparati ambienti (CASSAGNAU, 1961, la considera ” vagabonda ”); le segna-
lazioni più frequenti tuttavia riguardano lettiere di bosco e. substrati particolar-
mente umidi. E’ significativo, a questo riguardo, che nel Prescudin la specie sia
stata rinvenuta con una certa frequenza nella pecceta ombrosa e nella faggeta, e
si sia rivelata solo accidentalmente in pineta. Segnalata anche da Marcuzzi in
Val Pusteria, da ZANGHERI nel Comelico e da RusEK nel Cansiglio (loc. cit.).
Dy Faggeta — Una ricca copertura erbacea ed is del sottobosco con-
tribuisce ad integrare con i suoi residui l’abbondante lettiera umida accumulata
dal faggio. 7
ti campionamenti hanno: fornito un numero di esemplari corrispondente a
circa la metà di quello trovato in pecceta; esso però concerne uno spettro più am-
pio di specie (19). 3
Famiglia Isotomidae — Anche in faggeta questa lenistid è di gran jude la
più rappresentata sia per numero di specie (6), sia per numero di esemplari (920);
si aggiunge qui, alla serie della pecceta, Tetrachantella stachi Cassagnau con pochi
esemplari riscontrati nei campionamenti primaverile ed autunnale. E° stata trovata
anche da MARCUZZI (loc. cit. 2 in Val Pusteria.
Famiglia Onychiuridae — Accanto ad Onychiurus armatus, unico membro
della famiglia accertato nella pecceta, è stata raccolta nella feggeta Tullbergia
krausbaueri Boerner distribuita negli strati intermedi dell’estate in poi. Pratica-
mente cosmopolita, colonizza disparati ambienti dal piano alle alte quote (FRANZ,
1954).
Famiglia Entomobryidae — Questi Collemboli che spesso si muovono negli
strati superiori o addirittura ‚alla superficie della lettiera trovano evidentemente
nella faggeta un habitat preferenziale: quivi infatti per lo più tra le foglie morte
del ” Fôrna ” sono stati campionati 52 esemplari appartenenti a 4 specie, delle
quali la più abbondante è Tomocerus minor (25 esemplari). I reperti relativi alla
pecceta e soprattutto, come è a ee alla pineta sono per quantità e com-
Ps inferiori.
>
Famiglia Poduridae — Oltre alle tre specie notate in pecceta si è ottenuto
un esemplare di Neanura aurantiaca Caroli nello strato superficiale del campiona-
mento autunnale. E’ una specie diffusa nell’Europa meridionale, Carpazi, Africa
del Nord, vivente in ambienti spiccatamente umidi (CASSAGNAU, 1961), nell’hu-
mus, nei boschi, ‘nelle cortecce e nel sottobosco (FRANZ, loc. cK).
Famiglia Sminthuridae — E’ rappresentata da Sminthurinus aureus (Lubbock),
Sminthurides stachi Jeannenot ed Arrbopalites secundarius Gisin, trovati in estate
negli strati superiori con un numero complessivo di esemplari veramente esiguo (5).
COLLEMBOLI DEL' PRESCUDIN 147
PECCETA [3 FAGGETA Ei PINETA
o
-
y
Z
~~
©
n
N
w
N
@
“N
. 73 3, 10, 7477
Fig. 2 - Variazioni quantitative stagionali dei Collemboli nel bacino del Prescudin.
3) Pineta — E dei tre consi i il biotopo meno popolato: qui infatti
sono stati trovati complessivamente soltanto 310 esemplari e questo è verosimil-
mente da imputare. alle caratteristiche del suolo. Si tratta di una pineta artificiale
di pino nero situata sul ripido versante sud-ovest del Col Muschio presso l’im-
bocco della valle; il terreno presenta una: stratificazione meno evidente rispetto
agli altri biotopi ed una copertura di sottobosco. i
La serie delle specie raccolte tuttavia è abbastanza varia (16).
Famiglia Isotomidae — Con 173 esemplari costituisce la pari più consi-
stente del campionamento; sono presenti 6 specie, due delle quali predominano
per numero di individui: Folsomia multiseta (61 Pe: ed Isotomiella mi-
nor (55). ER re Se |
Famiglia Onychiuridae — Sono stati spe 111 esemplari pertinenti alle
specie Onychiurus armatus e Tullbergia krausbaueri, la prima: delle quali prevale
ampiamente sulla seconda (41 e 4 esemplari).
Le rimanenti Famiglie Poduridae, Sminthuridae ed: Entomobryidae compaio-
no con un esiguo numero di esemplari (complessivamente 25) € e due sole ‘specie
per ciascuna. |
Variazioni quantitative stagionali |
I tre campionamenti stagionali (maggio, luglio, ottobre) hare fomito in to-
tale rispettivamente 646. esemplari (10.V.73),. 1564 (23.:VII.73) e 1364 (3.X.73).
La quantità di Collemboli raccolti in primavera è circa un terzo nia a quella
relativa al periodo estivo e metà di quella riscontrata in autunno.
148 | L. DALLA MONTÀ
500
450 WV, PECCETA
[__] FAGGETA
400 i ©
350
3004 | N
200
Fig. LE ui inbliiseta Stach: .variazioni, quantitative stagionali
Come appare. dall’istogramma della es né. 2 il numero fatale: di pe».
aumenta progressivamente nella pecceta dalla primavera all’autunno; mentre nella
faggeta e nella pineta il massimo del popolamento è con ogni evidenza estivo.
E’ importante notare a questo proposito che l’entità delle popolazioni di F.
multiseta si manifesta con variazioni analoghe nei tre biotopi, tuttavia con. incre-
menti chiaramente più sensibili nella pecceta e nella pineta. Isotoma notabilis, in-
vece, che nel Prescudin dimostra di approfittare nel modo migliore del substrato
offerto dalla: singolare abetina artificiale, rileva in tutti i tre biotopi, ‘all’inizio del-
l'autunno, un innegabile dectitio della popolazione, ma ok og è certo meno avver-
tito nella pecceta. tia | | Lynne
COLLEMBOLI DEL PRESCUDIN 149
PECCETA [__] FA@GETA gg PINETA
150
7. 73
Fig. 4 - Isotoma notabilis Schaeffer: variazioni quantitative stagionali.
Quanto alle possibili spiegazioni dei casi relativi alle due specie, per la prima
si può forse pensare ad una maggiore tolleranza o forse ad una preferenza per
substrati non troppo freschi, tenuto conto della frequenza, tutt'altro che trascu-
rabile, delle precipitazioni estive nella vallata. L’ipotesi sembra confortata da os-
servazioni analoghe (dati inediti)? compiute in terreni di pecceta a humus non
evoluto presso S. Vito di Cadore, dove Folsomia multiseta è parsa trovarsi a suo
agio su lettiera di lenta decomposizione, senza dimostrare particolari esigenze di
umidità estiva. D’altra parte lo stesso GISIN (1952) non era a conoscenza di dati
di distribuzione delle specie concernenti l’Europa settentrionale e in ogni caso
prospettava Folsomia multiseta come apparentemente più legata ad ambienti più
caldi rispetto a quelli frequentati da Folsomia quadrioculata. La distribuzione sta-
gionale di quest’ultima nel Prescudin sembra appunto confermare il parere del-
l’Autore svizzero.
Per Isotoma notabilis (fig. n° 4) il confronto tra gli andamenti stagionali delle
popolazioni nei tre biotopi non aiuta ad avanzare una interpretazione plausibile;
l’esito straordinariamente buono della colonizzazione della pecceta è forse da at-
tribuire, almeno in parte, a singolari condizioni edafiche determinatesi nel sub-
strato in seguito al sovrapporsi di coperture vegetali tanto diverse in un arco di
tempo relativamente breve.
(2) Tesi di laurea: R. FERRARI - Collemboli terricoli di due biotopi forestali del Cadore.
Studio sulle variazioni faunistiche stagionali: 1970 - Istituto di Entomologia; Università di Padova.
150 L. DALLA MONTÀ
e È PECCETA. DoS FAGGETA ee Pineta.
Fig. 5 - Folsomia quadrioculata (Tullberg): variazioni quantitative .stagionali.
10. 5. 73 23. 7. 73 3. 10. 73
Fig. 6 - Isotomiella minor (Schaeffer): ‘variazioni quantitative stagionali. -
COLLEMBOLI DEL PRESCUDIN 231
WY, PECCETA ee FAGGETA a PINETA.
Fig. 7 - Isotomina bipunctata (Axelson): variazioni quantitative stagionali.
Isotomiella minor (v. fig. n° 6) manifesta variazioni quantitative stagionali
diverse nelle tre stazioni: essa pullula infatti d’estate nella faggeta, biotopo di ele-
zione nel bacino del Prescudin e, in molto minor misura nella pineta, diminuendo
sensibilmente nell’autunno e toccando livelli numerici veramente bassi nella pri-
mavera; nella pecceta invece sembra di assistere > ad un andamento sempre ritardato
di una ae
Isotomina Jini ine (v. fig. n° 7), ovunque abe in autunno, presenta
in tutti i biotopi il suo massimo nel campionamento estivo dimostrandosi nel. Pre-
scudin specie tipicamente primaverile.
_ Tenuto conto del non elevato numero di esemplari raccolti, Onychiurus ar-
matus denota una certa omogeneita di distribuzione nell’arco delle ‘stagioni (fig.
n° 8). L’apparente insensibilità al variare delle condizioni edafiche dalla prima-
vera all'autunno, in tre ambienti così diversi, si spiega verosimilmente con l’atti-
tudine della specie a cercare sedi appropriate a diversi livelli negli strati umiferi
e a tollerare substrati non sempre umidi se non proprio a « preferire suoli relati-
vamente secchi e caldi » guri 1952). |
Per le specie, di cui & stato ottenuto un numero piü esiguo di esemplari, ri-
sulta ovviamente meno agevole e significativo seguire le variazioni quantitative
stagionali. Pertanto non si è ritenuto opportuno dare alcuna rappresentazione
grafica.
Distribuzione verticale
Nell’arco della buona stagione, il complesso dei Collembali terricoli del Pre.
scudin si ripartisce nei tre principali strati del suolo secondo proporzioni caratte-
ristiche per ciascun biotopo, come riepilogato nella tab. n° 6. | es
Si può innanzi tutto osservare che, caso per caso, il contingente relativo all’oriz-
zonte profondo rimane presso che costante. |
422 ‘—L. DALLA MONTÀ
Le variazioni più sensibili riguardano invece gli orizzonti intermedio e super-
ficiale; il loro decorso è caratteristico in ogni stazione di prelievo, verosimilmente
secondo le condizioni ecologiche particolari a ciascun biotopo.
Fig. 8 - Onychiurus armatus (Tullberg): variazioni quantitative stagionali.
__ Al campionamento di maggio lo strato Aw si dimostra ovunque più. o meno
affollato. Nella .pecceta, evidentemente per l’umidità invernale tuttora regnante
sotto la lettiera indecomposta, la popolazione è in gran parte concentrata in alto.
Il fenomeno è accentuato nella faggeta, ove l’insieme dei Collemboli è pratica-
mente confinato in superficie. In questo caso la spiegazione è forse data dal ra-
pido disgelo primaverile, che, sia pur in via transitoria, impregna gli orizzonti
inferiori; nella pecceta il processo non si svolge così tumultuoso; soprattutto per-
ché il manto di neve, per la fitta, costante copertura delle chiome, vi ha subìto
ben diverse vicende, per quanto riguarda sia l’entitä dell’accumulo, sia il ritmo
di fusione. Nella pineta la distribuzione primaverile appare equilibrata nei tre
strati: la prevalente esposizione a SE e la ripidità della costa riducono al minimo
la durata dell’innevamento e consentono un rapido smaltimento delle acque (per
evaporazione e deflusso); l’insolazione e le frequenti piogge contribuisconò a man-
tenere a lungo condizioni favorevoli in tutti gli orizzonti.
Il prelievo di luglio indica un generale spopolarsi dello strato superficiale e
un corrispondente arricchirsi di quello intermedio. Nella pineta, rada e sottopo-
sta ad intensa insolazione, il fenomeno raggiunge gli estremi, tenuto conto del co-
stante livello di ” ospitalità” assicurato in H.
Singolare è il successivo comportamento dei Collemboli, quale si dimostra
al controllo d’ottobre. Il progressivo aumento settembrino dell’umidità nei boschi
considerati sembra essere alla base dell'aumento di popolazione nello strato Ao
della pecceta e della ricolonizzazione dell’analogo orizzonte nella pineta, a scapito,
in entrambi i casi, della densità in Ao. Invariata risulta essere invece la situazione
nella faggeta, a riprova, se necessario, delle generali attitudini di tale formazione
forestale a conservare nel suo ambito un sostanziale equilibrio di condizioni di
temperatura e di umidità durante la stagione vegetativa. |
153
COLLEMBOLI DEL PRESCUDIN
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154 L. DALLA MONTÀ
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RIASSUNTO
Sono esposti i risultati di una indagine faunistica sui Collemboli della Foresta del Prescu-
din (Prealpi Carniche, Pordenone).
Sono stati esaminati i suoli di tre habitat (pecceta, faggeta, pineta), dai quali sono stati
complessivamente prelevati, in tre periodi diversi dell’anno (10.V.73; 23 VII.73;. 3.X.73), 18
campioni di terreno. Sono stati raccolti in totale 3574 esemplari, dei quali 2150 (= 60%) in
pecceta, 1149 (= 32%) in faggeta, 274 (8%) in pineta. Sono rappresentate 21 specie, delle quali
la più abbondante è Folsomia multiseta Stach. Vengono esaminate anche le variazioni quanti-
tative stagionali e la distribuzione verticale.
ABSTRACT
Faunistic investigations on the springtails (Collembola) of the Prescudin forest (Carnic Prealps).
The Author reports the results of some faunistic investigations on the springtails of the
Prescudin forest (Carnic Prealps, Pordenone).
The soils of three habitats were studied (fir-, beech- and pine forests) from where 18
soil samples were collected on three different times of the year (10th May 1973; 23rd July
1973, 3rd October 1973). A total of 3574 specimens were collected, 2150 (= 60%) of which
were found in the fir forest, 1149 (= 32%) in the beech forest, and 274 (8%) in the pine
forest. 21 species are represented, the most abundant of which is Folsomia multiseta Stach.
Seasonal quantitative variations and vertical distribution are also examinated.
Indirizzo dell’ A.: Istituto di Entomologia Agraria, Via Gradenigo, 6 - 35100 Padova.
Mem. Soc. ent. ital., Genova, 60 (1981): 155-161, 20.11.1982
Luici DE Marzo
Istituto di Entomologia agraria - Università di Bari
OSSERVAZIONI MORFOLOGICHE SU ALCUNI MODELLI
DI SPERMATECA DI RINCOTI E COLEOTTERI
1. INTRODUZIONE
Al fine di contribuire alla conoscenza dell’ organizzazione funzionale della
spermateca degli Insetti, ho intrapreso un’indagine generale sulla fabbrica di tale
organo in vari gruppi.
In questa prima nota prenderò in considerazione alcuni modelli di sperma-
teca ricorrenti in specie di diverse famiglie, sia di Rincoti che di Coleotteri.
E° doveroso ricordare in questa occasione il basilare contributo dato dal
Prof. SERvADEI alla conoscenza morfologica della spermateca dei Rincoti ed alla
utilizzazione dei suoi caratteri in sistematica (SERVADEI, 1963).
2. MATERIALE E METODI
Gli organi esaminati, estratti da esemplari conservati a secco o uccisi da
poco per congelamento, sono stati liberati delle parti non cuticolari mediante trat-
tamento a caldo in una miscela di glicerina e acido acetico in parti uguali ed
inclusi in glicerina.
Le foto sono state riprese al Fotomicroscopio Zeiss III in campo chiaro.
Delle strutture adibite alla raccolta e conservazione degli spermatozoi sono
stati studiati: il ricettacolo (receptaculum seminis, R), il dotto (ductus spermate-
cae, D) e la ghiandola spermatecale (G). I comportamenti morfologici ritenuti di
particolare interesse sono stati riuniti per comodità di studio in sette gruppi
(a- g).
5. RISULTATI
Le spermateche da me osservate sono dei tipi più svariati, sia per le caratte-
ristiche morfologiche del ricettacolo che per quelle del dotto. Nei casi qui presi
in considerazione la spermateca è unica, tranne che nel Coleottero Scafidide Sca-
phydium quadrimaculatum (fig. 20), dove se ne trovano due, indipendentemente
collegate al gonodotto comune.
Il ricettacolo può essere di forma semplice, subsferica (fig. 21), oppure a
fica "AU, a falce. ad uno ec.
Il da è più o meno lungo, oppure manca (ricettacolo sessile); altre volte
è notevolmente lungo, anche molte volte più lungo dell’insetto che lo possiede
(per esempio, più di 10 volte nel Coleottero Tenebrionide Blaps mucronata).
Nei Coleotteri è di solito facilmente individuabile lo sbocco della ghiandola
spermatecale, perché, anche nei pezzi chiarificati con i metodi descritti, si ritrova
la parte cuticolare (intima) della ghiandola stessa, sotto forma di tubicino (dotto
efferente) o di sacchetto (setbatoio) di varia forma e sviluppo.
4 ‘comportamenti morfologici della spermateca, che ritengo di particolare inte-
resse, sono i seguenti:
156 pe | L. DE MARZO
Figg. 1-9 - Spermateche di Rincoti Eterotteri: 1, Corixa punctata (Corixidae); 2, Plea atomaria
(Pleidae); 3, Pyrrbocoris apterus (Pyrrhocoridae); 4, Rbyparochromus alboacuminatus (Lygaeidae);
5, Lygaeus pandurus (Lygaeidae); 6, Lygaeus equestris (Lygaeidae); 7, Coreus marginatus (Co-
reidae); 8, Coptosoma scutellatum (Plataspidae); 9, Holcostethus albipes (Pentatomidae). © ©
SPERMATECHE. DI RINCOTI E COLEOTTERI 197
Figg. 10-17 - Spermateche di Coleotteri Stafilinidi: 10, Creophilus maxillosus (Staphylininae);
11-17, varie specie della subf. Aleocharinae. |
158 | L. DE MARZO
a) Ricettacolo munito di due flange sclerificate coassiali a forma di piatto,
fra le quali si sottende la muscolatura intrinseca: secondo SERVADEI (l. c.) si trat-
ta di una pompa. Questa struttura si trova in molte specie di Rincoti Pentatomidi
e Acantosomatidi (fig. 9; SERVADEI, |. c., figg. I-XI) e nel Rincote Coptosoma
scutellatum (Plataspidae, fig. 8); nei Coleotteri la troviamo, più semplificata, in
Coccinella septempunctata (Coccinellidae, fig. 29).
b) Ricettacolo doppio, cioè fatto di due contenitori distinti di forma allun-
gata e più o meno contorta, con un lunghissimo tratto del dotto in comune ed
un breve tratto distinto. Si trova nei Coleotteri Tenebrionidi Blaps mucronata
(fig. 27) e Blaps gibba (fig. 28). La ghiandola spermatecale ha serbatoio di forma
molto allungata e sbocca in uno dei due rami del dotto (in B. mucronata), oppure
nel tratto in comune del dotto stesso (in B. gibba). Il dotto è notevolmente lun-
go: non meno di 27 cm in un esemplare di B. mucronata della lunghezza di 2,5 cm.
c) Ricettacolo con una o due derivazioni più piccole, o ” satelliti ” (C). Nel
Rincote Rhyparochromus alboacuminatus (Lygaeidae, fig. 4) il satellite è sessile
e comunica con il resto della spermateca attraverso un forellino. Nello Scidmenide
Mastigus pilosus (fig. 19) e in Isteridi Saprinini (fig. 22), invece, il satellite è
collegato al ricettacolo da un breve canale. Nello Stafilinide Bledius fureatus (fig.
18) i satelliti sono due, situati ai due poli del ricettacolo ed egualmente collegati
a questo da un canale molto breve.
d) Ricettacolo con complessa struttura interna derivante da invaginazione
delle sue pareti. Si trova nell’Isteride Saprinus semipunctatus (fig. 22) e in altri
Saprinini. In detta specie il ricettacolo presenta due invaginazioni sacciformi non
coassiali, dal lume delle quali fuoriescono rispettivamente il dotto della spermateca
e il canale di collegamento con il satellite.
e) Ricettacolo munito di una porzione basale a forma di tubicino con pareti
rigide, libere oppure concresciute in una massa unica. Detto tubicino è più o meno
lungo, sistemato rigidamente a spirale, o a matassa, o altrimenti contorto. Questa
situazione si trova in Rincoti Coreidi (fig. 7) e in varie specie di Coleotteri Sta-
filinidi della subf. Aleocharinae (figg. 13-17).
f) Spermateca interamente costituita da uno o due lunghi tubuli a pareti
piuttosto elastiche e resistenti, generalmente aggrovigliati, terminanti senza rile-
vante slargamento: in questo caso è ben difficile stabilite un confine morfologico
fra ricettacolo e dotto. La situazione è diffusa sia in Rincoti (figg. 1, 2) che in
Coleotteri (figg. 10, 20).
g) Dotto doppiamente invaginato su se stesso in modo da formare una sorta
di ” nassa”, più o meno grande rispetto al ricettacolo. E’ una situazione abba-
stanza caratteristica di Rincoti Pentatomidi (fig. 9; SERVADEI, |. c., figg. II-X).
4. (CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE
Da questa prima serie di osservazioni si può ricavare quanto segue:
— Sia in Rincoti che in Coleotteri esistono spermateche a pareti solide a
diverso grado di complessità morfologica, e ciò si può verificare non solo nell’am-
bito di una famiglia, ma anche in uno stesso genere. Sembra importante sottoli-
neare la presenza in entrambi gli Ordini del modello di spermateca tubuliforme
(senza ricettacolo differenziato: punto f) e di quello in cui Ja porzione basale del
ricettacolo è contorta (punto e).
SPERMATECHE DI RINCOTI E COLEOTTERI 159
Figg. 18 - 26 - Spermateche di Coleotteri: 18, Stenus furcatus (Staphylinidae);:19, Mastigus pilo-
sus. (Scydmaenidae); 20, Scaphidium quadrimaculatum (Scaphidiidae); 21, Sphaeridium scara-
baeoides (Hydrophilidae); 22, Saprinus semipunctatus (Histeridae); 23; Sisyphus schreberi (Sca-
rabaeidae); 24, Copris lunaris (Scarabaeidae);..25, Bubas bison (Scarabaeidae); 26, Onthophagus
vacca (Scarabaeidae). À 7) A
160 L. DE MARZO
Figg. 27 - 35 - Spermateche di Coleotteri: 27, Blaps mucronata (Tenebrionidae); 28, Blaps gibba
(Tenebrionidae); 29, Coccinella septempunctata (Coccinellidae); 30, Chrysomela rossia (Chryso-
melidae); 31, Cassida viridis (Chrysomelidae); 32, Coptocephala scopolina (Chrysomelidae); 33,
Amorphocephalus coronatus (Brentidae); 34, Lixus iridis (Curculionidae); 35, Otiorrhynchus
corruptor (Curculionidae). |
SPERMATECHE DI RINCOTI E COLEOTTERI 161
— Osserviamo, in gruppi ben distanti dal punto di vista sistematico, tipi
di spermateca in cui ” ostacoli ” di vario genere sono interposti lungo il cammino
degli spermatozoi: dotto notevolmente lungo (figg. 13, 23, 27, 28, 31, 32), por-
zione basale del ricettacolo contorta (figg. 7, 13-17), dotto e ricettacolo stesso a
forma di trappola (figg. 9, 22). E’ da notare infine la presenza, in famiglie diverse,
di satelliti del ricettacolo (figg. 4, 18, 19, 22).
BIBLIOGRAFIA
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the Curculionidae (Coleoptera). Trans. Royal Ent. Soc. London, 13: 417-489.
LEONARDI C., 1970 - Materiali per uno studio filogenetico del genere Psylliodes (Coleoptera Chry-
somelidae). Atti Soc. It. Sc. Nat. e Museo Civ. St. Nat. Milano, 110 (3): 201-223.
——, 1972 - La spermateca nella sistematica del genere Longitarsus (Coleoptera Chrysomelidae).
Atti Soc. It. Sc. Nat. e Museo Civ. St. Nat. Milano, 113 (1): 5-27.
Nuss in O., 1911 - Phylogenie und System der Borkenkäfer. Zeitsch. wissensch. Entom., VII:
333-339.
REGALIN R., 1980 - Le specie italiane del genere Labidostomis Redtenbacher (Coleoptera Chry-
somelidae Clytrini). Mem. Soc. ent. it., 59: 37-48.
SERVADEI A., 1963 - Il valore tassonomico delle spermateche degli Emitteri Eterotteri (Fam. Pen-
tatomidae e Acanthosomatidae). Atti Accad. Naz. It. Entomologia. Rendiconti, 11: 58-86.
WEBER H., 1968 - Biologie der Hemiptezen. Asher & Co., Amsterdam, 543 pp., 329 figg.
WHEELER Q.D., 1979 - Slime mold beetles of the genus Anisotoma (Leiodidae): classification
and evolution. Syst. Ent., 4: 251-309.
RIASSUNTO
Considerando la struttura del receptaculum seminis, la lunghezza del ductus spermatecae e
altri caratteri delle spermateche di Rincoti Eterotteri e di Coleotteri, l'A. ne individua varie
forme: a) ricettacolo con apparato a pompa; b) doppio ricettacolo con dotto comune; c) ricet-
tacolo con uno o due piccoli satelliti; d) ricettacolo con complessa struttura derivante da inva-
ginazione delle sue pareti; e) ricettacolo con parte basale nettamente attorcigliata; f) spermateca
tubulare; g) dotto a forma di ” nassa”. L’A. evidenzia la presenza di forme simili di spermateca
anche in specie sistematicamente lontane.
ABSTRACT
Morphological remarks about some forms of the spermatheca in Rhynchota and Coleoptera.
Several forms of the spermatheca are found in Rhynchota - Heteroptera and Coleoptera
when considering the shape of the receptaculum seminis (R) together with the length of the
ductus spermatecae (D), as well as other particular characters: a) receptaculum with pump-like
apparatus (figs. 8, 9, 29); b) double receptaculum with common duct (figs. 27, 28); c) recepta-
culum with one or two small satellits (C, figs. 4, 18, 19, 22); d) receptaculum with complex
invaginated walls (fig. 22); e) receptaculum with very twisted basal part (figs. 7, 13-17); f)
duct-like spermatheca (figs. 1, 10, 20); g) duct arranged in a trap-like structure (fig. 9).
The Author points out the presence of similar forms of the spermatheca in species which
are not, from a systematic viewpoint, closely related.
Indirizzo dell’A.: Istituto di Entomologia Agraria, Facoltà di Agraria, via Amendola, 165/A -
70126 Bari.
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| Mem. Soc. ent. ital., Genova, 60 (1981): 163-168, 20.11.1982
Jikf DLABOLA
Entomologiecké Oddeleni - Narodni Muzeum v Praze
ÜBERSICHT DER GATTUNG PERSEPOLIA AUS DEM IRAN
(Homoptera Auchenorrbyncha)
Der erste Vertreter der Flatiden-Gattung Persepolia im Iran wurde in höheren
Lagen des Landes wahrend einer ersten Iran-Reise gefunden. Bei weiteren Sammel-
Expeditionen wurde noch ein kleinerer Vertreter der Gattung in den Wüsten im
östlichsten Teil des Landes entdeckt. Jetzt füge ich zwei weitere noch kleinere und
kürzer gebaute Arten hinzu. Alle zusammen stellen nach den jetzigen Kenntnissen
der Nachbargebiete eine endemische Gattung dar. Die zwei neuen Taxa werden
hier beschrieben und abgebildet. Es handelt sich um ökologisch und zoogeographisch
einigermassen isolierte Taxa, die einerseits in den höheren bis höchsten Lagen
Zentralirans leben, andererseits aber aus der östlichen trocken ausgedörrten, heissen
Landschaft stammen. Diese Abhandlung ergänzt meine 19 Teilpublikationen über
die iranische Fauna, deren Umfang hiermit auf 546 Arten gestiegen ist.
Persepolia servadeina sp. n.
(Abb; 15%)
Gesamtlänge & 3,25-3,7 mm; 9 3,6-4,3 mm.
Nicht viel kleiner als P. secunda Dlabola, aber robuster gebaut, so schlank
nach hinten verlängert und die Vorderflügel nicht mit deutlich zipfeliger Ver-
lingerung: hier sind die Vorderflügel zwar auch muschelig zugeklappt, buckelig
aufgetrieben und der Vorderkörper ähnlich gebaut, aber die Vorderflügel sind
apikal nieht parallel verlängert, nur halbmondartig im Gesamtumriss. Humeral-
schwiele deutlich aufgetrieben, im Clavus an der gekörnelten Stelle und besonders
auf dem Clavalnerv bogig buckelig gekrümmt (in Seitenansicht gut sichtbar),
dadurch einen Höcker bildend.
Vorderkörper ähnlich wie bei P. columbaia Dlabola et Safavi, die Stirnkon-
kavität hier nicht so tief, aber doch vorhanden. Der Stirngipfel von oben gesehen
fast regelmässig gerundet. Kopfseiten kielig begrenzt, mit 2 parallelen braunen, zu
den Augen ziehenden Strichen.
P. servadeina unterscheidet sich von der nächstfolgenden Art durch einem
im Vergleich zum Pronotum längeren Scheitel, der quadratisch gebaut ist. Bei
jasmuriana ist der Scheitel viel breiter als lang. Fühler bei jasmuriana von oben
sichtbar, bei servadeina kürzer, von oben unsichtbar, Kopfgipfel bei servadeina in
Seitenansicht buckelig hervortretend, bei jasmuriana viel kleiner. Seitenkiele der
Stirn bei jasmuriana kräftiger als bei servadeina; Seiten des Gesichtes vor den
Augen mit einem schattigen, braunen Fleck, parallel zum Scheitel-Seitenrand läng-
lich verlaufend oder fehlend. Bei servadeina ähnlich gefleckt oft auch der Seitenkiel
unten im Seitenwinkel braun gestrichelt, besonders bei den dunkleren Exemplaren.
ö Aedoeagus länglich, zum Apex schwach verdickt, am Dorsalrand längs
gerundet verdickt, apikal nur sehr schwach eigenschnitten. Styli und Afterröhre
ähnlich wie bei der folgenden Art. .
164 J. DLABOLA
sea
DEN tr ann ts
Persepolia servadeina sp. n. - 1: Gesamthabitus, 2: Aedoeagus von hinten, 3: Afterröhre von
oben, 4: Stylus von vorne, 5: Vorderkörper von oben. — Persepolia jasmuriana sp. n. - 6: Ge-
samthabitus, 7: Aedoeagus von der Seite, 8: Gesicht, 9: Vorderkörper von oben, 10: Aedoeagus
von hinten, 11: Stylus von der Seite, 12: Stylus von vorne. — Persepolia columbaria Dlabola et
Safavi - 13: Vorderflügel-Umriss. — Persepolia secunda Dlabola - 14: Vorderflügel-Umriss.
PERSEPOLIA AUS DEM IRAN 165
Verbreitung: SO-Iran, aber nördlicher als die nachstfolgende P. jasmuriana
seh,
Untersuchtes Material: Holotypus 6 Paratypen 52 4 4 2 2: C-Iran, Mahan, 30-31.V.77,
leg. Dlabola (Lok. Nr. 351). Weitere Paratypen: C-Iran, Kermanshahan, 21.III.73, 1 6, 4
Larven (Lok. Nr. 130); SO-Iran, 40 km nord-westlich von der Stadt Paskün, 29.III.73, 1 Ex.
(Lok. Nr. 139); SO-Iran, Saravän, in südwestlicher Richtung von der Stadt, 29.111.73, 1 Ex.
(Lok. Nr. 140); SSO-Iran, nordöstlich von Zabolf, 30-31.111.73,3 6 6 1 2 (Lok. Nr. 141, 142);
SO-Iran, Tange-Sarhé, 900 m, 10.1V.73, 3 66 (Lok. Nr. 154); SO-Iran, südsüdöstlich von
Bazman, 13-14.IV.73, 2 Ex. (Lok. Nr. 160, 163); O-Iran: Khatunabad bei Bam, 25.1V.73, 2 Ex.
(Lok. Nr. 179); O-Iran, 13 km westsüdwestlich von Kerman, 29.IV.73, 1 Ex (Lok. Nr. 182);
C-Iran, Gawk, 31.V.77, 2 Ex. (Lok. Nr. 352); O-Iran, 20 km nordwestlich von Zahedan, 3.VI.77,
1 Ex. (Lok. Nr. 356) leg. Dlabola.
Holotypus und Paratypen in der Sammlung des Nationalmuseums, Praha (Nr. 19493).
Die Erklärungen zu den Biotopen findet man mit Hilfe der Numerierung in
den Reiseberichten von Hoberlandt (1974 und 1981) über die I. und II. Expedition.
Der Reisebericht über die III. Expedition wird in der gleichen Serie erschienen.
Diese relativ häufige Persepolia-Art wird nach dem unlängst verstorbenen Prof.
Dr. Antonio Servadei, dem bekannten Homopterologen, meinem Freund und Mi-
tarbeiter von der Universität Padova, zu Gedenken benannt.
Persepolia jasmuriana sp. n.
(Abb. 6 - 12)
Gesamtlänge & 3,5-3,8 mm, 2 3,7-3,8 mm.
Kleinere, bräunliche, aber robustere. weniger seitlich zusammengedrückte Art,
mit nur einfach gerundeten, nicht parallelseitig zipfeligen Vorderflüseln.
Grundfarbe matt dunkel ockergelb und stellenweise dunkler braun, ähnlich
wie bei P. secunda Dlabola. Diese schattige braune Zeichnung nur an den tergalen
Vorderkörper-Seiten bzw. auf dem Kopfsipfel entwickelt. Ganze Oberseite stark
mit Wachsbelag bedeckt und dadurch die Vorderflügel grauweiss gefärbt.
Scheitel kürzer als breit. Stirn schwach konkav, Kopf mit den Augen breiter
als das Pronotum. Mittlere Pronotallänge gleich der mittleren Scheitellänge. Vor-
derflügel halbkreisformig im Umriss. am Innnenrand breit seicht sattelartig vertieft,
Apex bogig ausgerandet, Costalrand kreisbogig. Clavus hoch bogig buckelig uneben.
Costalränder der Vorderflügel muschelig zugeklappt. Frisch geschlüpte Tiere auf
der Vorderflügel-Fläche sowie an der ganzen Körperseite dicht mit grauweissem
Wachsbelag bedeckt.
4 Aedoeagus in Dorsalansicht kaum mehr als zweimal so lang wie an der
breitesten Stelle subapikal breit. seitlich konkav. apikal unreselmässig bogig ge-
rundet, apikal mit bogiger Konkavität. subapikal mit 2 ovalen Skulpturen, die
vertieft zu sein scheinen, mediane Dorsalverdickung deutlich entwickelt als bei der
vorangehenden Art.
Verbreitung: SO-Iran, Provinzen Makran und Baluchestan, Küstengebiete
mit der niedrigen Vegetation der salzigen Böden.
Untersuchtes Material: Holotypes & Paratypen 46 66929: S-Iran, Gipfel-Zone von
Kuh-e Geno, 1600-2100 m, 4-5.V.77, leg. Dlabola (Lok. Nr. 322). Weitere Paratypen: SO-Iran,
12 km südsüdöstlich von Bazman, 13.IV.73, 4 Ex. (Lok. Nr. 160); SO-Iran, 21 km 29.111.73,
5 Ex. (Lok. Nr. 140); SO-Iran, Bahu-Kalat, 3-4.I1V.73, 1 Ex. (Lok. Nr. 147); SO-Iran, 18 km
südöstlich von Tangé-Sarhé, 900 m, 10.IV.73, 1 Ex. (Lok. Nr. 154); S-Iran: Isin, 26.V.73, 12
Ex. (Lok. Nr. 213); S-Iran: Kuh-e Geno, 27-28.1V.77, 600-1000 m, 15 Ex. (Lok. Nr. 318);
S-Iran: Isin, 28.IV.-6.V.77, 3 Ex. (Lok. Nr. 320); S-Iran: 17 km nordöstlich von Rudan,
166 J. DLABOLA
Tunnel Nr. 7, 15.V.77, 3 Ex. (Lok. Nr. 331); S-Iran: Chän-e Bargeh, 35 km südlich von Kahnuj,
15-16.V.77, 690 m, 1 Ex. (Lok. Nr. 332), les. Dlabola.
Holotypus und Paratypen in der Sammlung des Nationalmuseums, Praha (Nr. 19494).
BESTIMMUNGSCHLÜSSEL DER PERSEPOLIA-ARTEN
1. Über 7 mm gross, Vorderflügel (fig. 13) subapikal verengt, apikal bogig ver-
‚breitert, beiderseitig und ventral dicht zugeklappt. Aedoeagus lang bosig,
dorsal verdickt, seitlich konkav . P. columbaria Dlabola et Safavi, 1972
— Unter 5 mm gross, Vorderflügel nicht so lang zipfelig nach hinten verlängert.
2. Vorderfligel mehr als zwei mal so lang wie breit und nach hinten verlänger
(fig. 14), aber apikal verengt, verbreitert. Aedoeagus plump, kurz röhrenförmig,
quen-apilalcaboestiizi n sen esa) asti Jol? asecunda: Dlabolas:. 1981
— Vorderfliigel höchstens zweimal so lang wie breit, Costalrand kreisbogig ge-
krümmt, Apikalrand nur bogig verengt und verkürzt. Aedoeagusapex von oben
gesehen bogig.
3. Vorderflügel apikal fingerartig verengt, Scheitel länger als breit, api =
mehr als zweimal so lang wie subapikal breit, apikal gerundet
P. servadeina sp. n.
— Vorderflügel ii I Boa avidi au Scheitel kürzer als
breit. Aedoeagus kürzer als die doppelte Breite, an den Seiten konkav, in der
Mitte verengt, apikal schief und uneben abpestutzt, in der Mitte bogig ausges-
O n ee) PP (AMORI Sp. Al,
OKOLOGISCH-ZOOGEOGRAPHISCHE SCHLUSSFOLGERUNGEN
Wie aus der Karte hervorgeht, ist die neue Art P. jasmuriana ein halophiler
Küsten-Besiedler, der in den wärmsten und niederen Lagen Irans verbreitet ist.
Dabei ist interessant. dass diese Art auch in die höheren Lagen des Garmsirs steigt,
wie die reichhaltige Ausbeute vom Gebirge Geno zeigt. In den östlichsten Biotopen
kommt diese Art mit den anderen vor, aber im Süden Irans ist sie breit isoliert.
Die Trennung vom Areal der P. columbaria ist auch sehr breit.
P. columbaria ist ein Zagross-Besiedler der Gattung, ein ökologisch an Amyg-
dalus-Bäume und Gesträuch gebundenes und deswegen auch meistens nur oreal
vorkommendes Element. Im östlichsten Gebiet wurde sie nicht gefunden.
P. servadeina ist eine nordöstlich abgesonderte Art, die mehr an kältere Be-
dingungen der Bergketten angepasst ist. Es ist eine meistens weit von der Küste,
aber tief in den Zentralgebieten vorkommende, kleinhügelige Landschaften bevor-
zugende Art.
Die ökologische Charakteristik der vierten Art, P. secunda ähnelt jasmuriana,
ist: aber-huch: deutlicher ein Meeresktisten-Bewohner. An: diesen Biotopen bevorzugt
sie halophile Vegetation und nur im Einzelfall wurde sie in einer beschränkten
reliktären Population auch entfernter vom Meeresufer entdeckt, aber auch an Stel-
len, wo man ähnliche Klima- und Vegetations- Verhältnisse erwarten kann. Es
handele sich-hier. also. aimeResia des grosseren alten Areals. An diesem Biotop
wurde sie auch mit den beiden anderen Persepolia-Arten zusammen gesammelt.
Diese Biotope sind in trockenen Waadi zu finden, mit einer Savanna-ähnlichen
Pflanzen- Komposition, wo. meistens xerophile, aber auch halophile Pflanzen domi-
nieren. Merkwürdig ist, dass diese a auf ER Biotop auch in Menge gesammelt
wurde. / |
167
PERSEPOLIA AUS DEM IRAN
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lia-Arten: A - P. secunda Dlabola, B - P. jasmuriana
P. columbaria Dlabola et Safavi.
Verbreitungskarte der iranischen Persepo
P. servadeina sp. n., D -
ARRE Ko
168 J. DLABOLA
LITERATUR
DLaBoLA J., 1974 - Ergebnisse der tschechoslowakisch-iranischen entomologischen Expedition
nach dem Iran 1970. III. Homoptera, Auchenorrhyncha (I. Teil) - Acta ent. Mus. Nat.
Pragae, suppl. 6: 29-73.
——, 1981 - Ergebnisse der tschechoslowakisch-iranischen entomologischen Expeditionen nach
dem Iran (1970 und 1973) (Mit Angaben über einige Sammelresultate in Anatolien)
Homoptera, Auchenorrhyncha (II. Teil) - Acta ent. Mus. Nat. Pragae, 40: 127-311.
DLABOLA J. & Saravı M., 1972 - Persepolia, eine neue Zikadengattung aus Iran. Homoptera,
Auchenorrhyncha - Entom. et Phytopath. Applig., Teheran, 33: 1-6.
HOBERLANDT L., 1974 - Results of the Czechoslovak-Iranian entomological expedition to Iran
1970. I. Introduction - Acta ent. Mus. Nat. Pragae, suppl. 6: 9-20.
——, 1981 - Results of the Czechoslovak-Iranian entomological expeditions to Iran. Introduction
| to Second expedition 1973 - Acta ent. Mus. Nat. Pragae, 40: 5-32.
MELICHAR L., 1902 - Monographie der Acanaloniiden und Flatiden (Homoptera) - Annal. Na-
turhist. Hofmus., Wien: 178-253.
RIASSUNTO
Ce AA alla conoscenza delle specie iraniane del genere Persepolia (Homoptera Auchenor-
rhyncha).
Vengono descritte due nuove specie di Omotteri Auchenorrhinchi dell’Iran appartenenti
al genere Persepolia: P. servadeina e P. jasmuriana.
ABSTRACT
Contribution to the knowledge of the Iranian Persepolia (Homoptera Auchenorrhyncha).
Two new species of Homoptera Auchenorrhyncha from Iran are described: Persepolia
servadeina and Persepolia jasmuriana.
Indirizzo dell’A.: Entomologické oddeleni : Narodni Muzeum v Praze - 148 00 Kunratice, Praha
(CSSR)italae Lt tali
Mem. Soc. ent. ital., Genova, 60 (1981): 169-176, 20.11.1982
GIORGIO DOMENICHINI
Istituto di Entomologia - Facoltà di Agraria - Università Cattolica - Piacenza
STRUTTURE DI TRIALEURODES VAPORARIORUM (WESTW.)
CLORO PONZIONIS
(Homoptera Aleyrodidae)
Nel corso delle ricerche al Microscopio Elettronico a Scansione sulla morfo-
logia di alcuni Imenotteri Calcidoidei ebbi a rilevare strutture meritevoli di com-
parazione con quelle omologhe di altri Pterigoti. Tra questi ultimi esaminai un
Omottero Sternorrinco, il Trialeurodes vaporariorum (Westw.) di cui potei rife-
rire preliminarmente su alcune caratteristiche; altre tuttavia mi erano apparse così
peculiari da suggerirmi uno studio particolareggiato (DOMENICHINI, 1977).
Questa specie è stata oggetto di alcuni lavori morfologici (Gomez - MENOR,
1945; ZAHRADNIK, 1963; HILL, 1969) e, particolarmente di natura eco-etologica,
tra i quali assai noti sono quelli di WEBER (1930-1954). La conoscenza delle strut-
ture è rimasta circoscritta in gran parte a quanto concede il microscopio ottico;
ciò che non è molto per una specie così piccola, soggetta, nello studio, all’appiat-
timento dei liquidi diafanizzanti e dei vetrini, nonché ai limiti del potere risolu-
tivo del sistema lente-luce. TREMBLAY & IACCARINO (1978) nell’indagine sul pu-
pario di Aleurotuba (= Aleurotrachelus) jelineki (Frauen.) hanno dato un saggio
di quanto possa essere chiarito sugli Aleurodidi con il M.E.S.
NEANIDE DI PRIMA ETÀ
Il capo visto dorsalmente occupa circa 1/4 della lunghezza del corpo. Seb-
bene non sussista una completa sutura cefalo-toracica, si individua dietro gli ocelli
dorsali una linea di demarcazione all’altezza della quinta setola marginale. Ventral-
mente il capo lascia spazio all’articolazione delle zampe, ma si insinua tra di esse
con un prolungamento mediano fino alla base del secondo paio; presenta due paia
di ocelli, uno dorsale e uno ventrale. Gli ocelli sono situati dietro la quarta setola
marginale, dalla cui base ogni organo visivo dista 2-3 volte la propria lunghezza;
una distanza circa uguale li separa dalla coppia dorso-mediana di setole cefaliche
(Tav. I, in alto).
La coppia ventrale di ocelli è collocata ai lati esterni della base delle antenne
(Tav. II, freccia bianca, a destra).
Sopra il clipeo e tra le antenne si articolano due setole lunghe quasi quanto
quelle poste sul lato interno delle coxe del secondo e del terzo paio.
Il rostro si presenta come un cono parzialmente invaginato in una base ci-
lindrica collocata a metà tra le coxe anteriori e quelle mediane.
Le antenne nelle neanidi di prima età hanno molta somiglianza tra loro nelle
diverse specie di Aleurodidae, tuttavia la loro conformazione ha determinato per-
(*) Ricerca effettuata con il contributo del C.N.R. - Programma finalizzato Promozione
della Qualità dell'Ambiente.
170 G. DOMENICHINI
plessità e discordanze sul numero degli antennomeri'. Ciò è dovuto sia al fatto
che la parte prossimale tronco-conica può essere interpretata come protuberanza
cranica sulla quale si innesta l’antenna, sia al segmento apicale che presenta l’aspet-
to di breve filamento conico lungo pochi micron (4-5 u in Trialeurodes vapora-
riorum) e può essere ritenuto un sensillo. Inoltre, l’articolo maggiore, in corti-
spondenza di talune fila trasverse di processi spiniformi, diminuisce il diametro
lasciando nel dubbio che ciò corrisponda ad una segmentazione.
Quanto alla parte basale dell’ antenna essa presenta due sensilli basiconici
subapicali e, soprattutto, cuticola liscia come gli altri articoli antennali. Ciò la
differenzia dal circostante territorio del capo e da gran parte della superficie ven-
trale del corpo che sono fittamente punteggiate da minute pustole cerose. Altri-
menti l’esistenza di tali produzioni è limitata a zone membranose della cuticola
(Tavv. II, IV) sulle zampe, nel rostro e tra il secondo e il terzo articolo antennale.
Sensilli sono situati sul secondo articolo antennale, presso la base del terzo
articolo e poco sopra; inoltre, fila irregolari trasverse di sensilli sono collocate
lungo il segmento. |
Le zampe sono tra loro molto simili: hanno tutte articolazioni ben sviluppate
e tra loro differenziabili. Gli arti del primo paio sono predisposti per movimenti
remigatori anteriori; quelli del secondo e terzo paio sono diretti posteriormente,
come si può rilevare dalla positura delle coxe e dei trocanteri (Tavv. II, III in
alto). Le tibie sono sormontate da corte setole spiniformi; prossimalmente sulla
superficie laterale esterna le sormonta una setola assai lunga, simile a quella arti-
colata sul lato interno della coxa. Queste vistose setole mancano dalle zampe del
primo paio. Alcuni sensilli chetici propriorecettori sono collocati alla base delle
coxe, rivolti verso la cuticola del corpo, all’apice dei trocanteri appoggiati al fe-
more e all’estremità di quest’ultimo, aderenti alla tibia.
Il tarso (Tavv. II, III) ha un articolo prossimale a forma di spicchio sferico,
attenuato sul lato esterno della zampa; un secondo articolo, irrobustito alla base
dall’inserzione di una lunga setola ricurva, termina senza unghie e con un pretarso
a forma di disco, la cui funzione adesiva sembra indubbia; in correlazione con
l’uso del pretarso, la setola del metatarso potrebbe fungere ora come coadiuvante
per l’adesione al substrato, ora come liberatoria.
Ben diversamente si configura il tarso presso neanidi di altri Omotteri Ster-
norrinchi, pur essi destinati a immobilizzarsi sulla pianta nelle età successive. Le
due robuste unghie della neogallecola-gallecola di Viteus vitifoliae Ficht. o l’un-
ghia della neonata di Quadraspidiotus (Comstockaspis) perniciosus Crust. sono at-
torniate da coppie (tre nel primo caso, due nel secondo) di appendici filamentose
dilatate apicalmente a costituire delle sorta di ammortizzatori destinati ad attenuare
l’impatto con il supporto anziché ancorare l’insetto alla pianta (Tav. XXVII).
La ” depressione vasiforme ”’ accoglie il complesso anale: tra l’opercolo e la
lingula, in una zona membranosa dai bordi distali sclerificati, è situata l’apertura
(!) Nell’attribuire tre articoli all’antenna di Aleurodes (recte Aleurolobus) olivinus, Sil-
vestri (1911) commenta: « Il terzo articolo termina con una breve setola che potrebbe essere
anche considerata come un quarto articolo rudimentale, inoltre, un poco innanzi all’apice ha
una piccola sporgenza esterna ad un angolo su cui si trova una brevissima setola. In corrispon-
denza a questa parte dell’antenna io non ho distinto una divisione, diversamente da quanto
osservarono il TuLLBERG! e il TRAGARDH in larve di Aleurodes ». Nel 1939 l’Autore indica come
costituita di quattro articoli l'antenna delle neanidi di prima età nell’ambito della Famiglia.
TRIALEURODES VAPORARIORUM: STRUTTURE E FUNZIONI PAL
anale. In fase di defecazione l’insetto solleva l’opercolo dorsalmente, espone la
zona membranosa dell’ano ed estroflette caudalmente la lingula. Quest’ultima con
la sua parte distale concava a forma di paletta colpisce le gocce escrementizie
allontanandole dal corpo. Si deve rilevare che, tra tutte le parti del corpo, questa
subisce, nel corso delle mute e della metamorfosi, le minori modificazioni.
Il complesso anale è anche la sola regione che già in tutti gli stadi preimma-
ginali si presenta ricoperta di quei peli cerosi che rivestono tutto il corpo del-
l’adulto. La peluria potrebbe avere qui la funzione di impedire alla melata di ac-
collarsi alla cuticola.
Attorno alla ’ depressione vasiforme ” sono numerose anche quelle minute
pustole cerose che ancor più fittamente e regolarmente ornano la cuticola della
regione ventrale del corpo.
NEANIDI DI ETÀ SUCCESSIVE ALLA PRIMA
I lavori morfo-tassinomici sugli Aleurodidi hanno fatto conoscere le notevoli
modificazioni che si verificano con la prima muta.
Si vuole osservare che dalla seconda età le appendici, malgrado siano forte-
mente ridotte in rapporto alle diminuite necessità funzionali, mantengono netta-
mente percettibile la segmentazione.
Le antenne risultano di quattro segmenti, di cui quello distale è digitiforme.
Le zampe sono provviste di coxa e trocantere voluminosi, saldati sul lato interno
al torace; il femore, la tibia ed il tarso, subcilindrici, diminuiscono progressiva-
mente di diametro e sono tra loro praticamente inarticolati.
Il primo paio è rivolto anteriormente, il secondo ed il terzo sono quasi ada-
giati sul corpo in direzione posteriore. La pressione esercitata dagli arti contro il
supporto al quale i dischi tarsali si fissano, consente movimenti dell’insetto sia
verticali che oscillatori, utili all’uso degli stiletti boccali.
Tra la base delle zampe anteriori e medie, nonché tra queste ultime e le po-
steriori, sono collocate verso il margine esterno due coppie di stigmi; sul Jato del
loro bordo rivolto verso l’asse longitudinale mediano del corpo, sporgono due
produzioni tegumentali emisferiche disposte come a protezione dello stigma (Tav.
III, in alto).
La neanide di quarta età si riveste di cera: filamenti di questo materiale fuo-
riescono da numerosi tubi ciripari dorsali (Tavv. VII e IX) che, quando ricoperti
di poco secreto, appaiono di forma conica (Tav. V).
Si riscontrano più ordini di sbocchi ciripari. Quelli aventi dimensioni minori
sono una cinquantina, situati lungo tutto il margine dorsale del corpo, con l’aper-
tura rivolta verso l’esterno. Gli sbocchi di mole maggiore hanno invece posizione
arretrata e sopraelevata rispetto ai precedenti e l’apertura è diretta dorsalmente:
ne ho riscontrato due coppie rispettivamente nel capo e nel mesonoto, una coppia
sul terzo, sul quarto e sull’ottavo urotergite, verso la sua estremità caudale. Se-
condo ZAHRADNIK (1963) il numero di queste ” soies cirières ” marginali e dorsali
varia con il variare della pianta ospite. Si deve aggiungere che le dimensioni degli
sbocchi ciripari marginali sono variabili in rapporto con l’attività secretoria; al-
cuni di essi sviluppano un diametro che si accosta a quello delle papille dorsali
e altri, scarsamente attivi, sono irrilevanti.
Ogni sbocco è del tipo multiloculare, con una apertura circolare centrale e
nove aperture laterali a sezione subtriangolare: esso si presenta come una ruota
costituita da un asse a nove raggi, con il mozzo cavo.
172 G. DOMENICHINI
Qualche analogia si pud riscontrare confrontando questa struttura con lo
sbocco delle ghiandole ciripare perivulvari, pentaloculari, dei Diaspini (Tav. VIII)
le quali però si aprono a livello della cuticola anziché sopraelevarsi.
ADULTO
Una delle caratteristiche più salienti che si rilevano quando si inizia lo stu-
dio al M.E.S. degli adulti, è il loro rivestimento peloso da cui sono esenti solo
poche zone del tegumento. Questi peli manifestano la natura ghiandolare presen-
tandosi come produzioni tegumentali coniche, prive dell’anello membranoso basale
dei sensilli chetici, dal cui apice fuoriesce una goccia di cera (Tavv. XI, XII, XVI,
XXII, XXIII, XXIV, XXVIII). La loro rottura casuale nella preparazione per lo
studio al M.E.S. li rivela internamente cavi.
A queste minutissime sfere cerose si aggiungono numerosi bruscoli, grumi e
informi masserelle cerose distribuite con le zampe su varic parti del corpo e pro-
venienti dalle placche urosternali come descritto da WEBER. Tuttavia sono preva-
lentemente i peli ghiandolari a conferire l’aspetto biancast-o e polveroso agli adulti.
Le parti membranose, per lo più intersegmentali, mancanti di peli, hanno mi-
nute pustole rotondeggianti (assai inferiori al micron) che trasudano sostanza di
aspetto ceroso, confermando l’attitudine dell’epitelio tegumentale in genere a tale
produzione.
Il rivestimento di peli, passibile anche di variazione di spessore in rapporto
all'entità del secreto da essi prodotto, potrebbe funzionare come mezzo di ter-
moregolazione. Organismi piccoli viventi in ambiente a microclima tropicale po-
trebbero superare problemi di raffreddamento del corpo aumentando la dissipa-
zione di calore e ciò può essere conseguito accrescendo lo strato esterno isolante
(cfr. KREITH, 1975; STRUNK, 1971; BAKKEN & GATES, 1974). Nel capo si riscon-
trano due gruppi di ommatidi, uno dorsale di circa una cinquantina di elementi ed
uno ventrale di una trentina; sono spesso connessi da un elemento visivo (Tav.
XII in basso) o ne sono separati da alcune fila di peli ghiandolari (Tav. XII in
alto) che, sulle tempie, sono un poco più lunghi che sul resto del capo.
L’occhio composto è formato da due gruppi contigui di ommatidi, uno der-
sale di quasi una cinquantina di elementi ed uno ventrale di circa una trentina:
un ommatidio congiunge le due masserelle visive ovoidali, ma quando esso man-
ca, il ciuffo di peli ghiandolari si insinua a dividere nettamente l’occhio in due
parti. Il colore degli occhi è bruno nero, sicché spicca dal resto del corpo rico-
perto di cera.
Le cornee ommatidiali presentano sporgenze reticolari a modello esagonale
attraverso le quali l’indice di rifrazione può gradualmente passare da quello del-
l’aria a quello dell’occhio. Proprietà similari sono individuate nell’occhio di tipo
crepuscolare-notturno idoneo ad assorbire più luce.
Il Trialeurode presenta invece costumi diurni ed è attirato notoriamente dai
pannelli cromotropici di color giallo sicché potrebbe ipotizzarsi che tale reticolo
della cornea funzioni come filtro assimilabile a una lente di oscuramento.
Anche l’ocello laterale ha superficie corneale con sporgenze ba>cilliformi. so-
miglianti a quelle rotondeggianti degli ommatidi di insetti notturni (Tavv. XIII,
XIV e XV),
Le antenne presentano alcuni sensilli chetici a base convessa. prossimalmente
sul primo e verso l’apice sul secondo articolo, organelli che si riscontrano in nu-
merose altre parti del corpo (Tavv. XI, XII, XXII, XXIII, XXVIII in alto).
TRIALEURODES VAPORARIORUM: STRUTTURE E FUNZIONI, 173
All’apice del III segmento sono collocati due rinari tra cui è insinuato un
vistoso sensillo loboso. Un complesso sensoriale simile è collocato subapicalmente
al settimo antennomero, il quale termina con un lungo sensillo filamentoso (Tav.
XVI).
Ogni rinario è costituito da una piastra cilindrica che porta un sensillo pla-
coideo; sulla circonferenza del rinario hanno la loro base lunghe formazioni tri-
coidi che si piegano verso il centro a costituite una sorta di gabbia attorno al sen-
sillo placoideo (Tav. XVI).
I rinari primari più comunemente riscontrati negli Afidi presentano sulla cir-
conferenza, anziché lunghi peli, produzioni tegumentali a forma di nastro sfran-
giato, anche qui ripiegate verso il centro sulla piastra sensoriale interna (Tav.
XVII, in alto).
Nel torace della femmina il mesoscuto e una modesta zona contigua hanno
rarefatta quella peluria che pure interessa il resto del torace, compresi gli scleriti
alari (Tav. XXVIII). Questo territorio non è del tutto glabro, ma è percorso da
file di peli che si intersecano disegnando più serie di rombi.
Sulla loro cuticola si differenziano fossette ovoidali glabre o pelose (Tav.
XVII) simili a quelle riscontrate in altri insetti e indicate come punti di emissione
del secreto delle ghiandole a feromoni.
Nelle ali l’ingrossamento del margine e il suo andamento ondulato (Tav.
XXVIII, in basso) conferiscono resistenza alla delicata membrana alare. Anche il
bordo e le nervature sono rivestite di peli. Alla base della congiunzione delle ner-
vature (R+M+Cu) si notano sensilli ampullacei (Tav. XXVIII in alto e in mezzo).
Le zampe presentano gruppi di sensilli placoidei, riscontrabili, in molti insetti
di altri Ordini, presso l’articolazione del trocantere con la base del femore. Setole
sensorie del tipo presente anche sulle antenne, sul torace, sull’addome e perfino
sui parameri del fallo sono situate attorno agli organi sopra indicati.
Sulle articolazioni sono, inoltre, differenziate spine robuste dalla superficie
scanalata longitudinalmente, riunite a verticillo in numero di 4-5, o in fila serrata
a pettine, o disposte isolatamente, ma con regolarità lungo e attorno ai segmenti
(Tav. XXV).
Il pretarso degli Aleurodidi ha suscitato l’interesse degli AA. anche perché
offre caratteristiche di valore sia per l’aspetto tassinomico che per quello del com-
portamento. Tra le unghie si articola un robusto sperone (paronychium o arolio)
che nella specie in argomento si ingrossa all’apice formando una spatola tricuspide
(Tav. XXVI in alto). Il suo utilizzo per la raccolta della cera e per la sua distri-
buzione sul corpo trova conferma nel perfetto adattamento delle sue terminazioni
appuntite ai trucioli cerosi prodotti dalle placche ventrali ghiandolari (Tavv. XIX
in alto e XX).
La cera viene anche raccolta mediante gli speroni e i ” pettini ” delle altre
articolazioni delle zampe, come descritto da WEBER, ma il compito di spalmarla
sul corpo sembra precipuo di tale strumento, il quale, inoltre, può assumere im-
portanza nella deambulazione, che negli Aleurodidi si verifica sulla punta del pre-
tarso, tenendo discosto il corpo dal substrato colloso ricco di melata. Tra le due
unghie, in posizione simmetricamente opposta e collocata all’apice del metatarso,
incombe una lunga setola sensoria curvata verso il basso a sfiorare il substrato
(Tav. XXVI).
174 G. DOMENICHINI
x
Di frequente è stata riscontrata una presenza analoga nelle zampe di altri
insetti, e in alcuni casi sono state individuate in esso le caratteristiche di organo
chemiorecettore.
Nell’addome la presenza di placche ventrali che accolgono gli sbocchi di
ghiandole ciripare è carattere generalizzato nei rappresentanti della Superfamiglia.
Queste placche sono situate in coppia su taluni urosterniti, separate tra loro da
uno spazio subtrapezoidale. Sono quattro coppie nel maschio, poste dal terzo al
sesto urite, sei coppie nella femmina, dal terzo all’ottavo urite.
Ciascuna placca risulta delimitata da una cornice di rilievi tegumentali (Tav.
XVIII); entro di essa si allineano i minutissimi pori della cera, secreta da un sot-
tostante complesso alveolare delle ghiandole relative.
Gli sbocchi si dipartono dalla cuticola con una base a tronco di piramide e
terminano nel modo evidenziato nelle Tavv. XX-XXI. La cera fuoriesce nella for-
ma di trucioli costituiti da due setti sviluppati ad angolo retto con un’espansione
lungo lo spigolo e un’espansione simile lungo ciascun margine ove termina ogni
SETLO.
Ciascuno sbocco ha una larghezza massima di base di quasi un micron e mezzo,
l’altezza di circa un micron e larghezza all’apice della stessa misura. I trucioli
cerosi possono agevolmente essere asportati dai pettini e dai paronychium delle
zampe e da questi essere spalmati su alcune parti del corpo o sul substrato attorno
alle uova deposte.
L’esilitä delle pareti dei trucioli, la loro conformazione e la facilità con cui
possono essere distribuiti sono evidenziabili nelle foto delle Tavv. XIX e XX.
Nella maggior parte delle placche si contano una quindicina di fila di sboc-
chi, ciascuna composta da una settantina di elementi; un poco meno nelle placche
dell’urosterno distale; sono circa 12.000 sbocchi di cera che si aprono negli uro-
sterni delle femmine ed attorno ad 8.000 in quelli del maschio.
La depressione vasiforme, substrapezoidale nelle forme preimmaginali, è sub-
circolare nell’adulto (Tav. XXII, in basso).
Nella femmina l’ottavo urite, unito al nono nella sua parte tergale mediana,
si dilata lateralmente e ventralmente continuandosi in valve subtriangolari scle-
rificate che partecipano a comporre un ovopositore rudimentale. Le estremità di-
stali di tali lamine convergono verso la parte appuntita delle sovrastanti valve
del nono urite (Tav. XXIII).
Quest'ultimo si presenta di forma piramidale con il vertice ad angolo acuto;
il tergite presenta la maggiore superficie, ai lati della quale sviluppano le due facce
che ventralmente si collegano alle valve dell’ottavo urite.
L’estremità appuntita, sclerificata, percorsa da una serie di sporgenze tra-
sverse, contornata da un verticillo di setole, trova corrispondenza e proseguimen-
to nelle lamine anch’esse appuntite e sclerificate dell’ottavo urosterno.
Nel maschio, all’apice addominale si articola un forcipe costituito da due
robusti parameri, denticolati nella loro parte interna sclerificata. Tra i parameri
sporge l’edeago; ricoperto di peluria nella metà prossimale rigonfia, ha forma di
stilo cilindrico nella sua metà distale (Tav. XXII, in alto).
Quanto sopra evidenziato suggerisce che le affinità strutturali con altri rag-
gruppamenti di Sternorrinchi meritano indagini più approfondite con l’uso dei mo-
derni strumenti.
TRIALEURODES VAPORARIORUM: STRUTTURE E FUNZIONI tS
RINGRAZIAMENTI
Desidero esprimere il vivo apprezzamento per l’aiuto prestatomi nel corso del presente
lavoro dal sig. Ferdinando Bianchi, tecnico addetto alla Microscopia elettronica presso la Fa-
coltà di Agraria dell’Università Cattolica in Piacenza. Ringrazio infine Norberto Milani, dottore
in Fisica, che mi ha suggerito le considerazioni sugli organi visivi e sulla probabile funzione del
rivestimento ceroso di Trialeurodes vaporariorum.
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dinea). Acta Faunistica Entomologica Musei Nationalis Pragae, 9 (82): 231-236.
RIASSUNTO
Negli stadi postembrionali di Trialeurodes vaporariorum sono evidenziati comportamenti
morfologici, con riferimento alla loro funzione. Negli stadi giovanili sono oggetto di esame le
appendici, gli sbocchi delle ghiandole tegumentali e il complesso anale; sono considerate com-
parativamente alcune strutture di altri Omotteri.
Lo sviluppo vede trasformazioni impegnative che riguardano particolarmente le appen-
dici locomotorie e le antenne: la neanide di prima età presenta tutti i poditi distinti e bene
articolati tra loro, forniti di sensilli propriorecettori, di mezzi idonei ad assicurarsi saldamente
al supporto e di lunghe setole che sembrano favorire il disancoramento da quello.
176 G. DOMENICHINI
Le antenne, anch’esse assai sviluppate e mobili, ben dotate di organi sensori divengono
quasi vestigiali dopo la prima muta.
In relazione con l’acquisita fissità sulla pianta le neanidi di età successive presentano anche
le zampe notevolmente ridotte, pur conservando una distinta segmentazione.
2
La posizione non variabile degli arti del primo paio rivolti anteriormente e di quelli del
secondo e terzo paio ripiegati posteriormente consentono ad essi movimenti oscillatori verticali
e postero-anteriori.
Nell’adulto si osserva che: a) l’ultrastruttura delle cornee ommatidiali si differenzia da
quella delle cornee ocellari e presenta analogie, in entrambi gli organi, con la cornea di insetti
crepuscolari notturni; b) un denso rivestimento di microscopici peli ghiandolari ceripari ricopre
il corpo e le appendici; per esso viene ipotizzata una funzione nella termoregolazione del corpo.
Questi peli sono presenti nelle forme giovanili solo nel complesso anale (opercolo e lingula),
che risulta la parte che meno si modifica nel corso della metamorfosi; c) gli organi addominali
ghiandolari delle placche ventrali presentano sbocchi cuticolari di speciale struttura tricuspidale,
atta a produrre trucioli di cera. Questi sono raccolti e spalmati su varie parti del corpo da una
speciale spatola mobile (paronychium) articolata tra le unghie del pretarso.
ABSTRACT
Structures of Trialeurodes vaporariorum (Westw.) and their functions (Homoptera Aleyrodidae).
Morphological behaviours in post-embryonic stages of Trialeurodes vaporariorum and their
functions are pointed out. Appendages, tegumental glands outlets and anal complex of Juvenile
stages are examined and compared with some structures of other Homoptera.
The main changes during development involve legs and antennae: newly-hatched larvae
have distinctly articulated podites with proprio-receptors sensilla, others structures fit to fasten
on a support and long hairs that seem to help the detachment.
The antennae, well developed and movable, supplied with a great number of sensitive
organs, become almost vestigial after the first moult.
Once fixed on the plant, the larvae have segmented legs, but markedly reduced.
In the adult it is observed that: a) the ultrastructure of the ommatidium corneas is
different from the ocellus ones and presents analogies, in both the organs, with the cornea of
the night-crepuscolar insects; b) a thick covering of microscopic glandular and waxen hair coat
the body and the appendages. This glandular hair is present in the juvenile forms only in the
anal complex (operculum and lingula), that results the part that less modifies during methamor-
phosis; c) the abdominal glandular organs present cuticular outlets of special tricuspidal structure,
fitted to produce wax chips. These are collected and spread on many parts of the body by
special moving spatulas articulated among the pretarsus nails.
Indirizzo dell’ A.: Istituto di Entomologia Agraria - Università Cattolica S. Cuore,
S. Lazzaro - 29100 Piacenza
Mem. Soc. ent. ital., 60 - G. DOMENICHINI FAN, E
aS
Tav. I - Trialeurodes vaporariorum (Westw.), neanide di prima eta. In alto: capo e torace visti
dal dorso; a: parte del terzo articolo antennale sporgente ventralmente. In basso: parte del
torace e addome visti dal dorso.
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Mem. Soc. ent. ital., 60 - G. DOMENICHINI TAV, LI
Tav. II - Trialeurodes vaporariorum (Westw.), neanide vista dal ventre. In alto: le frecce indi.
cano l’antenna, un ocello, il rostro, la setola lunga della coxa. In basso: particolare di una
zampa del terzo paio. Le frecce indicano la setola coxale ed il pretarso.
Mem. Soc. ent. ital., 60 - G. DOMENICHINI TAN III
Tav. III - Trialeurodes vaporariorum (Westw.), neanide di prima età. In alto: parte del capo
e del torace visti ventralmente per mostrare la posizione e la forma degli stigmi toracali nella
zona tra le coxe. In basso: estremità della tibia e tarso.
alare lia a
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Spie vi pr 6, rate aay pag)
i. '% aici elle Bias MALI Net si qui
Tav. IV - Trialeurodes vaporariorum (Westw.), neanide di prima età. | ) a sinistra:
con stiletti appena sporgenti. In alto a destra: apice dell’antenna. Ir zona ventrale
capo con un ocello e parte dell’antenna.
92] uns RR 1 SES pS bee
(a Otte AP dieragore: iene A
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Mem. Soc. ent. ital., 60 - G. DOMENICHINI RA N
Tav. V - Trialeurodes vaporariorum (Westw.), neanide di prima età. In alto: parte caudale del-
l'addome con depressione vasiforme. In basso: complesso anale estroflesso in atto di defecazione:
si noti l’opercolo rovesciato che mostra la sua parte ventrale, la parte membranosa con l’aper-
tura anale, la lingula distesa. Le frecce indicano le setole sensorie.
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Si econ a TIE
os et nt orisoliane-sanseigab sr
rey MAT het Ri Eaton nio RE
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Mem. Soc. ent. ital., 60 - G. DOMENICHINI La NAN NI
Tav. VI - Trialeurodes vaporariorum (Westw.), neanide di seconda età. In alto: parte del capo
e del torace visti ventralmente e di 3/4 (in basso). a: antenne.
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Mem. Soc. ent. ital., 60 - G. DOMENICHINI TAV VII
Tav. VII - Trialeurodes vaporariorum (Westw.), neanide di quarta età. Capo e parte del torace
visti dorsalmente. Le frecce indicano gli sbocchi ciripari che, liberi da secreto, si lasciano os-
servare nella loro struttura.
Mem. Soc. ent. ital., 60 - G. DOMENICHINI TAN. VITI
Tav. VIII - Pseudaulacaspis pentagona Targ., femmina adulta. In alto: regione perivulvare con
i cinque gruppi di dischi ciripari. In basso: particolare dei dischi ciripari.
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Mem. Soc. ent. ital., 60 - G. DoMENICHINI FAVE EX
Tav. IX - Trialeurodes vaporariorum (Westw.), neanide di quarta età vista antero-dorsalmente.
Le frecce indicano le setole esterne e posteriori alla depressione vasiforme.
Mem. Soc. ent. ital., 60 - G. DOMENICHINI
Tav. X - Trialeurodes vaporariorum (Westw.). Esuvia
ticolare della depressione vasiforme (in basso). Le fi
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Mem. Soc. ent. ital., 60 - G. DOMENICHINI TAN XI
Tav. XI - Trialeurodes vaporariorum Westw., adulto. Capo visto dorsalmente (in alto) e di lato
(in basso). Sono visibili solo parzialmente le antenne e, in basso, il rostro.
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Mem. Soc. ent. ital.. 60 - G. DOMENICHINI TAV. XII
Tav. XII - Trialeurodes vaporariorum (Westw.), adulto. Particolare del capo in cui la parte
dorsale dell’occhio risulta disgiunta da quella ventrale per mezzo di alcune fila di peli (in alto)
o collegata da un ommatidio (in basso indicato dalla freccia bianca). La freccia nera indica, sul
secondo articolo antennale, una delle setole sensorie del tipo frequente su altre parti del corpo.
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Mem. Soc. ent. ital., 60 - G. Dome TAV. ATTI
Tav. XIII - Trialeurodes vaporariorum (Westw.), adulto. Particolare di alcuni ommatidi e del-
l’ocello laterale per mostrare la differenza nella struttura delle cornee nei due diversi tipi di
organi visivi (in basso, maggiormente ingrandito).
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Mem. Soc. ent. ital., 60 - G. DOMENICHINI TAV. XIV
Tav. XIV - Trialeurodes vaporariorum (Westw.), adulto. In basso: particolare della cornea di
due ommatidi e di quella dell’ocello (in basso).
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Mem. Soc. ent. ital., 60 - G. DOMENICHINI TAN XV
Tav. XV - Culex pipiens L., adulto. In alto: superficie corneale di alcuni ommatidi. In basso:
particolare di una cornea.
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Mem. Soc. ent. ital., 60 - G. DoMENICHINI TAV. XVI
Tav. XVI - Trialeurodes vaporariorum (Westw.), adulto. In alto: articolo antennale distale. In
basso: particolare dell’apice del terzo articolo antennale che mostra la forma dei due rinari e
del sensillo interposto fra questi. La freccia indica, in alto, il secondo sensillo lineare affiancato
al rinario e, in basso, il sensillo placoideo al centro del rinario.
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Mem. Soc. ent. ital., 60 - G. DOMENICHINI TAV. XVII
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Tav. XVII - Aphis fabae Scop., fondatrigenie adulta. In alto: rinario del sesto antennomero. In
basso: Trialeurodes vaporariorum (Westw.), femmina adulta. Particolare del mesoscuto. Le
frecce indicano zone di cuticola ipotizzate come sbocco di ghiandole tegumentali.
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Mem. Soc. ent. ital., 60 - G. DOMENICHINI TRAVI
Tav. XVIII - Trialeurodes vaporariorum (Westw.), adulto, maschio. In alto: urosterniti dal
secondo al settimo. La freccia indica uno spiracolo tracheale del 2° urite. In basso: metà esterna
della placca posta sul 3° urosterno.
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Mem. Soc. ent. ital., 60 - G. DOMENICHINI | TARE
Tav. XIX - Trialeurodes vaporariorum (Westw.), adulto. In alto: sbocchi delle ghiandole ciri-
pare in una placca ventrale (a destra); trucioli di cera abbandonati su di una foglia (a sinistra).
In basso: particolare laterale esterno della placca pertinente al 3° urosterno e spiracolo tracheale
del 2° urite.
Mem. Soc. ent. ital., 60 - G. DOMENICHINI TAV. XX
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Tav. XX - Trialeurodes vaporariorum (Westw.), adulto. Fila di sbocchi di ghiandole cizipare in
una placca ventrale durante l’attività secretoria.
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Mem. Soc. ent. ital., 60 - G. DOMENICHINI TAV XXI
Tav. XXI - Trialeurodes vaporariorum (Westw.), adulto. In alto: sbocchi di ghiandole ciripare
di una placca ventrale dissezionate per mostrazne le cavità. In basso: particolare degli sbocchi
durante la secrezione.
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Mem. Soc. ent. ital., 60 - G. DOMENICHINI TAV. XXII
Tav. XXII - Trialeurodes vaporariorum (Westw.), adulto. In alto: armatura genitale maschile
vista dal dorso. In basso: estremità addominale della femmina, vista dal dorso. Le frecce indi-
cano setole sensoriali.
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Mem. Soc. ent. ital., 60 - G. DOMENICHINI TAM OCT]
adulto. In alto: estremità addominale della
femmina vista ventralmente. In basso: particolare della parte distale delle valve del secondo
paio. Le frecce indicano le setole sensorie (in alto) e le denticolazioni dell’estremità delle seconde
valve (in basso).
Tav. XXIII - Trialeurodes vaporariorum (Westw.)
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Mem. Soc. ent. ital., 60 - G. DOMENICHINI TAV. XXV
Tav. XXIV - Trialeurodes vaporariorum (Westw.), adulto. Gruppi di sensilli placoidei presso
l’articolazione trocantere-femoze. Si notano attorno ai precedenti, alcuni sensilli tricoidei.
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Mem. Soc. ent. ital., 60 - G. DOMENICHINI TAV. XXV
Tav. XXV - Trialeurodes vaporariorum (Westw.), adulto. In alto: parte della tibia posteriore
veduta dal lato esterno nella zampa di sinistra e da quello interno nella zampa di destra. In
basso: particolare della zampa di sinistra veduta prossimalmente e dal lato esterno.
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Mem. Soc. ent. ital., 60 - G. DOMENICHINI TAV XXVI
Tav. XXVI - Trialeurodis vaporariourm (Westw.), adulto. In alto: apice del metatarso e pre-
tarso, visti da sotto. In basso: particolare dell’apice del metatarso con la setola apicale.
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Mem. Soc. ent. ital., 60 - G. DOMENICHINI
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Tav. XXVII - In alto: Viteus vitifoliae (Fitch), neanide di neog ola-ge t
zampa del terzo paio visto da sotto. In basso: Ouadr:
(Comst.), neanide di prima età: zampa del secondo paio.
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Mem. Soc. ent. ital., 60 - G. DOMENICHINI TAV GRAVITY
Tav. XXVIII - Trialeurodes vaporariorum (Westw.), maschio adulto. In alto: parte sinistra del
torace in corrispondenza dell’articolazione dell’ala anteriore. In mezzo: particolare dei sensilli
celoconici situati alla base della nervatura R+M+Cu dell’ala anteriore. In basso: particolare del-
l’ala anteriore che mostra l’ingrossamento ondulato del margine alare rivestito di peli ghiandolari
indicati dalle frecce bianche.
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Mem. Soc. ent. ital., Genova, 60 (1981): 177-178, 20.11.1982
Vera D'Urso
Istituto Policattedra di Biologia animale - Università di Catania
SULLA PRESENZA DI SPECIE DEL GENERE ONCOPSIS IN SICILIA
(Homoptera Auchenorrbyncha Cicadellidae)
Sul versante nord-est dell’Etna alla quota di circa 1600-1700 metri, fino alla
zona del rifugio Citelli, esiste un ambiente di particolare interesse per la presenza
di un ceduo di Betula aetnensis Raf., specie endemica dell’Etna che è da conside-
rarsi un relitto delle glaciazioni pleistoceniche.
Nel mese di luglio 1977 ho raccolto sulle betulle, giovani e adulti di 3 specie
del genere Oncopsis Burm. fra loro conviventi: O. tristis (Zett., 1840), O. flavicollis
(L., 1761) e O. subangulata (J. Sahlb., 1871). E’ questa la prima volta che specie
di Oncopsis vengono segnalate in Sicilia ed il reperto riveste grande interesse dato
che si tratta di un genere diffuso soprattutto in zone a clima fresco; infatti molte
sue specie sono legate a vegetali come Alnus, Carpinus, Betula, Corylus. Oncopsis
tristis è una specie a geonemia euroasiatica, segnalata anche per la regione orientale,
che in Italia era finora nota solo per il Trentino Alto Adige e l'Emilia (SERVADEI,
1967); Oncopsis subangulata è specie eurosibirica, diffusa nelle regioni del nord
e della media Europa, segnalata anche per la regione di Tuva (Siberia centrale) e
in Italia presente in Piemonte, in Trentino, in Emilia (SERVADEI, 1967); Oncopsis
flavicollis è una specie a diffusione paleartica, presente in Italia settentrionale e
in Toscana, Lazio, Puglia e Sardegna (SERVADEI, 1967).
Delle tre specie di Oncopsis rinvenute sull’Etna, O. tristis (50 maschi e 83 fem-
mine: 61.57%) è facilmente riconoscibile dalle altre due per le minori dimensioni,
per il colore e il disegno delle parti del corpo, e per i peculiari caratteri dell’edeago,
degli stili, delle appendici del tubo anale del maschio e delle lame genitali della
femmina. Più arduo è distinguere gli individui appartenenti a O. flavicollis e O.
subangulata, soprattutto se si tratta di femmine, poiché le due specie differiscono
fra loro solo per pochi caratteri riguardanti gli stili e le appendici del tubo anale del
maschio; tali caratteri, inoltre, come più spiccatamente il disegno e il colore di
varie parti del corpo, presentano un’ampia variabilità intraspecifica. Ho rinvenuto
31 maschi (14.35%) di O. subangulata aventi i seguenti caratteri specifici: i rami
dell’appendice del tubo anale sono approssimativamente di uguale lunghezza (il ramo
dorsale può essere poco più lungo di quello ventrale); la distanza fra gli apici di
tali rami è circa uguale alla lunghezza del ramo ventrale; la porzione dell’appendice
del tubo anale che porta i due rami è lunga circa il doppio della porzione ramificata
e presenta una dilatazione a circa metà lunghezza; gli stili non hanno una marcata
concavità a livello del terzo distale del margine ventrale. Due maschi (0.92%), ap-
partenenti alla specie O. flavicollis, presentano: rami dell’appendice del tubo anale
più sviluppati che in O. subangulata, il dorsale è curvato ventralmente ed è consi-
derevolmente più lungo di quello ventrale; la distanza fra i due rami è inferiore
alla lunghezza del ramo ventrale: la porzione portante i due rami è larga e corta,
lunga circa quanto la porzione ramificata; gli stili hanno una marcata concavità nel
terzo distale del margine inferiore. Altri due maschi (0.92%) presentano stili ed ap-
pendici del tubo anale con caratteri intermedi fra quelli di O. flavicollis e O. suban-
gulata e probabilmente sono ibridi. Le QUESNE (1961) in popolazioni inglesi di su-
bangulata e flavicollis segnala individui di dubbia identità avanzando l’ipotesi che
si tratti di ibridi. 48 femmine (22.22%) non presentano caratteri distintivi tali d.
178 i V. D'URSO
poter essere attribuite con certezza a una delle due specie in esame. Infatti si do-
vrebbero distinguere solo in base al disegno e al colore della faccia, del pronoto,
dello scutello e delle ali (WAGNER, 1944 e 1949; LE QUENSE, 1961; RIBAULT, 1952
ed altri) ma ho ritenuto opportuno non fidarmi esclusivamente di questi caratteri,
aventi ampia variabilità intraspecifica, poiché ho potuto rilevare un’estrema varietà
di situazioni spesso non concordanti con i dati rilevati dalla bibliografia.
Su Betula aetnensis gli adulti delle 3 specie preferiscono soggiornare sulla pa-
gina superiore delle foglie, sui picciuoli e spesso anche sui rami. più sottili, i giovani
vivono esclusivamente sulla pagina inferiore delle foglie. Le specie di Oncopsis in
esame, come altre dello stesso genere, presentano un’alta specificità verso la pianta
ospite sia per la nutrizione che per la deposizione delle uova (LE QUESNE, 1961;
CLARIDGE, REYNOLDS & WILSON, 1977). Esse sono legate essenzialmente al genere
Betula ma O. subangulata è citata anche per l’ontano, per il nocciolo e il tiglio, O.
flavicollis per il nocciolo, l’ontano, il tiglio, il salice, il carpino e il pruno.
La stazione dell’Etna rappresenta per le tre specie di Oncopsis sopracitate un
ambiente rifugio; è infatti probabile che queste specie siano giunte in Sicilia al se-
guito della betulla durante l’ultima o penultima glaciazione quando, per effetto del
deterioramento climatico, elementi di fauna e flora di clima freddo invasero la pe-
nisola italiana e scesero lungo la dorsale appenninica raggiungendo anche la Sicilia
grazie all’esistenza di un collegamento calabro-siculo. Nel postglaciale venne a man-
care definitivamente questo collegamento e le migliorate condizioni climatiche deci-
marono i boschi di betulla in Sicilia relegandoli a quote sempre più alte e in areali
relitti sempre più ristretti nella zona montana etnea, climaticamente più fresca.
BIBLIOGRAFIA
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descriptions of new species from the Soviet Far East - Entomol. Tids., 88 (3-4): 174-184.
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discrimination in leafhoppers of the genus Oncopsis - Ecol. Entom., 2: 19-25.
Le Quesne W.J., 1961 - Studies in the British species of Oncopsis Burm. (Hem., Cicadellidae)
including a discussion whether O. subangulata Sahlberg is a valid species - Entom. Mont.
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WAGNER W., 1944 - Zwei neue deutsche Oncopsis-Arten - Bombus 26/29: 128-132.
WAGNER W., 1949 - Die deutschen Arten der Gattung Oncopsis Burmeister - Verh. Vereins
naturw. Heim. Hamburg, 30: 1-25. 3
RIASSUNTO
Oncopsis tristis, O. flavicollis e O. subangulata sono state rinvenute sull’Etna conviventi su
Betula aetnensis: è questa la prima segnalazione in Sicilia di specie del genere Oxcopsis. Si tratta
probabilmente di elementi giunti nell’ isola al seguito della betulla durante le glaciazioni qua-
ternarie.
ABSTRACT
On the presence of Oncopsis species in Sicily (Homoptera Auchenorrhyncha Cicadellidae).
The species Oncopsis tristis, O. flavicollis and O. subangulata were found on Etna, living
together on Betula aetnensis: this is the first record in Sicily of species of the genus Oncopsis.
i the above mentioned species arrived in Sicily searching for birch during the quaternary
aciations.
Indirizzo dell’ A.: Istituto Policattedra di Biologia Animale - Via Androne, 81 - 95124 Catania
Mem. Soc. ent. ital., Genova, 60) (1281): 179-195 20111982
x
Giorgio FIORI *, ANTONELLO CROVETTI ** & FABIO QUAGLIA **
* Istituto di Entomologia agraria - Università di Perugia
** Istituto di Entomologia agraria - Università di Pisa
RISULTATI DELLE MISSIONI ENTOMOLOGICHE DEI
PROFF. G. FIORI ED E. MELLINI NEL NORD AFRICA.
XXXVI.
TEMPERATURA" EETALE SUPERIORE NEGLI ADULTI
DI. COLEOTTERT TENEBRIONIDI DESERTICOLI
INTRODUZIONE
Come è noto molti animali delle regioni più calde del globo sopportano tem-
perature più elevate di quelle tollerate da animali propri di territori freddi (cfr.
ANDREWARTHA e BIRCH, 1954, in CLOUDSLEY - THOMPSON, 1962, a).
Per quanto riguarda gli insetti del deserto si sa che hanno la capacità di sop-
portare alte temperature (cfr. Buxton, 1924; CLoupsLey - THOMPSON, 1962, a)
e normalmente si crede che possiedano una elevata temperatura letale superiore'.
Per essere più precisi in argomento risulta che la temperatura otti-
male per gli adulti dei tre Coleotteri Tenebrionidi deserticoli diurni Orymacris
bicolor marshalli Koch, O. multistriata (Haag), Adesmia sp. è di 38 - 39 °C, men-
tre è molto più bassa per il Tenebrionide deserticolo notturno Gonopus sp?
feotwic, 1957}
Per le deserticole Adesmia antiqua Klug e Pimelia grandis Klug studiate a
Khartoum (cfr. EL Rayan, 1970) l’optimum, è rispettivamente di 34 - 38 °C e di
28 - 34°C. Si deve notare che la prima specie è diurna e la seconda notturna.
(1) Secondo quanto riferisce CLOUDSLEY - THOMPSON (1962, a) che ha consultato la biblio-
grafia precedente, la morte per calore è stata attribuita a coagulazione di proteine, distruzione
di enzimi, asfissia, perdita di acqua per traspirazione, disturbi nell’equilibrio del protoplasma
per accumulo di sostanze tossiche di rifiuto ecc., ma certamente non può essere causata da un
solo fattore. Per quanto riguarda gli artropodi del deserto CLOUDSLEY - THOMPSON (1962, a)
dimostra con alcune esperienze condotte sul Coleottero Tenebrionide sahariano Ocnera hispida
Forsk., che la morte per calore non è collegata con la perdita di acqua per traspirazione. La
specie in questione resiste in essiccatore per 45 giorni fino alla perdita in peso del 43,5%. La
morte per calore secondo lo stesso autore (cfr. anche CLOUDSLEY - THompson, 1975) invece è
associata, sempre in Ocrera, ad una diminuzione del pH dell’emolinfa. Infatti in questa specie
il pH è risultato di 6,5 in individui normali, di 6,5 in individui sopravvissuti a 42 °C x 24h e
di 5,0-5,5 in altri morti dopo esposizione a 48 °C x 24h. Anche nello scorpione Leiurus quin-
questriatus (H. e E.), pure deserticolo, la morte per calore sembra essenzialmente dovuta, secondo
lo stesso autore, all’accumulo di prodotti acidi del metabolismo. In animali meno adatti a soprav-
vivere alle alte temperature invece è probabilmente dovuta ad altre cause quali la distruzione di
enzimi cellulari termolabili ed il rovesciarsi dell’armonica bilancia di processi fisiologici intra o
inter molecolari (cfr. BELEHRADEC, 1957, in CLoUDSLEY - THOMPSON, 1962, a).
(2) Le due Onymacris sono proprie del deserto del Kalahari, mentre l’Adesmia ed il Go-
nopus del Nord-Est del Transvaal. Per quanto riguarda la presenza o meno di meccanismi di
termoregolazione in queste specie, vedi quanto trovato da BoLwic (1957) e riportato da FIORI
(1977).
180 G. FIORI, A. CROVETTI & F. QUAGLIA
EL RAvAH (1970) ha poi trovato che A. antigua a temperatura costante sotto
i 20°C (13° e 17°) si raggruppa e rimane inattiva, sopra i 25° riprende i normali
movimenti, a 30-37 °C è normalmente attiva, si ferma frequentemen-
te contro le pareti del contenitore utilizzato per le esperienze, ma non si raggrup-
pa e qualche volta si accoppia, sopra ai 40° è molto attiva e rapida nei movimenti,
sopra i 45° si muove con agitazione. ©
Sempre secondo EL Rayan (1970) P. grandis invece ha una attività ridot-
tissima sotto i 15 °C, si comporta alle alte temperature come l’Adesmia in prece-
denza citata e sopra i 38 °C si muove agitatamente.
Inoltre Adesmia antigua preferisce tra due temperature alternative offerte
comprese tra i 20 ed i 40 °C la temperatura più elevata, sotto i 20 °C non distin-
gue tra le due temperature offerte e sopra i 40° sceglie quella più fredda.
Pimelia grandis invece preferisce la temperatura più calda tra 20 - 33 °C,
sotto ai 20° si comporta indifferentemente a qualsiasi alternativa offerta, sopra ai
35° sceglie la temperatura più fredda.
Per quanto concerne la temperatura letale superiore è noto
(cfr. Harez e MAKKY, 1959) che il diurno Tenebrionide deserticolo Adesmia bi-
carinata Klug studiato in Egitto e che sopporta alte temperature ed è insensibile
al graduale aumento della temperatura della superficie del suolo fino a 46 °C e
375) di ür., ehtra in Coma con 35% di ur. d 48, 50, 52, 54, 56, 58, 61 °C:ti:
spettivamente dopo 150, 48, 32, 10, 8, 6, 4 minuti.
Inoltre è stato messo in evidenza (CLOUDSLEY - THOMPSON, 1962, a) che
gli adulti dei Tenebrionidi deserticoli notturni Pimelia grandis Klug e Ocnera
hispida (Forsk.) possiedono una temperatura letale superiore (temperatura più
alta in cui si ha il 50% di mortalità in 24 ore) rispettivamente di 43 °C e 45 °C
per 24 ore e al 10% di u.r.
Tale temperatura è sensibilmente superiore a quella di altri insetti non deser-
ticoli (come Gryllus domesticus (L.), Gryllus bimaculatus Deg., Labidura riparia
Pallas, Periplaneta americana (L.)) e rende i due Tenebrionidi suddetti adatti alla
vita del deserto‘.
La temperatura letale superiore della Pirzelia e della Ocnera è però inferiore
(sempre per CLOUDSLEY - THOMPSON, 1962, a) a quella di altri artropodi deserti-
(3) E’ stato adottato questo tempo di esposizione dato che è circa il doppio di quello di
10-12 ore in cui l’insetto può essere realmente esposto in natura durante il giorno a temperature
elevate (CLOUDSLEY - THOMPSON, 1962, a). In realtà considerando il fatto che è inconcepibile che
un animale viva nel deserto sempre ai limiti estremi della sua tolleranza fisiologica e che i sistemi
di termoregolazione etologica sono predominanti negli insetti su quelli fisiologici il tempo di
esposizione in natura a temperature letali o vicine a queste è veramente assai limitato e potrebbe
ragionevolmente essere valutato a nostro avviso intorno alle 1-2 ore. Per maggiori dettagli per
quanto riguarda il bilancio termico vedi EpNEY (1971).
(4) Una temperatura letale superiore elevata è necessaria agli insetti del deserto se si
considera che sulle alture Sudanesi del Mar Rosso o nella pianura costiera quando la tempera-
tura dell’aria raggiunge i 40 °C, quella della superficie della sabbia può elevarsi sino a 70 - 75 °C,
a un centimetro di altezza scende a 59, a 3 cm di profondità a 50 e sotto le pietre e nelle fes-
sure del terreno anche sino a 35. Inoltre è bene considerare che si sono registrate sempre
nelle alture e nella pianura costiera del Mar Rosso nel mese di settembre sulla superficie della
sabbia alle ore 13 temperature di 42,5 -72,5 °C con massimi di 83,5 °C. (cfr. CLOUDSLEY-
THOMPSON, 1962, a, b) e abbiamo riscontrato nella Tripolitania del Sud ad el-Gheria esc-Scer-
ghia nel mese di maggio alle ore 10,30, sempre sulla superficie del suolo, temperature di 80 °C
(CROVETTI, 1966). Tali alte temperature dipendono dal grado di insolazione e quindi dall’ora
del giorno, dalla velocità del vento e dalla consistenza della sabbia.
TENEBRIONIDI DESERTICOLI: TEMPERATURA LETALE 181
coli come lo Scorpione Leiurus quinquestriatus (H. e E.) ed il Solifugo Galeodes
granti Pocock che risultano anch’essi notturni.
Oltre a ciò si sa che un esemplare del vistoso Tenebrionide sahariano Priono-
theca coronata Ol., notturno in estate e in particolari periodi e situazioni anche
crepuscolare e del peso di mg 4020 è morto a 60 °C in 20 minuti (DELYE, 1969),
che il Coleottero Tenebrionide deserticolo Centrioptera muricata resiste per quasi
30 minuti a 50 °C in aria quasi secca (AHEARN, 1970) e che il nord-americano
Eleodes sp. ha una temperatura letale superiore di 39,5 - 41 °C (cfr. CLOUDSLEY-
THOMPSON e CRAWFORD, 1970).
Inoltre la temperatura letale superiore (in cui muore il 50% di individui)
secondo EL Rayan (1970) è per il Tenebrionide deserticolo Adesmia antiqua Klug,
diurno, di 46 °C per 24 ore di esposizione al 20% di umidità relativa.
Per Epney (1971, 1974) la temperatura letale superiore (in cui il 50% degli
individui muore) per 30 minuti in aria satura di vapore acqueo, risulta molto ele-
vata per le specie del deserto del Namib. Infatti è di 50-51, 50 e 48 - 49 °C
rispettivamente per i Tenebrionidi Onymacris plana Pér., attiva di giorno in pieno
sole nei mesi estivi, O. rugatipennis (Haag), attiva al mattino ed al pomeriggio, e
O. laeviceps Gebien, attiva al mattino ed alla sera, mentre è di 42,5 - 45 °C per i
Tenebrionidi mesofili Trigonopus capicola Muls. et Rey e Trigonopus sp.
Infine si sa che vari insetti precondizionati a differenti tempera-
ture per sole 20 ore aumentano quella letale superiore. Più lunghi precondiziona-
menti non danno invece ulteriori cambiamenti (cfr. CHERRY, 1959; MELLANBY,
1954, ambedue in CLOUDSLEY - THOMPSON, 1962, a).
Sempre in argomento è stato trovato poi che Ocnera hispida e Pimelia grandis
precondizionati per 24 ore rispettivamente a 33 e 37 °C, elevano la soglia di so-
pravvivenza se la esposizione a temperature letali è di breve durata (1 ora), men-
tre non presentano apprezzabili aumenti rispetto ai tests di controllo se l’esposi-
zione è più lunga (4 ore) (cfr. CLoupsLEy - THOMPSON, 1962, a).
La stessa Pimelia grandis e la confamiliare Adesmia antiqua rispettivamente
del peso medio di gr. 1,75 + 0,01 e gr. 0,88 + 0,01, precondizionate a 30-
33 °C, possono sopravvivere per circa un’ora a — 10°, per più di una settimana
a + 10° e per circa 9-11 minuti alla temperatura di 60° (cfr. EL Rayan, 1970).
MATERIALI E METODI
I Tenebrionidi utilizzati nella presente ricerca sono stati raccolti a Sabratha
in Tripolitania (Libia) nella spedizione entomologica effettuata dagli Istituti di
Entomologia agraria di Perugia e Sassari dal 7 al 19 aprile 1976. Gli insetti sono
stati trasportati in Italia, mantenuti a 20 - 24°C e 70-80% di u.r. ed alimentati
con pane secco. i
Gli esemplari di ciascuna specie (vedi tab. n. 1) sono stati inizialmente pesati,
marcati e successivamente posti, tutti insieme, in un contenitore cilindrico aperto
superiormente e col fondo ricoperto da uno strato di sabbia di circa 5 cm. Ciascun
contenitore con i relativi insetti è poi stato introdotto in termostato (con preci-
sione + 1°C) e sottoposto successivamente per 1 ora alle seguenti temperature:
40, 42, 44, 46, 49, 50, 51 °C (la umidità relativa era mantenuta costante al 40-
50%). Al termine di ogni ora gli esemplari venivano nuovamente pesati e veniva
rilevata la percentuale di mortalità.
Si sono così ottenute alla fine per ciascuna specie indicazioni sulla tempe-
ratura letale superiore media totale (°Cx) rilevata fra tutti gli esemplari esaminati,
182 G. FIORI, A. CROVETTI & F. QUAGLIA
Fig. 1 - Per ciascuna specie sono riportate in istogrammi le diverse percentuali di mortalità
registrate alle varie temperature (47 - 51 °C). Sono indicate inoltre in ordine decrescente le tem-
perature letali medie delle diverse specie, rilevate fra tutti gli esemplari esaminati (linea trat-
teggiata verticale). 1 - Zophosis punctata algeriana Sol.; 2 - Mesostena angustata longicollis Luc.;
3 - Ocnera hispida (Forsk.); 4 - Pimelia grandis latastei Sén.; 5 - Erodius barbarus Sol.
TENEBRIONIDI DESERTICOLI: TEMPERATURA. LETALE 183
sul peso iniziale medio e relativa deviazione standard (P.i.x+s), sulla perdita di
peso percentuale media e relativa deviazione standard ( At&+s), sul numero totale
di ore trascorse dalla temperatura iniziale di 40°C al punto di morte (n° hz),
sulla perdita di peso percentuale media oraria (Atx:h) e sulla percentuale di es.
morti a ciascuna temperatura.
Infine per valutare se esiste una correlazione fra peso individuale e tempe-
ratura letale superiore di ciascun esemplare di una stessa specie e successivamente
tra specie e specie, abbiamo effettuato una analisi di regressione lineare corre-
lando la temperatura di morte di ciascun individuo (x = °C) con il suo peso cor-
poreo espresso come logaritmo (y = log y).
TAB. 1 - Elenco delle specie esaminate e per ciascuna di esse numero degli esemplari utilizzati
come test ed orario di attività in natura.
Specie n° esemplari Comportamento rilevato in natura
Pimelia grandis latastei Sén. 11 specie notturna
Ocnera hispida (Forsk.) 11 specie notturna
Erodius barbarus Sol. 8 specie attiva durante il giorno con sospensione
in maggio della attività nelle ore più calde
Zophosis punctata algeriana Sol. 9 specie attiva durante il giorno
Mesostena angustata longicollis Luc. 12 specie notturna
RISULTATI
1 - Pimelia grandis latastei Sen.
Questa Pimelia di vistose dimensioni è attiva di notte. Il peso iniziale medio
degli 11 esemplari esaminati è di mg 1302.3 (+ 178,8) e la temperatura letale
superiore media del gruppo di 49,5 °C (tabella n. 2). Tuttavia dalla stessa tabella
(vedi anche fig. 1) si può osservare che il 9,1% degli adulti muore a 48 °C, il
45,4% a 49, il 27,3% a 50 ed il 18,2% a 51°C. Dalla tab. 2 si rileva inoltre
che oltre la metà ( 54 5%) delle immagini muore nell’intervallo termico 48 - 49 °C
(48,8 °C) e che il Toro peso iniziale medio è di mg 1213,6 mentre quello dei so-
pravvissuti è decisamente maggiore 1408,3 e 1409,2 rispettivamente per 50 e
51 °C). Il decremento percentuale medio orario di peso (Atx:h) è complessiva-
mente decrescente dai 48 ai 51 °C.
Tutto ciò sembra indicare chiaramente che nell’ambito della stessa entità gli
esemplari di taglia più grossa (di maggior peso) perdono peso più lentamente e
registrano temperature letali superiori.
Nella figura 2 è riportata la retta di regressione: y = 2,16324 + 0,100898 x,
nonché i gradi di libertà (9), il coefficiente di correlazione (0,6308) e la F (5,9498).
La significatività non elevata è compresa tra lo 0,050 e lo 0,025.
La perdita di peso percentuale oraria media è complessivamente elevata
(— 3,32) (tab. 2).
184 G. FIORI, A. CROVETTI & F. QUAGLIA
8.0
y= 2.1632 +0.1009%X
C.corr.=0.6308
F =5.9498
7.5
A Ah
A
A À
A
7.0
A
A
6.5
48 49 50 51 C
Fig. 2 - Pimelia grandis latastei Sén. Retta che esprime la correlazione tra la temperatura letale
superiore (in °C) ed il peso (espresso come log) degli individui sottoposti a test.
TENEBRIONIDI DESERTICOLI: TEMPERATURA LETALE 185
Tas. 2 - Pimelia grandis latastei Sen. - Temperature letali superiori medie (in gradi centigradi),
peso iniziale medio in milligrammi e relativa deviazione standard (P.i.x+s), perdita
di peso percentuale totale media e relativa deviazione standard (Atx+s), numero di
ore trascorse dalla temperatura iniziale di 40 °C al punto di morte (n° hx) e perdita
di peso percentuale media oraria (Atx:h), numero di esemplari sottoposti a test e
percentuale di esemplari morti a ciascuna temperatura.
RO Pi S At S n° hx Atx:h n° es % mort
48 989,2 BON 522204 0,00 5,00 sv a i! 91
49 1258,5 1/41 107 297 6,00 — 3,29 bi 45,4
48,8 1213,6 29920 (21995 Di 5,83 — 3,42 6 54,5
50 1408,3 16811 293 6,71 7,00 120 3 273
31 1409 2 12.22.23 0,70 8,00 u, 2 18,2
49,5 1302,3 ine tata—-21,72 4,21 6,54 — 3,32 11 100,0
2 - Ocnera bispida (Forsk.)
La specie in questione come la precedente, è di vistose dimensioni e costan-
temente attiva di notte.
Il peso iniziale medio degli esemplari esaminati (11) risulta di mg 1263,7
(+ 172,6), leggermente inferiore a quello della precedente specie e la tempera-
tura letale superiore media è di 49,7 (di poco superiore a quella di Pimelia).
Dalla tabella 3 (vedi anche fig. 1) si osserva che il 45,4% delle immagini
muore a 49 °C, il 36,4% e 18,2% rispettivamente a 50 e 51 °C.
Dalla stessa tabella si evidenzia inoltre che quasi la metà degli esemplari (5
su 11) con peso medio di mg 1120,8 muore a 49 °C, mentre quello dei soprav-
vissuti è mediamente maggiore (1378,4 a 50 °C e 1391,5 a 51°C).
Il decremento di peso percentuale medio orario decresce decisamente dai 49
PIT (333: STI.
In fig. 3 è riportata la retta di regressione: y = 0,9496 + 0,1244 x, il coef-
ficiente di correlazione (0,7368), i gradi di libertà (9) e le F (10,6910) da cui
si ricava che la correlazione è significativa allo 0,010.
La perdita di peso percentuale oraria media è inferiore a quella della pre-
cedente specie (— 2,76) (tab. 3).
Tas. 3 - Ocnera hispida (Forsk.). - Temperature letali superiori medie (in gradi centigradi), peso
iniziale medio in milligrammi e relativa deviazione standard (P.i.x+s), perdita di peso
percentuale totale media e relativa deviazione standard (Atx+s), numero di ore tra-
scorse dalla temperatura iniziale di 40 °C al punto di morte (n° hx) e perdita di peso
percentuale media oraria (Atx:h), numero di esemplari sottoposti a test e percen-
tuale di esemplari morti a ciascuna temperatura.
CE Pix S Atx S n° hx Atx:h n° es, % mott.
49 1120,8 62,9 — 23,09 2,88 6 — 3,85 5 45,4
50 1378,4 139.1 — 15,28 2,60 7 — 2,18 4 36,4
51 1392-5 137,6 — 13,70 3,32 8 aL 2 18,2
DR AL a GIN eat 100,0
186 G. FIORI, A. CROVETTI & F. QUAGLIA
8.0
y = 0.9496 +0.1244 x
c.corr. = 0.7368
F -10.6910
7.5
7.0
6.5
48 49 50 51 Cc
Fig. 3 - Ocnera hispida (Forsk.). Retta che esprime la correlazione tra la temperatura letale
superiore (in °C) ed il peso (espresso come log) degli individui sottoposti a test.
TENEBRIONIDI DESERTICOLI: TEMPERATURA LETALE 187
3 - Erodius barbarus Sol.
Questa specie primaverile di modeste dimensioni appare attiva di giorno con
sospensione della attività in maggio nelle ore più calde.
Il peso iniziale medio degli 8 adulti esaminati è (vedi tab. 4) di mg 94,04
(+ 5,55) e la temperatura letale superiore media è di 48,1 °C (vedi tab. 4) (la più
bassa rispetto a tutte le altre specie).
Dalla stessa tabella (vedi anche fig. 1) risulta inoltre che il 25% delle im-
magini muore a 47 °C, il 37,5% a 48 e il 37,5% a 49.
Dalla tabella n. 4 appare inoltre evidente che più della metà degli adulti
(62,5%) il cui peso medio è di mg 90,80, muore alla temperatura media di 47,6 °C
ed anche in questo caso i sopravvissuti hanno un peso medio maggiore (99,47).
Il decremento percentuale orario medio di peso è di — 2,13.
Nella fig. 4 è riportata la retta di regressione: y = 1,827456 + 0,05641 x,
il coefficiente di correlazione 0,8145, i gradi di libertà (7) e la F (11,8286).
x
La significatività è compresa tra 0,025 e 0,001.
x
La perdita di peso percentuale oraria è abbastanza elevata (— 2,13) (tab. 4).
TAB. 4 - Erodius barbarus Sol. - Temperature letali superiori medie (in gradi centigradi), peso
iniziale medio in milligrammi e relativa deviazione standard (Pi.x+s), perdita di
peso percentuale totale media e relativa deviazione standard (Atx+s), numero di
ore trascorse dalla temperatura iniziale di 40 °C al punto di morte (n° hx) e perdita
di peso percentuale media oraria (Atx:h), numero di esemplari sottoposti a test e
percentuale di esemplari morti a ciascuna temperatura.
°Cx Pix S Atk S n° hx Atx:h n° es % mott.
47 89,10 1,84 — 16,40 3,92 D ei, Re 2 25,0
48 91,90 147 calo i 1,04 6 a! 3 | a
47,6 90,80 2,01 = 12.69 4,00 5,6 — 2,27 7 625
49 99 47 5:34 68 3724 3 SE o 3 571,5
48,1 94,04 5:55 13.93 4.15 6,12 27 8 100,0
i ‘@ SEN A AL
4 - Zophosis punctata algeriana Sol.
x
La Zophosis, come tutte le specie congeneri, & attiva durante il giorno nelle
ore più calde e cammina velocemente col corpo quasi a contatto del terreno.
Il peso iniziale medio dei 9 esemplari è di mg 15,71 (+ 3,65) e la tempe-
ratura letale superiore media è di 50,3 °C, tab. 5, la più alta fra le specie esa-
minate.
Dalla stessa tabella (vedi anche fig. 1) emerge anche che 1’11,1% degli adulti
muore a 49 °C, il 44,4% a 50°C e il rimanente 44,4% a 51 °C.
Dalla tabella n. 5 è evidente che circa la metà degli adulti (55,5%) il cui
peso medio è di mg 13,92, muore alla temperatura media di quasi 50 °C (49,8 °C).
Il peso medio del rimanente 44,4% sopravvissuto, è decisamente più ele-
vato (17,95), così come la perdita di peso percentuale oraria media è inferiore
(— 1,91 contro — 1,40).
188 G. FIORI, A. CROVETTI & F. QUAGLIA
y = 1,8274+0.05641x
5.0
c.corr.= 0.8145
F =11.8286
A
A
A
4.5 A À
4.0
47 48 49 50 51 °C
Fig. 4 - Erodius barbarus Sol. Retta che esprime la correlazione tra la temperatura letale supe-
riore (in °C) ed il peso (espresso come log) degli individui sottoposti a test.
TENEBRIONIDI DESERTICOLI: TEMPERATURA LETALE 189
Nella fig. 5 è riportata l’equazione della retta: y = — 11,7817 + 0,28827 x,
il coefficiente di correlazione (0,7775), i gradi di libertà (7) e la F (10,6967). La
significatività è compresa tra lo 0,025 e 0,001.
La perdita di peso percentuale oraria media è la più bassa registrata tra quelle
delle specie esaminate (— 1,66) (tab. 5).
Tas. 5 - Zophosis punctata algeriana Sol. - Temperature letali superiori medie (in gradi centi-
gradi), peso iniziale medio in milligrammi e relativa deviazione standard (Pix-+s),
perdita di peso percentuale totale media e relativa deviazione standard (Atx+s),
numero di ore trascorse dalla temperatura iniziale di 40 °C al punto di morte (n° hx)
e perdita di peso percentuale media oraria (Atx:h), numero di esemplari sottoposti
a test e precentuale di esemplari morti a ciascuna temperatura.
CR Pix S Atx S n° hx Atx:h n° es. % mort.
49 9,10 0,00 zn 0,00 6 a 1 it
50 (RE, 3,56 — 104. 3,79 7 SER 4 44 4
49,8 13.92 4,09 —13:00 6,52 6,80 — 19} 5 529
Si 1795 ru Sg 17622 2,68 8 — 140 4 44 4
50,3 13.71 3,65 21221 4,98 7,35 1006 9 99,9
5 - Mesostena angustata longicollis Luc.
Specie notturna di ridotte dimensioni.
Il peso iniziale medio dei 12 individui esaminati (tab. 6) & di mg 101,08
inferiore a quello di Pimelia e Ocnera e la temperatura letale superiore media è
di 49,83 °C (tab. 6) (circa la stessa di Ocnera).
Dalla stessa tabella (vedi anche fig. 1)) risulta che il 33,3% degli adulti
muore a 49 °C e il rimanente 50,0 e 16,7% rispettivamente a 50 e 51 °C.
Dalla tabella n. 6 risulta poi che la quasi totalità delle immagini muore alla
temperatura media di 49,6 °C (83,3%) e il loro peso medio è chiaramente infe-
riore (85,53 + 38,98) a quella dei pochi sopravvissuti (178,85 + 10,25). Il de-
cremento di peso medio orario è complessivamente non molto diverso (— 2,41;
— 1,92; — 1,96 a 49, a 50 e 51 °C rispettivamente).
In fig. 6 è riportata la retta di regressione: y = — 18,0719 + 0,4533 x, il
coefficiente di correlazione (0,7850), i gradi di libertà (10) e la F (11,7532). La
LS
significatività è superiore allo 0,010.
La perdita di peso percentuale oraria media del gruppo (— 2,07) è inferiore
a quella di Pimelia ed Ocnera.
190 G. FIORI, A. CROVETTI & F. QUAGLIA
y = -11.7817+0.28827 X
c.corr. =0,7775
77 F=10.6967
2.5
2.0
Fig. 5 - Zophosis punctata algeriana Sol. Retta che esprime la correlazione tra la temperatura
letale superiore (in °C) ed il peso (espresso come log) degli individui sottoposti a test.
TENEBRIONIDI DESERTICOLI: TEMPERATURA LETALE 191
TAB. 6 - Mesostena angustata longicollis Luc. - Temperature letali superiori medie (in gradi
centigradi), peso iniziale medio in milligrammi e relativa deviazione standard (P.i.x-+s),
perdita di peso percentuale totale media e relativa deviazione standard (Atx+s), nu-
mero di ore trascorse dalla temperatura iniziale di 40 °C al punto di morte (n° hx) e
perdita di peso percentuale media oraria (Atx:h), numero di esemplari sottoposti a
test e percentuale di esemplari morti a ciascuna temperatura.
RX Pix S Atx S n° hx Atx:h n° es. % mort.
49 67,52 6,07 — 14 44 2,12 6 OA 4 33.3
50 97.89 4115 ---— 13,47 5,36 7 == 7 6 50,0
49,6 85,53 30,98 ti 8G 5.22 6,60 740 10 83,3
51 178,85 10,29 2.13.08 SAVE, 8 CAIO 2 16,1
49,83 101,08 50,71 pe 1416 4,30 6,83 — 207 12 100,0
CONCLUSIONI
Dai dati riportati dagli autori, con tutte le riserve possibili considerati i pochi
elementi in nostro possesso e la difformitä delle condizioni sperimentali, si rileva
che negli adulti dei Coleotteri Tenebrionidi deserticoli:
— la temperatura ottimale per le specie diurne con zampe lunghe
(Adesmia antiqua Klug e Onymacris bicolor marshalli Koch e O. multistriata
(Haag) è di 34- 39 °C ed è superiore a quella delle specie notturne o crepu-
scolari (Pimelia grandis Klug) che si aggira sui 28 - 34 °C;
— unprecondizionamento per Ocnera hispida (Forsk.) e Pimelia gran-
dis Klug rispettivamente a 33 e 37°C per 24 h provoca un aumento della
soglia di sopravvivenza se l’insetto viene esposto a temperature letali pet
breve durata (1 h), mentre non provoca apprezzabili aumenti se esposto pet
tempi più lunghi (4 ore). Inoltre ulteriori ricerche hanno dimostrato che un
precondizionamento sempre per Pimelia grandis Klug e per Adesmia antiqua
Klug a 30 - 33 °C causa la sopravvivenza a — 10 °C per 1 h, a + 10 per più
di una settimana e a 60 °C per circa 9-11 minuti.
Il primo caso dimostra che un precondizionamento provoca aumenti della
sopravvivenza per brevi esposizioni a temperature letali come quelle che possono
verificarsi in natura per il passaggio, nelle ore più calde, da un ricovero all’altro.
Il secondo invece fa vedere come la possibilità di sopravvivere a temperature
così distanti è certamente collegata, come afferma EL Rayan (1970), alle ampie
fluttuazioni di temperatura proprie del deserto.
Per quanto riguarda i nostri dati si può concludere che la temperatura letale
media (rilevata fra tutti gli esemplari esaminati) si aggira sui 50,3 °C per le
specie francamente diurne, attive nelle ore più calde e fornite di zampe corte
(Zophosis punctata algeriana Sol.), mentre risulta compresa fra 48,1 e 49,8 °C per
le specie crepuscolari e notturne (49,5° Pimelia grandis latastei Sén., 49,7° Ocnera
hispida (Forsk.), 49,8° per Mesostena angustata longicollis Luc.) o diurne, ma
attive nelle ore meno calde (48,1° per Erodius barbarus Sol.).
192 G. FIORI, A. CROVETTI & F. QUAGLIA
y =-18.0719+ 0.4533 X
c.corr.=0.7850
ia F-11.7532
4.5
4.0
Fig. 6 - Mesostena angustata longicollis Luc. Retta che esprime la correlazione tra la tempera-
tura letale superiore (in °C) ed il peso (espresso come log) degli individui sottoposti a test.
TENEBRIONIDI DESERTICOLI: TEMPERATURA LETALE 193
Tali ultimi valori sono leggermente superiori a quelli trovati per le specie
notturne e crepuscolari (43 °C per Pimelia grandis Klug, 45 °C per Ocnera hispida
(Forsk.), 48 - 49 °C per Onymacris laeviceps Gebien) dagli autori che considerano
però la temperatura letale superiore media come la temperatura più alta che causa
in 24 h (o in 30 minuti per le Onymacris) il 50% di mortalità.
Le temperature letali superiori degli insetti deserticoli notturni sono in ogni
modo superiori secondo gli Aa. a quelle degli insetti non deserticoli compresi i
Tenebrionidi mesofili Trigonopus capicola Muls. et Rey e Trigonopus sp.
Per le specie diurne a zampe corte il valore trovato (50,3 °C) risulta molto
simile a quello rinvenuto dagli Aa. per le specie diurne a zampe lunghe Onymacris
plana Per. e O. rugatipennis (Haag) (50 - 51 °C) pure diurna e con le zampe lun-
ghe, ma diverso da Adesmia antigua Klug (46 °C) nonostante che tutte queste ul-
time corrano sollevate sul terreno in una fascia d’aria più fredda di quella a con-
tatto col suolo.
Per quanto concerne le dimensioni del corpo abbiamo osservato che:
— nell’ ambito degli individui di una stessa specie esiste una correlazione fra
temperatura letale superiore (punto di morte) e dimensione corporea (espres-
sa in milligrammi di peso). I coefficienti di regressione evidenziano tale cor-
relazione che è tuttavia più evidente (la significatività della F è decisamente
maggiore) nelle specie di peso inferiore (Zophosis punctata algeriana Sol., ed
Erodius barbarus Sol.) che non in quelli di peso maggiore (Pimelia grandis
latastei Sén., Ocnera hispida (Forsk.)). Generalizzando si può affermare che
gli es. più grandi di una stessa specie muoiono a temperature più elevate di
quelli più piccoli;
— fra specie e specie non esiste correlazione fra temperatura letale superiore e
dimensione corporea (espressa in milligrammi di peso).
Infatti sulla base dei dati di tabella 7 si ricava l'equazione: y = 20,100518 —
0,300217 x con una F di 0,052130 del tutto non significativa.
TAB. 7 - Temperatura letale superiore media in °C, peso corporeo medio e logaritmo dello stesso
per ciascuna specie di Tenebrionide.
Specie EM y = Peso medio y = log. y
Pimelia grandis latastei Sén. 49,5 1302,30 7,1719
Ocnera hispida (Forsk.) 49,7 1263,70 7,1418
Erodius barbarus Sol. 48,1 94,04 4,5437
Zophosis punctata algeriana Sol. 50,3 15:73 2,1336
Mesostena angustata longicollis Luc. 49,8 101,08 4,6159
Ciò consente di concludere che le specie sahariane prese in esame hanno una
propria caratteristica temperatura letale superiore che non è in relazione col peso
medio proprio della specie.
(5) La temperatura letale superiore è stata calcolata, in questo caso, al 50% di mortalità,
per 30 minuti, in aria satura di vapore acqueo.
194 G. FIORI, A. CROVETTI & F. QUAGLIA
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dis (Tenebrionidae) to temperature. Ent. Exp. and appl., 13: 286-292.
RIASSUNTO
In questo lavoro vengono studiate le temperature letali superiori medie in alcuni Coleotteri
deserticoli raccolti a Sabratha in Tripolitania (Libia) nella spedizione effettuata nell’aprile del
1976 nonché la connessione esistente fra peso individuale e temperatura letale superiore nel-
l'ambito di ciascuna specie e fra peso medio e temperatura letale superiore media fra specie e
specie. |
ABSTRACT
Higher lethal temperature in adult specimens of Coleoptera Tenebrionidae of the desert.
Average higher lethal temperatures in some of the desert Coleoptera collected at Sabratha
in Tripolitania (Lybia) during the field trip of April 1976 are studied in this work, together
with the relationship between individual weight and higher lethal temperature in each species’
range, and between average weight and average higher lethal temperature in different species.
From data reported by the authors, we can observe, with all possible reservations con-
sidering the few elements in our possession and the peculiarities of experimental conditions,
that in the adult Coleoptera Tenebrionidae of desert:
— the optimum temperature for long legged diurnal species (Adesmia antiqua Klug and
Onymacris bicolor mashalli Koch and O. multistriata (Haag)) varies between 34 and 39 °C
and is higher than the temperature of the nocturnal or twilight species (Pimelia grandis
Klug) which ranges from 28 to 34 °C;
— preconditioning for Ocnera hispida (Forsk.) and Pimelia grandis Klug at 33 and at 37 °C
respectively over 24 hrs causes an increase in the survival threshold if the insect is exposed
to lethal temperatures for short periods (1 hr), while it does not cause appreciable increases
if the insect is exposed for longer periods (4 hrs). Further research has shown that pre-
conditioning, again for Pimelia grandis Klug and for Adesmia antiqua Klug, at 30 to 33 °C,
TENEBRIONIDI DESERTICOLI: TEMPERATURA LETALE 195
permits survival at — 10 °C for 1 hour, at + 10 °C for over one week and at + 60 °C for
about 9 to 11 minutes.
The first case demonstrates how preconditioning causes increases in the chances of survival
for brief exposures at lethal temperatures like those that can be encountered in nature during
the transit, in the hottest hours of the day, from one shelter to another. The second case shows
instead how the chances of survival at such varied temperatures are definitely related, as stated
by EL Rayan (1970), to the wide temperature ranges found in the desert.
Concerning our data we can conclude that the average higher lethal temperature, recorded
for all the examined specimen, is about 50.3 °C for the purely diurnal species which are active
in the warmest hours and have shorter legs (Zophosis punctata algeriana Sol.). It ranges between
48.1 and 49.8 °C for the nocturnal or twilight species (49.5 °C for Pimelia grandis latastei Sén.,
497 °C for Ocnera hispida (Forsk.), 49.8 °C for Mesostena angustata longicollis Luc.) or for
diurnal species which are active in the cooler hours (48.1 °C for the Erodius barbarus Sol.).
These last values are slightly higher than those found by the authors for the nocturnal
and twilight species (43 °C for Pimelia grandis Klug, 45 for Ocnera hispida (Forsk.), 48-49 for
Onymacris laeviceps Gebien), but then they consider the average higer lethal temperature as
the highest temperature causing a death rate of 50% in 24 hours (or in 30 minutes for the
Onymacris).
The higher lethal temperatures of nocturnal desert insects are, according to the authors,
in any case superior to those of non-desert insects including the mesophylous Tenebrionids,
the Trigonopus capicola Muls. et Rey and the Trigonopus sp.
For the short legged diurnal species the value encountered (50.3 °C) is quite similar to
the one found by the authors for the long legged diurnal species Onymacris plana Per. and
O. rugatipennis (Haag) (50 - 51 °C) (the higher lethal temperature has been calculated, in this
case, at 50% of death rate, over 30 minutes, in air saturated with water vapour) (also a long
legged diurnal, but different from Adesmia antiqua Klug, 46 °C), although all these latter run
high on the ground in an air belt which is cooler than the one at ground level.
Regarding body dimensions it has been observed that:
— there is a relationship among individuals of the same species between higher lethal tem-
perature (death point) and body dimensions (expressed in milligrams of weight). The re-
gression coefficients underline this relationship which is, however, more evident (the
significance of F is decidedly higher) in the species of lesser weight (Zophosis punctata
algeriana Sol., and Erodius barbarus Sol.) than in those of higher weight (Pimelia grandis
latastei Sén., Ocnera hispida (Forsk.). Generalizing we can affirm that larger specimens of
ore species did at higher temperatures than smaller ones;
— among different species there is no interrelationship between higher lethal temperature
and body dimensions (expressed in milligrams of weight).
In fact on the basis of the data in table 7 we come to the equation y = 20.100518 —
0.300217 x with F = 0.052130 absolutely negligible.
This allows us to conclude that the species of Sahara examined have their own characteristic
higher lethal temperature which is not related to the average weight of the species.
Indirizzi degli Aa.: G. Fiori, Istituto di Entomologia Agraria dell’Università,
San Pietro - 06100 Perugia
A. Crovetti & F. Quaglia, Istituto di Entomologia Agraria,
Via S. Michele, 2 - 56100 Pisa
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| Mem. Soc. ent. ital., Genova, 60 (1981): 197-207, 20.11.1982
MARIO E. FRANCISCOLO
LE ANASPIS.(S STR.) DEL GRUPPOSSHACHRAFA TEOURCR,
CON’ DESCRIZIONE DI. UNA NUOVA SPECIE SARDA
(53° Contributo alla conoscenza degli Scraptiidae - Coleoptera)
Nel maggio 1980, in compagnia del Dott. Felice Capra e del Dott. Roberto
Poggi, battendo lecci in fiore lungo i tornanti che uniscono Cala Gonone alla sta-
tale 125 per Dorgali (Nuoro), raccolsi in copia una Anaspis s. str. di aspetto in-
consueto.
Ottenuti i tipi di A. maroccana Fleisch., stussineri Fleisch. (dal Museo Na-
zionale di Praga), incognita Schils. e hispanica Schils. (dal Museo dell’Humboldt-
Universität di Berlino) fu possibile stabilire che tale Anaspis appartiene ad una
specie inedita.
E’ quindi questa una buona occasione per rendere riconoscibili le specie teste
citate, tanto più che sono risultate tutte valide e che due di esse, anche se mai
più raccolte in Italia, fanno parte della fauna italica. E’ anche buona occasione,
scioltasi purtroppo un’amichevole intesa con l’Amico e Collega Karl Ermisch, scom-
parso nel 1972, per tornare ad occuparmi anche delle specie europee di Scraptii-
dae, sulle tracce delle Sue magistrali monografie.
Questo mio ritorno agli Scraptiidae europei è dedicato con commossa rive-
renza alla figura di Antonio Servadei, nell’indimenticabile ricordo dei miei esami
di libera docenza, della cui Commissione Egli fu Presidente, e dell’ultima escur-
sione entomologica con Lui fatta in Sardegna nel Maggio 1974.
DEFINIZIONE DEL GRUPPO DI ANASPIS (S. STR.) MACULATA FOURCR.
Specie di piccole dimensioni (da 2.0 a 3.0 mm), a colorazione di fondo giallo-
testacea più o meno pallida, con o senza disegni maculosi bruno-scuri o neri nelle
sole elitre (in alcuni casi il cranio può essere nero, ma protorace ed elitre sono
sempre gialli); di solito metasterno ed addome neri, almeno nei @ &. 3° urosterno
apparente del & con due processi distali simmetrici, più o meno prossimalmente
contigui e distalmente convergenti, mai apicalmente uncinati; quarto urosterno ap-
parente del 4 con due brevi processi simmetrici (in un caso è presente anche un
processo mediano impari tra essi); tutti i processi del 3° e 4° urosterno (apparenti)
spesso gialli almeno in parte; chetotassi del 3° e 4° urosterno semplice; 5° urosterno
apparente del 4 senza processi, distalmente smarginato. Profemori, nei due sessi,
a margine interno semplice, non dilatato nè distalmente sinuato. Palpi mascellari
del & con l’ultimo articolo subsecuriforme, di dimensioni normali. Mesotibie del
& , al loro margine interno, senza spinule contigue ed in serie ravvicinata.
Il gruppo comprende, attualmente, sei specie (inclusa quella qui descritta),
una delle quali a diffusione W-mediterraneo-atlantica, le altre, per il momento, a
diffusione puntiforme nel Mediterraneo centro-occidentale; di tre (hispanica Schils.,
maroccana Fleisch. e stussineri Fleisch.) sono noti solo gli esemplari delle serie
tipiche.
198 M. E. FRANCISCOLO
Anaspis (s. str.) poggii n. sp.
Materiale esaminato. & holotypus, © allotypus, 10 6 6 e 23 2 2, paratypi (Museo Civico
di Storia Naturale di Genova); 18 6 6 e 25 2 9, paratypi, nella mia collezione di studio; 1
& e 1 2, paratypi, al Närodni Muzeum v Praze; 1 6 e 1 9, paratypi, al Museum für Natur-
kunde der Humbolt-Universitàt zu Berlin; 1 6 e 1 ©, paratypi, nella collezione di studio del
collega Jan Horäk di Praga, tutti raccolti tra il 17 e il 20 Maggio 1980 dal Dr. Poggi e da me
battendo lecci in fiore a quota 150-350 sopra Cala Gonone (Dorgali, Prov. di Nuoro), Sardegna
centro-orientale.
‘Dimensioni (in mm). & holotypus: cranio 0,35 x 0,43; noto del protorace
0,40 x 0,52; elitre 1,52 x 0,56; lungh. tot. 2,27; parte esposta del pigidio 0,18 x
02 9 allotypus: cranio 0,41 x 0,44; noto del protorace 0,50 x 0,74; elitre
2:00 20,7 >: Juseh. tot. 291; parte esposta del pigidio 0,30 x 0,36. Le dimensio-
ni, nella serie tipica, variano assai poco; il paratypus € più piccolo misura mm
2 19 in lunghezza totale, il più grande 2,30; le @ Q oscillano tra 2,00 e 2,95.
Descrizione. &: colorazione di fondo dal giallo-bruno al giallo arancione;
parte distale del 4° antennomero e antennomeri 6° - 11° neri; cranio nero, compre-
so il collo; epistoma, labrum e tutti gli scleriti boccali gialli (solo il dente distale
delle mandibole è più scuro). Area periscutellare prossimale delle elitre molto de-
bolmente annerita, e così un’area brevissima, semilunare ed apicale su ciascuna
elitra. Mesosterno oi più scuro delle dine metasterno (compresi i suoi epi-
sterni) bruno scuro o (one nero. None nero, compresi i suoi tergiti; an-
che i processi distali del 3° urosterno apparente sono nerastri, appena schiariti di-
stalmente in alcuni esemplari. Protarsi gradatamente più scuri dalla metà del pri-
mo tarsomero all’ultimo; meso- e metatarsi appena più scuri alla parte distale
degli ultimi due tarsomeri. La colorazione descritta. a parte una più o meno va-
riabile estensione dell’area più scura subapicale sulle elitre. è alquanto costante
nella serie in esame. Forma generale snella, moderatamente allungata ed assai poco
convessa che, associata alla colorazione testè descritta, rammenta, appena visto
l’insetto in movimento sul telo da raccolta, esemplari piccoli rossicci di A. (s. str.)
maculata, olim ab. pallida (Marsham). Cranio, in visione verticale, a max. lunghez-
za: max. larghezza come 1,2; in visione occipitale, regolarmente convesso medial-
mente; collo largo la metà della larghezza totale del cranio; punteggiatura impres-
sa, rada, irregolare, a intervalli lucidi; pubescenza bionda, coricata, sparsa, non
raccolta in ciuffi; occhi fortemente reniformi, glabri, contigui al margine tempo-
rale, visti dal vertice occupanti, assieme, poco meno della metà della superficie
Gi del cranio stesso. Labrum a margine distale semplice. Antenne (Tav. II: 5),
piegate totalmente all’indietro, superanti gli angoli posteriori del prototace solo
con l’ultimo antennomero. Palpi mascellari: vedi Tav. I: 15; gàlea e lacinia: Tav.
III: 10; ultimo articolo dei palpi labiali: Tav. II: 14. Protorace, in visione dor-
sale a max. larghezza: max. lunghezza come 1,3 e a margine anteriore appena più
largo del cranio; angoli anteriori del noto convessi, ampiamente arrotondati al ver-
tice, angoli posteriori retti, brevemente arrotondati; margini pleurali, in visione
dorsale, leggermente convergenti in avanti (infatti il margine anteriore è largo un
quinto in meno del posteriore); in visione laterale appaiono rettilinei; margine
basale del noto con ampio lobo mediano poco prominente, occupante un terzo del-
l’intera larghezza del margine stesso; superficie del noto fittamente e trasversal-
mente striolata, le serie contigue di pori setigeri inserite nell’interspazio tra una
striola e la successiva, interspazi lucidi, non zierinati; pubescenza bionda, coricata,
lunghetta, trasversalmente allineata, i peli distalmente convergenti a quattro a quat-
tro a mo’ di ciuffo. Parte esposta del mesoscuto esattamente triangolare, equila-
latera, ad angoli vivi. Elitre 2,7 volte lunghe quanto la loro larghezza totale al
ANASPIS GR. MACULATA E UNA N. SP.
199
Tav. I: 1. ultimi 4 urosterni, di fianco, di tre quarti, del & di maculata (Genova, S. Eusebio);
2. 3. processi del 3° e 4° urosterno (id.); 4. ultimi 4 urosterni, c.s., di hispanica (& ololectotipo);
5. di stussineri (olotipo); 6. di maroccana (olotipo); 7. poggii (paratipo); 8. ultimi 3 urosterni,
da sotto, del & di incognita (Palermo, Ragusa, det. Schilsky); 9. ultimi 4 urost., di fianco, di
tre quarti, della stessa; 10. id., maroccana; 11. id., maculata; 12. id., stussineri; 14. palpo ma-
scellare (ultimi 3 articoli) del &, maroccana; 15. id., poggii; 16. id. incognita; 17. id., stussi-
neri; 18. ultimi 3 urosterni, da sotto, del & di hispanica; 19. apice del pene di poggii, di fianco;
20. id., di incognita; 21. metepisterno e parte prossimale delle elitre, di fianco, di #aroccana;
22. id. stussineri; 23. id., incognita; 24. id., poggü; 25. id., hispanica. Misure in mm; località
e natura dei tipi indicate solo la prima volta.
200 M. E. FRANCISCOLO
margine anteriore, separatamente ed allungatamente arrotondate all’apice, prossi-
malmente, appena più larghe del margine posteriore del pronoto; epipleure delle
elitre, prossimalmente, larghe poco meno degli episterni metatoracici (Tav. I: 24),
regolarmente e gradualmente rastremate, ancòra visibili all’altezza del terzo uro-
sterno apparente; striolatura trasversale profonda, serrata, a pori setigeri molto rav-
vicinati e intervalli lucidi, non zigrinati; pubescenza coricata, bionda, ordinata-
mente’ disposta, i peli non convergenti a ciuffo come sul pronoto. Metepisterni in
Tav.'I: 24. Urosterni apparenti, misurati lungo la bisettrice, di lunghezze diver-
se: 1° = 100, 2° = 95, 3° = 129, 4° = 50, 5° = 88; in norma laterale figu-
rati in Tav. I: 7, in norma ventrale in Tav. I: 13; processi del 3° e del 4° uro-
sterno in Tav. III: 1 e 6 rispettivamente; pigidio (5° urosterno apparente) distal-
mente bifido ma assai brevemente smarginato (Tav. III: 8); 6° urosterno (intro-
flesso) distalmente bifico e profondamente smarginato (Tav. III: 12); 7° urosterno
(introflesso) strettamente arrotondato al suo margine distale (Tav. III: 14); 6° uro-
tergo molto semplice, non smarginato distalmente (Tav. III: 9); parameri e fallo-
base in Tav. III: 15; pene appena più lungo del 7° urosterno, molto acutamente
terminato con zona pilifera distale semplice (Tav. I: 19). Tutti i femori semplici;
protibie semplici, lunghe quanto i rispettivi protarsi (Tav. II: 10); mesotibie sem-
plici, 4° mesotarsomero molto più lungo che largo e non più largo dell’apice del
3° (Tav. II: 19); metatibie assai debolmente dilatate distalmente, con speroni
apicali di lunghezza eguale e lunghi poco meno della metà del primo metatarsome-
ro; il rapporto delle lunghezze dei quattro metatarsomeri, riferito alla lunghezza
della metatibia fatta eguale a 100 è 100, 70, 52, 44.
? (differenze rispetto al g). Colorazione di fondo generalmente più scura,
rosso-brunastra, ma con mesosterno, ed in alcuni esemplari anche gli urosterni
apparenti, gialli o bruno-giallastri. Cranio quasi isodiametrico; antenne, piegate al-
l’indietro non superanti gli angoli posteriori del pronoto. con antennomeri 6° -
11° assai diversi rispetto al 6 (Tav. TI: 6); palpi mascellari con ultimo articolo
più largamente triangolare (Tav. II: 18). Pronoto assai più trasverso (max. largh.:
max. lungh. = 1,5). Elitre a margine anteriore, misurato tra gli omeri, lareo auan-
to il margine posteriore del pronoto, con identico rapporto lunghezza : larghezza
come nel & (2,7). Tutti gli urosterni apparenti semplici; i loro rapporti di lun-
ghezza sono 100, 100, 83, 116; valve dell’ovopositore in Tav. III: 3.
Derivatio nominis. La nuova specie è dedicata all’Amico e Collega Dott. Ro-
berto Poggi (Conservatore, Museo Civico di Storia Naturale G. Doria, Genova) in
compagnia del quale la raccolsi.
Note biologiche ed ecologiche. Nelle 9 £ sezionate non sono state trovate
uova; il proctodeo degli esemplari dei due sessi esaminati è risultato rigonfio di
granuli di polline; la specie fu raccolta esclusivamente sugli amenti di leccio in
piena pollinazione, e risultò assente sulla circostante vegetazione in fiore (Erica
arborea e Cistus monspeliensis); assieme ad essa venne raccolto 1 es. di A. rufi-
collis (F.) e. comune però anche sull’erica. una serie di A. pulicaria Costa; risultò
assente sui lecci in fiore nelle numerose altre località costiere della Sardegna cen-
tro-orientale che visitammo nel medesimo periodo. E’ però improbabile che sia
localizzata alla sola lecceta di Cala Gonone (anche se la situazione climatica di tale
località, molto riparata dai venti di ponente e totalmente esposta a levante, è cer-
(*) Gli urosterni sono indicati sempre con la numerazione apparente, rammentando però
che, essendo i primi due morfologici ridotti e celati sotto le espansioni laterali delle metacoxae,
in realtà il 1° apparente è il 3°, il 2° è il 4° e così via, anche per quanto attiene gli urosterni
appartenenti agli uriti distali introflessi.
ANASPIS GR. MACULATA E UNA N. SP. 201
Tav. II: 1-8. antenne di 1. hispanica 8; 2. maroccana G ; 3. stussineri 8; 4. incognita 6; 5.
poggit 3; 6. poggit 2 (paratipo); 7. incognita Q (Palermo, Ragusa, det. Schilsky); 8. maculata
6; 9. protarso sinistro, poggi £ (allotipo); 10. protibia e protarso destri, poggii & (olotipo);
11. id., maculata &; 13. articolo prossimale del palpo labiale sinistro di maculata &; 13. id.
incognita & 14. id. poggii &; 15. protarso sin. di incognita 8 ; 16. id. destro di maroccana 8 ;
17. mesotibia destra di maculata 6; 18. ultimi 3 articoli, palpo mascellare, poggi? 9; 19. me-
sotibia e mesotarso destri, poggii 6; 20. mesotarso destro, incognita 8; 21. protarso destro,
stussineri &. Misure in mm; località e natura dei tipi indicate solo la prima volta in Tav. I.
202 M. E. FRANCISCOLO
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Tav. III: 1. 3° urosterno apparente (5° morfologico), totalmente disteso, poggi & (paratipo);
2. 8° urosterno morfologico (introflesso), incognita 6 (Palermo, Ragusa, det. Schilsky); 3. valva
sinistra dell’ovipositore, poggii (paratipo 9); 4. 3° urosterno apparente, incognita 6; 5. 4° uro-
sterno apparente (6° morfologico), incognita 6; 6. id., poggii 4; 7. pigidio (5° urosterno appa-
rente, 7° morfologico), totalmente disteso, incognita &; 8. id., poggii 4; 9. 8° urotergo mor-
fologico, poggii &; 10. lacinia, gàlea e stipite, da sopra, destri, poggii &; 11. id., incognita
6; 12. 8° urosterno morfologico (introflesso), incognita 6; 13. 9° urosterno morfologico (7°
apparente), incognita & (non è figurata la bacchetta della lamina); 14. id., completo, poggz 6 ;
15. fallobase e parameri, poggi. Misure in mm; località e natura dei tipi indicate solo la prima
volta in Tavv. I e II
ANASPIS GR. MACULATA E UNA N. SP. 203
tamente peculiare); è certo che si tratta di specie molto precoce (come del resto
A. maculata, presente ma non frequente in Sardegna quasi esclusivamente su erica
in fiore) e che raccogliemmo solo perché la primavera del 1980, anche in Sarde-
gna, fu assai tardiva, molto fresca e piovosa.
Per un quadro completo delle affinità morfologiche con le altre specie dello
stesso gruppo, rimando alla tabella di determinazione qui di seguito proposta.
TABELLA DI DETERMINAZIONE DELLE SPECIE DEL GRUPPO MACULATA
1
(2) Protibia del & fortemente dilatata distalmente e, nei due sessi, di un
terzo più corta del protarso; 1° protarsomero, nei due sessi, almeno della metà
più corto del 2° e, nel 6, molto più stretto del 2° e del 3° (Tav. II: 11). Nei
due sessi gli antennomeri 8°- 10° non più lunghi che larghi (Tav. II: 8).
Palpi labiali, nei due sessi, con l’ultimo articolo non distalmente smarginato
(Tav. II: 12). F. typ. a colorazione giallo pallida con un’area elitrale ante-
riore, triangolare, periscutellare, una macula discale mediana ed un’area se-
milunare apicale su ciascuna elitra, bruno-nerastre; tali aree e macule, ad
eccezione di quelle apicali, variano in estensione e. nelle forme rossicce (olim
ab. pallida Marsham), possono del tutto mancare. Urosterni apparenti del &
in Tav. I: 1 e 11; processi del 3° urosterno esili, basalmente ravvicinati,
quelli del 4° trifidi, assai caratteristici (Tav. I: 2 e 3)? ei
1. maculata Fourcr.
(1) Protibia, nei due sessi, non distalmente dilatata e lunga quanto il pro-
tarso; 1° protarsomero nel é lungo almeno quanto il secondo (Tav. II: 10 e
21) o più lungo di esso (Tav. II: 16), nella 9 sempre più lungo (Tav. Il:
9). Nei due sessi gli antennomeri 8° - 10° sempre più lunghi che larghi (Tav.
II: da 1 a 7). Palpi labiali, nei due sessi. con l’ultimo articolo distalmente
dilatato e più o meno largamente smarginato (Tav. II: 13 e 14). Colorazio-
ne giallo-testacea senza macule discali sulle clitre, al più con una zona info-
scata semilunare apicale su ciascuna di esse. Urosterni apparenti del & di
aspetto differente (Tav. I: da 4 a 10 e 12-13); processi del 3° e 4° (stesse
figg. e Tav. III: 1, 4, 5 e 6) di struttura diversa.
(6) Nei due sessi, le epipleure delle elitre, nel punto della loro massima lar-
ghezza, sempre larghe meno della metà dei contigui metepisterni misurati nello
stesso punto (Tav. I: 21 e 22); nel & i processi del 3° urosterno apparente,
in norma laterale (Tav. I: 5 e 6), fortemente piegati all’infuori, distalmente
divergenti e superanti di almeno tre quarti della loro lunghezza il margine po-
steriore dell’ipopigio (Tav. I: 10 e 12). Nel & primo protarsomero da 2 a 2,5
volte lungo quanto è largo (Tav. II: 16 e 21).
(5) Nel & (2 ancòra ignota) pronoto decisamente più largo che lungo (rap-
porto 1,3): ultimo articolo dei palpi mascellari (Tav. I: 14) assai allungato,
securiforme (max. lungh.: max. largh. = 2,5); 3° antennomero più lungo del
4° (rapporto 1,16) e antennomeri 5° - 10° meno del doppio più lunghi che lar-
ghi, dal 7° al 10° di lunghezza decrescente (Tav. II: 2); 1° protarsomero lungo
1,4 volte il 2° (Tav. II: 16). 3° urosterno apparente, misurato sulla bisettrice,
lungo appena 1,1 volte quanto il 2° (Tav. I: 6); processi del 3° urosterno am-
(2) Da Mursant (1856) a BATTEN (1976) nessuno ha mai segnalato la presenza di processi
a tale urosterno, e le figure pubblicate (ERMIScH, 1956, BATTEN, 1976) non ne hanno traccia;
quasi sempre i processi del 4° sono visibili solo disarticolando tale sclerite dai contigui.
204
M. E. FRANCISCOLO
piamente separati prossimalmente, non dilatati; i processi del 4° urosterno ap-
paiono trifidi (Tav. I: 10). Elitre lunghe 2,3 volte quanto è largo il loro mar-
gine prossimale. Colorazione giallo testacea; cranio, almeno nell’holotypus (non
così nella ab. #aculiceps Fleisch.: la fronte è gialla), antenne dal 5° all’ 11°
antennomero, meso- e metasterno, addome (ad eccezione dei processi del 3°
e 4° urosterno,..che sono.gialli), neri; #. . 141. 1! 2. .maroccana. Fleischer
(4) Pronoto del & quasi equilatero (rapporto 1,1); ultimo articolo dei palpi
mascellari (Tav. I: 17) brevemente securiforme (la max. largh. è eguale alla
max. lungh.). Terzo antennomero decisamente più corto del 4°, dal 5° al 9°
gli antennomeri sono almeno del doppio lunghi quanto larghi, dal 7° al 9°
di lunghezza eguale (Tav. II: 3). 1° protarsomero lungo 1,1 volte il 2° (Tav.
II: 21); terzo urosterno lungo 1,5 volte il 2° (Tav. I: 5); i suoi processi
sono basalmente contigui, notevolmente dilatati a metà della loro lunghezza
(Tav. I: 12); quelli del 4° bifidi. Elitre tre volte lunghe quanto è largo il loro
margine anteriore. Colore giallo testaceo, eccetto gli antennomeri terminali e
gli urosterni distali, leggermente più scuri . . 3. stussineri Fleischer
(2) Epipleure delle elitre, nei due sessi, nel punto prima descritto, sempre
larghe più della metà dei contigui metepisterni (Tav. I: da 23 a 24). I pro-
cessi del 3° urosterno, nel d, coricati (Tav. I: 4. 7 e 9), sono distalmente
convergenti e non superano (o lo superano di poco) il margine posteriore del-
l’ipopigio (Tav. I: 8, 13 e 18). Nel @ 1° protarsomero al massimo 1,2 volte
Loi Favre),
(8) Dimensioni maggiori (lungh. compresa tra 2,3 e 3,2 mm). 3° antenno-
mero, nei due sessi, 1,7 volte lungo quanto il 2° e, nel complesso, nel &, tutti
eli antennomeri 3°-11° molto più lunghi che larghi, particolarmente | 11°
(Tav. II: 1). 3° urosterno (Tav. I: 4) appena più lungo del 2°; i suoi pro-
cessi (Tav. I: 18) non contigui prossimalmente, distalmente ma non stretta-
mente convergenti; quelli del 4° (Tav. I: 18) prossimalmente discosti .
Mi 4. hispanica Schilsky
(7) Dimensioni minori (lungh. compresa tra 2.00 e 3.00 mm). 3° antenno-
mero, nei due sessi, lungo al massimo 1,4 volte il 2°; nel complesso, nel 6 e
nella 9 tutti gli antennomeri 4° - 11° proporzionalmente più corti, particolar-
mente |’ 11° (Tav, II: da 4 a 7). 3° urosterno del & (Tav. I: 7 e 9) lungo
da 1,4 a 2,1 volte quanto il 2°; i suoi processi (Tav. I: 8 e 13, Tav. III: le
4) prossimalmente contigui, distalmente convergenti sin quasi a toccarsi; i pro-
cessi del 4° sono prossimalmente contigui (Tav. III: 5 e 6).
(10) Colorazione di fondo giallo testacea, compreso il cranio e il meso- e
metatorace; ultimi sei antennomeri e tutti gli urosterni nero-brunastri. 3° an-
tennomero del ¢ 1,1 volte lungo quanto il 2° e 0,83 volte quanto il 4° (Tav.
II: 4), antennomeri 8°- 10° leggermente più larghi del 7°, il 10° appena più
lungo che largo; nella 9 (Tav. II: 7) 6°- 10° appena più robusti. Palpi ma-
scellari in Tav. I: 16; ultimo articolo dei palpi labiali subquadrangolare (Tav.
II: 13). Galea lunga 2 terzi della lacinia e lunga quanto lo stipite (Tav. III:
(3) Poiché la specie ci è nota solo per |’ holotypus della f. typ. e dell’ ab. maculiceps, non
è consigliabile sezionarli per verificare la struttura di tali processi; preferisco attendere altri
ritrovamenti; ciò vale anche per stussineri Fleisch. e hispanica Schils.
ANASPIS GR. MACULATA E UNA N. SP. 205
11). 3° mesotarsomero dilatato, del doppio più largo del 2° (Tav. II: 20).
3° urosterno lungo il doppio del 2°, a processi larghi alla base, 0,75 volte
lunghi quanto l’urosterno, leggermente piegati all’infuori e appena superanti
l’ipopigio (Tav. I: 8 e 9; Tav. III: 5); 4° urosterno in Tav. III: 5; ipopigio
(Tav. III: 7) più di tre volte largo quanto è lungo, smarginato sin quasi al
suo margine prossimale; 6° (introflesso) in Tav. III: 2; 7° fortemente spa-
tolato distalmente (Tav. III: 13); pene (Tav. I: 20) ampiamente arroton-
dato all’apice, zona piligera molto estesa . . . 5. incognita Schilsky
10 (9) Similmente colorata, ma molti es. con tracce di una macula prossimale
sulle elitre, il cranio è sempre scuro o nero; mesotorace giallo bruno, meta-
torace e addome neri, nella 9 a volte schiariti. 3° antennomero del & lungo
quanto il 2° e 0,73 volte il 3°; 8°- 10° nel @ appena più larghi del 7°, 10°
più lungo che largo (Tav. II: 5); nella 9 (Tav. II: 6) 6°- 10° molto robu-
sti e trasversi. Palpi mascellari in Tav. I: 15 e II: 18; gàlea più lunga della
lacinia e dello stipite (Tav. III: 10); ultimo articolo dei palpi labiali rettan-
golare (Tav. II: 14). 3° mesotarsomero (Tav. II: 19) allungato, largo quanto
il 2°. 3° urosterno del & lungo 1,5 volte il 2°, a processi più esili e più corti
(0,65 volte la lunghezza dell’urosterno stesso), non piegati all’infuori e non
superanti l’ipopigio (Tav. I: 7 e 13, IH: 1); quelli del 4° in Tav. III: 6;
ipopigio 2,5 volte largo quanto è lungo, a smarginatura stretta e poco profon-
da (Tav. III: 8); 6° diversamente conformato (Tav. III: 12); 7° non distal-
mente spatolato (Tav. III: 14); pene (Tav. I: 19) acutamente arrotondato
all'apice, a zona piligera ridotta 6. poggii n. sp.
Fornisco qui di seguito alcuni dati importanti sul materiale tipico da me esa-
minato relativo alle prime cinque specie testè trattate.
A. (s. str.) maculata var. innotata Schilsky, 1892: 203
Ho visto la serie tipica (Mus. Humboldt-Univ. - Berlino - DDR); avevo in-
fatti il dubbio che in essa qualche es. fosse attribuibile ad A. poggii; consta di 13
esemplari così etichettati: 1 @ « Grünstadt [illeggibile] Eppelsh. », 2 6g 1 9
« Rhein D. Zebe/Var. », 1 9 [cartellino illeggibile], 6 6 & « Ajaccio - Schneider
[a stampa] », 2 9 9 « Lille - D. Coye »; si tratta in realtà di A. maculata rossicce,
in tutto simili alla serie tipica di var. exoleta Costa, 1854: 27, citata di Sicilia, con-
sistente di 1 & col N° « 1842.971 » e 3 9 2 con la sola indicazione del sesso (Mu-
seo Zoologico dell’Università di Napoli). Resta quindi confermata la sinonimia
A. maculata var. innotata Schilsky, 1892: 203 = var. exoleta Costa, 1854: 27 =
Mordella pallida Marsham, 1802: 492, già stabilita da ScHiLsKv (1895: 77). Trat-
tandosi di variazioni cromatiche diffuse assieme alla forma nominale (per la diffu-
sione cfr. ERMISCH 1956: 316) non è il caso di designare lectotipi. A. maculata
s. |. è a me nota di tutte le regioni italiane ed è, tra le specie precoci, la più comune
ed abbondante.
A. (s. str.) maroccana Fleischer, 1909: 241
I due esemplari di Fleischer trovansi al Mus. Naz. di Praga; il 1° è 1 & eti-
chettato « Marocco/n. sp. 6 /Holotypus [a stampa]/maroccana Dr. Fleischer d./
Mus. Nat. Pragae inv. 26469 » e l’ho usato per la iconografia qui riprodotta; il 2°
è 1 & « Marocco/n. sp. é /Holotypus [a stampa]/maroccana a. maculiceps Dr.
Fleischer d./Mus. Nat. Pragae inv. 26470 ». Non occorre quindi designare lecto-
206 M. E. FRANCISCOLO
tipi. La descrizione originale, eccellente, integrata dalla mia iconografia, rende la
specie pienamente riconoscibile. Non sono noti altri esemplari.
A. (s. str.) stussineri Fleischer, 1909: 242
Ho sott’occhio i 2 es. di Fleischer (Mus. Naz. di Praga); il 1° è 1 @ « Cala-
bria Centr. m. Junio 80 cep: Stussiner [a stampa]/Stussineri @ Dr. Fleischer d./
Typus [a stampa]/Mus. Nat. Pragae inv. 26472 », che ho utilizzato per la presente
iconografia, il 2° 1 9 « Calabria Centr. m: Junio 80 cep: Stussiner [a stampa]/
Rossano 14.6.80/sp.?/n. sp. é 2 /Stussineri Q Dr. Fleischer d./Typus [a stam-
pa]/Mus. Nat. Pragae inv. 25471 » *. Non occorre quindi designare lectotipi. Ros-
sano Calabro resta l’unica località ristretta nota per questo endemismo italico
(Luicıonı 1929: 691); della specie si conoscono solo i due esemplari tipici.
AS 4a Schulsky,, 1899. 90 PP
La serie tipica (Mus. Humboldt - Univ., Berlino - DDR) coincide con le indi-
cazioni di Schilsky « In Spanien: La Granja. 4 Ex. in meiner Sammlung»: 1 6
« La Granja/D. Dandja [?, illeggibile]/ 4 /hispanica Schils » usato per la mia ico-
nografia, designato qui hololectotypus, 1 @ «D. Dandja/ 9 » designato allolecto-
typus e 2 ® 2 (stesse indicazioni dell’allolectotipo) designati paralectotypi.
A. (s. str.) incognita Schilsky, 1895: 74
Il tipo unico (Mus. Humboldt - Univ., Berlino - DDR) è 1 & « Hispan/
Heyden [a stampa]/D. Hoppfg/Chevrolati/incognita Schils. » che coincide con
l’indicazione di Schilsky (retro di l.c.: 74) «Nur 1 & aus Spanien. Dasselbe wurde
mir früher durch Herrn Baron v. Hopffgarten als A. Chevrolati mitgetheilt; es
stammt aus der Sammlung des Herrn Major von Heyden... ». Non occorre desi-
gnazione di lectotipo; segue 1 « Sierra Segura - Molinico - 1894 M. Korb [a
stampa] » mancante del protorace e testa, con antenna, palpo masc., i protarsi, pro-
tibia e profemore fissati su cartoncino, 1 9 « Sicilia - Ragusa», 1 9 « Sicilia - Ra-
susa 30.5.89 », 1 & « Palermo - Ragusa/ & » (utilizzato per l’iconografia addomi-
nale), 1 @ « Palermo - Ragusa/ 9 », 1 d e 1 9 « Castilien - Quenca - Korb - 1896
[a stampa]/16.6.96/ & », 1 é senza indicazioni (ma su identico cartoncino), 1
d e 1 2 « Madrid - Kauffer/@ » e « 2 », 2 6 6 «Coll. Hopffg» senza loca-
lità. E’ quindi la serie usata da Schilsky (1897: 2) per le nuove località iberiche
e (1899: NN) per aggiungere « Sicilien » su materiale di E. Ragusa; non so spie-
gare la citazione « Seealpen » che Csıkı (1915: 67) attribuisce a Schilsky, nè da
dove Lutcroni ha tratto (1929: 691) l’indicazione « Alp. Mar. (L’Authion) » pur
omettendo quella, esatta, di Sicilia; DEVILLE SAINTE CLAIRE (1935: 306) la cita
del Var (La Ste Baume; Morières près Solliès - Pont) e la riconferma delle Alpes
Mar. (L’Authion); tale località (2000 msm) è piuttosto improbabile; si tratta ve-
rosimilmente delle pendici dell’Authion, ai limiti della macchia ?, a quote quindi
più prossime a quelle delle località del Var. Non ho mai visto esemplari riferibili
ad incognita, oltre alla serie della Coll. Schilsky.
(4) J. Stussiner, K.K. Oberpostkontrolleur a Leibach, odierna Ljubljana; fu attivissimo
raccoglitore; nell’ämbito della fauna italica, non meno di 13 specie di Coleotteri portano il suo
nome (LUIGIONI, 1929).
(5) Osservo che queste specie (tranne maculata) hanno diffusione puntiforme e discon-
tinua all’interno dell’area del leccio ed almeno una (poggii) fu raccolta solo su tale albero in
una località assai ristretta e climaticamente segregata.
ANASPIS GR. MACULATA È UNA N. $P. 207
BIBLIOGRAFIA CITATA
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3: 1-84.
DEVILLE SAINTE CLAIRE J., 1935-1938 - Catalogue raisonné des Coléoptères de France - L’Abeille,
Paris, 36: 1-467.
ErMISCH K., 1956 - Mordellidae in: Horton A., Faunistik der mitteleuropäischen Käfer - Mus.
G. Frey, Tutzing, 5: 269-328.
FLEISCHER A., 1909 - Neue Mordellidae - Wien. Ent. Zeit., Wien, 27: 241-242.
LUIGIONI P., 1929 - I Coleotteri d’Italia, catalogo sinonimico, topografico, bibliografico - Mem.
Pont. Acc. Lincei, Roma (2) 13: 1-1160.
MarsHaM T., 1802 - Entomologia britannica, sistens Insecta Britanniae indigena, secundum me-
thodum Linnaeanum disposita - Londini: 1: I-XXXI + 1-548.
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Paris: I-III + 1-172.
SCHILSKY J., 1892 - VII. Beitrag zur Kenntnis der deutschen Käferfauna - Deutsche Ent. Zeitschr.,
Berlin, Jhg 1892, 1-2: 193-208.
——, 1895 - Mordellidae in: Küster H.V. & Kraatz G., Die Käfer Europa’s nach der Natur
beschrieben - Nürnberg, 31: 61-100.
——, 1897 - ibid., 33, Berichtigungen und Ergänzungen: 1-2.
——, 1899 - ibid., 35: A-PP + 84-100.
RINGRAZIAMENTI
| ire:
Mi è gradito ringraziare il Dr. J. Jelinek (Närodni Muzeum v Praze) ed il Dr. F. Hieke
(Museum für Naturkunde der Humboldt - Universität zu Berlin) per l’invio dei tipi della Colle-
zione Fleischer e della Collezione Schilsky, mediante i quali ho potuto colmare una seria lacuna
nella conoscenza degli Scraptiidae italiani.
RIASSUNTO
Si descrive Anaspis (s. str.) poggii n. sp. colta su lecci in fiore a Cala Gonone (Sardegna
orientale); sono revisionate e rese riconoscibili mediante tabella di determinazione e illustra-
zioni le altre 5 specie del gruppo maculata (maculata Fourcr., maroccana Fleische:, stussineri
Fleischer, hispanica Schilsky, incognita Schilsky) sulla scorta di tutto il materiale tipico dispo-
nibile; sono designati i lectotipi per A. (s. str.) hispanica Schilsky. Le forme cromatiche A. ma-
culata innotata Schils. e A. m. exoleta Costa, sulla scorta dei tipi, sono confermate sinonimi di
A. m. pallida (Marsham) = A. maculata Foucr.
ABSTRACT
The Anaspis-species of the maculata-group, with description of a new one from Sardinia (53rd
contribution to the knowledge of Scraptiidae - Coleoptera).
Anaspis (s. str.) poggii n. sp., taken at Cala Gonone (Eastern Sardinia) on flowering green
oaks (Quercus ilex L.), is described and included in the maculata-group; the other 5 species of
the group (maculata Fourcr., maroccana Fleisch., stussineri Fleisch., hispanica Schils., incognita
Schils.) are revised; a key and figures for their identification are supplied for the first time,
upon examination of all available type material; lectotypes for A. (s. str.) hispanica Schils. are
designated. Colour variations A. maculata innotata Schils. and A. m. exoleta Costa, upon exami-
nation of types, are confirmed junior synonyms of A. m. pallida (Marsham) = A. maculata
Fourcr.
Indirizzo dell’ A.: Corso Firenze, 44 - 16136 Genova.
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| Mem. Soc. ent. ital., Genova, 60 (1981): 209-213, 20.11.1982
ANTONIO GIORDANI SOIKA
Museo civico di Storia naturale - Venezia
CONTRIBUTO: ALE CONOSCENZA DER DELTA AFROTROBICALI
(Hymenoptera Eumenidae)
Delta pulcherrimum (Schulth.) nigrithorax n. ssp.
® Differisce dalla forma tipica per avere il torace completamente nero, tran-
ne due lineette gialle lungo le carene inferiori del propodeo. Inoltre, le fasce api-
cali dei tergiti II-IV, interrotte nel mezzo come nella forma tipica, sono notevol-
mente più strette. Il resto come nella forma tipica.
6 ignoto.
Zaire: Kadjudju, 1 ©, nella mia collezione.
Il Delta pulcherrimum venne descritto di « Ost-Afrika vom Aequator bis
Natal, 8 ® 2 », e designo Lecto-olotipo una £ etichettata « Bukaba, DO. Afri-
ca», e ” pulcherrimus” ” Cotype ” dallo Schulthess, nella mia collezione.
In un precedente lavoro (GIORDANI SorkA, 1961) ho determinato come bigletti
(M.W.) una ® che va invece attribuita al pulcherrimum, tratto in errore dalla si-
nonimia in precedenza stabilita dal BEQUAERT (1928). Al Museo Britannico ho
potuto esaminare il tipo dell’higletti ed accertare che si tratta di spece diversa dal
pulcherrimum.
Delta inexpectatum n. sp.
& Affine al D. hottentottum (Sauss.). Clipeo molto più allungato, quasi 1
volta e 1/2 più lungo che largo, nettamente troncato all’apice; a differenza dal-
Vhottentottum è quasi uniformemente convesso. Margine interno delle mandibole
senza denti sporgenti. Articoli IX e X delle antenne più corti, subquadrati o molto
leggermente più lunghi che larghi. Ultimo articolo conformato circa come nell’hot-
tentottum. Sulle facce laterali del pronoto la carena è molto più sviluppata, più
sporgente, e quasi raggiunge l’omero. Primo tergite 5 volte più lungo che largo
all’apice, con margini laterali rettilinei e leggermente divergenti dalla base all’api-
ce. Secondo sternite regolarmente convesso. Solco longitudinale mediano dell’ul-
timo sternite generalmente più marcato che nell’hotzentottum.
Clipeo con punti radi e superficialissimi, tanto da essere poco visibili. Pun-
teggiatura del capo, torace e propodeo circa come nell’hottentottum, ma più fitta,
specialmente nella parte inferiore del mesoepisterno. Primo tergite con punti spa-
ziati, di media grossezza, circa come nell’hottentottum, di grossezza e densità va-
riabili da un individuo all’altro. Secondo tergite con una finissima e fittissima
micropunteggiatura, come nell’hoftentottum, alla quale si aggiungono punti assal
spaziati, piccolissimi ma ben visibili anche se con una certa difficoltà; in qualche
esemplare sono più grossi e ben visibili, specialmente ai lati. Nell’hottentottum
il II tergite è totalmente sprovvisto di questi punti e porta solo la micropun-
teggiatura.
Pilosità circa come nell’hottentottum.
Nero. Sono color ferrugineo più o meno scuro: mandibole; una linea lungo
le orbite interne dei lobi inferiori degli occhi fino al fondo dei seni oculari; una
210 A. GIORDANI SOIKA
Figg. 1-2 - Delta inexpectatum n. sp. 6: 1, clipeo; 2, ultimi articoli delle antenne.
sottilissima linea sulle tempie; la faccia inferiore dello scapo; il funicolo, la cui
faccia dorsale è più o meno intensamente scurita; il margine anteriore del prono-
to, più o meno estesamente; una macchia sulla parte superiore del mesoepisterno;
le zampe, in parte scurite; le tegule; qualche macchietta, più o meno estesa, sul
propodeo; talvolta i lati del margine apicale del I tergite; raramente macch’e ba-
sali sul II tergite e macchie laterali sul II sternite; spesso i margini apicali degli
ultimi sterniti, od anche di tutti gli sterniti, incluso il primo. Sono color giallo
pallido: il clipeo, tranne i margini laterali neri. Ali scurissime, con intensi riflessi
violacei.
2 Clipeo un poco più lungo di 1 volta e 1/5 della sua larghezza, regolar-
mente convesso, interamente nero, oppure con due macchie ferruginee alla base.
Il resto come nel &.
Lunghezza, fino al margine posteriore del II tergite: 9 mm 17-18, @ mm
Ir
Sudafrica: Hester Malan, 10 mls E. Springbox, 7-8.1.72, 11 & 6, tra cui l’olotipo, e 6
® @ tra cui l’allotipo (BM).
Namibia: Goanikontes, 25 mls W Helmeringhausen, 17-18.1.72, 1 ® (BM). Farm Oko-
songomingo, VII-VIII.1912, 1 & (H. Thomsen-AGS).
Angola: Huila Distr., Pediva, 30 mls E of Porto Alexandre, 24-27.VI.54, 5 && (J. Bal-
four Brown-BM).
Specie molto simile all’hottentottum; si distingue per la forma del clipeo, il
colore giallo del clipeo nel & e la diversa forma che la carena anteriore del pro-
noto presenta sulle facce laterali di questo.
DELTA AFROTROPICALI 201
Figg. 3-5 - Delta inexpectatum n. sp.: 3, addome visto dall’alto, 6; 4, addome visto di profilo,
6; 5, clipeo della 9.
Delta bonelli GS.
Delta bonellii GiorDANI SOIKA, 1973, Boll. Soc. ent. ital., 105: 72, Fig. 2(9 &). - BONELLI,
1973, Boll. Ist. Ent. Univ. Bologna, 30: 219, Fig. 1 (etol.).
Il Day ha recentemente (1979) considerato il Delta bonellii sinonimo del D.
emarginatum (L.), sembra in base al solo confronto di paratipi del bonellit con
esemplari di emarginatum conservati nelle collezioni del Museo Britannico (There
are in the BMNH collections specimens from various localities in S. Africa which
belong to the D. emarginatum complex. All are specimens which agree with the
recently - described Delta bonellii Soika 1973).
Nella mia descrizione del bonellii — evidentemente non esaminata dal Day —
sono messi in evidenza alcuni caratteri che, nel loro insieme, non lasciano dubbi
che il bonellii sia un specie distinta dall’erzarginatum. Ai caratteri morfologici si
deve aggiungere l’etologia, messa in evidenza dal BoNELLI (1973) nel lavoro sopra
citato ed in un suo successivo lavoro sull’ etologia dell’ emarginatum ed il fatto,
indubbiamente importante, che le due specie hanno circa lo stesso, vastissimo, area-
le, nel quale il bonellii conserva, fin nei minuti particolari, la medesima colora-
zione, mentre l’emarginatum presenta una notevole variabilità di colorazione, nel-
l’estensione del colore ferrugineo. Le due specie — inoltre — sono state spesso
raccolte nello stesso biotopo.
212 A. GIORDANI SOIKA
Delta lepeleterii (Sauss.) pilosellum n. ssp.
6 2 Mesoepisterno con la fascia gialla più stretta, per cui i margini ante-
riore e posteriore sono neri. La macchia nera preapicale del I tergite è più estesa
ed i rami della croce nera del II tergite sono più larghi. Il II sternite è nero, con
due macchie laterali ferruginee ed una stretta fascia gialla apicale. Alla base del
II tergite il colore ferrugineo è ridottissimo od assente. Faccia superiore del fu-
nicolo nera dal VII articolo in poi.
Capo e torace con pilosità biancastra molto lunga e fitta.
Kenia: W slopes of Mt Kenya, on Meru-Nyeri Rd, 6000-8500 ft, 16-30.II.11, 11 $ 2 tra
le quali l’olotipo (S.A. Neave-BM).
Etiopia: Higo Samula, 30.X.11 1 2 (R.J. Stordy-BM). - Scioa, Sciotalit, VIII.1887, 2 6 &
(Ragazzi-AGS). - ” Eritrea”, 1 2 (AGS). Lake Bishoftu, 7000 ft, 12.V.38, 8500 ft, 1 $ 1g
(K. Guichard-BM). - Harrar, 3.VI.37, 1 2 (A. Mochi-AGS).
Yemen: El’Asr, 3 mls W San’a, 8000 ft, 24.11.38, 1 @ (H. Scott-BM). - Ghaiman, 9 mls
SE San’a, 8700 ft, 18.11.30, 2 22 (H. Scott-BM).
Immediatamente riconoscibile per la lunga pilositä del capo e del torace e
per la colorazione del II sternite.
Delta lepeleterii (Sauss.) ssp. formosum (Sauss.)
Eumenes formosa SAUSSURE, 1852, Et. Fam. Vesp., 1: 55 (non & indicato il sesso ma
l’olotipo è una 2).
Lo stesso DE SAUSSURE, nel 1855, riconobbe che l’E. formosa appartiene alla
stessa specie della /epeleteriz, descritta dieci pagine prima, e la considera sua va-
rietà: « EUM. LEPELETERII. A cette espèce on doit réunir l’Eum. formosa N° 49
de la Monographie, qui n’en est qu’une varieté ». Aggiunge poi: « Placez comme
synonyme [del /epeleterit] Sauss. Eum. formosa, Monog. des G. sol., 55, 39 ».
Stranamente il BEQUAERT (1918) ritiene VE. formosa sinonimo dell’E. caffer
(L.) a pagg. 71 e 72, ma poi, nel Catalogo (p. 276) mette tra i sinonimi dell’ E.
lepeleterii una ” Eumenes formosa var. lepeletierii ” attribuendo tale sinonimia al
DE SAUSSURE che ciò non aveva scritto, in quanto, giustamente, aveva considerato
l'E. formosa, da lui descritta dieci pagine dopo, varietà, o sinonimo, dell’ E. le-
peleterii.
Nella sua revisione del 1926, infine, il BEQUAERT considera VE. formosa va-
rietà del campaniformis (F.).
Al Museo Britannico potei esaminare il tipo dell’ Eumenes formosa, una 9
etichettata ”’ Congo ” ed accertare che si tratta di una sottospecie meridionale del
Delta lepeleterii (Sauss.). La località è probabilmente errata in quanto tutti gli
esemplari da me esaminati del Congo e di tutta l’Africa centrale appartengono
alla lepeleterii tipica.
La ssp. formosum differisce dalla forma tipica del lepeleterii, ed esaminai al
Museo di Parigi un sintipo che qui designo Lecto-olotipo (© ), per l’assenza del co-
lore ferrugineo alla base del II tergite, e per il II sternite, la cui fascia apicale
è molto più larga e sempre accompagnata da due macchie gialle più o meno gran-
di, laterali, isolate 0, più spesso, largamente unite alla fascia apicale.
Del D. lepeleterii ssp. formosum esaminai esemplari delle seguenti località:
? en NE Beit Bridge, 27.III.60, 3 & & (Jacot Guillarmod). - Bulawayo, 3.VIII.13, 1
Botswana: Ghanzi, Mongalatsela, 25.V.24, 1 2 (J. Maurice-AGS).
Transvaal: Afguns, Ellisras, 31.III.71 e 3.IV.72, 2 && (H.N. Empey). - Bleomfontein,
21.XII.65, 1 & (HN. Empey). - Castle Gorge, 24.XI.63, 1 & (H.N. Empey). - Ellisras, 20.V.62,
DELTA AFROTROPICALI 213,
1 2 (H.N. Empey). - Gravelotte, Beacon Ranch, 1.66, 1 & (J. Brothers). - Hope (Ellisras Distr.,
20.V.62, 7.X.61, 17.XI.62, 5 9 2 (H.N. Empey). - Johannesburg, Chrisville, 10.11.62,1 6 (HN.
Empey). - Loskop Dam, 9.1.66, 1 & (H.N. Empey). - Pretoria, Wonderboom, 4.X.31, 1 6 (J.
Ogilvie-AGS). - Swartruggens, Nroth Sandpits, 26.X.74, 1 2 (Jacot Guillarmod).
Orange F.S.: Kroonstad, 20.X1.64, 1 9 (Jacot Guillarmod); 31.XII.65, 2 992 2 68
J. Nrothers).
Griqualand: Kuruman, 1 £ (C. Koch-AGS).
Natal: Tugerla Ferry, 13.X.71, 1 2 (H.N. Empey).
Prov. del Capo: Fort Brown, 17.IV.29, 1 @ (Jacot Guillarmod).
Namibia: Hoffnung, 9-16.X.33, 1 2 (K. Jordan-BM). - Otavi, 26.XII.33, 1 9 (J. Ogilvie-
BM). - Kaokoveld, Anabib, Orupembe, 100 mls W Ohopoho, 12-13.VI.51 (P.L. Brinck - Univ.
Lund. Exp.). - Okahandja, 2-18.III.28 1 & (R.E. Turner-BM). - Oshikango, 18-24.VI.51, 1 2
1 & (C. Koch-AGS). - Naukluft, 1300-1500 ft, 7-10.XII.33, 1 & (K. Jordan-BM).
BIBLIOGRAFIA
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del genere Delta - Boll. Soc. ent. it., 105: 72-75.
SAUSSURE H. DE, 1852 - Etudes sur la Famille des Vespides. 1.
—, 1952 - Etudes sur la Famille des Vespides. 3.
RIASSUNTO
Vengono descritti: Delta pulcherrimum (Schulth.) nigrithorax n. ssp. dello Zaire; Delta
inespectatum n. sp. dell’Africa meridionale; Delta lepeleterii pilosellum n. ssp. delle alte monta-
gne dell’Africa orientale e dello Yemen.
Delta bonellii non è sinonimo del Delta emarginatum (L.). Eumenes higletti M.W. non è
sinonimo dell’Eumenes maxillosus var. pulcherrimus Schulth. (= Eumenes campaniformis var.
marshalli Beq. 1926), ma il Delta higletti G.S. 1961 appartiene alla specie Delta pulcherrimum
(Schulth.). Eumenes formosa Sauss. è una sottospecie del Delta lepeleterii (Sauss.).
ABSTRACT
Contribution to the knowledge of the afrotropical genus Delta (Hymenoptera Eumenidae).
Description of: Delta pulcherrimum (Schulth.) nigrithorax n. ssp. from Zaire; Delta inex-
pectatum n. sp. from S. Africa; Delta lepeleterii pilosellum n. ssp. from the high mountains of
east Africa and Yemen.
Delta bonellii G.S. is not synonymous with Delta emarginatum (L.). Eumenes higletti MW.
is not synonymous with Eumenes maxillosus var. pulcherrimus Schulth. (= Eumenes campani
formis var. marshalli Beq) but Delta higletti G.S. 1961 is Delta pulcherrimum (Schulth.). Eume-
nes formosa Sauss. is a ssp. of Delta lepeleterii (Sauss.).
Indirizzo dell’A.: Museo Civico di Storia Naturale, S. Croce 1730 - 30125 Venezia.
AAVV
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| Mem. Soc. ent. ital., Genova, 60 (1981): 215-219, 20.11.1982
SALVATRICE IppoLITO & FRANCESCO LOMBARDO
Istituto Policattedra di Biologia animale - Universita di Catania
MORFOLOGIA. DELLA REGIONE AR TICOEARE DELLE ALI
[NW CKATNOCORIS ERYEHROPES TE)
(Heteroptera Reduviidae)
+
Nonostante le non poche ricerche condotte sulla morfologia del torace degli
Eterotteri, poco si conosce tuttora sulla struttura articolare della regione alare di
questi Insetti. Gli unici lavori oggi esistenti sull’argomento rimangono la fonda-
mentale opera d’insieme di SnopsrAss (1909) sulla articolazione alare degli Insetti
e un lavoro di Tayror (1918) che fornisce soltanto notizie superficiali sui vari
scleriti toracici; LARSEN (1945), che esamina accuratamente l’intero torace di que-
sto gruppo di insetti, trascura però l’analisi dell’articolazione alare. E’ con LA
GRECA (1949) prima e LA GRECA e Cesaro (1951) dopo che si hanno le prime
notizie approfondite sulla morfologia della regione articolare di questo gruppo
di insetti; notizie riprese poi da Matsupa (1970). Ci è sembrato quindi oppor-
tuno condurre una ricerca sulla struttura dei margini laterali dello pteronoto e
del margine dorsale delle pleure, sugli scleriti derivanti dalle basi delle nervature
e sugli scleriti ascellari, prendendo in esame la specie Rhinocoris erythropus (L.)
appartenente alla famiglia dei Reduviidi, di nessun rappresentante della quale fi-
nora è stata studiata la morfologia della articolazione delle ali.
A - MARGINI LATERALI DEL NOTO ALIFERO
I margini laterali del mesonoto coinvolti nell’articolazione con le ali sono di
pertinenza esclusiva dello scuto e dello scutello. In Rhinocoris i brevi margini late-
rali del prescuto (fig. 1, PSC) si presentano abbastanza diritti; soltanto dall’an-
golo postero-laterale si diparte un braccio che articolandosi con l’episterno viene
a costituire il ponte prealare (fig. 1, PAL). I margini laterali dello scuto (fig. 1,
SC) decorrono lievemente obliqui in fuori, in senso antero-posteriore e si presen-
tano interi fino a circa due terzi di tutto lo scuto, dove si trova una limitata inci-
sura che, per i rapporti che contrae con il primo ascellare, è da omologarsi alla
emarginazione di Snodgrass, infatti essa è limitata anteriormente dal robusto pro-
cesso notale anteriore (fig. 1, PNA) e posteriormente da un piccolo processo che
è stato spesso erroneamente interpretato dagli Autori che si sono occupati di mor-
fologia degli Eterotteri, quale processo notale posteriore. LA GRECA e CESARO
(1951) lo hanno giustamente considerato come un processo corrispondente al pro-
cesso b descritto da LA GRECA (1947) per gli Ortotteri e successivamente deno-
minato processo notale mediano da Marsupa (1970) (fig. 1, PNM). Ancora po-
steriormente si trova un robusto capo articolare, che corrisponde al processo no-
tale postmediano di Marsupa (1970), che è uguale al vertice dello scuto di LA
GRECA e CESARO (1951), dove si inseriscono i muscoli coxo-tergali. Posteriormen-
te a questa lamina si diparte la duplicatura del noto (fig. 1, DN) dal margine
posteriore della quale si origina la corda ascellare (fig. 1, CAX). I margini laterali
del metanoto si presentano alquanto lineari e interi e sono privi di qualsiasi strut-
tura degna di nota. Il metanoto, come si riscontra in molti Eterotteri, è fortemen-
te ridotto, almeno nella sua parte centrale, ed è formato dal prescuto, scuto e scu-
216 S. IPPOLITO & F. LOMBARDO
Fig. 1 - Regione articolare del mesonoto vista dorsalmente.
(Elenco delle abbreviazioni: AN = n. anale; AX,, AX,, AX, = scleriti ascellari; BC = sclerite
basicostale; BR = sclerite basiradiale; BSC = sclerite basisubcostale; C = n. costale; CAX =
corda ascellare; C+sc = n. costale+subcostale; CU = n. cubitale; DN = duplicatura notale;
LM = lamina mediale M = n. mediana; PA = processo alifero; PAL = ponte prealare; PN,
= postnoto mesotoracico; PN, = postnoto metatoracico; PNA = processo notale anteriore;
PNM = processo notale mediano; PS = processo spiralato; PSC = prescuto; R = n. radiale:
R+M = n. radiale+mediana; SA = sclerite subalare; SC = scuto; sc = n. subcostale; sc+R
= n. subcostale+radiale).
tello saldati insieme, anteriormente ai quali si salda il postnoto mesotoracico (fig.
2, PN), formato da una lamina a V abbastanza sclerificata che, lungo la linea me-
diana, si fonde con il tergo metatoracico; alle sue estremità antero-laterali esso ter-
mina con un processo avvolto su se stesso che LA Greca (1949) ha indicato con
il nome di processo spiralato (fig. 2, PS). Il prescuto metatoracico, contrariamen-
te a quanto affermato da LARSEN (1945) negli Eterotteri, sebbene ridotto, è pre-
sente come è stato rilevato da LA Greca (1949) in Pyrrbocoris. Infine il postscu-
tello metatoracico (fig. 2, PN:) lateralmente si prolunga in un braccio venendo così
a costituire il ponte postalare.
B - SCLERITI ASCELLARI E BASI DELLE NERVATURE
All’articolazione alare sono coinvolti sia scleriti situati ai margini laterali del
noto (scleriti ascellari), sia sclerificazioni derivanti dalla base delle nervature che
contraggono rapporti da un lato, anche se indirettamente, con il noto, dall’altro
ARTICOLAZIONE ALARE IN RHINOCORIS 217
con il margine dorsale delle pleure. Gli scleriti ascellari sono tre e si presentano
tutti ben distinguibili fra di loro. Il primo sclerite ascellare mesotoracico (fig. 1,
AX;) medialmente si presenta provvisto di un corpo e di un collo; esso contrae
rapporti con il margine laterale del pronoto in corrispondenza dell’emarginazione;
anteriormente, mediante una membrana, si articola al basisubcostale ed infine la-
teralmente è collegato mediante una sottile listarella membranosa al secondo scle-
rite ascellare.
SA
CU
AN
PN3
Fig. 2 - Regione articolare del metanoto vista dorsalmente (Abbreviazioni: v. Fig. 1).
Il secondo sclerite ascellare mesotoracico (fig. 1, AX2) non si trova saldato
nè con la lamina mediana nè con il basisubcostale, come invece si verifica in Ge-
lastocoris, Saldula, Pyrrbocoris e Tropidothorax, e quindi contrariamente a quanto
affremato da Matsupa (1970) la fusione del secondo sclerite ascellare con le basi
delle nervature non è una regola fissa per gli Eterotteri. Questo sclerite è rap-
presentato da una ampia lamina subtriangolare che si articola da un lato con il
margine laterale del primo ascellare, anteriormente con il basiradiale e con l’apice
del basisubcostale, mentre distalmente contrae rapporti con la lamina mediana.
Il terzo sclerite ascellare mesotoracico (fig. 1, AX:) si presenta come uno
stretto e lungo sclerite che decorre parallelamente alla corda ascellare giungendo
ad articolarsi con la base della nervatura anale.
Le sclerificazioni derivanti dalle basi delle nervature sono anch’esse tre: a)
Il basisubcostale (fig. 1, BSC), che costituisce una sclerificazione triangolare i cui
rapporti con il primo ed il secondo ascellare sono stati già descritti; b) lo sclerite
218 S. IPPOLITO & F. LOMBARDO
M SC+R
3 4
Fig. 3 - Regione articolare del mesonoto vista lateralmente; fig. 4 - Regione articolare del meta-
noto vista lateralmente (Abbreviazioni: v. Fig. 1).
basiradiale (fig. 1, BR) rappresentato da una ampia piastra di forma quadrango-
lare che contrae rapporti attraverso il suo margine anteriore con il basisubcostale
ed il secondo ascellare, mentre posteriormente si salda alla lamina mediana re-
stando ben visibile la linea di sutura; c) la lamina mediana (fig. 1, LM) è anch’essa
rappresentata da un largo sclerite di forma quadrangolare i cui rapporti sono stati
già descritti.
La struttura ascellare alare metatoracica è molto simile a quella che LA GRECA
ha riscontrato in Pyrrbocoris ed in Tropydothorax; anche in questa specie sono ri-
conoscibili cinque scleriti, data la fusione avvenuta fra il basisubcostale con il basi-
radiale. Il primo ed il secondo sclerite ascellare (fig. 2, AX:, AX2), se topografica-
mente corrispondono ai due primi scleriti ascellari mesotoracici, non lo sono nè per
forma nè per grandezza, essendo molto più piccoli, infine il terzo sclerite ascellare
(fig. 2, AX3) appare come una ampia lamina i cui rapporti sono uguali a quelli de-
scritti per il terzo sclerite ascellare mesotoracico.
C - PLEURE
Come nella maggior parte degli Eterotteri, le pleure presentano un epimero ed
un episterno non distintamente separati e quindi non riconoscibili l’uno dall’altro,
se però, come fanno rilevare LA GrECA e CESARO (1951), si congiunge con una
linea immaginaria il processo coxale con il processo alifero, tali aree si possono se-
ARTICOLAZIONE ALARE IN RHINOCORIS 219
parare. La parte delle pleure che è coinvolta nell’articolazione delle ali, è senz’altro
meno specializzata di quanto non siano i margini laterali del noto, dato che essa
non fornisce strutture meccaniche che valgano a regolare i movimenti delle ali ma
soltanto il perno su cui l’ala ruota. Le uniche strutture che si rinvengono lungo il
margine superiore delle pleure sono il processo alifero (fig. 3, PA) che rappresenta
il fulcro su cui ruota l’ala ed uno sclerite (figg. 2, 3, 4, SA), il quale mediante ro-
buste membrane, è collegato da una parte al margine superiore dell’epimero e dal-
l’altra al secondo sclerite ascellare. In accordo con LA GRECA e TAYLOR è nostra
convinzione che tale sclerite per i rapporti che contrae, sia da omologare al suba-
lare degli altri Pterigoti.
BIBLIOGRAFIA
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TayLor L.H., 1918 - The thorax sclerites of Hemiptera Heteroptera. - Ann. Ent. Soc. Amer.,
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RIASSUNTO
Gli Autori descrivono la morfologia della regione articolare delle ali dell’Eterottero Redu-
viide Rhinocoris erythropus (L.); vi riscontrano una struttura morfologica molto simile a quella
esistente in altre famiglie di Eterotteri. Unico particolare degno di nota è costituito dal fatto
che il secondo sclerite non si trova saldato agli scleriti derivanti dalle basi delle nervature, come
invece è stato notato in altri Eterotteri.
ABSTRACT
Morphology of the wing articular region of Rhinocoris erythropus (L.) (Heteroptera Reduviidae).
The Authors describe the morphology of the wing articular region of Rhinocoris erythro-
pus (L.) (Heteroptera, Reduviidae) which shows a morphological structure very similar to that
of species of other families of Heteroptera. The only remarkable detail is that the second axillary
is not fused wich the sclerites which arise from the bases of veins as has been noticed in other
Heteroptera.
Indirizzo degli Aa.: Istituto Policattedra di Biologia Animale, Via Androne, 81 - 95124 Catania.
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Mem. Soc. ent. ital, Genova; 60 (1981): 221-226) 20.11.1982
MaArCELLO La GRECA
Istituto Policattedra di Biologia animale - Università di Catania
ORIGINE ED EVOLUZIONE DELL’ARTICOLAZIONE ALARE
DEGLI INSETTI PTERIGO?
La comparsa e la successiva evoluzione delle ali negli insetti Pterigoti sono
strettamente correlate con la realizzazione di un’efficiente articolazione alare; le
zone del dermascheletro pterotoracico coinvolte nella articolazione non potevano,
ovviamente, che essere i margini laterali del noto, i margini dorsali delle pleure
e la base delle stesse ali. Tale articolazione è costituita essenzialmente da differen-
ziazioni cuticolari rappresentate da processi, insenature e piccoli scleriti, oltre che
da legamenti di resilina; quest’ultima è da ritenere un particolare aspetto dell’evo-
luzione biochimica della cuticola, legata alla comparsa degli organi di volo stessi.
Va subito detto che la nomenclatura sviluppatasi in letteratura relativamente alle
diverse strutture articolari è estremamente varia e confusa, in parte a causa della
diversità di lingua degli studiosi e in parte a causa degli scarsi tentativi fatti di
condurre ricerche di carattere comparativo. Il primo serio tentativo di evidenziare
un quadro generale della struttura dell’ articolazione alare è stato condotto da
SNODGRASS (1909) e più recentemente ulteriormente completato da MATSUDA
(1970) alla cui nomenclatura mi atterrò.
Le possibilità di funzionamento dell’ala si sono realizzate appieno soltanto
con la separazione delle primitive duplicature laterali dei margini dell’alinoto (ab-
bozzo delle ali) dal resto del noto e con la comparsa in quella zona di un certo
numero di scleriti articolari che si sono originati in maniera indipendente, da un
lato in Odonati (e forse Paleodittiotteri) e dall’altro in tutti gli altri Pterigoti (LA
GRECA, 1980). In questi ultimi essi costituiscono la lamina omerale, gli scleriti
ascellari 1° - 3° (e 4° eventualmente), le lamine mediane. Altri scleriti presenti sol-
tanto in taluni gruppi possono essere un basisubcostale, un basiradiale e un basanale.
Circa l’origine di questi scleriti sono state avanzate ipotesi diverse: secondo
MATsupA (1970) tutti gli scleriti ascellari (eccetto il 4°) deriverebbero dalla base
delle nervature alari, secondo KuLAKova-PECK (1978) dai margini laterali del noto,
secondo il mio punto di vista (LA GRECA, 1980) in parte dai margini del noto e
in parte dalla base delle nervature.
Il 1° sclerite ascellare deriverebbe dai margini laterali del noto separatisi dai
rispettivi tergi per effetto di una loro introflessione lungo una linea premarginale;
in tal modo (fig. 1) le parti laterali dello scuto si sono incurvate ventralmente per
poi tornare a ripiegarsi di nuovo dorsalmente: è questa ultima parte che si è ap-
punto staccata dallo scuto per dare origine al corpo del 1° ascellare. Spesso esso
mantiene tuttora una posizione subverticale, con il suo margine distale situato in
alto e con quello prossimale in basso. La traccia di questa origine è indicata dai
rapporti che il corpo del 1° ascellare contrae con i processi notali anteriore, ante-
mediano e mediano.
Di tutt’altra origine è il collo del 1° ascellare che può invece ritenersi deri-
vante o dai margini laterali del prescuto o dal labbro dorsale della testa articolare
N
della n. subcostale: infatti esso (quando & presente) si connette medialmente col
229 M. LA GRECA
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Fig. 1 - Sezione schematica di un segmento pterotoracico illustrante la maniera con cui si sono
originati il 1° ed il 2° sclerite ascellare (AX, e AX,), rispettivamente dai margini laterali dello
scuto (Sc) e dalle basi della nervatura radiale (R). - CP: cresta pleurale; Cx: cavità di articola-
zione della coxa; PA: processo alifero; st: sterno.
A
lobo articolare del prescuto (LA GRECA, 1947) posteriormente al punto in cui que-
sto si articola con l’attuale labbro dorsale della testa articolare della nervatura
subcostale; tale origine autonoma è ancora più evidente quando il collo non è
saldato col corpo del 1° ascellare, come si verifica nelle ali anteriori dell’Ortottero
Sepiana sepium. Quando il collo manca, è il processo prossimale del 2° ascellare
che arriva a contrarre rapporti con lo stesso punto del prescuto; è forse da rite-
nere più probabile che il collo sia la zona laterale del prescuto con la quale si arti-
cola il 2° ascellare e che la sua separazione dal noto abbia reso più efficiente il
funzionamento dell’articolazione del 2° ascellare con il noto, analogamente a quan-
to è avvenuto anche con la separazione del corpo del 1° ascellare. Corpo e collo.
del 1° ascellare sono quindi la primitiva cerniera con la quale le teste articolari
delle nervature, dalla subcostale alla cubitale, si articolavano con i margini laterali
del noto.
Il 4° ascellare, che si rinviene soltanto in Ortotteri, in Imenotteri e raramen-
te in specie di altri ordini, è manifestamente derivato dal processo notale poste-
riore che è un processo sviluppatosi nel tratto posteriore dei margini laterali dello
scuto; tale origine è stata da me suggerita (LA Greca, 1947) sulla base della mor-
fologia comparata del torace degli Ortotteri e confermata poi da MATSUDA (1970).
Infatti, quando esiste, il 4° ascellare contrae stretti rapporti con un processo notale
posteriore molto ridotto e nelle ali metatoraciche di molti Ortotteri, ne è solo par-
ARTICOLAZIONE ALARE NEGLI INSETTI PTERIGOTI 223
zialmente separato. In Coleotteri e Lepidotteri si trova un processo notale poste-
riore molto allungato, che talora è parzialmente strozzato alla sua base e che quin-
di nella parte distale equivale al 4° ascellare. Distalmente il 4° ascellare si articola
col 3°; in sua mancanza, l’articolazione avviene direttamente fra il 3° ascellare ed
il processo notale posteriore.
L’ipotesi della derivazione del 1° e del 4° ascellare dai margini laterali del
noto è confortata dal fatto che si tratta di scleriti che interessano soltanto la la-
mina dorsale della base dell’ala e che non emergono sulla sua superficie ventrale.
Ben diversa è la derivazione della lamina omerale, del 2° e del 3° ascellare
e delle lamine mediane che provengono tutti dalla base delle nervature (fig. 2).
La base della nervatura costale si è staccata dal resto della nervatura andando a
costituire la lamina omerale (o basicostale) in molti Insetti (Mantodei, Ortotteri,
Lepidotteri, Imenotteri). In altri casi essa si fonda con la base della subcostale
anch’essa separatasi dal resto della nervatura per costituire il basisubcostale (sensu
LA GRECA, 1949): ciò si verifica in Eterotteri ed Imenotteri; un basisubcostale
che mantiene la sua autonomia si rinviene invece nei Neurotteri (MATSUDA, 1970)
e nei Coleotteri (SNopGRASS, 1909). Tutti questi scleriti presentano una sclerifi-
cazione dorsale ed una ventrale, poiché la testa articolare delle nervature è costi-
tuita da un labbro dorsale e da uno ventrale, dato che le nervature interessano
entrambe le pagine dell’ala.
Assai più complessa è la storia della evoluzione della base della nervatura
radiale: essa fin dall’inizio della evoluzione dell’ala si è separata (probabilmente
fusa con la base della nervatura mediana) per dare origine al 2° sclerite ascellare;
proprio per questa sua origine, a differenza del 1° sclerite ascellare e del suo collo,
il 2° ascellare è costituito da due piastre sclerificate sovrapposte e saldate l’una
all’altra (fig. 3), derivanti rispettivamente dal labbro dorsale e da quello ventrale
della primitiva testa articolare della nervatura radiale (eventualmente più quella
mediana).
Nei Neurotteri e in Mecotteri (SHARPLIN, 1963) la piastra dorsale e quella
ventrale non sono neanche saldate fra loro così come non lo erano i due labbri
della testa della radiale da cui essi derivano. Questo 2° sclerite ascellare costituisce
il punto nevralgico dell’articolazione alare poiché la sua parte ventrale si connette
mediante un robustissimo legamento di resilina (fig. 3) con la parte epimerale del
processo pleurale alifero (LA GRECA, 1947). Va però tenuto presente che, in stret-
to rapporto con questo punto articolare, ne esiste un secondo rappresentato da
un altro legamento di resilina che collega il labbro ventrale della testa articolare
della subcostale con la parte episternale del processo alifero.
In taluni casi (Tipula sec. Rees e Ferris, 1939; alcuni Eterotteri sec. LA
GRECA, 1949; Mecotteri sec. SHARPLIN, 1963) la testa articolare della radiale, può
dare origine ad una ulteriore sclerificazione distinta: il basiradiale.
Appare ragionevole ritenere che i primi rapporti articolari che andavano sta-
bilendosi fra i segmenti toracici e le rispettive ali siano avvenuti fra le teste arti-
colari della n. subcostale e di quella radiale, da un lato con gli antichi margini
del noto, dall’altro con il processo alifero; successivamente, si sono staccate zone
dei margini del noto per formare il 1° ascellare e il suo collo e la testa articolare
della radiale per formare il 2° ascellare (fig. 2). Pertanto, la striscia membranosa
costituente la primitiva articolazione dell’ala non è la membrana interposta fra
noto e 1° ascellare ma quella passante fra il 1° e il 2° ascellare, indicata con p-p
nella figura.
224 M. LA GRECA
Fig. 2 - Tappe principali della origine ed evoluzione della regione articolare alare. - A: nerva-
ture anali; C: n. costale; Cu,, Cu): n. cubitali; M: n. mediana; R: n. radiale; Sc: n. subcostale;
Ps: prescuto; c: collo; m: lamina mediana; p-p: linea della primitiva separazione dell’ala dallo
scuto; S: scuto; Scl: scutello. 1, 2, 3, 4: 1°, 2°, 3°, 4° sclerite ascellare.
ARTICOLAZIONE ALARE NEGLI INSETTI PTERIGOTI 225
Fig. 3 - Rapporti intercorrenti fra il 2° ascellare (Ax,), il labbro dorsale (LD) della base della
n. subcostale ed il processo alifero (PA), collegati da legamenti elastici di resilina (Im e lg). -
Sa: subalare (sec. LA GRECA).
Il 3° sclerite ascellare deriva dalla testa delle nervature anali (probabilmente
dalle prime 2-3 anali), con le quali mantiene stretti rapporti; la sua separazione
dalle rispettive nervature ha tutt’altro significato che negli altri due ascellari: in
questo caso essa sembra essere avvenuta per effetto dell’azione dei muscoli fles-
sori dell’ala che si inseriscono appunto sul 3° ascellare. Il 3° ascellare presenta nei
vari ordini di insetti una morfologia abbastanza variata, più di quanto non sia
dato riscontrare per gli altri scleriti; talvolta, le basi delle anali possono succes-
sivamente dar luogo ad un’altra sclerificazione indipendente, il basanale come si
riscontra nelle ali di Forficula (ONESTO, 1961).
Negli Odonati esistono pure 3 scleriti ascellari, ma essi (sclerite mediale, la-
terale e connettente) non sono omologabili a quelli degli altri Pterigoti e derivano
tutti e tre dai margini laterali dell’alinoto; anche le basi delle nervature hanno
dato luogo a sclerificazioni diverse da quelle precedentemente illustrate e diverse
anche sulle pagine dorsale e ventrale dell’ala. Tutto ciò è un elemento fondamen-
tale a sostegno della ipotesi che le ali degli insetti siano sorte indipendentemente
nei due rami di Pterigoti (LA GRECA, 1980). |
226 M. LA. GRECA
BIBLIOGRAFIA
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Ital., 92: 271-322,
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microttera e brachittera di Pyrrbocoris apterus (L.) - Ann. Ist. Mus. Zool. Univ. Napoli,
1.:(1): 1-18
La Greca M., 1980 - Origin and evolution of wings and flight in insects - Boll. Zool., 47
(suppl.): 65-82.
Marsupa R., 1970 - Morphology and evolution of the insect thorax - Mem. Entom. Soc. Canada,
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Onesto E., 1961 - Morfologia della regione articolare alare di Forficula auricularia L. - Ann. Ist.
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Rees BE. & Ferris G.F., 1939 - The morphology of Tipula reesi Alexander - Microentomology,
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Snopcrass R.E., 1909 - The thorax of insects and the articulation of the wings - Proc. U.S. Nat.
Mus., 36: 311-595.
RIASSUNTO
Il 1° ascellare è derivato da un’area laterale dello scuto separatasi precocemente: il collo
del 1° ascellare ha un’origine indipendente, dai margini laterali del prescuto o forse della base
primitiva della n. subcostale; il 4° ascellare si è staccato dal processo notale posteriore. Il 2°
ascellare è derivato dalla base primitiva della nervatura radiale (e forse anche della mediana);
il 3° ascellare dalle basi delle nervature anali. Dalle basi delle nervatura mediana e cubitali sono
derivate le 2 lamine mediane e da quella della n. costale la lamina omerale. Eventuali scleriti
basiradiali e basanali si sono costituiti successivamente ai precedenti.
ABSTRACT
Origin and evolution of the wing articulation in the Pterigota Insecta.
The 1st axillary is derived from a precociously detached scutal lateral area; the neck of
the 1st axillary has another origin, the lateral margin of the prescutum or the primitive base
of subcostal vein; the 4th axillary becomes detached from the posterior notal process. The 2nd
axillary is derived from the primitive base of the radial (and perhaps also from the median)
vein; the 3rd axillary from the bases of anal veins. From the bases of the median and cubital
vein are derived the median plates and from the base of the costal vein the humeral plate.
Plates which may be basiradial and basanal formed afterwards.
Indirizzo dell’A.: Istituto Policattedra di Biologia Animale, via Androne, 25 - 95124 Catania.
| Mem. Soc, ent. ital., Genova, 60 (1981): 227 - 234, 20.11.1982 |
Pietro LUCIANO & ROMOLO PROTA
Istituto di Entomologia agraria - Universita di Sassari
LA DINAMICA DI POPOLAZIONE DI LYMANTRIA DISPAR L.
IN SARDEGNA. II. OSSERVAZIONI SUL PARASSITISMO
NEL CORSO DELLA GRADAZIONE *
INTRODUZIONE
La Lymantria dispar L. è il principale defogliatore delle foreste a Quercus
suber L. |
Indagini condotte negli ultimi anni in Sardegna consentono di avere una buo-
na conoscenza della dinamica di popolazione dell’insetto (PROTA, 1974; DELRIO
et al., 1979 a) e dei fattori biotici ed abiotici che incidono su di essa (DELRIO
et al., 1979 b).
Nel presente lavoro vengono riportati i risultati di nove anni di osservazioni
sulla presenza dei parassiti nelle diverse fasi della gradazione del limantride.
MATERIALI E METODI
Lo studio è stato condotto in un’area della Sardegna nord-orientale sita in
agro di Tempio Pausania (loc. Cusseddu, 470 m s.l.m.) inserita in un ampio com-
plesso forestale in cui l’essenza preponderante è la quercia da sughero. Il biotopo
interessato presenta due zone ben distinte: una ricoperta da piante secolari e l’al-
tra destinata a ripopolamento con piantine di circa 15 anni la cui altezza media
non supera i metri 1,50.
In tale sito dal 1972 al 1980 è stata studiata la densità della popolazione di
L. dispar, campionando gli stadi di uovo e di adulto. Il conteggio delle ovature
è stato eseguito in un ha del bosco adulto (con piante alte da 15 a 25 m) (LUCIANO
& ProTA, 1981). La densità dell’insetto adulto è stata misurata utilizzando una
lampada-trappola che funziona in quest'area da circa 20 anni (Prora, 1965, 1973
e 1974; Luciano & Prova, 1981).
DI
L’esame del parassitismo è stato eseguito su larve prossime alla maturità e
su pupe. I campioni dei due stadi citati sono stati composti raccogliendo a caso
gli individui presenti sulla chioma delle piante (o con scuotimento) sia nell’area
di ripopolamento, sia nel bosco adulto, fino ad una altezza massima di 3 m. Questa
tecnica di raccolta generale è ritenuta appropriata, sia per campionare la popola-
zione ospite, sia per evidenziare i parassiti e la loro incidenza (WESELOH, 1972;
REARDON, 1976; TICEHURST et al., 1978). Le larve sono state allevate singolar-
mente ed alimentate, fino all’impupamento o alla morte, con foglie di quercia da
sughero prelevate dall’area di provenienza del materiale biologico. Le pupe sono
state tenute anch’esse in singoli contenitori fino allo sfarfallamento degli adulti o
alla fuoriuscita dei parassiti. Gli individui morti per cause non identificabili dal-
l’esterno sono stati dissecati dopo 15-20 giorni dalla raccolta allo scopo di evi-
denziare eventuali entomofagi.
(*) Lavoro eseguito nell’ambito del Programma finalizzato C.N.R. « Promozione della
qualità dell'ambiente ».
228 P. LUCIANO & R. PROTA
RISULTATI E DISCUSSIONE
Mediante il conteggio delle ovature e le catture alla lampada-trappola degli
adulti di L. dispar è stata seguita la fluttuazione della popolazione del defoglia-
tore che negli anni interessati dall'indagine ha presentato tutte le fasi caratteri-
stiche della gradazione. Fra il 1972 e il 1980 sono stati registrati due periodi di
latenza (1972, 1977 e 1978), di progradazione (1973, 1979) e di culmine (1974,
1980), con defogliazione totale della superficie boschiva studiata, e un periodo di
retrogradazione (1975 e 1976) (Fig. 1 A) (Luciano & PROTA, 1981).
Le curve ottenute con i due metodi di campionamento dal 1972 al 1979
hanno avuto un andamento praticamente parallelo, mentre nel 1980 si è riscontra-
to un numero di ovature più elevato rispetto alle catture dei maschi. Il fenomeno
trova spiegazione in una rilevante migrazione di larve provenienti da un focolaio
di infestazione prossimo al biotopo sotto osservazione che ha indotto un note-
vole incremento delle ovideposizioni per il 1980 (da 86 ovature/ha del 1979 a
oltre 9000 ovature/ha) (JANKovic, 1958; MıLevic, 1959; RABASSE & BABAULT,
1975).
Fluttuazione di L. dispar:
—_ 06 catturati
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Fig. 1 - Fluttuazione della popolazione di Lymantria dispar L. negli anni 1972 - 1981 allo stadio
di uovo e di adulto (A); andamento del parassitismo apparente totale e percentuali relative alle
due specie principali rilevati su larve prossime alla maturità e su pupe (B) (Tempio Pausania,
loc. Cusseddu).
LYMANTRIA DISPAR: PARASSITISMO E GRADAZIONE 229
Conseguentemente nell’estate del 1980 si è registrata una densità larvale di
gran lunga superiore alle disponibilità alimentari, tanto che una parte considere-
vole della popolazione è morta per inedia, mentre la sopravvissuta si è spostata
verso le zone circostanti non defogliate (Zivozinovic, 1955; Vasic, 1958; CAMP-
BELL, 1974). Questo fenomeno spiega la cattura di soli 1500 maschi alla trappola-
luminosa a fronte di una presenza di oltre 9000 ovature/ha, come anche la totale
mancanza di ovature per il 1981 (Fig. 1 A). Stando a questi risultati la dinamica
di popolazione di L. dispar in Sardegna non si discosta fondamentalmente da quan-
to osservato in aree europee occidentali e negli Stati Uniti d’America (ZINOJINOVIC,
1955; SIsoJevic, 1975; CAMPBELL & SLOAN, 1978 a e b).
SS
In questo quadro un ruolo non trascurabile è stato svolto dagli entomofagi.
I dati ottenuti dal 1972 al 1979 esprimono il parassitismo apparente (Tab. 1),
in quanto l’incidenza reale degli entomofagi è in parte mascherata dalla mortalità
degli ospiti dovuta ad epidemie (HERARD et al., 1979).
Il manifestarsi di queste ultime ha influito notevolmente sul rilevamento
dei tassi di parassitizzazione sia nel 1973, nel quale è stata registrata una morta-
lità complessiva sulle larve e sulle pupe di circa il 60% (con I’ 83% di essa
dovuto ad agenti patogeni), sia nel 1975, nel quale la mortalità complessiva si
aggirava intorno al 90% sulle larve e all’ 80% sulle pupe (con un’incidenza de-
gli agenti patogeni rispettivamente del 67% e del 25%) (Deurıo et al., 1979 a).
Tuttavia il grado di parassitizzazione nel complesso della fluttuazione si è
elevato con l’accrescersi della densità di popolazione del defogliatore e al culmine
della stessa (1974) si è raggiunta una mortalità per cause parassitarie di oltre 180%.
L’incidenza dei parassiti si è mantenuta elevata negli anni successivi (1975,
1976 e 1977) e ha riportato la densità dell’ospite a livelli di latenza.
Nel 1978 la rarità degli ospiti ha portato il tasso di parassitizzazione (circa
30%) ad un valore vicino a quello già rilevato nel 1972 (circa 20%) consentendo
una certa ripresa nel numero delle ovideposizioni/ha.
Nel 1980 l’elevata mortalità per inedia e la migrazione delle larve prossime
alla maturità non hanno consentito di effettuare raccolte sufficientemente ampie
tanto da poter stimare la parassitizzazione in quell’anno '.
Fra i parassiti riscontrati nel corso delle osservazioni un ruolo di predomi-
nante importanza è stato svolto dal dittero tachinide Blepharipa pratensis Meigen
(= Sturmia scutellata R. D.) (Tab. 1 e Fig. 1 B). Questa specie, dotata di un ciclo
biologico sincronizzato con quello dell’ospite e di un potenziale biotico elevatissi-
mo ?, è in grado di accompagnare le fluttuazioni di L. dispar e si è rivelata nel no-
stro ambiente come il più temibile nemico naturale del defogliatore capace di de-
terminarne drastiche riduzioni (fra il 40 e il 70%) negli anni di massima densità
e in quelli immediatamente successivi (1974, 1975, 1976 e 1977) e di contribuire
attivamente a riportarne la popolazione a livelli di latenza. I tassi di parassitizza-
zione da B. pratensis registrati in Sardeona cczrispondozo a quelli rilevati in altri
(') In raccolte di larve prossime alla maturità e di pupe eseguite nel 1980 nelle aree cir-
costanti al biotopo sotto osservazione si è registrata. su 2111 individui osservati, una parassitiz-
zazione del 53,5% della quale il 90,5% dovuto a B. pratensis.
x
(2) Blepharipa pratensis è com'è noto univoltina e oligofaga, sverna allo stadio di pupa
nel terreno e sfarfalla all’inizio della primavera. Le femmine depongono fino a 5000 uova mi-
crotipiche ciascuna sulle foglie di quercia delle quali si nutrono le larve di L. dispar; le larve
del parassita fuoriescono generalmente dalla crisalide dell’ospite (SABROSKY & REARDON, 1976).
P. LUCIANO & R. PROTA
230
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LYMANTRIA DISPAR: PARASSITISMO E GRADAZIONE 231
Paesi europei continentali (Vasıc & Srsojevic, 1958; SısoJEvic, 1959 e 1975;
Marcu & Tupor, 1978; HEDLUND & MIHALACHE, 1980); una certa discordanza
esiste invece nelle osservazioni condotte in U.S.A. (REARDON, 1973 e 1976; BAR-
BOSA. et al., 1975; TICEHURST et al, 1978).
Altri ditteri tachinidi riscontrati sono stati Exorista larvarum L. e Exorista
segregata Rond. La prima specie, in tutti gli anni di osservazione, ha provocato
un tasso di parassitizzazione massimo del 2,4%; mentre E. segregata ha avuto una
incidenza ancor meno rilevante e in tre anni non è stata osservata la sua presenza
su L. dispar (Tab. 1). La limitata pressione esercitata da queste specie può essere
spiegata in parte dalla loro elevata polifagia (SABROSKY & REARDON, 1976) °.
Su L. dispar si è riscontrata inoltre la presenza di otto specie di ditteri sar-
cofagidi: Parasarcophaga exuberans Pandellé, P. misera Walker, P. portschinskyi
Rondendorf, P. tibialis Macquart, P. tuberosa Pandellé, P. uliginosa Kramer, Pseu-
dosarcophaga affinis Fallen, Thyrsocnema corsicana Villeneuve (LEHRER & LUCIA-
NO, 1981). Essi provengono quasi esclusivamente dai campioni di pupe e sebbene
la loro incidenza non sia stata eccezionalmente alta (Tab. 1) il numero di indivi-
dui ottenuti è risultato molto elevato a causa del super- e multiparassitismo che li
caratterizza (fino a 10 individui per. ospite). Ciò riconferma l’osservazione che i
sarcofagidi si instaurano sulle pupe dopo l’attacco degli imenotteri che le pungono
anche per nutrirsi (CAMPBELL, 1963). Il loto tasso di parassitizzazione dovreb-
be, quindi, essere attribuito ad altri entomofagi primari, e questa indicazione po-
trebbe essere valida anche per il dittero muscide Muscina stabulans Fall. riscon-
trato solo su 4 individui ospiti.
Fra gli imenotteri parassiti delle crisalidi di L. dispar sono stati riscontrati
gli icneumonidi Pimpla instigator F. e Theronia atalantae Poda; entrambe queste
specie nell’area in esame hanno presentato scarsissima efficacia in tutte le fasi
della gradazione (fra 1 e 2%) e non hanno manifestato una presenza costante ne-
gli anni d’indagine (Tab. 1). Le osservazioni confermano che gli icneumonidi non
hanno, almeno apparentemente, notevole incidenza nel regolare le fluttuazioni del
defogliatore (Vasıc, 1958; Vasic & Sisojevic, 1958; RoMANYK, 1966; Marcu
& Tupor, 1978; HEDLUND & MIHALACHE, 1980), mentre il loro ruolo andrebbe
rivalutato tenendo conto sia dei rapporti che li legano ai sarcofagidi, sia della pre-
senza negli anni di bassa densità dell’ospite. Il calcidide Brachymeria intermedia
(Nees) è, tra gli imenotteri, il più attivo in tutte le fasi della gradazione di L. di-
spar. La sua presenza non è stata però rilevante in nessuna fase della fluttuazione
dell’ospite (Tab. 1); questa valutazione tuttavia potrebbe essere dovuta al me-
todo di campionamento delle pupe in quanto non sono state raccolte quelle loca-
lizzate nella parte più alta delle piante adulte (anche se a questo si è sopperito
con i campionamenti nell’area di ripopolamento a ©. suber dove le crisalidi sono
state prelevate particolarmente nella parte esterna ed alta della chioma). Nella
letteratura, infatti, è indicato che questo parassita preferisce la parte alta delle
(3) REARDON (1976) ipotizza che la scarsa incidenza di E. larvarum riscontrata in U.S.A.
nel 1972 e nel 1973 in sei aree diverse potrebbe essere spiegata da un decremento nei livelli
di popolazione degli ospiti adatti per lo svernamento. In zone della Sardegna centro-orientale
(Abbasanta, 300 m s.l.m.) questo tachinide ha manifestato di poter determinare livelli di paras-
sitizzazione superiori a quelli rilevati nel nostro biotopo e pari al 5-10% in popolazioni di
L. dispar in fase di progradazione (ROMANYK, 1966; SIsoJEvic, 1975).
232. P. LUCIANO & R. PROTA
piante (WESELOH, 1972) ed è più attivo nelle aree pesantemente defogliate e più
soleggiate (LEONARD, 1971)‘.
Per quanto riguarda l’incidenza di B. intermedia non emergono, nel nostro
biotopo, le correlazioni positive con la densità dell’ospite riscontrate in altri am-
bienti (TICEHURST et al., 1978).
CONCLUSIONI
Dall’insieme dei dati esposti emerge che il complesso parassitario riscontrato
su L. dispar nella Sardegna nord-orientale ha un’incidenza notevole negli anni di
massima densità dell’ospite e in quelli immediatamente successivi, mentre si atte-
nua quando la popolazione del limantride si dirada ed entra in fase di latenza.
Si nota, inoltre, che solo il tachinide B. pratensis per la sua particolare biologia,
sincronizzata con quella di L. dispar, è in grado di aumentare la sua incidenza con
il medesimo ritmo di accrescimento della popolazione ospite. Questo elemento la
rende la specie-chiave capace di riportare L. dispar a livelli di non dannosità.
Altro elemento da sottolineare è che il complesso parassitario è in grado di
mantenere la densità del defogliatore a livelli di latenza solo per 2-3 anni dopo-
diché si ha l’avvio di una nuova progradazione.
E’ chiaro, comunque, che a determinare la ripresa nella crescita di popola-
zione di L. dispar non è solamente la caduta del parassitismo; essa è dovuta anche
a quei fenomeni di diffusione e migrazione delle larve che avvengono fra i diffe-
renti livelli di densità presenti nella medesima popolazione (LuciANo & PROTA,
1981). Infatti, le osservazioni condotte nel 1979 e nel 1980 hanno evidenziato
che la popolazione di L. dispar può crescere notevolmente e ritornare a livelli bas-
sissimi indipendentemente dall’azione dei parassiti.
Infine, si deve sottolineare che se i due metodi di campionamento utilizzati
per determinare la densità di popolazione del defogliatore, allo stadio di uovo e
di adulto, vengono considerati separatamente, possono fornire risultati discordanti
fra loro quando si opera all’interno di focolai d’infestazione e, pertanto, si rende
necessario l’uso di entrambi per una buona interpretazione della dinamica di po-
polazione di L. dispar.
(4) HepLunp e MIHALACHE (1980) rilevano che B. intermedia potrebbe determinare tassi
di parassitizzazione diversi a seconda del comportamento dell’ospite. Essi mettono in evidenza
che in U.S.A. l’impupamento di L. dispar avviene generalmente alla congiunzione delle branche
maggiori o sul tronco delle piante ospiti, mentre in Romania le pupe si formano sulle piccole
branche o dopo che le larve hanno unito insieme ramoscelli e foglie. Quest'ultimo comporta-
mento fornisce una protezione dai parassiti e può essere la causa del basso livello di parassitiz-
zazione da B. intermedia riscontrato in Romania persino nelle aree dove la defogliazione è stata
notevole. In aree di defogliazione totale anche in Europa, pero sono stati rilevati gli alti tassi
di parassitizzazione registrati in U.S.A.; RoMANYK (1966) per la Spagna riporta valori medi del
20% con punte del 61%; Doane (1971) in Connecticutt (U.S.A.) ha osservato tassi variabili fra
il 30 e il 67%. Nel nostro biotopo nel 1980, anno di defogliazione totale, è stato possibile
reperire solamente 30 pupe maschili e su questo esiguo campione si è registrata una parassitiz-
zazione da B. intermedia del 70%.
LYMANTRIA DISPAR: PARASSITISMO E GRADAZIONE 233
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RIASSUNTO
Fra il 1972 e il 1980 in un’area forestale della Sardegna nord-orientale è stata seguita la
dinamica di popolazione di L. dispar con il campionamento delle ovature/ha e la cattura di adulti
mediante trappola luminosa; parallelamente sono stati registrati i tassi di parassitizzazione su
larve prossime alla maturità e su pupe. I risultati ottenuti hanno dimostrato che il complesso
parassitario riscontrato nell’anno di culmine e in quelli successivi provoca tassi di parassitizza-
zione di circa 80% e riporta generalmente la popolazione dell’ospite a livelli di latenza. Fra i
parassiti l’unico che pare avere la capacità di seguire la crescita di densità dell’ospite è il tachi-
nide Blepharipa pratensis Meigen il quale è responsabile di larga parte della parassitizzazione
(dal 40 al 70%). L’azione dei parassiti non pare in grado di contenere però per lungo tempo
la popolazione di L. dispar a livelli di latenza a causa anche dei fenomeni di diffusione e mi-
grazione delle larve all’interno della popolazione ospite.
ABSTRACT
Gypsy moth population dynamics in Sardinia. II. Parasitism during gradation.
Between 1972 and 1980, the population dynamics of L. dispar was studied by
light-trapping adults and sampling egg-cluster counts per hectare in a N.E. Sardinian cork-
growing region; parasitization of pupae and larvae near maturity were also studied. The results
showed that the parasitic complex encountered in the peak year as well as those that followed
resulted in approximately 80% parasitization, generally causing latency levels in the host popu-
lation. The only parasite seemingly capable of following the host density growth was the Tachinid
Blepharipa pratensis Meigen, responsible for a large part of the parasitization (40% to 70%).
Parasitic action, however, did not seem capable of keeping the L. dispar population down to
latency levels for long periods due to larval diffusion and migration phenomena within the host
population.
Indirizzo degli Aa.: Istituto di Entomologia agraria, Via E. De Nicola - 07100 Sassari.
| Mem. Soc. ent. ital, Genova, 60 (1981): 235-238, 20.11.1982
Giorcio MARCUZZI & MARGHERITA TURCHETTO
Istituto di Biologia - Università di Padova
EUTAGENIA ELVIRAE,
NUOVA SPECIE DI COLEOTTERO TENEBRIONIDE
DELL’ITALIA MERIDIONALE 2
(Heteromera)
Eutagenia elvirae sp. n.
Descrizione
Dimensioni medie; picea, subnitida; arti rosso-brunastri; clipeo, palpi mascel-
lari e labiali rosso giallastri; antenne rosso-brunastre scure, più chiare solo nella
parte prossimale del primo e secondo antennomero e all’estremità distale dell’ultimo.
Capo molto allungato a lati quasi paralleli; la massima larghezza è raggiunta a
livello degli occhi e delle guance, che sono alquanto prominenti, arrotondate, in-
grossate a cercine immediatamente dinanzi agli occhi. Clipeo a forma trapezoidale,
tagliato in linea retta anteriormente, dove si attacca al labbro superiore, il quale è
ben visibile da sopra; clipeo separato dalla fronte dal solco clipeo-frontale, che si
presenta sotto forma di una fossetta trasversale ben incisa, che va praticamente da
una parte all’altra del capo. Superficie dell’epicranio punteggiata fortemente e den-
samente, circa come quella del pronoto, con punti quasi confluenti, in parte na-
scosti dall’abbondante pubescenza recumbente di colore bianco-grigiastro, simile
su capo, pronoto ed elitre. Occhi relativamente piccoli, alquanto angolosi.
Antenne relativamente corte e tozze. Primo e secondo articolo decisamente
più lunghi che larghi, dal quarto al decimo trasversali, undicesimo più lungo che
largo e decisamente più stretto dei precedenti. Le antenne sembrano più pubescenti
che nelle altre specie del genere.
Palpi mascellari ben sviluppati con l’ultimo segmento ovale allungato.
Pronoto piuttosto stretto, largo un po’ meno del capo (P/C = 0,96), lati ap-
pena arrotondati con una minima traccia di sinuosità sia verso gli angoli posteriori
che verso quelli anteriori. Disco piuttosto pianeggiante (rispetto ad altre specie del
genere). Base alquanto arrotondata, provvista di uno stretto margine esteso su
tutta la base stessa. Lati decisamente marginati, il margine essendo rappresen-
tato da una listarella su tutta la sua lunghezza. Angoli posteriori decisamente
ottusi, angoli anteriori quasi retti e ben pronunciati. Margine distale praticamente
retto.
Elitre leggermente arrotondate ai lati, posteriormente ristrette in modo gra-
duale, anteriormente con i lati brevemente sinuati prima degli omeri, che sono
molto pronunciati (più delle altre specie del genere), circa come in una specie non
ancora descritta di Karatas, Cilicia. Elitre piuttosto pianeggianti provviste di serie
di punti grossi, ma poco profondi, solo con debole cenno di formazioni di strie,
presenti soprattutto sulla parte media del disco.
Arti pressoché normali, femori grossi. Caratteristica la cavità verso la parte
distale della faccia flessoria atta ad accogliere le tibie. Tibie e tarsi snelli.
236 G. MARCUZZI & M. TURCHETTO
Parte ventrale del capo leggermente punteggiata e pubescente. Labbro inferio-
re ridotto, palpi labiali molto poco sviluppati in modo che si vede bene da sotto il
labbro superiore. La gran parte della superficie inferiore pertanto è data dalla parte
ripiegata dell’epicranio e dalla gola.
Prosterno provvisto di una punteggiatura molto forte con tendenza alla aspe-
rità (distanza fra i punti circa la metà del diametro dei punti stessi). Appendice in-
tercoxale del prosterno ristretta gradualmente verso le coxe e indi allargata alle
estremità, in profilo appena ricurva verso l’indietro. Mesosterno molto breve, piut-
tosto ridotto, pressoché pianeggiante, con punteggiatura simile a quella del pro-
sterno, un po’ infossato davanti alle mesocoxe. Metasterno lungo, nitido, pianeg-
giante, con una punteggiatura molto rada (distanza tra i punti circa il doppio del
diametro dei punti stessi), la parte mediana è debolmente incisa verso l’estremità
caudale. |
Dei segmenti addominali il primo & nitido a punteggiatura debole e scarsa,
un po’ simile a quella del metasterno. E’ presente un processo craniale intercoxale
abbastanza ben separato dal resto della superficie. Secondo, terzo e quarto nitidi
a punti molto radi e minuti. Gli sterniti addominali e il metasterno sono provvisti
di una pubescenza recumbente lunga e dorata presente esclusivamente ai lati. Le
epipleure sono estese dalla base all’apice, gradualmente ristrette.
Lunghezza del corpo variabile da tre a quattro mm.
Holotypus: Masseria Gennarini, circa 15 km a NO di Taranto, appena a N
della SS n° 106, presso la SS n° 7.
Paratipi dalla stessa località 79 es., leg. G. Marcuzzi 1961/62; Capo S. Vito,
a S di Taranto, 1 es., leg. G. Marcuzzi 1963.
Raccolta da F. Angelini alla foce del fiume Bradano (Lucania).
Fig. 1: Paratipo di Eutagenia elvirae sp. n.
EUTAGENIA ELVIRAE SP. N. 297
Si tratta della specie raccolta da Focarile nel 1944 a Chiatona, riportata da
GRIDELLI (1950, pag. 153) e rimasta finora inedita!
Rispetto alla E. smyrnensis Sol., la elvirae presenta elitre più corte, capo più
stretto, pronoto ed elitre più pianeggianti; nell’insieme è più opaco della smyrnen-
sis, con pubescenza più abbondante, particolarmente su capo e pronoto. Pronoto più
allungato con lati più rettilinei, mentre nella szyrnensis sono decisamente arroton-
dati e sinuati prima della base. Elitre appena più allungate e ristrette in modo più
pronunciato all’indietro; è inoltre caratteristico il restringimento delle elitre verso
gli omeri, che sono maggiormente pronunciati, mentre in szyrnensis sono smussati.
Questa specie inoltre si distingue per la punteggiatura meno forte su tutta la su-
perficie dorsale, soprattutto per i punti seriati delle elitre.
Rispetto alla E. turcomana Rtt. presenta capo più lungo e stretto, pronoto più
allungato con i lati ancora più rettilinei, pubescenza più abbondante e lucentezza
minore; anche rispetto a questa specie la punteggiatura è meno forte su tutta la
superficie del corpo. Si differenzia per gli omeri delle elitre più sporgenti, anche se
non come in smyrnensis.
Si distingue da E. syriaca Rtt. per il capo più allungato con i lati più paralleli,
il pronoto nell’insieme più stretto, a lati quasi rettilinei, mentre in syriaca sono
decisamente arrotondati. Le elitre sono più allungate, mentre in syriaca sono più
corte e più arrotondate posteriormene con omeri non sporgenti; i lati delle elitre
non presentano quasi la sinuosità davanti agli omeri in syriaca. La elvirae è molto
più pubescente e molto meno nitida con punteggiatura meno profonda; sulle elitre
PI
0
sd
Seti
\ B C
Fig. 2: Eutagenia elvirae sp. n. - A: visione dorsale dell’holotypus; B: pene (col sacco interno
sporgente anteriormente); C: antenna.
ww
WW 7
238 G. MARCUZZI & M. TURCHETTO
i punti, oltre ad essere meno profondi, non si trovano in strie vere e proprie, che
sono invece riscontrabili in syriaca. Le antenne sono decisamente più corte e più
tozze, con articoli circa uguali, mentre in syriaca il secondo è decisamente più lungo
che largo e gli ultimi tre sono meno trasversali.
Dalla E. cribricollis Rtt. si distinguerebbe per il pronoto provvisto di una pu-
bescenza simile a quella delle elitre e per una punteggiatura decisamente più fine
di quella delle serie elitrali.
Dalla E. aegyptiaca Rtt. si distinguerebbe, oltre che per la pubescenza più lun-
ga, anche per il margine listato del pronoto e per il fatto che sia capo che pronoto
hanno una punteggiatura meno forte delle elitre.
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RIASSUNTO
Viene descritta una nuova specie di Eutagenia, E. elvirae, proveniente dalla Puglia (din-
torni di Taranto). Le caratteristiche della nuova specie sono confrontate con quelle delle specie
congeneri.
ABSTRACT
Eutagenia elvirae, a new species of Tenebrionid from Southern Italy (Coleoptera Heteromera).
A new species of Eutagenia, E. elvirae, coming from Puglia (the Taranto area) is described.
The main characteristics of the new species are compared with those of the congeneric species.
Indirizzo degli Aa.: Istituto di Biologia animale - Via Loredan, 10 - 35100 Padova
Mem. Soc. ent. ital., Genova, 001981) 239- 252, 20.11.1982
Ecipio MELLINI & GUIDO CAMPADELLI
Istituto di Entomologia - Università di Bologna
POTENZIACE"MEGETICOO” DEETE-R SSEPOFDE
GONIA CINERASCENS ROND. MISURA POSULL’OSPITE
DI. SOSELTUZIONE, GALLERIA MELLONE CI ZIEL. (2)
INTRODUZIONE
L’incontro da noi realizzato in laboratorio tra il parassita Goria cinerascens
Rond. e l’ospite Galleria mellonella L., incontro che in natura non sarebbe mai av-
venuto per l’incompatibilità tra le nicchie ecologiche di questi due insetti, è appar-
so, grazie al nostro intervento, pienamente riuscito. Restano tuttavia varie incognite
su tale ” forzata ” simbiosi antagonistica e, prima di ogni altra, quella se le dimen-
sioni dell’ospite di sostituzione, da noi offerto, siano pienamente idonee per le esi-
genze del nostro larvevoride. Vari fatti e considerazioni, emersi in oltre un triennio
di allevamento di questa coppia, ci hanno indotto a sospettare che l’ospite sia ten-
denzialmente sottodimensionato rispetto alle necessità del parassita, che oltretutto,
per quel poco che si sa, in natura si evolve a spese di larve e crisalidi di Lepidotteri
Nottuidi, cioè di organismi ben più corpulenti. Nostro compito, quindi, è stato
quello di saggiare l’adattabilità di questo parassita al variare delle dimensioni della
vittima, che sperimentalmente abbiamo nanizzato ed ingigantito ricorrendo ad alcu-
ni accorgimenti, e nel contempo di individuare il livello ponderale minimo delle
crisalidi, sufficiente a consentire la normale estrinsecazione delle capacità di accre-
scimento dell’entomofago.
Lavori sulla risposta megetica del parassita in rapporto alla mole dell’ospite
non mancano, ma raramente si è operato sulla stessa specie di vittima, secondo la
via da noi seguita, bensì su specie di diversa grandezza. Peraltro variando queste
ultime, assieme alle dimensioni, cambiano notevolmente anche certe caratteristiche
fisiologiche che possono interferire sulla relazione diretta tra massa della vittima
e massa del parassita.
Celebri al riguardo sono le magistrali ricerche di SALT (1940) su Trichogram-
ma evanescens Westw. evolventesi nelle uova di Lepidotteri; il famoso decano del-
l’entomoparassitologia sperimentale pose infatti in evidenza, oltre ad una stretta
correlazione tra le dimensioni dei due simbionti, differenze morfclogiche, fisiologi-
che e comportamentali tra gli individui derivati da ospiti di dimensioni e di specie
diversa. In precedenza (SALT, 1937) aveva indicato l’importanza delle caratteristiche
” qualitative” della vittima, dimostrando che il polimorfismo pecilandrico di T.
semblidis Auriv., a parità di grandezza dell’ospite, dipendeva dal gruppo sistema-
tico cui questo appartiene.
Passando dai Terebranti oofagi a quelli parassiti di stadi postembrionali, ci
limitiamo a ricordare, a titolo esemplificativo, gli studi di SALT (1952) sull’Icneu-
(1) Studi sui Ditteri Larvevoridi: XXXVII contributo.
(2) Ricerca finanziata dal C.N.R. nell’ambito del programma finalizzato « Promozione della
à
)
)
dell'ambiente », AP/1.
qualit
240 E. MELLINI & G. CAMPADELLI
monide iperparassita Gelis corruptor (Grav.), che indicano come il dimorfismo dei
maschi (microtteri e macrotteri) sia legato alle dimensioni della vittima. Pure
ARTHUR e WYLIE (1959) dimostrano che la mole delle crisalidi ospiti, appartenenti
a varie famiglie, influisce non solo sulle dimensioni, ma anche sulla sex ratio e la
durata dello sviluppo dell’Icneumonide Pimpla turionellae (L.), nel senso che tutti
e tre i parametri indicati risultano incrementati con l’aumento ponderale della
vittima.
Ma il lavoro che più si avvicina al nostro è quello svolto da SALT (1964) sulla
coppia Galleria mellonella (L.) - Nemeritis canescens (Grav.). Anche qui viene usata
una sola specie di vittima e per di più la stessa da noi impiegata; però il parassi-
toide, anziché un dittero, è un imenottero, e, come abbiamo in altra occasione rile-
vato (MELLINI, 1976), esistono profonde differenze nella vita parassitaria condotta
da questi due gruppi di entomofagi. Il problema della diversificazione megetica degli
ospiti viene risolto dall’Autore in modo semplice, e cioè utilizzando larve di età
diversa; stratagemma questo per noi inapplicabile, visto che il nostro larvevoride
può completare lo sviluppo soltanto dopo che la vittima si è impupata. I risultati
cui SALT perviene sono ben diversi dai nostri e in parte rispecchiano le ricordate
differenze tra il parassitismo dei due ordini: se l’ospite è piccolo Nemeritis si svi»
luppa regolarmente, se è di dimensioni medie le larve endofaghe diventano giganti
ma poi soccombono, se è grande la sua reazione di difesa è tale da portare sovente
all’annientamento dell’antagonista; in caso contrario entrambi i partners finiscono
col perire.
MATERIALI E METODI
Per gli scopi che ci siamo proposti col presente lavoro, abbiamo provveduto
ad incrementare la variabilità megetica di Galleria ricorrendo ad alcuni artifici.
AI fine di ottenere individui nani, si sono alimentate le larve dell’ultima età
con una dieta a base di sola cera, che, sebbene non purificata, è costituita quasi
esclusivamente da sostanze dinamogene. Come ha posto in evidenza ALLEGRET
(1952, 1964), le larve così nutrite, in quasi completa assenza di materiali proteici,
non crescono in modo apprezzabile e danno perciò origine a crisalidi di peso medio
aggirantesi attorno ai 60 mg’.
Per disporre di individui giganti si è proceduto all’applicazione di iuvenoidi.
All’inizio dell’ultima età le larve sono state sottoposte a trattamento topico con
methoprene, consistente in leggere spennellature al dorso con una soluzione .in
acetone al 10% di prodotto commerciale, ovvero ad un trattamento per os con
(3) Per ottenere crisalidi sottodimensionate siamo anche ricorsi, in prove preliminari, alla
tecnica del digiuno applicata su larve dell’ultima età per 3 giorni. Essa ha portato alla forma-
zione di una discreta percentuale di individui di peso alquanto inferiore ai 100 mg, ma anche
ad una notevole mortalità, per cui nel complesso si è dimostrata assai meno valida di quella
che prevede l’uso del pabulum di cera. Ancora meno raccomandabile del digiuno si è rivelato,
per i nostri scopi, il metodo delle basse temperature che nanizza una parte della popolazione
larvale trattata, mentre non esercita effetti sensibili sull’altra, pure stimolando il compimento di
mute in soprannumero (cfr. Bogus e CyMBoROWSKI, 1977). L’esposizione per mezz’ora delle larve
dell’ultima età a 0°C (su lastra metallica posta su ghiaccio fondente) mentre non ha indotto
sensibili fenomeni di nanizzazione, ha invece provocato una forte mortalità allo stato di eopupa.
Per inciso facciamo rilevare che si ottiene lo sfarfallamento di qualche Gonia dal materiale così
trattato.
Non abbiamo nemmeno tentato un terzo metodo; peraltro assai: fine, e cioè quello di ri-
correre ad individui che compiono un numero di mute inferiore alla norma, perché aleatorio.
13
POTENZIALE MEGETICO IN GONIA CINERASCENS 241
ZR 619 5E protratto fino ad una ventina di giorni. Tali larve compiono una o
più mute supplementari, con prolungamento della fase trofica, e danno origine a
crisalidi di peso elevato, con medie sui 300-350 mg fino quasi a 500 mg‘.
Gli individui di taglia normale si sono ricavati allevandoli semplicemente
sulla dieta standard, più volte indicata, senza speciali trattamenti; essi hanno esi-
bito medie ponderali attorno ai 140-180 mg.
Si è avuto in tal modo a disposizione un complesso di crisalidi con pesi va-
rianti da 33,20 fino a 506,74 mg, quindi con massimi di oltre 15 volte superiori
ai minimi, attraverso tutti i valori intermedi. Precisiamo inoltre che delle 316
coppie ospite-parassita, nelle quali si è avuto lo sfarfallamento dell’ entomofago
(quelle in cui il parassita non ha raggiunto lo stato adulto sono state scartate), 68
provenivano dal pabulum a base di cera, 89 da quello standard e 159 da quello
trattato con ZR 619 5E, ovvero da larve topicamente trattate con methoprene. Il
notevole scarto fra la consistenza dei 2 primi gruppi, da un lato, e l’ultimo dal-
l’altro, dipende dal fatto che in questo sono stati inclusi, per completare il quadro
agli alti livelli ponderali, dati provenienti da altre ricerche relative all’azione degli
iuvenoidi sulla nostra coppia ospite-parassita.
N
La maggior parte del materiale & stata invece ottenuta sottoponendo gruppi
di larve della VII etä iniziale, provenienti dallo stesso contenitore, ai tre diversi
trattamenti sopramenzionati. Questa operazione & stata ripetuta 3 volte in tempi
successivi ed ha interessato complessivamente circa 900 larve. Il sensibile tasso di
mortalitä verificatosi e lo scarso livello di parassitizzazione hanno, come si vede,
fortemente falcidiato la raccolta dei dati.
La parassitizzazione delle larve di Galleria con le uova microtipiche di Gonia
è stata effettuata, di regola, alla penultima età, fornendo loro dischetti di cera di
spessore minimo sui quali le femmine del parassita avevano in precedenza ovidepo-
sto. Questa tecnica, peraltro, è ormai entrata nella normale routine dei nostri alle-
vamenti, dopo i risultati da noi ottenuti nella sperimentazione sui fattori fisici del
substrato che inducono la ovideposizione da parte di Goria (MELLINI et alii, 1980).
Nella discussione dei risultati si è preferito, al metodo più ovvio di riferirli
ai 3 tipi di trattamento subìto dalle larve (e cioè pabulum di cera, pabulum stan-
dard e pabulum, o trattamento, con gli iuvenoidi), riunire i dati ponderali relativi
alle vittime in classi di grandezza, trascurando l’origine dei vari individui e tenendo
conto solo del loro sesso.
Questo procedimento consente di meglio cogliere la immediata relazione tra
peso della crisalide e quello del relativo ” pupario ”, visto che nelle tre tesi vi sono
ampi margini di variazione che largamente si sovrappongono. A tal fine è stato cal-
colato, per ogni coppia parassita-ospite, l'indice di trasferimento ponderale, inten-
dendo con ciò il rapporto tra il peso del primo e quello del secondo e quindi, in
definitiva, la percentuale di materiale costituente l’ospite trasformato in materiale
del parassita 5. Tale indice varia con la qualità della vittima, cioè soprattutto
in relazione alla sua composizione chimica in termini di sostanze ternarie e qua-
ternarie, ma anche con la quantità di ospite, che nel nostro caso è il fattore
principale visto che si è operato su una sola specie di vittima.
(4) Un metodo geniale per fornire ai parassiti ospiti giganti è quello di porre 2 individui
in parabiosi, come ha fatto KALMES (1975 b) studiando la coppia Pieris brassicae (L.) - Pimpla
instigator F.: una crisalide parassitizzata viene unita ad una indenne, per cui risulta all’incirca
raddoppiata la massa trofica a disposizione del terebrante parassita.
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POTENZIALE MEGETICO IN GONIA CINERASCENS 243
Si fa poi presente che nella determinazione delle classi ponderali non si è
seguito un criterio uniforme di suddivisione, come si può rilevare nei vari grafici;
si sono infatti ritenuti preferibili campi più ristretti per i valori bassi e più ampi
per quelli elevati. Comunque, per una migliore comprensione del lavoro, tutti i
dati ponderali, e relativi indici, sono presentati nella Tabella I.
Il potenziale megetico di Goria è stato dunque misurato, in questa indagine,
su una sola specie di ospite, escludendo quindi le interferenze che si potrebbero
incontrare utilizzando vittime, pure di varie dimensioni, ma appartenenti a specie
diverse. Non ci nascondiamo che i trattamenti applicati, per ottenere crisalidi nane
e giganti, possono avere apportato qualche variazione alle qualità dell’ospite °, ma
riteniamo che esse, in ogni caso, siano di entità di gran lunga inferiore a quelle
che si sarebbero incontrate impiegando specie diverse.
RISULTATI
1. - Peso dei” pupari” in rapporto alle varie classi ponderali delle crisalidi ospiti.
La relazione è chiaramente rispecchiata nel grafico di Fig. 1, ove sull’asse
delle ascisse sono riportati i pesi delle crisalidi, suddivise per classi e con l’indi-
cazione del peso medio per ciascuna di esse, e su quello delle ordinate i pesi medi
dei relativi pupari, pure espressi in mg. Il numero di coppie ospite-parassita sulle
quali sono state calcolate le medie sono indicate nella Tabella I. In totale i dati
si riferiscono a 316 coppie.
Come si vede, a partire dalla I classe (30-60 mg) fino alla VI compresa
(160 - 200 mg), il peso medio dei pupari cresce in maniera quasi rigorosamente
proporzionale al peso medio delle rispettive crisalidi ospiti. Nella VII classe (mg
201 - 250) comincia a manifestarsi una leggera flessione e dalla VIII classe in
poi (mg 251 - 300), in modo netto, il peso dei pupari aumenta in misura progres-
sivamente minore, cosicché la retta che esprime la correlazione tra i pesi dei due
simbionti si piega in una curva che tende a disporsi parallelamente all’asse delle
ascisse. Evidentemente, oltre un certo limite, che il grafico ha ben individuato tra
le classi ponderali VI e VII, il parassita non riesce più a seguire pedissequamente
l’accrescimento dell’ospite. Ma poiché questo limite si trova alquanto al di sopra
dei valori ponderali medi, raggiunti nei nostri allevamenti standard di Galleria (sui
130-160 mg se condotti in capsule Petri, e alquanto superiori se effettuati in
>
(5) Ci rendiamo conto che la dizione ” trasferimento ponderale” non è esatta, perché in
realtà la larva endofaga consuma un quantitativo di ospite ben superiore a quello che sarà poi
il peso del suo ” pupario ”; infatti una parte del materiale ingerito viene rigettato sotto forma
di escrementi e di escreti, ed un’altra parte consumata nel mantenimento del metabolismo. Ab-
biamo volutamente evitato il termine di ” conversione ”, usato da FisHER (1977), perché ha un
significato ben preciso e diverso dal nostro, intendendosi con esso il grado di efficienza con il
quale un animale converte il cibo che ingerisce (non che ha a disposizione, come nel nostro
caso) in materiali costituenti il proprio corpo. Parimenti abbiamo rinunciato al termine di ” coef-
ficiente di utilizzazione ponderale dell’ospite ”, impiegato da KALMES (1975), il quale ha voluto
con ciò indicare il rapporto tra il peso dell’ospite immediatamente prima della parassitizzazione
tolto il peso fresco del residuato al termine dell’attività parassitaria, e il peso fresco della crisa-
lide prima della parassitizzazione; più semplicemente si tratta del rapporto tra il materiale con-
sumato dal parassita e il peso iniziale dell’ospite.
(6) GELBIC e NEMEC (1978) hanno trovato che le superlarve del nottuide Spodoptera lit-
toralis (Boisd.), ottenute mediante applicazioni di methoprene, presentano, in confronto a quelle
normali quantitativi proporzionalmente maggiori di glicogeno nel peso secco e una più alta con-
centrazione di zuccheri nell’emolinfa, accompagnati però da una diminuzione nel livello lipidico.
244 E. MELLINI & G. CAMPADELLI
170
® 150
130
110
90
70
50
30
mig
48 69 90 115 144 179 222 276
g 326
classe ı ti tt IV Vv vi VII VIII 1x pi ia di
Fig. 1 - Coppia ospite-parassita Galleria mellonella L. - Gonia cinerascens Rond. Rapporto tra
il peso delle crisalidi e quello dei ” pupari ”. Sull’asse delle ascisse è riportata, sopra
le varie classi di grandezza, la media ponderale (arrotondata) delle crisalidi appartenenti
alle singole classi.
contenitori di volume 5 volte superiore e arieggiati), risulta evidente che noi ope-
riamo sempre su vittime sostanzialmente sottodimensionate, le quali non consen-
tono al parassita di estrinsecare regolarmente il proprio potenziale megetico.
Nella pratica degli allevamenti sarebbe pertanto consigliabile di innalzare il
peso medio delle crisalidi, almeno fino al livello critico dei 200 - 250 mg, al fine
di consentire all’entomofago di manifestare tutte le sue possibilità e così miglio-
rarne la qualità. Il metodo più semplice, per raggiungere questo scopo, è quello
di alimentare per 4 giorni le larve dell’ultima età con dieta cui sia stato addizio-
nato uno iuvenoide, ad esempio lo ZR 619 5E in ragione dello 0,1% di prodotto
commerciale, come è risultato dalla sperimentazione condotta da MELLINI e GIRONI
(1980).
Come si può rilevare nell’anzidetta figura, il campo di variazione ponderale
del parassita è notevole, anche se proporzionalmente inferiore a quello dell’ospite,
poiché si passa da pupari con peso medio di soli 22,18 mg, a pupari con peso me-
dio di ben 169,14 mg, e quindi di quasi otto volte maggiori. Le crisalidi, invece,
oscillano da un peso medio di mg 48,02 a uno di mg 477,80 con una media mas-
sima” pari, perciò, a quasi dieci volte quella minima.
(7) Si rammenti che tale variabilità, ai livelli superiori, non è naturale ma indotta dalla
somministrazione di iuvenoidi, i quali, mentre sono efficaci sull’ospite, non interferiscono invece
direttamente sul parassita (cfr. MELLINI e GIRONI, 1980).
POTENZIALE MEGETICO IN GONIA CINERASCENS 245
Se poi dalle medie passiamo ai valori singoli, le variazioni ponderali appaiono
ancora più elevate: accanto a micropupari di soli 13,00 mg* (minimo assoluto),
provenienti da crisalidi formatisi su pabulum di cera, si hanno macropupari di ben
189,84 mg (massimo assoluto), sviluppatisi su crisalidi derivate da larve allevate
per 20 giorni su pabulum trattato con ZR 619 5E, e quindi quasi 15 volte più
pesanti. Da notare poi che in entrambi i casi si è ottenuto il regolare sfarfallamento
degli adulti.
2. - Indice di trasferimento ponderale dell’ ospite nel parassita, in relazione alle
varie classi dell’ospite.
Le variazioni di tale indice appaiono nel grafico della Fig. 2; esse sono state
calcolate sulla base dei pesi delle crisalidi e relativi ” pupari ” nell’ambito di cia-
scuna classe ponderale dell’ospite, senza tenere conto del suo sesso.
I valori riportati si riferiscono alle medie degli indici delle varie coppie ospite-
parassita, il cui numero è indicato nella Tabella generale. Le medie degli indici va-
riano da un minimo di 0,354 ad un massimo di 0,516; ciò in pratica significa che,
mentre nel I caso solo poco più di 1/3 del peso dell’ospite si è trasferito nel paras-
sita, nel secondo tale trasformazione ha interessato oltre la metà.
In generale si osserva, da un dato punto in poi, una netta tendenza dell’indice
a flettersi con l’aumentare del peso dell’ospite. Tuttavia vi sono alcuni interessanti
rilievi da fare. Innanzitutto sorprende il relativamente basso indice (0,461) verifi-
catosi nella classe ponderale minore (30 - 60 mg), quando pareva logico attendersi
proprio qui i valori maggiori, nella ovvia ipotesi che in ospiti di minore taglia il
parassita sfruttasse al massimo le modeste risorse trofiche disponibili. Il fenomeno
può essere comunque spiegato in modo soddisfacente qualora si consideri che, con
la nanizzazione dell’ospite, le componenti tegumentali, o comunque non utilizzabili
da parte della larva endofaga, diventano proporzionalmente maggiori rispetto alle
crisalidi più voluminose ?.
Dalla II classe fino alla VI inclusa, l’indice si mantiene in pratica allo stesso
livello e precisamente sullo 0,500; ciò significa che entro l’intervallo ponderale
compreso tra i 70 e i 180 mg il peso dei pupari è, in media, pari alla metà di quello
delle rispettive crisalidi ospiti. Anche qui, per vero dire, si sarebbero attesi indici
più elevati nelle crisalidi delle classi ponderali più basse e non un tasso fisso, indi-
scriminato, di spogliazione dell’ospite.
Dopo la VI classe l’indice diminuisce progressivamente, scendendo fino a
quota 0,354 con la XII classe (451-500 mg). E’ verosimile che il fenomeno prose-
gua con lo stesso ritmo, e magari accelerato, in ospiti di peso superiore, che però
solo eccezionalmente siamo riusciti ad ottenere con applicazioni orali di iuvenoidi,
poiché, oltre una certa durata del trattamento, si ha tendenzialmente una mortalità
generale. Questo andamento corrisponde perfettamente a quanto ci aspettavamo,
ritenendo inverosimile che il parassita potesse, motu proprio, crescere indefinita-
(8) Si sono formati anche pupari più minuti da cui però non sono fuoriusciti gli adulti;
essi pertanto non sono stati presi in considerazione nei calcoli. Il pupario più piccolo pesava
solo 5,46 mg e conteneva una immagine completamente formata di sesso femminile.
(9) Non si escludono tuttavia altre cause concomitanti; dato il tipo di dieta, del tutto priva
di proteine, propinata alle larve dell’ultima età, si potrebbero essere verificate delle modifica-
zioni nell’assetto biochimico dell’ospite negative per il parassita.
246 E. MELLINI & G. CAMPADELLI
0.600
0,550
0.500
0450
0400
0,350
0,300
0,250
0,200
48 69 90 11 144 179 22 276 226 378 423 477
classe i 11 ini IV v VI VII VIN 1x x X 1 x
Fig. 2 - Andamento dell’indice di trasferimento ponderale (IT) dell’ospite nel parassita in rela-
zione alle varie classi delle crisalidi vittima.
mente in ospiti vieppiù maggiorati grazie ad interventi esterni. E facciamo qui
rilevare come, in pratica, i grafici delle figure 1 e 2 rispecchino, sia pure da ango-
lazioni diverse, lo stesso fenomeno.
Finora il discorso è impostato sull’analisi degli indici medi di ogni classe.
Se ora passiamo all’esame degli indici delle singole coppie ospite-parassita notia-
mo anzitutto, in ogni classe, una forte variabilità. Ad esempio, nella I classe, che
comprende esclusivamente crisalidi formatesi su cera, l’indice minimo è stato di
0,299 (pupario di mg 13,33 in crisalide di mg 44,50) e l’indice massimo, che si
è poi rivelato tale in assoluto in tutta la sperimentazione, pari a 0,678 (pesi dei 2
simbionti: rispettivamente 38,00 e 56,00 mg). Nella penultima classe (mg 401-
450), che comprende solo 13 crisalidi, ottenute da larve allevate durante l’ultima
età su dieta trattata con iuvenoide, l’indice minimo è 0,297 mentre quello mas
simo raggiunge, nonostante l’elevato peso dell’ospite, il valore di 0,455, quindi
livelli non lontani dalle medie registrate per la generalità delle crisalidi di dimen-
sioni standard allevate su pabulum normale. Lo stesso discorso può essere fatto
per le altre classi, ove si sono registrati anche minimi eccezionalmente bassi fino
allo 0,059; ciò significa che il peso del pupario corrisponde a solo il 6% circa di
quello della crisalide in cui si è formato.
_ (19) L’adulto, un maschio, è regolarmente sfarfallato. Allargando il discorso ai pupari non
schiusi, che in nessun caso sono stati presi in considerazione nei vari conteggi, dobbiamo rilevare
ART PR i
che l’indice minimo è sceso fino a 0,164.
POTENZIALE MEGETICO IN GONIA CINERASCENS 247
Ora una così forte variabilità dell’indice di trasferimento, nell’ambito di cia-
scuna classe ponderale dell’ospite, non deve sorprendere; essa infatti rispecchia in
larga misura '' le capacità di accrescimento di ogni singolo parassita, le quali, come
succede per la stessa vittima e in qualsiasi altro insetto avente i più diversi regimi
dietetici, non sono evidentemente uguali per tutti gli individui. Il caso dei paras-
sitoidi è però del tutto particolare, perché il loro accrescimento non dipende solo
da fattori interni, ma anche da fattori esterni rappresentati dalla vittima, microam-
biente confinato dal quale in nessun modo la larva può disancorarsi per supplire
ad eventuali deficienze, e che pertanto condiziona pesantemente, con le più o meno
limitate risorse trofiche che può offrire, il destino megetico del parassita.
3. - Indice di trasferimento ponderale dell’ospite nel parassita, in relazione al sesso
del parassita.
Il quesito che si impone è il seguente: sfrutta di più la propria vittima il pa-
rassita maschile o quello femminile? Oppure i due sessi la sfruttano nella stessa
misura?
Dei 316 adulti di Goria ottenuti nel corso di questa prova, 147 sono risultati
maschi e 169 femmine. Se si esclude l’ultima classe, rappresentata da soli 3 indi-
vidui di sesso femminile, l’indice di trasferimento medio generale è per i maschi
pari a 0,461 e per le femmine a 0,470. Si dovrebbe quindi concludere che, in pra-
tica, le capacità di spogliazione del parassita sono indipendenti dal suo sesso. Tut-
tavia se consideriamo le medie per ogni classe, notiamo che mentre nelle prime
(I e II) è maggiore l’indice relativo ai maschi (0,504 contro 0,465), nelle ultime
(più precisamente dalla VI in poi) è quasi sempre superiore quello delle femmine
(0,428 contro 0,392); nelle classi III - IV, poi, gli indici praticamente si equival-
gono. In base a questi dati si arriverebbe alla conclusione che, probabilmente, i
maschi riescono meglio delle femmine ad utilizzare gli ospiti piccoli mentre, al-
l'opposto, le femmine sono in grado di sfruttare più a fondo gli ospiti di taglia
maggiore. Ciò sembra indicare una più spiccata adattabilità dei maschi nel I caso,
e una tendenza delle femmine a raggiungere, a parità di condizioni, pesi più ele-
vati del sesso opposto, nel secondo caso.
Certo è che mentre nelle classi di minore peso, ove l’indice di trasferimento
è più alto, prevalgono numericamente i parassiti di sesso maschile, in quelle di
maggior peso, ove tale indice è minore, prevalgono di gran lunga i parassiti fem-
minili, come si può rilevare nella Tabella I (classi I- V: 74 maschi e 58 femmi-
ne; classi VI - XII: 73 maschi e 111 femmine)".
Esisterebbe dunque un dimegetismo sessuale nel nostro parassita (a favore
delle femmine), peraltro poco evidente, perché di norma impedito dalle modeste
dimensioni della vittima, il quale però tende a manifestarsi negli ospiti più cor-
pulenti.
(11) Non si può infatti escludere che anche l’ospite stesso, in dipendenza di sue particolari
condizioni, quali malattie o altro, finisca col limitare la sua utilizzazione da parte del parassita.
(12) Si verifica quindi, nei riguardi di questo parassita dittero, un fenomeno simile a
quello che si riscontra in certi parassiti imenotteri. Il meccanismo dello spostamento della
sex ratio a favore dei maschi negli ospiti di piccola taglia è tuttavia diverso: per il dittero con-
siste, verosimilmente, in una mortalità differenziata che grava maggiormente sulle femmine (più
esigenti), per gli imenotteri nel manifestarsi della partenogenesi arrenotoca in presenza di ospiti
minuti.
248 E. MELLINI & G. CAMPADELLI
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classe 1 2 3 4 5 6 4 8 9 10 li 12
Fig. 3 - Indice di trasferimento ponderale (IT) dell’ospite nel parassita in relazione al sesso
del parassita (valori medi + errore standard). Gli indici relativi alle femmine sono
contraddistinti da un cerchio.
Purtroppo il numero relativamente modesto dei dati in nostro possesso, da
un lato, e dall’altro la notevole variabilità degli indici ci impediscono di dare un
fondamento obiettivo a quanto sopra esposto e che corrisponde ad una nostra netta
convinzione.
4. - Indice di trasferimento ponderale dell’ospite nel parassita, in rapporto al sesso
dell’ospite.
In concreto la domanda che ci si è posta è se viene sfruttato di più l’ospite
maschile o quello femminile, oppure se lo sono nella stessa misura.
In altri termini: il grado di idoneità dell’ ospite può variare in funzione del
suo sesso? E’ del resto un problema che avevamo già affrontato in un precedente
lavoro (MELLINI et alii, 1978).
Delle 316 crisalidi, da cui è fuoriuscito l’adulto del parassita, 128 erano ma-
schili e 188 femminili ©. L’indice medio di trasferimento in tutta la prova è risul-
(13) Dal confronto con la sex ratio delle crisalidi indenni, risulta che, nel parassitizzato,
essa è nettamente spostata a favore delle femmine nel gruppo allevato su cera e in quello trat-
tato con iuvenoide. Ciò sembrerebbe indicare che, almeno in questi casi, il parassita attecchisce
meglio negli ospiti femminili che in quelli maschili. Per quanto riguarda gli individui nutriti con
cera bisogna tenere presente, nell’esaminare il grafico di Fig. 4, che mentre le crisalidi maschili
cae een solo nella I e II classe, quelle femminili sono distribuite anche nella III e
nella IV.
POTENZIALE MEGETICO IN GONIA CINERASCENS 249
tato pari a 0,473 negli ospiti maschili e a 0,460 in quelli femminili, quindi pra-
ticamente uguale nei due sessi. Se poi si eliminano dal computo le ultime 2 classi,
di peso maggiore, che sono rappresentate esclusivamente da femmine e dove l’in-
dice si è ulteriormente abbassato, l’indice generale relativo a queste ultime sale a
0,486. Se infine consideriamo gli indici classe per classe, si osserva che ora prevale
di qualche punto l’indice relativo ad un sesso, ora quello dell’altro, senza un ordine
preciso. Poiché nell’ambito di ciascuna classe vi sono, tolto un solo caso (vedasi
la Tabella I, fortissime differenze nel numero degli ospiti maschili e femminili, le
fluttuazioni dell’indice in relazione al sesso dell’ospite possono essere la conseguen-
za di tale anomala sex ratio; senza contare anche che, almeno nelle classi più alte,
come abbiamo visto nel paragrafo precedente, su tale indice può influire il sesso
del parassita. A tutto ciò bisogna poi aggiungere che le crisalidi femminili, rag-
giungendo pesi maggiori, entrano nei settori in cui automaticamente l’indice di tra-
sferimento si flette, trovandosi il parassita in presenza di una massa trofica supe-
riore alle sue esigenze.
A questo riguardo, e più in generale, si può poi notare come la sex ratio di
Galleria sia a favore dei maschi nelle classi ponderali inferiori, laddove l’indice di
sfruttamento da parte del parassita è maggiore, ed invece a favore delle femmine
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Fig. 4 - Indice di trasferimento ponderale dell’ospite nel parassita in relazione al sesso del-
l’ospite (valori medi + errore standard). Gli indici relativi alle femmine sono contrad-
distinti da un cerchio.
250 E. MELLINI & G. CAMPADELLI
nelle classi superiori ove tale indice è minore (classe I- V: 83 maschi e 49 fem-
mine; classi VI - XII: 45 maschi e 139 femmine)".
Non è pertanto facile pervenire ad una conclusione chiara con questo mate-
riale. In una precedente ricerca, condotta espressamente per valutare l’importanza
del sesso dell’ospite, e dove si era potuto fare un confronto globale tra i due sessi
del medesimo in presenza di una variabilità megetica contenuta sui valori medio-
bassi (MELLINI et alii, 1978), era emersa una tendenza verso un maggiore sfrutta-
mento dell’ospite femminile soprattutto da parte dei parassiti di questo stesso
sesso.
In generale tuttavia, nell'ambito di questa specie di ospite e in un campo
megetico allargato, quello che conta per il nostro parassita è soprattutto la quan-
tità di pabulum che la vittima offre, non sue eventuali differenze qualitative in
ordine al sesso o a seguito di particolari trattamenti da essa subiti durante lo svi-
luppo postembrionale ".
A tale riguardo infatti aggiungiamo che nelle classi VI - VIII, ove rientrano,
accanto ad ospiti normali, ospiti trattati con iuvenoidi, non si riscontrano diffe-
renze apprezzabili nell'indice di trasferimento dai due tipi di vittime. Tutto ciò,
naturalmente, in situazioni normali; in condizioni particolari, come ad esempio nei
casi di impupamento difettoso con formazione di crisalidi farate (vedasi MELLINI,
1957), ovvero in ospiti ammalati, l’indice cade portando alla formazione di paras-
siti nani in vittime di taglia pure cospicua, come si è constatato anche in altre
coppie ospite-parassita (vedasi ad es. BILIOTTI, 1955).
(14) Scarti tanto decisi dai valori normali della sex ratio nelle varie classi sono senz’altro
da attribuire al forte dimegetismo sessuale di Galleria, che porta a collocare i maschi nelle classi
basse e le femmine in quelle alte.
(15) Parimenti in precedenza si era visto che le ” alte” temperature durante lo sviluppo
larvale (MELLINI et alii, 1979 b) e un notevole affollamento (MELLINI et alii, 1979 a), fattori
entrambi che portano alla formazione di crisalidi maggiorate, consentono di pari passo la pro-
duzione di pupari più pesanti.
>>
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RIASSUNTO
Con la presente ricerca si è voluto sondare la capacità del parassita a seguire l’ospite nelle
sue variazioni megetiche. A differenza di altri Autori, che hanno studiato fenomeni simili utiliz-
zando specie diverse di vittime di varia mole, noi abbiamo impiegato una sola specie, eliminando
così le possibili fonti di variazione dipendenti dalla diversa ” qualita” dell’ospite.
Allo scopo di ampliare il campo megetico della nostra vittima. siamo ricorsi ad alcuni atti-
fici: per ottenere individui nani si è proceduto ad allevare le larve dell’ultima età su di un pabu-
lum costituito di sola cera; per disporre di individui giganti le larve del medesimo stadio sono
state trattate con iuvenoidi. In tal modo i pesi delle crisalidi di Galleria sono oscillati da un
minimo di mg 33,20 a un massimo di mg 506,74, con tutti i valori intermedi.
Il peso dei pupari inizialmente cresce in proporzione a quello delle crisalidi, passando da
una media di mg 22,18, negli ospiti compresi nella classe di grandezza più bassa (mg 30-61),
ad una di mg 104,94 per quelli della classe intermedia (mg 200 - 250). Oltre a questo livello
l'incremento ponderale del parassita subisce una progressiva flessione. pure raggiungendo una
media massima di mg 169, 14 negli ospiti appartenenti alla classe di grandezza più alta (mg
451-500). Poiché il peso medio delle crisalidi ottenute negli allevamenti standard si mantiene
largamente al di sotto dei 200 mg, ne consegue che Galleria è in sostanza un ospite sottodimen-
sionato per Goria. Per adeguarlo alle necessità del parassita, e in definitiva pet migliorare le
qualità di quest’ultimo, sarebbe consigliabile innalzare il peso medio dell’ospite fino ai 250 mg;
ciò può essere facilmente ottenuto alimentando per 4 giorni le larve dell’ultima età con pabu-
lum trattato con iuvenoidi.
L’indice di trasferimento ponderale dell’ospite nel parassita, cioè il rapporto tra il peso
dei ” pupari” del parassita e quello delle crisalidi della vittima, varia da una media di 0.516
per gli ospiti di piccola taglia ad una di 0,354 per quelli giganti. Concordemente a quanto detto
sopra per il peso, l’indice si mantiene su una media generale di 0.500 per crisalidi fino ai 200
mg, dopo di che si abbassa gradatamente. L’indice oscilla notevolmente ‘anche da una coppia
252 E. MELLINI & G. CAMPADELLI
all’altra, a parità di peso dell’ospite; ciò significa che il peso finale raggiunto da ogni singolo
parassita dipende, ad un tempo, e dalle proprie capacità di accrescimento e dalla massa della
vittima in cui si è trovato a svilupparsi.
Il suddetto indice sembra variare, almeno nelle vittime più pesanti, col sesso del parassita,
nel senso che le femmine riescono a sfruttarle in misura alquanto superiore rispetto ai maschi;
ciò porta ad un leggero dimegetismo sessuale del parassita nelle vittime di taglia maggiore.
Non è chiaro se tale indice possa variare in rapporto al sesso dell’ospite, mentre si esclude
che si modifichi col tipo di trattamento subìto dalle larve; si conclude pertanto che, almeno in
questa coppia ospite-parassita, ciò che conta, nel determinare le variazioni ponderali dell’entomo-
fago da parte della vittima, è soprattutto la quantità di pabulum che questa offre, indipenden-
temente dal modo col quale la massa trofica è stata realizzata.
ABSTRACT
Growth potential of the parasitoid Gonia cinerascens Rond. measured on the substitute host
Galleria mellonella L.
This study has been made to find out the parasite’s capacity of following the host in its
weight variations. In contrast with other Authors, who have studied similar phenomena in
different species of host, we have used one species only, thus eliminating possible sources of
variation depending on the different ” quality ” of the host.
In order to obtain a wide variation in the weight of our victim, we adopted a number of
some devices: to obtain dwarf individuals, we bzeeded larvae of the last stage of development
on a pabulum constituted of wax only; to get giant individuals, the larvae of the same stage
were treated with juvenoids. Thus the Galleria chrysalid weights oscillated between a minimum
value of mg 33,20 and a maximum of mg 506,74, including all the intermediary values.
The ” puparia” weight at first grows proportionally to that of the chrysalides, passing
from an average value of 22,18 mg in the hosts comprised in the lower class size (30 - 61 mg)
to an average of 104,94 mg for those of the intermediate class (mg 200 - 250). Beyond this level,
the weight growth of the parasite undergoes a gradual reduction, attaining even so a maximum
average of 169,14 mg in hosts belonging to the higher size class (451-500 mg). Because the
average weight of the chrysalides obtained in standard breedings stays largely under 200 mg,
it results that Galleria is essentially an undersized host for Gonia. To adapt it to the parasite’s
requirements, and to improve the latter’s quality, it would be advisable to increase the host’s
average weight to 250 mg; this is easily a achieved by feeding, the last stage larvae with juvenoid-
treated pabulum for 4 days.
The weight transfer rate from the host to the parasite, i.e. the ratio between the parasite’s
” puparium ” weight and of the victim’s chrysalid weight, varies from an average 0,516 for small
hosts to an average 0,354 for giant ones. In accordance with what is mentioned above concerning
weight, the rate stays at a general average of 0,500 for chrysalides up to 200 mg, and there
after it falls gradually.
The weight transfer rate also oscillates remarkably from one couple to on other, when
the hosts are of equal weight; this means that final weight reached by each single parasite
depends, at the same time, both on its own growing capacity and on the victim’s mass.
The above mentioned rate seems to change, at least with respect to the heavier victims,
according to the parasites sex, in that the females succeed in exploiting it to a higher degree
than the males; this leads to a slight sexual dimegetism of the parasite in victims of bigger size.
It is not clear if this rate may vary in relation to the host’s sex, but the possibility that
it may change according to the type of treatment undergone by the larvae is excluded; it is
hence surmised that, at least with regard to this host-parasite couple, what counts in the
determination of the weight variations of the parasite by the victim, is mainly the quantity of
pabulum the victim itself offers, regardless of the way in which the trophic mass has been
established.
Indirizzo degli Aa.: Istituto di Entomologia, Facoltà di Agraria,
Via Filippo Re, 6 - 40126 Bologna
Mem. Soc. ent, ital., Genova, 60 (1981): 253-288, 20.11.1982
ALESSANDRO MINELLI
Istituto di Biologia animale - Università di Padova
CONTRIBUTO ALLA REVISIONE DEI CHILOPODI GEOFILOMORFI
FINORA RIFERITI AI GENERI HENIA E CHAETECHELYNE
(Chilopoda Geophilomorpha)
ff INTRODUZIONE
Con la presente nota intendo contribuire alla revisione tassonomica delle spe-
cie finora attribuite ai generi Henia e Chaetechelyne.
Questi chilopodi geofilomorfi vengono di solito attribuiti dagli specialisti eu-
ropei alla sottofamiglia Dignathodontinae — nell’ambito dei Geophilidae — che
gli autori americani preferiscono elevare al rango di famiglia distinta (Dignatho-
dontidae).
Dei diciannove generi attribuiti a questa (sotto)famiglia, quattro sono pre-
senti nella fauna europea: Strigamia, Dignathodon, Chaetechelyne, Henia.
Strigamia è un genere oloartico e non presenta affinità particolarmente strette
con gli altri tre, al punto che la loro inclusione in una stessa sottofamiglia appare
discutibile; Dignathodon, Chaetechelyne e Henia, tutti e tre a gravitazione medi-
terranea, sono invece strettamente affini tra loro, a dispetto di qualche differenza
nell’habitus.
Dignathodon si contrappone poi alle forme oggi riferite a Henia e a Chaete-
chelyne per alcuni tratti sicuramente apomorfi: lo sviluppo di due denti sul mar-
gine interno del tarsungulum delle forcipule, la scomparsa delle aree cribrose ven-
trali, l'estrema attenuazione della parte anteriore del corpo, compreso il capo. Dif-
fuso lungo tutte le coste del Mediterraneo, il genere Dignathodon è probabilmente
monotipico: trascurabili sembrano infatti le differenze che separerebbero dal typus
generis D. microcephalus (Lucas, 1846), D. m. sugens Verhoeff, 1951 (M. Soratte
nel Lazio), D. clavigerum Verhoeff, 1943 (Corsica) e D. pachypus Verhoeff, 1943
(Palestina).
Il complesso Chaetechelyne + Henia rimane pertanto caratterizzato come sister
group rispetto a Dignathodon e identificabile per la presenza di aree cribrose ven-
trali (mancanti al più sul primo sternite) e di forcipule prive di denti, nonché per
l’assottigliamento assai meno pronunciato della parte anteriore del corpo.
= NUOVA ARTICOLAZIONE GENERICA E SOTTOGENERICA DEL COMPLESSO
HENIA + CHAETECHELYNE
Henia e Chaetechelyne vengono abitualmente distinti in base ai seguenti ca-
ratteri differenziali (v. ad esempio ATTEMS, 1947):
— Zampe dell’ultimo paio con un solo tarsomero. Pezzo mediano del labbro
con denti brevi DUC RR Aa e SM cn Lo ARRE ae eae
Lavoro eseguito nell’ambito del Gruppo Nazionale di Ricerca del C.N.R. ” Biologia Natu-
gy een
ralistica ” - Unità di Ricerca ” Metodologie tassonomiche e revisione di gruppi zoologici critici ”.
254 A. MINELLI
— Zampe dell’ultimo paio con due tarsomeri distinti. Pezzo mediano del lab-
bro con lunghe frange ricurve all’indietto . . . . Chaetechelyne
La separazione tra i due generi, apparentemente netta e precisa, appare però
discutibile, quando si prendano in considerazione i fatti seguenti:
a. Sia tra le forme attribuite a Chaetechelyne che tra le forme attribuite a
Henia esistono specie con aree cribrose di tipo più primitivo (circolari o debolmen-
te ovali, non accompagnate da setole particolarmente lunghe e specializzate), ac-
canto a specie con aree cribrose di tipo più evoluto (allungate e strozzate nel mezzo
e accompagnate da ciascun lato da una serie di setole lunghe o lunghissime).
b. In entrambi i ” generi” si ripropone la stessa variabilità di comportamen-
to morfologico per quanto concerne lo sviluppo dei pori ghiandolari coxali e anali.
c. In entrambi i ” generi” vi sono specie con disegno dorsale formato da
fasce scure paramediane e specie con gradi diversi di depigmentazione.
d. Una tendenza alla riduzione del tarso delle zampe dell’ultimo paio non
è un fatto raro, presso i geofilomorfi, e può manifestarsi in modo diverso tra spe-
cie molto affini o addirittura fra i due sessi di una stessa specie, come in Nanno-
philus (Schendylidae). |
e. Nella morfologia del labbro (che peraltro non è stato descritto per tutte
le specie di Henia e di Chaetechelyne) sembrano esistere tutti i termini di passag-
gio dalla forma più irsuta (v. ad es. Chaetechelyne vesuviana Newp.) a quella con
frange brevi (Henia s. str.).
Queste considerazioni mi invitano a proporre la riunione in un unico genere
di tutte le forme finora attribuite ai generi Henia e Chaetechelyne. A questa con-
clusione, del resto, era praticamente arrivato anche VERHOEFF (1943 b), che pochi
anni prima (VERHOEFF, 1938) aveva descritto una Chaetechelyne herzegowinensis
con tarso uniarticolato (« und etwa so lang wie die Tibia, nur mit Nahtrest einer
Teilung », mentre « bei Henia ist der Tarsus auch eingliedrig, aber bedeutend
kürzer als die Tibia und ohne Nahtrest »). Da un punto di vista nomenclaturale,
tuttavia, la conclusione di VERHOEFF (1943 b) (« Man kann Hezia auch als Unter-
gattung von Chaetechelyne betrachten ») era scorretta: il nome generico più antico,
fra quanti sono stati applicati a questo gruppo di specie, è infatti Henia C.L. Koch
1847, il cui typus generis è Henia devia C.L. Koch 1847 (per monotipia). Gli
altri nomi generici disponibili (è utile chiarirlo ai fini delle considerazioni seguenti)
sono:
Chaetechelyne Meinert 1870 (typus generis: Geophilus vesuvianus Newport
1845)
Scotophilus Meinert 1870 (typus generis: Scotophilus bicarinatus Meinert
1870), preoccupato da Scotophilus Leach 1821 (Mammalia: Chiroptera)
Meinertia Bollmann 1893 (proposto in sostituzione del precedente, di cui
eredita il typus generis).
>
Si puo cosi offrire la diagnosi emendata seguente:
genus Henia C.L. Koch 1847, em.
Corpo attenuato in avanti, specie negli adulti. Scudo cefalico piccolo, all’in-
circa cosi lungo che largo, in avanti arrotondato, smussato. Antenne debolmente
clavate. Labbro costituito da un unico sclerite, nel mezzo inciso, con una frangia
di setole (spesso lunghe e ricurve all’indietro, cioè verso l’estremitä cefalica del-
l’animale), lungo il margine libero. Sincoxite delle mascelle I senza palpi esterni,
HENIA E CHAETECHELYNE: CHILOPODI 255
telopodite delle stesse apparentemente indiviso. Coxe delle mascelle II completa-
mente concresciute, pretarso delle stesse rudimentale. Tergite del segmento forci-
pulare molto largo e breve, ai lati pressoché parallelo. Le forcipule non raggiun-
gono, di regola, il margine anteriore della fronte; tutti gli articoli delle stesse sono
inermi e l’unguicolo è liscio sul lato adorale. Coxosterno forcipulare fortemente in-
cavato al margine anteriore; pleurogrammi (« linee chitinose » degli AA.) completi.
Tergiti spesso con due solchi longitudinali paramediani, non di rado tuttavia indi-
stinti; pubescenza dorsale di regola ridottissima. Sterniti dei segmenti pediferi dal
I (o dal II) al penultimo con un’area cribrosa ben circoscritta e di forma diversa
nelle singole specie (circolare o debolmente ellittica, con asse maggiore longitudi-
nale ovvero trasversale; o ancora lunga almeno tre volte la sua larghezza ed even-
tualmente strozzata a metà lunghezza); pubescenza degli sterniti sparsa e brevis-
sima ovvero lunga e ordinata: nelle specie con aree cribrose molto allungate vi è
spesso una serie di setole lunghissime a ciascun lato dell’area cribrosa stessa. Zampe
dell’ultimo paio nel maschio assai ingrossate e spesso irsute di setole brevi ma
fittissime, nella femmina per lo più poco differenziate; tarso di uno o due articoli,
pretarso spesso ridotto o assente, soprattutto nelle specie con tarso uniarticolato.
Coxe delle zampe dell’ultimo paio di regola con un gruppo anteriore di pori, aperto
in una profonda fossetta scavata presso il margine dello sternite (è dubbia e da
verificare la pretesa mancanza di questi pori in Henia devia C.L. Koch e in Henia
athenarum Pocock, v. oltre); spesso è presente, inoltre, un singolo poro isolato,
situato verso la metà della faccia ventrale libera della coxa. Pori anali presenti o
assenti.
Typus generis: Henia devia C.L. Koch 1847.
Nell’ambito del genere Henia così emendato è però possibile riconoscere i quat-
tro sottogeneri seguenti:
a. -subgenus Henia C.L. Koch (s. str.)
Aree cribrose mancanti sul primo sternite, sui seguenti (fino al penultimo)
pressoché circolari. Zampe dell’ultimo paio con tarso ridotto (uniarticolato) e prive
di pretarso. Typus subgeneris: Henia devia C.L. Koch 1847.
Fra i taxa attualmente ammessi dagli autori sono inoltre riferibili a questo
sottogenere athenarum Pocock 1891, biconica Attems 1903, idomenei Attems 1902,
illyrica Meinert 1870, illyrica oblonga Verhoeff 1934, illyrica var. laevigata Attems
1905, minor C.L. Koch 1863, crinita Att. 1903 e, forse, herzegowinensis Verhoeff
1938.
b. subgenus Meinertia Bollmann 1893
Aree cribrose presenti anche sul primo sternite, allungate (di regola lunghe al-
meno tre volte la loro larghezza), ai lati subparallele o anche strozzate a meta lun-
ghezza (per cui l’area cribrosa assume una caratteristica forma a biscotto) e quasi
sempre sottolineate, sugli sterniti anteriori, da una serie di setole lunghissime. Zam-
pe come in Henia s. str. Typus subgeneris: Scotophilus bicarinatus Meinert 1870.
Altri taxa riferibili a questo sottogenere: hirsuta Verhoeff 1928, africana Ver-
hoeff 1908, pulchella Meinert 1870, cassinensis Verhoeff 1928, bicarinata lepa-
densis Verhoeff 1938, attemsi Verhoeff 1928. |
256 A. MINELLI
c. subgenus Chaetechelyne Meinert 1870
Aree cribrose presenti (nel typus subgeneris) o mancanti sul primo sternite;
in ogni caso di forma pressoché circolare o debolmente ellittica (con asse maggiore
orientato in senso longitudinale ovvero trasversale), di regola un po’ pit allungate
nella meta anteriore del corpo che in quella posteriore. Sterniti pressoché glabri o
con setole disposte in maniera poco ordinata, mai comunque a formare file longi-
tudinali ai lati delle aree cribrose. Zampe dell’ultimo paio con tarso normale, pre-
tarso di regola presente ma ridotto. Typus subgeneris: Geophilus vesuvianus New-
port 1845.
Sono inoltre riferibili a questo sottogenere: vesuviana v. helvetica Verhoeff
1935, vesuviana pharyngealis Verhoeff 1928, montana Meinert 1870, vittata Ver-
hoeff 1943, sorattina Verhoeff 1951, duboscqui Verhoeff 1943, grisea Verhoeff
1942, corsica Verhoeff 1943, ruffoi Matic & Darabantu 1968, valida Attems 1927,
osellai Matic & Darabantu 1968, flavescens Attems 1927, circula Attems 1903.
d. subgenus Pseudochaetechelyne n. subg.
Aree cribrose lunghe, approssimativamente tre volte la loro larghezza (pit
breve è tuttavia quella del primo sternite). Zampe dell’ultimo paio come nel sot-
togenere precedente. Typus subgeneris: Chaetechelyne brevis Silvestri 1896.
Altro taxon riferibile a questo sottogenere è Chaetechelyne vesuviana oblon-
gocribellata Verhoeff 1898.
A iN
En Nu
di
Lr
(3
Henia (Pseudochaetechelyne) brevis (Silv.) - Segmenti pediferi anteriori ed estremità posteriore
del corpo di un maschio da Zeri - Noce (Massa), visti dal basso.
HENIA E CHAETECHELYNE: CHILOPODI 204
>. DISCUSSIONE CRITICA DI ALCUNI GRUPPI DI SPECIE
3.1. Henia devia C.L. Koch 1847
= Henia minor L. Koch 1867, n. syn.
Secondo quanto si pud desumere dalle descrizioni originali e dalla monogra-
fia di ATTEMS (1929 a), le due specie differirebbero tra loro solo per la presenza,
in H. minor, di pori coxali che mancherebbero in H. devia. E’ del tutto probabile
che questo carattere sia sfuggito a C.L. KocH, nel descrivere la sua specie. D’altro
canto, gli areali delle due presunte specie sono largamente sovrapponibili, esten-
dendosi alla Grecia continentale e alle isole che la circondano; si sovrappongono
gli intervalli di variabilità per il numero di segmenti pediferi e l’intera organizza-
zione morfologica appare coincidente. Non esito pertanto a proporre la sinonimia
indicata. Quanto a Scotophilus graecus Verhoeff 1901, che pure rientra nella me-
desima specie, è significativo che lo stesso Verhoeff, nel descriverlo, dubitasse della
sua possibile identità con Henia devia C.L. Koch, mentre ATTEMS lo metterà in
sinonimia con Henia minor L. Koch: in realtà, avevano ragione entrambi!
3.2. Henia athenarum Pocock 1891
= Henia Idomenei Attems 1902, n. syn.
= Henia biconica Attems 1903, n. syn.
Si tratta di altre tre forme descritte su materiale greco, apparentemente di-
stinguibili dalle precedenti in base ai caratteri offerti dalla chiave seguente (v. pag.
260), ma con ogni probabilità identiche tra loro. Tra Idomenei e athenarum vi
sarebbe, in effetti, la stessa differenza che fra minor e devia; quanto ai processi
conici lungo il margine anteriore del coxosterno forcipulare, che separerebbero H.
biconica dalle altre forme del genere ed in particolare da H. Idomenei, è sufficiente
osservare come in tutte le Henia il profilo del margine anteriore del coxosterno
forcipulare si presenti sporgente, ad ambo i lati della concavità centrale, e come le
sporgenze in questione possano apparire più marcate se il coxosterno è osservato
obliquamente, come appare nella figura pubblicata da ATTEMS (1903) per la sua
biconica. Anche in questo caso, come nel precedente, vi è ottima congruenza mor-
fologica (a parte i caratteri discussi) per le presunte specie messe a confronto, non-
ché coincidenza di areale geografico. Anche in questo caso propongo senz’altro la
sinonimia.
3.3. Henia illyrica (Meinert, 1870)
Questa specie appare abbastanza ben caratterizzata rispetto alle congeneri e
sulla sua identificazione sembrano esservi stati, finora, pochi dubbi. Non conosco
a sufficienza il materiale dell’ Europa orientale e dell'Asia minore per dare un giu-
dizio sulla validità di H. illyrica oblonga Verhoeff 1934 e di H. i. var. laevigata
Attems 1905, descritte rispettivamente per l’Albania e per l’Asia minore. Un’ar-
ticolazione di questa specie in razze geografiche è però possibile. Incredibile appare
invece la segnalazione di questa specie dalla Spagna, quale appare nel lavoro del
1952 di ATTEMS, lavoro uscito postumo, senza una revisione critica da parte del-
l’autore o di altro specialista, e che appare pieno di inesattezze e di affermazioni
incontrollate.
Cosa sia Chaetechelyne herzegowinensis Verhoeff 1938 lo si potrà dire solo
dopo un esame del typus; non escludo però possa essere una Henia (Henia) con-
frontabile con H. illyrica.
258 A. MINELLI
3.4. Henia crinita Attems 1903
Specie balcanica la cui identità sembra fuori discussione.
3.5. Henia bicarinata (Meinert, 1870)
Il gruppo di forme che fa capo a questa specie è assai ben caratterizzato, ma
è caotico al suo interno. La confusione comincia con lo stesso lavoro di MEINERT
(1870) che descrive Scotophilus bicarinatus e Sc. pulchellus, indicandone come ca-
ratteri differenziali, essenzialmente, la presenza di un disegno scuro dorsale negli
adulti della seconda specie (mentre l’altra risulterebbe sempre priva di pigmento)
e il diverso numero di segmenti pediferi, maggiore nella prima, minore nella se-
conda specie. Un motivo di incertezza, nell’ identificazione dei taxa descritti da
MEINERT, deriva soprattutto dal fatto che Sc. bicarinatus viene descritto su mate-
riale di provenienza varia (Gennazano e Campagna Romana nel Lazio, Sorrento,
Bona in Algeria, Spagna meridionale), e che Sc. pulchellus proviene proprio da
una delle località (Bona) da cui MEINERT descrive anche l’altra specie. Un po’ d’or-
dine si può fare, innanzitutto, definendo una località tipica ristretta: scegliendo
fra le località elencate per prime da MEINERT, propongo di considerare Sc. bicari-
natus come descritto su materiale laziale, in particolare da Gennazano. Questa
scelta permette intanto di risolvere un primo problema: l’identità di Henia cassi-
nensis Verhoeff 1928, descritta da Monte Cassino. Dal momento che in tutta l’Ita-
lia meridionale mi risulta esistere una sola Henia di questo gruppo (eventualmente
un ‘po’ diversa da luogo a luogo) non v’é dubbio che Henia cassinensis deve con-
siderarsi identica a Scotophilus bicarinatus (vista la quasi coincidenza delle località
tipiche) (n.syn.!). Questa prima sinonimia porta con sé anche l’identificazione, con
Sc. bicarinatus, di Henia bicarinata caprae Verhoeff 1943, che lo stesso Verhoeff
non sa bene se chiamare così o riferire alla sua cassinensis (n. syn.!).
Un problema più grosso è posto dai rapporti fra bicarinata e pulchella. Un
elemento di giudizio, in proposito, è dato dalla presenza, in Sardegna e in Sicilia,
di popolazioni con caratteristiche apparentemente intermedie tra quelle ammesse
dagli autori per le due specie: in particolare, il dorso appare sempre depigmentato,
ma il numero di zampe è nettamente inferiore a quello attribuito in genere a H.
bicarinata (in ATTEMS 1929 a, 67-97) e coincidente con il valore massimo previsto
per H. pulchella (63) o intermedio (65). C’è inoltre da osservare che VERHOEFF
(1896) attribuiva a bicarinata anche individui con numero bassissimo di segmenti
pediferi. La mia impressione, pertanto, è che il numero di paia di zampe sia asso-
lutamente inadeguato a separare bicarinata da pulchella, che questo stesso carattere
sia relativamente costante nell’ambito di singole popolazioni, variando però mol-
tissimo nel complesso della specie, e non sempre con la regolarità che VERHOEFF
credeva di poter riconoscere procedendo da nord verso sud in Grecia (1901 a).
Ritengo ancora che tutto il materiale italiano sia riferibile, per ora, a bicarinata, men-
tre l’identità (e l’eventuale distribuzione) di H. pulchella restano da definirsi. Non
v'è dubbio, peraltro, che bicarinata andrà articolata in razze geografiche, di cui
una forse limitata alla Sardegna; in questo quadro troveranno collocazione anche
Henia bicarinata lepadensis Verhoeff 1938 (descritta dalla Dalmazia meridionale)
e H. b. f. elongata Attems 1905 (delle Canarie), nonché H. africana Verhoeff 1908
(descritta dalla Cirenaica), H. attemsii Verhoeff 1928 (descritta da Trieste) e, ri-
peto, H. pulchella. Per tutte queste forme non posso però formulare, oggi, proposte
tassonomiche e nomenclaturali definite. |
HENIA E CHAETECHELYNE: CHILOPODI 259
3.6. Henia hirsuta Verhoeff 1928
Specie affine al ciclo, precedentemente discusso, di H. bicarinata, ma, con ogni
probabilita, specificamente distinta dalle altre forme.
3.7. Henia (Chaetechelyne) vesuviana (Newport, 1845), n. comb.
Lo studio di abbondante materiale proveniente da tutta la penisola italiana e
dalle isole dimostra quanto sia variabile questa specie, sia per quanto riguarda le
dimensioni e lo sviluppo del disegno dorsale a fasce scure, sia per quanto riguarda
la forma delle aree cribrose ventrali. Un certo hiatus sembra separare le vere vesu-
viana dalle popolazioni riferibili a Chaetechelyne montana Meinert. Quest’ultima
forma, peraltro, sembra essere esattamente vicariante di vesuviana al margine della
pianura padana, nella regione subalpina dove si esaurisce la colonizzazione verso
nord intrapresa da questi chilopodi. Pare pertanto legittimo considerare vesuviana
e montana come razze geografiche di una stessa specie, da chiamarsi rispettiva-
mente Henia (Chaetechelyne) vesuviana vesuviana (Newport, 1845) e H. (Ch.)
vesuviana montana (Meinert, 1870) n. stat. et n. comb. Identica alla sottospecie
nominale appare Chaetechelyne vesuviana helvetica Verhoeff 1927-35 (n. syn.!),
che VERHOEFF identificò su materiale svizzero e laziale (!), mentre più difficile è
un giudizio sulle altre forme, descritte d’Italia, di Corsica e di Spagna, elencate
nel catalogo alle pagine seguenti. E’ probabile che Ch. grisea Verhoeff 1942 (da
Cuma e da Ischia) e Ch. vittata Verhoeff 1943 (da Capri) non siano che popolazio-
ni locali, appena appena differenziate, di H. (Ch.) vesuviana; gli altri taxa descritti
potrebbero avere valore razziale; sono però certo che le quattro pretese specie spa-
gnole non dovrebbero riferirsi a più di due taxa validi. Occorrerà tuttavia rivedere
questi problemi su materiale abbondante, paragonabile a quello che ho potuto
esaminare per le vesuviana (s. 1.) della penisola italiana.
Dalla specie che stiamo qui discutendo sembra invece separarsi nettamente
la seguente.
3.8. Henia (Chaetechelyne) pharyngealis (Verhoeff, 1928), n. comb.
Questo taxon fu introdotto da Verhoeff, come sottospecie di vesuviana, in rife-
rimento ad esemplari mancanti di area cribrosa sul primo sternite e con aree cribro-
se più allungate che nella vesuviana stessa. Esemplari simili, per lo più con numero
di segmenti pediferi relativamente basso (intorno a 55) sono abbastanza rari, ma
si rinvengono qua e là in Italia settentrionale e centrale: VERHOEFF descrisse il
suo taxon da Laveno e da Abbazia, io ne ho visti da località venete, trentine, lom-
barde e abruzzesi; non dissimile sembra poi essere Chaetechelyne sorattina Verhoeff
1951 (dal M. Soratte nel Lazio) (n. syn.) che, in pratica, avrebbe solo qualche paio
di zampe in più. I dubbi sulla validità di questo taxon sono praticamente cancel-
lati dall’esistenza di un insospettabile carattere differenziale, che lo separa da vesu-
viana: mentre quest’ultima, come è noto da tempo e come ho potuto più volte
verificare, possiede ghiandole velenifere singolarmente arretrate (verso il ventesi-
mo segmento pedifero!), in pharyngealis queste sono disposte presso la base del
coxosterno forcipulare: posizione anch’essa inconsueta, nell’ ambito dei geofilo-
morfi, ma certo assai meno specializzata rispetto al comportamento morfologico
di H. (Ch.) vesuviana. Ho potuto verificare questo carattere in esemplari di pha-
ryngealis di Lombardia, Trentino e Abruzzi: tutti quelli in cui ho condotto osser-
vazioni metodiche.
260 | A. MINELLI
3.9. Henia (Pseudochaetechelyne) brevis (Silvestri, 1896) n. comb.
= Chaetechelyne montana oblongocribellata Verhoeff 1898, n. syn.
Dalla data della pubblicazione della descrizione originale, nessun autore ha
mai più segnalato la specie di SILVESTRI: cosa del tutto comprensibile, perché un
animale corrispondente alla diagnosi pubblicata, in senso stretto, non esiste. Per
un’incomprensibile svista, SILVESTRI descrisse le aree cribrose della brevis come
trasverse, mentre l’esemplare che aveva sotto i suoi occhi possedeva aree cribrose
tre volte più lunghe che larghe: ne fa fede l’holotypus, conservato a Pottici e da
me esaminato, grazie alla cortesia dell’amico Prof. Gennaro Viggiani, che me l’ha
affidato in studio. |
Chaetechelyne brevis Silv., in effetti, non è che la specie descritta successiva-
mente da VERHOEFF come Chaetechelyne montana oblongocribellata e sotto que-
st’ultimo nome citata da vari autori.
Altro fatto singolare, nessuno si è accorto che la presunta razza di VERHOEFF
non ha nulla a che fare con la montana di Meinert che, come abbiamo appena visto,
è assai prossima a quella che tutti conoscono come Ch. vesuviana. La brevis (ov-
vero oblongocribellata) sembra piuttosto una forma particolarmente minuta e oli-
gopoda di quelle Henia che gravitano attorno a H. bicarinata (Meinert), cioè alle
forme qui attribuite al sottogenere Meinertia; se ne distingue però nettamente per
le zampe dell’ultimo paio, il cui tarso è biarticolato. Sembra giustificato, pertanto,
considerarla come rappresentante di un sottogenere distinto.
In Italia, la specie è ben più frequento di quanto non lasciassero intendere i
pochi reperti segnalati in letteratura e ricorre abitualmente nei materiali raccolti
mediante selettori tipo Berlese. Le stazioni italiane da cui mi è nota sono le seguenti:
Piem.: Colline di Torino! Colline del Po presso Brusasco (TO)! Lig.: Magliolo: Tana del
Pecetto N. 596 Li. (SV)! Finale Ligure (SV)! Spotorno (SV)! Albenga, pendici N del M. Ca-
stellermo (SV)! Baiardo-Vignai (IM)! Sestri Ponente (GE)! Val d’Aveto, dint. Rezzoaglio (GE)!
Genova-Vesima! Lomb.: Lago d’Iseo: Fonteno! Giudicarie: Clibbio (BS)! Oriolo (PV) (SILVESTRI,
1896). Trent.: Lago di Loppio (TN) (VERHOEFF, 1898), Levico (TN)! Ven.: Montecchio (VR)!
Prun (VR)! Albisano (VR)! Tosc.: Zeri-Noce (MS)! Codolo - V. Torr. Gordana (MS)! M. Argen-
tario (GR) (ATTEMS, 1949), Monticiano, T. Gonna (SI)! Pu.: Gargano (ATTEMS, 1949). Sard.:
dint. Olbia (SS)! Guspini-Ingurtusu (CA)!
La specie sembra essere pressoché endemica d’Italia: sconfina infatti di poco
in territorio francese (BROLEMANN 1930) e sembra mancare altrove. Incerta è la
identità della presunta Chaetechelyne montana oblongocribellata d'Inghilterra (TURK
1944: 538; Eason 1964: 84-6 f. 91-96; BARBER 1967 b: 122; BARBER 1969: 86;
BARBER & EASON 1970: 83), che avrebbe 55-57 paia di zampe in luogo delle 43-47
che si contano negli esemplari italiani e francesi.
4, CHIAVE DICOTOMICA
Anche se rimangono alcuni punti oscuri sull’identità di qualche taxon, è op-
portuno presentare una chiave dicotomica che permetta il riconoscimento delle
specie o dei gruppi di specie oggi riconoscibili; le chiavi attualmente disponibili
(v. ad esempio ATTEMS 1929 a, ATTEMS 1947 e Matic & DARABANTU 1968)
sono assolutamente insoddisfacenti e fuorvianti.
ZA e Gell alıımo Pb CON tatso ci ul AO n I ee
—— Zampe: dell’ultimö paio con tarso-di due articoli =...) , .... » 7
2 — Aree cribrose assenti sul primo sternite, sui successivi circolari o presso-
ché circolari (Henia s. str.) RSS ERRE RL LS „> Ser
HENIA E CHAETECHELYNE: CHILOPODI 261
— Aree cribrose presenti anche sul primo sternite e di forma allungata, spe-
cie sui primi sterniti, dove spesso risultano strozzate a metà lunghezza
(forma a biscotto) e accompagnate, a ciascun lato, da una serie di lunghe
setole (sottogeneté Meise) at WER hott arene 368 180), —tagarané
3 — 47-49 paia di zampe, corpo assai irsuto eS CH et
— Almeno 67 paia di zampe, corpo pressoché sabre o con pubescenza ri-
dotta out i: V4 it lil Pise it pa
4 — Aree cribrose accompagnate, a ciascun bio: "n un sal ee sea)
— Aree cribrose non accompagnate da solchi. 91-105 paia di zampe
athenarum Poc.
5 — 71-85 (- 101) paia di zampe. Tergiti non solcati . . illyrica Mein.
— 127-153 paia di zampe. Tergiti solcati longitudinalmente devia C.L. Koch
6 — Corpo rivestito di setole abbondanti e lunghette. Sterniti a ciascun lato
con circa 20 setole lunghe. Corpo pigmentato . . . hirsuta Verh.
— Corpo rivestito di setole brevi e sparso. Sugli sterniti, al più 10 setole
langhe perlato: ‚mann . . gruppo bicarinata Mein.
7 — Aree cribrose lunghe circa tre Tolle la ite a (sottogenere Pseu-
dochaetechelyne) . . EP PO" OPEN AE SEINE
— Aree cribrose pressoché ci a velo trasverse, al più debolmente al-
lungate (sottogenere Chaetechelyne) Lenk? AR 8
8 — Aree cribrose assenti sul primo sternite . ©. . rana at
— Aree cribrose presenti anche sul primo sternite gruppo vesuviana Newp.
5: CATALOGO ORIENTATIVO
1. Henia (Henia) devia C.L. Koch 1847
Henia devia C.L. KocH 1847: 181 (loc. typ.: Grecia: Tinos); C.L. KocH 1863: 54, t. 24;
ATTEMS 1902: 574; ATTEMS 1929a: 233; WERNER 1941: 118.
Henia minor L. KocH 1867: 897 (loc. typ.: Grecia); ATTEMS 1903: 276-7; ATTEMS
19293: :235-6.
Scotophilus devius SILVESTRI 1896b: 6.
Scotophilus graecus VERHOEFF 1901 a: 423, 455 (descritto su materiale di Corfù, Pelo-
ponneso, Grecia centrale).
Distribuzione geografica: Grecia: Epiro, Grecia centrale, Peloponneso, Corfù,
Leucade, Cefalonia, Zante, Creta, Tinos.
2. Henia (Henia) athenarum Pocock 1891
Henia athenarum Pocock 1891: 215, tav. 12 f. 1 (loc. typ.: Atene); ATTEMS 1903: 275;
ATTEMS 1929a: 233.
Henia Idomenei Artems 1902: 575 (loc. typ.: Creta: Homalos); ATTEMS 1903: 275 (ido-
menei); ATTEMS 1929a: 235 (idomenet).
Henia biconica ATTEMS 1903: 278-9, t. 16 f. 54 (loc. typ.: ” Hellas”); ATTEMS 1929a:
239 1,199,
Distribuzione geografica: Grecia: Attica, Creta.
3. Henia (Henia) illyrica (Meinert, 1870)
Scotophilus illyricus MEINERT 1870: 43 (loc. typ.: Trieste); LATZEL 1880: 205; HAASE
1881: 91; LaTzEL 1885: 39; LATZEL 1888: 92; Dapay 1889: 85; ATtTEMS 1895: 171; VERHOEFF
262 A. MINELLI
1898: 351, 354, 355; VERHOEFF 1901a: 424, 455, 458, 460; VERHOEFF 1901b: 175; VERHOEFF
1902: 90; FoLKMANOVA 1928: 106-7.
Henia illyrica: ATTEMS 1902: 577; BERLESE 1882-1903: fasc. 97 n. 2; ATTEMS 1903: 275;
ATTEMS 1929a: 236; ATTEMS 1929b: 298; VERHOEFF 1934: 111; VERHOEFF 1937: 312;
VERHOEFF 1941: 92; MANFREDI 1945: 21; ATTEMS 1949: 109-110; Matic & DARABANTU 1968b:
4; KACZMAREK 1970: 82; NEGREA, DARABANTU & Matic 1970: 416-7; Matic 1971: 87; WÜRMLI
1972: Xla >» Mame. 2972: 1291517, 50; Niantic 1976; 288: Maric 1979, 149.
‚Nota — Sono inoltre riferibili a questa specie (è però dubbio se come sinonimi o come
razze. distinte):
Henia illyrica oblonga VERHOEFF 1934: 17 t. 3 f. 52 (loc. typ.: Albania: dint. Lago Pre-
sba); ATTEMS 1947: 135.
Henia illyrica var. laevigata ATTEMS 1905: 164 (loc. typ.: Asia minore: Erdschias Dagh);
ATTEMS 1929a: 236.
Di Henia illyrica è forse sinonimo anche:
Chaetechelyne herzegowinensis VERHOEFF 1938: 351, t. 6 f. 27 (loc. typ.: Erzegovina:
Grabovica); ATTEMS 1947: 137 (hercegovinensis).
Distribuzione geografica: Europa sudorientale, vicino Oriente.
4. Henia (Henia) crinita Attems 1903
Henia crinita ATTEMS 1903: 277-8 (descritta su materiale di Podgorje (Istria) e di Nemila
(Bosnia); la prima località è qui prescelta come loc. typ. restr.); ATTEMS 1929a: 235; ATTEMS
192552298:
Distribuzione geografica: Istria (Podgorje), Bosnia (Nemila), Albania.
5. Henia (Meinertia) bicarinata (Meinert, 1870)
Scotophilus bicarinatus MEINERT 1870: 41-42 t. 3 f. 7-11 (descritto su materiale delle se-
guenti località: Lazio: Gennazano, Campagna Romana; Sorrento; Tunisi; Algeria: Bona; Spagna
meridionale; loc. typ. restr. — per designazione presente — Lazio: Gennazano); TOMOSVARY
1880: 618; LATZEL 1880: 207; Dapay 1889: 85; ATTEMS 1895: 171; VERHOEFF 1896: 76;
VERHOEFF 1898: 352; BROLEMANN 1900: 439; VERHOEFF 1901: 455, 460; VERHOEFF 1902: 90.
Henia bicarinata: ATTEMS 1903: 275; BERLESE 1882-1903 fasc. 97 n. 1; VERHOEFF 1925:
71; BROLEMANN 1926: 235; ATTEMS 1926: 243; VERHOEFF 1928: 261; ATTEMS 1929a: 234,
361; ATTEMS 1929 b: 298; BROLEMANN 1930: 115-7 f. 152-9; FoLkMANOVA 1936: 96; VERHOEFF
1940: 102; MANFREDI 1940: 239 (??); VERHOEFF 1942: 521; ATTEMS 1951: 394; ATTEMS
1952: 1359: DEMANGE 19597 157: "Bornorr 1969:-65 (PP yy KACZMAREK 197082; MATIC: 1971:
86; Matic 1972: 127-9 £. 49; Matic 1976: 288: ZAPPAROLI 1979: 47.
Henia cassinensis VERHOEFF 1928: 262, f. 21-22 (loc. typ.: Monte Cassino); ATTEMS
1929a: 361-2; VERHOEFF 1931: 305; VERHOEFF 1942: 521; VERHOEFF 1943a: 66 f. 43-44.
Henia bicarinata capreae VERHOEFF 1943a: 84 (loc. typ.: Capri).
Nota — A questa specie, intesa in senso lato, sono probabilmente da ricondurre, con status
da precisare, i taxa seguenti:
a. Scotophilus pulchellus MEINERT 1870: 42 (loc. typ.: Algeria: Bona).
Henia pulchella: Artems 1902: 573-4; ATTEMS 1903: 275; VERHOEFF 1928: 260-4;
ATTEMS 1929a: 234, 361; ATTEMS 1929b: 298; WERNER 1941: 118; Matic & DARABANTU 1968:
412: Maric 1976: 288.
b. Henia bicarinata lapadensis VERHOEFF 1938: 350 t. 6 f. 26 (loc. typ.: Dalmazia me-
ridionale: penisola di Lapad); ATTEMS 1947: 135.
c. Henia bicarinata f. elongata ATTEMS 1905 (loc. typ.: I. Canarie).
d. Henia africana VERHOEFF 1908: 272 (loc. typ.: Cirenaica: Dernah); VERHOEFF 1928:
261, 263; ATTEMS 1929a: 233, 361.
e. Henia attemsii VERHOEFF 1928: 261, 264 (loc. typ.: Trieste); ATTEMS 1929: 361-2;
VERHOEFF 1937: 312.
Distribuzione geografica: Regione mediterranea, vicino Oriente.
HENIA E CHAETECHELYNE: CHILOPODI 263
6. Henia (Meinertia) hirsuta Verhoeff 1928
Henia hirsuta VERHOEFF 1928: 260, 262, f. 19-20 (loc. typ.: Grecia, Missolungi); ATTEMS
19292: 361-2: Matic 1976-0986:
Distribuzione geografica: Grecia: Missolungi, Leucade.
7a. Henia (Chaetechelyne) vesuviana vesuviana (Newport, 1845)
Geophilus vesuvianus NEWPORT 1845: 435 (loc. typ.: Napoli dint.); GERVAIS 1847: 319;
NEWPORT 1856: 87.
Chaetechelyne vesuviana: MEINERT 1870: 46; LatzeL 1880: 201; LATZEL 1882:
366; Datta Torre 1888: 89, 90; Dapay 1889: 84; Pocock 1890: 66; ATTEMS 1895:
171; BRÔLEMANN 1895: 94; SILVESTRI 1895: 195; SILVESTRI 1897a: 686; SILVESTRI 1897b:
244; BRÖLEMANN 1898: 201; Cecconi 1898: 159; VERHOEFF 1898: 356; ‘Faés 1902: 51;
VERHOEFF 1902: 90; BERLESE 1882-1903: fasc. 46 n. 1; BROLEMANN in LEGER & DuBosco 1903:
312; ATTEMS 1903: 280; SILvEsTRI 1905: 2; ATTEMS 1908: 184; BAGNALL 1912: 264; RAZZAUTI
1917: 206; VERHOEFF 1924: 109; BROLEMANN 1926: 235; VERHOEFF 1926: 271; ATTEMS 1929a:
238-9 f. 167, 200; Artems 1929b: 299; VERHOEFF 1930: 569; BROLEMANN 1930: 121-3 f. 167-
171; VERHOEFF 1931: 304-5; VERHOEFF 1934: 110; MANFREDI 1935: 166; MANFREDI 1936: 124;
Pavan 1939(40): 82; MANFREDI 1940: 239; VERHOEFF 1940: 102; VERHOEFF 1942: 521; VERHOEFF
1943: 66; MANFREDI 1948a: 208; MANFREDI 1948b: 170; ATTEMS 1949: 110; MANFREDI 1951:
14; MANFREDI 1955: 151; MANFREDI 1957: 13; Eason 1964: 82-4 f. 82-90; ZANGHERI 1966:
646; BARBER 1967a: 67; Matic 1968: 319; Marcuzzi 1968: 293; Matic & DARABANTU 1968a:
412-3; BoLpori 1969: 62; Matic 1971: 244 (Chaetochelyne); Matic & DARABANTU 1970(71):
394-5; WurMLI 1972: XIa 5; Matic 1972: 135-9 f. 52; NEGREA & Matic 1973: 24-5; MAURIES
& VICENTE 1976: 38; Matic 1976: 297-9; ZapparoLı 1979: 47; Matic 1979: 148.
Chaetechelyne vesuviana helvetica VERHOEFF 1929-35: 198-9 (loc. typ.: Svizzera: Bieler
See); VERHOEFF 1951: 236.
7b. Henia (Chaetechelyne) vesuviana montana (Meinert, 1870)
Chaetechelyne montana MEINERT 1870: 47 (loc. typ.: Alto Adige: Razzes); LATZEL 1880:
203; ATTEMS 1903: 280; ATTEMS 1929a: 240 (p.p.); BROLEMANN 1930: 124 (p.p.); ATTEMS
1949: 110 (p.p.); Marcuzzi 1956: 131 (p.p.).
Chaetechelyne montana montana: EASON 1964: 86; WuURMLI 1972: Xla 5.
Nota — Probabili sinonimi di Henia (Chaetechelyne) vesuviana vesuviana sono:
Chaetechelyne grisea VERHOEFF 1942: 504-5 f. 25-6 (descritta su materiale proveniente
da Cuma e da Ischia; loc. typ. restr. — in questa sede: Cuma); ATTEMS 1947: 137.
Chaetechelyne vittata VERHOEFF 1943a: 66 f. 41-2 (loc. typ.: Capri); Arrems 1947: 137.
Riferibili a H. (Ch.) vesuviana, ma con status da precisare, sono inoltre:
Chaetechelyne circula ATTEMS 1903: 280 (loc. typ.: Tunisi); ATTEMS 1929a: 239.
Chaetechelyne duboscqui VERHOEFF 1943b: 4 f. 3 (loc. typ.: Corsica: S. Pedrone); ATTEMS
1947: 137.
Ancora a H. (Ch.) vesuviana è da riferire il taxon seguente, che potrebbe però corrispon-
dere alla subsp. montana:
Geophilus Canestrinii FEpRIzz1 1876: 96 (loc. typ.: Trentino: Val di Mons FEDRIZZI
1878: 63).
Non è escluso, infine, che ad uno stesso complesso razziale comprendente anche le vesu-
viana italiane siano da riferire i taxa seguenti, per ciascuno dei quali è nota solo la serie tipica:
Chaetechelyne corsica VERHOEFF 1943b: 3 f. 1-2 (loc. typ. Corsica: Bucognano); ATTEMS
1947: 1137.
Chaetechelyne valida Arrems 1927: 241 (loc. typ.: Andorra: San Julia de Loria; ATTEMS
1929a: 241; Matic & DARABANTU 1968: 129-130.
Chaztechelyne Hausteng ATTEMS 1927: 240-1 (loc. typ.: Flix, Tarragona (Spagna); ATTEMS
19299:-239.
Chaetechelyne osellai Matic & DARABANTU 1968: 128-130 f. 1 (loc. typ.: Spagna, Sierra
de Montseny).
264 A. MINELLI
Chaetechelyne ruffoi MATIC & DARABANTU 1968: 130-2 f. 2 (loc. typ.: Spagna: Sierra de
los Monegros).
Distribuzione geografica: Specie gravitante sul Mediterraneo occidentale, dif-
fusa in tutta la penisola italiana, presente altresì in Francia meridionale e in Spa-
gna; imprecisati sono i limiti del suo areale verso est, dove sembra raggiungere
tuttavia il Banato.
8. Henia (Chaetechelyne) pharyngealis (Verhoeff, 1928)
Chaetechelyne vesuviana pharyngealis VERHOEFF 1928: 282 (descritta su esemplari da La-
veno e da Abbazia; la prima località viene qui prescelta come loc. typ. restr.); ATTEMS 1929a:
364; MANFREDI 1948a: 208 (Chaetecheline (sic) ves. pharingealis (sic); BoLporı 1969: 62 (pha-
ringealis).
Chaetechelyne pharingealis (sic): Marcuzzr 1968: 270.
Chaetechelyne sorattina VERHOEFF 1951: 235 (loc. typ.: Lazio: M. Soratte).
Distribuzione geografica: Italia settentrionale e centrale; Istria.
9. Henia (Pseudochaetechelyne) brevis (Silvestri, 1896)
Chaetechelyne brevis SILVESTRI 1896: 5 (loc. typ.: Oriolo presso Voghera); ATTEMS 1903:
280; ATTEMS 1929a: 239-40; ATtTEMS 1947: 136.
Chaetechelyne montana oblongocribellata VERHOEFF 1898: 351, 356 f. 11-12 (loc. typ.:
Trentino: Lago di Loppio); ATTEMS 1903: 280; ATTEMS 1929a: 240 (oblongecribellata); BRÒ-
LEMANN 1930: 124 f. 172; ArTEMS 1949: 110 (oblongecribellata).
Distribuzione geografica: Italia peninsulare, Sardegna, Francia meridionale.
Non posso collocare con maggior precisione in questo catalogo orientativo le
due forme seguenti, di cui non ho visto le descrizioni originali:
Henia taurica Selivanoff 1884: 97 (loc. typ.: Crimea)
Henia phrixi Lignau 1914: 368 (loc. tvp.: ” Abchasien: Dorf Aschary am
Dziankwisch ”, fide ATTEMS 1947: 135).
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WürmLı M., 1972 - Chilopoda, Symphyla, in Catalogus Faunae Austriae, Wien, Xla: 1-19.
ZANGHERI P., 1966 - Repertorio sistematico e topografico della flora e fauna vivente e fossile della
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ZAPPAROLI M., 1979 - Contributo alla conoscenza dei Chilopodi delle Isole Toscane - Fragm.
Entom:, 54351
RIASSUNTO
L’Autore fornisce alcuni elementi per una revisione tassonomica dei Chilopodi Geofilomorfi
riferiti finora ai generi Chaetechelyne e Henia, che propone di riunire nell’unico genere Henia,
da articolare in quattro sottogeneri: Henia s. str. (typus subgeneris: H. devia C.L. Koch 1847),
Meinertia (t. subg.: Scotophilus bicarinatus Meinert 1870), Chaetechelyne (t. subg.: Geophilus
vesuvianus Newp. 1845) e Pseudochaetechelyne n. subg. (t. subg.: Chaetechelyne brevis Silv. 1896)
Propone le seguenti nuove sinonimie: Henia devia C.L. Koch 1847 = H. minor L. Koch 1867;
H. athenarum Pocock 1891 = H. Idomenei Att. 1902 = H. biconica Att. 1903; H. bicarinata
(Meinert, 1870) = H. cassinensis Verh. 1928 = H. bicarinata capreae Verh. 1943; H. vesuviana
(Newp., 1845) = Chaetechelyne vesuviana helvetica Verh. 1927-35; H. pharyngealis (Verh. 1928)
= Chaetechelyne sorattina Verh. 1951; H. brevis (Silv. 1896) = Chaetechelyne inontana oblongo-
cribellata Verhoeff 1898. Considera Chaetechelyyne montana razza di H. (Ch.) vesuviana (n.
status). Propone le seguenti nuove combinazioni: H. (Ch.) vesuviana vesuviana, H. (Ch.) v. mon-
tana, H. (Ch.) pharyngealis, H. (Pseudochaetechelyne) brevis. Presenta infine una chiave e un
catalogo dei taxa riconosciuti, con indicazioni sui problemi da risolvere.
ABSTRAGE
Contribution to the taxonomic review of the geophilomorph centipedes hitherto included in the
genera Henia and Chaetechelyne (Chilopoda Geophilomorpha).
The Author gives some information for a taxonomic review of the geophilomorph centipedes
hitherto included in the genera Chaetechelyne and Henia. He proposes to place all them in the
single genus Henia and divides it into four subgenera: Henia s. str. (typus subgeneris: H. devia
C.L. Koch 1847), Meinertia (t. subg.: Scotophilus bicarinatus Meinert 1870), Chaetechelyne (t.
subg.: Geophilus vesuvianus Newp. 1845) and Pseudochaetechelyne n. subg. (t. subg.: Chaete-
chelyne brevis Silv. 1896). The following new synonymies are proposed: Henia devia C.L. Koch
1847 = H. minor L. Koch 1867; H. athenarum Pocock 1891 = H. Idomenei Att. 1902 = H.
biconica Att. 1903; H. bicarinata (Meinert, 1870) = H. cassinensis Verh. 1928 = H. bicarinata
capreae Verh. 1943; H. vesuviana (Newp. 1845) = Chaetechelyne vesuviana helvetica Verh.
1927-35; H. pharyngealis (Verh. 1928) = Chaetechelyne sorattina Verh. 1951; H. brevis (Silv.,
1896) = Ch. montana oblongocribellata Verh. 1898. Chaetechelyne montana is regarded as a
subspecies of H. (Ch.) vesuviana. New combinations: H. (Ch.) vesuviana vesuviana, H. (Ch.)
v. montana, H. (Ch.) pharyngealis, H. (Pseudochaetechelyne) brevis. A key and a check-list of the
recognized taxa are also given, together with suggestions about the unresolved problems.
Indirizzo dell’ A.: Istituto di Biologia Animale, Facoltà di Scienze,
Via Loredan, 10 - 35100 Padova
Mem. Soc. ent. ital., Genova, 60 (1981) : 269 - 272, 20.11.1982
GIORGIO NUZZACI
Istituto di Entomologia agraria - Universitä di Bari
OSSERVAZIONI ULTRASTRUTTURALI SUGLI ORGANI
FOTOREGEFTORT DEE TEIRANYTCHUS URTICAE KOCH
(Acarina Tetranychidae)
Sulla base delle attuali conoscenze di morfologia esterna (JEPSON et all., 1975)
delle strutture fotosensibili dei Tetranichidi, si è voluto indagare se tra ” l’occhio ”
con superficie liscia e ” l’occhio ” con superficie provvista di micro-sculture, vi fos-
sero differenze ultrastrutturali con conseguenti differenze funzionali.
Materiali e metodi — Esemplari di T. urticae sono stati raccolti su foglie di
melanzana; uccisi con vapori di etere etilico ed immersi in una soluzione al 4%
di glutaraldeide in tampone fosfato 0,1 M a pH 7,2. In questa soluzione i singoli
esemplari sono stati dissezionati con un microbisturi e tenuti per 5 ore. I pezzi
sono stati successivamente lavati in tampone fosfato e post-fissati in tetrossido di
osmio al 3% per 2 ore. La disidratazione è stata effettuata con la serie degli alcool
etilici, avendo cura di mantenere la temperatura, sia per i precedenti passaggi che
per la serie degli alcool sino a 70%, a livello di quella del ghiaccio fondente. L’in-
clusione è stata fatta in Araldite M facendola polimerizzare a 70 °C. Le sezioni
sono state ottenute all’ultramicrotomo L.K.B. III, contrastate con uranio acetato
e piombo citrato e quindi osservate al microscopio elettronico Zeiss EM 109.
Fig. 1 - Sezione effettuata all’altezza dell’occhio anteriore di T. urticae: c, lente corneale; p,
pigmenti; r, rabdomeïi.
G. NUZZACI
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FOTORECETTORI IN TETRANYCHUS URTICAE 271
Discussione e conclusioni — Gli occhi del T. urticae (come per molte altre
specie del gruppo) sono localizzati latero dorsalmente all’altezza del propodosoma.
Sono visibili sia su esemplari vivi che in preparati microscopici. Nel primo
caso sono facilmente individuabili per la colorazione rosso granata che li caratte-
rizza; nel secondo caso, al microscopio ottico, appaiono come areole subcircolari
(3-10 um circa di diametro) nelle quali non sono evidenti microsculture tegu-
mentali. Al microscopio elettronico a scansione è evidente il diverso aspetto strut-
turale delle due aree su citate; l’anteriore risulta avere una superficie liscia discre-
tamente convessa, mentre la posteriore presenta numerose micro-sculture (invisi-
bili al microscopio ottico) superficiali, alcune delle quali in prosecuzione con quelle
del corpo, ed è meno convessa della prima areola.
L’ultrastruttura dei due occhi presenta differenze vistose.
L’occhio a superficie liscia e convessa è fornito infatti di una lente corneale
biconvessa nella quale sono evidenti gli strati regolarmente sovrapposti di micelle
di chitina (HorrIDGE, 1975); lo strato immediatamente sottostante è costituito da
materiale citoplasmatico di spessore variabile e con densità agli elettroni simile a
quella degli strati più esterni della cornea. Detto materiale risulta interposto tra
i rabdomeri (microvilli della cellula retinica) e la cornea e tra gli stessi rabdomeri
I microvilli sono piuttosto fitti e, come di norma, risultano disposti più o meno
regolarmente; ciascuno di essi presenta sezione esagonale. L’intero organo risulta
circondato, sia pure in misura diversa (più abbondanti ai lati), da numerosi gra-
nuli di pigmento.
L’occhio posteriore, meno convesso e con superficie minutamente increspata,
presenta la cornea appena più spessa della cuticola; lo sviluppo dei rabdomeri ri-
sulta notevolmente superiore a quello osservato nell’occhio precedente. Lo strato
interposto è costituito da cellule appiattite tanto che i rabdomeri delle cellule reti-
niche fanno in parte ernia nella convessità segnata dalla cornea.
La profonda differenza strutturale tra i due tipi di occhio sopra descritti, de-
nota chiaramente una differente funzione: il primo tipo, quello anteriore, data
l'efficienza della struttura diottrica, è palesemente adibito alla percezione di im-
magini; ciò è ulteriormente avvalorato dalla presenza di un gran numero di gra-
nuli di pigmento. Il secondo tipo, quello provvisto di cornea sottile con superficie
finemente zigrinata (microsculture) sembra destinato esclusivamente alla perce-
zione della luce ambientale.
BIBLIOGRAFIA
Burton R.P. & STOCKHAMMER K.A., 1969 - Electron Microscopic studies of the Toadbug, Gela-
stocoris oculatus - J]. Morph., 127: 233-258.
HORRIDGE G.A., 1975 - The compound eye and vision of insects - Claredon Press, Oxford:
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JepPson L.R., KEIFER H.H. & Baker E.W., 1975 - Mites Injurious to economic plants - Uni-
versity of California Press: 614 pp.
SMITH D.S., 1968 - Insect cells their structure and function - Oliver and Boyd, Edinburgh:
372 pp.
YOSHIHIRO T. & Masurtaro K., 1974 - Fine structure of dorsal ocellus of the worker Honeybee -
J. Morph., 143: 285-306.
272 G. NUZZACI
RIASSUNTO
In base alla morfologia ed ultrastruttura tra i due tipi di occhio dei Tetranichidi, se ne
ipotizza una differente funzione.
Quelli anteriori, forniti di lente biconvessa, potrebbero avere il compito di percepire im-
magini e colori; quelli posteriori, con la cornea finemente solcata da micropliche, potrebbero
essere messi in relazione alla percezione dell’intensità luminosa.
ABSTRACT
Ultrastructural observations on the eyes of Tetranychus urticae Koch (Acarina Tetranychidae).
The Author, comparing the morphology and ultrastructure of the two eyes of the T.
urticae, assumes they have a different function.
It is suggested that the anterior eyes, having a double-convex lens, could receive immages;
the posterior ones, having a cornea with microplicae, could receive different luminous intensities.
Indirizzo dell’A.: Istituto di Entomologia Agraria, Facoltà di Agraria, via Amendola, 165/A -
70126 Bari.
| Mem. Soc. ent. ital., Genova, 60 (1981): 273-277, 20.11.1982
GIUSEPPE OSELLA
Museo civico di Storia naturale - Verona
RUFFODYTES SERVADEII NUOVA SPECIE DI ERIRRHININAE
DEL GARGANO
(Col. Curculionidae)
(XXVI Contributo alla conoscenza della curculionidofauna endogena)
L’amico Roberto Pace, nell’ambito del programma di ricerche sulla fauna del
suolo del Museo Civico di Storia Naturale di Verona, ha indagato il Promontorio
Garganico soprattutto nella zona orientale (Foresta Umbra). Tra il vario materiale
raccolto, ha trovato una nuova specie di Ruffodytes Osl. che viene qui descritto
con il nome di:
Ruffodytes servadeii n. sp.
Loc. tip.: Bosco Manatecco, Gargano.
Materiale esaminato. 1 & etichettato « Puglia, Gargano/For. Umbra, Bosco/
Manatecco, radici/di leccio, 20.VII.1980/leg. R. Pace ». Conservato nella mia col-
lezione al Museo Civico di Storia Naturale di Verona.
Diagnosi. Un Ruffodytes che sembra intermedio tra italicus Osl. (Campania)
e pacei Osl. (Calabria); al primo si avvicina per la punteggiatura del pronoto (a
punti divisi in due, vedi fig. 2); al secondo per lo sviluppo del dente delle zampe
mediane. Da ambedue si differenzia per le diverse proporzioni degli articoli anten-
nali e, soprattutto, per l’edeago più stretto e ad apice debolmente appuntito.
Misure dell’holotypus. Lunghezza complessiva: con il rostro mm 5,01; pro-
noto + elitre mm 4,03. Pronoto: lunghezza massima mm 1,50; larghezza massima
mm 1,43. Elitre: lunghezza alla sutura mm 2,54; larghezza massima mm 1,43, An-
tenne: scapo mm 0,72; funicolo mm 0,80; clava mm 0,33. Tutte le misure sono
leggermente approssimate.
Descrizione dell’holotypus. Rosso-bruno poco brillante, glabro (ad eccezione
di brevi setole ai lati anteriori del pronoto e sulle zampe). Rostro tricarinato, net-
tamente ricurvo alla base, poi subrettilineo, a lati subparalleli ad eccezione dell’apice
ov’é alquanto allargato e punteggiato (dopo l’inserzione delle antenne). Antenne con
scapo cilindrico, leggermente ingrossato all’estremità, funicolo simile a quello di
italicus ma 1° - 2° articolo cilindrici (subcilindrici in italicus). Il 1° articolo, inoltre,
è 1 e 1/2 volte più lungo del 2°; 3° - 5° sferici; 6° - 7° leggermente più lunghi che
larghi e leggermente ingrossati rispetto ai precedenti. Clava corta e grossa, simile
a quella di pacei. Pronoto anch’esso simile a quello di italicus ma punteggiatura più
variolosa e spazi tra i punti più ristretti. Dal lato anteriore di ogni punto (fig. 2)
sporge una setolina ben visibile soprattutto ai lati anteriori e di profilo. Detta setola
è presente anche in italicus ma è assai più corta e perciò malamente visibile. Elitre
allungate, leggermente depresse ai lati della carena, a lati subparalleli, con maggiore
OSELLA
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Fig. 1 - Ruffodytes servadeii n. sp., holotypus
RUFFODYTES SERVADEII N. SP. 275
ampiezza all’ incirca a metà, apparentemente glabre. Zampe robuste, debolmente
setolose (ad eccezione dell’apice delle tibie che sono frangiate con corte e rigide
setole giallo-oro). Protibie ottusamente dentate nel 1/3 basale, meso- e metafemori
con dente aguzzo mediano, tarsi con 1° articolo conico, allungato, 2° trasverso, 3°
bilobo, onichio breve, unghie sottili. Sterni come in italicus, segmenti addominali
1° e 2° fortemente incavati nel mezzo. Edeago: vedi figg. 3 - 4.
Derivatio nominis. Dedico questa specie alla memoria del prof. Antonio Ser-
vadei in mesto e riconoscente omaggio per quanto Egli fece per l’Entomologia
italiana.
Note ecologiche. La nuova specie è stata raccolta lavando il terriccio raccolto
alla base di leccio ad una profondità di 15/20 cm. Sotto questo profilo, pertanto,
essa si comporta esattamente come le altre due specie italiane già conosciute
(OSELLA, 1976).
OSSERVAZIONI SULLA DISTRIBUZIONE DEL GENERE RUFFODYTES OSELLA
La scoperta di questa nuova entità conferma quanto già da me supposto che
cioè Ruffodytes dovesse avere una più ampia distribuzione in Italia (OSELLA, 1976).
In effetti, per un genere a diffusione transadriatica, la sua assenza in Puglia era
alquanto sospetta. E’ tuttavia sempre difficile prevedere la sua reale diffusione sia
in Italia sia in Balcania anche per l’impossibilità di delineare le sue affinità con
Absoloniella Formaneck (FORMANECK, 1913) e con Caulomorphus REITTER (sensu
MULLER, 1912) (cfr. anche OsELLA, 1973).
Fig. 2 - Ruffodytes servadeii n. sp., dettaglio della punteggiatura del pronoto.
276
6. OSELLA
Figg. 3-4 - Ruffodytes servadeii n. sp.: edeago e spiculum gastrale.
0,5 mm
RUFFODYTES SERVADEII N. SP. VI;
Le quattro specie sinora note di Ruffodytes possono così essere tabulate per
il loro riconoscimento sistematico:
I — Punteggiatura del pronoto fine a spaziata con traccia di carena mediana sul disco;
pronoto più largo delle elitre . . . . gel Ko
— Punteggiatura del pronoto nettamente più grossa, a SIE uit LT et 2
2° — Punti del pronoto grossi, variolosi, indivisi mediamente, elitre fortemente punteg-
giate, della stessa larghezza del pronoto, tibie anteriori inermi, femori mediani con
un piccolo dentino x Jee) ow” = “pellentus Osi,
— Punti del pronoto più o meno Lui ee di una carena, elitre più strette
del pronoto nel punto della loro maggiore ampiezza . . 5.
3° — Dente dei femori mediani e posteriori piccolo; da ni ad apice bte
arrotondato 7.4. negre (OST.
— Dente dei femori N e posteriori nettamente più di % aguzzo; edeago
più stretto e debolmente appuntito ME ASI ORE, PAR RE See a do on e
BIBLIOGRAFIA
FoRMANECK R., 1913 - Ueber eine neue von Dr. Karl Absolon in der Herzegowina erbeutete
blinde Rüsslergattung. Coleopt. Rund., 2: 135-136.
MÜLLER G., 1912 - Weitere Beiträge zur Kenntnis der Blind Käferfauna der Ostalpen und der
Karstes. Wien. Ent. Zeit., 31 (8-10): 303-304.
OsELLA G., 1973 - Ruffodytes hellenicus n. gen. n. sp. di Erirrinino cieco endogeno di Grecia.
Atti Soc. ital. Sci. nat. Museo civ. Stor. nat. Milano, 114 (4): 489-499.
——, 1976 - Curculionidi nuovi o poco conosciuti della fauna appenninica (Coleoptera). Boll.
Museo civ. St. nat. Verona, 3: 179-203.
RIASSUNTO, A nell :
een da a ee ao N E o fg e: Di i Mani Galt s
Viene descritta una nuova specie di Ruffodytes Osl. (R. servadeii) del Gargano, intermedia
tra R. pacei Osl. (Calabria) e R. italicus Osl. (Campania). Viene fornita altresì una chiave dico-
tomica per il riconoscimento delle quattro specie sinora attribuite a questo genere.
ABSTRACT
alan 5 — pe u me ee eee ee e ee pm e =
Ruffodytes servadeii new erirrinid weevil from Gargano (South Italy) (Coleoptera Curculionidae).
A new species of weevil belonging to the genus Ruffodytes (Bosco Manatecco, Gargano)
is here described and drawn. The new taxon seems to fall between R. pacei Osl. (Calabria) and
R. italicus Osl. (Campania) but it is distinguished by the different length of the antennal joints
and by the male genitalia. A key to the four species belonging to the genus Ruffodytes is also
given.
Indirizzo dell’ A.: Museo civico di Storia naturale - Lungadige Porta Vittoria, 9 - 37100 Verona
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Mem. Soc. ent. ital., Genova, 60 (1981): 279-287, 20.11.1982
PaoLO PARENZAN
Istituto di Entomologia agraria - Università di Bari
CONTRIBUTI. ALLA CONOSCENZA DELLA EEPIEOFTFEROFFUNA
DELL’ ITALIA MERIDIONALE. IX. DRYOBOTODES SERVADEII N. SP.
(Lepidoptera Noctuidae Cuculliinae)
Fra i Nottuidi raccolti in varie località dell’Italia meridionale nel periodo au-
tunnale, frammisti a Dryobotodes eremita F. ho catturato anche vari esemplari di
Dryobotodes monochroma Esp., specie fino ad oggi non ancora segnalata per que-
ste regioni (PARENZAN, 1979).
Ad un esame più approfondito riscontrai che alcuni esemplari (3 6 6 e 5
? 2) ritenuti in un primo momento D. eremita, in realtà presentavano i genitali
del tipo di D. monochroma, ma con notevoli differenze rispetto a quelli di questa
specie, il che mi fece supporre di trovarmi in presenza di una specie nuova, ge-
mella di D. monochroma.
Anche grazie alla collaborazione di vari entomologi ! sono riuscito a riunire
una serie di 27 esemplari (13 6 6 e 14 2 2) di D. monochroma, specie in ge-
nere poco frequente, sia della forma nominale che della ssp. suberis Bsd., prove-
nienti dalle seguenti località: Calabria (M. Moschereto 1.000 m, 1 @); Basilicata
(Camastra 450 m, 2 @ 2; Timpone Castellana 1.000 m, 2 6 6 e 2 2 2); Puglia
(Bari 20 m, 1 &); Lazio (Amatrice 1.100 m, 1 4 e 1 9; M. Corzano 1.600 m,
1 & ); Toscana (Ansedonia 30 m, 2 & &); Lago di Garda (S. Vigilio, 1 9); Alto
Adige (Sarcatal 200 m, 1 g); Sardegna (Belvi 700 m, 2 6 & e 2 2 2); Francia
meridionale (S. Michel l’Observatoire, 1 © ; Oraison, 1 &); Dalmazia meridiona'e
(Gravosa 30 m, 1 6 e 1 2); Spagna (Orgnac, 4 @ g). Benché di habitus varia-
bile, tutti gli esemplari di D. monochroma presentano una morfologia dell’appa-
rato copulatore maschile e dell’apparato genitale femminile uniforme, con carat-
teri ben definiti che variano entro limiti ristretti.
I3 gg e le 5 2 9, provenienti da Monte Camplo, Rotonda e Camastra,
presentano anch’ essi gli apparati genitali maschili e femminili con numerose ca-
ratteristiche costanti, ma nettamente diverse rispetto a quelle di D. monochroma,
anche se strutturalmente simili.
Pertanto ci si trova di fronte ad una nuova specie gemella, simpatrica di D.
monochroma, che dedico al Prof. Antonio Servadei.
Dryobotodes servadeii n. sp.
Di aspetto generale più vicina a Dryobotodes eremita che a D. monochroma,
sia per il taglio delle ali, che sono slanciate, con l’apice meno appuntito ed il mar-
gine esterno più arrotondato, sia per la tonalità e l’intensità del colore del fondo,
grigio-avellaneo, su cui spiccano i disegni, più o meno nitidi, di colore nero, spesso
con tonalità olivacea o brunastra.
(!) Ringrazio per la collaborazione: l’Avv. E. Berio di Genova, l'Avv. E. De Laever di
Liegi, il Dr. C. Della Bruna di Rho, il Prof. L. Kobes di Gottinga, l’Ing. P, Provera di Roma,
l’Ist. Naz. di Entomologia di Roma.
280 P. PARENZAN
Fig. 1 - Dryobotodes servadeii n. sp.: a) holotypus; b) allotypus; c), e) paratypi & 6; dì), f),
8), h) paratypi 292.
DRYOBOTODES SERVADEII N. SP. 281
£
Fig. 2 - Dryobotodes eremita F.: a), c) 66; b), d) 9 2. Dryobotodes monochroma Esp.: e),
MEER.
282 P. PARENZAN
Apertura alare: i maschi misurano 33 - 34 mm, le femmine 32 - 35.
Ali anteriori: sono slanciate, con l’apice appuntito ed il bordo esterno arro-
tondato. Il colore del fondo è grigio-avellaneo con disegni neri o bruno-olivacei;
sono presenti spesso gruppi di squame brune, come in D. eremita. L’area basale
e l’area marginale sono più spolverate di squame scure rispetto a D. monochroma,
e quindi meno evidenti.
Il complesso delle tre stigmata è così costituito: la claviforme è ampia, arro-
tondata e con il bordo scuro, come in D. monochroma; Vorbicolare è di grandi di-
mensioni ed il suo contorno tocca il bordo superiore della claviforme, come in D.
monochroma, mentre in D. eremita è di dimensioni minori ed il suo contorno non
tocca mai la claviforme; la reniforme si presenta con i margini poco delineati e di
dimensioni ridotte, come in D. eremita, mentre in D. monochroma è di dimensioni
maggiori ed ha il contorno più definito.
La linea anteriore è leggermente arcuata ed ha un andamento regolare, come
in D. monochroma, mentre in D. eremita è più a zig-zag. La linea d’ombra è poco
evidente. La linea postmediana nella sua metà superiore è sfumata ed arcuata in
fuori, mentre nella metà inferiore è molto netta e fortemente arcuata in dentro,
come in D. monochroma; in D. eremita invece nella metà superiore si presenta
nettamente dentellata e nel terzo inferiore si dirige obliquamente verso l’interno
con una curvatura meno accentuata. L’area marginale è spolverata di numerose
squame scure, come in D. eremita, per cui risulta meno evidente che in D. mono-
chroma. La linea subterminale è più seghettata che non in D. monochroma. Lo
spazio subterminale è del colore del fondo con delle aree scure come in D. eremita,
mentre in D. monochroma è in genere di colorazione scura più omogenea.
Lungo il bordo esterno tutte e tre le specie presentano una serie di lunule
scure e la frangia del colore del fondo, con alla base una sottile linea chiara.
Ali posteriori: sono di colore grigio-avellaneo chiaro; il margine esterno è
separato dalla banda subterminale da un sottile spazio chiaro, come in D. eremita,
mentre in D. monochroma si ha una colorazione scura dal margine esterno fino alla
banda subterminale.
Il margine esterno è bordato da una linea scura continua in D. monochroma,
mentre in D. eremita è frammentata in lunule, ancora più evidenti in D. servadeii.
La lunula discoidale è marcata in tutte e tre le specie.
Rovescio delle ali anteriori: di colore grigiastro con spolveratura scura più
accentuata verso il margine anteriore; la lunula discoidale, bordata di scuro, è poco
evidente.
Rovescio delle ali posteriori. di colore grigio-avellaneo chiaro, appena spol-
verato di squamette scure, con la discocellula molto evidente.
La femmina ha lo stesso aspetto del maschio, ma presenta una colorazione
generale più scura ed i disegni meno netti.
Apparato copulatore maschile: Tegumen allungato, con i peniculi subquadran-
golari. Uncus leggermente strozzato rigonfio nella sua metà prossimale; in D. mo-
nochroma è subcilindrico e di diametro uniforme. Vinculum regolare, appuntito alla
base, con i bracci distalmente poco sinuosi.
Valvae subrettangolari, lunghe poco più di tre volte la loro larghezza massi-
ma; in D. monochroma sono più slanciate, lunghe quasi quattro volte la loro lar-
ghezza massima. Il margine superiore è fortemente sinuoso e si arcua nettamente
nel suo tratto mediano; in D. monochroma l'andamento sinuoso è poco accentuato.
DRYOBOTODES SERVADEII N. SP. 283
Fig. 3 - Dryobotodes servadeii n. sp. 6: apparato copulatore. AE, aedeagus; CL, clasper; JX,
juxta; SL, sacculus; TG, tegumen; UC, uncus; VA, valva.
Il margine distale, rettilineo, forma un angolo ottuso con il margine inferiore della
valva e reca una corona costituita da una serie di robuste spine; nel suo angolo
inferiore presenta un tozzo processo spinoso. In D. monochroma il margine distale
forma un angolo retto con il margine inferiore. Il clasper è molto sviluppato, sub-
cilindrico, incurvato a” S” e sporge per più della metà della sua lunghezza oltre
il margine superiore della valva; reca rade ed esili spinette ed ha un apice troncato.
In D. monochroma questo processo è molto meno sviluppato, più tozzo, sorpassa
di poco il margine superiore della valva ed è ad estremità distale arrotondata. L’edi-
tum è poco sviluppato e reca numerose e lunghe setole. Il sacculus è subtrapezoi-
284 P. PARENZAN
Fig. 4 - Dryobotodes monochroma Esp. 8: apparato copulatore. AE, aedeagus; CL, clasper;
JX, juxta; SL, sacculus; TG, tegumen; UC, uncus; VA, valva.
dale, con il margine libero (clavus) poco sclerificato, rettilineo e ripiegato su se
stesso. In D. monochroma il sacculus è subtriangolare ed il clavus presenta una
protuberanza arrotondata recante numerose corte spinette.
Juxta lunga una volta e mezzo rispetto alla sua larghezza massima, risulta com-
posta da una base subtriangolare da cui si diparte un processo subcilindrico con
i margini ripiegati e formanti una doccia; in D. monochroma la base è romboidale
ed il processo subconico. Aedeagus subcilindrico, lungo circa sei volte la sua lar-
ghezza massima, a base arrotondata e ad andamento sinuoso; distalmente presenta
una robusta placca recante numerose tozze spinette. L’endofallo nel suo tratto pros-
simale presenta una serie di pliche sclerificate longitudinali, un’area sclerificata bul-
bosa a margine irregolare e con corte e rade spinette, un cornutus ben sviluppato
ed un ciuffo di lunghe e robuste setole. In D. monochroma invece l’edeago è lungo
circa cinque volte la sua larghezza e reca distalmente un processo (carina penis) |
con una coppia di robuste spine (talvolta una o più).
DRYOBOTODES SERVADEII N. SP. 285
Fig. 5 - 1) Dryobotodes servadeii n. sp. 2; 2) D. monochroma Esp. 2: apparato genitale. AD,
VIII e IX+X, apodemi degli uriti VIII e IX+X; BC, bursa copulatrix; DC, ductus bursae;
OB, ostium bursae; S, signum.
286 | P. PARENZAN
Apparato genitale femminile: Presenta le papillae anales molto allungate e
poco sclerificate. Gli apodemi del IX+X urite, molto esili e ad estremità spato-
liforme, rispetto agli apodemi dell’ VIII urite sono più lunghi dei due terzi, men-
tre in D. monochroma sono più lunghi solo di un terzo. L’ostium bursae è ampio e
fortemente inciso anteriormente, con rade spinette lungo il bordo, mentre in D.
monochroma l’incisione è appena accennata. L’antrum è molto sclerificato ed a fondo
arrotondato, campaniforme, più lungo che largo, e reca anteriormente due pieghe
lamelliformi, fortemente sclerificate, assenti in D. monochroma.
Il ductus bursae è separato dall’antrum da un breve tratto membranoso; è
subcilindrico, fortemente sclerificato nella sua metà posteriore e con i bordi ripie-
sati in avanti, lungo circa due volte la sua larghezza; nel tratto basale è slargato,
fortemente pieghettato e con sclerificazioni irregolari. In D. monochroma è lungo
circa tre volte la sua larghezza ed è più slargato alla base. La bursa copulatrix è
subsferica e reca un diverticolo laterale bulboso da cui si diparte il ductus semi-
nalis come in D. monochroma. I signa sono tre, costituiti da serie di spinette sub-
parallele, due molto lunghi ed uno circa la metà di essi; in D. monochroma hanno
le stesse caratteristiche, anche se talvolta vi è la traccia di un quarto signum.
Materiale: Holotypus 6: Monte Camplo (Taranto) 410 m, 1.X.1973; Allotypus 9: Monte
Camplo (Taranto) 410 m, 1.X.1973; Paratypus: Monte Camplo (Taranto) 410 m, 30.IX.1973 (1
D} 20.X.1974 {1 ©), 30.1X.1977 (1 &); F. Camastra (Potenza) 450-m; 28.IX.1975 (1.9),
30.X.1975 (1 2); Rotonda (Potenza) 600 m, 15.IX.1980 (1 @).
Holotypus, allotypus e un paratypus nella collezione dell'Istituto di Entomologia Agraria
dell’Università di Bari; il resto nella mia collezione.
CONSIDERAZIONI E CONCLUSIONI
Dryobotodes monochroma Esper è una specie a diffusione sudeuropeo-anato-
lico-maghrebina. In Italia è nota di: Alpi Marittime, Piemonte, Lago di Garda,
Marche, Umbria, Abruzzo, Lazio, Sicilia e Sardegna. Queste sono le prime segna-
lazioni per l’Italia meridionale.
Vola da fine agosto all’inizio di novembre, ma soprattutto da metà settembre
a metà ottobre. E’ infeudata alla quercia ed è diffusa dal livello del mare fino ai
1.600 m di quota. In Puglia, Basilicata e Calabria l’ho catturata in querceti e lec-
cete dal livello del mare ai 1.000 m, da fine settembre a metà ottobre, sempre poco
numerosa.
Dryobotodes servadeii n. sp. sembra essere un endemismo sudappenninico.
E’ stata rinvenuta in leccete e querceti fra i 400 m di Monte Camplo ed i 600 m
di Rotonda, da metà settembre alla fine di ottobre, in esemplari isolati.
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RIASSUNTO
Viene descritta una nuova specie di Nottuide (Lepidoptera), Dryobotodes servadeii n. sp.,
rinvenuta nell’Italia meridionale.
Per l’aspetto generale la nuova specie è simile a Dryobotodes eremita F., ma i genitali
maschili e femminili morfologicamente sono simili a quelli di Dryobotodes monochroma Esp.,
pur differendo per numerosi caratteri peculiari.
ABSTRACT
Contributions to the knowledge of Lepidoptera in Southern Italy. IX. Dryobotodes servadeii
n. sp. (Lepidoptera Noctuidae Cuculliinae).
The Author describes Dryobotodes servadeii n. sp. collected in Southern Italy.
Although Dryobotodes servadeii n. sp. morphologically looks like Dryobotodes eremita
F., their male and female genitalia are different. The male and female genitalia of Dryobotodes
servadeii n. sp. are similar to D. monochroma Esp., but they differ in some details.
Indirizzo dell’A.: Istituto di Entomologia Agraria, Facoltà di Agraria, via Amendola, 165/A -
70126 Bari.
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Mem. Soc. ent. ital, Genova, 60 (1981): 289-297, 20.11.1982 |
GIUSEPPINA PELLIZZARI SCALTRITI
Istituto di Entomologia agraria - Università di Padova
OSSERVAZIONI BIOLOGICHE SULLA EUPHILIPPIA OLIVINA
BERE. & SILV.. NEL. VENETO
(Homoptera Coccidae)
Euphilippia olivina Berl. et Silv., Coccide strettamente infeudato all’Olea eu-
ropea, è specie poco conosciuta dal punto di vista biologico nelle zone poste al
limite settentrionale del suo areale. Essa è sporadicamente presente negli oliveti,
ma ha una diffusione piuttosto localizzata ed inoltre raramente raggiunge livelli
elevati di popolazione per cui non viene in genere annoverata tra le specie dannose
all’olivo.
TASSONOMIA
Euphilippia olivina venne descritta nel 1905 da BERLESE e SILVESTRI che
contemporaneamente la rinvennero in due diverse località italiane. Per inserirvi
questa specie crearono il nuovo genere Euphilippia, affine al già noto genere Filip-
pia Targ., ma dal quale si differenziava per alcune particolarità.
Quasi settant'anni dopo questa specie venne ridescritta da BEn-Dov (1973)
che riteneva insufficienti per la sua identificazione i caratteri distintivi presi in
considerazione da BERLESE e SiLvestRI. Nel suo lavoro BEN-Dov confermava la
validità del gen. Euphilippia Berl. e Silv.
«Successivamente lo stesso Autore (1975), dopo un accurato esame dei lavori
di TARGIONI TozzETTI (1867, 1868) riguardanti il genere Filippia e la specie Fi-
lippia follicularis Targioni Tozzetti, stabilì la sinonimia del gen. Euphilippia col
gen. Filippia, nonché della specie Euphilippia olivina con la precedentemente de-
scritta Filippia follicularis. Poiché Filippia follicularis è riportato anche come sino-
nimo di Filippia oleae O.G. Costa e ciò può dar adito a confusione tra le due spe-
cie, preferisco attenermi alla denominazione Euphilippia olivina in attesa che venga
chiarita la sua posizione sistematica.
DISTRIBUZIONE
Strettamente legata all’Olea europea, E. olivina dovrebbe accompagnare la sua
pianta ospite nel suo areale di distribuzione. Poche risultano invece le segnalazioni
di questo coccide, ma ciò si deve probabilmente imputare anche al fatto che spesso
questa specie è stata confusa con l’affine e più frequente Filippia oleae.
E. olivina è presente nella Francia meridionale, in varie località della Grecia,
comprese le isole, in Israele.
In Italia è finora stata rinvenuta in Toscana, in Campania (BERLESE e SIL-
VESTRI, 1906; QuagLiA e RaspI, 1980), in Emilia Romagna (UcoLINI, 1966).
MALENOTTI (1924) segnala la presenta di questa specie a Lonigo (VI). Io l’ho
rinvenuta con una certa frequenza nella zona olivicola dei Lessini Veronesi (Val-
policella, Arbizzano, Parona, Negrar) ed a Gargnano (Lago di Garda). Tali loca-
lità rappresentano le stazioni più settentrionali di reperimento di questa specie.
290 G. PELLIZZARI SCALTRITI
BIOLOGIA !
Le osservazioni sulla biologia di E. olivina sono state compiute durante gli
anni 1977, 1978, 1979 sia nelle località veronesi naturalmente infestate dove pe-
riodicamente mi recavo, sia a Padova su piccoli olivi infestati artificialmente e
tenuti all’aperto, sui quali erano molto agevoli le operazioni di controllo.
Nel Nord Italia le uova di E. olivina, dopo un periodo di circa 20 giorni di
incubazione, iniziano a schiudere verso la fine di giugno proseguendo fino ai primi
giorni di luglio. Le neonate, di colore giallo zolfo e lunghe circa 1 mm, stazionano
per 1-2 giorni entro l’ovisacco materno prima di uscirne per disperdersi sulla ve-
getazione; in genere non si spostano molto ma tendono a restare in prossimità
della madre. Le neonate si fissano molto vicine le une alle altre in prevalenza
sulle pagine inferiori delle foglie, ma anche sui piccioli delle stesse e sui giovani
rametti.
Durante tutta l’estate le neanidi si nutrono accrescendosi piuttosto lentamen-
te. Le prime mute iniziano nella prima decade di agosto e proseguono per tutto
il mese. Le neanidi di seconda età presentano sul dorso la crestina longitudinale
di candidi riccioli di cera, tipica di questa specie; a fine agosto raggiungono le di-
mensioni di 1,5 mm circa.
Le neanidi che daranno origine a maschi non si differenziano da quelle che
daranno origine a femmine nè morfologicamente nè per il comportamento.
La seconda muta inizia nella prima decade di settembre dando origine alle
neanidi di III età. Queste, di color ocra e sempre provviste della loro vistosa cre-
sta longitudinale di riccioli cerosi (v. foto n. 2), convivono sulla pagina inferiore
delle foglie di olivo fino a circa metà ottobre quando si separeranno seguendo vie
diverse a seconda del sesso cui daranno origine.
NEANIDI DELLA LINEA FEMMINILE
Le neanidi della linea femminile rimangono sulle foglie tutto l’inverno (v.
foto n. 1) e solo verso la fine di questo febbraio e marzo) si trasferiscono sui gio-
vani rametti. Spostamenti dalle foglie verso i rametti si possono però osservare an-
che in pieno inverno (dicembre e gennaio).
La III muta che dà origine alla femmina adulta avviene dalla metà di aprile
ai primi giorni di maggio. Le femmine iniziano allora ad ingrossarsi e perdono
la carena cerosa dorsale (v. foto n. 3).
NEANIDI DELLA LINEA MASCHILE
Le neanidi che daranno origine a maschi a partire dalla metà di ottobre ab-
bandonano le foglie e si dirigono verso le parti basse della pianta fermandosi alla
base di grossi rami, su parti legnose ormai morte, scendendo anche fino alla cep-
paia. Non è infrequente trovare neanidi maschili anche sulle piante erbacee che
crescono a ridosso dei tronchi d’olivo (foglie secche di edera, steli di graminacee,
Convolvolus, Parietaria, ecc.). Una volta trovato il luogo di svernamento le nea-
nidi secernono il follicolo ceroso, bianco e traslucido, composto di sette placche
cerose e provvisto di carena longitudinale dorsale con riccioli cerosi. Poiché le
__ (1) Nello stesso periodo in cui venivano compiute le osservazioni sulla biologia di E. oli
vina nel Veneto, QUAGLIA e Raspr completavano e successivamente pubblicavano (1980) un
lavoro sulla stessa specie in Toscana.
BIOLOGIA DI EUPHILIPPIA OLIVINA 291
TavoLa I - Eupbilippia olivina: Foto n. 1 - Rametto di olivo raccolto in dicembre, ricoperto da
neanidi di III età della linea femminile. Foto n. 2 - Neanide di III età: si noti la vistosa cresta
longitudinale di riccioli cerosi. Foto n. 3 - femmine. Foto n. 4 - Follicoli maschili su un ramo
di olivo.
292 G. PELLIZZARI SCALTRITI
neanidi spesso convergono verso le stesse zone dei grossi rami e delle ceppaie, è
talvolta possibile individuare anche a una certa distanza le piante infestate per il
colore bianco delle zone coperte da follicoli (v. foto n. 4). Poche sono le neanidi
che in autunno non migrano e formano il pupario sulle foglie.
Di solito, dopo la prima decade di marzo e fino alla fine dello stesso mese
avvengono le mute da neanide a preninfa; il successivo passaggio a ninfa avviene
10-15 giorni più tardi.
Le mute che daranno origine al maschio alato iniziano alla fine di aprile. L’av-
venuta muta è evidenziata dalla delicata esuvia ninfale espulsa dalla parte poste-
riore del follicolo. Sempre dalla parte posteriore del follicolo sporgono, 2-3 giorni
dopo la muta, due lunghi filamenti cerosi secreti dal maschio. Quest'ultimo rimane
ancora qualche giorno entro il follicolo; nei primi giorni di maggio, ne fuoriesce
retrocedendo ed inizia quindi la ricerca della femmina risalendo il tronco della pian-
ta ospite.
Gli sfarfallamenti dei maschi proseguono con intensità decrescente fino al 20
maggio circa.
Questi dati concordano sostanzialmente con quelli di altri Autori (QUAGLIA
e Raspr, 1980). Io però ho potuto verificare che la formazione del follicolo può
avvenire anche molto più tardi di quanto appena descritto.
Nel dicembre 1979 prelevavo in campo e tenevo entro scatole di plastica in
laboratorio rametti di olivo sulle cui foglie erano fissate in larga maggioranza nea-
nidi apparentemente femminili. A fine febbraio osservavo nelle scatole lo sfarfal-
lamento di un numero di maschi molto superiore ai pochi follicoli cerosi che avevo
notato al momento della raccolta del materiale. La formazione del follicolo, che
permette la distinzione fra i due sessi, era cioè avvenuta molto più tardi (febbraio)
rispetto a quanto avviene in natura (le neanidi maschili infatti già ad ottobre mi-
grano verso le parti basse della pianta e subito formano il follicolo). Durante l’in-
verno 1981 ho voluto verificare quanto precedentemente osservato.
In tempi successivi, e precisamente il 28 gennaio, il 16 febbraio e il 25 marzo
prelevavo da piante di olivo rametti e foglie infestate da neanidi. Dal materiale
raccolto eliminavo accuratamente tutti i follicoli maschili presenti. Le restanti nea-
nidi, apparentemente tutte femminili, venivano poste in scatole, tenute in labo-
ratorio, e periodicamente osservate. Molte neanidi abbandonavano la foglia o il
rametto. Parte di loro dopo un periodo variabile tra i 22 e i 30 giorni, moriva
per l'impossibilità di nutrirsi, altre si fissavano in un determinato punto e forma-
vano il tipico follicolo maschile bianco.
Da 248 neanidi prelevate il 28 gennaio ottenevo in aprile lo sfarfallamento
di 53 maschi: una percentuale del 21,3 della popolazione era quindi costituita
da maschi.
Da 77 neanidi prelevate il 16 febbraio ottenevo, sempre in aprile, 5 maschi,
pari al 6,4% della popolazione.
Da 107 neanidi prelevate il 25 marzo ottenevo ai primi di maggio, in coin-
cidenza con lo sfarfallamento dei maschi in natura, 19 maschi, pari al 16% della
popolazione.
Sulle piante di olivo da cui avevo prelevato il materiale notavo in aprile il
formarsi di follicoli sulle foglie, mentre del tutto assenti erano le neanidi femmi-
nili ormai da tempo migrate sui rametti (v. foto n. 5).
BIOLOGIA DI EUPHILIPPIA OLIVINA 295
Tavota II - Euphilippia olivina: Foto n. 5 - Follicoli maschili su foglie di olivo. Foto n. 6 -
Ovisacchi su giovani foglie di olivo.
294 G. PELLIZZARI SCALTRITI
Parte delle neanidi visibili sulle foglie all’inizio della primavera apparterrebbe
quindi alla linea maschile, ma presenta però una ritardata formazione del follicolo
rispetto alla maggioranza della popolazione maschile che migra verso il basso della
pianta e forma il follicolo già nell’autunno.
ACCOPPIAMENTO E OVIDEPOSIZIONE
Gli accoppiamenti iniziano nei primi giorni di maggio e proseguono fino alla
meta del mese circa. I maschi risalgono lungo il tronco alternando alla risalita
brevi balzi in avanti. Raggiunte le femmine, che si trovano tutte sui rametti, avvie-
ne l’accoppiamento. La durata dell’ accoppiamento è di pochi minuti; il maschio
può, durante la sua vita limitata a 2-3 giorni, fecondare più femmine. Gli accop-
piamenti avvengono durante giornate calme e soleggiate. Ho osservato che i ma-
schi non vengono disturbati dal continuo andirivieni di formiche che percorrono
i rametti infestati alla ricerca di melata; al contrario improvvise scosse e soffi di
vento li disperdono sulla vegetazione circostante.
Avvenuto l’accoppiamento la femmina rimane ancora per 10-15 giorni sui
rametti di olivo; nel frattempo aumenta di volume e perde completamente la cre-
sta cerosa dorsale. Trascorso questo periodo le femmine si trasferiscono con len-
tezza sulle giovani foglie per ovideporre; parecchie femmine tuttavia non si muo-
vono ed ovidepongono sui rametti.
L’ovisacco ceroso, che ricopre completamente la femmina, è lungo circa 1
cm; la cera, di cui è composto, è piuttosto consistente e compatta; al suo interno
sono contenute fino a due migliaia di uova (v. foto n. 6).
Da prove di laboratorio risulta che anche le femmine non fecondate formano
l’ovisacco, ma questo è vuoto perché non avviene l’ovideposizione.
Terminata, nello svolgersi di una settimana, l’ovideposizione, la femmina
muore e la sua spoglia disseccata rimane nella parte anteriore dell’ovisacco.
La popolazione di Euphilippia olivina raggiunge il massimo numerico durante
l’estate; in seguito subisce una drastica riduzione tanto che, trascotso l’inverno,
nella primavera seguente le femmine ovideponenti, nelle località dove ho compiute
le osservazioni, sono piuttosto rare.
Le cause che concorrono ad abbassare la popolazione sono molteplici. Il com-
plesso dei nemici naturali, i fattori climatici e gli interventi agronomici, quali la
potatura, giocano un ruolo notevole nel limitare l’espandersi di questa specie.
PARASSITI E PREDATORI
Nelle zone olivicole dei Lessini Veronesi E. olivina viene parassitizzata dal-
l’Imenottero Afelinide Coccophagus obscurus Westw.?, che vive a spese delle nea-
nidi di III età del coccide. Gli sfarfallamenti del parassita avvengono in natura
nei mesi di marzo ed aprile, mentre da neanidi raccolte in dicembre e tenute in
laboratorio ottenevo i primi parassiti già all’inizio di febbraio.
La parassitizzazione ha interessato negli anni 1978 e 1979 circa il 10% delle
neanidi svernanti.
In Toscana vengono segnalati quali parassiti delle neanidi di III età di E
olivina (QUAGLIA e RASPI, 1980) l’Imenottero Encirtide Microterys masii (Westw.)
e gli Afelinidi Coccophagus insidiator (Dalm.) e Coccophagus pulchellus (Westw.).
(2) Specie determinata dal Prof. G. Viggiani che ringrazio vivamente.
BIOLOGIA DI EUPHILIPPIA OLIVINA 200
In Grecia, secondo Arcyriou( 1967) l’Imenottero Encirtide Metaphycus phi-
lippiae Masi e il Coccophagus cowperi Girault parassitizzano rispettivamente il 40%
e il 35% del loro ospite.
Tra i predatori sono da ricordare i Coccinellidi Exochomus quadripustulatus
L. e Chilochorus bipustulatus L., comuni predatori di tutti gli stadi del coccide.
L’acaro predatore Allothrombium fuliginosum (Herm.) è stato osservato sia
da me che da QUAGLIA e Raspr (1980) nutrirsi degli stadi di III età della coc-
ciniglia.
QuacLia e Raspı (1980) segnalano inoltre Ditteri Chamaemyidae delle specie
Leucopomyia silesiaca Egger. e Leucopomyia alticeps Czerny evolversi a spese dei
sacchi ovigeri di E. olivina con una frequenza del 18%.
La presenza di Ditteri Chamaemyiidae non è mai stata da me notata negli
ovisacchi di E. olivina; credo che ciò sia dovuto soprattutto alla rarefazione delle
femmine ovideponenti che si può osservare in maggio nelle zone infestate dal Coc-
cide, il che rende ancor più aleatorio il reperimento dei predatori delle uova.
ALTRE CAUSE DI MORTALITÀ
Euphilippia olivina è una specie molto esigente dal punto di vista climatico
e limita la sua presenza soltanto in particolari biotopi ben protetti dove trova con-
dizioni favorevoli.
I Lessini veronesi, in cui l’olivo si trova al limite del suo areale naturale,
rappresentano la stazione più settentrionale del suo reperimento; è chiaro perciò
che le condizioni meteorologiche giocano un ruolo notevole nel contenere o nel
favorire l'aumento numerico della popolazione.
L’E. olivina, presente in popolazioni abbastanza numerose nell’inverno 1977-
78, è andata via via diminuendo tanto che il suo reperimento in alcuni biotopi dove
prima era frequente è diventato difficoltoso. |
Le temperature inferiori allo 0° verificatesi con frequenza negli ultimi inverni
hanno causato una elevata mortalitä delle neanidi: in febbraio infatti sono nume-
rose le neanidi morte sia sulle foglie che all’interno dei follicoli.
Ho constatato inoltre che forti piogge in coincidenza con il periodo della
schiusura delle uova (primi giorni di luglio) eliminano dalla vegetazione una ele-
vatissima quota delle neanidi neonate vaganti sulle foglie alla ricerca di un punto
ove fissarsi.
Nelle piante colonizzate la distribuzione della cocciniglia non è uniforme ma
è solitamente limitata ad una o due branche contigue di cui essa occupa soltanto
i rametti più esterni. Le operazioni di potatura che vengono eseguite durante l’in-
verno eliminano drasticamente molte neanidi femminili svernanti; dopo la pota-
tura non è raro trovare piante d’olivo al cui tronco sono fissati numerosi follicoli
maschili ma quasi prive di neanidi femminili sulla chioma.
CONCLUSIONI
Nei Lessini veronesi E. olivina non è mai specie dannosa al suo ospite; solo
occasionalmente si può osservare su rametti molto infestati la manifestazione di
fumaggini.
La sua presenza negli oliveti è sporadica e spesso limitata alle poche piante
meglio esposte. Negli ultimi anni si è assistito ad un progressivo rarefarsi della
specie probabilmente causato dagli ultimi inverni piuttosto rigidi.
296 G. PELLIZZARI SCALTRITI
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RIASSUNTO
Euphilippia olivina Berl. e Silv. (Homoptera, Coccidae) è specie monovoltina diffusa nei
paesi del bacino del Mediterraneo ove vive a spese dell’olivo.
Questo lavoro si occupa della biologia di questa specie in alcune località site in Provincia
di Verona, che rappresentano le stazioni più settentrionali di reperimento di questa specie. E.
olivina, piuttosto esigente dal punto di vista climatico e ambientale, è presente nelle località
sopraccitate soltanto nei biotopi meglio esposti ed in popolazioni piuttosto esigue. La schiusura
delle uova avviene tra la fine di giugno e i primi giorni di luglio. Le neonate si fissano le une
vicino alle altre in prossimità dell’ovisacco materno. La prima muta avviene in agosto, la se-
conda entro ottobre. In questo periodo le neanidi, tra di loro morfologicamente indistinguibili,
manifestano un comportamento diverso a seconda del sesso cui daranno origine.
Le neanidi della linea femminile rimangono sulle foglie tutto l’inverno. Verso la fine di
febbraio e fino a marzo si spostano dalle foglie ai giovani rametti. La III muta, che origina
la femmina adulta, avviene dalla metà di aprile ai primi giorni di maggio.
Le neanidi che daranno origine a maschi in ottobre migrano verso le parti basse della
pianta, si fissano in luoghi riparati e subito formano il follicolo bianco e ceroso. Nella primavera
seguente, dalla metà di marzo fino alla fine dello stesso mese avviene la muta a preninfa, la
ninfa si forma 15 giorni più tardi. Lo sfarfallamento degli adulti avviene nei primi giorni di
maggio.
Una certa percentuale delle neanidi della linea maschile manifesta perd un comportamento
diverso. Tali neanidi rimangono sulle foglie tutto l’inverno, confondendosi con le neanidi della
linea femminile, e formando il follicolo soltanto nella primavera seguente.
Avvenuto l’accoppiamento la femmina inizia ad ingrossarsi quindi si trasferisce con len-
tezza sulle giovani foglie per ovideporre. L’ovisacco, piriforme e lungo circa 1 cm, ricopre com-
pletamente il corpo della femmina e contiene circa 2000 uova.
Nelle località dove sono state compiute le osservazioni E. olivina viene parassitizzata
dall’Imenottero Afelinide Coccophagus obscurus Westw.; l’azione predatrice di Coccinellidi e
dell’acaro Allothrombium fuliginosum (Herm.) contribuisce a limitare la specie.
Molto elevata risulta la mortalità delle neanidi a fine estate e durante i mesi invernali,
a causa delle basse temperature. Le potature invernali eliminano una forte quota delle neanidi
femminili. Per tutti questi motivi E. olivina non raggiunge mai livelli di popolazione tali da
richiedere interventi chimici.
ABSTRACT
Biological observations on Euphilippia olivina Berl. et Silv. in the Veneto (Homopteta Coccidae).
Euphilippia olivina Berl. and Silv. is. univoltine species, distributed in the countries of
the Mediterranean basin, where it lives on olive trees.
BIOLOGIA DI EUPHILIPPIA OLIVINA 297
This paper deals with the biology of this species, studied in some areas of the Verona
District, which are the sites furthest north where the species has been found.
E. olivina is found only on better-exposed biotopes in the above mentioned sites. The
numbers are rather low. Egg-hatching occurs in late June and early July. The crawlers settle
on one another near the maternal ovisac.
The first moult occurs in August, the second by the end of October. In this period the
larvae cannot be morphologically distinguished from one another and behave differently according
their future sex.
The ” female ” larvae remain on the leaves all winter long. Towards the end of February
and till March they move from the leaves to young twigs. The third moult, from which comes
the females, occurs from mid April early May.
The larvae that will develop into males migrate in October towards the lower parts of
the tree, settle in sheltered places and immediately form the white, waxy puparium. In the
following spring from mid to late March the moult prenymph occurs and the nymph is formed
15 days later. The emergence of the males occurs in early May.
A percentage of the ” male” larvae however behaves differently. These larvae remain on
the leaves all winter long, mingling with the ” female” larvae, and form the puparium only
in the following spring.
After mating the female swells up, then it slowly moves to young leaves in order to lay
eggs. The ovisac is pear-like and is 1 cm long; it fully covers the body of the female and
contains about 2000 eggs.
In the investigation sites E. olivina is parasitized by Coccophagus obscurus Westw. (Hy-
menoptera, Aphelinidae). Predation by the mite Allothombium fuliginosum (Herm.) serves to
control the numbers of this species.
Mortality of the larvae is very high late in summer and during winter months, owing to
low temperatures. Winter pruning sharply reduces ” females ” larvae.
For these reasons in Veneto E. olivina never reaches such population levels as to require
chemical control.
Indirizzo dell’ A.: Istituto di Entomologia Agraria, Via Gradenigo, 6 - 35100 Padova.
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| Mem. Soc. ent. ital., Genova, 60 (1981): 299 - 303, 20.11.1982 |
LUIGI PRAVISANI
Istituto di Difesa delle Piante - Università di Udine
INFLUENZA: DELLE TEMPERATURE SUD RA PRIORE OSPiTr-
PARASSITA IN TRIALEURODES VAPORARIORUM WESTW. E IN
ENCARSIA FORMOSA GAHAN
(Hom. Aleyrodidae - Hym. Aphelinidae)
L’importanza che Trialeurodes vaporariorum ha assunto nell’ultimo decennio
per l'economia delle colture protette e di campo, ha indotto ad approfondire la
conoscenza sull’influenza delle temperature nei rapporti del fitofago con il suo pa-
rassita Encarsia formosa.
L’argomento, già affrontato da numerosi autori (ARZONE, 1975, 1976; BUR-
NETT, 1949, 1964; FREULEUR e PAccAUD, 1980; GouLp et al., 1975; HUSSEI e
GuRNEY, 1958, 1959; Van LENTERENT et al., 1976; ONILLON, 1976; SCOPES,
1973; SPEYER, 1977; VET et al., 1980, 1981; VIGGIANI e MAZZONE, 1980; YANO,
1981; ZANGHERI, 1977) non risulta esaurientemente svolto, mancando chiare infor-
mazioni sull’influenza delle temperature prossime ai limiti di sopravvivenza dei due
insetti.
Indagini condotte presso l’Istituto di Entomologia agraria di Padova in am-
bienti condizionati hanno permesso di evidenziare l’influenza delle variabili ambien-
tali e soprattutto della temperatura sulla dinamica di popolazione del fitofago Tria-
leurodes vaporariorum Westw. (Homoptera, Aleyrodidae) e del suo parassita En-
carsia formosa Gahan (Hymenoptera, Aphelinidae).
Nella presente nota che costituisce parte di un lavoro di una tesi di laurea *
vengono illustrati alcuni risultati preliminari di prove sperimentali effettuate su
piante di fagiolo, in coltura protetta, infestate da Trialeurodes vaporariorum e
con un numero definito di Encarsia formosa.
MATERIALI E METODI
Le osservazioni sono state effettuate su Afelinidi rinvenuti a Padova e Alei-
rodidi raccolti in Friuli (Udine), Liguria (Albenga) e Veneto (Padova), mantenuti
su piante di fagiolo e su lantana (Lantana camara) in serre condizionate a 22,5 +
2°C e 12,5 + 2°C e con una UR. superiore al 55%.
Il materiale di partenza per le ricerche è stato attinto da tali allevamenti. Si
è utilizzato il fagiolo in quanto facilmente coltivabile, di rapida crescita, appetito
dall’Aleirodide e sufficientemente resistente alle elevate temperature (35-37,5 °C).
La coltivazione è stata realizzata in vasi di plastica con substrati di torba e
sabbia per temperature medie e basse, mentre per temperature superiori a 24 °C
in beute da 100 cc contenenti soluzioni fisiologiche.
Per rendere omogenei i campioni che costituivano le repliche, i fagioli, prima
di venir infestati forzatamente, venivano coltivati riuniti sino al raggiungimento
(*) Si ringraziano il Prof. Sergio Zangheri e il Dott. Vincenzo Girolami, relatore e cor-
relatore della tesi.
300 L. PRAVISANI
del quarto palco fogliare; si procedeva quindi alla cimatura del germoglio apicale
ed alla scacchiatura di eventuali getti ascellari. In tal modo veniva limitato l’in-
sombro della pianta, riducendo la possibilità di errore dovuto alla caduta di foglie
basali che si verifica sovente in presenza di femminelle. La superficie a disposi-
zione per le ovideposizioni, pur limitata, era comunque superiore alle necessità
delle femmine impiegate nelle varie prove.
L’isolamento dei sinsoli campioni veniva assicurato da manicotti in rete tra-
sparente (tulle a maglie di 0.1 mm) di dimensioni di 40 cm di altezza e 20 cm di
diametro, sostenuti all’interno da semplici strutture metalliche. L’uso di tale ma-
teriale ha consentito uno sviluppo adeguato della pianta, dato il limitato ombreg-
giamento, ed anche la possibilità di trattenere in ambiente confinato gli adulti di
Encarsia formosa.
Le prove di fecondità delle due specie sono state effettuate a temperature co-
stanti comprese tra i + 5°C ed i + 40 °C, ad intervalli regolari di 2,5 °C. Per
temperature inferiori alle ambientali si sono utilizzate celle termostatate con illu-
minazione artificiale (temperatura + 0,25 °C; U.R. + 0,5; fotoperiodo: 16 ore
di luce), mentre per temperature superiori ai 20 °C si è ricorsi ad illuminazione
naturale eventualmente integrata al mattino con luce artificiale nel periodo inver-
nale. I contenitori consistevano in box di plexiglas (40 x 80 x 60 cm) termostatati
(+ 0,5°C sino ai 30 °C; + 1°C al di sopra), provvisti di una lieve ventilazione
forzata ed umidificati, per successivi aggiustamenti, mediante bacinelle d’acqua; in
tal modo si garantiva una U.R. compresa fra il 55% e il 65%. Tali contenitori
erano posti in una serra a temperatura controllata e con ombregsiamento automa-
tico; in essa era sempre garantita l’illuminazione necessaria per l'ottenimento del
massimo grado di fertilità delle due specie (Scores, 1973).
Le sperimentazioni sono state condotte su almeno tre piante di fagiolo pet
ogni temperatura saggiata e se i risultati non erano soddisfacenti a causa di par-
ziali o precoci disseccamenti delle piante campione, sono state ripetute in tempi
successivi.
L’infestazione di T. vaporiorum veniva realizzata ponendo all’interno di ogni
campione un numero definito di Aleirodidi per 24 ore, onde evitare la presenza
contemporanea di età e stadi diversi. Allorché il fitofago diveniva recettivo agli at-
tacchi del parassita (neanide di 2° età), si immetteva una femmina di E. formosa
che rimaneva, fino alla morte, nel campione.
In caso di mancata ovideposizione la prova veniva ripetuta successivamente.
Si è preferito tale metodo, in quanto fornisce dati individuali consentendo di su-
perare le differenti ricettività legate allo stadio di sviluppo dell’ospite (NELL et
al., 1976; NECHOLS e TAUBER, 1977).
RISULTATI
Trialeurodes vaporariorum Westw. — L’Aleirodide ha completato il ciclo di
sviluppo preimmaginale a temperature costanti comprese nell’intervallo 10-32,5 °C.
Entro tali soglie termiche la durata media del ciclo passa da 90,65 giorni a 10 °C,
a 20,64 giorni con temperature di 30 °C (velocità massima di sviluppo) per poi
risalire a una media di 30 giorni con temperature di 32.5 °C. Al di sopra di tale
valore l’insetto non completa il ciclo.
Il limite termico inferiore di ovideposizione è di + 7.5 °C, mentre quello
superiore è di 37,5 °C. Per temperature di poco superiori o inferiori a tali dati,
anche se raramente, si ha ovideposizione, ma in tali casi l’uovo non schiude.
TRIALEURODES VAPORARIORUM ED ENCARSIA FORMOSA 301
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TEMPERATURA ‘C
Durata del ciclo di sviluppo a diverse temperature in Trialeurodes vaporariorum Westw. ed
Encarsia formosa Gahan.
La sopravvivenza alle alte temperature risulta maggiore negli stadi preimma-
ginali più avanzati (neanide di terza e quarta età) rispetto a quelli precedenti (nea-
nide di prima e seconda età), con alte mortalità degli stadi giovanili già a 32,5 °C.
Alla temperatura di 35°C si sono osservati sopravvivenza e ulteriore sviluppo
esclusivamente nel terzo e quarto stadio.
Encarsia formosa Gahan — L’Afelinide, rispetto all’Aleirodide, risulta mag-
giormente condizionato dalle basse temperature; si è notato che 12,5 °C corrispon-
dono al limite minimo sia per l’ovideposizione, sia per l’avvio dello sviluppo.
Il ciclo si completa solo a 12,5 °C con una durata media di 42,33 giorni; a
tale temperatura si è avuta la comparsa di numerosi maschi. Al di sotto di tale
valore la durata dello sviluppo preimmaginale decresce, raggiungendo a 32,5 °C
il livello medio minimo con 13 giorni, per poi risalite a 14 giorni, in media con
temperature di 35 °C. Anche a tali valori di temperatura si è osservata la comparsa
di maschi che sembrerebbe pertanto legata a stress termici, sia a temperature bas-
se, sia elevate.
302 L. PRAVISANI
CONCLUSIONI
1) La durata dei cicli di sviluppo preimmaginali nei due organismi coincide
entre iclimiti. termici +17 Ge 23.96,
2) Encarsia formosa, pet quanto riguarda la durata del ciclo, risulta meno
sensibile di Trialeurodes vaporariorum, al variare della temperatura verso i limiti
di non-sviluppo, in quanto essa, a + 12,5 °C, può concludere lo sviluppo preim-
maginale nei 2/3 del tempo necessario all’Aleirodide. L’ospite tuttavia riesce a
completare il ciclo anche in ambiti termici sfavorevoli all’entomofago (+ 10 °C).
3) A temperature elevate, lo sfasamento può provocare scompensi tra cele-
rità di sviluppo del parassita e disponibilità dell’ospite, dato che Encarsia formosa
può completare due generazioni nel tempo necessario all’Aleirodide per compierne
una. Al di sopra dei 33 °C solo l’Afelinide conclude il ciclo.
In sintesi, su fagiolo, E. formosa, completa il suo ciclo in ambiti di tempe-
ratura vicini a quello di T. vaporariorum, ma superiori ad essi di 2 - 3 °C. Al cre-
scere della temperatura la durata del ciclo del parassita si riduce più rapidamente
di quella dell’Aleirodide (fig. 1).
E’ evidente pertanto che la temperatura ambientale condiziona la possibilità
di controllo del fitofago, e ciò soprattutto per quei valori termici più prossimi
alle soglie vitali dei singoli insetti.
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RIASSUNTO
Viene illustrata l’influenza delle temperature sui rapporti ospite-parassita in Trialeurodes
vaporariorum Westwood ed Encarsia formosa Gahan.
Le prove sono state effettuate su piante di fagiolo coltivate in ambienti condizionati a
temperature costanti (intervalli regolari di 2,5 °C) per l’intero ambito vitale delle due specie.
Sono emerse differenze di 2-3°C negli ambiti termici di sviluppo dei due insetti nei va-
lori più prossimi alle soglie vitali (E. formosa, temperatura Min. + 12,5 °C, Max. + 35°C; T.
vaporariorum, temperatura Min. + 10 °C, Max. + 32,5 °C).
La durata del ciclo biologico, al crescere delle temperature, è risultato decrescente per en-
trambi gli insetti; il parassita, alle temperature più elevate, ha accelerato il ritmo di sviluppo
completando il ciclo in 2/3 del tempo necessario al fitofago.
ABSTRACT
The influence of temperature on host-relationships in Trialeurodes vaporariorum Westwood and
Encazsia formosa Gahan. (Hom. Aleyrodidae - Hym. Aphelinidae).
Trials were conducted on bean plants raised in conditioned rooms in which the tempera-
tures were kept constant (regular intervals of + 2.5°C) over the whole range compatible with
life for the two species.
Differencies of 2 - 3 °C were recorded in the extreme values of temperature compatible with
insect-life (E. formosa min. temp. + 12.5°C, max. + 35°C; T. vaporariorum min. temp.
+ 10°C, max. + 32.5 °C).
Life-cycle duration shortens as temperature increases for both the insects; the parasite
shows an acceleration at the highest temperature-values, completing its life-cycle in 2/3 of the
time normally needed.
Indirizzo dell’ A.: Istituto Difesa delle Piante - Universita,
Via Chiusaforte, 54 - 33100 Udine
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Mem. Soc. ent. ital., Genova, 60 (1981): 305-309, 20.11.1982
DoMENICO ROBERTI * & ANTONIO TRANFAGLIA **
(*) Istituto di Entomologia agraria - Università di Bari
(**) Istituto di Entomologia agraria - Università di Napoli - Portici
ALLOCOCCUS INAMABILIS (HAMBLETON)
SU CUPRESSUS MAGROGARPA, NUOVO PER L'TTAETA :
(Homoptera Pseudococcidae)
Le numerose specie di Pseudococcidae segnalate in vari Paesi su Cupressacee
appartengono per la gran parte ai generi Dysmicoccus, Ehrhornia, Puto, Spilococcus.
Alcuni di questi generi sono già riportati per la nostra fauna (SAMPÒ e OLMI,
1979; TRANFAGLIA, 1976, 1981), con specie infeudate su piante diverse e non su
Cupressus spp.
Nel settembre del 1979, in Puglia, a Rosa Marina (Brindisi), è stato notato
un attacco da parte di uno pseudococcino su Cupressus macrocarpa. La specie, de-
terminata come Allococcus inamabilis (Hambleton), 1935, non risulta segnalata per
la nostra fauna, e sembra conosciuta solo per il Brasile dove fu descritta su Cupres-
sus glauca (HAMBLETON, 1935).
Pseudococcus inamabilis viene considerato come specie-tipo per l’istituzione
del genere Allococcus da EzzAT e MCCONNELL (1956). Secondo gli AA. questo nuo-
vo genere della tribù Planococcini, proposta per il complesso di specie aventi in co-
mune la sclerosi ventrale del lobo anale a forma di barra, incluse in Planococcus,
Planococcoides, Formicococcus, Ferrisicoccus, Crisicoccus e Paracoccus, ha come
Planococcus 18 paia di cerari dorsali ognuno formato da due setole coniche, e dei
dotti tubulari anulati dorsali (TRANFAGLIA, 1981), in luogo dei macrodotti tubulari
semplici presenti in Planococcus.
Il concetto del genere Allococcus sensu Ezzat e MCCONNELL (1. c.), non viene
condiviso da DE Lorro (1977), che nel trattare le sole specie africane ascrivibili
ad esso, e nel fare delle considerazioni sui caratteri dello stesso, riporta come spe-
cie tipo lo Pseudococcus trichiliae Brain. L’A. aggiunge inoltre, che il complesso
naturale delle specie del genere sarebbe endemico delle regioni del sud e dell est
del continente africano.
Nel concetto del genere sensu DE LoTTo (1. c.), si dovrebbero mantenere in
Allococcus le sole specie, tra l’altro, prive di circulus, con 18 o anche meno ce-
rari, in cui è ben evidente una pseudoarticolazione nell’ultimo segmento antennale.
Seguendo la chiave per i generi nord americani di Pseudococcidae proposta da
McKenzie (1967), le specie con dotti tubulari anulati, anello anale normale, 6-18
paia di cerari, antenne di 7-8 segmenti e senza pori quinqueloculari ventrali, do-
vrebbero essere incluse in Spilococcus. Non viene considerata dall’A. la presenza
della sclerosi ventrale del lobo anale in forma di barra, che è il carattere conside-
rato comune ai generi della famiglia Planococcidae proposta da Ezzat e MCCONNELL
At).
Allo stato attuale, si considera inamabilis in Allococcus sensu Ezzat e Mc-
CONNELL, e sulla base di uno studio morfologico del materiale italiano si forniscono
le principali caratteristiche emerse.
306 D. ROBERTI & A. TRANFAGLIA
Fig. 1: Rametto di Cupressus macrocarpa (var. Lambertiana) con colonie di Allococcus inama-
bilis (Hamb.).
Allococcus inamabilis (Hambleton), 1935
Pseudococcus inamabilis HAMBLETON, 1935, Arch. Inst. Biol., 6: 112.
Allococcus inamabilis (Hamb.) Ezzat e McConneLL, 1956, Univ. Mar. Agr. Exp. Sta. Bull,
845015;
Femmina e ovisacco.
La femmina ovificante è lunga mm 2-2,8 e larga mm 1-1,3. Il colore del corpo
è isabellino intenso, tendente al terra d’ombra. Un scttile strato di cera riveste la
cocciniglia.
L’ovisacco che misura mm 3 di lunghezza e 2 mm di larghezza, ha la parcte
costituita da filamenti cerosi bianchi, e contiene in media 200 uova (Fis. 1).
I rametti di Cupressus macrocarpa sui quali si sono formate estese e fitte co-
lonie della cocciniglia presentano sviluppo di fumaggine, c su di essi si nota una
intensa attività di formiche glicifaghe e di entomofagi.
Anche se finora non sono stati constatati danni seri della cocciniglia, l’infe-
stazione sembra si vada estendendo e intensificando.
Femmina adulta giovane montata su vetrino mm 1,5 - 1,8 lunga e mm 1-1,2 lar-
ga, corpo ovale (Fig. 2).
Lato dorsale con 18 paia di cerari, costituiti da due setole coniche slanciate
con punta sottile a volte leggermente curva, e da pochi (3-4) pori triloculari. Fa
eccezione il cerario anale che ha due setole coniche, 3 o 4 setole sottili ausiliarie
e 10-12 pori triloculari. Gli ostioli sono presenti all’addome e al protorace. I dotti
tubulari anulati addominali sono solo dorsali e sono distribuiti nel seguente modo:
VIII-4, VII-4, VI-4, V-6, IV-6, III-8. In tutta la regione toracica questi dotti
Fig. 2: Allococcus inamabilis (Hamb.). Femmina.
308 PD ese D. ROBERTI & A. TRANFAGLIA
sono 5, mentre mancano dA tutto. al capo. L’anello Asai è normale con 6 setole.
I pori triloculari non sono molto abbondanti, e le setole dorsali sono corte e sottili.
Lato ventrale con antenne di otto segmenti e zampe normali. Sulla tibia e
sulla coxa delle zampe posteriori sono presenti dei pori traslucidi; sulla superficie
interna delle unghie manca il dente. Il circulus è localizzato tra il IV e il V urite.
I pori multiloculari, non molto abbondanti, sono disposti in file così ripartiti:
IX+X-15, VIII-16, VIE 9, VI-6, V-6. Mancano i pori multiloculari al torace e al
capo. I dotti tubulari semplici. sono presenti in gruppetti di 10-15 lungo il margine
dei segmenti addominali in corrispondenza ventrale dei cerari, e in file tra i pori
multiloculari. Le setole ventrali sono più lunghe e più numerose delle dorsali.
HAMBLETON (I. c.), nella descrizione della specie, non fornisce alcun dato sul
numero dei dotti tubulari anulati, ma, nel chiaro disegno della parte distale del-
l’addome, riporta in corrispondenza del” IT cerario (il preanale) un solo dotto di
questo tipo, come presente nel materiale italiano esaminato.
Nella ridescrizione di inamabilis fatta da Ezzar e McConNELL (I. c.) su ma-
teriale raccolto su Cupressus sp. etichettato E.J. Hambleton, Dec. 2, 1934, depo-
sitato nell’United States National Museum di Beltsville (Washington), sono ripor-
tati 2 o 3 dotti tubulari anulati in corrispondenza dei cerari II, III, IV.
« BIBLIOGRAFIA |
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Agr F. Silvestri” „38: 1-28.
| RIASSUNTO
L’Allococcus inamabilis (Hambleton) fu raccolto su Cupressus macrocarpa in Puglia a Ro-
sa Marina (Brindisi) nel 1979.
Il genere Allococcus fu istituito da Ezzat e McConnELL (1956) per Pseudococcus inama-
bilis Hamb. nella loro monografia della tribù Planococcini. DE LoTTO (1977), sulla base di uno
studio delle specie africane, propone lo Pseudococcus trichiliae Brain come specie tipo del genere.
In questo lavoro, si considera inamabilis in Allococcus sensu EZZAT. e ASN ae! e si
forniscono le descrizioni morfologiche del materiale finora raccolto. © ©’
ALLOCOCCUS INAMABILIS NUOVO PER L’ITALIA 309
ABSTRACT
Allococcus inamabilis (Hambleton) on Cupressus macrocarpa, new in Italy (Homoptera Pseudo-
coccidae).
Allococcus inamabilis (Hambleton) was collected on Cupressus macrocarpa in Apulia at
Rosa Marina (Brindisi) (Italy) in september 1979.
The genus Allococcus was introduced by Ezzat and McConnELL (1956) for the type-species
Pseudococcus inamabilis Hamb. in their monograph of the world Planococcini a new tribe in
the Pseudococcidae. DE Lorro (1977), who studied the African species proposed the African
mealybug Pseudococcus trichiliae Brain as an Allococcus type-species.
In this paper the genus name Allococcus sensu Ezzat and MCCONNELL is mantained for
inamabilis. Morphological details on material collected in Italy are reported.
Indirizzo degli Aa.: D. Roberti, Istituto di Entomologia Agraria, via Amendola, 165 A - 70126
Bari.
A. Tranfaglia, Istituto di Entomologia Agraria, Facoltà di Agraria - 80055
Portici (Napoli).
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Mem. Soc. ent. ital., Genova, 60 (1981): 311-313, 20.11.1982 |
GIOVANNI SALAMANNA
Istituto di Zoologia dell’ Università di Genova
PERICOMA SERVADEII, SP. N. DELLA LIGURIA
(Diptera Psychodidae)
Pericoma (Pericoma) servadeii sp. n.
Materiale tipico: 2 & & e 1 2: 15.IV.1971, Genova - Castagna di Quarto (175 m); G. Sala-
manna leg.
Descrizione della località di cattura: valle alle pendici del Monte Moro, sol-
cata dal Rio Castagna; a nord e ad ovest con macchia mediterranea degradata e
antropizzata, ad est con lecceta che lungo il rio è sostituita da orti e frutteti; i
muri a secco sono spesso ricoperti di edera, su cui sono state effettuate le catture.
Descrizione del & (holotypus) (n. 275 Liguria): i ponti oculari (fig. 1, b)
sono separati da una distanza pari a 2.5 volte il diametro di una faccetta; essi
sono formati da file trasverse di 4 faccette ciascuna; sutura interoculare a forma
di V aperta. Il palpo (fig. 1, b) ha la seguente formula: 18 - 31 - 32 - 39. L’an-
tenna (fig. 1, c-e), lunga 0.60 mm (0.65 mm nel paratipo) è formata da 16 arti-
coli; lo scapo è circa 1.5 volte più lungo che largo; il pedicello, ovoidale, è un
po’ più corto dello scapo; gli articoli del flagello sono fusiformi, ad eccezione
degli ultimi 3 che sono globosi; il 16° porta un apiculo eccentrico, largo circa la
metà e lungo i 2/3 del bulbo; gli articoli 5-13 portano ciascuno un paio di ascoidi
semplici. Formula antennale: 22720 2147 12+ 12> 42.42.13}. 14-13-40
Reo 9.16 >i 1,
L’ala (fig. 1, a) ha le seguenti dimensioni: 2.25 x 0.85 mm (2.40 x 0.95 mm
nel paratipo); indice alare: 2.65 (2.55 nel paratipo); angolo mediano: 156° (160°
nel paratipo).
Ipopigio (fig. 1, f-g): i cercopodi portano allo loro estremità 5 retinacoli
spatulati ciascuno, il prossimale dei quali è il più lungo; i basistili, quasi cilindri-
ci, sono circa 2.5 volte più lunghi che larghi (solo 2 volte nel paratipo); i disi-
stili. con la parte prossimale piriforme, hanno un becco molto lungo, di spessore
uniforme e diritto; la parte prossimale ed il becco formano un angolo ottuso e
pertanto i dististili risultano poco ripiegati; edeago come quello di P. egeica; la pia-
stra subgenitale, tanto lunga quanto larga, ha una concavità distale poco profonda.
Descrizione della 9 (allotypus) (n. 280 Liguria): è molto simile al &, ne
differisce per i seguenti caratteri: i ponti oculari sono separati da una distanza
pari a quasi 4 volte il diametro di una faccetta; l’ala è lunga 2.70 mm e larga 1.00
mm; l’ipopigio è simile a quello delle altre Pericoma del gruppo trifasciata.
Gruppo Nazionale di Biologia Naturalistica - CNR.
312 G. SALAMANNA
Fig. 1 - Pericoma (Pericoma) servadeii sp. n. - a, b, c, d, e, g: holotypus; f: paratypus. - a:
ala; b: capo (senza antenne); c: primi 3 antennomeri; d: 8° e 9° antennomero; e: ultimi 3
antennomeri; f: ipopigio (visione dorsale); g: cercopode (visione laterale).
PERICOMA SERVADEII SP. N. Ses:
Derivatio nominis: specie dedicata al compianto Prof. Antonio Servadei.
P. servadeii sp. n. è una Pericoma del gruppo trifasciata; la specie del gruppo
che si avvicina morfologicamente al nuovo taxon è P. egeica Vaillant, propria dei
Balcani meridionali (Isola Eubea, Isola di Creta e Andros). P. servadeii differisce
da P. egeica per i seguenti caratteri: sutura interoculare a V e non ad U; ala di
maggiori dimensioni; angolo mediano minore; piastra subgenitale tanto lunga
quanto larga e non più lunga che larga; becco del dististile che si inserisce sulla
parte basale bulbosa con un angolo più ottuso.
BIBLIOGRAFIA
VAILLANT F., 1978 - In Lindner, E. (ed.): Die Fliegen der palaearktischen Region, 9 d. Psycho-
didae-Psychodinae: 207-238. Stuttgart.
RIASSUNTO
L’autore descrive P. servadeii, nuova specie della Liguria; essa appartiene al gruppo ¢ri-
fasciata ed è vicina morfologicamente a P. egeica Vaillant, da cui differisce per la forma della
sutura interoculare, dell’ala, della piastra subgenitale del & e dei dististili.
ABSTRACT
Pericoma servadeii sp. n. from Liguria (Diptera Psychodidae).
The Author describes P. servadeti sp. n. from Castagna di Quarto (Genova, Liguria). The
new taxon has the following main features: interocular suture V-shaped, wing index equal to
2.55/2.65; medial angle of wing equal to 156°/160°; basistyle 2.0/2.5 times longer than wide.
The new species, morphologically near to P. egeica Vaillant, belongs to the ¢rifasciata-group of
Pericoma.
Indirizzo dell’ A.: Istituto di Zoologia dell’Università, Via Balbi 5 - 16126 Genova.
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MARIO SOLINAS
Istituto di Entomologia agraria - Università di Bari
STUDI SUI DITTERI CECIDOMIIDI. IV.
PARAGEPHYRAULUS DIPEOTAXIS N. GENZEN. SP.
INTRODUZIONE
Dopo i primi tre contributi della serie (SoLINAS, 1965) che intendevo dedi-
care essenzialmente alla sistematica dei Cecidomiidi, ho continuato a raccogliere
dati biologici e materiale entomologico vario (alcune centinaia di campioni, rac-
colti principalmente in Emilia e in Puglia, comprendenti insetti adulti, larve, pupe,
salle e relativi simbionti e sinoici; tutto conservato in etanolo 70%), ma ho pub-
blicato solamente qualche lavoro di etologia ed ecologia (1967), di anatomia fun-
zionale (1968) e sull’adattamento morfologico (1969), tralasciando temporanea-
mente la sistematica, o meglio la pubblicazione di memorie in questo settore. Ciò
ritenevo per me necessario per varie ragioni (non ultimi i doveri di Ufficio!) ma
soprattutto per un’esigenza di riflessione e di ampliamento e di approfondimento
delle conoscenze personali riguardo alla estrema variabilità dei caratteri morfolo-
gici ritenuti tradizionalmente validi per la distinzione delle specie e dei generi di
questa importante famiglia di Nematoceri. Detta variabilità riguarda, infatti, non
solamente grado di sviluppo e rapporti morfometrici ma spesso anche ” presenza ”
o ” assenza” di determinate strutture tegumentali (es. papille sensoriali). Mi è
stato di notevole aiuto e di incoraggiamento un interessante e relativamente recente
lavoro di SiLvÉN (1975) sulle possibilità d’individuare per alcuni caratteri morfo-
sistematici larvali dei Cecidomiidi i relativi modelli-base, intorno ai quali la va-
riabilità sopra menzionata può manifestarsi.
Sono lieto, oltre che onorato, di riprendere a pubblicare sulla sistematica dei
Cecidomiidi nel volume commemorativo di Antonio Servadei. illustre Studioso
che tanto ha contribuito alla conoscenza dell’entomofauna italiana.
IMATERIALI E METODI
Il materiale entomologico oggetto di studio (larve della terza età e adulti)
è stato ottenuto da galle fiorali (bocci ipertrofici di 4-5 mm di diametro alla base,
contenenti ciascuno fino a 15-20 larve galligene) presenti in abbondanza su Di-
plotaxis muralis D.C. annualmente da giugno a ottobre nei terreni del Campus
dell’Università di Bari. Le larve sono state raccolte direttamente dalle galle e con-
servate in etanolo 70%. Gli adulti sono stati ottenuti in cattività da larve ma-
ture lasciate impupare nella torba leggermente inumidita, posta al fondo di pic-
cole gabbie di allevamento. Anche gli adulti venivano conservati in etanolo 70%,
dopo essere stati catturati sulle pareti della gabbia delicatamente con un pennel-
lino di setola imbevuto dello stesso liquido di conservazione. Per le osservazioni
morfologiche gli esemplari sono stati fissati, schiariti, colorati e conservati secondo
il metodo suggerito da Gisin (1960) per lo studio dei Collemboli, con una modi-
fica: le larve, dopo il trattamento chiarificatore, venivano accuratamente svuotate.
Detto metodo presenta qualche difficoltà tecnica (uso di vetrini con incavo e di
opportuno lutante) per la conservazione permanente dei pezzi inclusi, ma risulta
Fig. 1 - Paragephyraulus diplotaxis n. sp.
- Femmina
Female
Fig. 2 - Paragephyraulus diplotaxis n. sp. - Femmina: antenne intere e V antennomero veduto
in due posizioni leggermente diverse. — |
Female: antennae and fifth antennal segment, or third flagellar.
PARAGEPHYRAULUS DIPLOTAXIS N. GEN., N. SP. SALA
utilissimo per lo studio di questi ultimi, i quali mantengono forma e dimensioni
inalterate ed inoltre si possono sempre spostare, girare e aggiustare come si vuole.
Le osservazioni morfologiche e le riprese fotografiche sono state fatte al fotomi-
croscopio Zeiss III, in campo chiaro, contrasto di fase e contrasto interferenziale,
secondo i casi.
In considerazione della notevole variabilità di numerosi caratteri morfolo-
gici distintivi, come sopra accennato, la descrizione della specie è stata fatta uti-
lizzando contemporaneamente e comparativamente diversi esemplari (10 femmi-
ne, 10 maschi e 10 larve mature, presi a caso) i quali, variamente dissecati se-
condo le esigenze di studio, inclusi e montati i pezzi di ciascuno su più vetrini,
sono conservati nella collezione dell’ Autore (presso l’Istituto di Entomologia agra-
ria dell’Università di Bari), insieme a numerosi campioni di galle, larve e adulti
di ambo i sessi della nuova specie, raccolti negli anni 1974-81 nella stessa epoca
e nello stesso luogo sopra menzionati.
Il significato dei simboli riportati nelle figure è il seguente:
Italiano English
N antenna antenna
AE, edeago — aedeagus
AN, __ papille anali anal papillae
AV, | appendici ventrali ” basal lobes ” embracing the aedeagus
CA, capo head
(dolori: sus real: o neck
Co; nervatura costale ; costal vein
Cu nervatura cubitale cubital vein
DE; dotto eiaculatore ejaculatory duct
DG; papille dorsali dorsal papillae
iL, ‘filetto appresso appressed circumfilum
G, galla gall
GG. gonocoxite gonocoxite
GS, gonostilo gonostyle
i EE papille laterali lateral papillae
PH, fallotrema phallotreme
IT; papille pleurali pleural papillae
PS, papille pleuro-sternali pleuro-sternal papillae (= inner pleural
| papillae)
PT, protorace prothorax
BB, nervature radiali radial wing veins
rm-m, nervatura trasversale cross vein
SL, spiracolo tracheale spiracle
SO; squamette scales
ss spatola sternale sternal spatula (breastbone)
ST. papille sternali sternal papillae
TE; papille terminali terminal papillae
ws) urosterno : | urosternite
UT, urotergo urotergite
VA, papille ventrali anteriori anterior ventral papillae
NP. papille ventrali posteriori posterior ventral papillae
Pel ES: tipi di setole antennali types of antennal setae
VII, VIII,
uromeri .
uromeres
318 M. SOLINAS
Fig. 3 - Paragephyraulus diplotaxis n. sp. - Femmina: palpi mascellari di tre diversi esemplari.
Female: maxilary palps of three different specimens.
Paragephyraulus n. gen.
Secondo le chiavi analitiche di RUEBSAAMEN-HEDICKE (1925-39), ancora va-
lide e sostanzialmente le uniche per la distinzione degli adulti delle supertribù,
tribù e subtribù della sottofamiglia Cecidomyiinae (cfr. HARRIS, 1966; MAMAEV,
1968; SyLvÉn, 1975 e 1981), il genere Paragephyraulus si colloca in detta sot-
tofamiglia per avere: ali con 4 nervature longitudinali, primo tarsomero raccor-
ciato e molto più breve del secondo; nella supertribù Oligotrophidi per avere:
ali con Rı ed Rs bene staccate dalla Co, ed R° terminante prima dell’apice alare a
una distanza da questo minore della distanza fra l’estremitä di Cu; e l’apice alate
medesimo, forcipe copulatorio con articoli basali (gonocoxiti) privi di appendici
distali ma con appendici ventrali (” Penisscheide ” di Ruebsaamen, Hedicke, |. c.)
fortemente sviluppate e lunghe come la lamella superiore (= X urotergo) o più
lunghe; nella tribù Poomyiini per avere: palpi mascellari 4-articolati, articoli di-
stali (gonostili) del forcipe pubescenti dalla base fin oltre metà lunghezza; nella
subtribù Geocryptina per avere: ali con Rs terminante visibilmente prima dell’apice
alare.
Il nuovo genere potrebbe considerarsi, in base alla morfologia degli adulti,
piuttosto vicino ai generi Gephyraulus Ruebs. e Wachtliella Ruebs. della medesi-
ma subtribù (Geocryptina), dai quali però si distingue nettamente per la struttura
dell’ovopositore; mentre, in base ai caratteri morfologici della larva, il nuovo ge-
nere si allontana notevolmente da detti generi, accostandosi piuttosto al gen. Da-
sineura Rond., della medesima supertribù (Oligothophidi) ma di un’altra tribù
(Dasineurini). Pertanto sembra opportuna l’istituzione di un genere nuovo in cui
PARAGEPHYRAULUS DIPLOTAXIS N. GEN., N. SP. 319
collocare la specie in studio. Il nome Paragephyraulus è stato scelto in relazione
alla notevole affinità (particolarmente etologica ed ecologica) col gen. Gephyrau-
lus Ruebs.
Specie tipica: Paragephyraulus diplotaxis n. sp.
Fig. 4 - Paragephyraulus diplotaxis n. sp. - Femmina: ala intera e particolari prossimale e
costale variamente ingranditi.
Female: wing and its proximal and costal details variously enlarged.
320 M. SOLINAS
Paragephyraulus diplotaxis n. sp.
Femmina — E’ una tipica cecidomia (Fig. 1) di colore fondamentalmente
bruno-grigiastro, dal corpo allungato e di grandezza alquanto variabile: poco meno
di 2 mm di lunghezza in media, antenne escluse e ovopositore in posizione di ri-
poso. L’addome, i bilancieri e le aree meno sclerificate lasciano trasparire il con-
tenuto interno di colore giallastro; mentre gli occhi sono neri e le parti più scle-
rificate del torace e dell'addome sono di colore bruno-scuro.
Il capo è ipognato, sferoidale ma alquanto schiacciato in senso antero-poste-
riore, provvisto di grandi occhi composti confluenti al vertice e formati da nume-
rosi ommatidi con corneole subcircolari alquanto convesse. Le antenne (Fig. 2)
Fig. 5 - Paragephyraulus diplotaxis n. sp. - Femmina: a, zampa anteriore; b, V tarsomero della
medesima; c, d, particolari del pretarso (unghie ed empodio) delle zampe anteriori di
due esemplari diversi mostranti la variabilità di sviluppo dei due processi basali delle
unghie; e, unghie di zampa mesotoracica; f, unghie ed empodio di zampa metatoracica;
g, particolare degli ultimi due tarsomeri con squamette (c, d, e, f, g: ugualmente in-
granditi).
Female: a, fore leg; b, fifth tarsal segment of the same; c and d, details (a claw and
empodium) of the fore-leg pretarsus, of two different specimens, showing the great
variability of the two basal processes of the claws; e, claws of a second pair leg; f,
claws and empodium of a hind leg; g, details of the fourth and fifth tarsal segments
showing scales (c, d, e, f, g, equally enlarged).
18
PARAGEPHYRAULUS DIPLOTAXIS N. GEN., N. SP. 321
sono relativamente brevi, formate da 2 + 12 antennomeri, dei quali i primi due
(scapo e pedicello) subglobosi e strutturalmente più semplici rispetto a quelli del
flagello che sono subcilindrici (escluso l’ultimo), quasi sessili e provvisti di due
verticilli di sensilli tricoidei disposti uno presso la base dell’antennomero, con
setole più brevi (di I tipo sensu SoLINAS, 1965) non superanti di norma metà lun-
ghezza dell’antennomero, e l’altro sulla parte media e subdistale del medesimo, con
setole più lunghe (di II tipo, sensu SoLINAS, |. c.), alcune visibilmente più lun-
ghe dell’intero antennomero. Gli articoli del flagello sono inoltre forniti ciascuno
di due verticilli di ” filetti appressi ”, disposti uno inferiormente e l’altro supe-
riormente alle setole del verticillo distale, collegati tra loro da due tratti longitu-
dinali del medesimo filetto. I primi due articoli del flagello sono connati. I palpi
mascellari sono formati da 4 articoli, dei quali il primo è relativamente breve, il
2° ed il 3° sono quasi ugualmente lunghi ma quest’ultimo è notevolmente più
sottile; il quarto palpomero è di regola il più lungo ma la sua forma può variare
Fig. 6 - Paragephyraulus diplotaxis n. sp. - Femmina: addome dal lato destro, con ovoposi-
tore patzialmente estroflesso e particolari del pezzo fusiforme (VII + VIII urite in
posizione di riposo) e dell’ovopositore.
Female: abdomen (fron the right side) showing telescopic ovipositor partially elon-
gated, its spindle-shaped part (VII and VIII segments) and the ovipositor.
322 M. SOLINAS
notevolmente (Fig. 3); sono provvisti di setole robuste e variamente sviluppate,
di squamette simili a quelle della costa alare e di microtrichi non in gruppi.
Il torace è provvisto di ali bene sviluppate, lunghe poco meno del corpo (ovo-
positore introflesso) e più del doppio rispetto alla propria larghezza massima, ri-
vestite di setole squamiformi generalmente sottili ma relativamente larghe sul mar-
gine costale (Fig. 4), provviste di 4 nervature longitudinali (Co, Ri, R°, e Cu) ed
una trasversale (rm-m), delle quali la Co e la R: appaiono longitudinalmente con-
fluenti per il fatto che lo spazio tra l’una e l’altra nervatura risulta quasi sempre
notevolmente sclerificato; la Cu è di regola scarsamente visibile, mentre la Rs ri-
sulta indistinta o assente. Le zampe sono simili tra loro nell’aspetto generale e
nei singoli articoli ma sono crescenti in lunghezza dal primo al terzo paio, sono
rivestite di setole e di squamette (Fig. 5). Il pretarso è formato da un empodio
bene sviluppato, da due pulvilli brevi e difficilmente visibili e da un paio di un-
ghie adunche, lunghe visibilmente meno dell’empodio e provviste (nelle tre paia
di zampe) inferiormente alla base di due processi variamente sviluppati ma gene-
ralmente modesti ed ineguali (quello distale più grande).
Fig. 7 - Paragephyraulus diplotaxis n. sp. - Femmina: parte distale dell’ovopositore, visto dal
lato sinistro e dal dorso, e ” lamella inferiore” (= X urosterno) dal ventre: tutti ugual-
mente ingranditi.
Female: distal end of the ovipositor (left and dorsal sides) and the inferior lamella
(= urosternite, ventral side).
PARAGEPHYRAULUS DIPLOTAXIS N. GEN., N. SP. 323
Fig. 8 - Paragephyraulus diplotaxis n. sp. - Maschio: antenna intera e antennomeri IV, V e
VI (III e VII parzialmente visibili; III e IV chiaramente connati) e particolari dei
medesimi a maggiore ingrandimento.
Male: antenna whole, its IV, V and VI segments (III and VII partially visible; III
and IV apparently connate), and some details of the same segments more enlarged.
324 NE SOLINAS
Fig. 9 - Paragephyraulus diplotaxis n. sp. - Maschio: a, ipopigio dal dorso, mostrante il forcipe
copulatorio e la lamella superiore (X urotergo); b, lo stesso dal ventre, mostrante le
” appendici ventrali’ (” Penisscheide ” di Rübsaamen - Hedicke, 1. c.) e l’edeago; c,
lo stesso in sezione ottica sagittale mostrante l’edeago, le appendici ventrali e la ” la-
mella inferiore ” (X urosterno); d, lo stesso mostrante la ” lamella inferiore ” dal ven-
tre. a, b ugualmente ingranditi; c, d ugualmente ingranditi.
Male: a, Hypopygium (dorsal side) showing the forceps and the superior lamella (X
urotergite); b, idem (ventral side) showing the basal lobes (AV) embrancing the
aedeagus (AE); c, idem (optical sagittal section) showing the aedeagus, the ventral
lobes and the inferior lamella (X urosternite); d, idem showing the inferior lamella.
a and b, equally enlarged; c and d, equally enlarged.
PARAGEPHYRAULUS DIPLOTAXIS N. GEN., N. SP. 325
L’addome è formato da 10 uromeri bene distinti, dei quali i primi tre sono
gradualmente crescenti in larghezza, i successivi fino al 6° sono gradualmente at-
tenuati. Il 7° e 1’8° uromero sono fusi insieme a formare un vistoso pezzo fusi-
forme (visto dal dorso al ventre) alquanto schiacciato in senso dorso-ventrale
(Fig. 6), il quale contiene una notevole massa muscolare atta a muovere con forza
l’ovopositore onde consentire al medesimo di vincere la resistenza dei bocci fiorali
serrati all’introduzione dell’ovopositore stesso. Quest’ultimo è notevolmente estro-
flettibile e risulta formato dagli uromeri 9° e 10°. La ” lamella superiore ” (=
10° urotergo) è interamente sclerificata e rigida, alquanto schiacciata in senso la-
terale a mo’ di cuneo, distalmente arrotondata e rivolta in su ed ivi provvista di
una dozzina circa di sensilli tricoidei con setola breve e robusta; essa risulta dor-
salmente e lateralmente glabra, mentre sulla faccia ventrale è rivestita di micro-
trichi e presenta ancora 5-6 setole relativamente lunghe e sottili (Fig. 7). La
struttura di detta lamella risulta un adattamento morfologico alla funzione di pe-
netrazione fra gli organi fiorali ancora serrati in bocciolo, onde poter deporre le
uova internamente a questo. La ” lamella inferiore” (10° urosterno) è membra-
nacea, piuttosto breve, subtriangolare, rivestita di microtrichi e provvista distal-
mente di due setole simili a quelle ventrali della lamella superiore (Fig. 7).
Maschio — Si distingue facilmente dalla femmina per avere le antenne no-
tevolmente più lunghe, l’addome sottile e per la caratteristica armatura genitale
Lipopigio) più scura del colore fondamentale del corpo che è simile a quello della
emmina.
Le antenne (Fig. 8) sono costituite da 2 + 13 (meno frequentemente 14) ar-
ticoli: scapo e pedicello simili a quelli della femmina; gli antennomeri del flagello
hanno un corpo subcilindrico (progressivamente più piccolo negli articoli dalla
base all’apice dell’antenna) sormontato da un collo glabro, progressivamente più
allungato negli articoli intermedi e distali (escluso l’ultimo che ne è privo), sono
rivestiti di microtrichi ed hanno, analogamente alla femmina, due verticilli di sen-
silli tricoidei: quello inferiore con setole di I tipo, lunghe circa 2/3 del corpo
dell’antennomero, quello superiore con setole di II tipo, lunghe fino a 3,5 volte
rispetto al corpo dell’antennomero, e presentano ciascuno, come nella femmina,
due verticilli di ” filetti appressi ” tra loro collegati da due tratti longitudinali del
medesimo filetto. I primo due articoli del flagello sono connati, come nella
femmina. |
I pretarsi sono simili a quelli della femmina.
L’ipopigio (Fig. 9) presenta il forcipe copulatorio con articoli basali (gono-
coxiti) di grandezza media, subcilindrici nel tratto medio e distale, rivestiti di mi-
crotrichi e con numerose setole, forniti alla base di ” appendici ventrali ” (’’ Pe-
nisscheide ” di Ruebsaamen, Hedicke, 1. c.) lunghe più del 10° urotergo, medial-
mente saldate all’edeago, rivestite di microtrichi variamente orientati e partico-
larmente lunghi sul vistoso rigonfiamento dorso-prossimale, provviste all’apice cia-
scuna di 3-4 sensilli tricoidei con base molto ampia e con setola minuta. Gli
articoli terminali del forcipe (gonostili) sono relativamente piccoli, alquanto incur-
vati verso l’interno, gradualmente attenuati dalla base all’apice, dove terminano
con una robusta sclerificazione unguiforme. L’edeago è subcilindrico ma sradual-
mente e notevolmente schiacciato in senso dorso-ventrale verso l’apice. La ” la-
mella superiore” (10° urotergo) è posteriormente bilobata. con incisione profon-
da, stretta e arrotondata. con lobi ampi, subtriangolari distalmente arrotondati,
rivestiti di microtrichi uniformemente distribuiti e con poche setole di media gran-
326 M. SOLINAS
Fig. 10 - Paragephyraulus diplotaxis n. sp. - Maschio: lamella inferiore (X urosterno) di tre
diversi esemplari (prime due ugualmente ingrandite) mostrante il margine posteriore
intero (a sinistra) o variamente inciso.
Male: inferior lamella (X urosternite) of three different specimens (first and second
equally enlarged) showing the posterior margin entire or more or less deeply incised.
dezza lungo i margini laterali ed apicali. La ” lamella inferiore ”’ (10° urosterno;
figg. 9 e 10) è subrettangolare, longitudinalmente allungata, posteriormente quasi
intera o più o meno profondamente incisa ed ivi fornita di 2-4 setole laterali di
media grandezza; è rivestita di microtrichi uniformemente distribuiti.
Larva — Nella terza ed ultima età ha un colore giallastro e mostra il tegu-
mento quasi interamente verrucoso (perciò risulta opalescente anche ad occhio
nudo); a maturità misura mediamente 2,5 mm di lunghezza e 0,6 mm di larghezza
ai primi uromeri.
Il capo & normalmente piccolo (Fig. 11), con antenne biarticolate: primo
antennomero largo e corto, il secondo lungo circa due volte la sua larghezza
massima.
Il torace presenta il primo segmento distinto in un ” collo ”, provvisto di
6 papille collari (” Collarpapillen ” di Moehn, 1955) inermi, disposte normalmen-
te (2 al dorso, 2 al ventre e 1 da ciascun lato), e un protorace propriamente detto
recante latero-dorsalmente un paio di stigmi normali e fornito delle papille se-
guenti: 6 papille dorsali (” Dorsalpapillen ” di Moehn) poste su una fila ‘anteriore
agli stigmi e provviste di setola mediocremente sviluppata (Fig. 12: DO) più lun-
ga nelle due mediane e più breve nelle laterali; 4 papille pleurali (” aeussere Pleu-
ralpapillen ” di Moehn), disposte due per lato: una superiore, con setola della
stessa grandezza delle dorsali mediane, e una inferiore con setola visibilmente più
lunga; 2 papille pleuro-sternali (” innere Pleuralpapillen ” di Moehn) con setola
di regola minuta (Fig. 13: PS) ma in qualche caso bene sviluppata (Fig. 14); 2
papille sternali (” Sternalpapillen ” di Moehn) inermi (Figg. 12, 13 e 14: ST); 8
papille laterali (” Lateralpapillen ” di Moehn), 4 per parte ai lati della spatola
sternale, disposte tipicamente, ma non sempre, su due modeste convessità mam-
mellonari: una inerme sulla convessità più vicina alla spatola ed una inerme + 2
con microcheta sulla convessità esterna (Fig. 13: LA), secondo il modello base
(sensu SYLVÉN, 1975) 4: 2: 2 (ossia 4 papille, di cui 2 con microcheta e 2 iner-
mi), rispetto al quale si riscontra con una certa frequenza (sia pure da un solo
PARAGEPHYRAULUS DIPLOTAXIS N. GEN., N. SP. 327
Fig. 11 - Paragephyraulus diplotaxis n. sp. - Larva matura: parte anteriore vista dal dorso e dal
lato destro e particolare del capo.
Full grown larva: anterior part of the body (dorsal and right side) and head (insert).
328
M. SOLINAS
Fig. 12 - Paragephyraulus diplotaxis n. sp. - Larva matura: pronoto e parte anteriore del meso-
noto, prosterno e mesosterno, ugualmente ingranditi. —
Full grown larva: pronotum and anterior part of the mesonotum, prosternum and
mesosternum, equally enlarged.
PARAGEPHYRAULUS DIPLOTAXIS N. GEN., N. SP. 329
lato della larva) la variante 3 : 2: 1 (Fig. 14), ciò in seguito, molto spesso, alla
assenza della papilla laterale più vicina alla spatola. La spatola sternale è bene
sviluppata, con la parte anteriore libera bilobata (lobi ampiamente arrotondati e
incisione più o meno profonda: Figg. 12, 13 e 14: SS) e con lo stilo notevolmente
allargato nella metà anteriore e particolarmente spesso. Il mesotorace ed il meta-
torace sono privi di stigmi e di spatola sternale e presentano le papille pleuro-
sternali normalmente fornite di setola bene sviluppata (Fig. 14: PS), per il resto
sono molto simili al protorace.
Fig. 13 - Paragephyraulus diplotaxis n. sp. - Larva matura: particolari della figura precedente
con a fuoco la papilla pleuro-sternale sinistra (comportamento normale) e le papille
laterali (modello base 4: 2: 2 della specie).
Full grown larva: two details of the previous figure showing one pleuro sternal papilla
(normal condition) and the lateral papille (basic model of this species 4: 2: 2).
330 M. SOLINAS
Fig. 14 - Paragephyraulus diplotaxis n. sp. - Larva matura: particolare del prosterno, mostrante
lo sviluppo anormale della setola pleuro-sternale e l’assenza della papilla laterale interna
(modello anomalo 3 : 2: 1), e particolare del mesosterno mostrante le papille pleuro-
sternale, laterali e sternale normali. Particolari ugualmente ingranditi.
Full grown larva: details of the prosternum showing abnormal development of the
pleuro-sternal seta and lack of the internal lateral papilla (abnormal model 3 : 2 : 1),
and detail of the mesosternum showing pleurosternal, lateral and sternal papillae in
normal condition. Details equally enlarged.
L’addome è costituito da 10 segmenti, dei quali soltanto 9 sono visibili dal
dorso, mentre il decimo circonda l’apertura anale e risulta più o meno introflesso
in posizione di riposo. I primi sette uromeri sono simili tra loro, presentano cia-
scuno un paio di stigmi normali e sono dotati delle papille seguenti: 6 papille dor-
sali, situate su una fila posteriore agli stigmi e provviste di setola simile a quella
delle papille omonime del torace (Fig. 15: DO); 4 papille pleurali, due per parte,
disposte e sviluppate come nel torace (Fig. 15: PL); 2 papille ventrali anteriori
(” vordere Ventralpapillen ” di Moehn) inermi, situate al centro di un mammel-
lone, similmente alle papille sternali del mesotorace e del metatorace (Fig. 15:
VA); 2 papille ventrali posteriori (” hintere Ventralpapillen ” di Moehn), una per
parte, provviste di setola sviluppata come nelle pleuro-sternali del mesotorace e
del metatorace (Fig. 15: VP). L’8° uromero differisce dai precedenti per avere
PARAGEPHYRAULUS DIPLOTAXIS N. GEN., N. SP. 321
Fig. 15 - Paragephyraulus diplotaxis n. sp. - Larva matura: parte sinistra del VII urotergo e
VII urosterno, ugualmente ingranditi.
Full grown larva: left side of the VII urotergite and VII urosternite, equally enlarged.
gli stigmi più grossi e situati dorsalmente presso il margine del segmento, per la
presenza di 2 sole papille dorsali, provviste di setola variamente sviluppata (fino
quasi talvolta a scomparire) ma più frequentemente poco inferiore alle dorsali del-
l’urite precedente (Fig. 16: DO), e di 2 sole papille ventrali, una per parte, prov-
viste di setola ordinariamente breve (Fig. 16: VA), talora brevissima; raramente
si riscontrano 3 papille ventrali, per la presenza di una papilla soprannumeraria
situata lateralmente e posteriormente a una delle papille normali, come se si trat-
tasse di una ventrale posteriore. Il 9° uromero è molto più piccolo dell’ottavo,
posteriormente arrotondato e provvisto di 6 papille terminali (” Terminalpapil-
len ” di Moehn), tre per parte, con setola mediocremente sviluppata e di lunghez-
za alquanto variabile (Fig. 17: TE); dette papille si presentano con una certa
frequenza numericamente ridotte, ossia in numero di 5 (3 da un lato e 2 dall’al-
tro) o di 4 (2 per parte). Il 10° uromero presenta 4 papille anali (” Analpapillen ”
di Moehn), disposte simmetricamente, due per parte, ai lati della fessura anale,
su altrettanti mammelloni (Fig. 17: AN), similmente alle papille ventrali anteriori
dei primi sette uromeri ma, diversamente da queste, esse risultano provviste di
una formazione centrale puntiforme (Fig. 17); anche le papille anali si presentano
frequentemente ridotte di numero per la mancata formazione di qualche papilla.
Fig. 16 - Paragephyraulus diplotaxis n. sp. - Larva matufa:
ugualmente ingranditi.
Full grown larva: VIII urotergite and VIII urosternite, equally enlarged.
VIII urotergo e VIII urosterno,
Gib C2
Fig. 17 - Paragephyraulus diplotaxis n. sp. - Larva matura: parte posteriore destra del IX uro-
mero, con papille terminali normali, e X uromero con papille anali normali (ugual-
mente ingranditi).
Full grown larva: right terminal side of the IX uromere showing terminal papillae
normal, and X uromere with anal papillae normal (equally enlarged).
PARAGEPHYRAULUS DIPLOTAXIS N. GEN., N. SP. 500
Fig. 18 - Diplotaxis muralis D.C. con galle fiorali prodotte da Paragephyraulis diplotaxis n. sp.
Flower galls caused by Paragephyraulus diplotaxis 7. sp. on Diplotaxis muralis D.C.
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Cecidomyiidae) including an attempt to correct for allometric deviations - Entomologica
scandinavica, suppl. 15: 185-210.
SyLVÉN E., 1975 - Study on Relationships between Habits and External Structures in Oligotro-
phidi larvae (Diptera, Cecidomyiidae) - Zoologica Scripta, 4 (2, 3): 55-92.
RIASSUNTO
Vengono descritti un genere ed una specie nuovi pez la Scienza: Paragephyraulus diplotaxis
n. g. n. sp. I caratteri morfologici distintivi del nuovo genere sono rappresentati essenzialmente,
per gli adulti, dalla struttura particolare dell’ovopositore e dell’ipopigio, e per la larva dell’ultima
età dal comportamento delle papille pleuro-sternali del protorace (provviste di setola), delle
ventrali anteriori (in numero di 2) e delle terminali (in numero di 6). I caratteri morfologici
specifici vengono descritti nei minimi particolari e sono illustrati nelle figure 1-17, i cui sim-
boli sono spiegati nel capitolo sui materiali e metodi.
ABSTRACT
Studies on Diptera Cecidomyiidae. IV. Paragephyraulus diplotaxis #. gen., n. sp.
The main moxphological characteristics which make it easy to identify the new genus
are: the particular structure of the ovipositor (Figs. 6 and 7) and of the hypopygium (Figs. 9
and 10), and the number or structure and arrangement of the following larval papillae: pleuro-
sternal papillae with seta on the prothorax, as in Figs. 13 and 14 (PS), anterior ventral papillae,
only 2 (Fig. 15: VA), terminal papillae, only 6 (Fig. 17: TE). The specific morphological characte-
ristics are described and illustrated in Figs. 1-17, the explanation of which is given in English
below the single figure and in the chapter on materials and methods.
Indirizzo dell’A.: Istituto di Entomologia Agraria, Facoltà di Agraria, via Amendola 165/A -
70126 Bari.
Mem. Soc. ent. ital., Genova, 60 (1981): 335-341, 20.11.1982
LIVIO TAMANINI
DIMORPHOCORIS SERVADEII N. SP., DEGLI APPENNINI
(Heteroptera Miridae)
In una serie di Eterotteri inviatimi in studio dalla Signora Sarah Mascherini
del Museo Zoologico de « La Specola » di Firenze, ho trovato alcuni Dimorpho-
coris brachitteri raccolti sul Monte Catria nelle Marche e nei pressi di Presenzano
in Campania. Si tratta di una entità nuova per l’Italia che appartiene ad un grup-
po di specie a distribuzione preminentemente sud-mediterranea.
Dedico la nuova specie alla memoria del caro amico prof. Antonio Servadei
che ha dedicato a queste ” care bestiole ” tanto del suo ” tempo libero ”. A Lui
dobbiamo la maggiore opera italiana sugli Emitteri: il « Catalogo topografico e
sinonimico dei Rincoti », opera fondamentale per ulteriori ricerche geonemiche su
questo gruppo di insetti in Italia.
Dimorphocoris servadeii n. sp.
La nuova entità appartiene al gruppo dei Dimorphocoris con ambedue i sessi
brachitteri ed è assai vicina al D. saulii Wagner 1965.
Colorazione del maschio. Il capo è nel complesso giallo-paglia, ha sul ver-
tice due distinte macchie rettangoloidi castaneo-fuliginee, davanti ad esse si tro-
vano 4-5 brevi strie con disposizione concentrica e molto variabili; sul margine
posteriore della fronte sono allineate sei macchie puntiformi con un pelo nero;
tutta la superficie anteriore del capo è cosparsa di piccoli punti castanei più o
meno evidenti. Anche negli esemplari molto scuri, per dilatazione delle macchie,
rimangono chiaramente evidenti una fascia bianca che dal vertice giunge fino al
clipeo, due macchie a ridosso degli occhi e le guance. Le antenne sono testaceo-
chiare, il primo articolo ha 4-5 punti fuliginei dai quali esce un robusto pelo nero;
la parte distale del secondo ed i due ultimi articoli tendono al castaneo chiaro. Il
rostro è castaneo eccetto il secondo articolo che si mantiene paglierino anche ne-
gli esemplari più scuri.
LS
Il protorace è nel complesso castaneo chiaro, ai lati del pronoto ha una larga
fascia fuligineo-castanea che si allarga sulle pleure; la fascia centrale chiara del
pronoto può essere oscurata da minute macchie puntiformi. Lo scutello ripete la
colorazione della parte centrale del pronoto e, come quello, ha una stretta banda
gialla nel mezzo. Una fascia longitudinale pure gialla accompagna il bordo costale,
estendendosi per due quinti della larghezza delle nere, ridotte emielitre (figg. 1
e 7). I pezzi sternali del protorace, comprese le coxe, sono in modo predominante
chiari; ognuno è marginalmente oscurato nella porzione superiore. Le zampe sono
nel complesso testaceo-chiare, negli esemplari più scuri i femori possono essere
336 L. TAMANINI
castanei, eccetto la porzione distale. Le tibie hanno solo la parte distale oscurata,
mentre i tarsi sono castaneo-fuliginei.
L’addome & nel complesso fuligineo, la fascia centrale dei primi sei tergiti,
negli esemplari chiari, è paglierina con numerosi punti fuliginei; negli esemplari
più melanici i punti si allargano fino a oscurare tutta la fascia centrale. I conne-
xivi sono sempre molto chiari. Gli sterniti sono fuliginei e negli esemplari più
chiari i primi cinque sterniti presentano una macchia chiara ai lati. Il segmento
genitale è completamente nero, eccetto lo sperone superiore che è in parte castaneo.
Le varie parti del corpo hanno una peluria breve semieretta e nera. Il pro-
noto ed i tergiti hanno una seconda peluria molto breve, adagiata e argentea;
sulle regioni inferiori la peluria breve diviene gialla.
Colorazione della femmina. Il colore delle varie parti delle femmine è giallo-
paglia; le macchie e la punteggiatura fuliginea sono molto ridotte. La macchia
scura ai lati del pronoto non raggiunge le pleure nè il margine anteriore e poste-
riore. Lo scutello è completamente chiaro. Una banda chiara decorre lungo il
bordo costale delle emielitre, che occupa per un terzo della larghezza; gli altri
due terzi sono più intensamente pigmentati. Un alone castaneo è presente sul
margine distale ed una vaga macchia ferruginea è sul clavo all’altezza dello scutello.
I tergiti sono cosparsi di numerosi punti fuliginei che, marginalmente, si
allargano fino a formare quasi una fascia irregolare scura. Le regioni inferiori sono
prive di punti neri, l’ovopositore ed i tergiti a contatto con lo stesso sono casta-
nei. La peluria è come nei maschi.
Caratteri morfologici. Il corpo è brachittero in ambedue i sessi, nell’olotipo
è lungo mm 3,53 cioè 3,5 volte la larghezza del pronoto, nell’allotipo è mm 3,30
cioè 3,2 volte la larghezza del pronoto.
Il capo è più largo che alto e leggermente più largo della maggiore larghezza
del pronoto; quando non è proteso in avanti, gli occhi sono a contatto con gli
angoli anteriori del pronoto. Il vertice, visto di fronte, ha il margine superiore
leggermente ondulato (figg. 2, 3) e, nella zona occupata dalla macchia rettango-
loide fuliginea, è leggermente incavato. Il rapporto vertice-occhio nell’olotipo è
2,66 e nell’allotipo 3,28. La lunghezza delle antenne è diversa nei due sessi. Nel-
l’olotipo il I articolo è 0,85 volte ed il II 2,18 volte la larghezza del vertice; il
III è 0,74 volte il II ed il IV è 0,64 volte il III articolo. Nell’allotipo il I atti-
colo è 0,68 volte ed il II 1,32 volte la larghezza del vertice; il III è 0,82 volte
il II ed il IV è 0,73 volte il III articolo. Il rostro raggiunge le anche posteriori.
Il pronoto è rettangolare, ha gli angoli posteriori leggermente divergenti e
gli anteriori arrotondati. I margini laterali sono diritti o leggermente concavi. I
calli anteriori sono isolati e poco evidenti. Lo scutello è più largo che lungo, il
rapporto delle due dimensioni oscilla tra 1,7 e 2,0.
Le emielitre sono completamente prive di membrana e giungono fino al terzo
tergite, il loro margine posteriore è leggermente ondulato e negli esemplari non
deformati (dalla cattiva preparazione) il margine posteriore delle due emielitre for-
ma un angolo ottuso (fig. 1).
L’addome del maschio è solo leggermente dilatato verso il mezzo, mentre
quello della femmina è ovale, chiaramente convesso su tutti i quattro lati. I con-
nexivi sono bene sviluppati fino al sesto urite.
DIMORPHOCORIS SERVADEII N. SP. 337
Figg. 1-7. Dimorphocoris servadeii n. sp. - Fig. 1, maschio paratipo; fig. 2, capo visto anterior-
mente della femmina allotipo; fig. 3, capo visto anteriormente di maschio paratipo; fig. 4, pro-
filo del capo di maschio paratipo; fig. 5, estremità dell'addome del maschio di profilo; fig. 6,
emielitra di femmina paratipo; fig. 7, emielitra di maschio paratipo.
338 L. TAMANINI
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Figg. 8-14. Dimorphocoris servadeii n. sp. - Figg. 8, 9, paramero destro di paratipo; figg. 10,
11, parameri destro e sinistro di maschio di Presenzano; figg. 12, 13, paramero sinistro di ma-
schio paratipo (nella fig. 13 è la parte distale a maggiore ingrandimento); figg. 14, 15, arma-
tura interna della vescica di un paratipo (fig. 14) e di un maschio di Presenzano (fig. 15) in
posizione un poco diversa.
DIMORPHOCORIS SERVADEII N. SP. 339
Nel maschio il segmento genitale è molto grande, ha un’ampia apertura e nel
mezzo del margine superiore della stessa ha uno sperone volto in dietro (figg. 1
e 5). Il paramero sinistro è piegato ad angolo retto e sulla curva ha un gruppo
di peli neri. Il paramero destro è circa il doppio più grande, ha la base appiattita
ed i lati paralleli; il terzo distale del corpo (corpus parameri) piegato ad uncino,
appiattito e con una serie di peli neri sul lato superiore (figg. 8-13). La parte di-
stale della vescica contiene un’armatura conica coperta da minute scaglie e pie-
ghe longitudinali sclerotizzate (figg. 14, 15).
Typi — La descrizione viene eseguita su 6 6 g e 2 9 9 mutilati raccolti
da Cavanna sulla Cima Catria. Gli esemplari portano il cartellino originale con
« Cima Catria, 11.VIII.80, Cav. ». Olotipo, allotipo e 4 paratipi sono nelle col-
lezioni del Museo Zoologico « La Specola » dell’Università degli Studi di Firenze,
2 paratipi in coll. autore.
Derivatio nominis — Dedico la specie al prof. dott. Antonio Servadei in
segno di omaggio alla sua attività emitterologica.
OSSERVAZIONI
Il Dimorphocoris servadeti n. sp. è molto vicino al D. saulii Wagner, ma sia
i maschi che le femmine se ne discostano con evidenza per le emielitre più larghe
in rapporto alla loro lunghezza e per i margini posteriori convergenti in un angolo
ottuso e non disposti su una linea retta. Dal confronto con due femmine paratipo ri-
sulta inoltre che il D. saulii ha la fronte più stretta in rapporto alla larghezza del
capo, le antenne e le zampe meno robuste, il pronoto più stretto e la colorazione
più scura. Il capo del saulii, visto di fronte, ha le guance meno convesse per cui
appare più allungato.
La distribuzione delle due specie è nettamente distinta: il servadeii è pro-
prio degli Appennini, mentre il saulii è noto solo della Jugoslavia. WAGNER iden-
tifica la località di raccolta di quest’ultima specie ora con ” Illyrien: Auremiano
bei Triest ” (1965), ora con ” Venetien: Triest (Mt. Auremiano ”’) (1969), ora con
” Venetien (Triest)” (1973); si tratta in ogni caso del M. Auremiano, noto come
Vremscica agli Iugoslavi, sotto il cui dominio oggi si trova il territorio carsico in
questione. i
I maschi del D. servadeii si differenziano da quelli del D. saulii oltre che per
i caratteri delle parti genitali (vedi figg.), per gli stessi caratteri messi in evidenza
nelle femmine. Nei maschi sono più evidenti le differenze nei rapporti di lunghez-
za dei vari articoli delle antenne, come risulta anche dalla tabella delle dimen-
sioni che si riporta.
I tre maschi di Presenzano (Campania), dei quali è fatto cenno nella pre-
messa, non vengono compresi nella serie tipica perché hanno un cartellino incom-
pleto (porta solo la scritta ” Presenzano ”), sono troppo mutilati negli arti e nelle
antenne, non vi sono le femmine. Le parti genitali, nel loro complesso, sono pres-
soché uguali a quelle dei maschi del monte Catria; solo i parameri sono legger-
mente diversi, più robusti in rapporto alla lunghezza del corpo ed il destro ha
inoltre la porzione distale più curvata (figg. 10 e 11). Nella armatura della ve-
scica non si riscontrano differenze.
L. TAMANINI
340
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DIMORPHOCORIS SERVADEII N. SP. 341
Ringraziamenti — Mi sia permesso ringraziare anche qui il Direttore del Museo Zoologico
de « La Specola » prof. B. Lanza e la coordinatrice signora S. Mascherini per avermi data la
possibilità di studiare l’interessante materiale raccolto dal vecchio entomologo Cavanna.
Debbo riconoscenza al rag. Sauli di Trieste per avermi concesso l’esame delle due femmine
paratipi e per le esatte notizie sulla ubicazione della località tipica del D. saulii Wagn.
BIBLIOGRAFIA
SERVADEI A., 1967 - Fauna d’Italia. Rhynchota. Catalogo topografico e sinonimico - Calderini,
Bologna: 351.
WAGNER E., 1965 - Ueber die Gattung Dimorphocoris Reuter, 1891 (Hemiptera, Heteroptera,
Miridae) - Reichenbachia, Dresden, 5: 135-156.
——, 1969 - Ueber Dimorphocoris saulii E. Wagner, 1965 (Hemiptera, Heteroptera, Miridae) -
Boll. Soc. ent. it., Genova, 99-101: 77-80.
——, 1973 - Die Miridae Hahn, 1831, des Mittelmeerraumes und der Makaronesischen Inseln
(Hemiptera, Heteroptera). Teil 2 - Entom. Abhandl. Staat. Mus. Tierk., Dresden, 39
Suppl: 1-429:
RIASSUNTO
L’Autore descrive la nuova specie Dimorphocoris servadeii su esemplari raccolti sul Monte
Catria (nelle Marche) e sui monti di Presenzano (in Campania). La nuova entità appartiene al
gruppo dei Dimorphocoris con ambedue i sessi brachitteri ed è molto vicina al D. saulii Wagner,
1965, della Slovenia (Jugoslavia).
ABSTRACT
Dimorphocoris servadeii n. sp. of the Apennines, Italy (Heteroptera Miridae).
The Author describes Dimorphocoris servadeii on specimens collected on the Monte Ca-
tria (Marches Region), and on the mountains near the Presenzano village (Campania Region).
The new species enters into the group of the Dimorphocoris with both brachypterous sexes
and is very near to D. saulii Wagner of Slovenija (Jugoslavija).
Indirizzo dell’A.: Via Magazol, 4 - 38068 Rovereto (TN).
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Mem. Soc. ent. ital., Genova, 60 (1981): 343-355, 20.11.1982
CARLO VIDANO
Istituto di Entomologia agraria e Apicoltura - Università di Torino
CONTRIBUTO ALLA CONOSCENZA DELLE ZYGINIDIA D’ITALIA
(Homoptera Auchenorrbyncha Typhlocybinae)
Le cicaline del genere Zydinidia sono poco note e meritano maggiore atten-
zione. Esse destano interesse dal punto di vista naturalistico per vari aspetti e ri-
chiedono di essere seguite anche al di fuori dei loro insediamenti abituali, poiché
possono uscire da ecosistemi naturali e inserirsi in agroecosistemi. Per le Zyginidia
d’Italia esistono poche notizie, le quali purtroppo sono anche incerte, a causa di
notevoli vicissitudini sinonimiche, che rendono aleatorie le informazioni relative
alle specie di tale genere anche altrove: praticamente in tutta la regione paleartica.
Il presente contributo è indirizzato alla memoria del compianto prof. Antonio
Servadei in omaggio alla parte della sua attività scientifica dedicata ai Rincoti in
generale ed agli Auchenorrinchi in particolare.
VICISSITUDINI SINONIMICHE
Il genere Zyginidia risale a Haup (1929), ma fu trascurato per molti anni.
Le specie ad esso afferenti, cicaline cremeo-grigiastre lunghe mm 2,5 - 3,5, furono
descritte come Typhlocyba, Erythroneura, Zygidinia, Zygina dai vari AA., secondo
la seguente successione cronologica, dal 1838 al 1969:
Typhlocyba scutellaris Herrich-Schaffer, 1838
Typhlocyba pullula Boheman, 1845
Typhlocyba (Zygina) serpentina Matsumura, 1908
Erythroneura mocsaryi Horvath, 1910
Erythroneura silvicola Ossiannilsson, 1937
Erythroneura silvicola var. alpicola Cerutti, 1939
Erythroneura viaduensis Wagner, 1941
Erythroneura franzi Wagner, 1944
Zyginidia sohrab Zachvatkin, 1947
Erythroneura italica Ribaut, 1947
Erythroneura coacta Ribaut, 1948
Zyginidia koeleriae Zachvatkin, 1948
Zyginidia eremitica Zachvatkin, 1953
Zyginidia coacta caucasica Zachvatkin, 1953
Erythroneura lineata Lindberg, 1954
Erythroneura (Zygina) alexandrina Linnavuori, 1964
Zygina biroi Dlabola, 1967
Zygina quyumi Ahmed, 1969
Con un incisivo intervento della DworaKowsKa (1970), il genere Zyginidia
venne riesumato, nuove combinazoni e numerose sinonimie, alcune proprio sor-
prendenti, furono stabilite, specie nuove vennero descritte: Z. adamczewskii Dwo-
Lavoro eseguito con il contributo del Consiglio Nazionale delle Ricerche.
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rakowska, 1970; Z. alexandrina (Linnavuori, 1964); Z. alpicola (Cerutti, 1939)
(= Erythroneura franzi Wagner, 1944); Z. eremitica Zachvatkin, 1953 (= Z.
coacta caucasica Zachvatkin, 1953); Z. italica (Ribaut, 1947); Z. lineata (Lindberg,
1954) (= Zygina biroi Dlabola, 1967); Z. mocsaryi (Horväth, 1910) (= Erythro-
neura silvicola Ossiannilsson, 1937); Z. pullula (Boheman, 1845); Z. ribauti Dwo-
rakowska, 1970; Z. scutellaris Herrich-Schäffer, 1838), Z. guyumi (Ahmed, 1969),
Z. sohrab Zachvatkin, 1947 (= Erythroneura coacta Ribaut, 1948), Z. viaduensis
(Wagner, 1941).
Dal catalogo di NAST (1972), che comprende anche Zyginidia salina (Mitjaev,
1971), appare che delle suddette specie in Italia sono rappresentate: Z. italica,
Z. lineata, Z. pullula, Z. scutellaris nonché Typhlocyba (Zygina) serpentina Matsu-
mura elencata tra « Typhlocybinae of uncertain generic position ». Le medesime
suddette 5 specie figurano indicate come Zygina nel catalogo di SERVADEI (1967),
al quale si è evidentemente ispirato NAST.
DATI DI RACCOLTA INEDITI E DESCRIZIONE DI NUOVE SPECIE
Impegni vari mi hanno impedito di rendere editi i repetti relativi alle Zygi-
nidia da me accumulati a partite dal 1955, anno in cui incominciai ad occuparmi
di Typhlocybinae. I dati faunistici qui riportati, oltre che coprire un arco di tempo
relativamente lungo, si riferiscono ad areali significativi di varie regioni italiane.
Essi sono frutto di mie raccolte e osservazioni, eccezione fatta per un paio di casi
debitamente citati e riguardanti Z. ribauti e Z. serpentina a proposito dei quali ho
provveduto soltanto alla determinazione delle specie. Molta importanza ho attri-
buito alla localizzazione delle singole entità, cercando di identificare per ognuna
di esse piante ospiti in ecosistemi naturali e in coltivazioni.
Zyginidia adamczewskii Dworakowska
Conosciuta per la descrizione data da DworaKowsKa (1970) su ‘esemplari
(5 Sé e 3 9 2) raccolti da S. Adamezewski in Jugoslavia, presso Dubrovnik.
Dati di raccolta. Campania: Isola di Capri (Napoli), 6.9.1957, 5 4 6 e 5 299, su Agro-
pyron repens, Cynodon dactylon e altre graminacee spontanee, in areale incolto ed arido presso
Anacapri; Positano (Salerno), 8.9.1957, 4 64 e 1 2, su graminacee spontanee, fra scogli, in
ansa litoranea impervia.
Zyginidia italica (Ribaut)
Conosciuta per la descrizione data da Ripaut (1947) su 1 g#, senza elitre,
raccolto da P. Zangheri a Bagnolo di Meldola, Forlì.
Dati di raccolta. Emilia e Romagna: Meldola (Fozli), m 60, 15.8.1964, 3 4 4, 2 9 e ninfe,
su Sorghum vulgare (erbaio) con foglie notevolmente declorofillate; Ibidem, 2 6 6 e 9 £, su
Bromus sp., Festuca sp. e altre graminacee spontanee in fossato asciutto e lungo siepi.
Zyginidia lineata (Lindberg)
Nota per la descrizione di LinpBERG (1954) su 7 esemplari raccolti nelle Isole
Canarie e, come Z. biroi, per la descrizione di DLABOLA (1967) su 12 esemplari
raccolti in Tunisia. Citata per Sardegna e Sicilia (VipANO, 1964).
Dati di raccolta. Sardegna: Arborea (Oristano), m 7, 13.8.1961, 13 64,9 22 e ninfe,
su Zea mays (declorofillazione); S. Giovanni Suergiu (Cagliari), m 17, 19.10.1961, 2 64 e 3
2 2, su Echinochloa crus-galli (declorofillazione); Tottubella di Rumanedda (Sassari), m 53,
16.8.1962, 1 6 e 1 9, su Z. mays (declorofillazione); Villasimius (Cagliari), m 50, 24.8.1963,
1 8 e6 29, su E. crus-galli. Sicilia: Augusta (Siracusa), m 10, 14.4.1962,9 44 e 7 99,
ZYGINIDIA D'ITALIA 345
Fig. 1. Zyginidia pullula Boheman: A, maschio; B, femmina. (Lungh. nat.: & mm 2,85, 9
mm 3,00).
su Bromus sp., Festuca Silvatica e Hordeum murinum lungo il fiume Mulinello; Agzigento,
m 230, 16.4.1962, 3 646 e 4 22, su Phragmites australis; Realmonte (Agrigento), m 70,
16.4.1962, 6 66 e 4 2 9, su Bromus tectorum, H. murinum e Ph. australis, Siculiana Marina
(Agrigento), 16.4.1962, 1 4 e 2 2 9, su graminacee spontanee lungo un fossato; Sciacca (Agri-
gento), m 60, 16.4.1962, 1 4 e 1 ®, su graminacee spontanee lungo un fossato; Palermo, m
15,1 6 e 2 2 9, su Agropyron repens nel parco di Villa Giulia.
Zyginidia longicornis n.sp.
Diagnosi. Blocco anale come in Z. italica e Z. ribauti ma con caratteri distin-
tivi nel complesso dell’edeago. La porzione canalifera dell’edeago, che è fortemente
compressa lateralmente, leggermente arcuata posteriormente e arrotondata distal-
mente, presenta alla base quattro processi corniformi, diritti e notevolmente allun-
gati, dei quali due in posizione laterale come in Z. italica e Z. ribauti e due in po-
sizione mediana come in Z. scutellaris. I due processi mediani sono lunghi circa
quanto l’edeago e più lunghi di quelli laterali (fig. 2, A): essi risultano distanziati
dall’edeago e fra loro convergenti verso l’apice. |
346 C. VIDANO
Dati di raccolta. Emilia e Romagna: Gualdo di Meldola (Forlì), m 110, 15.8.1964, 2 66
e 4 2 9, su Agropyron repens, lungo il torrente Bidente; Meldola (Forlì), m 60, 15.8.1964,
2 668 (con 22 e ninfe non discriminabili), su Sorghum vulgare (erbaio) con foglie note-
volmente declorofillate.
Holotypus & e allotypus 2% di Gualdo di Mendola (Forlì), 15.8.1964, nell’Istituto di
Entomologia agraria e Apicoltura dell’Università di Torino; paratipi dd e 9 2 nella mia rac-
colta personale.
Descrizione. Lunghezza dal vertice all’estremità delle elitre mm 2,5 - 2,7 nel
é e mm 2,7-3 nella 9. Per forma, dimensione e colore è simile a Z. italica, Z.
pullula (fig. 1), Z. ribauti e Z. scutellaris. Nell’ambito del genere può essere de-
finita specie mesomorfa.
Derivatio nominis. Il nome specifico è riferito al notevole sviluppo dei pro-
cessi dell’edeago.
Zyginidia mocsaryi (Horvath)
Conosciuta non tanto attraverso la descrizione di HorvATH (1910), ratificata
da DworAKowsKA (1970), quanto come Z. silvicola Ossiannilsson (1937). Segna-
lata per Austria, Cecoslovacchia, Germania occidentale, Germania orientale, Po-
lonia, Romania, Svezia, Svizzera e U.R.S.S. Raccolta su Dactylis glomerata (Hor-
VÂTH, l. c.) e Sesleria coerulea (VILBASTE, 1974). Nell’Europa centrale presenta
due generazioni e sverna come uovo (SCHIEMENZ, 1969).
Dati di raccolta. Valle d’Aosta: Tignet, Valsavaranche, m 1600, 28.8.1958, 8 66 e 19
2 9, su Briza media e Dactylis glomerata in bosco rado di Larix decidua. Friuli e Venezia Giu-
lia: Località Cacciatore, Trieste, 1.10.1961, 6 dd e 8 2 2, su Bromus sterilis e D. glomerata
in areale carsico sotto Crataegus monogyna; Località S. Antonio Moco, Trieste, 1.10.1961, 2 ¢ 4
e 4 9 2, su graminacee spontanee in boschetto di Quercus pubescens; Località Santa Croce,
1.10.1961, 3 8 4d:e 5 9 © su D, glomerata.
Zyginidia pullula (Boheman )
Riconoscibile principalmente per recenti raffigurazioni di OSSIANNILSSON
(1981). Segnalata per Albania, Bulgaria, Cecoslovacchia, Finlandia, Germania oc-
cidentale, Italia, Jugoslavia, Mongolia. Romania, Spagna, Svezia, Turchia, Unghe-
ria, U.R.S.S. In prati aridi e steppe (OSSIANNILSSON, I. c.) (fig. 1).
Dati di raccolta. Piemonte: Caluso (Torino), m 300, 16.10.1955, 1 6 e 1 ®, su Agropy-
ron repens e Cynodon dactylon; Ibidem, 14.10.1956, 21 9 2, su Zea mays, 4 dd e 15 88,
su C. dactylon; Ternavasso, Poirino (Torino), m 280, 18.10.1956, 4 4 g e 18 2 2, su grami-
nacee spontanee in bosco di Quercus cerris; Caluso (Torino), m 300, 10.11.1956, 3 6 & e 35
22, su C. dactylon, sotto cespugli di Crataegus e Quercus; Ibidem, 3.3.1957, 4 9 2, su Tri
ticum vulgare; Stupinigi, Nichelino (Torino), m 240, 1 & e 3 2 9, su Molinia coerulea in
sottobosco di Quercus; Santena (Torino), m 230, 4.10.1957, 6 66 e 10 9 2, su Echinochloa
crus-galli; Strada Valpiana, Torino, m 400, 7.10.1957, 2 66 e 1 2, su Sorghum halepense;
Salbertrand (Torino), m 1000, 8.10.1957, 1 & e 1 ®, su graminacee prative e Z. mays; Pino
Torinese (Torino), m 500, 14.10.1957, 4 4 & e 14 2 9, su Setaria viridis; Mirafiori, Torino,
m 240, 9.8.1958, 64, 2 2, uova (molte parassitizzate da Anagrus sp.) e giovani in erbaio di
Z. mays (notevolmente declorofillato); S. Giorio di Susa (Torino), m 420, 22.10.1958, 5 6 é
e 12 9 2, su graminacee spontanee in areale xerotermico; Osservatorio Astronomico, Tozino,
m 600, 13.9.1961, 23 &d e 18 9 2, su Digitaria sanguinalis e M. coerulea; Vercelli, m 130,
8.9.1966, 3 dd e 5 2.9, suE. crus-galli, 2 2 2, su Oryza sativa, Carignano (Torino) m 235,
23.8.1980, molti & & e 2 9, tutti bloccati da funghi entomoparassiti, sulla pagina inferiore di
foglie di Z. mays; Pinerolo (Torino), m 370, 29.8.1980. 4 646 e 3 9 £ vivi e molti dd e 2Q
bloccati da funghi entomoparassiti, su Z. mays; Roddino (Cuneo). m 610, 31.8.1980, 9 4 4 e
8 29, su Z. mays; Castel Boglione (Asti), m 260, 6.9.1980. 4 64 e 7 9 9, su Arundo donax
e Bromus sterilis, 6 6 & e 8 2 2, su Z. mays; Predosa (Alessandria), m 140, 7.9.1980, 8 4 4
e 1 ©, su A. repens e C. dactvlon; Beinasco (Torino), m 265, 14.9.1980, 20 446 el 9, in
erbaio di Z. mays; Stupinigi, Nichelino (Torino), m 240, 16.9.1980, molti 4 6 e 2 9, tutti
ZYGINIDIA D'ITALIA 347
bloccati da funghi entomoparassiti, su Z. mays, molti adulti (prevalentemente 66; 20 d&
e 5 9 9 raccolti), attivi in attiguo erbaio di Z. mays; Carignano (Torino), m 235, 12.6.1981,
33 GG e 32 29, su Z. mays; Gattinara (Vercelli), m 260, 17.9.1981, 4 dd e 7 29, su
M. coerulea, in ” Baraggia”; Rovasenda (Vercelli), m 220, 17.9.1981, 5 66 e 8 29, su
E. crus-galli, 2 2 2, su O. sativa. Lombardia: Goito (Mantova), m D ODA)? OS >
2 e giovani, su E. crus-galli, in coltivazione di Vigna sinensis, 6 & &, 8 22 e giovani, su
Z. mays (infestazione e declorofillazione). Friuli e Venezia Giulia: Bagnoli della Rosandra (Trie-
ste), m 100, 1.10.1961, 1 &, su graminacee spontanee; Gradisca d’Isonzo (Gorizia), m 30,
2.10.1961, 3 66 e 4 2 9, su S. halepense in coltivazione di Beta vulgaris, 4 66 e 3 29,
su Z. mays; Monfalcone (Gorizia), m 10, 2.10.1961, 5 6 & e 20 2 9, su Z. mays e C. dactylon.
Emilia e Romagna: Tre Olmi (Modena), m 40, 18.8.1964, 4 4 &, 6 22 e giovani, in erbaio
di S. vulgare (infestazione e declorofillazione).
Zyginidia ribauti Dworakowska
Conosciuta per la descrizione data da DwoRAKOwSKA (1970) su esemplari
öde QQ raccolti da S. Adamezewski e da A. Riedel in Jugoslavia.
Dati di raccolta. Liguzia: Deiva Marina (La Spezia), m 20, 16.8.1957, 5 dd e 5 99,
su Avena fatua; 8 &, 2 2, uova e giovani su Sorghum halepense (notevolmente declorofilla-
to); Colle di Melogno, Finale Ligure (Savona), m 600, 21.9.1959, 9 9 9 e 10 dd, su Agro-
stis alba, Bothriochloa ischaemum e altre graminacee spontanee sotto cespugli radi di Castanea
sativa; Ibidem, 4.8.1960, 6 64 e 10 2 9; Carpe (Savona), m 600, 16.9.1962, 3 & &, su
Bromus erectus e Festuca sp. Emilia e Romagna: Meldola (Forlì), m 60, 15.8.1964, 2 4 &,
e 2 2, su S. vulgare (erbaio) con foglie notevolmente declorofillate; 2 dd e 22 su Bromus
sp., Festuca sp. e altre graminacee spontanee. Toscana: Abetone (Pistoia), m 1200, 18.8.1964,
2 66, su Dactylis glomerata in bosco di Fagus silvatica: Isola d’Elba, Portoferraio (Livorno)
21.9.1962, 2 66 e 2 2 2, su Festuca rubra e altre graminacee spontanee, 3 dd, 11 2g
e giovani in coltivazioni di Zea mays e S. vulgare con foglie prossimali notevolmente decloro-
fillate; Isola d’Elba, Capoliveri (Livorno), m 250, 2 & & e 6 99, ottenuti in allevamento
da ninfe raccolte su B. erectus disseminato presso miniere di fe:ro. Umbria: Spello (Perugia),
m 280, 22.9.1963, 7 6 6 e 2 2 2, su graminacee spontanee; Bevagna (Perugia), m 200, 22.9.1963,
3 66 e 3 22, su S. vulgare (erbaio). Lazio: Bolsena (Viterbo), m 350, 491963, 1 46 e 6
2 2, su Echinochloa crus-galli, S. vulgare e Z. mays; Isole Pontine (Latina), 1976, 6 & e 99,
Brignoli, Sbordoni e Vigna leg. Abruzzi: Gran Sasso, Campo Imperatore (L’Aquila). m 2200,
16.8.1964, 1 6, su D. glomerata; 26.8.1964, 1 &, su Sesleria juncifolia. Campania: Massa Lu-
brense (Napoli), m 120, 7.9.1957, 1 & e 2 ® 9, su graminacee spontanee. Puglia: S. Gio-
vanni Rotondo (Foggia), m 600, 1 &, su Triticum vulgare. Calabria: Crotone (Catanzaro), m
10, 8.7.1961, 4 64 e 3 9 9, su Glyceria fluitans.
)
Zyginidia scutellaris (Herrich - Schäffer )
Raffigurata meglio da Rrpaur (1936) che da successivi AA. Segnalata per
Albania, Algeria, Austria, Belgio, Cecoslovacchia, Danimarca, Francia, Germania
occidentale, Gran Bretagna, Grecia, Italia, Jugoslavia, Marocco, Olanda, Portogal-
lo, Romania, Spagna, Svizzera, Ungheria, U.R.S.S. In steppe (DwoRAKOWSKA,
1970).
Dati di raccolta. Valle d’Aosta: Tache, Introd, Val di Rhéme, m 1000, 13.9.1959, 1 &
e 3 9 2, su Festuca arundinacea; Villeneuve, m 700, 12 4 6 e 5 2 9, su Bothriochloa ischae-
mum (in areale xerotermico). Sardegna: Laerru (Sassari), m 170, 10.8.1961, 2 @6, su gra-
minacee spontanee; Platamona Lido (Sassari), m 10, 11.8.1961, 7 dd e 5 2 9, su Agrostis
stolonifera e altre graminacee (in radura arida); Arcu Correboi, Fonni (Nuoro), m 1200, 14.8.1961,
464 e6 P 9, su Dactylis glomerata e altre graminacee; Sopramonte, Oliena (Nuoro), m 1100,
11.8.1962, 1 & e 1 9, su Festuca pratensis; Bassacutena, Tempio Pausania (Sassari), m 75, 1
6 e 1 2 su Echinochloa crus-galli; Monte Limbara (Sassari), m 1200, 14.8.1962, 16 dd e 7
® 2, su F. pratensis e altre graminacee (fra Erica arborea); Tempio Pausania (Sassari), m 550,
15.8.1962, 9 64,7 2 2 e giovani, su Zea mays (infestazione e declorofillazione); Tottubella
di Rumanedda (Sassari), m 50, 16.8.1962, 1 6 e 3 2 2, su Z. mays (declorofillazione); Flumini,
Quartu S. Elena (Cagliari), m 5, 7.10.1962, 1 & e 1 9, su graminacee spontanee; Villasimius
(Cagliari), m 50, 24.8.1963, 8 64 e 1 9, su E. crus-galli; Fertilia, Alghero (Sassari). m 10,
26.5.1964, 5 64 e 5 2 9, su graminacee spontanee (sotto Tamarix africana); Monte Ortobene
348 C. VIDANO
A
| mm.0,1
C
Fig. 2. Zyginidia longicornis n. sp.: A, edeago visto di lato. Zyginidia servadeti n. sp.: B, edeago
visto posteriormente; C, edeago visto di lato.
(Nuoro), m 900, 2 66 e 2 2 2, su graminacee spontanee; Monti del Si Arcu Gud-
detorgiù (Nuoro), ta 1.150, 319. 1964, 15 8 8 e 14 99, su Avena fatua, Bromus erectus e altre
graminacee; Desulo (Nuoro), m 900, 3.5.1964, 1 d e 3 Q 2, su graminacee spontanee.
Zyginidia serpentina Matsumura
Rimasta misteriosa fino alla raffigurazione fatta da ViLBASTE (1976) su esem-
plari @ & raccolti da Matsumura a Catania.
Dati di raccolta. Sicilia: Fiume Manghisi, Noto (Siracusa), m 450, 5.6.1979, 2 4 4 e 4
29, V. D'Urso leg. “Re
Zyginidia servadeii n. sp.
Diagnosi. Nel blocco anale è diversa dalla affine Z: mocsaryi pet caratteristi-
che delle corna dei lobi del pigoforo e dell’edeago. Il processo dorsale delle corna
dei lobi del pigoforo è più corto che in Z. mocsaryi e non fortemente incurvato
all’apice. La porzione canalifera dell’ edeago è è poco incurvata nel tratto intermedio,
presenta l’apice non appuntito ma quasi arrotondato, i processi subdistali relati-
vamente lunghi e proiettati anteriormente anziché lateralmente:I processi basali
dell’edeago sono fra loro coalescenti e. appena divaricati verso l’estremità distale,
che non raggiunge quella dell’edeago stesso (fig. 2, B e C).
ZYGINIDIA D'ITALIA 349
Dati di raccolta. Liguria: Colle di Melogno, Finale Ligure (Savona), m 600, 21.9.1959,
4 66 e 4 2 9, su Brachypodium pinnatum, Poa pratensis e altre graminacee spontanee fra
cespugli folti di Castanea, Quercus, Genista e Rubus; Ibidem, 4.8.1960, 8 4 4, 10 88 e
giovani, sulle graminacee di cui sopra (notevole declorofillazione); Monte Bignone (Imperia),
m 1000, 15.9.1962, 7 & 6 e 7 2 2, su graminacee spontanee in sottobosco di Acer e Casta-
nea; Sella di Alzabecchi, Carpe (Savona), m 600, 16.9.1962, 15 dd e 6 2 Q, su graminacee
spontanee e Zea mays (declorofillazione). Emilia e Romagna: Meldola (Forlì), m 60, 15.8.1964,
4 68 e 12 2 9, su Arundo donax; Ibidem, 3 © 2, su Bromus sp., Festuca sp. e altre gra-
minacee spontanee. Lazio: Canino (Viterbo), m 230, 21.9.1963, 4 4 6 e 6 2 2, su Bromus sp.
e altre graminacee in sottobosco di Quercus spp. Sicilia: Fiume Simeto, Catania, m 10, 10.7.1961,
10 646 e 12 2 ©, su Phragmites australis.
Holotypus & e allotypus 9 di Colle di Melogno (Savona), 21.9.1959, nell’Istituto di En-
tomologia agraria e Apicoltura dell’Università di Torino; paratipi dd e 9 9 delle varie loca-
lità nella mia raccolta personale.
Descrizione. Lunghezza dal vertice all’estremità delle ali mm 3,10 - 3,30 nel
6 e mm 3,20- 3,40 nella 9. Simile per forma e colore a Z. mocsaryt, rispetto
alla quale è mediamente più corta. Nell’ambito del genere può essere definita spe-
cie dolicomorfa.
Derivatio nominis. La specie è dedicata al compianto prof. A. Servadei per
le sue ricerche sugli Auchenorrinchi.
DATI RELATIVI ALLE COLLEZIONI DI FERRARI, SERVADEI, ZANGHERI
Nei cataloghi di SERvADEI (1. c.) e di Nast (l. c.), oltre che Zyginidia longi-
cornis n. sp. e Z. servadeii n. sp., per l’Italia non figurano Z. adamczewskii, Z.
mocsaryi, Z. ribauti; in essi, inoltre, la citazione di Z. italica appare per il solo
holotypus & reperito a Bagnolo di Meldola (Forlì) da ZANGHERI (1966), quella di
Z. lineata riguarda esclusivamente una mia fugace segnalazione (VIDANO, 1964),
quella di Z. serpentina si riferisce a reperti rimasti oscuri fino all’intervento di
VILBASTE (1976) e non ancora chiariti completamente. Un discorso a parte richie-
dono Z. pullula e Z. scutellaris per le quali, dopo avere esaminato gli esemplari
delle collezioni di SERVADEI (1. c.) e di ZANGHERI (1. c.) conservati nel Museo Civico
di Storia Naturale di Verona e quelli della collezione di M.P. FERRARI (1892)
conservati nel Museo Civico di Storia Naturale di Genova, posso riferire quanto
segue.
Nella collezione di Servadei, da me esaminata il 20.7.1981, figuravano 14
esemplari etichettati come Zygina pullula oppure Erythroneura pullula e 17 esem-
plari etichettati come Zygina scutellaris. Rispettando l'ordine cronologico originale
delle raccolte, con la riclassificazione emergono prospetti notevolmente modificati.
Per i 14 esemplari riferiti a Zyginidia pullula:
sp., 1.9, Firenze (Toscana), 11.8.1948
sp., 1 9, Sassari (Sardegna), 5.12.1948
pullula, 1:-6:; Padova (Veneto), 6.7.1952
ribauti, 1 &, Lago di Varano, Foggia (Puglia), 20.7.1955
pullula, 1 &, Padova (Veneto), 10.8.1957
sp., 1 2, Tarvisio, Udine (Friuli e Venezia Giulia), 16.7.1959
ribauti, 1 &, Nova Siri, Matera (Basilicata), 8.9.1959
ribauti, 1 & 3 2 2, Roseto, Capo Spulico, Cosenza (Calabria), 8.9.1959
sp., 1 9, Pordenone (Friuli e Venezia Giulia), 24.10.1967
sp., 1 9, Padova (Veneto), 15.10.1971
pullula, 1 &, Padova (Veneto), 8.8.1974
NNNNNNANNNN
350 C. VIDANO
Per i 17 esemplari riferiti a Zyginidia scutellaris:
. pullula, 1 &, Portonovo, Bologna (Emilia e Romagna), 1.8.1942
SO lees Certosa, Firenz (Toscana), 279.194
sp., 1 9, Alghero, Sassari (Sardegna), 9.7.1948
ribauti, 1 6, Campoforogna, Rieti (Lazio), m 1775, 16.8.1949
sp., 1 9, Negrar, Verona (Veneto), 9.10.1954
sp., 1.9, Alfano, Salerno (Campania), 26.5.1961
pullula, 1 &, Condove, Torino (Piemonte), 24.9.1971
pullula, 2 & 6, Vicenza (Veneto), 25.5.1974
sp., 3 2 2, Vulcano, Messina (Sicilia), 12.6.1974
ballala, td, Vicenza (Veneto);;31./.1974
sp., 1 ®, Bosco del Cansiglio, Belluno (Veneto), 9.9.1974
pullula, 1 8, Arquà Petrarca, Padova (Veneto), 31.7.1975
sp., 1 2, Bosco del Cansiglio, Belluno (Veneto), 8.8.1975
. pullula, 1 8, Bosco Nordio, Chioggia, Venezia (Veneto), 3.9.1977
Nella collezione di Zangheri, da me esaminata il 27.7.1981, figuravano 1
esemplare etichettato come Zygina italica, 1 esemplare etichettato come Z. pullula
e 4 esemplari etichettati come Z. scutellaris. Con la mia riclassificazione emerge
il seguente prospetto:
NNN SI SETS BERGE RES
Z. italica, 1 & (senza blocco anale), Bagnolo di Meldola, Forli (Emilia e Roma-
gna), 17.8.1924
. sp., 1 9, Vecchiazzano, Forlì (Emilia e Romagna), —.9.1937
sp., 1 2, Scardevilla, Forlì (Emilia e Romagna), 20.9.1942
sp., 1 esemplare senza addome, Forlì (Emilia e Romagna), 20.9.1946
sp., 1 9, Rivala, Forlì (Emilia e Romagna), 10.7.1949
pullula, 1 &, Forlì (Emilia e Romagna), 14.7.1949
Nella collezione di Ferrari, da me esaminata il 3 marzo 1982, figuravano 11
esemplari etichettati come Zygina scutellaris. Con la mia riclassificazione emerge
il seguente prospetto:
sp., 1 2, Pontedecimo, Genova (Liguria), 24.6.1873
. sp., 3 2 ®, Stazzano, Alessandria (Piemonte), —.8.1875
pullula, 2 8 6,1 ®, Stazzano, Alessandria (Piemonte), 18.9.1875
. sp., 1 2, Stazzano, Alessandria (Piemonte), 19.9.1875
. pullula, 1 &, Sezzé = Sezzadio, Alessandria (Piemonte), —.—.1875
. ribauti, 2 9 2, S. Giuliano, Genova (Liguria), 6.12.1880.
NANNNN
NNNNNN
CONSIDERAZIONI GENERALI
I Tiflocibini del genere Zyginidia messi in luce per l’Italia attraverso dati di
raccolta inediti, descrizione di nuove specie e verifica dei dati relativi alle colle-
zioni di Ferrari, Servadei e Zangheri sono senza dubbio molti, rispetto sia a quelli
già esattamente noti per l’Italia stessa sia a quelli segnalati per altri paesi euro-
pei. Con il presente contributo vengono infatti annoverate come specie distribuite
in Italia Z. adamczewskii Dworakowska, Z. italica Ribaut, Z. lineata Lindberg, Z.
longicornis n. sp., Z. mocsaryi Horväth, Z. pullula Boheman, Z. ribauti Dworakow-
ska, Z. scutellaris Herrich-Schäffer, Z. serpentina Matsumura e Z. servadeii n. sp.
(fig. 3). Le specie precedentemente indicate per l’Italia nei cataloghi di SERVADEI
(1967) e di Nast (1972), e precisamente Z. italica, Z. lineata, Z. pullula, Z. scu-
tellaris e Z. serpentina, meritano qualche commento. |
ZYGINIDIA D'ITALIA
8 6 6
S 6
6
6 6 546
6 6 6 |
6 6
6
7 10 6
7 6
74
10 456
À 7.20
0
QQ 7
7 7
e *, 10 FA
7
Fig. 3. Riferimenti corologici relativi alle Zyginidia d’Italia.
Bet EN DIN
6
0
adamezewskii Dwor.
Italie. Riba
tineata Lindb.
LORGITCOMI Wr sie.
mocsaryi Horv.
pullula Boh.
ribauti Dwor.
seuteallarıs Hassi
serpentina Mats.
serdadeet DS
AG
7
7
+
351
352 C. VIDANO
Z. italica era nota per il solo esemplare @, senza elitre, descritto da RIBAUT
(1947), esemplare attualmente conservato, senza blocco anale (probabilmente ri-
masto nella collezione di Ribaut), nel Museo Civico di Storia Naturale di Verona.
Fssa costituisce una entità tassinomica che incuriosisce molto e che richiederà, in-
sieme ad altre, chiarimenti dai punti di vista morfologico e genetico. Qui ricordo
soltanto che gli esemplari di Z. italica da me raccolti pressoché nel luogo tipico
della specie erano in prossimità di popolazioni di Z. ribauti e di Z. longicornis.
Z. lineata, come ho già accennato, era nota per l’Italia esclusivamente attra-
verso una mia fugace segnalazione (Vıpano, 1964). Dai miei dati di raccolta dianzi
esposti viene chiarita la sua localizzazione in Sardegna e Sicilia. E° degna di un
più approfondito esame dal punto di vista morfologico, essendo molto simile a Z.
biroi (DLABOLA, 1967) di Tunisia che probabilmente è da ritenere valida come
specie.
Z. pullula era certamente nota per l’Italia, dove tuttavia venne spesso con-
fusa con Z. scutellaris e con Z. ribauti, come appare dal precedente capitolo sui dati
relativi alle collezioni di Ferrari, Servadei e Zangheri. Il & è facilmente diagno-
sticabile e non confondibile con quello di specie congeneri. In base ai miei dati di
raccolta e quelli delle suddette collezioni da me esaminate, Z. pullula popola quasi
senza competitori la Pianura Padana e non valica la barriera appenninica. Le cita-
zioni per località dell’Italia centrale e meridionale nonché per la Sardegna ripor-
tate da SERVADEI e NAST sono risultate erronee.
Z. scutellaris fu citata per varie Regioni d’Italia da FERRARI, SERVADEI €
ZANGHERI, ma sempre a causa di determinazioni errate e riguardanti Z. pullula
oppure Z. ribauti. I miei dati di raccolta la indicano rappresentata in Valle d’Ao-
sta e in Sardegna, con insediamenti tendenzialmente alticoli. Nell'ambito della re-
gione paleartica, la sua attuale distribuzione geografica non è convincente, come
pure quella di Z. pullula. Merita sottolineare che Z. scutellaris è l’unica specie di
Zyginidia segnalata per Francia e Gran Bretagna.
Z. serpentina appare citata nel catalogo di ServAaner (1967) per Friuli-Vene-
zia Giulia e Sicilia e nel catalogo di NAST (1972) per Egitto e Italia (Sicilia). Que-
sta specie, che Nast (l. c.) incluse fra i Tiflocibini di posizione generica incerta,
ha costituito una ” mina vagante” fino alla revisione fatta da VILBASTE (1976)
per le specie di cicaline europee e mediterranee descritte da MATSUMURA (1908).
Secondo VILBASTE, fra gli esemplari delle varie località, « Sizilien (Catania, Pa-
lermo), Fiume, Novi, Nemours, Oran, Tanger, Algerien und Port Said », indicate
da MATSUMURA per « Typhlocyba (Zygina) serpentina n. sp.» soltanto parte di
quelli raccolti a Catania sono di Z. serpentina: altri esemplari appartengono a Z.
lineata (Palermo), Z. mocsaryi (Triest), Z. scutellaris (Algiers), Z. alexandrina
(Port Said). Come appare dai miei dati di raccolta, in Sicilia ho reperito ripetuta-
mente Z. lineata e presso Catania Z. servadeii. L’occasione di citare il ritrovamento
di Z. serpentina per la Sicilia mi è stata offerta dalla dr. Vera D’Urso (Istituto
Policattedra di Biologia animale, Università di Catania) che mi ha inviato esem-
plari di Tiflocibini per la determinazione.
Z. adamczewskii, Z. longicornis, Z. mocsaryi, Z. ribauti e Z. servadeii sono
i taxa che non figurano per l’Italia nei cataloghi di SERVADEI (1. c.) e di NAST (1. c.).
Z. adamczewskii, nota finora soltanto per gli esemplari di una località presso
Dubrovnik, Jugoslavia, utilizzati da DworaKowsKA (1970) per la descrizione della
specie, sembra essere poco facilmente reperibile anche in Italia, dove comunque è
stata raccolta in areali ben definiti e particolari dal punto di vista ecologico.
ZYGINIDIA D'ITALIA 010),
Z. longicornis n. sp. è un’entitä tassinomica per ora molto localizzata. E’
interessante rilevare che nell’areale in cui essa è stata reperita sono rappresentate,
oltre che le già ricordate Z. italica e Z. ribauti, anche Z. pullula e Z. servadeii.
Z. mocsaryi è abbastanza diffusa nell’Europa settentrionale e centrale, dalla
Svezia alla Svizzera e all’Austria; pertanto il suo reperimento nell’Italia del Nord
era prevedibile. Logica appare la sua localizzazione in quota (m 1600) nella Valle
d’Aosta. Inoltre, interessante risulta la sua diffusione presso Trieste, dove venne
raccolta, ma non identificata o meglio discriminata, da MATSUMURA e associata a
« Typhlocyba (Zygina) serpentina n. sp.» con l’etichetta «N. Afrika (Triest),
2/VII 1902» (!?) (ViLBASTE, 1976). Povera geografia: negletta e con confini
politici fluttuanti. VILBASTE per spiegare l’errore riferisce: « Here a small con-
fusion has occured. As known Triest (Rijeka) does not lie in N. Africa but in
Yougoslavia ».
Z. ribauti è stata descritta da poco più di un decennio (DwoRAKowskA, 1970)
su esemplari raccolti in Jugoslavia, principalmente lungo la costa dalmata, ma di-
mostra di essere molto diffusa soprattutto nell’Italia centrale e meridionale. Dai
miei dati di raccolta e dall’esame delle collezioni di Ferrari e di Servadei risulta
mancante nella Pianura Padana e presente in Liguria nonché, senza soluzione di
continuità, dall’Appennino tosco-emiliano alla Calabria, sia in pianura che in mon-
tagna, sino a m 2200 di altezza (Campo Imperatore, Abruzzo), popola l’Isola
d’Elba e le Isole Pontine. Non è stata reperita in Sardegna e in Sicilia. Dal punto
di vista morfologico non è costante. Una notevole plasticità in certe parti del-
l’edeago è espressa specialmente nelle popolazioni dell’Isola d’Elba, dell'Emilia e
Romagna e della Calabria.
Z. servadeii è stata reperita in varie località di collina e di pianura in Liguria,
Emilia e Romagna, Lazio e Sicilia. Sembra tendenzialmente termofila, rispetto alla
affine e più nordica Z. mocsaryi, dalla quale appare ben separata dal punto di vista
corologico, oltre che ben distinta da quello morfologico.
Riguardo alle piante ospiti, le specie di Zyginidia qui considerate sono apparse
infeudate a graminacee spontanee. Resta il dubbio soltanto per Z. serpentina, che
io ho determinato ma non raccolto. Z. adamczewskii, trovata su Agropyron repens,
Cynodon dactylon e altre graminacee in incolti aridi, e Z. mocsaryi, raccolta preva-
lentemente su Dactylis glomerata in boschi radi di conifere in montagna e di lati-
foglie in collina, sono le sole specie reperite esclusivamente su graminacee sponta-
nee inserite nei propri ecosistemi naturali. Z. italica, raccolta su Bromus sp. e Fe-
stuca sp. in un incolto, e Z. longicornis, raccolta su A. repens e C. dactylon lungo
un torrente, sono state trovate frammiste e infestanti, insieme con Z. ribauti, in
un erbaio di Sorghum vulgare. Z. lineata dimostra di vivere comunemente su varie
graminacee, come A. repens, Bromus spp., Echinochloa crus-galli, Festuca silvatica,
Hordeum murinum, Phragmites australis, dalle quali pud sconfinare facilmente in
coltivazioni di Zea mays infestandole.
Z. pullula & abbondantemente rappresentata nella Pianura Padana in tutti gli
incolti con graminacee e in coltivazioni di Z. mays. A. repens, C. dactylon, E. crus-
galli, Arundo donax, Bromus sterilis, Digitaria sanguinalis, Molinia coerulea, Sor-
ghum halepense sono fra le specie che la attraggono maggiormente e dalle quali
migra su graminacee coltivate, soprattutto Z. mays e S. vulgare, infestandole tal-
volta pesantemente. Frequenta relativamente poco Triticum vulgare e non è attrat-
ta da Oryza sativa, su cui tuttavia s’incontra perché colonizza l’infestante E. crus-
galli. Z. ribauti può essere ritenuta la specie vicariante di Z. pullula per l’Italia
354 C. VIDANO
centrale e meridionale. Da numerose graminacee spontanee, come Avena fatua,
Agrostis alba, Bothriochloa ischaemum, Bromus erectus, Dactylus glomerata, E.
crus-galli, Glyceria fluitans ed altre, può raggiungere e infestare Z. mays e S. vulgare.
Z. scutellaris, anche se risulta legata ad areali talora particolari come sono
quelli alticoli della Valle d’Aosta e della Sardegna, si dimostra attratta da grami-
nacee abbastanza comuni: Agrostis stolonifera, A. fatua, B. ischaemum, B. erectus,
D. glomerata, E. crus-galli, F. pratensis. In località di pianura della Sardegna è ap-
parsa, sia da sola sia con Z. lineata, infestante in coltivazioni di Z. mays. Z. ser-
vadeii è stata reperita frequentemente in sottobosco folto di Castanea e Quercus
su varie graminacee erbacee: Brachypodium pinnatum, Bromus sp., Festuca sp., Poa
pratensis; tuttavia è apparsa abbondante anche su Arundo donax (in Emilia e Ro-
magna) e Phragmites australis (in Sicilia) e, infestante, su Zea mays.
Da queste sintetiche indicazioni ecologiche è evidente che le piante ospiti delle
Zyginidia sono rappresentate da graminacee di ecosistemi naturali (foreste, steppe,
savane, greti di fiumi e torrenti, sponde di laghi e stagni) o di incolti: questi ultimi
rappresentati anche e principalmente da capezzagne, fossati, siepi, boschetti. Il pas-
saggio da tali habitat a coltivazioni di cereali è ovviamente facile. Si possono spie-
gare così i ritrovamenti di Z. italica, Z. longicornis, Z. lineata, Z. ribauti, Z. pul-
lula, Z. scutellaris e Z. servadeii su S. vulgare o su Z. mays. Alcune delle suddette
specie risultano addirittura infestanti a Z. mays. Ne deriva un problema fitopato-
logico inedito ma notevole, almeno considerando le estese declorofillazioni dovute
all’attività fitomiza di adulti e giovani di Zyginidia.
In diverse zone maidicole piemontesi attacchi intensi e prolungati di Z. pul-
lula sono frequenti e documentati da sintomatiche depigmentazioni delle foglie
prossimali e mediane. Dall’indagine faunistica si è pertanto indotti a passare a
quella fitopatologica, come per Z. guyumi in Pakistan (AHMED et al., 1977), e suc-
cessivamente a quella epidemiologica, dato che proprio Z. pullula ha rivelato di
poter essere coinvolta da significativi Calcidoidei oofagi (Anagrus sp.) e da funghi
entomoparassiti efficacissimi.
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RIASSUNTO
La presenza di Zyginidia adamczewskii Dworakowska, Z. italica Ribault, Z. lineata Lind-
berg, Z. longicornis n. sp., Z. mocsaryi Horväth, Z. pullula Boheman, Z. ribauti Dwora-
kowska, Z. scutellaris Herrich-Schäffer, Z. serpentina Matsumura e Z. servadeii n.sp. è accer-
tata per l’Italia. Gli insediamenti più significativi di queste dieci specie di Tiflocibini vengono
indicati in una mappa corologica. Molta importanza risulta attribuita alle piante ospiti: grami-
nacee spontanee, di ecosistemi naturali e di incolti, dalle quali gran parte delle specie di Zygi-
nidia possono invadere graminacee coltivate e causarvi problemi fitopatologici. Rilevante è il
caso di Z. pullula che in diverse località del Piemonte infesta intensamente coltivazioni di Zea
mays, ma soggiace anche a fenomeni epidemiologici notevoli e degni di essere indagati ade-
guatamente.
ABSTRACT
Contribution to the knowledge of Zyginidia from Italy (Homoptera Auchenorrhyncha Typhlo-
cybinae) È
The presence of Zyginidia adamczewskii Dworakowska, Z. italica Ribaut, Z. lineata Lind-
berg, Z. longicornis sp. n., Z. mocsaryi Horväth, Z. pullula Boheman, Z. ribauti Dworakowska,
Z. scutellaris Herrich-Schaffer, Z. serpentina Matsumura and Z. servadeii sp. n. was ascertained
for Italy. The most significant findings of these 10 species of Typhlocybinae were indicated
in a chorological map. Several species of wild graminaceous plants growing in natural ecosy-
stems or in uncultivated areas were identified as host plants of Zyginidia. The majority of such
leafhopper species can invade cultivated graminaceous plants and cause phytopathological pro-
blems. An important example is given by Z. pullula which in various localities of Piedmont
infests heavily Zea mays cultivations, but also is subject to epidemiological phenomena that
are considerable and wozth to be adequately investigated.
Indirizzo dell’ A.: Istituto di Entomologia agraria e Apicoltura - Universita,
Via P. Giuria, 15 - 10126 Torino
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Mem. Soc. ent. ital., Genova, 60 (1981): 357-361, 20.11.1982
GENNARO VIGGIANI
Istituto di Entomologia agraria - Università di Napoli - Portici
GLI OSPITI DI GLIGOSITA WALKER: E DESCRIZIONE
DI OLIGOSITA SERVADEII SP..N.
(Hym. Trichogrammatidae)
Ricerche sugli Hymenoptera Chalcidoidea : LXXIV.
Materiali per una revisione del genere Oligosita Walker: 4.
Il genere Oligosita Walker comprende attualmente un centinaio di specie.
Si tratta di piccoli Tricogrammatidi con il corpo lungo meno di un mm, in genere
0,5 - 0,7 mm, di colore giallastro o luteo più o meno scuro, aventi antenne costi-
tuite di scapo, pedicello, un anello, un articolo al funicolo e clava trisegmentata.
La forma delle ali anteriori varia notevolmente, ma è costante la lunghezza note-
vole della vena marginale e la mancanza della vena postmarginale. Costante è an-
che la struttura generale, estremamente semplificata, dell'organo copulatore ma-
schile (VIGGIANI, 1971 a). |
La maggior parte delle specie finora descritte appartengono alle faune austra-
liana, orientale, paleartica e neartica. Di recente si & iniziato un lavoro di revi-
sione del genere su scala mondiale, poiché molte specie non sono state adeguata-
mente descritte e illustrate, anche a causa dell’esiguo materiale disponibile (Vıc-
GIANI, 1976; 1981 a, 1981 b). |
Scarsissime sono le conoscenze sugli ospiti e, più in generale, sulla biologia
delle specie del genere Oligosita.
Nella presente nota si fornisce una preliminare raccolta di dati sull’argomento
e si descrive la nuova specie Oligosita servadeii.
Considerando solo i reperti attendibili gli ospiti finora noti di Oligosita,
identificati anche a livello specifico, sono riassunti nella tabella 1.
TABELLA 1: Gli ospiti di Oligosita
SPECIE PARASSITE OSPITI
americana Girault Dorycephalus plathyrhynchus Osb.
Homalodisca insolita (Walk.)
(Hemiptera Cicadellidae) (KROMBEIN e coll., 1979)
anomala Viggiani Phytophaga destructor (Say)
(Diptera Cecidomyiidae) (VIGGIANI, 1981 b)
elimaeae Viggiani Elimaea punctifera Walk.
(Orthoptera Tettigoniidae) (VIGGIANI, 1981 a)
engelharti Kryger Cicadula sexnotata Fall.
28 (Hemiptera Cicadellidae) (NigoLsKava, 1963) _
giraulti Crawford Tomaspis varia Dist. (CRAWFORD, 1913)
Tomaspis flavilatera Urich
Tomaspis pubescens F
Tomaspis saccarina Dist.
(Hemiptera Cercopidae)
Mabanarva posticata Stal
(Hemiptera Cercopidae) (DE SANTIS, 1970)
358 G. VIGGIANI
idioceri Viggiani Idiocerus niveosparsus Leth.
(Hemiptera Cicadellidae) (VIGGIANI, 1981 b)
impudica Kryger Adelphocoris lineolatus Goeze
__ (Hemiptera Miridae) (NIKOLSKAYA, 1963)
itoi Yashiro Dimorphopterus pallipes (Distant)
(Hemiptera Lygaeidae) (YAsHIRo, 1979)
krygeri Girault Cicadella viridis L.
2 (Hemiptera Cicadellidae) (KRYGER, 1918; DouTT, 1961)
Nephotettix cincticeps (Uhler) —.
(Hemiptera Deltocephalidae) (YAsHıro, 1979)
longiclavata Viggiani Coelaenomenodera elaeidis Maul.
. (Coleoptera Hispidae) (VIGGIANI, 1971 b)
manii Viggiani Nephotettix bipunctatus Fabr.
(Hemiptera Deltocephalidae) (MANI, 1939; ViGGIANI, 1981 b)
minuta Viggiani Coelaenomenodera perrieri (Fairmaire)
(Coleoptera Hispidae) (VIGGIANI, 1980)
nephotetticum Mani Nephotettix bipunctatus Fabr. |
(Hemiptera Deltocephalidae) (MANI, 1939)
numiciae Niggiani Numicia viridis Muir
| (Hemiptera Cicadellidae) (VIGGIANI, 1972)
bhaneropterae Viggiani Phaneroptera nana nana Fieb. |
| (Orthoptera Tettigoniidae) (VIGGIANI, 1981 b)
robusta Viggiani Coelaenomenodera perrieri (Fairmaire)
| (Coleoptera Hispidae) (VIGGIANI, 1980)
shibuyae Ishii Nephotettix cincticeps (Uhler)
(Hemiptera Deltocephalidae) (YAsHIRO, 1979)
subfasciata Westw. Notostria erratica L.
Trigonotylus ruficornis Geoffr.
(Hemiptera Miridae) (NIKOLSKAYA, 1963)
tominici Bakkendorf Erythroneura eburnea Fieber
(Hemiptera Typhlocybidae) (BAKKENDORF, 1971)
utilis Kow. | Promecotheca opacicollis Gestro
Promecotheca reichei Baly -
(KowALSKI, 1915; WATERSTON, 1917)
Dai dati riportati nella tabella 1 emerge che le Oligosita conosciute parassi-
tizzano principalmente uova di Emitteri Eterotteri (Lygaeidae, Miridae) e Omot-
teri (Cercopidae, Cicadellidae. Deltocephalidae. Tvphlocybidae). Un gruppo di
specie è vincolato alle uova di Coleotteri Ispidi. Interessanti appaiono i reperti
relativi agli ospiti di Oligosita elimaeae Viggiani e O. phaneropterae Viggiani
(VIGGIANI, 1981 a: 1981 b). Queste specie sono state ottenute da uova di Ortot-
teri Tettigonidi (Fig. 1), così come O. servadeii sp. n. Si ricorda inoltre che
FERRIERE (1926) ha descritto la specie foretica Oligosita xiphidii Ferr. trovata
tra le ali posteriori dell’Ortottero Xiphidion longipenne de Haan, del quale po-
trebbe essere parassita.
Il rapporto parassitario delle Oligosita vincolate ad ospiti sistematicamente
molto distanti sembra essere in rapporto, come risulta per altri gruppi di specie,
alle loro affinità morfotipiche e di habitat. Particolarmente interessanti al riguardo
sono i reperti relativi all’ Oligosita anomala Viggiani (VIGGIANI, 1981 b). Questa
specie è emersa da pupari di Phytophaga destructor (Say) (Dittero Cecidomiide).
Essi hanno forma e struttura molto simile a quelle delle uova di Emitteri nor-
malmente parassitizzate dalle Oligosita e si rinvengono nei culmi di Graminacee,
così come quelle di ospiti ritenuti ‘abituali.
OLIGOSITA SERVADEII SP. N. 359
Fig. 1 - Uovo di Phaneroptera nana nana Fieb. in foglia di Viburnum tinus L.
Fig. 2 - Oligosita servadeti, sp. n. Femmina: 1, antenna; 2, ala anteriore; 3, organo copulatore.
360 | G. VIGGIANI
Oligosita servadeii sp. n.
Femmina. Corpo giallastro; sovente lutee sono le aree pleurali del torace, le
coxe posteriori ed alcune fasce appena accennate sui tergiti del gastro; ali ante-
riori pressoché ialine. Lunghezza del corpo: circa 0,65 mm.
Capo largo quasi quanto il torace. Mandibole, mascelle e palpi tipici del
genere. Antenna (Fig. 2, 1) con scapo lungo 1,4 volte il pedicello; funicolo sub-
cilindrico, lungo circa 2 volte la propria larghezza massima e più breve del pedi
cello; clava appena più lunga del pedicello, dell’anello e del funicolo presi insie-
me, con elementi sensoriali terminali rappresentati da due Sol lineari, uno
campaniforme e uno chetico.
Torace più breve del gastro (12: 16); mesoscuto senza apparente scultura
ai comuni ingrandimenti del microscopio ottico; metanoto e propodeo brevi nel-
l’area mediana. Ali anteriori (Fig. 2, 2) lunghe 2,5 volte la larghezza massi-
ma; rapporti di lunghezza tra subcostale, premarginale, marginale e stigmatica:
20:5: 16 : 8; disco con numerose setole piuttosto lunghette; frangia lunga al
massimo 1/3 - 1/4 del disco. Zampe normali; metatarsi poco più brevi delle re-
lative: tibie (15: LA: rapporti di lunghezza tra sperone, I, II e III tarsomero:
2: e i
Gastro con parte posteriore dei tergiti con striature appena accennate. Ovi-
positore con base inserita verso la metà del gastro, lungo quanto o poco più
breve delle tibie posteriori.
Maschio. Simile alla femmina. Gastro non appuntito posteriormente, con uro-
sternite genitale coprente l’edeago; quest’ultimo ha forma di spatola ed è lungo
poco meno di 3 volte la larghezza massima distale (Fig. 2, 3).
Materiale esaminato. 1 9, olotipo, 1 allotipo, 24 9 9 e 2 paratipi, da uova
di ” Phasgonura ”, da foglie Acacia heterophylla, Padova, Orto botanico (senza
data), coll. Silvestri.
Nota. Per la conformazione del corpo, in particolare delle ali anteriori, O.
servadeii risulta affine ad O. krygeri Girault. Da quest’ultima specie essa differi-
sce per avere il funicolo antennale più lungo, l’ovipositore molto più breve, l’or-
gano copulatore diversamente conformato e la colorazione generale del corpo mol-
to più chiara.
La nuova specie è dedicata alla memoria del Prof. Antonio Servadei, docente
dell’Università di Padova e Presidente dell’Accademia Nazionale di Entomologia.
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cani - Boll. Lab. Ent. Agr., Poztici, 30: 158-164.
——, 1976 - Ricerche sugli Hymenoptera Chalcidoidea. L. Materiali per una revisione del ge-
nere Oligosita Walk. (Trichogrammatidae). I. Le specie australiane descritte da A.A.
Girault - Boll. Lab. Ent. Agr., Portici, 33: 188-218.
——, 1980 - Two new species of Oligosita Walk. (Trichogrammatidae), egg-parasites of Hi-
spids (Coleoptera) in Madagascar - Boll. Lab. Ent. Agr., Portici, 37: 1-7.
—, 1981a - Nearctic and neotropical species of Oligosita Walker (Hymenoptera: Tricho-
grammatidae) - Boll. Lab. Ent. Agr., Portici, 38: 125-132.
——, 1981b - Note su alcune Oligosita Walker (Hym. Trichogrammatidae) e descrizione di
quattro nuove specie - Boll. Lab. Ent. Agr., Portici, 38: 101-118.
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YASHIRO N., 1979 - Studies on the Japanese species of Oligosita (Hymenoptera: Trichogram-
matidae) - Trans. Shikoku Entom. Soc., 14: 195-203.
RIASSUNTO
Sono presentati e discussi gli ospiti noti di Oligosita Walker (Hym. Trichogrammatidae).
E’ descritta Oligosita servadeii sp. n.
ABSTRACT
The host of Oligosita Walker and description of Oligosita servadeii sp. n. (Hym. Trichogram-
matidae).
Records on the hosts of Oligosita Walker (Hym. Trichogrammatidae) are given and
discussed. Oligosita servadeii sp. n. is described.
Indirizzo dell’A.: Istituto di Entomologia Agraria, Facoltà di Agraria - 80055 - Portici (Napoli).
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INDICE
Parte I - Testi letti nella giornata commemorativa
BONSEMBIANTE M. - L’opera di Antonio Servadei per l’Università
FriLLI F. - Insetti e colture in Friuli
GIROLAMI V. - Divulgazione scientifica ed assistenza tecnica ‘pala baresi peo bara
GUSMANI R. - Introduzione
MARTELLI M. - Antonio Servadei, lo Sale e Us
MASUTTI L. - Gli insetti negli ambienti forestali del Friuli
ZANGHERI S. - I problemi dell’entomologia nella visione di Antonio MER
Parte II - Tavole inedite di Rincoti
Acquerelli di Antonio Servadei
Parte III - Lavori scientifici originali scritti ” ad honorem ”
BacceTTI B. - Nofulae Orthopterologicae. XXXVII. Nuova interpretazione dell’appa-
rato odutee maschile nei Grilloblattoidei
BERIO E. - Egira servadeii, n. sp. del Pamir (Lepidoptera N oe
ERTS, PagcLIAI A.M. & CocneTTI G. - Partenogenesi e variabilità genetica negli
afidi ePrice spe ee
BRANDMAYR P. & ZETTO TA T.. ino di larve del genere Ophonus
Dejean, 1821 (sensu novo) e note bionomiche (Coleoptera Carabidae)
Burces G. & GAL T. - Omotteri ed Eterotteri della biocenosi del putin note bio-
ecologiche i AR
Capra F. - Sulla Chelidirella st Rien (Gené) e su una nuova specie dell’ Alto
Aglige (Dermaptera) Ur. à
CAVALLORO R. & DELRIO G. - Effetti delle dana gamma en Tone di Cosa
violaceus L. (Coleoptera Carabidae)
Concr C. - I lavori di Franz Löw (1829-1889) sugli Psylloide e = da Me di ae
blicazione (Homoptera)
DaALLAI R. & Burront D. - Fine structure À de REA region aa ii agio
of Diplura
DaLLa Montà L. Tua Boite sù Collenboli della dea del Picasa
(Prealpi Chniche) An
De Marzo L. - Osservazioni morfologiche su Per modelli di spermateca di Éticoil
e Colessteni
DLABOLA J. - Übersicht de Citti Persepolia aus | de fas (Homoptera dude
ehr
DOMENICHINI G. - Strutture di dee aiar (Westw) e lata dass
FOA Aleyrodidae) 1
D'Urso V. - Sulla presenza di specie del genere Oncopsis in Salita (Modine Au-
AT DRE Cicadellidae)
Fiori G., CROVETTI A. & QUAGLIA F. - Risultati dale: Missioni o dei
Proff. G. Fiori ed E. Mellini nel Nord Africa. XXXVI. aa letale su-
periore negli adulti di Coleotteri Tenebrionidi deserticoli
363
105
119
123
125
137
155
163
169
2
179
364
FranciscoLo M.E. - Le Anaspis (s. str.) del gruppo maculata Fourcr., con descrizione
di una nuova specie sarda Oe Contributo alla conoscenza degli Scraptiidae -
Coleoptera)
GIORDANI SOIKA A. bug IR. conoscenza i Delta Lic (Hymenoptera
Eumenidae) eae
IPPOLITO S. & LomBarpo F. ira di regione Sito delle ti in Ds
coris erythropus (L.) ro ere Reduviidae) PUR
LA Greca M. - Origine ed evoluzione dell’articolazione alare degli Lei Lison
Luciano P. & Prota R. - La dinamica di popolazione di Lymantria dispar L. in Sar-
degna. II. Di dion sul parassitismo nel corso della gradazione
Marcuzzi G. & TURCHETTO M. - Eutagenia elvirae, nuova specie di coleottero tene-
brionide dell’Italia mericionale (Heteromera)
MELLINI E. & CAMPADELLI G. - Potenziale megetico del i Cine cinerascens
Rond. misuzato sull’ospite di sostituzione Galleria mellonella L.
MineLLI A. - Contributo alla revisione dei Chilopodi Geofilomorfi finora riferiti ai
generi “Mesi e Chaetechelyne (Chilopoda Geophilomorpha)
Nuzzaci G. - Osservazioni ultrastrutturali sugli organi fotorecettori del Tetranychus
urticae Koch (Acarina Tetranychidae)
OsELLA G. - Ruffodytes servadeii nuova specie di rn del er Col. En
culionidae) (XXVI Contributo alla conoscenza della curculionidofauna endogena)
PARENZAN P. - Contributi alla conoscenza della lepidotterofauna dell’Italia meridionale.
IX. Dryobotodes servadeii n. sp. (Lepidoptera Noctuidae Cuculliinae) 1
PELLIZZARI SCALTRITI G. - Osservazioni biologiche sulla EDEN olivina Berl. &
Silv. nel Veneto ee Coccidae) ri)
PRAvISANI L. - Influenza della temperatura sui rapporti TIMOR in yaleunodes
vaporariorum Westw. e in Encarsia formosa Gahan (Hom. Maro rae - yee
Aphelinidae)
ROBERTI D. & TRANFAGLIA A. fesses PTR (Bamiblersn) su EN ma-
crocarpa, nuovo per Fitalia (Homoptera Pseudococcidae) poke
SALAMANNA G. - Pericoma servadeti, sp. n. della Liguria (Diptera Psychodidae)
SOLINAS M. - Studi sui Ditteri Cecidomiidi. IV. Paragephyraulus diplotaxis n. gen.,
fi. sp.
TAMANINI L. ad svela Tipo, degli App ribiai aha Miriao
Vipano C. - Contributo alla conoscenza delle Zyginidia d’Italia (Homoptera Auche-
organ Typhlocybinae) nt) 3
VIGGIANI G. - Gli ospiti di Oligosita Walker e dizione di iio fasi Spin:
(Hym. Trichogrammatidae). Ricerche sugli Hymenoptera Chalcidoidea: LXXIV.
Materiali per una revisione del genere Oligosita Walker: 4
197
209
215
224
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299
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311
an
335
343
357
CONAI
Part I - Text read during the Commemoration Day
BoNSEMBIANTE M. - The commitment of Antonio Servadei towards the University
FriLLI F. - Insects and crops in Friuli .. rt
GIROLAMI V.‘- Scientific divulgation and sid pp assistance E a protection -
GUSMANI R. - Presentation Mi Be Bl no sonia
MARTELLI M. - Antonio Servadei: the Scientist and the Man
MasuTTI L. - The insects in the forest environments of Friuli e
ZANGHERI S. - Entomological problems according to the concept of Antonio “Servadel
Part II - Unpublished plates of Rhynchota
Drawings by Antonio Servadei
Part III - Original scientific studies written ” ad honorem ”
8
BacceTTI B. - Notulae Orthopterologicae. XXXVII. A new assessment of the male
genital organs of the Grylloblattoidea
Berio E. - Egira servadeii n. sp. from Pamir (Le pidoiprera Norris Hadenthae)
Bonvicini PAGLIAI A.M. & CoGNETTI G. - Parthenogenesis and genetic variability in
Aphids Vi elio) SAL A0 Mme 2h
BRANDMAYR P. & ZETTO BRANDMAYR T. - Identification of larvae of the genus Ophonus
Dejean, 1821 (sensu novo) and notes on their bionomy (Coleoptera Carabidae) _
Burces G. & GAL T. - On the existence of .insect species of the orders Homoptera
belonging to the sweet chestnut food plant community (Castanea sativa. Mill.)
Capra F. - On the Chelidurella acanthopygia (soda and on a new species from Alto
Adige (Dermaptera) AMB
CAVALLORO R. & Derrıo G. - The ar si gamma ioni on ua longevity of
Carabus violaceus L. iChleanechs Carabidae)
Conci C. - The works of Franz Low pic Es about Psylloidea ind LE “dieci of
pubblication (Homoptera)
DALLAI ae tomes D. - Fine structure a Pa E: region ind allen papille
of Diplura
DALLA Montà L. - Faunistic investit on + de sprint (Collembola) of ‘the et
scudin forest (Carnic Prealps) ye.
De Marzo L. - Morphological remarks about some forms Fe ite ca et in me
chota and Coleoptera
DLABOLA J. - Contribution to the knowledge of Uni Persepolia (Homoptera Asche
norrbyncha) Nitrit hr a a: LYS FAR DIAL:
DOMENICHINI G. - Structures of ed ua (Westw. ) la ca ee
(Homoptera Aleyrodidae)
D'Urso V. - On the presence of ER species in Sicily (Homopter Auchenorrbyn
cha Cicadellidae) Da
Fiori G., CROVETTI A. & QUAGLIA F. - Higher lethal temperature in sate specimens
of Coleoptera Tenebrionidae of the desert
FranciscoLo M.E. - The Anaspis-species of ae vili een ci a
new one fon Sardinia ae Contribution of the knowledge of M isla
Coleoptera)
GIORDANI SOIKA À. haies to A lc of he afrottopical genus Delta
risol Eumenidae) ER
IppoLıto S. & LomBarpo F. - Morphology of A wing ae region of az
erythropus (L.) (FHieicropiena Reduviidae)
LA Greca M. - Origin and evolution of the wing ea in as pe ui
365
105
119
125
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155
163
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177
179
197
209
215
221
366
Luciano P. & Prova R. - Gypsy moth population dinamics in Sardinia. II. Parassitism
during gradiation i
Marcuzzi G. & TURCHETTO M. - Elisa ade a new species E sini RA
Southern Italy (Coleoptera Heteromera)
MeLLINI E. & CAMPADELLI G. - Grouth potential of the Barasstieid Goria cinera-
scens Rond. measured on the substitute host Galleria mellonella L.
Minetu A. - Contribution to the taxonomic review of the geophilomorph centipedes
hitherto included in the genera Henia and a as Be Geophi-
lomor pha)
Nuzzaci G. mental Lenoir on dé eyes si Tetranychus urticae Kodk
DER Tetranychidae) lo ba
OseLLA G. - Ruffodytes servadeii new erirrinid Sa en Gargano (South tal)
(Gila Curculionidae)
PARENZAN P. - Contribution to the knowledge of ee in he ra IX.
borne servadeii n. sp. (Lepidoptera Noctuidae Cuculliinae)
PELLIZZARI SCALTRITI G. - Biological observations on FAPRHIREE olivina Berl. et Silv.
in the Veneto (Homoptera Coccidae)
PRAVISANI L. - The influence of temperature on cle in Ms va-
porariorum Westwood and Encarsia formosa Gahan (Hom. “ii. - Hym.
Aphelinidae) |
RoBERTI D. & TRANFAGLIA À. ASA en KiBleich) on Cons ma-
crocarpa, new in Italy (Homoptera Pseudococcidae) i
SALAMANNA G. - Pericoma servadeti sp. n. from Liguria (Diptera Pevekodtine)
SOLINAS M. - Studies on Diptera ea IV. Paragephyraulus diplotaxis n.
gen., n. sp.
TAMANINI L. - Disc aan n. sp. dt the Sade ele seta pei Hd |
Vipano C. - Contribution to the knowledge of ee from Italy (Homoptera Auche-
norrbyncha Typhlocybinae)
an! G. - The host of Oligosita Walker bha description. ‘ae Oligosita solo n.
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REGISTRATO PRESSO IL TRIBUNALE D? GENOVA AL N. 76 (14 LuGLIO 1949)
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INDICE
Parte III - Lavori scientifici originali scritti ” ad honorem ”
BaccetTI B. - Notulae Orthopterologicae. XXXVII. Nuova interpretazione nu
rato orodinio è maschile nei Grilloblattoidei
BERIO E. - Egira servadeii, n. sp. del Pamir (Lepidoptera Naduilae Mauss)
PONT PaciiAl A.M. & CoGNETTI G. - Partenogenesi e variabilità pr negli
afidi
BRANDMAYR P. & ZETTO Buca T. Wdenbeiciione 4 le “dd. Jennie Gabon
Dejean, 1821 (sensu novo) e note bionomiche (Coleoptera Carabidae)
Burces G. & GAL T. - Omotteri ed Eterotteri della biocenosi del castagno: note bio-
ecologiche A E eu
Capra F. - Sulla en acanthopygia (Gene) © e su una nuova specie dell’ Alto
Adi (Dermaptera)
CAVALLORO R. & DELRIO G. - Effetti delle ee gamma la ca di Cabs
| violaceus L. (Coleoptera Carabidae)
- Concı C. - I lavori di Franz Löw ee 1889) sugli Psylloide e È o dé di tub
blicazione (Homoptera)
DaLtar R. & BurronI D. - Fine structure ci the pyloric ron i Malsiehian panic
of Diplura
Datta Monta L. - ar a sui callenbsl della nee del Presidio
(Prealpi Carniche) OR SA
DE Marzo L. - | Osservazioni Sai de su da modell: i spe rmateca di Rincati
e Coleotteri
DLABoLA J. - Übersicht der "Cattani Persepolia aus ein Tan (Homoptera he
ara eh 3
DoMENICHINI G. - Strutture di sore A vaporariorun (Westw) e ic zioni
(Homopiera Aleyrodidae) ;
D’Urso V. - Sulla presenza di specie del genere = Oncopsi in Sidia dii Ad
chenorrbyncha Cicadellidae)
Fiori G., CROVETTI A. & QuacLia F. - Rouet de Visioni dolce dei
Proff. G. Fiori ed E. Mellini nel Nord Africa. XXXVI. a letale su-
periore negli adulti di Coleotteri Tenebrionidi deserticoli
FranciscoLo M.E. - Le Anaspis (s. str.) del gruppo maculata Fourcr., con ado
di una nuova specie sarda DS Contributo alla conoscenza degli Scraptiidae -
Coleoptera) . ee
GIORDANI SOIKA A. - Contributo alla conoscenza di Delta illo pioli (Hymenoptera
Eumenidae) 5
IppoLITo S. & LOMBARDO F. - {vrfalogia He regione ica delle li in Rhino:
coris erythropus (L.) (Heteroptera Reduviidae)
La Greca M. - Origine ed evoluzione dell’articolazione alaze Lui Bae en
Luciano P. & Prota R. - La dinamica di popolazione di Lymantria dispar L. in. Sar-
degna. II. Osservazioni sul parassitismo nel corso della gradazione
“Marcuzzi G. & TURCHETTO M. - Eutagenia elvirae, nuova specie di coleottero tene-
brionide dell’Italia nee (Heteromera)
MELLINI E. & CAMPADELLI G. - Potenziale megetico del ii ini cinerascens
Rond. misurato sull’ospite di sostituzione Galleria mellonella L.
49
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209
245
221-
227
ZIO
239
(Continua in pag. IV di copertina)
INDICE (continuazione) \
MineLLI A. - Contributo alla revisione del Chilopodi ee finora riferiti ai
generi Ho e Chaetechelyne (Chilopoda Geophilomorpha)
Nuzzaci G. - Osservazioni ultrastrutturali sugli organi fotorecettori del Tetranychus |
urticae Koch (Acarina Tetranychidae)
OsELLA G. - Ruffodytes servadeii nuova specie di Eau del Cane (Col. Ca
culionidae) (XXVI Contributo alla conoscenza della curculionidofauna endogena)
PARENZAN P. - Contributi alla conoscenza della lepidotterofauna dell’Italia meridionale.
IX. Dryobotodes servadeii n. sp. (Lepidoptera Noctuidae Cuculliinae)
PELLIZZARI SCALTRITI G. - Osservazioni biologiche sulla Sepehipbia olivina Berl. &
Silv. nel Veneto (Homoptera Coccidae)
PRAVISANI L. - Influenza della temperatura sui rapporti ica in Tala
vaporariorum Westw. e in Encarsia formosa Gahan (Hom. Or - IM.
Aphelinidae)
ROBERTI D. & TRANFAGTIA = lo ina (iaiabicion) su Ciena ma-
crocarpa, nuovo per l’Italia (Homoptera Pseudococcidae) a
SALAMANNA G. - Pericoma servadeii, sp. n. della Liguria (Diptera hold)
SOLINAS M. - Studi sui Ditteri Cecidomiidi. IV. Paragephyraulus diplotaxis n. ut A
n. sp. ;
TAMANINI L. - Dimanslncaris vai n. sp., “deli Appennini (Heteroptera Miridae)
Vipano C. - Contributo alla conoscenza delle Zyginidia d’Italia (Homoptera EUR
MERDE Typhlocybinae)
VIGGIANI G. - Gli ospiti di Oligosita Walker e liti di Cligusi iui un n.
(Hym. Trichogrammatidae). Ricerche sugli Hymenoptera Chalcidoidea: LXXIV.
Materiali per una revisione i. genere Oligosita Walker: 4 i
Dorr. EmiLio Berio - Direttore responsabile
REGISTRATO PRESSO IL TRIBUNALE Dt GENOVA AL N. 76 (14 LuGLIo 1949)
GRAFICA db - TIPOLITOGRAFIA Don Bosco - TELEFONO (010) 45 47 54 - GENOVA - SAMPIERDARENA
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